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Inquinamento e prevaricazione

Le centinaia di milioni di cartucce sparate annualmente, disseminano nell’ambiente circa 20.000 tonnellate di piombo, metallo tossico altamente cancerogeno: l’equivalente di circa 1.000.000 di batterie d’auto. E’ interessante sottolineare che il D.L. 397/88 (convertito in L. 475/88) stabilisce che “E’ obbligatoria la raccolta e lo smaltimento mediante riciclaggio delle batterie al piombo esauste” e che “Chiunque detiene batterie al piombo esauste o rifiuti piombosi è obbligato al loro conferimento al Cobat o direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal Consorzio o autorizzati, in base alla normativa vigente, a esercitare le attività di gestione di tali rifiuti”. La stessa legge é istitutiva del Cobat, il consorzio che ne é lo strumento operativo e che, attraverso le imprese autorizzate assicura lo svolgimento delle suddette operazioni. Le aziende che acquistano batterie al piombo, oltre a dover pagare un contributo (sovrapprezzo Cobat) per finanziare il consorzio, devono provvedere allo stoccaggio delle batterie esauste in appositi contenitori (in attesa del ritiro), annotandone i quantitiativi su registri vidimati.
Prendendo in considerazione il quindicennio intercorso tra la promulgazione del D.L. 397/88 e l’ultima stagione venatoria, é facile calcolare quanto piombo é stato versato nell’ambiente in barba al D.L. stesso. Mediamente il numero dei cacciatori é stato 1,5 volte quello attuale, quindi annualmente si stimano in 30.000 le tonnellate di piombo sparato, che equivalgono a circa 1.500.000 batterie d’auto annue. Moltiplicando il valore per 15 si ottiene la stima di 450.000 tonnellate, corrispondenti a circa 22.500.000 batterie d’auto! Ogni commento é superfluo. Il dato é ancor piú significativo se si considera che il Cobat negli undici anni di effettiva attivitá (1993-2003) ha raccolto circa 2.000.000 di tonnellate di batterie esauste e che nello stesso periodo il piombo immesso nell’ambiente dai cacciatori si stima in 330.000 tonnellate (il 16,5% della quantitá raccolta e ricilata). Significa che lo Stato bicefalo, da un lato emette norme e crea meccanismi per tutelare la salute pubblica, obbligando altresí i cittadini ad esborsi economici per la loro applicazione, e dall’altro autorizza pericolosi comportamenti contrari a tali norme, che ne neutralizzano in gran parte gli effetti positivi. Questo é solo uno dei tanti casi in cui il cacciatore si trova ad operare legalmente, ma in aperto contrasto con le norme vigenti e con il buon senso, in posizione di privilegio ed impunitá rispetto ad un normale cittadino. Al di lá della palese contraddittorietá, resta il fatto grave dell’inquinamento da piombo, che colpisce boschi, campi coltivati, fiumi e laghi, con possibili ripercussioni sulla salute umana.
Per non parlare delle tonnellate di plastica colorata con fondo metallico, ovvero dei bossoli, che appaiono come macabri fiori dalla vita secolare sui sentieri di campagna e nel sottobosco.
Che cosa dire dell’inquinamento acustico e visivo? Il problema non é tanto costituito dai decibel emessi dai fucili, quanto dal sovrapporsi degli spari ai rumori dei boschi, al canto degli uccelli, alla pace interiore che ognuno raggiunge quando é a contatto con la natura. Oltre a non aver garantita la propria incolumitá, qualunque persona in cerca di tranquillitá, in cerca del seppur minimo contatto visivo con un animale selvatico, vede negarsi anche tale diritto per la contestuale presenza di gente armata, fonte di tensione e morte.

L’attivitá venatoria é incompatibile con il libero godimento, da parte dei non cacciatori, degli spazi e delle ricchezze naturali a disposizione di tutti. Lo Stato, anziché ripristinare una situazione di diritto, segue nello stesso solco, rendendolo sempre piú profondo ed aumentando la distanza tra cacciatori e cittadini.
Una vergognosa minoranza esercita un diritto piú forte, perché economicamente (e quindi politicamente) piú redditizio (il giro di affari legato all’attivitá venatoria nel 2002 é stato di 3 miliardi di Euro) di quello di una impotente maggioranza. E’ la tomba della democrazia e delle piú elementari regole di convivenza civile.
La subalternitá di un normale cittadino ad un cacciatore é un dato di fatto ed é riscontrabile nella legislazione che regola l’attivitá venatoria, che in futuro sará oggetto di approfondimento in apposita sezione.

Andrea Ravaglioli

23 febbraio 2004


Alcuni dati sono stati attinti dai seguenti siti, dei quali consigliamo una visione:

www.abolizionecaccia.it
www.gondrano.it
www.cobat.it