1
INTRODUZIONE
La valutazione di impatto
ambientale è ormai diventata una metodologia diffusa nell’ambiente scientifico,
riconosciuta a livello giuridico e supportata a livello sociale.
La stessa terminologia
connessa, che si basa sui concetti di « consumo delle risorse »,
« effetto serra », « danni agli ecosistemi » è ormai
entrata a fare parte del vocabolario corrente.
Quando però si entra nello
specifico e si cerca di definire con maggiore chiarezza e precisione che cosa
si intende per valutazione di impatto ambientale, la limitatezza della scienza,
le differenze culturali e i diversi possibili obiettivi ottenibili trasformano
una metodologia che, in qualche modo, dovrebbe definirsi oggettiva e obiettiva
in un qualcosa di non definito all’interno della comunità scientifica e di non
condiviso a livello sociale.
In questo lavoro è stato
analizzato l’impatto ambientale di un anno di caccia in Italia utilizzando la
metodologia denominata Life Cycle Assessment (LCA) definita come: “un procedimento oggettivo di valutazione dei
carichi energetici ed ambientali relativi ad un processo o un’attività,
effettuato attraverso l’identificazione dell’energia e dei materiali usati e
dei rifiuti rilasciati nell’ambiente. La Valutazione include l’intero ciclo di
vita del processo o attività, comprendendo l’estrazione ed il trattamento delle
materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il
riuso, il riciclo e lo smaltimento finale”.
Tuttora in fase di sviluppo,
questa metodologia è comunque stata standardizzata a livello internazionale
attraverso la pubblicazione delle norme ISO della serie 14040.
Quando si parla di impatto
ambientale della caccia normalmente si pensa ai danni alla salute umana causati
dal piombo, metallo tossico altamente cancerogeno, e al suo accumulo sul fondo
dei laghi, stagni e acquitrini, che provoca negli animali il saturnismo, una
grave intossicazione, pericolosa per gli animali e per chi se ne ciba.
La metodologia LCA invece cerca
di studiare tutte le fasi che caratterizzano la preparazione e l’uso delle
cartucce da caccia.
Ogni processo (inteso come
singolo prodotto materiale, es. una tonnellata di piombo, o processo complesso,
es. preparazione e lavorazione della plastica del bossolo), è definito da un
insieme di materiali e energia, ed è stato preparato secondo una serie di
approvvigionamenti delle materie prime, produzioni, distribuzioni, smaltimenti
e/o recuperi.
Ciascuno di questi processi può
dar luogo ad una varietà di emissioni che provocano effetti differenti
sull’ambiente.
La metodologia LCA è stata
sviluppata proprio per gestire e valutare le complesse interazioni fra
prodotto/i e ambiente.
Le categorie di danno
considerate sono quelle connesse:
·
alla salute umana;
·
alla qualità degli ecosistemi;
·
alle risorse.
Il confronto fra tipologie di
danno così diverse tra loro presuppone l’assegnazione di “priorità” individuali
che rappresentano, a loro volta, diversi approcci socio-culturali.
Per evitare che criteri
personali soggettivi influenzino pesantemente i risultati dello studio, questa
LCA è stata effettuata tre volte scegliendo ogni volta un diverso approccio e i
risultati sono stati presentati in maniera indipendente.
Nel Capitolo 2 viene descritta
in dettaglio la metodologia utilizzata.
Nel Capitolo 3 vengono
presentate le ipotesi iniziali necessarie per l’impostazione del vero e proprio
studio i cui risultati sono riportati nel Capitolo 4.
Le conclusioni sono riportate
nel Capitolo 5.
Per permetterne la
diffusione a un pubblico di non specialisti, una versione divulgativa di questa
valutazione di impatto ambientale è riportata nell’Appendice A.
Bibliografia
1.
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9. Piccinini
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10.
Morisi G, Giampaoli S, Chiodo F, Menditto A. (1998) Evaluation of environmental lead exposure in
Latium: 2d DPR 496/82 campaign. Ann Ist Super Sanita. 34(1):91-6.
11.
www.cobat.it
2 SCELTA
DELLA METODOLOGIA
2.1 La metodologia per la Valutazione del Ciclo di Vita - Life Cycle
Assessment (LCA)
Forse la migliore definizione
per la metodologia denominata Life Cycle Assessment (LCA) è quella proposta
dalla SETAC (Society of Environmental Toxicology and Chemistry) negli anni
’90 : “un procedimento oggettivo di
valutazione dei carichi energetici ed ambientali relativi ad un processo o
un’attività, effettuato attraverso l’identificazione dell’energia e dei
materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente. La Valutazione include
l’intero ciclo di vita del processo o attività, comprendendo l’estrazione ed il
trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la
distribuzione, l’uso, il riuso, il riciclo e lo smaltimento finale”.
Tutt’ora in fase di sviluppo,
la metodologia è stata standardizzata a livello internazionale attraverso la
pubblicazione delle norme ISO della serie 14040.
Esistono 4 standard ISO,
pubblicati agli inizi del 2000, dedicati specificamente alla LCA:
·
ISO
14040: definisce i principi e la struttura;
·
ISO
14041: definisce le prime due fasi di uno studio LCA, e cioè
la Goal and Scope Definition e la Inventory Analysis;
·
ISO
14042: definisce la fase di Valutazione degli Impatti (Life
Cycle Impact Assessment);
·
ISO
14043: definisce la fase di Interpretazione.
2.2 Le normative riguardanti la LCA
La LCA
è l’unico strumento, per il raggiungimento dei suddetti obiettivi ambientali,
che possieda un riconoscimento scientifico tale da essere inserito all’interno
di numerose normative
·
Il Regolamento europeo EMAS (Environment Management and
Audit Scheme) e la Norma ISO 14001 (norma quadro sull’Environmental Management
System) definiscono la LCA come strumento scientificamente adatto per
l’identificazione degli aspetti ambientali significativi.
