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Svegliato, spara e ferisce ragazzo
Disturbato dalle voci in strada, anziano fa fuoco col fucile da caccia contro
gruppo di giovani
Il parco all'incrocio con viale Rimembranza: il pensionato ha sparato verso il
muretto dall'ingresso del suo cortile (foto Bedolis)
SAN PAOLO D'ARGON Esasperato, quando ha sentito ancora rumori e schiamazzi
fuori casa sua, è sceso dal letto, ha imbracciato il fucile da caccia e ha
fatto fuoco. Un colpo solo, e neanche troppo preciso, ma sufficiente per far
finire all'ospedale un ventenne di Montello che stava chiacchierando a pochi
metri di distanza insieme ad alcuni amici.
È successo poco dopo l'una della notte tra giovedì e ieri in via del Convento a
San Paolo d'Argon: un pensionato di 71 anni, T. M., ex operaio di cotonificio
con un passato da cacciatore, stava dormendo nella sua abitazione, che sorge
nella parte alta della via, a due passi dalla chiesa parrocchiale. A un certo
punto le voci di un gruppo di ragazzi (secondo le ricostruzioni erano almeno
cinque persone), che sostavano nelle vicinanze del piccolo parco pubblico
all'incrocio con viale della Rimembranza, hanno svegliato il pensionato facendo
scattare la sua immediata reazione: due finestre di casa sua, infatti, danno su
via del Convento e l'uomo in passato si era già lamentato per i frequenti
schiamazzi notturni, rumori che in qualche occasione si erano trasformati anche
in veri e propri scherzi messi a segno nel cuore della notte. Così l'altra
notte l'anziano ha perso le staffe e dopo aver inveito dalla finestra del bagno
contro il gruppo di giovani, ha caricato il suo fucile da caccia «Flobert»,
uscendo di casa con l'intento di sparare un colpo dimostrativo.
Secondo una ricostruzione l'anziano avrebbe sparato contro il muretto di pietre
che cinge il parco pubblico, ma qualcosa è andato storto: l'arma, infatti, era
caricata con una cartuccia a pallini e quando l'uomo ha premuto il grilletto,
alcuni pallini sono rimbalzati sul muretto colpendo un ventenne di Montello, S.
S., che è rimasto ferito all'occhio destro, al volto e al torace. Solo sul
volto del giovane sono stati contati 17 pallini. Scattato l'allarme, il ferito
è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale «Bolognini» di Seriate, dove i
medici hanno stabilito una prognosi di 25 giorni e lo hanno trasferito nel
reparto di oculistica per ulteriori accertamenti.
Nel frattempo ai polsi dell'anziano scattavano le manette: sul posto, infatti,
sono accorsi anche i carabinieri della stazione di Trescore che lo hanno
arrestato con l'accusa di lesioni gravi. L'uomo è stato trattenuto in caserma
fino a ieri mattina, quando il sostituto procuratore Silvia Russo ha
convalidato l'arresto senza chiedere misure cautelari e verso le 11 ne ha
disposto la scarcerazione: il pensionato, infatti, è incensurato ed è
ultrasettantenne, due condizioni che gli hanno permesso di ritornare in libertà
dopo poche ore. Il fucile da caccia, invece, è stato sequestrato.
Appena tornato a casa l'anziano ha affermato: «Ero esasperato: abito qui da 18
anni e ho dovuto sopportare più di una volta gli scherzi di ragazzi che di
notte battono con un pezzo di ferro sulle inferriate delle mie finestre o
suonano il campanello scappando subito dopo. Anche ieri qualcuno ha battuto
sulla mia finestra e ho perso la pazienza, ma ho mirato al muretto non ai
ragazzi».
Nel quartiere l'accaduto ha suscitato le reazioni di alcuni residenti che, pur
non condividendo il gesto del pensionato, hanno confermato che a volte la zona
è oggetto di schiamazzi notturni, soprattutto d'estate. «Noi dormiamo con i
tappi alle orecchie - spiega una residente - negli anni scorsi abbiamo chiamato
più di una volta i vigili. Quest'anno la situazione è migliorata, ma c'è ancora
qualcuno che esagera». «Il problema c'è - aggiunge una vicina - quando sono in
gruppo a volte parlano ad alta voce o sgommano con le auto. Comunque preferiamo
ragionare civilmente». Il Comune ha precisato che i rumori nella zona non
superano la soglia fisiologica di un quartiere frequentato dai giovani anche
per la presenza dell'oratorio. «Le nostre pattuglie - ha spiegato il comandante
della polizia intercomunale dei Colli, Enzo Fiocchi - controllano la zona tutte
le sere fino alle 2 del mattino. Qualche eccesso c'è, ma la situazione è sotto
controllo».
Emanuele Biava
(L'Eco di Bergamo, 21 Agosto 2004)
Stava pulendo il fucile
Si ferisce a un piede con una rosa di pallini
Stava pulendo il fucile e si è
involontariamente sparato al piede. E' successo ad un provetto cacciatore di 54
anni. G.C. augustano è stato immediatamente trasportato al pronto soccorso del
Muscatello quando l'altro ieri sera, dal suo fucile marca Flobert calibro 9 che
era caricato a pallini, è partito un colpo. L'uomo ha riportato lesioni osse e
tendine al primo dito del piede destro. Secondo i sanitari la prognosi è di 40
giorni per via delle fratture all'osso. Saranno poi i chirurgi a stabilire se è
necessario un intervento in quanto molte schegge di metallo sono ancora rimaste
conficcate nei tessuti molli. I proiettili infatti erano piccolissimi, del tipo
usato dai cacciatori per sparare agli uccelli. Secondo i medici, sarebbe
bastato che il malcapitato avesse spostato la traiettoria di pochi millimetri
per compromettere i legamenti della gamba. Secondo le stime non è la prima
volta che i cacciatori, anche se con anni di esperienza subiscono incidenti
simili. La stagione di caccia, nell'augustano è di imminente apertura.
L'aperturta è prevista per il 2 settembre.
A. B. (La Sicilia, Siracusa, 25 Agosto
2004)
Deceduto in ospedale Ferdinando Pasolini, 69 anni,
residente a Bovezzo.
L'incidente venti giorni fa sul colle San Giuseppe
Morto dopo una caduta dalla scala nella posta di caccia
Venti giorni prima era caduto dalla
scala, appoggiata al tronco di un albero secco, sulla quale era salito durante
i lavori per sistemare la posta di caccia in vista dell'apertura di settembre.
Aveva riportato lesioni interne gravi: nel pomeriggio di sabato il suo cuore ha
cessato di battere. La vittima è Ferdinando Pasolini, familiarmente chiamato
Nando, di 69 anni, pensionato, originario di Mompiano, che abitava a Bovezzo in
via Brolo 29. L'incidente è avvenuto l'8 agosto sul colle di S. Giuseppe a
Mompiano. Il cacciatore era solo, per cui non ci sono stati testimoni. È caduto
dalla scala, probabilmente da un'altezza di 2 metri ed è rimasto immobile a
terra per i gravi traumi riportati. Nessuno ha sentito le sue invocazioni di
aiuto. L'uomo sarebbe stato soccorso, solo due ore dopo, da un escursionista
che ha avvertito il 118. Ferdinando Pasolini con un?ambulanza era stato
trasportato all'Ospedale Civile e ricoverato nel secondo Centro di rianimazione
in prognosi riservata. È stato costantemente sottoposto a terapia intensiva. Le
sue condizioni sono sempre state critiche e sabato pomeriggio è sopravvenuto il
decesso. L'uomo lascia la moglie Esterina, il figlio Damiano, la nuora Sandra e
gli adorati nipotini Francesco, Arianna e Gemma e fratelli. Fino al momento
della pensione aveva lavorato come operaio nella ex Fonderia Leghe Speciali, in
località Ponte dè Begnaghe, in territorio di Brescia, vicino al Crociale di
Nave. La notizia della sua tragica scomparsa ha destato viva commozione a
Mompiano e a Bovezzo. I funerali sono previsti per le 15 di domani, martedì,
nella chiesa parrocchiale nuova di Bovezzo. (s.)
(Giornale di Brescia, 30 Agosto 2004)
CANDIA
Caccia al via, colpi di fucile contro le finestre
Guardia giurata chiama i carabinieri: «Sembrava una guerra, mi hanno
impallinato la casa»
di ANDREA MACCARONE
APRE la caccia e subito arrivano le polemiche, non solo quelle di Verdi e Wwf.
Ieri mattina i primi colpi già all'alba e a farne le spese sono stati i
residenti della zona di via Grancia, area di campagna nei pressi di Candia. I
pallettoni sparati per colpire i volatili sono andati a piombare proprio sulle
tettoie e sulle serrande delle abitazioni.
«Sembrava una guerra - commenta esterrefatto Antonio Pizzoli, residente in via
Grancia - per tutta la mattina ho ascoltato il rumore degli spari, ma fin qui
niente di strano. E' stato quando di seguito ho sentito arrivare i pallini sul
davanzale della finestra che mi sono spaventato. Se avessi avuto le serrande
alzate i vetri della camera sarebbero andati in frantumi».
Sembra infatti che i circa otto cacciatori individuati da Pizzoli si siano
appostati nei dintorni delle abitazioni, quando la legge impone una distanza
minima di almeno 150 metri. E soprattutto, sempre secondo la legge, i fucili
andrebbero direzionati in traiettoria ovviamente opposta alle case. A niente
sono valse le lamentele rivolte direttamente ai cacciatori da parte del signor
Pizzoli e di sua moglie. Dunque quella che doveva essere una normale battuta di
caccia si è trasformata in un assalto ai volatili di memoria fantozziana. Per
fortuna non ci sono state conseguenze per i residenti che, comunque, per
diverse ore si sono sentiti quasi sotto tiro.
«Sono una guardia giurata - continua Antonio Pizzoli - e conosco bene le armi.
Si sentivano esplosioni di toni diversi e addirittura sono anche riuscito a
riconoscere il calibro dei fucili che se non sbaglio sembravano 20, 22 e 12».
Ora i residenti sono in allarme e temono altri comportamenti fuori legge anche
nei prossimi giorni. I carabinieri sono stati avvisati .
(Il Messaggero, 2 settembre 2004)
Le doppiette scatenate portano via il sonno
MISANO ADRIATICO - Le doppiette sparano di primo mattino e i residenti delle
zone Cella, Santamonica e Belvedere si svegliano di soprassalto. Una situazione
insostenibile anche perché, lamentano i residenti, capita che alcuni cacciatori
premano il grilletto del fucile prima delle sei del mattino e qualche volta non
rispettano la distanza minima dalle case che è fissata a centocinquanta metri.
A volte i cacciatori sono talmente vicini che pare di sentire gli spari
provenire dal salotto."La situazione è insostenibile e pensare che la
stagione venatoria è cominciata solo da pochi giorni - incalza Rosario Zangari
consigliere comunale di Alleanza nazionale -. Ho già ricevuto diverse
telefonate di cittadini arrabbiati perché le regole andrebbero rispettate, mentre
alcuni cacciatori cominciano a sparare ben prima delle sei del mattino. Ho
anche contattato l'associazione Libera caccia per informarli della cosa e mi
hanno detto che si dissociano da chi non rispetta le regole. Purtroppo però c'è
chi caccia a meno di centocinquanta metri di distanza dalle case. In quella
zona poi le abitazioni sono molte e ci sono dei veri e propri centri abitati.
La situazione è insostenibile per questo ho deciso di portare una interpellanza
in consiglio comunale nella speranza che l'amministrazione si muova per evitare
quanto sta accadendo alla Cella, Santamonica e Belvedere".
(Corriere Romagna. 2 settembre 2004)
Prima giornata caccia, colpito da compagno di
battuta. E' grave.
Grave incidente di caccia l'altro ieri pomeriggio nella giornata di apertura
della stagione venatoria.
Un quarantunenne di Leonforte (Enna) si trova ricoverato in prognosi riservata
all'ospedale Umberto I di Enna. L'uomo e' stato colpito da un pallino all'occhio
e rischia di perdere la vista. Il colpo e' partito dal fucile di un suo amico,
un leonfortese di 49 anni, con il quale stava effettuando la battuta di caccia
inaugurale della stagione nelle campagne di Assoro. E' stato il feritore a
soccorrere immediatamente il compagno di caccia e trasportarlo in ospedale. Il
commissariato di Leonforte sta ora indagando per accertare se l'incidente si
sia verificato nella fascia oraria consentita per la caccia e in zona
autorizzata.
