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Proposta indecente

Caro Gondrano...

Da: bairo@fastwebnet.it
Venerdì 2 gennaio 2004

Si porta a conoscenza che questo messaggio è stato inviato a tutti i giornali e forze politiche.

Egregi signori,

Giovedì 8 gennaio 2004 alle ore 15 si discuterà sulla proposta di legge n. 263 del 22 aprile 2003, presentata dal consigliere regionale toscano Lorenzo Zirri e colleghi di Forza Italia: "Norme per la custodia dei cani potenzialmente aggressivi ed in particolare dei pitt bull".

Questa proposta, considerando i cani alla stregua di oggetti (infatti se ne dispone la confisca), pretende di imporre comportamenti punitivi nei loro confronti e nei confronti dei loro "proprietari". In particolare quanto indicato all'art. 9 e cioè l'obbligo di condurre al guinzaglio e muniti di museruola i cani di peso superiore a 22 kg o di altezza al garrese superiore ai cm. 35.
Tale obbligo diventa uno strumento coercitivo che esaspera gli animali compromettendone la serenità a livello comportamentale.

Ma, cosa impressionante, il successivo art. 14 esclude dall'obbligo, tra gli altri, i cani da caccia. Ci viene spontaneo chiedere: i cani "usati" per la caccia o i cani di "razze" da caccia? Perchè i cani da caccia, come setter, bracco, spinone, ecc. che sono alti al garrese tra i 56 e 70 cm. e i maschi pesano tra i 28 e 37 kg. (dati dell'E.N.C.I.) non hanno l'obbligo di museruola e guinzaglio congiunti? Quale sottoprincipio li esclude? Forse quello di privilegiare i cacciatori?

Poi: come verrà classificato il pastore tedesco? Poichè è trai maggiori "morsicatori" dovrebbe rientrare nella categoria dei "cani pericolosi" ma in quanto cane guida per ciechi, cane poliziotto, cane antivalanga, cane antiesplosivo, cane..... rientra nella categoria degli esclusi dagli obblighi. Quindi il "pastore tedesco" si divide in due categorie in funzione dell'addestramento che ha avuto e in funzione dell'appartenenza. Ma allora, se così è, l'impalcatura che sostiene la proposta di legge crolla, in quanto crolla il suo principio: i cani che appartengono a certe razze sono pericolosi.

L'art. 2 prevede le norme per salvaguardare le esigenze fisiologiche ed etologiche del cane ma come possono una museruola e un guinzaglio corto congiunti salvaguardare le esigenze fisiologiche ed etologiche del cane?
Anche la Corte di Cassazione con la recente sentenza 46291 del 3 dicembre 2003 ha decretato che si può far male anche senza ledere il fisico, perchè i cani sono "esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità".

Come cittadini civili che hanno a cuore il rispetto di ogni forma di vita e quello delle leggi in vigore, sensibili alla sofferenza in cui gli animali, in questo caso i cani (ai quali la legge quadro 281 del 14 agosto 1991 - definendoli animali d'affezione - accorda loro particolare tutela) subiscono da parte dell'uomo sia esso individuo che istituzione, cogliamo l'occasione della suddetta proposta per esprimere le nostre considerazioni.

Premesso che il primo proponente Lorenzo Zirri, responsabile nazionale dell'ufficio caccia di Forza Italia, feroce nemico degli animali come si rileva dalle sue impermeabili posizioni nel tempo:
* nel contestare la legge regionale contro la diffusione dei bocconi avvelenati (luglio 2001)
* nel chiedere una delibera immediatamente esecutiva per la caccia a storni e passeri (settembre 2001)
* nel chiedere la deroga per tornare a cacciare fringuelli e cormorani (luglio 2002)
* nel dichiarare, dopo la sentenza del TAR che sospende la caccia al fringuello: "si tratta di una presa in giro per i cacciatori...." (ottobre 2003)
* nel proporre una legge trsversale per riaprire la caccia al fringuello (dicembre 2003)
in quanto persona altamente interessata a non percepire nè recepire ciò che leggi, a lui incomprensibili, intendono esprimere parlando di tutela e di rispetto, di diritti e di civiltà, avrebbe dovuto astenersi dal presentare la sua proposta contro "le razze pericolose" ricordandosi che già l'ordinanza del Ministro Sirchia aveva messo in evidenza tutte le anomalie dell'equazione "razze pericolose" / "razze colpevoli" sollevando il putiferio che tutti abbiamo potuto seguire attraverso i mass media.

Commentiamo i vari punti della relazione e dell'articolato Zirri evidenziando le discordanze più vistose e analizzando quello che per noi è contraddittorio, illogico, immorale:

1. Il controllo del "corretto e civile rapporto che si deve instaurare fra il detentore ed il proprio aimale" non può essere effettuato agendo sul cane ma sull'uomo. Il cane è permeabile come un bambino, non ha potere che il padrone non gli abbia dato sia con comportamenti attivi che omissivi.

