EURISPES:
10 MORTI/MESE PER INCIDENTI;
MENO 46% DI DOPPIETTE IN 12
ANNI;
IN TOSCANA IL MAGGIOR NUMERO DI
CACCIATORI
(ANSA) - ROMA, 16 SET - Non solo uccelli ed altri animali cadono sotto i colpi
delle doppiette, ma anche gli stessi cacciatori o sfortunati escursionisti,
vittime di frequenti incidenti. Nella stagione di caccia 2001/2002 sono morte
cosi' 47 persone, una media di quasi 10 al mese. Si contano inoltre una
cinquantina di feriti ed un invalido permanente. Il dato e' contenuto in un
dossier dell'Eurispes, pubblicato all'indomani dell'apertura ufficiale della
nuova stagione venatoria.
La ricerca, dal titolo ''Il cacciatore tra predazione e ambientalismo'', rileva
anche una continua diminuzione del numero delle doppiette in Italia. Negli
ultimi 12 anni sono calate del 46%, fino a raggiungere l'attuale cifra di poco
più di 800.000 unita'. Il trend in calo e' in linea con quanto registrato negli
altri Paesi europei, rileva il rapporto. Per numero di cacciatori l'Italia e'
comunque al terzo posto nell'Ue, preceduta da Spagna (1 milione) e Francia (1,5
milioni). La Toscana e' la regione con il più alto numero di cacciatori (14,6%
del totale nazionale), seguita dalla Lombardia (12%). La Liguria e' invece la
regione più ''affollata'' dal punto di vista venatorio, con 151,9 cacciatori
per 1.000 ettari di superficie.
Nonostante la flessione dei praticanti, l'indagine registra tuttavia un aumento
della produzione totale di armi comuni e da caccia, salita a 725.701 unita',
ben al di sopra degli ultimi anni (644.645 nel 2000, 580.949 nel 1999, 464.836
nel 1998). L' Eurispes segnala poi un aumento dei reati agroforestali ed
ambientali e delle sanzioni. Nel giro di 3 anni le sanzioni amministrative
relative a questo tipo di reati sono più che triplicate, passando dagli 11
milioni di euro del 1999 ad oltre 37 milioni nel 2001. Gli illeciti
amministrativi, nello stesso periodo, sono passati da 28.255 a 36.157 (+22%).
(ANSA).
16-SET-02 11:31 NNNN
1
LAC
18 agosto 2002
EMILIA-ROMAGNA – PALLETTONI
ENTRANO DALLA FINESTRA
Poche sere fa, intorno alle 22,30, una pioggia di proiettili si è
conficcata nella parete di una stanza di un'abitazione dopo aver bucato vetri,
tapparelle e zanzariera a Riola di Vergato, località sulla Porrettana in
provincia di Bologna. È stato accertato che si è trattato di pallettoni,
probabilmente usati da cacciatori nel bosco che si trova a non grande distanza
dalla casa, per caccia agli ungulati (i pallettoni nella caccia degli ungulati
sono vietati). La Provincia si è affrettata a smentire che possa trattarsi di
selecontrollori, quindi afferma che debba trattarsi di cacciatori di frodo. Le
indagini sono condotte dai carabinieri di Vergato. Le due villeggianti,
affittuarie dell'appartamento danneggiato, fortunatamente in quel momento si
trovavano in un'altra stanza, tuttavia hanno abbandonato la casa per sicurezza.
L'apertura anticipata della caccia al cervo al 10 agosto ha reso possibile
un’attività venatoria particolarmente pericolosa per i turisti, e quindi
particolarmente odiosa, tenuto conto che l'unica giustificazione è quella di
impadronirsi dei costosi trofei
(LAC, Sezione Emilia/Romagna).
2
18/08/2002
IL COMPAGNO MIRAVA A TRE CINGHIALI DURANTE UNA BATTUTA DI
FRODO
Ferito dall´amico: è grave
Operato due volte dopo l´incidente di caccia
BIELLA
Restano
gravi, anche se in leggero miglioramento, le condizioni di Franco C., 61 anni,
il cacciatore di Zubiena ferito dall'amico e compagno di caccia, D. M., 58
anni, di Occhieppo Inferiore, domenica sera a Zubiena, nel corso di una battuta
notturna al cinghiale. L'uomo, ricoverato alle Molinette in prognosi riservata,
è già stato operato due volte per la rimozione della pallottola. Il colpo, insieme
ad altri due, era partito dalla carabina automatica calibro 12 imbracciata
dall'occhieppese, convinto di centrare almeno uno dei tre porcastri che, lungo
un piccolo corso d'acqua, si stavano dirigendo verso un campo di granoturco.
Uno dei proiettili ha centrato alla spalla Franco C. Secondo la versione dello
sparatore, l'incidente sarebbe stato causato dell'imprudente spostamento del
ferito dalla posizione stabilita prima dell'appostamento. Le indagini della
polizia dovrebbero comunque chiarire anche questo particolare. Resta comunque
il fatto che la battuta era di frodo, perché non era stata concordata con la
Provincia. Dopo l’incidente, l'occhieppese ha organizzato i soccorsi facendo
intervenire i familiari suoi e del ferito, che è poi stato portato al Pronto
soccorso dell’ospedale di Biella. Gli stessi amici hanno nascosto alla polizia
i particolari della vicenda, chiariti dagli uomini della squadra mobile dopo
quasi sette ore di indagini e di interrogatori. I due fucili sono stati
sequestrati, e un'altra mezza dozzina di armi è stata trattenuta in Questura
per alcune verifiche. Franco C. era uno dei cacciatori abilitati a cacciare gli
ungulati sui propri terreni, nel quadro del piano di controllo del numero dei
porcastri. «Ma per essere in regola - spiegano in Provincia - avrebbe dovuto
comunicare la battuta almeno al capo della guardie venatorie. Ciò che non è
accaduto».
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Biella/art3.htm
3
01/09/2002
Leonforte
Cacciatore cade, batte la testa e muore
Si tratta di Nicolò
Bannò, 72 anni, di Sangiorgio, frazione di Assoro (En), che, insieme al figlio
ed al genero, stava percorrendo un sentiero lungo una scarpata.
La stagione venatoria si apre in Sicilia nel peggiore dei modi. Un cacciatore,
infatti, è morto oggi in contrada «Perciata», in territorio di Leonforte (En).
Si tratta di Nicolò Bannò, 72 anni, di Sangiorgio, frazione di Assoro (En),
che, insieme al figlio ed al genero, stava percorrendo un sentiero lungo una
scarpata. Improvvisamente, l'anziano cacciatore ha messo un piede in fallo ed è
caduto nella scarpata, ha battuto la testa su una pietra ed è morto sul corpo.
Il corpo è stato trasportato all'obitorio del cimitero di Leonforte dove domani
sarà probabilmente effettuata l'autopsia.Poche doppiette, molte polemiche
Un morto in Sicilia
nel giorno d'apertura della caccia
www.gds.it/read_last_hs.asp?id=8500
4
1/9/2002
Cacciatore
colpito per errore
ROCCASTRADA. Incidente di caccia nel giorno di apertura, proprio nelle prime
ore di ieri. Roberto Vegni, 36 anni, abitante nel territorio di Roccastrada, è
stato colpito da un colpo di fucile nei pressi di Montelattaia. Un colpo parato
accidentalmente, secondo i primi accertamenti dei carabinieri di Ribolla, da
una persona che ieri era in fase di identificazione. L'incidente è avvenuto
intorno alle 5, quando ancora non c'era luce piena. Probabilmente, secondo la
ricostruzione ritenuta al momento più attendibile dall'Arma, Vegni è stato
scambiato per un animale: qualcuno avrebbe visto muoversi del fogliame e
avrebbe sparato in quella direzione convinto di aver mirato a un uccello. Vegni
non si è comunque perso d'animo: ha chiamato egli stesso un amico con il
telefono cellulare e ha chiesto aiuto. È arrivata l'ambulanza che ha portato il
cacciatore all'ospedale della Misercordia di Grosseto, dove è stato subito
sottoposto a un intervento chirurgico al basso ventre per la rimozione del
frammento. Non è in pericolo di vita. I carabinieri si sono comunque riservati
la definizione completa della dinamica dell'episodio e delle responsabilità.
Testimonianze e una seppur sommaria ricostruzione balistica serviranno a dare
il quadro definitivo di questo primo incidente della stagione venatoria 2002.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_02/grosseto/cronaca/lg104.htm
5
1/9/2002
Incidente
di caccia in Sila: impallinato cinquantenne
Incidente di caccia a Bocca di Piazza, in Sila. Il cinquantenne Francesco
Belsito, di Donnici, è rimasto ferito ad una spalla. Lo hanno soccorso delle
persone che si trovavano in zona e che lo hanno accompagnato presso un albergo
da dove è stato trasferito all'“Annunziata” con l'eliambulanza del “118”.
L'uomo è stato ricoverato in Ortopedia con una prognosi di trenta giorni...
www.gazzettadelsud.it/edizioni/cosenza/edz-cs.asp?ART=018
6
2/9/2002
Non era un cinghiale, uccide
l'amico durante battuta caccia. La tragedia sulle colline del Materano in
Basilicata
MATERA, 4 SET - Credeva di sparare ad un cinghiale ma col fucile ha colpito
l'amico che si muoveva tra le frasche uccidendolo. E' accaduto in localita'
Bernalda. La vittima e' il 27 enne Antonio Scasciamacchia. L'amico ha cercato
di soccorrerlo, ma e' stato inutile perche' il 27enne e' morto all'istante. La
persona che ha sparato - in stato di shock - e' stata interrogata dal pubblico
ministero del Tribunale di Matera Maria Cristina Gargiulo ed e' indagata per
omicidio colposo.
copyright @ 2002 ANSA
PENNA SAN GIOVANNI (Macerata) - Un cacciatore di
49 anni è stato ucciso per errore dal fratello durante una battuta di caccia in
un bosco del maceratese, finita in tragedia. Franco Morbidelli, originario di
San Ginesio, autista di una società di trasporto pubblico, sposato e padre di
due figli di 16 e 8 anni, ieri mattina presto era uscito a caccia insieme al
fratello, Giovanni, 51 anni, in una zona al confine fra la provincia di
Macerata e quella di Ascoli Piceno. Franco Morbidelli e il fratello Giovanni,
come lui autista, erano andati a caccia insieme da soli, senza altri amici,
come facevano spesso. Giunti nel bosco si erano separati per fare la posta alla
selvaggina in luoghi diversi. A un certo punto Giovanni ha creduto di sentire
un volatile muoversi dietro un cespuglio e ha fatto fuoco: un colpo del suo
fucile automatico, regolarmente detenuto, ha invece centrato il fratello Franco
al volto.
Un bambino di 8 anni è rimasto gravemente ferito
in un incidente di caccia avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri a Monreale, a
una decina di chilometri da Palermo. Il bambino si trovava assieme ad alcuni
familiari nel giardino di una villetta quando è stato raggiunto al volto da una
rosa di pallini. La fucilata sarebbe stata esplosa accidentalmente da un
anziano cacciatore che stava effettuando una battuta nelle campagne del
Monrealese e che ha prestato i primi soccorsi.
www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW8b/048beaab84c05e16c1256c2e002923f0?Open
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7/9/2002
Incidente di caccia in Sicilia:
l'arma era dello zio del bimbo, operato d'urgenza.
Gli scivola il fucile, feriti nonno e nipote
MONREALE. E' stata chiarita in nottata la dinamica dell'incidente di
caccia che, sabato pomeriggio nelle campagne del Monrealese, si è conclusa con
il ferimento di un bambino di 10 anni, Vincenzo Capizzi, e
del nonno Francesco D'Alcamo di 65 anni. A colpire accidentalmente nonno e
nipote sarebbe stato lo zio del bambino, Giuseppe Madonia. I tre erano assieme
per una battuta di caccia. Ad un certo punto Madonia sarebbe scivolato e
avrebbe perso il fucile dal quale è partita involontariamente una rosa di
pallini che ha raggiunto dapprima D'Alcamo e successivamente lo stesso Vincenzo
Capizzi. A soccorrere nonno e nipote è stato lo stesso cacciatore, che ha
trasportato i due all'ospedale. L'uomo, interrogato in nottata dai carabinieri,
dopo avere chiarito la dinamica dell'incidente, ha lasciato la caserma.
D'Alcamo è stato dimesso a tarda sera (per lui prognosi di 10 giorni). Il
piccolo Vincenzo, invece, è stato trasferito all'ospedale “Civico” dove è stato
sottoposto ad intervento chirurgico per la rimozione dei pallini dal volto e
dal basso ventre. Il piombo non ha leso organi vitali.
Guarirà in un mese il bambino colpito al
volto da un rosa di pallini
PALERMO – Guarirà in trenta giorni il piccolo Vincenzo Capizzi, nove anni,
rimasto ferito al volto ed all'addome, sabato pomeriggio, nelle campagne di
Pioppo, fra la cittadina Normanna di Monreale e la borgata di Giacalone, nella
Conca D'Oro sopra Palermo. Il bambino era stato raggiunto da una rosa di
pallini da caccia esplosa in circostanze che nell'immediatezza del fatto erano
apparse poco chiare. Adesso i carabinieri hanno ricostruito l'accaduto.
Vincenzo si trovava con il nonno, Francesco D'Alcamo, 65 anni, e con lo zio
Giuseppe Madonia, 61, a pochi passi dalla casa di campagna della famiglia. Zio
e nonno si accingevano a inoltrarsi nel bosco, portando con se il bambino.
L'intenzione dei due anziani, secondo quanto dichiarato ai carabinieri, non era
quella di effettuare una vera e propria battuta di caccia, ma semplicemente una
passeggiata a scopo dimostrativo per Vincenzo; ma, affrontando una salita, a
Giuseppe Madonia scivolava di spalla il fucile. L'arma, cadendo, lasciava
partire un colpo che feriva il bambino al volto ed all'addome, ed il nonno ad
un braccio. Era lo stesso Madonia a soccorrere i due congiunti e trasportarli
al pronto Soccorso dell'Ospedale Ingrassia dove Francesco D'Alcamo veniva
medicato e dimesso, il bambino, invece, trasferito all'Ospedale Civico dove,
nel corso della notte, subiva un intervento per l'asportazione dei pallini.
Nessun pericolo di vita per lui. I medici sperano di riuscire ad evitare anche
i danni permanenti al volto che si erano temuti nella serata dell'altro ieri in
modo che l'incidente possa restare solo un brutto ricordo. Antonio Maria
Casarubea
www.lasicilia.it/giornale/0909/cronache_siciliane/si01/01.htm
9
11/9/2002
San
Paolo d'argon. L'incidente lungo un pendio in località Casotto. Mauro Barcella,
68 anni, lascia moglie e tre figli. Domani i funerali Auto ribaltata,
cacciatore muore vicino al capanno. Stava trasportando gli uccelli da richiamo per
prepararsi all'avvio della stagione venatoria
San Paolo d'Argon Da anni la caccia era la sua passione. In particolare
da quando era pensionato e disponeva di più tempo libero. Al suo capanno, in
località Casotto, sul monte d'Argon, andava ormai ogni
mattina. Così aveva fatto anche ieri. Sulla strada sterrata che sale al
capanno, percorsa chissà quante volte, ieri Mauro Barcella (conosciuto da tutti
come Giacomo), 68 anni, di San Paolo d'Argon, è morto. Era al volante di una
Panda, quando, in un tratto in forte pendenza, l'auto ha urtato il pendio della
montagna ribaltandosi. Il pensionato di San Paolo d'Argon è rimasto incastrato
nell'abitacolo della vettura e probabilmente è morto sul colpo per le ferite al
capo. Ma non è escluso che all'origine dell'incidente possa esserci un malore.
La disgrazia è accaduta a poche centinaia di metri dal capanno del cacciatore,
a circa due chilometri dall'inizio di via Madonna d'Argon, la strada che dal
capoluogo sale fino al versante opposto della collina. Mauro Barcella
utilizzava la Panda appositamente per percorrere quella strada particolarmente
pericolosa: per qualche centinaio di metri è asfaltata, poi una sbarra blocca
il passaggio ai veicoli non
autorizzati. Il pensionato, avendo un capanno sul monte, disponeva però delle
chiavi per poter transitare. La via si inerpica poi stretta, piena di buche e
in pendenza. «Giacomo aveva però riempito le buche con calcestruzzo e altro
materiale – ricorda uno dei suoi amici – e la strada non sembrava più così
pericolosa». Il cacciatore sull'auto, aveva caricato tre gabbie con gli uccelli
da richiamo: sabato inizia la caccia e Mauro Barcella, esperto capannista da
anni, si stava preparando all'avvio della stagione venatoria. Mancavano pochi
metri per arrivare al capanno quando è accaduto l'incidente. La Panda, dopo
l'urto contro la montagna, si è ribaltata lasciando incastrato nell'abitacolo
il pensionato. È stato un altro cacciatore di passaggio a dare l'allarme, verso
le 10. Ha visto l'auto capovolta e ha chiamato il 118. Sul posto sono
intervenuti una pattuglia della polizia intercomunale dei colli. Gli agenti
hanno raggiunto il luogo dell'incidente con una jeep mentre i vigili del fuoco
di Bergamo, anche loro sul posto con una camionetta, hanno provveduto a
estrarre il corpo del pensionato dall'auto. Da un elicottero inviato dal 118 è
stato invece calato un medico che ha constatato il decesso del cacciatore. Nel
frattempo, all'imbocco di via Madonna d'Argon, diffusasi la notizia della
disgrazia, erano arrivati parenti e amici del pensionato. Anche il sindaco
Angelo Pecis ha raggiunto la zona del campo parrocchiale per avere notizie di
quanto successo. Verso mezzogiorno la salma di Mauro Barcella è stata
trasportata con il furgone delle pompe funebri fino a casa. Il pensionato,
originario di Torre de' Roveri, abitava in via dei Cluniacensi. Dopo aver
lavorato come autista in una ditta di calcestruzzi di Seriate, da una
quindicina d'anni era in pensione. La sua passione era la caccia. Passione che
aveva trasferito al figlio Gabriele, che era titolare del capanno al Casotto.
Mauro Barcella era iscritto alla sezione Federcaccia di San Paolo d'Argon. «Era
uno dei soci più impegnati nell'associazione – ricorda li presidente del
sodalizio venatorio Bruno Mascheretti – sempre presente agli incontri e ai
momenti conviviali. Tante volte io passavo sotto il suo capanno e allora
scambiavamo qualche battuta. Era una persona di spirito, aveva sempre il
sorriso sulle labbra». Il pensionato era anche attivo frequentatore del Centro
anziani comunale di via Rimembranze. «L'ultima volta che l'abbiamo visto qui
con noi a giocare a carte – ricorda il responsabile del gruppo Gian Salvatore
Facagni – è stato domenica pomeriggio. Era proprio una brava persona,
disponibile e di compagnia. Ci mancherà». Mauro Barcella lascia nel dolore la
moglie Maria Pia Allieri e i tre figli: Gabriele, Paolo e Antonella. I funerali
saranno celebrati domani alle 16 partendo dall'abitazione di via dei
Cluniacensi verso la parrocchiale.
GiovanniGhisalberti
www.eco.bg.it/eco/ec12/Provincia/PRO1/a.asp
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15/9/2002
TRAGEDIA NELLA PRIMA GIORNATA
VENATORIA
Un colpo di fucile uccide cacciatore
ARMENO
Tragico incidente di caccia nei boschi di Sovazza di Armeno, piccola
frazione collinare del Lago d’Orta. Un giovane di 32 anni, Enrico Lilla, padre
di due figli, è stato colpito da un colpo di fucile, all’altezza del cuore.
L´episodio è ancora tutto da chiarire, al vaglio dei carabinieri di Orta. Tutto
è accaduto verso le 18 di ieri pomeriggio. Nel primo giorno dell’apertura della
caccia, il giovane e un suo amico avevano organizzato una battuta nei boschi di
Sovazza. Verso le 17,30 i due sono entrati nella boscaglia per cacciare,
probabilmente i cinghiali. Ma mezz’ora dopo è avvenuta la tragedia. Per cause
ancora da accertare, è partita una fucilata che ha raggiunto Enrico Lilla al
torace. L´uomo è crollato al suolo fulminato. L´amico ha immediatamente telefonato
al 118, che dalla base di Borgosesia ha inviato sul posto un elicottero. I
soccorsi però si sono rivelati inutili. L´uomo, colpito al cuore, era già
deceduto. La notizia del tragico incidente si è rapidamente diffusa ad Armeno e
nei centri del Cusio destando profonda impressione. Enrico Lilla era operaio in
una fabbrica di San Maurizio d´Opaglio. Viveva in via Coniugi Torti 11 con la
moglie e i due figli di6 e 5 anni. c. m.
IL COLPO FATALE E´ PARTITO DAL FUCILE
DELL´AMICO NEI BOSCHI DICOIROMONTE LE INDAGINI DEI CARABINIERI
La battuta al cinghiale finisce in tragedia Vittima un operaio di
Armeno sposato e padre di due bambini ARMENO Avrebbe dovuto essere un giorno di
festa. Invece la battuta di caccia di
due amici si è trasformata in tragedia ed oggi due paesi, Armeno e San
Maurizio d´Opaglio, sono in lutto. A perdere la vita domenica pomeriggio, poco
prima delle 16, è stato Enrico Lilla, 32 anni, sposato con Chiara Gabrielli e
papà di due bambini, residente a Sovazza, frazione di Armeno. Il colpo di
fucile che lo ha ucciso è partito, dall´arma di un suo amico fraterno, N.T. di
San Maurizio d´Opaglio. I due sono anche colleghi di lavoro, operai presso la
Giacomini. Una giornata di festa la battuta al cinghiale. I due avevano già
ucciso un cinghiale ed a mezzogiorno erano rientrati a Sovazza a pranzo a casa
di Enrico. «Non ci credo, non riesco ancora a pensare che Enrico sia morto -
dice, stravolta dal dolore e con grande dignità la moglie Chiara - abbiamo
pranzato insieme con i bambini; poi sono andati al circolo a bere il caffè e
sono ripartiti». Hanno lasciato la macchina a
Coiromonte, poi i due cacciatori si sono diretti in basso, verso il
Ronchet. Cosa sia successo forse non si saprà mai anche se i carabinieri della
stazione di Orta cercano di ricostruire l´accaduto in ogni dettaglio. Da
Borgosesia si è alzata in volo l´eliambulanza del 118, ma per lo sfortunato
ragazzo ormai non c´era più nulla da fare. Adesso N.T. è disperato, sotto
choc.E´ stato ricoverato in ospedale: non riesce a capacitarsi per quanto è
successo, ripercorre come in un maledetto film
l´accaduto senza riuscire a dare un senso al drammatico attimo finale.
I due erano provetti cacciatori ed il Lilla era anche presidente di
un´associazione locale di caccia. I funerali dovrebbero svolgersi mercoledì
pomeriggio a Sovazza. La salma è infatti ancora a disposizione
dell´autorità giudiziaria. Si attende il nullaosta a conclusione degli
accertamenti di rito.
Vincenzo Amato
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Alessandria/art6.htm
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15/9/2002
PIADENA. LA VITTIMA È IL 63ENNE
REMO BELLINI. MALORE FATALE DURANTE LA
BATTUTA DI CACCIA
Spara al fagiano e muore d’infarto di Andrea Costa PIADENA — Un malore
improvviso è stato fatale a Remo Bellini, 63enne residente a San Paolo Ripa
d’Oglio, appassionato cacciatore. Ieri mattina, alle 8.05, mentre era a caccia
— primo giorno di apertura della stagione venatoria — insieme ad un amico, è
stramazzato al suolo, rendendo vani i tentativi di soccorso portati dal 118 di
Cremona e da quello di Mantova. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di
Piadena e Casalmaggiore. Bellini, molto conosciuto nel territorio casalasco e
piadenese, lascia la moglie, Chantal di origine belga, e due figli, Edi e
Andrea, entrambi sposati e residenti a Torre de’ Picenardi. Secondo il racconto
dell’amico che si trovava a caccia con lui, Bellini avrebbe esploso tre colpi
col proprio fucile e colpito un fagiano. Proprio per recuperare la preda appena
abbattuta, il 63enne avrebbe accelerato il passo, compiendo uno sforzo improvviso
e forse eccessivo: da qui il malore che lo ha fatto accasciare a terra e ne ha
causato la morte. Tra l’altro, secondo la testimonianza di alcuni conoscenti,
proprio alcuni giorni fa Bellini aveva effettuato, senza riuscire a portarla a
termine, la prova sotto sforzo prescritta da un medico. La salma è stata
trasportata presso il nosocomio di Vicomoscano, anche se è già stata accertata
la morte per cause naturali. La tragedia
si è consumata nei campi piadenesi, vicino al mulino di Vho. In via
Laghetto a San Paolo Ripa d’Oglio, dove risiedeva Bellini, i vicini lo
ricordano con affetto, grande appassionato di caccia, hobby che aveva iniziato
a praticare fin da giovanissima età, «quando ancora doveva firmare suo padre
per lui», raccontano. Il sessantreenne attualmente era pensionato, ma in
precedenza aveva lavorato per una quindicina d’anni presso il pastificio
Nosari, e successivamente aveva svolto la professione di conducente di
autobotti.
www.laprovinciadicremona.it/index.asp?id=26127&sezione=CASALASCO&edizione=20020916
12
15/9/2002
STRONCATO DA UN INFARTO MENTRE
VA A CACCIA
Era uscito di casa all'alba per una battuta di caccia con gli amici. E' morto,
un'ora più tardi, stroncato probabilmente da un infarto. E' stato il figlio,
ieri mattina, a rinvenire il corpo senza vita di Renzo Tassoni, 72 anni, di Ca'
de' Fabbri. Un uomo che in paese conoscevano e stimavano tutti. La caccia, da
sempre, era la sua più grande passione. Doppietta a tracolla, il cacciatore
stava 'puntando' la selvaggina, nella campagna fra la zona industriale di Ca'
de' Fabbri e Minerbio.
Assieme a lui, in una riserva non lontana da casa, c'erano il figlio e
alcuni amici.
Verso le 6.30 il gruppo s'era diviso per postazioni.Ma poco dopo gli
amici, vedendo che Tassoni tardava a rientrare, si sono preoccupati e hanno
dato l'allarme. Così, il figlio ha fatto la triste scoperta. Sul posto, oltre
all'ambulanza, sono arrivati i carabinieri di Minerbio e del nucleo operativo
di Molinella. Ed è scoppiato un piccolo giallo. Di fianco all'uomo, infatti,
c'erano tracce di sangue. Per questo inizialmente s'era pensato a un incidente.
Ma è bastato poco per capire che a uccidere il cacciatore era stato un malore e
che il sangue era quello di una ferita determinata dalla
caduta a terra a seguito dell'infarto improvviso.
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/20:3682704:/2002/09/16
13
15/9/2002
DIFFICILI I SOCCORSI
Impallinato da una fucilata nelle campagne di Terrazzano POMARANCE. La
chiamata al 118 di Pisa è arrivata intorno alle 9 di ieri mattina. Segnalava un
ferito nella zona di Serrazzano, nel comune di Pomarance. L'operatore ha girato
la richiesta di soccorso alla Misericordia di Castelnuovo Valdicecina: «Un uomo
è rimasto colpito da una fucilata durante una battuta di caccia». Medico e
volontari sono subito partiti per recuperare il ferito.
Giuliano Cinci, 50 anni, operaio addetto alla manutenzione delle
strade, abitante in via Castello a Serrazzano, si trovava in un luogo impervio.
Poco prima, durante una battuta di caccia, era stato «impallinato». La dinamica
dell'episodio è ancora in fase d'accertamento.
Per raggiungere il luogo dov'era il ferito, il personale della
Misericordia ha dovuto percorrere una strada sterrata, poi proseguire a piedi.
Quando medico e volontari sono arrivati sul posto, Cinci aveva perso sangue, ma
era cosciente. Secondo un primo esame, un pallino lo aveva colpito al torace,
un altro a un fianco e altri a un gluteo. L'uomo è stato trasportato fino
all'ambulanza, caricato e trasferito all'ospedale di Volterra. Da qui i medici,
dopo i primi accertamenti, lo hanno trasferito all'ospedale di Pisa per esami
più approfonditi. Quanto alla dinamica dell'incidente, è tutto al vaglio dei
carabinieri di Monteverdi che sono intervenuti per le indagini del caso e per
accertare eventuali responsabilità. Secondo una prima ricostruzione, il
colpo che ha ferito Cinci è partito per cause accidentali dal fucile di un
altro cacciatore, il quale è stato segnalato dai carabinieri alla magistratura
per lesioni.
...
Cacciatore ferito a Pomarance
Apertura nel segno di multe per spari a specie protette PONTEDERA. Apertura di caccia tranquilla in
Toscana, anche se nella zona di Pomarance si registra un cacciatore
impallinato, e anche a livello nazionale non sembrano esserci stati particolari
problemi, sia dal punto
di vista degli incidenti che delle contestazioni. Come detto c'è stato
anche un incidente: un cacciatore di 50 anni è rimasto impallinato da un colpo
partito dal fucile di un compagno di
battuta. L'incidente è accaduto ieri mattina a Serrazzano nel comune di
Pomarance. Il ferito è Giuliano Cinci, 50 anni, operaio addetto alla
manutenzione delle strade, residente a Serrazzano. L'uomo, rimasto cosciente, è
stato soccorso da un medico e dai volontari della
Misericordia di Castelnuovo Valdicecina, quindi è stato trasportato
all'ospedale di Volterra. Qui i medici, dopo i primi accertamenti, ne hanno
disposto il trasferimento all'ospedale di Pisa per esami più approfonditi.
Secondo un primo esame, Cinci è stato colpito da un pallino al torace, da un
altro a un fianco e da altri ancora a un gluteo. Il cacciatore dal cui fucile è
partito il colpo è stato
segnalato alla procura. Da segnalare anche che, nella provincia di
Livorno, ci sono stati
diversi cacciatori che sono stati pizzicati dalle guardie della Gav e
dalla polizia provinciale mentre sparavano senza mantenere la giusta distanza
dalle case, o, peggio ancora, mentre tiravano a specie
protette. In particolare, se i primi si sono visti comminare una
sanzione amministrativa da 208 euro, per i secondi è scattata la denuncia
penale oltre al sequestro del fucile e della selvaggina. In
particolare la maggior parte di questi casi ha riguardato l'uccisione
di tortore del collare, mentre un rarissimo esemplare di «Re di Quaglie» è
stato trovato ferito e, dopo il sequestro, portato al centro Lipu di Livorno
per essere curato.
Sul fronte degli ambientalisti si segnalano le iniziative lanciate a
livello nazionale dal Wwf che chiede il ritiro del Ddl che consentirebbero alle
Regioni di far aprire la caccia fuori dai tempi e modi della legge nazionale.
Ancor più drastica l'iniziativa della Lav, Lega antivivisezione, che chiede di
abolire l'attività venatoria.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_16/cecina/cronaca/lr104.htm
14
15/9/2002
SPARI DAI CAPANNI VICINI ALLA
PISTA. CICLISTI SPAVENTATI: «LE PALLOTTOLE FISCHIAVANO SOPRA LA TESTA»
Storo, battuta di caccia sulla ciclabile STORO-BAITONI - «Per un momento mi sono chiesto se fossi in
Afghanistan o in Cecenia. Ho preso davvero paura, perché mi fischiavano le
pallottole sopra la testa». Commenta così, con il tono indeciso fra lo stupore
e lo spavento, il nostro lettore l´esperienza vissuta ieri mattina. «Avevo
deciso di fare un giretto sulla pista ciclabile nei
dintorni di Storo, giusto per disintossicarmi dal lavoro della
settimana. Stavo percorrendo la pista ciclabile, nel tratto che dal Ponte dei
Tedeschi (sulla strada che dalla Statale del Caffaro, fra
Lodrone e Ponte Caffaro, conduce alla Provinciale fra Baitoni e Storo)
porta verso il lago d´Idro, quando all´improvviso dai capanni che sono
collocati ad una ventina di metri di distanza dalla pista sono partiti ripetuti
colpi di fucile di cacciatori che intendevano prendere degli uccelli».
Probabilmentembrotte e responsabili dei
sindacati agricoli, questo sì. Il motivo risiedeva nella difficile convivenza
fra le doppiette ed il grano. Poi, un protocollo d´intesa stabilì che i
cacciatori possono sparare nei campi solo dopo che i contadini hanno raccolto
tutto il grano. Hai visto mai che ora diventi necessario firmare un accordo
pure con gli appassionati del pedale?
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=225076
15
15/9/2002
Pietrabruna, fraz.
Boscomare (IM), scambiato per fagiano è ferito al collo, al braccio, alla
spalla.
A.D. cacciatore
Secolo XIX, pag.
Imperia-Sanremo pag. 14 del 16/9/2002.
16
15/9/2002
Via Pico della
Mirandola, Roma ferita al collo G.M. donna di 66 anni con fucile ad aria
compressa usato per sparare a cani, gatti, uccelli.
LAC News.
17
15/9/2002
CROAZIA – CACCIATORE ITALIANO
CONFONDE AEROMODELLO CON UCCELLO
«Come mira bisogna lasciarlo stare. E come occhio clinico, cioè come
capacità di discernimento del tipo specifico di selvaggina, volatili in
particolare, cui destinare il piombo, è proprio uno strazio». Così dicono gli amici
del bar, venuti a conoscenza della «sciagura venatoria in cui è rimasto vittima
in terra straniera Remigio, noto artigiano, ma anche implacabile doppietta»,
accompagnato in Jugoslavia dal suo cane, un bracco di consistenti dimensioni.
Dopo essersi regolarmente prenotato, il cacciatore si è recato in quella terra,
non nuova per lui, per una battuta definita di allenamento. Peccato per il
carniere, che ha reso amara questa spedizione. È andata così: mentre Remigio si
trovava nella boscaglia, agghindato come si deve, gli è passato davanti al
mirino un volatile di stranissima fattura. «Sarà un uccello tipicamente croato
- disse fra sé e sé l'uomo - comunque adesso lo tiriamo giù così vediamo di che
specie è». Sparò e l'uccello, emettendo un suono metallico, stramazzò al suolo,
e il fedele segugio, che sa distinguere la selvaggina tanto come il suo padrone
lo riportò a Remigio seguito a breve distanza da un codazzo di slavi furiosi.
Così, in pochi secondi il nostro cacciatore si è trovato circondato da una turba
minacciosa e con in mano un groviglio metallico che altri non erano che i resti
di un notevole (quasi un elicottero) aeromodello librato nell'aria da alcuni
amatori di questo sport, per cui, a un certo punto, è stato costretto a
spiegare l'equivoco. Siccome Remigio della lingua jugoslava conosce soltanto la
parola Tito, l'impresa non gli era proprio possibile. Per questo motivo, si è
visto, dopo non poche peripezie e con modi piuttosto bruschi, rispedito a casa
quale ospite (per non dire turista) indesiderato, con preghiera di non mettere
più piede sul suolo croato per almeno 25 anni. Altrimenti
sarebbe stato trattato alla stregua di un invasore. In pratica, avrebbe subito
la stessa sorte dell'aeromodello. È in considerazione in questo spiacevole
episodio che in tutti gli aeroporti compreso il «Verdi» di Parma saranno
esposti cartelli in cui si avverte che la caccia oltre i patrii confini è
vietata ai cacciatori d'allevamento. In Oltretorrente, si vendicano sulla
povera doppietta, affibbiando al buon Remigio il nomignolo di “Contraerea”
www.gazzettadiparma.it
18
15/9/2002
DOMENICA E´ STATA SFIORATA LA
TRAGEDIA NEI BOSCHI DELLA VAL TANARO
Parte un colpo e ferisce cacciatore Ormea, proiettile di rimbalzo ha
raggiunto un pensionato ORMEA Sarebbe stata una pallottola di rimbalzo a
colpire al braccio, domenica pomeriggio, una «doppietta» impegnata in battuta
di caccia nei boschi dell´Alta val Tanaro. Il ferito si chiama Bruno Raviola,
ha 64 anni e vive ad Albenga. Sposato e pensionato, l´uomo talvolta trascorre i
fine
settimana con gli amici nella zona di Ormea. Così è stato anche
domenica, quando le «doppiette» hanno fatto una delle loro prime uscite
stagionali. La dinamica dell´incidente è ancora in corso di accertamento da
parte dei carabinieri, diretti dal sostituto procuratore Ezio Basso.
Raviola (che è stato poi raggiunto e soccorso dall´elicottero del 118)
è rimasto ferito al braccio sinistro da un colpo partito dal fucile di un
cacciatore appartenente a un´altra squadra. Il proiettile sarebbe rimbalzato
per fatalità.
www.lastampa.it/Search/AlbiCerca/risultato.asp?IDarticolo=653238
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15/9/2002
CAMPOSANTO. GESTO AVVENTATO DI
UN BASTIGLIESE
Cacciatore spara e ferisce un collega di Mirandola che finisce all'ospedale di
Alberto Bombarda
CAMPOSANTO. Una battuta di caccia che poteva finire in tragedia. E'
quello che è accaduto nelle campagne intorno a Camposanto domenica mattina.
Alla fine uno sfortunato cacciatore mirandolese 55enne se l'è cavata con tre
punti di sutura ad un braccio ed escoriazioni varie al polpaccio destro, mentre
un suo amico è stato solo sfiorato dai pallini. Ma ecco la ricostruzione
dell'episodio. Domenica mattina un paio di amici di Mirandola approfittano
dell'apertura della stagione venatoria e si recano nelle campagne di Camposanto.
Obiettivo, le lepri. Come accade molte volte, a cacciare c'erano altre persone
nei dintorni. E stavolta non è filato tutto liscio. A un certo punto infatti
dal fucile di un componente di un altro gruppetto di tre persone, provenienti
da Bastiglia e Bomporto, è partito uno sparo. Ma la distanza non era tale da
incutere sicurezza nei due amici di Mirandola. C'erano solo trecento metri tra
i due gruppi. Così, una volta sentita la detonazione e appurata in un istante
la traiettoria, uno dei due cacciatori mirandolesi si è abbassato ed è riuscito
d'istinto a proteggersi la testa con un braccio. Mai mossa fu più decisiva. Un
pallino del rosone lo ha infatti ferito nello stesso braccio, provocandogli una
ferita poi medicata all'ospedale di Mirandola con tre punti di sutura. Il
55enne ha riportato anche escoriazioni al polpaccio destro e l'amico è stato
leggermente colpito al mignolo.
Dopo l'accaduto il feritore si è subito recato a portare soccorso e
pronte scuse. Ma l'automatica denuncia scattata nei suoi confronti potrebbe far
decidere alla Federcaccia la sospensione o la revoca del patentino.
www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it/gazzettamodena/arch_17/modena/appennino/dp602.htm
20
15/9/2002
MOLINETTO.
PROBABILE MALORE
Un giorno di caccia finito in tragedia: la vittima è il titolare di una nota
officina Sarà eseguita oggi l’autopsia
sul corpo del cacciatore trovato morto domenica in un campo a Molinetto di
Mazzano. Non sembrano comunque esserci molti dubbi: Giampietro Tonni - questo
il nome della vittima -,
55 anni (era nato nel marzo del 1947), sarebbe stato stroncato da un
malore. In ogni caso il suo decesso sembra legato a cause naturali. Dopo le
polemiche di fine agosto legate a una nuova sentenza del Tar, che aveva in
sostanza annullato il calendario venatorio, nello scorso fine
settimana per i cacciatori era finalmente arrivato il grande giorno. Un
momento molto atteso anche da Giampietro Tonni, che domenica era uscito
prestissimo per una mattinata a caccia che, purtroppo, è finita in tragedia.
I familiari del cacciatore mazzanese, non vedendolo tornare a casa,
hanno dato l'allarme e hanno avviato le ricerche. Il corpo dello sfortunato
cacciatore è stato ritrovato ormai senza vita in un campo di Molinetto.
Giampietro Tonni lascia la moglie Elda e il figlio Marco di 22 anni.
La notizia della morte del cacciatore ha suscitato vivissimo cordoglio
a Mazzano, dove l’uomo era molto conosciuto e stimato. Con il fratello Armando
gestiva infatti un'avviata autofficina (la Tonni Fratelli, situata in via Bianchini
34, proprio di fronte alla nuova sede del Cosp e vicino alla scuola media),
autorizzata a vendere e riparare i veicoli (fra cui la Nissan).