(Agenzia AGIi, 3
Settembre 2004)
Doppiette sotto controllo. Primo giorno tranquillo,
scoperta detenzione abusiva di dieci cinghiali
Caccia, sono troppi gli spari vicino alle case
PERUGIA - Trecento cacciatori e 150 cani ausiliari controllati, 20 verbali
compilati per violazione amministrativa e 15 per relativi sequestri; una
violazione penale, con relativo sequestro, rilevata. Questi i numeri che
rendono conto dell'attività di prevenzione e repressione svolta dagli uomini
del Corpo di Polizia provinciale di Perugia nel primo giorno di apertura della
caccia. Domenica al Comando dei vigili provinciali sono giunte complessivamente
37 segnalazioni. La maggior parte di esse riguardava episodi di spari in
prossimità delle abitazioni case (si ricorda che è consentito sparare ad una
distanza minima di 100 metri, se si è di spalle alla casa o di 150 se si è
rivolti verso l'abitazione); spari nei confronti di specie non consentite (come
tortore dal collare); segnalazioni per caccia all'interno di ambiti protetti.
Una segnalazione ha poi riguardato la detenzione di cinghiali abusivi, che ha
portato al sequestro di 10 capi in località Colombella di Perugia e un'altra il
rinvenimento di un cinghiale ferito. Diverse sono poi state le segnalazioni per
episodi di avvelenamenti di cani, giunte in particolare da Castel del Piano,
Giano dell'Umbria e Belvedere di Assisi. In quest'ultimo luogo sono state
rinvenute 18 esche, immediatamente conferite per Pervenute anche notizie
sull'abbattimento di un cinghiale in periodo di divieto a Spoleto e sulla
presenza di cacciatori nel percorso verde del Fiume Tevere. Una pattuglia della
Polizia provinciale è anche intervenuta, per soccorre il ciclista ferito in
località Maestrello di Pantano. Nella prima giornata di caccia infine è stato
pressante il controllo per scovare forme di caccia "a rastrello",
effettuata con più di tre cacciatori (con un numero di persone superiore cioè a
quello consentito), che diventa pertanto particolarmente insidiosa per la
selvaggina in cerca di riparo.
(Il Messaggero. 5 settembre, 2004)
Umbertide: feriti due ciclisti.
Intorno alle 10.40 di ieri
mattina due ciclisti che stavano percorrendo il tratto tra Umbertide e Corciano
sono stati raggiunti dai pallini sparati da qualcuno che evidentemente si era
spinto un po’ troppo vicino alla carreggiata. I due ciclisti sono rimasti
feriti al volto e all’addome. Si tratta di lievi ferite, ma tali da rendere
necessario il ricorso al pronto soccorso.
(Agenzia
AGI, 6 settembre 2004)
Aldo Cotti, muratore di Artogne, ieri sera,
sconvolto, suona alla porta della vicina di casa
«Chiama i carabinieri, ho ucciso tutti»
Poi scende in caserma e si costituisce. Ha sparato 4 colpi di fucile alla
giovane moglie ucraina
Lucia Sterni
Una violenta lite tra due coniugi di Artogne si è trasformata in tragedia,
sconvolgendo la tranquillità della serata domenicale del piccolo Comune della
Bassa Valcamonica, che conta poco più di tremila abitanti. Un muratore ha
improvvisamente sparato con il proprio fucile da caccia alla giovane moglie
straniera, uccidendola. Alla scena ha assistito anche un'amica della moglie,
che è riuscita a scappare alla folle furia del muratore. L'omicidio si è
consumato verso le 20.30, nell'abitazione di Aldo Cotti, trentasettenne,
conosciuto in paese come persona tranquilla proveniente da una famiglia
numerosa di gran lavoratori, situata in un vicoletto di via Geroni ad Artogne,
nelle immediate vicinanze del municipio, quindi del centro, e lungo la strada
che porta a Pian Camuno. Una casa disposta su due piani che si affaccia su una
corte rurale, presa in affitto da Cotti dopo il matrimonio, avvenuto lo scorso
dicembre, con la giovane moglie, una ventisettenne dell'Ucraina e che da una
settimana ospitava anche una compaesana della consorte. Secondo alcune
testimonianze da noi raccolte dopo la disgrazia, Aldo Cotti per cause che
dovranno essere chiarite ora dai carabinieri di Artogne, intervenuti subito sul
posto per i rilievi, ha sparato improvvisamente alla moglie con un fucile da
caccia. I testimoni raccontano di aver sentito grida, pianti e due spari
provenienti dalla casa di Cotti e di aver visto la giovane amica della coppia
scappare disperata dal fienile vicino. Poi gli stessi testimoni riferiscono di
altri due colpi di fucile prima di vedere il muratore uscire dalla casa. È
stato lo stesso trentasettenne, infatti, che con le mani alzate ha dapprima
suonato il campanello di una vicina, residente nell'abitazione che si trova in
fondo al vicoletto, confessandole di aver compiuto una carneficina e
invitandola a chiamare i carabinieri. Poi sempre lo stesso uxoricida si è
diretto nella caserma del paese, situata ad alcune centinaia di metri dalla sua
abitazione e nella parte bassa di Artogne, per costituirsi. Nel frattempo, la
giovane moglie spirava in un mare di sangue in una stanza del secondo piano,
mentre l'amica, che per fortuna non ha riportato ferite se non un forte shock,
è riuscita ad allontanarsi lungo la strada per Pian Camuno ed a chiamare il
112. Sul posto sono subito intervenuti i militari di Artogne e di Darfo Boario
Terme e, verso le 23, sono giunti da Brescia anche i colleghi della
Scientifica, che subito hanno iniziato i rilievi del caso, passando a setaccio
l'abitazione della coppia. L'omicida e l'amica della moglie sono stati sentiti
dagli inquirenti in caserma; però sulle possibili cause che hanno fatto
scattare il folle gesto non trapelano notizie. Nel frattempo, lungo via Geroni
si sono riversati molti artognesi, attirati dalle sirene dei carabinieri, che
attoniti hanno assistito per tutta la notte le operazioni della Scientifica.
(Giornale di Brescia, 6 settembre 2004)
Ciak, si spara: meno cacciatori, solo piccoli
incidenti
PERUGIA - Primo giorno di caccia per le 40.000 doppiette umbre senza gravi
incidenti e con poca selvaggina nel carniere, nonostante siano stati liberati
migliaia di capi. I cacciatori sono in calo, come anche gli incidenti, che sono
stati di poco conto. Un cacciatore di Montefalco, C.P di 59 anni, è rimasto
ferito livemente alla gamba. Era in compagnia di altri amici quando, mentre
stava facendo ritorno a casa, pare che sia inciampato e dal fucile è partito un
colpo accidentale. E' rimasto ferito quasi all'altezza della caviglia. E' stato
soccorso, intorno alle 11, da una ambulanza del 118 e ricoverato all'ospedale
di Foligno. Subito operato, è fuori pericolo. Sull'episodio, che poteva
comunque avere conseguenze molto più gravi, stanno ora indagando i carabinieri.
Altri lievi incidenti a Pantano di Perugia e anche nella zona di Spoleto. La
novità è rappresentata dai controlli sui cani, eseguiti a tappeto. Non sono
mancate anche le multe da parte della Polizia provinciale.
Gi.Sca.(Il Messaggero, Umbria, 6 Settembre
2004)
Caccia, sono troppi gli spari vicino alle case
PERUGIA - Trecento cacciatori e 150 cani ausiliari controllati, 20 verbali
compilati per violazione amministrativa e 15 per relativi sequestri; una
violazione penale, con relativo sequestro, rilevata. Questi i numeri che
rendono conto dell'attività di prevenzione e repressione svolta dagli uomini
del Corpo di Polizia provinciale di Perugia nel primo giorno di apertura della
caccia. Domenica al Comando dei vigili provinciali sono giunte complessivamente
37 segnalazioni. La maggior parte di esse riguardava episodi di spari in
prossimità delle abitazioni case (si ricorda che è consentito sparare ad una
distanza minima di 100 metri, se si è di spalle alla casa o di 150 se si è
rivolti verso l'abitazione); spari nei confronti di specie non consentite (come
tortore dal collare); segnalazioni per caccia all'interno di ambiti protetti.
Una segnalazione ha poi riguardato la detenzione di cinghiali abusivi, che ha
portato al sequestro di 10 capi in località Colombella di Perugia e un'altra il
rinvenimento di un cinghiale ferito. Diverse sono poi state le segnalazioni per
episodi di avvelenamenti di cani, giunte in particolare da Castel del Piano,
Giano dell'Umbria e Belvedere di Assisi. In quest'ultimo luogo sono state
rinvenute 18 esche, immediatamente conferite per Pervenute anche notizie
sull'abbattimento di un cinghiale in periodo di divieto a Spoleto e sulla
presenza di cacciatori nel percorso verde del Fiume Tevere. Una pattuglia della
Polizia provinciale è anche intervenuta, per soccorre il ciclista ferito in
località Maestrello di Pantano. Nella prima giornata di caccia infine è stato
pressante il controllo per scovare forme di caccia "a rastrello",
effettuata con più di tre cacciatori (con un numero di persone superiore cioè a
quello consentito), che diventa pertanto particolarmente insidiosa per la
selvaggina in cerca di riparo.
(Il Messaggero. 7 settembre 2004)
Cacciatore ferito da colpo di rimbalzo, è grave
L'AQUILA - Si trova ricoverato in gravi condizioni all'ospedale dell'Aquila, un
cacciatore di 32 anni residente a Pratola Peligna, rimasto ferito questa
mattina mentre era impegnato in una battuta di caccia al cinghiale in localita'
Madonna di Pietrabona, nel Comune di Goriano Sicoli.
Dopo aver esploso dei colpi di fucile, e' stato colpito al torace sinistro da
una pallottola di rimbalzo. Il cacciatore secondo una prima ricostruzione
avrebbe infatti colpito una roccia. A dare l'allarme sono stati altri cacciatori
che erano poco distanti da lui. Sul posto e' intervenuto un elicottero del 118
che ha trasportato il ferito all'ospedale dell'Aquila dove e' stato subito
sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni restano
gravi ma non sembrerebbe correre pericolo di vita
(Il Centro, 6 Settembre 2004)
GORIANO
Proiettile di rimbalzo ferisce un cacciatore
GORIANO SICOLI - M.V. di 32 ieri mattina, mentre partecipava con un gruppo d'amici
ad una battuta di caccia al cinghiale nella zona di Madonna di Pietrabona, ha
esploso un colpo di fucile verso l'animale ma un pallettone, colpito un masso
di roccia, è rimbalzato raggiungendo il malcapitato M.V. all'emitorace
sinistro. Il giovane è stato subito soccorso dai compagni di battuta;
trasportato all'Ospedale dell'Aquila è stato immediatamente sottoposto ad
intervento chirurgico per la rimozione del pallettone. Attualmente è ricoverato
in prognosi riservata al San Salvatore. A. Man.
(Il Messaggero, Abruzzo, 7Settembre 2004)
Il sindaco
«Serve più sicurezza»
Angelo Calcari, cacciatore ledrense, ha visto la morte in faccia
Un volo terrificante
Un abete lo ferma prima del burrone
«Alcuni accorgimenti per migliorare
la sicurezza andranno forse pensati - dice il sindaco di Riva del Garda Paolo
Matteotti - ma è chiaro che se uno è fermo e perde l'equilibrio non c'è molto
da fare. In ogni modo avevo già pensato di incontrarmi con il comitato Giacomo
Cis che gestisce la vecchia strada del Ponale: si potrebbero alzare alcuni
parapetti in legno e collocarne di nuovi dove attualmente mancano. Sono
suggerimenti per migliorare la qualità del tracciato che diversi cittadini mi
hanno sottoposto».
Riaperta due mesi fa, la vecchia strada Ponale, da subito è diventata uno dei
tracciati più affollati di mountain biker ed escursionisti di tutto l'Alto
Garda. Risistemata a dovere dal Servizio provinciale di Ripristino e
valorizzazione ambientale, data in gestione al comitato Giacomo Cis, ha
probabilmente bisogno di qualche ulteriore ritocco, necessità emersa solo con
l'utilizzazione della vecchia strada che comunque, va ricordato, è stata
declassata, e quindi rimane, semplice sentiero.«Ho perso dieci anni di vita
quando l'ho visto scivolare per 60 metri verso lo strapiombo. Sotto di lui
c'erano solo due piante che potevano fermarlo, poi un salto di duecento di
metri nel vuoto. Ecco, è finito dritto contro una di quelle piante. Ne è uscito
malconcio ma si è salvato». È ancora scosso Renato Calcari, presidente
dell'associazione cacciatori di Tiarno di Sotto, nel raccontare la disavventura
capitata al suo compagno di caccia, Angelo Calcari, 69 anni, pensionato, ieri
all'alba sotto cima Avez, a 1800 metri, non lontano da Tremalzo. Per lui sette
costole rotte, la clavicola fratturata, la spalla lussata, due vertebre
incrinate e forse un'emorragia interna. In ogni modo è fuori pericolo
ricoverato all'ospedale di Rovereto. Ne avrà per un mese. Doveva essere una
normale battuta di caccia quella di ieri. Stavano scendendo verso malga Pegol
quando il pensionato è uscito dal sentiero ed è precipitato nel dirupo sul
versante di val Cerese. Un volo di 60 metri per il pendio scosceso e poi un
abete a stoppare la folle caduta, proprio sull'orlo dello strapiombo di duecento
metri. Il presidente dei cacciatori ha chiamato subito il 118 e ha prestato
soccorso al compagno. L'elicottero di Trentino emergenza ha caricato a bordo
Gianluca Daldoss del Soccorso alpino per raggiungere la località. Da Renato
Calcari «un grazie di cuore al 118». S.I.
