Analisi
del rapporto tra attività venatoria italiana e
potenziali
danni al turismo.
A cura dello Staff del progetto
Caccia il Cacciatore
www.cacciailcacciatore.org
Maggio 2004
INTRODUZIONE
L'Italia
è un paese eccezionale, che offre una varietà incredibile di bellezze; un paese
che in un'area leggermente più grande dell'Arizona contiene circa il 53%
dell'arte del mondo.
L'Italia
è un luogo fantastico che offre una varietà incredibile di bellezze artistiche
e naturali tra le quali: 9.000 km di coste, 1.400 km di catene montuose, 2.000
km quadrati di laghi, 5 grandi parchi nazionali, 200 città d’arte, 200 città
termali, e garantisce ospitalità in 37.000 alberghi. L'insieme compone
l'immagine di un paradiso di civiltà, ma è una civiltà avariata e rovinata da numerose
attività distruttive fra cui la continua strage di animali causata della
caccia.
In Italia vengono uccisi almeno 100 milioni di animali l'anno. Non si devono
inoltre dimenticare le altre attività violente, crudeli e pericolose legate
alla caccia, vale a dire: le dieci persone al mese che mediamente muoiono in
incidenti di caccia, il bracconaggio, l'uccellagione, i danni all'ambiente
causati dalle tonnellate di velenosissimi pallini di piombo riversate sul
territorio ogni anno, le esche avvelenate utilizzate per eliminare i predatori
naturali.
I politici sembrano gareggiare tra loro per concedere nuovi privilegi ai
cacciatori (che già da decenni possono entrare armati nelle proprietà private
anche senza il consenso dei proprietari) garantendo loro l’accesso ai parchi
naturali, l'incremento delle specie cacciabili, l'allungamento della stagione
venatoria, la depenalizzazione dei reati venatori. All'Italia sono già state
inflitte varie condanne dalla corte di giustizia del Lussemburgo per violazione
delle direttive sugli uccelli selvatici.
I DANNI DELLA CACCIA
Circa 800000 cacciatori possono
entrare nelle proprietà private, nei parchi naturali, armati e autorizzati a
sparare.
Consiglieri regionali
appoggiano questa barbarie, andando contro le direttive europee.
Il governo nazionale non
protegge i suoi stessi parchi, patrimonio di tutti, ma vuole consegnarli a una
estrema minoranza della popolazione, la minoranza più crudele e spietata.
Un turista :
·
Se affitta una villa con parco, o si reca in un
agriturismo, o in un hotel immeso nel verde potrebbe trovarsi cacciatori armati
autorizzati a entrare nel giardino.
·
Potrebbe diventare una delle 10 vittime umane al mese dei
cacciatori.
·
Potrebbe trovare parchi nazionali e aree protette
consegnati ai cacciatori
·
Potrebbe trovare tonnellate di piombo, usato nelle
cartucce dei cacciatori e bandito in varie nazioni estere, nell’ambiente con il
conseguente inserimento nella catena alimentare.
·
Potrebbe rischiare la vita dei propri figli piccoli e dei
propri animali d’affezione per i bocconi avvelenati che i cacciatori mettono
per eliminare i predatori naturali.
I
turisti più attenti alle tematiche ambientali potrebbero non apprezzare l’uso
in Italia di:
·
Norme che NON proteggono la fauna migratrice.
·
Reti per la cattura di richiami vivi che, ovviamente, non
sono selettive e uccidono anche animali in via di estinzione
·
Uso di richiami vivi, uccelli tenuti in gabbie minuscole,
spennati vivi, sottoposti a mesi di buio assoluto per sfasarne il ciclo
biologico per farli cantare in autunno invece che in primavera.
·
Uso della caccia con il falco che ovviamente, non è
selettiva e uccide anche animali in via di estinzione.
IL
POTERE DI POCHI
- Una vergognosa norma,
l'art. 842 del codice civile mussoliniano, introdotta nel 1942 per facilitare
la preparazione militare dei soldati italiani, e mai abrogata, dà ai cacciatori
la possibilità di entrare armati nelle proprietà private, anche senza il
consenso dei proprietari. Sicché, se uno entra in un fondo privato solo per
passeggiare, può essere sbattuto fuori, se ci entra un cacciatore armato, per
sparare, lo può fare impunemente.
- Nel 2002, carta bianca alle Regioni, con la legge d'iniziativa governativa,
la n. 221, che dà loro facoltà di autorizzare la caccia a uccelli protetti
dalle direttive comunitarie (passeri, storni, fringuelli e peppole). Si tratta
di una legge anticostituzionale, giacché la Costituzione attribuisce al
Governo, e non alle Regioni, la competenza legislativa sull'ambiente, e quindi
anche sulla caccia. Numerosi ricorsi al TAR vengono inoltrati ogni anno dalle
associazioni anticaccia, per le varie norme improprie che le Regioni tentano di
applicare.
- Regione Lazio: una proposta di legge intende autorizzare i cacciatori a
sparare alla selvaggina d'allevamento per tutto l'anno all'interno delle zone
dove vengono allenati i cani, nonostante questa attività sia già stata
condannata in altre Regioni sia dai TAR sia dalla Corte Costituzionale.
- Nel 2001, una proposta di legge nazionale intende ammettere la caccia nei
Parchi nazionali, nei Parchi regionali e nelle riserve naturali, con la sola
esclusione delle riserve integrali. Ogni provincia non potrà avere più del 25%
del territorio al riparo dalle doppiette. La fauna selvatica non sarà più
patrimonio indisponibile dello stato e la fauna migratrice diverrà res nullius,
roba di nessuno: si potrà cacciare anche lungo le rotte di migrazione, fino ad
ora protette da una direttiva CEE del 1979.
- Fra il 2001 e il 2003 ben sedici proposte di legge della maggioranza
intendono: ampliare l'elenco delle specie cacciabili, includendovi specie anche
protette dalle norme comunitarie; estendere la stagione venatoria ai mesi di
agosto e febbraio, in periodi vietati dalle norme comunitarie perché
interessati dalla riproduzione e dalla migrazione degli uccelli; ridurre i
perimetri delle aree protette; depenalizzare i reati venatori, che oggi sono
considerati invece bracconaggio, come: l'uccisione di orsi, falchi, aquile,
stambecchi, l'attività venatoria fuori stagione di caccia, la caccia nei
giardini urbani, la detenzione di fauna protetta.
All'Italia sono già state inflitte quattro condanne dalla corte di giustizia
del Lussemburgo (una nel 1987, due del 1991, una nel maggio 2002) per
violazione delle direttive sugli uccelli selvatici. Ma i politici italiani (di
tutti gli schieramenti), temono di più le ritorsioni della lobby dei cacciatori
e il loro ricatto politico che non le condanne dell'Unione Europea.