2. I cani "potenzialmente pericolosi" perchè "addestrati all'aggressione" non sono responsabili per essere stati "addestrati all'aggressione". Siamo d'accordo "nel frenare simili comportamenti" ma è proibendoli all'uomo che il cane cessa di essere pericoloso in quanto non addestrato ad esserlo. Anche gli etologi sono concordi nell'affermare che nessun cane è pericoloso per natura e che i cani potenti sono soltanto cani ben armati. Pericoloso può essere l'uso che l'uomo fa del cane.

3. Quale "popolazione" vuole la punizione dei cani appartenenti alle cosiddette razze pericolose? Forse una minima parte della società quella che li considera alla pari di belve feroci (quelle della giungla per intenderci) in quanto la stragrande maggioranza è sensibile al benessere degli animali. In Italia i cani in famiglia sono circa sei milioni sommati ai gatti e ad altri animali si può dire che una famiglia su cinque possiede animali per il piacere di averli. Molti, molti più dei cacciatori. Molti, molti voti in più se solo pensassero di usare un tale potere!! Ma in futuro chissà!! Internet parla.

4. E a proposito del giudizio sui cani i quali "poco hanno a che vedere con creature portate verso la fedeltà e l'amicizia per l'uomo" obiettiamo che è ridicolo vedere la pagliuzza nell'occhio del cane e non la trave nell'occhio umano. Quella fedeltà e quell'amicizia vengono continuamente tradite impunemente dall'uomo con l'abbandono, lo sfruttamento, i maltratamenti e le sevizie ma l'uomo la pretende anche dal cane istruito per aggredire, pretende che amicizia e fedeltà il cane le debba anche al suo aguzzino. Basta leggere le ossessive notizie di varie crudeltà, consultare i siti web, visitare i canili lager regno della fedeltà violata e dell'amicizia tradita, per capirlo.

5. Il divieto di importazione, di allevamento, di detenzione, di trasferimento, l'obbligo della sterilizzazione di cani della razza pitt-bull "usati spesso nelle esibizioni di combattimento fra cani" punisce i cani e ignora i delinquenti umani che sfruttano il cane armato suo malgrado, per buttarlo nelle arene a morire, allo scopo di procurare 750 milioni di euro l'anno alla malavita. Perchè punire il pit bull vittima innocente e non chi lo ingaggia, lo addestra, lo tortura fin da cucciolo e lo getta via come un ammasso di sangue e carne? Quale morale sottintende allo scambio dei ruoli tra vittima e carnefice? I combattimenti fra cani sono saldamente in mano alla criminalità organizzata come confermato dalle indagini degli inquirenti e le vittime, cani come pit bull, rottweiler, bull mastiff e altre razze, sono gli strumenti vivi che occorre salvare per rispettare le leggi se non l'etica e i sentimenti. Inoltre i cani usati per il combattimento vengono addestrati con altre vittime: cani e gatti randagi o rubati. Non sono anch'essi animali d'affezione? Forse che i cani preferiscono combattere da schiavi oppure essere gli animali fedeli e amichevoli che sono e di cui tanto ci riempiamo la bocca per raccontare favole?

6. Dubitiamo e con ottime ragioni, che le risorse finanziarie derivanti dalle sanzioni previste vengano destinate alla lotta al randagismo. Tutti conoscono l'esito della legge quadro 281 del 14 agosto 1991 e regionale n. 43 dell'8 aprile 1995 che predicavano la lotta al randagismo. Il randagismo è aumentato follemente. Più cani vivono ammassati in pochi metri quadrati di spazio e molti cittadini si fanno carico di ciò che le Istituzioni dovrebbero fare e non fanno. Se ogni governo comunale, regionale, nazionale, avesse il coraggio della morale che proclama con le proprie leggi ciò non accadrebbe.

7. Se ci si vuole adeguare all'Inghilterra perchè non seguirne l'esempio anche nell'abolizione di cacce particolarmente barbare (la caccia alla volpe e, in Italia, la caccia al cinghiale dove ad ogni battuta decine di cani vengono sventrati senza che nessuno inorridisca? Inoltre anche negli Stati che per primi hanno bandito le razze pericolose si fa strada la nuova filosofia che è quella di punire il fatto e non la razza. Il sindaco di Cesena, citato nella relazione quale incomparabile esempio, non è l'avanguardia dell'etica. Anzi, è la dimostrazione della superficialità e del totale disinteresse nei confronti non solo dei cani, i quali ci consentono di apparire nobili o ignobili a seconda di come li trattiamo, ma anche di una larga parte dei suoi concittadini.

