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Caccia 2005: un avvio "interessante"
Anche quest'anno dunque ha avuto inizio l'abituale mattanza venatoria, e non poteva iniziare in maniera più tipica: grandinata di preaperture (17 regioni su 20) e grandinata di morti (2 all' "inaugurazione", come biglietto da visita presentato dal "popolo" venatorio alla società civile, e poi altri due alla spicciolata), tutti cacciatori... per ora. Tuttavia c'è stato questa volta anche qualcosa di atipico: non proprio una grandinata ma comunque una non totale assenza di dichiarazioni molto pertinenti e centrate.
Proprio dalla prima di esse voglio cominciare: rilasciata da una fonte certamente autorevole, il vice
questore aggiunto forestale e responsabile del nucleo operativo antibracconaggio Isidoro Furlan, e riportata nella seguente notizia d'agenzia (in grassetto la parte che più ci interessa).
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(ANSA) - Roma, 30 agosto - Doppiette in spalla, i cacciatori da giovedì
primo settembre potranno ricominciare a sparare, a patto di rispettare
alcune regole per garantire la sicurezza propria e altrui. Dimenticare un
colpo in canna e rischiare di scambiare i cercatori di funghi per una
lepre "sono le due cause principali di incidenti", spiega il vice
questore aggiunto forestale e responsabile del nucleo operativo
antibracconaggio Isidoro Furlan.
Dunque, regola numero uno, i cacciatori devono "ricordarsi" che "hanno
l'obbligo di girare nei vari passaggi sempre con il fucile scarico e in
sicurezza", dice Furlan. Il che garantisce, che alla prima scivolata, non
possa partire nessun colpo per sbaglio.
Purtroppo, invece, i cacciatori non possono fare un granchè per salvare
coloro che si avventurano fra i boschi alla ricerca dei funghi. Qui,
infatti, proteggersi sta agli stessi 'cercatori' delle prelibatezze a
forma di ombrellino.
"Indossare capi variopinti, meglio se di un bel rosso sgargiante", è il
primo passo. E, poi, orecchie all'erta: "Come si avverte un qualsiasi
rumore, che siano passi umani o il latrare dei cani - spiega Furlan -
bisogna farsi riconoscere il più velocemente possibile". I cacciatori,
infatti, per catturare una preda spesso lottano contro il tempo e così il
rischio di essere impallinati se si è nascosti fra gli arbusti "può
essere davvero alto".
Se questi però sono consigli, quelli che devono rispettare gli amanti
della doppietta sono vere e proprie norme a prova di legge. Oltre alla
canna vuota, i cacciatori si devono ricordare che non possono sparare a
meno di 150 metri dalla strada, mai in direzione dei centri abitati,
ferrovie e strade ma sempre alle spalle, "perchè anche la caduta libera
dei pallini può essere pericolosa", spiega il responsabile del Noa. In
aperta campagna, poi, divieto assoluto di scegliere un bersaglio che sta
sorvolando un campo se vi sono contadini all'opera, anche in sella a
mezzi agricoli.
Per quanto riguarda la proprietà privata, invece, l'unico modo per
sbarrare la strada ai cacciatori "è quello di circondare il terreno con
una rete alta almeno un metro e trenta - conclude Furlan - ed affiggere
qua e là cartelli con la scritta 'divieto di caccia'".
(ANSA).
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Da notare la somiglianza fra le dichiarazioni di Furlan e alcune delle tesi che ho a suo tempo sostenute in Se la caccia fosse un lavoro, in particolare l'impossibilità oggettiva di praticare la caccia in condizioni di accettabile sicurezza. Evidentemente avevo, come si suol dire, scoperto l'acqua calda.
Da notare però anche come Furlan dia per scontato che sia a carico della potenziale vittima il dovere di adottare tutte le misure di sicurezza preventiva atte a evitare l' "incidente". Equivalentemente si dovrebbe affermare che chi abita in prossimità di un'industria ad alto rischio di fuga di sostanze tossiche ha il dovere di tenere sempre a portata di mano una maschera antigas. Ma quando mai? E' compito dell'azienda proprietaria evitare gli incidenti, e se non è in grado, l'industria chiude, punto e basta. Quando si cominceranno ad applicare questi elementari principi di buon senso anche alla caccia?