Per la caccia, l'uso del termine "sport" non è certo giustificabile. Eppure,
fino a poco tempo fa la Federcaccia faceva parte del CONI (Comitato Olimpico
Nazionale Italiano) allo stesso titolo dell'atletica, e riceveva da esso
contributi economici. Di recente, la Federcaccia è stata estromessa dal CONI,
ma solo per rientrare con un altro nome, Federazione Sportiva Armi da Caccia
(FIDASC), con tanto di gare internazionali (cosa che con la Federcaccia non era
possibile).
IL BOICOTTAGGIO TURISTICO
Alcune regioni della Spagna e
recentemente la città di Barcellona, a causa di boicottaggi turistici, spesso
nemmeno ben organizzati, hanno rinunciato alla corrida, forse il più
« tradizionale » dei maltrattamenti su animali.
Negli ultimi mesi del 2003, a
causa della reazione dei turisti italiani in hotel della Repubblica Dominicana
alla vista dei tradizionali combattimenti fra galli, alcuni tour operator hanno
fatto pressione sugli stessi hotel e, al momento, la pratica barbara dei
combattimenti non viene più effettuata nei luoghi di alloggio turistici.
Dopo la recente ripresa della
caccia alle balene, i turisti disertano l'Islanda : le disdette piovono
sugli operatori turistici soprattutto da parte di clienti britannici, americani
e francesi.
«Noi proponiamo viaggi in Islanda da 18 anni - ha dichiarato il
responsabile della società inglese Arctic Experience, Clive Stacy - siamo la
più grande agenzia britannica in questo settore, e quest'anno abbiamo portato
nell'isola quasi ottomila persone.Ma da quando è ripresa la caccia la gente non
smette di chiamarci per cancellare le prenotazioni».
Secondo Stacy «occorreranno
anni» per riparare i danni che l'attuale campagna di caccia alla balena sta
recando all'immagine dell'Islanda.
Knutur Oskarsson, dell'agenzia
americana Destination Iceland, ha spiegato «La caccia non danneggia solo
l'industria turistica, ma l'immagine complessiva del Paese all'estero. La
questione non è più solo se bisogna permettere la caccia o no, ormai si tratta
del futuro stesso dell'industria turistica».
La lotta ai cacciatori che si sta portando avanti in Italia a livello
legislativo (comunitario e nazionale), negli ultimi anni, non è risultata
efficace: i cacciatori diventano sempre più arroganti e potenti. Anche se
diminuiscono numericamente, aumenta il loro potere e quindi il danno che
riescono a provocare, tra caccia, bracconaggio, e tutto quanto vi è collegato.
I cacciatori rappresentano poco
più dell'1% degli italiani, ma, per colpa delle atrocità legali e illegali che
commettono, e per colpa di un governo nazionale e di alcune Regioni che li
appoggiano, hanno creato una situazione che condurrà a forti perdite economiche
a causa della progressiva svalutazione del territorio e conseguente scomparsa
dei turisti.
In altre parole: la lobby
venatoria ha esagerato e ha creato una situazione talmente anomala da diventare
un danno all’immagine del paese, cosi come si può vedere dalla raccolta di
articoli giornalistici usciti negli ultimi mesi e riportati in appendice A.
Anche un articolo, riportato in
Appendice B, pubblicato sul sito www.arcicaccia.it accenna a questo problema.
Invitiamo tutti, soprattutto i
turisti stranieri, ad "aiutarci a diventare civili"
e liberarci dello strapotere dei cacciatori: invitiamo a non visitare le zone
particolarmente colpite dalla crudeltà di cacciatori e bracconieri. Zone
infestate da cacciatori che sparano a tutto quel che si muove, da trappole, da
bocconi avvelenati, da leggi regionali particolarmente permissive.
Nonostante il progetto sia solo
all’inizio abbiamo già ricevuto il supporto di tour operator, alberghi e
agriturismi; alcuni esempi sono riportati in Appendice C.
La preparazione del sito internet
www.cacciailcacciatore.org,
la traduzione in cinque lingue di tutto il materiale utilizzato, la presa di
contatto con 3000 associazioni animaliste europee, con enti del turismo
stranieri, ecc. hanno richiesto tempo e il vero e proprio boicottaggio
turistico è appena agli inizi.
È stata comunque avviata una
serie di incontri e di contatti con tour operator stranieri che sono stati
avvisati di tutte le crudeltà connesse con la caccia in Italia, delle continue
condanne dell’Unione Europea alle leggi italiane a favore di questa barbara
pratica e, soprattutto, della documentata pericolosità della caccia rispetto
alla sicurezza del cittadino e del turista.
Una rivista inglese
di consumatori, The Ethical Consumer
Magazine (www.ethicalconsumer.org), ha
già mostrato interesse per l’iniziativa e ha offerto il proprio supporto.
Sono già giunte
da tutto il mondo (Regno Unito, Francia, Germania, Belgio, Spagna, Stati Uniti,
Grecia, Portogallo, Olanda, ...) decine di messaggi indirizzati all'ENIT, Ente
Nazionale Italiano del Turismo e a vari ministeri italiani, di supporto alla campagna,
da parte di singoli cittadini - potenziali turisti - e di associazioni che
contano ciascuna centinaia o migliaia di associati.
Alcuni esempi sono riportate in
Appendice D.
ALCUNI PRECEDENTI
Il Consiglio di Stato, Sezione
sesta, con sentenza n. 2387, depositata in Segreteria il 7 maggio 2003, ha
stabilito il potere del Sindaco a vietare l'esercizio della caccia per un
limitato periodo di tempo e in una zona circoscritta, a tutela dell'incolumità
pubblica e, in particolare, della salute dei turisti.
Questa sentenza è l’atto
conclusivo della vicenda, iniziata il 4
agosto 1995, che ha visto protagonista il Sindaco di Sauris il quale, per
tutelare i turisti, vietava l'esercizio della caccia al capriolo nella riserva
di caccia. La Federcaccia fece e perse il ricorso. Questa sconfitta dei
cacciatori è particolarmente importante proprio mentre stanno giungendo da
tutto il mondo ai ministeri italiani decine e decine di messaggi di
boicottaggio dell’Italia come metà turistica.
Il 29 agosto
2003, la Lipu (Lega italiana protezione uccelli) ha lanciato un appello ai
sindaci italiani chiedendo di "disporre con propria ordinanza la
sospensione dell'attività venatoria per motivi di ordine pubblico e disturbo al
turismo".