Giampietro era conosciuto come artigiano bravo e onesto. «E non lo
diciamo - spiega un conoscente che preferisce non essere citato - perche'
adesso è morto e dei morti non si può dire che bene. Un esempio? L'auto di un
mio amico di Brescia che passava da Mazzano aveva iniziato ad emettere fumo.
L'amico si è recato all'autofficina di Tonni, che ha garantito un’assistenza
cordiale e immediata. Subito il piccolo guasto è stato individuato e riparato.
Senza alcuna spesa».
I funerali di Giampietro Tonni si svolgeranno domani, mercoledi 18
settembre, alle ore 15, partendo dall'abitazione di via Diaz 6 per la chiesa
parrocchiale di Sant'Antonio a Molinetto.
Alfredo Laffranchi
www.bresciaoggi.it/storico/20020917/Provincia/B.htm
21
15/9/2002
Ferito agricoltore che raccoglieva fieno a Cortefranca (BS). Ferito
alla guancia e al torace.
LAC News
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15/9/2002
Lodi. Colpito alla
spalla volontario di Legambiente Tansini Dario.
LAC News
23
15/9/2002
Bonnieux – Francia
del sud. Morto per pallettone da
cinghiale. Il proiettile aveva già trapassato il cinghiale!
LAC News
24
18/9/2002
EX POLIZIOTTO FERITO IERI
MENTRE ERA A CACCIA
Raggiunto al volto da un colpo di fucile ALESSANDRIA «Con la caccia ho chiuso definitivamente». Non ha
dubbi l´ex poliziotto alessandrino Vincenzo Teti, raggiunto al volto da una
rosa di pallini mentre stava cacciando nella zona di Gamalero. A pochi giorni
dall´avvio della stagione venatoria si registra un incidente di caccia che,
fortunatamente, non si è trasformato in tragedia. La disgrazia è accaduta nella
mattinata di ieri. Teti, che abita con la famiglia in città, in via Tagliata 8,
già dipendente della Questura alessandrina, aveva deciso di andare a caccia in
compagnia di un amico, ispettore di polizia.
Mentre stavano aggirandosi nella campagna, è partito un colpo, sparato
inavvertitamente da un giovane genovese, che si trovava a meno di una
ventina di metri di distanza da Teti.
Quest´ultimo è stato raggiunto dalla rosa di pallini al viso,
all´orecchio, a alla spalla e a un braccio. «Paura? Sì certo» ammette
l´ex poliziotto, che, in oltre cinquant´anni di attività venatoria, non era mai
stato coinvolto in un incidente. «Ho cominciato ad andare a caccia fin da
quando ero ragazzino - racconta - ma adesso, dopo quel che è successo, ho
deciso di smettere». Non ha dubbi Vincenzo Teti: il fucile resterà appeso al
chiodo. Sono stati l´amico e il giovane cacciatore ligure che ha fatto partire
inavvertitamente il colpo a soccorrere l´ex poliziotto. È stato accompagnato
all´ospedale di Alessandria, dove è stato medicato e poi dimesso. Ieri, in
serata, il dolore si era un po´ attenuato, ma non la paura per il pericolo
corso. Sull´episodio è stata aperta
un´inchiesta. Ma a Gamalero la notizia ieri sera non era ancora di dominio
pubblico. Neppure alla Locanda dei cacciatori, in piazza Aldo Moro, se n´era
sentito parlare.
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Alessandria/art11.htm
25
18/9/2002
PARTE UN COLPO DAL FUCILE DA
CACCIA AGRICOLTORE SALVATO DA UN INFERMIERE
MANSUE'. Si stava recando nei campi vicino a casa per la vendemmia
quando, improvvisamente a bordo del trattore, a causa di un sobbalzo per il terreno
gibboso, è partito un colpo dal fucile da caccia che per passione si porta
sempre appresso.
Silverio Silvestrini, 66 anni, di Basalghelle, residente in via
Perezzi, è rimasto gravemente ferito alla gamba sinistra. L'agricolore è caduto
dal proprio mezzo e poco dopo ha perduto i sensi. Fortuna ha voluto che a poca
distanza si trovasse Giuseppe Silvestrini, parente di Silverio, infermiere
professionale. Il giovane si è reso conto di quanto era accaduto e ha subito
prestato a Silverio i primi e provvidenziali soccorsi. E' stata allertata
l'ambulanza del Suem di Oderzo che ha
prelevato l'uomo ferito nei campi. Silverio Silvestrini è stato
trasportato al pronto soccorso
dell'ospedale di Oderzo dove, dopo essere stato medicato, è stato
sottoposto ad un intervento chirurgico per suturare la ferita. L'incidente si è
verificato ieri pomeriggio verso le 17,30, nei campi di via Perezzi di
proprietà dei Silvestrini. Sul posto dell'infortunio si sono portati anche i
carabinieri della stazione di Fontanelle per i rilievi di legge. Alcuni anni fa
anche il padre di Silverio, Mario Silvestrini, era rimasto vittima di un
incidente sul lavoro: aveva perso una gamba finita
in un cardano.
BASALGHELLE
FERITO CON IL FUCILE
E' in Ortopedia MANSUE'. E'
ricoverato con 40 giorni di prognosi nel reparto di
Ortopedia dell'ospedale di Oderzo Silverio Silvestrini, l'agricoltore
di 66 anni di Basalghelle, residente in via Perezzi, che mercoledì pomeriggio
si è ferito nei propri campi con un colpo di arma da fuoco. Il colpo è partito
dal fucile da caccia dell'uomo che portava appresso sul trattore mentre si
recava nei campi per la vendemmia. Forse a causa di un sobbalzo del terreno,
dal fucile è partito il colpo ferendo alla gamba sinistra Silvestrini che è
svenuto. I fatti verranno chiariti dai
carabinieri di Fontanelle.
www.tribunatreviso.quotidianiespresso.it/tribunatreviso/arch_19/treviso/
oderzo/tp708.htm
26
18/9/2002
MISTERIOSO EPISODIO TRA
CARPIGNANO E SIZZANO: LA ROSA DEI PALLINI LO HA
RAGGIUNTO AL VOLTO
Camionista è ferito in autostrada dal colpo di fucile di un cacciatore vicino a
CARPIGNANO SESIA .Un colpo assordante e il cristallo del camion che va in
frantumi, mentre il conducente viene colpito al naso e sotto l´occhio da due
pallini. Impallinato come un fagiano: peccato che la «preda» sia questa volta
un camionista novarese, che, alla guida di un Tir, stava percorrendo la
Voltri-Sempione. L´incredibile incidente è accaduto l´altro pomeriggio
sulla A26, nel territorio al confine tra Carpignano Sesia e Sizzano: I. A., 35 anni,
autotrasportatore di Novara, era alla guida di una «cassa mobile», un Tir che
viene utilizzato per trasportare i container. Il camion era diretto verso Sud,
quando è accaduto l´incidente: dalla parte opposta, dai campi adiacenti
l´autostrada, è partita da un fucile una rosa di pallini, e due hanno centrato
l´abitacolo del camion, mandando
in frantumi i vetri e colpendo al naso e sotto l´occhio il povero
camionista, raggiunto da due pallini. L´autostrasportatore è riuscito a
fermarsi sulla corsia di emergenza e ha chiesto subito soccorso: sono arrivati
immediatamente gli agenti delle pattuglie della polizia stradale di Romagnano
Sesia e l´ambulanza medicalizzata da Novara. Il camionista, superato lo choc, è
stato subito medicato dai medici: fortunatamente i pallini avevano provocato
soltanto delle lievi ferite, ma uno era andato vicinissimo all´occhio. Sono
stati chiamati anche i carabinieri e gli agenti del corpo forestale dello stato
per individuare il cacciatore responsabile del ferimento, ma i controlli,
benchè
accurati, non hanno consentito di individuare il colpevole. «La zona -
dicono al comando di polizia di Romagnano Sesia - era piena zeppa di
cacciatori. Di certo c´è che il tiro era teso, tanto da avere causato le
ferite, e quindi è stato sparato molto vicino all´autostrada. Il fatto,
nonostante le conseguenze siano state limitate per la persona colpita, resta
certamente molto grave». A sparare deve essere stato uno dei cacciatori che si
dedicano alla caccia stanziale, in particolare a lepri
e fagiani. Il responsabile deve avere visto un capo di selvaggina
evarsi in volo verso l´autostrada ed ha sparato, non rendendosi conto della
vicinanza alla sede stradale. La legge prevede infatti che si
possa sparare ad una distanza di almeno duecento metri dai centri
abitati e da strade ed autostrade, mentre in questo caso lo sparo è partito da
non più di trenta, quaranta metri dalla carreggiata. L´incidente segue di pochi
giorni la tragedia di Armeno, in cui ha perso la vita un cacciatore di 32 anni,
ed aumenta le preoccupazioni fra gli enti preposti al controllo ed
all´incolumità delle persone. Il prefetto Renato Pisani ha già preannunciato
che porterà l´argomento alla
riflessione del prossimo comitato provinciale dell´ordine e della
sicurezza pubblici. «Se dopo la disgrazia di Armeno eravamo preoccupati - dice
la dottoressa Alessandra Stefani, cordinatrice provinciale del corpo forestale
dello stato - adesso siamo molto preoccupati e su questo
episodio occorre meditare bene». Conclude Alessandra Stefani: «Finchè
tutti rispettano le regole e adottano il buon senso, è possibile la coesistenza
fra i cacciatori, i coltivatori diretti e i raccoglitori di funghi; in caso
contrario gli equilibri si rompono e la situazione diventa decisamente grave».
Marcello Giordani
LE DOPPIETTE SI DIFENDONO
«E´ stato un episodio isolato»sul collo. La correttezza dei cacciatori ritengo che non possa essere
messa in discussione: la prova è che prima di quest´anno nella nostra provincia
non abbiamo mai avuto problemi, il che conferma che gli appassionati della
caccia siano persone responsabili». Come può però capitare che un camionista
venga colpito in autostrada da due pallini sparati da un fucile da caccia? «Non
conosco nulla di questo incidente, quindi non posso fare delle considerazioni
in merito, ma mi sembra quasi
impossibile che si sia verificato. Torno a ripeterlo: i cacciatori
rispettano le normative e quindi anche quella che prevede la distanza minima
dalle abitazioni o dalle strade». Le due Atc della provincia sottolineano che
«l´attività venatoria si svolge nel pieno rispetto
delle regole; per quanto riguarda la caccia al cinghiale sono stati
organizzati degli appositi corsi preparatori per i capisquadra, proprio per
garantire la massima responsabilizzazione». I coordinatori delle associazioni
venatorie invitano a non scambiare un incidente con un episodio colposo: «In
tutte le pratiche sportive possono capitare degli incidenti - commenta Mario -
che sono ovviamente fortuiti, casuali. Non devono fornire lo spunto per fare
campagne contro i cacciatori, una categoria di persone responsabili. Non è
giusto che arrivino certe critiche, perchè non tengono conto della
responsabilità dei cacciatori».
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Novara/art4.htm
27
18/9/2002
GESTISCE RISTORANTE A TORRE
BORMIDA
Trentenne ferito al petto dai pallini della fucilata sparata contro una lepre a
TORRE BORMIDA
Incidente di caccia nelle campagne del paese della Valle Bormida.
Sandro Rizzolo di 30 anni, abitante a Torre Bormida, è rimasto ferito durante
una battuta di caccia alla lepre con amici. E´ stato colpito al torace e alla
mano: dapprima trasportato con l´elisoccorso all´ospedale San
Lazzaro di Alba è stato poi trasferito al Santa Croce di Cuneo: la
prognosi è riservata. Secondo la prima ricostruzione dei fatti Rizzolo sarebbe
stato colpito da alcuni pallini, sparati ad una lepre da un compagno, che
sarebbero rimbalzati finendo contro l´uomo. Per stabilire le modalità sono
ancora in corso indagini da parte dei carabinieri di Cravanzana e di Alba
diretti dal tenente Gianluca Rossini. Sandro Rizzolo è contitolare, con il
fratello Andrea, del locale «Ristorazione
2000». Il padre, Marziano Rizzolo, è vice sindaco di Torre Bormida da
molti anni.
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Cuneo/art7.htm
28
19/9/2002
A VILLARASPA DI MASON
Misteriosa fucilata Grave agricoltore Un agricoltore di Villaraspa di
Mason, Giovanni Pigato, 61 anni, è ricoverato in gravissime condizioni
all'ospedale dopo essere stato colpito da una fucilata alla pancia.Un episodio
dai contorni ancora poco chiari. Risultati dell'indagine sull'agricoltore
ferito nella trappola da lui preparata Un fucile contro la volpe ma ad 80 cm
d'altezza Non è ancora ben chiaro il motivo di quell'arma puntata (sil. f.) Comincia a delinearsi la dinamica
del grave incidente accaduto mercoledì sera a Villaraspa di Mason, nel quale è
rimasto seriamente ferito un agricoltore, colpito al fianco da una fucilata. Le
indagini compiute dai carabinieri hanno sostanzialmente confermato i primi sospetti.
Giovanni Pigato, 61 anni, residente in via Fosse 79, è rimasto vittima di una
trappola da lui stesso preparata. Ma a chi voleva sparare? Qui sorgono i dubbi.
L'agricoltore avrebbe riferito che l'obiettivo era una volpe che da qualche
tempo fa razzia nella sua proprietà. Una
versione che però cozza con quanto i carabinieri hanno trovato sul luogo
dell'incidente. Incidente che, a questo punto, è stato ricostruitonei dettagli.
A colpire l'agricoltore è stata una scarica di pallini partita da una doppietta
che l'uomo stesso aveva saldamente fissato ad un albero, puntellandola con un
pezzo di legno. A destare perplessità l'altezza cui era stato piazzato il
fucile, ben saldo a 80 centimetri daterra, con le canne orizzontali; più ad altezza
d'uomo, insomma, che di volpe... Pigato aveva collegato il grilletto con un
filo al quale aveva fatto fare una serie di giri all'interno della proprietà,
sempre a poco meno d'un metro d'altezza da terra, al punto che i cani potevano
passarci tranquillamente sotto, senza innescare il meccanismo. A questo punto, viene
davvero da pensare che la trappola mirasse più che a una volpe ad vero e
proprio... volpone.
Le condizioni di Giovanni Pigato, intanto, stanno un po' alla volta migliorando.
Dopo l'intervento chirurgico, l'agricoltore ha potuto lasciare la rianimazione
ed è ora ricoverato in chirurgia. Non è escluso che nel giro di qualche giorno
possa fare ritorno a casa. Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno scoperto
che la doppietta dalla quale è partito il colpo non era stata denunciata.
Pigato ha detto di averla trovata casualmente, qualche tempo fa, durante una
passeggiata
in campagna. Una spiegazione che non gli ha evitato la denuncia per detenzione
illegale di arma
www.ilgiornaledivicenza.it/storico/20020920/primapagina/Eaa.htm
29
22/9/2002
TRAGEDIA VENATORIA. L'INCIDENTE
IERI MATTINA VERSO LE 9.30 VICINO A UNA
FATTORIA A SOSSANO
Cacciatore ucciso dal suo fucile Punto da un'ape ha perso l'equilibrio e l'arma
è caduta Sossano. (i.t.) Come in un
film dell'orrore. Un cacciatore è stato fulminato dal suo stesso fucile caduto
per terra in maniera accidentale, dopo essere stato punto da un insetto. Se
l'esistenza è tracciata nel grande libro del mistero, per quella del cacciatore
Fausto Balduzzo era scritto un epilogo col sangue nella maniera più assurda e
sfortunata. Dopo essere stato punto per
un paio di volte dalle api a una mano sull'aia della vecchia fattoria di
famiglia, ed essersi fatto medicare dalla moglie, è tornato all'esterno con
l'intenzione di tornare ancora a fare quattro passi, ma è stato di nuovo
disturbato dagli insetti. Ha allora lasciato cadere accidentalmente il fucile
che imbracciava e il colpo l'ha centrato al petto, fulminandolo. La tragedia è
accaduta ieri mattina poco dopo le 9.30 a Sossano in via Mottolo, dove sorge la
casa natale dei Balduzzo. I fratelli
Fausto, 67 anni, noto commerciante di Montecchio Maggiore, dove risiedeva in
via Campania 5, e Annibale, abitante a Sossano in via Costa, si erano alzati
presto per dedicare la prima parte della giornata festiva alla passione che
coltivano fin da ragazzi. Tra l'altro, Fausto è proprietario di un capanno
situato non molto lontano dalla fattoria ristrutturata. Insomma, doveva essere,
come da tradizione consolidata, una battuta nelle campagne del Basso Vicentino.
Così in effetti è stato per qualche
ora, ma quando sono state le 9, poichè il bilancio era negativo, Annibale e
Fausto hanno deciso di averne abbastanza e di ritornare verso la casa di
famiglia. A quel punto mentre Annibale
ha salutato il fratello, Fausto ha deciso di trattenersi ancora un po', perchè
gli sembrava troppo presto alzare bandiera bianca alle 9. Purtroppo per lui, nell'aia accanto
all'abitazione, è stato punto una o due volte dagli insetti, che gli hanno
provocato non poco fastidio. «Guarda che cosa mi è successo», ha spiegato
Fausto poco dopo alla moglie Emilia, riferendosi al rigonfiamento provocato
dalle punture. La moglie, premurosa, l'ha disinfettato e con Fausto ha
trascorso
insieme ancora alcuni minuti. Sarebbero stati gli ultimi della loro lunga
e affiatata storia.
Quindi Fausto ha salutato la moglie dicendole che faceva l'ultimo giro prima
di chiudere per quel giorno. «Lo faccio più che altro per fare un po' di moto,
tanto so che non prenderò nulla, ma sono solo le 9», le ha detto per l'ultima
volta. Sono trascorsi pochi momenti. Nell'aria si è sentita rimbombare una fucilata
a due passi da casa, a non più di venti-trenta metri. La signora Emilia, sulle
prime non ci ha fatto caso. È stato un quarto d'ora più tardi che le si è
presentata davanti la scena raccapricciante. Una scena che non potrà mai più
scordare. Il suo uomo giaceva a terra, ormai privo di vita. La rosa dei pallini
partita da una cartuccia calibro 12 esplosa dal semiautomatico
"Beretta" l'aveva raggiunto al petto, uccidendolo praticamente
all'istante. È scattato l'allarme al 118 e ai carabinieri. I militari della
stazionedi Sossano sono arrivati nel giro di pochi minuti, mentre per stilare
il referto di morte è intervenuto il medico legale. Per la ricostruzione
attendibile della disgrazia ci sono volute un paio d'ore, poichè gli
investigatori dopo avere parlato con la signora Emilia e con il fratello
Annibale, ritornato precipitosamente sul posto quando
è stato avvisato, hanno trovato sotto la salma la cartuccia che in un primo
tempo non saltava fuori. E dal semiautomatico mancava appunto un colpo.
Ma com'era stato possibile un simile incidente? Per gli investigatori, che
hanno informato il pm Paolo Pecori, con ogni probabilità Fuasto Balduzzo una
volta uscito all'aperto è stato attaccato di nuovo dagli insetti, l'arma è
caduta e, rivolgendosigli contro, l'ha ucciso. Non ci sarebbero altre
spiegazioni plausibili. Un banale, ma terrificante incidente.
www.ilgiornaledivicenza.it/storico/20020923/cronaca/Aaa.htm
30
22/9/2002
TRAGICA CONCLUSIONE DI UNA
BATTUTA SELETTIVA DISPOSTA DALLA PROVINCIA.
I carabinieri sequestrano il fucile Spara al cinghiale, uccide l'amico
Tragedia a Serravalle di Norcia dove è morto un autista dell'ospedale NORCIA - E' morto sul colpo. Nazareno
Loretucci, Renzo per gli amici, autista delle ambulanze presso l'ospedale di
Norcia, è stato colpito dai pallettoni
destinati al cinghiale. Sparati da uno dei componenti della sua squadra (R.M.,
41 anni, anche lui di Norcia) nella quale erano anche suo fratello, i suoi
figli e tanti suoi nipoti. Una tragedia assurda che
ha portato dolore e disperazione a Serravalle di Norcia, dove tutti si conoscono e dove le parentele si intrecciano.
E dove c'è una delle squadre storiche della caccia al cinghiale che, agli
ordini di Gennaro Nobili che ne è il capo, batte il bosco secondo le
disposizioni della Provincia che emana il calendario delle battute selettive.
Quella di ieri era la quarta delle cinque giornate previste. Ieri mattina, tra
i boschi della Valnerina, si sono mosse due squadre: quella di Serravalle e
quella di Norcia. In due zone diverse ma non distanti tra loro. Una ventina di
cacciatori in contatto con le radio trasmittenti e con i cellulari. Quassù
tutti sanno come comportarsi,
tutti sanno come muoversi. L'esperienza è tale da aver evitato, fino ad
un anno o due fa, gravi incidenti. Ma ultimamente per diverse ragioni accadono
cose mai accadute. Come che ci sia il morto. Renzo è stato dilaniato dai
pallettoni. Caduto a terra è morto quasi subito. Impotenti tutti, nonostante
dalla radio trasmittente e dai cellulari siano partiti disperati messaggi di
aiuto. Ma arrivare lassù, tra i boschi prima di Serravalle, sotto l'abitato di
Legogne, è stato difficile. La salma è stata trasportata all'obitorio di
Spoleto nel tardo pomeriggio e il magistrato (Manuela Comodi, della Procura di
Spoleto) ha disposto l'autopsia. I carabinieri di Norcia che hanno steso il
primo verbale sull'accaduto dopo aver interrogato per gran parte del pomeriggio
sia il caposquadra che i componenti della squadra. E hanno sequestrato il fucile
che ha sparato. La zona dell'incidente è impervia e la boscaglia fitta al punto
da rendere complessa la visibilità. E questa potrebbe essere stata una delle
cause dell'incidente.
Norcia è sconvolta per questa tragedia. Un paese scosso dal dolore si interroga
sul perchè, da qualche tempoe, stia accadendo quello che a memoria d'uomo non
si ricorda. Troppi giovani inesperti nelle squadre? Troppi cacciatori nei
boschi? Chissà.
Al.Men.
http://ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20020922/06_UMBRIA/UMBRIA_REGIONE/Bae.htm
31
22/9/2002
L'allarme è scattato nel pomeriggio, quando Donato Caprioli non ha
fatto ritorno a casa per il pranzo Malore
a caccia, muore nel canale La tragedia a Fanna: il cadavere è stato recuperato
al Dandolo dopo ore di ricerche Tragica battuta di caccia ieri pomeriggio a
Fanna. Donato Caprioli, 79 anni, residente nel centro pedemontano in via
Castellani, è finito in un canale all'altezza del santuario di Madonna di
Strada. Da qui il suo corpo è stato trascinato dalla corrente sino al Dandolo
di Maniago, a più di dieci chilometri di distanza.
Caprioli era uscito dalla sua abitazione intorno alle 9. Impermeabile, stivali
e fucile in spalla, l'uomo aveva detto alla moglie che sarebbe rincasato per
ora di pranzo. Alle 14, non vedendolo rientrare, la consorte ha chiesto aiuto
agli amici cacciatori. La solidarietà degli amanti delle doppiette si è
concretizzata fin da subito in vaste perlustrazioni della zona solitamente
frequentata dal collega.
Solo quando nelle vicinanze del canale sono stati individuati il fucile
e il cane della vittima è scattato l'allarme ai carabinieri e ai vigili del
fuoco di Maniago. I militari dell'Arma, coordinati dal maresciallo Antonio
Palermo, hanno intuito che qualcosa di grave fosse accaduto
all'interno della conduttura irrigua e hanno convocato sul posto un responsabile
del Consorzio di bonifica Meduna Cellina. Il dirigente dell'organismo che
gestisce gli impianti idrici ha messo a disposizione degli inquirenti una mappa
del percorso a cielo aperto. E' stata
immediatamente visionata la prima chiusa, posta in comune di Arba. Trovandola
aperta, i carabinieri si sono spostati più a sud, raggiungendo la seconda grata
situata al Dandolo di Maniago. Erano circa le 18. Proprio in quel momento è
arrivata la telefonata di conferma di
alcuni cacciatori i quali, precedendo i soccorritori, si erano già recati
nella frazione della cittadina delle coltellerie. Qui, in mezzo ai campi e
sotto una pioggia battente, è stato rinvenuto il cadavere di Donato Caprioli,
incastrato sotto la chiusa della conduttura. Sul posto è stato fatto
intervenire il medico legale Sergio Tollut. Nel frattempo i vigili del fuoco si
sono calati in acqua e hanno trattenuto con le mani la salma per evitare che
l'improvvisa apertura della grata convogliasse una corrente tale da farla
scivolare lontano. Una volta tirato a riva, il corpo è stato ispezionato dal
dottor Tollut. Per il momento il medico non si sbilancia, parlando di un quanto
mai probabile malore. In ogni caso, anche per un'esplicita richiesta avanzata
in questo senso dai familiari, oggi stesso all'ospedale di Maniago verrà effettuata
l'autopsia che chiarirà le cause del decesso.Sembra, comunque, che l'ipotesi
più credibile sia quella di un infarto che avrebbe colto Caprioli mentre
passeggiava lungo la sponda del canale. La vittima avrebbe perso l'equilibrio e
sarebbe finita nelle
gelide acque quando era già priva di vita. Sul volto dell'uomo, già soggetto
in passato a problemi cardiaci, è stata notata una profonda escoriazione dovuta
quasi sicuramente ai colpi subiti durante la corsa di dieci chilometri tra
cascatelle, chiuse, tratti sotterranei e strettoie in cemento armato. Meno
probabile, invece, la tesi della morte per annegamento, magari dopo un
disperato tentativo di strappare alla corrente il proprio setter: il cane non
lamenta ferite tali da far propendere per questa possibilità, soprattutto se si
pensa che l'animale avrebbe dovuto uscire da solo dall'acqua dopo l'eventuale
tentativo di salvataggio da parte del padrone. Il maresciallo Palermo ha tenuto
costantemente informato il magistrato di turno Annita Sorti, la quale ha
appunto disposto il trasferimento del feretro nella cella mortuaria del
nosocomio cittadino. Straziante la scena dell'arrivo sul posto dei congiunti
dell'uomo. Vista la terribile dinamica dell'episodio, i soccorritori hanno
dovuto impedire ai familiari di avvicinarsi alla grata prima della rimozione
del cadavere. In un secondo momento è stato chiamato il figlio di Donato
Caprioli, al quale è spettato il pietoso compito di riconoscere il padre.
Fabiano Filippin
www.messaggeroveneto.quotidianiespresso.it/messaggeroveneto/arch_23/pordenone/pnc/pnc1.htm
32
22/9/2002
PODISTA IMPALLINATO
Nell'ambiente sportivo vale il detto: «Per fermare un podista, bisognerebbe
sparargli». Con questo non occore però provare effettivamente a farlo, come
invece è accaduto ieri mattina a Taneto di Gattatico. Ne possiamo parlare con
un po' d'ironia, perché le conseguenze sono state leggere, anche se il fatto è
di per sé sicuramente molto grave. Intorno
alle 10,30 si correvano gli ultimi chilometri della mezza maratona di Taneto,
gara ufficiale Uisp, e a circa un chilometro dall'arrivo c'erano diversi
cacciatori nei campi al fianco della strada. Ad un certo punto dalle doppiette
partivano alcuni spari, andando a colpire un atleta in transito. «Che spavento ho provato! _ dice Angelo
Giaroli, podista del Gruppo Bismantova _ e anche un po' di dolore». Poi mostra
i segni rossi dei pallini sul costato (tra l'altro attutiti dalla presenza
della maglietta) e sulla gamba. «Mi
sono fermato subito _ continua Giaroli, bancario di 43 anni anche perché
proprio in quell'istante eravamo seguiti da un'auto dei carabinieri. Siamo
andati a parlare con i cacciatori e sembrava proprio che avvesero ragione loro,
visto che si trovavano ad oltre cento metri dalla strada. Non so se
effettivamente si trovavano a quella distanza, ma che abbiano sparato in
direzione della strada è innegabile».
Pensa di sporgere querela? «Mi hanno detto che ho novanta giorni di tempo
e non ho ancora deciso. I carabinieri mi hanno assicurato che li avrebbero
multati in modo salato e se così fosse, mi accontenterei, perché credo che il
gesto sia proprio grave. Dicevano che erano pallini in caduta, ma penso proprio
di no, visto che si erano sentiti arrivare anche contro una casa al di là della
strada. Mi è già capitato di sentire pallini in caduta, sembrano un po' come grandine
e invece ieri i
pallini viaggiavano ad altezza d'uomo. E non possono dire certo di non averci
visto, perché era più di mezz'ora che i podisti continuavano a passare di lì.
Diciamo solo che è andata bene».
Claudio Lavaggi
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/19:3704312:/2002/09/23
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22/9/2002
INCIDENTE DI CACCIA MODICANO
FERITO
MODICA - Poteva avere conseguenze ancora più gravi l'incidente di
caccia che si è verificato ieri a Modica. Un cacciatore quarantenne se l'è cavata
con la frattura di un piede. L'episodio si è verificato sotto il ponte Costanzo
a Modica. Il quarantenne modicano, mentre era alla ricerca di cacciagione, è
accidentalmente scivolato. Dalla doppietta è partito un colpo che lo ha attinto
ad piede, procurandogli la frattura di tibia e perone. Scattato l'allarme, il
cacciatore è stato immediatamente soccorso e trasferito nel reparto di
Ortopedia dell'ospedale Arezzo di Ragusa. I sanitari di turno hanno subito proceduto
alla riduzione della doppia frattura, giudicando guaribile il
cacciato in un mese. In base alla prima ricostruzione, pare che medicano
sia caduto, facendo partire il colpo di fucile che lo ha ferito.
www.gazzettadelsud.it/edizioni/sicilia/edz-si.asp?ART=011
34
22/9/2002
CACCIATORE INVESTITO DA UNA
ROSA DI PALLINI
Orgosolo Primo incidente di caccia della stagione in Sardegna, per fortuna
senza gravi conseguenze. A finire in ospedale con decine di pallini conficcati
in una spalla e nella nuca è stato un cacciatore di Orgosolo, Antonio Mereu, di
57 anni. L'uomo non è in pericolo di vita, e anzi se la caverà con appena otto
giorni di cure. Ieri pomeriggio è stato sottoposto ad un piccolo intervento
chirurgico per estrargli i mini proiettili fermatisi sotto pelle. Il fatto è
accaduto attorno alle 8 di ieri mattina, domenica di apertura della stagione
venatoria per pernice e lepre, nelle campagne di Orgosolo. Mereu era impegnato
in una battuta di caccia insieme ad altri suoi compaesani quando, probabilmente
per una distrazione o un'imprudenza, dal fucile di uno dei suoi compagni è
partita la fucilata accidentale che lo ha investito in pieno. A salvarlo il
fatto che il colpo non sia stato esploso da distanza ravvicinata ma soprattutto
la circostanza che la doppietta fosse caricata a pallini. I pallettoni non gli
avrebbero infatti lasciato scampo. Trentadue frammenti lo hanno colpito alla
spalla destra, dieci invece all'altezza della nuca. Subito soccorso dai suoi
amici che hanno dato immediatamente l'allarme il cacciatore è stato trasportato
al San Francesco di Nuoro da un'ambulanza del 118.
INCIDENTE DURANTE UNA BATTUTA
< è stato un cacciatore di Orgosolo,
Antonio Mereu, di 57 anni. L'uomo non è in pericolo di vita, e anzi se la
caverà con appena otto giorni di cure. Ieri pomeriggio è stato sottoposto ad un
piccolo intervento chirurgico per estrargli i mini proiettili fermatisi sotto
pelle. Il fatto è accaduto attorno alle
8 di ieri mattina, domenica di apertura della stagione venatoria per
pernice e lepre, nelle campagne di Orgosolo. Mereu era impegnato in una battuta
di caccia insieme ad altri suoi compaesani quando, probabilmente per una
distrazione o un'imprudenza, dal fucile di uno dei suoi compagni
è partita la fucilata accidentale che lo ha investito in pieno. A salvarlo
il fatto che il colpo non sia stato esploso da distanza ravvicinata ma
soprattutto la circostanza che la doppietta fosse caricata a pallini. I
pallettoni non gli avrebbero infatti lasciato scampo. Trentadue frammenti lo
hanno colpito alla spalla destra, dieci invece all'altezza della nuca. Subito
soccorso dai suoi amici che hanno
dato immediatamente l'allarme il cacciatore è stato trasportato al San
Francesco di Nuoro da un'ambulanza del 118.
www.unionesarda.it/unione/2002/23-09-02/NUORO/NUO01/A02.html
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22/9/2002
IMPALLINATO DAL COMPAGNO DI
CACCIA
Con l'apertura della stagione di caccia arrivano i primi impallinati
per errore. Ieri sera, attorno alle venti, ha lasciato il pronto soccorso L.F.,
40 anni, residente a Sennori, cacciatore per passione. I sanitari gli hanno
estratto numerosi pallini distribuiti un po' dappertutto; da un colpo di fucile
esploso nella direzione sbagliata. Un compagno di caccia, ancora sotto choc
dopo l'incidente, lo ha colpito alla mano, al sopracciglio e al mento. Per i
sanitari saranno necessari dieci giorni
di cure e un po' di riposo.
L'uomo ha raccontato ogni particolare a medico e carabinieri. La sua serata
da dimenticare comincia nel primo pomeriggio. Luogo deciso per la caccia le
campagne di San Lorenzo, nei dintorni di Sennori e Sorso. All'appuntamento
c'erano tutti: controllatina ai fucili e poi via,
sparsi a macchia di leopardo. Gli spari nella zona rimbombavano già dall'alba.
A un certo punto un urlo richiama l'attenzione dei compagni di battuta, che
accorrono. L.F. si copre il volto sanguinante. Tutto sommato gli è andata bene.
I carabinieri di Sorso hanno già individuato il compagno di caccia distratto.
www.unionesarda.it/unione/2002/23-09-02/PROV%20DI%20SASSARI/SAS01/A02.html
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22/9/2002
CACCIATORE FERITO AD UN PIEDE
SANTERAMO Drammatico incidente di caccia nelle campagne tra Santeramo e
Gioia. Un cacciatore si è ferito accidentalmente ad una gamba per una fucilata
esplosa senza avvedersene ed è finito in ospedale dopo aver perso molto sangue.
L'incidente è avvenuto in territorio di Santeramo,
in contrada Petrillo intorno alle 8. Protagonista della disavventura un
uomo di 53 anni, di Castellana, di professione magazziniere. Mentre cercava
animali da predare insieme ad un compagno di caccia, l'uomo ha tentato di
scavalcare un muretto a secco. All'improvviso è partito un
colpo dal fucile calibro 12, con cartuccia inserita e pronta per far fuoco,
che lo ha ferito in maniera seria alla gamba destra sotto il ginocchio
procurando lesioni ai muscoli e fratture. L'amico, vista la
situazione delicata, si è affrettato verso il paese in cerca di soccorsi.
Sono intervenuti il medico di turno dell'ospedale ed i carabinieri. Nel
frattempo il ferito, non perfettamente cosciente per la forte emorragia, aveva
perso l'orientamento e i soccorritori hanno impiegato tempo prezioso per
ritrovarlo. Constatata la perdita di sangue, il medico ha disposto il ricovero
all'ospedale «Miulli» di
Acquaviva, prevedendo una prognosi riservata. Successivamente all'ospedale,
presso il reparto di ortopedia, la prognosi è stata refertata in 40 giorni.
onofrio bruno
www.gdmland.it/QUOTIDIANO/2309/BARI_PROV/CB08/A05.asp
37
23/9/2002
MINACCIA LA MOGLIE COL FUCILE
In manette perchè l´arma era «illegale e modificata»
È stato denunciato per minaccia grave, maltrattamenti in famiglia e detenzione
abusiva di una carabina con cannocchiale e silenziatore Un cacciatore di Solda
arrestato dai carabinieri la scorsa notte dopo un violento litigio in casa Se
per minacciare la moglie avesse usato uno dei suoi due fucili regolarmente
denunciati, probabilmente avrebbe evitato di finire in carcere. Ha imbracciato
invece uno schioppo non denunciato oltre chemodificato (cannocchiale e
silenziatore), quindi sono scattate ai suoi polsi le manette per detenzione
abusiva e alterazione d´arma, oltre che per minaccia aggravata e maltrattamenti
in famiglia. Protagonista del movimentato episodio, un cacciatore di Solda, K.
H. G. di 37 anni, arrestato la scorsa notte dai carabinieri a conclusione di una
minuziosa perquisizione dell´abitazione, che ha portato al rinvenimento
dell´arma fuorilegge.
Tutto inizia alle 20, quando ai carabinieri di Prato allo Stelvio
giunge la segnalazione che a Solda un uomo stava minacciando la moglie con un fucile.
In pochi minuti una pattuglia ha raggiunto l´amena conca ai piedi dell´Ortles,
riuscendo a ridurre alla ragione l´uomo che – a conclusione di una violenta
lite - aveva tenuto sotto tiro la moglie, sembra sotto gli occhi del figlio in
tenera età. Un episodio sicuramente di una certa gravità, che potrebbe
concludersi con la sola denuncia a
piede libero dell´uomo per minaccia grave e maltrattamenti in famiglia,
in quanto i due fucili che il cacciatore detiene in una rastrelliera in casa,
risultano regolarmente denunciati.
Ma ai carabinieri non sfuggono alcuni preoccupanti particolari emersi dal
racconto della donna, in preda ad un forte shock, ma sicuramente lucida nel
fornire i dettagli dell´episodio. L´arma con cui era stata minacciata, non
sembra essere uno dei due fucili tenuti in casa. A questo punto i carabinieri
perquisiscono meticolosamente tutto l´appartamento, quindi anche lo scantinato
dove trovano un fucile Thomson 14 calibro 22 modificato con cannocchiale e
silenziatore, la
classica «canna» di precisione usata dai bracconieri. L´arma viene sottoposta
in visione alla donna: «Mi ha minacciata con questa – afferma con decisione -
ne sono sicura». La rigida legge sulle
armi e gli esplosivi prevede la custodia cautelare per chi detiene illegalmente
materiale da sparo per di più modificato. Quindi a questo punto (sono ormai le
una di notte), il cacciatore viene
dichiarato in stato di arresto. Dopo aver assolto presso il comando di Silandro
le pratiche previste, il venostano viene quindi tradotto a Bolzano e associato
alle carceri a disposizione del magistrato.
www.ilmattinobz.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=173089
38
23/9/2002
I CACCIATORI LE SPARANO NEL
BAGNO
Nel mirino una casa di Mandriano Scatta la denuncia ai carabinieri LANDRIANO. Cinque buchi nella zanzariera e
altrettanti pallini recuperati sul pavimento del bagno, situato al secondo
piano
dell'abitazione. Un episodio che per fortuna non ha avuto conseguenze, ma
che ha suscitato le comprensibili reazioni della proprietaria. In effetti non
si comprende a cosa mirasse pochi giorni fa un gruppo di cacciatori alla ricerca
di selvaggina nelle campagne che affiancano il corso del fiume Lambro. Quel che
appare certo è che non potesse esserci nulla di particolarmente appetibile sul
davanzale della finestra del bagno di Renata Garlaschi. Ma i forelllini nella
zanzariera e i pallini
trovati sul pavimento testimoniano perlomeno che qualcuno ha grossolanamente
sbagliato mira.
Il fatto è accaduto in una villetta a due piani in via De Gasperi, che si
affaccia su un lato verso la campagna e in particolare a una stradina sterrata
che costeggia il corso d'acqua. Una zona sempre frequentata dalle doppiette
locali: la ricchezza faunistica richiama molti appassionati anche da fuori
paese. «E infatti - racconta la signora Garlaschi - quella mattina ho visto
percorrere la stradina e fermarsi a pochi metri dalla mia abitazione un paio di
fuoristrada targati Brescia, carichi di animali cacciati. Io non so a cosa
abbiano mirato ma per fortuna in quel momento in bagno non c'era nessuno di noi
altrimenti potevamo rischiare grosso. Pensi che io ho l'abitudine di andare a fumarmi
una sigaretta sul davanzale del bagno e il solo pensiero di poter essere
impallinata mi mette i brividi». La signora Renata ora sporgerà denuncia contro
ignoti alla caserma dei carabinieri di Landriano. Se i colpevoli non saranno
individuati, si spera che la sua protesta possa almeno indurre i cacciatori a
una maggiore attenzione specie quando si trovano a pochi metri dalle
abitazioni. Nel quartiere, almeno per la parte a più stretto contatto con la
campagna, sono in
tanti a non coltivare simpatie per gli amanti della caccia.
