A partire da quest'anno non faremo più conteggi sui dati raccolti durante la stagione di caccia. Il motivo è che la materia prima su cui fino a oggi ci siamo basati, ovvero le rassegne stampa, fornisce un quadro molto parziale e pertanto inattendibile della situazione. Quest'anno inoltre la disponibilità di notizie si è sensibilmente assottigliata, il che aggrava ulteriormente il divario fra situazione apparente e situazione reale. Rimane comunque il valore qualitativo di questa collezione di notizie, cui credo il seguente comunicato LAC del novembre scorso sia un esaustivo commento.

F. Schillaci


Comunicato del 27 novembre 2005

INCIDENTE MORTALE DI CACCIA VALLE DI CADORE (BL).
LA LAC ACCUSA: TROPPI CACCIATORI SUL TERRITORIO E USO IRRESPONSABILE DELLE
ARMI DA CACCIA DOVUTI A LEGGI INADEGUATE.
MORTE 51 PERSONE IN INCIDENTI DI CACCIA SOLO NELLA STAGIONE 2003/2004.
SI MUORE DI CACCIA 6,4 VOLTE PIÙ FREQUENTEMENTE CHE SUL LAVORO.

L'incidente mortale di caccia di sabato 26 novembre, a Valle di Cadore (BL),
che ha visto morire Luciano Cerutti di 56 anni, guardiacaccia in pensione,
mentre raccoglieva legna a circa 80 metri dalla sua baita, in seguito ad un
colpo di carabina esplosa da E.D.F. mentre andava a caccia di Cervi, è
l'ennesimo di una lunga serie di incidenti mortali che da anni si verificano
nelle nostre campagne e colline.

Solo nella stagione venatoria 2003/2004 in Italia si sono verificati ben 130
incidenti di caccia con 89 feriti, di cui 75 cacciatori e 14 civili, e con
ben 51 morti, di cui 50 cacciatori e un civile.

Spesso le cause di questi incidenti mortali sono la troppa leggerezza usata
nella detenzione e nell'uso di queste potenti armi da fuoco.

'Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate, per una
società moderna come la nostra e per le nostre campagne e colline fortemente
urbanizzate' ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto
'bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i
cacciatori. Sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non
c'è da stupirsene, viste le condizioni in cui si caccia, con un altissimo
numero di cacciatori che esercita la sua attività violenta e pericolosa
in un territorio tra i più densamente popolati al mondo.

Si tratta di una schiera di dilettanti, perché i cacciatori italiani non
hanno avuto un addestramento professionale all'uso delle armi: la maggior
parte di loro non ha neanche superato un esame in proposito, perché ha
preso la licenza di caccia prima che le leggi lo prevedessero. L'esame per
la licenza che prevede solo una grossolana conoscenza delle armi è stato
previsto per la prima volta solo nel 1977 con la legge 968. Ora, la maggior
parte dei cacciatori italiani attualmente in attività ha più di 43 anni,
perciò cacciava prima dell'entrata in vigore di quella norma. Non c'è da
stupirsi se le scarse conoscenze in materia di armi danno esito mortale
in una cinquantina di casi all'anno.

Si pensi che per gli Agenti di Polizia e Carabinieri, prima di poter
usare un'arma, passano addirittura dai 7 ai 12 mesi di duro tirocinio e
lunghe lezioni pratiche e teoriche.
Bisogna poi inasprire le sanzioni per chi spara vicino alle case ed alle
strade, prevedendo il ritiro della licenza e aumentando e incentivando la
vigilanza venatoria.

Zanoni ha poi aggiunto: 'L'indisciplina dilagante e la faciloneria con la
quale i cacciatori usano queste armi micidiali ci ha portati a scrivere un
vademecum per i cittadini, che riporta tutte le regole che i cacciatori
devono rispettare e a chi chiedere aiuto, documento che tutti ci possono
chiedere o che può essere scaricato dal nostro sito www.lacveneto.it alla
sezione informazioni (link: www.lacveneto.it/Documenti/info/Vademecum.pdf).

Noi, dal canto nostro, invitiamo i cittadini a stare molto attenti ai
cacciatori perché oggi si rischia concretamente la pelle.

Da un recentissimo studio del 2003 condotto dal Dr. Filippo Schillaci, di
Promiseland Italia, dal titolo 'Se la caccia fosse un lavoro', che può
essere scaricato dal nostro sito www.lacveneto.it alla sezione
informazioni, emerge che se un'attività lavorativa si svolgesse nelle
stesse condizioni di rischio della caccia, questa sarebbe dichiarata
illegale. Lo studio arriva alla conclusione che la caccia è incompatibile
con i principi che vedono salute e sicurezza del cittadino come valore
primario ed irrinunciabile, evidenziando che mentre nel lavoro accade 1
incidente mortale su 3.500.000 giornate lavorative, nella caccia si
verifica 1 incidente mortale su 550.000 giornate di caccia. Ciò significa
che si muore di caccia 6,4 volte più frequentemente che sul lavoro e che
nella caccia c'è una probabilità maggiore di 297 volte che un incidente
sia mortale (link per versione integrale:
http://www.lacveneto.it/Documenti/info/Caccia_lavoro_integrale.pdf oppure
per versione riassunta
http://www.lacveneto.it/Documenti/info/Caccia_lavoro_riassunto.pdf).

Proprio a metà settimana la Camera ha approvato una norma che consente la
caccia agli ungulati (Cervi, Caprioli, ecc.) a tutte le ore e 12 mesi su 12.
Questa norma purtroppo favorirà ulteriormente il verificarsi di questi
incidenti, perché liberalizzerà la caccia anche nei mesi dove le montagne
sono affollate di turisti e negli orari notturni quando la visibilità è
pari a zero.

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - Info: 347/9385856