·
Il Regolamento CEE N. 880/92 (concernente un sistema
comunitario di assegnazione di un marchio di qualità ecologica) e il
Regolamento Ecolabel (Norma ISO 14024, riguardante l’etichettatura ecologica)
propongono la LCA come unico strumento con il grado di scientificità necessario
per garantire la veridicità dei marchi e delle dichiarazioni ambientali di
prodotto.
·
Il “Decreto Ronchi” ha inserito a livello normativo, per
la prima volta in Italia, la richiesta esplicita dell’analisi del ciclo di vita
per l’esecuzione dei piani di smaltimento dei rifiuti.
Inoltre,
questa metodologia è accettata dalla comunità scientifica internazionale ed è
riconosciuta :
-
idonea per imprese che vogliono diventare ambientalmente
efficienti;
-
utile agli organismi pubblici per la gestione di
politiche ambientali.
2. 3 Struttura di uno studio di LCA
Secondo la norma ISO 14040, la
Valutazione di Ciclo di Vita deve comprendere le seguenti fasi:
1. Definizione
degli obiettivi e del campo d'applicazione dello studio
2. Analisi
di inventario
3. Valutazione
degli impatti
4. Interpretazione
e miglioramento
2.3.1 Definizione degli obiettivi e degli scopi
dello studio (Goal e Scoping)
La
Norma UNI EN ISO 14040 definisce questa prima fase nel seguente modo: “Gli obiettivi e gli scopi dello studio LCA
devono essere definiti con chiarezza ed essere coerenti con l’applicazione
prevista. L’obiettivo di una LCA deve stabilire senza ambiguità quali siano
l’applicazione prevista, le motivazioni che inducono a realizzare lo studio e
il tipo di pubblico a cui è destinato, cioè a quali persone si intendono
comunicare i risultati dello studio”.
2.3.2 Analisi di inventario (Life Cycle Inventory)
La
norma ISO 14040 definisce l’analisi di inventario come la “Fase della LCA che prevede la raccolta e la quantificazione degli input
e degli output per un dato sistema/prodotto lungo il suo ciclo di vita.”
In
questa fase, che costituisce il nucleo centrale e più impegnativo di uno studio
di LCA, vengono raccolti i dati necessari e viene preparato il modello che
rappresenta l'intero ciclo di vita dei prodotti, dei processi e delle attività.
In
questa fase normalmente si utilizza un software che permette anche la fase di
valutazione degli impatti (paragrafo 2.3.3).
Alcuni
software utilizzabili sono:
·
SimaPro
5, sviluppato da Pré Consulting (NL);
·
Boustead
Model, sviluppato da Boustead Consulting Ltd (UK); ad oggi
giunto alla versione 4.1, supporta solo l’analisi di inventario;
·
TEAM, sviluppato
da Ecobalance (UK);
·
PEMS,
sviluppato da Pira International (UK).
2.3.2.1 Il software: SimaPro 5
Il
software SimaPro 5 è stato scelto per
effettuare l’analisi d’inventario (paragrafo 5.3.2) e per la valutazione degli
impatti (paragrafo 5.3.3) data la sua affidabilità, potenzialità interattiva e
possibilità di modifica e adattamento.
Per gli
specialisti si specifica che in SimaPro 5 i dati e le metodologie sono archiviate in
file denominati libraries, da cui si
possono attingere le informazioni necessarie alla stesura dell’inventario.
L’inventario costituisce il cuore del cosiddetto project; oltre all’inventario, nel project si possono inserire tutte le informazioni inerenti allo
studio quali, ad esempio, la descrizione degli obiettivi e dei processi e le
fonti da cui sono tratti i dati.
La fase
di inventario vera e propria consiste nella creazione del modello del sistema
oggetto di studio, in base ai materials
e ai processes. In SimaPro 5, il modello viene creato
essenzialmente in tre stadi, seguendo un approccio “bottom-up”:
La
definizione dei processes, partendo
dal più semplice (unit process) fino a quello più complesso (system): i processes contengono i
dati di input e output e costituiscono i “blocchi” che compongono il ciclo di vita.
La definizione delle assemblies, che non contengono dati veri e propri ma una lista dei processes precedentemente definiti. Con
un’assembly è quindi possibile
modellizzare la fase di produzione.
La
definizione dei life cycles, che
modellano l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla culla alla tomba,
comprendendo anche il trattamento dei rifiuti in output dalla fase di produzione. Un life cycle contiene link ad un’assembly
e, rispetto ad essa, vi aggiunge processi relativi ai trattamenti dei
rifiuti in output, l’uso di energia,
ed eventuali life cycles addizionali,
qualora il sistema oggetto di studio sia particolarmente complesso o siano
stati definiti confini del sistema molto ampi.
2.3.3 Valutazione degli impatti (Life Cycle Impact
Assessment, LCIA)
La
norma ISO 14040 definisce la fase di valutazione degli impatti come “Fase di una LCA destinata allo studio e alla
valutazione del potenziale impatto ambientale provocato dal sistema-prodotto in
esame, che ha lo scopo di evidenziare l'entità delle modificazioni generate a
seguito dei consumi di risorse e dei rilasci nell'ambiente calcolati
nell'inventario.”
È la
fase di passaggio dalla raccolta e analisi dei dati allo studio degli effetti
ambientali.
In
pratica è il momento in cui si deve quantificare l'entità del contributo di
ogni singolo processo al danno complessivo.
Gli
elementi necessari per la valutazione degli impatti sono:
·
la selezione delle
categorie di impatto (effetti
ambientali) e degli indicatori ambientali che le rappresentano.
