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Fucilate e vecchi materassi

Per qualcuno le prime sono meno pericolose dei secondi.

Il 26 Novembre 2003 Legambiente, insieme a LIPU e WWF, ha firmato un accordo con alcune associazioni venatorie in cui si legge: «Lo stato della Natura, oggi, richiede un'attenzione del tutto particolare ed uno sforzo di conservazione per salvare ciò che è un bene irrinunciabile dell'Umanità ed un patrimonio per le generazioni future. In questa situazione la caccia può trovare una sua logica ed accettabile collocazione se inserita in un contesto di gestione rigorosa e scientifica, di pianificazioni delle risorse del territorio e abbandono di ogni logica di prelievo indiscriminato».

Il documento prosegue affermando che «il bene fauna è patrimonio dell'intera comunità» e che «l'attività venatoria è solo una delle possibili fruizioni» ed elenca le posizioni dei firmatari in 12 punti, dei quali ci interessano i seguenti:

L'attività venatoria deve svolgersi nell'ambito della "Biologia della Conservazione" e nel rigoroso rispetto delle leggi nazionali e delle normative europee e nell'ottica della conservazione, incremento e tutela del patrimonio faunistico e naturale.

L' approccio alla gestione della fauna deve essere unicamente quello tecnico-scientifico (...)

Si auspica che l'attività venatoria si svolga sempre nel massimo rispetto del lavoro e della proprietà degli agricoltori.

Il primo punto ci dice che tutto e solo ciò che interessa i firmatari è l'aspetto "ecologico": caccia sì, a patto che gli ecosistemi non ne subiscano un danno.

Il punto seguente consegue dal primo: se tutto ciò che interessa è il corretto funzionamento della "macchina" ecosistema allora le cose vanno viste solo sul piano tecnico-scientifico. E' esclusa ogni altra preoccupazione, prima fra tutte quella di ordine etico. Il che non è una novità. Sul sito del WWF ad esempio si legge: "Se la caccia, anche in Italia come in altri Paesi, potrà configurarsi come attività, eticamente condannabile ma in qualche modo "sostenibile", il WWF sarà il primo a rallegrarsene".

Il terzo punto infine esprime una pura e utopistica speranza.

Chi manca in tutto ciò? Manca come sempre la gente, manchiamo noi. Noi che siamo i soggetti delle "altre" possibili fruizioni del patrimonio ambientale, quelle non a mano armata, cui il documento accenna ma guardandosi bene dall'entrare nel merito. Perché farlo significherebbe porsi l'insolubile problema della coesistenza fra fucilate e vita civile.

C'è una interna contraddizione in questo atteggiamento: da una parte gli Ambientalisti pongono l'accento sugli ecosistemi in quanto bene dell'uomo, dall'altra nell'accettare la caccia come una delle possibili "fruizioni" dell'ambiente devono ignorare proprio l'uomo in uno dei principali suoi diritti: quello al rispetto per la propria incolumità.

Legambiente insomma, insieme a LIPU e WWF, "sorvola" sul piccolo dettaglio di ciò che significano le fucilate per tutti coloro che fruiscono delle campagne privi di quell' "indispensabile" accessorio che è il fucile da caccia. Non manca invece di preoccuparsi dei rifiuti che insidiano il benessere dei bagnanti. Ecco ad esempio, dal quotidiano CityRoma del 31 maggio scorso, un'immagine di volontari di Legambiente al lavoro. La didascalia dice: "Bottiglie di vetro e materassi il bottino dei volontari di Legambiente impegnati nella pulizia delle spiagge.

Guerra aperta ai materassi dunque. E' quello il vero pericolo. Le fucilate dei cacciatori, si sa, non fanno male a nessuno.

Filippo Schillaci

24 giugno 2004