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Esposizione sociale al rischio derivante dall'attività venatoria

I morti e i feriti provocati dall'attività venatoria sono soltanto la classica punta dell’iceberg e, considerati da soli, non sono rappresentativi della reale rilevanza del fenomeno. E’ altro ciò che rende la caccia problema sociale e dunque politico, differenziandola da altre attività fortemente pericolose come l’alpinismo, in cui a essere esposti al rischio sono soltanto coloro che le praticano: è il disagio diffuso nelle campagne soggette alla cappa di piombo dell’attività venatoria, è lo stato di assedio, il clima di guerra, a volte di autentico incubo cui un numero certamente mai calcolato di persone si trova a dover sottostare durante i mesi in cui la legge considera lecito l'uso di armi da fuoco fra campagne, boschi e relativi abitanti.

Nel seguito, una nutrita rassegna stampa relativa a situazioni di disagio diffuso fra la popolazione provocate dall'attività venatoria.

A cura dello staff dei Comitati Caccia il Cacciatore
aprile 2004


Rassegna stampa

Ordinanze sindacali


SICILIA: VIETATA CACCIA AD USTICA
Ad Ustica, dopo quindici giorni di contraerea e fuggi fuggi generale di turisti, il sindaco si è allarmato, ha scritto al neo assessore regionale all'agricoltura e quest'ultimo ha prontamente emesso un decreto che sospende la caccia ai migratori ad Ustica
(www.abolizionecaccia.it - Salvo Grenci, 1 ottobre 2001).


LETTERA A RADIO TORRE GENOVA
Leggo con molto rammarico questo comunicato stampa della Provincia di Genova appena giunto in redazione: "CACCIA: LEPRE, UN GIORNO IN PIÙ ALLA SETTIMANA NELL'AMBITO GENOVA PONENTE. La Provincia di Genova ha accolto la proposta dell'Atc 1 di Genova ponente per consentire la caccia alla lepre per tre giornate fisse mercoledì, sabato e domenica. L'ambito territoriale di caccia comprende i comuni di Cogoleto, Arenzano, Mele e della Valli Stura e Orba oltre il ponente genovese da Sestri a Voltri. Il limite stagionale resta di quattro lepri abbattute e la chiusura è fissata per il 9 dicembre." e l'angoscia è tale che i mille pensieri che mi passano in testa al proposito si miscelano al punto da temere di non riuscire ad esprimerli chiaramente tutti. Non voglio imbastire un discorso sulla crudeltà della caccia per il quale esistono organi molto più competenti ed anche più coerenti di me che ahimè mi vergogno ad ammetterlo non sono ancora riuscita a diventare completamente vegetariana, e neanche "sull'utilità" della caccia per la quale si trovano sempre molti sostenitori, ma desidero esclusivamente difendere il mio diritto di semplice "passeggiatore dei boschi". Nella stagione in cui il bosco offre la maggior varietà di colori, profumi e frutti trovo sia un immenso piacere addentrarvisi, camminare in silenzio, ascoltare il chiacchiericcio dei veri abitanti del bosco, e magari soffermarsi a riempire i polmoni di quegli odori sempre più rari, appostarsi nella speranza di riuscire a vedere chissà magari proprio una lepre, se non un cinghiale o anche uno scoiattolo, e se si viaggia "armati" di macchina fotografica si può portare a casa anche un bel trofeo. Questo è ciò in cui credo e cerco di insegnare a mio figlio di quattro anni. Purtroppo troppe volte è capitato di arrivare sul posto e trovare cartelli di avviso "battuta di caccia in corso", la cosa più saggia a quel punto è tornarsene a casa, ma altre volte è capitato in "percorsi ad anello" di raggiungere "il campo minato" dalla parte opposta dopo un lungo tragitto, troppo per tornare indietro, troppo pericoloso per andare avanti. I cacciatori sono bravi, sono prudenti, hanno un apposito patentino, tengono quasi sempre puliti i percorsi (dovrebbero però raccogliersi le cartucce usate) ed hanno una invidiabile conoscenza della fauna e flora boschiva, ma sono pur sempre armati e gli incidenti di caccia purtroppo tutti gli anni arrivano puntuali, meno degli incidenti automobilistici, ma arrivano. Allora mi chiedo perché dedicare proprio sabato e domenica alla caccia, quando il fine settimana è l'unica opportunità per le famiglie di trascorrere alcune ore nella tranquillità della natura e di disintossicarsi dallo stress che ci rincorre quotidianamente. Peccato, anche quest'anno non ci resta che aspettare che passi, nel frattempo sperare che qualche volta i signori cacciatori scelgano mete diverse dalle nostre e lasciamogli portare via i loro macabri trofei. Ancora una speranza: quella di poter continuare a vedere animali in libertà! (Ottobre 2001)
(http://www.radiotorregenova.it/servizio/forum.html)


TOSCANA: CACCIATORE COLPISCE DUE TURISTE
Il 28 ottobre nel parcheggio di un agriturismo, nelle campagne di Montepulciano, una comitiva di turisti sta caricando i bagagli sull'auto in sosta nel parcheggio dell'agriturismo per fare ritorno a casa, quando si odono due spari. Le due ragazze cadono a terra in preda alla paura. Sconvolte, si lamentano. Dicono di sentire dei bruciori sulle spalle. Nel frattempo i due giovani che fanno parte della comitiva notano a poca distanza un cacciatore che si sta dando alla fuga. Intuiscono che a sparare i due colpi di fucile è stato proprio lui che tra l'altro, per darsi alla fuga, ha lasciato sul terreno la sua preda: una lepre. Lo inseguono e riescono a bloccarlo. Sul posto accorrono i carabinieri della stazione d'Acquaviva. Le due ragazze (una di ventuno anni di Viareggio e l'altra di ventitré di Livorno) vengono trasportate al pronto soccorso di Nottola dove i medici riscontrano loro solo delle piccole bruciature provocate da pallini di piombo; dopo le cure vengono subito dimesse. I carabinieri accertano che a sparare è stato M.P. 28 anni, residente nella frazione poliziana di Acquaviva. L'uomo è stato denunciato dai carabinieri alla magistratura per omissione di soccorso e per avere cacciato in una zona dove ci sono delle abitazioni che distano meno di cento metri
(La Nazione, 30 ottobre 2001)


EMILIA-ROMAGNA
Si è avvicinato troppo ad una casa e, quando ha sparato per colpire qualche fagiano o una lepre in fuga, i pallini si sono infilati in una porta, superando la robusta asse in legno e fermandosi contro il lembo dei pantaloni di una donna, che era all'interno della abitazione. Il cacciatore si è dato alla fuga non appena si è accorto di quanto aveva combinato. L'episodio si è verificato in via Sanguineto a Correggio.
(Il Resto del Carlino, 31 ottobre 2001).


TOSCANA:RAGAZZA DOWN SOTTO SHOCK, HA PAURA DEI CACCIATORI
Mario era arrivato in Maremma per vivere meglio; non voleva il paradiso, solo tranquillità per i figli e la moglie; soprattutto per Anna che ora ha 21 anni; la bimba è down e la vita della metropoli poteva crearle dei problemi. Meglio la campagna. Così pensava nella prima metà degli anni Ottanta quando ha acquistato una casa colonica con un bosco nelle Colline dell'Albegna. Ora la campagna e la caccia sono diventati un incubo. La sua Anna (il suo nome e quello del padre sono di fantasia) un giorno venne circondata dai cani di un gruppo di cacciatori. Paura, panico e presto è subentato uno stato di shock che hanno creato gravi problemi alla ragazza. Mario impreca e presenta denunce; finora non è riuscito ad avere risultati pratici. La storia inizia circa tre anni fa; Anna si trova nel prato davanti alla sua abitazione. La madre è nel porticato e la controlla a debita distanza. Improvvisamente, dalla macchia, arriva una muta di cani alla ricerca della preda; in pochissimo tempo circondano Anna e cominciano ad abbaiare; la ragazza è presa dal panico. Comincia ad urlare a squarciagola, si dispera e viene presa dal terrore; la madre cerca di risolvere la situazione che rischia di degenerare in modo irreparabile. Fortunatamente passa pochissimo tempo perché arrivano i padroni che riescono ad allontanare i cani. Sembrava tutto finito e, invece, ben presto lo stato di salute della giovane disabile peggiora. La famiglia la fa visitare da specialisti; vengono effettuati dei controlli mirati e continui. Tutti sperano in progressivo miglioramento. Purtroppo non è assolutamente così; un bel giorno arrivano altri cani, altri cacciatori che stanno seguendo le tracce di una lepre; Anna viene nuovamente presa dal panico e la storia si ripete con gravi contraccolpi per il suo precario equilibrio mentale. A quel punto il padre decide di presentare una denuncia dettagliata; si rivolge agli amministratori provinciali, interpella la prefettura. Vuole evitare che la sua ragazza possa avere altri traumi. Crede di averla spuntata perché vengono messi dei cartelli di divieto di caccia sulla base dell'articolo 33 dell'attuale normativa. I cani non sanno leggere; molti cacciatori ignorano la disposizione e l'angoscia continua. Per questo motivo Mario decide di rivolgersi ai responsabili della Provincia; il caso viene studiato a fondo ed alla fine viene deciso di chiudere quel terreno con un'apposita protezione. Sembrava che il caso fosse risolto e invece tutto rimane ancora indefinito; tempi lunghi per mettere in moto la macchina della burocrazia e addirittura tempi biblici per avere i primi finanziamenti che servono a recintare quel terreno. Intanto la caccia continua perché il mondo venatorio ha le sue regole e le sue cadenze periodiche. "È davvero un incubo:ha dichiarato Mario che stava per presentare una ennesima denuncia ai carabinieri:Dalla metà di agosto si comincia con la prova dei cani e sino a gennaio continuano le battute. Non credo che sia giusto andare avanti in questo modo; capisco i cacciatori, ma la mia vita sta diventando davvero un incubo. Voglio proteggere Anna dai continui shock. Quando c'è la caccia dobbiamo alzare il volume del televisore; girare al massimo la manopola della radio. Anna rimane atterrita ogni volta che sente l'abbaiare di un cane. Non credo che sia possibile andare avanti a lungo in questo modo; se le leggi ci sono, come ci sono, è giusto applicarle in difesa di tutti, cacciatori e non".
(Il Tirreno, 29 dicembre 2001).


MARCHE: GUARDA LA TV, LO SFIORA UN PROIETTILE
Se ne stava tranquillo e sereno a guardare la televisione seduto comodamente sulla poltrona del proprio container, assegnatogli dopo il terremoto del '97, quando un proiettile è entrato a mezzo metro da lui ed è uscito dalla parete opposta. È accaduto a Fabriano e il colpo:si è poi saputo dopo:è partito dal fucile di un cacciatore di cinghiali dalla mira piuttosto approssimativa. Allarmato l'uomo ha chiamato immediatamente il commissariato di polizia di Fabriano. Una pattuglia è accorsa sul posto ed ha riconosciuto la pallottola: era una di quelle pallottole che si usano per la caccia al cinghiale, quindi piuttosto grossa. Tanto grossa da poter uccidere il pensionato sul colpo, che se l'è cavata solo per pochi centimetri.
(Il Messaggero, 3 gennaio 2002).


Due casi segnalati alla periferia di Perugia. E altri spari per strada e vicino a villette
VIOLENZE CONTRO ANIMALI A NATALE, GATTI UCCISI A FUCILATE PER DIVERTIMENTO
PERUGIA - Un gattino corre spaventato dentro il giardino dei suoi padroncini il giorno di Natale. A inseguirlo non è il cane giocherellone dei vicini, dietro di lui non ci sono animali. La corsa di Trudy si ferma dietro un cespuglio, abbattuto da una scarica di pallini piazzati da qualcuno che si è divertito a trasformare quel micetto in un bersaglio. Un tiro a segno triste per Mirella Gabrielli di Ponte della Pietra, proprietaria dell’animaletto. Un gioco a dir poco deprimente considerando invece chi ha premuto il grilletto.
Nella periferia di Perugia sparare ai gatti sta diventando un gesto sempre più frequente. A San Sisto sono stati più volte segnalati spari in direzione di gruppi di felini che, subito dopo i colpi, sono stati visti scappare furiosamente. A San Mariano un altro gatto è stato ugualmente vittima di un tiro al bersaglio ma, a differenza dei suoi sfortunati amici, qualcuno gli ha sparato contro "solo" proiettili di gomma, lasciandolo in vita. I padroni dei micetti stanno indagando tra i vicini per scoprire i responsabili. Per salvare altri animaletti dalla stessa fine; per evitare che simili gesti possano risultare fatali a chi con i gatti ci gioca veramente, soprattutto i bambini. Capire anche solo questo, per chi ha sparato, sarebbe già un risultato.
F. Nu.
(Il Messaggero, 5 gennaio 2002)


RICHIAMI VIETATI, SPARI TROPPO VICINI ALLE ABITAZIONI
TERNI — Richiami vietati, spari troppo vicini alle abitazioni, pallini che cadono sulle case e atavica e continua "battaglia" contro i bracconieri. L'attività del Corpo Forestale dello Stato anche sotto le feste natalizie appena trascorse ha messo la museruola alle irregolarità del panorama venatorio.
Sfociate in diversi verbali amministrativi e qualche notizia di reato. Si va dall'uso dei richiami, non consentito, alla caccia nei confronti dei fringuelli, vietata, fino alle omissioni sul numero esatto dei cinghiali uccisi, che deve essere comunicato alle autorità competenti per gli adempimenti sanitari e di monitoraggio.
Per arrivare agli "sgarri" in termini di orario e periodo dell'attività venatoria. Ma non solo. Dalla zona di Maratta, ad esempio, sono arrivate già in passato lamentele da parte dei cittadini per colpi sparati troppo vicino alle abitazioni. Che per legge devono rimanere distanti centocinquanta metri dal punto dello sparo, cento se il colpo è rivolto nella opposta direzione. Proteste e problemi sono stati sollevati anche da alcuni residenti dell'area sottostante Piedimonte. Si sono infatti verificati episodi in cui i pallini sparati dalle alture sono caduti a cascata sulle abitazioni e sulle zone circostanti. Un fenomeno, ha spiegato il dottor Flavio Renzi responsabile della Forestale, al quale si è cercato di mettere freno e che comunque non riveste alcuna pericolosità. Salvo, ipotesi tutta da verificare e sicuramente più unica che rara, che il pallino arrivi dritto... su un occhio.
Ad impegnare in maniera particolare il personale della Forestale è poi il fenomeno del bracconaggio. Portato avanti dai "soliti" personaggi un po' in tutta la provincia con tutti gli stratagemmi del caso, vedi blitz notturni e doppi fondali. Poco tempo fa in un sottotetto le guardie forestali rinvenirono un ficile e oltre duecento lepri uccise.
"La situazione resta comunque sotto controllo anche da questo punto di vista", dice il dottor Renzi.
Stecin
(La Nazione, 10 gennaio 2002)