La pericolosità
della caccia nel potenziale danno turistico per l’Italia è enorme e sempre piu’
associazioni e tour operator condannano l’Italia per le leggi anacronistiche su
questa barbara pratica. "Il danno arrecato ai turisti italiani ma
soprattutto ai gruppi internazionali in vacanza nel nostro Paese sarebbe enorme
- dice Fulvio Mamone Capria, della Lipu -. Già negli scorsi anni abbiamo
ricevuto decine di denunce di turisti, in particolare tedeschi e inglesi, che
segnalavano il disturbo e la pericolosità per la presenza di cacciatori nei
boschi. Molti dei visitatori annunciarono la fuga dalle nostre località
turistiche".
APPENDICE A
Rassegna stampa
2 settembre 2002
A caccia
vicino all'ospedale, pallini sui malati
(Il Messaggero, 2 settembre
2002, articolo di Giulio Ladi)
ORVIETO - Non credevano ai
propri occhi, e nemmeno alle loro orecchie, i pazienti dell'ospedale di Orvieto
che ieri mattina si sono visti arrivare dentro le loro stanze e accanto ai
letti parecchi pallini sparati da fucili imbracciati da cacciatori imprudenti. Avevano
sentito spari un po' troppo forti per essere a distanza di sicurezza ma che i
pallini, seppure ormai senza eccessiva forza, arrivassero addosso ai vetri e
all'interno delle loro stanze non se lo sarebbero immaginato. Sono fioccate
proteste, telefonate alle forze dell'ordine e alle associazioni ambientaliste. E
questa mattina il consigliere comunale della Margherita, Maurizio Conticelli,
presenter un esposto alla Procura della Repubblica di Orvieto. Anche i
proprietari di un paio di agriturismi della zona hanno protestato per lo stesso
motivo: cacciatori troppo vicino alle loro strutture e ospiti impauriti che
hanno minacciato - e alcuni deciso - di andarsene. L'esposto alla Procura
potrebbe produrre l'effetto di limitare ulteriormente la caccia in alcune zone
del territorio dell'Orvietano. L'area accanto al nuovo ospedale e zona di
caccia e la cosa sembra inspiegabile, sia per il rumore che, come accaduto ieri
mattina, per i potenziali pericoli. Comunque la legge prevede che non si possa
cacciare a meno di cento metri di distanza da abitazioni o luoghi in qualsiasi
maniera e per qualsiasi motivo frequentati da persone. Ma, spesso la
disattenzione e l'imprudenza fanno si che quei limiti vengano disattesi,
superati con disinvoltura. Altro aspetto e' quello relativo agli
agriturismi. Nati in gran numero negli ultimi anni - praticamente quasi tutti i
casolari di campagna, una volta disabitati, sono stati trasformati - sono
disseminati in mezzo alle zone di caccia. La legge regionale prevede che entro
sessanta giorni dall'inizio dell'attivita', gli operatori possano fare domanda
per riservarsi una zona intorno alla propriet in cui la caccia sia vietata. Ma
non tutti conoscono quella legge varata nel 1996 e, quindi, quella domanda non
viene fatta nei tempi previsti.
16
Marzo 2003
IL GAZZETTINO
Esposto alla Procura dei cittadini di via Borgo Furo a Falzè, per i
problemi causati dal vicino campo di addestramento.
Tra i firmatari anche il
sindaco.
Domenica, Abitanti
spaventati: «Sparano a pochi metri dalle case»
I residenti hanno chiesto alla
Provincia l’interruzione della caccia, ma di recente la concessione è stata
rinnovata
Sernaglia (Treviso)
Spari fin dalle prime luci
dell'alba, pallini di fucile in casa, bimbi che si svegliano impauriti. Non
siamo in una zona di guerra o in un campo militare, ma semplicemente nella
borgata di via Borgo Furo, a Falzè di Piave. Bella località sulle Grave del
Piave, ma che malauguratamente confina proprio con un campo addestramento cani
da caccia, dove nei periodo di apertura dell'attività vengono abbattuti gli
animali e i cacciatori esercitano il loro hobby preferito. Bella località,
appunto, che però diventa praticamente invivibile nel periodo di apertura
dell'attività venatoria. E così, dopo ripetuti disagi, penna alla mano, una
ventina di residenti esasperati dalla situazione ha deciso di rivolgersi
direttamente all'ufficio dell'assessore provinciale Stefano Busolin «Chiediamo
- si legge nella raccomandata - che sia immediatamente interrotta l'attività di
caccia in questi luoghi, perché comporta un notevole inquinamento acustico fin
dalle prime luci del giorno specialmente festivo, spavento ed interruzione del
sonno nei bambini e pericolo per l'incolumità delle persone, se non chiuse
nelle proprie abitazioni». Ma nonostante tra i firmatari ci sia anche il
sindaco di Sernaglia, Giovanni Balliana, che caso vuole abiti proprio in questo
borgo, nonostante i molti interventi della Polizia Municipale, dei Carabinieri
e dei guardacaccia che hanno constatato il passaggio e la caduta dei pallini
nelle abitazioni, nessuna risposta da novembre è al tutt'oggi arrivata. Nemmeno
dopo che i tenaci firmatari si sono rivolti alla Procura della Repubblica per
fare un esposto e chiedere lumi circa le loro richieste senza risposta. Anzi un
cenno dalla Provincia è arrivato anche se non proprio quello agognato: in data
31 gennaio la Provincia ha rinnovato la concessione autorizzazione ad esercizio
attività di addestramento cani con abbattimento di fauna proprio in questa zona
denominata Brait. E proprio in riferimento a questa decisione il primo
cittadino ha scritto all'assessore Busolin: «Spiace dover rilevare - scrive
Balliana - come nessuna richiesta di parere, anche se non dovuto, sia stata
avanzato alla mia amministrazione che avrebbe potuto fornire utili indicazioni
soprattutto in considerazione della nota inviata dai residenti ancora a
novembre e di cui si ignora la risposta. Chiedo siano apportate alcune
modifiche al provvedimento di autorizzazione rilasciato, in particolare che il
periodo di sospensione dell'attività di sparo sia esteso fino al 31 agosto e
che l'attività giornaliera possa aver luogo dalle otto».