Passiamo ad analizzare le preaperture. Quasi tutte al primo settembre e per il resto molto variegate per numero di specie e giorni di caccia. Ma c'è un particolare che le accomuna: la presenza pressoché costante di una specie fra quelle prematuramente fucilabili: la tortora (che avrà mai fatto di male?). Perfino lì dove la preapertura è stata autorizzata per una specie soltanto (nel Lazio), capita che essa sia proprio la tortora.
E' un dettaglio importante se si pensa che questo uccello predilige gli ambienti suburbani, dunque quelli più densamente abitati, ovvero più ad alto rischio. Un dettaglio insomma che ci dice fino a che punto le decisioni in materia di caccia siano prese ancora una volta ignorando totalmente ogni problematica di sicurezza.
Ovvie le ragioni di questa distanza fra l'atteggiamento di tecnici come Furlan, chiaramente indifferenti a "problematiche" (chiamiamole così) elettorali, e i politici, totalmente succubi di esse.
Passiamo ora all'autopsia dei cadaveri: 4 dicevamo, alla data del 13 settembre. Due per colpi d'arma da fuoco e due per infarto. Rispettate anche qui le statistiche: uno ogni tre giorni e per di più perfettamente equiripartiti fra fucilati e infartuati, come già, con qualche oscillazione, negli anni precedenti. Sui primi c'è poco da dire: il solito colpo in canna che parte "per pura fatalità" (traduco: come inevitabile conseguenza di un'attività a mano armata intrinsecamente irresponsabile), sui secondi è utile notare la veneranda età: 82 e 72 anni rispettivamente, dei defunti: un dato che, insieme all'elevato numero di casi analoghi che si riscontra ogni anno, dovrebbe far riflettere sulle modalità di accertamento delle condizioni fisiche di chi viene autorizzato a sparare in mezzo a noi: un elemento che aggiunge insicurezza all'insicurezza.
E torniamo in conclusione alle dichiarazioni: silenzio generalizzato e abituale di grossi quotidiani e associazioni protezioniste, rotto tuttavia questa volta dalla solitaria voce di Ennio Bonfanti della LAV che ha tuonato come non mai definendo finalmente a chiare lettere e senza remore la caccia "un problema di pubblica sicurezza". Non del tutto a sorpresa a dire il vero perché già due anni fa egli aveva affrontato l'argomento in analoghe circostanze. Ma quest'anno lo ha fatto in maniera più energica e articolata. Val la pena di riportare il comunicato LAV per intero, con un auspicio: che ai tuoni questa volta venga fatta seguire la pioggia. Nel 2003 non è stato così.
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CACCIA, PRIMO MORTO
CACCIA: INIZIA IL BOLLETTINO DI GUERRA DEI MORTI "CALIBRO 12". PRIMO
GIORNO DI CACCIA, PRIMO MORTO: IN SICILIA CACCIATORE UCCISO DURANTE
BATTUTA. LA LAV: "TRAGEDIA ANNUNCIATA, LA CACCIA E' UN PROBLEMA DI
PUBBLICA SICUREZZA, URGENTE MORATORIA DELLE DOPPIETTE".
Il primo giorno dell'irresponsabile pre-apertura della caccia in ben 17
Regioni diventa ancora una volta una tragedia, con una nuova vittima della
scellerata frenesia venatoria di chi imbraccia una doppietta. E' questo il
commento a caldo della LAV alla notizia dell'operaio di Gela
(Caltanissetta) morto durante una battuta nel primo giorno di caccia.
''E' terribile affermarlo, ma si tratta di una tragedia annunciata -
dichiara Ennio Bonfanti, responsabile LAV del settore Fauna - che assegna
alla Sicilia un triste primato: è da tre anni che sull'Isola la caccia si
apre con morti e feriti sin dal primo giorno. Sono state irresponsabili le
decisioni delle Regioni che, contro il buon senso e le esigenze di tutela
della fauna, hanno anticipato ad oggi la data di apertura della caccia
rispetto al calendario nazionale che la prevede alla terza domenica di
settembre. Ora ne vediamo le conseguenze! I cacciatori sono troppi
(700mila) e troppo indisciplinati ed i primi giorni di apertura sono i
peggiori: la spasmodica ricerca di animali da mettere comunque nel
carniere come 'compensazione' delle tasse pagate per la licenza, spinge i
cacciatori a sparare senza freno''.
