BILANCIO DELLA STAGIONE  VENATORIA 2001-2002

 

 

EURISPES:

 

10 MORTI/MESE PER INCIDENTI;

MENO 46% DI DOPPIETTE IN 12 ANNI;

IN TOSCANA IL MAGGIOR NUMERO DI CACCIATORI

(ANSA) - ROMA, 16 SET - Non solo uccelli ed altri animali cadono sotto i colpi delle doppiette, ma anche gli stessi cacciatori o sfortunati escursionisti, vittime di frequenti incidenti. Nella stagione di caccia 2001/2002 sono morte cosi' 47 persone, una media di quasi 10 al mese. Si contano inoltre una cinquantina di feriti ed un invalido permanente. Il dato e' contenuto in un dossier dell'Eurispes, pubblicato all'indomani dell'apertura ufficiale della nuova stagione venatoria.
La ricerca, dal titolo ''Il cacciatore tra predazione e ambientalismo'', rileva anche una continua diminuzione del numero delle doppiette in Italia. Negli ultimi 12 anni sono calate del 46%, fino a raggiungere l'attuale cifra di poco più di 800.000 unita'. Il trend in calo e' in linea con quanto registrato negli altri Paesi europei, rileva il rapporto. Per numero di cacciatori l'Italia e' comunque al terzo posto nell'Ue, preceduta da Spagna (1 milione) e Francia (1,5 milioni). La Toscana e' la regione con il più alto numero di cacciatori (14,6% del totale nazionale), seguita dalla Lombardia (12%). La Liguria e' invece la regione più ''affollata'' dal punto di vista venatorio, con 151,9 cacciatori per 1.000 ettari di superficie.
Nonostante la flessione dei praticanti, l'indagine registra tuttavia un aumento della produzione totale di armi comuni e da caccia, salita a 725.701 unita', ben al di sopra degli ultimi anni (644.645 nel 2000, 580.949 nel 1999, 464.836 nel 1998). L' Eurispes segnala poi un aumento dei reati agroforestali ed ambientali e delle sanzioni. Nel giro di 3 anni le sanzioni amministrative relative a questo tipo di reati sono più che triplicate, passando dagli 11 milioni di euro del 1999 ad oltre 37 milioni nel 2001. Gli illeciti amministrativi, nello stesso periodo, sono passati da 28.255 a 36.157 (+22%). (ANSA).

16-SET-02 11:31 NNNN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STAGIONE VENATORIA  2002 - 2003

 

 

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LAC
18 agosto 2002

EMILIA-ROMAGNA – PALLETTONI ENTRANO DALLA FINESTRA

 

Poche sere fa, intorno alle 22,30, una pioggia di proiettili si è conficcata nella parete di una stanza di un'abitazione dopo aver bucato vetri, tapparelle e zanzariera a Riola di Vergato, località sulla Porrettana in provincia di Bologna. È stato accertato che si è trattato di pallettoni, probabilmente usati da cacciatori nel bosco che si trova a non grande distanza dalla casa, per caccia agli ungulati (i pallettoni nella caccia degli ungulati sono vietati). La Provincia si è affrettata a smentire che possa trattarsi di selecontrollori, quindi afferma che debba trattarsi di cacciatori di frodo. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Vergato. Le due villeggianti, affittuarie dell'appartamento danneggiato, fortunatamente in quel momento si trovavano in un'altra stanza, tuttavia hanno abbandonato la casa per sicurezza. L'apertura anticipata della caccia al cervo al 10 agosto ha reso possibile un’attività venatoria particolarmente pericolosa per i turisti, e quindi particolarmente odiosa, tenuto conto che l'unica giustificazione è quella di impadronirsi dei costosi trofei

(LAC, Sezione Emilia/Romagna).

 

2

18/08/2002

IL COMPAGNO MIRAVA A TRE CINGHIALI DURANTE UNA BATTUTA DI FRODO
Ferito dall´amico: è grave
Operato due volte dopo l´incidente di caccia
BIELLA

 

Restano gravi, anche se in leggero miglioramento, le condizioni di Franco C., 61 anni, il cacciatore di Zubiena ferito dall'amico e compagno di caccia, D. M., 58 anni, di Occhieppo Inferiore, domenica sera a Zubiena, nel corso di una battuta notturna al cinghiale. L'uomo, ricoverato alle Molinette in prognosi riservata, è già stato operato due volte per la rimozione della pallottola. Il colpo, insieme ad altri due, era partito dalla carabina automatica calibro 12 imbracciata dall'occhieppese, convinto di centrare almeno uno dei tre porcastri che, lungo un piccolo corso d'acqua, si stavano dirigendo verso un campo di granoturco. Uno dei proiettili ha centrato alla spalla Franco C. Secondo la versione dello sparatore, l'incidente sarebbe stato causato dell'imprudente spostamento del ferito dalla posizione stabilita prima dell'appostamento. Le indagini della polizia dovrebbero comunque chiarire anche questo particolare. Resta comunque il fatto che la battuta era di frodo, perché non era stata concordata con la Provincia. Dopo l’incidente, l'occhieppese ha organizzato i soccorsi facendo intervenire i familiari suoi e del ferito, che è poi stato portato al Pronto soccorso dell’ospedale di Biella. Gli stessi amici hanno nascosto alla polizia i particolari della vicenda, chiariti dagli uomini della squadra mobile dopo quasi sette ore di indagini e di interrogatori. I due fucili sono stati sequestrati, e un'altra mezza dozzina di armi è stata trattenuta in Questura per alcune verifiche. Franco C. era uno dei cacciatori abilitati a cacciare gli ungulati sui propri terreni, nel quadro del piano di controllo del numero dei porcastri. «Ma per essere in regola - spiegano in Provincia - avrebbe dovuto comunicare la battuta almeno al capo della guardie venatorie. Ciò che non è accaduto».

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Biella/art3.htm

 

3

01/09/2002

Leonforte
Cacciatore cade, batte la testa e muore

 

Si tratta di Nicolò Bannò, 72 anni, di Sangiorgio, frazione di Assoro (En), che, insieme al figlio ed al genero, stava percorrendo un sentiero lungo una scarpata.
La stagione venatoria si apre in Sicilia nel peggiore dei modi. Un cacciatore, infatti, è morto oggi in contrada «Perciata», in territorio di Leonforte (En). Si tratta di Nicolò Bannò, 72 anni, di Sangiorgio, frazione di Assoro (En), che, insieme al figlio ed al genero, stava percorrendo un sentiero lungo una scarpata. Improvvisamente, l'anziano cacciatore ha messo un piede in fallo ed è caduto nella scarpata, ha battuto la testa su una pietra ed è morto sul corpo. Il corpo è stato trasportato all'obitorio del cimitero di Leonforte dove domani sarà probabilmente effettuata l'autopsia.Poche doppiette, molte polemiche

Un morto in Sicilia nel giorno d'apertura della caccia

www.gds.it/read_last_hs.asp?id=8500

 

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1/9/2002

Cacciatore colpito per errore


ROCCASTRADA. Incidente di caccia nel giorno di apertura, proprio nelle prime ore di ieri. Roberto Vegni, 36 anni, abitante nel territorio di Roccastrada, è stato colpito da un colpo di fucile nei pressi di Montelattaia. Un colpo parato accidentalmente, secondo i primi accertamenti dei carabinieri di Ribolla, da una persona che ieri era in fase di identificazione. L'incidente è avvenuto intorno alle 5, quando ancora non c'era luce piena. Probabilmente, secondo la ricostruzione ritenuta al momento più attendibile dall'Arma, Vegni è stato scambiato per un animale: qualcuno avrebbe visto muoversi del fogliame e avrebbe sparato in quella direzione convinto di aver mirato a un uccello. Vegni non si è comunque perso d'animo: ha chiamato egli stesso un amico con il telefono cellulare e ha chiesto aiuto. È arrivata l'ambulanza che ha portato il cacciatore all'ospedale della Misercordia di Grosseto, dove è stato subito sottoposto a un intervento chirurgico al basso ventre per la rimozione del frammento. Non è in pericolo di vita. I carabinieri si sono comunque riservati la definizione completa della dinamica dell'episodio e delle responsabilità. Testimonianze e una seppur sommaria ricostruzione balistica serviranno a dare il quadro definitivo di questo primo incidente della stagione venatoria 2002.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_02/grosseto/cronaca/lg104.htm

 

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1/9/2002

Incidente di caccia in Sila: impallinato cinquantenne


Incidente di caccia a Bocca di Piazza, in Sila. Il cinquantenne Francesco Belsito, di Donnici, è rimasto ferito ad una spalla. Lo hanno soccorso delle persone che si trovavano in zona e che lo hanno accompagnato presso un albergo da dove è stato trasferito all'“Annunziata” con l'eliambulanza del “118”. L'uomo è stato ricoverato in Ortopedia con una prognosi di trenta giorni...

www.gazzettadelsud.it/edizioni/cosenza/edz-cs.asp?ART=018

 

 

 

 

 

 

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2/9/2002

Non era un cinghiale, uccide l'amico durante battuta caccia. La tragedia sulle colline del Materano in Basilicata


MATERA, 4 SET - Credeva di sparare ad un cinghiale ma col fucile ha colpito l'amico che si muoveva tra le frasche uccidendolo. E' accaduto in localita' Bernalda. La vittima e' il 27 enne Antonio Scasciamacchia. L'amico ha cercato di soccorrerlo, ma e' stato inutile perche' il 27enne e' morto all'istante. La persona che ha sparato - in stato di shock - e' stata interrogata dal pubblico ministero del Tribunale di Matera Maria Cristina Gargiulo ed e' indagata per omicidio colposo.

copyright @ 2002 ANSA


 

PENNA SAN GIOVANNI (Macerata) - Un cacciatore di 49 anni è stato ucciso per errore dal fratello durante una battuta di caccia in un bosco del maceratese, finita in tragedia. Franco Morbidelli, originario di San Ginesio, autista di una società di trasporto pubblico, sposato e padre di due figli di 16 e 8 anni, ieri mattina presto era uscito a caccia insieme al fratello, Giovanni, 51 anni, in una zona al confine fra la provincia di Macerata e quella di Ascoli Piceno. Franco Morbidelli e il fratello Giovanni, come lui autista, erano andati a caccia insieme da soli, senza altri amici, come facevano spesso. Giunti nel bosco si erano separati per fare la posta alla selvaggina in luoghi diversi. A un certo punto Giovanni ha creduto di sentire un volatile muoversi dietro un cespuglio e ha fatto fuoco: un colpo del suo fucile automatico, regolarmente detenuto, ha invece centrato il fratello Franco al volto.

Un bambino di 8 anni è rimasto gravemente ferito in un incidente di caccia avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri a Monreale, a una decina di chilometri da Palermo. Il bambino si trovava assieme ad alcuni familiari nel giardino di una villetta quando è stato raggiunto al volto da una rosa di pallini. La fucilata sarebbe stata esplosa accidentalmente da un anziano cacciatore che stava effettuando una battuta nelle campagne del Monrealese e che ha prestato i primi soccorsi.

www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW8b/048beaab84c05e16c1256c2e002923f0?Open

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7/9/2002

Incidente di caccia in Sicilia: l'arma era dello zio del bimbo, operato d'urgenza.
Gli scivola il fucile, feriti nonno e nipote

 

MONREALE. E' stata chiarita in nottata la dinamica dell'incidente di caccia che, sabato pomeriggio nelle campagne del Monrealese, si è conclusa con il ferimento di un bambino di 10 anni, Vincenzo Capizzi, e
del nonno Francesco D'Alcamo di 65 anni. A colpire accidentalmente nonno e nipote sarebbe stato lo zio del bambino, Giuseppe Madonia. I tre erano assieme per una battuta di caccia. Ad un certo punto Madonia sarebbe scivolato e avrebbe perso il fucile dal quale è partita involontariamente una rosa di pallini che ha raggiunto dapprima D'Alcamo e successivamente lo stesso Vincenzo Capizzi. A soccorrere nonno e nipote è stato lo stesso cacciatore, che ha trasportato i due all'ospedale. L'uomo, interrogato in nottata dai carabinieri, dopo avere chiarito la dinamica dell'incidente, ha lasciato la caserma. D'Alcamo è stato dimesso a tarda sera (per lui prognosi di 10 giorni). Il piccolo Vincenzo, invece, è stato trasferito all'ospedale “Civico” dove è stato sottoposto ad intervento chirurgico per la rimozione dei pallini dal volto e dal basso ventre. Il piombo non ha leso organi vitali.


Guarirà in un mese il bambino colpito al volto da un rosa di pallini


PALERMO – Guarirà in trenta giorni il piccolo Vincenzo Capizzi, nove anni, rimasto ferito al volto ed all'addome, sabato pomeriggio, nelle campagne di Pioppo, fra la cittadina Normanna di Monreale e la borgata di Giacalone, nella Conca D'Oro sopra Palermo. Il bambino era stato raggiunto da una rosa di pallini da caccia esplosa in circostanze che nell'immediatezza del fatto erano apparse poco chiare. Adesso i carabinieri hanno ricostruito l'accaduto. Vincenzo si trovava con il nonno, Francesco D'Alcamo, 65 anni, e con lo zio Giuseppe Madonia, 61, a pochi passi dalla casa di campagna della famiglia. Zio e nonno si accingevano a inoltrarsi nel bosco, portando con se il bambino. L'intenzione dei due anziani, secondo quanto dichiarato ai carabinieri, non era quella di effettuare una vera e propria battuta di caccia, ma semplicemente una passeggiata a scopo dimostrativo per Vincenzo; ma, affrontando una salita, a Giuseppe Madonia scivolava di spalla il fucile. L'arma, cadendo, lasciava partire un colpo che feriva il bambino al volto ed all'addome, ed il nonno ad un braccio. Era lo stesso Madonia a soccorrere i due congiunti e trasportarli al pronto Soccorso dell'Ospedale Ingrassia dove Francesco D'Alcamo veniva medicato e dimesso, il bambino, invece, trasferito all'Ospedale Civico dove, nel corso della notte, subiva un intervento per l'asportazione dei pallini. Nessun pericolo di vita per lui. I medici sperano di riuscire ad evitare anche i danni permanenti al volto che si erano temuti nella serata dell'altro ieri in modo che l'incidente possa restare solo un brutto ricordo. Antonio Maria Casarubea

www.lasicilia.it/giornale/0909/cronache_siciliane/si01/01.htm

 

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11/9/2002

San Paolo d'argon. L'incidente lungo un pendio in località Casotto. Mauro Barcella, 68 anni, lascia moglie e tre figli. Domani i funerali Auto ribaltata, cacciatore muore vicino al capanno. Stava trasportando gli uccelli da richiamo per prepararsi all'avvio della stagione venatoria
 

San Paolo d'Argon Da anni la caccia era la sua passione. In particolare da quando era pensionato e disponeva di più tempo libero. Al suo capanno, in località Casotto, sul monte d'Argon, andava ormai ogni
mattina. Così aveva fatto anche ieri. Sulla strada sterrata che sale al capanno, percorsa chissà quante volte, ieri Mauro Barcella (conosciuto da tutti come Giacomo), 68 anni, di San Paolo d'Argon, è morto. Era al volante di una Panda, quando, in un tratto in forte pendenza, l'auto ha urtato il pendio della montagna ribaltandosi. Il pensionato di San Paolo d'Argon è rimasto incastrato nell'abitacolo della vettura e probabilmente è morto sul colpo per le ferite al capo. Ma non è escluso che all'origine dell'incidente possa esserci un malore. La disgrazia è accaduta a poche centinaia di metri dal capanno del cacciatore, a circa due chilometri dall'inizio di via Madonna d'Argon, la strada che dal capoluogo sale fino al versante opposto della collina. Mauro Barcella utilizzava la Panda appositamente per percorrere quella strada particolarmente pericolosa: per qualche centinaio di metri è asfaltata, poi una sbarra blocca il passaggio ai veicoli non
autorizzati. Il pensionato, avendo un capanno sul monte, disponeva però delle chiavi per poter transitare. La via si inerpica poi stretta, piena di buche e in pendenza. «Giacomo aveva però riempito le buche con calcestruzzo e altro materiale – ricorda uno dei suoi amici – e la strada non sembrava più così pericolosa». Il cacciatore sull'auto, aveva caricato tre gabbie con gli uccelli da richiamo: sabato inizia la caccia e Mauro Barcella, esperto capannista da anni, si stava preparando all'avvio della stagione venatoria. Mancavano pochi metri per arrivare al capanno quando è accaduto l'incidente. La Panda, dopo l'urto contro la montagna, si è ribaltata lasciando incastrato nell'abitacolo il pensionato. È stato un altro cacciatore di passaggio a dare l'allarme, verso le 10. Ha visto l'auto capovolta e ha chiamato il 118. Sul posto sono intervenuti una pattuglia della polizia intercomunale dei colli. Gli agenti hanno raggiunto il luogo dell'incidente con una jeep mentre i vigili del fuoco di Bergamo, anche loro sul posto con una camionetta, hanno provveduto a estrarre il corpo del pensionato dall'auto. Da un elicottero inviato dal 118 è stato invece calato un medico che ha constatato il decesso del cacciatore. Nel frattempo, all'imbocco di via Madonna d'Argon, diffusasi la notizia della disgrazia, erano arrivati parenti e amici del pensionato. Anche il sindaco Angelo Pecis ha raggiunto la zona del campo parrocchiale per avere notizie di quanto successo. Verso mezzogiorno la salma di Mauro Barcella è stata trasportata con il furgone delle pompe funebri fino a casa. Il pensionato, originario di Torre de' Roveri, abitava in via dei Cluniacensi. Dopo aver lavorato come autista in una ditta di calcestruzzi di Seriate, da una quindicina d'anni era in pensione. La sua passione era la caccia. Passione che aveva trasferito al figlio Gabriele, che era titolare del capanno al Casotto. Mauro Barcella era iscritto alla sezione Federcaccia di San Paolo d'Argon. «Era uno dei soci più impegnati nell'associazione – ricorda li presidente del sodalizio venatorio Bruno Mascheretti – sempre presente agli incontri e ai momenti conviviali. Tante volte io passavo sotto il suo capanno e allora scambiavamo qualche battuta. Era una persona di spirito, aveva sempre il sorriso sulle labbra». Il pensionato era anche attivo frequentatore del Centro anziani comunale di via Rimembranze. «L'ultima volta che l'abbiamo visto qui con noi a giocare a carte – ricorda il responsabile del gruppo Gian Salvatore Facagni – è stato domenica pomeriggio. Era proprio una brava persona, disponibile e di compagnia. Ci mancherà». Mauro Barcella lascia nel dolore la moglie Maria Pia Allieri e i tre figli: Gabriele, Paolo e Antonella. I funerali saranno celebrati domani alle 16 partendo dall'abitazione di via dei Cluniacensi verso la parrocchiale.
GiovanniGhisalberti
www.eco.bg.it/eco/ec12/Provincia/PRO1/a.asp

 

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15/9/2002

TRAGEDIA NELLA PRIMA GIORNATA VENATORIA 
Un colpo di fucile uccide cacciatore
ARMENO

 

Tragico incidente di caccia nei boschi di Sovazza di Armeno, piccola frazione collinare del Lago d’Orta. Un giovane di 32 anni, Enrico Lilla, padre di due figli, è stato colpito da un colpo di fucile, all’altezza del cuore. L´episodio è ancora tutto da chiarire, al vaglio dei carabinieri di Orta. Tutto è accaduto verso le 18 di ieri pomeriggio. Nel primo giorno dell’apertura della caccia, il giovane e un suo amico avevano organizzato una battuta nei boschi di Sovazza. Verso le 17,30 i due sono entrati nella boscaglia per cacciare, probabilmente i cinghiali. Ma mezz’ora dopo è avvenuta la tragedia. Per cause ancora da accertare, è partita una fucilata che ha raggiunto Enrico Lilla al torace. L´uomo è crollato al suolo fulminato. L´amico ha immediatamente telefonato al 118, che dalla base di Borgosesia ha inviato sul posto un elicottero. I soccorsi però si sono rivelati inutili. L´uomo, colpito al cuore, era già deceduto. La notizia del tragico incidente si è rapidamente diffusa ad Armeno e nei centri del Cusio destando profonda impressione. Enrico Lilla era operaio in una fabbrica di San Maurizio d´Opaglio. Viveva in via Coniugi Torti 11 con la moglie e i due figli di6 e 5 anni. c. m.

 

IL COLPO FATALE E´ PARTITO DAL FUCILE DELL´AMICO NEI BOSCHI DICOIROMONTE LE INDAGINI DEI CARABINIERI

La battuta al cinghiale finisce in tragedia Vittima un operaio di Armeno sposato e padre di due bambini ARMENO Avrebbe dovuto essere un giorno di festa. Invece la battuta di caccia di

due amici si è trasformata in tragedia ed oggi due paesi, Armeno e San Maurizio d´Opaglio, sono in lutto. A perdere la vita domenica pomeriggio, poco prima delle 16, è stato Enrico Lilla, 32 anni, sposato con Chiara Gabrielli e papà di due bambini, residente a Sovazza, frazione di Armeno. Il colpo di fucile che lo ha ucciso è partito, dall´arma di un suo amico fraterno, N.T. di San Maurizio d´Opaglio. I due sono anche colleghi di lavoro, operai presso la Giacomini. Una giornata di festa la battuta al cinghiale. I due avevano già ucciso un cinghiale ed a mezzogiorno erano rientrati a Sovazza a pranzo a casa di Enrico. «Non ci credo, non riesco ancora a pensare che Enrico sia morto - dice, stravolta dal dolore e con grande dignità la moglie Chiara - abbiamo pranzato insieme con i bambini; poi sono andati al circolo a bere il caffè e sono ripartiti». Hanno lasciato la macchina a

Coiromonte, poi i due cacciatori si sono diretti in basso, verso il Ronchet. Cosa sia successo forse non si saprà mai anche se i carabinieri della stazione di Orta cercano di ricostruire l´accaduto in ogni dettaglio. Da Borgosesia si è alzata in volo l´eliambulanza del 118, ma per lo sfortunato ragazzo ormai non c´era più nulla da fare. Adesso N.T. è disperato, sotto choc.E´ stato ricoverato in ospedale: non riesce a capacitarsi per quanto è successo, ripercorre come in un maledetto film

l´accaduto senza riuscire a dare un senso al drammatico attimo finale. I due erano provetti cacciatori ed il Lilla era anche presidente di un´associazione locale di caccia. I funerali dovrebbero svolgersi mercoledì pomeriggio a Sovazza. La salma è infatti ancora a disposizione

dell´autorità giudiziaria. Si attende il nullaosta a conclusione degli accertamenti di rito.

Vincenzo Amato

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Alessandria/art6.htm

 

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15/9/2002

PIADENA. LA VITTIMA È IL 63ENNE REMO BELLINI. MALORE FATALE DURANTE LA
BATTUTA DI CACCIA

Spara al fagiano e muore d’infarto di Andrea Costa PIADENA — Un malore improvviso è stato fatale a Remo Bellini, 63enne residente a San Paolo Ripa d’Oglio, appassionato cacciatore. Ieri mattina, alle 8.05, mentre era a caccia — primo giorno di apertura della stagione venatoria — insieme ad un amico, è stramazzato al suolo, rendendo vani i tentativi di soccorso portati dal 118 di Cremona e da quello di Mantova. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Piadena e Casalmaggiore. Bellini, molto conosciuto nel territorio casalasco e piadenese, lascia la moglie, Chantal di origine belga, e due figli, Edi e Andrea, entrambi sposati e residenti a Torre de’ Picenardi. Secondo il racconto dell’amico che si trovava a caccia con lui, Bellini avrebbe esploso tre colpi col proprio fucile e colpito un fagiano. Proprio per recuperare la preda appena abbattuta, il 63enne avrebbe accelerato il passo, compiendo uno sforzo improvviso e forse eccessivo: da qui il malore che lo ha fatto accasciare a terra e ne ha causato la morte. Tra l’altro, secondo la testimonianza di alcuni conoscenti, proprio alcuni giorni fa Bellini aveva effettuato, senza riuscire a portarla a termine, la prova sotto sforzo prescritta da un medico. La salma è stata trasportata presso il nosocomio di Vicomoscano, anche se è già stata accertata la morte per cause naturali. La tragedia

si è consumata nei campi piadenesi, vicino al mulino di Vho. In via Laghetto a San Paolo Ripa d’Oglio, dove risiedeva Bellini, i vicini lo ricordano con affetto, grande appassionato di caccia, hobby che aveva iniziato a praticare fin da giovanissima età, «quando ancora doveva firmare suo padre per lui», raccontano. Il sessantreenne attualmente era pensionato, ma in precedenza aveva lavorato per una quindicina d’anni presso il pastificio Nosari, e successivamente aveva svolto la professione di conducente di autobotti.

www.laprovinciadicremona.it/index.asp?id=26127&sezione=CASALASCO&edizione=20020916

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15/9/2002

STRONCATO DA UN INFARTO MENTRE VA A CACCIA


Era uscito di casa all'alba per una battuta di caccia con gli amici. E' morto, un'ora più tardi, stroncato probabilmente da un infarto. E' stato il figlio, ieri mattina, a rinvenire il corpo senza vita di Renzo Tassoni, 72 anni, di Ca' de' Fabbri. Un uomo che in paese conoscevano e stimavano tutti. La caccia, da sempre, era la sua più grande passione. Doppietta a tracolla, il cacciatore stava 'puntando' la selvaggina, nella campagna fra la zona industriale di Ca' de' Fabbri e Minerbio.

Assieme a lui, in una riserva non lontana da casa, c'erano il figlio e alcuni amici.

Verso le 6.30 il gruppo s'era diviso per postazioni.Ma poco dopo gli amici, vedendo che Tassoni tardava a rientrare, si sono preoccupati e hanno dato l'allarme. Così, il figlio ha fatto la triste scoperta. Sul posto, oltre all'ambulanza, sono arrivati i carabinieri di Minerbio e del nucleo operativo di Molinella. Ed è scoppiato un piccolo giallo. Di fianco all'uomo, infatti, c'erano tracce di sangue. Per questo inizialmente s'era pensato a un incidente. Ma è bastato poco per capire che a uccidere il cacciatore era stato un malore e che il sangue era quello di una ferita determinata dalla
caduta a terra a seguito dell'infarto improvviso.

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/20:3682704:/2002/09/16

 

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15/9/2002

DIFFICILI I SOCCORSI

Impallinato da una fucilata nelle campagne di Terrazzano POMARANCE. La chiamata al 118 di Pisa è arrivata intorno alle 9 di ieri mattina. Segnalava un ferito nella zona di Serrazzano, nel comune di Pomarance. L'operatore ha girato la richiesta di soccorso alla Misericordia di Castelnuovo Valdicecina: «Un uomo è rimasto colpito da una fucilata durante una battuta di caccia». Medico e volontari sono subito partiti per recuperare il ferito.

Giuliano Cinci, 50 anni, operaio addetto alla manutenzione delle strade, abitante in via Castello a Serrazzano, si trovava in un luogo impervio. Poco prima, durante una battuta di caccia, era stato «impallinato». La dinamica dell'episodio è ancora in fase d'accertamento.

Per raggiungere il luogo dov'era il ferito, il personale della Misericordia ha dovuto percorrere una strada sterrata, poi proseguire a piedi. Quando medico e volontari sono arrivati sul posto, Cinci aveva perso sangue, ma era cosciente. Secondo un primo esame, un pallino lo aveva colpito al torace, un altro a un fianco e altri a un gluteo. L'uomo è stato trasportato fino all'ambulanza, caricato e trasferito all'ospedale di Volterra. Da qui i medici, dopo i primi accertamenti, lo hanno trasferito all'ospedale di Pisa per esami più approfonditi. Quanto alla dinamica dell'incidente, è tutto al vaglio dei carabinieri di Monteverdi che sono intervenuti per le indagini del caso e per

accertare eventuali responsabilità. Secondo una prima ricostruzione, il colpo che ha ferito Cinci è partito per cause accidentali dal fucile di un altro cacciatore, il quale è stato segnalato dai carabinieri alla magistratura per lesioni.

...

Cacciatore ferito a Pomarance

Apertura nel segno di multe per spari a specie protette  PONTEDERA. Apertura di caccia tranquilla in Toscana, anche se nella zona di Pomarance si registra un cacciatore impallinato, e anche a livello nazionale non sembrano esserci stati particolari problemi, sia dal punto

di vista degli incidenti che delle contestazioni. Come detto c'è stato anche un incidente: un cacciatore di 50 anni è rimasto impallinato da un colpo partito dal fucile di un compagno di

battuta. L'incidente è accaduto ieri mattina a Serrazzano nel comune di Pomarance. Il ferito è Giuliano Cinci, 50 anni, operaio addetto alla manutenzione delle strade, residente a Serrazzano. L'uomo, rimasto cosciente, è stato soccorso da un medico e dai volontari della

Misericordia di Castelnuovo Valdicecina, quindi è stato trasportato all'ospedale di Volterra. Qui i medici, dopo i primi accertamenti, ne hanno disposto il trasferimento all'ospedale di Pisa per esami più approfonditi. Secondo un primo esame, Cinci è stato colpito da un pallino al torace, da un altro a un fianco e da altri ancora a un gluteo. Il cacciatore dal cui fucile è partito il colpo è stato

segnalato alla procura. Da segnalare anche che, nella provincia di Livorno, ci sono stati

diversi cacciatori che sono stati pizzicati dalle guardie della Gav e dalla polizia provinciale mentre sparavano senza mantenere la giusta distanza dalle case, o, peggio ancora, mentre tiravano a specie

protette. In particolare, se i primi si sono visti comminare una sanzione amministrativa da 208 euro, per i secondi è scattata la denuncia penale oltre al sequestro del fucile e della selvaggina. In

particolare la maggior parte di questi casi ha riguardato l'uccisione di tortore del collare, mentre un rarissimo esemplare di «Re di Quaglie» è stato trovato ferito e, dopo il sequestro, portato al centro Lipu di Livorno per essere curato.

Sul fronte degli ambientalisti si segnalano le iniziative lanciate a livello nazionale dal Wwf che chiede il ritiro del Ddl che consentirebbero alle Regioni di far aprire la caccia fuori dai tempi e modi della legge nazionale. Ancor più drastica l'iniziativa della Lav, Lega antivivisezione, che chiede di abolire l'attività venatoria.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_16/cecina/cronaca/lr104.htm

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15/9/2002

SPARI DAI CAPANNI VICINI ALLA PISTA. CICLISTI SPAVENTATI: «LE PALLOTTOLE FISCHIAVANO SOPRA LA TESTA»

 

Storo, battuta di caccia sulla ciclabile  STORO-BAITONI - «Per un momento mi sono chiesto se fossi in Afghanistan o in Cecenia. Ho preso davvero paura, perché mi fischiavano le pallottole sopra la testa». Commenta così, con il tono indeciso fra lo stupore e lo spavento, il nostro lettore l´esperienza vissuta ieri mattina. «Avevo deciso di fare un giretto sulla pista ciclabile nei

dintorni di Storo, giusto per disintossicarmi dal lavoro della settimana. Stavo percorrendo la pista ciclabile, nel tratto che dal Ponte dei Tedeschi (sulla strada che dalla Statale del Caffaro, fra

Lodrone e Ponte Caffaro, conduce alla Provinciale fra Baitoni e Storo) porta verso il lago d´Idro, quando all´improvviso dai capanni che sono collocati ad una ventina di metri di distanza dalla pista sono partiti ripetuti colpi di fucile di cacciatori che intendevano prendere degli uccelli». Probabilmentembrotte e responsabili dei sindacati agricoli, questo sì. Il motivo risiedeva nella difficile convivenza fra le doppiette ed il grano. Poi, un protocollo d´intesa stabilì che i cacciatori possono sparare nei campi solo dopo che i contadini hanno raccolto tutto il grano. Hai visto mai che ora diventi necessario firmare un accordo pure con gli appassionati del pedale?

www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=225076

 

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15/9/2002

 

Pietrabruna, fraz. Boscomare (IM), scambiato per fagiano è ferito al collo, al braccio, alla spalla.

A.D. cacciatore    

Secolo XIX, pag. Imperia-Sanremo pag. 14 del 16/9/2002.

 

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15/9/2002

 

Via Pico della Mirandola, Roma ferita al collo G.M. donna di 66 anni con fucile ad aria compressa usato per sparare a cani, gatti, uccelli. 

LAC News.

 

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15/9/2002

CROAZIA – CACCIATORE ITALIANO CONFONDE AEROMODELLO CON UCCELLO

 

«Come mira bisogna lasciarlo stare. E come occhio clinico, cioè come capacità di discernimento del tipo specifico di selvaggina, volatili in particolare, cui destinare il piombo, è proprio uno strazio». Così dicono gli amici del bar, venuti a conoscenza della «sciagura venatoria in cui è rimasto vittima in terra straniera Remigio, noto artigiano, ma anche implacabile doppietta», accompagnato in Jugoslavia dal suo cane, un bracco di consistenti dimensioni. Dopo essersi regolarmente prenotato, il cacciatore si è recato in quella terra, non nuova per lui, per una battuta definita di allenamento. Peccato per il carniere, che ha reso amara questa spedizione. È andata così: mentre Remigio si trovava nella boscaglia, agghindato come si deve, gli è passato davanti al mirino un volatile di stranissima fattura. «Sarà un uccello tipicamente croato - disse fra sé e sé l'uomo - comunque adesso lo tiriamo giù così vediamo di che specie è». Sparò e l'uccello, emettendo un suono metallico, stramazzò al suolo, e il fedele segugio, che sa distinguere la selvaggina tanto come il suo padrone lo riportò a Remigio seguito a breve distanza da un codazzo di slavi furiosi. Così, in pochi secondi il nostro cacciatore si è trovato circondato da una turba minacciosa e con in mano un groviglio metallico che altri non erano che i resti di un notevole (quasi un elicottero) aeromodello librato nell'aria da alcuni amatori di questo sport, per cui, a un certo punto, è stato costretto a spiegare l'equivoco. Siccome Remigio della lingua jugoslava conosce soltanto la parola Tito, l'impresa non gli era proprio possibile. Per questo motivo, si è visto, dopo non poche peripezie e con modi piuttosto bruschi, rispedito a casa quale ospite (per non dire turista) indesiderato, con preghiera di non mettere più piede sul suolo croato per almeno 25 anni. Altrimenti
sarebbe stato trattato alla stregua di un invasore. In pratica, avrebbe subito la stessa sorte dell'aeromodello. È in considerazione in questo spiacevole episodio che in tutti gli aeroporti compreso il «Verdi» di Parma saranno esposti cartelli in cui si avverte che la caccia oltre i patrii confini è vietata ai cacciatori d'allevamento. In Oltretorrente, si vendicano sulla povera doppietta, affibbiando al buon Remigio il nomignolo di “Contraerea”

www.gazzettadiparma.it

 

 

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15/9/2002

DOMENICA E´ STATA SFIORATA LA TRAGEDIA NEI BOSCHI DELLA VAL TANARO

Parte un colpo e ferisce cacciatore Ormea, proiettile di rimbalzo ha raggiunto un pensionato  ORMEA  Sarebbe stata una pallottola di rimbalzo a colpire al braccio, domenica pomeriggio, una «doppietta» impegnata in battuta di caccia nei boschi dell´Alta val Tanaro. Il ferito si chiama Bruno Raviola, ha 64 anni e vive ad Albenga. Sposato e pensionato, l´uomo talvolta trascorre i fine

settimana con gli amici nella zona di Ormea. Così è stato anche domenica, quando le «doppiette» hanno fatto una delle loro prime uscite stagionali. La dinamica dell´incidente è ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri, diretti dal sostituto procuratore Ezio Basso.

Raviola (che è stato poi raggiunto e soccorso dall´elicottero del 118) è rimasto ferito al braccio sinistro da un colpo partito dal fucile di un cacciatore appartenente a un´altra squadra. Il proiettile sarebbe rimbalzato per fatalità.

www.lastampa.it/Search/AlbiCerca/risultato.asp?IDarticolo=653238

 

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15/9/2002

CAMPOSANTO. GESTO AVVENTATO DI UN BASTIGLIESE


Cacciatore spara e ferisce un collega di Mirandola che finisce all'ospedale di Alberto Bombarda

CAMPOSANTO. Una battuta di caccia che poteva finire in tragedia. E' quello che è accaduto nelle campagne intorno a Camposanto domenica mattina. Alla fine uno sfortunato cacciatore mirandolese 55enne se l'è cavata con tre punti di sutura ad un braccio ed escoriazioni varie al polpaccio destro, mentre un suo amico è stato solo sfiorato dai pallini. Ma ecco la ricostruzione dell'episodio. Domenica mattina un paio di amici di Mirandola approfittano dell'apertura della stagione venatoria e si recano nelle campagne di Camposanto. Obiettivo, le lepri. Come accade molte volte, a cacciare c'erano altre persone nei dintorni. E stavolta non è filato tutto liscio. A un certo punto infatti dal fucile di un componente di un altro gruppetto di tre persone, provenienti da Bastiglia e Bomporto, è partito uno sparo. Ma la distanza non era tale da incutere sicurezza nei due amici di Mirandola. C'erano solo trecento metri tra i due gruppi. Così, una volta sentita la detonazione e appurata in un istante la traiettoria, uno dei due cacciatori mirandolesi si è abbassato ed è riuscito d'istinto a proteggersi la testa con un braccio. Mai mossa fu più decisiva. Un pallino del rosone lo ha infatti ferito nello stesso braccio, provocandogli una ferita poi medicata all'ospedale di Mirandola con tre punti di sutura. Il 55enne ha riportato anche escoriazioni al polpaccio destro e l'amico è stato leggermente colpito al mignolo.

Dopo l'accaduto il feritore si è subito recato a portare soccorso e pronte scuse. Ma l'automatica denuncia scattata nei suoi confronti potrebbe far decidere alla Federcaccia la sospensione o la revoca del patentino.

www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it/gazzettamodena/arch_17/modena/appennino/dp602.htm

 

20
15/9/2002

MOLINETTO.

PROBABILE MALORE


Un giorno di caccia finito in tragedia: la vittima è il titolare di una nota officina  Sarà eseguita oggi l’autopsia sul corpo del cacciatore trovato morto domenica in un campo a Molinetto di Mazzano. Non sembrano comunque esserci molti dubbi: Giampietro Tonni - questo il nome della vittima -,

55 anni (era nato nel marzo del 1947), sarebbe stato stroncato da un malore. In ogni caso il suo decesso sembra legato a cause naturali. Dopo le polemiche di fine agosto legate a una nuova sentenza del Tar, che aveva in sostanza annullato il calendario venatorio, nello scorso fine

settimana per i cacciatori era finalmente arrivato il grande giorno. Un momento molto atteso anche da Giampietro Tonni, che domenica era uscito prestissimo per una mattinata a caccia che, purtroppo, è finita in tragedia.

I familiari del cacciatore mazzanese, non vedendolo tornare a casa, hanno dato l'allarme e hanno avviato le ricerche. Il corpo dello sfortunato cacciatore è stato ritrovato ormai senza vita in un campo di Molinetto. Giampietro Tonni lascia la moglie Elda e il figlio Marco di 22 anni.

