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Valutazione di impatto ambientale di un anno di caccia in Italia (Testo sintetico) 1 Introduzione La valutazione di impatto
ambientale è ormai diventata una metodologia diffusa nell’ambiente scientifico,
riconosciuta a livello giuridico e supportata a livello sociale. La stessa terminologia
connessa, che si basa sui concetti di « consumo delle risorse »,
« effetto serra », « danni agli ecosistemi » è ormai
entrata a fare parte del vocabolario corrente. In questo lavoro è stato
analizzato l’impatto ambientale di un anno di caccia in Italia utilizzando la
metodologia denominata Life Cycle Assessment (LCA) definita come: “un procedimento oggettivo di valutazione dei
carichi energetici ed ambientali relativi ad un processo o un’attività,
effettuato attraverso l’identificazione dell’energia e dei materiali usati e
dei rifiuti rilasciati nell’ambiente. La Valutazione include l’intero ciclo di
vita del processo o attività, comprendendo l’estrazione ed il trattamento delle
materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il
riuso, il riciclo e lo smaltimento finale”. La LCA è l’unico strumento, per
il raggiungimento dei suddetti obiettivi ambientali, che possieda un riconoscimento
scientifico tale da essere inserito all’interno di numerose normative ·
Il Regolamento europeo EMAS (Environment Management and
Audit Scheme) e la Norma ISO 14001 (norma quadro sull’Environmental Management
System) definiscono la LCA come strumento scientificamente adatto per
l’identificazione degli aspetti ambientali significativi. ·
Il Regolamento CEE N. 880/92 (concernente un sistema
comunitario di assegnazione di un marchio di qualità ecologica) e il
Regolamento Ecolabel (Norma ISO 14024, riguardante l’etichettatura ecologica)
propongono la LCA come unico strumento con il grado di scientificità necessario
per garantire la veridicità dei marchi e delle dichiarazioni ambientali di
prodotto. ·
Il “Decreto Ronchi” ha inserito a livello normativo, per
la prima volta in Italia, la richiesta esplicita dell’analisi del ciclo di vita
per l’esecuzione dei piani di smaltimento dei rifiuti. Inoltre,
questa metodologia è accettata dalla comunità scientifica internazionale ed è
riconosciuta : -
idonea per imprese che vogliono diventare ambientalmente
efficienti; -
utile agli organismi pubblici per la gestione di
politiche ambientali. Quando
si parla di impatto ambientale della caccia normalmente si pensa ai danni alla
salute umana causati dal piombo, metallo tossico altamente cancerogeno, e al
suo accumulo sul fondo dei laghi, stagni e acquitrini, che provoca negli
animali il saturnismo, una grave intossicazione, pericolosa per gli animali e
per chi se ne ciba. Un’analisi
di impatto ambientale invece, anche quando vuole analizzare un caso abbastanza
semplice, in questo caso la produzione e l’impatto di cartucce da caccia, è
sempre un procedimento notevolmente complesso. Le
categorie di danno considerate in questo studio sono quelle connesse: ·
alla salute umana; ·
alla qualità degli ecosistemi; ·
alle risorse. La
parte più soggettiva di una LCA è sicuramente la fase in cui tutte le diverse
tipologie di impatto vengono riunite sotto un unico indice (single score) che permette di dare un
“punteggio” finale. Quanto più elevato è il valore del single score, tanto maggiore è il danno causato. Il
confronto fra tipologie di danno così diverse tra loro, danni all’uomo,
all’ecosistema o alle risorse, presuppone l’assegnazione di “priorità”
individuali che rappresentato, a loro volta, diversi approcci socio-culturali. I tre
diversi approcci al problema sono: ·
Individualistico (Individual
perspective – I): questo approccio considera solo le sostanze i cui effetti
dannosi, sul breve periodo (100 anni al massimo), sono dimostrati. ·
Gerarchico (Hierarchical
perspective – H): questo
approccio considera tutte le sostanze sui cui effetti dannosi c’è consenso,
anche se non sono dimostrati, e si esplicano sul medio periodo. ·