«Nelle mattinate dei fine settimana - interviene un'altra signora - sembra
siano in corso vere e proprie sparatorie sotto casa fin dal sorgere del sole.
Io per principio sono contraria a queste attività, anche se ognuno è libero di
pensarla diversamente. Vorrei soltanto che si allontanassero un po' di più
dalle nostre case. A maggior ragione ora perché dopo quello che è accaduto non
ci sentiamo più tranquilli». C'è chi sogna persino l'interdizione della zona ai
cacciatori per il quieto vivere dei residenti. Un desiderio che un giorno
potrebbe non essere più campato per aria allorché sorgerà un nuovo parco
attrezzato e naturale lungo la sponda sinistra del fiume. Un'area amplissima di
oltre 150 pertiche di superficie, che si estende dall'oratorio alla ex cascina Zanarocca
passando dietro il centro sportivo di via Nenni. Ma questo è un discorso che
appartiene eventualmente al futuro. Per intanto la «convivenza» con i
cacciatori va avanti con la speranza che questi ultimi aggiustino la mira.
www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_24/pavia/pavese/pc701.htm
39
25/9/2002
INCIDENTE DI CACCIA
Movimentata operazione di soccorso con l'intervento dell'elicottero di Savigliano
Spara al cinghiale, ferisce l'amico. Millesimo, sfiorata la tragedia Millesimo. Si sposta improvvisamente nella
boscaglia, uno dei suoi compagni lo scambia erroneamente per un preda e fa
immediatamente fuoco, l'uomo viene colpito alla gamba e s'accascia a terra:
ieri, durante una battuta al cinghiale, s'e' davvero sfiorata la tragedia, ma
per fortuna il cacciatore è stato ferito in modo non grave. Luciano Pisano, sessantanove
anni,pensionato, residente a Millesimo, nel pomeriggio è andato a caccia
insieme con alcuni amici, in località Camponuovo di Roccavignale .È stata
organizzata una classica battuta di gruppo, la squadra ha raggiunto il luogo
prefissato e dopo poco tempo ha avvistato un cinghiale: dopo averlo
individuato, gli uomini si sono appostati in vari punti, in attesa del
passaggio dell'animale. Dopo qualche minuto però Pisano ha deciso di cambiare
la sua posizione e ha finito per fare inevitabilmente rumore, calpestando
arbusti e spostando rami: i movimenti inattesi hanno tratto in inganno il suo
compagno più vicino, I.O., settantadue anni, anch'egli di Millesimo, che ha
sparato un colpo di fucile verso la zona nella quale presumeva stesse
transitando il cinghiale: in realtà chi si stava muovendo nella fitta
vegetazione non era un ungulato, ma quel cacciatore che prima si trovava vicino
a lui. L'urlo di dolore di Pisano ha fatto temere il peggio: per fortuna l'uomo
non è stato colpito a un organo vitale, ma alla coscia destra e in maniera
non grave. Grazie ai telefonini, sono stati subito avvisati i soccorsi, le chiamate
sono arrivate sia al 118 di Savona sia a quello di Savigliano: sul posto sono
giunti l'auto medica di Cairo e l'ambulanza della Croce Rossa di Millesimo,
quindi è stato richiesto l'intervento dell'elicottero di Savigliano, che ha
raggiunto la zona grazie ai fumogeni di segnalazione accesi dai militi della
pubblica assistenza valbormidese. Il ferito è stato caricato sul velivolo e
quindi trasportato all'ospedale Santa Croce di Cuneo. Sulla vicenda sono in corso
accertamenti da parte dei carabinieri di Millesimo, anch'essi intervenuti
direttamente: sono state raccolte fra l'altro le testimonianze degli altri
cacciatori che stavano partecipando alla battuta.
Aldo
L´EPISODIO A ROCCAVIGNALE, L´UOMO NON E´
GRAVE
Cacciatore ferito dall´amico che lo scambia per il cinghiale Incidente di caccia, ieri pomeriggio, in
località Camponuovo di Roccavignale. Luciano Pisano, 69 anni, residente a
Millesimo, è stato
ferito a una gamba da un compagno di caccia, I.O., 72 anni. I due erano
impegnati in una battuta al cinghiale. Il colpo, partito accidentalmente, ha
raggiunto l´uomo alla coscia destra, provocandogli
una profonda ferita. Immediatamente è scattata la macchina dei
soccorsi, allertata dai compagni grazie ai cellulari, con l'arrivo della Croce Rossa,
dei carabinieri di Millesimo e dell' «Elisoccorso» di Savigliano.
L'uomo è stato trasportato all'ospedale Santa Croce di Cuneo.Sulla
dinamica dell'incidente, avvenuto intorno alle 16,30 in una zona al confine con
il Piemonte, sono in corso accertamenti. In base a una prima ricostruzione,
tuttavia, risulta che il compagno di battuta, amico
di vecchia data di Pisano e anch'egli residente a Millesimo, abbia esploso
il colpo per errore, non essendosi accorto della presenza della vittima dopo un
suo repentino spostamento. Ha così scambiato l´uomo per un cinghiale ha
sparato. Questione di pochissimi istanti e il cacciatore
è caduto a terra. Per accelerare le operazioni di soccorso, trattandosi
peraltro di una zona impervia, è stato allertato l'«Elisoccorso» piemontese, che
mezz'ora più tardi è atterrato a Camponuovo. Di qui, il viaggio alla volta di
Cuneo, dove l'uomo è stato sottoposto alle prime cure. Le sue condizioni non
destano preoccupazione. Quello di ieri è il primo incidente avvenuto in
provincia dall'inizio della stagione venatoria.
l. b.
http://www.ilsecoloxix.it/
40
26/9/2002
CACCIATORE FERITO DA UNA
FUCILATA
VAIANO. Un cacciatore è rimasto ferito da un colpo di fucile esploso da
un compagno di caccia col quale stava facendo una battuta alla lepre sui monti nel
comune di Vaiano. L'uomo, che ha settantasette anni, è stato centrato dai
pallini ad un braccio e, di striscio, al volto, ed è stato giudicato guaribile
in trenta giorni. Ad avvertire la polizia, di quanto accaduto, sono stati i
sanitari del pronto soccorso dell'ospedale che lo hanno interrogato e così si
sono recati in casa dello sparatore, un uomo di 72 anni che abita a Faltugnano.
A quest'ultimo hanno sequestrato il fucile che era regolarmente denunciato. Gli
atti sono stati trasmessi alla magistratura con l'ipotesi di reato
di lesioni personali colpose. Il settantasettenne ferito non ha
presentato denuncia e, comunque, ha
dichiarato ai poliziotti che si è trattato di un incidente. I due si erano
divisi poco prima per cercare di sorprendere la lepre. E in effetti l'avevano
scovato, solo però che il 77enne si è trovato sulla traiettoria del colpo
dell'amico. Risultato: la lepre è fuggita e l'amico è stato ferito.
41
26/9/2002
BOBBIO - L'ANIMALE (100 CHILI)
HA AGGREDITO DOPO ESSERE STATO COLPITO.
Il racconto del sindaco Pasquali Cinghiale ferisce un cacciatore L'incidente
nei boschi di Bobbio. L'uomo non è grave Era stato ferito da un colpo di fucile
e si sentiva braccato. Quando ha visto il cacciatore passargli a pochi metri di
distanza il cinghiale non ha esitato ad attaccare. Giovanni Scotti, un 73enne
di Milano impegnato in una battuta di caccia nei boschi intorno a Bobbio è così
rimasto ferito a un polpaccio. L'uomo perdeva molto sangue e inizialmente tra
le persone che erano con lui c'è stata un po' di preoccupazione: ma una volta
portato in ospedale le condizioni del ferito non sono apparse preoccupanti come
erano apparse in un primo tempo. La bestia, un maschio di 3 anni dal peso di
100 chili, è stata trovata poco dopo, ormai senza vita. L'incidente di caccia è
avvenuto ieri mattina intorno alle 10 in un bosco sopra il lago Bisione, non lontano
dalla località Formaggiara. L'uomo stava partecipando a una battuta di caccia
al cinghiale a cui prendevano parte una ventina di persone, tra le quali anche
il sindaco di Bobbio Roberto Pasquali. Il gruppo aveva organizzato delle
squadre, ognuno delle quali aveva un compito preciso: chi batteva il bosco con
i cani e chi era fermo alla posta, presidiando una parte del territorio. Scotti
si trovava da solo ed era appunto tra coloro che tenevano d'occhio una zona del
bosco da un determinato punto (noto agli altri componenti del gruppo in modo da
non correre il rischio di spararsi a vicenda). I cacciatori aveva individuato
un cinghiale ed era stato proprio il 73enne milanese a colpirlo con il fucile.
«Scotti stava seguendo la scia di sangue – ha raccontato il sindaco Pasquali -
per stanare l'animale. Improvvisamenteil cinghiale è saltato fuori dai rovi e
lo ha attaccato, ferendolo a un
polpaccio. È forse stato l'ultimo disperato tentativo di difendersi che
ha fatto l’animale prima di morire». Il cacciatore ferito ha immediatamente
avvisato i compagni, che hanno a loro volta chiamato il 118. Mentre alcuni
cacciatori sono andati a prenderlo nel bosco con una jeep, un'ambulanza ha
raggiunto la località Formaggiara. Scotti è stato quindi portato all'ospedale
di Bobbio e nonostante abbia perso molto sangue dalla gamba ferita, le sue
condizioni non sono state giudicate gravi tanto che è stato già dimesso. «In
tanti anni che vado alla caccia al cinghiale - ha commentato ancora il primo
cittadino di Bobbio – un incidente di questo tipo non era mai accaduto. E
Scotti, che da anni partecipa alle battute al cinghiale, non aveva mai avuto
alcun incidente. Certo, quando un animale è ferito può diventare pericoloso e cose
come queste possono accadere». Quando il gruppo di cacciatori è stato
rassicurato sul fatto che le condizioni dell'amico non erano
gravi, la battuta è ripresa. «Speriamo in giornata di trovare qualche altro
animale», ha concluso Pasquali.
Paolo Marino
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=95&Fname=2709PRO301.jpg
42
28/9/2002
IL CACCIATORE È STRONCATO DA UN
INFARTO
A Villalvernia l'incidente ieri mattina. La procura apre un'inchiesta VILLALVERNIA.
Andava a caccia in compagnia di amici, quando ha visto una lepre ed ha cercato
di inseguirla, il suo cuore non ha retto allo sforzo e l'uomo è deceduto per un
infarto. La vittima si chiamava Angelo Repetto,
ha cercato di avvicinarsi. La lepre, però, forse fiutando il pericolo
ha iniziato a scappare. Angelo Repetto ha sparato ma l'animale, forse ferito è riuscito
a scappare. Il cacciatore ha cercato di inseguirla, correndo, ma si è sentito
improvvisamente male e si è accasciato al suolo.
Gli amici che si trovavano a breve distanza si sono immediatamente avvicinati
nel tentativo di soccorrerlo. L'uomo si trovava immobile a terra e non dava
segni di vita. Visibilmente preoccupati, con il telefono cellulare hanno dato
l'allarme chiamando il servizio di emergenza 118. A Villalvernia, dopo pochi
minuti è giunto l'elisoccorso, ma il medico di turno, non ha potuto far altro
che constatare il decesso dell'uomo, probabilmente provocato da un fulminante
attacco cardiaco.
Sul posto è intervenuta anche la pattuglia della Polizia stradale di Serravalle
Scrivia, che sulla base delle testimonianze degli amici presenti al fatto, ha
steso un verbale sull'accaduto. Mentre l'elicottero del 118 faceva ritorno ad
Alessandria, senza trasportare nessuno, il cadavere dell'uomo, dopo i rilievi
effettuati dalla polizia stradale, è stato trasportato all'obitorio a disposizione
della Procura per l'autopsia.
www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_29/voghera/tortona/pz604.htm
43
29/9/2002
TRAGEDIA SFIORATA IERI
POMERIGGIO A TORBA DI CARENNO.
Una donna è finita sulla
direttrice di una fucilata esplosa da un cacciatore Impallinata mentre
raccoglie castagne Colpita a una gamba e ad un braccio, è stata subito soccorsa
dallosparatore CARENNO Va a raccogliere
castagne nel bosco vicino casa approfittandodella bella giornata di sole. E
viene impallinata da un cacciatore. Si è sfiorato il dramma ieri pomeriggio a
Torba di Carenno. Una donna residente nella via che prende il nome dalla
frazione, Daniela Dondoni, di 34 anni, è finita sulla direttrice della rosa di
pallini esplosa daun cacciatore che mirava a un fagiano. E' accaduto tutto poco
prima delle 17 e sono stati attimi di autentica paura. La donna, colpita da diversi
pallini a una gamba e a un braccio, è rimasta a terra sconvolta, ma non ha
perso i sensi e le sue condizioni, nonostante tutto, sono apparse sotto
controllo. Un'impressione poi confermata dai primi esiti clinici. Secondo
quanto riferito da una delle persone subito accorse sul posto, alcuni dei
pallini potrebbero aver colpito la poveretta di rimbalzo, dopo aver sfiorato un
albero, altri invece sarebbero finiti direttamente contro la donna. Il
cacciatore responsabile della fucilata sarebbe un giovane della zona. L'uomo,
udite le grida della signora e resosi conto dell'accaduto subito dopo lo sparo,
ha dato l'allarme chiedendo aiuto. Una telefonata è giunta alla centrale
operativa del 118 e sul posto è stata subito inviata un'ambulanza. Intanto
dall'ospedale Sant'Anna di Como si è levato in volo l'elisoccorso. L'équipe è
stata portata sul posto, poi la donna - sottoposta alle prime cure - è stata trasferita
d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Manzoni di Lecco. Daniela Dondoni
era uscita di casa da alcune decine di minuti per andare a raccogliere castagne
in una selva in località le Pianelle, quando è stata stata colpita dalla fucilata.
Secondo quanto raccontato dai primi soccorritori, la donna si trovava fra la
boscaglia in una posizione più elevata rispetto a quella del cacciatore.
Quest'ultimo avrebbe sparato mirando a un fagiano - e non scambiando la donna
per un volatile - ma la rosa dei pallini aprendosi è comunque finita verso la
malcapitata, in parte nascosta dagli alberi. Una segnalazione dell'accaduto dal
pronto soccorso è stata trasmessa al posto di Polizia dell'ospedale. A indagare
sull'accaduto saranno poi con ogni probabilità i carabinieri della stazione di
Calolziocorte. Il cacciatore rischia una denuncia a piede libero per lesioni,
salvo ulteriori addebiti (distanze di sicurezza da valutare, ad esempio) legati
all'area in cui è partito lo sparo. Solo l'altro giorno era stato segnalato un
episodio di spari nei pressi di alcune case a Sala di Calolziocorte. I
residenti si erano lamentati per il mancato rispetto delle distanze di
sicurezza imposte dalla normativa venatoria. Roberto Crippa
INCIDENTE DI CACCIA
Mira a un fagiano ma i pallini feriscono (non gravemente) una donna Lecco - Mira a un fagiano e impallina una
donna ferendola a una gamba e un braccio. E' accaduto ieri pomeriggio in un
bosco di Carenno, centro montano della provincia di Lecco. La donna, D.D. di 34
anni, residente
in paese, si era avventurata nel bosco in cerca di castagne, quando il cacciatore
- un uomo della zona - ha sparato, ferendola in maniera giudicata non grave.
Sul posto la centrale operativa del 118 di Lecco ha inviato l'elisoccorso e
un'ambulanza. La donna, rimasta cosciente, è stata poi ricoverata al pronto
soccorso dell'ospedale di Lecco per l'estrazione dei numerosi pallini. La
donna, secondo una prima ricostruzione, era seminascosta nella boscaglia e si è
trovata sulla direttrice della rosa dei pallini.
PASSEGGIA IN MONTAGNA. IMPALLINATA DA UN
CACCIATORE
CARENNO (Lecco)- Una donna ha rischiato la vita ieri mattina mentre stava
percorrendo un sentiero della Valle San Martino.La tentaquattrenne D.D. di
Lecco stava cercando castagne quando ad un certo punto è stata investita sulle
gambe da una scarica di pallini da fucile esplosi da alcune centinaia di metri
di distanza. Con lei c'era anche il marito che ha immediatamente lanciato
l'allarme al 118. Sul posto
immediatamente è giunta una ambulanza e alcuni volontari che
hanno medicato, in zona, la donna e la hanno trasportata all'ospedale Manzoni.
Sull'episodio sono state aperte delle indagini da parte dei carabinieri.
Sentiti alcuni cacciatori che ieri mattina stavano facendo una battuta di
caccia in una zona dove non mancano le prede. Va tenuto presente però che in
Valle San Martino ieri è stata segnalata la presenza di numerosi cacciatori di
passaggio e quindi «smascherare», l'autore del ferimento
sarà alquanto difficile. G.R
www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=ATT&Bassa=si&Pagina=7&IDNotizia=523141
44
29/9/2002
ACQUI TERME :CACCIATORE
IMPALLINATO: È GRAVE
(Basso
Piemonte) Permangono gravi le condizioni del cacciatore impallinato da un
compagno mentre si trovavano in un bosco nei pressi di Ponti. Ricoverato in un primo
tempo all'ospedale di Acqui Terme dove gli sono state fornite le prime cure, è
stato trasportato poi nel reparto di rianimazione di Alessandria dove si trova
tuttora.Michele Roso, 64 anni, residente a Ponti, insieme a due amici del paese
aveva deciso di trascorrere qualche ora nei boschi a caccia di lepri, un hobby
condiviso con gli altri due protagonisti di questa vicenda.Un tragico errore
sarebbe alla base dell'incidente che ha portato al ferimento di Michele Roso.
Uno degli amici infatti ha sparato credendo di centrare una lepre ma in realtà,
acquattato fra i cespugli c'era proprio Roso che si è immediatamente accasciato
al suolo privo di conoscenza.A lanciare l'allarme sono stati proprio i due
compagni di caccia. Subito è intervenuta un'ambulanza del 118 che a sirene
spiegate ha trasportato il pensionato al pronto soccorso di Acqui Terme. Sul
postoanche una pattuglia dei carabinieri di Bistagno che ora svolgeranno le
indagini del caso.
G.G.
http://www.ilsecoloxix.it/
45
29/9/2002
Loc. Croce Manna, Comune di Isolabona (IM), Raffaele Frisina, si distrae alla guida per guardare cani
dacaccia e finisce nella scarpata con autoveicolo. Intervento della Croce
Rossa.
Secolo XIX sez. Bordighera-Ventimiglia pag. 21, 1/10/2002
46
30/9/2002
A Marassi, quartiere di Genova, ragazzino di 12 anni spara cartuccia a
pallini con il fucile incustodito del padre.
Secolo XIX sez. Genova, pag. 21 del 1/10/2002
47
30/9/2002
SI UCCIDE COL FUCILE
MASSA MARITTIMA. Un uomo si è ucciso col suo fucile da caccia nelle campagne
di Massa Marittima; il cadavere è stato scoperto dai parenti nella serata di
domenica; il congiunto non era tornato a casa e quindi erano scattate le
ricerche. E.T. di 55 anni, muratore, è stato trovato cadavere nella zona di
Cava alla Rena, nelle vicinanze della sua utilitaria. Quando sono scattati i
soccorsi non c'era nulla da fare; il magistrato, prima di autorizzare la
sepoltura, ha disposto l'esame autoptico nell'ospedale Sant'Andrea di Massa
Marittima.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_01/grosseto/cronaca/lgc04.htm
48
30/9/2002
IMPALLINATO UN PESCATORE
ROSIA - Pescatore impallinato da un cacciatore. Sembra quasi l'inizio
di una barzelletta e, invece, è accaduto veramente e c'è perfino un ferito anche
se, per fortuna, non grave. Di prima
mattina un giovane uomo di 34 anni, residente a Monticiano, ha preso la sua
canna da pesca e si è recato lungo le sponde del Merse per trascorrere qualche
ora in tranquillità. Era arrivato già da un po' di tempo quando ha intravisto
alle sue spalle un cacciatore che ha imbracciato il fucile e ha tirato a un
volatile. Ha notato che l'animale era stato abbattuto (come racconterà poi in
seguito) e proprio in quel Momento ha sentito un pizzico secco sotto il mento.
Istintivamente si è toccato la parte che gli doleva credendo sulle prime di
essere stato punto da un insetto. Non era così. Ha subito capito di essere
stato colpito in faccia da un pallino di quella cartuccia sparata poco prima.
Il cacciatore non se n'è neppure accorto di avere accidentalmente e di rimbalzo
preso il pescatore. Infatti, dopo avere raccolto la sua «preda» è sparito nel
fitto della vegetazione. Al
trentaquattrenne non è rimasto altro che riporre la sua canna da pesca, ha
messo in moto la propria auto ed è arrivato fino al pronto soccorso del
policlinico. Il medico che lo ha preso in cura ha anche raccolto il racconto
del ferito e così sono stati attivati i carabinieri. Un atto dovuto davanti a
una ferita, se pure lieve, da arma da fuoco. Agli uomini dell'Arma non è
rimasto altro che verbalizzare le affermazioni dell'uomo a cui i sanitari hanno
tolto il pallino e lo hanno rimandato a casa con una prognosi di tre giorni.
Non è infrequente che accadano incidenti di questo genere durante le battute di
caccia. Certo è la prima volta, almeno nella nostra provincia, che un
cacciatore impallina un pescatore. Un fatto a dir poco singolare che per
fortuna non ha avuto gravi conseguenze. di Cecilia Marzotti
http://lanazione.quotidiano.net/chan/12/13:3724910:/2002/10/01
49
30/9/2002
CONTROLLI DEL NOA ANCHE A
BOVEGNO E PEZZAZE
UN BRACCONIERE IN MOTO TRAVOLGE
DUE FORESTALI: TENSIONE E FERITI A IRMA
Bracconieri di nuovo protagonisti sulle montagne dell’alta Valtrompia.
Dopo il grave episodio di una decina di giorni fa - quando si registrò
l’aggressione ai danni di una guardia volontaria - negli ultimi giorni c’è
stata ancora tensione fra gli uomini della Forestale e chi va a caccia di frodo
installando archetti e reti. Gli agenti appartenenti al Noa, il Nucleo
Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale, che stavano operando lunedì
sera, attorno alle ore 21, in località Prati Magri sopra Irma, durante un
normale controllo del territorio hanno individuato un bracconiere che, in sella
a una moto da trial, non ha rispettato l'alt dei militari, investendo due
forestali.
Solo per un caso fortuito l'incidente non ha avuto conseguenze più
gravi. Un agente è rimasto comunque ferito (prognosi di 10 giorni per lesioni
al torace e a una spalla), mentre il collega ha riportato lievi escoriazioni.
Ferito anche il bracconiere, che è stato trasportato al Pronto soccorso
dell'Ospedale di Gardone Vt. I medici gli hanno riscontrato alcune escoriazioni
al viso e lo hanno dimesso.
Perchè l'uomo non si era fermato al controllo? Semplicemente perchè nel
giubbotto nascondeva una quindicina di pettirossi, provenienti da una «tesa» di
archetti nascosta nella boscaglia. La cattura di questa specie è severamente
proibita; ciò non toglie che questo uccello sia fra i più ricercati dai
bracconieri ed è la vittima preferita di archetti e reti, trappole micidiali
quanto invisibili.
Gli uomini del Noa sono intervenuti - sempre lunedì - anche in località
Mandrino, sopra Bovegno. Dopo tre giorni di appostamento, una pattuglia ha
sorpreso un bracconiere che aveva nel carniere 50 pettirossi e 1 nocciolaia,
mentre altri 45 erano ancora imprigionati nelle trappole. Una ventina di
volatili sono stati liberati. Anche in questo caso l’uomo aveva allestito una
tesa che, è opinione della Forestale, veniva gestita da almeno tre persone che
rifornivano il mercato clandestino dei pettirossi e certi ristoratori
compiacenti.
Il terzo episodio si è verificato in località Tre Faggi, in Comune di
Pezzaze. L’ennesimo bracconiere è stato denunciato a piede libero per aver
intrappolato in una trentina di archetti 7 pettirossi e un tordo sassello. s.b.
www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Bae.htm
50
2/10/2002
E’ accaduto ieri mattina nei boschi di Clivaz, in una zona impervia.
Difficoltosi i soccorsi dell’elicottero del 118
Parte un colpo, cacciatore perde una gamba
Resia: ferito Gianni Di Lenardo, 46 anni. L’incidente durante un
controllo delle guardie forestali
Giornata venatoria funestata, in val Resia, da un gravissimo incidente.
Durante un controllo di routine delle guardie forestali a un gruppetto di
cacciatori, dal fucile di uno di essi è partito accidentalmente un pallettone
che ha colpito la gamba destra di Gianni Di Lenardo, 46 anni, di Oseacco di
Resia. A nulla sono valse le cure dei medici, che sono stati costretti ad
amputare l’arto ferito.
Il fatto è accaduto, ieri, alle 10.45, in località Clivaz di Sopra, in
Comune di Resia. Una pattuglia della forestale di Prato di Resia stava
chiedendo a un cacciatore il tesserino di riconoscimento, precisamente a Livio
Giusti, residente nella frazione di Gniva. Nell’estrarre dal giubbotto il
documento, l’uomo, secondo una prima ricostruzione degli inquirenti e dei
testimoni, avrebbe inavvertitamente premuto il grilletto del proprio fucile,
che imbracciava rivolto verso il basso. Il colpo ha fatto impennare l’arma
priva di controllo e lo sparo si è indirizzato verso la gamba destra di un
compagno di battuta venatoria, Gianni Di Lenardo appunto. L’uomo si è
accasciato, sanguinante e in preda a dolori lancinanti.
E qui è cominciato un autentico “calvario” per lo sfortunato
cacciatore. L’allarme dato con il telefono cellulare al 118 ha allertato sia
un’autoambulanza che il soccorso tramite elicottero. Ad entrambi è stato
oltremodo difficoltoso identificare il luogo dell’incidente di caccia.
L’elicottero, in particolare, ha sorvolato la zona per oltre 20 minuti prima di
scorgere un cacciatore che lanciava segnalazioni direzionali. Da quanto è dato
sapere, il velivolo non sarebbe stato in grado di recuperare il ferito, ma
avrebbe unicamente calato nella zona un medico al fine di portare i primi
soccorsi a Di Lenardo, per poi rientrare a Udine per dotarsi del verricello
baricentrico, strumento indispensabile per il recupero del cacciatore. Operazione
che si è infine conclusa alle 13.15, due ore e mezza dopo l’incidente.
Sulle modalità di intervento del 118 il direttore della riserva di
caccia della val Resia, Lionello Razza, avanza perplessità. A suo dire, «invece
di attendere tanto tempo per effettuare il recupero con l’elicottero, il Di
Lenardo avrebbe potuto essere caricato sulla barella e trasferito
sull’autoambulanza che era ferma, sulla strada, a poca distanza dal luogo
dell’incidente di caccia». Gianni Di Lenardo, comunque, è stato accolto al
nosocomio udinese Santa Maria della Misericordia, dove i sanitari, viste le
condizioni dell’arto squassato dal colpo di fucile e il molto sangue perso
prima dell’arrivo a Udine, non hanno potuto fare altro che procedere
all’amputazione.
Gianni Di Lenardo, come detto, vive a Resia, nella frazione di Oseacco,
con la moglie e un figlio in età scolare. Lavora alla Modulblock di Amaro, nel
settore meccanico. Da sempre appassionato di caccia, pratica abitualmente
l’attività con una cerchia di amici, fra i quali Livio Giusti, che ieri,
inavvertitamente, gli ha provocato la tremenda lesione alla gamba.
Gianpietro Carniato
...
Parla il direttore della riserva. Trent’anni fa l’unico episodio grave
nella zona «Ho sentito lo sparo e sono
accorso»
Un grave incidente di caccia che induce sicuramente a qualche
riflessione, anche se quanto accaduto ieri in Val Resia non ha le
caratteristiche di un’azione impulsiva dettata dall’animosità di abbattere la
selvaggina a tutti i costi, semmai frutto dell’imponderabile, o anche provocato
dall’ansia di dover sottostare a un controllo venatorio. Frazioni di secondo
durante le quali il cacciatore potrebbe non avere più la padronanza dell’arma.
Della squadra di caccia della quale facevano parte lo sfortunato
Giovanni Di Lenardo e Livio Giusti, involontario feritore dell’amico, faceva
parte anche il direttore della riserva, Lionello Razza. «Ma in quel momento -
spiega - mi trovavo decentrato rispetto al luogo dell’incidente. In battuta, ci
dividiamo a ventaglio sul territorio predestinato. Ma poi i richiami mi hanno
portato nell’area dello sparo, dove Giovanni giaceva a terra dolorante. Sono
stato io a sbracciarmi per indicare all’elicottero l’esatta posizione del
ferito. Io vedevo il velivolo, ma l’elicotterista evidentemente aveva maggiore
difficoltà a scorgermi. Così l’operazione è andata fin troppo per le lunghe.
Per non parlare poi dei ritardi dovuti alla mancanza del verricello
baricentrico. Sarebbe stato meglio, a mio parere, affidarsi da subito al
recupero del ferito con l’autoambulanza».
Quindi Razza passa a parlare di una riserva di caccia, quella della Val
Resia, assolutamente nella norma, di un’attività venatoria che «abitualmente si
svolge nelle regole, senza travagli di sorta, anche se a volte chiacchierata
per presunti atti di bracconaggio. Ma, si sa, tutto il mondo è paese. Anche tra
gli automobilisti c’è chi trasgredisce al codice. Non per questo tutti gli
automobilisti sono dei pirati della strada».
Di sicuro, quanto occorso ieri a Giovanni Di Lenardo, singolare per le
modalità che hanno portato al suo ferimento, ha fatto tornare alla mente un
incidente mortale avvenuto in Val Resia nel ’72, nel quale perse la vita
Giuseppe Coss.
Il direttore della riserva lo riferisce come una pura fatalità. La
giornata di caccia volgeva al termine e l’uomo aveva sparato in aria con
l’intento di attirare l’attenzione dei compagni di battuta, forse anche per far
loro credere di avere abbattuto la preda e indurli così a raggiungerlo. Ma il
colpo era finito su una parete rocciosa d
51
3/10/2002
Strada Suseneo Superiore, Fraz. S. Giacomo, Sanremo
Nella notta O.A. abbatte cane da pastore tedesco con il proprio fucile
da caccia.
Secolo XIX, sez. Sanremo del 5/10/2002, pag. 29.
52
5/10/2002
Lamon. Incidente ieri pomeriggio ad Arina: Guido Gaio, 56 anni, colpito
all'addome da un proiettile calibro 12 Parte un colpo di fucile, cacciatore
ferito L'uomo torna in paese da solo dopo essersi sparato accidentalmente LAMON. Si è sparato accidentalmente un colpo
di fucile da caccia
all'addome, ma ha avuto la forza di risalire in macchina e scendere
fino in paese per chiedere aiuto. Questa freddezza e prontezza di spirito ha probabilmente
consentito a Guido Gaio, cinquantaseienne cacciatore di Arina, di salvarsi la
vita. Ora è ricoverato in prognosi riservata
all'ospedale di Feltre. L'equipe medica del reparto di chirurgia lo ha
sottoposto ad un lungo intervento per estrarre il proiettile calibro 12 e
ridurre i danni provocati dalla fucilata: oltre alla ferita è stata infatti
riscontrata una frattura all'ala iliaca esterna sinistra.
L'episodio, i cui contorni dovranno essere chiariti dai carabinieri di Lamon,
è accaduto intorno alle 15 di ieri in località I Gai, sopra la frazione di
Arina, dove Guido Gaio un tempo abitava prima di trasferirsi nel centro del
paese. L'uomo era andato nel bosco armato del suo fucile da caccia quando, ad
un certo punto, è partito un colpo che lo ha ferito al fianco sinistro.
Nonostante il dolore, Guido Gaio ha stretto i denti, è salito in macchina e si
è precipitato ad Arina per chiedere aiuto. Quando è arrivato in paese ha
cominciato a suonare il clacson e dal bar è uscito il nipote Remo, che lo ha
caricato sulla sua auto e portato al pronto soccorso di Feltre. Nel frattempo
era stato avvisato il 118 che ha inviato sul posto sia un'ambulanza che
l'elicottero del Suem, ma
entrambi sono rientrati vuoti, perché il ferito era già sulla via verso
l'ospedale. Dopo i primi accertamenti, si è deciso di trasferirlo in chirurgia
per l'operazione. Non sarebbe in pericolo di vita, anche se la prognosi è
ovviamente riservata. Nel frattempo la polizia stradale di Feltre, che era
sull'altopiano per un incidente, ha provveduto a recuperare l'arma che ha
sparato e a consegnarla ai carabinieri della stazione di Lamon, che ora effettueranno
tutti gli accertamenti del caso.
www.corrierealpi.quotidianiespresso.it/corrierealpi/arch_06/belluno/feltre/bf301.htm
53
6/10/2002
Loc. Chiappa, Valbrevenna (GE)
D.T.residente a Montaggio (GE), cacciatore su spara a un piede durante
una battuta al cinghiale.
Secolo XIX
54
6/10/2002
CAVRIANA (Mantova) - Ha preso la mira: la preda, una lepre, era a portata
di schioppo e ha premuto il grilletto centrandola. Ma ad accasciarsi a terra,
pochi istanti dopo, è stato anche il cacciatore, stroncato da un attacco
cardiaco. La caccia, che praticava con passione da diversi anni, doveva essere
il suo anti-stress dopo alcuni problemi cardiaci. Ma è stato tradito
dall'emozione. Testimoni, altri cacciatori poco distanti che sono accorsi
subito, hanno cercato di soccorrerlo e
hanno chiamato il 118, ma Giorgio Trivini Bellini, imprenditore 56enne,
era morto sul colpo. L'incidente è accaduto in località Breda, appena fuori dal
paese, ai margini della strada Cavallara, verso le otto e mezza del mattino.
Domani pomeriggio alle 15.00 i funerali.
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/2/19:3742754:/2002/10/07
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6/10/2002
CACCIATORE STRONCATO DA INFARTO
CAMPOLARO DI BRENO Aveva atteso
l'alba per iniziare una battuta di caccia, assieme ad unamico, sui monti della
località Casarole di Campolaro di Breno, ai confini con i Comuni di Prestine e
Borno. Avevano intrapreso due tragitti diversi. Percorse poche decine di metri,
ancora non aveva imbracciato l'arma da puntare alla selvaggina, uno dei due
cacciatori si è accasciato su un prato, stroncato molto probabilmente da un
infarto. Dopo poco di mezz'ora, verso le 7.30, l'altro cacciatore, accortosi
che l'amico non aveva esploso nemmeno un colpo, è ritornato sui sui passi e l'ha
trovato, accasciato sull'erba ormai privo di sensi. Si tratta di F. A., di 62
anni, che abitava Bienno. Dato l'allarme alla centrale operativa del 118, sono
stati inviati sul posto i militi di un'autolettiga, l'eliambulanza, i Vigili
del fuoco di Darfo e i carabinieri delle stazioni di Breno e di Borno. Al
medico dell'elicottero non è rimasto che constatare il decesso, dovuto a un malore,
forse un infarto. Pare che l'uomo soffrisse di problemi cardiaci. Ultimati gli
accertamenti, la salma del cacciatore è stata portata alla camera mortuaria
dell'ospedale di Esine, a disposizione
della magistratura. (g. s.)
www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/10/07/08,CRONACA/T6.html
57
6/10/2002
Montisola, anziana ferita da una fucilata mentre raccoglieva le
castagne Il rischio è stato alto, ma,
fortunatamente, la rosa di pallini quando è giunta a segno aveva perso buona
parte della propria capacità offensiva ed era diretta agli arti inferiori. Così
le ferite riportate dalla 82enne Angela Cadei sono state giudicate guaribili in
pochi giorni dai medici del reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale civile
di Brescia. La disavventura ha colto la signora Cadei che abita a Montisola nel
borgo di Carzago mentre raccoglieva castagne in un bosco di Archine.La fucilata
è arrivata improvvisa e ha colto la donna di sorpresa. A sparare un cacciatore
33enne di Peschiera Maraglio, che non si era accorto della presenza della donna
china fra foglie e ricci. Sarebbe stato lo stesso cacciatore fra i primi
soccorritori della signora. Chiamata la centrale operativa del 118, si è alzato
in volo l'elicottero che ha raggiunto Montisola e ha prestato le prime cure all'anziana.
Angela Cadei è stata poi trasferita al Civile dove è stata medicata e avviata
in reparto. Intanto i carabinieri della stazione di Marone hanno cercato di
ricostruire le fasi del ferimento, che costerà una segnalazione alla
magistratura per il cacciatore. Il
ferimento della donna è avvenuto ieri mattina alle 8, meno di un'ora prima
l'elicottero del 118 era dovuto volare fino a Prestine per un altro intervento
legato alla caccia. Alcune persone avevano segnalato un malore ad un cacciatore
in località Casarone, non molto lontano da Breno. Quando l'elicottero è
arrivato in quota, purtroppo per l'uomo,
Lorenzo Abondio di Bienno, 62 anni compiuti a fine agosto, non c'era
più nulla da fare. Il medico dell'eliambulanza ha tentato inutilmente di rianimarlo,
ma l'arresto cardio-circolatorio era stato fatale. Per recuperare la salma sono
dovuti intervenire i vigili del fuoco del distaccamento di Darfo che hanno
portato a valle la salma dello sfortunato cacciatore. Nei pressi del capanno sono stati chiamati
anche i carabinieri della compagnia di Breno che hanno svolto tutti i rilievi
necessari a
scongiurare che non si trattasse, magari, di un incidente. Anche gli accertamenti
delle forze dell'ordine hanno confermato che se si è trattato di un decesso per
cause naturali. La salma è ora in attesa del nullaosta per la sepoltura e nei
prossimi giorni verranno fissati i funerali.
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Sfiorata la tragedia a Carzano di Monte Isola: una donna di 82 anni colpita
alle gambe da un cacciatore Impallinata mentre raccoglie le castagne È stata sfiorata la tragedia ieri mattina a
Carzano di Monte Isola . Un'anziana donna, che di buon'ora - verso le 7 - si
trovava in un terreno di sua proprietà per raccogliere castagne, è stata
raggiunta alle gambe da una scarica di pallini partita inavvertitamente dal
fucile di un cacciatore. Protagonista, sua malgrado, dell'incidente - avvenuto
in località «Archine» di Carzano, una delle frazion i di Monte Isola –
è stata la signora Angela Cadei, di 82 anni, che abita poco distante dal luogo
dell'incidente. Anche ieri, come amava fare spesso in questa stagione, la
signora Angela aveva deciso di fare una passeggiata e
raccogliere qualche castagna, ignara che questa è stagione di caccia. Nello
stesso terreno era appostato un cacciatore. L'uomo, mirando alla selvaggina,
non si è accorto della presenza della donna, ha visto qualcosa che si muoveva
ed ha sparato. La rosa di pallini ha investito la donna ha procurato numerose
ferite da arma da fuoco e la frattura esposta della gamba sinistra. La donna,
che si è messa a gridare per il forte dolore e per chiedere aiuto, è stata
prontamente soccorsa dallo stesso cacciatore, il quale, col telefono cellulare,
ha dato l'allarme alla centrale operativa del 118. In soccorso della pensionata
è intervenuta l'eliambulanza che stava rientrando a Brescia, dopo essere
atterrata in località Campolaro di Breno, dove un cacciatore, durante una
battuta, era stato stroncato da un infarto. Angela Cadei con l'elicottero è
stata portata all'Ospedale Civile di Brescia e ricoverata nel reparto di
Traumatologia con prognosi di guarigione in 90 giorni.
