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Caccia all'uomo
Prefazione al libro C'è una malattia molto diffusa in Italia, che colpisce indistintamente persone di ogni sesso, ceto sociale, credo politico, professione. Questa malattia si chiama "benaltrismo" e, in tutti i casi, si manifesta con sintomi analoghi. Sembra già di sentirle le persone, affette da questa "sindrome", che prenderanno in mano questo libro. "Dobbiamo proprio preoccuparci di questo problema?" - diranno - "C'è 'ben altro' a cui pensare, c'è la guerra, il terrorismo, la disoccupazione. Cos'è la caccia, di fronte a tutti questi guai?". Bene, provate a sfogliare le pagine del libro che ha scritto Filippo Schillaci - con la precisione di un professionista che è abituato a lavorare con la matematica e con la coscienza civile di un cittadino che, sopravvissuto, letteralmente, all'arroganza di un cacciatore, non ha voluto accettare passivamente la sua esperienza negativa - e vedrete se c'è "ben altro" a cui pensare. Il punto centrale del libro è una riflessione che si basa su un'intuizione ma anche su una solida base di calcoli matematici e raffronti statistici: in Italia, in un anno, ci sono più morti a causa della caccia che per incidenti sul lavoro. La caccia, spiega l'autore del libro, uccide più del lavoro. Sembra un paradosso, solo una provocazione. Invece Schillaci spiega, pagina dopo pagina, calcolo dopo calcolo, come questa affermazione sia assolutamente veritiera, facendo una comparazione tra i parametri di valutazione del mondo del lavoro e di quello venatorio (giornate lavorative effettive, giornate della stagione venatoria, numero di lavoratori e di cacciatori, legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e così via). C'è "ben altro", c'è qualcosa di più importante della tutela della vita e dell'integrità fisica di persone che hanno come unica colpa quella di essersi trovate sulla traiettoria del fucile di un cacciatore? La caccia, spiega lo scrittore, non è solo un problema di equilibrio ecologico: a perdere la vita o a rimanere feriti per mano dei cacciatori non sono "solo" fringuelli e volpi ma tanti uomini, donne, bambini. E' un panorama di violenza e di morte quello tratteggiato nelle pagine del libro, solidamente documentato con fonti giornalistiche e statistiche. Una visione d'insieme che spesso, troppo spesso, si frammenta in trafiletti, articoli, perdendo, nelle pagine dei giornali, la sua tragica carica, la sua drammaticità. I morti per caccia sono una "inevitabile fatalità" o un tributo di dolore e di vite straziate troppo alto, che ogni anno paga anche chi con la caccia non c'entra nulla? Forse c'è "ben altro" di più importante, ma, sicuramente, c'è dell'altro. Il libro ha, perlomeno, un altro merito, quello di scardinare con precisione enciclopedica le spiegazioni che i cacciatori, le associazioni venatorie forniscono per giustificare la loro attività. Schillaci dimostra, invece, che i cacciatori sono una delle poche categorie, forse l'unica, che può permettersi di violare diritti fondamentali (come quello all'integrità fisica, alla salute, alla proprietà privata) in nome della legge e solleva il velo, dati alla mano, sui danni che questa attività provoca anche all'agricoltura e al turismo. Infine, il libro, documentatissimo e "rivoluzionario" per l'ottica con cui affronta il problema, cerca di "armare" i cittadini che non vogliono più subire la caccia e i cacciatori suggerendo loro le tecniche di "resistenza civile" contro gli abusi del mondo venatorio. Vanna Ugolini Su Gondrano dal 16 settembre 2005 Filippo Schillaci, Caccia all'uomo, Ed. Stampa Alternativa, Viterbo, 2005, pp. 160
Prefazione |
Recensione del quotidiano Il Tirreno |
Servizio di Telemolise |
Intervista all'autore
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