Egalitario (Egalitarian
perspective – E): questo approccio considera tutte le sostanze che possono
provocare effetti dannosi, anche se su tali effetti non c’è consenso, e li
considera sul lungo periodo. Per evitare che criteri
personali soggettivi influenzino pesantemente i risultati dello studio, questa
LCA è stata compiuta tre volte scegliendo ogni volta un diverso approccio e i
risultati verranno presentati in maniera indipendente. 2 Ipotesi su un anno di caccia
Per quantificare il numero di
cartucce utilizzate in un anno, e il successivo impatto ambientale, sono state
effettuate le seguenti ipotesi: 1) Numero
di cacciatori in Italia: 700.000. 2) Numero
di giornate di caccia in un anno: 74 (solo domeniche: 24). 3) Ogni
cacciatore caccia solo in una giornata permessa ogni tre. 4) Ogni
cacciatore raccoglie il bossolo e non lo abbandona nell’ambiente di caccia ma
lo butta nell’apposito raccoglitore di rifiuti. 5) Ogni
cacciatore spara un solo colpo ogni giornata di caccia. 6) I
pallini di piombo non finiscono mai sul fondo di laghi o acquitrini. Non viene
quindi considerato il problema dell'accumulo di pallini di piombo sul fondo dei
laghi, stagni e acquitrini. 7) Il
bossolo può essere composto da diversi materiali : dato che solitamente si
utilizza il Polietilene, è stato considerato un impatto medio di tutti gli
impianti di polimerizzazione di cui erano disponibili dati. 8) Come
metallo per il rivestimento della parte inferiore del bossolo è stato
considerato il lamierino di ferro. Queste ipotesi non pretendono
di descrivere l’attuale situazione della caccia in Italia ma solo di descrivere
il sistema considerato. Le analisi, i risultati e i
confronti effettuati in questo studio si riferiscono esclusivamente alla
situazione presentata e non pretendono di avere valore assoluto. La scelta delle suddette
ipotesi è stata effettuata per cercare di valutare l’impatto ambientale di
quella che viene normalmente definita, anche dalle associazioni ambientaliste,
la « buona caccia ». Quella caccia che ha il minore
impatto ambientale possibile ed è effettuata dal cacciatore che è: 1) regolamente
registrato 2) rispettoso
del calendario venatorio legalizzato 3) non
desideroso di cacciare ogni volta che può 4) attento
a raccogliere i bossoli 5) attento
a sparare solo «a colpo sicuro» e non più di una volta al giorno 6) attento
a non indirizzare il colpo verso zone d’acqua. Qualsiasi modifica
peggiorativa delle suddette ipotesi aumenta conseguenzialmente e
proporzionalmente l’impatto sull’ambiente. Come accennato nel paragrafo
precedente, il risultato finale di una LCA è un single score, un « valore finale » dell’impatto
ambientale. Più è alto questo numero e maggiore è l’impatto ambientale. Per un non specialista di
valutazioni di impatto ambientale questo numero è praticamente privo di
significato. Ad esempio : un single score di 10.000 cosa rappresenta?
è un numero alto o basso? Per una maggiore divulgazione
di questo lavoro e per semplicità di spiegazione, parte della presentazione dei
risultati verrà effettuata tramite un confronto con una discarica di rifiuti
solidi urbani. Questo confronto ha l’unico
scopo di offrire un termine di paragone dell’impatto ambientale di un anno di
caccia con un « sistema » molto più conosciuto, sia a livello sociale
sia a livello di documentazione scientifica; un sistema semplice che può
facilmente aiutare nella spiegazione dei risultati ottenuti. 3 Conclusioni L’approccio scelto per questa
valutazione di impatto ambientale si può schematizzare nella formula “dalla
culla alla tomba”, ovvero la valutazione è stata effettuata tenendo conto
dell’intero ciclo di vita della cartuccia. Ciascuno di questi processi può
dar luogo ad una varietà di emissioni che provocano effetti differenti
sull’ambiente. Utilizzando l’approccio
Individualistico si evidenzia che il consumo delle materie prime, nello
specifico il consumo dei minerali di piombo, è in assoluto l’impatto maggiore.
