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Leggende agro-silvo-pastorali

Terza leggenda: il cacciatore che ama il suo cane

Boschi, prati, paesaggi bucolici. Immerso nella natura, un uomo con un fucile in spalla, seguito dal suo fedelissimo cane. Inseparabili, quasi fossero un'unica cosa. E tutto intorno silenzio, stormire di fronde, canti d'uccelli, colpi d'arma da fuoco.
Finale a parte, le cronache venatorie di certi giornali sono piene di descrizioni grondanti miele piuttosto che sangue; come questa, di pura fantasia, che ho qui ricostruito. Capita spesso; certamente più di quanto non sia lecito.

E' capitato ad esempio il 13 marzo scorso sul bolognese Il Resto del Carlino ad opera di tale Renzo Rossi. Eccovi, tanto per cominciare, un estratto dell'articolo. Leggetelo fazzoletto alla mano, mi raccomando.

Dal Resto del Carlino,13/03/2003
Conselice, corteo di cani al funerale dell'amico cacciatore

Vita di paese, dove c'è spazio ancora per la vera dimensione umana, per i sentimenti, gli affetti e la stima della gente: anche nel giorno dell'ultimo viaggio terreno, quando nel momento del dolore è possibile cogliere un rapporto comunitario ancora vivo e con gli occhi e con il cuore il senso della particolare vita che si è spenta. Proprio per questo in paese può capitare di assistere ad un corteo funebre e in cui non solo il cane del defunto, ma addirittura un lungo corteo di altri venti cani da caccia, con i loro padroni in divisa venatoria, preceda il carro funebre per scortarlo fino al cimitero, per poi schierarsi davanti al cancello di entrata per fare ala al passaggio del feretro. Ed è stato proprio quello che è avvenuto ieri ai funerali del conselicese Maurizio Cavina, stroncato a soli 46 anni da una malattia, coltivatore diretto di Chiesanuova di Conselice che ha dedicato tutta la vita al lavoro nel suo podere di via Mensa, alla sua famiglia (la moglie Mirella, il giovane figlio Denis e la madre Stella) e alla sua grande passione per la caccia e soprattutto per i suoi tanti cani. Così è stata Puffy, una cagna setter di 5 anni, ad affiancare per tutto il tragitto il carro funebre che trasportava il suo padrone, con gli altri 'compagni' di cuccia che invece sono rimasti a casa. Una presenza alla cerimonia funebre, quella degli 'amici dell'uomo', che Maurizio Cavina aveva chiesto prima di morire, come aveva chiesto di poter indossare per il suo ultimo viaggio una divisa da cacciatore nuova fiammante.
(...)
La sua scomparsa è una perdita grave non solo per la sua famiglia, ma anche per la comunità e i tanti amici e compagni di avventure di caccia. Anche i suoi cani non potranno più contare sul grande rapporto di affetto che sapeva proporre a loro. Anche queste sono storie da 'mondo piccolo', un mondo che sopravvive ancora, nonostante tutto, in qualche angolo della grande Bassa padana.

Renzo Rossi

Qualcuno si è commosso? La maestrina dalla penna rossa di De Amicis, forse. Io no. Nemmeno un po'? Nemmeno per quel rispetto cui il più elementare senso di umanità dovrebbe indurre di fronte alla morte? No. Perché il mio senso di umanità, ogni senso di umanità, ancor più rispetto deve al dolore di quanti sono da sempre, anche in questi giorni, vittime delle tragedie che a getto continuo stanno provocando, quest'anno come sempre, gli individui armati denominati cacciatori. Un dolore che articoli in stile "aggiografico" come questo offendono oltre ogni misura.

Nessuna commozione dunque di fronte al cattivo gusto di un funerale trasformato in una parata paramilitare, se mai un profondo senso di inquietudine di fronte a ciò che questo episodio ancora una volta rivela, ovvero il fatto che la caccia non sia per il cacciatore un "passatempo", un "hobby", una "passione", bensì qualcosa di molto più profondo e viscerale, una ragione di vita; un atteggiamento questo che è più simile a una fede da integralista religioso che a qualsiasi altra cosa, qualcosa cui non solo viene spesso subordinato ogni altro aspetto della propria vita ma cui si vuole rimanere aggrappati anche al di là dei confini della vita stessa.

