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Treviso: il Consiglio di Stato blocca la caccia ai caprioli

Una eclatante vittoria superiore ad ogni aspettativa che salva tutti i caprioli: cuccioli, giovani, mamme e papà

Comunicato del 26 novembre 2003

Con Ordinanza n. 5198/2003 del 25/11/2003 il Consiglio di Stato, Sezione sesta, ha accolto il ricorso in appello presentato dalla LAC Lega Abolizione Caccia e dall'ADAA di Conegliano, rappresentate dall'Avvocato Maria Caburazzi del foro di Venezia (041/950310), sospendendo la delibera n.315/54156 del 14 luglio della giunta provinciale di Treviso capeggiata dal Presidente Luca Zaia, relativa alla caccia ai Caprioli. I motivi del ricorso erano i seguenti: l'aumento del periodo temporale della caccia al Capriolo a ben 117 giorni contro i 61 giorni previsti dalla legge statale e regionale, caccia a cuccioli indifesi di Capriolo, la caccia nei giorni di silenzio venatorio quali martedì e venerdì, censimenti realizzati da cacciatori con modalità ritenute scorrette anche dall'INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), definizione per regolamento che le femmine di Capriolo non allattano più i loro cuccioli dopo il primo ottobre indipendentemente dalla presenza di latte nelle mammelle, l'uso dei terribili cani segugi nella caccia ai Caprioli in contrasto con le direttive impartite dall'INFS, sanatoria per i cacciatori che abbattono esemplari di Capriolo non inclusi nel piano di abbattimento e perciò non cacciabili.

Uno dei principali motivi è il nr.1, quello relativo all'illegittimo allungamento della stagione venatoria per la caccia al Capriolo, per legge prevista in 61 giorni (dal primo ottobre al 30 novembre), che la provincia ha previsto per ben 117 giorni totali (dall'1 al 15 agosto per 15 giorni, dal 21 settembre al 16 novembre per 57 giorni, dal 16 dicembre al 29 gennaio per 45 giorni), in merito al quale nell'ordinanza si legge che è stato accertato "il mancato rispetto dell'arco temporale della caccia di selezione" e quindi viene "sospesa la caccia agli ungulati". I 61 giorni di caccia legale al Capriolo si sono esauriti già dallo scorso 5 novembre 2003 e pertanto a far data da oggi la caccia al Capriolo è chiusa e tutti coloro che cacceranno questa specie commetteranno un reato previsto dalla legge sulla caccia: quindi sono salvi non solo i 160 cuccioli ma anche tutti gli adulti, sia maschi che femmine non ancora uccisi.

Ora la LAC chiederà alla provincia nomi e cognomi dei cacciatori che hanno abbattuto esemplari di Capriolo dopo il 5 novembre, ovvero oltre il limite temporale dei 61 giorni previsti dalla legge pretendendo che vengano denunciati alla Magistratura per abbattimento di capi protetti. Quella di oggi è una vittoria della civiltà, della giustizia e della legalità che dimostra ancora una volta la malafede dei tecnici della Provincia che hanno realizzato il Piano di uccisione dei Caprioli, dell'Amministrazione provinciale e dello stesso INFS, recentemente diffidato dalla LAC per i suoi pareri favorevoli a piani provinciali temporali di caccia illegittimi.

Questa ordinanza dimostra inoltre che la sentenza n.5214 del 8/10/03 dei Giudici del TAR Veneto Luigi Trivellato, Lorenzo Stevanato e Alessandra Farina, che dava ragione alla Provincia, non era corretta. Andrea Zanoni, Presidente della LAC del Veneto, ha commentato così la buona notizia: "Abbiamo bloccato la strage degli innocenti e oltre a salvare i cuccioli abbiamo salvato pure le loro madri e tutti gli esemplari adulti ottenendo una vittoria superiore ad ogni più rosea previsione. Finalmente questo massimo organo giuridico sancisce che la delibera provinciale era illegale sconfessando clamorosamente l'assessore alla caccia Busolin che da sempre proclama di fare solo da notaio applicando semplicemente le leggi dello Stato. Speriamo che questa sentenza serva da lezione alla provincia che da troppo tempo fa la prima della classe concedendo ai cacciatori di tutto e di più, vigileremo attentamente sugli atti della provincia per sventare ogni possibile trucchetto utile a scavalcare la decisione del Consiglio di Stato, non escludendo in questo caso il ricorso alla Magistratura penale. Abbiamo bloccato il macello dei cuccioli e ridato serenità alle colline del trevigiano che da ora ritorneranno ad essere una casa sicura per queste splendide creature la cui visione non può che dare gioia e serenità a tutte le persone con un minimo di sensibilità".