·
L’attribuzione dei risultati dell'analisi d’inventario
alle categorie di impatto selezionate (classificazione)
in base agli effetti che esse provocano o possono provocare sull’ambiente.
Viene
cioè attribuito un “peso” alle diverse sostanze. Tale peso, che è un valore
adimensionale, è attribuito in relazione all’effetto più o meno intenso che le
sostanze hanno sull’ambiente.
La fase
successiva alla redazione dell’Inventario è la fase di Valutazione degli
Impatti, cioè la quantificazione degli impatti ambientali provocati dal flusso
di materia e energia attraverso il sistema.
SimaPro 5 fornisce una serie di metodi
alternativi per realizzare questa fase:
·
CML 1992
·
CML 2 baseline 2000
·
Ecoindicator 95
·
Ecoindicator 99
·
Ecopoints 97
·
EDIP/UMIP 96
·
EPS 2000
2.3.3.1 Ecoindicator 99
L’Ecoindicator 99 è un metodo damage-oriented, esprime cioè gli
impatti in tre macro-categorie di danno, che racchiudono differenti categorie
di impatto.
Le
categorie di danno considerate sono quelle
connesse:
·
alla salute umana (Human
Health – HH);
·
alla qualità degli ecosistemi (Ecosystem Quality – EQ);
·
alle risorse (Resources
– R).
I danni
sulla salute umana sono espressi in
DALY (Disability Adjusted Life Years). In questa categoria sono modellati i
danni causati da tutte le sostanze che abbiano un impatto sulla respirazione
(composti organici ed inorganici), sulla carcinogenesi, sui cambiamenti
climatici e sullo strato di ozono; sono comprese in questa categoria anche le
radiazioni ionizzanti.
I
modelli utilizzati comprendono quattro step.
Fate
analysis: lega le emissioni (espresse come massa) ad un cambiamento di
concentrazione nel tempo.
Exposure
analysis: lega le concentrazioni alle dosi, cioè quantitativi assunti dagli
organismi.
Effect
analysis: lega le dosi alla quantità di effetti prodotti, come, ad esempio, il
numero e la tipologia di neoplasie.
Damage
analysis: lega gli effetti sulla salute ai DALY’s, utilizzando il numero di
Years lived Disabled (YLD) e Years of Life Lost (YLL).
I danni
alla qualità degli ecosistemi sono
espressi come la percentuale di specie di piante che si stima siano scomparse
da una certa area a causa delle mutate condizioni ambientali (PDF*m2*yr,
PDF = Potentially Disappeared Fraction of plant species). In particolare, l’ecotossicità è espressa come la
percentuale di specie che vivono in una certa area in condizioni di stress.
L’acidificazione e l’eutrofizzazione sono trattate in una singola categoria di
impatto e vengono modellate utilizzando delle specie target (piante vascolari).
Gli
impatti derivanti dall’utilizzo del suolo e dalle sue trasformazioni sono
basati su dati empirici relativi alla presenza/assenza di piante vascolari, che
è funzione dell’utilizzo del suolo e dell’ampiezza dell’area. Sono modellati
sia gli impatti locali che quelli regionali.
I danni
sulle risorse comprendono l’estrazione e l’utilizzo di risorse minerarie e di
combustibili. L’estrazione di risorse è correlata a parametri che indicano la
qualità delle risorse minerarie e fossili che rimangono nei giacimenti.
L’impatto su questa categoria viene quantificato in termini di maggior energia
necessaria per le estrazioni future (MJ surplus energy).
L’Ecoindicator 99 è strutturato per un
livello europeo; i danni sono normalizzati, infatti, rispetto al danno causato
da un cittadino europeo in un anno.
La valutazione
del danno nelle tre categorie è poi aggregata in un unico indice (single score) che permette di dare un
“punteggio” agli scenari. Quanto più elevato è il valore del single score, tanto maggiore è il danno
causato dal processo in esame.
Il
contributo relativo delle tre categorie alla definizione dell’indice è
stabilito secondo tre diversi modelli che rappresentano diversi “approcci
culturali” rispetto alle problematiche ambientali.
In
sintesi, i possibili modelli di attribuzione di peso sono tre:
5. Individualistico
(Individual perspective – I): questo
approccio considera solo le sostanze i cui effetti dannosi, sul breve periodo
(100 anni al massimo), sono dimostrati; assume inoltre che l’adozione di
opportune tecnologie e lo sviluppo economico possano risolvere tutti i problemi
ambientali. La differenza eclatante rispetto alle altre due prospettive è
l’assunzione secondo cui i combustibili fossili non sono esauribili: la
categoria di impatto relativa è, infatti, lasciata fuori dalla fase di attribuzione
dei pesi. I pesi attribuiti alle categorie di danno per l’individuazione
dell’indicatore sono: HH 40 % - EQ 40 % - R
20 %
6. Gerarchico
(Hierarchical perspective – H): questo approccio considera tutte
le sostanze sui cui effetti dannosi c’è consenso, anche se non sono dimostrati,
e si esplicano sul medio periodo; assume inoltre che i problemi ambientali
possano essere risolti attraverso adeguate scelte politiche. I pesi attribuiti
alle categorie di danno per l’individuazione dell’indicatore sono: HH 30 % - EQ 50 % - R 20 %
7. Egalitario
(Egalitarian perspective – E): questo
approccio considera tutte le sostanze che possono provocare effetti dannosi,
anche se su tali effetti non c’è consenso, e li considera sul lungo periodo. E’
un approccio molto conservativo in quanto è basato sul presupposto che i
problemi ambientali siano difficilmente risolvibili e possano portare a
catastrofi. I pesi attribuiti alle categorie di danno per l’individuazione
dell’indicatore sono: HH 25 % - EQ 55 % - R 20 %
2.3.4 Interpretazione e miglioramento (Life Cycle
Interpretation and Improvement)
Nella
norma ISO 14040 la fase di interpretazione e miglioramento è definita come “Fase di una LCA in cui i risultati
dell'Inventario e/o della analisi degli impatti sono elaborati in accordo con
l'obiettivo e lo scopo dello studio in modo tale da raggiungere conclusioni e
raccomandazioni.”