(L'Adige, 11 settembre 2004)
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La titolare dell'azienda, Maria Dalla Francesca,
torna a chiedere il divieto dell'attività venatoria all'interno dell'area
Pallini da caccia sui bambini
I cacciatori sparano nel bosco della fattoria didattica di Altaura
La struttura riceve visitatori tutto l'anno e ospita tanti animali
di Carlo Bellotto
CASALE DI SCODOSIA. Pioggia di
pallini contro gli studenti che stanno seguendo il laboratorio sulle api
nell'azienda agrituristica e biologica Altaura e Monte Ceva di Casale di
Scodosia. Un episodio che potrebbe ripetersi e avere anche conseguenze gravi. A
denunciare il fatto e a chiedere più attenzione per l'incolumità degli studenti
è Maria Dalla Francesca, proprietaria dell'azienda che svolge l'attività di
«fattoria didattica». Siamo in aperta campagna a due passi da villa Correr e il
fondo rurale si estende per 26 ettari. «Durante tutto l'anno l'azienda è
visitata da bambini, ragazzi e adulti - dice la Dalla Francesca - che seguono i
laboratori all'aperto su api, siepi, fosso, bosco di pianura, insetti e altri
temi ancora».
L'area di Casale è ricca di fauna selvatica e sempre durante il periodo di
caccia si creano situazioni di grave pericolo. In un caso sono stati
addirittura colpiti dei ragazzi con una pioggia di pallini sparati da un
cacciatore rimasto anonimo.
«E' evidente - dice la titolare della fattoria - la pericolosità della
compresenza di cacciatori, che lecitamente possono sparare ad animali presenti
nelle siepi e nel bosco della fattoria, durante la visita didattica dei giovani
ospiti. L'importanza sociale della "fattoria didattica" è ormai
riconosciuta da diversi enti e per questo chiedo l'interdizione alla caccia per
l'incolumità pubblica nell'intera area di competenza della fattoria». La campagna
dell'azienda oggetto di studio è coltivata secondo il metodo dell'agricoltura
biologica. I fossi, le siepi e i campi costituiscono per gli animali selvatici
un'oasi naturalistica, dove però i cacciatori vanno a nozze. Per la gioia dei
più piccoli nella fattoria si trovano le casette per oche e galline e per i
loro pulcini. E vicino alla piantagione di kiwi c'è il ricovero per gli asini,
le mucche, i conigli e le pecore. Un «paradiso» che mal convive con gli spari
dei cacciatori. Maria Dalla Francesca ha esternato la sua protesta alla
Provincia, al sindaco di Casale, alla questura e al prefetto. Gli enti
dovrebbero darle ascolto. La pericolosità della situazione è evidente.
(Il Mattino di Padova. 16 settembre
2004)
Dopo un litigio uccide la moglie e si spara
Bologna, l'artigiano pensionato, che soffriva di cuore, non aveva mai dato
segni di squilibrio
BOLOGNA - Omicidio-suicidio, ieri
mattina, a Osteria Nuova, frazione di Sala Bolognese, piccolo comune emiliano.
Un pensionato di 62 anni, Salvatore La Giusa, ha ucciso la moglie, Francesca
Lizzo, pure 62enne, con due colpi di fucile, e poi ha rivolto l'arma contro se
stesso, sparandosi un colpo in bocca. Salvatore e Francesca erano originari di
Nicosia, della provincia di Enna. Si erano trasferiti da giovani nel Bolognese,
nel 1963. La Giusa aveva lavorato un po' da artigiano e poi da dipendente in
un'azienda di metallurgia.
Accadeva spesso che litigassero, nella loro abitazione, in via Gramsci. Per i
vicini non era una novità. «Litigi normali - racconta uno dei nipoti, che non
vuole rivelare il proprio nome - come marito e moglie qualsiasi. Nulla di
particolare».
Ieri i vicini poco dopo mezzogiorno hanno sentito dei colpi. Allarmati, hanno
chiamato i figli della coppia: uno è sposato e abita in paese sempre a Sala,
gli altri due vivono a Bologna. Al loro arrivo hanno trovato la porta
dell'appartamento chiusa dall'interno e nessuno che rispondesse. A quel punto
hanno chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco che hanno forzato l'ingresso.
Nel soggiorno, vicino al balcone, c'era il cadavere di Francesca Lizzo, colpita
al viso e all'addome, poco lontano, sempre a terra, senza vita, il corpo del
marito.
La Giusa andava spesso a caccia e aveva due fucili regolarmente denunciati: per
il suo gesto folle ha utilizzato il calibro 12. L'indagine è coordinata dalla
pm bolognese Plazzi, che ha disposto il trasporto dei due corpi all'istituto di
medicina legale di Bologna. L'uomo aveva problemi di salute, era in cura al
servizio cardiologico dell'ospedale di Bologna. Gli erano stati impiantati 4
bypass. «A parte questo - aggiunge il nipote -, stava benissimo. Non era in
pericolo di vita, si stava curando».
In sostanza non pare esserci correlazione tra il suo gesto, la volontà di farla
finita, in cui ha trascinato anche la moglie, e i suoi problemi cardiaci.
«Dev'essere stato un raptus improvviso - dice una delle sorelle dell'uomo,
Gaetana - Non sappiamo dare alcuna spiegazione. Non è questo il momento di
parlarne». Francesca Lizzo era in pensione, saltuariamente in precedenza e
ancor più di rado, si dava da fare come cuoca. I vicini la descrivono come un
tipo allegro, con tanta voglia di vivere. In genere sopportava in silenzio le
sfuriate del marito, anche se i vicini ogni tanto sentivano il loro parlare a
voce alta. Il marito prima di ieri non aveva mai dato segni di squilibrio, non
risulta che facesse uso di psicofarmaci o che fosse seguito per problemi
mentali.
(Il Tempo, 17 settembre 2004)
Pierino Pasini ha sparato a ridosso della strada.
Capriolo all'asta
Forestale sanziona cacciatore
TENNO - Sarà messo all'asta oggi
alle 20.30 alla sede sociale dei cacciatori presso l'ex municipio di Tenno un
capriolo di un anno sequestrato dagli uomini della stazione forestale di Riva
del Garda. La sanzione amministrativa è stata comminata a Pierino Pasini,
membro del direttivo della sezione cacciatori, che nei giorni scorsi ha ucciso
l'animale non rispettando la distanza minima da una strada carrozzabile. In
ogni modo nessuna sanzione penale per Pasini poiché la caccia al capriolo è
aperta e consentita. Solo una semplice multa che prevede il sequestro del
capriolo. L'animale verrà messo all'asta e i proventi serviranno per il
miglioramento della fauna in zona. Saranno restituiti al cacciatore qualora
facesse ricorso e ottenesse ragione.
(L'Adige 17 settembre, 2004)
I clienti protestano, li minaccia col fucile
Tutto si sarebbero aspettato
i due avventori di una trattoria dell'Erbese, tranne quel fucile da caccia
puntato verso i loro volti. Ha rischiato di tramutarsi in tragedia, la serata
al ristorante di due comaschi, minacciati a mano armata dal titolare del
locale. Motivo del diverbio, un conto considerato troppo salato dai due
avventori. Che, per questo motivo, hanno protestato con il ristoratore, il
quale per porre fine al litigio ha pensato bene di estrarre il fucile. Sono
stati i carabinieri della stazione di Asso a risolvere il furioso diverbio:
hanno fermato i clienti spaventati, che stavano scappando a gambe levate dalla
poco ospitale trattoria, e li hanno messi a confronto con il ristoratore che
poco prima aveva puntato contro di loro una doppietta. Il 35enne titolare della
trattoria è stato denunciato con l'accusa di minacce aggravate, detenzione e
porto illegale di armi da fuoco. Nei guai anche un amico del giovane
ristoratore, un 60enne, risultato essere il proprietario del fucile. È stato
denunciato per incauto affidamento dell'arma.
(Corriere di Como, 18 settembre2004)
Suicidio a Collio
Si toglie la vita con un colpo del suo fucile
Ieri mattina, un 64enne di Collio arrivato al culmine di una crisi depressiva
ha imbracciato il proprio fucile da caccia per farla finita. I pallini lo hanno
raggiunto al petto provocando una profonda ferita che, poco dopo, ha causato la
morte del valtrumplino. Erano le 6.40 quando il figlio ha sentito il colpo.
Allarmato dallo sparo si è diretto verso le scale trovando il padre riverso a
terra in una pozza di sangue.
Immediati i soccorsi, resi ancora più rapidi dal decollo dell'eliambulanza
inviata dal «118». Un medico ha stabilizzato le condizioni dell'uomo, che poi è
stato trasportato nella clinica «San Rocco» di Ome. Ma le cure sono risultate
inutili.
Alle 10.30 è arrivato il decesso. Sull'episodio indagano i carabinieri di
Collio e della Compagnia di Gardone.
(BresciaOggi 18 settembre 2004)
Zafferana Etnea Il padre ha accidentalmente sparato
al ragazzo durante una battuta di caccia e non ha retto al dolore
Uccide il figlio per errore, poi si suicida
Un colpo è partito dal suo fucile e ha centrato il piccolo Alfio di 12 anni in
testa
ZAFFERANA ETNEA – Una tragedia
immane: accidentalmente gli parte un colpo di fucile che imbracciava durrante
una battuta di caccia e centra alla testa il figlio che muore all'istante
davanti al suo sguardo. Atroce. Il genitore si rende conto, resta
inebetito,capisce che l'ha ucciso, urla come un forsennato, non regge al
dolore, non può prestare aiuto, il ragazzino non risponde, è immerso in una
pozza di sangue e si punisce sparandosi due colpi all'addome, unendosi così
allo stesso destino dell'incolpevole figlio. Drammatico. E' il tristissimo
epilogo di una battuta di caccia alle pendici del vulcano, in un pomeriggio di
sabato che un idraulico di 39 anni, Antonio Grasso, voleva trascorrere
unitamente al figlioletto Alfio di 12 anni, accomunati dalla passione per la
caccia. Con loro un amico, testimone attonito della tragedia e ancora sotto
choc per quello scenario che in un batter d'occhio si è trasformato: da
spensierato a drammatico. L'uomo ha cercato di fermare l'amico che ha puntato
il fucile contro sè stesso, ha cercato di evitargli quella punizione finale, ha
cercato di non fargli pagare allo stesso modo il peccato commesso
involontariamente, ma non è riuscito. Il testimone ha avuto solo la forza solo
di comporre il «112» col telefonino, chiedendo aiuto, cadendo anch'egli nella
disperazione. Nessuno ha potuto prestare aiuto: la scena, straziante, era
inesorabilmente delineata. Il cadavere di un ragazzino e lì accanto quello di
suo padre. La dinamica era chiara: una terribile fatalità, difficile da
raccontare alla moglie dell'idraulico, alla mamma del bambino e alla sua
sorellina di sette anni che si trovavano a casa. Fino a qualche ora prima era
una famiglia unita, normale, felice e poco dopo la vita è stata sconvolta da un
destino crudele, impossibile da accettare. Non v'erano dubbi, quanto accaduto
nella campagna attigua ad un casolare abbandonato di via Diaz, nel quartiere
periferico «Pisano» di Zafferana, era chiaro. I tre erano intenti a conversare
sottovoce, in attesa di qualche preda (è zona di conigli), quando forse per una
mossa istintiva, è partito il colpo di fucile che ha centrato alla testa Alfio
che si trovava accanto al papà. Quando si è accorto della tragedia, Antonio
Grasso si è sparato un colpo di fucile all' addome, ma è rimasto ferito di
striscio. Ha ricaricato l' arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si
è scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno
devastato lo stomaco, uccidendolo, ha raccontato il testimone, ancora sotto
choc davanti ai carabinieri che si sono portati sul posto per espletare le
formalità di questa tragedia. Il testimone ha raccontato pure di avere cercato
di fermare l'amico, di farlo desistere da quello che era chiaro volesse fare.
