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Il deserto al di là della siepe
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Il laboratorio

 

Che fine fanno gli ulivi?

Nel febbraio 2004 abbiamo parlato della "tratta" degli ulivi: esemplari centernari di grande pregio naturalistico, estirpati in massa dalle loro zone di origine per essere venduti a caro prezzo nelle fredde regioni del nord come elementi d'arredo per i giardini delle ville "indigene". Con quale esito? Lo vediamo nelle tre immagini riportate in questa pagina, riprese nella cittadina brianzola di Merate.

La foto di apertura è relativa a un giardino nei pressi dell'osservatorio astronomico. L'olivo più vecchio (o quel che ne rimane) sembra avercela fatta a stento, esili rametti fuoriescono dai monconi della deturpante capitozzatura cui è stato sottoposto per fargli superare il trapianto, forse si svilupperanno e ricostituiranno poco a poco la chioma distrutta... inverni del nord permettendo.
Il secondo, più giovane (foto a sinistra), invece non ce l'ha fatta ed è ridotto definitivamente a un misero scheletro di legno.

E uno scheletro è ormai anche la terza pianta (foto a destra), probabilmente in origine magnifica, situata in un giardino vicino alla statale per Lecco. Alcune sparute foglioline sopravvivono ancora aggrappate ai rami, ma hanno tutta l'aria di esser lì per caso, come di passaggio.

Mi domando quale somma hanno speso i proprietari di questi giardini per ottenere un tale deprimente risultato e cosa si aspettavano, essi e tutti gli altri che, un po' ovunque ormai, si sono accodati alla mania dell'ulivo in giardino. Se ciò che si voleva era erigere migliaia di monumenti alla più maldestra, deteriore e velleitaria vanità, allora sì, certamente si è scelta una maniera efficace.

Filippo Schillaci

18 maggio 2006