La notizia della morte del cacciatore ha suscitato vivissimo cordoglio a Mazzano, dove l’uomo era molto conosciuto e stimato. Con il fratello Armando gestiva infatti un'avviata autofficina (la Tonni Fratelli, situata in via Bianchini 34, proprio di fronte alla nuova sede del Cosp e vicino alla scuola media), autorizzata a vendere e riparare i veicoli (fra cui la Nissan).

Giampietro era conosciuto come artigiano bravo e onesto. «E non lo diciamo - spiega un conoscente che preferisce non essere citato - perche' adesso è morto e dei morti non si può dire che bene. Un esempio? L'auto di un mio amico di Brescia che passava da Mazzano aveva iniziato ad emettere fumo. L'amico si è recato all'autofficina di Tonni, che ha garantito un’assistenza cordiale e immediata. Subito il piccolo guasto è stato individuato e riparato. Senza alcuna spesa».

I funerali di Giampietro Tonni si svolgeranno domani, mercoledi 18 settembre, alle ore 15, partendo dall'abitazione di via Diaz 6 per la chiesa parrocchiale di Sant'Antonio a Molinetto.

Alfredo Laffranchi

www.bresciaoggi.it/storico/20020917/Provincia/B.htm

 

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15/9/2002

 

Ferito agricoltore che raccoglieva fieno a Cortefranca (BS). Ferito alla guancia e al torace.

LAC News

 

 

 

 

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15/9/2002

 

Lodi. Colpito alla spalla volontario di Legambiente Tansini Dario. 

LAC News

 

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15/9/2002

 

Bonnieux – Francia del sud.  Morto per pallettone da cinghiale. Il proiettile aveva già trapassato il cinghiale!

LAC News

 

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18/9/2002

EX POLIZIOTTO FERITO IERI MENTRE ERA A CACCIA

Raggiunto al volto da un colpo di fucile  ALESSANDRIA «Con la caccia ho chiuso definitivamente». Non ha dubbi l´ex poliziotto alessandrino Vincenzo Teti, raggiunto al volto da una rosa di pallini mentre stava cacciando nella zona di Gamalero. A pochi giorni dall´avvio della stagione venatoria si registra un incidente di caccia che, fortunatamente, non si è trasformato in tragedia. La disgrazia è accaduta nella mattinata di ieri. Teti, che abita con la famiglia in città, in via Tagliata 8, già dipendente della Questura alessandrina, aveva deciso di andare a caccia in compagnia di un amico, ispettore di polizia.  Mentre stavano aggirandosi nella campagna, è partito un colpo, sparato inavvertitamente da un giovane genovese, che si trovava a meno di una

ventina di metri di distanza da Teti.  Quest´ultimo è stato raggiunto dalla rosa di pallini al viso,

all´orecchio, a alla spalla e a un braccio. «Paura? Sì certo» ammette l´ex poliziotto, che, in oltre cinquant´anni di attività venatoria, non era mai stato coinvolto in un incidente. «Ho cominciato ad andare a caccia fin da quando ero ragazzino - racconta - ma adesso, dopo quel che è successo, ho deciso di smettere». Non ha dubbi Vincenzo Teti: il fucile resterà appeso al chiodo. Sono stati l´amico e il giovane cacciatore ligure che ha fatto partire inavvertitamente il colpo a soccorrere l´ex poliziotto. È stato accompagnato all´ospedale di Alessandria, dove è stato medicato e poi dimesso. Ieri, in serata, il dolore si era un po´ attenuato, ma non la paura per il pericolo corso.  Sull´episodio è stata aperta un´inchiesta. Ma a Gamalero la notizia ieri sera non era ancora di dominio pubblico. Neppure alla Locanda dei cacciatori, in piazza Aldo Moro, se n´era sentito parlare.

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Alessandria/art11.htm

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18/9/2002

PARTE UN COLPO DAL FUCILE DA CACCIA AGRICOLTORE SALVATO DA UN INFERMIERE 

MANSUE'. Si stava recando nei campi vicino a casa per la vendemmia quando, improvvisamente a bordo del trattore, a causa di un sobbalzo per il terreno gibboso, è partito un colpo dal fucile da caccia che per passione si porta sempre appresso.

Silverio Silvestrini, 66 anni, di Basalghelle, residente in via Perezzi, è rimasto gravemente ferito alla gamba sinistra. L'agricolore è caduto dal proprio mezzo e poco dopo ha perduto i sensi. Fortuna ha voluto che a poca distanza si trovasse Giuseppe Silvestrini, parente di Silverio, infermiere professionale. Il giovane si è reso conto di quanto era accaduto e ha subito prestato a Silverio i primi e provvidenziali soccorsi. E' stata allertata l'ambulanza del Suem di Oderzo che ha

prelevato l'uomo ferito nei campi. Silverio Silvestrini è stato trasportato al pronto soccorso

dell'ospedale di Oderzo dove, dopo essere stato medicato, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per suturare la ferita. L'incidente si è verificato ieri pomeriggio verso le 17,30, nei campi di via Perezzi di proprietà dei Silvestrini. Sul posto dell'infortunio si sono portati anche i carabinieri della stazione di Fontanelle per i rilievi di legge. Alcuni anni fa anche il padre di Silverio, Mario Silvestrini, era rimasto vittima di un incidente sul lavoro: aveva perso una gamba finita

in un cardano.

 

BASALGHELLE

FERITO CON IL FUCILE

 

E' in Ortopedia  MANSUE'. E' ricoverato con 40 giorni di prognosi nel reparto di

Ortopedia dell'ospedale di Oderzo Silverio Silvestrini, l'agricoltore di 66 anni di Basalghelle, residente in via Perezzi, che mercoledì pomeriggio si è ferito nei propri campi con un colpo di arma da fuoco. Il colpo è partito dal fucile da caccia dell'uomo che portava appresso sul trattore mentre si recava nei campi per la vendemmia. Forse a causa di un sobbalzo del terreno, dal fucile è partito il colpo ferendo alla gamba sinistra Silvestrini che è svenuto. I fatti verranno chiariti dai

carabinieri di Fontanelle.

www.tribunatreviso.quotidianiespresso.it/tribunatreviso/arch_19/treviso/
oderzo/tp708.htm

 

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18/9/2002

MISTERIOSO EPISODIO TRA CARPIGNANO E SIZZANO: LA ROSA DEI PALLINI LO HA
RAGGIUNTO AL VOLTO


Camionista è ferito in autostrada dal colpo di fucile di un cacciatore vicino a CARPIGNANO SESIA .Un colpo assordante e il cristallo del camion che va in frantumi, mentre il conducente viene colpito al naso e sotto l´occhio da due pallini. Impallinato come un fagiano: peccato che la «preda» sia questa volta un camionista novarese, che, alla guida di un Tir, stava percorrendo la

Voltri-Sempione. L´incredibile incidente è accaduto l´altro pomeriggio sulla A26, nel territorio al confine tra Carpignano Sesia e Sizzano: I. A., 35 anni, autotrasportatore di Novara, era alla guida di una «cassa mobile», un Tir che viene utilizzato per trasportare i container. Il camion era diretto verso Sud, quando è accaduto l´incidente: dalla parte opposta, dai campi adiacenti l´autostrada, è partita da un fucile una rosa di pallini, e due hanno centrato l´abitacolo del camion, mandando

in frantumi i vetri e colpendo al naso e sotto l´occhio il povero camionista, raggiunto da due pallini. L´autostrasportatore è riuscito a fermarsi sulla corsia di emergenza e ha chiesto subito soccorso: sono arrivati immediatamente gli agenti delle pattuglie della polizia stradale di Romagnano Sesia e l´ambulanza medicalizzata da Novara. Il camionista, superato lo choc, è stato subito medicato dai medici: fortunatamente i pallini avevano provocato soltanto delle lievi ferite, ma uno era andato vicinissimo all´occhio. Sono stati chiamati anche i carabinieri e gli agenti del corpo forestale dello stato per individuare il cacciatore responsabile del ferimento, ma i controlli, benchè

accurati, non hanno consentito di individuare il colpevole. «La zona - dicono al comando di polizia di Romagnano Sesia - era piena zeppa di cacciatori. Di certo c´è che il tiro era teso, tanto da avere causato le ferite, e quindi è stato sparato molto vicino all´autostrada. Il fatto, nonostante le conseguenze siano state limitate per la persona colpita, resta certamente molto grave». A sparare deve essere stato uno dei cacciatori che si dedicano alla caccia stanziale, in particolare a lepri

e fagiani. Il responsabile deve avere visto un capo di selvaggina evarsi in volo verso l´autostrada ed ha sparato, non rendendosi conto della vicinanza alla sede stradale. La legge prevede infatti che si

possa sparare ad una distanza di almeno duecento metri dai centri abitati e da strade ed autostrade, mentre in questo caso lo sparo è partito da non più di trenta, quaranta metri dalla carreggiata. L´incidente segue di pochi giorni la tragedia di Armeno, in cui ha perso la vita un cacciatore di 32 anni, ed aumenta le preoccupazioni fra gli enti preposti al controllo ed all´incolumità delle persone. Il prefetto Renato Pisani ha già preannunciato che porterà l´argomento alla

riflessione del prossimo comitato provinciale dell´ordine e della sicurezza pubblici. «Se dopo la disgrazia di Armeno eravamo preoccupati - dice la dottoressa Alessandra Stefani, cordinatrice provinciale del corpo forestale dello stato - adesso siamo molto preoccupati e su questo

episodio occorre meditare bene». Conclude Alessandra Stefani: «Finchè tutti rispettano le regole e adottano il buon senso, è possibile la coesistenza fra i cacciatori, i coltivatori diretti e i raccoglitori di funghi; in caso contrario gli equilibri si rompono e la situazione diventa decisamente grave».

Marcello Giordani

 

LE DOPPIETTE SI DIFENDONO

«E´ stato un episodio isolato»sul collo. La correttezza dei cacciatori ritengo che non possa essere messa in discussione: la prova è che prima di quest´anno nella nostra provincia non abbiamo mai avuto problemi, il che conferma che gli appassionati della caccia siano persone responsabili». Come può però capitare che un camionista venga colpito in autostrada da due pallini sparati da un fucile da caccia? «Non conosco nulla di questo incidente, quindi non posso fare delle considerazioni in merito, ma mi sembra quasi

impossibile che si sia verificato. Torno a ripeterlo: i cacciatori rispettano le normative e quindi anche quella che prevede la distanza minima dalle abitazioni o dalle strade». Le due Atc della provincia sottolineano che «l´attività venatoria si svolge nel pieno rispetto

delle regole; per quanto riguarda la caccia al cinghiale sono stati organizzati degli appositi corsi preparatori per i capisquadra, proprio per garantire la massima responsabilizzazione». I coordinatori delle associazioni venatorie invitano a non scambiare un incidente con un episodio colposo: «In tutte le pratiche sportive possono capitare degli incidenti - commenta Mario - che sono ovviamente fortuiti, casuali. Non devono fornire lo spunto per fare campagne contro i cacciatori, una categoria di persone responsabili. Non è giusto che arrivino certe critiche, perchè non tengono conto della responsabilità dei cacciatori».
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Novara/art4.htm

 

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18/9/2002

GESTISCE RISTORANTE A TORRE BORMIDA


Trentenne ferito al petto dai pallini della fucilata sparata contro una lepre a TORRE BORMIDA 

Incidente di caccia nelle campagne del paese della Valle Bormida. Sandro Rizzolo di 30 anni, abitante a Torre Bormida, è rimasto ferito durante una battuta di caccia alla lepre con amici. E´ stato colpito al torace e alla mano: dapprima trasportato con l´elisoccorso all´ospedale San

Lazzaro di Alba è stato poi trasferito al Santa Croce di Cuneo: la prognosi è riservata. Secondo la prima ricostruzione dei fatti Rizzolo sarebbe stato colpito da alcuni pallini, sparati ad una lepre da un compagno, che sarebbero rimbalzati finendo contro l´uomo. Per stabilire le modalità sono ancora in corso indagini da parte dei carabinieri di Cravanzana e di Alba diretti dal tenente Gianluca Rossini. Sandro Rizzolo è contitolare, con il fratello Andrea, del locale «Ristorazione

2000». Il padre, Marziano Rizzolo, è vice sindaco di Torre Bormida da molti anni.

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Cuneo/art7.htm

 

28

19/9/2002

A VILLARASPA DI MASON

Misteriosa fucilata Grave agricoltore Un agricoltore di Villaraspa di Mason, Giovanni Pigato, 61 anni, è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale dopo essere stato colpito da una fucilata alla pancia.Un episodio dai contorni ancora poco chiari. Risultati dell'indagine sull'agricoltore ferito nella trappola da lui preparata Un fucile contro la volpe ma ad 80 cm d'altezza Non è ancora ben chiaro il motivo di quell'arma puntata  (sil. f.) Comincia a delinearsi la dinamica del grave incidente accaduto mercoledì sera a Villaraspa di Mason, nel quale è rimasto seriamente ferito un agricoltore, colpito al fianco da una fucilata. Le indagini compiute dai carabinieri hanno sostanzialmente confermato i primi sospetti. Giovanni Pigato, 61 anni, residente in via Fosse 79, è rimasto vittima di una trappola da lui stesso preparata. Ma a chi voleva sparare? Qui sorgono i dubbi. L'agricoltore avrebbe riferito che l'obiettivo era una volpe che da qualche tempo fa razzia nella sua proprietà.  Una versione che però cozza con quanto i carabinieri hanno trovato sul luogo dell'incidente. Incidente che, a questo punto, è stato ricostruitonei dettagli. A colpire l'agricoltore è stata una scarica di pallini partita da una doppietta che l'uomo stesso aveva saldamente fissato ad un albero, puntellandola con un pezzo di legno. A destare perplessità l'altezza cui era stato piazzato il fucile, ben saldo a 80 centimetri daterra, con le canne orizzontali; più ad altezza d'uomo, insomma, che di volpe... Pigato aveva collegato il grilletto con un filo al quale aveva fatto fare una serie di giri all'interno della proprietà, sempre a poco meno d'un metro d'altezza da terra, al punto che i cani potevano passarci tranquillamente sotto, senza innescare il meccanismo. A questo punto, viene davvero da pensare che la trappola mirasse più che a una volpe ad vero e proprio... volpone.
Le condizioni di Giovanni Pigato, intanto, stanno un po' alla volta migliorando. Dopo l'intervento chirurgico, l'agricoltore ha potuto lasciare la rianimazione ed è ora ricoverato in chirurgia. Non è escluso che nel giro di qualche giorno possa fare ritorno a casa. Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno scoperto che la doppietta dalla quale è partito il colpo non era stata denunciata. Pigato ha detto di averla trovata casualmente, qualche tempo fa, durante una passeggiata
in campagna. Una spiegazione che non gli ha evitato la denuncia per detenzione illegale di arma

www.ilgiornaledivicenza.it/storico/20020920/primapagina/Eaa.htm

 

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22/9/2002

TRAGEDIA VENATORIA. L'INCIDENTE IERI MATTINA VERSO LE 9.30 VICINO A UNA
FATTORIA A SOSSANO


Cacciatore ucciso dal suo fucile Punto da un'ape ha perso l'equilibrio e l'arma è caduta  Sossano. (i.t.) Come in un film dell'orrore. Un cacciatore è stato fulminato dal suo stesso fucile caduto per terra in maniera accidentale, dopo essere stato punto da un insetto. Se l'esistenza è tracciata nel grande libro del mistero, per quella del cacciatore Fausto Balduzzo era scritto un epilogo col sangue nella maniera più assurda e sfortunata.  Dopo essere stato punto per un paio di volte dalle api a una mano sull'aia della vecchia fattoria di famiglia, ed essersi fatto medicare dalla moglie, è tornato all'esterno con l'intenzione di tornare ancora a fare quattro passi, ma è stato di nuovo disturbato dagli insetti. Ha allora lasciato cadere accidentalmente il fucile che imbracciava e il colpo l'ha centrato al petto, fulminandolo. La tragedia è accaduta ieri mattina poco dopo le 9.30 a Sossano in via Mottolo, dove sorge la casa natale dei Balduzzo.  I fratelli Fausto, 67 anni, noto commerciante di Montecchio Maggiore, dove risiedeva in via Campania 5, e Annibale, abitante a Sossano in via Costa, si erano alzati presto per dedicare la prima parte della giornata festiva alla passione che coltivano fin da ragazzi. Tra l'altro, Fausto è proprietario di un capanno situato non molto lontano dalla fattoria ristrutturata. Insomma, doveva essere, come da tradizione consolidata, una battuta nelle campagne del Basso Vicentino.  Così in effetti è stato per qualche ora, ma quando sono state le 9, poichè il bilancio era negativo, Annibale e Fausto hanno deciso di averne abbastanza e di ritornare verso la casa di famiglia.  A quel punto mentre Annibale ha salutato il fratello, Fausto ha deciso di trattenersi ancora un po', perchè gli sembrava troppo presto alzare bandiera bianca alle 9.  Purtroppo per lui, nell'aia accanto all'abitazione, è stato punto una o due volte dagli insetti, che gli hanno provocato non poco fastidio. «Guarda che cosa mi è successo», ha spiegato Fausto poco dopo alla moglie Emilia, riferendosi al rigonfiamento provocato dalle punture. La moglie, premurosa, l'ha disinfettato e con Fausto ha trascorso

insieme ancora alcuni minuti. Sarebbero stati gli ultimi della loro lunga e affiatata storia.

Quindi Fausto ha salutato la moglie dicendole che faceva l'ultimo giro prima di chiudere per quel giorno. «Lo faccio più che altro per fare un po' di moto, tanto so che non prenderò nulla, ma sono solo le 9», le ha detto per l'ultima volta. Sono trascorsi pochi momenti. Nell'aria si è sentita rimbombare una fucilata a due passi da casa, a non più di venti-trenta metri. La signora Emilia, sulle prime non ci ha fatto caso. È stato un quarto d'ora più tardi che le si è presentata davanti la scena raccapricciante. Una scena che non potrà mai più scordare. Il suo uomo giaceva a terra, ormai privo di vita. La rosa dei pallini partita da una cartuccia calibro 12 esplosa dal semiautomatico "Beretta" l'aveva raggiunto al petto, uccidendolo praticamente all'istante. È scattato l'allarme al 118 e ai carabinieri. I militari della stazionedi Sossano sono arrivati nel giro di pochi minuti, mentre per stilare il referto di morte è intervenuto il medico legale. Per la ricostruzione attendibile della disgrazia ci sono volute un paio d'ore, poichè gli investigatori dopo avere parlato con la signora Emilia e con il fratello Annibale, ritornato precipitosamente sul posto quando

è stato avvisato, hanno trovato sotto la salma la cartuccia che in un primo tempo non saltava fuori. E dal semiautomatico mancava appunto un colpo.

Ma com'era stato possibile un simile incidente? Per gli investigatori, che hanno informato il pm Paolo Pecori, con ogni probabilità Fuasto Balduzzo una volta uscito all'aperto è stato attaccato di nuovo dagli insetti, l'arma è caduta e, rivolgendosigli contro, l'ha ucciso. Non ci sarebbero altre spiegazioni plausibili. Un banale, ma terrificante incidente.

www.ilgiornaledivicenza.it/storico/20020923/cronaca/Aaa.htm

 

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22/9/2002

TRAGICA CONCLUSIONE DI UNA BATTUTA SELETTIVA DISPOSTA DALLA PROVINCIA.

 

I carabinieri sequestrano il fucile Spara al cinghiale, uccide l'amico Tragedia a Serravalle di Norcia dove è morto un autista dell'ospedale  NORCIA - E' morto sul colpo. Nazareno Loretucci, Renzo per gli amici, autista delle ambulanze presso l'ospedale di Norcia, è stato colpito dai  pallettoni destinati al cinghiale. Sparati da uno dei componenti della sua squadra (R.M., 41 anni, anche lui di Norcia) nella quale erano anche suo fratello, i suoi figli e tanti suoi nipoti. Una tragedia assurda che

ha portato dolore e disperazione a Serravalle di Norcia, dove tutti si  conoscono e dove le parentele si intrecciano. E dove c'è una delle squadre storiche della caccia al cinghiale che, agli ordini di Gennaro Nobili che ne è il capo, batte il bosco secondo le disposizioni della Provincia che emana il calendario delle battute selettive. Quella di ieri era la quarta delle cinque giornate previste. Ieri mattina, tra i boschi della Valnerina, si sono mosse due squadre: quella di Serravalle e quella di Norcia. In due zone diverse ma non distanti tra loro. Una ventina di cacciatori in contatto con le radio trasmittenti e con i cellulari. Quassù tutti sanno come comportarsi,

tutti sanno come muoversi. L'esperienza è tale da aver evitato, fino ad un anno o due fa, gravi incidenti. Ma ultimamente per diverse ragioni accadono cose mai accadute. Come che ci sia il morto. Renzo è stato dilaniato dai pallettoni. Caduto a terra è morto quasi subito. Impotenti tutti, nonostante dalla radio trasmittente e dai cellulari siano partiti disperati messaggi di aiuto. Ma arrivare lassù, tra i boschi prima di Serravalle, sotto l'abitato di Legogne, è stato difficile. La salma è stata trasportata all'obitorio di Spoleto nel tardo pomeriggio e il magistrato (Manuela Comodi, della Procura di Spoleto) ha disposto l'autopsia. I carabinieri di Norcia che hanno steso il primo verbale sull'accaduto dopo aver interrogato per gran parte del pomeriggio sia il caposquadra che i componenti della squadra. E hanno sequestrato il fucile che ha sparato. La zona dell'incidente è impervia e la boscaglia fitta al punto da rendere complessa la visibilità. E questa potrebbe essere stata una delle cause dell'incidente.

Norcia è sconvolta per questa tragedia. Un paese scosso dal dolore si interroga sul perchè, da qualche tempoe, stia accadendo quello che a memoria d'uomo non si ricorda. Troppi giovani inesperti nelle squadre? Troppi cacciatori nei boschi? Chissà.

Al.Men.

http://ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20020922/06_UMBRIA/UMBRIA_REGIONE/Bae.htm

 

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22/9/2002

 

L'allarme è scattato nel pomeriggio, quando Donato Caprioli non ha fatto ritorno a casa per il pranzo  Malore a caccia, muore nel canale La tragedia a Fanna: il cadavere è stato recuperato al Dandolo dopo ore di ricerche Tragica battuta di caccia ieri pomeriggio a Fanna. Donato Caprioli, 79 anni, residente nel centro pedemontano in via Castellani, è finito in un canale all'altezza del santuario di Madonna di Strada. Da qui il suo corpo è stato trascinato dalla corrente sino al Dandolo di Maniago, a più di dieci chilometri di distanza.

Caprioli era uscito dalla sua abitazione intorno alle 9. Impermeabile, stivali e fucile in spalla, l'uomo aveva detto alla moglie che sarebbe rincasato per ora di pranzo. Alle 14, non vedendolo rientrare, la consorte ha chiesto aiuto agli amici cacciatori. La solidarietà degli amanti delle doppiette si è concretizzata fin da subito in vaste perlustrazioni della zona solitamente frequentata dal collega.

Solo quando nelle vicinanze del canale sono stati individuati il fucile e il cane della vittima è scattato l'allarme ai carabinieri e ai vigili del fuoco di Maniago. I militari dell'Arma, coordinati dal maresciallo Antonio Palermo, hanno intuito che qualcosa di grave fosse accaduto

all'interno della conduttura irrigua e hanno convocato sul posto un responsabile del Consorzio di bonifica Meduna Cellina. Il dirigente dell'organismo che gestisce gli impianti idrici ha messo a disposizione degli inquirenti una mappa del percorso a cielo aperto. E' stata

immediatamente visionata la prima chiusa, posta in comune di Arba. Trovandola aperta, i carabinieri si sono spostati più a sud, raggiungendo la seconda grata situata al Dandolo di Maniago. Erano circa le 18. Proprio in quel momento è arrivata la telefonata di conferma di

alcuni cacciatori i quali, precedendo i soccorritori, si erano già recati nella frazione della cittadina delle coltellerie. Qui, in mezzo ai campi e sotto una pioggia battente, è stato rinvenuto il cadavere di Donato Caprioli, incastrato sotto la chiusa della conduttura. Sul posto è stato fatto intervenire il medico legale Sergio Tollut. Nel frattempo i vigili del fuoco si sono calati in acqua e hanno trattenuto con le mani la salma per evitare che l'improvvisa apertura della grata convogliasse una corrente tale da farla scivolare lontano. Una volta tirato a riva, il corpo è stato ispezionato dal dottor Tollut. Per il momento il medico non si sbilancia, parlando di un quanto mai probabile malore. In ogni caso, anche per un'esplicita richiesta avanzata in questo senso dai familiari, oggi stesso all'ospedale di Maniago verrà effettuata l'autopsia che chiarirà le cause del decesso.Sembra, comunque, che l'ipotesi più credibile sia quella di un infarto che avrebbe colto Caprioli mentre passeggiava lungo la sponda del canale. La vittima avrebbe perso l'equilibrio e sarebbe finita nelle

gelide acque quando era già priva di vita. Sul volto dell'uomo, già soggetto in passato a problemi cardiaci, è stata notata una profonda escoriazione dovuta quasi sicuramente ai colpi subiti durante la corsa di dieci chilometri tra cascatelle, chiuse, tratti sotterranei e strettoie in cemento armato. Meno probabile, invece, la tesi della morte per annegamento, magari dopo un disperato tentativo di strappare alla corrente il proprio setter: il cane non lamenta ferite tali da far propendere per questa possibilità, soprattutto se si pensa che l'animale avrebbe dovuto uscire da solo dall'acqua dopo l'eventuale tentativo di salvataggio da parte del padrone. Il maresciallo Palermo ha tenuto costantemente informato il magistrato di turno Annita Sorti, la quale ha appunto disposto il trasferimento del feretro nella cella mortuaria del nosocomio cittadino. Straziante la scena dell'arrivo sul posto dei congiunti dell'uomo. Vista la terribile dinamica dell'episodio, i soccorritori hanno dovuto impedire ai familiari di avvicinarsi alla grata prima della rimozione del cadavere. In un secondo momento è stato chiamato il figlio di Donato Caprioli, al quale è spettato il pietoso compito di riconoscere il padre.

Fabiano Filippin

www.messaggeroveneto.quotidianiespresso.it/messaggeroveneto/arch_23/pordenone/pnc/pnc1.htm

 

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22/9/2002

PODISTA IMPALLINATO

 

Nell'ambiente sportivo vale il detto: «Per fermare un podista, bisognerebbe sparargli». Con questo non occore però provare effettivamente a farlo, come invece è accaduto ieri mattina a Taneto di Gattatico. Ne possiamo parlare con un po' d'ironia, perché le conseguenze sono state leggere, anche se il fatto è di per sé sicuramente molto grave.  Intorno alle 10,30 si correvano gli ultimi chilometri della mezza maratona di Taneto, gara ufficiale Uisp, e a circa un chilometro dall'arrivo c'erano diversi cacciatori nei campi al fianco della strada. Ad un certo punto dalle doppiette partivano alcuni spari, andando a colpire un atleta in transito.  «Che spavento ho provato! _ dice Angelo Giaroli, podista del Gruppo Bismantova _ e anche un po' di dolore». Poi mostra i segni rossi dei pallini sul costato (tra l'altro attutiti dalla presenza della maglietta) e sulla gamba.  «Mi sono fermato subito _ continua Giaroli, bancario di 43 anni anche perché proprio in quell'istante eravamo seguiti da un'auto dei carabinieri. Siamo andati a parlare con i cacciatori e sembrava proprio che avvesero ragione loro, visto che si trovavano ad oltre cento metri dalla strada. Non so se effettivamente si trovavano a quella distanza, ma che abbiano sparato in direzione della strada è innegabile».

Pensa di sporgere querela? «Mi hanno detto che ho novanta giorni di tempo e non ho ancora deciso. I carabinieri mi hanno assicurato che li avrebbero multati in modo salato e se così fosse, mi accontenterei, perché credo che il gesto sia proprio grave. Dicevano che erano pallini in caduta, ma penso proprio di no, visto che si erano sentiti arrivare anche contro una casa al di là della strada. Mi è già capitato di sentire pallini in caduta, sembrano un po' come grandine e invece ieri i

pallini viaggiavano ad altezza d'uomo. E non possono dire certo di non averci visto, perché era più di mezz'ora che i podisti continuavano a passare di lì. Diciamo solo che è andata bene».

Claudio Lavaggi

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/19:3704312:/2002/09/23

 

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22/9/2002

INCIDENTE DI CACCIA MODICANO FERITO

 

MODICA - Poteva avere conseguenze ancora più gravi l'incidente di caccia che si è verificato ieri a Modica. Un cacciatore quarantenne se l'è cavata con la frattura di un piede. L'episodio si è verificato sotto il ponte Costanzo a Modica. Il quarantenne modicano, mentre era alla ricerca di cacciagione, è accidentalmente scivolato. Dalla doppietta è partito un colpo che lo ha attinto ad piede, procurandogli la frattura di tibia e perone. Scattato l'allarme, il cacciatore è stato immediatamente soccorso e trasferito nel reparto di Ortopedia dell'ospedale Arezzo di Ragusa. I sanitari di turno hanno subito proceduto alla riduzione della doppia frattura, giudicando guaribile il

cacciato in un mese. In base alla prima ricostruzione, pare che medicano sia caduto, facendo partire il colpo di fucile che lo ha ferito.

www.gazzettadelsud.it/edizioni/sicilia/edz-si.asp?ART=011

 

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22/9/2002

CACCIATORE INVESTITO DA UNA ROSA DI PALLINI

 

Orgosolo Primo incidente di caccia della stagione in Sardegna, per fortuna senza gravi conseguenze. A finire in ospedale con decine di pallini conficcati in una spalla e nella nuca è stato un cacciatore di Orgosolo, Antonio Mereu, di 57 anni. L'uomo non è in pericolo di vita, e anzi se la caverà con appena otto giorni di cure. Ieri pomeriggio è stato sottoposto ad un piccolo intervento chirurgico per estrargli i mini proiettili fermatisi sotto pelle. Il fatto è accaduto attorno alle 8 di ieri mattina, domenica di apertura della stagione venatoria per pernice e lepre, nelle campagne di Orgosolo. Mereu era impegnato in una battuta di caccia insieme ad altri suoi compaesani quando, probabilmente per una distrazione o un'imprudenza, dal fucile di uno dei suoi compagni è partita la fucilata accidentale che lo ha investito in pieno. A salvarlo il fatto che il colpo non sia stato esploso da distanza ravvicinata ma soprattutto la circostanza che la doppietta fosse caricata a pallini. I pallettoni non gli avrebbero infatti lasciato scampo. Trentadue frammenti lo hanno colpito alla spalla destra, dieci invece all'altezza della nuca. Subito soccorso dai suoi amici che hanno dato immediatamente l'allarme il cacciatore è stato trasportato al San Francesco di Nuoro da un'ambulanza del  118.

 

INCIDENTE DURANTE UNA BATTUTA

 

< è stato un cacciatore di Orgosolo, Antonio Mereu, di 57 anni. L'uomo non è in pericolo di vita, e anzi se la caverà con appena otto giorni di cure. Ieri pomeriggio è stato sottoposto ad un piccolo intervento chirurgico per estrargli i mini proiettili fermatisi sotto pelle. Il fatto è accaduto attorno alle

8 di ieri mattina, domenica di apertura della stagione venatoria per pernice e lepre, nelle campagne di Orgosolo. Mereu era impegnato in una battuta di caccia insieme ad altri suoi compaesani quando, probabilmente per una distrazione o un'imprudenza, dal fucile di uno dei suoi compagni

è partita la fucilata accidentale che lo ha investito in pieno. A salvarlo il fatto che il colpo non sia stato esploso da distanza ravvicinata ma soprattutto la circostanza che la doppietta fosse caricata a pallini. I pallettoni non gli avrebbero infatti lasciato scampo. Trentadue frammenti lo hanno colpito alla spalla destra, dieci invece all'altezza della nuca. Subito soccorso dai suoi amici che hanno

dato immediatamente l'allarme il cacciatore è stato trasportato al San

Francesco di Nuoro da un'ambulanza del  118.

www.unionesarda.it/unione/2002/23-09-02/NUORO/NUO01/A02.html

 

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22/9/2002

IMPALLINATO DAL COMPAGNO DI CACCIA

 

Con l'apertura della stagione di caccia arrivano i primi impallinati per errore. Ieri sera, attorno alle venti, ha lasciato il pronto soccorso L.F., 40 anni, residente a Sennori, cacciatore per passione. I sanitari gli hanno estratto numerosi pallini distribuiti un po' dappertutto; da un colpo di fucile esploso nella direzione sbagliata. Un compagno di caccia, ancora sotto choc dopo l'incidente, lo ha colpito alla mano, al sopracciglio e al mento. Per i sanitari saranno necessari dieci giorni

di cure e un po' di riposo.

L'uomo ha raccontato ogni particolare a medico e carabinieri. La sua serata da dimenticare comincia nel primo pomeriggio. Luogo deciso per la caccia le campagne di San Lorenzo, nei dintorni di Sennori e Sorso. All'appuntamento c'erano tutti: controllatina ai fucili e poi via,

sparsi a macchia di leopardo. Gli spari nella zona rimbombavano già dall'alba. A un certo punto un urlo richiama l'attenzione dei compagni di battuta, che accorrono. L.F. si copre il volto sanguinante. Tutto sommato gli è andata bene. I carabinieri di Sorso hanno già individuato il compagno di caccia distratto.

www.unionesarda.it/unione/2002/23-09-02/PROV%20DI%20SASSARI/SAS01/A02.html

 

 

 

 

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22/9/2002

CACCIATORE FERITO AD UN PIEDE

 

SANTERAMO Drammatico incidente di caccia nelle campagne tra Santeramo e Gioia. Un cacciatore si è ferito accidentalmente ad una gamba per una fucilata esplosa senza avvedersene ed è finito in ospedale dopo aver perso molto sangue. L'incidente è avvenuto in territorio di Santeramo,

in contrada Petrillo intorno alle 8. Protagonista della disavventura un uomo di 53 anni, di Castellana, di professione magazziniere. Mentre cercava animali da predare insieme ad un compagno di caccia, l'uomo ha tentato di scavalcare un muretto a secco. All'improvviso è partito un

colpo dal fucile calibro 12, con cartuccia inserita e pronta per far fuoco, che lo ha ferito in maniera seria alla gamba destra sotto il ginocchio procurando lesioni ai muscoli e fratture. L'amico, vista la

situazione delicata, si è affrettato verso il paese in cerca di soccorsi. Sono intervenuti il medico di turno dell'ospedale ed i carabinieri. Nel frattempo il ferito, non perfettamente cosciente per la forte emorragia, aveva perso l'orientamento e i soccorritori hanno impiegato tempo prezioso per ritrovarlo. Constatata la perdita di sangue, il medico ha disposto il ricovero all'ospedale «Miulli» di

Acquaviva, prevedendo una prognosi riservata. Successivamente all'ospedale, presso il reparto di ortopedia, la prognosi è stata refertata in 40 giorni. onofrio bruno

www.gdmland.it/QUOTIDIANO/2309/BARI_PROV/CB08/A05.asp

 

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23/9/2002

MINACCIA LA MOGLIE COL FUCILE

 

In manette perchè l´arma era «illegale e modificata»

È stato denunciato per minaccia grave, maltrattamenti in famiglia e detenzione abusiva di una carabina con cannocchiale e silenziatore Un cacciatore di Solda arrestato dai carabinieri la scorsa notte dopo un violento litigio in casa Se per minacciare la moglie avesse usato uno dei suoi due fucili regolarmente denunciati, probabilmente avrebbe evitato di finire in carcere. Ha imbracciato invece uno schioppo non denunciato oltre chemodificato (cannocchiale e silenziatore), quindi sono scattate ai suoi polsi le manette per detenzione abusiva e alterazione d´arma, oltre che per minaccia aggravata e maltrattamenti in famiglia. Protagonista del movimentato episodio, un cacciatore di Solda, K. H. G. di 37 anni, arrestato la scorsa notte dai carabinieri a conclusione di una minuziosa perquisizione dell´abitazione, che ha portato al rinvenimento dell´arma fuorilegge.

Tutto inizia alle 20, quando ai carabinieri di Prato allo Stelvio giunge la segnalazione che a Solda un uomo stava minacciando la moglie con un fucile. In pochi minuti una pattuglia ha raggiunto l´amena conca ai piedi dell´Ortles, riuscendo a ridurre alla ragione l´uomo che – a conclusione di una violenta lite - aveva tenuto sotto tiro la moglie, sembra sotto gli occhi del figlio in tenera età. Un episodio sicuramente di una certa gravità, che potrebbe concludersi con la sola denuncia a

piede libero dell´uomo per minaccia grave e maltrattamenti in famiglia, in quanto i due fucili che il cacciatore detiene in una rastrelliera in casa, risultano regolarmente denunciati.

Ma ai carabinieri non sfuggono alcuni preoccupanti particolari emersi dal racconto della donna, in preda ad un forte shock, ma sicuramente lucida nel fornire i dettagli dell´episodio. L´arma con cui era stata minacciata, non sembra essere uno dei due fucili tenuti in casa. A questo punto i carabinieri perquisiscono meticolosamente tutto l´appartamento, quindi anche lo scantinato dove trovano un fucile Thomson 14 calibro 22 modificato con cannocchiale e silenziatore, la

classica «canna» di precisione usata dai bracconieri. L´arma viene sottoposta in visione alla donna: «Mi ha minacciata con questa – afferma con decisione - ne sono sicura».  La rigida legge sulle armi e gli esplosivi prevede la custodia cautelare per chi detiene illegalmente materiale da sparo per di più modificato. Quindi a questo punto (sono ormai le una di notte), il cacciatore viene

dichiarato in stato di arresto. Dopo aver assolto presso il comando di Silandro le pratiche previste, il venostano viene quindi tradotto a Bolzano e associato alle carceri a disposizione del magistrato.

www.ilmattinobz.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=173089

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23/9/2002

I CACCIATORI LE SPARANO NEL BAGNO

 

Nel mirino una casa di Mandriano Scatta la denuncia ai carabinieri  LANDRIANO. Cinque buchi nella zanzariera e altrettanti pallini recuperati sul pavimento del bagno, situato al secondo piano

dell'abitazione. Un episodio che per fortuna non ha avuto conseguenze, ma che ha suscitato le comprensibili reazioni della proprietaria. In effetti non si comprende a cosa mirasse pochi giorni fa un gruppo di cacciatori alla ricerca di selvaggina nelle campagne che affiancano il corso del fiume Lambro. Quel che appare certo è che non potesse esserci nulla di particolarmente appetibile sul davanzale della finestra del bagno di Renata Garlaschi. Ma i forelllini nella zanzariera e i pallini

trovati sul pavimento testimoniano perlomeno che qualcuno ha grossolanamente sbagliato mira.

Il fatto è accaduto in una villetta a due piani in via De Gasperi, che si affaccia su un lato verso la campagna e in particolare a una stradina sterrata che costeggia il corso d'acqua. Una zona sempre frequentata dalle doppiette locali: la ricchezza faunistica richiama molti appassionati anche da fuori paese. «E infatti - racconta la signora Garlaschi - quella mattina ho visto percorrere la stradina e fermarsi a pochi metri dalla mia abitazione un paio di fuoristrada targati Brescia, carichi di animali cacciati. Io non so a cosa abbiano mirato ma per fortuna in quel momento in bagno non c'era nessuno di noi altrimenti potevamo rischiare grosso. Pensi che io ho l'abitudine di andare a fumarmi una sigaretta sul davanzale del bagno e il solo pensiero di poter essere impallinata mi mette i brividi». La signora Renata ora sporgerà denuncia contro ignoti alla caserma dei carabinieri di Landriano. Se i colpevoli non saranno individuati, si spera che la sua protesta possa almeno indurre i cacciatori a una maggiore attenzione specie quando si trovano a pochi metri dalle abitazioni. Nel quartiere, almeno per la parte a più stretto contatto con la campagna, sono in

tanti a non coltivare simpatie per gli amanti della caccia.