VALDAGNO: I GRUPPI PROTEZIONISTI CONTRO LA CACCIA MOSTRA E RACCOLTA FIRME
Ieri sera, dalle 20 all’1, una ventina di attivisti delle associazioni ambientaliste Wwf, Lipu, Lac, Enpa e Lav hanno esposto in centro a Valdagno una mostra itinerante sulla caccia e sui suoi aspetti più deleteri, quali l’uccellagione e i richiami vivi. La manifestazione si è svolta in occasione del concerto del noto cantautore Tolo Marton. Nell’occasione della mostra, i volontari delle associazioni protezioniste hanno effettuato una raccolta di firme per chiedere alla Regione Veneto di far cessare la caccia per 5 anni, di vietare la caccia da capanno, di vietare la caccia agli uccelli migratori e di ridurre la stagione venatoria da 5 a 2 mesi. La petizione chiede inoltre di vietare l’accesso dei cacciatori nei terreni dei privati, oggi concesso grazie ad una legge medievale.
Le persone che hanno voluto firmare e che sono arrivate spontaneamente al tavolo della raccolta firme sono state oltre un migliaio, un successo insperato sino alla vigilia della mostra, tra cui molti giovani. Ha sottoscritto la petizione anche Tolo Marton.
Numerosi cittadini di Valdagno si sono lamentati degli spari vicini alle case, delle piogge dei pallini da caccia nei giardini, dell’invasione dei cacciatori nei propri terreni. Molti hanno chiesto di vietare l’accesso dei cacciatori nei fondi privati. Altri si sono poi resi disponibili per raccogliere firme tra parenti ed amici.
Ora le firme raccolte a livello regionale sono oltre 46 mila. Firme significative del fatto che oggi il Veneto è la regione europea con il maggior numero di specie animali cacciabili per legge.
«Per noi è stata una bella sorpresa - dicono gli organizzatori - vedere una folla di persone arrivare ai nostri tavoli di raccolta firme proprio qui a Valdagno, dove i cacciatori certo non mancano.
(IL GIORNALE DI VICENZA, Venerdì 12/07/2002)


Raccolte dalle associazioni ambientaliste. Saranno presentate all’amministrazione regionale
NO ALLA CACCIA IN MILLE FIRME
Valdagno
Raccolte oltre 1000 firme contro la caccia.
L'altra sera venti attivisti delle associazioni ambientaliste Wwf, Lipu, Lac, Enpa e Lav hanno esposto in centro a Valdagno una mostra itinerante sulla caccia, compreso il materiale informativo sull'uccellagione e sui richiami vivi. La manifestazione si è svolta in occasione del concerto del cantautore Tolo Marton, spettacolo a cui ha collaborato l'amministrazione comunale. Durante la mostra i volontari delle associazioni protezioniste hanno effettuato una raccolta di firme per chiedere alla Regione Veneto di far cessare la caccia per cinque anni, di vietare la caccia da capanno, di proibire quella agli uccelli migratori e infine di ridurre la stagione venatoria da cinque a due mesi. La petizione chiede inoltre di vietare l'accesso dei cacciatori nei terreni dei privati oggi concesso.
Le persone che hanno voluto firmare sono state oltre 1000, un successo insperato per gli organizzatori sino alla vigilia della mostra, tra i quali moltissimi giovani. Ha sottoscritto la petizione anche Tolo Marton.
A conclusione della serata hanno commentato i responsabili delle associazioni: «Sono stati numerosissimi i cittadini di Valdagno che si sono lamentati degli spari vicini alle proprie case, delle "piogge" dei pallini da caccia nei propri giardini. Moltissimi, inoltre, sono stati quelli che hanno chiesto come vietare l'accesso dei cacciatori nei propri fondi».
(IL GAZZETTINO DI VICENZA, Venerdì 12 luglio 2002)


18 agosto 2002
EMILIA-ROMAGNA – PALLETTONI ENTRANO DALLA FINESTRA
Poche sere fa, intorno alle 22,30, una pioggia di proiettili si è conficcata nella parete di una stanza di un'abitazione dopo aver bucato vetri, tapparelle e zanzariera a Riola di Vergato, località sulla Porrettana in provincia di Bologna. È stato accertato che si è trattato di pallettoni, probabilmente usati da cacciatori nel bosco che si trova a non grande distanza dalla casa, per caccia agli ungulati (i pallettoni nella caccia degli ungulati sono vietati). La Provincia si è affrettata a smentire che possa trattarsi di selecontrollori, quindi afferma che debba trattarsi di cacciatori di frodo. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Vergato. Le due villeggianti, affittuarie dell'appartamento danneggiato, fortunatamente in quel momento si trovavano in un'altra stanza, tuttavia hanno abbandonato la casa per sicurezza. L'apertura anticipata della caccia al cervo al 10 agosto ha reso possibile un’attività venatoria particolarmente pericolosa per i turisti, e quindi particolarmente odiosa, tenuto conto che l'unica giustificazione è quella di impadronirsi dei costosi trofei.
(LAC, Sezione Emilia/Romagna).


Orvieto
A CACCIA VICINO ALL'OSPEDALE, PALLINI SUI MALATI
ORVIETO - Non credevano ai propri occhi, e nemmeno alle loro orecchie, i pazienti dell'ospedale di Orvieto che ieri mattina si sono visti arrivare dentro le loro stanze e accanto ai letti parecchi pallini sparati da fucili imbracciati da cacciatori imprudenti. Avevano sentito spari un po' troppo forti per essere a distanza di sicurezza ma che i pallini, seppure ormai senza eccessiva forza, arrivassero addosso ai vetri e all'interno delle loro stanze non se lo sarebbero immaginato. Sono fioccate proteste, telefonate alle forze dell'ordine e alle associazioni ambientaliste. E questa mattina il consigliere comunale della Margherita, Maurizio Conticelli, presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Orvieto.
Anche i proprietari di un paio di agriturismi della zona hanno protestato per lo stesso motivo: cacciatori troppo vicino alle loro strutture e ospiti impauriti che hanno minacciato - e alcuni deciso - di andarsene. L'esposto alla Procura potrebbe produrre l'effetto di limitare ulteriormente la caccia in alcune zone del territorio dell'Orvietano.
L'area accanto al nuovo ospedale e zona di caccia e la cosa sembra inspiegabile, sia per il rumore che, come accaduto ieri mattina, per i potenziali pericoli. Comunque la legge prevede che non si possa cacciare a meno di cento metri di distanza da abitazioni o luoghi in qualsiasi maniera e per qualsiasi motivo frequentati da persone. Ma, spesso la disattenzione e l'imprudenza fanno si che quei limiti vengano disattesi, superati con disinvoltura.
Altro aspetto è quello relativo agli agriturismi. Nati in gran numero negli ultimi anni - praticamente quasi tutti i casolari di campagna, una volta disabitati, sono stati trasformati - sono disseminati in mezzo alle zone di caccia. La legge regionale prevede che entro sessanta giorni dall'inizio dell'attività, gli operatori possano fare domanda per riservarsi una zona intorno alla proprietà in cui la caccia sia vietata. Ma non tutti conoscono quella legge varata nel 1996 e, quindi, quella domanda non viene fatta nei tempi previsti.
Giulio Ladi
(Il Messaggero, 2 settembre 2002)


Proteste di cittadini per spari vicino alle case e contravvenzioni delle Guardie Wwf. Ma anche cacciatori non soddisfatti: poca selvaggina
PARTE LA CACCIA TRA POLEMICHE E MULTE
Un incidente a Gualdo. Brutta avventura all'estero per un gruppo di spoletini
Apertura della caccia per le quarantamila doppiette umbre. Un po’ di polemiche, un piccolo incidente (a Gualdo Tadino un uomo è stato ferito lievemente dal suo compagno di caccia: medicato, ne avrà per dieci giorni), diverse proteste di cittadini che contestavano gli spari troppo vicini alle case.
Qualche voce di contestazione anche da parte dei cacciatori, che non ritengono sufficiente la selvaggina o pensano che siano eccessivi i limiti imposti. Per altro., dopo gli accordi raggiunto con le province limitrofe, le possibilità per i cacciatori sono aumentate. Ma il primo giorno è stato soprattutto all’insegna dei numerosi illeciti rilevati, con ritiro di patenti e sanzioni "milionarie".
Le Guardie giurate del Wwf hanno riscontrato abbattimenti illeciti di fauna selvatica e violazioni in tema di armi. Il fatto più grave: un cacciatore aveva infatti la licenza scaduta da 4 anni, le Guardie del Wwf hanno provveduto a sanzionare per quasi 2.000 euro l’uomo e ad effettuare il sequestro del fucile e delle munizioni. Il cacciatore sarà processato per direttissima per porto abusivo d'arma.
Per caccia contro le specie vietate, tre i cacciatori a cui sono stati contestati altrettanti reati per abbattimento illegale di fauna protetta tra cui le tortore dal collare orientale, 11 gli esemplari sequestrati oltre ai fucili e alle cartucce.
Ancora: denunciato un cacciatore a piede libero per aver abbandonato il fucile carico, con relativa bisaccia piena di munizioni vicino ad una pianta. Le Guardie Wwf hanno provveduto a sequestrare tutto e quando il cacciatore, dopo lungo tempo, si è presentato reclamando la proprietà del fucile, è scattata la denuncia nella Caserma dei carabinieri di Passignano: abbandono di arma e munizioni. Gli sarà sospesa la licenza di caccia. A Foligno, Todi, Magione, Massa Martana, Bevagna sono stati riscontrati illeciti di varia natura, 2 mancate annotazioni della giornata di caccia, 3 sanzioni per circolazione e sosta su incolti e stoppie, una sanzione per esercizio di caccia senza accompagnatore in quanto prima licenza, e inoltre denunce per rifiuto di generalità e appropriazione di cose altrui e distruzione di documenti.
Un'altra denuncia per uso di attrezzi non consentiti: aveva una gabbia/trappola innescata e pronta allo scatto per la cattura di volpi e simili. Sono stati anche rinvenuti morti 6 cardellini e 4 fringuelli nei cui confronti la caccia non è consentita. Le 30 Guardie Wwf in tutta l'Umbria hanno rilevato queste irregolarità.
Un altro episodio fuori Umbria. Un gruppo di cacciatori spoletini è stato fermato alla frontiera ungherese prima della battuta. Motivo dell’ispezione, il possesso di cartucce non consentite dalle leggi ungheresi. Quindi i funzionari della Dogana hanno messo sotto sequestro le cartucce ed elevato una salata ammenda. Ma non è finita qui: al ritorno i cacciatori spoletini sono stati multati di nuovo per avere ucciso un numero eccessivo di esemplari.
Claudio Bianciardi
(Il Messaggero, 2 settembre 2002)


I CACCIATORI LE SPARANO NEL BAGNO
Nel mirino una casa di Mandriano Scatta la denuncia ai carabinieri
LANDRIANO. Cinque buchi nella zanzariera e altrettanti pallini recuperati sul pavimento del bagno, situato al secondo piano dell'abitazione. Un episodio che per fortuna non ha avuto conseguenze, ma che ha suscitato le comprensibili reazioni della proprietaria. In effetti non si comprende a cosa mirasse pochi giorni fa un gruppo di cacciatori alla ricerca di selvaggina nelle campagne che affiancano il corso del fiume Lambro. Quel che appare certo è che non potesse esserci nulla di particolarmente appetibile sul davanzale della finestra del bagno di Renata Garlaschi. Ma i forelllini nella zanzariera e i pallini trovati sul pavimento testimoniano perlomeno che qualcuno ha grossolanamente sbagliato mira.
Il fatto è accaduto in una villetta a due piani in via De Gasperi, che si affaccia su un lato verso la campagna e in particolare a una stradina sterrata che costeggia il corso d'acqua. Una zona sempre frequentata dalle doppiette locali: la ricchezza faunistica richiama molti appassionati anche da fuori paese. «E infatti - racconta la signora Garlaschi - quella mattina ho visto percorrere la stradina e fermarsi a pochi metri dalla mia abitazione un paio di fuoristrada targati Brescia, carichi di animali cacciati. Io non so a cosa abbiano mirato ma per fortuna in quel momento in bagno non c'era nessuno di noi altrimenti potevamo rischiare grosso. Pensi che io ho l'abitudine di andare a fumarmi una sigaretta sul davanzale del bagno e il solo pensiero di poter essere impallinata mi mette i brividi». La signora Renata ora sporgerà denuncia contro ignoti alla caserma dei carabinieri di Landriano. Se i colpevoli non saranno individuati, si spera che la sua protesta possa almeno indurre i cacciatori a una maggiore attenzione specie quando si trovano a pochi metri dalle abitazioni. Nel quartiere, almeno per la parte a più stretto contatto con la campagna, sono in tanti a non coltivare simpatie per gli amanti della caccia.
«Nelle mattinate dei fine settimana - interviene un'altra signora - sembra siano in corso vere e proprie sparatorie sotto casa fin dal sorgere del sole. Io per principio sono contraria a queste attività, anche se ognuno è libero di pensarla diversamente. Vorrei soltanto che si allontanassero un po' di più dalle nostre case. A maggior ragione ora perché dopo quello che è accaduto non ci sentiamo più tranquilli». C'è chi sogna persino l'interdizione della zona ai cacciatori per il quieto vivere dei residenti. Un desiderio che un giorno potrebbe non essere più campato per aria allorché sorgerà un nuovo parco attrezzato e naturale lungo la sponda sinistra del fiume. Un'area amplissima di oltre 150 pertiche di superficie, che si estende dall'oratorio alla ex cascina Zanarocca passando dietro il centro sportivo di via Nenni. Ma questo è un discorso che appartiene eventualmente al futuro. Per intanto la «convivenza» con i cacciatori va avanti con la speranza che questi ultimi aggiustino la mira.
(La Provincia Pavese, 23/9/2002)