CACCIATORE SPARA AD ANZIANA CHE CERCA
CASTAGNE
MONTISOLA Un'anziana di Montisola, sul lago d'Iseo, mentre ieri si trovava
nel bosco a raccogliere castagne, è stata colpita alla gamba sinistra da una
rosa di pallini sparati da un cacciatore suo compaesano. Pochi minuti più tardi
è stata trasportata all'Ospedale civile di Brescia, dove i medici l'hanno
trattenuta con una prognosi di novanta giorni. Qualora la canna del fucile fosse
stata rivolta leggermente più in alto, l'incidente avrebbe potuto avere
conseguenze ben più gravi, forse addirittura drammatiche. Il fatto è accaduto alle 7 in località
Archine. Angela Cadei, di 82 anni, residente nella frazione di Carzano, stava
raccogliendo castagne da circa mezz'ora quando, all'improvviso, è stata
raggiunta da una fucilata che l'ha fatta accasciare a terra, in preda a forti
dolori. Il colpo era stato sparato da G. Z., di 30 anni, che in quel momento stava
praticando la caccia vagante. Resosi conto dell'accaduto e in evidente stato
confusionale, il feritore ha chiesto aiuto ai vigili urbani di Montisola i
quali, a loro volta, hanno fatto intervenire i carabinieri della caserma di
Marone e un'équipe medica del 118. Dopo le prime cure, l'anziana donna è stata
trasportata in elicottero al Civile di Brescia, dov'è tuttora ricoverata. I
carabinieri, dal canto
loro, stanno svolgendo le indagini del caso per ricostruire l'esatta dinamica
dell'incidente; sembra comunque che sia da attribuire a un caso fortuito. Non
si esclude che il colpo sia partito dal fucile
accidentalmente o che il cacciatore abbia sparato senza avvedersi della
presenza della donna. Informato dell'accaduto, il sindaco di Montisola, Angelo
Colosio, ha fatto gli auguri di una pronta guarigione ad Angela Cadei e ha
sottolineato il senso civico che G. Z. ha dimostrato correndo
subito in aiuto della ferita. Lo stesso Colosio ricorda che sull'isola non
sono mai accaduti fatti del genere.
Elìa Mutti
...
Ferita dai pallini di una fucilata mentre raccoglie le castagne Una donna di 82 anni, Angela C., è stata
ferita alle gambe da una rosa di pallini partita dal fucile di un cacciatore.
La pensionata che si
trovava a Montisola (Brescia), un'isola del lago d'Iseo, si era recata nei
boschi per raccogliere le castagne. Le sue condizioni non sono gravi. I
carabinieri accerteranno la dinamica dell'incidente.
www.bresciaoggi.it/storico/20021007/cronaca/Dac.htm
58
6/10/2002
A Rivarolo (TO) pallini di
fucile da caccia rompono i vetri di una officina. Per fortuna era domenica e
l’officina era chiusa. Nessun ferito.
59
6/10/2002
Malé, incidente ieri mattina Cacciatore scivola e cade Ricoverato a
Verona: è grave Brutta caduta ieri mattina per un cacciatore di Madras,
frazione di Malé, uscito insieme al fratello per una battuta di caccia. Roberto
Endrizzi, del ´67, si era alzato di buon mattino e insieme al fratello Mario
aveva raggiunto la frazione di Arnago e poi la località Mason per quella che
doveva essere una mattinata da trascorrere all´aria aperta e possibilmente con
la soddisfazione di qualche preda. L´uomo si trovava su un pendio, quando ha
perso l´equilibrio ed è scivolato. Un volo di cinque o sei metri, nel quale
l´uomo sembrava aver riportato solo qualche frattura. Immediatamente il
fratello aveva allertato i soccorsi e sul posto si era portato l´elisoccorso
che, dopo aver calato il medico con il verricello, aveva provveduto a
trasportare il ferito all´ospedale Santa Chiara di Trento. Le condizioni di
Endrizzi, però, nel pomeriggio sono peggiorate, tanto da rendere necessario un
trasferimento all´ospedale di Verona, dove l´uomo è ricoverato. Nella mattinata
di oggi, come ha spiegato una familiare, l´uomo dovrebbe essere sottoposto ad
intervento chirurgico.
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=231273
60
6/10/2002
Altro incidente di
caccia ieri pomeriggio a Recoaro.Artigiano colpito alla schiena vicino al capanno
Scivola e si spara addosso di Luigi Centomo Recoaro Terme. Un altro incidente di caccia. Ieri, nel primo
pomeriggio, nella conca recoarese in località Branchi. A patirne le conseguenze
è stato Luigino Ceolato, artigiano di 55 anni, che abita a Rovegliana, dove
vive con la moglie e due figli. La conseguenza delle lesioni avute gli comporta
la prognosi di un mese. Ora è ricoverato nel reparto chirurgico dell'ospedale
S. Lorenzo. La dinamica dell'incidente è quella tipica di queste circostanze,
che sono accidentali e che talvolta hanno conseguenze tragiche. L'infortunato è inciampato uscendo dal
capanno, cadendo è partito il colpo dal fucile che l'ha investito nella zona
lombare. Le conseguenze potevano essere drammatiche. Fortunatamente le ferite
non hanno leso
organi vitali, anche
se la prognosi di trenta giorni rivela che le lesioni non sono state
superficiali.
Nel primo
pomeriggio, il cacciatore recoarese si è recato in località Branchi, dove
abitualmente esercita l'attività venatoria, da ormai una decina di anni. La
compagnia dei Carabinieri, dopo accurati accertamenti, ha concluso che si è
trattato di un incidente banale, senza coinvolgimento di terzi. È stato il
cacciatore stesso, dopo essere stato investito dalla rosa di pallini, a
chiamare aiuto telefonando alla vicina pizzeria-trattoria Capriol da cui è partito il gestore Ivo
Pezzelato con il suo
fuoristrada. Ha
raggiunto rapidamente Luigino Ceolato, caricandolo a bordo e prendendo subito
la strada per l'ospedale di Valdagno. Lungo il tragitto ha incrociato
l'autoambulanza che era stata chiamata con urgenza. Quindi, gli accertamenti
medici e le indagini dei carabinieri. Seppur
nelle prime domeniche di caccia, quello di Recoaro segue altri incidenti ben
più gravi avvenuti nel vicentino: due sono avvenuti per cause non venatorie con
la morte per infarto di due cacciatori e un
altro, invece, è
stata la diretta conseguenza mortale dell'effetto dell'arma da fuoco. Era molto tempo che non si verificavano
incidenti di caccia nell'ambiente recoarese, che tra l'altro è tra le zone che
numericamente ha il maggior numero di cacciatori. Sono, infatti, oltre 600
coloro che
ogni anno
imbracciano la doppietta e vivono intensamente la stagione venatoria.
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Caa.htm
61
6/10/2002
Perde il controllo
del furgone Cacciatore annega nel fossato Finisce nel fossato con il furgone e muore annegato. Così ha perso
la vita Pietro Foligno, 56 anni, comasco, che ieri mattina era arrivato nelle
campagne tra Albuzzano e Belgioioso, in provincia di Pavia, per una battuta di
caccia. La polizia ha avviato un'indagine per chiarire le cause dell'incidente.
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CRONACA_MILANO&doc=FOSSA
62
6/10/2002
«MI HA MINACCIATO COL FUCILE»
CASINA - Un cacciatore, fucile alla mano, minaccia un motociclista in transito
su percorso di campagna. L'incredibile sorpresa è capitata l'altra mattina a
Cristian Iori, un giovane imprenditore di Reggio che abita al Bocco di Casina,
mentre era in giro con la moto da enduro insieme al padre Artico. Cristian, che dall'età di 15 anni coltiva la
passione delle moto da fuoristrada partecipando a gare e a raduni, solitamente
la domenica mattina, unico giorno libero, non rinuncia a qualche escursione con
il padre o con amici nei percorsi autorizzati. "Poiché nel comune di Casina sono vietati i percorsi di
campagna - precisa Cristian - di solito andiamo nei comuni di Canossa o di
Viano dove invece sono consentiti. Ci
muoviamo sempre con molto rispetto dell'ambiente e di tutti quelli che lo
frequentano. Ci capita di incontrare cacciatori, gente in mountain-bike e a
cavallo, ognuno con il proprio hobby nel reciproco rispetto". Cristian Iori, ancora sorpreso e sconvolto,
così racconta l'episodio dell'altro ieri: "Saranno state le 10 quando,
alla fine di una stradina all'uscita da un castagneto nei pressi di Regnano di
Viano, a distanza di 5/6 metri ho visto un cacciatore che, probabilmente
indispettito dalla mia presenza, ha imbracciato il fucile che teneva alla
spalla e me lo ha puntato minacciosamente. Vedendomi le canne puntate mi sono preoccupato
e dopo qualche metr
Cristian – lui sarebbe tornato indietro per cercare l'irresponsabile
cacciatore, però l'ho convinto a lasciar perdere. Se non si fosse allontanato
in fretta
avrei cercato di individuarlo. Un individuo come quello, per di più armato
di fucile, costituisce un pericolo per chi frequentala zona. Noi stavamo
facendo un percorso autorizzato, in pieno rispetto delle norme e dei diritti
altrui".
Settimo Baisi
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/17:3747788:/2002/10/08
63
6/10/2002
NEL BRESCIANO
CACCIA, AGGREDITA UNA GUARDIA
VENATORIA: È IL TERZO EPISODIO IN POCHI GIORNI
Roma - Un'altra guardia venatoria ha rischiato la vita in seguito all'aggressione
di un bracconiere nelle valli bresciane. Lo denuncia il Wwf, segnalando che si
tratta del terzo grave episodio nel giro di pochi giorni. L'aggredito si chiama
Piergiorgio Candela ed è un ispettore della Lipu (Lega italiana protezione
uccelli). Candela insieme ad un suo collaboratore, era impegnato in un' azione
anti bracconaggio in Valsabbia. I due volontari sono quindi stati minacciati,
insultati e
spintonati da un bracconiere armato con una falce e con una roncola. L'
aggressore ha anche colpito il collaboratore di Candela: la lama della falce lo
ha raggiunto alla spalla destra, che fortunatamente era protetta da un fascio
di di trappole appena raccolte».
-----
«Intervenga la Procura per l'aggressione del bracconiere
LAVENONE - Il prefetto ed il procuratore della Repubblica devono intervenire
per garantire l'incolumità delle guardie venatorie. Lo chiede , in una lettera
che ha inviato ad entrambi, il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio,
commentando l'aggressione all'ispettore Candela, volontario della Lipu (Lega
italiana protezione uccelli) e a due giornalisti ad opera di un bracconiere sui
monti di Lavenone, come abbiamo riferito sul giornale di ieri.
Di Pecoraro Scanio
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=239&Fname=0810INT125.jpg
64
6/10/2002
Merlino Vittima un pensionato che da 40 anni batteva le campagne lodigiane:
era senza compagni che potessero aiutarlo Gli cede il cuore sul sentiero di
caccia Era da solo, un collega l'ha trovato accasciato sullo sterrato Merlino Aveva deciso di fare una passeggiata
per le campagne dove da 40
anni va a cercare la selvaggina. Non è più ritornato a casa. Mario Pozzi,
pensionato 64enne di Gorgonzola con l'hobby della caccia e della pesca, è stato
trovato cadavere domenica pomeriggio sulla strada sterrata che unisce le
frazioni di Merlino, Marzano e Vaiano. Ad accorgersi del corpo riverso senza
più vita sul sentiero, solitamente usato dai cacciatori, è stata un'altra
"doppietta" della zona, che tra l'altro conosceva Pozzi di vista
abbastanza bene. L'uomo ha chiamato subito i soccorsi, ma all'arrivo
dell'ambulanza del 118 non c'era già più nulla da fare. L'équipe medica di Lodi
non ha potuto far altro che constatare il decesso del milanese, che è stato
successivamente trasportato nella camera mortuaria dell'ospedale di Lodi, in
attesa che il magistrato competente disponga la perizia cadaverica. Pozzi non aveva mai sofferto di problemi
cardiaci in precedenza. Prima di andare in pensione faceva il funzionario
all'Enel e aveva sposato Carla Ronchi, ma non aveva figli. Domenica, dopo
pranzo, aveva avvertito la moglie che sarebbe andato a fare una passeggiata
nell'Alto Lodigiano, per il quale territorio ha licenza di cacciare. Ma non
aveva intenzione di cercare selvaggina, tanto che aveva lasciato a casa i cani
e portato con sé solamente la doppietta. Intorno alle 14 l'uomo si è sentito improvvisamente
male e si è accasciato supino sullo sterrato. L'uomo era solo, dunque nessuno
ha potuto soccorrerlo in tempo. I carabinieri di Zelo, avvertiti della tragedia
dal passante che aveva rinvenuto il corpo senza vita, hanno trovato Pozzi
riverso per terra, sulla strada, col fucile a tracolla. L'arma è stata portata
nella stazione dei carabinieri di Zelo Buon Persico. La salma è già stata
trasportata a Gorgonzola. Don Erminio Pozzi, parroco di Gorgonzola, era stato
compagno di leva dell'omonimo cacciatore e lo ricorda come «una persona molto
allegra e molto affabile». I funerali verranno celebrati mercoledì nella chiesa
della parrocchia di san Carlo.
Fr. Ga.
www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/10/08/14,GARDA_E_VALSA/T11.html
65
9/10/2002
QUANDO E´ PARTITA LA FUCILATA
L´UOMO ERA CON UN AMICO VENTISEIENNE: E´SPIRATO SUL COLPO
Spara al cinghiale e uccide cacciatore L´incidente nei boschi di Voltaggio, il morto aveva 42 anni
VOLTAGGIO Ha sparato a un
cinghiale, ma ha ucciso un compagno di battuta di caccia. L´episodio è avvenuto
ieri pomeriggio al termine di una battuta che si stava svolgendo in località
Castagnola, nel Comune di Voltaggio, in Val Lemme, quasi ai confini con la
Liguria. La vittima si chiama Franco Rossi, aveva 42 anni, era sposato e padre
di un bambino. Causa del grave incidente, come detto, un cinghiale anche se la
battuta alla quale Franco Rossi partecipava con un amico ventiseienne, a quanto
si è appreso, era rivolta a un altro tipo di selvaggina e proprio per questo
non soggetta alle rigide strategie che chi pratica la caccia agli ungulati
deve rigorosamente rispettare. Il grosso animale è comparso improvvisamente sul
cammino dei due cacciatori e deve essere loro apparso come una insperata,
ambita preda. La dinamica del fatto non è
stata ancora del tutto chiarita (stanno conducendo accertamenti i carabinieri)
ma si presume che a un certo punto l'animale si sia venuto a trovare tra i due
cacciatori, uno dei quali, sparando, ha colto il compagno mortalmente. Rossi è
morto sul colpo. Non è stato neppure stabilito se alla battuta partecipavano
anche altri cacciatori, allargando così il campo delle possibili
responsabilità. Franco Rossi abitava a San Martino di Paravanico (Campomorone,
in provincia di Genova) ma era un assiduo frequentatore di Voltaggio dove aveva
moltissimi amici. Vero sportivo aveva giocato al calcio prima nella Busallese e
poi nell'Audace Campomorone. L'incidente di caccia è avvenuto in un boschetto
sulle prime rampe della provinciale Voltaggio-Borgo Fornari, detta della
Castagnola. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Voltaggio al comando
del maresciallo Prati. E´ accorso anche il sindaco di Voltaggio, Consolato
Repetto. Alle 20 la salma non era stata ancora rimossa in attesa del nulla osta
del magistrato.
Andrea Merlo
-----
LO SPARATORE, 26 ANNI, E´ DI VOLTAGGIO
Cacciatore ucciso Indagato l´amico VOLTAGGIO. E´ Marco Repetto, ha 26 anni, abita in paese e fa
l´operaio il cacciatore che l´altro pomeriggio ha sparato a un cinghiale
uccidendo invece il compagno di caccia, suo grande amico, Franco Rossi, 42 anni,
elettricista di Campomorone (in passato è stato anche calciatore amatoriale).
Il giovane, che è choccato e si dispera, è finito sul registro degli indagati
con l´accusa di omicidio colposo. Procede il sostituto procuratore della
Repubblica di Alessandria Stefano Puppo, che ha ordinato l´autopsia sulla
vittima: sarà effettuata stamane. Il magistrato ieri ha interrogato Repetto,
assistito dall´avvocato Alberto Genovese di Novi. Il giovane, a cui l´altra
sera è stata subito fatta la prova dello Stub, ha ripetuto più volte che si è
trattato di una disgrazia. La tragedia ha colpito tutti a Voltaggio. «Marco è
un bravissimo giovane - commenta il parroco don Giuseppe Marasso – Sono note le
doti di gran lavoratore del ragazzo». «Lavora da anni alla Tre Colli di Carrosio,
dove è apprezzato da dirigenti e compagni di lavoro -
dicono i compaesani -, non meritava di incappare in un incidente di
tale gravità. E´ un lutto che coinvolge entrambe le famiglie, molto affiatate e
legate da profonda amicizia».
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Alessandria/art3.htm
66
9/10/2002
CACCIATORE TROVATO MORTO IN UN
CANNETO
GUALTIERI - E' stato stroncato da un malore mentre si trovava in un canneto,
a caccia di anatre, in aperta campagna, fra Santa Vittoria di Gualtieri e
Meletole di Castelnovo Sotto. Nessuno si è accorto di nulla: troppo isolata
quella zona, in cui l'uomo - il 54enne Angelo Zannini, pensionato residente ad
Albinea - si trovava da ieri mattina presto, per l'attività venatoria. E' stato
un suo amico, nel primo pomeriggio, a trovarlo: era riverso in un laghetto, in
mezzo al canneto, ormai privo di vita. Come ha confermato l'ispezione eseguita
dal personale medico dell'elisoccorso di Parma, l'uomo è stato stroncato da una
crisi cardiorespiratoria, che non gli ha lasciato scampo. Zannini era giunto nella
Bassa di primo mattino, insieme ad un amico, Ivano Lusetti, di Castelnovo
Sotto. Si erano divisi per cacciare. Poco dopo l'ora di pranzo, Lusetti ha
tentato di mettersi in contatto con lui attraverso il telefonino cellulare, ma
senza ottenere risposta. Così è andato a cercarlo, trovandolo poco dopo nel
canneto, ormai cadavere. Ha dato l'allarme al 118: sul posto sono arrivati la
Pubblica assistenza e l'elisoccorso. Ma per Zannini non c'era ormai più nulla
da fare. Sono arrivati anche i familiari dell'uomo, in lacrime quando hanno
avuto la conferma del decesso del parente. Per gli accertamenti di legge hanno operato
i carabinieri di Gualtieri. Le indagini coordinate dal maresciallo Domenico
Salvo hanno confermato le cause naturali del decesso del pensionato albinetano.
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/11:3753617:/2002/10/10
67
10/10/2002
CERRETO: PARTE UN COLPO
CACCIATORE PERDE LA VITA
P.B
CERRETO GUIDI. Lo ha trovato un
amico con cui era andato a caccia e dal quale si era momentaneamente
distaccato. Il corpo riverso per terra nella campagna di Poggio Tempesti tra
Cerreto Guidi e il campo di volo di Botteghe a Fucecchio era ormai privo di
vita. Massimiliano Gozzi, 37 anni, promotore finanziario fucecchiese, secondo
la versione fornita dai carabinieri, sarebbe morto per il colpo partito in
maniera accidentale dal suo fucile. Sulla dinamica di quella che a priva vista
sembra avere le caratteristiche della disgrazia stanno svolgendo accertamenti i
militari dell'Arma della scientifica giunti da Firenze. La tragedia si
è consumata poco dopo le 14. Gozzi, stando alle informazioni acquisite dagli
inquirenti, in quel momento si trovava da solo nella battuta di caccia. I
compagni erano distanti. Forse il promotore finanziario può essere scivolato.
Non è improbabile che il terreno fosse inzuppato d'acqua che dal primo
pomeriggio ha iniziato a cadere copiosa. Massimiliano Gozzi, laureato in
economia e commercio, aveva intrapreso l'attività di promotore finanziario
aprendo uno studio in via Dante a Fucecchio. Figlio unico, celibe, l'uomo
viveva con i genitori, pensionati, in via Verdi.
...
UCCISO DAL COLPO ACCIDENTALE DEL FUCILE
Vittima un promotore finanziario con la passione per la caccia La
tragedia è avvenuta nel primo pomeriggio a Poggio Tempesti tra Cerreto Guidi e
la zona di Fucecchio CERRETO GUIDI. Lo
ha trovato un amico con cui era andato a caccia e dal quale si era
momentaneamente distaccato. Il corpo riverso per terra nella campagna di Poggio
Tempesti tra Cerreto Guidi e il campo di volo di Botteghe a Fucecchio era ormai
privo di vita. Massimiliano Gozzi, 37 anni, promotore finanziario fucecchiese,
secondo la versione fornita dai carabinieri, sarebbe morto per il colpo partito
in maniera accidentale dal suo fucile. Sulla dinamica di quella che a prima
vista sembra avere le caratteristiche della disgrazia stanno svolgendo
accertamenti i militari dell'Arma della scientifica giunti da Firenze. Sul
luogo della tragedia si sono portati anche i carabinieri di Cerreto e i volontari
del 118. La tragedia si è consumata poco dopo le 14. Gozzi, stando alle
informazioni acquisite dagli inquirenti, in quel momento si trovava da solo
nella battuta di caccia. I compagni erano distanti. Forse il promotore
finanziario può essere scivolato. Non è improbabile che il terreno fosse
inzuppato d'acqua che dal primo pomeriggio ha iniziato a cadere copiosa. Fatto
sta che il colpo è partito ed ha raggiunto Massimiliano Gozzi allo sterno. Saranno
le perizie balistiche disposte dal magistrato di turno a fare luce sull'esatta
dinamica dell'episodio. Intanto il corpo è stato
trasferito all'istituto di medicina legale di Firenze dove tra oggi e domani
verrà svolto l'esame autoptico. Il fucile è stato posto sotto sequestro dai
carabinieri e verrò analizzato dalla scientifica. Gli investigatori tendono ad
escludere l'ipotesi del suicidio e anche quella di un eventuale coinvolgimento
di una seconda persona. La pista dell'incidente è quella più accreditata, anche
se l'inchiesta della magistratura è aperta e solo dalle perizie di medici ed
esperti balistici potrà arrivare una verità investigativa plausibile e
definitiva. Massimiliano Gozzi, laureato in economia e commercio, aveva
intrapreso l'attività di promotore finanziario aprendo uno studio in via Dante a
Fucecchio. Figlio unico, celibe, l'uomo viveva ancora con i genitori,
pensionati, in via Verdi. Era abbastanza conosciuto nella zona, grazie alla sua
professione che lo portava ad avere molti contatti.
Ieri pomeriggio sono stati in tanti a raccogliersi intorno alla famiglia.
Amici e conoscenti non avevano voglia di parlare. Scossi e stravolti per come
avevano perso il loro Massimiliano, il silenzio è stata la naturale reazione
alla scomparsa dell'amico. Il padre, Lido, è un grande appassionato di caccia. Un
amore che aveva trasmesso al figlio. Ma ieri pomeriggio, in una piovosa
giornata di ottobre, quel passatempo si è trasformato in tragedia.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_11/toscana/cronaca/lf306.htm
68
10/10/2002
TRAGEDIA A COMACCHIO: I DUE
ERANO MOLTO AMICI
Cacciatore spara e uccide il presidente Federcaccia COMACCHIO (FERRARA). Quando ha visto la preda
inquadrata nel mirino, ha lanciato il segnale consueto. Poi ha sparato. Ma il
suo compagno di caccia si è trovato improvvisamente sulla linea di tiro: il
colpo di fucile ha raggiunto alla testa e ha ucciso all'istante Massimo
Cavalieri di Comacchio, 51 anni, impiegato comunale. Da oltre 20 anni i due amici
andavano a caccia insieme nelle Valli. Ma ieri una tragica fatalità li ha
divisi. Qualcosa, nel sincronismo che avevano da decenni, non ha funzionato:
Cavalieri è stato raggiunto alla testa. Mezzogori si è reso immediatamente
conto di quello che era successo e ha dato
l'allarme. Massimo Cavalieri era impiegato dell'Assessorato comunale ed
era animatore e organizzatore di numerose iniziative culturali, sportive e d'intrattenimento,
oltre a ricoprire la carica di presidente della Federcaccia di Comacchio. Ieri
mattina prima dell'alba insieme all'amico
Franco Mezzogori - consigliere comunale Ds e responsabile del settore turismo
dell'Azienda speciale Valli di Comacchio - Cavalieri era arrivato in auto alla
Stazione Foce: insieme, in barca, avevano raggiunto la «tina» che era stata
loro assegnata in valle.
www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it/nuovaferrara/arch_11/ferrara/24ore/da606.htm
69
10/10/2002
SERIATE, SPARI VICINO ALLE
ABITAZIONI
I cittadini di Seriate, residenti nella zona agricola a sud delle vie Rovereto,
della Campagna e Custoza, hanno denunciato, con una lettera aperta alle
autorità del territorio (il Corpo forestale dello Stato, la Provincia e la
Prefettura di Bergamo, il sindaco e la stazione dei
carabinieri di Seriate), il verificarsi di continue esplosioni di spari
vicino alle proprie abitazioni.
La lettera di protesta è arrivata dopo l'increscioso episodio, che ha coinvolto
il cane di uno di questi residenti, una femmina di pastore tedesco di soli nove
mesi, colpita a morte da colpi a pallini. Il cane, allontanatosi da casa lo
scorso 23 settembre è stato rinvenuto da un contadino dieci giorni dopo in
avanzato stato di decomposizione. Si presume, quindi, che la morte sia avvenuta
nel breve intervallo tra l'allontanamento e l'inizio delle ricerche. Secondo
quanto riferiscono nella lettera, i residenti, il luogo dove l'animale è stato
ucciso dista poche decine di metri dalle abitazioni e
la strada rurale in terra battuta che attraversa le coltivazioni spesso
frequentata da famiglie e da bambini per le attività di gioco e passeggio. Per
tali ragioni i firmatari della protesta chiedono che nella località in
questione venga effettuata un'attività di vigilanza e controllo da
parte delle autorità preposte e, qualora la zona indicata rientrasse
nei territori in cui è consentita l'attività venatoria, che vengano adottati provvedimenti
per il divieto.
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2002/10/11/24_f.shtml
70
12/10/2002
ANTILLO CON UNA FUCILATA
DURANTE UNA BATTUTA DI CACCIA
Ferito dall'amico Centrato in più parti, è grave al Policlinico
Giuseppe Pugliesi ANTILLO - Una battuta di caccia di quattro amici di
Santa Teresa di Riva nelle campagne di Antillo si è conclusa tragicamente: al
Policlinico di Messina è ricoverato con prognosi riservata un impiegato di 51
anni, Giovanni Ricci per essere stato impallinato da uno degli amici con il
quale stava cacciando. Il grave incidente si è registrato ieri mattina, poco
dopo le nove. I quattro amici, approfittando della giornata libera da impegni,
si erano recati di buon mattino sui Peloritani, in contrada Paiano di Antillo, per
una battuta alla coturnice. La zona, a circa novecento metri sul livello del
mare, è rinomata per la selvaggina, sia stanziale che migratoria. In questo
periodo c'è abbondanza di coturnici (la cosiddetta "pernice siciliana")
e i quattro dopo i primi colpi andati a segno già immaginavano di potere
portare sulle loro tavole i volatili frutto di quella giornata di caccia. Alle
nove, però, l'imprevisto. Ricci faceva da "battitore", da un cespuglio
saltava una coturnice, l' amico che stava dietro, sparava d'istinto, forse
incespicava, fatto sta che la rosa dei pallini centrava Giovanni Ricci in
pieno, alle spalle. Le sue condizioni apparivano subito gravi. Con il cellulare
gli amici chiamavano soccorsi. Da Santa Teresa di Riva giungeva ad Antillo una
ambulanza del Pte di piazza Municipio (medico Pantò, infermiere Musumeci), il
ferito riceveva i primi soccorsi e poi veniva avviato al Policlindue cacciatori testimoni oculari, di un
malaugurato incidente. Giovanni Ricci risiede nella zona di Porto Salvo a Santa
Teresa di Riva ed è anche noto tra gli sportivi locali per essere stato in
gioventù arbitro di calcio e poi dirigente delle squadre locali.
www.gazzettadelsud.it/edizioni/messina/edz-me.asp?art=023
71
12/10/2002
Fango travolge cacciatore Tragedia sfiorata a Teggiano Allagamenti in
tutto il Vallo
Salvatore Medici Sala
Consilina. Ha rischiato di finire in tragedia una battuta di caccia per un uomo
di Teggiano. Era sui monti con un gruppo di amici quando è stato inghiottito
dal fango ed è rimasto imprigionato nella melma fino alla cintura. Per
salvarlo, è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco che hanno
lavorato per circa un'ora per estrarre l'uomo dalla ''trappola''. Protagonista
della disavventura, Eugenio Franchini, di 54 anni. L'uomo, uscito di buon'ora,
ieri mattina, insieme ad altri amici cacciatori, una volta giunto in località
Marza, zona montana, ma con tratti pianeggianti, dell'omonima frazione rurale
di Teggiano, dove si trovava per una battuta di caccia, è stato travolto da
un'abbondante quantità di fango, staccatasi dalle pareti dei monti circostanti.
Trovatosi, all'improvviso, impantanato fino al bacino nella fanghiglia, non è
riuscito più a venirne fuori, né l'aiuto degli altri è servito a qualcosa. Gli
amici, infatti, per evitare di restare immobilizzati nello stesso modo, hanno
pensato bene di non avventurarsi nel lago creatosi, e, verso le 8.30, si sono
appellati all'intervento dei caschi rossi del distaccamento di Sala. Questi, al
comando del caposquadra Ambrosio Messina, hanno messo in atto le procedure di
salvataggio. Poiché il punto in cui è rimasto bloccato Franchini, distava circa
100 metri dalla strada più vicina, i vigili hanno costruito un ponte con le
scale in dotazione, a mo' di passerella volante, che è risultata
indispensabile al salvataggio, durato circa un'ora. E non è stato
l'unico episodio legato al maltempo, protagonista del fine settimana anche nel
Vallo di Diano. Numerosi gli interventi delle forze di polizia costrette a sospendere,
tra l'altro, la circolazione sulla Salerno-Reggio Calabria e dei vigili del
fuoco. Una notevole infiltrazione d'acqua nella galleria Intagliata, nei pressi
di Sicignano, ha reso necessaria la chiusura del tratto Contursi - Petina, in
direzione sud, con l'obbligo di rientro sull'A3, da parte delle autovetture,
allo svincolo di Polla. Il forte gettito d'acqua sprigionato dalla galleria ha
investito diverse auto in transito. Dopo la segnalazione di una pattuglia della
Polstrada di Sala, e un sopralluogo degli agenti del commissario Regaliano
Tommasoni, dell'Anas e dei Vigili del Fuoco, sono iniziati i lavori, che hanno
bloccato il tratto, fino alla riapertura nel pomeriggio di ieri. A Padula,
invece, nei pressi dello vincolo il maltempo ha provocato il tamponamento di tre
auto, in seguito al quale un conducente, non residente in zona, ha riportato
ferite abbastanza gravi. Intervenuti i carabinieri e il 118, i malcapitati sono
stati trasportati all'ospedale di Polla. E sempre a Padula, a confine con Montesano,
continuano i disagi per i terreni di Voltacamino. L'acqua ha di nuovo invaso
parecchi ettari di terreni, stalle, abitazioni e fienili.
www.lacittadisalerno.quotidianiespresso.it/lacitta/arch_13/regione/wy5/wy5241.html
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12/10/2002
SPARA AL FAGIANO, COLPISCE LO
ZIO CHE È GRAVE
Mestre Voleva
sparare a un fagiano, ha colpito lo zio che stava andando a caccia con lui.È successo
ieri mattina nelle campagne di Cappella di
Scorzè dove un gruppo composto da tre caccia tori, tutti
del posto, si era dato appuntamento per una battuta
venatoria. I tre hanno cominciato ad
aggirarsi all'interno di un campo di mais di via Dante, quando la loro attenzione è stata attirata da un
fagiano.Ennio
Pellizzato, 47 anni, ha esploso il
colpo con il suo fucile semiautomatico Browning calibro 12. Ma invece di colpire il fagiano ha centrato lo zio
Livio Luise, pensionato di 56 anni.
Le sue condizioni non sono comunque gravi.
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1214849&Luogo=Main&Data=2002-10-13&Pagina=11&Hilights=caccia
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12/10/2002
Credo che si possa attribuire all'attivita' venatoria la causa della
morte di Ugo Olivieri avvenuta sabato
12 ottobre. Questi si era recato all'alba a caccia poi ,mentre stava rientrando in anticipo probabilmente
perche' si sentiva male, era colto da
infarto in auto. Crespellano(Bologna.).
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13/10/2002
CACCIA PERICOLOSA, FERITI AL
VOLTO DAI PALLINI
CADELBOSCO - Una sfortunata coincidenza, con le fronde di un'albero che
hanno deviato alcuni pallini da caccia, che in discesa hanno accidentalmente
colpito al volto due giovani indiani, che stavano tagliando della legna,
all'aperto, vicino alla loro casa, a Villa Argine
di Cadelbosco Sopra. Un vero e proprio episodio accidentale per il 53enne
Franco Galaverni, del paese, che si trovava a caccia nella zona. Il colpo
partito verso l'alto è stato deviato da un'albero, ferendo al volto il 23enne
Yagrady Singh ed il connazionale Sevvak Singh, di 31 anni. E' stato lo stesso
cacciatore a prestare i primi soccorsi ai due indiani, portati in auto
all'ospedale di Guastalla, dove sono stati medicati per lesioni giudicate
lievi. I carabinieri non hanno assunto alcun provvedimento nei confronti del
cacciatore, in quanto non è stata ravvisata alcuna ipotesi di reato. E' stata
solo una fatalità. Galaverni è cacciatore da oltre trent'anni: è esperto di
attività venatoria e mai prima d'ora gli era capitato un episodio simile. Sul
posto, guidati dal maresciallo Vincenzo Milazzo, sono intervenuti i carabinieri
di Guastalla.
Antonio Lecci
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/19:3765463:/2002/10/14
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13/10/2002
GRAVE DOPO BATTUTA DI CACCIA
GALLICANO. Un uomo di 38 anni, residente a Gallicano, è rimasto gravemente
ferito durante una battuta di caccia nei boschi sopra Vergemoli. L'incidente -
sulla cui dinamica sono in corso gli
accertamenti da parte dei carabinieri di Castelnuovo - è avvenuto nel corso
della mattinata. Immediati i soccorsi. Rimasto ferito ad una spalla da una rosa
di pallini, l'uomo è stato trasportato d'urgenza all'ospedale Campo di Marte a
bordo di un elicottero. Da qui è stato poi condotto al nosocomio di Pisa. Le
sue condizioni sono gravi, ma non è in pericolo di vita. Intanto a Gorfigliano
l'altra notte un'auto è stata incendiata da ignoti. Sull'accaduto, di chiara
origine dolosa, indagano i carabinieri di Gramolazzo.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_14/lucca/cronaca/ll203.htm
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16/10/2002
Loc. Vallone della Grotta, Comune di Taggia (IM), Agostino Martino,
residente a Taggia, colpito al fianco da colpo di carabina cal. 308, sparato da
Z.Z., compagno di caccia durante una battuta al cinghiale. Elisoccorso.
Secolo XIX, sez. Sanremo, pag. 27 del 17/1072002
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16/10/2002
ANZIANO DI CAPANNORI MEDICATO
ALL'OSPEDALE
Rischia di perdere un occhio durante un incidente di caccia LUCCA. Rischia di perdere la funzione visiva
in seguito alle ferite riportate in un incidente di caccia avvenuto ieri
mattina alle 8.10 in una località boschiva tra Marlia e Valgiano. E' ancora
tutta da chiarire la dinamica che ha causato ad A.B., sessantacinque anni,
residente nel comune di Capannori, la frattura delle ossa facciali che i
sanitari del pronto soccorso dell'ospedale Campo di Marte hanno giudicato
guaribili
in 30 giorni. L'anziano cacciatore è stato trasferito nel reparto
oculista perché alcuni pallini lo hanno raggiunto in pieno volto procurandogli
serie lesioni ad un occhio. Sulla vicenda sta svolgendo accertamenti la polizia
che dovrà appurare come il cacciatore si sia procurato quelle ferite, chi era
con lui e chi ha sparato. E' presumibile infatti che, contrariamente a quanto
si è verificato domenica mattina in Garfagnana, l'anziano amante della
doppietta non si sia ferito da solo, ma qualcuno - inavvertitamente - abbia
esploso il colpo di fucile che gli ha procurato lesioni alla faccia e ad un
occhio. Dell'incidente è stata avvertita l'autorità giudiziaria e, poichè le
ferite sono superiori ai 20 giorni, si procederà d'ufficio senza bisogno della
denuncia.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_17/lucca/cronaca/ll303.htm
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19/10/2002
UNA FUCILATA AL BASSO VENTRE,
BARRACELLO IN COMA
Bitti, per gli investigatori si tratterebbe di un incidente di caccia Bernardo
Asproni BITTI. Sono tre le ipotesi
prese in considerazione dopo il colpo di fucile che, sabato sera verso le ore 20,
ha investito Bruno Rusta (nella foto, l'arrivo all'ospedale): incidente in
seguito a una caduta,
infortunio durante una battuta di caccia, tentato omicidio.
Quest'ultima appare la meno credibile. Al contrario, quella che viene ritenuta
la più rispondente al vero è che l'allevatore-barracello di 44 anni, sposato e padre
di tre figli, sarebbe stato colpito da un fucilata dopo essere
inciampato mentre si accingeva a sparare ai cani randagi che in questi ultimi
tempi gli hanno sgozzato una decina di pecore. Un incidente di caccia, dunque,
l'ipotesi che nelle ultime ore sembra
prendere maggiore consistenza, a quanto si lascia intendere, causato
dal colpo partito da un'arma diversa da quella di Rusta. Nel caso, potrebbe trattarsi
di un tiro indirizzato da una certa distanza ma non ricollegabile a un
attentato. Semplici e pure ipotesi in attesa di analizzare il referto medico
con la valutazione della distanza da cui è partito il colpo che ha investito il
basso ventre e un braccio del barracello.
La vicenda si è consumata in un tancato di proprietà di Bruno Rusta in zona
Morrucone, dietro la pineta della circonvallazione che sovrasta il centro
abitato. Questa la prima ricostruzione di quanto accaduto. Ma è probabile che
qualcosa di concreto potrà conoscersi quando l'allevatore sarà in grado di
parlare. Per il momento, il barracello è ricoverato nel reparto di rianimazione
al San Francesco di Nuoro. I medici lo dichiarano in coma indotto dopo averlo
sottoposto ad alcune trasfusioni di sangue e a due interventi chirurgici
protrattisi per circa sette ore per la ricostruzione dell'arteria femorale e
dell'osso di un braccio, lesionato in due punti, oltre che per l'estrazione dei
pallini. La prognosi è riservata. Sebbene la situazione risulti delicata,
l'uomo non dovrebbe correre
pericolo di vita. Questo è anche l'auspicio della comunità bittese, che
è rimasta impressionata dalla vicenda. Rusta, infatti, è ritenuto una persona
tranquilla, dal passato limpido. «Bruno è barracello dal 1984 - ha ricordato il
capitano della compagnia barracellare, Francescangelo Caprolu - ed è una
persona bravissima, ha fatto sempre il suo dovere senza disturbare nessuno.
Auguriamo una pronta ripresa». Resta in prognosi riservata il barracello ferito
Bitti Resta in prognosi riservata Bruno
Rusta, l'allevatore di 44 anni colpito da una fucilata in circostanze ancora
poco chiare. Secondo
alcuni ambienti investigativi l'uomo, che fa il barracello, potrebbe essere
stato raggiunto da un colpo partito in modo accidentale dal suo fucile,
nell'ovile alla periferia del paese. Ma i carabinieri di Bitti non abbandonano
l'ipotesi del tentato omicidio. Bruno Rusta è ricoverato nel reparto di
rianimazione dell'ospedale "San Francesco" dove è stato sottoposto a
un intervento chirurgico. I medici gli hanno estratto il piombo che sabato sera
l'ha raggiunto in varie parti del corpo:
all'addome, al femore, al bacino. Resta da capire bene l'ampiezza della
rosa di pallettoni per stabilire la distanza dalla quale è stato esploso il
colpo. Il referto medico può così essere d'aiuto anche alle indagini, condotte
dai carabinieri di Bitti sotto la guida del capitano Carlo Carere. «Stiamo
agendo su tutti i fronti», hanno spiegato gli investigatori che già sabato sera
e durante la giornata di ieri hanno interrogato diverse persone, compresi i
primi soccorritori. Prende comunque consistenza l'ipotesi del colpo accidentale
forse esploso durante una battuta di caccia di frodo. Al momento del ferimento,
intorno alle 20 di sabato, pare che l'uomo fosse solo nelle campagne di "Murrucone".