È la fase conclusiva di una LCA, che ha lo scopo di
proporre i cambiamenti necessari a ridurre l’impatto ambientale.
2.4 Bibliografia
8. Bertoni D., Analisi
costi-benefici dell'utilizzo di CDR-P all'interno di una gestione integrata dei
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9. Mattoni
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integrata dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili, 2000, Tesi di Laurea.
DISAT, Università Milano-Bicocca.
10. Pescuma
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ciclo dei rifiuti nel territorio di Abbiategrasso e valutazione di scenari
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gestione dei rifiuti, 2001, Tesi di Laurea. DISAT, Università Milano-Bicocca.
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12. Mizuki C., Sandborn P.A., and Pitts G., Design for environment - A survey of current practises and tools in
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13. Kortman J., Van Berkel R., and Lafleur M., Towards an environmental design toolbox for complex products, in Clean electronics products and concepts
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20. Graedel T.E. and A.B.R., Industrial
ecology, 1995 New Jersey: Prentice Hill.
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23. Girard A. and Boothroyd G., Product
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3 PREMESSA ALLO STUDIO
3.1 Sintesi dello studio
Un’analisi
di impatto ambientale, anche quando vuole analizzare un caso abbastanza
semplice, in questo caso la produzione e l’impatto di cartucce da caccia, è
sempre un procedimento notevolmente complesso.
Ogni
processo (inteso come singolo prodotto materiale, es. una tonnellata di piombo,
o processo complesso, es. preparazione e lavorazione della plastica del
bossolo), è dato da un insieme di materiali e energia, ed è stato preparato
secondo una serie di approvvigionamenti delle materie prime, produzioni,
distribuzioni, smaltimenti e/o recuperi.
Ciascuno
di questi processi può dar luogo ad una varietà di emissioni che provocano
effetti differenti sull’ambiente.
La
metodologia LCA è stata sviluppata proprio per gestire e valutare le complesse
interazioni fra prodotto/i e ambiente.
La
successione dei processi che descrivono un ciclo di vita può essere
rappresentata come un diagramma di flusso (flow chart).
Per
esempio, anche per un’analisi semplice come la preparazione di una tonnellata
di piombo, il flow chart assume l’aspetto seguente:
È
infatti necessario considerare tutti i processi di escavazione da miniera, di
trattamenti e trasporti vari, di smaltimento delle scorie, ecc.
Per
ogni processo, per ogni « rettangolino », gli input si dividono in:
·
Materie prime
·
Risorse energetiche, come
combustibili ed energia
Gli
output del processo sono:
·
Energia dissipata
·
Emissioni in aria
·
Emissioni in acqua
·
Rifiuti solidi
Combustibili
Energia
Materie prime |
 |
|
|
Energia dissipata
Emissioni in aria
Emissioni in acqua
Rifiuti solidi
|
Nel
caso della valutazione del ciclo di vita di una cartuccia da caccia, la
valutazione finale sarà il risultato di tutte le somme e interazioni dei
diversi processi considerati.
La
complessità del flow chart riassuntivo di questo studio è schematizzata nella
seguente figura:

3.2 Interpretazione dei risultati
La
parte più soggettiva di una LCA è sicuramente la fase in cui, tutte le diverse
tipologie di impatto, vengono riunite sotto un unico indice (single score) che permette di dare un
“punteggio” finale. Quanto più elevato è il valore del single score, tanto maggiore è il danno causato.
Nel
capitolo precedente (2.3.3.1 Ecoindicator
99) sono state presentati i tre diversi approcci al problema:
·
Individualistico
·
Gerarchico
·
Egalitario
Per
evitare che criteri personali soggettivi influenzino pesantemente i risultati
dello studio, questa LCA è stata compiuta tre volte scegliendo ogni volta un
diverso approccio e i risultati verranno presentati in maniera indipendente.
3.3 Ipotesi su un anno di caccia
Per
quantificare il numero di cartucce utilizzate in un anno, e il successivo
impatto ambientale, sono state effettuate le seguenti ipotesi:
1) Numero
di cacciatori in Italia: 700.000.
2) Numero
di giornate di caccia in un anno: dall'1 settembre al 31 gennaio, 66 (3 a settimana) di cui
22 domeniche.
3) Ogni
cacciatore caccia solo in una giornata permessa ogni tre.
4) Ogni
cacciatore raccoglie il bossolo e non lo abbandona nell’ambiente di caccia ma
lo butta nell’apposito raccoglitore di rifiuti.
5) Ogni
cacciatore spara un solo colpo ogni giornata di caccia.
6) I
pallini di piombo non finiscono mai sul fondo di laghi o acquitrini. Non viene
quindi considerato il problema dell'accumulo di pallini di piombo sul fondo dei
laghi, stagni e acquitrini.
7) Il
bossolo può essere composto da diversi materiali : dato che solitamente si
utilizza il Polietilene, è stato considerato un impatto medio di tutti gli
impianti di polimerizzazione di cui erano disponibili dati.
8) Come
metallo per il rivestimento della parte inferiore del bossolo è stato
considerato il lamierino di ferro.
Queste
ipotesi non pretendono di descrivere l’attuale situazione della caccia in
Italia ma solo di descrivere il sistema considerato.
Le
analisi, i risultati e i confronti effettuati in questo studio si riferiscono
esclusivamente alla situazione presentata e non pretendono di avere valore
assoluto.
La
scelta delle suddette ipotesi è stata effettuata per cercare di valutare
l’impatto ambientale di quella che viene normalmente definita, anche dalle
associazioni ambientaliste, la «buona caccia».