SERIATE, SPARI VICINO ALLE ABITAZIONI
I cittadini di Seriate, residenti nella zona agricola a sud delle vie Rovereto, della Campagna e Custoza, hanno denunciato, con una lettera aperta alle autorità del territorio (il Corpo forestale dello Stato, la Provincia e la Prefettura di Bergamo, il sindaco e la stazione dei carabinieri di Seriate), il verificarsi di continue esplosioni di spari vicino alle proprie abitazioni.
La lettera di protesta è arrivata dopo l'increscioso episodio, che ha coinvolto il cane di uno di questi residenti, una femmina di pastore tedesco di soli nove mesi, colpita a morte da colpi a pallini. Il cane, allontanatosi da casa lo scorso 23 settembre è stato rinvenuto da un contadino dieci giorni dopo in avanzato stato di decomposizione. Si presume, quindi, che la morte sia avvenuta nel breve intervallo tra l'allontanamento e l'inizio delle ricerche. Secondo quanto riferiscono nella lettera, i residenti, il luogo dove l'animale è stato ucciso dista poche decine di metri dalle abitazioni e la strada rurale in terra battuta che attraversa le coltivazioni spesso frequentata da famiglie e da bambini per le attività di gioco e passeggio. Per tali ragioni i firmatari della protesta chiedono che nella località in questione venga effettuata un'attività di vigilanza e controllo da parte delle autorità preposte e, qualora la zona indicata rientrasse nei territori in cui è consentita l'attività venatoria, che vengano adottati provvedimenti per il divieto.
(Eco di Bergamo, 10/10/2002)


Una signora di Monigo non riesce a respingere l'assalto dei cacciatori che battono ripetutamente i campi attorno a via Casette, spingendosi a ridosso della sua abitazione
SPARI RAVVICINATI, PIOGGIA DI PALLINI SUL DAVANZALE
Domenica scorsa l'ennesimo episodio ha spinto la donna a rivolgersi alla polizia per denunciare le pericolose intrusioni
Piovono pallini, in via Casette a Monigo. Una pioggia decisamente indesiderata, che ieri mattina ha spinto una signora a sporgere denuncia, nel tentativo di porre fine ad una situazione divenuta ormai insostenibile. Quella che, nel periodo di caccia, spinge diverse doppiette fra i campi di Monigo, attorno a via Casette, ma, soprattutto, a ridosso di un'abitazione, quella di Marilena Rosada Stradiotto, che inutilmente - almeno fino ad ieri - ha cercato di tenere a distanze ragionevoli i cacciatori. È di domenica scorsa, l'ultimo episodio che ha indotto la donna a rivolgersi alla Questura: uno sparo ravvicinato ha per l'ennesima volta attirato la sua attenzione, scorgendo un cacciatore a pochi metri dalla sua casa: «Saranno stati venti metri, non di più», racconta la signora Stradiotto: «Una cosa davvero insopportabile, che mi ha fatto arrabbiare. Inutilmente ho chiesto di non entrare nella mia proprietà, dove peraltro c'è una catena con tanto di cartello. So che ci sono distanze ben precise da rispettare, ma continuano a sparare a ridosso delle mie finestre». Tanto che, dieci giorni fa - era di sabato – sul davanzale della cucina sono piovuti diversi pallini, quelli scaricati da una doppietta, appunto. «Ero determinata nel rivolgermi ai carabinieri, ma mi hanno detto che avrei avuto tre mesi di tempo per sporgere querela. E domenica, l'intrusione si è ripetuta, e a quel punto ho deciso che era tempo di fare qualcosa, e mi sono recata in Questura. Dove, a dire il vero, non erano molto convinti: anzi, mi sono sembrati poco comprensivi. Ma come? Entrano quasi fin dentro casa mia, e io non posso fare nulla? Mi è stato chiesto se per caso avessi subito qualche danno: non basta l'intrusione di sconosciuti che si mettono a sparare a pochi metri da casa? Se la legge è questa, allora io dico che va assolutamente cambiata. E, comunque, credo non sia tanto legale quanto sta accadendo». Un anno fa, comunque, un'altra "pioggia" di pallini portò la signora Marilena a chiamare immediatamente i carabinieri, che identificarono il cacciatore di turno, un medico di Castelfranco. Anche allora, la donna ebbe tempo tre mesi per sporgere denuncia. Ma il tempo passò: «Questa volta, non aspetterò, sperando che qualcuno sia in grado di capire la mia situazione».
(gd'a)
(fonte giornalistica non identificata, 20/10/2002)


PAURA PER SPARI ALLA GALLEANA
Cacciatore spaventa gli studenti che studiavano nel parco (e.mar) Alcuni colpi di fucile da caccia hanno allarmato numerosi studenti e i loro insegnanti che ieri mattina si trovavano al campo della Galleana per uno studio botanico. Come è stato subito appurato da uno dei professori che accompagnavano gli studenti, ad esplodere i colpi di arma da fuoco, una ventina in tutto è stato un cacciatore che si era piazzato accanto al canale della Fame, a pochi metri dalla recinzione del parco, in direzione di La Verza. Un ordinario episodio di inciviltà. Raggiunto dal professor Dario Maramotti, il cacciatore con il suo fucile e il suo cane era nel canale che stava recuperando la selvaggina appena abbattuta, probabilmente un fagiano. «Non ho fatto in tempo a dire nulla a quel cacciatore, ha preso qualcosa fra i cespugli e si è frettolosamente allontanato», ha spiegato Maramotti. Sono comunque stati chiamati i carabinieri che sono intervenuti sul posto, effettuando un sopralluogo in cerca del cacciatore che nel frattempo si era dileguato. Sul posto è intervenuta anche la polizia provinciale che è competente per quanto riguarda episodi di bracconaggio. A contattare la polizia provinciale sono stati gli stessi carabinieri. «Purtroppo non è la prima volta che accade una cosa del genere - ha raccontato Maramotti -. La scorsa settimana, sempre di mercoledì mattina è successa esattamente la stessa cosa. Abbiamo sentito sparare e la cosa non è stata piacevole anche perché le detonazioni, in entrambe le occasioni erano a noi molto vicine. Ho inforcato la bicicletta e sono riuscito a raggiungere il cacciatore: era a non più di 60 metri dalla scolaresca. Gentilmente, gli ho spiegato che a poche decine di metri di distanza c'erano numerosi studenti. Non ho nulla contro i cacciatori e la caccia, ma credo che nessuno debba sparare vicino ad un parco pubblico. Il cacciatore si è innervosito per le mie rimostranze, e mi ha letteralmente mandato a quel paese». Ieri per la lezione faunistica di cui si occupa Maramotti per numerose scuole, al parco della Galleana c'erano tre prime classi dell'Itis, lo scorso mercoledì tre seconde Itis e due sezioni del "Cassinari". «Devo dire che dopo un primo momento di smarrimento i ragazzi hanno capito al volo cosa stava accadendo e non si sono per nulla spaventati - prosegue Maramotti - ma la situazione è comunque allarmante, noi con i nostri corsi proseguiamo per l'intero anno scolastico, non possiamo certo essere tranquilli se vi è qualcuno che spara a pochi metri di distanza da noi. Un pallino potrebbe anche colpire un ragazzo e le conseguenze sarebbero disastrose». Il misterioso cacciatore è stato descritto sui cinquanta anni, altezza media, corporatura normale, con indosso una giacca marrone. «Io spero – ha concluso il docente - che grazie anche all'interessamento dei carabinieri e della polizia provinciale quell'uomo non torni più a caccia di selvaggina accanto al parco che lui evidentemente punta perché ricco di animali».
(Quotidiano della Liberta, 6/11/2002)


«ASSEDIATO» IN CASA DAI CACCIATORI MA È SABATO E NESSUNO INTERVIENE
Abito da quasi trent'anni a Salvatronda, in una vecchia cascina restaurata, con la strada asfaltata più vicina a quasi 150 metri. E' una zona frequentata dai cacciatori, anche se area ristretta fra case e strade; ho avuto di frequente contrasti con quelli più maleducati, anche perchè spesso i pallini mi cadono sul tetto, ed anche addosso se sono in giardino. Sabato mattina mi svegliano delle fucilate e l'abbaiare dei miei cani che segnalano intrusi vicino casa: ma il calendario venatorio provinciale non prevede solo per due giorni, domenica e mercoledì, l'uscita dei cacciatori? Per chiarirmi il dubbio faccio una ricerca: per prima la Lipu di Treviso ma al sabato è chiusa. Chiamo poi i carabinieri di Castelfranco: non è di loro competenza, non mi possono aiutare, è competente la Forestale. Chiamo la Forestale, prova-font-size: 12.0pt'>sapere. Cerco Provincia di Treviso sull'elenco ed appare «Ufficio Caccia», ma è sabato e non risponde; faccio poi il numero del centralino e la gentilissima centralinista invece mi risponde e mi comunica il numero del cellulare del capo delle guardie venatorie, utile per le urgenze; ma per tutta la mattina Wind risponde che il numero non è raggiungibile. Intanto i cacciatori sparano, i miei cani contiunuano ad abbaiare, i pallini cadono sul tetto di casa ed io rimango con il mio amletico dubbio: potranno o no sparare? Intanto lo fanno...
Tullio Perici, Castelfranco
(Tribuna di Treviso, 8/11/2002)


Barzago
Il primo cittadino affronta il problema delle doppiette che vengono a sparare a due passi dalle case
«Il Parco ci protegge dalla caccia»
Tentori: «Serve un vincolo che preservi l’incolumità pubblica»
BARZAGO Un Parco contro la caccia: a mali estremi, estremi rimedi. E’ questo l’asso che il sindaco, Mario Tentori, cala sul tavolo delle doppiette che vengono a sparare a due passi dalle case. Il problema è di drammatica attualità: si sono verificati già diversi incidenti, in questi giorni, causati proprio dalla riapertura della stagione venatoria e dalla sempre più difficile convivenza tra gli appassionati e il territorio, densamente popolato. A Brivio uno sparo a distanza ravvicinata ha fatto imbizzarrire un cavallo, che ha disarcionato la giovane amazzone, fortunatamente solo lievemente ferita; molta fortuna ha avuto anche il giovane di Mandello colpito al volto domenica dalla rosa dei pallini: un paio d’episodi, che si aggiungono alla lunga serie dei fattacci dei quali ogni anno riferiscono le cronache. A Barzago il problema era già emerso in passato, sollevato dai bambini di via Porta e delle zone residenziali a confine con la cintura verde che circonda il centro paese: l’unica soluzione, secondo l’Amministrazione comunale, è «l’imposizione di un vincolo che preservi l’incolumità pubblica, oltre che la poca fauna rimasta». Afferma, il sindaco: «L’attività dei cacciatori in prossimità dell’abitato è una minaccia gravissima. Le doppiette si aggirano, fin dalle prime luci del giorno, quando la visibilità è scarsa, nelle vicinanze delle case e generalmente sparano a tutto quello che si muove. All’alba, così come all’imbrunire, è facile che possa andarci di mezzo qualche bambino, intento a giocare nel verde. Purtroppo, la situazione è ancora più seria perché i cacciatori si avvicinano alle casa al punto da rischiare di sparare persino nei giardini». Le garanzie, per i cittadini, attualmente sono scarse. Dice, Tentori: «Non possiamo organizzare certo ronde di carabinieri o vigili, per pattugliare i quartieri periferici e tenere le doppiette alla larga.
Peraltro, la loro attività è sottoposta a norme particolari, su cui vigilano i guardiacaccia, figure un po’ ibride di controllori che a volte sono a propria volta i controllati. Per tutti questi motivi ritengo che il divieto di caccia sulla cintura verde attorno al paese sia la soluzione migliore». Per parlare del Parco – detto di Valmara – Tentori intende incontrare i sindaci dei Comuni vicini, Bulciago e Garbagnate, rispolverano così il progetto di un’iniziativa unitaria. «Era stato accantonato – dice – per dare corso al Sentiero della Valletta, piano che sembrava di rapida attuazione e ha richiesto, invece, molto tempo: poiché, però, ormai ci siamo, penso si possa mettere mano a quest’altra porzione di territorio». Il Parco della Valmara era un proposta lanciata dal sindaco in Consiglio comunale. L'ipotesi: «Un parco sovraccomunale che - aveva plaudito subito Legambiente – permetta di tutelare quelle aree finora “casualmente” risparmiate dalla speculazione e dalla cementificazione. Del resto, lo stesso Piano Territoriale della Provincia prevede l'istituzione di corridoi ecologici. Sicuramente la Valmara rappresenta un polmone verde all'interno di zone pesantemente antropizzate».
Patrizia Zucchi
(La Provincia di Lecco, 12/11/2002)


PAULILATINO: CACCIATORI TROPPO 'INVADENTI' E AGRICOLTORI INFURIATI
PAULILATINO. L'intero territorio comunale sembra alla mercé delle doppiette. Ormai il vasto territorio paulese, specie le domeniche, diventa impraticabile, eccezion fatta ovviamente per gli amanti della caccia. A denunciare la situazione sono parecchi agricoltori, che lamentano uno scadimento nei comportamenti dei cacciatori: muretti a secco ripetutamente abbattuti, recinzioni divelte, attività venatoria presso ovili o dove è rinchiuso il bestiame. E in periodo in cui stanno figliando le pecore è attività ancora meno gradita: «Si rischia seriamente di essere impallinati: c'è chi spara incurante del bestiame o di quanti potrebbero essere lì ad accudirlo. Anche al buio», dicono alcuni, «Mattina e sera bisogna spesso controllare l'intera azienda per ripristinare i tanti passaggi aperti, ad iniziare dalla semplice chiusura dei cancelli».Una lamentela generale che fa pensare non si tratti esattamente di esagerazioni. E gli stessi che auspicavano una caccia feroce ai cinghiali, cresciuti di numero e dunque dannosi per l'agricoltura, fanno marcia indietro: «Meglio i cinghiali che i cacciatori, palesi compresi», sostiene più di uno. «Non è uno scontro frontale preoccupante, basterebbe un po' di buon senso in più e del rispetto del lavoro altrui per una pacifica convivenza tra cacciatori ed operatori agricoli», commenta Serafino Mura, paulese, presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, nonchè componente del Comitato faunistico provinciale, «Ma è innegabile che il problema esiste, specie nelle zone più battute». Paulilatino è tuttavia un paese tranquillo dove non si registrano gravi fatti d'insofferenza verso le "doppiette" con danneggiamenti o peggio. Ad acuire il disagio è anche intervenuta la sospensione (come per Seneghe e Milis) della zona di ripopolamento e cattura comunale: prevista dal Comitato faunistico provinciale lungo il perimetro sinistro della ferrovia che porta da Paulilatino a Bauladu è rimasta sulla carta. «È un risultato e una motivazione non accettabile: investiremo del problema l'assessore provinciale all'ambiente, Gianni Solinas», aggiunge Serafino Mura, «Occorre accelerare i tempi per confermare una decisione in cui si era tutti d'accordo e tutelare e favorire il ritorno della fauna in un'area molto compromessa, anche a beneficio degli appassionati alla caccia».
Mariantonietta Cossu
(La Nuova Sardegna, 10/11/2002)