Manuela Collodet
23/09/03
L’incidente a Giavenale. È stato centrato un quarantenne che pedalava in un
campo aperto
Impallinato durante la biciclettata
Colpito da 53 pallini. Ferite
lievemente anche altre persone
di Giulia Boriero
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/provincia/A.htm
Centrato in pieno da una
fucilata mentre se ne va tranquillo in bicicletta. È questo l’incredibile
incidente capitato l’altro ieri a Stevens Martini mentre partecipava con alcuni
amici alla tradizionale pedalada "Scopriamo l’autunno nei campi": una
giornata di festa che solo per caso non si è trasformata in una tragedia. Partito
il primo pomeriggio da Schio assieme alla fidanzata, Martini, che ha 40 anni ed
abita in città, era diretto al penultimo ristoro allestito lungo il tracciato:
nella zona di Giavenale stava pedalando su un sentiero che attraversa un campo
aperto. In quel momento oltre a Martini ed alla fidanzata, in quel punto
c’erano poche persone, mentre alcuni bambini erano appena passati. All’improvviso,
verso le 17.45, una fucilata ha colpito in pieno l’uomo e di rimbalzo anche
alcune persone che gli erano accanto, ferendole lievemente. La peggio l’ha
comunque avuta Martini, che ha riportato ferite su tutta la parte superiore del
corpo. «Ho sentito uno sparo - racconta Stevens Martini -, ed in un attimo mi
sono reso conto che ero stato colpito. Si è trattato di una frazione di secondo
ma, anche se ero confuso e sanguinavo, ho sentito una scarica di adrenalina e
ho rincorso un’ombra che stava fuggendo, proprio dal punto in cui era arrivata
la fucilata». Ancora sotto shock Martini è stato poi fermato e sottoposto alle
prime cure. Una volta giunto in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale
"De Lellis", i sanitari gli hanno estratto ben 53 pallini di piombo,
che per sua fortuna si sono fermati sottocute, grazie anche al maglione che
indossava. «Ho i segni dei pallini anche sugli occhiali - prosegue - anche se
sono stato fortunato a non riportare conseguenze gravi. Penso all'atto di
inciviltà di questa persona che durante una manifestazione alla quale
partecipano migliaia e migliaia di persone ha sparato da una distanza di poche
decine di metri. La situazione ha dell’incredibile: ero sulla strada, in mezzo
ad un prato. Non solo mi ha centrato in pieno, ma quell’uomo non si è nemmeno
fermato: ha preso la mira, ha sparato ed è subito fuggito. È capitato a me, non
posso non pensare cosa sarebbe successo se al mio posto ci fosse stato un
bambino». Del grave episodio si stanno occupando ora i carabinieri della
stazione di Schio. Un dubbio sorge spontaneo: e se fosse stato un atto
dimostrativo contro una manifestazione che porta migliaia di persone nelle zone
di caccia proprio il giorno dell’apertura della stagione venatoria? Negli anni passati, infatti, episodi
analoghi, per quanto non così gravi, si erano registrati. «Voglio sforzarmi di
pensare che il colpo non sia stato intenzionale, perché sarebbe una cosa troppo
stupida soprattutto in una giornata in cui intere famiglie si trovano nella
campagna e ci sono così tanti bambini - afferma Martini -. Ma la persona che ha
sparato ha fatto partire il colpo ad altezza d’uomo e in campo aperto, dove non
c’era nemmeno un cespuglio di mezzo».
24/09/03
Firenze. Cacciatori sparano a un bimbo
http://lanazione.quotidiano.net/chan/8/23:4790237:/2003/09/24
Ha rischiato davvero grosso un
bambino mugellano di tre anni, che chiameremo «Marco», che domenica pomeriggio,
mentre giocava in giardino, si è visto raggiungere al collo da un pallino da
caccia, dopo che un cacciatore aveva sparato a poche decine di metri dalla
casa. Il bimbo, subito portato all'ospedale di Borgo San Lorenzo dai genitori,
è stato visitato ed i medici gli hanno diagnosticato una ferita rotondeggiante
di circa due millimetri al collo con una prognosi di tre giorni. Adesso 'Marco'
è a Vicchio nella sua casa, ma la paura, è la mamma che racconta, è stata
davvero tanta. “Quando abbiamo sentito lo sparo, il bambino ha avvertito
qualcosa di strano, che inizialmente non riusciva a spiegare. Erano i pallini. Lui
diceva 'spari via'. La provenienza degli spari era a non più di venti-trenta
metri da noi. C'erano due persone, due cacciatori posti sulla sponda del fiume
Sieve. Tutti abbiamo cominciato ad urlare e loro inizialmente non si muovevano:
ad un certo punto hanno iniziato a correre, nascondendosi dietro gli alberi”. In
questi momenti vissuti con il fiato sospeso, con mamma e babbo che cercavano di
calmare il bambino, si chiedeva l'ausilio di polizia provinciale e carabinieri:
nonostante un intervento in tempi brevi, le ricerche al momento non hanno dato
alcun esito. E' stata una vera vigliaccata – è ancora la mamma che parla – perchè nonostante, di questo sono certa,
vedessero quello che era accaduto, quello che avevano combinato, le urla di
adulti e bambini, non hanno avuto la coscienza di farsi avanti, di assumersi le
proprie responsabilità. Alla fine tutto è andato bene, ma cosa sarebbe successo
se quel pallino fosse arrivato qualche centimetro più in alto?”. Ma la storia
non è finita. C'è qualcosa di più. “Non è la prima volta che troviamo i pallini
in terrazza, riprende la mamma di 'Marco'. Quando la caccia apre, non possiamo
aprire la finestra. Non voglio giudicare nessuno, né fare inutili
generalizzazioni, ma quello che è accaduto mi lascia senza parole e la denuncia
che abbiamo fatto oggi (ieri per chi legge Ndr) alla stazione di Vicchio dei
Carabinieri intende sopratutto testimoniare la mia, la nostra rabbia”. Una
storia che magari solo grazie all'angelo custode del piccolo 'Marco' non è
finita in tragedia. Ma l'amaro in bocca resta comunque, senza bisogno di alcun
commento.
di Riccardo Benvenuti
26/09/03
DOLO E' accaduto ancora
domenica scorsa, giorno di apertura dell'attivita' venatoria in Veneto, in via
Leopardi, lungo il canale Serraglio. Intimoriti gli abitanti.