Quella
caccia che ha il minore impatto ambientale possibile ed è effettuata dal
cacciatore che è:
9) regolarmente
registrato
10) rispettoso
del calendario venatorio legalizzato
11) non
desideroso di cacciare ogni volta che può
12) attento
a raccogliere i bossoli
13) attento
a sparare solo « a colpo sicuro » e non più di una volta al giorno
14) attento
a non indirizzare il colpo verso zone d’acqua.
Qualsiasi
modifica peggiorativa delle suddette ipotesi aumenta conseguenzialmente e
proporzionalmente l’impatto sull’ambiente.
3.4 Confronto con una discarica
Si è
detto che Il risultato finale di una LCA è un single score, un « valore finale » dell’impatto
ambientale. Più è alto questo numero e maggiore è l’impatto ambientale.
Per un
non specialista di valutazioni di impatto ambientale questo numero è
praticamente privo di significato.
Ad
esempio : un single score di
10.000 cosa rappresenta? è un numero alto o basso?
Per una
maggiore divulgazione di questo lavoro e per semplicità di spiegazione, parte
della presentazione dei risultati verrà effettuata tramite un confronto con una
discarica di rifiuti solidi urbani.
Questo
confronto ha l’unico scopo di presentare l’impatto ambientale di un anno di
caccia con un « sistema » molto più conosciuto, sia a livello sociale
sia a livello di documentazione scientifica; un sistema semplice che può
facilmente aiutare nella spiegazione dei risultati ottenuti.
Bibliografia
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16) I. Boustead (1991) Inventory:
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25) www.arpapiemonte.it
26) www.arpalombardia.it
27) www.arpamr.it
4 CICLO DI VITA DI UNA CARTUCCIA DA
CACCIA
4.1 Approccio Individualistico
Nel
modello Individualistico, il contributo della categoria di danno che valuta gli
impatti sull’uomo è predominante.
I
risultati dell’analisi sono espressi nei grafici in punti (Pt o mPt: millesimi
di Pt) che è l’unità di misura che il software utilizza per attribuire un
valore numerico all’impatto ambientale.
Il
seguente grafico e la successiva tabella riportano i risultati del calcolo dei
diversi impatti.
|
Impact category
|
Unit
|
Total
|
Lead I
|
PE P
|
Iron
|
smaltimento
|
|
Total
|
Pt
|
8.14E+06
|
8.11E+06
|
8.43E+03
|
5.90E+03
|
1.05E+04
|
|
Carcinogens
|
Pt
|
393
|
6.38
|
76.8
|
9.18
|
301
|
|
Resp. organics
|
Pt
|
2.03E+03
|
31.5
|
279
|
183
|
1.53E+03
|
|
Resp.
inorganics
|
Pt
|
7.02E+04
|
6.23E+04
|
4.98E+03
|
860
|
2.03E+03
|
|
Climate
change
|
Pt
|
2.12E+04
|
1.41E+04
|
2.46E+03
|
1.01E+03
|
3.66E+03
|
|
Radiation
|
Pt
|
0.759
|
X
|
X
|
X
|
0.759
|
|
Ozone layer
|
Pt
|
5.5
|
X
|
X
|
0.0196
|
5.48
|
|
Ecotoxicity
|
Pt
|
139
|
86.7
|
1.11
|
0.286
|
50.6
|
|
Acidification/ Eutrophication
|
Pt
|
3.21E+03
|
2.09E+03
|
601
|
65
|
450
|
|
Land use
|
Pt
|
3.17E+03
|
2.98E+03
|
X
|
4.23
|
190
|
|
Minerals
|
Pt
|
8.04E+06
|
8.03E+06
|
35
|
3.77E+03
|
2.24E+03
|
Si evidenzia che il consumo
delle materie prime, nello specifico il consumo dei minerali di piombo, è in
assoluto l’impatto maggiore. Altri impatti ambientali significativi sono i
danni causati alla respirazione da composti chimici inorganici e gli impatti
sul cambiamento climatico entrambi dovuti ai processi di estrazione, trasporto
e lavorazione del piombo.
Riunendo tutte le diverse
tipologie di impatto sotto un unico indice (single
score) che permette di dare un “punteggio” finale si ottiene la seguente
tabella.
|
Damage category
|
Unit
|
Total
|
Lead I
|
PE P
|
Iron
|
smaltimento
|
|
Total
|
Pt
|
8.14E+06
|
8.11E+06
|
8.43E+03
|
5.90E+03
|
1.05E+04
|
|
Human Health
|
Pt
|
9.39E+04
|
7.65E+04
|
7.80E+03
|
2.06E+03
|
7.53E+03
|
|
Ecosystem Quality
|
Pt
|
6.52E+03
|
5.16E+03
|
602
|
69.6
|
691
|
|
Resources
|
Pt
|
8.04E+06
|
8.03E+06
|
35
|
3.77E+03
|
2.24E+03
|
Il
Single Score totale è uguale a 8.14 106 Pt, dovuto quasi
esclusivamente al consumo di risorse, e la produzione del piombo delle cartucce
è responsabile praticamente del 100% dell’impatto ambientale.
4.2 Approccio Gerarchico
I
risultati dell’analisi sono espressi nei grafici in punti (Pt o mPt: millesimi
di Pt) che è l’unità di misura che il software utilizza per attribuire un
valore numerico all’impatto ambientale.