GUALTIERI SPARI TROPPO VICINI ALLE CASE
GUALTIERI - Spari di cacciatori un po' troppo vicini alle case. Li hanno segnalati alcuni residenti alla periferia di Santa Vittoria, dove ieri pomeriggio sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile per verificare la situazione. Sono in corso le indagini sull'eventuale attività venatoria in zone vietate in quanto troppo vicine alle case.
(Il Resto del Carlino, 24/11/2002)


CACCIA, È UN ASSEDIO
Montese. L'allarme del sindaco Mazza
MONTESE. Il sindaco Luciano Mazza interviene preoccupato sull'argomento della caccia e dichiara: "Noi siamo in prima linea. Vi sono da noi vari interessi venatori, per il fatto che il nostro territorio è molto forestato.
Esso comprende la zona della Selva, di Ronchidoso, di Monte Belvedere: si tratta di circa 2000 ettari, tutti boscati". Ma l'ordine pubblico e la sicurezza del cittadino sono in pericolo. "Due parchi regionali, quello del Corno alle Scale e dell'alto Appennino, sono al confine e quindi gli animali tendono a rifugiarsi nel nostro territorio. L'interessamento venatorio per la nostra zona - sottolinea Mazza - è eccessivo. L'ordine pubblico ne può risentire. Infatti, spesso si riversano da noi vere orde di persone (cacciatori) che non conoscono a fondo il territorio, hanno fucili che non sono sempre in regola. Morale: nel territorio montesino c'è troppa concentrazione, uno smodato interesse venatorio, che in qualche modo contrasta con le attività turistiche, forestali, agricole (certi squadroni di persone superarmate, tipo Marines, fanno anche soggezione...). Quindi, in tutto questo - precisa il sindaco - intravvedo il pericolo potenziale del non rispetto delle norme di pubblica sicurezza. Come primo cittadino, mi sento in dovere di tutelare la comunità. Esistono tra le zone abitate, ivi comprese le strade di pubblico passaggio, quelle distanze che impongono le norme vigenti, tra l'altro in materia di 'gittata' delle armi? Spesso vengono disattese proprio da coloro che dovrebbero per primi rispettarle. Stando così le cose il nostro territorio pur suscitando un interesse faunistico notevole, non può sopportare un numero esorbitante di cacciatori che praticamente arrivano da tutta la provincia, dalla pianura alla montagna. A Montese, nel nostro Atc, si riversano i cacciatori di più di venti Comuni (praticamente più di metà della provincia di Modena). Questo stato di cose ci preoccupa moltissimo, specialmente quando capita che squadre si fanno reciprocamente la guerra, oppure, come sono già avvenuti, fatti accidentali ma di grave entità, che mettono in discussione il pubblico interesse e la sicurezza. Tutto questo ci porta a manifestare forte perplessità. Il messaggio deve arrivare alla Provincia, competente in materia, e a quelle persone che pur definendosi 'sportive', di fatto fanno prevalere esagerate finalità venatorie. Quindi sì alla caccia, ma con moderazione e soprattutto con regole precise.
(Gazzetta di Modena - 14 marzo 2003)


Esposto alla Procura dei cittadini di via Borgo Furo a Falzè, per i problemi causati dal vicino campo di addestramento.
Tra i firmatari anche il sindaco
Domenica, abitanti spaventati: «Sparano a pochi metri dalle case»
I residenti hanno chiesto alla Provincia l’interruzione della caccia, ma di recente la concessione è stata rinnovata
Sernaglia (Treviso)
Spari fin dalle prime luci dell'alba, pallini di fucile in casa, bimbi che si svegliano impauriti. Non siamo in una zona di guerra o in un campo militare, ma semplicemente nella borgata di via Borgo Furo, a Falzè di Piave. Bella località sulle Grave del Piave, ma che malauguratamente confina proprio con un campo addestramento cani da caccia, dove nei periodo di apertura dell'attività vengono abbattuti gli animali e i cacciatori esercitano il loro hobby preferito. Bella località, appunto, che però diventa praticamente invivibile nel periodo di apertura dell'attività venatoria. E così, dopo ripetuti disagi, penna alla mano, una ventina di residenti esasperati dalla situazione ha deciso di rivolgersi direttamente all'ufficio dell'assessore provinciale Stefano Busolin «Chiediamo - si legge nella raccomandata - che sia immediatamente interrotta l'attività di caccia in questi luoghi, perché comporta un notevole inquinamento acustico fin dalle prime luci del giorno specialmente festivo, spavento ed interruzione del sonno nei bambini e pericolo per l'incolumità delle persone, se non chiuse nelle proprie abitazioni». Ma nonostante tra i firmatari ci sia anche il sindaco di Sernaglia, Giovanni Balliana, che caso vuole abiti proprio in questo borgo, nonostante i molti interventi della Polizia Municipale, dei Carabinieri e dei guardacaccia che hanno constatato il passaggio e la caduta dei pallini nelle abitazioni, nessuna risposta da novembre è al tutt'oggi arrivata. Nemmeno dopo che i tenaci firmatari si sono rivolti alla Procura della Repubblica per fare un esposto e chiedere lumi circa le loro richieste senza risposta. Anzi un cenno dalla Provincia è arrivato anche se non proprio quello agognato: in data 31 gennaio la Provincia ha rinnovato la concessione autorizzazione ad esercizio attività di addestramento cani con abbattimento di fauna proprio in questa zona denominata Brait. E proprio in riferimento a questa decisione il primo cittadino ha scritto all'assessore Busolin: «Spiace dover rilevare - scrive Balliana - come nessuna richiesta di parere, anche se non dovuto, sia stata avanzato alla mia amministrazione che avrebbe potuto fornire utili indicazioni soprattutto in considerazione della nota inviata dai residenti ancora a novembre e di cui si ignora la risposta. Chiedo siano apportate alcune modifiche al provvedimento di autorizzazione rilasciato, in particolare che il periodo di sospensione dell'attività di sparo sia esteso fino al 31 agosto e che l'attività giornaliera possa aver luogo dalle otto».
Manuela Collodet
(IL GAZZETTINO, 16 marzo 2003)


SASSO MARCONI. DOPO LE PROTESTE DEGLI ABITANTI, ARRIVA UN'ORDINANZA COMUNALE PER LA PROSSIMA STAGIONE VENATORIA: JANO "BLINDATA", FUORI I CACCIATORI.
L'intera frazione di Jano sarà nella prossima stagione venatoria 'off limits' per i cacciatori. Una ordinanza del sindaco impone infatti 'il divieto di esercizio di attività venatoria a tutela della pubblica sicurezza nella frazione di Jano'. L'amministrazione comunale ha accolto le insistenti richieste dei residenti della frazione. Gli abitanti di Jano hanno persino voluto sollecitare l'intervento di inibizione alla caccia per il territorio della loro frazione e sensibilizzare l'opinione pubblica con manifestazioni che si sono tenute nella piazza del capoluogo. La loro attività ha avuto gli esiti sperati poiché l'ordinanza motiva il divieto di esercizio dell'attività venatoria in questi termini: "Accertato che la frazione di Jano è caratterizzata dalla presenza di nuclei abitati, pubblici esercizi, attività di culto, strade e sentieri pubblici, numerose abitazioni e colture pregiate e che tale territorio è frequentato da turisti e da persone non residenti in ragione dell'elevata valenza storica e paesaggistica del luogo; per ragioni di pubblica sicurezza e di valorizzazione e fruizione pubblica del territorio si ordina il divieto di caccia".
(Il Resto del Carlino, 28 Agosto 2003)


Umbria
CINQUE CACCIATORI FERITI. DENUNCE E MULTE DEL WWF
FOLIGNO — Raffica di controlli da parte delle Guardie giurate del Wwf in materia di caccia. E si contano i primi feriti. Nella serata di domenica scorsa cinque persone sono rimaste ferite a seguito di incidenti di caccia.
Due i casi a Foligno e tre quelli a Spoleto. Per i primi, come ricordato dal coordinatore della Guardie del Wwf, Sauro Presenzini, a riportare le ferite più gravi è stato un cacciatore che, nel folignate, è stato raggiunto dai pallini ad un occhio, alle gambe ed alla schiena. L'uomo, in base a quanto è stato possibile apprendere, è stato immediatamente condotto in pronto soccorso dove è stato sottoposto alle cure del caso. Sfiorato ad una mano, invece il secondo cacciatore. Per la parte relativa allo spoletino, oltre ad una serie di segnalazioni per spari vicino ad alcune abitazioni, tre cacciatori sono rimasti feriti fortunatamente in maniera lieve. «Abbiamo avviato — spiega Presenzini — una serie di controlli specifici che interessano l'intero territorio regionale. A Perugia è stato denunciato un cacciatore che ha abbattuto tredici esemplari di fauna selvatica protetta che in un primo momento aveva tentato di occultare. L'uomo è stato denunciato e gli è stato sequestrato il fucile. A Terni, invece, un cacciatore è stato pesantemente multato per aver esercitato la caccia in forma diversa da quella prescelta e ovviamente il sequestro delle armi e delle munizioni. Denunciato inoltre un altro cacciatore a Foligno per aver abbandonato 140 munizioni lasciate incustodite nel capanno di caccia, immediato il sequestro e la denuncia per aver abbandonato le munizioni per la violazione della legislazione sulle armi. Ulrteriori sanzioni hanno interessato altri undici cacciatori a Spoleto a Foligno a Perugia a Nocera Umbra — ha concluso — per aver parcheggiato e transitato su stoppie e 'incolti' con la macchina e carrello con i cani al seguito». E sulle tematiche della caccia c'è pure da registrare l'intervento di Legambiente Umbria che s'è dichiarata «polemica sull'anticipo dell'apertura della caccia». «Per l'ennesima volta — spiegano da Legambiente — si è assunta una decisione senza che l'equilibrio ambientale sia considerato un valore forte almeno come quello di chi desidera andare a caccia. L'unico elemento positivo in questa stagione — è stato ulteriormente spiegato — è l'aumento dei controlli da parte della Polizia provinciale, come strumento dell'assessorato alla programmazione e gestione faunistica, sta portando avanti per arginare un fenomeno, come quello del bracconaggio, più volte segnalato dalle guardie ambientali volontarie delle associazioni».
(La Nazione, 9/09/2003)


DOPPIETTE & POLEMICHE CON LE ORDINANZE DI DIVIETO NEI COMUNI DELLA GRONDA SI È SPARATO SOPRATTUTTO IN CAMPAGNA.
Caccia, primo weekend di multe.
Tra le denunce della polizia provinciale anche una per l'utilizzo di richiami elettroacustici
Pochi spari e qualche denuncia all'autorità giudiziaria in provincia di Venezia nel primo weekend di preapertura della caccia.
Grazie all'anticipo deciso dalla Regione Veneto, i cacciatori avrebbero potuto sparare nelle giornate di sabato e domenica scorse, ma in realtà le ordinanze dei sindaci hanno bloccato l'attività venatoria, rinviata a questo punto al 21 settembre prossimo.
Il divieto assoluto di caccia è stato ordinato - per motivi di sicurezza vista la presenza nei rispettivi territori di parecchi turisti - dai sindaci di Venezia, Jesolo, Cavallino-Treporti, Musile e Chioggia, anche se in quest'ultimo Comune pochi cacciatori sono stati informati per tempo: l'ordinanza è stata pubblicata infatti solo venerdì pomeriggio, poche ore prima della preapertura della stagione venatoria. In altri tre Comuni del Veneto orientale - Concordia Sagittaria, San Michele al Tagliamento, Caorle - come ormai avviene da anni, l'ordinanza di divieto era invece nota da tempo. Tra l'altro, un analogo provvedimento dovrebbe essere emesso a Portogruaro, così da vietare la caccia nel prossimo fine settimana.
Tant'è, tolti gli altri Comuni, soltanto a Campagna Lupia e a Mira i sindaci hanno accolto l'invito di Federcaccia e Arcicaccia, consentendo l'attività venatoria nelle giornate di sabato e domenica, fino al 20 settembre compreso, dall'alba fino alle ore 9.
Ma com'è andato il primo weekend di caccia? A sentire Giuseppe Roberto Chiaia, comandante della Polizia provinciale, con la preapertura limitata dalle ordinanze e con il blocco della caccia nelle valli deciso dagli stessi proprietari delle aziende faunistiche venatorie, si è sparato relativamente poco. Solo nelle canaletta Cavaizza, al confine tra le province di Venezia e di Padova, pare che si sia sparato di più, al punto che i cacciatori avrebbero infilato nei propri carnieri non pochi germani reali. Non sono però mancate le multe: a Chioggia, ad esempio, un cacciatore è stato denunciato perché usava richiami vietati, nello specifico registratori elettroacustici. Nella campagna veneziana, invece, per la caccia ad alcune specie non migratorie - ad esempio tordi e merli - sono state elevate solo alcune violazioni (con multe da 200 euro) perché i capi uccisi non erano stati segnati nel tesserino regionale.
Al.Va.
(Il Gazzettino, 9 settembre 2003)


LUNIGIANA. PARTENZA ANTICIPATA IL WWF INSORGE.
Il Wwf contesta l'apertura anticipata della caccia in Lunigiana e plaude al sindaco di Fivizzano, Loris Rossetti, che si opposto all'iniziativa avviata dalla Regione Toscana e dalle amministrazioni provinciali.Secondo il gruppo lunigianese dell'associazione ambientalista, Ancora una volta il mondo venatorio ha rifiutato un atto intelligente di responsabilità e di ragionevolezza nei confronti della fauna lunigianese, patrimonio di tutti. Dopo un'estate di eccezionale siccità, che ha portato ad un grave stato di calamità naturale per agricoltura e zootecnia toscane, Regione e Province hanno confermato- come se nulla fosse e nonostante appelli del mondo scientifico ed Ambientalista - l'apertura anticipata della caccia il 1 e il 7 settembre. In Lunigiana soltanto il primo cittadino di Fivizzano ha avuto l'ardire di opporsi sino in fondo ad una preapertura a dir poco scriteriata, con motivazioni legate alla pubblica incolumità e provocando le immediate "ire funeste" della porzione più retrograda dell'esercito delle doppiette.
(Il Secolo XIX, 9 settembre 2003)