Cacciatore impallina le finestre di quattro case. Fortunatamente numerose
famiglie erano uscite e avevano chiuso le imposte altrimenti qualcuno avrebbe
potuto rimanere ferito
Dolo
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1575487&Luogo=Venezia&Data=2003-09-26&Pagina=17
Apre la caccia e qualche
ignoto, a metà giornata, impallina le finestre di quattro appartamenti in via
Leopardi a Dolo lungo il canale Serraglio.Fortunatamente eravamo fuori domenica
scorsa commenta Ferruccio Cosma uno dei residenti altrimenti quei pallini
anziché fermarsi nella tapparella avrebbero potuto colpire uno di noi. Un mio
vicino ha visto il cacciatore e ha tentato di inseguirlo ma quello si è
dileguato immediatamente.Le tapparelle di porte e finestre bucate e in terra i
pallini sparati dal fucile, questo quanto rimane, oltre al terribile spavento,
di quanto successo domenica scorsa, primo giorno di apertura dell'attività venatoria in Veneto, al civico n.6 di via
Leopardi a Dolo, una stradina chiusa le cui abitazioni danno proprio sul canale
Serraglio e più in là verso la campagna.Erano circa le 13 racconta Cosma -
quando un mio vicino ha udito gli spari, si è spaventato, poi ha trovato il
coraggio di affacciarsi alla finestra e ha visto da lontano un cacciatore
prendere la direzione dei campi.Ha cercato di richiamare la sua attenzione,
gridando, ma inutilmente, e quando è sceso per inseguirlo in bicicletta l'uomo
si era già dileguato.Fortunatamente il cacciatore ha colpito solamente le
tapparelle di quattro finestre ma i danni potevano essere ben più gravi se
qualcuno in quel momento era nelle vicinanze della finestra, magari aperta.Io e
la mia famiglia fortunatamente eravamo fuori a quell'ora spiega Cosma - e
quando siamo rientrati ci siamo immediatamente accorti dei fori, in principio
abbiamo pensato a un tentativo di furto ma abbassando gli occhi sulla soglia
abbiamo visto i pallini da caccia e abbiamo capito.Dall'altra parte del canale
Serraglio siamo in aperta campagna possibile che un cacciatore, per quanto
distratto, abbia la folle idea di puntare il suo fucile proprio nella direzione
delle abitazioni. Non pensa alla conseguenze?Abbiamo fatto denuncia ai
carabinieri e speriamo che la cosa non si ripeta più, rimane
però il grande spavento di ciò
che è accaduto.
L.G.
18/11/03
LADISPOLI
Via Praga contro le doppiette: sparano
troppo vicino alle case
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031118&ediz=10_CIV_VECCHIA&npag=33&file=BOX.xml&type=STANDARD
E' polemica tra i residenti di
via Praga al quartiere Cerreto a Ladispoli e i cacciatori. Ad accendere il
malumore degli abitanti della strada, che confina con una vasta area verde, il
fatto che ogni mattina all'alba vengono svegliati dal rumore delle doppiette
che imperversano a poche decine di metri dal centro abitato. Ad accrescere la
rabbia dei residenti anche l'atteggiamento di alcuni cacciatori che
continuerebbero tranquillamente a sparare contro la selvaggina perfino quando
arriva lo scuolabus per raccogliere gli alunni. A conferma della delicatezza
della situazione vi sono i frequenti ritrovamenti dei pallini delle cartucce in
vari giardini di via Praga. La sgradevole situazione è stata segnalata,
attraverso una specifica denuncia, ai carabinieri di Ladispoli con la richiesta
di multare tutti gli appassionati dell'arte venatoria che non rispettano la
normativa che impone di non cacciare a meno di trecento metri da un centro abitato.
G.Pal.
21/11/03
«Colpito da una fucilata, non sono stato soccorso»
Operaio di Alzano investito da
una scarica di pallini nel bosco: ha perso la vista all'occhio sinistro
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2003/11/21/19_a.shtml
Adriano Licini, 51 anni, è
ricoverato all'ospedale Bolognini di Seriate. Un intervento chirurgico non è
servito a salvargli l'occhio sinistro (foto Yuri Colleoni)
ALZANO Dall'occhio sinistro non
potrà più vedere. I medici hanno fatto di tutto per salvarglielo, ma quanto gli
è capitato, oltre che restare indelebile nella sua memoria, rimarrà per sempre
impresso anche sul suo viso. Adriano Licini, 5i anni, operaio di Alzano
Lombardo, ha l'occhio sinistro coperto da un tampone. Dal suo letto
dell'ospedale Bolognini di Seriate parla con voce pacata e sicura, ma il morale
è a pezzi. Mentre era impegnato a cercare funghi in un campo vicino a casa,
alla frazione Burro di Alzano, è stato investito da un colpo sparato da un
fucile a pallini, di quelli utilizzati dai cacciatori per le piccole prede: un
colpo quasi certamente accidentale. Adriano Licini non ha visto chi gli ha
sparato, ma di una cosa è sicuro: dopo l'incidente nessuno si è avvicinato per
soccorrerlo. Ed è questo che l'ha ancor più sconvolto. «Chi mi ha sparato –
racconta – ha preferito allontanarsi, nonostante le mie grida di dolore. Grondavo
sangue, non vedevo più niente e sono rimasto solo, in mezzo al bosco. Per
fortuna non ho perso i sensi. Ho dovuto camminare per un centinaio di metri,
cercando di intravedere qualcosa, finché ho incontrato un ragazzo che mi ha
accompagnato a casa». Un incidente improvviso e inimmaginabile, che al
cinquantunenne ha completamente cambiato la vita. Il fatto risale a domenica 9
novembre, ma soltanto martedì scorso i medici hanno comunicato a Licini che non
potrà più vedere con l'occhio sinistro. «Sono stato investito da una pioggia di
pallini – racconta l'operaio –, sicuramente decine e decine. Ricordo soltanto
che attorno a me, al momento dell'incidente, non c'era nessuno. So che quella è
una zona di caccia, ma pensavo che i cacciatori stessero attenti, sempre che
sia un cacciatore quello che mi ha colpito. E va bene che sia stato uno sparo
sicuramente accidentale, ma mi aspettavo che chi ha premuto il grilletto si
fermasse a prestare soccorso». Dopo il fatto Licini ha provveduto a presentare
una denuncia contro ignoti ai carabinieri di Alzano, che hanno ascoltato il suo
racconto in ospedale. Licini, che lavora come operaio tessitore, è sposato e ha
un figlio di 23 anni: vive con la famiglia in località Burro di Alzano. «Erano
da poco passate le 16,30 – ricorda Licini – e mi trovavo a non più di 250 metri
da casa mia, in un piccolo bosco, intento a cercare funghi, a nord della
frazione. Vicino a me non c'era nessuno, ne sono sicuro. Chi ha sparato era
sicuramente a quindici, venti metri di distanza. È stata questione di un
attimo: mi sono sentito arrivare addosso questa raffica di pallini che
arrivavano dalla mia sinistra. Ho capito quasi subito cos'era successo: sono
stato colpito al viso, sulla testa e sulla schiena. Tantissimi pallini da pochi
millimetri sparsi in tutto il corpo. Mi sono subito messo a urlare e a chiedere
aiuto. Ma nessuno si è avvicinato a me: chi ha sparato è impossibile che non mi
abbia sentito. Ma ha preferito dileguarsi, senza soccorrermi. Grondavo sangue
dalla testa e dagli occhi, non vedevo assolutamente niente. Avevo questi
pallini da tutte le parti: molti ne ho ancora addosso anche adesso. Per fortuna
non ho mai perso i sensi, altrimenti sarei rimasto in quel bosco per chissà
quanto tempo. Non so come ho fatto a spostarmi verso casa. A un certo punto ho
incontrato un ragazzo di Burro che mi ha soccorso e mi ha aiutato a raggiungere
la mia abitazione». In casa c'era la moglie Chiara: «Adriano è entrato
grondante sangue. Non lo riconoscevo più: il suo volto era diverso, sfigurato. Siamo
subito andati all'ospedale di Alzano: l'ho accompagnato in auto. Era sconvolto
e dolorante». Dopo una prima visita all'ospedale di Alzano, Adriano Licini è
stato trasferito in ambulanza al Bolognini di Seriate. La mattina successiva è
stato sottoposto a un intervento chirurgico. I medici hanno cercato in tutti i
modi di salvargli l'occhio e di limitargli le ferite, ma purtroppo non c'è
stato niente da fare. L'operaio non potrà più tornare a vedere dalla parte
sinistra: «Non so per quanto ancora dovrò restare in ospedale. Le ferite sono
parecchie e la degenza sarà ancora molto lunga. Davvero mi chiedo perché la
persona che mi ha sparato, anche se non lo ha fatto apposta, ha preferito
darsela a gambe in modo così meschino».