Altri impatti ambientali significativi sono i danni causati alla respirazione
da composti chimici inorganici e gli impatti sul cambiamento climatico entrambi
dovuti ai processi di estrazione, trasporto e lavorazione del piombo. Riunendo tutte le diverse
tipologie di impatto sotto un unico indice si ottiene un impatto finale di 8.14
106 Pt che corrisponde all’impatto dovuto allo smaltimento in
discarica di 600.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani.. In pratica, secondo questo
approccio, un anno di caccia, secondo le ipotesi minime effettuate, corrisponde
all’impatto che si ottiene portando direttamente in discarica i rifiuti
prodotti da una grossa provincia come Brescia, Firenze o Catania. Utilizzando l’approccio
Gerarchico oppure l’approccio Egalitario si evidenzia che il consumo delle
materie prime è, come nell’approccio Individualistico, in assoluto l’impatto
maggiore. In questo caso risultano importanti sia il consumo dei minerali, dovuto
fondamentalmente all’estrazione del piombo, sia il consumo di combustibili
fossili, dovuto alla produzione della plastica, alla produzione del piombo,
alla produzione del ferro e alla fase di smaltimento dei bossoli. Altri impatti
ambientali significativi sono, in ordine decresente di importanza: ·
I danni causati alla respirazione da composti chimici
inorganici: dovuti principalmente alla produzione di piombo e secondariamente
alla produzione di plastica e allo smaltimento dei bossoli. ·
Gli impatti sul cambiamento climatico: dovuti
principalmente alla produzione di piombo e secondariamente alla produzione di
plastica e allo smaltimento dei bossoli. ·
L’acidificazione e eutrofizzazione degli ecosistemi:
dovuti principalmente alla produzione di piombo e secondariamente agli altri
processi in maniera più o meno equivalente. ·
Il consumo del territorio: dovuto quasi esclusivamente
all’estrazione del piombo. Riunendo tutte le diverse
tipologie di impatto sotto un unico indice si ottiene un impatto finale di 4.17
105 Pt (approccio Gerarchico) oppure 3.52 105 Pt (approccio
Egalitario) che corrisponde all’impatto dovuto allo smaltimento in discarica di
20.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani. In pratica, secondo questi
approcci, un anno di caccia, secondo le ipotesi minime effettuate, corrisponde
all’impatto che si ottiene portando direttamente in discarica i rifiuti
prodotti da un comune come Rimini o Campobasso. Come si può facilmente notare,
i risultati finali variano molto in funzione dell’approccio utilizzato e delle
ipotesi di partenza. Per quanto riguarda l’approccio
iniziale, i risultati indicano che l’impatto ambientale corrisponde allo
smaltimento in discarica di tutti i rifiuti di un piccolo comune (nel caso
minimo) o di una grossa provincia (nel caso massimo). In tutti i casi, si tratta di
impatti significativi considerando che sono stati calcolati con ipotesi di
partenza molto limitate. Se cambiano le ipotesi di
partenza analizzando l’impatto dovuto a cacciatori che non vanno a caccia un
giorno solo, ma magari la domenica e un altro giorno, e non sparano un singolo
colpo ma ad esempio cinque, l’impatto aumenta drasticamente e
proporzionalmente. Anche considerando il caso di
impatto minore, i risultati sarebbero confrontabili con lo smaltimento in
discarica di tutti i rifiuti prodotti da una grossa provincia italiana senza
quelle metodiche di riutilizzo, recupero di materia e recupero energetico dai
rifiuti che sono obbligatori per legge (Decreto Ronchi). Un impatto che verrebbe
considerato insostenibile dall’opinione pubblica. Cambiando ancora scenario e valutando
l’impatto che si potrebbe avere seguendo i limiti legislativi ma sfruttando
tutte le giornate a disposizione della caccia, si ottengono valori di impatto
ambientale insostenibili. In altre parole, la legge
permette un’attività venatoria che potrebbe, anche rimanendo nei limiti
imposti, creare un impatto ambientale annuale paragonabile allo smaltimento
diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti in un anno dalla regione a
maggior carico di rifiuti, la Lombardia, e al contemporaneo smaltimento nell’ambiente
di circa 500.000 batterie d’auto. Entrambi gli impatti citati,
smaltimento diretto in discarica di rifiuti e smaltimento nell’ambiente delle
batterie d’auto sono vietati per legge. In particolare la Legge
475/88 stabilisce che “E’ obbligatoria la raccolta e lo
smaltimento mediante riciclaggio delle batterie al piombo esauste” mentre la
diffusione diretta del piombo nei boschi a causa della caccia è ammessa e
finanziata a livello statale. Anche senza considerare gli
effetti dovuti al saturnismo e all’uccisione diretta di esseri umani, impatti
definibili “danni collaterali” della caccia, l’impatto ambientale permesso
dall’attuale normativa è assolutamente insostenibile. Anche il caso di minore impatto
calcolato corrisponde comunque a un impatto che, se riferito ad esempio allo
smaltimento dei rifiuti, sia l’opinione pubblica in generale, sia alcune
associazioni ambientaliste attualmente a favore della caccia, definirebbero non
accettabile in rapporto al numero dei cacciatori e a un hobby che viene effettuato
nel nostro territorio, nei nostri parchi, nei nostri cortili. Massimo Tettamanti Aprile 2004 |