Non ce l'ha fatta. Antonio Grasso era determinato a punirsi, la sua mente ormai
era sconvolta, era disperato e quei colpi di fucile contro sè stesso sono stati
forse la sua “liberazione”. Secondo il sostituto procuratore Marisa Scavo «non
ci sarebbero dubbi sulla dinamica» e l' accaduto è da «ricondurre a una
drammatica fatalità». Domenico Calabrò (Gazzetta
del Sud, 19 Settembre 2004)
L’uomo si è tolto la vita con la stessa arma. Un
amico assiste alla scena ma non riesce a fermarlo
Cacciatore uccide il figlio per errore
Catania, il ragazzo aveva 12 anni: dopo la tragedia
il padre si spara
ZAFFERANA ETNEA (Catania) -
Era andato a caccia di conigli. Ma ad un tratto fa un movimento brusco, forse
si china repentinamente, e dal fucile parte un colpo. Un solo terribile colpo
che uccide il figlio di 12 anni. Lo centra in pieno, alla testa. Uno sparo che
nel volgere di pochi istanti devasta la vita di padre e figlio. Il lampo, la
rosa di pallini, lo strazio di una morte inaccettabile e la tragedia che si
alimenta: l’uomo non esita, si punta il fucile all’addome e torna a sparare
ferendosi però soltanto di striscio. Troppo poco per placare la disperazione di
una padre che cerca una pena adeguata alla sua colpa: nonostante la ferita, il
sangue, il terremoto nel cuore e nella testa, ricarica così l’arma, appoggia il
calcio del fucile a terra e si butta contro la canna facendo partire due spari
mortali in rapida successione.
«DRAMMATICA FATALITÀ» - Sono le 17 di ieri, per terra restano il corpo di un
idraulico di 38 anni, Antonio Grasso, e quello del figlio Alfio, di 12 anni.
«Una drammatica fatalità», così l’ha subito definita il magistrato che coordina
l’inchiesta Marisa Scavo. A suo giudizio «non ci sono dubbi sulla dinamica dei
fatti» e sulla vita e la condotta di Antonio Grasso. Del resto la tragedia ha
anche un testimone. Un compagno di caccia che ha assistito impotente a tutta la
terribile sequenza senza riuscire ad intervenire.
LE REAZIONI - Qualche ora dopo la scena della tragedia è avvolta dalla foschia.
Attorno gli alberi, i cespugli ed un vecchio casolare. Siamo nella zona di
Pisano, una frazione di Zafferana Etnea, proprio alle pendici del vulcano.
Luogo spesso battuto dai cacciatori che non vogliono fare lunghe trasferte. Qui
era solito andare Antonio Grasso che anche ieri non aveva voluto rinunciare ad
una piccola battuta di caccia nonostante le pessime condizioni del tempo. Il
figlio aveva voluto seguirlo. Un’occasione per una passeggiata in campagna. Ed
è probabile che stesse giocando o cercasse chissà cosa tra i cespugli quando
dal fucile del padre è partito il colpo. «Sicuramente è stata una disgrazia»
confermano i carabinieri, in ogni caso un’imprudenza imperdonabile che ha
spinto l’uomo al suicidio. Anche i vicini di casa e la gente di Zafferana Etnea
non hanno dubbi sulla dinamica dei fatti e sulla personalità di Antonio Grasso.
Tutti lo descrivono come «una persona irreprensibile e molto legata alla moglie
e ai due figli, il maschio e la piccola di sette anni».
LE INDAGINI - Nonostante la ricostruzione dei fatti e le indicazioni del
testimone oculare la magistratura ha comunque disposto l’autopsia. Oggi
verranno interrogati anche alcuni compagni di caccia della vittima. Stando alle
primissime indagini comunque non dovrebbero esserci lati oscuri nella
personalità di Antonio Grasso. L’uomo aveva un regolare porto d’armi e una
buona padronanza nell’uso del fucile. A quanto pare non era la prima volta che
portava con sé il figlio che era felice di condividere la passione del padre
per la caccia.
A. Sc. (Corriere della Sera, 19
Settembre 2004) ![]()
Catania
Cacciatore uccide il figlio per sbaglio e poi si suicida
CATANIA Si è trasformata in dramma familiare una battuta di caccia sulle
pendici dell'Etna dove un uomo ha scambiato il figlio di 12 anni per un
coniglio e ha sparato contro una macchia mediterranea uccidendo il ragazzo.
Accortosi dell'accaduto l'uomo si è suicidato sparandosi due volte con la
stessa arma contro l'addome.
Scenario della tragedia è stata una campagna attigua a un casolare abbandonato
di via Diaz, una delle strade di periferia di Pisano. È lì che Antonio Grasso,
38 anni, idraulico di Zafferana Etnea, ha ucciso accidentalmente con il proprio
fucile di caccia calibro 12 il figlio Alfio, di 12 anni. Il colpo sparato da
media distanza ha centrato alla testa il piccolo, che è morto sul colpo.
Appena si è accorto della tragedia, Antonio Grasso, in preda alla disperazione,
si è sparato un colpo di fucile all'addome, ma è rimasto ferito di striscio. Ha
ricaricato l'arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si è scagliato
contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno devastato lo
stomaco, uccidendolo.
Alla tragedia ha assistito attonito e sotto choc un testimone: era un loro compagno
di caccia che ha tentato, senza riuscirci, di fermare l'uomo. Le sue
dichiarazioni, rese ai carabinieri di Giarre, che ha chiamato lui stesso con il
telefonino, hanno trovato riscontro nei primi accertamenti compiuti dal medico
legale. Antonio Grasso, sposato, aveva un'altra figlia, di sette anni. La
bambina, che era rimasta a casa con la madre, non sa ancora quello che è
accaduto. Sul luogo della tragedia è presente un cognato dell'uomo, anche lui
sotto choc. Grasso era conosciuto a Zafferana Etna come «una persona per bene,
irreprensibile, molto legato alla famiglia».
(Il Messaggero, 19 Settembre 2004)
Tragico incidente di caccia nella campagna vicino a
Catania
L'uomo avrebbe scambiato il ragazzino (12 anni) per un coniglio
Uccide il figlio per errore e si suicida con lo stesso fucile
ZAFFERANA ETNEA (CATANIA) - Si è trasformata in dramma familiare una battuta di
caccia sulle pendici dell' Etna dove un uomo ha scambiato il figlio di 12 anni
per un coniglio e ha sparato contro una macchia mediterranea uccidendo il
ragazzo. Accortosi dell' accaduto l'uomo si è suicidato sparandosi due volte
con la stessa arma contro l' addome.
Scenario della tragedia è stata una campagna attigua a un casolare abbandonato
di via Diaz, una delle strade di periferia di Pisano. E' lì che Antonio Grasso,
38 anni, idraulico di Zafferana Etnea, ha ucciso accidentalmente con il proprio
fucile di caccia calibro 12 il figlio Alfio, di 12 anni. Il colpo sparato da
media distanza ha centrato alla testa il piccolo, che è morto sul colpo.
Appena si è accorto della tragedia, Antonio Grasso, in preda alla disperazione,
si è sparato un colpo di fucile all' addome, ma è rimasto ferito di striscio.
Ha ricaricato l'arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si è
scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno
devastato lo stomaco, uccidendolo.
Alla tragedia ha assistito attonito e sotto choc un testimone: era un loro
compagno di caccia che ha tentato, senza riuscirci, di fermare l'uomo. Le sue
dichiarazioni, rese ai carabinieri di Giarre, che ha chiamato lui stesso con il
telefonino, hanno trovato riscontro nei primi accertamenti compiuti dal medico
legale, il dottore Ragazzi.
Antonio Grasso, sposato, aveva un' altra figlia, di sette anni. La bambina, che
era rimasta a casa con la madre, non sa ancora quello che è accaduto. Sul luogo
della tragedia è presente un cognato dell'uomo, anche lui sotto choc. Grasso
era conosciuto a Zafferana Etna come "una persona per bene,
irreprensibile, molto legato alla famiglia". Con il figlio condivideva,
tra l' altro, la passione per la caccia e insieme oggi pomeriggio, con un loro
amico, erano andati a fare una 'battuta' nonostante la pioggia intensa caduta
nel Catanese.
Secondo il sostituto procuratore Marisa Scavo "non ci sarebbero dubbi
sulla dinamica" e l'accaduto è da "ricondurre a una drammatica
fatalità". Il magistrato ha disposto l'autopsia.
(Repubblica.it, 19 Settembre 2004)
Uccide il figlio per errore Cacciatore si toglie la
vita
Si è trasformata in dramma familiare una battuta di caccia sulle pendici
dell'Etna dove un uomo ha scambiato il figlio di 12 anni per un coniglio e ha
sparato contro una macchia mediterranea uccidendo il ragazzo. Accortosi
dell'accaduto l'uomo si è suicidato sparandosi due volte con la stessa arma
contro l'addome. Scenario della tragedia è stata una campagna attigua a un
casolare abbandonato di via Diaz, una delle strade di periferia di Pisano. È lì
che Antonio Grasso, 38 anni, idraulico di Zafferana Etnea, ha ucciso accidentalmente
con il proprio fucile di caccia calibro 12 il figlio Alfio, di 12 anni. Il
colpo sparato da media distanza ha centrato alla testa il piccolo, che è morto
sul colpo. Appena si è accorto della tragedia, Antonio Grasso, in preda alla
disperazione, si è sparato un colpo di fucile all'addome, ma è rimasto ferito
di striscio. Ha ricaricato l'arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli
si è scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli
hanno devastato lo stomaco, uccidendolo. Alla tragedia ha assistito attonito e
sotto choc un testimone: era un loro compagno di caccia che ha tentato, senza
riuscirci, di fermare l'uomo. Le sue dichiarazioni, rese ai carabinieri di
Giarre, che ha chiamato lui stesso con il telefonino, hanno trovato riscontro
nei primi accertamenti compiuti dal medico legale. Antonio Grasso, sposato,
aveva un'altra figlia, di sette anni. Grasso era conosciuto a Zafferana Etna
come «una persona per bene, irreprensibile, molto legato alla famiglia». Con il
figlio condivideva, tra l'altro, la passione per la caccia e insieme ieri
pomeriggio, con un loro amico, erano andati a fare una «battuta» nonostante la
pioggia intensa caduta nel Catanese.
(L'Eco di Bergamo, 19 Settembre 2004)
Antonio strappò il fucile all'amico per togliersi la
vita
l'inchiesta.
Il colpo che uccise il ragazzino
partì accidentalmente. Poi Grasso prese l'altra doppietta per «finirsi»
Zafferana. E' il giorno del lutto e del dolore a Zafferana. Una domenica
particolare diversa dal solito. Nella piazza del paese pedemontano si notano
capannelli di persone che commentano una tragedia difficile da accettare. Un
dramma che ha lasciato annichiliti tutti. Un dolore avvolgente che non
risparmia anche i compagni di classe del piccolo Alfio. Molti di loro hanno gli
occhi gonfi di lacrime, lo sguardo perso nel vuoto.
E intanto sulla tragica battuta di caccia nelle campagne di Pisano, si
apprendono nuovi inquietanti particolari, a cominciare dalla dinamica
dell'incidente.
Cosi il film della tragedia. Antonio Grasso era partito dalla sua casa di via
Imbriani alla volta di Pisano, subito dopo pranzo, a bordo del proprio Fiorino,
portando con sé il figlio Alfio e l'immancabile cane meticcio. L'appuntamento
era stato fissato per le 15 di sabato, in quel vigneto in abbandono di via Diaz
a Pisano, dove spesso si ritrovavano. Lì, all'ingresso di un vecchio casolare
cadente, lo attendeva un amico, G.P. di 79 anni, un vero «veterano» della
caccia, con il quale, da tempo, condivideva le battute in campagna, alla ricerca
di conigli selvatici.
Una volta tutti sul posto, i tre si sono addentrati in aperta campagna per
oltre un chilometro. Erano circa le 16 quando, dopo una breve perlustrazione,
Antonio Grasso avrebbe deciso di fermarsi in prossimità di un anfratto.
«Diamo da bere al cane e poi proseguiamo - avrebbe detto. A quel punto l'uomo
si sarebbe chinato per avvicinarsi al cane, ma il fucile, un Beretta calibro 16
che in quel momento imbracciava, fatalmente sarebbe scivolato a terra e il
calcio dell'arma, la cui canna era leggermente inclinata, avrebbe battuto
contro un macigno di pietra lavica. La tragedia si consumava in quel preciso
istante. In seguito al violento impatto, dal fucile sarebbe partito
accidentalmente un colpo che ha centrato il figlio dodicenne alla testa,
spappolandogli il cervello.