ROVIGO. APERTA LA CACCIA: MA SI SPARA TROPPO VICINO ALLA STRADA
La stagione venatoria è cominciata anche in Alto Polesine con le quattro giornate di preapertura deliberate dalla Giunta Regionale del Veneto, nonostante il parere contrario degli ambientalisti, delle maggiori associazioni venatorie e dell'Istituto Nazionale della Selvaggina, questo prima dell'apertura canonica 2003-204 di domenica 21 settembre.
Si possono perciò cacciare merli, gazze, cornacchie, alcuni anatidi, tortore di passo solo da appostamento fisso (o temporaneo). In Alto Polesine (Atc 4A1) pochi 'aficionados' si dedicano a questo tipo di caccia, preferendo i più la selvaggina stanziale pregiata (lepri e fagiani); solo la tortora del collare è appetibile in quanto commestibile, pasturando nei campi di soia o su quelli delle stoppie di mais, una caccia fugace in quanto entro il 15 settembre migreranno nell'Africa australe.
Proprio in virtù e in concomitanza con l'inizio della stagione venatoria, la scorsa domenica mattina abbiamo voluto fare un giro di perlustrazione: sono stati notati solo pochi appostamenti fissi per le tortore, ma uno in particolar modo ha attirava l'attenzione. Ci trovavamo a Salara in via Bosco Papinio tra l'Eridania e l'argine maestro del Po, in una zona decisamente troppo vicina alla strada provinciale 47, nei pressi della nuova area artigianale, in mezzo a case e terreni interessati da arature e mietiture del mais in atto. Ma la maggior preoccupazione e il pericolo più grande derivavano dalla presenza di troppa gente negli immediati paraggi. Tortore fatte fuori con fucili ad hoc ('da piuma') sul terreno pasturante ed in aria. Alcune tortore sono scampate in volo all'impallinazione (nella foto in alto a destra un'immagine di caccia, anche se non sempre la pratica viene attuata e praticata nel pieno rispetto delle regole) terrestre da due signori incuranti delle distanze di legge non rispettate. Successivamente le hanno infatti raccolte, dopo le numerose serie di fucilate, sul terreno aperto e con lo stormo superstite ormai fuggito per zone più sicure, secondo le vigenti rigide disposizioni nazionali, regionali e provinciali. Questo perché lo stormo di tortore era stato avvistato da giorni in un campo di stoppie di mais in zona abitata, mentre ettari ed ettari di terreno non antropizzato non ne ospitavano.
In presenza di una vigilanza provinciale e di ambito praticamente nulla, la caccia è un hobby lecito, ma nel rispetto delle regole e dell'incolumità pubblica ed anche con un pizzico di riguardo per gli animali che, non a caso, si rifugiano vicino alle zone abitate.
Franco Rizzi
(Il Resto del Carlino, 9 settembre 2003)


I bracconieri hanno sparato in piena notte mentre il via alle 6.40
ALTRE SETTE PERSONE IMPALLINATE RENDONO PESANTISSIMO IL BILANCIO
Dure contestazioni alle "liberazioni" marca pronta caccia
di Adriano Toniolo
Un ragazzo di Cornedo, 10 anni, colpito alla testa da pallini ieri alle 9 e trasferito in rianimazione al San Bortolo (aveva accompagnato a caccia papà e amici nella zona di Sant’Urbano di Montecchio Maggiore: dell’incidente, il più grave, riferiamo in altro servizio della pagina), sette cacciatori della zona Alto Vicentino rimasti impallinati, nessuno scontro con i gruppi anticaccia (del resto la manifestazione regionale che lo scorso anno si tenne a Schio quest’anno ha avuto luogo in provincia di Treviso), molte telefonate ai carabinieri da parte di cittadini che lamentavano spari a distanza ridotta dalle abitazioni rispetto a quella fissata dalle norme: questo il bilancio provvisorio delle vittime registrate ieri, giornata di apertura generale della caccia. Impossibile fare un bilancio delle vittime... animali. Con la carestia di fauna selvatica che si registra, i carnieri grossi e grassi non sono facili.
(Il Giornale di Vicenza, 22/09/03)


Guanzate, per la vicinanza alle case
APERTA LA STAGIONE VENATORIA PRIMA LITE FRA CACCIATORI E NON
Anche i carabinieri a sedare gli animi ieri a Guanzate
Guanzate (L. O.) Fucilate troppo vicine a casa. È la ragione vera o presunta dell’accesa discussione tra un gruppo di residenti di via Colombo e tre cacciatori che ieri pomeriggio, primo giorno di stagione venatoria, si sono a lungo cimentati con le loro doppiette nei boschi attorno a Villa Buttafava, a un paio di centinaia di metri dall’autostrada. Per dirimere la lite - che fortunatamente non è mai degenerata - sono addirittura intervenuti i carabinieri, contattati dagli stessi residenti che lamentavano di avere udito colpi di fucile esplosi davvero troppo vicino alle case.
Prima di contattare il «112», i residenti sono scesi in strada e hanno atteso i cacciatori alle loro auto. Poco dopo le «doppiette» si sono presentate a quell’inatteso comitato di accoglienza. Le parti hanno iniziato a discutere finché in via Colombo non sono approdati i militari dell’Arma. I carabinieri hanno placato gli animi: i residenti sostenevano che quei colpi fossero stati esplosi troppo vicino, e che in qualche modo si sarebbero potuti rivelare molto pericolosi. I cacciatori hanno invece sostenuto di non avere mai puntato le loro armi contro alcuna abitazione. «Chiediamo soltanto che si usi un po’ di buonsenso», hanno concluso i residenti della strada, chiarendo anche di non avere alcuna intenzione di sporgere denuncia. La “querelle” si è insomma risolta dopo circa mezz’ora senza nessun provvedimento.
(La Provincia di Como, 22/09/2003)


Firenze
CACCIATORI SPARANO A UN BIMBO
Ha rischiato davvero grosso un bambino mugellano di tre anni, che chiameremo «Marco», che domenica pomeriggio, mentre giocava in giardino, si è visto raggiungere al collo da un pallino da caccia, dopo che un cacciatore aveva sparato a poche decine di metri dalla casa. Il bimbo, subito portato all'ospedale di Borgo San Lorenzo dai genitori, è stato visitato ed i medici gli hanno diagnosticato una ferita rotondeggiante di circa due millimetri al collo con una prognosi di tre giorni. Adesso 'Marco' è a Vicchio nella sua casa, ma la paura, è la mamma che racconta, è stata davvero tanta.
“Quando abbiamo sentito lo sparo, il bambino ha avvertito qualcosa di strano, che inizialmente non riusciva a spiegare. Erano i pallini. Lui diceva 'spari via'. La provenienza degli spari era a non più di venti-trenta metri da noi. C'erano due persone, due cacciatori posti sulla sponda del fiume Sieve. Tutti abbiamo cominciato ad urlare e loro inizialmente non si muovevano: ad un certo punto hanno iniziato a correre, nascondendosi dietro gli alberi”. In questi momenti vissuti con il fiato sospeso, con mamma e babbo che cercavano di calmare il bambino, si chiedeva l'ausilio di polizia provinciale e carabinieri: nonostante un intervento in tempi brevi, le ricerche al momento non hanno dato alcun esito. E' stata una vera vigliaccata – è ancora la mamma che parla – perchè nonostante, di questo sono certa, vedessero quello che era accaduto, quello che avevano combinato, le urla di adulti e bambini, non hanno avuto la coscienza di farsi avanti, di assumersi le proprie responsabilità. Alla fine tutto è andato bene, ma cosa sarebbe successo se quel pallino fosse arrivato qualche centimetro più in alto?”.
Ma la storia non è finita. C'è qualcosa di più. “Non è la prima volta che troviamo i pallini in terrazza, riprende la mamma di 'Marco'. Quando la caccia apre, non possiamo aprire la finestra. Non voglio giudicare nessuno, nè fare inutili generalizzazioni, ma quello che è accaduto mi lascia senza parole e la denuncia che abbiamo fatto oggi (ieri per chi legge Ndr) alla stazione di Vicchio dei Carabinieri intende sopratutto testimoniare la mia, la nostra rabbia”.
Una storia che magari solo grazie all'angelo custode del piccolo 'Marco' non è finita in tragedia. Ma l'amaro in bocca resta comunque, senza bisogno di alcun commento.
di Riccardo Benvenuti
(La Nazione, 24/09/03)


Case "impallinate", giro di vite della Provincia
L'ASSESSORE ZANETTI ANNUNCIA LA "TOLLERANZA ZERO" NEI CONFRONTI DEI CACCIATORI CHE SPARANO VICINO AI CENTRI ABITATI
Giro di vite della Provincia sulla distanza minima dalle abitazione dei cacciatori. «Non tollereremo più che la distanza di 200 metri dalle case non sia rispettata - ha detto ieri l'essessore provinciale alla Vigilanza, Roberto Zanetti - Non esistono particolari problemi di incolumità fisica se si dovesse essere colpiti dai pallini di piombo in caduta (il colpo di fucile perde il 90 per cento della sua potenza dopo appena una cinquantina di metri, ndr) ma non è pensabile che continuino a cadere sulle tegole o magari possano finire sul viso o negli occhi di qualcuno che si trova all'aperto».
L'alba di domenica scorsa si era aperta con gli spari delle doppiette in campagna ma pare che qualche cacciatore abbia esagerato nell'avvicinarsi a cortili e giardini. Numerose scariche di pallini sono stati nettamente avvertite sulle tegole e contro le pareti esterne degli edifici intorno a Rovigo, Porto Tolle e Adria. Alcuni residenti allarmati hanno tempestato di telefonate gli uffici delle vigilanza provinciale. Episodi non nuovi - si sa ad esempio che gli anni scorsi la tettoia di un impianto di carburante vicinissima al centro abitato del capoluogo, è stata bersagliata dai pallini in caduta - ma la tolleranza zero annunciata dalla Provincia quest'anno sigla un cambio di tendenza piuttosto significativo. Prova ne sia l'accelerazione imposta sul tema vigilanza venatoria e non solo, da palazzo Celio, nel 2003 e il buon numero di controlli effettuati in questo primo scorcio di stagione venatoria. Sono stati circa 200 i cacciatori identificati e controllati a fronte di 23 verbali trasmessi finora agli uffici. Atc 4A1 e 4A2 in vetta alla lista dei "cattivi" con violazioni come la mancata annotazione sul tesserino regionale dei capi abbattuti e dell'uscita a caccia. Sequestrati inoltre 12 fagiani, una lepre e una gallinella d'acqua. Anche nel Delta (atc 4A3) le violazioni hanno interessato la non annotazione dei capi uccisi, il non rispetto dell'ambito assegnato, la distanza tra appostamenti e l'abbattimento di capi non consentiti. Un verbale di rilievo penale ha riguardato l'uso di richiami elettroacustici vietati.
La Vigilanza provinciale, alla quale da poco è stata affidata anche la competenza del controllo sulle strade e la viabilità - «Un settore per il quale stiamo valutando se e come intervenire» ha sottolineato Zanetti – sta operando con 14 unità, di cui 5 ufficiali di polizia giudiziaria. Possiede una squadra nautica con due pattuglie, 8 imbarcazioni, 8 mezzi stradali e 5 fuoristrada. Sono 41 invece le guardie giurate volontarie. Con la nascita del comitato per il loro coordinamento e del regolamento apposito dopo l'attribuizione alle province di competenze di polizia amministrativa, compreso il rilascio della qualifica di guardia giurata che prima spettava ai prefetti, sta progressivamente cambiando in meglio un servizio spesso in passato preso di mira da critiche e richiami, e tuttavia assolutamente necessario per il presidio di un territorio complesso come quello polesano.
Nonostante mezzi e risorse limitate, la volontà di esercitare un controllo adeguato su caccia, pesca professionale e sportiva e ambiente sembra stia diventando finalmente prioritaria.
Franco Pavan
(Il Gazzettino, 25/09/03)


DOLO E' accaduto ancora domenica scorsa, giorno di apertura dell'attivita' venatoria in Veneto, in via Leopardi, lungo il canale Serraglio. Intimoriti gli abitanti
CACCIATORE IMPALLINA LE FINESTRE DI QUATTRO CASE
Fortunatamente numerose famiglie erano uscite e avevano chiuso le imposte altrimenti qualcuno avrebbe potuto rimanere ferito
Dolo
Apre la caccia e qualche ignoto, a metà giornata, impallina le finestre di quattro appartamenti in via Leopardi a Dolo lungo il canale Serraglio.Fortunatamente eravamo fuori domenica scorsa commenta Ferruccio Cosma uno dei residenti altrimenti quei pallini anziché fermarsi nella tapparella avrebbero potuto colpire uno di noi. Un mio vicino ha visto il cacciatore e ha tentato di inseguirlo ma quello si è dileguato immediatamente.Le tapparelle di porte e finestre bucate e in terra i pallini sparati dal fucile, questo quanto rimane, oltre al terribile spavento, di quanto successo domenica scorsa, primo giorno di apertura dell'attività venatoria in Veneto, al civico n.6 di via Leopardi a Dolo, una stradina chiusa le cui abitazioni danno proprio sul canale Serraglio e più in là verso la campagna.Erano circa le 13 racconta Cosma - quando un mio vicino ha udito gli spari, si è spaventato, poi ha trovato il coraggio di affacciarsi alla finestra e ha visto da lontano un cacciatore prendere la direzione dei campi.Ha cercato di richiamare la sua attenzione, gridando, ma inutilmente, e quando è sceso per inseguirlo in bicicletta l'uomo si era già dileguato.Fortunatamente il cacciatore ha colpito solamente le tapparelle di quattro finestre ma i danni potevano essere ben più gravi se qualcuno in quel momento era nelle vicinanze della finestra, magari aperta.Io e la mia famiglia fortunatamente eravamo fuori a quell'ora spiega Cosma - e quando siamo rientrati ci siamo immediatamente accorti dei fori, in principio abbiamo pensato a un tentativo di furto ma abbassando gli occhi sulla soglia abbiamo visto i pallini da caccia e abbiamo capito.Dall'altra parte del canale Serraglio siamo in aperta campagna possibile che un cacciatore, per quanto distratto, abbia la folle idea di puntare il suo fucile proprio nella direzione delle abitazioni. Non pensa alla conseguenze?Abbiamo fatto denuncia ai carabinieri e speriamo che la cosa non si ripeta più, rimane però il grande spavento di ciò che è accaduto.
L.G.
(Il Gazzettino, 26/09/03)