Qualcuno lo ha poi accompagnato alla guardia medica di Bitti. Quindi, vista la
gravità delle ferite, la corsa del 118 verso l'ospedale di Nuoro. Assieme
all'ambulanza sono arrivati da Bitti alcuni parenti, compreso un cognato
carabiniere, e un medico che è stato ascoltato dagli investigatori. L'ipotesi
dell'incidente si è subito diffusa nel paese dove Bruno Rusta è benvoluto e
considerato persona onesta e tranquilla. Anche in alcuni ambienti investigativi
viene tenuta in particolare considerazione. I militari di Bitti tuttavia
privilegiano l'ipotesi del tentato omicidio. Per venire a capo del giallo il
lavoro d'indagine conta molto sul referto dei medici. L'ampiezza della rosa servirà
infatti a stabilire da quale distanza sia partito il colpo e soprattutto se
l'arma fosse nelle mani della vittima o di un'altra persona.
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_21/sardegna/fatto/sf103.htm
79
19/10/2002
Osiglia (SV), arresto a seguito di perquisizione per detenzione di
munizioni da guerra e parti di arma da guerra. Donna rovista in garage ove il
marito cacciatore ha lasciato armi incustodite e parte un colpo di
pistola.
Secolo XIX, se. Savona 20 e 21/10/2002.
80
20/10/2002
ANZIANO CACCIATORE
Minaccia il travestito Lo credeva donna Un anziano cacciatore di Tregnago ha abbordato sulla Statale 11
quella che credeva una «bella di notte», ma ha dovuto constatare con sorpresa che
si trattava di un travestito. L'anziano ha brandito il fucile e contro di lui è
scattata la denuncia.
www.ilgiornaledivicenza.it/storico/20021020/primapagina/ARE4.htm
81
21/10/ 2002
UN BOVESANO DI 55 ANNI
Ricerche infruttuose del cacciatore scomparso in Bisalta BOVES. Che fine ha fatto Bartolomeo
Pellegrino, 55 anni, abitante a Castellar, scomparso dal 29 settembre nei
boschi della Bisalta, durante una battuta di caccia? Nonostante scrupolose
ricerche (con 250 uomini e 11 cani), nessuna traccia è stata trovata. «Era
troppo pratico di queste montagne per perdersi - dicono alcuni amici bovesani
-, ma adesso è difficile che sia ancora vivo». «Era un ottimo camminatore -
aggiunge
Domenico Rossi, capo tecnico comunale - e, facendo l´ipotesi che abbia avuto
un vuoto di memoria, quando sono iniziate le ricerche (cioè due o tre ore dopo
l´interruzione dei contatti radio) avrebbe potuto già essere arrivato nel
versante ligure delle Alpi Marittime». «Ora le ricerche - dice il sindaco,
Riccardo Pellegrino - riprenderanno solo su segnalazioni attendibili».
b. s.
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Cuneo/art29.htm
82
20/10/2002
“L’HO VISTO SCIVOLARE E SPARIRE
NEL LAGO”
Sotto choc l'amico del cacciatore morto a Piamprato è stato portato in salvo
assieme ai cani dall'elicottero PIAMPRATO.
E' finita in tragedia la battuta di caccia, iniziata ieri mattina con
l'auspicio di uno splendido sole sulle montagne della Valle Soana, da due
cacciatori della zona. Mauro Dominietto, 42 anni, residente nella frazione Nero
di Alpette, sposato e padre di due figli
adolescenti, ha perso la vita mentre si trovava con il suo compagno, Aldo
Balagna, in localita Giasset a 2500 metri di altitudine. Scivolato sul terreno,
che a quella quota in questa stagione è gia' ghiacciato, è caduto per circa 150
metri ed è finito nelle acque gelide di un piccolo lago alpino. I due
cacciatori, parcheggiata l'auto in frazione Pianetto, in compagnia dei loro
fedeli cani, alle sei del mattino avevano imboccato il sentiero che porta verso
il colle delle Oche seguendo le tracce di pernici bianche. Erano le 11 quando
Aldo Balagna, falegname di Pont, ha visto il suo compagno perdere l'equilibrio
sul ghiaccio e precipitare nella fredda acqua del laghetto. Secondo una prima
ricostruzione pare che nella caduta il cacciatore abbia battuto la testa e che
quindi fosse gia' privo di sensi quando'e affondato nell'acqua gelida. «L'ho
visto cadere in acqua. Per un momento ho sperato di vederlo riaffiorare ma così
non è stato - racconta sconvolto Balagna, che essendo radioamatore aveva con sè
una radiolina poichè in quelle zone i cellulari restano muti -. Ho dato
l'allarme e grazie ad un radioo a Piamprato. Il capo stazione del Soccorso Alpino di Valprato
Soana, Franco Gallo Balma è stato impegnato fino a metà pomeriggio, avendo
dovuto portare in salvo anche Aldo Balagna e i cani che si trovavano su
un'impervia parete da cui non riuscivano piu' a scendere.
Per recuperare il corpo di Mauro Dominietto dal lago è stato invece necessario
l'intervento di un sommozzatore del Soccorso Alpino di Biella, Danilo
Fornasier, che aveva operato in valle diverse volte, in particolare per le
ricerche del giovane Piero Viale inghiottito dal Soana tempo fa. «Il corpo si
trovava a circa dieci metri dalla riva del lago Giasset - spiega -. Il recupero
è stato facilitato dalle informazioni precise fornite dall'altro cacciatore,
nonche' dalle tracce lasciate durante la caduta che indicavano il luogo dove si
era inabissato e dall'avvistamento nell'acqua di un rampone sfilatosi dal piede».
I due cacciatori erano infatti ben attrezzati e, sapendo che a quella quota
avrebbero trovato neve e ghiaccio, avevano indossato i ramponi, una precauzione
che però non è bastata ad evitare la disgrazia. Il corpo è stato trasportato
nella camera mortuaria del cimitero di Ronco.
...
TRAGEDIA IN VALSOANA
Cacciatore E´ scivolato sulla
neve e caduto per 150 metri, precipitando in un laghetto e restando sul fondo
privo di vita. E´ finita in tragedia la battuta di caccia per un uomo di
Alpette, ieri mattina in alta Valsoana. La vittima si chiamava Mauro
Dominietto, di 42 anni. L´uomo lavorava come addetto alla sorveglianza presso
la Fiat di Torino. Abitava al numero 8 di località Nero insieme con la moglie
Elena e ai figli Fabrizio e Christian, rispettivamente di 12 e 11 anni. La
sciagura è avvenuta poco prima delle 11,30. Il cacciatore era partito due ore
prima con alcuni amici da Pianetto, nella valle di Ribordone. Camminando sul sentiero
coperto di neve, ad oltre 2200 metri di altitudine ormai in prossimità di
Piamprato (frazione di Valprato Soana), è scivolato ed è precipitato in un
dirupo, per poi terminare la sua rovinosa caduta nelleacque del lago della
Giassetta. Quasi certamente a causare la morte dell´uomo sarebbero stati i
colpi subiti alla testa. L´allarme è stato dato immediatamente via radio da uno
dei suoi compagni di escursione. E il segnale è stato subito captato da un
radioamatore, che ha provveduto
ad avvisare i carabinieri. Il recupero della salma, che giaceva a quattro
metri di profondità, è stato piuttosto difficoltoso. Sul posto sono intervenuti
i sommozzatori del 118 di Biella, insieme con il
soccorso alpino: hanno imbragato il cadavere e, ottenuto il nulla osta dal
sostituto procuratore Antonio Bartolozzi (il magistrato che ieri era di turno),
lo hanno portato alla camera mortuaria del cimitero di Ronco, dove il medico
legale dell´Asl 9 Stefano Ricciardelli ha potuto effettuare l´esame esterno. La
notizia della sciagura di Piamprato è arrivata nel giro di poche ore nel
piccolo paese di Alpette, dove Mauro Dominietto era molto conosciuto. Famiglia
sfortunata, quella del giovane guardiano Fiat. Nel 1986 aveva perso il fratello
Valerio, deceduto in un incidente motociclistico. Nel ´95, per un incidente
avvenuto mentre lavorava in campagna, era invece morto il padre Cesare. Mauro Revello
www.lasentinella.quotidianiespresso.it/sentinella/arch_21/locale/altocanavese/in201.htm
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20/10/2002
UN CACCIATORE, AL CULMINE DI UN
LITIGIO
Impallina un mandriano Il
diverbio, la lite per futili motivi. Poi, gli spari. Un mandriano di
San Giovanni in Fiore è finito in ospedale in condizioni,
fortunatamente non gravi mentre un uomo di Cosenza è ricercato dai carabinieri
per tentato omicidio. È l'epilogo d'un pomeriggio che un gruppo di cacciatori
della città aveva immaginato, sicuramente, diverso, progettando una domenica in
montagna, per dedicarsi ad una distensiva battuta tra i boschi della Sila. Un
progetto che, ieri, di primo pomeriggio, nell'area montana di San Giovanni in
Fiore, ha subito un
imprevedibile intoppo. E poteva finire anche peggio. La ricostruzione della
vicenda è ancora frammentaria. Secondo quanto avrebbero, finora, appreso i
carabinieri del centro silano, sembrerebbe che i cacciatori, intorno alle
quindici, si siano imbattuti in un mandriano del posto,
Domenico G., 53 anni. Per cause non ancora precisate le parti avrebbero
iniziato a discutere in maniera sempre più agitata. Ad un certo punto quella
discussione si sarebbe trasformata in un autentico scontro prima verbale,
quindi fisico. Dalle parole ai fatti, il passo sarebbe stato
breve. Il mandriano avrebbe mosso dei rilievi nei confronti dei cacciatori.
Parole dure, accompagnate, forse, anche qualche ceffone. Uno dei cacciatori
sarebbe stato colpito e, in preda all'ira, avrebbe reagito premendo il
grilletto del fucile che stava imbracciando ed impallinando il mandriano.
Domenico G. è stato prontamente soccorso da un amico che era con lui e da
alcuni cacciatori che lo hanno trasportato presso il vicino nosocomio di San
Giovanni in Fiore dove gli sono state prestate le cure del caso. Il feritore,
invece, probabilmente in preda al panico, è salito a bordo della sua vettura e
si è dileguato. Forse, diretto in città, dove gli stanno dando la caccia i
carabinieri della Stazione Principale, guidati dal maresciallo Cosimo
Saponangelo. I detective dell'Arma, coordinati dal capitano Ettore Bramato, lo avrebbero
già individuato. E non sono esclusi possibili sviluppi sin dalle prossime ore.
(g.p.)
www.gazzettadelsud.it/edizioni/cosenza/edz-cs.asp?ART=001
84
20/10/2002
CACCIATORE COLPITO AL VOLTO
Garlasco, resta ferito un vigevanese di 73 anni L'ha raggiunto un
pallino sparato da un amico GARLASCO.E'
un vigevanese di 73 anni il primo ferito della stagione di caccia, iniziata
alla fine d'agosto. Domenica mattina, mentre con un amico era impegnato in una
battuta alla frazione Bozzola, l'uomo è stato colpito al volto da un pallino
"di scarto". Trasportato al pronto soccorso di Vigevano, il
cacciatore è stato medicato e dimesso con una prognosi di due settimane
soltanto. L'incidente si è verificato attorno alle 10.30 del mattino: S. G., classe
1929, stava battendo la campagna poco fuori Garlasco. Insieme a lui, da
Vigevano, era partito un amico di 76 anni. Cacciatori molto esperti, quindi,
che tuttavia sono incappati in un incidente che si è
risolto con pochi danni, forse proprio grazie alla prudenza con la
quale i due hanno affrontato la battuta. L'amico di G. S. ha sparato ad una beccaccia,
ma uno dei pallini di scarto della rosa ha colpito al volto il compagno di
battuta. Vengono definiti "di scarto" i piombini della cartuccia
calibro 12 che, appunto, scartano dalla rosa principale. Proiettili
piccolissimi, pesanti ognuno solo una frazione di grammo, possono essere
comunque molto pericolosi se raggiungono il bersaglio in
rosa e a distanza relativamente ravvicinata. Il cacciatore vigevanese
non ha riportato danni più gravi proprio grazie al fatto che l'amico ha sparato
mentre si trovava a distanza elevata dal compagno di battuta, secondo gli
accertamenti una quarantina di metri. Quando il pallino ha raggiunto l'uomo al
volto, aveva perso gran parte della forza propulsiva, conficcandosi comunque
vicinissimo all'occhio. Non è stato necessario ricoverare l'uomo che, dopo
essere stato medicato
al pronto soccorso di Vigevano, è stato dimesso con una prognosi di quindici
giorni.
www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_22/vigevano/lomellina/pv405.htm
85
20/10/2002
UTA
INCIDENTE DI CACCIA, FERITO A
UN PIEDE
UTA. Domenica, in un incidente di caccia nelle campagne di Camp'e Luas
è rimasto gravemente ferito al piede, Gino Marcis, imprenditore di Capoterra. I
medici dell'ospedale Marino l'hanno sottoposto a un intervento chirurgico,
durato parecchie ore. Le sue condizioni non sono
comunque gravi.
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_22/cagliari/cronaca/sd422.htm
86
20/10/2002
Una signora di Monigo non riesce a respingere l'assalto dei cacciatori che
battono ripetutamente i campi attorno a via Casette, spingendosi a ridosso
della sua abitazione Spari ravvicinati,
pioggia di pallini sul davanzale Domenica
scorsa l'ennesimo episodio ha spinto la donna a rivolgersi alla
polizia per denunciare le pericolose intrusioni (gd'a) Piovono pallini, in via Casette a
Monigo. Una pioggia decisamente indesiderata, che ieri mattina ha spinto una
signora a sporgere denuncia, nel tentativo di porre fine ad una situazione
divenuta ormai insostenibile. Quella che, nel periodo di caccia, spinge diverse
doppiette fra i campi di Monigo, attorno a via Casette, ma, soprattutto, a
ridosso di un'abitazione, quella di Marilena Rosada Stradiotto, che inutilmente
- almeno fino ad ieri - ha cercato di tenere a distanze ragionevoli i
cacciatori. È di domenica scorsa,
l'ultimo episodio che ha indotto la donna a rivolgersi alla Questura: uno sparo
ravvicinato ha per l'ennesima volta
attirato la sua attenzione, scorgendo un cacciatore a pochi metri dalla
sua casa: «Saranno stati venti metri, non di più», racconta la signora Stradiotto:
«Una cosa davvero insopportabile, che mi ha fatto arrabbiare. Inutilmente ho
chiesto di non entrare nella mia proprietà, dove peraltro c'è una catena con
tanto di cartello. So che ci sono distanze ben precise da rispettare, ma
continuano a sparare a ridosso delle mie finestre». Tanto che, dieci giorni fa
- era di sabato – sul davanzale della cucina sono piovuti diversi pallini,
quelli scaricati da una doppietta, appunto. «Ero determinata nel rivolgermi ai carabinieri, ma mi hanno detto
che avrei avuto tre mesi di tempo per sporgere querela. E domenica, l'intrusione
si è ripetuta, e a quel punto ho deciso che era tempo di fare qualcosa, e mi
sono recata in Questura. Dove, a dire il vero, non erano molto convinti: anzi,
mi sono sembrati poco comprensivi. Ma come? Entrano quasi fin dentro casa mia,
e io non posso fare nulla? Mi è stato chiesto se per caso avessi subito qualche
danno: non basta l'intrusione di sconosciuti che si mettono a sparare a pochi
metri da casa? Se la legge è questa, allora io dico che va assolutamente cambiata.
E, comunque, credo non sia tanto legale quanto sta accadendo». Un anno fa, comunque, un'altra
"pioggia" di pallini portò la signora Marilena a chiamare
immediatamente i carabinieri, che identificarono il cacciatore di turno, un
medico di Castelfranco. Anche allora, la donna ebbe tempo tre mesi per sporgere
denuncia. Ma il tempo passò: «Questa
volta, non aspetterò, sperando che qualcuno sia in grado di capire la mia
situazione».
87
21/10/2002
QUERO Candido Mondin che abita nella frazione di Schievenin è stato fatto
bersaglio assieme al suo cane da un bracconiere Escursionista impallinato nel bosco L'animale di nome Pucci è stato anche ferito. L'episodio è stato denunciato
alla stazione dei carabinieri Se l'è cavata solo con un grosso spavento Candido
Mondin che, nei giorni scorsi, ha rischiato letteralmente di essere
"impallinato" da ignoti. Candido abita nella frazione di Schievenin
all'imbocco della valle di Prada. Egli, oltre che in paese è conosciuto anche
nelle zone limitrofe in quanto esercita la professione di portiere presso le
Industrie Meccaniche di Alano ed è stato molto attivo in passato nel mondo del volontariato
quando era presidente del Comitato Turistico di Schievenin. Ancora sotto chock
da quanto accadutogli, racconta nei dettagli l'episodio nel quale il suo
cagnolino di nome Pucci è stato preso di striscio da uno sparo proveniente da
circa 250 metri di distanza.«Erano circa le 17 di lunedì e me ne stavo andando
a castagne poco sopra casa mia lungo una strada silvopastorale denominata delle
Corbe. Come quasi sempre quando salgo nel bosco porto con me i miei due
cagnolini che aspettano con ansia quei momenti per scorazzare nel sottobosco».
«Stavo avvicinandomi - prosegue l'intervistato - ad una zona dove gli alberi
si diradano lasciando spazio al prato. Davanti a me, a pochi metri, c'era anche
Pucci. Ad un tratto ho sentito un colpo di fucile (è normale sentirli in questo
periodo in cui la caccia è aperta) e la povera bestiola che mi precedeva si è
accasciata al suolo apparentemente priva di vita. Ho pensato subito al peggio e
mi sono velocemente portato in una zona riparata. Il cagnolino intanto aveva
ripreso a muoversi. Con
un'immensa paura addosso mi sono avvicinato all'animale e, velocemente,
lo ho preso in braccio e me ne sono tornato a casa. Appena passato un po' lo
spavento ho denunciato il fatto ai carabinieri».
«Era aperta la caccia di selezione - continua nel suo racconto l'uomo -
ma ritengo, e con me hanno concordato anche i carabinieri, che si possa essere
trattato di qualche bracconiere che voleva accertarsi di avere una buona mira
ma che, per fortuna, si è dimostrata imprecisa. Probabilmente aveva scambiato
il mio cane per una volpe e, così, ha cercato di abbatterlo».Candido Mondin fa
notare, dopo essersi informato, come l'ipotesi del bracconiere sia la più
attendibile in quanto i cacciatori non possono sparare alle volpi.«Chi ha
premuto il grilletto col chiaro intento di colpire in quell'area - conclude
Candido – si trovava sul versante opposto della vallata in località Col de Ola
e
sicuramente, vista la distanza considerevole fra i due punti, aveva fra
le mani una buona carabina».
Fulvio Mondin
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1227801&Luogo=Belluno&Data=2002-10-25&Pagina=FELTRE
88
23/10/2002
INCIDENTE DI CACCIA: PERDE UN
DITO A LECCE
Battuta di caccia sfortunata per due bresciani di Salò e Villanuova. Ieri
mattina Giovanni Paolo Rebusco, 45 anni residente a Villanuova sul Clisi in via
Canneto 9, stava partecipando con un amico salodiano ad una battuta di caccia a
fagiani e starne nelle campagne di Torre Pinta di Galatina, in provincia di
Lecce. Improvvisamente, forse per una caduta accidentale, dal fucile di Rebusco
è partito un colpo che lo ha ferito ad una mano. Il cacciatore bresciano è
stato soccorso dall'amico e portato all'ospedale di Galatina, dove purtroppo i
medici hanno dovuto amputargli un dito. Rebusco ne avrà per 30 giorni.
Sull'episodio indaga la polizia di Galatina. p.m.
www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Hab.htm
89
24/10/2002
FERITO DAI PALLINI DA CACCIA
BARGA. Incidente di caccia ieri mattina in montagna. A riportare conseguenze
è stato Francesco Suffredini, 57 anni, di Mologno, da poche settimane rieletto
nel comitato Asbuc di Barga dove ricopriva nel precedente mandato la carica di
presidente: ha riportato ferite al collo e alla spalla destra e la prognosi è
di 15 giorni. Dopo le prime cure è stato dimesso dall'ospedale di Castelnuovo.
L'incidente è avvenuto nella zona della Passerella, qualche chilometro a monte
di Renaio. Suffredini era a caccia con alcuni amici quando, per cause in corso
di accertamento da parte dei carabinieri di Barga, da uno dei fucili è partito accidentalmente
un colpo. Suffredini è stato investito da circa 60 pallini. Soccorso dai
compagni di battuta, che con un telefonino hanno
chiesto aiuto al 118, è stato caricato su una jeep e lo hanno portato fuori
dal bosco dove poco dopo è arrivato un mezzo inviato dalla centrale operativa
dell'Asl.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_25/lucca/cronaca/ll103.htm
90
25/10/2002
LAVENONE, INSIEME AI COLLEGHI
AVEVA SCOPERTO UN BRACCONIERE NEI BOSCHI. NON È GRAVE
Picchiata un'agente della Forestale È il quarto episodio del genere che
viene segnalato in poco più di un mese Ennesimo
atto di violenza a opera di un bracconiere sui monti del Bresciano: l'uomo ha
aggredito un'agente del Corpo forestale dello Stato ed è riuscito a dileguarsi.
Il grave episodio si è verificato alle 13.15 di venerdì – la notizia è stata
diffusa solo ieri pomeriggio dal commissario capo della Forestale di Brescia,
Marco Mei - «nello svolgimento di un'operazione mirata a individuare l'autore
di una "tesa" di archetti e reti in località Bisenzio, frazione di
Presegno, nel Comune di Lavenone». Il bracconiere era stato individuato e colto
in flagranza di reato durante
un appostamento. Vistosi circondato dalle guardie del Corpo forestale,
«per cercare una via di fuga aggrediva un'agente colpendola ripetutamente al volto».
La donna è stata accompagnata dai colleghi prima al pronto soccorso dell'ospedale
di Vestone, poi nell'analoga struttura del nosocomio di Gardone Vt, dove i
medici le hanno riscontrato lesioni che guariranno in sette giorni.
È in corso un'indagine per dare nome e cognome al responsabile dell' aggressione,
che arriva dopo una serie di analoghi episodi. Nel primo pomeriggio di domenica
6 ottobre in località File, sempre nel territorio di Lavenone, l'ispettore
della Lipu - la Lega italiana protezione uccelli -
Pier Giorgio Candela e il giornalista di «Bresciaoggi» Paolo Baldi (che
insieme a Emilio Nessi, giornalista del «Corriere della sera», e Ida Carlini,
moglie di Candela, si erano recati in Valsabbia a «caccia» di archetti e
trappole per la cattura illegale di volatili), sono stati
aggrediti e minacciati di morte. Lunedì 30 settembre, attorno alle 21 -
in località Prati Magri, sopra Irma - durante un normale controllo alcuni
agenti del Noa, il Nucleo antibracconaggio della Forestale, avevano individuato
un bracconiere che, in sella a una moto, non ha rispettato l'alt dei militari,
investendo due agenti.
A domenica 22 settembre risale invece l'aggressione ad alcune guardie venatorie
volontarie del Wwf e della Lipu, che erano impegnate in un servizio
antibracconaggio sui monti di Collio.
www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/cronaca/Cac.htm
91
26/10/2002
CANE SPARA AL PADRONE
CACCIATORE...
Cane spara al padrone cacciatore…
STRANO MA VERO (CNN) -- Curioso scherzo del destino quello occorso a
Michael Murray, cittadino americano con la passione per la caccia: uscito
all'aria aperta di buon mattino per sparare a qualche fagiano, è finito lui
stesso vittima di un colpo di fucile esploso... dal suo cane.
La vicenda, conclusasi fortunamente per il meglio, ha dell'incredibile.
Michael, 42 anni, sabato scorso decide di andare a caccia nel Sud Dakota (Stato
centro-settentrionale degli Usa). E' il giorno di apertura della stagione
venatoria e l'uomo si fa accompagnare dal suo cucciolo di setter inglese,
Sonny. La giornata sembra promettere bene, dopo un'ora Michael ha già raccolto
un bottino di sette uccellMsoNormal style='text-align:justify'>"All'inizio non capivo cosa mi fosse accaduto - racconta Michael -
poi sono stato assalito da un dolore lancinante, mi sono seduto e ho visto la
mia caviglia sanguinare copiosamente". Il cucciolo di cane nel frattempo è
sembrato intuire che era successo qualcosa di sbagliato. "Sonny si è steso
al mio fianco - ricorda il suo padrone - sapeva di aver combinato un
pasticcio".
Per fortuna altri due uomini avevano seguito Michael quel giorno. Con
lui c'erano anche il padre e il cognato. E' stato proprio quest'ultimo a
intervenire prontamente legando stretto un laccio emostatico attorno allo
stivale destro del ferito. "Mio padre, che ha 75 anni - ricorda ancora
Michael - era diventato bianco come un fantasma".
Il ferito è stato caricato in fretta sul furgone e portato nella casa
poco distante di un parente da dove, una mezz'ora più tardi, un'ambulanza lo ha
trasportato all'ospedale più vicino. Sono stati necessari 15 punti per suturare
la ferita.
"E' il fatto più bizzarro che mi sia mai accaduto", dice ora
la vittima dopo aver scampato il pericolo. Un fatto che è ormai diventato una
barzelletta nel circolo dei suoi conoscenti e amici. "L'essere oggetto di
scherno purtroppo è il prezzo che devo pagare..." conclude, rassegnato,
Michael.
Con il contributo di Ap
http://www.cnnitalia.it/2002/SOCIETA/10/26/cane/index.html
92
26/10/2002
TRAGICA BATTUTA AL CINGHIALE
SANSEPOLCRO - E' morto in modo assurdo, la giugulare squarciata da uno spezzone
di proiettile. Omero Andreini, cinquant'anni che avrebbe compiuto oggi, se n'è
andato così, nel mezzo di una mattinata piovigginosa che nelle sue intenzioni
doveva essere consacrata alla sua grande passione: la caccia. Omero, operaio
edile alle dipendenze della ditta Luzzi di Sansepolcro, faceva parte di una
squadra al cinghiale che si chiama «I Marrani». Erano in ventuno, ieri, a
cacciare nei boschi di Sansepolcro, per l'esattezza in località Monte
Casale-Meolo. Dalla strada che porta all'eremo di Monte Casale, avevano
svicolato nei boschi attraverso la fitta rete di sentieri che riga il crinale.
Si trovavano in una zona di bosco non fitto, dove si vede abbastanza bene e
dove dunque la battuta sarebbe dovuta risultare senza rischi.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti, Andreini ha esploso un colpo
di fucile contro un cinghiale, colpendo parzialmente il bersaglio. L'animale è rimasto
ferito, ma è riuscito lo stesso ad allaontanarsi. La regola dei cinghialai è
che dopo un tiro di fucile bisogna restare sul posto, ancorati alla postazione.
Ma questo non sarebbe successo. Forse per un eccesso di entusiasmo, Omero
Andreini avrebbe abbandonato il suo posto nel tentativo di seguire il cinghiale
e di finirlo, spostandosi in questo modo di una ventina di metri. Metri fatali,
se si assomma all'eventuale imprudenza anche il massiccio contributo della
sfortuna. Il cinghiale ferito è in fatti passato proprio davanti ad altri
cacciatori che hanno esploso un altro colpo senza accorgersi della presenza di
Andreini. E nonostante tutto, la vicenda poteva finire bene. Il tiro non ha
infatti colpito l'uomo in via diretta, purtroppo il proiettile ha colpito un
sasso (o forse un albero), si è scheggiato e un frammento ha centrato di
rimbalzo la giugulare dell'operaio. La Procura ha disposto l'effettuazione
dell'autopsia per lunedì. Intervento dei carabinieri e del 118.
di Sergio Rossi
http://lanazione.quotidiano.net/chan/3/19:3798761:/2002/10/27
93
26/10/2002
UCCISO DA UN COMPAGNO DI CACCIA
Ugo Ruggeri, 38 anni, di Bedonia, è stato colpito al ventre dal
proiettile Pensavano di aver
individuato il cinghiale, di averlo accerchiato: la giornata doveva concludersi
con una festa, con un bicchiere di vino ammirando l'animale ucciso, da esporre
come trofeo. Invece a rimanere ucciso è stato uno di loro: un cacciatore ferito
a morte da un amico che, tra i rami e i cespugli, l'ha scambiato per il
cinghiale. A perdere la vita nell'incidente di caccia avvenuto ieri poco dopo mezzogiorno
sulle montagne borgotaresi è stato Ugo Ruggeri, 38 anni, carrozziere residente
a Bedonia, sposato e padre di due bambini. La battuta si stava svolgendo nei
boschi di Valdena, località in comune di Borgotaro sulla strada che porta al
Passo del Brattello. Era partito la mattina
presto: un gruppo di una ventina di persone, tutti amici valtaresi e cacciatori
esperti. Si erano ritrovati con le jeep al solito posto, sopra la frazione di
San Vincenzo, e avevano risalito al vallata dove le strade diventano carraie. Alle
12,15 i cacciatori erano sparsi un po' in tutta la vallata. Sul costone di
sinistra, lasciandosi alle spalle Borgotaro, era salito Ruggeri con altri compagni.
Si trovavano in mezzo a una boscaglia fitta, c'era il sole e la visibilità era
buona. Convinti di avere individuato il cinghiale, si è cominciato a sparare. A
poche decine di metri da Ruggeri c'era un amico che ha aperto il fuoco col suo
fucile: alcuni colpi (non è ancora stato appurato quanti esattamente) hanno
colpito al ventre il 38enne bedoniese, che si è accasciato al suolo. Ci sono
voluti solo alcuni secondi prima che gli amici si rendessero conto di quello
che era accaduto. Anche chi ha sparato il colpo mortale è accorso subito,
assieme agli altri, vicino all'uomo, steso a
terra. Ruggeri è praticamente morto sul colpo: i proiettili utilizzati
per quel tipo di caccia (calibro dodici a palla unica) non lasciano scampo. Con
le ricetrasmittenti e i telefonini sono stati allertati immediatamente i soccorsi.
Da Borgotaro è partita un'ambulanza della Pubblica assistenza, mentre da Parma
si è levato in volo l'elicottero del 118 che però, dopo aver risalito al
vallata ha dovuto rinunciare ad atterrare per la mancanza di spazi
pianeggianti. Perché i soccorritori raggiungessero il luogo della tragedia c'è
voluto parecchio tempo. Ruggeri si trovava infatti in una zona distante alcuni chilometri,
da percorrere a piedi su un sentiero, dall'ultima stradina. Il medico di
guardia che ha raggiunto l'uomo non ha fatto altro che constatarne il decesso.
Sul posto sono sopraggiunti anche i carabinieri della Compagnia di Borgotaro.
La salma è stata spostata solo dopo il nullaosta rilasciato dal magistrato
Giorgio Grandinetti e poi trasferita nel reparto di Medicina legale
dell'ospedale Maggiore di Parma, dove nei prossimi giorni verrà effettuata
l'autopsia. Dall'altra parte della vallata si trovava il fratello di Ugo,
residente nella zona e appassionato di caccia anch'egli. E' subito sceso dal
monte, ma ha trovato il fratello cadavere. Anche la moglie di Ruggeri si
trovava nella zona, presso parenti, ed è stata subito avvisata della tragedia. Il
cacciatore che inconsapevolmente ha fatto fuoco su Ruggeri, sotto choc, è stato
ascoltato dai carabinieri che stanno ricostruendo la dinamica dell'incidente,
che si presenta, nella sua drammaticità, di una semplicità estrema. Un colpo
destinato al cinghiale, che nella concitazione di quei momenti è stato confuso
con lo sfortunato cacciatore. Per l'uomo che ha sparato il colpo fatale si
ipotizza ora l'accusa di omicidio colposo. Ma è presto per parlare di colpe.
Per ora si piange un giovane padre, che ha lasciato soli e nella disperazione
una moglie e due figlie.
Leonardo Sozzi
...
Ieri in paese la notizia si è sparsa subito: per strada, nei bar è
calato un doloroso silenzio
A Borgotaro la gente è ancora incredula BORGOTARO - Quello di ieri «è stato un pomeriggio terribile», ha
commentato il parroco di San Vincenzo e Rovinaglia. Prima l'elisoccorso, poi i
carabinieri e l'ambulanza della Pubblica Assistenza di Borgotaro hanno scosso
la tranquillità degli abitanti delle due frazioni: un pugno di case sparse che
s i affacciano sulla Val Tarodine,
a pochi chilometri dal capoluogo di Borgotaro. Era trascorso da poco
mezzogiorno e molti degli abitanti erano seduti a tavola per il pranzo insieme
ai famigliari. Pochi attimi dopo
quell'improvviso via e vai, un telefono squilla e una donna lascia rapidamente
la sua abitazione, corre in strada in lacrime: «E' successo una cosa
terribile», grida quasi senza rendersene conto, dirigendosi verso una casa del
paese, quella del fratello della vittima. Gli attimi trascorrono lenti e
scuotono sempre più gli animi delle persone, sino a fare presagire il peggio,
soprattutto quando il velivolo del pronto intervento, dopo aver volteggiato più
volte sulla valle del Tarodine, si alza fra le nuvole del crinale e si dirige
definitivamente verso Parma. Un cellulare dal bosco comunica la terribile
notizia che si sparge a macchia d'olio per l'intera vallata: fra le case cala
il silenzio, lo sgomento e la disperazione. Un parente del cacciatore si reca
all'imbocco dello sterrato che conduce alla località impervia dove si è
consumata la tragedia, con la speranza di scrutare qualcosa in lontananza o di
ricevere qualche informazione sul fatto. Raggiunge le auto parcheggiate
all'imbocco di un tratturo, incontra i primi cacciatori che spiaccicano solo
qualche parola. «Si è trattato di un fatale rimbalzo» azzarda qualcuno per poi
chiudersi nel dolore. In paese, a Borgotaro, la notizia dell'incidente di
caccia si diffonde con rapidità. Ugo Ruggeri lavorava poco distante dal centro
e molti lo conoscevano, nonostante abitasse da anni a Begonia con la sua
famiglia. Nei bar del capoluogo ci si limita a poche battute o scambi
d'opinioni sulla pericolosità della caccia, e si resta nell'attesa di saperne
di più, magari da qualche conoscente o addirittura da un cacciatore che ha
partecipato alla tragica battuta di caccia. Per strada, un anziano ha tenuto a
precisare che incidenti del genere nei boschi di Borgotaro non accadevano da
molto tempo. Un uomo di mezza età, invece, esprime la sua preoccupazione per la
potenza delle armi in dotazione ai cacciatori, che sembrano essere divenute
«delle mitragliatrici».
V. Stra.
...
I PRECEDENTI Quattro vittime del fucile Purtroppo analoghi incidenti hanno riempito già diverse volte in
passato le pagine di cronaca della nostra provincia. Il 10 dicembre del 2000 la
battuta di caccia con gli amici a San Remigio, nel comune di Calestano, per
Franco Coruzzi, cinquantunenne portalettere in pensione di Noceto, era finita
in tragedia. Un compagno di caccia lo aveva accidentalmente colpito al torace
con un fucile a canna rigata Winchester. Coruzzi era deceduto sul colpo. L'uomo
era inciampato, forse a causa di sterpaglie e rovi. Nella caduta, dal fucile è
partito un colpo che aveva raggiunto in pieno petto Franco Coruzzi. Purtroppo i
medici intervenuti sul luogo dello sparo non avevano potuto fare altro che
constatare la morte del
cacciatore. Un altro tragico incidente avvenuto durante una battuta di
caccia, che risale a due anni prima, era costato la vita al maresciallo
maggiore della Guardia di finanza, Attilio De Marco, di Salsomaggiore. Il fatto
era accaduto il 7 ottobre 1998 durante una battuta di caccia al cinghiale nei
boschi fra Pellegrino e Bore, in località Castellaro, sotto il monte
Santa Cristina, alla quale aveva preso parte anche il sessantatreenne salsese Attilio
De Marco, maresciallo maggiore, comandante del nucleo di polizia tributaria
presso il comando della Guardia di Finanza. Inizialmente si era ipotizzato che
il proiettile fosse partito dallo stesso fucile di De Marco. Poi si era fatta
strada l'ipotesi che il colpo mortale fosse partito dall'arma di un altro
partecipante alla battuta, che è stato poi indagato per omicidio colposo. Ancora
due anni addietro, il 30 novembre del 1996, un altro morto per un incidente di
caccia a Frassinara. La vittima, un marmista di Forlimpopoli, Oriano Vestrucci,
38 anni, era stata colpita mentre si trovava in un capanno in appostamento
temporaneo per la caccia a storni e pavoncelle. Anche l'avvocato Giuseppe
Lindi, nel settembre dell'86, era rimasto ucciso durante una battuta di caccia
nella zona di Fornovo.
www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW5/dbf1ee416dc82cf9c1256c5f002dbb84?Open
94
27/10/2002
INCIDENTE NELLA VAL DI VOBBIA
Cacciatore scivola e si spara a una gamba (Genova pag.14) Un incidente
di caccia. Una fatalità, che ha rischiato di costare molto cara a un cacciatore
di Pontedecimo. Un colpo, partito
accidentalmente dal fucile di Enrico Canepa, 34 anni, l'ha colpito alla coscia
destra. E' stato portato all'ospedale San Martino. Il proiettile non pare aver
incrinato l'osso, né aver toccato le arterie. E' avvenuto poco prima delle due
di ieri pomeriggio nella località Arezzo, nella valle del Vobbia. Canepa, che
risiede a Pontedecimo con i genitori ma di fatto vive nel paesino
dell'hinterland, era partito per una battuta di caccia insieme a un gruppo di
amici. Questa la prima ricostruzione dell'incidente, quella dei carabinieri di
Isola del Cantone. Canepa, che teneva la muta dei cani, ha tentato di superare
un muretto a secco, alto circa cinquanta centimetri. Portava, sulla spalla,
il fucile, con la canna diretta verso il basso. Qualche pietra si è mossa,quando
il cacciatore si è dato la spinta per superare l'ostacolo. Canepa ha perso
l'equilibrio ed è caduto per terra. In quel momento dall'arma è partito, in
maniera accidentale, un proiettile, che ha colpito il trantaquattrenne alla
coscia. Subito sono scattati i soccorsi. Sono arrivati i volontari della Croce Rossa
di Isola. Le condizioni del ferito apparivano gravi. E' stato chiesto
l'intervento l'elicottero dei vigili del fuoco, che però era impegnato negli
stessi momenti nel salvataggio di una donna caduta in un
burrone, nel chiavarese. Canepa è stato trasportato in ambulanza al San
Martino.La prognosi è di venti giorni.
www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW5/192ab0ebc226fe5dc1256c5f002dbbb1?Open
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28/10/2002
UN CACCIATORE PIEMONTESE
Spara a due motociclisti perché lo hanno sorpassato Cuneo - Un vendicatore folle, come quelli che
si vedono in certe pessime trame di film o sceneggiati televisivi dozzinali.
Soltanto che i colpi di arma da fuoco sparati ieri mattina da un automobilista
isterico contro due coppie di giovani motociclisti su una strada statale in Piemonte
non erano fiction ma pura realtà. L'uomo non ha tollerato il sorpasso dei
centauri e li ha inseguiti, prendendoli poi a fucilate. Per
fortuna nessuno è stato seriamente ferito e la drammatica scena non è finita
in tragedia. A comportarsi come un John Wayne impazzito, Michele Cantamesse, 53
anni, residente a Guarene, in provincia di Cuneo. Ieri mattina l'uomo stava
tornando a casa da una battuta di caccia.