«Nelle mattinate dei fine settimana - interviene un'altra signora - sembra siano in corso vere e proprie sparatorie sotto casa fin dal sorgere del sole. Io per principio sono contraria a queste attività, anche se ognuno è libero di pensarla diversamente. Vorrei soltanto che si allontanassero un po' di più dalle nostre case. A maggior ragione ora perché dopo quello che è accaduto non ci sentiamo più tranquilli». C'è chi sogna persino l'interdizione della zona ai cacciatori per il quieto vivere dei residenti. Un desiderio che un giorno potrebbe non essere più campato per aria allorché sorgerà un nuovo parco attrezzato e naturale lungo la sponda sinistra del fiume. Un'area amplissima di oltre 150 pertiche di superficie, che si estende dall'oratorio alla ex cascina Zanarocca passando dietro il centro sportivo di via Nenni. Ma questo è un discorso che appartiene eventualmente al futuro. Per intanto la «convivenza» con i cacciatori va avanti con la speranza che questi ultimi aggiustino la mira.

www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_24/pavia/pavese/pc701.htm

 

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25/9/2002

INCIDENTE DI CACCIA

 

Movimentata operazione di soccorso con l'intervento dell'elicottero di Savigliano Spara al cinghiale, ferisce l'amico. Millesimo, sfiorata la tragedia  Millesimo. Si sposta improvvisamente nella boscaglia, uno dei suoi compagni lo scambia erroneamente per un preda e fa immediatamente fuoco, l'uomo viene colpito alla gamba e s'accascia a terra: ieri, durante una battuta al cinghiale, s'e' davvero sfiorata la tragedia, ma per fortuna il cacciatore è stato ferito in modo non grave. Luciano Pisano, sessantanove anni,pensionato, residente a Millesimo, nel pomeriggio è andato a caccia insieme con alcuni amici, in località Camponuovo di Roccavignale .È stata organizzata una classica battuta di gruppo, la squadra ha raggiunto il luogo prefissato e dopo poco tempo ha avvistato un cinghiale: dopo averlo individuato, gli uomini si sono appostati in vari punti, in attesa del passaggio dell'animale. Dopo qualche minuto però Pisano ha deciso di cambiare la sua posizione e ha finito per fare inevitabilmente rumore, calpestando arbusti e spostando rami: i movimenti inattesi hanno tratto in inganno il suo compagno più vicino, I.O., settantadue anni, anch'egli di Millesimo, che ha sparato un colpo di fucile verso la zona nella quale presumeva stesse transitando il cinghiale: in realtà chi si stava muovendo nella fitta vegetazione non era un ungulato, ma quel cacciatore che prima si trovava vicino a lui. L'urlo di dolore di Pisano ha fatto temere il peggio: per fortuna l'uomo

non è stato colpito a un organo vitale, ma alla coscia destra e in maniera non grave. Grazie ai telefonini, sono stati subito avvisati i soccorsi, le chiamate sono arrivate sia al 118 di Savona sia a quello di Savigliano: sul posto sono giunti l'auto medica di Cairo e l'ambulanza della Croce Rossa di Millesimo, quindi è stato richiesto l'intervento dell'elicottero di Savigliano, che ha raggiunto la zona grazie ai fumogeni di segnalazione accesi dai militi della pubblica assistenza valbormidese. Il ferito è stato caricato sul velivolo e quindi trasportato all'ospedale Santa Croce di Cuneo. Sulla vicenda sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri di Millesimo, anch'essi intervenuti direttamente: sono state raccolte fra l'altro le testimonianze degli altri cacciatori che stavano partecipando alla battuta.

Aldo

 

L´EPISODIO A ROCCAVIGNALE, L´UOMO NON E´ GRAVE

 

Cacciatore ferito dall´amico che lo scambia per il cinghiale  Incidente di caccia, ieri pomeriggio, in località Camponuovo di Roccavignale. Luciano Pisano, 69 anni, residente a Millesimo, è stato

ferito a una gamba da un compagno di caccia, I.O., 72 anni. I due erano impegnati in una battuta al cinghiale. Il colpo, partito accidentalmente, ha raggiunto l´uomo alla coscia destra, provocandogli

una profonda ferita. Immediatamente è scattata la macchina dei soccorsi, allertata dai compagni grazie ai cellulari, con l'arrivo della Croce Rossa, dei carabinieri di Millesimo e dell' «Elisoccorso» di Savigliano.

L'uomo è stato trasportato all'ospedale Santa Croce di Cuneo.Sulla dinamica dell'incidente, avvenuto intorno alle 16,30 in una zona al confine con il Piemonte, sono in corso accertamenti. In base a una prima ricostruzione, tuttavia, risulta che il compagno di battuta, amico

di vecchia data di Pisano e anch'egli residente a Millesimo, abbia esploso il colpo per errore, non essendosi accorto della presenza della vittima dopo un suo repentino spostamento. Ha così scambiato l´uomo per un cinghiale ha sparato. Questione di pochissimi istanti e il cacciatore

è caduto a terra. Per accelerare le operazioni di soccorso, trattandosi peraltro di una zona impervia, è stato allertato l'«Elisoccorso» piemontese, che mezz'ora più tardi è atterrato a Camponuovo. Di qui, il viaggio alla volta di Cuneo, dove l'uomo è stato sottoposto alle prime cure. Le sue condizioni non destano preoccupazione. Quello di ieri è il primo incidente avvenuto in provincia dall'inizio della stagione venatoria.

l. b.

http://www.ilsecoloxix.it/

 

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26/9/2002

CACCIATORE FERITO DA UNA FUCILATA

 

VAIANO. Un cacciatore è rimasto ferito da un colpo di fucile esploso da un compagno di caccia col quale stava facendo una battuta alla lepre sui monti nel comune di Vaiano. L'uomo, che ha settantasette anni, è stato centrato dai pallini ad un braccio e, di striscio, al volto, ed è stato giudicato guaribile in trenta giorni. Ad avvertire la polizia, di quanto accaduto, sono stati i sanitari del pronto soccorso dell'ospedale che lo hanno interrogato e così si sono recati in casa dello sparatore, un uomo di 72 anni che abita a Faltugnano. A quest'ultimo hanno sequestrato il fucile che era regolarmente denunciato. Gli atti sono stati trasmessi alla magistratura con l'ipotesi di reato

di lesioni personali colpose. Il settantasettenne ferito non ha presentato denuncia e, comunque, ha

dichiarato ai poliziotti che si è trattato di un incidente. I due si erano divisi poco prima per cercare di sorprendere la lepre. E in effetti l'avevano scovato, solo però che il 77enne si è trovato sulla traiettoria del colpo dell'amico. Risultato: la lepre è fuggita e l'amico è stato ferito.

 

 

 

 

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26/9/2002

BOBBIO - L'ANIMALE (100 CHILI) HA AGGREDITO DOPO ESSERE STATO COLPITO.

 

Il racconto del sindaco Pasquali Cinghiale ferisce un cacciatore L'incidente nei boschi di Bobbio. L'uomo non è grave Era stato ferito da un colpo di fucile e si sentiva braccato. Quando ha visto il cacciatore passargli a pochi metri di distanza il cinghiale non ha esitato ad attaccare. Giovanni Scotti, un 73enne di Milano impegnato in una battuta di caccia nei boschi intorno a Bobbio è così rimasto ferito a un polpaccio. L'uomo perdeva molto sangue e inizialmente tra le persone che erano con lui c'è stata un po' di preoccupazione: ma una volta portato in ospedale le condizioni del ferito non sono apparse preoccupanti come erano apparse in un primo tempo. La bestia, un maschio di 3 anni dal peso di 100 chili, è stata trovata poco dopo, ormai senza vita. L'incidente di caccia è avvenuto ieri mattina intorno alle 10 in un bosco sopra il lago Bisione, non lontano dalla località Formaggiara. L'uomo stava partecipando a una battuta di caccia al cinghiale a cui prendevano parte una ventina di persone, tra le quali anche il sindaco di Bobbio Roberto Pasquali. Il gruppo aveva organizzato delle squadre, ognuno delle quali aveva un compito preciso: chi batteva il bosco con i cani e chi era fermo alla posta, presidiando una parte del territorio. Scotti si trovava da solo ed era appunto tra coloro che tenevano d'occhio una zona del bosco da un determinato punto (noto agli altri componenti del gruppo in modo da non correre il rischio di spararsi a vicenda). I cacciatori aveva individuato un cinghiale ed era stato proprio il 73enne milanese a colpirlo con il fucile. «Scotti stava seguendo la scia di sangue – ha raccontato il sindaco Pasquali - per stanare l'animale. Improvvisamenteil cinghiale è saltato fuori dai rovi e lo ha attaccato, ferendolo a un

polpaccio. È forse stato l'ultimo disperato tentativo di difendersi che ha fatto l’animale prima di morire». Il cacciatore ferito ha immediatamente avvisato i compagni, che hanno a loro volta chiamato il 118. Mentre alcuni cacciatori sono andati a prenderlo nel bosco con una jeep, un'ambulanza ha raggiunto la località Formaggiara. Scotti è stato quindi portato all'ospedale di Bobbio e nonostante abbia perso molto sangue dalla gamba ferita, le sue condizioni non sono state giudicate gravi tanto che è stato già dimesso. «In tanti anni che vado alla caccia al cinghiale - ha commentato ancora il primo cittadino di Bobbio – un incidente di questo tipo non era mai accaduto. E Scotti, che da anni partecipa alle battute al cinghiale, non aveva mai avuto alcun incidente. Certo, quando un animale è ferito può diventare pericoloso e cose come queste possono accadere». Quando il gruppo di cacciatori è stato rassicurato sul fatto che le condizioni dell'amico non erano

gravi, la battuta è ripresa. «Speriamo in giornata di trovare qualche altro animale», ha concluso Pasquali.

Paolo Marino

http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=95&Fname=2709PRO301.jpg

 

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28/9/2002

IL CACCIATORE È STRONCATO DA UN INFARTO

 

A Villalvernia l'incidente ieri mattina. La procura apre un'inchiesta VILLALVERNIA. Andava a caccia in compagnia di amici, quando ha visto una lepre ed ha cercato di inseguirla, il suo cuore non ha retto allo sforzo e l'uomo è deceduto per un infarto. La vittima si chiamava Angelo Repetto,

ha cercato di avvicinarsi. La lepre, però, forse fiutando il pericolo ha iniziato a scappare. Angelo Repetto ha sparato ma l'animale, forse ferito è riuscito a scappare. Il cacciatore ha cercato di inseguirla, correndo, ma si è sentito improvvisamente male e si è accasciato al suolo.

Gli amici che si trovavano a breve distanza si sono immediatamente avvicinati nel tentativo di soccorrerlo. L'uomo si trovava immobile a terra e non dava segni di vita. Visibilmente preoccupati, con il telefono cellulare hanno dato l'allarme chiamando il servizio di emergenza 118. A Villalvernia, dopo pochi minuti è giunto l'elisoccorso, ma il medico di turno, non ha potuto far altro che constatare il decesso dell'uomo, probabilmente provocato da un fulminante attacco cardiaco.

Sul posto è intervenuta anche la pattuglia della Polizia stradale di Serravalle Scrivia, che sulla base delle testimonianze degli amici presenti al fatto, ha steso un verbale sull'accaduto. Mentre l'elicottero del 118 faceva ritorno ad Alessandria, senza trasportare nessuno, il cadavere dell'uomo, dopo i rilievi effettuati dalla polizia stradale, è stato trasportato all'obitorio a disposizione della Procura per l'autopsia.

www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_29/voghera/tortona/pz604.htm

 

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29/9/2002

TRAGEDIA SFIORATA IERI POMERIGGIO A TORBA DI CARENNO.

 

 Una donna è finita sulla direttrice di una fucilata esplosa da un cacciatore Impallinata mentre raccoglie castagne Colpita a una gamba e ad un braccio, è stata subito soccorsa dallosparatore  CARENNO Va a raccogliere castagne nel bosco vicino casa approfittandodella bella giornata di sole. E viene impallinata da un cacciatore. Si è sfiorato il dramma ieri pomeriggio a Torba di Carenno. Una donna residente nella via che prende il nome dalla frazione, Daniela Dondoni, di 34 anni, è finita sulla direttrice della rosa di pallini esplosa daun cacciatore che mirava a un fagiano. E' accaduto tutto poco prima delle 17 e sono stati attimi di autentica paura. La donna, colpita da diversi pallini a una gamba e a un braccio, è rimasta a terra sconvolta, ma non ha perso i sensi e le sue condizioni, nonostante tutto, sono apparse sotto controllo. Un'impressione poi confermata dai primi esiti clinici. Secondo quanto riferito da una delle persone subito accorse sul posto, alcuni dei pallini potrebbero aver colpito la poveretta di rimbalzo, dopo aver sfiorato un albero, altri invece sarebbero finiti direttamente contro la donna. Il cacciatore responsabile della fucilata sarebbe un giovane della zona. L'uomo, udite le grida della signora e resosi conto dell'accaduto subito dopo lo sparo, ha dato l'allarme chiedendo aiuto. Una telefonata è giunta alla centrale operativa del 118 e sul posto è stata subito inviata un'ambulanza. Intanto dall'ospedale Sant'Anna di Como si è levato in volo l'elisoccorso. L'équipe è stata portata sul posto, poi la donna - sottoposta alle prime cure - è stata trasferita d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Manzoni di Lecco. Daniela Dondoni era uscita di casa da alcune decine di minuti per andare a raccogliere castagne in una selva in località le Pianelle, quando è stata stata colpita dalla fucilata. Secondo quanto raccontato dai primi soccorritori, la donna si trovava fra la boscaglia in una posizione più elevata rispetto a quella del cacciatore. Quest'ultimo avrebbe sparato mirando a un fagiano - e non scambiando la donna per un volatile - ma la rosa dei pallini aprendosi è comunque finita verso la malcapitata, in parte nascosta dagli alberi. Una segnalazione dell'accaduto dal pronto soccorso è stata trasmessa al posto di Polizia dell'ospedale. A indagare sull'accaduto saranno poi con ogni probabilità i carabinieri della stazione di Calolziocorte. Il cacciatore rischia una denuncia a piede libero per lesioni, salvo ulteriori addebiti (distanze di sicurezza da valutare, ad esempio) legati all'area in cui è partito lo sparo. Solo l'altro giorno era stato segnalato un episodio di spari nei pressi di alcune case a Sala di Calolziocorte. I residenti si erano lamentati per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza imposte dalla normativa venatoria. Roberto Crippa

 

INCIDENTE DI CACCIA

 

Mira a un fagiano ma i pallini feriscono (non gravemente) una donna  Lecco - Mira a un fagiano e impallina una donna ferendola a una gamba e un braccio. E' accaduto ieri pomeriggio in un bosco di Carenno, centro montano della provincia di Lecco. La donna, D.D. di 34 anni, residente

in paese, si era avventurata nel bosco in cerca di castagne, quando il cacciatore - un uomo della zona - ha sparato, ferendola in maniera giudicata non grave. Sul posto la centrale operativa del 118 di Lecco ha inviato l'elisoccorso e un'ambulanza. La donna, rimasta cosciente, è stata poi ricoverata al pronto soccorso dell'ospedale di Lecco per l'estrazione dei numerosi pallini. La donna, secondo una prima ricostruzione, era seminascosta nella boscaglia e si è trovata sulla direttrice della rosa dei pallini.

 

PASSEGGIA IN MONTAGNA. IMPALLINATA DA UN CACCIATORE

 

CARENNO (Lecco)- Una donna ha rischiato la vita ieri mattina mentre stava percorrendo un sentiero della Valle San Martino.La tentaquattrenne D.D. di Lecco stava cercando castagne quando ad un certo punto è stata investita sulle gambe da una scarica di pallini da fucile esplosi da alcune centinaia di metri di distanza. Con lei c'era anche il marito che ha immediatamente lanciato l'allarme al 118.  Sul posto immediatamente è giunta una ambulanza e alcuni volontari che

hanno medicato, in zona, la donna e la hanno trasportata all'ospedale Manzoni. Sull'episodio sono state aperte delle indagini da parte dei carabinieri.

Sentiti alcuni cacciatori che ieri mattina stavano facendo una battuta di caccia in una zona dove non mancano le prede. Va tenuto presente però che in Valle San Martino ieri è stata segnalata la presenza di numerosi cacciatori di passaggio e quindi «smascherare», l'autore del ferimento

sarà alquanto difficile. G.R

www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=ATT&Bassa=si&Pagina=7&IDNotizia=523141

 

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29/9/2002

ACQUI TERME :CACCIATORE IMPALLINATO: È GRAVE

 

 (Basso Piemonte) Permangono gravi le condizioni del cacciatore impallinato da un compagno mentre si trovavano in un bosco nei pressi di Ponti. Ricoverato in un primo tempo all'ospedale di Acqui Terme dove gli sono state fornite le prime cure, è stato trasportato poi nel reparto di rianimazione di Alessandria dove si trova tuttora.Michele Roso, 64 anni, residente a Ponti, insieme a due amici del paese aveva deciso di trascorrere qualche ora nei boschi a caccia di lepri, un hobby condiviso con gli altri due protagonisti di questa vicenda.Un tragico errore sarebbe alla base dell'incidente che ha portato al ferimento di Michele Roso. Uno degli amici infatti ha sparato credendo di centrare una lepre ma in realtà, acquattato fra i cespugli c'era proprio Roso che si è immediatamente accasciato al suolo privo di conoscenza.A lanciare l'allarme sono stati proprio i due compagni di caccia. Subito è intervenuta un'ambulanza del 118 che a sirene spiegate ha trasportato il pensionato al pronto soccorso di Acqui Terme. Sul postoanche una pattuglia dei carabinieri di Bistagno che ora svolgeranno le indagini del caso.

G.G.

http://www.ilsecoloxix.it/

 

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29/9/2002

Loc. Croce Manna, Comune di Isolabona (IM),  Raffaele Frisina, si distrae alla guida per guardare cani dacaccia e finisce nella scarpata con autoveicolo. Intervento della Croce Rossa.  

Secolo XIX sez. Bordighera-Ventimiglia pag. 21,  1/10/2002

 

 

 

 

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30/9/2002

 

A Marassi, quartiere di Genova, ragazzino di 12 anni spara cartuccia a pallini con il fucile incustodito del padre.

Secolo XIX sez. Genova, pag. 21 del 1/10/2002

 

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30/9/2002

SI UCCIDE COL FUCILE

 

MASSA MARITTIMA. Un uomo si è ucciso col suo fucile da caccia nelle campagne di Massa Marittima; il cadavere è stato scoperto dai parenti nella serata di domenica; il congiunto non era tornato a casa e quindi erano scattate le ricerche. E.T. di 55 anni, muratore, è stato trovato cadavere nella zona di Cava alla Rena, nelle vicinanze della sua utilitaria. Quando sono scattati i soccorsi non c'era nulla da fare; il magistrato, prima di autorizzare la sepoltura, ha disposto l'esame autoptico nell'ospedale Sant'Andrea di Massa Marittima.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_01/grosseto/cronaca/lgc04.htm

 

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30/9/2002

IMPALLINATO UN PESCATORE

 

ROSIA - Pescatore impallinato da un cacciatore. Sembra quasi l'inizio di una barzelletta e, invece, è accaduto veramente e c'è perfino un ferito anche se, per fortuna, non grave.  Di prima mattina un giovane uomo di 34 anni, residente a Monticiano, ha preso la sua canna da pesca e si è recato lungo le sponde del Merse per trascorrere qualche ora in tranquillità. Era arrivato già da un po' di tempo quando ha intravisto alle sue spalle un cacciatore che ha imbracciato il fucile e ha tirato a un volatile. Ha notato che l'animale era stato abbattuto (come racconterà poi in seguito) e proprio in quel Momento ha sentito un pizzico secco sotto il mento. Istintivamente si è toccato la parte che gli doleva credendo sulle prime di essere stato punto da un insetto. Non era così. Ha subito capito di essere stato colpito in faccia da un pallino di quella cartuccia sparata poco prima.

Il cacciatore non se n'è neppure accorto di avere accidentalmente e di rimbalzo preso il pescatore. Infatti, dopo avere raccolto la sua «preda» è sparito nel fitto della vegetazione.  Al trentaquattrenne non è rimasto altro che riporre la sua canna da pesca, ha messo in moto la propria auto ed è arrivato fino al pronto soccorso del policlinico. Il medico che lo ha preso in cura ha anche raccolto il racconto del ferito e così sono stati attivati i carabinieri. Un atto dovuto davanti a una ferita, se pure lieve, da arma da fuoco. Agli uomini dell'Arma non è rimasto altro che verbalizzare le affermazioni dell'uomo a cui i sanitari hanno tolto il pallino e lo hanno rimandato a casa con una prognosi di tre giorni. Non è infrequente che accadano incidenti di questo genere durante le battute di caccia. Certo è la prima volta, almeno nella nostra provincia, che un cacciatore impallina un pescatore. Un fatto a dir poco singolare che per fortuna non ha avuto gravi conseguenze.  di Cecilia Marzotti

http://lanazione.quotidiano.net/chan/12/13:3724910:/2002/10/01

 

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30/9/2002

CONTROLLI DEL NOA ANCHE A BOVEGNO E PEZZAZE

UN BRACCONIERE IN MOTO TRAVOLGE DUE FORESTALI: TENSIONE E FERITI A IRMA

 

Bracconieri di nuovo protagonisti sulle montagne dell’alta Valtrompia. Dopo il grave episodio di una decina di giorni fa - quando si registrò l’aggressione ai danni di una guardia volontaria - negli ultimi giorni c’è stata ancora tensione fra gli uomini della Forestale e chi va a caccia di frodo installando archetti e reti. Gli agenti appartenenti al Noa, il Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale, che stavano operando lunedì sera, attorno alle ore 21, in località Prati Magri sopra Irma, durante un normale controllo del territorio hanno individuato un bracconiere che, in sella a una moto da trial, non ha rispettato l'alt dei militari, investendo due forestali.

Solo per un caso fortuito l'incidente non ha avuto conseguenze più gravi. Un agente è rimasto comunque ferito (prognosi di 10 giorni per lesioni al torace e a una spalla), mentre il collega ha riportato lievi escoriazioni. Ferito anche il bracconiere, che è stato trasportato al Pronto soccorso dell'Ospedale di Gardone Vt. I medici gli hanno riscontrato alcune escoriazioni al viso e lo hanno dimesso.

Perchè l'uomo non si era fermato al controllo? Semplicemente perchè nel giubbotto nascondeva una quindicina di pettirossi, provenienti da una «tesa» di archetti nascosta nella boscaglia. La cattura di questa specie è severamente proibita; ciò non toglie che questo uccello sia fra i più ricercati dai bracconieri ed è la vittima preferita di archetti e reti, trappole micidiali quanto invisibili.

Gli uomini del Noa sono intervenuti - sempre lunedì - anche in località Mandrino, sopra Bovegno. Dopo tre giorni di appostamento, una pattuglia ha sorpreso un bracconiere che aveva nel carniere 50 pettirossi e 1 nocciolaia, mentre altri 45 erano ancora imprigionati nelle trappole. Una ventina di volatili sono stati liberati. Anche in questo caso l’uomo aveva allestito una tesa che, è opinione della Forestale, veniva gestita da almeno tre persone che rifornivano il mercato clandestino dei pettirossi e certi ristoratori compiacenti.

Il terzo episodio si è verificato in località Tre Faggi, in Comune di Pezzaze. L’ennesimo bracconiere è stato denunciato a piede libero per aver intrappolato in una trentina di archetti 7 pettirossi e un tordo sassello. s.b.

www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Bae.htm

 

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2/10/2002

 

E’ accaduto ieri mattina nei boschi di Clivaz, in una zona impervia. Difficoltosi i soccorsi dell’elicottero del 118

Parte un colpo, cacciatore perde una gamba

Resia: ferito Gianni Di Lenardo, 46 anni. L’incidente durante un controllo delle guardie forestali 

Giornata venatoria funestata, in val Resia, da un gravissimo incidente. Durante un controllo di routine delle guardie forestali a un gruppetto di cacciatori, dal fucile di uno di essi è partito accidentalmente un pallettone che ha colpito la gamba destra di Gianni Di Lenardo, 46 anni, di Oseacco di Resia. A nulla sono valse le cure dei medici, che sono stati costretti ad amputare l’arto ferito.

Il fatto è accaduto, ieri, alle 10.45, in località Clivaz di Sopra, in Comune di Resia. Una pattuglia della forestale di Prato di Resia stava chiedendo a un cacciatore il tesserino di riconoscimento, precisamente a Livio Giusti, residente nella frazione di Gniva. Nell’estrarre dal giubbotto il documento, l’uomo, secondo una prima ricostruzione degli inquirenti e dei testimoni, avrebbe inavvertitamente premuto il grilletto del proprio fucile, che imbracciava rivolto verso il basso. Il colpo ha fatto impennare l’arma priva di controllo e lo sparo si è indirizzato verso la gamba destra di un compagno di battuta venatoria, Gianni Di Lenardo appunto. L’uomo si è accasciato, sanguinante e in preda a dolori lancinanti.

E qui è cominciato un autentico “calvario” per lo sfortunato cacciatore. L’allarme dato con il telefono cellulare al 118 ha allertato sia un’autoambulanza che il soccorso tramite elicottero. Ad entrambi è stato oltremodo difficoltoso identificare il luogo dell’incidente di caccia. L’elicottero, in particolare, ha sorvolato la zona per oltre 20 minuti prima di scorgere un cacciatore che lanciava segnalazioni direzionali. Da quanto è dato sapere, il velivolo non sarebbe stato in grado di recuperare il ferito, ma avrebbe unicamente calato nella zona un medico al fine di portare i primi soccorsi a Di Lenardo, per poi rientrare a Udine per dotarsi del verricello baricentrico, strumento indispensabile per il recupero del cacciatore. Operazione che si è infine conclusa alle 13.15, due ore e mezza dopo l’incidente.

Sulle modalità di intervento del 118 il direttore della riserva di caccia della val Resia, Lionello Razza, avanza perplessità. A suo dire, «invece di attendere tanto tempo per effettuare il recupero con l’elicottero, il Di Lenardo avrebbe potuto essere caricato sulla barella e trasferito sull’autoambulanza che era ferma, sulla strada, a poca distanza dal luogo dell’incidente di caccia». Gianni Di Lenardo, comunque, è stato accolto al nosocomio udinese Santa Maria della Misericordia, dove i sanitari, viste le condizioni dell’arto squassato dal colpo di fucile e il molto sangue perso prima dell’arrivo a Udine, non hanno potuto fare altro che procedere all’amputazione.

Gianni Di Lenardo, come detto, vive a Resia, nella frazione di Oseacco, con la moglie e un figlio in età scolare. Lavora alla Modulblock di Amaro, nel settore meccanico. Da sempre appassionato di caccia, pratica abitualmente l’attività con una cerchia di amici, fra i quali Livio Giusti, che ieri, inavvertitamente, gli ha provocato la tremenda lesione alla gamba.

Gianpietro Carniato

...

Parla il direttore della riserva. Trent’anni fa l’unico episodio grave nella zona  «Ho sentito lo sparo e sono accorso» 

Un grave incidente di caccia che induce sicuramente a qualche riflessione, anche se quanto accaduto ieri in Val Resia non ha le caratteristiche di un’azione impulsiva dettata dall’animosità di abbattere la selvaggina a tutti i costi, semmai frutto dell’imponderabile, o anche provocato dall’ansia di dover sottostare a un controllo venatorio. Frazioni di secondo durante le quali il cacciatore potrebbe non avere più la padronanza dell’arma.

Della squadra di caccia della quale facevano parte lo sfortunato Giovanni Di Lenardo e Livio Giusti, involontario feritore dell’amico, faceva parte anche il direttore della riserva, Lionello Razza. «Ma in quel momento - spiega - mi trovavo decentrato rispetto al luogo dell’incidente. In battuta, ci dividiamo a ventaglio sul territorio predestinato. Ma poi i richiami mi hanno portato nell’area dello sparo, dove Giovanni giaceva a terra dolorante. Sono stato io a sbracciarmi per indicare all’elicottero l’esatta posizione del ferito. Io vedevo il velivolo, ma l’elicotterista evidentemente aveva maggiore difficoltà a scorgermi. Così l’operazione è andata fin troppo per le lunghe. Per non parlare poi dei ritardi dovuti alla mancanza del verricello baricentrico. Sarebbe stato meglio, a mio parere, affidarsi da subito al recupero del ferito con l’autoambulanza».

Quindi Razza passa a parlare di una riserva di caccia, quella della Val Resia, assolutamente nella norma, di un’attività venatoria che «abitualmente si svolge nelle regole, senza travagli di sorta, anche se a volte chiacchierata per presunti atti di bracconaggio. Ma, si sa, tutto il mondo è paese. Anche tra gli automobilisti c’è chi trasgredisce al codice. Non per questo tutti gli automobilisti sono dei pirati della strada».

Di sicuro, quanto occorso ieri a Giovanni Di Lenardo, singolare per le modalità che hanno portato al suo ferimento, ha fatto tornare alla mente un incidente mortale avvenuto in Val Resia nel ’72, nel quale perse la vita Giuseppe Coss.

Il direttore della riserva lo riferisce come una pura fatalità. La giornata di caccia volgeva al termine e l’uomo aveva sparato in aria con l’intento di attirare l’attenzione dei compagni di battuta, forse anche per far loro credere di avere abbattuto la preda e indurli così a raggiungerlo. Ma il colpo era finito su una parete rocciosa d

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3/10/2002

 

Strada Suseneo Superiore, Fraz. S. Giacomo, Sanremo

Nella notta O.A. abbatte cane da pastore tedesco con il proprio fucile da caccia.

Secolo XIX, sez. Sanremo del 5/10/2002, pag. 29.

 

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5/10/2002

 

Lamon. Incidente ieri pomeriggio ad Arina: Guido Gaio, 56 anni, colpito all'addome da un proiettile calibro 12 Parte un colpo di fucile, cacciatore ferito L'uomo torna in paese da solo dopo essersi sparato accidentalmente  LAMON. Si è sparato accidentalmente un colpo di fucile da caccia

all'addome, ma ha avuto la forza di risalire in macchina e scendere fino in paese per chiedere aiuto. Questa freddezza e prontezza di spirito ha probabilmente consentito a Guido Gaio, cinquantaseienne cacciatore di Arina, di salvarsi la vita. Ora è ricoverato in prognosi riservata

all'ospedale di Feltre. L'equipe medica del reparto di chirurgia lo ha sottoposto ad un lungo intervento per estrarre il proiettile calibro 12 e ridurre i danni provocati dalla fucilata: oltre alla ferita è stata infatti riscontrata una frattura all'ala iliaca esterna sinistra.

L'episodio, i cui contorni dovranno essere chiariti dai carabinieri di Lamon, è accaduto intorno alle 15 di ieri in località I Gai, sopra la frazione di Arina, dove Guido Gaio un tempo abitava prima di trasferirsi nel centro del paese. L'uomo era andato nel bosco armato del suo fucile da caccia quando, ad un certo punto, è partito un colpo che lo ha ferito al fianco sinistro. Nonostante il dolore, Guido Gaio ha stretto i denti, è salito in macchina e si è precipitato ad Arina per chiedere aiuto. Quando è arrivato in paese ha cominciato a suonare il clacson e dal bar è uscito il nipote Remo, che lo ha caricato sulla sua auto e portato al pronto soccorso di Feltre. Nel frattempo era stato avvisato il 118 che ha inviato sul posto sia un'ambulanza che l'elicottero del Suem, ma

entrambi sono rientrati vuoti, perché il ferito era già sulla via verso l'ospedale. Dopo i primi accertamenti, si è deciso di trasferirlo in chirurgia per l'operazione. Non sarebbe in pericolo di vita, anche se la prognosi è ovviamente riservata. Nel frattempo la polizia stradale di Feltre, che era sull'altopiano per un incidente, ha provveduto a recuperare l'arma che ha sparato e a consegnarla ai carabinieri della stazione di Lamon, che ora effettueranno tutti gli accertamenti del caso.

www.corrierealpi.quotidianiespresso.it/corrierealpi/arch_06/belluno/feltre/bf301.htm

 

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6/10/2002

 

Loc. Chiappa, Valbrevenna (GE)   D.T.residente a Montaggio (GE), cacciatore su spara a un piede durante una battuta al cinghiale.

Secolo XIX

 

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6/10/2002

 

CAVRIANA (Mantova) - Ha preso la mira: la preda, una lepre, era a portata di schioppo e ha premuto il grilletto centrandola. Ma ad accasciarsi a terra, pochi istanti dopo, è stato anche il cacciatore, stroncato da un attacco cardiaco. La caccia, che praticava con passione da diversi anni, doveva essere il suo anti-stress dopo alcuni problemi cardiaci. Ma è stato tradito dall'emozione. Testimoni, altri cacciatori poco distanti che sono accorsi subito, hanno cercato di soccorrerlo e

hanno chiamato il 118, ma Giorgio Trivini Bellini, imprenditore 56enne, era morto sul colpo. L'incidente è accaduto in località Breda, appena fuori dal paese, ai margini della strada Cavallara, verso le otto e mezza del mattino. Domani pomeriggio alle 15.00 i funerali.

http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/2/19:3742754:/2002/10/07

 

 

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6/10/2002

CACCIATORE STRONCATO DA INFARTO

CAMPOLARO DI BRENO  Aveva atteso l'alba per iniziare una battuta di caccia, assieme ad unamico, sui monti della località Casarole di Campolaro di Breno, ai confini con i Comuni di Prestine e Borno. Avevano intrapreso due tragitti diversi. Percorse poche decine di metri, ancora non aveva imbracciato l'arma da puntare alla selvaggina, uno dei due cacciatori si è accasciato su un prato, stroncato molto probabilmente da un infarto. Dopo poco di mezz'ora, verso le 7.30, l'altro cacciatore, accortosi che l'amico non aveva esploso nemmeno un colpo, è ritornato sui sui passi e l'ha trovato, accasciato sull'erba ormai privo di sensi. Si tratta di F. A., di 62 anni, che abitava Bienno. Dato l'allarme alla centrale operativa del 118, sono stati inviati sul posto i militi di un'autolettiga, l'eliambulanza, i Vigili del fuoco di Darfo e i carabinieri delle stazioni di Breno e di Borno. Al medico dell'elicottero non è rimasto che constatare il decesso, dovuto a un malore, forse un infarto. Pare che l'uomo soffrisse di problemi cardiaci. Ultimati gli accertamenti, la salma del cacciatore è stata portata alla camera mortuaria dell'ospedale di Esine, a disposizione

della magistratura. (g. s.)

www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/10/07/08,CRONACA/T6.html

 

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6/10/2002

 

Montisola, anziana ferita da una fucilata mentre raccoglieva le castagne  Il rischio è stato alto, ma, fortunatamente, la rosa di pallini quando è giunta a segno aveva perso buona parte della propria capacità offensiva ed era diretta agli arti inferiori. Così le ferite riportate dalla 82enne Angela Cadei sono state giudicate guaribili in pochi giorni dai medici del reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale civile di Brescia. La disavventura ha colto la signora Cadei che abita a Montisola nel borgo di Carzago mentre raccoglieva castagne in un bosco di Archine.La fucilata è arrivata improvvisa e ha colto la donna di sorpresa. A sparare un cacciatore 33enne di Peschiera Maraglio, che non si era accorto della presenza della donna china fra foglie e ricci. Sarebbe stato lo stesso cacciatore fra i primi soccorritori della signora. Chiamata la centrale operativa del 118, si è alzato in volo l'elicottero che ha raggiunto Montisola e ha prestato le prime cure all'anziana. Angela Cadei è stata poi trasferita al Civile dove è stata medicata e avviata in reparto. Intanto i carabinieri della stazione di Marone hanno cercato di ricostruire le fasi del ferimento, che costerà una segnalazione alla magistratura per il cacciatore.  Il ferimento della donna è avvenuto ieri mattina alle 8, meno di un'ora prima l'elicottero del 118 era dovuto volare fino a Prestine per un altro intervento legato alla caccia. Alcune persone avevano segnalato un malore ad un cacciatore in località Casarone, non molto lontano da Breno. Quando l'elicottero è arrivato in quota, purtroppo per l'uomo,

Lorenzo Abondio di Bienno, 62 anni compiuti a fine agosto, non c'era più nulla da fare. Il medico dell'eliambulanza ha tentato inutilmente di rianimarlo, ma l'arresto cardio-circolatorio era stato fatale. Per recuperare la salma sono dovuti intervenire i vigili del fuoco del distaccamento di Darfo che hanno portato a valle la salma dello sfortunato cacciatore.  Nei pressi del capanno sono stati chiamati anche i carabinieri della compagnia di Breno che hanno svolto tutti i rilievi necessari a

scongiurare che non si trattasse, magari, di un incidente. Anche gli accertamenti delle forze dell'ordine hanno confermato che se si è trattato di un decesso per cause naturali. La salma è ora in attesa del nullaosta per la sepoltura e nei prossimi giorni verranno fissati i funerali.

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Sfiorata la tragedia a Carzano di Monte Isola: una donna di 82 anni colpita alle gambe da un cacciatore Impallinata mentre raccoglie le castagne  È stata sfiorata la tragedia ieri mattina a Carzano di Monte Isola . Un'anziana donna, che di buon'ora - verso le 7 - si trovava in un terreno di sua proprietà per raccogliere castagne, è stata raggiunta alle gambe da una scarica di pallini partita inavvertitamente dal fucile di un cacciatore. Protagonista, sua malgrado, dell'incidente - avvenuto

in località «Archine» di Carzano, una delle frazion i di Monte Isola – è stata la signora Angela Cadei, di 82 anni, che abita poco distante dal luogo dell'incidente. Anche ieri, come amava fare spesso in questa stagione, la signora Angela aveva deciso di fare una passeggiata e

raccogliere qualche castagna, ignara che questa è stagione di caccia. Nello stesso terreno era appostato un cacciatore. L'uomo, mirando alla selvaggina, non si è accorto della presenza della donna, ha visto qualcosa che si muoveva ed ha sparato. La rosa di pallini ha investito la donna ha procurato numerose ferite da arma da fuoco e la frattura esposta della gamba sinistra. La donna, che si è messa a gridare per il forte dolore e per chiedere aiuto, è stata prontamente soccorsa dallo stesso cacciatore, il quale, col telefono cellulare, ha dato l'allarme alla centrale operativa del 118. In soccorso della pensionata è intervenuta l'eliambulanza che stava rientrando a Brescia, dopo essere

atterrata in località Campolaro di Breno, dove un cacciatore, durante una battuta, era stato stroncato da un infarto. Angela Cadei con l'elicottero è stata portata all'Ospedale Civile di Brescia e ricoverata nel reparto di Traumatologia con prognosi di guarigione in 90 giorni.