LA PROTESTA: "TORNA LA PAURA PER I CINGHIALISTI VICINO ALLE CASE"
Imperia "Ci risiamo. Con l'apertura della caccia tornano il tormento e la paura". Protestano gli abitanti di via Cason della Guardia esasperati dalla presenza delle squadre che danno la caccia ai cinghiali. "Troppi e troppo vicini a casa", racconta una signora bruscamente svegliata, domenica scorsa, da un fragoroso sparo. "Ho fatto un balzo nel letto - aggiunge ancora in collera - perchè mi è sembrato che la fucilata fosse esplosa dentro casa".
Via Cason della Guardia è una zona residenziale alle spalle di Porto Maurizio. Vi si accede da Artallo e percorrendola tutta, passando dai Bardellini, si arriva Sant'Agata: lungo l'intero tragitto ville immerse nel verde.
"Abbiamo scelto, sopportandone i disagi, di vivere lontani dal traffico e dai rumori, paghiamo fior di tasse perchè le nostre case sono in zona residenziale, ma ci troviamo circondati dai cacciatori, infastiditi dal rumore dei loro spari e soprattutto preoccupati per la nostra incolumità", aggiunge un altro degli abitanti della zona che spera che nessuno mai sbagli la mira.
"I cacciatori devono rimanere almeno a cento metri dall'abitato - spiegano - ma qui non esiste un abitato, sono tutte case sparse, e spesso chi va a caccia si avvicina sino a una trentina di metri. Anche perchè se rispettano le distanze da una villa non possono farlo contemporaneamente anche da un'altra abitazione".
Nei giorni scorsi nella zona è comparso un cartello: "Attenzione, mercoledì e domenica caccia al cinghiale squadra n°...". "Ma qui ci sono anche dei bambini. Come si fa a tenerli bloccati in casa!", esclama una nonna. "Sono persino entrati nelle nostre proprietà - continuano indispettiti altri residenti in via Cason della Guardia - che non sono, né devono essere, terreno di caccia".
Domenica scorsa al culmine dell'esasperazione la gente ha chiesto l'intervento dei carabinieri, ma al loro arrivo i militari hanno solo potuto raccogliere le generalità dei cinghialisti.
(Il Secolo XIX - 1 ottobre 2003)


COMUNICATO STAMPA
Dopo aver ricevuto una segnalazione da alcune mamme del quartiere S.Domenico di Selvazzano in provincia di Padova dove si denunciava la presenza di cacciatori in un territorio urbano che sparavano nonostante la zona fosse frequentata da bambini e famiglie, gli attivisti di una associazione animalista (15 tra ragazzi e ragazze) hanno compiuto un blitz domenica affrontando i cacciatori a viso aperto, senza alcun atto di violenza li hanno fatti allontanare nonostante uno di loro abbia puntato la sua doppietta nella loro direzione. La zona è stata presidiata fino alle ore 09.00 dai volontari, alcune mamme sono scese in strada per complimentarsi con loro. Infine è stato affisso uno striscione gigante : "I bambini hanno diritto di giocare,gli uccelli di volare, cacciatore te ne devi andare".
5 ottobre 2003


CAMPONOGARA
Nella mattinata di ieri si è verificato a Sandon di Fossò un episodio che poteva avere esiti drammatici. Un cacciatore, residente a San Pietro di Stra, stava transitando assieme ai suoi cani lungo i terreni circostanti la proprietà della famiglia della signora P.R. di 52 anni. La donna, entrata nel giardino della sua abitazione a Sandon, non si era accorta della presenza dell'uomo che, avvistata una lepre, ha imbracciato il fucile da caccia e ha fatto fuoco contro l'animale. Alcuni pallini, però, hanno colpito in pieno la donna che ha riportato ferite ad un braccio. Le lesioni subite non sono state rilevanti, ma è stata tanta la paura per un fatto che poteva trasformarsi in una tragedia. Il cacciatore, compreso l'accaduto, si è immediatamente precipitato a scusarsi con la donna.
Emanuele Compagno
(Il Gazzettino, 06/10/03)


CINGHIALI, LO SFOGO DEI CACCIATORI "CHIEDONO AIUTO, POI CI INSULTANO" POLEMICHE A RAPALLO PER LE BATTUTE. GLI ABITANTI: SPARANO TROPPO VICINO ALLE CASE
Rapallo «Si lamentano che i cinghiali devastano gli orti, hanno paura di incontrarli di notte. Ma poi, quando legalmente facciamo battute al cinghiale dove sono state segnalate le irruzioni, ci insultano e minacciano, costringendoci ad andare via. E' una situazione molto difficile: noi cerchiamo di tenerci lontani dalle abitazioni, ma dobbiamo seguire le tracce e i movimenti degli animali».
E' lo sfogo di Donarto Paganini, presidente dell'Atc (Ambito territoriale di caccia) del Tigullio, rientrato alla base dopo una battuta al cinghiale, senza aver preso animali, ma insulti minacciosi da parte degli abitanti nella zona di San Massimo. «Siamo in periodo di caccia e possiamo cercare i cinghiali due giorni la settimana: il mercoledì e la domenica – spiega Paganini -. Solitamente cerchiamo di intervenire laddove ci sono state richieste di danni e dove i cinghiali sono stati avvistati in gran numero. I problemi li abbiamo quando ci avviciniamo alle case. Un esempio è San Massimo, sulle alture di Rapallo, sopra il campo da golf, dove i cinghiali creano parecchi disagi. Ma lì è difficile fare una regolare battuta di caccia per le continue proteste dei residenti».
Per la caccia al cinghiale ci sono ancora tre mesi di tempo (terminerà alla fine di dicembre) e nelle prime due battute della stagione (domenica il maltempo ha bloccato gran parte dei cacciatori) sono stati abbattuti una quindicina di capi. «Ci sono ancora in giro parecchi animali – afferma Paganini - Una situazione creata dal gran caldo e dalla siccità dell’estate.
I cinghiali non trovano cibo nelle zone più alte, perché solo negli ultimi giorni sono state avvistate castagne e altri prodotti del sottobosco.
Così scendono a valle in cerca di cibo, soprattutto di frutta, e poi rientrano in alto quando inizia ad albeggiare. Per diminuirne il numero, soprattutto dei capi anziani che prolificano in grande quantità, dobbiamo intervenire presto perché con l’inizio del freddo e dell’inverno i cinghiali non scenderanno più a valle».
Situazione che si è ripetuta più volte sul finire dell’estate, soprattutto nella zona di San Siro sulle alture di Santa Margherita e sulle colline del Golfo Paradiso. «Le principali battute sono state effettuate nella zona del rio Tuia a Rapallo e sulle alture della Crocetta - aggiunge Paganini - Abbiamo avuto segnalazioni di presenze consistenti nelle colline sopra Zoagli, da San Bernardo a San Pietro di Rovereto, e nel Sestrese, dalle parti di Bargone e Casarza». Finora sono stati eliminati quindici capi. «Interveniamo dove ci sono segnalazioni di danni e nelle zone in cui lanostra presenza viene sollecitata»
(Il Secolo XIX, 7 ottobre 2003)


CACCIA, IL SINDACO CHIEDE AIUTO ALLA PROVINCIA
MONTESE — Anche in un'altra parte del territorio del comune di Montese sono stati tolti i cartelli che delimitavano una zona di caccia, andando così a modificare i «confini» entro i quali è permesso cacciare, stabiliti da deliberazioni dell'Amministrazione provinciale. Nei giorni scorsi era successo per quelli della caccia al cinghiale col sistema della «braccata» (le tabelle sono state reinstallate lunedì) mentre ora si viene a sapere che analoga operazione era stata fatta nella «Zona di caccia per specie» in località Lazzari. A segnalarlo con tanto di lettera alla Provincia, è stato il capodistretto Oliviero Vignali. «Il giorno dell'apertura dell'attività venatoria alla selvaggina stanziale — dice — si constatò che erano state tolte le tabelle che delimitavano la zona di caccia per specie adiacente la Zrc e ciò — sottolinea — ha fatto sì che ci sia stato un prelievo venatorio non conforme». Il capodistretto fa presente che soltanto dietro sollecitazione di alcuni cacciatori furono ripristinati i «confini» regolari. Anche il sindaco di Montese, Luciano Mazza, ha scritto alla Provincia chiedendo di voler «riconsiderare la possibilità di eliminare la zona di braccata, fonte — precisa — di dissidi che andranno inevitabilmente ad accentuarsi con l'ipotizzata istituzione di un'azienda faunistica – venatoria proprio all'interno della zona di braccata». Aggiunge che a Montese «non è possibile pensare di conservare l'equilibrio venatorio dell'Atc Mo2, che comprende più della metà dei cacciatori in ambito provinciale e interessa un territorio disomogeneo, in netto contrasto con la legge regionale». Il sindaco fa anche presente che l'attuale stato di cose fa arrivare a Montese un numero eccessivo di cacciatori «i quali sono in costante dissidio fra loro, con divisioni interne che rendono ingestibile il territorio».
w. b.
(Il Resto del Carlino, 08/10/03)


SPARA VICINO ALLA SCUOLA A UCCELLI PROIBITI DENUNCIATO CACCIATORE
MARINELLA Scambia il parco per riserva
E' costato caro a un cacciatore ortonovese scambiare il parco dell'ex colonia Olivetti (poco più di un grande giardino) per una riserva di caccia. I suoi spari e gli abbattimenti di selvaggina - messi a segno in una zona sicuramente scelta dai volatili come rifugio e luogo di transito – hanno messo in allarme la gente di Marinella. La pineta è infatti a poca distanza dalle case e a due passi dalla scuola e c'è chi ha temuto di rimanere impallinato. Sollecitati da alcune segnalazioni di cittadini che pensavano fosse messa a repentaglio la presenza dei bambini della vicinissima scuola sono così intervenuti gli uomini del commissariato di polizia di Sarzana che dopo aver effettuato alcuni appostamenti hanno individuato e bloccato il cacciatore, identificato in un secondo tempo per il quarantottenne B. V. di Ortonovo. All'uomo è stato subito sequestrato il fucile daccia e contestato il reato di esplosione in luogo pubblico. Successivamente gli agenti hanno effettuato una perquisizione domiciliare e rinvenuto nel frigorifero dell'uomo quattro esemplari di tortorelle dal collare (Spreptopelia Decaocta) una specie protetta di volatile. La selvaggina, a sua volta sequestrata, è stata consegnata all'ufficio veterinario dell'Asl. E' scattata anche una contravvenzione di 300 euro.
(Il Secolo XIX, 10/10/03)


MANERBA. Incredibile episodio alla Campagnola
SPARANO AL CANE LUPO CHIUSO IN UN GIARDINO
L’animale è molto grave. La proprietaria accusa un cacciatore
«Al mio Horus ha sparato da vicino. Da non più di due metri, due metri e mezzo. Uno sparo voluto». La voce rotta dall’emozione, la rabbia in corpo trattenuta a stento. Grazia Lombardo, che abita a Manerba, in via Case Sparse Serraglie, in località Campagnola, in un’abitazione a ridosso di un bosco meta in autunno dai cacciatori, racconta quanto ha subito ieri mattina il suo cane lupo. Un pastore tedesco di quattro anni, molto affettuoso e non certo aggressivo, alle 8.15 è stato raggiunto in faccia da una fucilata. «Era nel mio giardino, che è recintato. Deve aver abbaiato a uno dei tanti cacciatori che, ogni lunedì e martedì, sparano in questa zona e per tutta risposta il cacciatore ha cercato di ucciderlo. Ripeto - aggiunge la signora Grazia Lombardo mentre mostra le fotografie di Horus in compagnia del figlio Fabio - gli hanno sparato con cattiveria, senza motivo. Il mio lupo è grave.
Ha perso un occhio. L’altro è probabilmente compromesso. Pallini il veterinario li ha trovati anche nella lingua e in bocca. Non è ancora fuori pericolo. Bisogna attendere almeno un giorno e nuove radiografie».
Quando la signora Lombardo ha soccorso il cane, dopo averlo sentito guaire, lo ha trovato in una pozza di sangue. Del cacciatore nessuna traccia. Si era nascosto nella boscaglia e difficile sarà risalire a lui. Lo cercano le guardie della Polizia provinciale, che hanno effettuato in mattinata un sopralluogo e raccolto la denuncia contro ignoti da parte dei proprietari del pastore tedesco.
Dalla ricognizione è emerso che il cane era in una proprietà privata recintata e che non poteva aver aggredito chi gli ha sparato a bruciapelo per ammazzarlo. Una reazione incivile. Non certo un tentativo di difesa, dato che Horus si trovava dietro un recinto. In passato la famiglia Lombardo ha segnalato alle forze dell’ordine che alcuni cacciatori sparano verso le case e che i pallini finiscono contro le porte e le finestre. Un pericolo, oltre che un disturbo. Episodi frequenti, ad ogni stagione di caccia.
Quest’anno sono decine le segnalazioni giunte a carabinieri e polizia provinciale da varie parti del Bresciano. Ma le guardie non sono mai riuscite a risalire a chi non rispetta le distanze. E le regole.
Franco Mondini
(Brescia Oggi, 14/10/03)