La LAV ha chiesto al Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro,
ed ai Governatori delle altre 16 regioni in cui già si spara, l'immediata
revoca del decreto sulla pre-apertura della caccia per sospenderla almeno
fino alla fine del mese.
Secondo la LAV i tanti morti e feriti di ogni stagione venatoria sono la
micidiale conseguenza delle leggi regionali sulla caccia e dei calendari
venatori: norme troppo permissive che consentono di sparare sempre e
ovunque. Per legge almeno il 60% del territorio agro-silvo-pastorale di
ogni provincia deve essere obbligatoriamente destinato alla libera caccia
ed ogni cacciatore può entrare nei fondi privati anche contro il volere
del proprietario (art. 842 del codice civile). Si può sparare 5 giorni a
settimana da un'ora prima del sorgere del sole fino al tramonto, quindi in
condizioni di visibilità precarie. Insomma, la caccia è un problema di
pubblica e privata incolumità che le norme regionali - fatte apposta per
incoraggiare una caccia sfrenata, distruttiva e pericolosa - ignorano
colpevolmente pur di non far mancare il consenso elettorale delle
doppiette verso i politici.
"Da anni denunciamo la forte diffusione delle armi da caccia in Italia e
dei conseguenti incidenti, ma nessuno sembra preoccuparsi della loro
insufficiente custodia, degli scarsi controlli di pubblica sicurezza e dei
costi sociali in termini di suicidi, morti e feriti intenzionali o
accidentali, collegati alla pronta disponibilità di fucili e munizioni
grazie alla caccia. Secondo la normativa nazionale - prosegue Ennio
Bonfanti - ogni cacciatore può possedere: un numero illimitato di fucili,
ivi comprese le potenti e pericolose carabine; 200 cartucce cariche per
pistola; 5 chili di polvere da sparo e un massimo di 1500 cartucce a palla
unica, a pallini o a pallettoni! Il territorio densamente abitato e
urbanizzato, l'ormai diffusissima rete viaria agricola, l'incoscienza di
molti cacciatori, gli esami-caccia non sempre attendibili ed il fanatismo
venatorio di molti cacciatori, rendono questa attività pericolosissima
anche per la specie umana".
"Nonostante questo quadro preoccupante e le centinaia di incidenti di
caccia ogni anno (quasi 10 morti al mese secondo dati Eurispes), nei
prossimi giorni comincerà alla Camera l'esame di un pacchetto di proposte
di legge per la liberalizzazione selvaggia della caccia. - conclude
Bonfanti - Quella a firma dell'on. Onnis ed altri deputati della CdL, per
esempio, vuole depenalizzare la caccia nei giardini pubblici e privati e
lo sparo da automobili ed aeromobili: proposte inaccettabili, assurde e
pazzesche che, incredibilmente, sono ancora all'ordine del giorno della
Camera e che hanno ottenuto l'appoggio di associazioni venatorie come la
Federcaccia!".
La LAV ricorda che la Sicilia è la Regione che vanta il triste primato di
aver ha registrato i più gravi incidenti di caccia, con morti e feriti,
anche nelle precedenti stagioni venatorie 2004/2005 e 2003/2004: lo scorso
anno, il giorno dell'apertura ad Assoro (Enna) un cacciatore è stato
ricoverato in prognosi riservata perché colpito all'occhio da un pallino
partito dal fucile di un suo amico, mentre a Siracusa una giovane coppia a
bordo di un'auto è stata letteralmente travolta da una pioggia di pallini
di piombo uno dei quali ha colpito il giovane alla guida. Sempre nel 2004,
poi, la strage di Zafferana Etnea (Catania) in cui, durante una battuta di
caccia, un uomo ha prima sparato per errore al proprio figlio,
uccidendolo, e poi si è tolto la vita. L'apertura della caccia del 2003
vide, invece, la morte di un cacciatore, Giuseppe Palazzolo di 64 anni,
ucciso durante una battuta nelle colline di Carini (Palermo).
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Filippo Schillaci
16 settembre 2005
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