 

CACCIATORE SPARA AD ANZIANA CHE CERCA CASTAGNE

 

MONTISOLA Un'anziana di Montisola, sul lago d'Iseo, mentre ieri si trovava nel bosco a raccogliere castagne, è stata colpita alla gamba sinistra da una rosa di pallini sparati da un cacciatore suo compaesano. Pochi minuti più tardi è stata trasportata all'Ospedale civile di Brescia, dove i medici l'hanno trattenuta con una prognosi di novanta giorni. Qualora la canna del fucile fosse stata rivolta leggermente più in alto, l'incidente avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, forse addirittura drammatiche.  Il fatto è accaduto alle 7 in località Archine. Angela Cadei, di 82 anni, residente nella frazione di Carzano, stava raccogliendo castagne da circa mezz'ora quando, all'improvviso, è stata raggiunta da una fucilata che l'ha fatta accasciare a terra, in preda a forti dolori. Il colpo era stato sparato da G. Z., di 30 anni, che in quel momento stava praticando la caccia vagante. Resosi conto dell'accaduto e in evidente stato confusionale, il feritore ha chiesto aiuto ai vigili urbani di Montisola i quali, a loro volta, hanno fatto intervenire i carabinieri della caserma di Marone e un'équipe medica del 118. Dopo le prime cure, l'anziana donna è stata trasportata in elicottero al Civile di Brescia, dov'è tuttora ricoverata. I carabinieri, dal canto

loro, stanno svolgendo le indagini del caso per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente; sembra comunque che sia da attribuire a un caso fortuito. Non si esclude che il colpo sia partito dal fucile

accidentalmente o che il cacciatore abbia sparato senza avvedersi della presenza della donna. Informato dell'accaduto, il sindaco di Montisola, Angelo Colosio, ha fatto gli auguri di una pronta guarigione ad Angela Cadei e ha sottolineato il senso civico che G. Z. ha dimostrato correndo

subito in aiuto della ferita. Lo stesso Colosio ricorda che sull'isola non sono mai accaduti fatti del genere.

Elìa Mutti

...

Ferita dai pallini di una fucilata mentre raccoglie le castagne  Una donna di 82 anni, Angela C., è stata ferita alle gambe da una rosa di pallini partita dal fucile di un cacciatore. La pensionata che si

trovava a Montisola (Brescia), un'isola del lago d'Iseo, si era recata nei boschi per raccogliere le castagne. Le sue condizioni non sono gravi. I carabinieri accerteranno la dinamica dell'incidente.

www.bresciaoggi.it/storico/20021007/cronaca/Dac.htm

 

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6/10/2002

 

A Rivarolo (TO)   pallini di fucile da caccia rompono i vetri di una officina. Per fortuna era domenica e l’officina era chiusa.   Nessun ferito.

 

 

 

 

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6/10/2002

 

Malé, incidente ieri mattina Cacciatore scivola e cade Ricoverato a Verona: è grave Brutta caduta ieri mattina per un cacciatore di Madras, frazione di Malé, uscito insieme al fratello per una battuta di caccia. Roberto Endrizzi, del ´67, si era alzato di buon mattino e insieme al fratello Mario aveva raggiunto la frazione di Arnago e poi la località Mason per quella che doveva essere una mattinata da trascorrere all´aria aperta e possibilmente con la soddisfazione di qualche preda. L´uomo si trovava su un pendio, quando ha perso l´equilibrio ed è scivolato. Un volo di cinque o sei metri, nel quale l´uomo sembrava aver riportato solo qualche frattura. Immediatamente il fratello aveva allertato i soccorsi e sul posto si era portato l´elisoccorso che, dopo aver calato il medico con il verricello, aveva provveduto a trasportare il ferito all´ospedale Santa Chiara di Trento. Le condizioni di Endrizzi, però, nel pomeriggio sono peggiorate, tanto da rendere necessario un trasferimento all´ospedale di Verona, dove l´uomo è ricoverato. Nella mattinata di oggi, come ha spiegato una familiare, l´uomo dovrebbe essere sottoposto ad intervento chirurgico.

www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=231273

 

60

6/10/2002

 

Altro incidente di caccia ieri pomeriggio a Recoaro.Artigiano colpito alla schiena vicino al capanno Scivola e si spara addosso di Luigi Centomo  Recoaro Terme. Un altro incidente di caccia. Ieri, nel primo pomeriggio, nella conca recoarese in località Branchi. A patirne le conseguenze è stato Luigino Ceolato, artigiano di 55 anni, che abita a Rovegliana, dove vive con la moglie e due figli. La conseguenza delle lesioni avute gli comporta la prognosi di un mese. Ora è ricoverato nel reparto chirurgico dell'ospedale S. Lorenzo. La dinamica dell'incidente è quella tipica di queste circostanze, che sono accidentali e che talvolta hanno conseguenze tragiche.  L'infortunato è inciampato uscendo dal capanno, cadendo è partito il colpo dal fucile che l'ha investito nella zona lombare. Le conseguenze potevano essere drammatiche. Fortunatamente le ferite non hanno leso

organi vitali, anche se la prognosi di trenta giorni rivela che le lesioni non sono state superficiali.

Nel primo pomeriggio, il cacciatore recoarese si è recato in località Branchi, dove abitualmente esercita l'attività venatoria, da ormai una decina di anni. La compagnia dei Carabinieri, dopo accurati accertamenti, ha concluso che si è trattato di un incidente banale, senza coinvolgimento di terzi. È stato il cacciatore stesso, dopo essere stato investito dalla rosa di pallini, a chiamare aiuto telefonando alla vicina pizzeria-trattoria  Capriol da cui è partito il gestore Ivo Pezzelato con il suo

fuoristrada. Ha raggiunto rapidamente Luigino Ceolato, caricandolo a bordo e prendendo subito la strada per l'ospedale di Valdagno. Lungo il tragitto ha incrociato l'autoambulanza che era stata chiamata con urgenza. Quindi, gli accertamenti medici e le indagini dei carabinieri.  Seppur nelle prime domeniche di caccia, quello di Recoaro segue altri incidenti ben più gravi avvenuti nel vicentino: due sono avvenuti per cause non venatorie con la morte per infarto di due cacciatori e un

altro, invece, è stata la diretta conseguenza mortale dell'effetto dell'arma da fuoco.  Era molto tempo che non si verificavano incidenti di caccia nell'ambiente recoarese, che tra l'altro è tra le zone che numericamente ha il maggior numero di cacciatori. Sono, infatti, oltre 600 coloro che

ogni anno imbracciano la doppietta e vivono intensamente la stagione venatoria.

www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Caa.htm

 

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6/10/2002

 

Perde il controllo del furgone Cacciatore annega nel fossato  Finisce nel fossato con il furgone e muore annegato. Così ha perso la vita Pietro Foligno, 56 anni, comasco, che ieri mattina era arrivato nelle campagne tra Albuzzano e Belgioioso, in provincia di Pavia, per una battuta di caccia. La polizia ha avviato un'indagine per chiarire le cause dell'incidente.

www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CRONACA_MILANO&doc=FOSSA

 

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6/10/2002

«MI HA MINACCIATO COL FUCILE»

 

CASINA - Un cacciatore, fucile alla mano, minaccia un motociclista in transito su percorso di campagna. L'incredibile sorpresa è capitata l'altra mattina a Cristian Iori, un giovane imprenditore di Reggio che abita al Bocco di Casina, mentre era in giro con la moto da enduro insieme al padre Artico.  Cristian, che dall'età di 15 anni coltiva la passione delle moto da fuoristrada partecipando a gare e a raduni, solitamente la domenica mattina, unico giorno libero, non rinuncia a qualche escursione con il padre o con amici nei percorsi autorizzati.  "Poiché nel comune di Casina sono vietati i percorsi di campagna - precisa Cristian - di solito andiamo nei comuni di Canossa o di Viano dove invece sono consentiti.  Ci muoviamo sempre con molto rispetto dell'ambiente e di tutti quelli che lo frequentano. Ci capita di incontrare cacciatori, gente in mountain-bike e a cavallo, ognuno con il proprio hobby nel reciproco rispetto".  Cristian Iori, ancora sorpreso e sconvolto, così racconta l'episodio dell'altro ieri: "Saranno state le 10 quando, alla fine di una stradina all'uscita da un castagneto nei pressi di Regnano di Viano, a distanza di 5/6 metri ho visto un cacciatore che, probabilmente indispettito dalla mia presenza, ha imbracciato il fucile che teneva alla spalla e me lo ha puntato minacciosamente. Vedendomi le canne puntate mi sono preoccupato e dopo qualche metr Cristian – lui sarebbe tornato indietro per cercare l'irresponsabile cacciatore, però l'ho convinto a lasciar perdere. Se non si fosse allontanato in fretta

avrei cercato di individuarlo. Un individuo come quello, per di più armato di fucile, costituisce un pericolo per chi frequentala zona. Noi stavamo facendo un percorso autorizzato, in pieno rispetto delle norme e dei diritti altrui".

Settimo Baisi

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/17:3747788:/2002/10/08

 

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6/10/2002

NEL BRESCIANO

CACCIA, AGGREDITA UNA GUARDIA VENATORIA: È IL TERZO EPISODIO IN POCHI GIORNI

 

Roma - Un'altra guardia venatoria ha rischiato la vita in seguito all'aggressione di un bracconiere nelle valli bresciane. Lo denuncia il Wwf, segnalando che si tratta del terzo grave episodio nel giro di pochi giorni. L'aggredito si chiama Piergiorgio Candela ed è un ispettore della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). Candela insieme ad un suo collaboratore, era impegnato in un' azione anti bracconaggio in Valsabbia. I due volontari sono quindi stati minacciati, insultati e

spintonati da un bracconiere armato con una falce e con una roncola. L' aggressore ha anche colpito il collaboratore di Candela: la lama della falce lo ha raggiunto alla spalla destra, che fortunatamente era protetta da un fascio di di trappole appena raccolte».

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«Intervenga la Procura per l'aggressione del bracconiere

LAVENONE - Il prefetto ed il procuratore della Repubblica devono intervenire per garantire l'incolumità delle guardie venatorie. Lo chiede , in una lettera che ha inviato ad entrambi, il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando l'aggressione all'ispettore Candela, volontario della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e a due giornalisti ad opera di un bracconiere sui monti di Lavenone, come abbiamo riferito sul giornale di ieri.

Di Pecoraro Scanio

http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=239&Fname=0810INT125.jpg

 

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6/10/2002

 

Merlino Vittima un pensionato che da 40 anni batteva le campagne lodigiane: era senza compagni che potessero aiutarlo Gli cede il cuore sul sentiero di caccia Era da solo, un collega l'ha trovato accasciato sullo sterrato  Merlino Aveva deciso di fare una passeggiata per le campagne dove da 40

anni va a cercare la selvaggina. Non è più ritornato a casa. Mario Pozzi, pensionato 64enne di Gorgonzola con l'hobby della caccia e della pesca, è stato trovato cadavere domenica pomeriggio sulla strada sterrata che unisce le frazioni di Merlino, Marzano e Vaiano. Ad accorgersi del corpo riverso senza più vita sul sentiero, solitamente usato dai cacciatori, è stata un'altra "doppietta" della zona, che tra l'altro conosceva Pozzi di vista abbastanza bene. L'uomo ha chiamato subito i soccorsi, ma all'arrivo dell'ambulanza del 118 non c'era già più nulla da fare. L'équipe medica di Lodi non ha potuto far altro che constatare il decesso del milanese, che è stato successivamente trasportato nella camera mortuaria dell'ospedale di Lodi, in attesa che il magistrato competente disponga la perizia cadaverica.  Pozzi non aveva mai sofferto di problemi cardiaci in precedenza. Prima di andare in pensione faceva il funzionario all'Enel e aveva sposato Carla Ronchi, ma non aveva figli. Domenica, dopo pranzo, aveva avvertito la moglie che sarebbe andato a fare una passeggiata nell'Alto Lodigiano, per il quale territorio ha licenza di cacciare. Ma non aveva intenzione di cercare selvaggina, tanto che aveva lasciato a casa i cani e portato con sé solamente la doppietta. Intorno alle 14 l'uomo si è sentito improvvisamente male e si è accasciato supino sullo sterrato. L'uomo era solo, dunque nessuno ha potuto soccorrerlo in tempo. I carabinieri di Zelo, avvertiti della tragedia dal passante che aveva rinvenuto il corpo senza vita, hanno trovato Pozzi riverso per terra, sulla strada, col fucile a tracolla. L'arma è stata portata nella stazione dei carabinieri di Zelo Buon Persico. La salma è già stata trasportata a Gorgonzola. Don Erminio Pozzi, parroco di Gorgonzola, era stato compagno di leva dell'omonimo cacciatore e lo ricorda come «una persona molto allegra e molto affabile». I funerali verranno celebrati mercoledì nella chiesa della parrocchia di san Carlo.

Fr. Ga.

www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/10/08/14,GARDA_E_VALSA/T11.html

 

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9/10/2002

QUANDO E´ PARTITA LA FUCILATA L´UOMO ERA CON UN AMICO VENTISEIENNE: E´SPIRATO SUL COLPO

 

Spara al cinghiale e uccide cacciatore  L´incidente nei boschi di Voltaggio, il morto aveva 42 anni

VOLTAGGIO  Ha sparato a un cinghiale, ma ha ucciso un compagno di battuta di caccia. L´episodio è avvenuto ieri pomeriggio al termine di una battuta che si stava svolgendo in località Castagnola, nel Comune di Voltaggio, in Val Lemme, quasi ai confini con la Liguria. La vittima si chiama Franco Rossi, aveva 42 anni, era sposato e padre di un bambino. Causa del grave incidente, come detto, un cinghiale anche se la battuta alla quale Franco Rossi partecipava con un amico ventiseienne, a quanto si è appreso, era rivolta a un altro tipo di selvaggina e proprio per questo

non soggetta alle rigide strategie che chi pratica la caccia agli ungulati deve rigorosamente rispettare. Il grosso animale è comparso improvvisamente sul cammino dei due cacciatori e deve essere loro apparso come una insperata, ambita preda. La dinamica del fatto non è

stata ancora del tutto chiarita (stanno conducendo accertamenti i carabinieri) ma si presume che a un certo punto l'animale si sia venuto a trovare tra i due cacciatori, uno dei quali, sparando, ha colto il compagno mortalmente. Rossi è morto sul colpo. Non è stato neppure stabilito se alla battuta partecipavano anche altri cacciatori, allargando così il campo delle possibili responsabilità. Franco Rossi abitava a San Martino di Paravanico (Campomorone, in provincia di Genova) ma era un assiduo frequentatore di Voltaggio dove aveva moltissimi amici. Vero sportivo aveva giocato al calcio prima nella Busallese e poi nell'Audace Campomorone. L'incidente di caccia è avvenuto in un boschetto sulle prime rampe della provinciale Voltaggio-Borgo Fornari, detta della Castagnola. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Voltaggio al comando del maresciallo Prati. E´ accorso anche il sindaco di Voltaggio, Consolato Repetto. Alle 20 la salma non era stata ancora rimossa in attesa del nulla osta del magistrato.

Andrea Merlo

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LO SPARATORE, 26 ANNI, E´ DI VOLTAGGIO

 

Cacciatore ucciso Indagato l´amico  VOLTAGGIO. E´ Marco Repetto, ha 26 anni, abita in paese e fa l´operaio il cacciatore che l´altro pomeriggio ha sparato a un cinghiale uccidendo invece il compagno di caccia, suo grande amico, Franco Rossi, 42 anni, elettricista di Campomorone (in passato è stato anche calciatore amatoriale). Il giovane, che è choccato e si dispera, è finito sul registro degli indagati con l´accusa di omicidio colposo. Procede il sostituto procuratore della Repubblica di Alessandria Stefano Puppo, che ha ordinato l´autopsia sulla vittima: sarà effettuata stamane. Il magistrato ieri ha interrogato Repetto, assistito dall´avvocato Alberto Genovese di Novi. Il giovane, a cui l´altra sera è stata subito fatta la prova dello Stub, ha ripetuto più volte che si è trattato di una disgrazia. La tragedia ha colpito tutti a Voltaggio. «Marco è un bravissimo giovane - commenta il parroco don Giuseppe Marasso – Sono note le doti di gran lavoratore del ragazzo». «Lavora da anni alla Tre Colli di Carrosio, dove è apprezzato da dirigenti e compagni di lavoro -

dicono i compaesani -, non meritava di incappare in un incidente di tale gravità. E´ un lutto che coinvolge entrambe le famiglie, molto affiatate e legate da profonda amicizia».

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Alessandria/art3.htm

 

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9/10/2002

CACCIATORE TROVATO MORTO IN UN CANNETO

 

GUALTIERI - E' stato stroncato da un malore mentre si trovava in un canneto, a caccia di anatre, in aperta campagna, fra Santa Vittoria di Gualtieri e Meletole di Castelnovo Sotto. Nessuno si è accorto di nulla: troppo isolata quella zona, in cui l'uomo - il 54enne Angelo Zannini, pensionato residente ad Albinea - si trovava da ieri mattina presto, per l'attività venatoria. E' stato un suo amico, nel primo pomeriggio, a trovarlo: era riverso in un laghetto, in mezzo al canneto, ormai privo di vita. Come ha confermato l'ispezione eseguita dal personale medico dell'elisoccorso di Parma, l'uomo è stato stroncato da una crisi cardiorespiratoria, che non gli ha lasciato scampo. Zannini era giunto nella Bassa di primo mattino, insieme ad un amico, Ivano Lusetti, di Castelnovo Sotto. Si erano divisi per cacciare. Poco dopo l'ora di pranzo, Lusetti ha tentato di mettersi in contatto con lui attraverso il telefonino cellulare, ma senza ottenere risposta. Così è andato a cercarlo, trovandolo poco dopo nel canneto, ormai cadavere. Ha dato l'allarme al 118: sul posto sono arrivati la Pubblica assistenza e l'elisoccorso. Ma per Zannini non c'era ormai più nulla da fare. Sono arrivati anche i familiari dell'uomo, in lacrime quando hanno avuto la conferma del decesso del parente. Per gli accertamenti di legge hanno operato i carabinieri di Gualtieri. Le indagini coordinate dal maresciallo Domenico Salvo hanno confermato le cause naturali del decesso del pensionato albinetano.

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/11:3753617:/2002/10/10

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10/10/2002

CERRETO: PARTE UN COLPO CACCIATORE PERDE LA VITA

P.B

 

 CERRETO GUIDI. Lo ha trovato un amico con cui era andato a caccia e dal quale si era momentaneamente distaccato. Il corpo riverso per terra nella campagna di Poggio Tempesti tra Cerreto Guidi e il campo di volo di Botteghe a Fucecchio era ormai privo di vita. Massimiliano Gozzi, 37 anni, promotore finanziario fucecchiese, secondo la versione fornita dai carabinieri, sarebbe morto per il colpo partito in maniera accidentale dal suo fucile. Sulla dinamica di quella che a priva vista sembra avere le caratteristiche della disgrazia stanno svolgendo accertamenti i

militari dell'Arma della scientifica giunti da Firenze. La tragedia si è consumata poco dopo le 14. Gozzi, stando alle informazioni acquisite dagli inquirenti, in quel momento si trovava da solo nella battuta di caccia. I compagni erano distanti. Forse il promotore finanziario può essere scivolato. Non è improbabile che il terreno fosse inzuppato d'acqua che dal primo pomeriggio ha iniziato a cadere copiosa. Massimiliano Gozzi, laureato in economia e commercio, aveva intrapreso l'attività di promotore finanziario aprendo uno studio in via Dante a Fucecchio. Figlio unico, celibe, l'uomo viveva con i genitori, pensionati, in via Verdi.

...

UCCISO DAL COLPO ACCIDENTALE DEL FUCILE

 

Vittima un promotore finanziario con la passione per la caccia La tragedia è avvenuta nel primo pomeriggio a Poggio Tempesti tra Cerreto Guidi e la zona di Fucecchio  CERRETO GUIDI. Lo ha trovato un amico con cui era andato a caccia e dal quale si era momentaneamente distaccato. Il corpo riverso per terra nella campagna di Poggio Tempesti tra Cerreto Guidi e il campo di volo di Botteghe a Fucecchio era ormai privo di vita. Massimiliano Gozzi, 37 anni, promotore finanziario fucecchiese, secondo la versione fornita dai carabinieri, sarebbe morto per il colpo partito in maniera accidentale dal suo fucile. Sulla dinamica di quella che a prima vista sembra avere le caratteristiche della disgrazia stanno svolgendo accertamenti i militari dell'Arma della scientifica giunti da Firenze. Sul luogo della tragedia si sono portati anche i carabinieri di Cerreto e i volontari

del 118. La tragedia si è consumata poco dopo le 14. Gozzi, stando alle informazioni acquisite dagli inquirenti, in quel momento si trovava da solo nella battuta di caccia. I compagni erano distanti. Forse il promotore finanziario può essere scivolato. Non è improbabile che il terreno fosse inzuppato d'acqua che dal primo pomeriggio ha iniziato a cadere copiosa. Fatto sta che il colpo è partito ed ha raggiunto Massimiliano Gozzi allo sterno. Saranno le perizie balistiche disposte dal magistrato di turno a fare luce sull'esatta dinamica dell'episodio. Intanto il corpo è stato

trasferito all'istituto di medicina legale di Firenze dove tra oggi e domani verrà svolto l'esame autoptico. Il fucile è stato posto sotto sequestro dai carabinieri e verrò analizzato dalla scientifica. Gli investigatori tendono ad escludere l'ipotesi del suicidio e anche quella di un eventuale coinvolgimento di una seconda persona. La pista dell'incidente è quella più accreditata, anche se l'inchiesta della magistratura è aperta e solo dalle perizie di medici ed esperti balistici potrà arrivare una verità investigativa plausibile e definitiva. Massimiliano Gozzi, laureato in economia e commercio, aveva intrapreso l'attività di promotore finanziario aprendo uno studio in via Dante a

Fucecchio. Figlio unico, celibe, l'uomo viveva ancora con i genitori, pensionati, in via Verdi. Era abbastanza conosciuto nella zona, grazie alla sua professione che lo portava ad avere molti contatti.

Ieri pomeriggio sono stati in tanti a raccogliersi intorno alla famiglia. Amici e conoscenti non avevano voglia di parlare. Scossi e stravolti per come avevano perso il loro Massimiliano, il silenzio è stata la naturale reazione alla scomparsa dell'amico. Il padre, Lido, è un grande appassionato di caccia. Un amore che aveva trasmesso al figlio. Ma ieri pomeriggio, in una piovosa giornata di ottobre, quel passatempo si è trasformato in tragedia.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_11/toscana/cronaca/lf306.htm

 

 

 

 

 

 

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10/10/2002

TRAGEDIA A COMACCHIO: I DUE ERANO MOLTO AMICI

 

Cacciatore spara e uccide il presidente Federcaccia  COMACCHIO (FERRARA). Quando ha visto la preda inquadrata nel mirino, ha lanciato il segnale consueto. Poi ha sparato. Ma il suo compagno di caccia si è trovato improvvisamente sulla linea di tiro: il colpo di fucile ha raggiunto alla testa e ha ucciso all'istante Massimo Cavalieri di Comacchio, 51 anni, impiegato comunale. Da oltre 20 anni i due amici andavano a caccia insieme nelle Valli. Ma ieri una tragica fatalità li ha divisi. Qualcosa, nel sincronismo che avevano da decenni, non ha funzionato: Cavalieri è stato raggiunto alla testa. Mezzogori si è reso immediatamente conto di quello che era successo e ha dato

l'allarme. Massimo Cavalieri era impiegato dell'Assessorato comunale ed era animatore e organizzatore di numerose iniziative culturali, sportive e d'intrattenimento, oltre a ricoprire la carica di presidente della Federcaccia di Comacchio. Ieri mattina prima dell'alba insieme all'amico

Franco Mezzogori - consigliere comunale Ds e responsabile del settore turismo dell'Azienda speciale Valli di Comacchio - Cavalieri era arrivato in auto alla Stazione Foce: insieme, in barca, avevano raggiunto la «tina» che era stata loro assegnata in valle.

www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it/nuovaferrara/arch_11/ferrara/24ore/da606.htm

 

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10/10/2002

SERIATE, SPARI VICINO ALLE ABITAZIONI

 

I cittadini di Seriate, residenti nella zona agricola a sud delle vie Rovereto, della Campagna e Custoza, hanno denunciato, con una lettera aperta alle autorità del territorio (il Corpo forestale dello Stato, la Provincia e la Prefettura di Bergamo, il sindaco e la stazione dei

carabinieri di Seriate), il verificarsi di continue esplosioni di spari vicino alle proprie abitazioni.

La lettera di protesta è arrivata dopo l'increscioso episodio, che ha coinvolto il cane di uno di questi residenti, una femmina di pastore tedesco di soli nove mesi, colpita a morte da colpi a pallini. Il cane, allontanatosi da casa lo scorso 23 settembre è stato rinvenuto da un contadino dieci giorni dopo in avanzato stato di decomposizione. Si presume, quindi, che la morte sia avvenuta nel breve intervallo tra l'allontanamento e l'inizio delle ricerche. Secondo quanto riferiscono nella lettera, i residenti, il luogo dove l'animale è stato ucciso dista poche decine di metri dalle abitazioni e

la strada rurale in terra battuta che attraversa le coltivazioni spesso frequentata da famiglie e da bambini per le attività di gioco e passeggio. Per tali ragioni i firmatari della protesta chiedono che nella località in questione venga effettuata un'attività di vigilanza e controllo da

parte delle autorità preposte e, qualora la zona indicata rientrasse nei territori in cui è consentita l'attività venatoria, che vengano adottati provvedimenti per il divieto.

www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2002/10/11/24_f.shtml

 

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12/10/2002

ANTILLO CON UNA FUCILATA DURANTE UNA BATTUTA DI CACCIA

 

Ferito dall'amico Centrato in più parti, è grave al Policlinico

Giuseppe Pugliesi ANTILLO - Una battuta di caccia di quattro amici di Santa Teresa di Riva nelle campagne di Antillo si è conclusa tragicamente: al Policlinico di Messina è ricoverato con prognosi riservata un impiegato di 51 anni, Giovanni Ricci per essere stato impallinato da uno degli amici con il quale stava cacciando. Il grave incidente si è registrato ieri mattina, poco dopo le nove. I quattro amici, approfittando della giornata libera da impegni, si erano recati di buon mattino sui Peloritani, in contrada Paiano di Antillo, per una battuta alla coturnice. La zona, a circa novecento metri sul livello del mare, è rinomata per la selvaggina, sia stanziale che migratoria. In questo periodo c'è abbondanza di coturnici (la cosiddetta "pernice siciliana") e i quattro dopo i primi colpi andati a segno già immaginavano di potere portare sulle loro tavole i volatili frutto di quella giornata di caccia. Alle nove, però, l'imprevisto. Ricci faceva da "battitore", da un cespuglio saltava una coturnice, l' amico che stava dietro, sparava d'istinto, forse incespicava, fatto sta che la rosa dei pallini centrava Giovanni Ricci in pieno, alle spalle. Le sue condizioni apparivano subito gravi. Con il cellulare gli amici chiamavano soccorsi. Da Santa Teresa di Riva giungeva ad Antillo una ambulanza del Pte di piazza Municipio (medico Pantò, infermiere Musumeci), il ferito riceveva i primi soccorsi e poi veniva avviato al Policlindue cacciatori testimoni oculari, di un malaugurato incidente. Giovanni Ricci risiede nella zona di Porto Salvo a Santa Teresa di Riva ed è anche noto tra gli sportivi locali per essere stato in gioventù arbitro di calcio e poi dirigente delle squadre locali.

www.gazzettadelsud.it/edizioni/messina/edz-me.asp?art=023

 

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12/10/2002

 

Fango travolge cacciatore Tragedia sfiorata a Teggiano Allagamenti in tutto il Vallo

Salvatore Medici  Sala Consilina. Ha rischiato di finire in tragedia una battuta di caccia per un uomo di Teggiano. Era sui monti con un gruppo di amici quando è stato inghiottito dal fango ed è rimasto imprigionato nella melma fino alla cintura. Per salvarlo, è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco che hanno lavorato per circa un'ora per estrarre l'uomo dalla ''trappola''. Protagonista della disavventura, Eugenio Franchini, di 54 anni. L'uomo, uscito di buon'ora, ieri mattina, insieme ad altri amici cacciatori, una volta giunto in località Marza, zona montana, ma con tratti pianeggianti, dell'omonima frazione rurale di Teggiano, dove si trovava per una battuta di caccia, è stato travolto da un'abbondante quantità di fango, staccatasi dalle pareti dei monti circostanti. Trovatosi, all'improvviso, impantanato fino al bacino nella fanghiglia, non è riuscito più a venirne fuori, né l'aiuto degli altri è servito a qualcosa. Gli amici, infatti, per evitare di restare immobilizzati nello stesso modo, hanno pensato bene di non avventurarsi nel lago creatosi, e, verso le 8.30, si sono appellati all'intervento dei caschi rossi del distaccamento di Sala. Questi, al comando del caposquadra Ambrosio Messina, hanno messo in atto le procedure di salvataggio. Poiché il punto in cui è rimasto bloccato Franchini, distava circa 100 metri dalla strada più vicina, i vigili hanno costruito un ponte con le scale in dotazione, a mo' di passerella volante, che è risultata

indispensabile al salvataggio, durato circa un'ora. E non è stato l'unico episodio legato al maltempo, protagonista del fine settimana anche nel Vallo di Diano. Numerosi gli interventi delle forze di polizia costrette a sospendere, tra l'altro, la circolazione sulla Salerno-Reggio Calabria e dei vigili del fuoco. Una notevole infiltrazione d'acqua nella galleria Intagliata, nei pressi di Sicignano, ha reso necessaria la chiusura del tratto Contursi - Petina, in direzione sud, con l'obbligo di rientro sull'A3, da parte delle autovetture, allo svincolo di Polla. Il forte gettito d'acqua sprigionato dalla galleria ha investito diverse auto in transito. Dopo la segnalazione di una pattuglia della Polstrada di Sala, e un sopralluogo degli agenti del commissario Regaliano Tommasoni, dell'Anas e dei Vigili del Fuoco, sono iniziati i lavori, che hanno bloccato il tratto, fino alla riapertura nel pomeriggio di ieri. A Padula, invece, nei pressi dello vincolo il maltempo ha provocato il tamponamento di tre auto, in seguito al quale un conducente, non residente in zona, ha riportato ferite abbastanza gravi. Intervenuti i carabinieri e il 118, i malcapitati sono stati trasportati all'ospedale di Polla. E sempre a Padula, a confine con Montesano, continuano i disagi per i terreni di Voltacamino. L'acqua ha di nuovo invaso parecchi ettari di terreni, stalle, abitazioni e fienili.

www.lacittadisalerno.quotidianiespresso.it/lacitta/arch_13/regione/wy5/wy5241.html

 

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12/10/2002

SPARA AL FAGIANO, COLPISCE LO ZIO CHE È GRAVE

 

Mestre Voleva sparare a un fagiano, ha colpito lo zio che stava andando a caccia con lui.È successo ieri mattina nelle campagne di Cappella di Scorzè dove un gruppo composto da tre caccia tori, tutti

del posto, si era dato appuntamento per una battuta venatoria. I tre hanno cominciato ad aggirarsi all'interno di un campo di mais di via Dante, quando la loro attenzione è stata attirata da un

fagiano.Ennio Pellizzato, 47 anni, ha esploso il colpo con il suo fucile semiautomatico Browning calibro 12. Ma invece di colpire il fagiano ha centrato lo zio Livio Luise, pensionato di 56 anni.

Le sue condizioni non sono comunque gravi.

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1214849&Luogo=Main&Data=2002-10-13&Pagina=11&Hilights=caccia

 

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12/10/2002

 

Credo che si possa attribuire all'attivita' venatoria la causa della morte  di Ugo Olivieri avvenuta sabato 12 ottobre. Questi si era recato all'alba a  caccia poi ,mentre stava rientrando in anticipo probabilmente perche' si  sentiva male, era colto da infarto in auto. Crespellano(Bologna.).

 

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13/10/2002

CACCIA PERICOLOSA, FERITI AL VOLTO DAI PALLINI

 

CADELBOSCO - Una sfortunata coincidenza, con le fronde di un'albero che

hanno deviato alcuni pallini da caccia, che in discesa hanno accidentalmente colpito al volto due giovani indiani, che stavano tagliando della legna, all'aperto, vicino alla loro casa, a Villa Argine

di Cadelbosco Sopra. Un vero e proprio episodio accidentale per il 53enne Franco Galaverni, del paese, che si trovava a caccia nella zona. Il colpo partito verso l'alto è stato deviato da un'albero, ferendo al volto il 23enne Yagrady Singh ed il connazionale Sevvak Singh, di 31 anni. E' stato lo stesso cacciatore a prestare i primi soccorsi ai due indiani, portati in auto all'ospedale di Guastalla, dove sono stati medicati per lesioni giudicate lievi. I carabinieri non hanno assunto alcun provvedimento nei confronti del cacciatore, in quanto non è stata ravvisata alcuna ipotesi di reato. E' stata solo una fatalità. Galaverni è cacciatore da oltre trent'anni: è esperto di attività venatoria e mai prima d'ora gli era capitato un episodio simile. Sul posto, guidati dal maresciallo Vincenzo Milazzo, sono intervenuti i carabinieri di Guastalla.

Antonio Lecci

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/19:3765463:/2002/10/14

 

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13/10/2002

GRAVE DOPO BATTUTA DI CACCIA

 

GALLICANO. Un uomo di 38 anni, residente a Gallicano, è rimasto gravemente ferito durante una battuta di caccia nei boschi sopra Vergemoli. L'incidente - sulla cui dinamica sono in corso gli

accertamenti da parte dei carabinieri di Castelnuovo - è avvenuto nel corso della mattinata. Immediati i soccorsi. Rimasto ferito ad una spalla da una rosa di pallini, l'uomo è stato trasportato d'urgenza all'ospedale Campo di Marte a bordo di un elicottero. Da qui è stato poi condotto al nosocomio di Pisa. Le sue condizioni sono gravi, ma non è in pericolo di vita. Intanto a Gorfigliano l'altra notte un'auto è stata incendiata da ignoti. Sull'accaduto, di chiara origine dolosa, indagano i carabinieri di Gramolazzo.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_14/lucca/cronaca/ll203.htm

 

 

 

 

 

 

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16/10/2002

Loc. Vallone della Grotta, Comune di Taggia (IM), Agostino Martino, residente a Taggia, colpito al fianco da colpo di carabina cal. 308, sparato da Z.Z., compagno di caccia durante una battuta al cinghiale.   Elisoccorso. 

Secolo XIX, sez. Sanremo, pag. 27 del 17/1072002

 

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16/10/2002

ANZIANO DI CAPANNORI MEDICATO ALL'OSPEDALE

 

Rischia di perdere un occhio durante un incidente di caccia  LUCCA. Rischia di perdere la funzione visiva in seguito alle ferite riportate in un incidente di caccia avvenuto ieri mattina alle 8.10 in una località boschiva tra Marlia e Valgiano. E' ancora tutta da chiarire la dinamica che ha causato ad A.B., sessantacinque anni, residente nel comune di Capannori, la frattura delle ossa facciali che i sanitari del pronto soccorso dell'ospedale Campo di Marte hanno giudicato guaribili

in 30 giorni. L'anziano cacciatore è stato trasferito nel reparto oculista perché alcuni pallini lo hanno raggiunto in pieno volto procurandogli serie lesioni ad un occhio. Sulla vicenda sta svolgendo accertamenti la polizia che dovrà appurare come il cacciatore si sia procurato quelle ferite, chi era con lui e chi ha sparato. E' presumibile infatti che, contrariamente a quanto si è verificato domenica mattina in Garfagnana, l'anziano amante della doppietta non si sia ferito da solo, ma qualcuno - inavvertitamente - abbia esploso il colpo di fucile che gli ha procurato lesioni alla faccia e ad un occhio. Dell'incidente è stata avvertita l'autorità giudiziaria e, poichè le ferite sono superiori ai 20 giorni, si procederà d'ufficio senza bisogno della denuncia.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_17/lucca/cronaca/ll303.htm

 

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19/10/2002

UNA FUCILATA AL BASSO VENTRE, BARRACELLO IN COMA

 

Bitti, per gli investigatori si tratterebbe di un incidente di caccia Bernardo Asproni  BITTI. Sono tre le ipotesi prese in considerazione dopo il colpo di fucile che, sabato sera verso le ore 20, ha investito Bruno Rusta (nella foto, l'arrivo all'ospedale): incidente in seguito a una caduta,

infortunio durante una battuta di caccia, tentato omicidio. Quest'ultima appare la meno credibile. Al contrario, quella che viene ritenuta la più rispondente al vero è che l'allevatore-barracello di 44 anni, sposato e padre di tre figli, sarebbe stato colpito da un fucilata dopo essere

inciampato mentre si accingeva a sparare ai cani randagi che in questi ultimi tempi gli hanno sgozzato una decina di pecore. Un incidente di caccia, dunque, l'ipotesi che nelle ultime ore sembra

prendere maggiore consistenza, a quanto si lascia intendere, causato dal colpo partito da un'arma diversa da quella di Rusta. Nel caso, potrebbe trattarsi di un tiro indirizzato da una certa distanza ma non ricollegabile a un attentato. Semplici e pure ipotesi in attesa di analizzare il referto medico con la valutazione della distanza da cui è partito il colpo che ha investito il basso ventre e un braccio del barracello.