Accortosi dell'accaduto, Antonio Grasso, si è subito lanciato sul ragazzo
scuotendo con rabbia il suo corpo purtroppo ormai esanime. Accecato dalla
disperazione, senza esitare un solo istante, ha afferrato il proprio fucile e
si è sparato da distanza ravvicinata all'addome, ma è rimasto ferito di
striscio. Ma non era finita. Nonostante fosse ferito, l'uomo, con estrema
freddezza, ha avuto l'impeto di anticipare il compagno di caccia, spintonandolo
a terra con forza, riuscendo a rubargli il fucile che in quel preciso istante
aveva momentaneamente appoggiato sul manto erboso. E' stato un attimo: Antonio
Grasso ha rivolto l'arma contro se stesso, esplodendo un solo colpo che gli ha
devastato lo stomaco.
L'uomo è rimasto agonizzante per qualche minuto, nel frattempo l'anziano
testimone con il proprio telefonino, ha avvertito i carabinieri. Sul posto sono
rapidamente arrivati un ambulanza del 118 di Giarre e l'elisoccorso. Ma è stato
tutto inutile. Antonio Grasso spirava ancora prima che i soccorritori
giungessero sul luogo della tragedia, in aperta campagna a Pisano, in contrada
«Fortino». Fin qui, la drammatica sequenza dei fatti.
Ieri pomeriggio intanto, su disposizione del magistrato inquirente Marisa
Scavo, i corpi di Antonio Grasso e del figlio dodicenne Alfio che giacevano
all'obitorio dell'ospedale Garibaldi di Catania, sono stati restituiti alla
famiglia, non è stato infatti necessario eseguire l'esame autoptico,
allorquando gli accertamenti compiuti dal medico legale incaricato dalla
Procura, hanno confermato l'ipotesi dell'incidente di caccia. Per tutto il
giorno ieri in via Imbriani, nell'abitazionedella famiglia Grasso è stato un
continuo via vai di persone: amici, parenti e anche semplici conoscenti. Tra
questi, di prima mattina, anche l'anziano testimone che ha assistito inerme
alla terribile disgrazia. L'uomo raggiunto ieri mattina nella propria casa di
via Vico Castorina, alla periferia di Zafferana, si è chiuso in un
comprensibile silenzio, lasciandosi scappare qualche mezza frase riguardo
l'accaduto.
«E' stato terribile, una scena indelebile che non potrò mai dimenticare. Ho
raccontato tutto ai carabinieri ma credo che non sia ancora finita. Vi prego
non fatemi aggiungere altro, non voglio ricordare, rivivere quei terribili
momenti. E' qualcosa che conserverò per tutta la vita».
Mario Previtera (La Sicilia, 20
Settembre 2004)
Stroncato da malore durante l’appostamento
MUORE A FIESSE BORTOLO PELIZZARI, 57ENNE PENSIONATO DI VILLA CARCINA
Un improvviso malore gli è stato fatale proprio il primo giorno di apertura
della stagione venatoria. Salito con una scala su un albero per predisporre i
posti dove appendere le gabbiette degli uccelli da richiamo del suo capanno, un
valtrumplino è caduto - stroncato da un malore - da un’altezza di circa quattro
metri, rimanendo ucciso sul colpo. Come ha poi accertato il medico
dell’eliambulanza inviata dal 118, l’uomo è morto, quasi certamente per un
infarto, ancor prima di cadere a terra. Il parente e l’amico che erano in sua compagnia
l’hanno infatti visto precipitare senza che cercasse un appiglio e senza che
emettesse alcun grido. La vittima è Bortolo Pelizzari, di 57 anni, pensionato,
originario di Concesio, che abitava a Villa Carcina in via Volta 3. Non era un
cacciatore, ma aveva accolto l’invito dei due amici - loro sì seguaci di Diana
- ad andare con loro per aiutarli ad allestire un appostamento. La disgrazia è
avvenuta poco prima delle 8.30 di ieri in aperta campagna a Cadimarco di Fiesse
nei pressi dell’Oglio, vicino alla cascina S. Felice. Ieri mattina di buon’ora
l’uomo, con un parente e un amico, aveva raggiunto la campagna di Fiesse, dove
la sua famiglia, tempo fa, aveva acquistato un piccolo appezzamento di terreno
sul quale, accanto ad alcuni alberi, era stato realizzato un capanno per la
caccia della fauna migratoria. Mentre i due compagni stavano sistemando
l’appostamento fisso, Bortolo Pelizzari, servendosi di una scala, è salito su
una pianta per sfoltire i rami e individuare quelli su cui poi avrebbe appoggiato
le gabbiette degli uccelli da richiamo. Improvvisamente è stato visto cadere a
peso morto. Anche se non dava ormai più segni di vita, i due amici che erano in
sua compagnia hanno cercato di rianimarlo, dando l’allarme alla centrale
operativa del 118. Sul posto sono arrivati l’eliambulanza, un’autolettiga e i
carabinieri della stazione di Gambara con il comandante maresciallo Vincenzo
Zarba. Al medico dell’elicottero, come detto, non è rimasto che constatare il
decesso dell’uomo. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti del Nucleo
ittico-venatorio della Polizia provinciale di Brescia. Ultimati i rilievi dei
carabinieri, la salma di Bortolo Pelizzari è stata ricomposta nella camera
mortuaria del cimitero di Fiesse. La morte del cinquantasettenne ha destato
commozione non solo a Villa Carcina, ma anche tra i cacciatori bresciani,
presso i quali la notizia si è rapidamente diffusa ancora in mattinata. (g.
spi.)
(Giornale di Brescia, 20 Settembre 2004)
LA TRAGEDIA. Fiesse, vittima un pensionato di Villa
Carcina
Muore dopo il malore e la caduta da un albero
La prima giornata di caccia nel Bresciano si è conclusa in tragedia per un
pensionato 57enne di Villa Carcina. Bortolo Pelizzari è morto a Cadimarco di
Fiesse: dopo essere stato colto da malore, è caduto da un albero. L’uomo è
morto all’istante; inutile l’arrivo di un medico rianimatore, giunto dopo pochi
minuti da Brescia con l’eliambulanza, e dell’autolettiga del paese. Invano è
stato usato il defibrillatore. Erano le 7.50 quando il cognato e un parente di
Pelizzari, che da poco avevano raggiunto l’appostamento al confine con il
Cremonese, hanno chiesto aiuto. Bortolo Pelizzari, che a Villa Carcina
risiedeva in via Alessandro Volta, non dava segni di vita. L’uomo era caduto da
un’altezza di 5-6 metri mentre si trovava su un grosso albero per agganciare
alcune gabbiette con i richiami. La battuta di caccia era in corso dopo mesi di
attesa e preparativi, ma per Pelizzari non è mai iniziata: colpito molto
probabilmente da un infarto, è precipitato nel vuoto ed è morto davanti ai
familiari.
La tragedia si è consumata tra Cadimarco di Fiesse e Volongo, paese del
Cremonese, in un appezzamento ad alcune centinaia di metri dalla cascina San
Felice e dalla cava Rocca. Per i rilievi e per accertare la dinamica della
morte, legata sia pur indirettamente all’attività venatoria, sono intervenuti i
carabinieri della stazione di Gambara.
La salma è stata composta nel cimitero del paese della Bassa, a disposizione
dell’autorità giudiziara, che potrebbe richiedere l’autopsia. I familiari hanno
apparso in mattinata della tragedia. La notizia, rilanciata all’ora di pranzo
dai notiziari delle televisioni e delle radio bresciane, ha ben presto fatto il
giro del paese. Bortolo Pelizzari, grande appassionato di caccia, era molto
conosciuto a Villa Carcina.
La giornata di apertura non ha fatto registrare gravi incidenti. Nessun
cacciatore e nessun escursionista finito per caso in zona di caccia si sono
recati al pronto soccorso per una visita o una medicazione. Negli anni scorsi è
però accaduto che qualcuno si sia recato solo nella giornata di lunedì o
addirittura martedì al pronto soccorso per farsi togliere i pallini rimasti
intrappolati sottopelle.
Non sono mancate le segnalazioni di cacciatori che esplodevano colpi vicino
alle case. Telefonate al 112, al 113 o alla polizia provinciale sono giunte da
Calvisano e da Molinetto di Mazzano. A Regoma di Seniga due cani sono stati
feriti in maniera superficiale dai pallini esplosi da un cacciatore. Stavano
compiendo una passeggiata con il padrone in aperta campagna, quando sono stati
sparati i colpi verso terra; forse erano state avvistate alcune quaglie
lasciate libere nei giorni scorsi (i due cani sono stati medicati da un
veterinario).
A Bagolino invece si è avuta la segnalazione di un cinghiale abbattuto.
Franco Mondini (BresciaOggi, 20
Settembre)
Pensionato scivola e dal fucile parte un colpo
Arezzo, perde la gamba nell'incidente di caccia
CASTIGLION FIORENTINO. Un cacciatore
ha perso la gamba sinistra dopo un incidente accadutogli ieri mattina a
Manciano, una frazione del comune di Castiglion Fiorentino, in provincia di
Arezzo, all'apertura dell'attività venatoria. B. B., un pensionato di 70 anni
abitante nel comune del Cassero, era andato a caccia con alcuni amici nei campi
che costeggiano lo zuccherificio diManciano. Improvvisamente l'uomo è scivolato
e dal fucile è partito un colpo che lo ha raggiunto alla gamba. Il pensionato è
stato soccorso dai compagni di battuta e trasportato all'ospedale di Castiglion
Fiorentino, dove i medici lo hanno sottoposto ad un delicatissimo intervento
chirurgico, ma alla fine è stato necessario amputare l'arto ferito.
(Il
Tirreno, Empoli, 20 Settembre 2004)
Paura lungo le sponde del lago di Piediluco, dove decine di persone stavano
prendendo il sole, per una pioggia di pallini sparati da un cacciatore
mimetizzato nel bosco. Alcuni di questi hanno colpito senza alcuna conseguenza
una donna in costume da bagno. C'è stato un fuggi fuggi generale. Sono stati
chiamati i carabinieri della stazione di Piediluco, ma dei cacciatori nessuna
traccia.
E' accaduto ieri pomeriggio nei pressi del ristorante il "Merendero"
quando la spiaggia era piena di gente.
(Il Messaggero, 20 settembre 2004)
Disavventura a Civitanova
Precipita in un pozzo profondo otto metri Cacciatore si salva fischiando per
un'ora
di DOMENICO BARTOLINI
CIVITANOVA - Per un'ora, è rimasto sotto terra, a otto metri di profondità,
aggrappato mani e piedi alla camicia di cemento del pozzo artesiano, la testa
fuori da tre metri di acqua e di fango. E ha fischiato con la forza della
disperazione, sentendo le ginocchia e le braccia che stavano per cedere, e gli
stivali pieni d'acqua che lo tiravano giù. Poi una voce amica e la corda che
scendeva. Elio Scortechini, 66 anni, di Caldarola e civitanovese d'adozione,
questa prima giornata di caccia non la scorderà finchè vive. Ieri mattina era
andato ad appostare quaglie e tortore sotto il camping Belvedere, a pochi passi
da casa sua (abita lungo la statale). Si era messo sotto un albero quando,
verso le 9, spostandosi, si è sentito mancare il terreno sotto i piedi.
Nascosta dal falasco, c'era la bocca di un pozzo artesiano che lo ha
inghiottito. L'uomo è finito in acqua insieme al fucile. Il liquido lo ha
respinto in alto e lui si è aggrappato agli anelli di cemento da 80 centimetri
che rivestivano il pozzo. Ha preso a fischiare con la lingua fra i denti, come
quando si chiamano i cani.
Lo ha sentito Angelo Marinelli, 50 anni: sono amici ma ieri non erano a caccia
insieme. A colpi di fischio il soccorritore ha trovato l'imboccatura del pozzo.
Ha calato una corda che sua figlia gli ha portato da casa (abita lì accanto) e
un'altra prestata da dei giovani che facevano un gioco di guerra. Infine
Polizia e Vigili del fuoco hanno tirato fuori il malcapitato, infreddolito e
balbettante. Un'eliambulanza lo ha portato all'ospedale dove l'hanno
trattenuto, ma solo per scrupolo.