8. Infine e soprattutto, rifiutiamo il concetto di "razze pericolose", così come lo rifiuta l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana che, forte delle competenze attribuitegli dallo Stato con D.L. 529/1992 afferma: "Non esistono razze pericolose ma cani pericolosi". L'E.N.C.I. concorda sull'uso della museruola, quale mezzo di prevenzione, soltanto per quei soggetti identificati come "morsicatori" o come "potenzialmente pericolosi" dai servizi di prevenzione veterinaria delle Aziende sanitarie. Anche gli etologi sono concordi nell'affermare che nessun cane è pericoloso per natura e che i cani potenti sono soltanto cani ben armati. La medicina moderna predica la prevenzione delle malattie perchè una volta ammalati è duro e costoso guarire. Questo concetto vale anche per i cani "pericolosi": impediamo che ci siano intervenendo alla radice, controllando cioè allevamenti, centri di addestramento, tatuaggi, magari costituendo un registro delle aggressioni..........ecc.

Per concludere non comprendiamo come Forza Italia che anche in Toscana ha il suo Dipartimento tutela animali, lasci che un consigliere contrario e nemico di questi, insensibile e superficiale, personalmente interessato, faccia una proposta che, di fatto, annulla la ragione di esistere del Dipartimento in questione e svilisce l'immagine positiva che, in altre situazioni (esclusa l'ordinanza Sirchia) il partito ha prodotto mettendo a repentaglio i futuri consensi.

Ci auguriamo che la proposta di legge venga rigettata.

Enrica Boiocchi
Vice presidente GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.biz


Zirri e la nostalgia degli anni '50

Mercoledì 4 febbraio 2004

Nella sua lettera aperta del 2 gennaio scorso Enrica Boiocchi si domanda fra l'altro:«Il successivo art. 14 esclude dall'obbligo, tra gli altri, i cani da caccia. Ci viene spontaneo chiedere: i cani "usati" per la caccia o i cani di "razze" da caccia? Perchè i cani da caccia, come setter, bracco, spinone, ecc. che sono alti al garrese tra i 56 e 70 cm. e i maschi pesano tra i 28 e 37 kg. (dati dell'E.N.C.I.) non hanno l'obbligo di museruola e guinzaglio congiunti? Quale sottoprincipio li esclude? Forse quello di privilegiare i cacciatori?»

Domanda molto pertinente, soprattutto alla luce del seguente articolo apparso il 23 ottobre 2003 sul Corriere della Sera, edizione Lombardia, di cui sono venuto a conoscenza nel frattempo.

A Varese è ancora in vigore un vecchio regolamento sull'accesso degli animali ai mezzi pubblici
Cani in autobus? Salgono solo quelli da caccia

VARESE - Varese città razzista? Sì, a patto che si parli di cani. Per uno di quei regolamenti anacronistici, mai modificato, per altro ricalcato su quello delle Ferrovie dello stato, ancora oggi sui mezzi pubblici della città hanno libero accesso, ovviamente accompagnati dai padroni, solo i cani da caccia e quelli di piccole dimensioni. Per le altre specie (e in teoria per tutti gli altri animali) non c'è posto sugli autobus.
La bizzarria è stata scoperta da una consigliere comunale di Forza Italia, Laura Morlotti, che aveva proposto multe severe per i proprietari di cani responsabili di sporcare marciapiedi e parchi di Varese: obiettivo della rappresentante degli «azzurri» era introdurre sanzioni non solo nei confronti di chi è scoperto «in flagranza di bisognino» ma anche di quanti girano senza paletta e sacchetto. Una sorta, insomma, di misura preventiva. E' stato analizzato a questo proposito il regolamento di polizia urbana, pensato a fine anni '50 e per caso è emersa la singolarità. «La "perla" - sottolinea Laura Morlotti - è contenuta nell'articolo 98 del testo che parla del "trasporto dei cani". Il regolamento consente l'uso dei mezzi pubblici solo per "il trasporto dei cani piccoli e dei cani da caccia"; paradossalmente non ammette altri animali più docili, nemmeno gatti o canarini».
La norma è ovviamente figlia dei tempi: in passato la caccia era assai più diffusa, il numero delle auto minore e non restava che l'autobus; anche se oggi l'immagine del cacciatore con fucile in spalla e bracco al guinzaglio sul bus di buon mattino fa sorridere. Ma quella era l'unica eccezione in un mondo dove i diritti degli animali erano di là da venire. Nel tempo non si è pensato di modificare la norma, anche perché con il boom dell'auto in pochi se ne sono andati a spasso col cane sul bus.
«Così ho proposto alla giunta - conclude Laura Morlotti - di modificare il regolamento ma la proposta è rimasta lettera morta».

Claudio Del Frate

"La norma è ovviamente figlia dei tempi" si legge nell'articolo. Ma ci sono persone per le quali, evidentemente, "i tempi" non mutano mai. Prendiamone atto... magari alle prossime elezioni.

Filippo Schillaci