La vicenda si è consumata in un tancato di proprietà di Bruno Rusta in zona Morrucone, dietro la pineta della circonvallazione che sovrasta il centro abitato. Questa la prima ricostruzione di quanto accaduto. Ma è probabile che qualcosa di concreto potrà conoscersi quando l'allevatore sarà in grado di parlare. Per il momento, il barracello è ricoverato nel reparto di rianimazione al San Francesco di Nuoro. I medici lo dichiarano in coma indotto dopo averlo sottoposto ad alcune trasfusioni di sangue e a due interventi chirurgici protrattisi per circa sette ore per la ricostruzione dell'arteria femorale e dell'osso di un braccio, lesionato in due punti, oltre che per l'estrazione dei pallini. La prognosi è riservata. Sebbene la situazione risulti delicata, l'uomo non dovrebbe correre

pericolo di vita. Questo è anche l'auspicio della comunità bittese, che è rimasta impressionata dalla vicenda. Rusta, infatti, è ritenuto una persona tranquilla, dal passato limpido. «Bruno è barracello dal 1984 - ha ricordato il capitano della compagnia barracellare, Francescangelo Caprolu - ed è una persona bravissima, ha fatto sempre il suo dovere senza disturbare nessuno. Auguriamo una pronta ripresa». Resta in prognosi riservata il barracello ferito  Bitti Resta in prognosi riservata Bruno Rusta, l'allevatore di 44 anni colpito da una fucilata in circostanze ancora poco chiare. Secondo

alcuni ambienti investigativi l'uomo, che fa il barracello, potrebbe essere stato raggiunto da un colpo partito in modo accidentale dal suo fucile, nell'ovile alla periferia del paese. Ma i carabinieri di Bitti non abbandonano l'ipotesi del tentato omicidio. Bruno Rusta è ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale "San Francesco" dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico. I medici gli hanno estratto il piombo che sabato sera l'ha raggiunto in varie parti del corpo:

all'addome, al femore, al bacino. Resta da capire bene l'ampiezza della rosa di pallettoni per stabilire la distanza dalla quale è stato esploso il colpo. Il referto medico può così essere d'aiuto anche alle indagini, condotte dai carabinieri di Bitti sotto la guida del capitano Carlo Carere. «Stiamo agendo su tutti i fronti», hanno spiegato gli investigatori che già sabato sera e durante la giornata di ieri hanno interrogato diverse persone, compresi i primi soccorritori. Prende comunque consistenza l'ipotesi del colpo accidentale forse esploso durante una battuta di caccia di frodo. Al momento del ferimento, intorno alle 20 di sabato, pare che l'uomo fosse solo nelle campagne di "Murrucone". Qualcuno lo ha poi accompagnato alla guardia medica di Bitti. Quindi, vista la gravità delle ferite, la corsa del 118 verso l'ospedale di Nuoro. Assieme all'ambulanza sono arrivati da Bitti alcuni parenti, compreso un cognato carabiniere, e un medico che è stato ascoltato dagli investigatori. L'ipotesi dell'incidente si è subito diffusa nel paese dove Bruno Rusta è benvoluto e considerato persona onesta e tranquilla. Anche in alcuni ambienti investigativi viene tenuta in particolare considerazione. I militari di Bitti tuttavia privilegiano l'ipotesi del tentato omicidio. Per venire a capo del giallo il lavoro d'indagine conta molto sul referto dei medici. L'ampiezza della rosa servirà infatti a stabilire da quale distanza sia partito il colpo e soprattutto se l'arma fosse nelle mani della vittima o di un'altra persona.

www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_21/sardegna/fatto/sf103.htm

 

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19/10/2002

 

Osiglia (SV), arresto a seguito di perquisizione per detenzione di munizioni da guerra e parti di arma da guerra. Donna rovista in garage ove il marito cacciatore ha lasciato armi incustodite e parte un colpo di pistola. 

Secolo XIX, se. Savona 20 e 21/10/2002.

 

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20/10/2002

ANZIANO CACCIATORE

 

Minaccia il travestito Lo credeva donna  Un anziano cacciatore di Tregnago ha abbordato sulla Statale 11 quella che credeva una «bella di notte», ma ha dovuto constatare con sorpresa che si trattava di un travestito. L'anziano ha brandito il fucile e contro di lui è scattata la denuncia.

www.ilgiornaledivicenza.it/storico/20021020/primapagina/ARE4.htm

 

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21/10/ 2002

UN BOVESANO DI 55 ANNI

 

Ricerche infruttuose del cacciatore scomparso in Bisalta  BOVES. Che fine ha fatto Bartolomeo Pellegrino, 55 anni, abitante a Castellar, scomparso dal 29 settembre nei boschi della Bisalta, durante una battuta di caccia? Nonostante scrupolose ricerche (con 250 uomini e 11 cani), nessuna traccia è stata trovata. «Era troppo pratico di queste montagne per perdersi - dicono alcuni amici bovesani -, ma adesso è difficile che sia ancora vivo». «Era un ottimo camminatore - aggiunge

Domenico Rossi, capo tecnico comunale - e, facendo l´ipotesi che abbia avuto un vuoto di memoria, quando sono iniziate le ricerche (cioè due o tre ore dopo l´interruzione dei contatti radio) avrebbe potuto già essere arrivato nel versante ligure delle Alpi Marittime». «Ora le ricerche - dice il sindaco, Riccardo Pellegrino - riprenderanno solo su segnalazioni attendibili».

b. s.

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Cuneo/art29.htm

 

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20/10/2002

“L’HO VISTO SCIVOLARE E SPARIRE NEL LAGO”

 

Sotto choc l'amico del cacciatore morto a Piamprato è stato portato in salvo assieme ai cani dall'elicottero  PIAMPRATO. E' finita in tragedia la battuta di caccia, iniziata ieri mattina con l'auspicio di uno splendido sole sulle montagne della Valle Soana, da due cacciatori della zona. Mauro Dominietto, 42 anni, residente nella frazione Nero di Alpette, sposato e padre di due figli

adolescenti, ha perso la vita mentre si trovava con il suo compagno, Aldo Balagna, in localita Giasset a 2500 metri di altitudine. Scivolato sul terreno, che a quella quota in questa stagione è gia' ghiacciato, è caduto per circa 150 metri ed è finito nelle acque gelide di un piccolo lago alpino. I due cacciatori, parcheggiata l'auto in frazione Pianetto, in compagnia dei loro fedeli cani, alle sei del mattino avevano imboccato il sentiero che porta verso il colle delle Oche seguendo le tracce di pernici bianche. Erano le 11 quando Aldo Balagna, falegname di Pont, ha visto il suo compagno perdere l'equilibrio sul ghiaccio e precipitare nella fredda acqua del laghetto. Secondo una prima ricostruzione pare che nella caduta il cacciatore abbia battuto la testa e che quindi fosse gia' privo di sensi quando'e affondato nell'acqua gelida. «L'ho visto cadere in acqua. Per un momento ho sperato di vederlo riaffiorare ma così non è stato - racconta sconvolto Balagna, che essendo radioamatore aveva con sè una radiolina poichè in quelle zone i cellulari restano muti -. Ho dato l'allarme e grazie ad un radioo a Piamprato. Il capo stazione del Soccorso Alpino di Valprato Soana, Franco Gallo Balma è stato impegnato fino a metà pomeriggio, avendo dovuto portare in salvo anche Aldo Balagna e i cani che si trovavano su un'impervia parete da cui non riuscivano piu' a scendere.

Per recuperare il corpo di Mauro Dominietto dal lago è stato invece necessario l'intervento di un sommozzatore del Soccorso Alpino di Biella, Danilo Fornasier, che aveva operato in valle diverse volte, in particolare per le ricerche del giovane Piero Viale inghiottito dal Soana tempo fa. «Il corpo si trovava a circa dieci metri dalla riva del lago Giasset - spiega -. Il recupero è stato facilitato dalle informazioni precise fornite dall'altro cacciatore, nonche' dalle tracce lasciate durante la caduta che indicavano il luogo dove si era inabissato e dall'avvistamento nell'acqua di un rampone sfilatosi dal piede». I due cacciatori erano infatti ben attrezzati e, sapendo che a quella quota avrebbero trovato neve e ghiaccio, avevano indossato i ramponi, una precauzione che però non è bastata ad evitare la disgrazia. Il corpo è stato trasportato nella camera mortuaria del cimitero di Ronco.

...

TRAGEDIA IN VALSOANA

Cacciatore  E´ scivolato sulla neve e caduto per 150 metri, precipitando in un laghetto e restando sul fondo privo di vita. E´ finita in tragedia la battuta di caccia per un uomo di Alpette, ieri mattina in alta Valsoana. La vittima si chiamava Mauro Dominietto, di 42 anni. L´uomo lavorava come addetto alla sorveglianza presso la Fiat di Torino. Abitava al numero 8 di località Nero insieme con la moglie Elena e ai figli Fabrizio e Christian, rispettivamente di 12 e 11 anni. La sciagura è avvenuta poco prima delle 11,30. Il cacciatore era partito due ore prima con alcuni amici da Pianetto, nella valle di Ribordone. Camminando sul sentiero coperto di neve, ad oltre 2200 metri di altitudine ormai in prossimità di Piamprato (frazione di Valprato Soana), è scivolato ed è precipitato in un dirupo, per poi terminare la sua rovinosa caduta nelleacque del lago della Giassetta. Quasi certamente a causare la morte dell´uomo sarebbero stati i colpi subiti alla testa. L´allarme è stato dato immediatamente via radio da uno dei suoi compagni di escursione. E il segnale è stato subito captato da un radioamatore, che ha provveduto

ad avvisare i carabinieri. Il recupero della salma, che giaceva a quattro metri di profondità, è stato piuttosto difficoltoso. Sul posto sono intervenuti i sommozzatori del 118 di Biella, insieme con il

soccorso alpino: hanno imbragato il cadavere e, ottenuto il nulla osta dal sostituto procuratore Antonio Bartolozzi (il magistrato che ieri era di turno), lo hanno portato alla camera mortuaria del cimitero di Ronco, dove il medico legale dell´Asl 9 Stefano Ricciardelli ha potuto effettuare l´esame esterno. La notizia della sciagura di Piamprato è arrivata nel giro di poche ore nel piccolo paese di Alpette, dove Mauro Dominietto era molto conosciuto. Famiglia sfortunata, quella del giovane guardiano Fiat. Nel 1986 aveva perso il fratello Valerio, deceduto in un incidente motociclistico. Nel ´95, per un incidente avvenuto mentre lavorava in campagna, era invece morto il padre Cesare.  Mauro Revello

www.lasentinella.quotidianiespresso.it/sentinella/arch_21/locale/altocanavese/in201.htm

 

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20/10/2002

UN CACCIATORE, AL CULMINE DI UN LITIGIO

 

Impallina un mandriano  Il diverbio, la lite per futili motivi. Poi, gli spari. Un mandriano di

San Giovanni in Fiore è finito in ospedale in condizioni, fortunatamente non gravi mentre un uomo di Cosenza è ricercato dai carabinieri per tentato omicidio. È l'epilogo d'un pomeriggio che un gruppo di cacciatori della città aveva immaginato, sicuramente, diverso, progettando una domenica in montagna, per dedicarsi ad una distensiva battuta tra i boschi della Sila. Un progetto che, ieri, di primo pomeriggio, nell'area montana di San Giovanni in Fiore, ha subito un

imprevedibile intoppo. E poteva finire anche peggio. La ricostruzione della vicenda è ancora frammentaria. Secondo quanto avrebbero, finora, appreso i carabinieri del centro silano, sembrerebbe che i cacciatori, intorno alle quindici, si siano imbattuti in un mandriano del posto,

Domenico G., 53 anni. Per cause non ancora precisate le parti avrebbero iniziato a discutere in maniera sempre più agitata. Ad un certo punto quella discussione si sarebbe trasformata in un autentico scontro prima verbale, quindi fisico. Dalle parole ai fatti, il passo sarebbe stato

breve. Il mandriano avrebbe mosso dei rilievi nei confronti dei cacciatori. Parole dure, accompagnate, forse, anche qualche ceffone. Uno dei cacciatori sarebbe stato colpito e, in preda all'ira, avrebbe reagito premendo il grilletto del fucile che stava imbracciando ed impallinando il mandriano. Domenico G. è stato prontamente soccorso da un amico che era con lui e da alcuni cacciatori che lo hanno trasportato presso il vicino nosocomio di San Giovanni in Fiore dove gli sono state prestate le cure del caso. Il feritore, invece, probabilmente in preda al panico, è salito a bordo della sua vettura e si è dileguato. Forse, diretto in città, dove gli stanno dando la caccia i carabinieri della Stazione Principale, guidati dal maresciallo Cosimo Saponangelo. I detective dell'Arma, coordinati dal capitano Ettore Bramato, lo avrebbero già individuato. E non sono esclusi possibili sviluppi sin dalle prossime ore. (g.p.)

www.gazzettadelsud.it/edizioni/cosenza/edz-cs.asp?ART=001

 

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20/10/2002

CACCIATORE COLPITO AL VOLTO

 

Garlasco, resta ferito un vigevanese di 73 anni L'ha raggiunto un pallino sparato da un amico  GARLASCO.E' un vigevanese di 73 anni il primo ferito della stagione di caccia, iniziata alla fine d'agosto. Domenica mattina, mentre con un amico era impegnato in una battuta alla frazione Bozzola, l'uomo è stato colpito al volto da un pallino "di scarto". Trasportato al pronto soccorso di Vigevano, il cacciatore è stato medicato e dimesso con una prognosi di due settimane soltanto. L'incidente si è verificato attorno alle 10.30 del mattino: S. G., classe 1929, stava battendo la campagna poco fuori Garlasco. Insieme a lui, da Vigevano, era partito un amico di 76 anni. Cacciatori molto esperti, quindi, che tuttavia sono incappati in un incidente che si è

risolto con pochi danni, forse proprio grazie alla prudenza con la quale i due hanno affrontato la battuta. L'amico di G. S. ha sparato ad una beccaccia, ma uno dei pallini di scarto della rosa ha colpito al volto il compagno di battuta. Vengono definiti "di scarto" i piombini della cartuccia calibro 12 che, appunto, scartano dalla rosa principale. Proiettili piccolissimi, pesanti ognuno solo una frazione di grammo, possono essere comunque molto pericolosi se raggiungono il bersaglio in

rosa e a distanza relativamente ravvicinata. Il cacciatore vigevanese non ha riportato danni più gravi proprio grazie al fatto che l'amico ha sparato mentre si trovava a distanza elevata dal compagno di battuta, secondo gli accertamenti una quarantina di metri. Quando il pallino ha raggiunto l'uomo al volto, aveva perso gran parte della forza propulsiva, conficcandosi comunque vicinissimo all'occhio. Non è stato necessario ricoverare l'uomo che, dopo essere stato medicato

al pronto soccorso di Vigevano, è stato dimesso con una prognosi di quindici giorni.

www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_22/vigevano/lomellina/pv405.htm

 

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20/10/2002

UTA

INCIDENTE DI CACCIA, FERITO A UN PIEDE

 

UTA. Domenica, in un incidente di caccia nelle campagne di Camp'e Luas è rimasto gravemente ferito al piede, Gino Marcis, imprenditore di Capoterra. I medici dell'ospedale Marino l'hanno sottoposto a un intervento chirurgico, durato parecchie ore. Le sue condizioni non sono

comunque gravi.

www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_22/cagliari/cronaca/sd422.htm

 

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20/10/2002

 

Una signora di Monigo non riesce a respingere l'assalto dei cacciatori che battono ripetutamente i campi attorno a via Casette, spingendosi a ridosso della sua abitazione  Spari ravvicinati, pioggia di pallini sul davanzale  Domenica scorsa l'ennesimo episodio ha spinto la donna a rivolgersi alla

polizia per denunciare le pericolose intrusioni  (gd'a) Piovono pallini, in via Casette a Monigo. Una pioggia decisamente indesiderata, che ieri mattina ha spinto una signora a sporgere denuncia, nel tentativo di porre fine ad una situazione divenuta ormai insostenibile. Quella che, nel periodo di caccia, spinge diverse doppiette fra i campi di Monigo, attorno a via Casette, ma, soprattutto, a ridosso di un'abitazione, quella di Marilena Rosada Stradiotto, che inutilmente - almeno fino ad ieri - ha cercato di tenere a distanze ragionevoli i cacciatori.  È di domenica scorsa, l'ultimo episodio che ha indotto la donna a rivolgersi alla Questura: uno sparo ravvicinato ha per l'ennesima volta

attirato la sua attenzione, scorgendo un cacciatore a pochi metri dalla sua casa: «Saranno stati venti metri, non di più», racconta la signora Stradiotto: «Una cosa davvero insopportabile, che mi ha fatto arrabbiare. Inutilmente ho chiesto di non entrare nella mia proprietà, dove peraltro c'è una catena con tanto di cartello. So che ci sono distanze ben precise da rispettare, ma continuano a sparare a ridosso delle mie finestre». Tanto che, dieci giorni fa - era di sabato – sul davanzale della cucina sono piovuti diversi pallini, quelli scaricati da una doppietta, appunto.  «Ero determinata nel rivolgermi ai carabinieri, ma mi hanno detto che avrei avuto tre mesi di tempo per sporgere querela. E domenica, l'intrusione si è ripetuta, e a quel punto ho deciso che era tempo di fare qualcosa, e mi sono recata in Questura. Dove, a dire il vero, non erano molto convinti: anzi, mi sono sembrati poco comprensivi. Ma come? Entrano quasi fin dentro casa mia, e io non posso fare nulla? Mi è stato chiesto se per caso avessi subito qualche danno: non basta l'intrusione di sconosciuti che si mettono a sparare a pochi metri da casa? Se la legge è questa, allora io dico che va assolutamente cambiata. E, comunque, credo non sia tanto legale quanto sta accadendo».  Un anno fa, comunque, un'altra "pioggia" di pallini portò la signora Marilena a chiamare immediatamente i carabinieri, che identificarono il cacciatore di turno, un medico di Castelfranco. Anche allora, la donna ebbe tempo tre mesi per sporgere denuncia. Ma il tempo passò: «Questa

volta, non aspetterò, sperando che qualcuno sia in grado di capire la mia situazione».

 

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21/10/2002

 

QUERO Candido Mondin che abita nella frazione di Schievenin è stato fatto bersaglio assieme al suo cane da un bracconiere  Escursionista impallinato nel bosco  L'animale di nome Pucci è stato anche ferito. L'episodio è stato denunciato alla stazione dei carabinieri   Se l'è cavata solo con un grosso spavento Candido Mondin che, nei giorni scorsi, ha rischiato letteralmente di essere "impallinato" da ignoti. Candido abita nella frazione di Schievenin all'imbocco della valle di Prada. Egli, oltre che in paese è conosciuto anche nelle zone limitrofe in quanto esercita la professione di portiere presso le Industrie Meccaniche di Alano ed è stato molto attivo in passato nel mondo del volontariato quando era presidente del Comitato Turistico di Schievenin. Ancora sotto chock da quanto accadutogli, racconta nei dettagli l'episodio nel quale il suo cagnolino di nome Pucci è stato preso di striscio da uno sparo proveniente da circa 250 metri di distanza.«Erano circa le 17 di lunedì e me ne stavo andando a castagne poco sopra casa mia lungo una strada silvopastorale denominata delle Corbe. Come quasi sempre quando salgo nel bosco porto con me i miei due cagnolini che aspettano con ansia quei momenti per scorazzare nel sottobosco».

«Stavo avvicinandomi - prosegue l'intervistato - ad una zona dove gli alberi si diradano lasciando spazio al prato. Davanti a me, a pochi metri, c'era anche Pucci. Ad un tratto ho sentito un colpo di fucile (è normale sentirli in questo periodo in cui la caccia è aperta) e la povera bestiola che mi precedeva si è accasciata al suolo apparentemente priva di vita. Ho pensato subito al peggio e mi sono velocemente portato in una zona riparata. Il cagnolino intanto aveva ripreso a muoversi. Con

un'immensa paura addosso mi sono avvicinato all'animale e, velocemente, lo ho preso in braccio e me ne sono tornato a casa. Appena passato un po' lo spavento ho denunciato il fatto ai carabinieri».

«Era aperta la caccia di selezione - continua nel suo racconto l'uomo - ma ritengo, e con me hanno concordato anche i carabinieri, che si possa essere trattato di qualche bracconiere che voleva accertarsi di avere una buona mira ma che, per fortuna, si è dimostrata imprecisa. Probabilmente aveva scambiato il mio cane per una volpe e, così, ha cercato di abbatterlo».Candido Mondin fa notare, dopo essersi informato, come l'ipotesi del bracconiere sia la più attendibile in quanto i cacciatori non possono sparare alle volpi.«Chi ha premuto il grilletto col chiaro intento di colpire in quell'area - conclude Candido – si trovava sul versante opposto della vallata in località Col de Ola e

sicuramente, vista la distanza considerevole fra i due punti, aveva fra le mani una buona carabina».

Fulvio Mondin

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1227801&Luogo=Belluno&Data=2002-10-25&Pagina=FELTRE

 

 

 

 

 

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23/10/2002

INCIDENTE DI CACCIA: PERDE UN DITO A LECCE

 

Battuta di caccia sfortunata per due bresciani di Salò e Villanuova. Ieri mattina Giovanni Paolo Rebusco, 45 anni residente a Villanuova sul Clisi in via Canneto 9, stava partecipando con un amico salodiano ad una battuta di caccia a fagiani e starne nelle campagne di Torre Pinta di Galatina, in provincia di Lecce. Improvvisamente, forse per una caduta accidentale, dal fucile di Rebusco è partito un colpo che lo ha ferito ad una mano. Il cacciatore bresciano è stato soccorso dall'amico e portato all'ospedale di Galatina, dove purtroppo i medici hanno dovuto amputargli un dito. Rebusco ne avrà per 30 giorni. Sull'episodio indaga la polizia di Galatina. p.m.

www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Hab.htm

 

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24/10/2002

FERITO DAI PALLINI DA CACCIA

 

BARGA. Incidente di caccia ieri mattina in montagna. A riportare conseguenze è stato Francesco Suffredini, 57 anni, di Mologno, da poche settimane rieletto nel comitato Asbuc di Barga dove ricopriva nel precedente mandato la carica di presidente: ha riportato ferite al collo e alla spalla destra e la prognosi è di 15 giorni. Dopo le prime cure è stato dimesso dall'ospedale di Castelnuovo. L'incidente è avvenuto nella zona della Passerella, qualche chilometro a monte di Renaio. Suffredini era a caccia con alcuni amici quando, per cause in corso di accertamento da parte dei carabinieri di Barga, da uno dei fucili è partito accidentalmente un colpo. Suffredini è stato investito da circa 60 pallini. Soccorso dai compagni di battuta, che con un telefonino hanno

chiesto aiuto al 118, è stato caricato su una jeep e lo hanno portato fuori dal bosco dove poco dopo è arrivato un mezzo inviato dalla centrale operativa dell'Asl.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_25/lucca/cronaca/ll103.htm

 

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25/10/2002

LAVENONE, INSIEME AI COLLEGHI AVEVA SCOPERTO UN BRACCONIERE NEI BOSCHI. NON È GRAVE

Picchiata un'agente della Forestale È il quarto episodio del genere che viene segnalato in poco più di un mese  Ennesimo atto di violenza a opera di un bracconiere sui monti del Bresciano: l'uomo ha aggredito un'agente del Corpo forestale dello Stato ed è riuscito a dileguarsi. Il grave episodio si è verificato alle 13.15 di venerdì – la notizia è stata diffusa solo ieri pomeriggio dal commissario capo della Forestale di Brescia, Marco Mei - «nello svolgimento di un'operazione mirata a individuare l'autore di una "tesa" di archetti e reti in località Bisenzio, frazione di Presegno, nel Comune di Lavenone». Il bracconiere era stato individuato e colto in flagranza di reato durante

un appostamento. Vistosi circondato dalle guardie del Corpo forestale, «per cercare una via di fuga aggrediva un'agente colpendola ripetutamente al volto». La donna è stata accompagnata dai colleghi prima al pronto soccorso dell'ospedale di Vestone, poi nell'analoga struttura del nosocomio di Gardone Vt, dove i medici le hanno riscontrato lesioni che guariranno in sette giorni.

È in corso un'indagine per dare nome e cognome al responsabile dell' aggressione, che arriva dopo una serie di analoghi episodi. Nel primo pomeriggio di domenica 6 ottobre in località File, sempre nel territorio di Lavenone, l'ispettore della Lipu - la Lega italiana protezione uccelli -

Pier Giorgio Candela e il giornalista di «Bresciaoggi» Paolo Baldi (che insieme a Emilio Nessi, giornalista del «Corriere della sera», e Ida Carlini, moglie di Candela, si erano recati in Valsabbia a «caccia» di archetti e trappole per la cattura illegale di volatili), sono stati

aggrediti e minacciati di morte. Lunedì 30 settembre, attorno alle 21 - in località Prati Magri, sopra Irma - durante un normale controllo alcuni agenti del Noa, il Nucleo antibracconaggio della Forestale, avevano individuato un bracconiere che, in sella a una moto, non ha rispettato l'alt dei militari, investendo due agenti.

A domenica 22 settembre risale invece l'aggressione ad alcune guardie venatorie volontarie del Wwf e della Lipu, che erano impegnate in un servizio antibracconaggio sui monti di Collio.

www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/cronaca/Cac.htm

 

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26/10/2002

CANE SPARA AL PADRONE CACCIATORE...

 

Cane spara al padrone cacciatore…

STRANO MA VERO (CNN) -- Curioso scherzo del destino quello occorso a Michael Murray, cittadino americano con la passione per la caccia: uscito all'aria aperta di buon mattino per sparare a qualche fagiano, è finito lui stesso vittima di un colpo di fucile esploso... dal suo cane.

La vicenda, conclusasi fortunamente per il meglio, ha dell'incredibile. Michael, 42 anni, sabato scorso decide di andare a caccia nel Sud Dakota (Stato centro-settentrionale degli Usa). E' il giorno di apertura della stagione venatoria e l'uomo si fa accompagnare dal suo cucciolo di setter inglese, Sonny. La giornata sembra promettere bene, dopo un'ora Michael ha già raccolto un bottino di sette uccellMsoNormal style='text-align:justify'>"All'inizio non capivo cosa mi fosse accaduto - racconta Michael - poi sono stato assalito da un dolore lancinante, mi sono seduto e ho visto la mia caviglia sanguinare copiosamente". Il cucciolo di cane nel frattempo è sembrato intuire che era successo qualcosa di sbagliato. "Sonny si è steso al mio fianco - ricorda il suo padrone - sapeva di aver combinato un pasticcio".

Per fortuna altri due uomini avevano seguito Michael quel giorno. Con lui c'erano anche il padre e il cognato. E' stato proprio quest'ultimo a intervenire prontamente legando stretto un laccio emostatico attorno allo stivale destro del ferito. "Mio padre, che ha 75 anni - ricorda ancora Michael - era diventato bianco come un fantasma".

Il ferito è stato caricato in fretta sul furgone e portato nella casa poco distante di un parente da dove, una mezz'ora più tardi, un'ambulanza lo ha trasportato all'ospedale più vicino. Sono stati necessari 15 punti per suturare la ferita.

"E' il fatto più bizzarro che mi sia mai accaduto", dice ora la vittima dopo aver scampato il pericolo. Un fatto che è ormai diventato una barzelletta nel circolo dei suoi conoscenti e amici. "L'essere oggetto di scherno purtroppo è il prezzo che devo pagare..." conclude, rassegnato, Michael.

Con il contributo di Ap

http://www.cnnitalia.it/2002/SOCIETA/10/26/cane/index.html

 

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26/10/2002

TRAGICA BATTUTA AL CINGHIALE

 

SANSEPOLCRO - E' morto in modo assurdo, la giugulare squarciata da uno spezzone di proiettile. Omero Andreini, cinquant'anni che avrebbe compiuto oggi, se n'è andato così, nel mezzo di una mattinata piovigginosa che nelle sue intenzioni doveva essere consacrata alla sua grande passione: la caccia. Omero, operaio edile alle dipendenze della ditta Luzzi di Sansepolcro, faceva parte di una squadra al cinghiale che si chiama «I Marrani». Erano in ventuno, ieri, a cacciare nei boschi di Sansepolcro, per l'esattezza in località Monte Casale-Meolo. Dalla strada che porta all'eremo di Monte Casale, avevano svicolato nei boschi attraverso la fitta rete di sentieri che riga il crinale. Si trovavano in una zona di bosco non fitto, dove si vede abbastanza bene e dove dunque la battuta sarebbe dovuta risultare senza rischi.

Secondo la prima ricostruzione dei fatti, Andreini ha esploso un colpo di fucile contro un cinghiale, colpendo parzialmente il bersaglio. L'animale è rimasto ferito, ma è riuscito lo stesso ad allaontanarsi. La regola dei cinghialai è che dopo un tiro di fucile bisogna restare sul posto, ancorati alla postazione. Ma questo non sarebbe successo. Forse per un eccesso di entusiasmo, Omero Andreini avrebbe abbandonato il suo posto nel tentativo di seguire il cinghiale e di finirlo, spostandosi in questo modo di una ventina di metri. Metri fatali, se si assomma all'eventuale imprudenza anche il massiccio contributo della sfortuna. Il cinghiale ferito è in fatti passato proprio davanti ad altri cacciatori che hanno esploso un altro colpo senza accorgersi della presenza di Andreini. E nonostante tutto, la vicenda poteva finire bene. Il tiro non ha infatti colpito l'uomo in via diretta, purtroppo il proiettile ha colpito un sasso (o forse un albero), si è scheggiato e un frammento ha centrato di rimbalzo la giugulare dell'operaio. La Procura ha disposto l'effettuazione dell'autopsia per lunedì. Intervento dei carabinieri e del 118.

di Sergio Rossi

http://lanazione.quotidiano.net/chan/3/19:3798761:/2002/10/27

 

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26/10/2002

UCCISO DA UN COMPAGNO DI CACCIA

 

Ugo Ruggeri, 38 anni, di Bedonia, è stato colpito al ventre dal proiettile  Pensavano di aver individuato il cinghiale, di averlo accerchiato: la giornata doveva concludersi con una festa, con un bicchiere di vino ammirando l'animale ucciso, da esporre come trofeo. Invece a rimanere ucciso è stato uno di loro: un cacciatore ferito a morte da un amico che, tra i rami e i cespugli, l'ha scambiato per il cinghiale. A perdere la vita nell'incidente di caccia avvenuto ieri poco dopo mezzogiorno sulle montagne borgotaresi è stato Ugo Ruggeri, 38 anni, carrozziere residente a Bedonia, sposato e padre di due bambini. La battuta si stava svolgendo nei boschi di Valdena, località in comune di Borgotaro sulla strada che porta al Passo del Brattello. Era partito la mattina

presto: un gruppo di una ventina di persone, tutti amici valtaresi e cacciatori esperti. Si erano ritrovati con le jeep al solito posto, sopra la frazione di San Vincenzo, e avevano risalito al vallata dove le strade diventano carraie. Alle 12,15 i cacciatori erano sparsi un po' in tutta la vallata. Sul costone di sinistra, lasciandosi alle spalle Borgotaro, era salito Ruggeri con altri compagni. Si trovavano in mezzo a una boscaglia fitta, c'era il sole e la visibilità era buona. Convinti di avere individuato il cinghiale, si è cominciato a sparare. A poche decine di metri da Ruggeri c'era un amico che ha aperto il fuoco col suo fucile: alcuni colpi (non è ancora stato appurato quanti esattamente) hanno colpito al ventre il 38enne bedoniese, che si è accasciato al suolo. Ci sono voluti solo alcuni secondi prima che gli amici si rendessero conto di quello che era accaduto. Anche chi ha sparato il colpo mortale è accorso subito, assieme agli altri, vicino all'uomo, steso a

terra. Ruggeri è praticamente morto sul colpo: i proiettili utilizzati per quel tipo di caccia (calibro dodici a palla unica) non lasciano scampo. Con le ricetrasmittenti e i telefonini sono stati allertati immediatamente i soccorsi. Da Borgotaro è partita un'ambulanza della Pubblica assistenza, mentre da Parma si è levato in volo l'elicottero del 118 che però, dopo aver risalito al vallata ha dovuto rinunciare ad atterrare per la mancanza di spazi pianeggianti. Perché i soccorritori raggiungessero il luogo della tragedia c'è voluto parecchio tempo. Ruggeri si trovava infatti in una zona distante alcuni chilometri, da percorrere a piedi su un sentiero, dall'ultima stradina. Il medico di guardia che ha raggiunto l'uomo non ha fatto altro che constatarne il decesso. Sul posto sono sopraggiunti anche i carabinieri della Compagnia di Borgotaro. La salma è stata spostata solo dopo il nullaosta rilasciato dal magistrato Giorgio Grandinetti e poi trasferita nel reparto di Medicina legale dell'ospedale Maggiore di Parma, dove nei prossimi giorni verrà effettuata l'autopsia. Dall'altra parte della vallata si trovava il fratello di Ugo, residente nella zona e appassionato di caccia anch'egli. E' subito sceso dal monte, ma ha trovato il fratello cadavere. Anche la moglie di Ruggeri si trovava nella zona, presso parenti, ed è stata subito avvisata della tragedia. Il cacciatore che inconsapevolmente ha fatto fuoco su Ruggeri, sotto choc, è stato ascoltato dai carabinieri che stanno ricostruendo la dinamica dell'incidente, che si presenta, nella sua drammaticità, di una semplicità estrema. Un colpo destinato al cinghiale, che nella concitazione di quei momenti è stato confuso con lo sfortunato cacciatore. Per l'uomo che ha sparato il colpo fatale si ipotizza ora l'accusa di omicidio colposo. Ma è presto per parlare di colpe. Per ora si piange un giovane padre, che ha lasciato soli e nella disperazione una moglie e due figlie.

Leonardo Sozzi

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Ieri in paese la notizia si è sparsa subito: per strada, nei bar è calato un doloroso silenzio

A Borgotaro la gente è ancora incredula  BORGOTARO - Quello di ieri «è stato un pomeriggio terribile», ha commentato il parroco di San Vincenzo e Rovinaglia. Prima l'elisoccorso, poi i carabinieri e l'ambulanza della Pubblica Assistenza di Borgotaro hanno scosso la tranquillità degli abitanti delle due frazioni: un pugno di case sparse che s i affacciano sulla Val Tarodine,

a pochi chilometri dal capoluogo di Borgotaro. Era trascorso da poco mezzogiorno e molti degli abitanti erano seduti a tavola per il pranzo insieme ai famigliari. Pochi attimi dopo

quell'improvviso via e vai, un telefono squilla e una donna lascia rapidamente la sua abitazione, corre in strada in lacrime: «E' successo una cosa terribile», grida quasi senza rendersene conto, dirigendosi verso una casa del paese, quella del fratello della vittima. Gli attimi trascorrono lenti e scuotono sempre più gli animi delle persone, sino a fare presagire il peggio, soprattutto quando il velivolo del pronto intervento, dopo aver volteggiato più volte sulla valle del Tarodine, si alza fra le nuvole del crinale e si dirige definitivamente verso Parma. Un cellulare dal bosco comunica la terribile notizia che si sparge a macchia d'olio per l'intera vallata: fra le case cala il silenzio, lo sgomento e la disperazione. Un parente del cacciatore si reca all'imbocco dello sterrato che conduce alla località impervia dove si è consumata la tragedia, con la speranza di scrutare qualcosa in lontananza o di ricevere qualche informazione sul fatto. Raggiunge le auto parcheggiate all'imbocco di un tratturo, incontra i primi cacciatori che spiaccicano solo qualche parola. «Si è trattato di un fatale rimbalzo» azzarda qualcuno per poi chiudersi nel dolore. In paese, a Borgotaro, la notizia dell'incidente di caccia si diffonde con rapidità. Ugo Ruggeri lavorava poco distante dal centro e molti lo conoscevano, nonostante abitasse da anni a Begonia con la sua famiglia. Nei bar del capoluogo ci si limita a poche battute o scambi d'opinioni sulla pericolosità della caccia, e si resta nell'attesa di saperne di più, magari da qualche conoscente o addirittura da un cacciatore che ha partecipato alla tragica battuta di caccia. Per strada, un anziano ha tenuto a precisare che incidenti del genere nei boschi di Borgotaro non accadevano da molto tempo. Un uomo di mezza età, invece, esprime la sua preoccupazione per la potenza delle armi in dotazione ai cacciatori, che sembrano essere divenute «delle mitragliatrici».

V. Stra.

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I PRECEDENTI Quattro vittime del fucile  Purtroppo analoghi incidenti hanno riempito già diverse volte in passato le pagine di cronaca della nostra provincia. Il 10 dicembre del 2000 la battuta di caccia con gli amici a San Remigio, nel comune di Calestano, per Franco Coruzzi, cinquantunenne portalettere in pensione di Noceto, era finita in tragedia. Un compagno di caccia lo aveva accidentalmente colpito al torace con un fucile a canna rigata Winchester. Coruzzi era deceduto sul colpo. L'uomo era inciampato, forse a causa di sterpaglie e rovi. Nella caduta, dal fucile è partito un colpo che aveva raggiunto in pieno petto Franco Coruzzi. Purtroppo i medici intervenuti sul luogo dello sparo non avevano potuto fare altro che constatare la morte del

cacciatore. Un altro tragico incidente avvenuto durante una battuta di caccia, che risale a due anni prima, era costato la vita al maresciallo maggiore della Guardia di finanza, Attilio De Marco, di Salsomaggiore. Il fatto era accaduto il 7 ottobre 1998 durante una battuta di caccia al cinghiale nei

boschi fra Pellegrino e Bore, in località Castellaro, sotto il monte Santa Cristina, alla quale aveva preso parte anche il sessantatreenne salsese Attilio De Marco, maresciallo maggiore, comandante del nucleo di polizia tributaria presso il comando della Guardia di Finanza. Inizialmente si era ipotizzato che il proiettile fosse partito dallo stesso fucile di De Marco. Poi si era fatta strada l'ipotesi che il colpo mortale fosse partito dall'arma di un altro partecipante alla battuta, che è stato poi indagato per omicidio colposo. Ancora due anni addietro, il 30 novembre del 1996, un altro morto per un incidente di caccia a Frassinara. La vittima, un marmista di Forlimpopoli, Oriano Vestrucci, 38 anni, era stata colpita mentre si trovava in un capanno in appostamento temporaneo per la caccia a storni e pavoncelle. Anche l'avvocato Giuseppe Lindi, nel settembre dell'86, era rimasto ucciso durante una battuta di caccia nella zona di Fornovo.

www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW5/dbf1ee416dc82cf9c1256c5f002dbb84?Open

 

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27/10/2002

INCIDENTE NELLA VAL DI VOBBIA

 

Cacciatore scivola e si spara a una gamba (Genova pag.14) Un incidente di caccia. Una fatalità, che ha rischiato di costare molto cara a un cacciatore di Pontedecimo.  Un colpo, partito accidentalmente dal fucile di Enrico Canepa, 34 anni, l'ha colpito alla coscia destra. E' stato portato all'ospedale San Martino. Il proiettile non pare aver incrinato l'osso, né aver toccato le arterie. E' avvenuto poco prima delle due di ieri pomeriggio nella località Arezzo, nella valle del Vobbia. Canepa, che risiede a Pontedecimo con i genitori ma di fatto vive nel paesino dell'hinterland, era partito per una battuta di caccia insieme a un gruppo di amici. Questa la prima ricostruzione dell'incidente, quella dei carabinieri di Isola del Cantone. Canepa, che teneva la muta dei cani, ha tentato di superare un muretto a secco, alto circa cinquanta centimetri. Portava, sulla spalla,

il fucile, con la canna diretta verso il basso. Qualche pietra si è mossa,quando il cacciatore si è dato la spinta per superare l'ostacolo. Canepa ha perso l'equilibrio ed è caduto per terra. In quel momento dall'arma è partito, in maniera accidentale, un proiettile, che ha colpito il trantaquattrenne alla coscia. Subito sono scattati i soccorsi. Sono arrivati i volontari della Croce Rossa di Isola. Le condizioni del ferito apparivano gravi. E' stato chiesto l'intervento l'elicottero dei vigili del fuoco, che però era impegnato negli stessi momenti nel salvataggio di una donna caduta in un

burrone, nel chiavarese. Canepa è stato trasportato in ambulanza al San Martino.La prognosi è di venti giorni.

www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW5/192ab0ebc226fe5dc1256c5f002dbbb1?Open

 

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28/10/2002

UN CACCIATORE PIEMONTESE

 

Spara a due motociclisti perché lo hanno sorpassato  Cuneo - Un vendicatore folle, come quelli che si vedono in certe pessime trame di film o sceneggiati televisivi dozzinali. Soltanto che i colpi di arma da fuoco sparati ieri mattina da un automobilista isterico contro due coppie di giovani motociclisti su una strada statale in Piemonte non erano fiction ma pura realtà. L'uomo non ha tollerato il sorpasso dei centauri e li ha inseguiti, prendendoli poi a fucilate. Per

fortuna nessuno è stato seriamente ferito e la drammatica scena non è finita in tragedia. A comportarsi come un John Wayne impazzito, Michele Cantamesse, 53 anni, residente a Guarene, in provincia di Cuneo. Ieri mattina l'uomo stava tornando a casa da una battuta di caccia.

http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=208&Fname=2910INT4cc.jpg

 

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28/10/2002

 

GIALLO IN VALTROMPIA. Il corpo è stato nascosto per tentare di occultare le tracce. Incidente di caccia o delitto? Ucciso il cacciatore scomparso a Brozzo Elio Mazzoldi, 67 anni, era in un anfratto: è stato colpito da due fucilate  Elio Mazzoldi, il pensionato di 67 anni di Brozzo, scomparso lunedì è stato ritrovato ieri mattina prima delle nove da uno dei volontari che ormai da

tre giorni lo stavano cercando sui monti tra Cesovo e Cimmo sopra Tavernole. Giaceva a terra, morto. Morto ammazzato. Una ferita di arma da fuoco esplosa da distanza ravvicinata lo ha centrato in pieno alla gola. Visibile anche una ferita superficiale a una spalla. A sparare un fucile da caccia caricato a pallini. Il cadavere era nascosto in un anfratto, quasi un cunicolo, protetto da sporgenze rocciose, occultato sul davanti, all'apparenza volutamente, da altri sassi e foglie e circondato da alta vegetazione. Pietre anche sul corpo come se si volesse provvedere ad una veloce

sepoltura. Il pensionato di Brozzo giaceva in un luogo impervio e scosceso,senza traccia di sentiero. Difficile arrivarci, anche a piedi. Un giallo che da ieri arrovella i carabinieri di Gardone guidati dal capitano Francesco Marra. Nella boscaglia hanno lavorato per tre ore i carabinieri della

Scientifica e del Reparto operativo alla guida del colonnello Mauro Valentini e del maggiore Michele Facciorusso. Nel pomeriggio a Gardone è giunto anche il comandante provinciale Carmine Adinolfi. Sino a sera gli investigatori hanno esaminato quanto raccolto, anche se molto lo dirà l'

autopsia. La località è quella chiamata «Roccolo del Cerreto» o «Rocol dei trè pià»: così lo chiamavano durante la Resistenza i partigiani della 122ma Garibaldi che lì avevano postazione vicino ad altro roccolo più in alto detto del «Grillo», per l'insolita altezza del suo «sbrof» su tre piani. E' a due chilometri e mezzo da Cimmo da dove lo si può raggiungere in fuoristrada, e a uno e mezzo da Cesovo, raggiungibile con bella camminata. Ora è inutilizzato come roccolo e frequentato nella buona stagione da una famiglia marchenese.