MANERBA Fanno fuoco con un fucile da caccia al limitare del bosco
FERISCONO IL CANE NEL GIARDINO
Un esemplare di pastore tedesco
MANERBA
Misterioso e grave episodio, che avrebbe potuto avere ben più gravi conseguenze, ieri mattina alla periferia di Manerba del Garda, in via Case Sparse. Uno sconosciuto, molto probabilmente un cacciatore, che si trovava al limite del bosco, poco dopo le 8 ha sparato un colpo di fucile che, non si sa se in modo accidentale o di proposito, ha raggiunto un grosso cane pastore tedesco, maschio, che gironzolava abbaiando nel giardino recintato di una villetta vicina. La padrona di casa, nell’udire l’esplosione e i guaiti del cane, intuito cosa poteva essere successo, è uscita e ha trovato l’animale con il volto e il collo insanguinati, colpiti da una rosa di pallini da caccia. Dopo essersi guardata in giro, nella speranza, poi risultata vana, di inviduare la persona che aveva fatto fuoco (la quale, evidentemente, si era inoltrata in mezzo al bosco, facendo perdere le tracce), con il telefono ha chiamato il veterinario di fiducia e ha avvertito la Polizia stradale, che, per competenza, l’ha invitata ad allertare il Nucleo ittico-venatorio della Polizia provinciale, distaccamento di Desenzano. Il veterinario, dopo aver visitato sul posto l’animale e constatato che le ferite riportate erano gravi, l’ha portato nel suo studio per l’estrazione dei pallini di piombo e prestargli le cure necessarie. Dopo pochi minuti sono arrivati anche gli agenti del Nucleo ittico-venatorio, i quali, dai segni lasciati dai pallini, hanno individuato il posto del bosco da dove era presumibilmente partito il colpo, situato ad una distanza dalle case notevolmente inferiore ai prescritti 150 metri, necessari per poter esercitare l’attività venatoria. Dai primi accertamenti gli inquirenti sono orientati a credere che chi ha sparato abbia deliberatamente mirato al cane, il quale pare abbaiasse perchè spaventato dai precedenti spari che aveva udito. La proprietaria del pastore tedesco ha sporto denuncia contro ignoti. Ultimate le indagini, una denuncia verrà inoltrata all’autorità giudiziaria anche dalla Polizia provinciale per sparo pericoloso vicino alle case e maltrattamento di animali, reato che potrebbe aggravarsi nel caso il cane dovesse morire.
g. spi.
(Giornale di Brescia, 14/10/2003)


CANE FERITO DA CACCIATORI CON UNA FUCILATA SUL MUSO
Manerba del Garda (Brescia) — Sparano contro un cane nel cortile di una villa: è accaduto ieri a Manerba del Garda. Vittima dell'atto di crudeltà un pastore tedesco di circa 4 anni, colpito al muso da una raffica di pallini esplosi da un fucile da caccia. La proprietaria dell'animale ha detto di aver udito lo sparo molto vicino. La donna ha portato l'animale da un veterinario, la fucilata sarebbe stata esplosa da circa tre metri.
(La Provincia di Cremona, 14/10/2003)


DUE CARRARE Attività venatoria troppo vicina al camposanto. La ricerca dei responsabili nei campi circostanti Doppiette in azione al cimitero
PIOGGIA DI PALLINI DA CACCIA TRA LE LAPIDI, MENTRE LA GENTE È INTENTA A PREGARE. INTERVENGONO I CARABINIERI
Due Carrare. Una volta, questa era l'accusa degli animalisti ai cacciatori, gli amanti delle arti venatorie sparavano "a tutto quello che si muove". Poco importava, raccontavano i nemici giurati della caccia, se fossero animali protetti o da impallinare liberamente. Insomma, i cacciatori - dicevano - pur di fare fuoco avrebbero colpito senza fare distinzioni beccacce e poiane, fagiani ed armadilli, arabe fenici o coccodrilli albini. Quelli, però, erano ancora bei tempi, una sorta di età dell'oro per la caccia. Ora l'avifauna, complice clima, smog, bracconieri e traffico aereo, è sempre più limitata. Gli ungulati latitano. I dinosauri sono estinti. Solo i cinghiali, chissà perchè, continuano a fare il bello e il cattivo tempo sui Colli, sgrofolando qua e là, ben lontani dalla possibilità di essere tramutati in ragù. Insomma, un disastro, una penuria. I cacciatori del terzo millennio si devono un po' accontentare dei sempre più rari pennuti, delle misere aree verdi sottratte alla cementificazione delle giunte comunali, di qualsiasi colore siano, e si ritrovano a sparare al quasi nulla in spazi sempre più limitati. Domenica pomeriggio però alcuni cacciatori hanno esagerato. Hanno sparato non solo a tutto ciò che si muove, ma anche al luogo più immobile per definizione, al cimitero. Ad un certo punto i visitatori raccolti a pregare sulle tombe dei propri cari si sono trovati in mezzo ad una sparatoria. Dai campi circostanti le doppiette si stavano dando da fare, un po' troppo vicine. Terrorizzate, alcune persone hanno chiamato la centrale operativa dei carabinieri di Abano, chiedendo l'intervento dei militari. In quel mentre una pioggia di pallini, come hanno potuto constatare anche gli uomini dell'Arma, è grandinata sulle lapidi, sui vasi di fiori, sulle fotografie dei defunti. Non per fuoco diretto, ma in parabola discendente, dopo avere mancato qualche pennuto. Le pattuglie hanno cercato i responsabili, ma non sono riusciti a rintracciarli.
Angelo Cimarosti
(GAZZETTINO di PADOVA-MONSELICE, 14 Ottobre 2003)


Impallinata dai cacciatori nell’orto davanti alla casa»
LA DENUNCIA. LA DONNA ACCUSA «NON HANNO RISPETTO»
TARZO. «Ero nell’orto verso le 10 e stavo raccogliendo l’insalata quando, dopo uno sparo, mi sono sentita la testa e il corpo pieni di pallini».
Antonia Frassetto - conosciuta da tutti in paese come Gabry - 50 anni, commerciante, nel suo giardino di casa in via Madonna del Loreto a Corbanese di Tarzo ieri mattina è stata bersaglio di una scarica di pallini sparati da un cacciatore che si trovava nel bosco poco lontano. Solo per un caso non è rimasta ferita: i pallini, infatti, non hanno leso la pelle. Evidentemente, quando le sono arrivati addosso, avevano esaurito la loro corsa. Subito la signora Frassetto ha telefonato ai carabinieri di Cison e agli uffici comunali di Tarzo. «Per un caso i pallini non mi hanno colpito all’occhio o in faccia - prosegue Antonia Frassetto - mi è andata bene, ma i cacciatori agiscono senza regole nei campi altrui. Per il momento non sporgerò denuncia contro ignoti, ma voglio segnalare pubblicamente quanto è accaduto, perché i cacciatori seguano le regole del vivere civile senza causare danni ad altri.
Non ce l’ho con tutti i cacciatori, ma con quelli che non rispettano le leggi».
Quanto avvenuto ieri è solo l’ultimo episodio ai danni della signora Frassetto. «Un anno fa - prosegue la donna - un cane da caccia è arrivato fin sulla porta di casa per recuperare un fagiano morto, caduto proprio lì: credo che questo la dica lunga su quale rispetto i cacciatori, che vengono in questo bosco, abbiano delle cose altrui. Dove abito io, in collina, con il bosco del Mondragon attorno, già alle 6 di mattina si cominciano a sentire gli spari di chi va a caccia di caprioli, fagiani e altri animali.
Se si limitassero a sparare lontano dalla mia abitazione non sarebbe male: invece sparano senza alcuna regola, mettendo a rischio la mia persona, quella di mio marito e anche dei bambini che vengono a trovarmi».
Oltre a subìre spari e pallini, alla signora Frassetto alcuni anni fa ignoti hanno rubato tacchini e galline entrando attraverso una rete, che ora la signora ha tolto perché inutile contro i furti. «Certo abitare qui non è facile - sostiene Antonia Frassetto - Siamo in balìa, oltre che dei cacciatori, anche dei ladri di animali. Ho rinunciato ad allevarli perché me li portavano via continuamente. Oltre a tutto ciò, tra un po’ avrò anche il problema di eventuali crolli di terreno vicino alla mia abitazione a causa degli sbancamenti che i proprietari di terreni vicini stanno effettuando, per realizzare nuovi vigneti». Quello dei cacciatori che sparano vicino alle abitazioni non è comunque un caso isolato. Domenica Loris Pradella, che abita in via Manzana Bassa a Vittorio, ha denunciato di essere stato minacciato da due cacciatori dopo averli invitati ad allontanarsi da un terreno agricolo.
Stefania Rotella
(Tribuna di Treviso, 15/10/03)


Castelnuovo.
PIOVONO PALLINI, PAURA A RONCHI
Una gattina uccisa a Cavalcaselle, caccia sotto casa anche al Galetto
Castelnuovo. Una gattina perforata da decine di pallini, uccisa dai colpi sparati da cacciatori a poche decine di metri dalle abitazioni, a Cavalcaselle; ai Ronchi pallini sono arrivati contro le finestre delle case e anche sulle impalcature per lavori di manutenzione; c^Òè chi, in località Galetto, si è visto cadere danti all^Òuscio di casa un fagiano, anche questo impallinato. Insomma, le zone di Castelnuovo interessate al problema sono più d'una, tutte alle prese con qualche cacciatore dotato di licenza ma, evidentemente, privo di buon senso e poco propenso a rispettare le regole.
Emblematica la situazione a Cavalcaselle, in via 25 Aprile: qui un intero condominio si trova a dover regolare le proprie abitudini in base alla presenza di cacciatori che, in barba alle norme sulle distanze dalle abitazioni, si spingono fino a pochi metri dalle case.
"Nei giorni di caccia gli spari iniziano presto, anche alle sei della mattina", racconta Stefano Canestrari, "ed è normale vedere i cacciatori passeggiare a pochi metri dalla casa. Dove si mettano a sparare non si sa, ma dubito vadano tanto distanti perché il rumore degli spari è troppo violento".
"In questi giorni non ci si può fidare a stare sul balcone", aggiunge Daniela Valentino, "io stendo i panni sul pianerottolo del giroscala e non faccio affacciare i miei figli: nei giorni scorsi sono arrivati pallini contro la finestra dell'appartamento di una vicina, come si fa a sentirsi sicuri? Chi può garantire che non succedano incidenti?"
Nello stesso condominio, infatti, abita la signora Vanda Cacciari, proprietaria della gatta uccisa mercoledì. "È la seconda volta", racconta, "che succede: la prima è stata due anni fa; il gatto che avevo allora è stato centrato da una rosa di pallini ben visibile sul collo; penso che non ci voglia un esperto per capire che se una rosa di pallini si ferma tutta sul collo di un gatto non può essere stata sparata da grande distanza". "Questa volta", prosegue, "la gattina è stata colpita ovunque; per questo, pur avendola ritrovata morta, l'ho portata dal veterinario per capire cosa era accaduto: questi ha certificato che la tipologia della lesione sulla colonna fa pensare ad un colpo sparato da vicino. Quindi qui non c'è solo chi ignora le regole sulle distanze dalle abitazioni ma anche chi pensa che i gatti siano animali da cacciare e li uccide volontariamente".
Giuditta Bolognesi
(L'Arena, 18/10/2003)


COLTIVATORE IMPALLINATO DA UN CACCIATORE
CESENA - Stava lavorando tranquillamente nel campo che coltiva con passione, nelle vicinanze dell’ospedale, quando si è visto arrivare in faccia una “grosa”. Purtroppo non era un fiore ma la classica forma che assumono i pallini dei fucili da caccia quando escono dalla canna. Colpito al volto e nel petto, si è subito diretto al vicino pronto soccorso dove ha ricevuto le cure del caso. Alcuni dei micro-proiettili gli sono stati estratti, mentre per altri dovrà attendere che l’organismo li espella spontaneamente.
Fortunatamente sono tutti rimasti a un livello piuttosto superficiale. La paura però è stata tanta. E anche il dolore.Le grida lanciate dall’uomo non sono comunque servite a richiamare l’attenzione del cacciatore che ha combinato il guaio. Forse non si è accorto dell’incidente che aveva provocato. O forse si è dato alla fuga.Protagonista dello sgradevole episodio accaduto ieri è stato Gilberto Caprili, coltivatore 63enne che da tempo di prende cura di quell’appezzamento (di cui non è proprietario) in cui è stato impallinato. Non è la prima volta che accadono cose di questo genere e non a caso i rapporti tra agricoltori e cacciatori non sono di solito buoni.
(Corriere della Romagna, 27/10/03)


"Vigilare su chi spara nei pressi delle abitazioni"
www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=LETLECCO&Bassa=si&Pagina=23&IDNotizia=839939
CACCIA "VIGILARE SU CHI SPARA NEI PRESSI DELLE ABITAZIONI" Vorrei segnalarle un episodio accaduto domenica. Mentre mi trovavo nel giardino della mia abitazione, sita in località Monteno di Pasturo, ho sentito uno sparo proveniente da un boschetto adiacente e subito dopo sono stato raggiunto da una scarica di pallini. Il cacciatore che si trovava in questo bosco ha cercato di convincermi che tali pallini sono inoffensivi; le assicuro che non è divertente provare un'esperienza del genere e che un eventuale pallino in un occhio sarebbe stato tutt'altro che inoffensivo. Tenendo presente che sul sentiero posto tra il bosco in questione e la mia abitazione erano appena passate alcune famiglie con bambini, in gita o alla ricerca di castagne, ritengo che il comportamento dei cacciatori andrebbe meglio regolamentato e limitato agli ambienti ove non siano presenti altre persone.
Sarebbe opportuno che ci si attivasse per organizzare un corso di aggiornamento in materia di sicurezza nell'uso delle armi per queste persone e un'adeguata vigilanza per eventuali comportamenti illeciti. Confido in un solerte interessamento delle autorità competenti al fine di evitare un incidente più grave, cosa del tutto probabile vista la frequenza degli spari che si susseguono nei pressi delle abitazioni.
Paolo Bonomi
Località Monteno - Pasturo
(La Provincia di Lecco - 29 ottobre 2003)


07/11/03
Pesaro
CINGHIALI, PALLETTONI SULLE AUTO
FOSSOMBRONE — La Provincia dice di aver «adottato uno specifico regolamento che ha gettato le basi per realizzare un'attività quanto più corretta e oculata di specie animali…». Come dire tutto e nulla. Vigilanza, controlli, sicurezza, incolumità del cittadino? Nessun cenno. Cacciare il cinghiale, nella zona di Fossombrone, significa andare incontro a polemiche e pericoli. Il contrasto d'opinioni sostenuto con ragioni proprie da ciascuna delle parti sembra difficilmente conciliabile. Un serio «intervento» dell'Amministrazione provinciale, competente in materia, si attende da anni. Solo in vista d'elezioni se ne parla.
A San Piero in Tambis, per cause in corso d'accertamento, dal fucile di un cacciatore è partito un pallettone che ha trapassato la carrozzeria di un fuoristrada parcheggiato sulla strada. A Santo Stefano di Gaifa si è arrivati addirittura alle minacce. I cacciatori sono autorizzati, rispettando determinate condizioni, ad attraversare i terreni privati. Un privilegio che i proprietari non accettano: «Cacciatori e cani al seguito creano scompiglio e distruzione. Questa storia deve finire…».
I cinghiali distruggono tutto. Gli agricoltori, ai quali non arriva un centesimo per il risarcimento danni: «Abbiamo sopportato abbastanza».
Chi ha scelto di vivere stabilmente in una casa di campagna ripristinata, si sente indifeso dai cinghiali che vanno «a cercar cibo avanti la nostra casa, fino ad entrare nel garage dove abbiamo le provviste». Non tutti i cacciatori rispettano regole, leggi e buon senso. Senza rivangare gli incidenti stradali anche mortali provocati dagli ungulati. I comunicati dell'Amministrazione provinciale non servono a calmare gli animi surriscaldati da una parte e l'altra. Un segno premonitore. Denunce e querele.
Mario Cardilli
(Il Resto del Carlino, 07/11/2003)