Fabio Conti
28/11/03
Montegaldella. Cacciatori
sparano ai fagiani ma colpiscono una villa in via Sabbioni
Pallottole contro la casa
«E ora temiamo per i bimbi che
giocano in giardino»
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/Provincia/Dac.htm
di Matteo Marcolin
Da poche settimane si è aperta
la stagione venatoria. Anche tra le campagne di Montegaldella, soprattutto
durante i week-end, i cacciatori si "sbizzarriscono" con le loro
doppiette alla ricerca di selvaggina. Peccato però che oltre alla cacciagione,
la scorsa settimana sia finita involontariamente nel mirino di alcuni inesperti
tiratori anche la veranda di una villetta. Un vero e proprio tiro a segno,
effettuato con dei bersagli insoliti: le porte-finestre dell'abitazione. Lo
sconcertante episodio si è verificato in Via Sabbioni, al civico 5. Qui abita
Luigi Zanettin, un direttore di banca da poco in pensione, che ha scelto di
ristrutturare un casale in una zona apparentemente tranquilla. «Non sappiamo
con precisione quando sia accaduto il fatto - spiega - ma probabilmente durante
il fine settimana. Nel boschetto coltivato al di là della strada - continua -
spesso si aggirano alcuni cacciatori. Questi, non rispettando i limiti previsti
dalla legge che imporrebbero di restare a 150 metri dalle abitazioni, cercano
di colpire la selvaggina. Questa volta, invece, al posto degli animali hanno
"mitragliato" le nostre imposte». Che sia stata la foga di prendere
l'animale, o molto più probabilmente l'inesperienza e la disattenzione, fatto
sta che poteva andare a finire molto peggio.
Fortunatamente, infatti, nel cortile dell'abitazione non c'era nessuno. Un
episodio che comunque resta deplorevole e da condannare. «Non è tanto il danno
materiale che mi preoccupa, quanto il pericolo cui siamo andati incontro; mia
nipote spesso gira in bicicletta nel cortile. Dopo l’episodio glielo proibiamo
perché non siamo sicuri». E Zanettin mostra i segni dei pallini da 12, ancora
ben visibili sui serramenti in legno. Lui ha esposto denuncia sia ai
carabinieri, che alle guardie venatorie. Queste ultime durante un sopralluogo
hanno accertato che si tratta di colpi usati tipicamente per la caccia ai
"fagiani". Ciò è deducibile anche dall'altezza del segno lasciato dai
pallini sparati alle porte-finestre. «Dopo ciò che è successo - conclude
Zanettin - sarò intransigente. Denuncerò chi non rispetta le regole, e mette
irresponsabilmente a repentaglio la nostra incolumità». Zanettin chiede inoltre
che vengano prevenuti altri episodi analoghi, magari attraverso maggiori
controlli nella zona.
18/12/03
«Fucilate vicino a casa, ora basta»
I residenti di via De Gasperi
denunciano i cacciatori: «È la terza domenica che succede»
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1664728&Luogo=Pordenone&Pagina=SAN%20VITO%20AL%20TAGLIAMENTO
San Vito al Tagliamento
A caccia di fagiani sotto le
case. Si sono rivolti alla Polizia Municipale, alcuni residenti di via De
Gasperi, dopo che per diverse domeniche si sono svegliati di soprassalto a
causa dei colpi di fucile di alcuni cacciatori che si erano avvicinati troppo
alle abitazioni. L'area in questione si trova nella zona di San Vito Nord,
dietro la caserma dei Vigili del Fuoco, tra l'ultimo tratto di via De Gasperi e
via Cipressi, la strada che porta al
cimitero di Madonna di Rosa. «In questa zona spiegano alcuni residenti ci sono
sempre stati alcuni cacciatori che venivano a sparare. Da un pò di settimane,
però, si sono avvicinati sempre di più alle case, tanto che le ultime tre
domeniche, nelle prime ore del mattino, tra le sette e le otto, ci siamo
svegliati di colpo per il rumore dello sparo». Un paio di cacciatori, infatti,
si trovavano a pochi metri dalle abitazioni, villette a schiera che si
affacciano su un terreno agricolo oggi non coltivato e dove dovrebbero essere
costruite i nuovi alloggi progettato dall'Ater e dall'azienda pubblica Edilizia
Futura & Territorio. Vista l'ora in cui si sono verificati i fatti (tra le
sette e le otto del mattino), la preoccupazione maggiore, secondo gli abitanti,
è per la sicurezza delle case e dei molti animali domestici, cani e gatti, che
vivono in questa zona. «Non vogliamo certo accusare tutti i cacciatori,
continuano in particolare verso i molti che rispettano le regole imposte e sono attenti a non recare
pericolo a terzi praticando la caccia. Ma verso coloro che non tengono in
considerazione le distanze di sicurezza, istituite appositamente per evitare
che si determinino situazioni di rischio». Secondo la legislazione nazionale in
materia, infatti, i cacciatori possono
sparare due giorni alla settimana, mercoledì e domenica, e sono tenuti ad
attenersi a distanze stabilite: 100 metri dalle case e 50 da strade e linee
ferroviarie. Ovviamente, c'è il divieto di puntare il fucile verso le
abitazioni o le infrastrutture viarie. «Queste sono regole statali spiega
Renato Monestier, direttore della riserva di caccia di San Vito al Tagliamento
che valgono per tutti. Ciò non toglie, però, che ognuno di noi è responsabile
delle azioni che compie e come tale deve essere trattato. Come associazione
sanvitese dei cacciatori, promuoviamo il rispetto della legge con tutti i
nostri iscritti. Se non siamo noi i primi rispettare, non possiamo pretendere
di essere rispettati».