Davanti alla costruzione che domina il roccolo, al centro dell'ampia cerchia di alberi dove venivano appese le reti dell'uccellanda, parte un ripido e dritto sentiero verso il basso. Sicuramente era già stato percorso giovedì dai volontari. Scendendo, dopo cinquanta metri, sulla sinistra tra gli alti cespugli traspare un ammasso roccioso grigio parzialmente nascosto da una gobba del terreno: i massi formano una piccola caverna ad imbuto. Ieri un volontario si è avvicinato incuriosito da un pezzo di stoffa: era quello dei pantaloni dell'uomo scomparso come incastrato nella roccia. Ha dato l'allarme. I carabinieri hanno isolato il luogo e comunicato ai volontari, un centinaio, di rientrare a casa. Sono cominciati gli accertamenti durati fin dopo le 14. Poi il corpo è stato caricato su una barella e portato a braccia per un centinaio di metri sino al roccolo: é stato caricato su una 4 per 4 e portato all'obitorio del Civile di Brescia dove questa mattina verrà eseguita l'autopsia disposta dal

pm Alberto Rossi che coordina indagini non semplici anche se ieri sera l' ipotesi che veniva presa maggiormente in considerazione era quella dell' incidente di caccia e non della vendetta. Chi ha ucciso avrebbe cercato di nascondere quel corpo, ma non si spiega perché abbia portato via il fucile

della vittima. La mancanza del fucile fa cadere l'ipotesi del suicidio. Non si spiegherebbe

poi la «sepoltura». I carabinieri hanno raccolto due cartucce di calibro però diverso da quelle nella cartucciera del Mazzoldi. Tra le tante abbandonate da cacciatori e bracconieri sono quelle più fresche. Il cacciatore è stato ucciso a poca distanza da dove è stato recuperato il cadavere occultato. Nello stretto cunicolo non si può entrare: il corpo è stato spinto dentro e una vistosa traccia di sangue sul fondo sta ad indicare la posizione del capo con la gola squarciata. Comunque sono numerose le macchie di sangue anche sui sassi che coprivano il cadavere, ammonticchiati lì fuori. Altre tracce visibili di sangue nelle vicinanze non ci sono. Il delitto o incidente è avvenuto vicino al cunicolo ancora lunedì quando Elio è uscito di casa con viveri, fucile e cartucce. Ieri sera in caserma le luci non si sono mai spente. In mano l'elenco di centinaia di cacciatori della zona. Tutti da ascoltare. Qualcuno potrebbe aver visto l'assassino tra i boschi. Questa mattina i carabinieri effettueranno una nuova ricognizione alla ricerca di tracce lasciate da chi ha occultato il cadavere e, soprattutto per ritrovare il fucile.

Edmondo Bertussi

Franco Mondini

 

MAZZOLDI, 2 COLPI A BRUCIAPELO

 

Elio Mazzoli è stato assassinato. Lo ha confermato l’autopsia eseguita ieri mattina dal professor Francesco Ferrari e dai suoi collaboratori di Medicina legale. Due i colpi esplosi da distanza ravvicinata da un fucile da caccia: devastante quello che ha squarciato torace e collo. Una rosa di pallini ha invece raggiunto il pensionato di Brozzo di Marcheno a una spalla. Potrebbe essere stato il primo colpo. Un supplemento di accertamenti, chiesti dal magistrato Alberto Rossi, dovrà stabilire se i pallini che hanno raggiunto la spalla del cacciatore siano entrati o no dalla schiena. Impossibile per ora stabilire quale sia stato il foro di entrata, e anche il calibro, 12 o 16. La salma resta sotto sequestro sino a domani.

Un omicidio. L’autopsia ha scartato l’ipotesi dell’incidente di caccia. Il colpo mortale è stato esploso da distanza ravvicinata, da un metro, forse meno. C’era quindi volontà di uccidere. Forse un delitto d’impeto. Gli investigatori non escludono che Mazzoldi sia stato prima raggiunto alla spalla. Poi il secondo colpo, come se si trattasse di un «colpo di grazia».

Probabilmente già domani o martedì i periti comunicheranno a magistrato e carabinieri le anticipazioni su quanto sinora fatto. Si saprà se a uccidere è stato un calibro 16; quindi potrebbe trattarsi del fucile che Mazzoldi aveva con sè e che non si trova. Potrebbe essere stato disarmato durante un litigio.

Da accertare anche se il corpo sia stato portato a braccia sino all’anfratto dove è stato coperto di pietre e fogliame e ritrovato nella mattinata di giovedì, dopo tre giorni di ricerche tra i boschi.

Il movente. Elio Mazzoldi, vedovo da una dozzina d’anni - la moglie fu trovata morta in un albergo parigino - non aveva nemici. Un uomo buono, dal comportamento talvolta burbero. Chi lo conosceva non sa spiegarsi il perché di tanta cattiveria. Prende così corpo, anche tra i carabinieri guidati dal capitano Francesco Marra, l’ipotesi che il pensionato lunedì abbia litigato nel bosco. Forse con un altro cacciatore o con un bracconiere. Potrebbe quindi essere stato disarmato e ucciso col suo fucile, prelevato al mattino dalla rastrelliera di casa. Fucile introvabile, che sarebbe dovuto rimanere vicino al cadavere.

Indaga il Noa. La Forestale e il Nucleo operativo antibracconaggio stanno collaborando con i carabinieri di Gardone Valtrompia. Anche ieri - e le ricerche proseguiranno questa mattina - gli uomini della Forestale hanno setacciato un vasto tratto di boscaglia alla ricerca del fucile che manca e di tracce lasciate dall’assassino. Si cercano macchie di sangue sugli arbusti e sulle pietre. Si ipotizza che il ferimento sia avvenuto altrove e che il corpo sia poi stato portato e nascosto nell’anfratto, al fine di ritardarne il rinvenimento.

Il Noa, in un comunicato diffuso ieri, ipotizza la lite maturata nell’ambiente del bracconaggio. Un’ipotesi che i carabinieri non escludono. Tra le varie ipotesi anche quella del litigio forse per una preda contesa o perché, come accaduto in passato, Elio Mazzoldi potrebbe aver redarguito un bracconiere sorpreso a cacciare illegalmente.

Le indagini. Una volta tanto la frase di rito «indaghiamo a 360°» pronunciata dagli investigatori e dal colonnello Carmine Adinolfi calza a pennello. Pochi gli elementi certi in mano a chi deve risolvere il «giallo» e tantissimi i tasselli da mettere al posto giusto. Molto dipenderà dalle risultanze dell’autopsia e dai rilievi sul corpo e nel luogo del ritrovamento. Importante sarebbe trovare il fucile che manca. L’assassino, custodendolo, rischia di firmare la propria condanna per omicidio volontario.

di Franco Mondini

 

 

L'OMICIDIO DI BROZZO . Adriano Benedetti di Tavernole si è costituito domenica ai carabinieri

L'ha ammazzato per pochi uccellini La lite fatale con Elio Mazzoldi per una questione di archetti

di Franco Mondini  Si sentiva ed era braccato. Intuendo che il cerchio si stava stringendo e che i carabinieri prima o poi lo avrebbero rintracciato, domenica alle 21, accompagnato dal suo legale, l'avvocato Luigi Frattini, Adriano Benedetti, agricoltore quarantatreenne di Tavernole sul Mella, si è presentato in caserma a Gardone.  Ha chiesto del comandante Francesco Marra (il capitano all'ora di cena era stato informato dell'arrivo di Benedetti dal legale) e, dopo aver detto che voleva costituirsi, ha iniziato a raccontare la sua versione dei fatti permettendo così di risolvere, ad una settimana dai fatti il «giallo della Valtrompia». Nel pomeriggio i carabinieri avevano a lungo interrogato un parente cacciatore e alcuni conoscenti chi poteva dire dove poteva essere Adriano. Il cerchio si era ristretto attorno a quattro nomi, tutti cacciatori e bracconieri che da anni frequentano i

boschi e i roccoli di Cerreto. Lì andava a cacciare con il suo calibro 16 Elio Mazzoldi di Brozzo di Marcheno rinvenuto cadavere venerdì mattina in un anfratto semicoperto da foglie e sassi. Lunedì era partito da casa dopo aver acquistato da mangiare. L'allarme è scattato martedì, lo ha dato la sorella che non lo aveva visto rincasare.  Il movente. Adriano Benedetti ha ricostruito in caserma, da sera sino all'alba, le fasi concitate che hanno portato all'esplosione dei due colpi di fucile. Il delitto si è consumato tra i monti di Brozzo lunedì tra le 13 e le 14. Mazzoldi e Benedetti, entrambi cacciatori e armati di fucile si sono incrociati tra i sentieri a pochi metri di distanza

dall'anfratto divenuto poi improvvisata tomba del pensionato. Elio Mazzoldi era a poca distanza da dove è stato ucciso e intento a togliere alcuni uccellini dagli archetti, le rudimentali trappole illegali

disseminate a migliaia tra i boschi delle valli bresciane.  La «sottrazione» di uccellini avrebbe fatto scattare il litigio tra i due cacciatori.  Da accertare se in precedenza c'erano stati altri dissapori tra i due cacciatori e sempre per questioni di prede. Qualche frase di troppo, qualche minaccia. Benedetti ha raccontato di essersi trovato all'improvviso il fucile di Mazzoldi puntato contro e di aver sparato per difendersi: due colpi, uno alla spalla, l'altro a bruciapelo al torace e al collo.

La sepoltura. Benedetti ha così deciso di nascondere il corpo nell'anfratto. Ha pure nascosto il giubbino della vittima con riposti in una tasca posteriore una decina di uccellini cacciati e prelevati dagli archetti. In una buca ha messo il fucile calibro 16 per cancellare anche questa prova. E ieri mattina, dopo le sei, il fucile è stato recuperato dai carabinieri.

Una notte di interrogatori, di domande, di risposte alle domande degli investigatori, coordinati dal pm Alberto Rossi, che dispongono delle anticipazioni sull'autopsia e sul materiale raccolto durante le ricognizioni sul luogo del delitto potendo così porgere quesiti mirati.  Bracconieri. Il delitto, nato da futili motivi, è legato ad una lite degenerata tra persone che gravitavano negli ambienti del bracconaggio. Un delitto d'impeto, quindi che non ha avuto testimoni. Non ha trovato conferma la notizia, diffusasi ieri in valle, che Adriano Benedetti fosse andato a caccia con uno dei fratelli.

Nè assassino, né vittima, hanno mai rimediato denunce per bracconaggio o per violazioni alle leggi sulla caccia. Entrambi, però, erano conosciuti alle guardie venatorie della polizia provinciale che eseguono controlli in Valtrompia. Determinante nelle indagini è stato l'apporto di queste

guardie che hanno fornito ai carabinieri l'elenco di una decina di persone vicine ai bracconieri.

Già venerdì pomeriggio i carabinieri di Gardone hanno interrogato una decina di cacciatori. Altri cinque il giorno dopo.  La svolta. La svolta domenica sera. Nel tardo pomeriggio i carabinieri

hanno raccolto un prezioso elemento per giungere al Benedetti dopo aver eliminato un paio di sospettati. In quattro nomi si poteva racchiudere quello dell'assassino. I carabinieri hanno così calato il poker e alla fine l'agricoltore di Tavernole ha deciso di costituirsi. La cattura sarebbe stata questione di ore. Benedetti, celibe e incensurato, è in carcere a Canton Mombello. Dagli

interrogatori un'altra parte della verità su un omicidio assurdo e evitabile.

...

LE REAZIONI NEI DUE PAESI

 

A Marcheno un amaro sollievo Tavernole, il sindaco è sconvolto  La notizia «l'hanno trovato» si è sparsa come un fulmine di mattina presto a Marcheno, anche per una circostanza particolare : la cerimonia in ricordo del 4 Novembre, che vedeva radunata la gente al monumento ai Caduti. Prima i sembra, poi la precisazione che l'omicida di Elio Mazzoldi «non era stato trovato, ma si era costituito», infine la conferma, rafforzata da una telefonata doverosa del sindaco Roberto Gitti : «Non è di Marcheno, ma di Tavernole...». E per tutti già questo fatto è sembrata una liberazione. «Dopo una settimana - conferma il sindaco - era inquietante il pensiero che nella mia comunità si

aggirasse il colpevole di un fatto che è una tragedia per lui e per la sua famiglia, oltre che per il mio cittadino morto ammazzato che conoscevo, sempre disponibile. Brozzo è una comunità molto unita e la tragedia ha colpito tutti. È tremendo vedere come la violenza stia ormai diventando un fatto quasi "solito" nella vita quotidiana. Sembra diventato il modo di risolvere i problemi, mentre quello è il metodo più sbagliato».  Vicino a Gitti c'è il vicesindaco Pierangela Ghisla, che ha accompagnato alla cerimonia commemorativa i ragazzi della scuola in cui insegna. È un testimone speciale, in quanto proprietaria del Roccolo del Sèret (Cerreto ) tra Cimmo e Pezzoro, dove - cinquanta metri sotto la cerchia di piante della vecchia tesa delle reti - è stato trovato - incastrato e coperto di sassi in un buco formato dalle rocce - il povero Mazzoldi, probabilmente dopo che era stato ammazzato altrove con due fucilate ravvicinate.  La signora Ghisla con la sua famiglia ha aggiustato a rustica dimora lo «sbrof», la piccola costruzione su tre piani al centro dell'uccellanda.

Il giorno del ritrovamento, festa dei Santi, era lassù e ha seguito il ritrovamento, non dimentica la fucilata in piena gola. «Questi tre giorni sono stati un incubo. Non sarei più andata al roccolo, dicevo a mio marito: pensa se passa magari il colpevole e noi gli offriamo tranquilli un caffè».

Per la famiglia Mazzoldi è «la fine di un incubo angoscioso perchè era senza spiegazioni, anche se il dolore è sempre più grande», dice Cinzia, la figlia di Angela, sorella (con Rosi) del defunto. C'è poi Giulio, sempre bisognoso di assistenza: vi pensava appunto Elio, che abitava con lui da quando era rimasto vedovo, oltre vent'anni fa. Aveva ragione il marito di Cinzia, Ferdinando, quando aveva affermato sicuro che «se c'era un Caino, non era di Brozzo». Troppo unita questa piccola comunità

di mille abitanti: si conoscono tutti, tutti conoscono i problemi del vicino.  «Elio era conosciuto e benvoluto da tutti - conferma Oreste Mozzoni, ex sindacalista che ora si occupa di dare una mano nelle pratiche ai pensionati -: era una ipotesi da escludere e così è stato».  A Tavernole sul Mella, circa 1.400 abitanti, è assolutamente impossibile avvicinare la famiglia di Adriano Benedetti. È una famiglia numerosa, confermano in paese : due femmine sposate via e cinque maschi. Una famiglia schiva, non gente da osteria, che fa i fatti suoi. L'anziana madre Rita abita in affitto in una casa di proprietà degli «Antichi originari di Cimmo» in Basgiò, nella zona industriale, con parte della famiglia. Gli altri vivono in località Rè, in una cascina di proprietà, Tavernole e Cimmo, dove svolgono attività di agricoltori: i boschi sono lì vicino. Nulla da dire finora.  «Sono veramente colpito e sconvolto - dice il sindaco Sandro Pittaluga -. Penso alla tragedia, non solo della vittima, ma anche di quella povera anziana mamma di tanti figli, del colpevole. Si guarda sempre alla violenza degli altri paesi, poi capita nel tuo e ti accorgi di come sia diffusa dappertutto, anche tra noi che in fin dei conti siamo piccole comunità fondamentalmente sane. L'ira acceca veramente». Il

parroco, don Francesco Monchieri: «Non c'è nulla da dire, si può solo pregare per tutti quelli colpiti da questa immensa disgrazia». Nel pomeriggio Brozzo darà l'addio a Mazzoldi, il cui feretro giungerà in mattinata nella casa in paese. e.b.

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IL RETROSCENA.

 

Sui monti bresciani sparisce chi lo fa per hobby. È un lavoro a due euro e mezzo per ogni preda proibita Il bracconaggio diventa business La caccia di frodo si ingegna: meno archetti, largo ai micidiali «sep»  Una volta era la fame ad aguzzare l'ingegno. La trappola, per crudele che fosse, aveva lo scopo di sfamare una famiglia. Poi sopravvisse la tradizione: l'archetto come parte integrante di un territorio, di una cultura. Un po' come i magli, le miniere e i "Poiat" (le fucine per produrre il carbone di legna). Ma anche l'affezionato alla caccia con la trappola (caccia di frodo a tutti gli effetti) sembra in declino: il bracconaggio più che una sfida culturale, un rischio da assumersi con quel tanto di nostalgia che fa difensore delle tradizioni, sembra diventato un business, un affare da macinare a colpi di crudeltà ambientali. A due euro e mezzo per ogni preda proibita, per ogni pettirosso con le gambe spezzate dalla trappola finito nel congelatore

di un «ristorante-specialità spiedo», la visione aulica del bracconaggio lascia lo spazio all'aspetto economico della vicenda, al business, a quello che per alcuni, nelle valli bresciane, è diventato un secondo lavoro, almeno in questa fase dell'anno, quando gli insettivori planano sui boschi alla ricerca di cibo e trovano reti, archetti e trappole micidiali come i "sep", sorta di microtagliole in acciaio con una larva a far da esca.  Che il bracconaggio sia diventato più un affare che una passione proibita lo dicono i dati e le campagne di repressione delle associazioni ambientaliste (i volontari della Lipu in prima fila) e le forze dell'ordine (gli uomini della Polizia provinciale, gli agenti del Corpo forestale dello Stato). «È più difficile di un tempo trovare piccole tese artigianali - osserva Piergiorgio Candela, coordinatore del nucleo interregionale antibracconaggio della Lipu, che da anni trascorre l'autunno sui monti bresciani -, ma è più frequente imbattersi in vaste zone con centinaia di trappole». Così, sui monti di Iseo è capitato di trovare in un sol colpo 720 archetti, tutti dello stesso tipo, tutti, probabilmente, appartenenti al medesimo proprietario.  Chi arriva a tanto lo fa come secondo lavoro visto che alla fine di una stagione un «parco-mezzi» di queste dimensioni può fruttare migliaia di euro esentasse. I bracconieri «professionisti», poi, hanno anche i giusti appoggi logistici: i tradizionali archetti in legno, spesso hanno lasciato il posto a quelli di ferro di fabbricazione para-industriale. Ma chi li costruisce? Piccole officine, ma anche qualcuno in grado di garantire una produzione di tutto rispetto. Da tempo gli ambientalisti danno la caccia a un artigiano dei dintorni di Zone in grado di rifornire i bracconieri con quantità industriali di archetti. Trappole con triplo filo di ferro e con un giro di nastro adesivo colorato a far da marchio di proprietà, per distinguere le tese di un bracconiere da quelle di un altro.  Ma gli archetti - anche se quest'anno tra ambientalisti, guardie forestali e polizia provinciale, ne sono stati sequestrati circa 30 mila - sembra stiano attraversando un periodo poco fortunato. Sono facile preda dei blitz antibracconaggio (anche se vengono posizionati in zone sempre più impervie e ne esistono di nuovi modelli meglio mimetizzabili) e, probabilmente, a conti fatti diventano meno funzionali dei "sep" le microtagliole che, al contrario, possono essere facilmente occultate a terra tra la vegetazione. Per chi combatte il bracconaggio, quindi, la sfida si affina, diventa un lavoro di attenta osservazione. Così può capitare che archetti e trappole finiscano per essere posizionate all'interno delle proprietà private, con la convinzione di metterle al sicuro da sguardi indiscreti e da sanzioni.  Accanto ad archetti e "sep", le battute antibracconaggio portano a valle anche lacci in metallo (fili robusti da freni per bicicletta, trappole buone per caprioli, cinghiali, volpi, donnole, faine) e, soprattutto, chilometri di reti. Usate per catturare pettirossi, le reti a maglie più larghe servono anche per dar vita a veri e propri roccoli abusivi. Anche qui a vincere è il business: 300 euro per un tordo da richiamo sono un buon arrotondamento dello stipendio se l'uccellagione abusiva diventa una seconda attività. A maggior ragione se "taroccare" un presiccio (gli uccelli da richiamo possono essere catturati solo da impianti autorizzati dalla Provincia ed ogni capo deve essere inanellato alla

cattura) non è poi così difficile visto che gli anelli contraffatti sono tutt'altro che rari da trovare.

Insomma, la lotta al bracconaggio è ancora lunga da combattere. E sarà sempre più lotta al business clandestino che affronto ambientalista alle tradizioni di un territorio.

Marco Toresini

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L'INTERVISTA: PARLA IL COMANDANTE

 

I Noa: «Oggi c'è più aggressività»  Nelle valli Bresciane lo vedono come fumo negli occhi. È il Nucleo operativo antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato, uomini specializzati che battono l'Italia dalle Alpi alla Calabria. In provincia di Brescia passano da qualche anno i mesi autunnali a caccia di trappole e archetti. A comandare il terzo e ultimo turno del Noa il commissario capo Marco Mei. Commissario Mei, come si è manifestato quest'anno il fenomeno del bracconaggio?  «Purtroppo - spiega - è rimasto sostanzialmente invariato. Forse abbiamo assistito ad una leggera flessione, ma legata ad una minore presenza di uccelli per via di un passo numericamente meno consistente. La gente poi si è fatta più guardinga».  Più cauta, ma anche più determinata davanti alle contestazioni?  «In effetti, davanti ad una piccola regressione del fenomeno in queste settimane abbiamo registrato un'aumento notevole dell'aggressività nei

nostri confronti».  Da sempre siete visti come degli «invasori», quasi con fastidio. Come è cambiato il rapporto con il territorio in questi anni?  «Molta gente ha capito il servizio che stiamo facendo. Con i cacciatori regolari è più facile dialogare. Certo, qualcuno ci vede ancora come usurpatori del loro territorio non capendo che tutelare il territorio èil nostro lavoro: veniamo nelle valli bresciane come andiamo in Calabria quando c'è il passo dei falchi pecchiaioli».

E le istituzioni come si comportano?  «In passato non c'è stata molta comprensione. Mi rendo conto che la caccia è un tema politico e un bacino di voti che sta a cuore a molti e questo ha creato in passato problemi di rapporti. Ora però questi problemi sono stati superati».

Gli ambientalisti sostengono che sono aumentati i bracconieri professionisti. È vero?

«In effetti è così. Con la complicità di ristoratori compiacenti c'è gente che ha fatto della posa degli archetti non l'ostinata perpetuazione di una tradizione, oggi illecita, ma un secondo lavoro a

tutti gli effetti».  m.tor.

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«IL BUSINESS DELLE SPECIE PROTETTE È DI CASA NELLE VALLI BRESCIANE»

 

Un ruolo decisivo nelle indagini sul cacciatore ucciso l'hanno avuto anche le guardie forestali. Da 12 anni, in questo periodo di passo, le squadre locali sono rinforzate dal Noa, Nucleo operativo antibracconaggio che fa base a Bovegno: 25 uomini guidati dal commissario capo Marco Mei.

Dottor Mei, i bracconieri avevano mai creato seri problemi d'ordine pubblico?

«Un episodio così efferato sgomenta tutti. Ma proprio quest'anno, nonostante che con molti cacciatori fossimo riusciti a stabilire finalmente rapporti più civili di un tempo, quando ci consideravano «nemici», non sono mancati casi di violenza. In poche settimane due

agenti sono stati malmenati da cacciatori abusivi e un altro è stato investito da uno che fuggiva in motorino».  Per il Noa cosa rappresentano le valli bresciane?  «E' l'area più a rischio di tutta la penisola. Anche perché è uno dei passaggi preferiti dagli uccelli migratori, milioni e milioni tra

fringuelli, peppole, cardellini, pettirossi e altre specie protette. Per molta gente la caccia di frodo in queste settimane diventa il primo lavoro: un tordo da richiamo costa anche 500 euro e un pettirosso, pochi grammi di carne, si vende clandestinamente sui mercati o ai ristoratori ad almeno uno o due euro. Se si considera che se ne abbattono a quintali il conto dell'affare è presto fatto».

Conoscevate lo spuntone roccioso dove è stato ucciso il cacciatore? «Certo, è tra i più frequentati dai bracconieri perché sanno che è uno dei passi preferiti da molte specie. Il giorno prima del delitto i miei uomini proprio lì avevano sequestrato reti ed archetti».  Che cosa fate quando scoprite un cacciatore abusivo? «Lo si denuncia all'autorità giudiziaria e se si scopre che ha abbattuto

dei volatili gli sequestriamo il fucile».

A. Bi.

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«MI MINACCIAVA, L'HO UCCISO PER DIFENDERMI»

 

Confessa l'assassino del cacciatore: la lite è scoppiata per unaquestione di bracconaggio

 «Mi ha minacciato imbracciando il fucile, gli ho sparato». Il giallo del cacciatore ucciso lunedì 28 novembre in Alta Valtrompia sembra essersi sciolto con la confessione dell'assassino: Adriano Benedetti, 43 anni, un agricoltore di Tavernola sul Mella incensurato, si è costituito l'altra notte ai carabinieri che con altri tre cacciatori più o meno abusivi della zona l'avevano già messo nella lista dei sospetti.  Storia di bracconaggio. Una tragica lite, quasi una scena da western(vero) recitata tra i boschi di castagni sopra Marcheno tra due uomini di montagna, entrambi con la doppietta a tracolla, la caccia come seconda vita. La vittima, il pensionato Elio Mazzoldi, 67 anni, di Brozzo di Marcheno, sempre secondo il killer, si sarebbe impadronito degli archetti del rivale dove erano rimasti imprigionati numerosi uccellini. Voleva buttare via quelle trappole illegali o appropriarsi

del bottino?  Le mani presto corrono ai fucili. Più svelto, Adriano Benedetti preme per primo il grilletto: un colpo alla spalla e l'altro alla gola e il rivale crolla a terra. Il cadavere sarà poi infilato dentro un cunicolo roccioso e ritrovato quattro giorni dopo. Nelle tasche del giubbetto della vittima, recuperato ieri con il fucile non lontano dalla tomba di sassi, c'erano una decina di uccellini. Che sono costati la vita al più anziano dei due.  Ha fatto tutto da solo l'assassino - non è stata comunque impresa facile trascinare il corpo per quelle balze impervie della montagna alla ricerca di un nascondiglio , è credibile la legittima difesa? «Le indagini sono ancora da completare e non possono essere esclusi ulteriori sviluppi», si limita a dire il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini. In valle dove sull'omicidio si erano intrecciate diverse ipotesi - magari una «punizione» perché Elio Mazzoldi avrebbe scoperto traffici abusivi sui sentieri dei cacciatori - si continua a non credere che per una decina di uccelletti sia scappato il morto. L'ultima definitiva parola dovrebbe venire dai risultati dall'autopsia, il quadro comunque dovrebbe essere già definito.  Due caratteri piuttosto schivi, la vittima e l'assassino, in giro per i paesi o nei bar si vedevano poco. Elio Mazzoldi, vedovo, il tempo che non gli portava via la montagna - battute di caccia, la pesca nei

torrenti, il piacere di lunghissime camminate - lo dedicava a un fratello malato. Molto buono, lo ricordano tutti, sembra incredibile che si sia lasciato trascinare in uno stupido litigio e abbia addirittura agitato la doppietta come minaccia.  Adriano Benedetti è sempre vissuto in un cascinale sulle prime pendici della montagna con la mamma e tanti fratelli. Sempre a lavorare in

campagna o a tagliare la legna nei boschi. Che cacciasse anche di frodo non è una scoperta.  I rivali - c'era vecchia ruggine tra loro? - si sono incontrati tra le 13 e le 14 di quel lunedì. Nelle gambe avevano già almeno un paio di chilometri di cammino su e giù per quei sentieri. Poi sono echeggiati i due colpi. Non erano le solite fucilate agli uccellini di passo. Ma chi poteva immaginarlo?

Andrea Biglia

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DELITTO DI BROZZO UN LITIGIO DI CACCIA DIETRO LA MORTE DEL 67ENNE ELIO

MAZZOLDI

Si costituisce l'assassino  È un agricoltore 43enne di Tavernole. Ritrovato il fucile

Marco Bonari  La pista imboccata, quella dei bracconieri, era giusta; scavando tra i cacciatori dell'alta Valtrompia ben presto il cerchio si è chiuso. La svolta nel delitto di Elio Mazzoldi, 67enne di Brozzo di Marcheno, arriva alle 21 di domenica, quando l'assassino si costituisce, presentandosi alla caserma dei carabinieri: si tratta di Adriano Benedetti, 43enne di Tavernole sul Mella, agricoltore, incensurato. Una notte di interrogatorio per tracciare le sequenze dell'omicidio e colmare le molte lacune che sino a ieri costellavano la vicenda. Il cacciatore ora è accusato di aver ammazzato, con due fucilate sparate a bruciapelo, il pensionato valtrumplino e di aver occultato il cadavere gettandolo in quell'anfratto non lontano dal roccolo Cerreto. Movente? Un litigio, ben presto degerato sia l'arma (nascosta a pochi metri dal cunicolo, sotto un mucchio di foglie e pietre) sia la sahariana: nelle tasche, oltre alla tessera dei cacciatori, pure alcuni uccellini morti. Forse proprio dietro quei pochi esemplari di volatili è maturato l'assurdo delitto, consumato a pochi metri dal cunicolo, in un punto piuttosto impervio del bosco tra Cesovo e Cimmo, sopra Tavernole. Là dove i due cacciatori si sono incontrati nella tarda mattinata di lunedì 28 ottobre, dove ben presto è scoppiata una furiosa lite culminata in quelle due fucilate esplose con un calibro 12. Il quarantatreenne avrebbe quindi ammazzato Elio Mazzoldi colpendolo a distanza piuttosto ravvicinata (poche decine di centimetri) prima alla spalla sinistra, quindi alla gola (quest'ultima la ferita mortale). L'omicidio («ho sparato per difendermi» avrebbe raccontato il fermato) sarebbe stato consumato fra le 13 e le 14 di quel lunedì, come per altro conferma l'esame autoptico eseguito sul corpo del pensionato di Marcheno, ritrovato solo venerdì mattina dopo numerose battute di ricerca che hanno impegnato

carabinieri, uomini della Forestale e della Protezione civile nonché le guardie venatorie della Provincia e volontari della zona. L'assassino avrebbe poi trascinato il corpo del pensionato, non senza difficoltà viste le condizioni del sottobosco, sino all'imbocco di quel cunicolo scavato fra le rocce. Con forza avrebbe spinto il cadavere dentro la tana e ricoperto con pietre e foglie, sperando di far sparire, forse per sempre, quel corpo crivellato. Non senza prima aver gettato in fondo a

quell'anfratto anche il giubbotto di Elio Mazzoldi e sotterrato, ad una manciata di metri, la sua doppietta. L'agricoltore di Tavernole, che l'altra sera si è presentato in caserma accompagnato dal suo legale, è ora rinchiuso nel carcere di Canton Mombello. Forse la pressione delle indagini condotte dai carabinieri ha spinto l'uomo a costituirsi; già perché Adriano Benedetti era già stato a lungo interrogato e addirittura sospettato. Pare infatti che nelle ultime ore le indagini si fossero calamitare su quattro cacciatori della zona sentiti ripetutamente, anche domenica, nella caserma dell'Arma di Gardone Valtrompia. In realtà da venerdì, giorno in cui è stato trovato il cadavere di Elio Mazzoldi (misteriosamente scomparso da lunedì), decine le persone ascoltate dagli

investigatori che hanno, fin dall'inizio, concentrato l'attenzione sul mondo dei bracconieri. Particolarmente attivi in questo periodo del passo migratorio di avifauna sulle valli bresciane, come per altro confermano gli uomini del Corpo forestale dello Stato che hanno preso

parte alle ricerche.

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INCREDULITÀ SUL MOVENTE DELLA TRAGEDIA: «ARCHETTI? ASSURDO...»

LA COMUNITA' DI BROZZO DI MARCHENO COMMENTA LE PRESUNTE CAUSE DELLA

CONTESA

 

Al bar Cascata la notizia arriva sui fianchi della vecchia statale. Niente è più comunicativo di un unico serpente stradale su cui è necessario scendere e salire. Alle 9,30 si sa chi avrebbe sparato al

povero Elio Mazzoldi: non è di Marcheno, non è di Brozzo, è di un altro paese. «È un sollievo, mi creda, un sollievo. L'Elio non lo riportiamo in vita. Almeno non sia uno della tua contrada, uno che vedi giorno sì e giorno no. Almeno non tirarsi dietro inimicizie per sempe...». La mente porta Desiré a Brozzo. A Leno, secondo l'accusa, in una sola via abitano vittime e carnefici. E una sola via in pianura è un piccolo paese di montagna dove ci si conosce dal colpo di tosse. Dove la memoria è di ferro, un'amicizia e un alterco vengono scritti nel legno e nella pietra del bosco perchè il terreno è stretto, dove anche la solitudine più alta di Elvio Mazzoldi si frantuma in quell'incontro. «Lasciate perdere gli archetti, non gliene importa a nessuno degli archetti. È una vostra leggenda...». Una signora boccia l'ipotesi di una lite per un minuscolo terreno di caccia; boccia implacabilmente il luogo comune, dice lei, dei cittadini della città riguardo alle lotte per le trappole. «Sono cose di mille anni fa, lasciate perdere...». A livello della ex strada statale è leggibile la Valtrompia capace di stupire il mondo per la qualità e la quantità del suo lavoro. A 15 minuti di strada in verticale, c'è la valle primordiale, il bosco e le ghiande per il cinghiale, il ramo e le foglie per le trappole. Chissà come si trasforma la chimica umana nel silenzio spaventoso di un potere immenso sulla natura. Qui, l'alterco non ha mediazione esterna. Qui chi si contende una parola, una bacca rossa, risponde totalmente di sè. Qui, un crepitìo di foglie diventa un

tuono. (t. z.)

www.bresciaoggi.it/storico/20021102/cronaca/A.htm

 

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30/10/2002

L´INCIDENTE NEL DOGLIANESE. GLI ABITANTI PROTESTANO PER I DANNI CAUSATI

DAGLI ANIMALI

 

Cinghiale ferisce cacciatore L´uomo ricoverato con tagli su tutto il corpo DOGLIANI  Ha sparato, ma non è riuscito a fermare la corsa del cinghiale di 160 chili che lo ha aggredito. Il cacciatore è stato colpito più volte ed ora è ricoverato a Mondovì: non ha subito ferite gravi, ma tagli e lacerazioni su tutto il corpo. E´ accaduto l´altro giorno nei boschi di Dogliani, vicino al Santuario di Madonna delle Grazie, sulla strada che porta a Belvedere Langhe, non lontano dai Poderi Einaudi. Il cacciatore è Mario Costa, 79 anni, doglianese che risiede a Roddino, uno dei cacciatori più esperti ed attenti del gruppo di 15 doppiette dal nome suggestivo di «Cinghialai langaroli». «Eravamo nella zona di caccia insieme alle guardie forestali - spiega Franco Vivaldo, uno dei cacciatori nella battuta di mercoledì - quando è sbucato questo grosso esemplare maschio che ha puntato contro Costa, che ha sparato. I due colpi hanno ferito di striscio l´animale. Mentre il nostro compagno stava ricaricando, il cinghiale lo ha scaraventato a terra colpendolo più volte con le zanne lunghe 20 centimetri». Costa ha riportato una ventina di tagli. L´animale è stato poi abbattuto. Chiamati i soccorsi via radio, sono intervenuti gli uomini del «118» di Dogliani, mentre l´uomo è stato trasportato a Mondovì dall´elisoccorso partito da Torino. A poche ore dalla richiesta formale del sindaco di Farigliano Riccardo Ferrero di aprire l´oasi naturale vicino alla Mellea alla caccia ai cinghiali, l´episodio doglianese riporta in primo piano la questione degli ungulati. Nella langa monregalese la definiscono ormai da mesi una situazione «insostenibile». «Sul territorio comunale - dice il sindaco di Dogliani Dino Chiappella - siamo abituati alle segnalazioni di presenze di ungulati nei cortili delle case. In frazione Piancerretto una donna ogni tanto ci avverte della presenza dei cinghiali nella propria aia. Senza contare che vigne, noccioleti, colture di mais subiscono danni gravissimi. Aggiungo che se ci fosse la sicurezza che qualcuno alleva porcastri, occorre perseguirlo con decisione». «Qualche settimana fa - dice Cesare Gilli, della Coldiretti di Mondovì - i rappresentanti del mondo agricolo si sono dimessi dall´Ambito Territoriale di Caccia CN 5 (a Cortemilia) per la scarsa considerazione che l´ente gestore della caccia ha posto nei confronti delle problematiche agricole connesse all´eccessiva presenza di cinghiali. Non dimentichiamo che nell´Alessandrino si sono segnalati anche casi di attacchi il bestiame». Il piano faunistico quinquennale della Provincia è in scadenza e l´attesa per la programmazione del territorio per zone interdette alla caccia è tanta. «L´Atc CN 4, da cui dipende la zona nella quale è accaduto l´incidente - dice il presidente Atc di Alba e Dogliani Giuseppe Pio – ha già pagato il 100% dei danni del 2001 agli agricoltori ed entro il 30 novembre ci sarà un´altra tranche. Col nuovo piano se andremo a costituire zone di caccia specifiche e non zone di popolamento, risolveremo una parte di problemi». «Il mondo agricolo - si legge in un documento della Coldiretti

ai Comuni e alle Comunità Montane dopo la "rottura" di Cortemilia – semina per raccogliere e non per farsi indennizzare».