Il
seguente grafico e la successiva tabella riportano i risultati del calcolo dei
diversi impatti.
|
Impact category
|
Unit
|
Total
|
Lead I
|
PE P
|
Iron
|
smaltimento
|
|
Total
|
Pt
|
4.17E+05
|
3.13E+05
|
8.00E+04
|
5.03E+03
|
1.83E+04
|
|
Carcinogens
|
Pt
|
354
|
17.9
|
59.1
|
8.12
|
269
|
|
Resp. organics
|
Pt
|
854
|
13.2
|
118
|
77.1
|
646
|
|
Resp.
inorganics
|
Pt
|
5.10E+04
|
3.93E+04
|
6.51E+03
|
840
|
4.27E+03
|
|
Climate
change
|
Pt
|
8.73E+03
|
5.80E+03
|
1.01E+03
|
415
|
1.50E+03
|
|
Radiation
|
Pt
|
0.678
|
x
|
x
|
X
|
0.678
|
|
Ozone layer
|
Pt
|
2.66
|
x
|
x
|
0.00948
|
2.65
|
|
Ecotoxicity
|
Pt
|
681
|
403
|
3.56
|
1.39
|
273
|
|
Acidification/ Eutrophication
|
Pt
|
3.38E+03
|
2.21E+03
|
633
|
68.6
|
474
|
|
Land use
|
Pt
|
3.35E+03
|
3.14E+03
|
x
|
4.46
|
201
|
|
Minerals
|
Pt
|
2.15E+05
|
2.15E+05
|
0.934
|
101
|
59.8
|
|
Fossil
fuels
|
Pt
|
1.34E+05
|
4.77E+04
|
7.17E+04
|
3.51E+03
|
1.06E+04
|
Si
evidenzia che il consumo delle materie prime è, come nell’approccio
Individualistico, in assoluto l’impatto maggiore. In questo caso risultano
importanti sia il consumo dei minerali, dovuto fondamentalmente all’estrazione
del piombo, sia il consumo di combustibili fossili, dovuto per il 54% alla
produzione della plastica, per il 36% alla produzione del piombo, per il 2%
alla produzione del ferro e per l’8% alla fase di smaltimento dei bossoli.
Altri impatti ambientali significativi sono, in ordine decrescente di importanza:
·
I danni causati alla respirazione da composti chimici
inorganici: dovuti principalmente alla produzione di piombo (77%) e
secondariamente alla produzione di plastica e allo smaltimento dei bossoli.
·
Gli impatti sul cambiamento climatico: dovuti principalmente
alla produzione di piombo (66%) e secondariamente alla produzione di plastica e
allo smaltimento dei bossoli.
·
L’acidificazione e eutrofizzazione degli ecosistemi:
dovuti principalmente alla produzione di piombo (65%) e secondariamente agli
altri processi in maniera più o meno equivalente.
·
Il consumo del territorio: dovuto quasi esclusivamente
all’estrazione del piombo.
Riunendo
tutte le diverse tipologie di impatto sotto un unico indice (single score) che permette di dare un
“punteggio” finale si ottiene la seguente tabella.
|
Damage category
|
Unit
|
Total
|
Lead I
|
PE P
|
Iron
|
smaltimento
|
|
Total
|
Pt
|
4.17E+05
|
3.13E+05
|
8.00E+04
|
5.03E+03
|
1.83E+04
|
|
Human Health
|
Pt
|
6.09E+04
|
4.52E+04
|
7.70E+03
|
1.34E+03
|
6.69E+03
|
|
Ecosystem Quality
|
Pt
|
7.41E+03
|
5.75E+03
|
637
|
74.4
|
948
|
|
Resources
|
Pt
|
3.48E+05
|
2.62E+05
|
7.17E+04
|
3.61E+03
|
1.07E+04
|
Il
Single Score totale è uguale a 4.17 105 Pt, dovuto a :
·
Consumo di risorse (83%)
·
Danni alla salute umana (15%)
·
Danni alla qualità degli ecosistemi (2%)
La
produzione del piombo delle cartucce è responsabile del 75% dell’impatto
ambientale, la produzione della plastica del 19%, lo smaltimento dei bossoli
del 4%, la produzione del ferro del 2%.
1.3 Approccio Egalitario
Il seguente grafico e
la successiva tabella riportano i risultati del calcolo dei diversi impatti.
|
Impact category
|
Unit
|
Total
|
Lead I
|
PE P
|
Iron
|
smaltimento
|
|
Total
|
Pt
|
3.52E+05
|
2.80E+05
|
4.74E+04
|
1.15E+04
|
1.29E+04
|
|
Carcinogens
|
Pt
|
264
|
13.3
|
44.1
|
6.05
|
201
|
|
Respiratory organics
|
Pt
|
636
|
9.87
|
87.7
|
57.5
|
481
|
|
Respiratory inorganics
|
Pt
|
3.81E+04
|
2.93E+04
|
4.87E+03
|
644
|
3.22E+03
|
|
Climate change
|
Pt
|
6.50E+03
|
4.32E+03
|
753
|
309
|
1.12E+03
|
|
Radiation
|
Pt
|
0.505
|
x
|
X
|
x
|
0.505
|
|
Ozone layer
|
Pt
|
1.98
|
x
|
X
|
0.00707
|
1.98
|
|
Ecotoxicity
|
Pt
|
1.13E+03
|
672
|
5.93
|
2.32
|
454
|
|
Acidification/ Eutrophication
|
Pt
|
5.64E+03
|
3.68E+03
|
1.06E+03
|
114
|
791
|
|
Land use
|
Pt
|
5.58E+03
|
5.23E+03
|
X
|
7.44
|
334
|
|
Minerals
|
Pt
|
2.02E+05
|
2.02E+05
|
0.879
|
94.8
|
56.3
|
|
Fossil fuels
|
Pt
|
9.16E+04
|
3.46E+04
|
4.05E+04
|
1.03E+04
|
6.22E+03
|
Si evidenzia che
l’impatto ambientale, calcolato con l’approccio Egalitario è molto simile a
quello calcolato con l’approccio Gerarchico.
Il consumo delle materie prime
è in assoluto l’impatto maggiore.