Non è però questo, qui, l'argomento centrale, bensì un altro aspetto ancora, che l'articolista mette in primo piano: l'immagine del cacciatore letteralmente "innamorato" del suo cane. Fin qui la leggenda. E adesso vediamo qualche piccolo brandello di realtà.

Comunicato stampa

Ennesimo gesto di crudeltà nei confronti degli animali

Denunciato cacciatore per il reato di maltrattamento animali.

Era già successo che uccelli selvatici, legati anche con filo di ferro, fossero usati come richiami per la caccia da capanno, ora anche i cani, come non bastassero già le tante angherie che devono subire da parte dell'uomo, patiscono le torture provocate in questo caso dai collari elettrici.

Questi autentici strumenti di tortura, spieghiamo meglio il funzionamento, sono dei collari muniti di un congegno elettronico capace di sprigionare una scarica elettrica attraverso due elettrodi metallici posizionati direttamente sul collo del cane.

Ogni qualvolta che il cane ha comportamenti non voluti dal proprietario, basta azionare il telecomando per ottenere che la povera bestia guaendo stramazzi al suolo colpita dalla scarica elettrica ad alta tensione.

Infatti domenica 27 ottobre in località Monte Battaglia, Casola Valsenio, un cacciatore è stato sorpreso dalla guardie WWF ad utilizzare un cane provvisto di radiocollare.

Da qui la denuncia penale per violazione all'art. 727cp, il quale sanziona comportamenti illeciti nei confronti degli animali e quello appena descritto certamente lo è.

Questa attività già di per sé riprovevole e soprattutto irrispettosa delle leggi che la regolamentano, visti anche i numerosi casi di abbattimento di fauna protetta verificatesi ultimamente, non tiene conto neppure di quante sofferenze inutili provoca, anche ai cosiddetti amici dell'uomo.

Faenza 23/10/2002

Giorgio Tramonti
Responsabile Sezione WWF Faenza

Ricevuto: Mercoledì, 30 Ottobre 2002

Volete qualche ulteriore chiarimento sul funzionamento dei collari elettrici? Lasciamo che siano i cacciatori stessi a darcelo. Visitate questa pagina di uno dei loro siti, dedicata esclusivamente all'argomento:

Strumenti d'addestramento dei cani da ferma

Nel seguito, qualche istruttivo estratto per i meno pazienti:

"Oggi l' addestramento rapido e' facilitato dall' impiego dei cosiddetti collari elettrici, ma occorre utilizzarli correttamente. Non tutti i cani lo sopportano, alcuni perdono passione, altri diventano paurosi, qualcuno addirittura arretra davanti alla selvaggina in quanto ha paura che al frullo segua la punizione. "

"Qualsiasi errore nell' utilizzo del collare d' addestramento puo' causare "tare psicologiche" (fino al rifiuto della selvaggina). "

"Poiche' il comportamento dei singoli cani non e' unico, le reazioni del cane al collare per addestramento non sono assolutamente prevedibili. Per la sicurezza del cane l' addestramento iniziale va effettuato in un' area circoscritta che consenta un completo controllo del padrone sulla situazione. Inoltre va considerato che un animale aggressivo potrebbe rivoltarsi contro l' addestratore a seguito della stimolazione. Pertanto, se si teme che il cane abbia un temperamento aggressivo e/o ne abbia dato prova in precedenza, si consiglia di rivolgersi ad un esperto piu' qualificato prima di utilizzare il collare come supporto per l' addestramento."

Quest'ultimo paragrafo, fra l'altro, evoca i recenti discorsi sull'aggressività dei cani e sulle loro vere cause.

Ci pare che possa bastare.


E a conclusione, ecco in questa immagine un esempio di come certi cacciatori trasportano i loro cani (Messina, agosto 2003 - Arch. fotogr. F. Schillaci).
Riteniamo superfluo ogni commento.

A conclusione? Questa pagina in effetti nelle nostre intenzioni doveva concludersi qui. Tuttavia, mentre raccoglievamo il materiale che la compone, siamo venuti a conoscenza di una realtà di proporzioni inaudite, di cui noi stessi non sospettavamo l'esistenza. Ne riparleremo presto.

Filippo Schillaci