Gianni Scarpace

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Cuneo/art4.htm

 

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31/10/2002

LITE TRA CACCIATORI, DUE FERITI DA UNA FUCILATA

 

Fratelli colpiti al viso dai pallini di una doppietta. Un arresto per tentato omicidio  BOLGARE Una banale lite di territorio scoppiata all'improvviso nei pressi di un capanno di caccia, uno scatto d'ira, poi la fucilata esplosa da una ventina di metri. Due fratelli di Calcinate sono finiti in ospedale con

alcuni pallettoni conficcati nel volto, il presunto feritore - un operaio di Bolgare - è finito invece in manette con l'accusa di tentato omicidio. Sono le 8,30 di ieri nella campagna di Bolgare ancora avvolta dall'umidità autunnale, i due fratelli - un commerciante trentenne e un cameriere di 40 anni - stanno cacciando al passo. I due arrivano nei pressi del capanno dove è appostato l'operaio, nella zona di via Asnenga, al confine con Costa di Mezzate. Forse fanno fuggire le prede, forse disturbano la sua concentrazione, fatto sta che - secondo l'accusa - il quarantenne di Bolgare esce dal capanno e si mette a inveire contro i due fratelli. Sempre stando al racconto fornito dalle vittime, sarebbe nato un diverbio: parole e toni sempre più aspri, fino a quando il quarantenne di Bolgare (che ha precedenti per reati contro il patrimonio) non avrebbe perso la pazienza. Secondo l'accusa, l'operaio avrebbe caricato il suo fucile ca libro 12 e avrebbe esploso un colpo da una distanza di circa venti metri contro i due fratelli. I pallettoni colpiscono al volto i due cacciatori: quattro si conficcano nel viso di uno, tre (di cui uno sotto l'occhio) nella faccia dell'altro. Spaventati e feriti, col volto sanguinante, i fratelli si gettano a terra per paura che altri colpi vengano sparati.

Invece, sempre stando all'accusa, l'operaio prende fucili e selvaggina, li carica in auto, una Rover 616, e se ne va. Un uomo che è in zona, dopo aver sentito le urla, lo sparo e i lamenti dei feriti, lancia l'allarme, avvertendo il 118. Con un'autoambulanza i due fratelli vengono accompagnati

all'ospedale di Calcinate, dove saranno medicati e dimessi con una prognosi di sei giorni.

Intanto vengono allertati anche i carabinieri di Grumello del Monte e quelli della Compagnia di Bergamo. Scatta la caccia all'uomo. I militari sentono la testimonianza dei due fratelli, raccolgono la descrizione del presunto feritore e della sua auto. Battono la zona alla ricerca di chi ha sparato,

mentre altri accertamenti vengono effettuati sul capanno, che risulta intestato al padre dell'operaio di Bolgare. Unendo i dettagli i carabinieri giungono all'identificazione del presunto feritore. E così cominciano a cercarlo in paese e sulle strade che portano a Bolgare. Le ricerche terminano alle 11,45 quando, a poche centinaia di metri dall'abitazione dell'operaio, compare la Rover 616 che i carabinieri stavano tentando di rintracciare da circa tre ore. I militari bloccano l'uomo, che nega ogni addebito. La sua versione non convince però gli inquirenti, coordinati dal pm Angelo Tibaldi, e il quarantenne finisce così in cella con l'accusa di tentato omicidio. Vengono sequestrati i suoi fucili (cinque, tutti regolarmente denunciati), anche il calibro 12, quello che secondo gli investigatori sarebbe stato imbracciato contro i due fratelli. L'arma verrà ora sottoposta a perizia per capire se è da quella bocca di fuoco che sono partiti i pallettoni che potevano costare la vita a due uomini.

Stefano Serpellini

 

CACCIA AI CACCIATORI

 

BOLGARE (Bergamo) - Una discussione fra cacciatori sulle rispettive zone di caccia scoppiata ieri mattina a Bolgare e degenerata in lite furibonda, ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Uno dei tre litiganti, infatti, al termine della discussione, quando sembrava ormai che le acque si fossero placate e la situazione risolta, ha improvvisamente imbracciato la sua doppietta e ha sparato ai due «rivali». Subito dopo è salito a bordo della sua auto ed è fuggito. Fortunatamente il colpo non è stato esploso a distanza ravvicinata ed ha colpito solo di striscio gli altri due cacciatori, ma in ogni caso i pallini della rosa li hanno feriti tutti e due al volto. Entrambi, un commerciante trentenne e un cameriere quarantenne di Calcinate, sono riusciti comunque a raggiungere il pronto soccorso dell'ospedale di Calcinate, dove sono stati medicati e dove i sanitari li hanno dimessi con dieci giorni di prognosi. Subito dopo sono scattate le denunce e le ricerche del colpevole da parte

dei carabinieri della stazione di Grumello del Monte e del Nucleo operativo e radimobile di Bergamo. In breve tempo i militari, che conoscevano il tipo di auto dello sparatore (una berlina Rover) sono riusciti a rintracciare l'uomo: si tratta di un operaio quarantenne di Bolgare, che è stato

arrestato con l'accusa di tentato omicidio e portato nel carcere di via Gleno, a disposizione dell'autorità giudiziaria.

M.R.

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CACCIATORE SPARÒ A DUE FRATELLI

 

Arresto convalidato per lesioni  Dovrà rispondere di lesioni aggravate perché l'arma che aveva utilizzato - un fucile a pallini - non è stata ritenuta idonea a uccidere  È stato convalidato l'arresto del cacciatore che il 31 ottobre aveva sparato a due fratelli durante una battuta di caccia. Inizialmente accusato di tentato omicidio, dovrà invece rispondere di lesioni aggravate perché l'arma che aveva utilizzato (un fucile a pallini) non è stata ritenuta idonea a uccidere. All'uomo è stato imposto l'obbligo di dimora a Bolgare, dove vive, e il divieto di uscire di casa dalle 20 alle 5 del mattino. L'episodio si era registrato alle 8,30 di giovedì scorso nella campagne di Bolgare: l'accusato - operaio di 40 anni - aveva sparato una cartuccia calibro 12 caricata a pallini contro due fratelli di Calcinate (un commerciante di 30 anni e un cameriere di 40) che si stavano avvicinando ad un capanno. L'operaio avrebbe intimato loro di girare alla larga e sarebbe nato un diverbio a distanza, finché è partito il colpo: quattro pallini avevano raggiunto in faccia i due fratelli.

 

15/11/ 2002 BERGAMO

 

Ferì due fratelli, notti ai domiciliari Il cacciatore non può uscire dalle 20 alle 5. Di giorno non deve

lasciare il paese  BOLGARE Dovrà restare a Bolgare l'operaio che la scorsa settimana, durante una lite nei boschi, ha esploso una fucilata e ferito due fratelli di Calcinate. Il giudice per le indagini preliminari, che ieri lo ha interrogato in carcere, ha convalidato l'arresto e ha disposto l'obbligo di dimora, vietando all'uomo di uscire di casa durante la notte, dalle 20 alle 5. Il cacciatore - assistito dagli avvocati Mauro Angarano e Claudia Zilioli - ha ammesso di aver sparato in un momento d'ira, al culmine di una discussione nata perché - a quanto si è appreso - i due fratelli si sono avvicinati al suo capanno di caccia. L'accusa, per l'indagato, non è più quella di tentato omicidio, ma di lesioni aggravate. Secondo il gip, infatti, l'arma con la qualel'operaio ha fatto fuoco, non era idonea a uccidere.  L'episodio è accaduto giovedì scorso nella campagna di Bolgare. I due

fratelli - un commerciante trentenne e un cameriere di 40 anni – stanno cacciando al passo. I due arrivano nei pressi del capanno dove è appostato l'operaio, nella zona di via Asnenga, al confine con Costa di Mezzate. Forse fanno fuggire le prede, forse disturbano la sua concentrazione, fatto sta che il quarantenne di Bolgare esce dal capanno e si mette a inveire contro i due fratelli.

Sempre stando al racconto fornito dalle vittime, sarebbe nato un diverbio: parole e toni sempre più aspri, fino a quando il quarantenne di Bolgare (che ha precedenti per reati contro il patrimonio) avrebbe perso la pazienza, caricato il suo fucile calibro 12 ed esploso un colpo da una distanza di circa venti metri contro i due fratelli. I pallettoni colpiscono al volto i due cacciatori: quattro si conficcano nel viso di uno, tre (di cui uno sotto l'occhio) nella faccia dell'altro. Spaventati

e feriti, col volto sanguinante, i fratelli si gettano a terra per paura che altri colpi vengano sparati. Invece l'operaio prende fucili e selvaggina, li carica in auto, una Rover 616, e se ne va. Un uomo che è in zona, dopo aver sentito le urla, lo sparo e i lamenti dei feriti, lancia l'allarme, avvertendo il 118. Con un'autoambulanza i due fratelli vengono accompagnati all'ospedale di Calcinate, dove saranno medicati e dimessi con una prognosi di sei giorni. Intanto vengono allertati anche i carabinieri di Grumello del Monte e quelli della Compagnia di Bergamo. Scatta la caccia all'uomo. I militari sentono la testimonianza dei due fratelli, raccolgono la descrizione del presunto feritore, che poi rintracceranno in paese.

www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2002/11/01/26_a.shtml

 

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31/10/2002

INCREDIBILE INCIDENTE AL GIGLIO

 

Cacciatore ferito con un colpo sparato dal cane  ISOLA DEL GIGLIO. Strano incidente di caccia al Giglio. Un cacciatore, mentre praticava attività venatoria sull'Isola, è rimasto ferito ad una mano

dallo sparo del proprio fucile. Per soccorreelo è partito l'elicottero del 4º Stormo, non essendo l'eliambulanza del 118 autorizzata a volare di notte. L'elicottero militare ha preso a bordo il ferito e l'ha trasportato all'ospedale di Grosseto. L'uomo che non sembra in condizioni particolarmente gravi, ha perduto comunque molto sangue. L'incidente, che si è verificato ieri pomeriggio verso le ore 18,30, non è di quelli che accadono spesso. Infatti a sparare al cacciatore è stato il suo cane.

Proprio così: sembra, dalle prime frammentarie notizie giunte in paese, che l'uomo abbia posato il fucile carico a terra e si sia seduto a fianco dell'arma per riposarsi. L'animale che accompagnava il suo padrone, nel girargli attorno ha messo una zampa sul grilletto facendo partire il colpo che ha centrato la mano del cacciatore.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_01/grosseto/cronaca/lgb05.htm

 

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3/11/2002

LA FUCILATA GLI STRAPPA IL POLLICE

 

Il parroco di San Rufillo di Casola Valsenio, don Leo Tabanelli, è ricoverato in ospedale a Faenza in seguito ad un incidente di caccia di cui è rimasto vittima ieri mattina. Don Leo è stato raggiunto da una fucilata, esplosa accidentalmente dal proprio fucile, alla mano destra. Ha subito l'amputazione del pollice e di parte del palmo e la frattura delle ossa del naso. I medici lo hanno giudicato guaribile in un mese. E' nel reparto di ortopedia.

Il grave incidente è avvenuto alle 7. Il religioso, appassionato cacciatore, si era allontanato dalla parrocchia ai piedi di Monte Battaglia sul far del giorno, recandosi da solo in un capanno poco sopra il cimitero, ad un chilometro e mezzo dalla chiesa. Per cause tuttora imprecisate, il fucile gli è scivolato di mano, e picchiando con il calcio a terra ha lasciato partire un colpo. I pallini del '10' gli hanno centrato, come accennato, l'arto destro. Don Leo, 67 anni, non si è perso d'animo e, sanguinante, è salito sulla propria Panda per andare a cercare aiuto. Fatti pochi metri, però, si è sentito venir meno così ha raccontato ai soccorritori e ha fermato l'auto pressochè fuori dalla carreggiata. E' stato forse in questo frangente che ha urtato con il naso contro una parte della plancia, fratturandoselo. E' riuscito comunque a scendere dalla vettura e si è disteso in mezzo alla strada. Nel giro di pochi minuti, è passato un gruppetto di cacciatori che ha dato l'allarme. Don Leo è conosciutissimo nel Casolano, anche per la sua passione per la doppietta. Non molto tempo fa, nella parrocchia di Mongardino che ha ristrutturato e che segue al pari di S.Rufillo, ha organizzato la festa di S.Uberto, patrono dei cacciatori.

 

101

3/11/2002

INCIDENTE DI CACCIA MORTALE A TREVISO.

LA LAC DENUNCIA: CONTROLLI SULLA CACCIA QUASI INESISTENTI.

 

Incidenti mortali come quello di ieri potrebbero essere evitati se gli  organi preposti mettessero in atto dei seri controlli preventivi su tutti  il territorio della Marca, procedendo con la verbalizzazione di tutti i  cacciatori che molto frequentemente violano le disposizioni della legge  sulla caccia relative alla sicurezza ed incolumità pubblica. Sono infatti decine le telefonate giunte al centralino della LAC - Lega per  l'Abolizione della Caccia di Treviso di cittadini disperati per le continue

incursioni di cacciatori nei giardini ed orti di casa.

Persino una anziana signora di Signoressa, suocera di una delle Guardie  della LAC tre settimane fa, è stata raggiunta da una rosa di pallini mentre  stava raccogliendo dell'insalata nell'orto; due settimane fa addirittura la  cognata dell'attuale assessore provinciale alla caccia, Stefano Busolin, ha  chiesto l'intervento della Polizia di Stato dopo l'ennesima pioggia dei  pallini sulla sua abitazione di Monigo, per non parlare di casi dove i cani  da caccia hanno addirittura ucciso degli animali domesa renda noto quante sanzioni sono state elevate dalle  Guardie Provinciali per le violazioni delle leggi che prevedono precise

distanze di rispetto dalle abitazioni e dalle strade. Le attuali leggi sulla caccia prevedono il divieto assoluto di caccia ad  una distanza inferiore a 100 metri da abitazioni, da edifici rurali, da  edifici adibiti a lavoro, nonché 50 metri da strade e ferrovie; inoltre  prevedono il divieto di sparare a meno di 150 metri in direzione di  abitazioni, edifici rurali, edifici adibiti a lavoro, strade e ferrovie

(Art.21 comma 1 lettera E ed lettera F della L.157/92). Le sanzioni per dette violazioni sono pari a circa 200 Euro ma le guardie  che elevano questi verbali sono pressoché inesistenti (Art.31 comma 1  lettera E della L.157/92). Ha dichiarato Massimo Vitturi della LAC di Treviso: <<I nostri esperti in  legislazione venatoria sono disponibili nei confronti di tutti quei  cittadini che volessero denunciare episodi di caccia nelle aree di rispetto  da case e strade, anche per qualsiasi tipo di collaborazione come l'effettuazione di denunce e querele di cacciatori che violano le leggi.

Consigliamo di scattare le foto dei contravventori e di trascrivere i  numeri di targa delle loro auto. I cittadini possono rivolgersi ai nostri  numeri telefonici 0422/436296 o 0438/22399 o 347/9385856 o scrivere a LAC  Via Bellucci 16 Treviso. Le Guardie LAC dal canto loro nel proprio tempo  libero, essendo volontarie, hanno già elevato da un mese a questa parte  alcuni verbali per violazioni alle distanza di sicurezza.>>

LAC Sezione di Treviso

 

SAN PIETRO DI FELETTO UNA TRAGEDIA DAI CONTORNI ASSURDI

 

Si è consumata ieri mattina sulle colline a nord di Conegliano  Cacciatore spara e uccide per errore l'amico  La vittima è Pietro Miraval, 56 anni. A colpirlo Giuseppe Maset, 76 anni ingannato da alcuni rami che si muovevano  San Pietro di Feletto  Si è consumata una tragedia assurda ieri mattina sulle colline di San Pietro di Feletto a nord di Conegliano. Un uomo ha ucciso per errore un

amico con il quale condivideva la passione per la caccia. La vittima è Pietro Miraval di 56 anni, residente a Rua di Feletto in via Veneto 38, ed a colpirlo è stato Giuseppe Maset di 76 anni, che abita in via Isonzo 102 nella frazione di Bagnolo, in località Casotto. Erano partiti nel

prime ore del mattino con altri due amici che però alle 10 sono rincasati dovendosi recare ad assistere alla Messa per una ricorrenza. L'incidente è accaduto in via Borgo Antiga, la strada che da Rua porta a San Pietro, in un boschetto nei pressi dell'azienda vinicola Roberti Italo, a non più di 500 metri dalla villetta in cui la vittima viveva con la famiglia. I due erano ad alcune decine di metri di distanza l'uno dall'altro quando si è verificato l'incidente. Giuseppe Maset ha visto dei rami muoversi ed ha sparato con la sua doppietta credendo di colpire qualche animale selvatico. Invece la rosa dei pallini ha centrato all'altezza dell'ascella Pietro Miraval che si è accasciato al suolo gridando per il dolore. L'amico si è messo ad urlare cercando di richiamare l'attenzione di qualcuno ed è stato udito da alcune persone residenti poco sopra, che oltretutto sono imparentate con la vittima, le quali si sono precipitate verso il luogo della disgrazia ed hanno chiamato il 118. Sul posto è giunta un'ambulanza dall'ospedale di Conegliano, che ha prestato i primi soccorsi e nel frattempo è arrivato l'elicottero del Suem, che è atterrato nel campo sportivo di Rua. Pietro Miraval, che era ancora cosciente e si trovava nella parte più bassa dell'avvallamento, per la forte pendenza del terreno, è stato portato con fatica in superficie ed è deceduto poco dopo il ricovero in

ospedale. Come tante persone del Felettano era emigrato giovanissimo in Svizzera ed era rientrato lavorando come dipendente comunale nel settore dei lavori pubblici. Era andato in pensione nel 1997, ma continuava a tenersi occupato e sapeva rendersi utile agli altri con la sua grande

generosità. Lascia la moglie Rosa e le figlie Diana e Loredana, alle quali era affezionatissimo.

Giampiero Maset

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MIRA AL FAGIANO, MA UCCIDE L'AMICO

 

La disgrazia ieri mattina nei boschi che circondano San Pietro di Feletto La rosa di pallini destinata al volatile raggiunge un pensionato di 56 anni L'uomo è rimasto lucido fino alla fine Il decesso in ospedale nonostante gli sforzi dei medici per salvarlo  TREVISO. Spara per colpire un fagiano e ammazza il compagno di caccia e amico. La tragedia si è consumata ieri mattina, alle 10, sulle colline di San Pietro di Feletto. La vittima è Pietro Miraval, 56 anni, operaio dell'acquedotto comunale, in pensione da poco. A premere il grilletto è stato un pensionato di 77 anni, Giuseppe Maset, di Bagnolo, grande amico della vittima, con cui era solito organizzare battute di caccia a Rua e dintorni tutte le mattine di domenica. A causare il dramma uno spostamento inatteso del fagiano alzatosi improvvisamente: Giuseppe Maset ha spostato la doppietta in direzione del volatile ed ha esploso un colpo che ha dilaniato il braccio e l'emitorace destro dell'amico che era sulla traiettoria del tiro. Pietro Miraval e Giuseppe Maset si conoscevano da più di vent'anni, e nelle loro battute di caccia spesso avevano coinvolto altri amici e parenti con la stessa passione. Ieri mattina si sono messi in marcia con la doppietta a tracolla già all'alba, salutati da molti residenti di Rua

abituati a vederli cacciare insieme. L'operaio dell'acquedotto comunale abitava in via Veneto 38, poco distante da dove ha perso la vita, mentre il pensionato Giuseppe Maset, ex muratore, per molti anni emigrante in Svizzera, abita con la moglie a Bagnolo, in via Isonzo. Per alcune ore i due amici hanno puntato alle lepri e ai fagiani che popolano l'area venatoria tra le colline a sud del centro del paesino. Poco prima delle dieci si sono appostati in via Brandolini, scegliendo uno scosceso crepaccio naturale formato da un torrente poco distante dall'abitazione dell'imprenditore agricolo Italo Roberti, e sistemandosi uno a valle e uno a monte del crepaccio. Quando Giuseppe Maset ha premuto il grilletto per colpire un fagiano l'amico Pietro Miraval si trovava sulla traiettoria, a meno di dieci metri di distanza. I pallini gli si sono conficcati nel braccio e nell'emitorace destro.

La vittima ha cominciato a gridare e così anche il suo involontario feritore, disperato e fuori di sè. Inizialmente Pietro Miraval sembrava ferito in modo non grave, Giuseppe Maset lo ha aiutato a distendersi a terra mentre era cosciente, anche se gli usciva del sangue dalla bocca. Le grida disperate dei due cacciatori sono state sentite dalla famiglia Roberti, e il primo a soccorrere gli sfortunati amici è stato Graziano Accomando, il genero dell'imprenditore Italo Roberti.

Sono stati chiamati i soccorsi, sul posto è giunto un elicottero del Suem di Treviso, poi è stata un'ambulanza a trasportare Pietro Miraval al Pronto Soccorso dell'ospedale di Conegliano. I medici hanno fatto il possibile per rianimare il cacciatore, le cui condizioni sono precipitate nel giro di pochi minuti. Pietro Miraval è spirato poco dopo l'arrivo, per le lesioni gravissime provocate dai pallini, che gli hanno perforato il polmone destro e dilaniato altri organi interni. Sul luogo del dramma si sono portati i carabinieri di Conegliano che hanno avviato immediate indagini. Nella tarda mattinata di ieri Giuseppe Maset è stato condotto nella caserma di viale Spellanzon per riferire l'accaduto e qui ha accusato un malore quando è stato avvertito della morte dell'amico. E' stato portato in ospedale sotto shock e gli sono stati somministrati dei sedativi, poi è stato dimesso nel pomeriggio. Cardiopatico, con un pace-maker innestato dopo un intervento chirurgico di qualche anno fa, sta attraversando un momento delicatissimo per quanto accaduto.

Un tragico errore che condizionerà il resto della sua vita. Nei prossimi giorni i carabinieri di Conegliano sentiranno i testimoni della tragedia. Il pensionato verrà denunciato a piede libero per il reato di omicidio colposo, e forse verrà disposto il sequestro dell'arma da cui è stato esploso il colpo mortale. Il sequestro non è stato disposto nell'immediatezza perché la dinamica dell'accaduto è sembrata subito chiara, escludendo qualsiasi elemento di volontarietà nel dramma che si è consumato.

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«SANGUINAVA DAL COSTATO, MA PARLAVA»

 

Le testimonianze dei primi soccorritori: «La colpa è dei rovi fittissimi»

 

 «Ho sentito le urla all'improvviso, provenivano dal campo sotto casa mia. Sono corso a vedere quello che stava succedendo, e ho capito che una rosa di pallini aveva colpito in pieno un cacciatore. Poi abbiamo aspettato ineiseme l'arrivo dei soccorsi». Così l'imprenditore agricolo Italo Roberti ricorda gli istanti successivo al tragico incidente di caccia. «Pietro Miraval era stato colpito di lato, sanguinava dal braccio e dal costato. All'inizio non sembravano ferite tanto gravi da ucciderlo». «Qui i cacciatori arrivano ogni domenica mattina, è un'area venatoria. Purtroppo quando si usano le armi degli incidenti possono sempre avvenire, anche se certe cose sembra non debbano mai accadere» commenta. Il primo a correre in aiuto dei due cacciatori è stato Graziano

Accomando, genero dell'imprenditore, che abita in via Brandolini 13, nel borgo della famiglia Roberti. Tra il luogo dell'incidente e la sua abitazione ci sono duecento metri, che il giovane ha fatto di corsa per dare una mano al cacciatore ferito e al suo amico sotto shock. «Gli ho tenuto la testa sollevata in attesa dei soccorsi, era disteso, cosciente, parlava, ma sanguinava dalla bocca, probabilmente a causa di lesioni interne - spiega Accomando - e in quei minuti ho cercato di capire quel che poteva essere accaduto. Si erano appostati in un crepaccio molto scosceso e con una vegetazione fittissima, che può aver schermato Pietro Miraval al suo amico. E' stato Giuseppe Maset a dirmi che stava sparando ad un fagiano che si è alzato in volo e non ha visto

Miraval». Un altro testimone della tragedia ricorda che su queste colline si era verificato un incidente pochi giorni fa, con un'altra vittima di Rua, Arturo Revinot, un pensionato travolto dal suo trattore che si era improvvisamente ribaltato mentre l'anziano stava arando il campo.

«Troppe disgrazie in pochi giorni - commenta l'agricoltore - noi non siamo abituati a queste cose».

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LE ULTIME PAROLE. PIETRO MIRAVAL HA VOLUTO SCAGIONARE IL COMPAGNO DICACCIA

 

«Ero in mezzo, l'altro non mi ha visto»

TREVISO. «Non mi viene il respiro, non ce la faccio a respirare, mi resta il fiato in gola». Steso sull'erba in attesa dell'ambulanza, Pietro Miraval continuava a chiedere aiuto ai suoi soccorritori. Le sue ferite non sembravano gravi, tanto che riusciva a parlare con Graziano Accomandi e con gli altri soccorritori che si sono precipitati ad aiutarlo, ricostruendo la dinamica del tragico incidente. Prima urla, poi frasi e infine sussurri. «Mi sono trovato in mezzo, non mi ha visto» ripeteva Miraval. «Diceva di accusare dei dolori, perdeva sangue, ma soprattutto diceva che gli si strozzava il respiro, che non riusciva a prendere fiato - spiega Accomandi - gli siamo stati vicini fino all'arrivo dell'ambulanza. E' rimasto cosciente per tutto il tempo, pensavamo che ce l'avrebbe fatta». Quando il cacciatore è stato trasportato in ospedale i sanitari hanno fatto il possibile per

rianimarlo, sul display della sala d'aspetto del nosocomio è apparsa improvvisamente la scritta «emergenza in corso, attendere». Poco più tardi il cuore del cacciatore si è fermato per sempre per le gravi lesioni provocate dalla rosa di pallini sparata a distanza ravvicinata. Nelle prossime ore il magistrato deciderà se disporre l'esame autoptico;il referto medico parla di arresto cardiocircolatorio.

 

L’INCHIESTA

Un fascicolo per omicidio colposo

S. PIETRO DI FELETTO. La Procura della Repubblica a Treviso ha aperto un fascicolo a carico del pensionato Giuseppe Maset nel quale si ipotizza il reato di omicidio colposo. Stamane sarà effettuata l'autopsia sul cadavere di Pietro Miraval, disposto dal magistrato per accertare le esatte cause del decesso. Dall'esame autoptico si attendono gli ultimi riscontri sui motivi della morte di Miraval, probabilmente deceduto per effetto dell'emorragia interna causata dalla rosa di pallini che lo ha colpito in pieno al braccio e all'emitorace destro. I pallini gli avrebbero perforato anche i polmoni. Obiettivo della Procura è chiarire le distanze esatte a cui si trovavano i due cacciatori, il momento preciso in cui è stato esploso il colpo e il tempo trascorso tra il ferimento del cacciatore e il suo decesso al Pronto Soccorso di Conegliano. Intanto i carabinieri di Conegliano, supportati da una squadra di Treviso, hanno disposto il sequestro delle due armi, sia la doppietta da cui è partito il colpo mortale sia il fucile da caccia della vittima. I militari hanno provveduto anche a ricostruire la dinamica dell'incidente. Ma non ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato di un tragico incidente.

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«Ho ucciso Pietro, non me lo perdonerò mai» La disperazione di Giuseppe Maset, colto da malore

«Miraval doveva rincasare, si è trattenuto per caso»  SAN PIETRO DI FELETTO. «Mi dispiace per quello che è successo, chiedo scusa, la mia angoscia è doppia perché Pietro era il mio grande amico».Ha solo la forza di sussurrare poche frasi Giuseppe Maset, il pensionato di 77 anni che domenica mattina ha esploso il colpo di doppietta che ha ucciso, per errore, Pietro Miraval, tecnico dell'acquedotto di 56 anni, durante una battuta di caccia. Alla tragedia ha contribuito uno scherzo

del destino: la vittima era intenzionata a non partecipare alla battuta di caccia per vari impegni e per seguire, insieme al fratello Angelo - consigliere comunale - alla celebrazione per il 4 novembre. Lo stesso Angelo Miraval aveva partecipato alla battuta di caccia, ma era rientrato a casa in anticipo, lasciando il fratello in compagnia di Giuseppe Maset. Dopo qualche minuto, la tragedia.

In queste ore il pensionato di Bagnolo che ha esploso accidentalmente il colpo contro l'amico - per colpa di un fagiano «puntato» e libratosi in volo all'ultimo momento - sta vivendo un momento di autentica disperazione. Domenica mattina si era sentito male quando, nella caserma dei carabinieri, gli era stata comunicata la morte dell'amico. Per tutta la giornata era rimasto sotto shock.

Ieri mattina è stato visitato dal medico di famiglia per un nuovo malessere. Essendo cardiopatico, con un by-pass coronarico innestato, sta cercando di superare il trauma assistito dalla moglie. «Mi

dispiace», è la frase che ripete con insistenza. «E' un dramma che mio marito sta vivendo come se due tragedie si sommassero - spiega la moglie - perché gli è partito quel colpo maledetto e perché Pietro Miraval era un suo grandissimo amico». In paese la disgrazia ha lasciato attoniti i tantissimi amici e conoscenti dei due cacciatori. Molti sono andati a vedere il luogo dellatragedia, un crepaccio fitto di rovi che si trova in via Brandolini, a ridosso di un vigneto, tra il centro e la frazione di Rua. Qui, riverso a terra, Pietro Miraval esalava domenica mattina gli ultimi respiri,

colpito a morte al torace. «Due persone straordinarie, l'una e l'altra - assicura il sindaco Maria

Assunta Botteon - purtroppo ci si è messo di mezzo il destino. Pietro non doveva neppure partecipare a quell'escursione, domenica mattina. Il fratello Angelo era rincasato prima». «Di Pietro Miraval ricordiamo tutti il sorriso sempre pronto, la grande disponibilità - continua il sindaco - e il grande attaccamento al lavoro e alla famiglia. Era stato tecnico dell'acquedotto per molti anni, ma anche dopo il recente pensionamento continuava a collaborare esternamente per il Comune, oltre

a partecipare alle iniziative della Pro Loco. Una persona sempre attiva». I colleghi ricordano che amava girare con la camicia aperta anche in pieno inverno, e in municipio preferiva le scale all'ascensore. Uno che non stava mai fermo, serissimo e preparato nel suo mestiere. «Siamo

tutti colpiti da ciò che è accaduto - dice il segretario comunale Alessandro Androsoni - Pietro Miraval era una persona che trasmetteva ottimismo e buonumore, e un lavoratore che non si tirava mai indietro quando si trattava di rimboccarsi le maniche». I dipendenti comunali parteciperanno in delegazione ai funerali con il sindaco Maria Assunta Botteon, il rito funebre si terrà probabilmente

giovedì nella chiesa parrocchiale di Rua. La famiglia chiede non fiori ma offerte per l'Avis, di cui Pietro Miraval era volontario e sostenitore. «In queste ore di sofferenza per la famiglia Miraval il nostro pensiero va anche a Giuseppe Maset - afferma il sindaco - tanto che nei prossimi giorni conto di potergli fare visita per rincuorarlo su quanto è accaduto, come avevo cercato di fare già domenica. E' un altro concittadino di cui abbiamo grande stima: deve superare questo momento

atroce per lui e per tutta la comunità».

...

Nelle sue parole la disperazione del cacciatore che ha fatto fuoco e ha colpito a morte l'amico Pietro Miraval domenica mattina nei boschi attorno a San Pietro di Feletto  «Mi era sembrata una preda, così ho sparato»  La vittima aveva 56 anni e da 20 era spesso insieme a Giuseppe Maset -

Sequestrato il fucile, oggi l'autopsia  San Pietro di Feletto  «Non doveva accadere, non doveva accadere». Lo ripete quasi ossessivamente Giuseppe Maset, il 76enne che nella mattinata di domenica scorsa, durante una battuta di caccia, ha ucciso per errore, colpendolo all'ascella, l'amico Pietro Miraval di 56 anni, in un boschetto che sorge in un profondo avvallamento della collina tra Rua e San Pietro di Feletto, a non più di cinquecento metri dall'abitazione della vittima in

via Veneto 38. Nella tarda serata, dopo essere stato interrogato dai carabinieri ed un breve ricovero in ospedale, è stato riaccompagnato da una delle figlie nella sua abitazione in via Isonzo 102 a Bagnolo e si è chiuso nella propria disperazione. «Ho visto un cespuglio muoversi ed ho sparato convinto che si trattasse di una preda - ha detto - e quando mi sono reso conto che invece si trattava di Giuseppe, istintivamente mi sono precipitato verso di lui; era cosciente e dentro di me speravo che potesse farcela, perché non doveva morire». Giuseppe Maset ha lavorato all'estero per tanti anni come muratore ed è rientrato in paese quando è andato in pensione. Con Pietro Miraval condivideva la passione per la caccia e la natura, ma erano grandi amici e si ritrovavano spesso anche in altre circostanze. La vittima, che era fratello del consigliere comunale Angelo Miraval, dopo essere emigrato giovanissimo in Svizzera, era tornato ed era stato dipendente comunale nel settore dei lavori pubblici, dove sapeva fare di tutto, dall'idraulico al falegname. Aveva continuato a lavorare, con un contratto di collaborazione per interventi di manutenzione e in caso di guasti all'acquedotto. Il sindaco Maria Assunta Botteon si è recata in visita presso le famiglie coinvolte nella tragedia per portare la propria solidarietà. «Pietro era una era persona straordinaria sotto

tutti gli aspetti - afferma - e siamo addolorati anche per Giuseppe, un uomo molto sensibile, sperando che possa superare questo difficile momento». A margine dell'accaduto è intervenuta ieri la LAC, Lega abolizione caccia, denunciando che «incidenti mortali, come quello domenica,

potrebbero essere evitati se gli organi preposti mettessero in atto dei seri controlli preventivi».

La Procura della Repubblica ha ricevuto ieri la visita dei carabinieri della tenenza che si è occupata della vicenda. Giuseppe Maset dice di aver visto un fagiano attraverso rovi molti fitti, di aver puntato la doppietta e di aver sparato. Il colpo - pallini - ha però raggiunto Miraval sulla spalla. Colpito al polmone, l'uomo è morto poco dopo. Giuseppe Maset ha ricostruito l'incidente per i carabinieri, che gli hanno sequestrato la doppietta, così come è stata sequestrata quella

della vittima; l'uomo è indagato a piede libero per omicidio colposo.

Oggi l'autopsia.

...

«E' un attimo farsi prendere dall'emozione della preda» Parlano gli amici e il presidente di Federcaccia Carlo Torresan Michela Santi  SAN PIETRO DI FELETTO. Un caso tragico, impossibile da prevedere. La morte di Pietro Miraval, il cacciatore cinquantaseienne, ferito a morte,

domenica, da un colpo partito dal fucile dell'amico, ha gettato nello sconforto il mondo dei cacciatori, gli amici dell'associazione Arcicaccia, e tutti gli altri colleghi. Giuseppe Maset,

settantasettenne, ha premuto il grilletto per colpire un fagiano che si era levato in volo davanti a lui. Non si è accorto che l'amico e compagno di caccia si trovava poco più in alto lungo il pendio, sulla

stessa traiettoria del selvatico. «Una svista determinata da un destino maledetto - giustificano i cacciatori - un caso imprevedibile». Tutti sono concordi nel sottolineare l'esperienza e la prudenza di Maset, cacciatore da 50 anni. L'incidente è una tragica fatalità, che non ha spiegazioni né antidoti. «Casi del genere si contano sulle dita di una mano in Italia - commenta amareggiato Carlo Torresan presidente di Federcaccia che raggruppa ben 4319 iscritti - questa volta è capitato nel Trevigiano. Ci sono fattori legati all'emozione, alla casualità contro i quali c'è poco da fare. I nostri cacciatori sono preparati, si allenano al tiro al piattello, frequentano i corsi di preparazione per ottenere la licenza di caccia. Trovo ideale il suggerimento proposto dal vice comandante della guardia venatoria provinciale di obbligare i cacciatori a mettere un cappello vistoso per farsi notare dai compagni. La Federcaccia quest'anno ha regalato a tutti i propri soci un impermeabile, il prossimo anno potrebbe assegnare a ciascuno un berretto. Spero che la Provincia si faccia promotrice di questa iniziativa». Non è entusiasta della proposta invece Gianni Garbujo di Liberacaccia. «Per un cacciatore - dice Garbujo - indossare un cappello vistoso vuol dire mettere in discussione il concetto stesso di caccia: le prede vengono messe in fuga ancora prima di essere viste. La soluzione può essere praticata in zone boschive, ma non in pianura. E' stata una casualità, impossibile da evitare, è come voler evitare che qualcuno si ammazzi in auto. Purtroppo si va a caccia col fucile e un margine di rischio c'è sempre». Ferruccio Carnielli dell'Arcicaccia,

associazione di cui facevano i due cacciatori di S. Pietro di Feletto, ha dovuto provvedere ieri al triste dovere di sistemare tutte le carte e le assicurazioni. «Se si calcola che i cacciatori sono in tutto 900 mila in Italia - ricorda Carnielli - il grado di incidentalità è irrisorio. Certo i corsi possono servire, ma questi nostri amici andavano a caccia da decenni». Pietro Saldan di Enalcaccia si appella all'autocontrollo, alla capacità di dominare le emozioni. «C'è chi si lascia prendere dall'entusiasmo di inseguire la preda e perde di vista tutto il resto. Dipende dallo stato psico-fisico della persona, che è del tutto imprevedibile». Sul fronte opposto, la reazione della Lega per l'abolizione della caccia (Lac), denuncia il mancato rispetto delle regole sulla sicurezza da parte dei cacciatori e invoca controlli pei pallini sul tetto della sua abitazione a Monigo».