L’impatto dovuto al consumo dei
minerali è dovuto fondamentalmente all’estrazione del piombo mentre il consumo
di combustibili fossili è dovuto per il 44% alla produzione della plastica, per
il 38% alla produzione del piombo, per l’11% alla produzione del ferro e per
l’7% alla fase di smaltimento dei bossoli.
Altri impatti ambientali
significativi sono, in ordine decresente di importanza:
·
I danni causati alla respirazione da composti chimici
inorganici: dovuti principalmente alla produzione di piombo (77%) e
secondariamente alla produzione di plastica e allo smaltimento dei bossoli.
·
Gli impatti sul cambiamento climatico: dovuti
principalmente alla produzione di piombo (66%) e secondariamente alla
produzione di plastica e allo smaltimento dei bossoli.
·
L’acidificazione e eutrofizzazione degli ecosistemi:
dovuti principalmente alla produzione di piombo (65%) e secondariamente alla
produzione di plastica (19%).
·
Il consumo del territorio: dovuto quasi esclusivamente
all’estrazione del piombo.
Riunendo
tutte le diverse tipologie di impatto sotto un unico indice (single score).
|
Damage category
|
Unit
|
Total
|
Lead I
|
PE P
|
Iron
|
smaltimento
|
|
Total
|
Pt
|
3.52E+05
|
2.80E+05
|
4.74E+04
|
1.15E+04
|
1.29E+04
|
|
Human Health
|
Pt
|
4.55E+04
|
3.37E+04
|
5.76E+03
|
1.02E+03
|
5.02E+03
|
|
Ecosystem Quality
|
Pt
|
1.23E+04
|
9.58E+03
|
1.06E+03
|
124
|
1.58E+03
|
|
Resources
|
Pt
|
2.94E+05
|
2.37E+05
|
4.05E+04
|
1.04E+04
|
6.28E+03
|
Il
Single Score totale è uguale a 3.52 105 Pt, dovuto a :
·
Consumo di risorse (84%)
·
Danni alla salute umana (13%)
·
Danni alla qualità degli ecosistemi (3%)
La
produzione del piombo delle cartucce è responsabile del 80% dell’impatto
ambientale, la produzione della plastica del 13%, lo smaltimento dei bossoli
del 4%, la produzione del ferro del 3%.
4.4 Confronto con una discarica di rifiuti solidi
urbani
Dato
che il risultato finale di una LCA è un single
score, un « valore finale » dell’impatto ambientale, per
semplicità di spiegazione, i risultati ottenuti vengono confrontati con i
single score ottenuti analizzando l’impatto ambientale di una discarica di
rifiuti solidi urbani che funzioni a norma di legge.
Lo
scopo di questo confronto è esclusivamente quello di poter presentare, per una
divulgazione a un pubblico di non specialisti, l’impatto ambientale di un anno
di caccia con un impatto ambientale molto più conosciuto a livello sociale.
Per
quanto riguarda l’approccio Individualistico il confronto con una discarica ha
dato i seguenti risultati :
|
Impact category
|
Unit
|
discarica 600.000 ton
|
piombo_plastica_ferro
|
|
Total
|
Pt
|
8.12E+06
|
8.14E+06
|
|
Carcinogens
|
Pt
|
2.33E+05
|
393
|
|
Resp.
organics
|
Pt
|
1.19E+06
|
2.03E+03
|
|
Resp.
inorganics
|
Pt
|
1.58E+06
|
7.02E+04
|
|
Climate
change
|
Pt
|
2.84E+06
|
2.12E+04
|
|
Radiation
|
Pt
|
589
|
0.759
|
|
Ozone layer
|
Pt
|
4.26E+03
|
5.5
|
|
Ecotoxicity
|
Pt
|
3.92E+04
|
139
|
|
Acidification/
Eutrophication
|
Pt
|
3.49E+05
|
3.21E+03
|
|
Land use
|
Pt
|
1.48E+05
|
3.17E+03
|
|
Minerals
|
Pt
|
1.74E+06
|
8.04E+06
|
L’impatto
della caccia fornisce un single score
paragonabile allo smaltimento in discarica di 600.000 tonnellate di rifiuti
solidi urbani.
Per
quanto riguarda l’approccio Gerarchico o Egalitario il confronto con una
discarica ha dato i seguenti risultati :
|
Impact category
|
Unit
|
discarica 20.000 ton
|
piombo_plastica_ferro
|
|
Total
|
Pt
|
4.74E+05
|
4.17E+05
|
|
Carcinogens
|
Pt
|
6.96E+03
|
354
|
|
Resp.
organics
|
Pt
|
1.67E+04
|
854
|
|
Resp.
inorganics
|
Pt
|
1.11E+05
|
5.10E+04
|
|
Climate
change
|
Pt
|
3.88E+04
|
8.73E+03
|
|
Radiation
|
Pt
|
17.5
|
0.678
|
|
Ozone layer
|
Pt
|
68.6
|
2.66
|
|
Ecotoxicity
|
Pt
|
7.05E+03
|
681
|
|
Acidification/
Eutrophication
|
Pt
|
1.23E+04
|
3.38E+03
|
|
Land use
|
Pt
|
5.19E+03
|
3.35E+03
|
|
Minerals
|
Pt
|
1.55E+03
|
2.15E+05
|
|
Fossil fuels
|
Pt
|
2.75E+05
|
1.34E+05
|
L’impatto
della caccia fornisce un single score
paragonabile allo smaltimento in discarica di 20.000 tonnellate di rifiuti
solidi urbani.
5 CONCLUSIONI
L’approccio
scelto per questa valutazione di impatto ambientale si può schematizzare nella
formula “dalla culla alla tomba”,
ovvero la valutazione è stata effettuata tenendo conto dell’intero ciclo
di vita della cartuccia da caccia.