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=208&Fname=2910INT4cc.jpg
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28/10/2002
GIALLO IN VALTROMPIA. Il corpo è stato nascosto per tentare di
occultare le tracce. Incidente di caccia o delitto? Ucciso il cacciatore
scomparso a Brozzo Elio Mazzoldi, 67 anni, era in un anfratto: è stato colpito da
due fucilate Elio Mazzoldi, il
pensionato di 67 anni di Brozzo, scomparso lunedì è stato ritrovato ieri
mattina prima delle nove da uno dei volontari che ormai da
tre giorni lo stavano cercando sui monti tra Cesovo e Cimmo sopra
Tavernole. Giaceva a terra, morto. Morto ammazzato. Una ferita di arma da fuoco
esplosa da distanza ravvicinata lo ha centrato in pieno alla gola. Visibile
anche una ferita superficiale a una spalla. A sparare un fucile da caccia
caricato a pallini. Il cadavere era nascosto in un anfratto, quasi un cunicolo,
protetto da sporgenze rocciose, occultato sul davanti, all'apparenza volutamente,
da altri sassi e foglie e circondato da alta vegetazione. Pietre anche sul
corpo come se si volesse provvedere ad una veloce
sepoltura. Il pensionato di Brozzo giaceva in un luogo impervio e
scosceso,senza traccia di sentiero. Difficile arrivarci, anche a piedi. Un
giallo che da ieri arrovella i carabinieri di Gardone guidati dal capitano
Francesco Marra. Nella boscaglia hanno lavorato per tre ore i carabinieri della
Scientifica e del Reparto operativo alla guida del colonnello Mauro Valentini
e del maggiore Michele Facciorusso. Nel pomeriggio a Gardone è giunto anche il
comandante provinciale Carmine Adinolfi. Sino a sera gli investigatori hanno esaminato
quanto raccolto, anche se molto lo dirà l'
autopsia. La località è quella chiamata «Roccolo del Cerreto» o «Rocol
dei trè pià»: così lo chiamavano durante la Resistenza i partigiani della 122ma
Garibaldi che lì avevano postazione vicino ad altro roccolo più in alto detto
del «Grillo», per l'insolita altezza del suo «sbrof» su tre piani. E' a due chilometri
e mezzo da Cimmo da dove lo si può raggiungere in fuoristrada, e a uno e mezzo
da Cesovo, raggiungibile con bella camminata. Ora è inutilizzato come roccolo e
frequentato nella buona stagione da una famiglia marchenese.
Davanti alla costruzione che domina il roccolo, al centro dell'ampia
cerchia di alberi dove venivano appese le reti dell'uccellanda, parte un ripido
e dritto sentiero verso il basso. Sicuramente era già stato percorso giovedì dai
volontari. Scendendo, dopo cinquanta metri, sulla sinistra tra gli alti cespugli
traspare un ammasso roccioso grigio parzialmente nascosto da una gobba del
terreno: i massi formano una piccola caverna ad imbuto. Ieri un volontario si è
avvicinato incuriosito da un pezzo di stoffa: era quello dei pantaloni
dell'uomo scomparso come incastrato nella roccia. Ha dato l'allarme. I
carabinieri hanno isolato il luogo e comunicato ai volontari, un centinaio, di
rientrare a casa. Sono cominciati gli accertamenti durati fin dopo le 14. Poi
il corpo è stato caricato su una barella e portato a braccia per un centinaio
di metri sino al roccolo: é stato caricato su una 4 per 4 e portato
all'obitorio del Civile di Brescia dove questa mattina verrà eseguita
l'autopsia disposta dal
pm Alberto Rossi che coordina indagini non semplici anche se ieri sera
l' ipotesi che veniva presa maggiormente in considerazione era quella dell' incidente
di caccia e non della vendetta. Chi ha ucciso avrebbe cercato di nascondere
quel corpo, ma non si spiega perché abbia portato via il fucile
della vittima. La mancanza del fucile fa cadere l'ipotesi del suicidio.
Non si spiegherebbe
poi la «sepoltura». I carabinieri hanno raccolto due cartucce di calibro
però diverso da quelle nella cartucciera del Mazzoldi. Tra le tante abbandonate
da cacciatori e bracconieri sono quelle più fresche. Il cacciatore è stato
ucciso a poca distanza da dove è stato recuperato il cadavere occultato. Nello
stretto cunicolo non si può entrare: il corpo è stato spinto dentro e una
vistosa traccia di sangue sul fondo sta ad indicare la posizione del capo con
la gola squarciata. Comunque sono numerose le macchie di sangue anche sui sassi
che coprivano il cadavere, ammonticchiati lì fuori. Altre tracce visibili di
sangue nelle vicinanze non ci sono. Il delitto o incidente è avvenuto vicino al
cunicolo ancora lunedì quando Elio è uscito di casa con viveri, fucile e
cartucce. Ieri sera in caserma le luci non si sono mai spente. In mano l'elenco
di centinaia di cacciatori della zona. Tutti da ascoltare. Qualcuno potrebbe aver
visto l'assassino tra i boschi. Questa mattina i carabinieri effettueranno una
nuova ricognizione alla ricerca di tracce lasciate da chi ha occultato il cadavere
e, soprattutto per ritrovare il fucile.
Edmondo Bertussi
Franco Mondini
MAZZOLDI, 2 COLPI A BRUCIAPELO
Elio Mazzoli è stato assassinato. Lo ha confermato l’autopsia eseguita
ieri mattina dal professor Francesco Ferrari e dai suoi collaboratori di Medicina
legale. Due i colpi esplosi da distanza ravvicinata da un fucile da caccia:
devastante quello che ha squarciato torace e collo. Una rosa di pallini ha
invece raggiunto il pensionato di Brozzo di Marcheno a una spalla. Potrebbe
essere stato il primo colpo. Un supplemento di accertamenti, chiesti dal
magistrato Alberto Rossi, dovrà stabilire se i pallini che hanno raggiunto la
spalla del cacciatore siano entrati o no dalla schiena. Impossibile per ora
stabilire quale sia stato il foro di entrata, e anche il calibro, 12 o 16. La
salma resta sotto sequestro sino a domani.
Un omicidio. L’autopsia ha scartato l’ipotesi dell’incidente di caccia.
Il colpo mortale è stato esploso da distanza ravvicinata, da un metro, forse
meno. C’era quindi volontà di uccidere. Forse un delitto d’impeto. Gli
investigatori non escludono che Mazzoldi sia stato prima raggiunto alla spalla.
Poi il secondo colpo, come se si trattasse di un «colpo di grazia».
Probabilmente già domani o martedì i periti comunicheranno a magistrato
e carabinieri le anticipazioni su quanto sinora fatto. Si saprà se a uccidere è
stato un calibro 16; quindi potrebbe trattarsi del fucile che Mazzoldi aveva
con sè e che non si trova. Potrebbe essere stato disarmato durante un litigio.
Da accertare anche se il corpo sia stato portato a braccia sino
all’anfratto dove è stato coperto di pietre e fogliame e ritrovato nella
mattinata di giovedì, dopo tre giorni di ricerche tra i boschi.
Il movente. Elio Mazzoldi, vedovo da una dozzina d’anni - la moglie fu
trovata morta in un albergo parigino - non aveva nemici. Un uomo buono, dal
comportamento talvolta burbero. Chi lo conosceva non sa spiegarsi il perché di
tanta cattiveria. Prende così corpo, anche tra i carabinieri guidati dal
capitano Francesco Marra, l’ipotesi che il pensionato lunedì abbia litigato nel
bosco. Forse con un altro cacciatore o con un bracconiere. Potrebbe quindi
essere stato disarmato e ucciso col suo fucile, prelevato al mattino dalla
rastrelliera di casa. Fucile introvabile, che sarebbe dovuto rimanere vicino al
cadavere.
Indaga il Noa. La Forestale e il Nucleo operativo antibracconaggio
stanno collaborando con i carabinieri di Gardone Valtrompia. Anche ieri - e le
ricerche proseguiranno questa mattina - gli uomini della Forestale hanno setacciato
un vasto tratto di boscaglia alla ricerca del fucile che manca e di tracce
lasciate dall’assassino. Si cercano macchie di sangue sugli arbusti e sulle
pietre. Si ipotizza che il ferimento sia avvenuto altrove e che il corpo sia
poi stato portato e nascosto nell’anfratto, al fine di ritardarne il
rinvenimento.
Il Noa, in un comunicato diffuso ieri, ipotizza la lite maturata
nell’ambiente del bracconaggio. Un’ipotesi che i carabinieri non escludono. Tra
le varie ipotesi anche quella del litigio forse per una preda contesa o perché,
come accaduto in passato, Elio Mazzoldi potrebbe aver redarguito un bracconiere
sorpreso a cacciare illegalmente.
Le indagini. Una volta tanto la frase di rito «indaghiamo a 360°»
pronunciata dagli investigatori e dal colonnello Carmine Adinolfi calza a
pennello. Pochi gli elementi certi in mano a chi deve risolvere il «giallo» e
tantissimi i tasselli da mettere al posto giusto. Molto dipenderà dalle
risultanze dell’autopsia e dai rilievi sul corpo e nel luogo del ritrovamento.
Importante sarebbe trovare il fucile che manca. L’assassino, custodendolo,
rischia di firmare la propria condanna per omicidio volontario.
di Franco Mondini
L'OMICIDIO DI BROZZO . Adriano Benedetti di Tavernole si è costituito domenica
ai carabinieri
L'ha ammazzato per pochi uccellini La lite fatale con Elio Mazzoldi per
una questione di archetti
di Franco Mondini Si sentiva ed
era braccato. Intuendo che il cerchio si stava stringendo e che i carabinieri
prima o poi lo avrebbero rintracciato, domenica alle 21, accompagnato dal suo
legale, l'avvocato Luigi Frattini, Adriano Benedetti, agricoltore
quarantatreenne di Tavernole sul Mella, si è presentato in caserma a Gardone. Ha chiesto del comandante Francesco Marra (il
capitano all'ora di cena era stato informato dell'arrivo di Benedetti dal
legale) e, dopo aver detto che voleva costituirsi, ha iniziato a raccontare la
sua versione dei fatti permettendo così di risolvere, ad una settimana dai
fatti il «giallo della Valtrompia». Nel pomeriggio i carabinieri avevano a
lungo interrogato un parente cacciatore e alcuni conoscenti chi poteva dire dove
poteva essere Adriano. Il cerchio si era ristretto attorno a quattro nomi,
tutti cacciatori e bracconieri che da anni frequentano i
boschi e i roccoli di Cerreto. Lì andava a cacciare con il suo calibro 16
Elio Mazzoldi di Brozzo di Marcheno rinvenuto cadavere venerdì mattina in un
anfratto semicoperto da foglie e sassi. Lunedì era partito da casa dopo aver
acquistato da mangiare. L'allarme è scattato martedì, lo ha dato la sorella che
non lo aveva visto rincasare. Il
movente. Adriano Benedetti ha ricostruito in caserma, da sera sino all'alba, le
fasi concitate che hanno portato all'esplosione dei due colpi di fucile. Il
delitto si è consumato tra i monti di Brozzo lunedì tra le 13 e le 14. Mazzoldi
e Benedetti, entrambi cacciatori e armati di fucile si sono incrociati tra i
sentieri a pochi metri di distanza
dall'anfratto divenuto poi improvvisata tomba del pensionato. Elio Mazzoldi
era a poca distanza da dove è stato ucciso e intento a togliere alcuni
uccellini dagli archetti, le rudimentali trappole illegali
disseminate a migliaia tra i boschi delle valli bresciane. La «sottrazione» di uccellini avrebbe fatto
scattare il litigio tra i due cacciatori. Da accertare se in precedenza c'erano stati altri dissapori tra i
due cacciatori e sempre per questioni di prede. Qualche frase di troppo, qualche
minaccia. Benedetti ha raccontato di essersi trovato all'improvviso il fucile
di Mazzoldi puntato contro e di aver sparato per difendersi: due colpi, uno
alla spalla, l'altro a bruciapelo al torace e al collo.
La sepoltura. Benedetti ha così deciso di nascondere il corpo nell'anfratto.
Ha pure nascosto il giubbino della vittima con riposti in una tasca posteriore
una decina di uccellini cacciati e prelevati dagli archetti. In una buca ha
messo il fucile calibro 16 per cancellare anche questa prova. E ieri mattina,
dopo le sei, il fucile è stato recuperato dai carabinieri.
Una notte di interrogatori, di domande, di risposte alle domande degli investigatori,
coordinati dal pm Alberto Rossi, che dispongono delle anticipazioni
sull'autopsia e sul materiale raccolto durante le ricognizioni sul luogo del
delitto potendo così porgere quesiti mirati. Bracconieri. Il delitto, nato da futili motivi, è legato ad una
lite degenerata tra persone che gravitavano negli ambienti del bracconaggio. Un
delitto d'impeto, quindi che non ha avuto testimoni. Non ha trovato conferma la
notizia, diffusasi ieri in valle, che Adriano Benedetti fosse andato a caccia
con uno dei fratelli.
Nè assassino, né vittima, hanno mai rimediato denunce per bracconaggio
o per violazioni alle leggi sulla caccia. Entrambi, però, erano conosciuti alle
guardie venatorie della polizia provinciale che eseguono controlli in
Valtrompia. Determinante nelle indagini è stato l'apporto di queste
guardie che hanno fornito ai carabinieri l'elenco di una decina di persone
vicine ai bracconieri.
Già venerdì pomeriggio i carabinieri di Gardone hanno interrogato una decina
di cacciatori. Altri cinque il giorno dopo. La svolta. La svolta domenica sera. Nel tardo pomeriggio i
carabinieri
hanno raccolto un prezioso elemento per giungere al Benedetti dopo aver
eliminato un paio di sospettati. In quattro nomi si poteva racchiudere quello
dell'assassino. I carabinieri hanno così calato il poker e alla fine
l'agricoltore di Tavernole ha deciso di costituirsi. La cattura sarebbe stata
questione di ore. Benedetti, celibe e incensurato, è in carcere a Canton
Mombello. Dagli
interrogatori un'altra parte della verità su un omicidio assurdo e evitabile.
...
LE REAZIONI NEI DUE PAESI
A Marcheno un amaro sollievo Tavernole, il sindaco è sconvolto La notizia «l'hanno trovato» si è sparsa come
un fulmine di mattina presto a Marcheno, anche per una circostanza particolare
: la cerimonia in ricordo del 4 Novembre, che vedeva radunata la gente al
monumento ai Caduti. Prima i sembra, poi la precisazione che l'omicida di Elio Mazzoldi
«non era stato trovato, ma si era costituito», infine la conferma, rafforzata
da una telefonata doverosa del sindaco Roberto Gitti : «Non è di Marcheno, ma
di Tavernole...». E per tutti già questo fatto è sembrata una liberazione.
«Dopo una settimana - conferma il sindaco - era inquietante il pensiero che
nella mia comunità si
aggirasse il colpevole di un fatto che è una tragedia per lui e per la sua
famiglia, oltre che per il mio cittadino morto ammazzato che conoscevo, sempre
disponibile. Brozzo è una comunità molto unita e la tragedia ha colpito tutti.
È tremendo vedere come la violenza stia ormai diventando un fatto quasi "solito"
nella vita quotidiana. Sembra diventato il modo di risolvere i problemi, mentre
quello è il metodo più sbagliato». Vicino
a Gitti c'è il vicesindaco Pierangela Ghisla, che ha accompagnato alla
cerimonia commemorativa i ragazzi della scuola in cui insegna. È un testimone
speciale, in quanto proprietaria del Roccolo del Sèret (Cerreto ) tra Cimmo e
Pezzoro, dove - cinquanta metri sotto la cerchia di piante della vecchia tesa
delle reti - è stato trovato - incastrato e coperto di sassi in un buco formato
dalle rocce - il povero Mazzoldi, probabilmente dopo che era stato ammazzato
altrove con due fucilate ravvicinate. La
signora Ghisla con la sua famiglia ha aggiustato a rustica dimora lo «sbrof»,
la piccola costruzione su tre piani al centro dell'uccellanda.
Il giorno del ritrovamento, festa dei Santi, era lassù e ha seguito il ritrovamento,
non dimentica la fucilata in piena gola. «Questi tre giorni sono stati un
incubo. Non sarei più andata al roccolo, dicevo a mio marito: pensa se passa
magari il colpevole e noi gli offriamo tranquilli un caffè».
Per la famiglia Mazzoldi è «la fine di un incubo angoscioso perchè era senza
spiegazioni, anche se il dolore è sempre più grande», dice Cinzia, la figlia di
Angela, sorella (con Rosi) del defunto. C'è poi Giulio, sempre bisognoso di
assistenza: vi pensava appunto Elio, che abitava con lui da quando era rimasto
vedovo, oltre vent'anni fa. Aveva ragione il marito di Cinzia, Ferdinando,
quando aveva affermato sicuro che «se c'era un Caino, non era di Brozzo». Troppo
unita questa piccola comunità
di mille abitanti: si conoscono tutti, tutti conoscono i problemi del vicino.
«Elio era conosciuto e benvoluto da
tutti - conferma Oreste Mozzoni, ex sindacalista che ora si occupa di dare una
mano nelle pratiche ai pensionati -: era una ipotesi da escludere e così è
stato». A Tavernole sul Mella, circa
1.400 abitanti, è assolutamente impossibile avvicinare la famiglia di Adriano
Benedetti. È una famiglia numerosa, confermano in paese : due femmine sposate
via e cinque maschi. Una famiglia schiva, non gente da osteria, che fa i fatti
suoi. L'anziana madre Rita abita in affitto in una casa di proprietà degli
«Antichi originari di Cimmo» in Basgiò, nella zona industriale, con parte della
famiglia. Gli altri vivono in località Rè, in una cascina di proprietà,
Tavernole e Cimmo, dove svolgono attività di agricoltori: i boschi sono lì
vicino. Nulla da dire finora. «Sono
veramente colpito e sconvolto - dice il sindaco Sandro Pittaluga -. Penso alla
tragedia, non solo della vittima, ma anche di quella povera anziana mamma di
tanti figli, del colpevole. Si guarda sempre alla violenza degli altri paesi,
poi capita nel tuo e ti accorgi di come sia diffusa dappertutto, anche tra noi
che in fin dei conti siamo piccole comunità fondamentalmente sane. L'ira acceca
veramente». Il
parroco, don Francesco Monchieri: «Non c'è nulla da dire, si può solo pregare
per tutti quelli colpiti da questa immensa disgrazia». Nel pomeriggio Brozzo
darà l'addio a Mazzoldi, il cui feretro giungerà in mattinata nella casa in
paese. e.b.
...
IL RETROSCENA.
Sui monti bresciani sparisce chi lo fa per hobby. È un lavoro a due
euro e mezzo per ogni preda proibita Il bracconaggio diventa business La caccia
di frodo si ingegna: meno archetti, largo ai micidiali «sep» Una volta era la fame ad aguzzare l'ingegno.
La trappola, per crudele che fosse, aveva lo scopo di sfamare una famiglia. Poi
sopravvisse la tradizione: l'archetto come parte integrante di un territorio,
di una cultura. Un po' come i magli, le miniere e i "Poiat" (le
fucine per produrre il carbone di legna). Ma anche l'affezionato alla caccia
con la trappola (caccia di frodo a tutti gli effetti) sembra in declino: il bracconaggio
più che una sfida culturale, un rischio da assumersi con quel tanto di nostalgia
che fa difensore delle tradizioni, sembra diventato un business, un affare da
macinare a colpi di crudeltà ambientali. A due euro e mezzo per ogni preda
proibita, per ogni pettirosso con le gambe spezzate dalla trappola finito nel
congelatore
di un «ristorante-specialità spiedo», la visione aulica del
bracconaggio lascia lo spazio all'aspetto economico della vicenda, al business,
a quello che per alcuni, nelle valli bresciane, è diventato un secondo lavoro,
almeno in questa fase dell'anno, quando gli insettivori planano sui boschi alla
ricerca di cibo e trovano reti, archetti e trappole micidiali come i
"sep", sorta di microtagliole in acciaio con una larva a far da esca.
Che il bracconaggio sia diventato più
un affare che una passione proibita lo dicono i dati e le campagne di
repressione delle associazioni ambientaliste (i volontari della Lipu in prima
fila) e le forze dell'ordine (gli uomini della Polizia provinciale, gli agenti
del Corpo forestale dello Stato). «È più difficile di un tempo trovare piccole
tese artigianali - osserva Piergiorgio Candela, coordinatore del nucleo
interregionale antibracconaggio della Lipu, che da anni trascorre l'autunno sui
monti bresciani -, ma è più frequente imbattersi in vaste zone con centinaia di
trappole». Così, sui monti di Iseo è capitato di trovare in un sol colpo 720
archetti, tutti dello stesso tipo, tutti, probabilmente, appartenenti al
medesimo proprietario. Chi arriva a
tanto lo fa come secondo lavoro visto che alla fine di una stagione un
«parco-mezzi» di queste dimensioni può fruttare migliaia di euro esentasse. I
bracconieri «professionisti», poi, hanno anche i giusti appoggi logistici: i
tradizionali archetti in legno, spesso hanno lasciato il posto a quelli di
ferro di fabbricazione para-industriale. Ma chi li costruisce? Piccole
officine, ma anche qualcuno in grado di garantire una produzione di tutto
rispetto. Da tempo gli ambientalisti danno la caccia a un artigiano dei
dintorni di Zone in grado di rifornire i bracconieri con quantità industriali
di archetti. Trappole con triplo filo di ferro e con un giro di nastro adesivo
colorato a far da marchio di proprietà, per distinguere le tese di un
bracconiere da quelle di un altro. Ma
gli archetti - anche se quest'anno tra ambientalisti, guardie forestali e
polizia provinciale, ne sono stati sequestrati circa 30 mila - sembra stiano
attraversando un periodo poco fortunato. Sono facile preda dei blitz
antibracconaggio (anche se vengono posizionati in zone sempre più impervie e ne
esistono di nuovi modelli meglio mimetizzabili) e, probabilmente, a conti fatti
diventano meno funzionali dei "sep" le microtagliole che, al
contrario, possono essere facilmente occultate a terra tra la vegetazione. Per
chi combatte il bracconaggio, quindi, la sfida si affina, diventa un lavoro di
attenta osservazione. Così può capitare che archetti e trappole finiscano per
essere posizionate all'interno delle proprietà private, con la convinzione di
metterle al sicuro da sguardi indiscreti e da sanzioni. Accanto ad archetti e "sep", le
battute antibracconaggio portano a valle anche lacci in metallo (fili robusti
da freni per bicicletta, trappole buone per caprioli, cinghiali, volpi,
donnole, faine) e, soprattutto, chilometri di reti. Usate per catturare
pettirossi, le reti a maglie più larghe servono anche per dar vita a veri e
propri roccoli abusivi. Anche qui a vincere è il business: 300 euro per un
tordo da richiamo sono un buon arrotondamento dello stipendio se l'uccellagione
abusiva diventa una seconda attività. A maggior ragione se
"taroccare" un presiccio (gli uccelli da richiamo possono essere
catturati solo da impianti autorizzati dalla Provincia ed ogni capo deve essere
inanellato alla
cattura) non è poi così difficile visto che gli anelli contraffatti
sono tutt'altro che rari da trovare.
Insomma, la lotta al bracconaggio è ancora lunga da combattere. E sarà sempre
più lotta al business clandestino che affronto ambientalista alle tradizioni di
un territorio.
Marco Toresini
...
L'INTERVISTA: PARLA IL COMANDANTE
I Noa: «Oggi c'è più aggressività» Nelle valli Bresciane lo vedono come fumo negli occhi. È il Nucleo
operativo antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato, uomini specializzati
che battono l'Italia dalle Alpi alla Calabria. In provincia di Brescia passano da
qualche anno i mesi autunnali a caccia di trappole e archetti. A comandare il
terzo e ultimo turno del Noa il commissario capo Marco Mei. Commissario Mei,
come si è manifestato quest'anno il fenomeno del bracconaggio? «Purtroppo - spiega - è rimasto sostanzialmente
invariato. Forse abbiamo assistito ad una leggera flessione, ma legata ad una
minore presenza di uccelli per via di un passo numericamente meno consistente.
La gente poi si è fatta più guardinga». Più cauta, ma anche più determinata davanti alle contestazioni? «In effetti, davanti ad una piccola
regressione del fenomeno in queste settimane abbiamo registrato un'aumento
notevole dell'aggressività nei
nostri confronti». Da sempre
siete visti come degli «invasori», quasi con fastidio. Come è cambiato il
rapporto con il territorio in questi anni? «Molta gente ha capito il servizio che stiamo facendo. Con i
cacciatori regolari è più facile dialogare. Certo, qualcuno ci vede ancora come
usurpatori del loro territorio non capendo che tutelare il territorio èil
nostro lavoro: veniamo nelle valli bresciane come andiamo in Calabria quando
c'è il passo dei falchi pecchiaioli».
E le istituzioni come si comportano? «In passato non c'è stata molta comprensione. Mi rendo conto che
la caccia è un tema politico e un bacino di voti che sta a cuore a molti e questo
ha creato in passato problemi di rapporti. Ora però questi problemi sono stati
superati».
Gli ambientalisti sostengono che sono aumentati i bracconieri professionisti.
È vero?
«In effetti è così. Con la complicità di ristoratori compiacenti c'è gente
che ha fatto della posa degli archetti non l'ostinata perpetuazione di una
tradizione, oggi illecita, ma un secondo lavoro a
tutti gli effetti». m.tor.
...
«IL BUSINESS DELLE SPECIE PROTETTE È DI CASA
NELLE VALLI BRESCIANE»
Un ruolo decisivo nelle indagini sul cacciatore ucciso l'hanno avuto
anche le guardie forestali. Da 12 anni, in questo periodo di passo, le squadre
locali sono rinforzate dal Noa, Nucleo operativo antibracconaggio che fa base a
Bovegno: 25 uomini guidati dal commissario capo Marco Mei.
Dottor Mei, i bracconieri avevano mai creato seri problemi d'ordine pubblico?
«Un episodio così efferato sgomenta tutti. Ma proprio quest'anno, nonostante
che con molti cacciatori fossimo riusciti a stabilire finalmente rapporti più
civili di un tempo, quando ci consideravano «nemici», non sono mancati casi di
violenza. In poche settimane due
agenti sono stati malmenati da cacciatori abusivi e un altro è stato investito
da uno che fuggiva in motorino». Per il
Noa cosa rappresentano le valli bresciane? «E' l'area più a rischio di tutta la penisola. Anche perché è uno
dei passaggi preferiti dagli uccelli migratori, milioni e milioni tra
fringuelli, peppole, cardellini, pettirossi e altre specie protette.
Per molta gente la caccia di frodo in queste settimane diventa il primo lavoro:
un tordo da richiamo costa anche 500 euro e un pettirosso, pochi grammi di
carne, si vende clandestinamente sui mercati o ai ristoratori ad almeno uno o
due euro. Se si considera che se ne abbattono a quintali il conto dell'affare è
presto fatto».
Conoscevate lo spuntone roccioso dove è stato ucciso il cacciatore?
«Certo, è tra i più frequentati dai bracconieri perché sanno che è uno dei
passi preferiti da molte specie. Il giorno prima del delitto i miei uomini
proprio lì avevano sequestrato reti ed archetti». Che cosa fate quando scoprite un cacciatore abusivo? «Lo si
denuncia all'autorità giudiziaria e se si scopre che ha abbattuto
dei volatili gli sequestriamo il fucile».
A. Bi.
...
«MI MINACCIAVA, L'HO UCCISO PER DIFENDERMI»
Confessa l'assassino del cacciatore: la lite è scoppiata per
unaquestione di bracconaggio
«Mi ha minacciato imbracciando
il fucile, gli ho sparato». Il giallo del cacciatore ucciso lunedì 28 novembre
in Alta Valtrompia sembra essersi sciolto con la confessione dell'assassino:
Adriano Benedetti, 43 anni, un agricoltore di Tavernola sul Mella incensurato,
si è costituito l'altra notte ai carabinieri che con altri tre cacciatori più o
meno abusivi della zona l'avevano già messo nella lista dei sospetti. Storia di bracconaggio. Una tragica lite,
quasi una scena da western(vero) recitata tra i boschi di castagni sopra
Marcheno tra due uomini di montagna, entrambi con la doppietta a tracolla, la
caccia come seconda vita. La vittima, il pensionato Elio Mazzoldi, 67 anni, di Brozzo
di Marcheno, sempre secondo il killer, si sarebbe impadronito degli archetti
del rivale dove erano rimasti imprigionati numerosi uccellini. Voleva buttare
via quelle trappole illegali o appropriarsi
del bottino? Le mani presto
corrono ai fucili. Più svelto, Adriano Benedetti preme per primo il grilletto:
un colpo alla spalla e l'altro alla gola e il rivale crolla a terra. Il
cadavere sarà poi infilato dentro un cunicolo roccioso e ritrovato quattro
giorni dopo. Nelle tasche del giubbetto della vittima, recuperato ieri con il
fucile non lontano dalla tomba di sassi, c'erano una decina di uccellini. Che
sono costati la vita al più anziano dei due. Ha fatto tutto da solo l'assassino - non è stata comunque impresa
facile trascinare il corpo per quelle balze impervie della montagna alla ricerca
di un nascondiglio , è credibile la legittima difesa? «Le indagini sono ancora
da completare e non possono essere esclusi ulteriori sviluppi», si limita a
dire il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini. In valle dove sull'omicidio
si erano intrecciate diverse ipotesi - magari una «punizione» perché Elio
Mazzoldi avrebbe scoperto traffici abusivi sui sentieri dei cacciatori - si
continua a non credere che per una decina di uccelletti sia scappato il morto. L'ultima
definitiva parola dovrebbe venire dai risultati dall'autopsia, il quadro
comunque dovrebbe essere già definito. Due
caratteri piuttosto schivi, la vittima e l'assassino, in giro per i paesi o nei
bar si vedevano poco. Elio Mazzoldi, vedovo, il tempo che non gli portava via
la montagna - battute di caccia, la pesca nei
torrenti, il piacere di lunghissime camminate - lo dedicava a un fratello
malato. Molto buono, lo ricordano tutti, sembra incredibile che si sia lasciato
trascinare in uno stupido litigio e abbia addirittura agitato la doppietta come
minaccia. Adriano Benedetti è sempre
vissuto in un cascinale sulle prime pendici della montagna con la mamma e tanti
fratelli. Sempre a lavorare in
campagna o a tagliare la legna nei boschi. Che cacciasse anche di frodo
non è una scoperta. I rivali - c'era
vecchia ruggine tra loro? - si sono incontrati tra le 13 e le 14 di quel
lunedì. Nelle gambe avevano già almeno un paio di chilometri di cammino su e
giù per quei sentieri. Poi sono echeggiati i due colpi. Non erano le solite
fucilate agli uccellini di passo. Ma chi poteva immaginarlo?
Andrea Biglia
...
DELITTO DI BROZZO UN LITIGIO DI CACCIA DIETRO
LA MORTE DEL 67ENNE ELIO
MAZZOLDI
Si costituisce l'assassino È un
agricoltore 43enne di Tavernole. Ritrovato il fucile
Marco Bonari La pista
imboccata, quella dei bracconieri, era giusta; scavando tra i cacciatori
dell'alta Valtrompia ben presto il cerchio si è chiuso. La svolta nel delitto di
Elio Mazzoldi, 67enne di Brozzo di Marcheno, arriva alle 21 di domenica, quando
l'assassino si costituisce, presentandosi alla caserma dei carabinieri: si
tratta di Adriano Benedetti, 43enne di Tavernole sul Mella, agricoltore,
incensurato. Una notte di interrogatorio per tracciare le sequenze
dell'omicidio e colmare le molte lacune che sino a ieri costellavano la
vicenda. Il cacciatore ora è accusato di aver ammazzato, con due fucilate
sparate a bruciapelo, il pensionato valtrumplino e di aver occultato il
cadavere gettandolo in quell'anfratto non lontano dal roccolo Cerreto. Movente?
Un litigio, ben presto degerato sia l'arma
(nascosta a pochi metri dal cunicolo, sotto un mucchio di foglie e pietre) sia
la sahariana: nelle tasche, oltre alla tessera dei cacciatori, pure alcuni
uccellini morti. Forse proprio dietro quei pochi esemplari di volatili è
maturato l'assurdo delitto, consumato a pochi metri dal cunicolo, in un punto
piuttosto impervio del bosco tra Cesovo e Cimmo, sopra Tavernole. Là dove i due
cacciatori si sono incontrati nella tarda mattinata di lunedì 28 ottobre, dove
ben presto è scoppiata una furiosa lite culminata in quelle due fucilate esplose
con un calibro 12. Il quarantatreenne avrebbe quindi ammazzato Elio Mazzoldi
colpendolo a distanza piuttosto ravvicinata (poche decine di centimetri) prima
alla spalla sinistra, quindi alla gola (quest'ultima la ferita mortale).
L'omicidio («ho sparato per difendermi» avrebbe raccontato il fermato) sarebbe
stato consumato fra le 13 e le 14 di quel lunedì, come per altro conferma
l'esame autoptico eseguito sul corpo del pensionato di Marcheno, ritrovato solo
venerdì mattina dopo numerose battute di ricerca che hanno impegnato
carabinieri, uomini della Forestale e della Protezione civile nonché le
guardie venatorie della Provincia e volontari della zona. L'assassino avrebbe
poi trascinato il corpo del pensionato, non senza difficoltà viste le
condizioni del sottobosco, sino all'imbocco di quel cunicolo scavato fra le
rocce. Con forza avrebbe spinto il cadavere dentro la tana e ricoperto con
pietre e foglie, sperando di far sparire, forse per sempre, quel corpo
crivellato. Non senza prima aver gettato in fondo a
quell'anfratto anche il giubbotto di Elio Mazzoldi e sotterrato, ad una
manciata di metri, la sua doppietta. L'agricoltore di Tavernole, che l'altra
sera si è presentato in caserma accompagnato dal suo legale, è ora rinchiuso
nel carcere di Canton Mombello. Forse la pressione delle indagini condotte dai
carabinieri ha spinto l'uomo a costituirsi; già perché Adriano Benedetti era
già stato a lungo interrogato e addirittura sospettato. Pare infatti che nelle
ultime ore le indagini si fossero calamitare su quattro cacciatori della zona
sentiti ripetutamente, anche domenica, nella caserma dell'Arma di Gardone
Valtrompia. In realtà da venerdì, giorno in cui è stato trovato il cadavere di
Elio Mazzoldi (misteriosamente scomparso da lunedì), decine le persone
ascoltate dagli
investigatori che hanno, fin dall'inizio, concentrato l'attenzione sul mondo
dei bracconieri. Particolarmente attivi in questo periodo del passo migratorio
di avifauna sulle valli bresciane, come per altro confermano gli uomini del
Corpo forestale dello Stato che hanno preso
parte alle ricerche.
...
INCREDULITÀ SUL MOVENTE DELLA TRAGEDIA:
«ARCHETTI? ASSURDO...»
LA COMUNITA' DI BROZZO DI MARCHENO COMMENTA
LE PRESUNTE CAUSE DELLA
CONTESA
Al bar Cascata la notizia arriva sui fianchi della vecchia statale. Niente
è più comunicativo di un unico serpente stradale su cui è necessario scendere e
salire. Alle 9,30 si sa chi avrebbe sparato al
povero Elio Mazzoldi: non è di Marcheno, non è di Brozzo, è di un altro
paese. «È un sollievo, mi creda, un sollievo. L'Elio non lo riportiamo in vita.
Almeno non sia uno della tua contrada, uno che vedi giorno sì e giorno no.
Almeno non tirarsi dietro inimicizie per sempe...». La mente porta Desiré a
Brozzo. A Leno, secondo l'accusa, in una sola via abitano vittime e carnefici.
E una sola via in pianura è un piccolo paese di montagna dove ci si conosce dal
colpo di tosse. Dove la memoria è di ferro, un'amicizia e un alterco vengono
scritti nel legno e nella pietra del bosco perchè il terreno è stretto, dove
anche la solitudine più alta di Elvio Mazzoldi si frantuma in quell'incontro.
«Lasciate perdere gli archetti, non gliene importa a nessuno degli archetti. È
una vostra leggenda...». Una signora boccia l'ipotesi di una lite per un
minuscolo terreno di caccia; boccia implacabilmente il luogo comune, dice lei,
dei cittadini della città riguardo alle lotte per le trappole. «Sono cose di mille
anni fa, lasciate perdere...». A livello della ex strada statale è leggibile la
Valtrompia capace di stupire il mondo per la qualità e la quantità del suo
lavoro. A 15 minuti di strada in verticale, c'è la valle primordiale, il bosco
e le ghiande per il cinghiale, il ramo e le foglie per le trappole. Chissà come
si trasforma la chimica umana nel silenzio spaventoso di un potere immenso
sulla natura. Qui, l'alterco non ha mediazione esterna. Qui chi si contende una
parola, una bacca rossa, risponde totalmente di sè. Qui, un crepitìo di foglie
diventa un
tuono. (t. z.)
www.bresciaoggi.it/storico/20021102/cronaca/A.htm
97
30/10/2002
L´INCIDENTE NEL DOGLIANESE. GLI
ABITANTI PROTESTANO PER I DANNI CAUSATI
DAGLI ANIMALI
Cinghiale ferisce cacciatore L´uomo ricoverato con tagli su tutto il
corpo DOGLIANI Ha sparato, ma non è
riuscito a fermare la corsa del cinghiale di 160 chili che lo ha aggredito. Il
cacciatore è stato colpito più volte ed ora è ricoverato a Mondovì: non ha
subito ferite gravi, ma tagli e lacerazioni su tutto il corpo. E´ accaduto
l´altro giorno nei boschi di Dogliani, vicino al Santuario di Madonna delle
Grazie, sulla strada che porta a Belvedere Langhe, non lontano dai Poderi
Einaudi. Il cacciatore è Mario Costa, 79 anni, doglianese che risiede a
Roddino, uno dei cacciatori più esperti ed attenti del gruppo di 15 doppiette
dal nome suggestivo di «Cinghialai langaroli». «Eravamo nella zona di caccia
insieme alle guardie forestali - spiega Franco Vivaldo, uno dei cacciatori
nella battuta di mercoledì - quando è sbucato questo grosso esemplare maschio
che ha puntato contro Costa, che ha sparato. I due colpi hanno ferito di
striscio l´animale. Mentre il nostro compagno stava ricaricando, il cinghiale
lo ha scaraventato a terra colpendolo più volte con le zanne lunghe 20
centimetri». Costa ha riportato una ventina di tagli. L´animale è stato poi
abbattuto. Chiamati i soccorsi via radio, sono intervenuti gli uomini del «118»
di Dogliani, mentre l´uomo è stato trasportato a Mondovì dall´elisoccorso
partito da Torino. A poche ore dalla richiesta formale del sindaco di
Farigliano Riccardo Ferrero di aprire l´oasi naturale vicino alla Mellea alla
caccia ai cinghiali, l´episodio doglianese riporta in primo piano la questione
degli ungulati. Nella langa monregalese la definiscono ormai da mesi una situazione
«insostenibile». «Sul territorio comunale - dice il sindaco di Dogliani Dino
Chiappella - siamo abituati alle segnalazioni di presenze di ungulati nei
cortili delle case. In frazione Piancerretto una donna ogni tanto ci avverte
della presenza dei cinghiali nella propria aia. Senza contare che vigne,
noccioleti, colture di mais subiscono danni gravissimi. Aggiungo che se ci
fosse la sicurezza che qualcuno alleva porcastri, occorre perseguirlo con
decisione». «Qualche settimana fa - dice Cesare Gilli, della Coldiretti di
Mondovì - i rappresentanti del mondo agricolo si sono dimessi dall´Ambito
Territoriale di Caccia CN 5 (a Cortemilia) per la scarsa considerazione che
l´ente gestore della caccia ha posto nei confronti delle problematiche agricole
connesse all´eccessiva presenza di cinghiali. Non dimentichiamo che
nell´Alessandrino si sono segnalati anche casi di attacchi il bestiame». Il
piano faunistico quinquennale della Provincia è in scadenza e l´attesa per la
programmazione del territorio per zone interdette alla caccia è tanta. «L´Atc
CN 4, da cui dipende la zona nella quale è accaduto l´incidente - dice il
presidente Atc di Alba e Dogliani Giuseppe Pio – ha già pagato il 100% dei
danni del 2001 agli agricoltori ed entro il 30 novembre ci sarà un´altra
tranche. Col nuovo piano se andremo a costituire zone di caccia specifiche e
non zone di popolamento, risolveremo una parte di problemi». «Il mondo agricolo
- si legge in un documento della Coldiretti
ai Comuni e alle Comunità Montane dopo la "rottura" di
Cortemilia – semina per raccogliere e non per farsi indennizzare».