 

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3/11/2002   DOMENICA

PAURA PER UN PENSIONATO SALVATO DAL NIPOTE

 

Cade in un dirupo durante la caccia CALESTANO - Grande paura ieri pomeriggio per un pensionato che, andando a caccia, è scivolato ed è rotolato per una quarantina di metri lungo un crostone molto ripido. E' accaduto poco dopo le 16 in località Magassorra. L'uomo, P.G., 82 anni, appassionato cacciatore, si trovava con il nipote di 26 anni ed i suoi tre cani da caccia poco sotto le

piane di Goiano, quando improvvisamente è scivolato ed è ruzzolato per decine e decine di metri lungo il ripidissimo canalone che scende giù fino al greto del Baganza. A fermare temporaneamente la sua caduta è stata la presenza di un ostacolo, ma per colpa della pendenza e di un terreno che si sgretola facilmente, il pensionato rischiava di scivolare ancora più in basso. A

metterlo in salvo è stato il nipote, che fortunatamente è riuscito a raggiungere e ad afferrare il nonno, dolorante ad una spalla ed al torace, ed a spostarlo di qualche metro appoggiandolo ad una pianta e tenendolo contemporaneamente fermo per la giacca. Da quella posizione il ragazzo ha poi immediatamente dato l'allarme chiamando la madre con il telefono cellulare. In località

Magassorra sono subito arrivati il Gruppo Alfa della Protezione Civile di Calestano, un'autoambulanza dell'Assistenza Pubblica, i carabinieri della stazione locale ed un automezzo dei Vigili del Fuoco di Langhirano, a cui si è aggiunto un fuoristrada del Gruppo Soccorso

Alpino Fluviale di Parma.Difficilissimi i soccorsi, sia per il sopraggiungere dell'oscurità, sia

per la posizione dell'uomo, che si trovava in una zona in cui non esistono sentieri ed in cui l'elevata pendenza ha costituito un ulteriore problema. Dopo oltre due ore di lavoro alla luce delle torce,

il pensionato è stato finalmente portato in salvo facendo scivolare la barella lungo due corde fissate con dei moschettoni ad alcuni alberi e poi trasportandolo a spalla nel bosco, dove i volontari della Protezione Civile avevano creato un passaggio tagliando con le motoseghe alcuni arbusti. Una brutta avventura che si è conclusa fortunatamente solo con qualche costola rotta e un grande spavento. Simile, probabilmente a quello provato due mesi fa, quando l'uomo si era perso mentre cercava funghi nel Cornigliese, al Passo del Sillara, ed è stato ritrovato a sera inoltrata al Passo del Cirrone, dopo essere riuscito a raggiungere l'unica costruzione della zona.

C. C.

www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/articoli.nsf/ARTHW5/b57859b9ca339687c1256c67002cc04a?Open

 

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4/11/2002     

CACCIATORE DI GENOVA-PRA’ UCCISO DA UN MALORE

 

Un uomo di 50 anni di Pra’ (delegazione di Genova), Giuliano Colli, è morto ieri mattina per un infarto mentre andava a caccia sulle alture della delegazione. Il suo corpo senza vita è stato notato intorno alle nove da un abitante della zona, che ha chiamato il 118. L’ uomo era uscito a caccia due ore prima. Per rimuovere il cadavere è stato necessario l’intervento dell’elicottero dei vigili del fuoco.

Il Secolo Xix 5/11/2002,Cronaca Di Genova,Pag.24

 

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FERITO PER ERRORE DALLA FUCILATA DI UN CACCIATORE

 

Se l'è cavata con una ferita al volto guaribile in quindici giorni e un grosso spavento A. M., pensionato di 60 anni di Cologno al Serio con l'hobby della caccia: ieri, poco prima delle 9, è stato raggiunto di striscio da un colpo di fucile a pallettoni accidentalmente partito dall'arma di G. C., anche lui pensionato, 63 anni, di Cologno. I due, amici con la passione per la caccia, si trovavano nella campagna attorno al paese per un battuta venatoria. L'incidente si è verificato poco prima delle 9, quando i due cacciatori si trovavano a una distanza di circa venti metri. Il ferito è stato prima assistito da un medico di base di Cologno e poi accompagnato all'ospedale di Treviglio, dove è stato ricoverato nel reparto di chirurgia e sottoposto ad accertamenti: le sue condizioni non sono comunque gravi. Lo stesso ferito ha raccontato ai carabinieri di Urgnano, intervenuti per ricostruire

l'episodio, che il colpo sarebbe partito dal fucile dell'amico per cause accidentali. Non sono quindi stati presi provvedimenti nei confronti del feritore.

 

INCIDENTE DI CACCIA NON È GRAVE IL FERITO

 

COLOGNO - Ancora un incidente di caccia ieri mattina. E' avvenuto alle 8,45 a Cologno, in località Campo Revini, nei pressi della Cascina Spadina, dove un cacciatore di 60 anni, A.M. è stato colpito in modo accidentale da un altro cacciatore, G.C., di 63 anni. Un pallino calibro

12 ha ferito al volto l'uomo, che, medicato al pronto soccorso, è stato dimesso con 15 giorni di prognosi.  Il fucile è stato sequestrato.

www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2002/11/07/27_b.shtml

 

 

 

 

 

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6/11/2002

PAURA PER SPARI ALLA GALLEANA

 

Cacciatore spaventa gli studenti che studiavano nel parco  (e.mar) Alcuni colpi di fucile da caccia hanno allarmato numerosi studenti e i loro insegnanti che ieri mattina si trovavano al campo della Galleana per uno studio botanico. Come è stato subito appurato da uno dei professori che accompagnavano gli studenti, ad esplodere i colpi di arma da fuoco, una ventina in tutto è stato un cacciatore che si era piazzato accanto al canale della Fame, a pochi metri dalla recinzione del parco, in direzione di La Verza. Un ordinario episodio di inciviltà. Raggiunto dal professor Dario Maramotti, il cacciatore con il suo fucile e il suo cane era nel canale che stava recuperando la selvaggina appena abbattuta, probabilmente un fagiano. «Non ho fatto in tempo a dire nulla

a quel cacciatore, ha preso qualcosa fra i cespugli e si è frettolosamente allontanato», ha spiegato Maramotti. Sono comunque stati chiamati i carabinieri che sono intervenuti sul posto, effettuando un sopralluogo in cerca del cacciatore che nel frattempo si era dileguato. Sul posto è intervenuta anche la polizia provinciale che è competente per quanto riguarda episodi di bracconaggio. A contattare la polizia provinciale sono stati gli stessi carabinieri. «Purtroppo non è la prima

volta che accade una cosa del genere - ha raccontato Maramotti -. La scorsa settimana, sempre di mercoledì mattina è successa esattamente la stessa cosa. Abbiamo sentito sparare e la cosa non è stata piacevole anche perché le detonazioni, in entrambe le occasioni erano a noi molto vicine. Ho inforcato la bicicletta e sono riuscito a raggiungere il cacciatore: era a non più di 60 metri dalla scolaresca. Gentilmente, gli ho spiegato che a poche decine di metri di distanza c'erano numerosi

studenti. Non ho nulla contro i cacciatori e la caccia, ma credo che nessuno debba sparare vicino ad un parco pubblico. Il cacciatore si è innervosito per le mie rimostranze, e mi ha letteralmente mandato a quel paese». Ieri per la lezione faunistica di cui si occupa Maramotti per numerose scuole, al parco della Galleana c'erano tre prime classi dell'Itis, lo scorso mercoledì tre seconde Itis e due sezioni del "Cassinari". «Devo dire che dopo un primo momento di smarrimento i ragazzi hanno capito al volo cosa stava accadendo e non si sono per nulla spaventati - prosegue Maramotti - ma la situazione è comunque allarmante, noi con i nostri corsi proseguiamo per l'intero anno

scolastico, non possiamo certo essere tranquilli se vi è qualcuno che spara a pochi metri di distanza da noi. Un pallino potrebbe anche colpire un ragazzo e le conseguenze sarebbero disastrose». Il misterioso cacciatore è stato descritto sui cinquanta anni, altezza media, corporatura normale, con indosso una giacca marrone. «Io spero – ha concluso il docente - che grazie anche all'interessamento dei carabinieri e della polizia provinciale quell'uomo non torni più a caccia di selvaggina accanto al parco che lui evidentemente punta perché ricco di animali».
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=55&Fname=0711PIA105.jpg

 

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6/11/2002 

VANE LE RICERCHE DEL CACCIATORE SPARITO A GORROPPU

 

NUORO. Lo cercano da mercoledì pomeriggio, ma sinora senza alcun esito. Un cacciatore di Dolianova, Piero Lussu, di 65 anni, è scomparso pocodopo le 15 in località Nuraghe Mereu, nelle campagne di Orgosolo, sul versante di Gorroppu. Il cacciatore era in compagnia di altri due amici,

impegnato nella caccia ai colombacci. Nel primo pomeriggio l'uomo avrebbe accusato un leggero malessere e avrebbe detto ai suoi compagni di battuta di andare avanti, mentre lui sarebbe rientrato alle auto parcheggiate in uno spiazzo poco distante. Al rientro dalla battuta i due cacciatori non hanno però visto il loro amico. A nulla sono serviti i colpi di fucile sparati in aria per indicare la posizione: nessuna risposta dal fucile di Lussu. Ieri per tutta la giornata gli uomini del soccorso alpino, i vigili del fuoco, i rangers della forestale e anche alcune squadriglie di agenti della questura di Nuoro hanno setacciato la zona alla ricerca del cacciatore, ma senza alcun esito.

In serata le squadre hanno fatto rientro a Nuoro, ma sul posto sono rimasti i vigili del fuoco con un mezzo e una fotocellula. Hanno vigilato tutta la notte, insieme agli amici dell'uomo. Non è escluso che Lussu sia rimasto vittima di un malore che gli abbia fatto perdere il senso dell'orientamento e gli abbia poi impedito i movimenti. Le ricerche proseguiranno questa mattina.

www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_09/sardegna/piano/sl102.htm

 

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8/11/2002 

 

 E' stata amputata una gamba a Giuseppe Bortolotti,di Sasso Marconi,pensionato di 62 anni, chevenerdi' mattina alle prime luci dell'alba si era recato a Zola Predosa per una "battuta" di caccia.Nello sfilare l'arma e' partito un colpo che ha colpito il femore e spappolato l'arto.Solo in apertacampagna si e' salvato per la grande forza d'animo: e' riuscito a salire sull'auto ed a guidarla finoalla casa piu' vicina dove ha sfondato il cancello per entrare nel cortile. Gli abitanti della casa hanno cosi' potuto soccorrerlo e farlo ricoverare in tempi brevissimi.

 

Parte il colpo, perde una gamba E' stata amputata la gamba sinistra a Giuseppe Bortolotti, il cacciatore di Sasso Marconi che venerdì mattina si era ferito con un colpo partito dal proprio fucile. I danni provocati dalla fucilata ravvicinata sono stati tali da non permettere il recupero dell'arto e i chirurghi sono stati costretti alla soluzione drastica di amputare la gamba spappolata dalla 'rosa ancora chiusa' dei pallini che ha colpito il femore come fosse una grossa pallottola.  La scarica ha tranciato il femore poco sopra al ginocchio. Bortolotti, pensionato di 62 anni, che con i figli ha condotto un'officina di autodemolizioni a Pontecchio Marconi, è un appassionato frequentatore

della campagna.  Anche venerdì, com'è sua abitudine, di primo mattino si era recato a Zola Predosa, per una 'battuta' in una zona a lui cara. Dopo aver parcheggiato l'auto, ha estratto dalla custodia il fucile, che aveva appoggiato sul sedile a fianco del posto di guida. Nello sfilare l'arma

è partito un colpo che ha lacerato la coscia della gamba sinistra.  L'uomo, che era solo in aperta campagna alle prime luci dell'alba, si è salvato grazie alla sua grande forza d'animo. Ha, infatti, avuto la lucidità di riavviare l'auto e, pur in quella situazione difficilissima, è riuscito a guidarla verso l'abitazione più vicina. Giuseppe Bortolotti ha sfondato con la spinta della vettura il cancello ed è entrato nel cortile. I residenti sono stati svegliati dal trambusto e, subito accorsi, si sono subito resi conto della gravità della ferita e hanno dato l'allarme. La tempestività dei soccorsi ha permesso di ricoverare in tempi brevissimi il cacciatore ferito.  Venerdì notte la difficile decisione di amputare la gamba. Scelta che hanno dovuto fare i tre figli di Giuseppe, Stefano, Roberto ed Andrea. «Nostro padre non avrebbe comunque più potuto contare sulla funzionalità della gamba sinistra e c'era il pericolo della cancrena», spiega Stefano, che a stento trattiene le lacrime.

di Francesco Fabbriani

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/24/21:3850052:/2002/11/10

 

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9/11/2002  

PARTE UNA FUCILATA COLPISCE L'AMICO

 

LECCO - Un cacciatore, E. N. di 26 anni, è stato ferito durante una battuta di caccia. L'uomo è stato centrato al volto da una fucilata partita dall'arma di un compagno di battuta. Le condizioni dell'uomo sono serie. I due cacciatori stavano rientrando a valle, quando alle 8.45 dal fucile semiautomatico calibro 12 del cacciatore che si trovava davanti, un altro giovane lecchese, è partito accidentalmente il colpo. Il ventiseienne è stato colpito dalla rosa di pallini al collo e alla

testa, attorno all'orecchio destro.

http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/70/20:3848238:/2002/11/10

 

 

 

 

 

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9/11/2002  

SUICIDA COL FUCILE

 

Este (F.G.) Non ce l'ha fatta ad aspettare l'inevitabile fine, ormai minato nel fisico da un male incurabile ed ha deciso di farla finita: è morto così ieri mattina S.T., nel retro del fabbricato che sorge vicino alla sua abitazione. Ad ucciderlo è stato un unico colpo del suo fedele fucile da caccia, passatempo al quale l'uomo era molto affezionato. Nato 58 anni fa, nell'abitazione vicino al capannone che aveva fatto costruire per l'attività di uno di loro. Il fatto è accaduto poco dopo le 11, ma il corpo è stato scoperto almeno mezz'ora più tardi dalla moglie. Sulle cause che l'hanno spinto al gesto disperato non sembrano esserci molti dubbi: da tempo soffriva di un male che aveva colpito ultimamente in modo definitivo, spingendo i familiari a richiedere l'interruzione delle terapie da parte dei medici che l'avevano in cura. Sul luogo sono immediatamente intervenuti i

carabinieri di Este, per i rilievi di rito. Non sono ancora state fissate le date dei funerali, che con tutta probabilità cadranno a metà della prossima settimana.

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1246194&Luogo=Padova&Data=2002-11-10&Pagina=ABANO%20MONTEGROTTO%20ESTE%20MONTAGN

 

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9/11/2002

DI NOTTE A FONTANETTO UBRIACO SPARA COLPI DI FUCILE ALLA CHIESA

 

FONTANETTO PO. Giallo ieri mattina in parrocchia quando don Guido Mazza ha trovato una decina di fori nei vetri della canonica e della chiesa. Il parroco, molto preoccupato, ha dato l´allarme ai carabinieri che in pochi minuti hanno risolto il mistero: era stato un vicino ubriaco che

si è messo a sparare ai gatti e poi, visto che evidentemente il gioco lo divertiva, ha preso di mira anche la parrocchia. L´uomo, M.L., 36 anni, si è detto pentito del suo gesto, don Mazza l´ha perdonato, ma probabilmente i carabinieri non saranno altrettanto generosi nei suoi confronti. L´allarme è scattato alle 9 - la perpetua in realtà ha detto di aver sentito i colpi alle 3, ma di non aver capito che erano di arma da fuoco - e poco dopo il cortile della canonica era già affollato di

carabinieri, arrivati anche da Vercelli. Controllati i fori nei vetri e verificata la possibile traiettoria, si è subito capito che i colpi erano stato sparati da un balcone della casa che confina con il cortile,

a una trentina di metri di distanza. L´inquilino ha subito confessato, spiegando appunto che la sera precedente aveva bevuto parecchio. In piena notte era stato disturbato dai gatti e per farli fuggire aveva sparato. Poi si è fatto prendere la mano, ma non ha alcun motivo di risentimento contro don Mazza, che ha confermato e perdonato lo sparatore.

f. co.

www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Vercelli/art7.htm

 

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8/11/2002

«ASSEDIATO» IN CASA DAI CACCIATORI MA È SABATO E NESSUNO INTERVIENE

 

Tullio Perici Castelfranco  Abito da quasi trent'anni a Salvatronda, in una vecchia cascina restaurata, con la strada asfaltata più vicina a quasi 150 metri. E' una zona frequentata dai cacciatori, anche se area ristretta fra case e strade; ho avuto di frequente contrasti con quelli più maleducati, anche perchè spesso i pallini mi cadono sul tetto, ed anche addosso se sono in giardino. Sabato mattina mi svegliano delle fucilate e l'abbaiare dei miei cani che segnalano intrusi vicino casa: ma il calendario venatorio provinciale non prevede solo per due giorni, domenica e mercoledì, l'uscita dei cacciatori? Per chiarirmi il dubbio faccio una ricerca: per prima la Lipu di Treviso ma al sabato è chiusa. Chiamo poi i carabinieri di Castelfranco: non è di loro competenza, non mi possono aiutare, è competente la Forestale. Chiamo la Forestale, prova-font-size: 12.0pt'>sapere. Cerco Provincia di Treviso sull'elenco ed appare «Ufficio Caccia», ma è sabato e non risponde; faccio poi il numero del centralino e la gentilissima centralinista invece mi risponde e mi comunica il numero del cellulare del capo delle guardie venatorie, utile per le

urgenze; ma per tutta la mattina Wind risponde che il numero non è raggiungibile. Intanto i cacciatori sparano, i miei cani contiunuano ad abbaiare, i pallini cadono sul tetto di casa ed io rimango con il mio amletico dubbio: potranno o no sparare? Intanto lo fanno...

www.tribunatreviso.quotidianiespresso.it/tribunatreviso/arch_13/treviso/aperta/tr261.htm

 

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9/11/2002    DOMENICA

SI DIMENTICA IL FUCILE IN STRADA: DENUNCIATO CACCIATORE DI 60 ANNI

 

LIVORNO. Costerà caro ad un cacciatore di 60 anni l'essersi dimenticato, per strada, un fucile da caccia. Una sbadataggine che gli varrà la denuncia per omessa custodia di armi che i carabinieri della stazione di Ardenza gli hanno presentato, dopo il ritrovamento del fucile da parte di un cittadino. Il fatto è successo lo scorso pomeriggio in una strada ad Ardenza. L'uomo, P.G. livornese aveva caricato l'auto delle armi necessarie per la battuta di caccia, dimenticandosi però un fucile. Che è stato trovato poco dopo, per strada, da un passante. Da qui la segnalazione ai militari del ritrovamente dell'Arma e la denuncia nei confronti del cacciatore per omessa custodia.

www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_09/livorno/cronaca/lx413.htm

 

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10/11/2002   

PAULILATINO

 

Cacciatori troppo 'invadenti' e agricoltori infuriati Mariantonietta Cossu  PAULILATINO. L'intero territorio comunale sembra alla mercé delle doppiette. Ormai il vasto territorio paulese, specie le domeniche, diventa impraticabile, eccezion fatta ovviamente per gli amanti della caccia. A denunciare la situazione sono parecchi agricoltori, che lamentano uno scadimento nei comportamenti dei cacciatori: muretti a secco ripetutamente abbattuti, recinzioni divelte, attività venatoria presso ovili o dove è rinchiuso il bestiame. E in periodo in cui stanno figliando le pecore è attività ancora meno gradita: «Si rischia seriamente di essere impallinati: c'è chi spara incurante del bestiame o di quanti potrebbero essere lì ad accudirlo. Anche al buio», dicono alcuni, «Mattina e sera bisogna spesso controllare l'intera azienda per ripristinare i tanti passaggi aperti, ad iniziare dalla semplice chiusura dei cancelli».Una lamentela generale che fa pensare non si tratti esattamente di esagerazioni. E gli stessi che auspicavano una caccia feroce ai cinghiali, cresciuti di numero e dunque dannosi per l'agricoltura, fanno marcia indietro: «Meglio i cinghiali che i cacciatori, palesi compresi», sostiene più di uno. «Non è uno scontro frontale preoccupante, basterebbe un po' di buon senso in più e del rispetto del lavoro altrui per una pacifica convivenza tra cacciatori ed operatori agricoli», commenta Serafino Mura, paulese, presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, nonchè componente del Comitato faunistico provinciale, «Ma

è innegabile che il problema esiste, specie nelle zone più battute». Paulilatino è tuttavia un paese tranquillo dove non si registrano gravi fatti d'insofferenza verso le "doppiette" con danneggiamenti o peggio. Ad acuire il disagio è anche intervenuta la sospensione (come per Seneghe e Milis) della zona di ripopolamento e cattura comunale: prevista dal Comitato faunistico provinciale lungo il perimetro sinistro della ferrovia che porta da Paulilatino a Bauladu è rimasta sulla carta. «È un risultato e una motivazione non accettabile: investiremo del problema l'assessore provinciale all'ambiente, Gianni Solinas», aggiunge Serafino Mura, «Occorre accelerare i tempi per confermare una decisione in cui si era tutti d'accordo e tutelare e favorire il ritorno della fauna in un'area molto compromessa, anche a beneficio degli appassionati alla caccia».

www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_10/oristano/cronaca/so405.htm

 

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10/11/2002

BARDINETO FERITO ALL'ANCA DA UNA FUCILATA, SOCCORSO IN ELICOTTERO

 

BardinetoUn colpo secco di fucile, un tremendo urlo di dolore. Il cacciatore raggiunto dal proiettile crolla a terra, nella fitta boscaglia, i suoi compagni accorrono temendo il peggio, ma nella sua

disavventura Claudio Lanfranco, quarantanovenne, nativo di Pietra Ligure ma residente a Giustenice, in via D'Annunzio 12, può ritenersi veramente un uomo fortunato. È stato colpito alla gamba destra, a pochi centimetri dall'arteria femorale: è stato quindi ricoverato in traumatologia al Santa Corona, se la caverà con una frattura all'anca. Ma ieri s'è sfiorata la tragedia: davvero questione di una spanna o addirittura meno. Il drammatico episodio s'è verificato in mattinata, in località Catalano, nel territorio comunale di Bardineto, durante una battuta al cinghiale. Ci sono stati momenti di paura dopo quello sparo che ha raggiunto accidentalmente uno dei cacciatori: con ogni probabilità chi ha premuto il grilletto è stato tratto in inganno da un movimento falso o da un rumore inatteso, ha esploso una fucilata pensando di ferire un cinghiale, ha colpito un suo collega. Gli altri compagni hanno dato subito l'allarme, chiamando il 118 con un telefonino, e da Savona

Soccorso sono stati allertati la Croce Verde di Bardineto, la Guardia Forestale e soprattutto il servizio di elisoccorso: la zona era difficile da raggiungere per cui s'è preferito inviare l'elicottero

anziché l'automedica. Lanfranco è stato quindi trasportato con ilvelivolo dei vigili del fuoco all'ospedale pietrese.

FERITO ALL´ANCA DAI PALLETTONI

 

Uomo di Giustenice colpito durante una battuta al cinghiale a Bardineto Dramma sfiorato ieri a Bardineto. Un cacciatore, Claudio Lanfranco, 49 anni, residente a Giustenice, è stato ferito accidentalmente da un compagno di caccia mentre erano impegnati in una battuta al cinghiale in

Alta Val Bormida.  L'incidente è avvenuto alle 9,30 di ieri mattina in località Catalano, nei boschi che circondano Bardineto. Claudio Lanfranco è stato raggiunto da un colpo esploso da un amico, P.N.. Il pallettone lo colpito a una gamba andandosi poi a conficcare nell´anca fratturandola. A dare

l'allarme sono stati altri cacciatori appartenenti alla stessa squadra che con i cellulari hanno immediatamente chiesto aiuto al 118 di Savona. Per accelerare le operazioni di soccorso è stato anche allertato nucleo elicotteristico dei Vigili del fuoco di Genova. Il quarantanovenne è stato issato a bordo dell'elicottero con una barella e il velivolo è poi ripartito alla volta di Pietra Ligure. I sanitari dell´ospedale Santa Corona dopo una serie di accertamenti hanno sottoposto Claudio Lanfranco ad un intervento chirurgico. Il cacciatore di Giustenice se la caverà in una novantina di giorni. Sull'incidente ora sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri che hanno immediatamente segnalato l'accaduto alla procura della Repubblica di Savona. Non si esclude che il cacciatore che ha esploso il colpo di fucile possa venire indagato per il reato di lesioni colpose anche se è del tutto evidente che l´incidente è stato provocato da una fatalità che poteva finire in

dramma come, invece, è successo qualche ora dopo nei boschi di Dego dove un altro cacciatore ha perso la vita per un tragico incidente.

l. b.

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DA LA STAMPA

 

Dramma sfiorato ieri a Bardineto. Un cacciatore, Claudio Lanfranco, 49 anni, residente a Giustenice, è stato ferito accidentalmente da un compagno di caccia mentre erano impegnati in una battuta al cinghiale in Alta Val Bormida.

L'incidente è avvenuto alle 9,30 di ieri mattina in località Catalano, nei boschi che circondano Bardineto. Claudio Lanfranco è stato raggiunto da un colpo esploso da un amico, P.N.. Il pallettone lo colpito a una gamba andandosi poi a conficcare nell´anca fratturandola. A dare l'allarme sono stati altri cacciatori appartenenti alla stessa squadra che con i cellulari hanno immediatamente chiesto aiuto al 118 di Savona. Per accelerare le operazioni di soccorso è stato anche allertato nucleo elicotteristico dei Vigili del fuoco di Genova. Il quarantanovenne è stato issato a bordo dell'elicottero con una barella e il velivolo è poi ripartito alla volta di Pietra Ligure. I sanitari dell´ospedale Santa Corona dopo una serie di accertamenti hanno sottoposto Claudio Lanfranco ad un intervento chirurgico. Il cacciatore di Giustenice se la caverà in una novantina di giorni. Sull'incidente ora sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri che hanno immediatamente segnalato l'accaduto alla procura della Repubblica di Savona. Non si esclude che il cacciatore che ha esploso il colpo di fucile possa venire indagato per il reato di lesioni colpose anche se è del tutto evidente che l´incidente è stato provocato da una fatalità che poteva finire in dramma come, invece, è successo qualche ora dopo nei boschi di Dego dove un altro cacciatore ha perso la vita per un tragico incidente.

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10/11/2002

LA VITTIMA E´ SERGIO BACCINO, PENSIONATO DELL´EX AGRIMONT. LASCIA LA MOGLIE MARIA E I FIGLI FABRIZIO E FEDERICA

 

Sergio Baccino, 65 anni, residente a Dego in località Eirola 9, pensionato dell´ex Agrimont, è morto ieri pomeriggio, ucciso da una scarica di pallettoni sparata accidentalmente da un amico, un compagno di battuta al cinghiale con cui aveva trascorso la giornata nei boschi di Dego. Baccino è stato colpito a morte nella zona di Rian Chiarloni, una zona impervia, frequentata solo da cercatori di funghi e cacciatori. Per portare sulla provinciale il corpo senza vita dell´uomo è stato necessario usare un fuoristrada. La tragedia poco dopo le 18 di ieri. Impossibile riuscire a ricostruire con esattezza che cosa sia successo. Di certo c´è il colpo partito dal fucile di Marino Scarrone, 40 anni, originario di Dego ma ora abitante a Cairo Montenotte. Un colpo accidentale, senza dubbio, ma egualmente tragico. Il pallettone usato per la caccia al cinghiale ha colpito alla spalla sinistra Sergio Baccino ed è fuoriuscito alla destra del petto devastandogli il cuore. La morte è stata istantanea.

I primi soccorsi, in attesa di ambulanza e automedica, sono stati prestati dai compagni di battuta dell´uomo. Gli amici della squadra di località Lamini, cacciatori affiatati da anni, si sono resi conto immediatamente delle condizioni disperate di Sergio. Con i cellulari hanno chiamato il 118 ma l´arrivo dei sanitari è stato inutile. Annalisa Berta, il medico di «Savona soccorso», non ha potuto fare altro che certificare la morte di Sergio Baccino. L´intervento del medico è servito per Marino Scarrone, che era in stato di choc ed ha avuto bisogno delle cure del sanitario. A Rian Chiarloni sono arrivati i carabinieri della compagnia di Cairo per gli accertamenti. La dinamica, ancora da chiarire nei particolari, è purtroppo simile a tanti altri incidenti di caccia. Nonostante il buio la squadra di cacciatori impegnati nella battuta al cinghiale aveva deciso di proseguire l´attività. Sergio Baccino, cacciatore di esperienza, molto prudente secondo le descrizioni degli amici, si è trovato isolato, sul sentiero che porta a Pian Lazzo, nascosto dalla vegetazione. Marino Scarrone, anche lui esperto e prudente, ha sentito muovere il fogliame. Ed era da quella parte che i cani e la squadra stavano spingendo il cinghiale, l´ultimo della giornata. Ha sparato, ma ha purtroppo colpito il compagno di caccia. Sergio Baccino era molto conosciuto e stimato non solo nel suo paese. Lascia la moglie Maria Pilotto, 60 anni, e i due figli, Fabrizio, 36 anni, dipendente della Vetr. I. Dego, e Federica, 33 anni, infermiera all´ospedale di Cairo Montenotte.

Marino Scarrone, molto scosso per quanto successo, è stato portato nella caserma dei carabinieri di Cairo Montenotte per essere ascoltato una prima volta. E´ accusato di omicidio colposo, ma la sua più che una deposizione è stato un amaro sfogo. Per ricostruire quanto avvenuto sarà necessario interrogarlo ancora nei prossimi giorni.

 

s. p.

Spara al cinghiale, uccide l'amico  DEGO La tragedia è avvenuta sulle alture dei Porri poco dopo le 17 quando la squadra stava ultimando la battuta Vittima un pensionato di 67 anni colpito al cuore da un pallettone  Dego Fulminato da un pallettone esploso da un compagno di caccia durante una battuta al cinghiale. Il colpo di fucile lo ha raggiunto da dietro alla spalla sinistra, e dopo avergli trapassato il cuore è uscito dal lato destro del torace. Inutili i disperati tentativi di rianimarlo effettuati prima dagli altri compagni di battuta e più tardi da medici e infermieri del  118. La vittima della tragedia si chiamava Sergio Baccino, aveva 67 anni e risiedeva con la moglie e due figli in località eirola di Dego. In pensione da alcuni anni, l'uomo era un autentico appassionato di boschi e soprattutto di caccia. Il tragico incidente di caccia che ha provocato la sua morte si è

verificato pochi minuti dopo le diciassette di ieri pomeriggio nella zona boschiva che si trova tra Pian dei Siri e Pian Lazzo, sulle alture di Dego. Come quasi tutte le domeniche del periodo in cui è aperta la caccia al cinghiale, Sergio Baccino stava partecipando ad una battuta

con la squadra "du Lamin". Insieme a lui vi erano una dozzina di altri cacciatori. L'incidente è accaduto una manciata di minuti dopo le diciassette, quando la battuta al cinghiale stava ormai volgendo verso il termine anche a causa dell'oscurità che stava cominciando a scendere sulla zona. Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto effettuata dai carabinieri della stazione di Dego e dai loro colleghi del nucleo radiomobile della compagnia di Cairo, Sergio Baccino si trovava ormai a pochi metri dalla strada sterrata che avrebbe dovuto percorrere per tornare al punto da dove era cominciata la battuta, rian Carlone, quando è stato raggiunto da un colpo di fucile esploso da un compagno di caccia, Marino Scarrone, 40 anni, anche lui abitante a Dego. I primi a soccorrere il cacciatore colpito a morte sono stati i suoi copmpagni di battuta, che nel frattempo hanno anche richiesto l'intervento del "118". I primi a giungere sul luogo dell'incidente, in cima ad una collina difficilmente raggiungibile con mezzi normali, sono stati i militi della Croce Bianca di Dego e l'automedicale di Cairo con a bordo la dottoressa Anna Lisa Berta. «Quando siamo arrivati - si è

limitata a dire la dottoressa Berta - per lo sfortunato cacciatore non vi era purtroppo più nulla da fare. Credo sia morto all'istante». Nei boschi sulle alture dei Porri sono poi giunti i carabinieri, guidati dal maresciallo Giugliano comandante della stazione di Dego. E' toccato a loro effettuare i primi rilievi dell'accaduto e raccogliere le testimonianze degli altri cacciatori, compresa quella dell'involontario responsabile.

La notizia dell'improvvisa morte di Sergio Baccino si è sparsa a Dego e nelle altre località vicine in brevissimo tempo e lungo la strada tortuosa che porta al luogo dove si è consumata la tragedia si sono ritrovati un gran numero di cacciatori in lacrime.

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LA VITTIMA E´ SERGIO BACCINO, PENSIONATO DELL´EX AGRIMONT. LASCIA LA

MOGLIE MARIA E I FIGLI FABRIZIO E FEDERICA

 

Ucciso dalla fucilata dell´amico  Cacciatore di Dego muore per un tragico errore  DEGO  Sergio Baccino, 65 anni, residente a Dego in località Eirola 9, pensionato dell´ex Agrimont, è morto ieri pomeriggio, ucciso da una scarica di pallettoni sparata accidentalmente da un amico, un compagno

di battuta al cinghiale con cui aveva trascorso la giornata nei boschi di Dego. Baccino è stato colpito a morte nella zona di Rian Chiarloni, una zona impervia, frequentata solo da cercatori di funghi e cacciatori. Per portare sulla provinciale il corpo senza vita dell´uomo è stato necessario usare un fuoristrada. La tragedia poco dopo le 18 di ieri. Impossibile riuscire a ricostruire con esattezza che cosa sia successo. Di certo c´è il colpo partito dal fucile di Marino Scarrone, 40 anni,

originario di Dego ma ora abitante a Cairo Montenotte. Un colpo accidentale, senza dubbio, ma egualmente tragico. Il pallettone usato per la caccia al cinghiale ha colpito alla spalla sinistra Sergio Baccino ed è fuoriuscito alla destra del petto devastandogli il cuore. La morte è stata istantanea.  I primi soccorsi, in attesa di ambulanza e automedica, sono stati prestati dai compagni di battuta dell´uomo. Gli amici della squadra di località Lamini, cacciatori affiatati da anni, si sono resi conto immediatamente delle condizioni disperate di Sergio. Con i cellulari hanno chiamato il 118 ma l´arrivo dei sanitari è stato inutile. Annalisa Berta, il medico di «Savona soccorso», non ha potuto fare altro che certificare la morte di Sergio Baccino. L´intervento del medico è servito per Marino Scarrone, che era in stato di choc ed ha avuto bisogno delle cure del sanitario. A Rian Chiarloni sono arrivati i carabinieri della compagnia di Cairo per gli accertamenti. La dinamica,

ancora da chiarire nei particolari, è purtroppo simile a tanti altri incidenti di caccia. Nonostante il buio la squadra di cacciatori impegnati nella battuta al cinghiale aveva deciso di proseguire

l´attività. Sergio Baccino, cacciatore di esperienza, molto prudente secondo le descrizioni degli amici, si è trovato isolato, sul sentiero che porta a Pian Lazzo, nascosto dalla vegetazione. Marino Scarrone, anche lui esperto e prudente, ha sentito muovere il fogliame. Ed era da quella parte che i cani e la squadra stavano spingendo il cinghiale, l´ultimo della giornata. Ha sparato, ma ha purtroppo colpito il compagno di caccia. Sergio Baccino era molto conosciuto e stimato non solo nel suo paese. Lascia la moglie Maria Pilotto, 60 anni, e i due figli, Fabrizio, 36 anni, dipendente della Vetr. I. Dego, e Federica, 33 anni, infermiera all´ospedale di Cairo Montenotte.  Marino Scarrone, molto scosso per quanto successo, è stato portato nella caserma dei carabinieri di Cairo Montenotte per essere ascoltato una prima volta. E´ accusato di omicidio colposo, ma la sua più che una deposizione è stato un amaro sfogo. Per ricostruire quanto avvenuto sarà necessario interrogarlo ancora nei prossimi giorni.

s. p.

 

LA STAMPA, edizione di Savona

INDAGATO PER OMICIDIO COLPOSO IL COLLEGA DI BATTUTA CHE DOMENICA SERA HA ESPLOSO IL COLPO MORTALE

 

Un paese sconvolto. A Dego tutti conoscevano Sergio Baccino, la sua famiglia e la passione per la caccia, l´unico hobby che aveva in una vita di lavoro, prima all´Agrimont e poi nei campi, e che l´ha portato alla morte. Cordoglio per quella vita spezzata da un colpo di carabina, ma anche solidarietà per Marino Scarrone, l´amico, indagato per omicidio colposo. I compagni della squadra dei Lamini sono ancora sotto choc. Antonio Botta è troppo sconvolto per parlare; a casa di Bruno Brignone risponde la moglie: «Siamo addolorati. Sergio era davvero una brava persona, ma naturalmente lo è anche Marino. E´ stato proprio il padre di Marino che ha dato il nome alla squadra: non erano solo cacciatori, erano soprattutto amici e così come non riesco ad immaginare il dolore di Maria, e dei figli, così non immagino il rimorso e lo sconforto di Marino». Anche un altro componente della squadra, Guido Lagorio, parla di «tragica fatalità, nonostante entrambi fossero cacciatori esperti e prudenti». L´inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Ferro, che ha delegato ai carabinieri i primi interventi. Tra l´altro il magistrato intende essere messo a conoscenza di come il caposquadra aveva organizzato la battuta.

Sul problema della prudenza alcuni cacciatori, anche se di altre squadre, rimarcano l´ora dell´incidente, intorno alle 18, quando le ombre della sera, nei boschi, in questa stagione, riducono al minimo la visibilità. Lo stesso presidente della sezione cairese della Federcaccia, Parodi, addolorato «per la morte di un carissimo amico», si limita a commentare; «Erano cacciatori esperti, se erano ancora in battuta a quell´ora, evidentemente è perché c´erano le condizioni per farlo». Perentorio, invece, il commento del responsabile dell´Ufficio Caccia della Provincia, Pollero: «Esiste un orario ben definito, che consente di cacciare da un´ora prima al sorgere del sole, sino al tramonto, limite che, per la caccia al cinghiale, è posticipato ad un´ora dopo il tramonto, quindi, presumo, che la battuta fosse entro tali limiti. Non ci sono parole per commentare una simile disgrazia, ma non strumentalizziamo il dolore: in provincia sono ben 3500 i cacciatori e da anni non si verificavano incidenti simili». Sergio Baccino, 65 anni, pensionato dell´ex Agrimont, lascia la moglie Maria Pilotto, 60 anni, ed i figli Fabrizio, 36, e Federica, 33. I funerali, in attesa dell´esame autoptico, programmato per oggi, non sono stati ancora fissati.

 

m. ca.

 

Caccia, rischi da azzerare»  TRAGEDIA DI DEGO Sopralluogo del magistrato che lancia l'allarme. E l'autopsia conferma: sparato un solo colpo Oggi niente doppiette in Valbormida

Dego Un solo colpo, esploso intenzionalmente nella certezza che al di làdei cespugli si stesse nascondendo un cinghiale. Un colpo che, invece, è costato la vita a Sergio Baccino. E' questo il risultato dell'autopsia sul corpo della vittima e del sopralluogo che il sostituto procuratore della Repubblica di Savona, Giovanni Battista Ferro, ha effettuato ieri pomeriggio nei boschi sulle alture di Dego dove, nel tardo pomeriggio di domenica, si è verificato il tragico incidente di caccia. Un sopralluogo al quale era ovviamente presente anche Marino Scarrone, il quarantenne originario di Dego ma residente a Cairo dal cui fucile è stato esploso il colpo che ha fulminato Sergio Baccino. «Sull'involontaria responsabilità della persona che ha esploso il colpo di fucile - si è limitato a spiegare il dottor Ferro - non vi è il minimo dubbio. A mio avviso resta invece da chiarire perchè periodicamente, nel periodo della caccia al cinghiale, si sia costretti ad assistere impotenti ad episodi di questo genere».