Ciascuno
di questi processi può dar luogo ad una varietà di emissioni che provocano
effetti differenti sull’ambiente.
Utilizzando
l’approccio Individualistico in cui vengono considerate solo le sostanze i cui
effetti dannosi, sul breve periodo (100 anni al massimo), sono dimostrati, si
evidenzia che il consumo delle materie prime, nello specifico il consumo dei
minerali di piombo, è in assoluto l’impatto maggiore. Altri impatti ambientali
significativi sono i danni causati alla respirazione da composti chimici
inorganici e gli impatti sul cambiamento climatico entrambi dovuti ai processi
di estrazione, trasporto e lavorazione del piombo.
Riunendo
tutte le diverse tipologie di impatto sotto un unico indice si ottiene un
impatto finale di 8.14 106 Pt che corrisponde all’impatto dovuto
allo smaltimento in discarica di 600.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani..
In
pratica, secondo questo approccio, un anno di caccia, secondo le ipotesi minime
effettuate, corrisponde all’impatto che si ottiene portando direttamente in
discarica i rifiuti prodotti da una grossa provincia come Brescia, Firenze o
Catania.
Utilizzando
l’approccio Gerarchico, oppure l’approccio Egalitario, si evidenzia che il
consumo delle materie prime è, come nell’approccio Individualistico, in
assoluto l’impatto maggiore. In questo caso risultano importanti sia il consumo
dei minerali, dovuto fondamentalmente all’estrazione del piombo, sia il consumo
di combustibili fossili, dovuto alla produzione della plastica, alla produzione
del piombo, alla produzione del ferro e alla fase di smaltimento dei bossoli.
Altri impatti ambientali significativi sono, in ordine decrescente di
importanza:
·
I danni causati alla respirazione da composti chimici
inorganici: dovuti principalmente alla produzione di piombo e secondariamente
alla produzione di plastica e allo smaltimento dei bossoli.
·
Gli impatti sul cambiamento climatico: dovuti
principalmente alla produzione di piombo e secondariamente alla produzione di
plastica e allo smaltimento dei bossoli.
·
L’acidificazione e eutrofizzazione degli ecosistemi:
dovuti principalmente alla produzione di piombo e secondariamente agli altri
processi in maniera più o meno equivalente.
·
Il consumo del territorio: dovuto quasi esclusivamente
all’estrazione del piombo.
Riunendo tutte le diverse
tipologie di impatto sotto un unico indice si ottiene un impatto finale di 4.17
105 Pt (approccio Gerarchico) oppure 3.52 105 Pt
(approccio Egalitario) che corrisponde all’impatto dovuto allo smaltimento in
discarica di 20.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani.
In pratica, secondo questi
approcci, un anno di caccia, secondo le ipotesi minime effettuate, corrisponde
all’impatto che si ottiene portando direttamente in discarica i rifiuti
prodotti da un comune come Rimini o Campobasso.
Come si può facilmente notare,
i risultati finali variano molto in funzione dell’approccio utilizzato e delle
ipotesi di partenza.
Per quanto riguarda l’approccio
iniziale, i risultati indicano che l’impatto ambientale corrisponde allo
smaltimento in discarica di tutti i rifiuti di un piccolo comune (nel caso
minimo) o di una grossa provincia (nel caso massimo).
In tutti i casi, si tratta di
impatti significativi considerando che sono stati calcolati con ipotesi di
partenza molto limitate.
Se cambiano le ipotesi di
partenza analizzando l’impatto dovuto a cacciatori che non vanno a caccia un
giorno solo, ma magari la domenica e un altro giorno, e non sparano un singolo
colpo ma ad esempio cinque, l’impatto aumenta drasticamente e proporzionalmente.
Anche considerando il caso di
impatto minore, i risultati sarebbero confrontabili con lo smaltimento in
discarica di tutti i rifiuti prodotti da una grossa provincia italiana senza
quelle metodiche di riutilizzo, recupero di materia e recupero energetico dai
rifiuti che sono obbligatori per legge (Decreto Ronchi).
Un impatto che verrebbe
considerato insostenibile dall’opinione pubblica.
Cambiando ancora scenario e
valutando l’impatto che si potrebbe avere seguendo i limiti legislativi ma
sfruttando tutte le giornate a disposizione della caccia, si ottengono valori
di impatto ambientale insostenibili.
In altre parole, la legge
permette un’attività venatoria che potrebbe, anche rimanendo nei limiti
imposti, creare un impatto ambientale annuale paragonabile allo smaltimento
diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti in un anno dalla regione a
maggior carico di rifiuti, la Lombardia, e al contemporaneo smaltimento nell’ambiente
di circa 500.000 batterie d’auto.
Entrambi gli impatti citati,
smaltimento diretto in discarica di rifiuti e smaltimento nell’ambiente delle
batterie d’auto sono vietati per legge.
In particolare la Legge
475/88 stabilisce che “E’ obbligatoria la raccolta e lo
smaltimento mediante riciclaggio delle batterie al piombo esauste” mentre la
diffusione diretta del piombo nei boschi a causa della caccia è ammessa e
finanziata a livello statale.
Anche senza considerare gli
effetti dovuti al saturnismo e all’uccisione diretta di esseri umani, impatti
definibili “danni collaterali” della caccia, l’impatto ambientale permesso
dall’attuale normativa è assolutamente insostenibile.
Anche il caso di minore impatto
calcolato corrisponde comunque a un impatto che, se riferito ad esempio allo
smaltimento dei rifiuti, sia l’opinione pubblica in generale, sia alcune
associazioni ambientaliste attualmente a favore della caccia, definirebbero non
accettabile in rapporto al numero dei cacciatori e a un hobby che viene
effettuato nel nostro territorio, nei nostri parchi, nei nostri cortili.