LADISPOLI
VIA PRAGA CONTRO LE DOPPIETTE: SPARANO TROPPO VICINO ALLE CASE
E' polemica tra i residenti di via Praga al quartiere Cerreto a Ladispoli e i cacciatori. Ad accendere il malumore degli abitanti della strada, che confina con una vasta area verde, il fatto che ogni mattina all'alba vengono svegliati dal rumore delle doppiette che imperversano a poche decine di metri dal centro abitato. Ad accrescere la rabbia dei residenti anche l'atteggiamento di alcuni cacciatori che continuerebbero tranquillamente a sparare contro la selvaggina perfino quando arriva lo scuolabus per raccogliere gli alunni. A conferma della delicatezza della situazione vi sono i frequenti ritrovamenti dei pallini delle cartucce in vari giardini di via Praga. La sgradevole situazione è stata segnalata, attraverso una specifica denuncia, ai carabinieri di Ladispoli con la richiesta di multare tutti gli appassionati dell'arte venatoria che non rispettano la normativa che impone di non cacciare a meno di trecento metri da un centro abitato.
G.Pal.
(Il Messaggero, 18/11/03)


Montegaldella. Cacciatori sparano ai fagiani ma colpiscono una villa in via Sabbioni
PALLOTTOLE CONTRO LA CASA «E ORA TEMIAMO PER I BIMBI CHE GIOCANO IN GIARDINO»
di Matteo Marcolin
Da poche settimane si è aperta la stagione venatoria. Anche tra le campagne di Montegaldella, soprattutto durante i week-end, i cacciatori si "sbizzarriscono" con le loro doppiette alla ricerca di selvaggina. Peccato però che oltre alla cacciagione, la scorsa settimana sia finita involontariamente nel mirino di alcuni inesperti tiratori anche la veranda di una villetta. Un vero e proprio tiro a segno, effettuato con dei bersagli insoliti: le porte-finestre dell'abitazione.
Lo sconcertante episodio si è verificato in Via Sabbioni, al civico 5. Qui abita Luigi Zanettin, un direttore di banca da poco in pensione, che ha scelto di ristrutturare un casale in una zona apparentemente tranquilla. «Non sappiamo con precisione quando sia accaduto il fatto - spiega - ma probabilmente durante il fine settimana. Nel boschetto coltivato al di là della strada - continua - spesso si aggirano alcuni cacciatori. Questi, non rispettando i limiti previsti dalla legge che imporrebbero di restare a 150 metri dalle abitazioni, cercano di colpire la selvaggina. Questa volta, invece, al posto degli animali hanno "mitragliato" le nostre imposte».
Che sia stata la foga di prendere l'animale, o molto più probabilmente l'inesperienza e la disattenzione, fatto sta che poteva andare a finire molto peggio. Fortunatamente, infatti, nel cortile dell'abitazione non c'era nessuno. Un episodio che comunque resta deplorevole e da condannare. «Non è tanto il danno materiale che mi preoccupa, quanto il pericolo cui siamo andati incontro; mia nipote spesso gira in bicicletta nel cortile.
Dopo l’episodio glielo proibiamo perché non siamo sicuri». E Zanettin mostra i segni dei pallini da 12, ancora ben visibili sui serramenti in legno. Lui ha esposto denuncia sia ai carabinieri, che alle guardie venatorie. Queste ultime durante un sopralluogo hanno accertato che si tratta di colpi usati tipicamente per la caccia ai "fagiani". Ciò è deducibile anche dall'altezza del segno lasciato dai pallini sparati alle porte-finestre.
«Dopo ciò che è successo - conclude Zanettin - sarò intransigente. Denuncerò chi non rispetta le regole, e mette irresponsabilmente a repentaglio la nostra incolumità». Zanettin chiede inoltre che vengano prevenuti altri episodi analoghi, magari attraverso maggiori controlli nella zona.
(Il Giornale di Vicenza, 28/11/03)


«Fucilate vicino a casa, ora basta»
I RESIDENTI DI VIA DE GASPERI DENUNCIANO I CACCIATORI: «È LA TERZA DOMENICA CHE SUCCEDE»
San Vito al Tagliamento
A caccia di fagiani sotto le case. Si sono rivolti alla Polizia Municipale, alcuni residenti di via De Gasperi, dopo che per diverse domeniche si sono svegliati di soprassalto a causa dei colpi di fucile di alcuni cacciatori che si erano avvicinati troppo alle abitazioni.
L'area in questione si trova nella zona di San Vito Nord, dietro la caserma dei Vigili del Fuoco, tra l'ultimo tratto di via De Gasperi e via Cipressi, la strada che porta al cimitero di Madonna di Rosa. «In questa zona spiegano alcuni residenti ci sono sempre stati alcuni cacciatori che venivano a sparare. Da un pò di settimane, però, si sono avvicinati sempre di più alle case, tanto che le ultime tre domeniche, nelle prime ore del mattino, tra le sette e le otto, ci siamo svegliati di colpo per il rumore dello sparo».
Un paio di cacciatori, infatti, si trovavano a pochi metri dalle abitazioni, villette a schiera che si affacciano su un terreno agricolo oggi non coltivato e dove dovrebbero essere costruite i nuovi alloggi progettato dall'Ater e dall'azienda pubblica Edilizia Futura & Territorio.
Vista l'ora in cui si sono verificati i fatti (tra le sette e le otto del mattino), la preoccupazione maggiore, secondo gli abitanti, è per la sicurezza delle case e dei molti animali domestici, cani e gatti, che vivono in questa zona. «Non vogliamo certo accusare tutti i cacciatori, continuano in particolare verso i molti che rispettano le regole imposte e sono attenti a non recare pericolo a terzi praticando la caccia. Ma verso coloro che non tengono in considerazione le distanze di sicurezza, istituite appositamente per evitare che si determinino situazioni di rischio». Secondo la legislazione nazionale in materia, infatti, i cacciatori possono sparare due giorni alla settimana, mercoledì e domenica, e sono tenuti ad attenersi a distanze stabilite: 100 metri dalle case e 50 da strade e linee ferroviarie. Ovviamente, c'è il divieto di puntare il fucile verso le abitazioni o le infrastrutture viarie. «Queste sono regole statali spiega Renato Monestier, direttore della riserva di caccia di San Vito al Tagliamento che valgono per tutti. Ciò non toglie, però, che ognuno di noi è responsabile delle azioni che compie e come tale deve essere trattato. Come associazione sanvitese dei cacciatori, promuoviamo il rispetto della legge con tutti i nostri iscritti. Se non siamo noi i primi rispettare, non possiamo pretendere di essere rispettati».
Francesca Benvenuto
(Il Gazzettino, 18/12/2003)


Bibbiena, Comunicato stampa 18/12/2003 - Prot. 79/03
OGGETTO: COMUNICATO STAMPA/LETTERA APERTA, SUI CASI DI AVVELENAMENTO DI ANIMALI NEL COMUNE DI SUBBIANO
In riferimento da quanto riportato dai mass-media locali, tra il 12 ed il 13 dicembre 2003.
Veleno, trappole e lacci sono stati per tre anni, abbondantemente usati all'interno della riserva di caccia di Montegiovi, a pochi chilometri dall'abitato di Subbiano (AR). I cacciatori coinvolti, utilizzavano questi mezzi illegali per sterminare ogni animale che potesse esser loro concorrente nella caccia alla selvaggina. Se l'animale morente, a causa del veleno o perché sfinito dall'agonia che porta la cattura del laccio, veniva trovato ancora in vita, era immediatamente decapitato.
Gli animali così uccisi venivano gettati nella spazzatura. Questa vicenda non sarebbe venuta fuori se un gruppo di testardi che abitano dentro ed ai margini di questa riserva, non avessero tenuto duro e preteso l'intervento di tutte le Forze dell'Ordine ed anche quello della Protezione Animali del Casentino.
Negli ultimi mesi, a decine si sono dati da fare per mostrare cosa stava succedendo, cosa creava loro una tal tensione da portarli all'estremo della sopportazione. I loro cani e gatti stavano morendo avvelenati, uccisi a fucilate, o peggio. Di altri, i più, non si sono neanche ritrovati i corpi, probabilmente finiti in quello stesso bidone della spazzatura. Gli stessi cacciatori, autori di queste morti, a volte, si fermavano nelle vicinanze delle abitazioni delle persone alle quali sapevano di aver ucciso un animale, in atteggiamento di derisione e sfida.
Loro complice era il Guardia Caccia, che invece di far rispettare le leggi, consentiva ai cacciatori ogni genere d'irregolarità. Infatti, proprio all'interno della riserva, nella casa sotto la sua custodia, sono stati trovati dagli Agenti, veleni e lacci pronti per essere piazzati. Oltre a colpite gli animali domestici e selvatici, che vivevano nella zona, sono stati avvelenati anche cani e gatti di ignare persone che, convinte di far fare una passeggiata al proprio animale, si ritrovavano, invece, a dover fare una corsa disperata verso il Medico Veterinario, che non sempre riusciva a salvare l'animale moribondo, vista la difficoltà ad identificare i veleni utilizzati.
Colpito anche il Comune di Subbiano, poiché è stata decimata una Colonia Felina, regolarmente censita, che il Sindaco aveva fatto coscientemente sterilizzare, in modo da contenerne il numero. Ad oggi, nella zona, solo pochi gatti e cani, sono sopravvissuti alle persecuzioni di questi cacciatori. Visti gli eventi, che per tre anni hanno scioccato la popolazione della zona, si chiede a gran voce che la caccia, in questa riserva, venga per sempre bandita, in modo da far capire a questa genia, che il rispetto della legge e l'amore per gli animali, non possono essere messi da parte per l'illegalità e la voglia di uccidere.
Chiedo la pubblicazione integrale e la massima divulgazione di questo articolo, che fa chiarezza sugli eventi della riserva di Montegiovi nei pressi di Subbiano. Viste le indagini in corso, i nomi delle persone denunciate, non sono stati trascritti.
Presidente E.N.P.A. Casentino
Fabio Acciai


SUCCEDE AL TRASIMENO
Spari e auto ”impallinata”, la pace è rovinata
AGRITURISMO INSORGE CONTRO I CACCIATORI PER SALVARE LA QUIETE. DENUNCE, APPOSTAMENTI E DISPETTI
di UMBERTO MAIORCA
PERUGIA - La pace delle vacanze in agriturismo turbata dalle battuta di caccia sempre più vicine alle case. Pallini che fischiano sotto le finestre e rimbalzano sul tetto delle abitazioni e, alla fine, parte la denuncia ai carabinieri per danneggiamento.
A sporgere denuncia per danneggiamento della propria autovettura, alla stazione dei carabinieri di Piegaro, il proprietario di un agriturismo della zona, dopo lo svolgimento dell'ennesima battuta di caccia nei pressi della struttura ricettiva.
Una mattina, l'uomo e la moglie si svegliano di soprassalto a causa di alcuni colpi di arma da fuoco, esplosi nelle immediate vicinanze della casa.
Affacciatisi alla finestra scorgono movimenti di cacciatori a meno di 50 metri dall'agriturismo. E qualche pallino rimbalza sul tetto della casa. Per alcune ore infuria una vera battaglia fatta di urla e spari.
Quando il sole si fa alto, i due albergatori escono di casa e notano, non molto lontano, lungo la strada di campagna di accesso alla struttura ricettiva, un'automobile ferma, con accanto un cacciatore. L'uomo indica la figura alla moglie come per dire: forse era uno di quelli della battuta. Passano pochi minuti e, mentre i due proprietari sono intenti nei lavori dell'aia, sentono il rumore secco di una fucilata, poi lo schianto di un vetro ed un sordo strepito metallico. Si guardano un po' in giro e scoprono che il lunotto della loro automobile è andato in frantumi e che una palla da cinghiale si è conficcata nel tettino. Poco lontano da casa rinvengono anche un bossolo. Che è stato allegato alla denuncia presentata dal legale della coppia, l'avvocato Fabrizio Castelvecchi, ai carabinieri di Piegaro, chiamati ad indagare sull'accaduto.
(Il Messaggero, 10/01/2004)


Fondo chiuso

Spettabile direzione Promiseland, possiedo con mia moglie un terreno in Sabina (Rieti) di circa 5 ettari ed ogni anno durante la stagione venatoria devo "ospitare" impotente gli sgraditi cacciatori che, oltre a disturbare la quiete fin dalle prime ore dell'alba provocano vari se pur lievi danni come la costruzione di capanni con rami tagliati dalle querce (per noi veramente preziose) o l'impallinamento di ulivi e del cavo della corrente del pozzo, nonché la presenza di pallini di piombo che, arrivando anche sul tetto di casa, si radunano nella grondaia e finiscono poi in un serbatoio interrato che uso per annaffiare l'orto con conseguente, se pur lieve, contaminazione da piombo degli ortaggi.

So che i cacciatori non possono superare una recinzione a rete di 2 metri e quindi sto provvedendo a recintare in questo modo, ma i costi sono ovviamente molto elevati ed i tempi lunghi.

So anche che esiste la possibilità di recintare in modo più economico per fare un "fondo chiuso", dove i cacciatori non possono entrare, notificando una richiesta alla provincia.

Vi chiedo cortesemente al riguardo maggiori delucidazioni.
Gli estremi della legge.
Come deve essere fatta la recinzione e la tabellazione considerando anche il fatto che ci sono zone di difficile accesso perché scoscese.
E soprattutto a chi deve essere inviata la domanda, in che termini e se possibile una traccia della stessa al fine di evitare un rifiuto perché formalmente scorretta.

Ringraziando anticipatamente della cortesia mi congratulo con voi per il bel sito con tante interessanti, a volte sconvolgenti, notizie.

Saluti,
Giancarlo A.

(Mail ricevuta dalla redazione di Promiseland, 31 marzo 2004)