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto
Via Bellucci, n.16 31100 Treviso


Tutto finito bene dunque? Nemmeno per idea. Ancora una volta i fedelissimi "fan" degli individui armati denominati "cacciatori" ritengono di poter andare avanti nelle loro scelte interpretando a loro comodo le decisioni della Magistratura. Liberi di farlo, ma non quando questi "fan" sono dei pubblici amministratori, ed hanno, in quanto tali, precisi doveri nei confronti della totalità della collettività al cui servizio sono chiamati ad agire.

Ecco invece come la Provincia di Treviso commenta la decisione del Consiglio di Stato. Leggiamolo, questo "edificante" comunicato, insieme al bell'articolo di Giuseppe Pietrobelli apparso il giorno prima della sentenza del Consiglio di Stato. Tanto per comprenderne fino in fondo lo squallore.

F. Schillaci


Comunicato della Provincia di Treviso
28 novembre - Treviso
Nonostante bocciatura del Consiglio di Stato, Provincia insiste per la caccia ai caprioli.

In merito all'ordinanza del Consiglio di Stato che ha ribaltato la sentenza del Tar del Veneto e ha accolto il ricorso degli animalisti contro la caccia ai caprioli, l'amministrazione provinciale trevigiana ha precisato ''alcuni aspetti della lunga e controversa vicenda della caccia di selezione''. ''L'Ordinanza di sospensiva della sentenza del Tar del Veneto che e' stata ieri emessa dal Consiglio di Stato - spiega l'assessore provinciale alla Caccia, Stefano Busolin - si limita al primo punto del ricorso, relativo alle giornate di caccia. Non riguarda invece, l'ordinanza, tutti gli altri motivi elencati nel ricorso e tantomeno tira in ballo la delibera della giunta provinciale. Quest'ultima, per il momento, rimane dunque a tutti gli effetti esecutiva''. ''In attesa che il Consiglio di Stato si esprima definitivamente e nel merito, dunque - continua l'Assessore Busolin - l'Amministrazione Provinciale intende, di dovere, rispettare l'Ordinanza che riguarda la caccia di selezione al capriolo. Va precisato pero' che l'ordinanza del Consiglio di Stato non ha un carattere retroattivo e pertanto avra' legittimo effetto solo nel momento in cui ci sara' notificata''. ''Mi dispiace che si siano usati dei toni forti e fuorvianti per commentare questa ordinanza - conclude Busolin - da parte mia, voglio comunque sottolineare che la gestione dell'attivita' venatoria non e' un momento di contrapposizione ideologica, ma e' regolamentata da due leggi. Ed e' all'interno di queste che l'Amministrazione provinciale si muove'

http://www.animalieanimali.rai.it/


Treviso: oggi il Consiglio di Stato esamina il ricorso delle associazioni ambientaliste contro il calendario venatorio della Provincia.

Un paradiso per i cacciatori, un macello per Bambi

Dal 16 dicembre, se una delibera non sarà annullata, verranno abbattuti 137 cuccioli di capriolo, con la benedizione della legge

I piccoli Bambi che popolano i boschi e le campagne del Trevigiano sono nati nella primavera scorsa, ma non raggiungeranno la fine dell'anno, non arriveranno a gustare le bacche e la verde erba che verrà dopo il disgelo. Assieme alle loro mamme, alcune delle quali con le mammelle ancora turgide di latte, stanno imparando a crescere, a trovare il cibo, a muoversi in un ambiente ostile, a cercare riparo dai mille pericoli della Pedemontana che va dal Grappa al Cansiglio. Quando verrà Natale, cadrà anche la neve da quelle parti, e per questo dovrebbero essere protetti dalla caccia dell'uomo, almeno fino alla stagione buona. Ma non sarà così. Per 137 di loro, cuccioli di appena otto mesi e femmine già adulte, il destino sarà segnato da una canna di fucile. Da una muta di cani aizzati sulle tracce dell'odore selvatico. Da un cacciatore che prenderà con calma la mira. E premerà il grilletto. Anche se sotto i suoi colpi cadranno animali che - raccontano gli stessi cacciatori - quando cominciano a morire piangono come bambini.