Francesca Benvenuto
10 gennaio 2004
Spari e auto “impallinata”, la pace è
rovinata
Agriturismo insorge contro i
cacciatori per salvare la quiete, denunce, appostamenti e dispetti
(Il Messaggero, 10 gennaio
2004, articolo di Umberto Maiorca)
PERUGIA - La pace delle vacanze
in agriturismo turbata dalle battuta di caccia sempre più vicine alle case. Pallini
che fischiano sotto le finestre e rimbalzano sul tetto delle abitazioni e, alla
fine, parte la denuncia ai carabinieri per danneggiamento. A sporgere denuncia
per danneggiamento della propria autovettura, alla stazione dei carabinieri di
Piegaro, il proprietario di un agriturismo della zona, dopo lo svolgimento
dell'ennesima battuta di caccia nei pressi della struttura ricettiva.
Una mattina, l'uomo e la moglie
si svegliano di soprassalto a causa di alcuni colpi di arma da fuoco, esplosi
nelle immediate vicinanze della casa. Affacciatisi alla finestra scorgono
movimenti di cacciatori a meno di 50 metri dall'agriturismo. E qualche pallino
rimbalza sul tetto della casa. Per alcune ore infuria una vera battaglia fatta
di urla e spari. Quando il sole si fa alto, i due albergatori escono di casa e
notano, non molto lontano, lungo la strada di campagna di accesso alla
struttura ricettiva, un'automobile ferma, con accanto un cacciatore. L'uomo
indica la figura alla moglie come per dire: forse era uno di quelli della
battuta. Passano pochi minuti e, mentre i due proprietari sono intenti nei
lavori dell'aia, sentono il rumore secco di una fucilata, poi lo schianto di un
vetro ed un sordo strepito metallico. Si guardano un po' in giro e scoprono che
il lunotto della loro automobile è andato in frantumi e che una palla da
cinghiale si è conficcata nel tettino. Poco lontano da casa rinvengono anche un
bossolo. Che è stato allegato alla denuncia presentata dal legale della coppia,
l'avvocato Fabrizio Castelvecchi, ai carabinieri di Piegaro, chiamati ad
indagare sull'accaduto.
APPENDICE B
Articolo apparso sul sito www.arcicaccia.it
Inprenditori agricoli
contro barbarie venatoria
Cia: sbagliato il ddl alla Camera
La
proposta di legge sulla caccia, in discussione alla Camera, non piace neanche
al mondo agricolo. "Con il testo unificato sulla caccia predisposto dal
relatore Onnis si rompe il punto di intesa cosi' delicato che era stato
raggiunto con l'attuale legislazione tra diverse sensibilita', agricoltori,
cacciatori e ambientalisti": lo ha dichiarato Marino Berton, a nome della
Confederazione Italiana Agricoltori ( Cia ), durante la conferenza stampa di
presentazione dell' appello di Legambiente e Arcicaccia. "Siamo sorpresi
di questa iniziativa parlamentare- ha aggiunto- che nel merito, per di piu',
risulta sbagliata poiche' alcune proposte, tra le quali l'allungamento dei
tempi di caccia, determinerebbero evidenti problemi a differenti produzioni
agricole nonche' ad attivita' consolidate e diffuse come quella del turismo
rurale, importantissimo per molte aziende agricole". Insomma, ha rilevato
Berton, l'allungamento del calendario venatorio, sarebbe un elemento di disturbo
alle colture, che in quel momento sono in germinazione o in crescita e anche al
flusso turistico sempre piu' consistente che si dirige verso le aziende
agricole. Su questo argomento specifico ha espresso assoluta contrarieta' anche
l'associazione Anagritur che riunisce sotto la stessa sigla i dodicimila
agriturismi italiani aderenti alla Coldiretti (Terranostra) , alla Cia (Turismo
verde) e alla Confagricoltura (Agriturist). Per il presidente Andrea Negri,
"reintrodurre la caccia nei parchi e deregolamentare l'attivita' venatoria
rappresenta una minaccia per l'ambiente e le attivita' agricole, e rompe,
altresi' l'equilibrio raggiunto". Anagrirtur ha aderito all’appello di
Legambiente e Arcicaccia e ha invitato anche gli agriturismi all’adesione
individuale.
APPENDICE C
Alcuni
esempi di lettere ricevute da hotel, agriturismi e tour operator.
Gentili signori,
avendo inviato
alcuni mesi fa una lettera alla cortese attenzione dell'ENIT, lamentando un
calo delle presenze, causato dalle attività dei cacciatori e dalla Vostra
relativa campagna di boicottaggio promossa a tal proposito e non avendo
ricevuto risposta in merito, sono, con la presente, a richiederVi quali
attività avete intenzione di promuovere per fermare questo fenomeno dannoso che
provoca una evidente fuga di turisti.
Ringraziando
anticipatamente, Vi porgo i miei più cordiali saluti.
G.L.
Hotel S. Srl
Egregi Signori,
Vi segnaliamo delle lamentele
pervenuteci da affezionati clienti, causa disturbo della quiete pubblica,
provocata da evidenti spari di cacciatori.
Il nostro hotel, infatti,
inserito in una verde e boscosa vallata in piena campagna toscana, è situato in
un’area decisamente molto proficua per l’attività venatoria.
Vi confessiamo la nostra
preoccupazione per questi primi reclami ricevuti: siamo consapevoli che
il turista, soprattutto in questa zona, è attratto dalla natura, dalla
tranquillità e dalla possibilità di numerose passeggiate nel verde.
La caccia potrebbe quindi
divenire un intralcio e un pericolo per l’espansione del turismo in Toscana.
Vi incoraggiamo a continuare
con la vostra campagna, ritenuta da noi assolutamente necessaria.
Ringraziandovi anticipatamente
per questo prezioso impegno, cogliamo l’occasione per salutarvi cordialmente.
A.S.
Vicedirettore
Hotel S.A.
Caro Zaino,
sono la rappresentante
dell'ente turistico L.M. di L., in Canton Ticino.
Ricevo molto spesso le tue
comunicazioni che ho sempre letto e ritengo estramente interessanti.
Ti scrivo per darti
un'informazione della quale forse sei già a conoscenza.
Alcuni giorni fa è stata
ufficialmente data la notizia che, in una zona della Svizzera, sull'altopiano
della Greina, da 1° di marzo, è stata completamente abolita la caccia. Una
delle cause che ha portato i politici a questa decisione è proprio il
favorevole flusso di turismo.
Sono pienamente d'accordo con
questa decisione che reputo fondamentale per salvaguardare la natura e per
continuare promuovere la bellezza del nostro paese.
Aspettando un'iniziativa
"caccia al cacciatore" anche in territorio svizzero, ti saluto
cordialmente.
F.G.
ET L.M.