Gianni Scarpace
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Cuneo/art4.htm
98
31/10/2002
LITE TRA CACCIATORI, DUE FERITI
DA UNA FUCILATA
Fratelli colpiti al viso dai pallini di una doppietta. Un arresto per tentato
omicidio BOLGARE Una banale lite di
territorio scoppiata all'improvviso nei pressi di un capanno di caccia, uno
scatto d'ira, poi la fucilata esplosa da una ventina di metri. Due fratelli di
Calcinate sono finiti in ospedale con
alcuni pallettoni conficcati nel volto, il presunto feritore - un
operaio di Bolgare - è finito invece in manette con l'accusa di tentato
omicidio. Sono le 8,30 di ieri nella campagna di Bolgare ancora avvolta
dall'umidità autunnale, i due fratelli - un commerciante trentenne e un
cameriere di 40 anni - stanno cacciando al passo. I due arrivano nei pressi del
capanno dove è appostato l'operaio, nella zona di via Asnenga, al confine con
Costa di Mezzate. Forse fanno fuggire le prede, forse disturbano la sua concentrazione,
fatto sta che - secondo l'accusa - il quarantenne di Bolgare esce dal capanno e
si mette a inveire contro i due fratelli. Sempre stando al racconto fornito
dalle vittime, sarebbe nato un diverbio: parole e toni sempre più aspri, fino a
quando il quarantenne di Bolgare (che ha precedenti per reati contro il
patrimonio) non avrebbe perso la pazienza. Secondo l'accusa, l'operaio avrebbe
caricato il suo fucile ca libro 12 e avrebbe esploso un colpo da una distanza
di circa venti metri contro i due fratelli. I pallettoni colpiscono al volto i
due cacciatori: quattro si conficcano nel viso di uno, tre (di cui uno sotto
l'occhio) nella faccia dell'altro. Spaventati e feriti, col volto sanguinante,
i fratelli si gettano a terra per paura che altri colpi vengano sparati.
Invece, sempre stando all'accusa, l'operaio prende fucili e selvaggina,
li carica in auto, una Rover 616, e se ne va. Un uomo che è in zona, dopo aver sentito
le urla, lo sparo e i lamenti dei feriti, lancia l'allarme, avvertendo il 118.
Con un'autoambulanza i due fratelli vengono accompagnati
all'ospedale di Calcinate, dove saranno medicati e dimessi con una
prognosi di sei giorni.
Intanto vengono allertati anche i carabinieri di Grumello del Monte e
quelli della Compagnia di Bergamo. Scatta la caccia all'uomo. I militari
sentono la testimonianza dei due fratelli, raccolgono la descrizione del
presunto feritore e della sua auto. Battono la zona alla ricerca di chi ha
sparato,
mentre altri accertamenti vengono effettuati sul capanno, che risulta intestato
al padre dell'operaio di Bolgare. Unendo i dettagli i carabinieri giungono
all'identificazione del presunto feritore. E così cominciano a cercarlo in
paese e sulle strade che portano a Bolgare. Le ricerche terminano alle 11,45
quando, a poche centinaia di metri dall'abitazione dell'operaio, compare la
Rover 616 che i carabinieri stavano tentando di rintracciare da circa tre ore.
I militari bloccano l'uomo, che nega ogni addebito. La sua versione non
convince però gli inquirenti, coordinati dal pm Angelo Tibaldi, e il
quarantenne finisce così in cella con l'accusa di tentato omicidio. Vengono
sequestrati i suoi fucili (cinque, tutti regolarmente denunciati), anche il
calibro 12, quello che secondo gli investigatori sarebbe stato imbracciato
contro i due fratelli. L'arma verrà ora sottoposta a perizia per capire se è da
quella bocca di fuoco che sono partiti i pallettoni che potevano costare la
vita a due uomini.
Stefano Serpellini
CACCIA AI CACCIATORI
BOLGARE (Bergamo) - Una discussione fra cacciatori sulle rispettive
zone di caccia scoppiata ieri mattina a Bolgare e degenerata in lite furibonda,
ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Uno dei tre litiganti, infatti, al termine
della discussione, quando sembrava ormai che le acque si fossero placate e la
situazione risolta, ha improvvisamente imbracciato la sua doppietta e ha
sparato ai due «rivali». Subito dopo è salito a bordo della sua auto ed è
fuggito. Fortunatamente il colpo non è stato esploso a distanza ravvicinata ed
ha colpito solo di striscio gli altri due cacciatori, ma in ogni caso i pallini
della rosa li hanno feriti tutti e due al volto. Entrambi, un commerciante trentenne
e un cameriere quarantenne di Calcinate, sono riusciti comunque a raggiungere
il pronto soccorso dell'ospedale di Calcinate, dove sono stati medicati e dove
i sanitari li hanno dimessi con dieci giorni di prognosi. Subito dopo sono
scattate le denunce e le ricerche del colpevole da parte
dei carabinieri della stazione di Grumello del Monte e del Nucleo
operativo e radimobile di Bergamo. In breve tempo i militari, che conoscevano
il tipo di auto dello sparatore (una berlina Rover) sono riusciti a
rintracciare l'uomo: si tratta di un operaio quarantenne di Bolgare, che è
stato
arrestato con l'accusa di tentato omicidio e portato nel carcere di via
Gleno, a disposizione dell'autorità giudiziaria.
M.R.
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CACCIATORE SPARÒ A DUE FRATELLI
Arresto convalidato per lesioni Dovrà rispondere di lesioni aggravate perché l'arma che aveva
utilizzato - un fucile a pallini - non è stata ritenuta idonea a uccidere È stato convalidato l'arresto del cacciatore
che il 31 ottobre aveva sparato a due fratelli durante una battuta di caccia.
Inizialmente accusato di tentato omicidio, dovrà invece rispondere di lesioni
aggravate perché l'arma che aveva utilizzato (un fucile a pallini) non è stata
ritenuta idonea a uccidere. All'uomo è stato imposto l'obbligo di dimora a
Bolgare, dove vive, e il divieto di uscire di casa dalle 20 alle 5 del mattino.
L'episodio si era registrato alle 8,30 di giovedì scorso nella campagne di
Bolgare: l'accusato - operaio di 40 anni - aveva sparato una cartuccia calibro
12 caricata a pallini contro due fratelli di Calcinate (un commerciante di 30
anni e un cameriere di 40) che si stavano avvicinando ad un capanno. L'operaio
avrebbe intimato loro di girare alla larga e sarebbe nato un diverbio a
distanza, finché è partito il colpo: quattro pallini avevano raggiunto in
faccia i due fratelli.
15/11/ 2002 BERGAMO
Ferì due fratelli, notti ai domiciliari Il cacciatore non può uscire
dalle 20 alle 5. Di giorno non deve
lasciare il paese BOLGARE Dovrà
restare a Bolgare l'operaio che la scorsa settimana, durante una lite nei
boschi, ha esploso una fucilata e ferito due fratelli di Calcinate. Il giudice
per le indagini preliminari, che ieri lo ha interrogato in carcere, ha
convalidato l'arresto e ha disposto l'obbligo di dimora, vietando all'uomo di
uscire di casa durante la notte, dalle 20 alle 5. Il cacciatore - assistito
dagli avvocati Mauro Angarano e Claudia Zilioli - ha ammesso di aver sparato in
un momento d'ira, al culmine di una discussione nata perché - a quanto si è
appreso - i due fratelli si sono avvicinati al suo capanno di caccia. L'accusa,
per l'indagato, non è più quella di tentato omicidio, ma di lesioni aggravate.
Secondo il gip, infatti, l'arma con la qualel'operaio ha fatto fuoco, non era
idonea a uccidere. L'episodio è
accaduto giovedì scorso nella campagna di Bolgare. I due
fratelli - un commerciante trentenne e un cameriere di 40 anni – stanno
cacciando al passo. I due arrivano nei pressi del capanno dove è appostato
l'operaio, nella zona di via Asnenga, al confine con Costa di Mezzate. Forse
fanno fuggire le prede, forse disturbano la sua concentrazione, fatto sta che
il quarantenne di Bolgare esce dal capanno e si mette a inveire contro i due
fratelli.
Sempre stando al racconto fornito dalle vittime, sarebbe nato un diverbio:
parole e toni sempre più aspri, fino a quando il quarantenne di Bolgare (che ha
precedenti per reati contro il patrimonio) avrebbe perso la pazienza, caricato
il suo fucile calibro 12 ed esploso un colpo da una distanza di circa venti
metri contro i due fratelli. I pallettoni colpiscono al volto i due cacciatori:
quattro si conficcano nel viso di uno, tre (di cui uno sotto l'occhio) nella
faccia dell'altro. Spaventati
e feriti, col volto sanguinante, i fratelli si gettano a terra per
paura che altri colpi vengano sparati. Invece l'operaio prende fucili e selvaggina,
li carica in auto, una Rover 616, e se ne va. Un uomo che è in zona, dopo aver
sentito le urla, lo sparo e i lamenti dei feriti, lancia l'allarme, avvertendo
il 118. Con un'autoambulanza i due fratelli vengono accompagnati all'ospedale
di Calcinate, dove saranno medicati e dimessi con una prognosi di sei giorni.
Intanto vengono allertati anche i carabinieri di Grumello del Monte e quelli
della Compagnia di Bergamo. Scatta la caccia all'uomo. I militari sentono la
testimonianza dei due fratelli, raccolgono la descrizione del presunto
feritore, che poi rintracceranno in paese.
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2002/11/01/26_a.shtml
99
31/10/2002
INCREDIBILE INCIDENTE AL GIGLIO
Cacciatore ferito con un colpo sparato dal cane ISOLA DEL GIGLIO. Strano incidente di caccia
al Giglio. Un cacciatore, mentre praticava attività venatoria sull'Isola, è
rimasto ferito ad una mano
dallo sparo del proprio fucile. Per soccorreelo è partito l'elicottero
del 4º Stormo, non essendo l'eliambulanza del 118 autorizzata a volare di
notte. L'elicottero militare ha preso a bordo il ferito e l'ha trasportato all'ospedale
di Grosseto. L'uomo che non sembra in condizioni particolarmente gravi, ha
perduto comunque molto sangue. L'incidente, che si è verificato ieri pomeriggio
verso le ore 18,30, non è di quelli che accadono spesso. Infatti a sparare al
cacciatore è stato il suo cane.
Proprio così: sembra, dalle prime frammentarie notizie giunte in paese,
che l'uomo abbia posato il fucile carico a terra e si sia seduto a fianco dell'arma
per riposarsi. L'animale che accompagnava il suo padrone, nel girargli attorno
ha messo una zampa sul grilletto facendo partire il colpo che ha centrato la
mano del cacciatore.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_01/grosseto/cronaca/lgb05.htm
100
3/11/2002
LA FUCILATA GLI STRAPPA IL
POLLICE
Il parroco di San Rufillo di Casola Valsenio, don Leo Tabanelli, è
ricoverato in ospedale a Faenza in seguito ad un incidente di caccia di cui è
rimasto vittima ieri mattina. Don Leo è stato raggiunto da una fucilata,
esplosa accidentalmente dal proprio fucile, alla mano destra. Ha subito
l'amputazione del pollice e di parte del palmo e la frattura delle ossa del
naso. I medici lo hanno giudicato guaribile in un mese. E' nel reparto di
ortopedia.
Il grave incidente è avvenuto alle 7. Il religioso, appassionato cacciatore,
si era allontanato dalla parrocchia ai piedi di Monte Battaglia sul far del
giorno, recandosi da solo in un capanno poco sopra il cimitero, ad un
chilometro e mezzo dalla chiesa. Per cause tuttora imprecisate, il fucile gli è
scivolato di mano, e picchiando con il calcio a terra ha lasciato partire un
colpo. I pallini del '10' gli hanno centrato, come accennato, l'arto destro.
Don Leo, 67 anni, non si è perso d'animo e, sanguinante, è salito sulla propria
Panda per andare a cercare aiuto. Fatti pochi metri, però, si è sentito venir
meno così ha raccontato ai soccorritori e ha fermato l'auto pressochè fuori
dalla carreggiata. E' stato forse in questo frangente che ha urtato con il naso
contro una parte della plancia, fratturandoselo. E' riuscito comunque a
scendere dalla vettura e si è disteso in mezzo alla strada. Nel giro di pochi
minuti, è passato un gruppetto di cacciatori che ha dato l'allarme. Don Leo è
conosciutissimo nel Casolano, anche per la sua passione per la doppietta. Non
molto tempo fa, nella parrocchia di Mongardino che ha ristrutturato e che segue
al pari di S.Rufillo, ha organizzato la festa di S.Uberto, patrono dei
cacciatori.
101
3/11/2002
INCIDENTE DI CACCIA MORTALE A
TREVISO.
LA LAC DENUNCIA: CONTROLLI
SULLA CACCIA QUASI INESISTENTI.
Incidenti mortali come quello di ieri potrebbero essere evitati se gli organi preposti mettessero in atto dei seri
controlli preventivi su tutti il
territorio della Marca, procedendo con la verbalizzazione di tutti i cacciatori che molto frequentemente violano
le disposizioni della legge sulla
caccia relative alla sicurezza ed incolumità pubblica. Sono infatti decine le
telefonate giunte al centralino della LAC - Lega per l'Abolizione della Caccia di Treviso di cittadini disperati per le
continue
incursioni di cacciatori nei giardini ed orti di casa.
Persino una anziana signora di Signoressa, suocera di una delle Guardie
della LAC tre settimane fa, è stata
raggiunta da una rosa di pallini mentre stava raccogliendo dell'insalata nell'orto; due settimane fa
addirittura la cognata dell'attuale
assessore provinciale alla caccia, Stefano Busolin, ha chiesto l'intervento della Polizia di Stato
dopo l'ennesima pioggia dei pallini
sulla sua abitazione di Monigo, per non parlare di casi dove i cani da caccia hanno addirittura ucciso degli
animali domesa renda noto quante sanzioni
sono state elevate dalle Guardie
Provinciali per le violazioni delle leggi che prevedono precise
distanze di rispetto dalle abitazioni e dalle strade. Le attuali leggi
sulla caccia prevedono il divieto assoluto di caccia ad una distanza inferiore a 100 metri da
abitazioni, da edifici rurali, da edifici
adibiti a lavoro, nonché 50 metri da strade e ferrovie; inoltre prevedono il divieto di sparare a meno di 150
metri in direzione di abitazioni,
edifici rurali, edifici adibiti a lavoro, strade e ferrovie
(Art.21 comma 1 lettera E ed lettera F della L.157/92). Le sanzioni per
dette violazioni sono pari a circa 200 Euro ma le guardie che elevano questi verbali sono pressoché
inesistenti (Art.31 comma 1 lettera E
della L.157/92). Ha dichiarato Massimo Vitturi della LAC di Treviso: <<I
nostri esperti in legislazione
venatoria sono disponibili nei confronti di tutti quei cittadini che volessero denunciare episodi di
caccia nelle aree di rispetto da case e
strade, anche per qualsiasi tipo di collaborazione come l'effettuazione di
denunce e querele di cacciatori che violano le leggi.
Consigliamo di scattare le foto dei contravventori e di trascrivere i numeri di targa delle loro auto. I cittadini
possono rivolgersi ai nostri numeri
telefonici 0422/436296 o 0438/22399 o 347/9385856 o scrivere a LAC Via Bellucci 16 Treviso. Le Guardie LAC dal
canto loro nel proprio tempo libero,
essendo volontarie, hanno già elevato da un mese a questa parte alcuni verbali per violazioni alle distanza
di sicurezza.>>
LAC Sezione di Treviso
SAN PIETRO DI FELETTO UNA TRAGEDIA DAI
CONTORNI ASSURDI
Si è consumata ieri mattina sulle colline a nord di Conegliano Cacciatore spara e uccide per errore l'amico La vittima è Pietro Miraval, 56 anni. A
colpirlo Giuseppe Maset, 76 anni ingannato da alcuni rami che si muovevano San Pietro di Feletto Si è consumata una tragedia assurda ieri
mattina sulle colline di San Pietro di Feletto a nord di Conegliano. Un uomo ha
ucciso per errore un
amico con il quale condivideva la passione per la caccia. La vittima è Pietro
Miraval di 56 anni, residente a Rua di Feletto in via Veneto 38, ed a colpirlo
è stato Giuseppe Maset di 76 anni, che abita in via Isonzo 102 nella frazione
di Bagnolo, in località Casotto. Erano partiti nel
prime ore del mattino con altri due amici che però alle 10 sono rincasati
dovendosi recare ad assistere alla Messa per una ricorrenza. L'incidente è
accaduto in via Borgo Antiga, la strada che da Rua porta a San Pietro, in un
boschetto nei pressi dell'azienda vinicola Roberti Italo, a non più di 500
metri dalla villetta in cui la vittima viveva con la famiglia. I due erano ad
alcune decine di metri di distanza l'uno dall'altro quando si è verificato
l'incidente. Giuseppe Maset ha visto dei rami muoversi ed ha sparato con la sua
doppietta credendo di colpire qualche animale selvatico. Invece la rosa dei
pallini ha centrato all'altezza dell'ascella Pietro Miraval che si è accasciato
al suolo gridando per il dolore. L'amico si è messo ad urlare cercando di richiamare
l'attenzione di qualcuno ed è stato udito da alcune persone residenti poco
sopra, che oltretutto sono imparentate con la vittima, le quali si sono
precipitate verso il luogo della disgrazia ed hanno chiamato il 118. Sul posto
è giunta un'ambulanza dall'ospedale di Conegliano, che ha prestato i primi
soccorsi e nel frattempo è arrivato l'elicottero del Suem, che è atterrato nel
campo sportivo di Rua. Pietro Miraval, che era ancora cosciente e si trovava
nella parte più bassa dell'avvallamento, per la forte pendenza del terreno, è
stato portato con fatica in superficie ed è deceduto poco dopo il ricovero in
ospedale. Come tante persone del Felettano era emigrato giovanissimo in
Svizzera ed era rientrato lavorando come dipendente comunale nel settore dei
lavori pubblici. Era andato in pensione nel 1997, ma continuava a tenersi
occupato e sapeva rendersi utile agli altri con la sua grande
generosità. Lascia la moglie Rosa e le figlie Diana e Loredana, alle quali
era affezionatissimo.
Giampiero Maset
...
MIRA AL FAGIANO, MA UCCIDE L'AMICO
La disgrazia ieri mattina nei boschi che circondano San Pietro di Feletto
La rosa di pallini destinata al volatile raggiunge un pensionato di 56 anni L'uomo
è rimasto lucido fino alla fine Il decesso in ospedale nonostante gli sforzi
dei medici per salvarlo TREVISO. Spara
per colpire un fagiano e ammazza il compagno di caccia e amico. La tragedia si
è consumata ieri mattina, alle 10, sulle colline di San Pietro di Feletto. La
vittima è Pietro Miraval, 56 anni, operaio dell'acquedotto comunale, in
pensione da poco. A premere il grilletto è stato un pensionato di 77 anni,
Giuseppe Maset, di Bagnolo, grande amico della vittima, con cui era solito
organizzare battute di caccia a Rua e dintorni tutte le mattine di domenica. A
causare il dramma uno spostamento inatteso del fagiano alzatosi
improvvisamente: Giuseppe Maset ha spostato la doppietta in direzione del
volatile ed ha esploso un colpo che ha dilaniato il braccio e l'emitorace
destro dell'amico che era sulla traiettoria del tiro. Pietro Miraval e Giuseppe
Maset si conoscevano da più di vent'anni, e nelle loro battute di caccia spesso
avevano coinvolto altri amici e parenti con la stessa passione. Ieri mattina si
sono messi in marcia con la doppietta a tracolla già all'alba, salutati da
molti residenti di Rua
abituati a vederli cacciare insieme. L'operaio dell'acquedotto comunale
abitava in via Veneto 38, poco distante da dove ha perso la vita, mentre il
pensionato Giuseppe Maset, ex muratore, per molti anni emigrante in Svizzera,
abita con la moglie a Bagnolo, in via Isonzo. Per alcune ore i due amici hanno
puntato alle lepri e ai fagiani che popolano l'area venatoria tra le colline a
sud del centro del paesino. Poco prima delle dieci si sono appostati in via
Brandolini, scegliendo uno scosceso crepaccio naturale formato da un torrente
poco distante dall'abitazione dell'imprenditore agricolo Italo Roberti, e
sistemandosi uno a valle e uno a monte del crepaccio. Quando Giuseppe Maset ha
premuto il grilletto per colpire un fagiano l'amico Pietro Miraval si trovava
sulla traiettoria, a meno di dieci metri di distanza. I pallini gli si sono
conficcati nel braccio e nell'emitorace destro.
La vittima ha cominciato a gridare e così anche il suo involontario feritore,
disperato e fuori di sè. Inizialmente Pietro Miraval sembrava ferito in modo
non grave, Giuseppe Maset lo ha aiutato a distendersi a terra mentre era
cosciente, anche se gli usciva del sangue dalla bocca. Le grida disperate dei
due cacciatori sono state sentite dalla famiglia Roberti, e il primo a
soccorrere gli sfortunati amici è stato Graziano Accomando, il genero
dell'imprenditore Italo Roberti.
Sono stati chiamati i soccorsi, sul posto è giunto un elicottero del Suem
di Treviso, poi è stata un'ambulanza a trasportare Pietro Miraval al Pronto
Soccorso dell'ospedale di Conegliano. I medici hanno fatto il possibile per
rianimare il cacciatore, le cui condizioni sono precipitate nel giro di pochi
minuti. Pietro Miraval è spirato poco dopo l'arrivo, per le lesioni gravissime provocate
dai pallini, che gli hanno perforato il polmone destro e dilaniato altri organi
interni. Sul luogo del dramma si sono portati i carabinieri di Conegliano che
hanno avviato immediate indagini. Nella tarda mattinata di ieri Giuseppe Maset
è stato condotto nella caserma di viale Spellanzon per riferire l'accaduto e
qui ha accusato un malore quando è stato avvertito della morte dell'amico. E'
stato portato in ospedale sotto shock e gli sono stati somministrati dei
sedativi, poi è stato dimesso nel pomeriggio. Cardiopatico, con un pace-maker
innestato dopo un intervento chirurgico di qualche anno fa, sta attraversando
un momento delicatissimo per quanto accaduto.
Un tragico errore che condizionerà il resto della sua vita. Nei
prossimi giorni i carabinieri di Conegliano sentiranno i testimoni della
tragedia. Il pensionato verrà denunciato a piede libero per il reato di
omicidio colposo, e forse verrà disposto il sequestro dell'arma da cui è stato esploso
il colpo mortale. Il sequestro non è stato disposto nell'immediatezza perché la
dinamica dell'accaduto è sembrata subito chiara, escludendo qualsiasi elemento
di volontarietà nel dramma che si è consumato.
...
«SANGUINAVA DAL COSTATO, MA PARLAVA»
Le testimonianze dei primi soccorritori: «La colpa è dei rovi fittissimi»
«Ho sentito le urla
all'improvviso, provenivano dal campo sotto casa mia. Sono corso a vedere
quello che stava succedendo, e ho capito che una rosa di pallini aveva colpito
in pieno un cacciatore. Poi abbiamo aspettato ineiseme l'arrivo dei soccorsi».
Così l'imprenditore agricolo Italo Roberti ricorda gli istanti successivo al
tragico incidente di caccia. «Pietro Miraval era stato colpito di lato,
sanguinava dal braccio e dal costato. All'inizio non sembravano ferite tanto
gravi da ucciderlo». «Qui i cacciatori arrivano ogni domenica mattina, è
un'area venatoria. Purtroppo quando si usano le armi degli incidenti possono sempre
avvenire, anche se certe cose sembra non debbano mai accadere» commenta. Il
primo a correre in aiuto dei due cacciatori è stato Graziano
Accomando, genero dell'imprenditore, che abita in via Brandolini 13,
nel borgo della famiglia Roberti. Tra il luogo dell'incidente e la sua abitazione
ci sono duecento metri, che il giovane ha fatto di corsa per dare una mano al
cacciatore ferito e al suo amico sotto shock. «Gli ho tenuto la testa sollevata
in attesa dei soccorsi, era disteso, cosciente, parlava, ma sanguinava dalla
bocca, probabilmente a causa di lesioni interne - spiega Accomando - e in quei
minuti ho cercato di capire quel che poteva essere accaduto. Si erano appostati
in un crepaccio molto scosceso e con una vegetazione fittissima, che può aver schermato
Pietro Miraval al suo amico. E' stato Giuseppe Maset a dirmi che stava sparando
ad un fagiano che si è alzato in volo e non ha visto
Miraval». Un altro testimone della tragedia ricorda che su queste
colline si era verificato un incidente pochi giorni fa, con un'altra vittima di
Rua, Arturo Revinot, un pensionato travolto dal suo trattore che si era improvvisamente
ribaltato mentre l'anziano stava arando il campo.
«Troppe disgrazie in pochi giorni - commenta l'agricoltore - noi non siamo
abituati a queste cose».
...
LE ULTIME PAROLE. PIETRO MIRAVAL HA VOLUTO
SCAGIONARE IL COMPAGNO DICACCIA
«Ero in mezzo, l'altro non mi ha visto»
TREVISO. «Non mi viene il respiro, non ce la faccio a respirare, mi resta
il fiato in gola». Steso sull'erba in attesa dell'ambulanza, Pietro Miraval
continuava a chiedere aiuto ai suoi soccorritori. Le sue ferite non sembravano
gravi, tanto che riusciva a parlare con Graziano Accomandi e con gli altri
soccorritori che si sono precipitati ad aiutarlo, ricostruendo la dinamica del
tragico incidente. Prima urla, poi frasi e infine sussurri. «Mi sono trovato in
mezzo, non mi ha visto» ripeteva Miraval. «Diceva di accusare dei dolori,
perdeva sangue, ma soprattutto diceva che gli si strozzava il respiro, che non
riusciva a prendere fiato - spiega Accomandi - gli siamo stati vicini fino all'arrivo
dell'ambulanza. E' rimasto cosciente per tutto il tempo, pensavamo che ce
l'avrebbe fatta». Quando il cacciatore è stato trasportato in ospedale i sanitari
hanno fatto il possibile per
rianimarlo, sul display della sala d'aspetto del nosocomio è apparsa improvvisamente
la scritta «emergenza in corso, attendere». Poco più tardi il cuore del
cacciatore si è fermato per sempre per le gravi lesioni provocate dalla rosa di
pallini sparata a distanza ravvicinata. Nelle prossime ore il magistrato
deciderà se disporre l'esame autoptico;il referto medico parla di arresto
cardiocircolatorio.
L’INCHIESTA
Un fascicolo per omicidio colposo
S. PIETRO DI FELETTO. La Procura della Repubblica a Treviso ha aperto
un fascicolo a carico del pensionato Giuseppe Maset nel quale si ipotizza il
reato di omicidio colposo. Stamane sarà effettuata l'autopsia sul cadavere di
Pietro Miraval, disposto dal magistrato per accertare le esatte cause del
decesso. Dall'esame autoptico si attendono gli ultimi riscontri sui motivi
della morte di Miraval, probabilmente deceduto per effetto dell'emorragia
interna causata dalla rosa di pallini che lo ha colpito in pieno al braccio e
all'emitorace destro. I pallini gli avrebbero perforato anche i polmoni.
Obiettivo della Procura è chiarire le distanze esatte a cui si trovavano i due
cacciatori, il momento preciso in cui è stato esploso il colpo e il tempo
trascorso tra il ferimento del cacciatore e il suo decesso al Pronto Soccorso
di Conegliano. Intanto i carabinieri di Conegliano, supportati da una squadra
di Treviso, hanno disposto il sequestro delle due armi, sia la doppietta da cui
è partito il colpo mortale sia il fucile da caccia della vittima. I militari
hanno provveduto anche a ricostruire la dinamica dell'incidente. Ma non ci sono
dubbi sul fatto che si sia trattato di un tragico incidente.
...
«Ho ucciso Pietro, non me lo perdonerò mai» La disperazione di Giuseppe
Maset, colto da malore
«Miraval doveva rincasare, si è trattenuto per caso» SAN PIETRO DI FELETTO. «Mi dispiace per
quello che è successo, chiedo scusa, la mia angoscia è doppia perché Pietro era
il mio grande amico».Ha solo la forza di sussurrare poche frasi Giuseppe Maset,
il pensionato di 77 anni che domenica mattina ha esploso il colpo di doppietta
che ha ucciso, per errore, Pietro Miraval, tecnico dell'acquedotto di 56 anni, durante
una battuta di caccia. Alla tragedia ha contribuito uno scherzo
del destino: la vittima era intenzionata a non partecipare alla battuta
di caccia per vari impegni e per seguire, insieme al fratello Angelo - consigliere
comunale - alla celebrazione per il 4 novembre. Lo stesso Angelo Miraval aveva
partecipato alla battuta di caccia, ma era rientrato a casa in anticipo,
lasciando il fratello in compagnia di Giuseppe Maset. Dopo qualche minuto, la
tragedia.
In queste ore il pensionato di Bagnolo che ha esploso accidentalmente
il colpo contro l'amico - per colpa di un fagiano «puntato» e libratosi in volo
all'ultimo momento - sta vivendo un momento di autentica disperazione. Domenica
mattina si era sentito male quando, nella caserma dei carabinieri, gli era
stata comunicata la morte dell'amico. Per tutta la giornata era rimasto sotto
shock.
Ieri mattina è stato visitato dal medico di famiglia per un nuovo malessere.
Essendo cardiopatico, con un by-pass coronarico innestato, sta cercando di
superare il trauma assistito dalla moglie. «Mi
dispiace», è la frase che ripete con insistenza. «E' un dramma che mio marito
sta vivendo come se due tragedie si sommassero - spiega la moglie - perché gli
è partito quel colpo maledetto e perché Pietro Miraval era un suo grandissimo
amico». In paese la disgrazia ha lasciato attoniti i tantissimi amici e conoscenti
dei due cacciatori. Molti sono andati a vedere il luogo dellatragedia, un
crepaccio fitto di rovi che si trova in via Brandolini, a ridosso di un
vigneto, tra il centro e la frazione di Rua. Qui, riverso a terra, Pietro
Miraval esalava domenica mattina gli ultimi respiri,
colpito a morte al torace. «Due persone straordinarie, l'una e l'altra
- assicura il sindaco Maria
Assunta Botteon - purtroppo ci si è messo di mezzo il destino. Pietro non
doveva neppure partecipare a quell'escursione, domenica mattina. Il fratello
Angelo era rincasato prima». «Di Pietro Miraval ricordiamo tutti il sorriso
sempre pronto, la grande disponibilità - continua il sindaco - e il grande
attaccamento al lavoro e alla famiglia. Era stato tecnico dell'acquedotto per
molti anni, ma anche dopo il recente pensionamento continuava a collaborare
esternamente per il Comune, oltre
a partecipare alle iniziative della Pro Loco. Una persona sempre attiva».
I colleghi ricordano che amava girare con la camicia aperta anche in pieno
inverno, e in municipio preferiva le scale all'ascensore. Uno che non stava mai
fermo, serissimo e preparato nel suo mestiere. «Siamo
tutti colpiti da ciò che è accaduto - dice il segretario comunale Alessandro
Androsoni - Pietro Miraval era una persona che trasmetteva ottimismo e
buonumore, e un lavoratore che non si tirava mai indietro quando si trattava di
rimboccarsi le maniche». I dipendenti comunali parteciperanno in delegazione ai
funerali con il sindaco Maria Assunta Botteon, il rito funebre si terrà
probabilmente
giovedì nella chiesa parrocchiale di Rua. La famiglia chiede non fiori ma
offerte per l'Avis, di cui Pietro Miraval era volontario e sostenitore. «In
queste ore di sofferenza per la famiglia Miraval il nostro pensiero va anche a
Giuseppe Maset - afferma il sindaco - tanto che nei prossimi giorni conto di
potergli fare visita per rincuorarlo su quanto è accaduto, come avevo cercato
di fare già domenica. E' un altro concittadino di cui abbiamo grande stima:
deve superare questo momento
atroce per lui e per tutta la comunità».
...
Nelle sue parole la disperazione del cacciatore che ha fatto fuoco e ha
colpito a morte l'amico Pietro Miraval domenica mattina nei boschi attorno a
San Pietro di Feletto «Mi era sembrata
una preda, così ho sparato» La vittima
aveva 56 anni e da 20 era spesso insieme a Giuseppe Maset -
Sequestrato il fucile, oggi l'autopsia San Pietro di Feletto «Non
doveva accadere, non doveva accadere». Lo ripete quasi ossessivamente Giuseppe
Maset, il 76enne che nella mattinata di domenica scorsa, durante una battuta di
caccia, ha ucciso per errore, colpendolo all'ascella, l'amico Pietro Miraval di
56 anni, in un boschetto che sorge in un profondo avvallamento della collina
tra Rua e San Pietro di Feletto, a non più di cinquecento metri dall'abitazione
della vittima in
via Veneto 38. Nella tarda serata, dopo essere stato interrogato dai
carabinieri ed un breve ricovero in ospedale, è stato riaccompagnato da una
delle figlie nella sua abitazione in via Isonzo 102 a Bagnolo e si è chiuso
nella propria disperazione. «Ho visto un cespuglio muoversi ed ho sparato convinto
che si trattasse di una preda - ha detto - e quando mi sono reso conto che
invece si trattava di Giuseppe, istintivamente mi sono precipitato verso di
lui; era cosciente e dentro di me speravo che potesse farcela, perché non
doveva morire». Giuseppe Maset ha lavorato all'estero per tanti anni come
muratore ed è rientrato in paese quando è andato in pensione. Con Pietro
Miraval condivideva la passione per la caccia e la natura, ma erano grandi
amici e si ritrovavano spesso anche in altre circostanze. La vittima, che era fratello
del consigliere comunale Angelo Miraval, dopo essere emigrato giovanissimo in
Svizzera, era tornato ed era stato dipendente comunale nel settore dei lavori
pubblici, dove sapeva fare di tutto, dall'idraulico al falegname. Aveva
continuato a lavorare, con un contratto di collaborazione per interventi di
manutenzione e in caso di guasti all'acquedotto. Il sindaco Maria Assunta
Botteon si è recata in visita presso le famiglie coinvolte nella tragedia per
portare la propria solidarietà. «Pietro era una era persona straordinaria sotto
tutti gli aspetti - afferma - e siamo addolorati anche per Giuseppe, un
uomo molto sensibile, sperando che possa superare questo difficile momento». A
margine dell'accaduto è intervenuta ieri la LAC, Lega abolizione caccia,
denunciando che «incidenti mortali, come quello domenica,
potrebbero essere evitati se gli organi preposti mettessero in atto dei
seri controlli preventivi».
La Procura della Repubblica ha ricevuto ieri la visita dei carabinieri della
tenenza che si è occupata della vicenda. Giuseppe Maset dice di aver visto un
fagiano attraverso rovi molti fitti, di aver puntato la doppietta e di aver
sparato. Il colpo - pallini - ha però raggiunto Miraval sulla spalla. Colpito
al polmone, l'uomo è morto poco dopo. Giuseppe Maset ha ricostruito l'incidente
per i carabinieri, che gli hanno sequestrato la doppietta, così come è stata
sequestrata quella
della vittima; l'uomo è indagato a piede libero per omicidio colposo.
Oggi l'autopsia.
...
«E' un attimo farsi prendere dall'emozione della preda» Parlano gli
amici e il presidente di Federcaccia Carlo Torresan Michela Santi SAN PIETRO DI FELETTO. Un caso tragico,
impossibile da prevedere. La morte di Pietro Miraval, il cacciatore
cinquantaseienne, ferito a morte,
domenica, da un colpo partito dal fucile dell'amico, ha gettato nello sconforto
il mondo dei cacciatori, gli amici dell'associazione Arcicaccia, e tutti gli
altri colleghi. Giuseppe Maset,
settantasettenne, ha premuto il grilletto per colpire un fagiano che si
era levato in volo davanti a lui. Non si è accorto che l'amico e compagno di
caccia si trovava poco più in alto lungo il pendio, sulla
stessa traiettoria del selvatico. «Una svista determinata da un destino
maledetto - giustificano i cacciatori - un caso imprevedibile». Tutti sono
concordi nel sottolineare l'esperienza e la prudenza di Maset, cacciatore da 50
anni. L'incidente è una tragica fatalità, che non ha spiegazioni né antidoti.
«Casi del genere si contano sulle dita di una mano in Italia - commenta
amareggiato Carlo Torresan presidente di Federcaccia che raggruppa ben 4319
iscritti - questa volta è capitato nel Trevigiano. Ci sono fattori legati
all'emozione, alla casualità contro i quali c'è poco da fare. I nostri
cacciatori sono preparati, si allenano al tiro al piattello, frequentano i
corsi di preparazione per ottenere la licenza di caccia. Trovo ideale il
suggerimento proposto dal vice comandante della guardia venatoria provinciale
di obbligare i cacciatori a mettere un cappello vistoso per farsi notare dai
compagni. La Federcaccia quest'anno ha regalato a tutti i propri soci un impermeabile,
il prossimo anno potrebbe assegnare a ciascuno un berretto. Spero che la
Provincia si faccia promotrice di questa iniziativa». Non è entusiasta della
proposta invece Gianni Garbujo di Liberacaccia. «Per un cacciatore - dice
Garbujo - indossare un cappello vistoso vuol dire mettere in discussione il
concetto stesso di caccia: le prede vengono messe in fuga ancora prima di
essere viste. La soluzione può essere praticata in zone boschive, ma non in
pianura. E' stata una casualità, impossibile da evitare, è come voler evitare
che qualcuno si ammazzi in auto. Purtroppo si va a caccia col fucile e un margine
di rischio c'è sempre». Ferruccio Carnielli dell'Arcicaccia,
associazione di cui facevano i due cacciatori di S. Pietro di Feletto, ha
dovuto provvedere ieri al triste dovere di sistemare tutte le carte e le
assicurazioni. «Se si calcola che i cacciatori sono in tutto 900 mila in Italia
- ricorda Carnielli - il grado di incidentalità è irrisorio. Certo i corsi
possono servire, ma questi nostri amici andavano a caccia da decenni». Pietro
Saldan di Enalcaccia si appella all'autocontrollo, alla capacità di dominare le
emozioni. «C'è chi si lascia prendere dall'entusiasmo di inseguire la preda e
perde di vista tutto il resto. Dipende dallo stato psico-fisico della persona,
che è del tutto imprevedibile». Sul fronte opposto, la reazione della Lega per l'abolizione
della caccia (Lac), denuncia il mancato rispetto delle regole sulla sicurezza
da parte dei cacciatori e invoca controlli pei pallini sul tetto della sua abitazione a Monigo».