In questa storia triste e senza lieto fine, il titolo sembra fatto apposta per non intenerire nessuno. Anzi, per non attirare nemmeno l'attenzione. Che cos'è, in fondo, il «prelievo venatorio agli ungulati - stagione venatoria 2003/2004»? Per gli ammministratori della Provincia di Treviso diretta dal leghista Luca Zaia è una delibera di giunta adottata lo scorso 14 luglio e iscritta nel protocollo con il numero 54156, che disciplina le modifiche e le integrazioni del calendario venatorio fissato da una legge regionale. Per gli appassionati ambientalisti della Lega per l'Abolizione della Caccia e della Associazione Difesa Animali e Ambiente di Conegliano è invece una vera e propria licenza di uccidere, patente di killeraggio, consenso illegale al massacro. Per questo hanno presentato ricorso al Tar del Veneto, che ad ottobre ha dato loro torto. Per questo si ripresentano oggi in una severa aula del Consiglio di Stato, invocando che l'appello rovesci quella decisione, revocando la delibera che consente, a partire dal 16 dicembre, la cosiddetta "caccia di selezione". Il destino dei Bambi è affidato alla capacità oratoria di un paio di avvocati e alle sottili distinzioni in punto di diritto.

Il calendario venatorio prevede due tipi di caccia. Quella tradizionale (dal 21 settembre al 16 novembre) riguarda i caprioli adulti e consente l'abbattimento di 152 capi. Quella di selezione - che serve a controllare l'entità del patrimonio faunistico - è stata aperta (solo per caprioli maschi) per un paio di settimane in agosto, e proseguirà (per i piccoli e le femmine) dal 16 dicembre al 29 gennaio del prossimo anno, con 137 capi che verranno uccisi, a cui andranno aggiunti 17 cervi. Sono questi i numeri e le date che hanno scatenato la reazione indignata degli ambientalisti, anche perchè la delibera di giunta contiene alcuni passaggi agghiaccianti.

Un esempio? Cosa accade se per errore un cacciatore abbatte una femmina di 19-20 mesi (mamma potenziale di un bambi ) o cuccioli nati nella scorsa primavera?. «L'errore sarà considerato scusabile dall'Aministrazione Provinciale». La frase è testuale. Un altro esempio? La legge regionale numero 50 del '93 stabilisce (articolo 14, comma 8) che è vietato catturare o uccidere le femmine che siano accompagnate dai piccoli o comunque lattanti, che altrimenti sarebbero condannati a un'orribile morte per fame. Cosa prevede la Provincia di Treviso? Che «a prescindere dalla presenza o meno di latte nelle mammelle, dopo l'1 ottobre non ci sono più femmine lattanti». Un terzo esempio? Nessuna moratoria da Grande Inverno, visto che viene autorizzato «l'esercizio della caccia di selezione agli ungulati nella Zona Faunistica delle Apli, anche con terreno coperto in tutto o nella maggior parte di neve».

L'atto d'accusa contro la delibera della Provincia di Treviso, che è stato formulato dalla Lac, si compone di otto punti. Primo: l'arco temporale di caccia al capriolo è stato portato alla cifra record di 117 giorni, mentre per legge statale dovrebbe essere di 61 giorni. Secondo: viene consentita la caccia al martedì e venerdì, considerati giorni di assoluto silenzio venatorio. Terzo: il censimento della popolazione di cervi e caprioli è stato realizzato dagli stessi cacciatori delle Riserve Alpine e delle Aziende Faunistico Venatorie e dai "selecacciatori", ovvero le 259 doppiette abilitate (dopo aver seguito un corso) alla caccia di selezione, con criteri che gli ambientalisti hanno contestato o considerano non sufficientemente attendibili. Quarto punto: si possono cacciare tradizionalmente, dopo l'1 ottobre, anche le femmine che allattano. Quinto: viene liberalizzata la caccia dei bambi . Sesto: non è vietato l'uso di cani segugio, mentre dovrebbe essere consentito l'uso di cani da traccia per recuperare i capi feriti. Settimo: viene scusato l'abbattimento di ungulati protetti. Ottavo: in qualche caso viene consentito un numero di abbattimenti superiore a quello consentiti dall'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

I giudici del Tar hanno respinto queste considerazioni. Il calendario sarebbe cronologicamente legittimo e non vi è deroga al silenzio venatorio (primi due punti). Degli altri sei punti hanno affermato che essi «presentano profili di genericità, essendo rivolti a contestare le modalità di rilevazione della fauna esistente senza alcun riferimento alle eventuali norme vietate» e che i criteri di caccia di selezione sono avallati «da dati scientifici circa il livello di sviluppo degli animali».

Chi lo spiegherà ai piccoli Bambi che a Natale finiranno sotto il fuoco molto poco amico della selezione venatoria?

Giuseppe Pietrobelli

Martedì, 25 Novembre 2003
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