Gentili Signori,
A seguito del vostro mail
Caccia il Cacciatore, desideriamo esprimervi la nostra opinione e
solidarietà in merito.
Molti amanti dell’escursionismo
ma soprattutto tante famiglie prenotano presso di noi soggiorni in località di
montagna, in particolare in Trentino, zona molto amata anche dai cacciatori.
Tante sono le prenotazioni e
sempre più frequenti sono gli articoli di giornale inerenti questa
problematica: la caccia purtroppo provoca ogni anno la morte e il
ferimento di decine e decine di persone, tra cui, anche, turisti ed
escursionisti.
Ogni agenzia di viaggio, ogni
operatore turistico e ogni proprietario di albergo, dovrebbe opporsi insieme a
voi all’attività venatoria in zone particolarmente rinomate, prima di tutto per
un senso di responsabilità nei confronti dei propri clienti, e secondo, per
evitare un tracollo del turismo « verde ».
Ci auguriamo che come noi,
anche altre agenzie si confrontino con questa questione, alla quale
probabilmente non hanno mai pensato, ma che a lungo andare si rivelerà un
grosso ostacolo alle vendite.
Ringraziandovi per il vostro
impegno, porgiamo i nostri più cordiali saluti.
R.T.
O.S.A
APPENDICE D
Esempi di
lettere ricevute da potenziali turisti o associazioni animaliste straniere
“Signori e signore!
Sono venuto a sapere che in
Italia vengono uccisi almeno 100 milioni di animali l'anno, per la maggior
parte uccelli di varie specie, ma anche lepri, cinghiali, cervi, caprioli,
daini. Cento milioni di animali uccisi per divertimento. Questa forma di
estrema violenza contro creature e esseri viventi
non mi lascia indifferente e ne
voglio trarre le conseguenze: Non visiterò più come turista le regioni
peggiori, per numero di cacciatori, attività di bracconaggio, leggi a favore
della caccia, diffusione di bocconi avvelenati, che secondo le mie informazioni
sono: Toscana, Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Umbria, Sardegna,
Marche. Almeno queste zone NON le sceglierò più come meta delle vacanze mie e
della mia famiglia. Così faccio già da anni con le città e le zone della
Spagna, dove ci sono corrida e toreros. Questo boicottaggio lo terminerò solo,
quando mi perveranno delle informazioni positive a proposito di un regolamento
di questi problemi. Nel frattempo farò il mio meglio di informare un numero
massimo possibile di persone di queste atrocità e di queste forme di violenza.
Con distinti saluti,
Prof. Dr. M. S., Innsbruck
University (Austria)“
Gentili signori,
scrivo in qualità
di presidente dell'associazione ATRA, che conta circa 60000 iscritti sul
territorio svizzero, e un numero imprecisabile di simpatizzanti.
Venuto a
conoscenza, grazie alla campagna di boicottaggio turistico chiamata
"Caccia il Cacciatore" (www.CacciaIlCacciatore.org), dei privilegi di
cui godono i cacciatori in Italia, e della pericolosità delle azioni di
cacciatori e bracconieri, non solo per la fauna selvatica, ma anche per gli
animali domestici e le persone, ho deciso di sostenere l'iniziativa di
boicottaggio proposta da “Caccia Il Cacciatore”.
Di conseguenza,
verrà pubblicato sul nostro trimestrale - distribuito a circa 65000 cittadini
svizzeri - un invito esplicito a NON scegliere l'Italia, in particolare le
regioni più a rischio, come meta per le vacanze, sia per una questione etica di
rispetto per gli animali selvatici, sia per una questione pratica di incolumità
personale e dei propri animali d'affezione.
Essendo in
contatto con varie altre associazioni di altri paesi, le inviterò a fare
altrettanto, specie quelle dei paesi nordici, in cui la tradizione di rispetto
per animali e ambiente e' più radicata.
Dopo 25 anni di esperienza in
questo ambito posso assicurarvi che, con modalità diverse, la sensibilità
zoofila e animalista è in netta crescita anche in Svizzera, così come la
sensibilità dei turisti nei confronti dei maltrattamenti sugli animali.
Spero vivamente
che le condizioni in Italia mutino presto, e che possiamo tornare a visitare il
Vostro bellissimo paese. Siamo pronti in ogni momento a trasformare una
pubblicità negativa in una positiva. Ma solo quando, come cita la campagna
stessa, "i cacciatori e i bracconieri verranno messi in condizione di non
nuocere".
Distinti saluti,
Max Molteni
Presidente ATRA
"Signore e
signori,
Action Against
Poisoning ha avuto varie brutte esperienze - comprese minacce - con singoli
cacciatori che avvelenano o intrappolano deliberatamente animali domestici e
randagi per 'proteggere' la loro selvaggina. Consideriamo questi crimini i piu'
malvagi e vigliacchi che possano esistere. Siamo stati informati della campagna
'Caccia il Cacciatore', che descrive chiaramente la situazione della caccia in
Italia e il sostegno politico che essa riceve. Ci piace molto il nome della
campagna, dato che riflette in modo succinto ed efficace quel che abbiamo detto
ad alcuni cacciatore qualche anno fa: 'Perche' siete vestiti con queste tute
mimetiche? Avete paura che i conigli vi sparino contro? Se vi piace cosi' tanto
uccidere, perche' non vi sparate l'un l'altro?' Secondo noi sarebbe stato un
gioco piu' equo, piuttosto che inseguire o intrappolare animali innocenti.
Allo stesso modo,
benediremo il girono in cui i tori potranno combattere tra loro liberi nei
campi, se lo vogliono fare, e in cui i toreri e i picadores si combatteranno
l'un l'altro nell'arena per divertire il pubblico.
Dobbiamo
ammettere che il nostro giudizio sui combattimenti ad armi impari e'
decisamente negativo.
Siamo sempre rimasti
sconcertati dalle notizie di spari indiscriminati e spargimento di sangue tra i
civili all'inizio della stagione di caccia in Italia. Questi fatti dimostrano
l'inettitudine e la mancanza di responsabilita' dei cacciatori e dei loro
sostenitori.
Dato che
conosciamo l'Italia come uno dei paesi europei piu' belli e interessanti da un
punto di vista culturale, condanniamo in modo particolare le autorita' per il
loro sostegno politico o amministrativo alla pratica della caccia. Dovrebbero
fare qualcosa di costruttivo anziche' gettare al vento la civilta' e la cultura
dell'Italia.
Di conseguenza,
chiederemo ai visitatori del nostro sito di astenersi dal visitare il vostro
bellissimo paese finche' non saremo certi che gli attuali comportamenti
inaccettabili dei cacciatori non saranno vietati.
Distinti saluti,
Action Against
Poisoining ("Azione Contro l'Avvelenamento)
Portogallo e Olanda