(Il Messaggero, 20 settembre 2004)
A Susegana un'auto è stata impallinata sulla
Pontebbana. A Mareno una donna ha chiamato il 113
Ieri mattina alle 11 una rosa di pallini ha raggiunto il parabrezza e la
carrozzeria di un'auto che era in corsa sulla Pontebbana a Susegana,
all'altezza del Colorado, provocando dei danni. Il conducente si è fermato e ha
chiamato i carabinieri: qualcuno aveva sparato verso la strada anziché nella
direzione giusta. Poco più tardi una richiesta di intervento analoga è partita
da Fontanelle, in via Calstorta. Ieri sera, verso le 19, una pantera del
commissariato di polizia di Conegliano è intervenuta a Mareno, in via
Madonnetta, dove una signora ha chiesto aiuto al «113» perché i colpi sparati
dai cacciatori continuavano a sibilarle a pochi metri dalla porta di casa e l'impressione
era quella di assistere ad una sparatoria.
(Michela Santi) (Franco Allegranzi)
(La Tribuna di Treviso, 20 settembre
2004)
Caccia, primo giorno con molte prede Presidio di
protesta sul Monte Orfano
MILANO - Primo giorno di caccia con molte prede e poche contravvenzioni per i
centomila lombardi seguaci di Diana. L'esordio della stagione venatoria è stato
contestato con un «presidio» organizzato dalla Lac a Coccaglio, in provincia di
Brescia. Una ventina di manifestanti, giunti prevalentemente da Milano, hanno
dato vita, sul Monte Orfano, a una marcia di protesta con aquiloni, striscioni,
maschere in plastica e sagome di uccelli. Nella Bassa Bresciana, a Fiesse, la
prima giornata di caccia è stata funestata da una tragedia. Verso le 8, un
cacciatore di 57 anni è morto per un malore dopo essere caduto da un albero nei
pressi del capanno. La morte sarebbe stata causata da un infarto.
Sempre nella mattinata, alla polizia provinciale di Brescia sono giunte
segnalazioni di fucilate esplose vicino alle abitazioni a Molinetto di Mazzano
e a Calvisano.
Un altro incidente è accaduto nel Pavese: un cacciatore, appostato dietro a un
cespuglio, è stato colpito da due fucilate mentre aspettava il passaggio di un
fagiano. F.B., 47 anni, di Verruca Po, è stato ferito al volto e alle braccia
dai pallini sparati dai suoi compagni di caccia. L'uomo non ha riportato ferite
gravi e, dopo essere stato medicato al San Matteo, è stato dimesso. (Corriere della Sera, 20 Settembre 2004)
Cacciatore ferito a un occhio
Il paganese colpito durante una battuta a Cioffi
EBOLI. Sfiorata la tragedia durante
una battuta di caccia. Ieri mattina. Francesco Abagnara, 63 anni, di Pagani, si
era recato ad Eboli, più precisamente in località Cioffi, con l'intento di
tornare a casa con una discreta quantità di cacciagione. Qualcosa, tuttavia,
non sarebbe andata per il verso giusto e quando uno dei suoi due amici ha
esploso un colpo in aria, l'uomo sarebbe stato colpito da alcuni pallini che
hanno centrato in pieno il suo occhio destro. Intorno a mezzogiorno, l'uomo ha
varcato il pronto soccorso degli Ospedali Riuniti delle Tre Valli (ex Umberto
I) di Nocera Inferiore dove si trova tuttora ricoverato. Secondo i medici, la
ferita oculare è abbastanza estesa ed esiste il rischio concreto che l'uomo
possa perdere la vista. Sulla vicenda è stata immediatamente aperta
un'inchiesta e le indagini sono curate dagli agenti del drappello di polizia
ospedaliero, diretto dal vice questore aggiunto, Antonio Maione. In questa
prima fase, si sta cercando di capire chi è stato ad esplodere quel colpo ad
altezza d'uomo che per poco non ha ucciso il 63enne. La vittima dell'incidente
sostiene di non essere riuscito a vedere chi abbia sparato il colpo di fucile
ma ci sono anche molti altri aspetti che hanno fatto sorgere mille sospetti
agli investigatori. Primo fra tutti, la scelta di arrivare all'ospedale di
Nocera Inferiore, quando sarebbe stato logico raggiungere il pronto soccorso di
Eboli, Battipaglia o il San Leonardo. Inoltre c'è da dire che l'uomo è un esperto
cacciatore, con questa passione da tantissimi anni. Un'esperienza che avrebbe
dovuto metterlo al riparo da una circostanza del genere che, invece, per un
soffio non si è trasformata in una vera tragedia. Le indagini sono tuttora in
corso per stabilire cosa è veramente successo in quel fondo collinare in
località Cioffi. L'uomo è stato veramente vittima di un semplice incidente o i
fatti si sono svolti in maniera completamente diversa? In questo caso, dunque,
chi sta cercando di proteggere e perché? Interrogativi ai quali stanno cercando
di dare una risposta anche i giudici del tribunale di Nocera Inferiore che sono
stati informati del caso. Il 63enne, residente in via Filettine, sposato e con
figli ha rischiato davvero grosso e quel colpo poteva raggiungerlo alla testa.
Gli inquirenti vogliono vederci chiaro e questa mattina saranno sentiti i due
amici dell'uomo che si trovavano più o meno nelle vicinanze quando si è
verificata la disgrazia. Qualcuno dovrà pur essere denunciato a piede libero
per lesioni. Ma ovviamente si tratta di ipotesi che sono al vaglio
dell'autorità giudiziaria. Il tutto per capire che cosa è realmente accaduto
nella campagne di Cioffi. (gi. bi.)
(La Città di Salerno, 20 Settembre 2004)
Al paganese
è stato ritirato il porto d'armi
Rischia la vista il cacciatore ferito da un amico a Cioffi
Pagani. Sospensione della licenza
venatoria e ritiro del porto d'armi. Sono questi i primi provvedimenti adottati
all'indomani del grave incidente che poteva costare la vita a Francesco Abagnara.
Il cacciatore 63enne di Pagani è stato raggiunto dai pallini di un colpo
esploso da uno dei suoi due amici con i quali si era recato a caccia l'altra
mattina in località Cioffi, ad Eboli. Intorno a mezzogiorno di domenica, l'uomo
ha varcato il pronto soccorso dell'ospedale di Nocera Inferiore, dove si trova
tuttora ricoverato. Secondo i medici, la ferita oculare è abbastanza estesa ed
esiste il rischio concreto che l'uomo possa perdere la vista. Sulla vicenda è
stata immediatamente aperta un'inchiesta e le indagini sono curate dagli agenti
del drappello di polizia ospedaliero, diretto dal vice questore aggiunto,
Antonio Maione. Per il momento sono stati adottati solamente dei provvedimenti
di tipo amministrativo, ma non si esclude che nel corso delle indagini, possa
essere anche prodotta una denuncia a piede libero con l'accusa di lesioni
colpose per il cacciatore distratto che ha ferito all'occhio Abagnara. La
vittima dell'incidente, dal canto suo, continua a sostenere di non essere
riuscito a vedere chi abbia sparato quel colpo di fucile che poteva costargli
la vita.
(La Città di Salerno, 21
Settembre 2004)
INCIDENTE A MERCATO SAN SEVERINO
Spara alla quaglia, ferisce un altro cacciatore
GIUSEPPE NAPOLI
Spara alla quaglia e colpisce un collega nascosto dietro un cespuglio anch'egli
col fucile puntato verso la stessa preda. La sfortunata vittima
dell'involontaria aggressione da parte di un maldestro cacciatore è Antonio
Amato, 43 anni, residente a Mercato San Severino. L'uomo era a caccia nelle campagne
sanseverinesi ieri mattina quando, tra uno sparo e l'altro, si è trovato con
una rosa di pallini conficcati nella spalla sinistra. L'amante dell'attività
venatoria si è subito accasciato al suolo facendo temere il peggio al collega,
ma una volta trasportato all'ospedale di Curteri sono stati i medici di turno a
rassicurarlo giudicando il 43enne guaribile in quindici giorni. Sarebbe potuto
finire davvero male se solo il cecchino di quaglie avesse esploso più di un
colpo all'indirizzo di quel volatile che, per uno strano scherzo del destino,
stava puntando anche Antonio Amato. Il lato curioso della storia è che i due
cacciatori non potevano vedersi perchè separati da una fitta vegetazione, in
cima alla quale si era sistemato l'appetitosa selvaggina. Entrambi puntano la
canna della doppietta contro la quaglia, ma è l'anonimo cacciatore a fare fuoco
per primo bruciando sul tempo Antonio Amato. I pallini, però, finiscono per
conficcarsi dritti nella spalla del sanseverinese dando la possibilità alla
quaglia di portare a casa la pelle. Il cecchino sente i lamenti di Antonio
Amato e si porta dietro la siepe che li divideva. Solo allora realizza ciò che
è realmente accaduto cercando di rimediare alla maldestra fucilata trasportando
il ferito al vicino ospedale di Curteri. I medici del pronto soccorso gli
estraggono i pallini che lo hanno raggiunto alla spalla, giudicando la ferita
guaribile in quindici giorni. E pensare che il destino avrebbe osato davvero
troppo avesse scritto un finale da barzelletta, con l'uno che spara all'altro
mancando clamorosamente la quaglia.
(Il Mattino, Salerno, 20
Settembre 2004) ![]()
S. SEVERINO
Quarantenne scambiato per la preda
S. SEVERINO. Cacciatore scambiato per un animale selvatico diventa bersaglio di
un altro amante dell'attività venatoria. Questa volta, teatro dell'ennesima
idiozia umana, è la zona di aperta campagna di Mercato San Severino. Antonio
Amato, 43 anni, residente del posto, era uscito di casa di buon ora per seguire
la sua passione per la caccia. Fucile in spalla, aveva percorso diversi
chilometri prima di cimentarsi con la cacciagione. Non poteva sapere che lui
stesso sarebbe potuto diventare una preda e si è ritrovato con una rosa di
pallini conficcati nella spalla sinistra. Solo il caso e la distanza dall'altro
cacciatore, hanno voluto che i colpi non riuscissero ad attraversare la fascia
muscolare, depositando i corpi estranei direttamente negli organi vitali. Lo
spavento è stato così forte che l'uomo si è accasciato al suolo, gettando nel
panico il cacciatore autore dell'incredibile errore. Quando ha realizzato di
averla fatta grossa, l'uomo ha caricato il collega cacciatore in macchina e
l'ha accompagnato all'ospedale di Curteri di Mercato San Severino.
Fortunatamente i pallini erano in superficie ed al termine delle medicazioni è
stata emessa una prognosi di guarigione di 15 giorni. I carabinieri della
Compagnia di Mercato San Severino, agli ordini del capitano Gianfilippo Magro,
stanno attentamente valutando la situazione e per l'incauto cacciatore potrebbe
scattare una denuncia a piede libero per lesioni, oltre al sequestro del
fucile. Una storia veramente incresciosa.
(La Città di Salerno, 20
Settembre 2004)
Apertura caccia, un uomo ferito ed un capriolo
protetto ucciso. Tre denunce.
Un cacciatore di 70 anni a Poviglio, nel reggiano, e' rimasto ferito alla nuca
e a un braccio dai pallini sparati per sbaglio da un altro cacciatore, che poi
si e' dileguato. E' l'unico incidente di caccia segnalato nella provincia,
nella prima giornata di attivita' venatoria.
(Animali&Animali, 21 Settembre 2004)
Caccia, impallinati due agenti della
Provincia
Incidente a Cisano, scatta la multa
Due agenti impallinati. È successo domenica mattina nei boschi intorno a
Cisano, in località Poggio Fiorito. I due agenti della polizia provinciale
comandata da Fulvio Terzolo sono stati involontariamente colpiti da un
cacciatore ingauno che non si è accorto della loro presenza. Quando ha aperto
il fuoco alcuni pallini li hanno raggiunti al polso («ho sentito un furto
bruciore») e sui vestiti. È andata ancora bene perché se solo fossero stati
centrati al volto le conseguenze avrebbero potuto essere drammatiche. È stato
l'unico vero incidente della prima giornata venatoria.
Subito dopo lo sparo i due hanno raggiunto il cacciatore e contestato
l'imprudenza. Oltretutto era vicino a case e strada oltre che a una zona per il
ripopolamento della fauna dove è vietata la caccia (gli agenti la stavano
pattugliando). Ha detto di non essersi reso conto, è caduto dalle nuvole. Lo
hanno giudicato in buona fede. Ma è stato comunque sanzionato per aver sparato
troppo vicino a case e strada (dove i due si trovavano). Complessivamente gli
hanno fatto un verbale di 566 euro. In compenso l'agente "ferito", in
virtù della presunta buona fede del cacciatore, non si è fatto refertare al
pronto soccorso, cosa che avrebbe fatto scattare anche la denuncia e le
conseguenze penali dell'incidente.