102
3/11/2002 DOMENICA
PAURA PER UN PENSIONATO SALVATO
DAL NIPOTE
Cade in un dirupo durante la caccia CALESTANO - Grande paura ieri
pomeriggio per un pensionato che, andando a caccia, è scivolato ed è rotolato
per una quarantina di metri lungo un crostone molto ripido. E' accaduto poco
dopo le 16 in località Magassorra. L'uomo, P.G., 82 anni, appassionato
cacciatore, si trovava con il nipote di 26 anni ed i suoi tre cani da caccia
poco sotto le
piane di Goiano, quando improvvisamente è scivolato ed è ruzzolato per decine
e decine di metri lungo il ripidissimo canalone che scende giù fino al greto
del Baganza. A fermare temporaneamente la sua caduta è stata la presenza di un
ostacolo, ma per colpa della pendenza e di un terreno che si sgretola
facilmente, il pensionato rischiava di scivolare ancora più in basso. A
metterlo in salvo è stato il nipote, che fortunatamente è riuscito a
raggiungere e ad afferrare il nonno, dolorante ad una spalla ed al torace, ed a
spostarlo di qualche metro appoggiandolo ad una pianta e tenendolo
contemporaneamente fermo per la giacca. Da quella posizione il ragazzo ha poi
immediatamente dato l'allarme chiamando la madre con il telefono cellulare. In
località
Magassorra sono subito arrivati il Gruppo Alfa della Protezione Civile di
Calestano, un'autoambulanza dell'Assistenza Pubblica, i carabinieri della
stazione locale ed un automezzo dei Vigili del Fuoco di Langhirano, a cui si è
aggiunto un fuoristrada del Gruppo Soccorso
Alpino Fluviale di Parma.Difficilissimi i soccorsi, sia per il
sopraggiungere dell'oscurità, sia
per la posizione dell'uomo, che si trovava in una zona in cui non esistono
sentieri ed in cui l'elevata pendenza ha costituito un ulteriore problema. Dopo
oltre due ore di lavoro alla luce delle torce,
il pensionato è stato finalmente portato in salvo facendo scivolare la barella
lungo due corde fissate con dei moschettoni ad alcuni alberi e poi
trasportandolo a spalla nel bosco, dove i volontari della Protezione Civile
avevano creato un passaggio tagliando con le motoseghe alcuni arbusti. Una
brutta avventura che si è conclusa fortunatamente solo con qualche costola
rotta e un grande spavento. Simile, probabilmente a quello provato due mesi fa,
quando l'uomo si era perso mentre cercava funghi nel Cornigliese, al Passo del
Sillara, ed è stato ritrovato a sera inoltrata al Passo del Cirrone, dopo
essere riuscito a raggiungere l'unica costruzione della zona.
C. C.
www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/articoli.nsf/ARTHW5/b57859b9ca339687c1256c67002cc04a?Open
103
4/11/2002
CACCIATORE DI GENOVA-PRA’ UCCISO
DA UN MALORE
Un uomo di 50 anni di Pra’ (delegazione di Genova), Giuliano Colli, è
morto ieri mattina per un infarto mentre andava a caccia sulle alture della delegazione.
Il suo corpo senza vita è stato notato intorno alle nove da un abitante della zona,
che ha chiamato il 118. L’ uomo era uscito a caccia due ore prima. Per
rimuovere il cadavere è stato necessario l’intervento dell’elicottero dei
vigili del fuoco.
Il Secolo Xix 5/11/2002,Cronaca Di Genova,Pag.24
104
FERITO PER ERRORE DALLA
FUCILATA DI UN CACCIATORE
Se l'è cavata con una ferita al volto guaribile in quindici giorni e un
grosso spavento A. M., pensionato di 60 anni di Cologno al Serio con l'hobby
della caccia: ieri, poco prima delle 9, è stato raggiunto di striscio da un
colpo di fucile a pallettoni accidentalmente partito dall'arma di G. C., anche
lui pensionato, 63 anni, di Cologno. I due, amici con la passione per la
caccia, si trovavano nella campagna attorno al paese per un battuta venatoria.
L'incidente si è verificato poco prima delle 9, quando i due cacciatori si
trovavano a una distanza di circa venti metri. Il ferito è stato prima
assistito da un medico di base di Cologno e poi accompagnato all'ospedale di
Treviglio, dove è stato ricoverato nel reparto di chirurgia e sottoposto ad
accertamenti: le sue condizioni non sono comunque gravi. Lo stesso ferito ha raccontato
ai carabinieri di Urgnano, intervenuti per ricostruire
l'episodio, che il colpo sarebbe partito dal fucile dell'amico per
cause accidentali. Non sono quindi stati presi provvedimenti nei confronti del feritore.
INCIDENTE DI CACCIA NON È GRAVE IL FERITO
COLOGNO - Ancora un incidente di caccia ieri mattina. E' avvenuto alle 8,45
a Cologno, in località Campo Revini, nei pressi della Cascina Spadina, dove un
cacciatore di 60 anni, A.M. è stato colpito in modo accidentale da un altro
cacciatore, G.C., di 63 anni. Un pallino calibro
12 ha ferito al volto l'uomo, che, medicato al pronto soccorso, è stato
dimesso con 15 giorni di prognosi. Il
fucile è stato sequestrato.
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2002/11/07/27_b.shtml
105
6/11/2002
PAURA PER SPARI ALLA GALLEANA
Cacciatore spaventa gli studenti che studiavano nel parco (e.mar) Alcuni colpi di fucile da caccia
hanno allarmato numerosi studenti e i loro insegnanti che ieri mattina si
trovavano al campo della Galleana per uno studio botanico. Come è stato subito
appurato da uno dei professori che accompagnavano gli studenti, ad esplodere i
colpi di arma da fuoco, una ventina in tutto è stato un cacciatore che si era piazzato
accanto al canale della Fame, a pochi metri dalla recinzione del parco, in
direzione di La Verza. Un ordinario episodio di inciviltà. Raggiunto dal
professor Dario Maramotti, il cacciatore con il suo fucile e il suo cane era
nel canale che stava recuperando la selvaggina appena abbattuta, probabilmente
un fagiano. «Non ho fatto in tempo a dire nulla
a quel cacciatore, ha preso qualcosa fra i cespugli e si è frettolosamente
allontanato», ha spiegato Maramotti. Sono comunque stati chiamati i carabinieri
che sono intervenuti sul posto, effettuando un sopralluogo in cerca del
cacciatore che nel frattempo si era dileguato. Sul posto è intervenuta anche la
polizia provinciale che è competente per quanto riguarda episodi di
bracconaggio. A contattare la polizia provinciale sono stati gli stessi
carabinieri. «Purtroppo non è la prima
volta che accade una cosa del genere - ha raccontato Maramotti -. La scorsa
settimana, sempre di mercoledì mattina è successa esattamente la stessa cosa.
Abbiamo sentito sparare e la cosa non è stata piacevole anche perché le
detonazioni, in entrambe le occasioni erano a noi molto vicine. Ho inforcato la
bicicletta e sono riuscito a raggiungere il cacciatore: era a non più di 60
metri dalla scolaresca. Gentilmente, gli ho spiegato che a poche decine di
metri di distanza c'erano numerosi
studenti. Non ho nulla contro i cacciatori e la caccia, ma credo che nessuno
debba sparare vicino ad un parco pubblico. Il cacciatore si è innervosito per
le mie rimostranze, e mi ha letteralmente mandato a quel paese». Ieri per la
lezione faunistica di cui si occupa Maramotti per numerose scuole, al parco
della Galleana c'erano tre prime classi dell'Itis, lo scorso mercoledì tre
seconde Itis e due sezioni del "Cassinari". «Devo dire che dopo un
primo momento di smarrimento i ragazzi hanno capito al volo cosa stava
accadendo e non si sono per nulla spaventati - prosegue Maramotti - ma la
situazione è comunque allarmante, noi con i nostri corsi proseguiamo per
l'intero anno
scolastico, non possiamo certo essere tranquilli se vi è qualcuno che spara
a pochi metri di distanza da noi. Un pallino potrebbe anche colpire un ragazzo
e le conseguenze sarebbero disastrose». Il misterioso cacciatore è stato
descritto sui cinquanta anni, altezza media, corporatura normale, con indosso
una giacca marrone. «Io spero – ha concluso il docente - che grazie anche all'interessamento
dei carabinieri e della polizia provinciale quell'uomo non torni più a caccia
di selvaggina accanto al parco che lui evidentemente punta perché ricco di
animali».
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=55&Fname=0711PIA105.jpg
106
6/11/2002
VANE LE RICERCHE DEL CACCIATORE
SPARITO A GORROPPU
NUORO. Lo cercano da mercoledì pomeriggio, ma sinora senza alcun esito.
Un cacciatore di Dolianova, Piero Lussu, di 65 anni, è scomparso pocodopo le 15
in località Nuraghe Mereu, nelle campagne di Orgosolo, sul versante di
Gorroppu. Il cacciatore era in compagnia di altri due amici,
impegnato nella caccia ai colombacci. Nel primo pomeriggio l'uomo
avrebbe accusato un leggero malessere e avrebbe detto ai suoi compagni di
battuta di andare avanti, mentre lui sarebbe rientrato alle auto parcheggiate
in uno spiazzo poco distante. Al rientro dalla battuta i due cacciatori non
hanno però visto il loro amico. A nulla sono serviti i colpi di fucile sparati
in aria per indicare la posizione: nessuna risposta dal fucile di Lussu. Ieri
per tutta la giornata gli uomini del soccorso alpino, i vigili del fuoco, i rangers
della forestale e anche alcune squadriglie di agenti della questura di Nuoro
hanno setacciato la zona alla ricerca del cacciatore, ma senza alcun esito.
In serata le squadre hanno fatto rientro a Nuoro, ma sul posto sono rimasti
i vigili del fuoco con un mezzo e una fotocellula. Hanno vigilato tutta la
notte, insieme agli amici dell'uomo. Non è escluso che Lussu sia rimasto
vittima di un malore che gli abbia fatto perdere il senso dell'orientamento e
gli abbia poi impedito i movimenti. Le ricerche proseguiranno questa mattina.
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_09/sardegna/piano/sl102.htm
107
8/11/2002
E' stata
amputata una gamba a Giuseppe Bortolotti,di Sasso Marconi,pensionato di 62
anni, chevenerdi' mattina alle prime luci dell'alba si era recato a Zola Predosa
per una "battuta" di caccia.Nello sfilare l'arma e' partito un colpo
che ha colpito il femore e spappolato l'arto.Solo in apertacampagna si e'
salvato per la grande forza d'animo: e' riuscito a salire sull'auto ed a
guidarla finoalla casa piu' vicina dove ha sfondato il cancello per entrare nel
cortile. Gli abitanti della casa hanno cosi' potuto soccorrerlo e farlo
ricoverare in tempi brevissimi.
Parte il colpo, perde una gamba E' stata amputata la gamba sinistra a
Giuseppe Bortolotti, il cacciatore di Sasso Marconi che venerdì mattina si era
ferito con un colpo partito dal proprio fucile. I danni provocati dalla
fucilata ravvicinata sono stati tali da non permettere il recupero dell'arto e
i chirurghi sono stati costretti alla soluzione drastica di amputare la gamba
spappolata dalla 'rosa ancora chiusa' dei pallini che ha colpito il femore come
fosse una grossa pallottola. La scarica
ha tranciato il femore poco sopra al ginocchio. Bortolotti, pensionato di 62
anni, che con i figli ha condotto un'officina di autodemolizioni a Pontecchio
Marconi, è un appassionato frequentatore
della campagna. Anche venerdì,
com'è sua abitudine, di primo mattino si era recato a Zola Predosa, per una
'battuta' in una zona a lui cara. Dopo aver parcheggiato l'auto, ha estratto
dalla custodia il fucile, che aveva appoggiato sul sedile a fianco del posto di
guida. Nello sfilare l'arma
è partito un colpo che ha lacerato la coscia della gamba sinistra. L'uomo, che era solo in aperta campagna alle
prime luci dell'alba, si è salvato grazie alla sua grande forza d'animo. Ha,
infatti, avuto la lucidità di riavviare l'auto e, pur in quella situazione
difficilissima, è riuscito a guidarla verso l'abitazione più vicina. Giuseppe
Bortolotti ha sfondato con la spinta della vettura il cancello ed è entrato nel
cortile. I residenti sono stati svegliati dal trambusto e, subito accorsi, si
sono subito resi conto della gravità della ferita e hanno dato l'allarme. La
tempestività dei soccorsi ha permesso di ricoverare in tempi brevissimi il
cacciatore ferito. Venerdì notte la
difficile decisione di amputare la gamba. Scelta che hanno dovuto fare i tre
figli di Giuseppe, Stefano, Roberto ed Andrea. «Nostro padre non avrebbe
comunque più potuto contare sulla funzionalità della gamba sinistra e c'era il
pericolo della cancrena», spiega Stefano, che a stento trattiene le lacrime.
di Francesco Fabbriani
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/24/21:3850052:/2002/11/10
108
9/11/2002
PARTE UNA FUCILATA COLPISCE
L'AMICO
LECCO - Un cacciatore, E. N. di 26 anni, è stato ferito durante una battuta
di caccia. L'uomo è stato centrato al volto da una fucilata partita dall'arma
di un compagno di battuta. Le condizioni dell'uomo sono serie. I due cacciatori
stavano rientrando a valle, quando alle 8.45 dal fucile semiautomatico calibro
12 del cacciatore che si trovava davanti, un altro giovane lecchese, è partito
accidentalmente il colpo. Il ventiseienne è stato colpito dalla rosa di pallini
al collo e alla
testa, attorno all'orecchio destro.
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/70/20:3848238:/2002/11/10
109
9/11/2002
SUICIDA COL FUCILE
Este (F.G.) Non ce l'ha fatta ad aspettare l'inevitabile fine, ormai
minato nel fisico da un male incurabile ed ha deciso di farla finita: è morto così
ieri mattina S.T., nel retro del fabbricato che sorge vicino alla sua
abitazione. Ad ucciderlo è stato un unico colpo del suo fedele fucile da
caccia, passatempo al quale l'uomo era molto affezionato. Nato 58 anni fa,
nell'abitazione vicino al capannone che aveva fatto costruire per l'attività di
uno di loro. Il fatto è accaduto poco dopo le 11, ma il corpo è stato scoperto
almeno mezz'ora più tardi dalla moglie. Sulle cause che l'hanno spinto al gesto
disperato non sembrano esserci molti dubbi: da tempo soffriva di un male che
aveva colpito ultimamente in modo definitivo, spingendo i familiari a
richiedere l'interruzione delle terapie da parte dei medici che l'avevano in
cura. Sul luogo sono immediatamente intervenuti i
carabinieri di Este, per i rilievi di rito. Non sono ancora state fissate
le date dei funerali, che con tutta probabilità cadranno a metà della prossima
settimana.
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1246194&Luogo=Padova&Data=2002-11-10&Pagina=ABANO%20MONTEGROTTO%20ESTE%20MONTAGN
110
9/11/2002
DI NOTTE A FONTANETTO UBRIACO
SPARA COLPI DI FUCILE ALLA CHIESA
FONTANETTO PO. Giallo ieri mattina in parrocchia quando don Guido Mazza
ha trovato una decina di fori nei vetri della canonica e della chiesa. Il
parroco, molto preoccupato, ha dato l´allarme ai carabinieri che in pochi
minuti hanno risolto il mistero: era stato un vicino ubriaco che
si è messo a sparare ai gatti e poi, visto che evidentemente il gioco
lo divertiva, ha preso di mira anche la parrocchia. L´uomo, M.L., 36 anni, si è
detto pentito del suo gesto, don Mazza l´ha perdonato, ma probabilmente i
carabinieri non saranno altrettanto generosi nei suoi confronti. L´allarme è
scattato alle 9 - la perpetua in realtà ha detto di aver sentito i colpi alle
3, ma di non aver capito che erano di arma da fuoco - e poco dopo il cortile
della canonica era già affollato di
carabinieri, arrivati anche da Vercelli. Controllati i fori nei vetri e
verificata la possibile traiettoria, si è subito capito che i colpi erano stato
sparati da un balcone della casa che confina con il cortile,
a una trentina di metri di distanza. L´inquilino ha subito confessato, spiegando
appunto che la sera precedente aveva bevuto parecchio. In piena notte era stato
disturbato dai gatti e per farli fuggire aveva sparato. Poi si è fatto prendere
la mano, ma non ha alcun motivo di risentimento contro don Mazza, che ha
confermato e perdonato lo sparatore.
f. co.
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Vercelli/art7.htm
111
8/11/2002
«ASSEDIATO» IN CASA DAI
CACCIATORI MA È SABATO E NESSUNO INTERVIENE
Tullio Perici Castelfranco Abito
da quasi trent'anni a Salvatronda, in una vecchia cascina restaurata, con la
strada asfaltata più vicina a quasi 150 metri. E' una zona frequentata dai cacciatori,
anche se area ristretta fra case e strade; ho avuto di frequente contrasti con
quelli più maleducati, anche perchè spesso i pallini mi cadono sul tetto, ed
anche addosso se sono in giardino. Sabato mattina mi svegliano delle fucilate e
l'abbaiare dei miei cani che segnalano intrusi vicino casa: ma il calendario
venatorio provinciale non prevede solo per due giorni, domenica e mercoledì, l'uscita
dei cacciatori? Per chiarirmi il dubbio faccio una ricerca: per prima la Lipu
di Treviso ma al sabato è chiusa. Chiamo poi i carabinieri di Castelfranco: non
è di loro competenza, non mi possono aiutare, è competente la Forestale. Chiamo
la Forestale, prova-font-size:
12.0pt'>sapere. Cerco Provincia di Treviso sull'elenco ed appare «Ufficio Caccia»,
ma è sabato e non risponde; faccio poi il numero del centralino e la
gentilissima centralinista invece mi risponde e mi comunica il numero del
cellulare del capo delle guardie venatorie, utile per le
urgenze; ma per tutta la mattina Wind risponde che il numero non è raggiungibile.
Intanto i cacciatori sparano, i miei cani contiunuano ad abbaiare, i pallini
cadono sul tetto di casa ed io rimango con il mio amletico dubbio: potranno o
no sparare? Intanto lo fanno...
www.tribunatreviso.quotidianiespresso.it/tribunatreviso/arch_13/treviso/aperta/tr261.htm
112
9/11/2002 DOMENICA
SI DIMENTICA IL FUCILE IN
STRADA: DENUNCIATO CACCIATORE DI 60 ANNI
LIVORNO. Costerà caro ad un cacciatore di 60 anni l'essersi
dimenticato, per strada, un fucile da caccia. Una sbadataggine che gli varrà la
denuncia per omessa custodia di armi che i carabinieri della stazione di Ardenza
gli hanno presentato, dopo il ritrovamento del fucile da parte di un cittadino.
Il fatto è successo lo scorso pomeriggio in una strada ad Ardenza. L'uomo, P.G.
livornese aveva caricato l'auto delle armi necessarie per la battuta di caccia,
dimenticandosi però un fucile. Che è stato trovato poco dopo, per strada, da un
passante. Da qui la segnalazione ai militari del ritrovamente dell'Arma e la
denuncia nei confronti del cacciatore per omessa custodia.
www.iltirreno.quotidianiespresso.it/iltirreno/arch_09/livorno/cronaca/lx413.htm
113
10/11/2002
PAULILATINO
Cacciatori troppo 'invadenti' e agricoltori infuriati Mariantonietta
Cossu PAULILATINO. L'intero territorio
comunale sembra alla mercé delle doppiette. Ormai il vasto territorio paulese,
specie le domeniche, diventa impraticabile, eccezion fatta ovviamente per gli
amanti della caccia. A denunciare la situazione sono parecchi agricoltori, che lamentano
uno scadimento nei comportamenti dei cacciatori: muretti a secco ripetutamente
abbattuti, recinzioni divelte, attività venatoria presso ovili o dove è
rinchiuso il bestiame. E in periodo in cui stanno figliando le pecore è
attività ancora meno gradita: «Si rischia seriamente di essere impallinati: c'è
chi spara incurante del bestiame o di quanti potrebbero essere lì ad accudirlo.
Anche al buio», dicono alcuni, «Mattina e sera bisogna spesso controllare
l'intera azienda per ripristinare i tanti passaggi aperti, ad iniziare dalla
semplice chiusura dei cancelli».Una lamentela generale che fa pensare non si
tratti esattamente di esagerazioni. E gli stessi che auspicavano una caccia
feroce ai cinghiali, cresciuti di numero e dunque dannosi per l'agricoltura,
fanno marcia indietro: «Meglio i cinghiali che i cacciatori, palesi compresi»,
sostiene più di uno. «Non è uno scontro frontale preoccupante, basterebbe un
po' di buon senso in più e del rispetto del lavoro altrui per una pacifica convivenza
tra cacciatori ed operatori agricoli», commenta Serafino Mura, paulese,
presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, nonchè
componente del Comitato faunistico provinciale, «Ma
è innegabile che il problema esiste, specie nelle zone più battute». Paulilatino
è tuttavia un paese tranquillo dove non si registrano gravi fatti
d'insofferenza verso le "doppiette" con danneggiamenti o peggio. Ad
acuire il disagio è anche intervenuta la sospensione (come per Seneghe e Milis)
della zona di ripopolamento e cattura comunale: prevista dal Comitato
faunistico provinciale lungo il perimetro sinistro della ferrovia che porta da
Paulilatino a Bauladu è rimasta sulla carta. «È un risultato e una motivazione
non accettabile: investiremo del problema l'assessore provinciale all'ambiente,
Gianni Solinas», aggiunge Serafino Mura, «Occorre accelerare i tempi per
confermare una decisione in cui si era tutti d'accordo e tutelare e favorire il
ritorno della fauna in un'area molto compromessa, anche a beneficio degli
appassionati alla caccia».
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_10/oristano/cronaca/so405.htm
114
10/11/2002
BARDINETO FERITO ALL'ANCA DA
UNA FUCILATA, SOCCORSO IN ELICOTTERO
BardinetoUn colpo secco di fucile, un tremendo urlo di dolore. Il cacciatore
raggiunto dal proiettile crolla a terra, nella fitta boscaglia, i suoi compagni
accorrono temendo il peggio, ma nella sua
disavventura Claudio Lanfranco, quarantanovenne, nativo di Pietra
Ligure ma residente a Giustenice, in via D'Annunzio 12, può ritenersi veramente
un uomo fortunato. È stato colpito alla gamba destra, a pochi centimetri dall'arteria
femorale: è stato quindi ricoverato in traumatologia al Santa Corona, se la
caverà con una frattura all'anca. Ma ieri s'è sfiorata la tragedia: davvero
questione di una spanna o addirittura meno. Il drammatico episodio s'è
verificato in mattinata, in località Catalano, nel territorio comunale di
Bardineto, durante una battuta al cinghiale. Ci sono stati momenti di paura
dopo quello sparo che ha raggiunto accidentalmente uno dei cacciatori: con ogni
probabilità chi ha premuto il grilletto è stato tratto in inganno da un
movimento falso o da un rumore inatteso, ha esploso una fucilata pensando di
ferire un cinghiale, ha colpito un suo collega. Gli altri compagni hanno dato subito
l'allarme, chiamando il 118 con un telefonino, e da Savona
Soccorso sono stati allertati la Croce Verde di Bardineto, la Guardia Forestale
e soprattutto il servizio di elisoccorso: la zona era difficile da raggiungere
per cui s'è preferito inviare l'elicottero
anziché l'automedica. Lanfranco è stato quindi trasportato con
ilvelivolo dei vigili del fuoco all'ospedale pietrese.
FERITO ALL´ANCA DAI PALLETTONI
Uomo di Giustenice colpito durante una battuta al cinghiale a Bardineto
Dramma sfiorato ieri a Bardineto. Un cacciatore, Claudio Lanfranco, 49 anni,
residente a Giustenice, è stato ferito accidentalmente da un compagno di caccia
mentre erano impegnati in una battuta al cinghiale in
Alta Val Bormida. L'incidente è
avvenuto alle 9,30 di ieri mattina in località Catalano, nei boschi che
circondano Bardineto. Claudio Lanfranco è stato raggiunto da un colpo esploso
da un amico, P.N.. Il pallettone lo colpito a una gamba andandosi poi a
conficcare nell´anca fratturandola. A dare
l'allarme sono stati altri cacciatori appartenenti alla stessa squadra che
con i cellulari hanno immediatamente chiesto aiuto al 118 di Savona. Per
accelerare le operazioni di soccorso è stato anche allertato nucleo elicotteristico
dei Vigili del fuoco di Genova. Il quarantanovenne è stato issato a bordo
dell'elicottero con una barella e il velivolo è poi ripartito alla volta di
Pietra Ligure. I sanitari dell´ospedale Santa Corona dopo una serie di accertamenti
hanno sottoposto Claudio Lanfranco ad un intervento chirurgico. Il cacciatore
di Giustenice se la caverà in una novantina di giorni. Sull'incidente ora sono
in corso accertamenti da parte dei carabinieri che hanno immediatamente
segnalato l'accaduto alla procura della Repubblica di Savona. Non si esclude
che il cacciatore che ha esploso il colpo di fucile possa venire indagato per il
reato di lesioni colpose anche se è del tutto evidente che l´incidente è stato
provocato da una fatalità che poteva finire in
dramma come, invece, è successo qualche ora dopo nei boschi di Dego
dove un altro cacciatore ha perso la vita per un tragico incidente.
l. b.
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DA LA STAMPA
Dramma sfiorato ieri a Bardineto. Un cacciatore, Claudio Lanfranco, 49
anni, residente a Giustenice, è stato ferito accidentalmente da un compagno di
caccia mentre erano impegnati in una battuta al cinghiale in Alta Val Bormida.
L'incidente è avvenuto alle 9,30 di ieri mattina in località Catalano,
nei boschi che circondano Bardineto. Claudio Lanfranco è stato raggiunto da un
colpo esploso da un amico, P.N.. Il pallettone lo colpito a una gamba andandosi
poi a conficcare nell´anca fratturandola. A dare l'allarme sono stati altri
cacciatori appartenenti alla stessa squadra che con i cellulari hanno
immediatamente chiesto aiuto al 118 di Savona. Per accelerare le operazioni di
soccorso è stato anche allertato nucleo elicotteristico dei Vigili del fuoco di
Genova. Il quarantanovenne è stato issato a bordo dell'elicottero con una
barella e il velivolo è poi ripartito alla volta di Pietra Ligure. I sanitari
dell´ospedale Santa Corona dopo una serie di accertamenti hanno sottoposto
Claudio Lanfranco ad un intervento chirurgico. Il cacciatore di Giustenice se
la caverà in una novantina di giorni. Sull'incidente ora sono in corso
accertamenti da parte dei carabinieri che hanno immediatamente segnalato
l'accaduto alla procura della Repubblica di Savona. Non si esclude che il
cacciatore che ha esploso il colpo di fucile possa venire indagato per il reato
di lesioni colpose anche se è del tutto evidente che l´incidente è stato
provocato da una fatalità che poteva finire in dramma come, invece, è successo
qualche ora dopo nei boschi di Dego dove un altro cacciatore ha perso la vita
per un tragico incidente.
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10/11/2002
LA VITTIMA E´ SERGIO BACCINO,
PENSIONATO DELL´EX AGRIMONT. LASCIA LA MOGLIE MARIA E I FIGLI FABRIZIO E
FEDERICA
Sergio Baccino, 65 anni, residente a Dego in località Eirola 9,
pensionato dell´ex Agrimont, è morto ieri pomeriggio, ucciso da una scarica di
pallettoni sparata accidentalmente da un amico, un compagno di battuta al
cinghiale con cui aveva trascorso la giornata nei boschi di Dego. Baccino è
stato colpito a morte nella zona di Rian Chiarloni, una zona impervia, frequentata
solo da cercatori di funghi e cacciatori. Per portare sulla provinciale il
corpo senza vita dell´uomo è stato necessario usare un fuoristrada. La tragedia
poco dopo le 18 di ieri. Impossibile riuscire a ricostruire con esattezza che
cosa sia successo. Di certo c´è il colpo partito dal fucile di Marino Scarrone,
40 anni, originario di Dego ma ora abitante a Cairo Montenotte. Un colpo
accidentale, senza dubbio, ma egualmente tragico. Il pallettone usato per la
caccia al cinghiale ha colpito alla spalla sinistra Sergio Baccino ed è
fuoriuscito alla destra del petto devastandogli il cuore. La morte è stata
istantanea.
I primi soccorsi, in attesa di ambulanza e automedica, sono stati
prestati dai compagni di battuta dell´uomo. Gli amici della squadra di località
Lamini, cacciatori affiatati da anni, si sono resi conto immediatamente delle
condizioni disperate di Sergio. Con i cellulari hanno chiamato il 118 ma
l´arrivo dei sanitari è stato inutile. Annalisa Berta, il medico di «Savona
soccorso», non ha potuto fare altro che certificare la morte di Sergio Baccino.
L´intervento del medico è servito per Marino Scarrone, che era in stato di choc
ed ha avuto bisogno delle cure del sanitario. A Rian Chiarloni sono arrivati i
carabinieri della compagnia di Cairo per gli accertamenti. La dinamica, ancora
da chiarire nei particolari, è purtroppo simile a tanti altri incidenti di
caccia. Nonostante il buio la squadra di cacciatori impegnati nella battuta al
cinghiale aveva deciso di proseguire l´attività. Sergio Baccino, cacciatore di
esperienza, molto prudente secondo le descrizioni degli amici, si è trovato
isolato, sul sentiero che porta a Pian Lazzo, nascosto dalla vegetazione.
Marino Scarrone, anche lui esperto e prudente, ha sentito muovere il fogliame.
Ed era da quella parte che i cani e la squadra stavano spingendo il cinghiale,
l´ultimo della giornata. Ha sparato, ma ha purtroppo colpito il compagno di
caccia. Sergio Baccino era molto conosciuto e stimato non solo nel suo paese.
Lascia la moglie Maria Pilotto, 60 anni, e i due figli, Fabrizio, 36 anni,
dipendente della Vetr. I. Dego, e Federica, 33 anni, infermiera all´ospedale di
Cairo Montenotte.
Marino Scarrone, molto scosso per quanto successo, è stato portato
nella caserma dei carabinieri di Cairo Montenotte per essere ascoltato una
prima volta. E´ accusato di omicidio colposo, ma la sua più che una deposizione
è stato un amaro sfogo. Per ricostruire quanto avvenuto sarà necessario
interrogarlo ancora nei prossimi giorni.
s. p.
Spara al cinghiale, uccide l'amico DEGO La tragedia è avvenuta sulle alture dei Porri poco dopo le 17
quando la squadra stava ultimando la battuta Vittima un pensionato di 67 anni
colpito al cuore da un pallettone Dego
Fulminato da un pallettone esploso da un compagno di caccia durante una battuta
al cinghiale. Il colpo di fucile lo ha raggiunto da dietro alla spalla
sinistra, e dopo avergli trapassato il cuore è uscito dal lato destro del
torace. Inutili i disperati tentativi di rianimarlo effettuati prima dagli
altri compagni di battuta e più tardi da medici e infermieri del 118. La vittima della tragedia si chiamava
Sergio Baccino, aveva 67 anni e risiedeva con la moglie e due figli in località
eirola di Dego. In pensione da alcuni anni, l'uomo era un autentico
appassionato di boschi e soprattutto di caccia. Il tragico incidente di caccia
che ha provocato la sua morte si è
verificato pochi minuti dopo le diciassette di ieri pomeriggio nella zona
boschiva che si trova tra Pian dei Siri e Pian Lazzo, sulle alture di Dego.
Come quasi tutte le domeniche del periodo in cui è aperta la caccia al
cinghiale, Sergio Baccino stava partecipando ad una battuta
con la squadra "du Lamin". Insieme a lui vi erano una dozzina
di altri cacciatori. L'incidente è accaduto una manciata di minuti dopo le diciassette,
quando la battuta al cinghiale stava ormai volgendo verso il termine anche a
causa dell'oscurità che stava cominciando a scendere sulla zona. Secondo una
prima ricostruzione dell'accaduto effettuata dai carabinieri della stazione di
Dego e dai loro colleghi del nucleo radiomobile della compagnia di Cairo,
Sergio Baccino si trovava ormai a pochi metri dalla strada sterrata che avrebbe
dovuto percorrere per tornare al punto da dove era cominciata la battuta, rian
Carlone, quando è stato raggiunto da un colpo di fucile esploso da un compagno
di caccia, Marino Scarrone, 40 anni, anche lui abitante a Dego. I primi a
soccorrere il cacciatore colpito a morte sono stati i suoi copmpagni di
battuta, che nel frattempo hanno anche richiesto l'intervento del
"118". I primi a giungere sul luogo dell'incidente, in cima ad una
collina difficilmente raggiungibile con mezzi normali, sono stati i militi
della Croce Bianca di Dego e l'automedicale di Cairo con a bordo la dottoressa
Anna Lisa Berta. «Quando siamo arrivati - si è
limitata a dire la dottoressa Berta - per lo sfortunato cacciatore non vi
era purtroppo più nulla da fare. Credo sia morto all'istante». Nei boschi sulle
alture dei Porri sono poi giunti i carabinieri, guidati dal maresciallo
Giugliano comandante della stazione di Dego. E' toccato a loro effettuare i
primi rilievi dell'accaduto e raccogliere le testimonianze degli altri
cacciatori, compresa quella dell'involontario responsabile.
La notizia dell'improvvisa morte di Sergio Baccino si è sparsa a Dego e
nelle altre località vicine in brevissimo tempo e lungo la strada tortuosa che
porta al luogo dove si è consumata la tragedia si sono ritrovati un gran numero
di cacciatori in lacrime.
...
LA VITTIMA E´ SERGIO BACCINO, PENSIONATO
DELL´EX AGRIMONT. LASCIA LA
MOGLIE MARIA E I FIGLI FABRIZIO E FEDERICA
Ucciso dalla fucilata dell´amico Cacciatore di Dego muore per un tragico errore DEGO Sergio
Baccino, 65 anni, residente a Dego in località Eirola 9, pensionato dell´ex
Agrimont, è morto ieri pomeriggio, ucciso da una scarica di pallettoni sparata
accidentalmente da un amico, un compagno
di battuta al cinghiale con cui aveva trascorso la giornata nei boschi di
Dego. Baccino è stato colpito a morte nella zona di Rian Chiarloni, una zona
impervia, frequentata solo da cercatori di funghi e cacciatori. Per portare
sulla provinciale il corpo senza vita dell´uomo è stato necessario usare un
fuoristrada. La tragedia poco dopo le 18 di ieri. Impossibile riuscire a
ricostruire con esattezza che cosa sia successo. Di certo c´è il colpo partito
dal fucile di Marino Scarrone, 40 anni,
originario di Dego ma ora abitante a Cairo Montenotte. Un colpo accidentale,
senza dubbio, ma egualmente tragico. Il pallettone usato per la caccia al
cinghiale ha colpito alla spalla sinistra Sergio Baccino ed è fuoriuscito alla
destra del petto devastandogli il cuore. La morte è stata istantanea. I primi soccorsi, in attesa di ambulanza e
automedica, sono stati prestati dai compagni di battuta dell´uomo. Gli amici
della squadra di località Lamini, cacciatori affiatati da anni, si sono resi
conto immediatamente delle condizioni disperate di Sergio. Con i cellulari hanno
chiamato il 118 ma l´arrivo dei sanitari è stato inutile. Annalisa Berta, il
medico di «Savona soccorso», non ha potuto fare altro che certificare la morte
di Sergio Baccino. L´intervento del medico è servito per Marino Scarrone, che
era in stato di choc ed ha avuto bisogno delle cure del sanitario. A Rian
Chiarloni sono arrivati i carabinieri della compagnia di Cairo per gli
accertamenti. La dinamica,
ancora da chiarire nei particolari, è purtroppo simile a tanti altri incidenti
di caccia. Nonostante il buio la squadra di cacciatori impegnati nella battuta
al cinghiale aveva deciso di proseguire
l´attività. Sergio Baccino, cacciatore di esperienza, molto prudente secondo
le descrizioni degli amici, si è trovato isolato, sul sentiero che porta a Pian
Lazzo, nascosto dalla vegetazione. Marino Scarrone, anche lui esperto e
prudente, ha sentito muovere il fogliame. Ed era da quella parte che i cani e
la squadra stavano spingendo il cinghiale, l´ultimo della giornata. Ha sparato,
ma ha purtroppo colpito il compagno di caccia. Sergio Baccino era molto
conosciuto e stimato non solo nel suo paese. Lascia la moglie Maria Pilotto, 60
anni, e i due figli, Fabrizio, 36 anni, dipendente della Vetr. I. Dego, e
Federica, 33 anni, infermiera all´ospedale di Cairo Montenotte. Marino Scarrone, molto scosso per quanto
successo, è stato portato nella caserma dei carabinieri di Cairo Montenotte per
essere ascoltato una prima volta. E´ accusato di omicidio colposo, ma la sua
più che una deposizione è stato un amaro sfogo. Per ricostruire quanto avvenuto
sarà necessario interrogarlo ancora nei prossimi giorni.
s. p.
LA STAMPA, edizione di Savona
INDAGATO PER OMICIDIO COLPOSO IL COLLEGA DI
BATTUTA CHE DOMENICA SERA HA ESPLOSO IL COLPO MORTALE
Un paese sconvolto. A Dego tutti conoscevano Sergio Baccino, la sua
famiglia e la passione per la caccia, l´unico hobby che aveva in una vita di
lavoro, prima all´Agrimont e poi nei campi, e che l´ha portato alla morte.
Cordoglio per quella vita spezzata da un colpo di carabina, ma anche
solidarietà per Marino Scarrone, l´amico, indagato per omicidio colposo. I
compagni della squadra dei Lamini sono ancora sotto choc. Antonio Botta è
troppo sconvolto per parlare; a casa di Bruno Brignone risponde la moglie:
«Siamo addolorati. Sergio era davvero una brava persona, ma naturalmente lo è
anche Marino. E´ stato proprio il padre di Marino che ha dato il nome alla
squadra: non erano solo cacciatori, erano soprattutto amici e così come non
riesco ad immaginare il dolore di Maria, e dei figli, così non immagino il
rimorso e lo sconforto di Marino». Anche un altro componente della squadra,
Guido Lagorio, parla di «tragica fatalità, nonostante entrambi fossero
cacciatori esperti e prudenti». L´inchiesta è diretta dal sostituto procuratore
Ferro, che ha delegato ai carabinieri i primi interventi. Tra l´altro il
magistrato intende essere messo a conoscenza di come il caposquadra aveva
organizzato la battuta.
Sul problema della prudenza alcuni cacciatori, anche se di altre
squadre, rimarcano l´ora dell´incidente, intorno alle 18, quando le ombre della
sera, nei boschi, in questa stagione, riducono al minimo la visibilità. Lo
stesso presidente della sezione cairese della Federcaccia, Parodi, addolorato
«per la morte di un carissimo amico», si limita a commentare; «Erano cacciatori
esperti, se erano ancora in battuta a quell´ora, evidentemente è perché c´erano
le condizioni per farlo». Perentorio, invece, il commento del responsabile
dell´Ufficio Caccia della Provincia, Pollero: «Esiste un orario ben definito,
che consente di cacciare da un´ora prima al sorgere del sole, sino al tramonto,
limite che, per la caccia al cinghiale, è posticipato ad un´ora dopo il
tramonto, quindi, presumo, che la battuta fosse entro tali limiti. Non ci sono
parole per commentare una simile disgrazia, ma non strumentalizziamo il dolore:
in provincia sono ben 3500 i cacciatori e da anni non si verificavano incidenti
simili». Sergio Baccino, 65 anni, pensionato dell´ex Agrimont, lascia la moglie
Maria Pilotto, 60 anni, ed i figli Fabrizio, 36, e Federica, 33. I funerali, in
attesa dell´esame autoptico, programmato per oggi, non sono stati ancora fissati.
m. ca.
Caccia, rischi da azzerare» TRAGEDIA
DI DEGO Sopralluogo del magistrato che lancia l'allarme. E l'autopsia conferma:
sparato un solo colpo Oggi niente doppiette in Valbormida
Dego Un solo colpo, esploso intenzionalmente nella certezza che al di
làdei cespugli si stesse nascondendo un cinghiale. Un colpo che, invece, è costato
la vita a Sergio Baccino. E' questo il risultato dell'autopsia sul corpo della
vittima e del sopralluogo che il sostituto procuratore della Repubblica di
Savona, Giovanni Battista Ferro, ha effettuato ieri pomeriggio nei boschi sulle
alture di Dego dove, nel tardo pomeriggio di domenica, si è verificato il
tragico incidente di caccia. Un sopralluogo al quale era ovviamente presente
anche Marino Scarrone, il quarantenne originario di Dego ma residente a Cairo
dal cui fucile è stato esploso il colpo che ha fulminato Sergio Baccino.
«Sull'involontaria responsabilità della persona che ha esploso il colpo di
fucile - si è limitato a spiegare il dottor Ferro - non vi è il minimo dubbio.
A mio avviso resta invece da chiarire perchè periodicamente, nel periodo della
caccia al cinghiale, si sia costretti ad assistere impotenti ad episodi di
questo genere».