Gli agenti, come il resto della dozzina complessiva che la polizia provinciale
ha impiegato domenica, per tutto il giorno hanno setacciato i boschi per
vigilare sul rispetto del regolamento venatorio in particolare di confini (da
case e strade) e rifugi (problema esistente in particolare nell'albenganese,
dove alcune zone sono state tabellate solo nelle ultime ore).
«Complessivamente non ci sono state grosse violazioni - è il bilancio finale -
a parte l'incidente di Cisano abbiamo fatto qualche altra sanzione in Val
Bormida e nel finalese per il mancato rispetto dei confini ma nient'altro. A differenza
di altri anni è stata una prima giornata tiepida, per fortuna senza emergenze».
Considerata la giornata calda più che al cinghiale tanti cacciatori si sono
concentrati sulla selvaggina stanziale (lepri, fagiani e pernici) che richiede
meno spostamenti e quindi meno fatica anche per i cani non ancora allenati.
Dario Freccero
(Il Secolo XIX, 21 settembre 2004)
SAN MARTINO DI LUPARI
Cacciatore trovato morto da un amico Si ipotizza un malore
Doveva tornare per pranzo Angelo Ferraro,
53 anni ex commerciante di San Martino di Lupari. Era uscito ieri mattina
presto per andare a caccia nella campagna di Monastiero di San Martino di
Lupari, e di lui più nessuna notizia. Nel pomeriggio sono scattate le ricerche.
L'ha ritrovato un amico cacciatore ormai senza vita a poche centinaia di metri
dal suo capanno di caccia. Con tutta probabilità si è trattato di una malore.
Il fucile, come hanno constatato i carabinieri di San Martino giunti sul posto
con i colleghi della scientifica, era scarico. Non è stato trovato nessun
elemento esterno che potesse far pensare ad un gesto insano, o a un crimine di
terzi.
(Il Gazzettino, Bassano, 21 Settembre 2004)
Anziano si spara un colpo di fucile
Un colpo in faccia, poi una breve agonia e il decesso al pronto soccorso,
nonostante il tentativo dei soccorritori di strapparlo alla morte. E' morto
così, ieri sera, intorno alle 18,30, Armando Valentini, 79 anni, pensionato di
Villa Gesso di Putignano. L'uomo, molto probabilmente al culmine di una crisi depressiva,
si è tolto la vita con il suo fucile da caccia, sparandosi nella camera da
letto. A chiedere i soccorsi sono stati alcuni vicini che hanno udito
l'esplosione ed hanno pensato al peggio.
Sul posto, tra un ululare di sirene che ha messo a soqquadro il centro città
ingolfato dal traffico, sono piombati tempestivamente sia il personale del 118,
sia uomini del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Teramo e della
squadra volante. I soccorritori hanno trovato l'anziano riverso a terra, agonizzante.
E' stato assistito dapprima sul posto con un intervento rianimatore e poi
trasferito in ambulanza, con una staffetta dei carabinieri, all'ospedale
Mazzini ma il pensionato è spirato all'arrivo in ospedale. Un'inchiesta è stata
avviata dagli uomini del capitano Piras per accertare le cause che possono aver
spinto al suicidio l'uomo, anche se le cattive condizioni di salute potrebbero
essere all'origine del tragico gesto.
Rob.Al.
(Il Messaggero, 22 settembre 2004)
Impallinata in auto insegue i cacciatori
Colpi di fucile contro la veranda, si spaventa e chiama la polizia
CONEGLIANO. Un'auto e una veranda danneggiate dai pallini sono il bilancio di
una giornata di caccia che, nel Coneglianese, ha dato parecchio lavoro al 113.
L'episodio più grave è capitato verso le 11 sulla Pontebbana, all'altezza del
Colorado, dove la Lancia Lybra in corsa di M.S., 37 anni, di Pordenone, è stata
raggiunta da una rosa di pallini esplosa da distanza ravvicinata. Una
quindicina di pallini è rimasta conficcata nella carrozzeria della Lancia,
qualcuno ha raggiunto senza conseguenze la guidatrice. La donna ha rischiato
l'incidente e si è subito fermata lungo il ciglio della Statale 13.
L'automobilista è scesa dalla vettura e a pochi metri di distanza ha visto un
gruppetto di quattro cacciatori. Li ha avvicinati accusandoli apertamente del
danno, ma le doppiette, tutt'saltro che intenzionate a discutere, sono fuggite
a piedi, allontanandosi a tutta velocità. A quel punto la pordenonese ha
chiamato il «113» col cellulare e atteso l'arrivo della polizia per spiegare
l'accaduto e fornire una descrizione dei presunti responsabili. Sarà sporta
denuncia contro ignoti per danneggiamento. Un altro episodio denunciato alla
polizia è accaduto nel pomeriggio a Boccadistrada di Santa Lucia di Piave.
M.D., classe 1972, di Santa Lucia, ha chiesto l'intervento della polizia dopo
essersi accorta che i cacciatori appostati in un vicino fondo agricolo
continuavano a sparare in direzione dell'abitazione senza preoccuparsi più di
tanto. I pallini si conficcavano nella veranda della casa. Anche in questo caso
i cacciatori sono fuggiti prima dell'identificazione. (f.a.)
(La Tribuna di Treviso, 22 settembre
2004)
Prato. A caccia con
un amico, spara e lo ferisce.
Spara un colpo di fucile e colpisce accidentalmente un amico, ferendolo ad un
occhio e al torace. L' uomo, un pratese di 36 anni, dopo i primi soccorsi
prestati dalla Misericordia di Prato, e' stato trasportato con l' elisoccorso
all' ospedale di Careggi dove si trova ricoverato, in condizioni comunque non
gravi.
Il fatto e' accaduto ieri mattina intorno alle 10,30 durante una battuta di
caccia nelle vicinanze del lago di Figline di Prato, in localita' Cerreto. Sul
posto sono intervenute le volanti della polizia che hanno denunciato in stato
di liberta' il responsabile - 34 anni, anch' egli residente a Prato - per il
reato di lesioni colpose.
(Animali&Animali, 23 Settembre 2004)
Pallini in
casa: gli abitanti denunciano i cacciatori
San Fiorano Cacciatori un po' troppo fracassoni e
invadenti. A pochi giorni dall'inizio della stagione venatoria, che si è aperta
domenica scorsa, come al solito in mezzo alle polemiche di ambientalisti e di
associazioni animaliste, fioccano già le prime proteste da parte di quei
lodigiani che vivono in campagna nei pressi delle zone riservate alla caccia.A
San Fiorano, alcuni cittadini che vivono lungo la strada provinciale che porta
a Codogno si sono rivolti ai carabinieri del comando compagnia di Codogno per
segnalare la presenza di un gruppo di doppiette che si spingono un po' troppo
vicini alle loro case per sparare alla selvaggina. Evidenti e comprensibili i
disagi patiti dai sanfioranesi. «Sentiamo sparare a pochi metri dalle nostre
abitazioni e in certi casi i pallini sono arrivati fin sui nostri tetti e sotto
le nostre finestre» si lamenta qualcuno. Nella zona di confine con il comune di
Codogno, sarebbe stata notata, in questi giorni, un'utilitaria con a bordo
alcuni cacciatori che evidentemente hanno trovato qui una ricca miniera di
selvaggina ma non tengono in giusta considerazione le esigenze di chi vive a
pochi passi dai campi. L'inconveniente va avanti ormai da alcuni giorni a
questa parte e i residenti di questa zona si augurano che finisca al più
presto. Anche perché i pallini potrebbero colpire qualcuno, bambini o
anziani.Non è però la prima volta che nella Bassa, zona di caccia dove arrivano
anche appassionati da fuori provincia, in particolare dal Bresciano e dalla
Bergamasca, si verificano episodi di questi tipo. A Terranova dei Passerini, a
più riprese, l'abitazione di un noto artista della Bassa è stata presa di mira
dai cacciatori che pur di impallinare fagiani e lepri si spingevano fin sotto
le finestre a sparare. Anche in questo caso, il cittadino di Terranova dei
Passerini ha chiesto l'intervento dei militari dell'Arma che hanno risolto la
situazione. Disagi, dunque, grandi e piccoli che si porta inevitabilmente
dietro l'arrivo di centinaia e centinaia di cacciatori, non sempre rispettosi
dei cittadini e della loro tranquillità.Cris. Bran.
(Il Cittadino, Il quotidiano del
Lodigiano e del Sud Milano 24 settembre 2004)
Forse l’hanno scambiato per una
quaglia, oppure ha avuto il “torto” di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: Fatto sta che dalla sella
della sua bicicletta s’è trovato disteso sull’asfalto, con il petto perforato
da un pallino da caccia. Definirlo incidente forse è addirittura riduttivo. Di
certo quanto successo l’altra mattina nelle campagne di Lovoleto di Granarolo
ha dell’incredibile. La vittima, F.G., 64 anni, del posto, oltre allo spavento
ha riportato una prognosi di dieci giorni per ferita d’arma da fuoco alla parte
destra del costato. Intanto i carabinieri di Granarolo hanno già aperto
un’indagine ipotizzando l’accusa di lesioni colpose gravi a carico dell’ignoto
cacciatore che ha esploso la rosa a pochi metri dalla strada. Verso le 9.30,
F.G. stava percorrendo in bici via delle Scuole quando è stato raggiunto dalla
fucilata.
Aveva sentito gli spari dei cacciatori – ha poi
raccontato ai militari -, ma certo non pensava che potesse essere lui la preda
da abbattere. Di colpo s’è trovato a terra, col petto sanguinante. Ha
cominciato a gridare tanto che la moglie, dalla vicina casa di via s.Marino, al
confine tra Bentivoglio e Altedo, lo ha sentito e s’è precipitata in suo aiuto.
L’uomo è poi stato trasportato in ambulanza
all’ospedale di Bentivoglio, dove i medici lo hanno sottoposto ad una
radiografia al costato, riscontrando la presenza del pallino. Nel frattempo il
maldestro cacciatore che pensava di sparare ad un animale e che invece ha
centrato un uomo, se l’era già data a gambe.
Lorenzo Priviato
( Il Resto del Carlino, 25 settembre
2004)
Un
cacciatore barlettano finisce in carcere con l'accusa di tentato omicidio e
porto abusivo d'armi
«Mi disturbi». E gli spara
Raptus di un 67enne: il contadino spaventava le
quaglie
Disturbava la sua caccia, facendo, a suo dire, fuggire via le quaglie: un buon
motivo per impallinarlo. La logica strampalata di un sessantasettenne
cacciatore stava per mietere una vittima, un viticoltore intento a vendemmiare
che «intralciava» la posta del cecchino di uccelli. Con l'accusa di tentato
omicidio, porto illegale di arma da sparo e relativo munizionamento e
ricettazione, è finito in manette Ruggiero Doronzo, un barlettano con alcuni
precedenti penali simili.
Il singolare episodio si è verificato nella mattinata di giovedì, in contrada
«Lamaruggia», nei pressi di via Canne della Battaglia, ma è stato reso noto
soltanto dopo l'arresto del presunto responsabile dell'attentato, che è stato
condotto in carcere a Trani.
Secondo le prime ricostruzioni dell'accaduto, la vittima (le cui generalità non
sono state rese note) si trovava a lavoro nel suo tendone, quando ha sentito
avvicinarsi il cacciatore. Costui avrebbe iniziato a spazientirsi e, sebbene
non si trovasse nella sua proprietà, avrebbe ingiunto al viticoltore di
allontanarsi subito, poiché riteneva che la sua presenza potesse allontanare i
volatili oggetto della sua caccia. Davanti al diniego dell'agricoltore, avrebbe
aperto il fuoco e la vittima, spaventata, avrebbe iniziato a correre a
perdifiato, rintanandosi in una casetta per ripararsi dalla pioggia di pallini.
Qualche minuto dopo l'aggressione, il viticoltore avrebbe chiamato il 113, per
ricevere soccorsi. Immediato l'arrivo sul posto di un'auto della Polizia. Gli
uomini della squadra Anticrimine del commissariato hanno iniziato a cercare il
cacciatore a casa sua (un casale vicino del quale Doronzo sarebbe il
guardiano), non trovandolo. Nel corso della perquisizione, invece, i
poliziotti, che avevano rinvenuto sei bossoli da caccia calibro 12 sul luogo
dell'aggressione, hanno scoperto il fucile, una doppietta a canne sovrapposte
di fabbricazione italiana, del tipo usato per il tiro al piattello, che
risultava appartenente ad una partita di cinquanta fucili rubati nel 2001 ad un
camionista greco in sosta sull'autostrada A14, nell'area di sosta di Canne
ovest. L'arma si trovava in cucina, tra un mobile ed il frigorifero. In un
altro mobile i poliziotti hanno trovato seicento cartucce dello stesso tipo
trovato sul terreno e numerosi richiami elettronici per uccelli.
L'uomo, irreperibile durante la perquisizione, ha provato a rincasare da un
viottolo secondario, ma è stato scoperto ed arrestato. In una tasca, gli agenti
hanno trovato un richiamo per quaglie. Sulla vicenda è aperta un'indagine
coordinata dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Trani, Teresa
Iodice.
Nicola Curci
(La Gazzetta del Mezzogiorno, 25
settembre 2005)
L’INCIDENTE
Un uomo di 50 anni, Mauro Ferrara, si è ferito accidentalmente durante una
battuta di caccia nelle campagne di Caivano e ora è ricoverato nell’ospedale Pellegrini,
dove dovrà essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico a una mano.
È accaduto nella mattinata di ieri. Ferrara - originario di Casoria, abita da
molto tempo a Napoli nel quartiere di San Pietro a Patierno - era impegnato
nella ricerca della preda quando, improvvisamente, si è rotta la canna del
fucile che gli è esploso tra le mani. A lanciare l’allarme sono stati gli altri
cacciatori. In un primo momento le forze dell’ordine avevano pensato a una
sparatoria, forse un agguato di camorra consumato nelle campagne, ma dai primi
accertamenti è subito risultato che si trattava, invece, di un incidente. Il
ferito è stato soccorso con un’ambulanza e trasportato nell’ospedale
Pellegrini, dove esiste un reparto specializzato nella chirurgia degli arti e,
in particolare, della mano.
Dai cacciatori alle prede: continua senza sosta l’impegno dei volontari Lipu
(Lega italiana protezione uccelli) e dei Rangers d’Italia (guardie ambientali
riconosciute dal ministero, una cinquantina lavorano al servizio della
Provincia) contro il mercato dei volatili di specie protetta, in particolare
cardellini, catturati dai bracconieri e venduti nella zona della Marinella.
Oltre duecento esemplari - costretti in gabbie anguste o in buste di plastica
dove le povere bestie non riuscivano nemmeno respirare - sono stati sequestrati
nei primi giorni di agosto e liberati all’interno del bosco di Capodimonte.
(Il Mattino, Napoli, 27 Settembre 2004)
Spara al cinghiale,
uccide un carabiniere
Drammatica battuta di caccia tra amici. Muore, colpito al fianco,
l'appuntato Luigino Romano in servizio a Meduno
Doveva essere una giornata di festa
con un gruppo di amici che si era dato appuntamento per una "battuta al
cinghiale". Anche il clima sembrava dare manforte ai cacciatori: una
stupenda giornata di sole caldo, quasi estivo. Il destino aveva però deciso
diversamente e quel gruppo di appassionati, invece che partecipare alla solita
uscita, ha assistito inerme ad una terribile disgrazia, nella quale è morto
Luigino Romano, 45 anni, appuntato dei carabinieri in servizio alla stazione di
Meduno.
Erano da poco passate le 12.30 e i partecipanti alla battuta di caccia,
organizzata in località Praforte di Castelnovo, accanto al poligono di tiro del
monte Ciaurlec, già da molte ore erano sulle tracce dell'animale. C'erano otto
persone ad inseguire il maiale selvatico e, come funziona in questi casi, il
cerchio si stava stringendo inesorabilmente attorno all'animale. La tensione
stava salendo, così come pure l'adrenalina delle "doppiette" che, da
posizioni diverse, nel fitto nel bosco, erano immobili in attesa della preda.
Ad un tratto è partito un colpo che ha risuonato sinistramente nella boscaglia.
A terra, in una pozza di sangue, nascosto dalla vegetazione, in una postazione
situata a circa 15 metri dagli amici, c'era l'appuntato Romano, raggiunto al
fianco da un proiettile calibro 308, capace di abbattere un cinghiale anche da
una distanza di oltre 300 metri. Il carabiniere non è però morto sul colpo.
Quando i suoi compagni si sono avvicinati è riuscito a pronunciare ancora
qualche flebile frase, ma prima di tutto, per evitare rischi per i
soccorritori, a testimonianza del suo innato senso del dovere, ha sussurrato:
"Fate attenzione, il mio fucile è ancora carico". Subito dopo ha
perso conoscenza e nonostante il prodigarsi dei medici, intervenuti a bordo di
un'autolettiga partita da Spilimbergo è deceduto durante il trasporto in
ospedale, a causa della terribile emorragia provocata dal foro del proiettile,
profondo circa 20 centimetri. Appena accortosi di quanto accaduto, P.R. 66
anni, residente a Castelnovo, il cacciatore che ha premuto il grilletto - non
si sa se per un tragico errore di mira, o per una scivolata nella sua
postazione - è stato colto da malore e soltanto l'intervento del fratello, che
ha subito preso in custodia l'arma della disgrazia, ha impedito che l'uomo
compisse un estremo gesto dettato dalla disperazione. Il cacciatore è stato
denunciato in stato di libertà per omicidio colposo. Sulla vicenda indaga il
magistrato Daniela Bartolucci della Procura della Repubblica di Pordenone, che
ha disposto minuziosi accertamenti da parte dei carabinieri di Castelnovo e
della Compagnia di Pordenone.Lorenzo Padovan
(Il Gazzettino, Pordenone, 27 Settembre 2004)
TRAGICA FATALITÀ
Era nascosto dietro un cespuglio
(lor.pad.) Il "carabiniere di quartiere", a Meduno, non è certo una
novità introdotta da pochi mesi, ma una consuetudine radicata da moltissimi
anni. Questa figura, seppur solo ufficiosamente, era incarnata alla perfezione da
Luigino Romano, per tutti a Meduno e Travesio soltanto "Gigi". Anche
i suoi superiori non si vergognano di ammettere di aver appreso moltissimo
dall'appuntato Romano, che col suo quarto di secolo di permanenza ininterrotta
a Meduno, era il carabiniere più "anziano" in servizio. La sorte
beffarda ha fatto sì che si occupasse per lavoro, con particolare attenzione,
proprio delle pratiche per la concessione di licenze di caccia e di quanto
attiene alle armi in genere. Insomma, era un vero esperto del settore. Durante
le ore libere dal servizio trascorreva gran parte del tempo con la famiglia, ma
il suo hobby prediletto era la caccia, meglio se praticata con amici. Anche
ieri era partito euforico per la "battuta" a Praforte. Vestito con la
mimetica dei cacciatori, si era nascosto in un angolino del bosco, pronto ad
entrare in azione se il cinghiale avesse fatto capolino. Alcuni compagni di
spedizione erano rimasti sul sentiero, da dove avevano una visuale più ampia.
Tutto inutile: quei cespugli che si muovevano devono aver tratto in inganno, il
sole accecante, che filtrava tra i rami, ha fatto il resto. Luigino Romano è
morto così, attorniato da quegli amici che ne hanno sempre apprezzato le doti
umane e professionali, e che non riuscivano a darsi pace per questa tremenda
disgrazia.
(Il Gazzettino, Pordenone, 27 Settembre
2004)
Urta il fucile
dell'amico e parte il colpo mortale
La scarica di pallini ha provocato la perforazione dell'arteria
femorale - L'incidente durante una battura di caccia a Corbanese
E' il secondo caso di tragico incidente di caccia nella stessa zona, tra le
colline che si snodano da Tarzo verso il Felettano. Ieri sul Col de Mar ha
perso la vita Angelo Fava, 56 anni, ucciso da un colpo partito dalla doppietta
portata a tracolla di un amico e colpito all'inguine da una scarica di pallini
che gli hanno perforato l'arteria femorale. Due anni fa poco distante, sulle
colline di San Pietro di Feletto un cacciatore uccise un amico appostato dietro
un cespuglio a qualche decina di metri, scambiandolo per un capo di selvaggina.
Singolare e guidato quasi da un destino beffardo quello che è costato la vita
ad Angelo Fava. E' successo ieri mattina poco prima delle 11,30 sul versante
sud-ovest del Col de Mar, in via Collandrà a pochi metri da una stradina che
porta ad alcune abitazioni disabitate. In un piccolo spiazzo tra i vigneti, con
un casolare utilizzato per il ricovero di attrezzi. Un posto isolato, che
conoscono solo i residenti, dal quale si può vedere la statale per il San Boldo
che attraversa l'abitato di Corbanese e sale verso il capoluogo Tarzo, ma anche
tutte le colline circostanti. Difficile da raggiungere anche per i sanitari del
Suem avvisati prontamente dai cacciatori amici della vittima: all'elicottero
partito da Treviso è stato l'impossibile atterrare vicino, solo l'ambulanza
dell'ospedale di Vittorio Veneto è arrivata dopo alcuni minuti, ma ormai era
troppo tardi.
Fava era uscito di buon mattino dalla sua abitazione di via Ortolina, con un
amico, G.D.M., di 41 anni. Non avevano il fucile, essendo già usciti per una
battuta di caccia mercoledì scorso. Erano solo armati di binocolo, per
controllare la presenza di selvaggina nella zona. Sul Col de Mar hanno
incrociato un collega, G.T., 65 anni, abitante ad un centinaio di metri da
posto, che aveva il fucile a tracolla. Sulla piccola spianata a fianco di un
casolare hanno iniziato a guardare intorno utilizzando il binocolo. G.T. stava
cercando di mettere a fuoco e ha chiamato Fava per aiutarlo. G.D.M era a
qualche metro di distanza. "Angelo - hanno raccontato i due amici - si è
spostato dietro ed è inciampato. Ha perso l'equilibrio e si è aggrappato al
fucile a tracolla, con la canna verso terra. G.T. ha cercato di trattenerlo. E'
partito un colpo". Forse è stato proprio nel tentativo maldestro di
trattenere l'arma che è stato probabilmente urtato il grilletto. "Non
ricordiamo niente, abbiamo sentito il botto improvviso, Angelo che è caduto a
terra e dopo qualche istante ha perso i sensi. Tutto si è svolto in pochi
secondi", hanno detto i due testimoni ai carabinieri, i cui investigatori
coordinati dal tenente Fabrizio Massimi stanno accertando in ogni caso tutte le
ipotesi che possono aver provocato la tragedia. Fava, pensionato da soli 4 mesi
dopo molti anni di lavoro alla Varaschin Rattan, azienda del posto, lascia
oltre all'anziana madre la moglie Luciana, e i figli Luca (gelataio in
Germania, dove è stato avvisato) e Sonia.Fulvio Fioretti (Il Gazzettino, Treviso, 27 Settembre 2004)
Incidente a Tarzo.
La vittima, 56 anni, non era in battuta e all'amico in osservazione aveva
chiesto di usare il cannocchiale: un contatto fatale
Scosta il fucile dell'amico, freddato.
Centrato al femore dal colpo accidentale Angelo Fava è morto in 4
minuti
Il grilletto sarebbe scattato nell'urto. Ma potrebbe essersi impigliato
nella giacca Vani i soccorsi
TARZO. Il colpo, accidentale, è partito alle 11.30. Quattro minuti dopo Angelo
Fava, 56 anni, residente a Tarzo, era morto. Il proiettile del fucile calibro
12 lo ha centrato alla coscia sinistra, all''arteria femorale: per il
cacciatore solo il tempo di dire «mi sento mancare». Il colpo è partito dalla
doppietta di Giuseppe Tonon, 65 anni, residente in via Colladrà a Tarzo.
L'incidente non ha avuto testimoni. I carabinieri di Vittorio Veneto,
intervenuti sul posto, stanno ricostruendo la dinamica. Fava, stando ai primi
accertamenti, sarebbe arrivato alle spalle di Tonon mentre questi, fucile a
tracolla, era chino a osservare con una sorta di canocchiale. Non è chiaro se,
Fava, per guardare a sua volta, abbia spostato il fucile dell'amico
impugnandolo dalla canna, o se Tonon si sia spostato muovendo la doppietta: il
grilletto potrebbe aver agganciato gli abiti di uno dei cacciatori, facendo
partire il colpo.
La tragedia si consuma sulle colline sopra Tarzo, quando sono da poco passate
le 11,30. In una splendida domenica di sole, giornata ideale per una battuta di
caccia.
Angelo Fava, con l'amico Dal Mas, si è recato a Colladrà di buon ora. Fava, in
pensione da sei mesi, è già uscito mercoledì scorso, a caccia, non ha con sè il
fucile. E' in perlustrazione, accompagna l'amico ambulante: non sa di avere un
tragico appuntamento con il destino. I due arrivano poco dopo le 11 nella zona
denominata Castelich, ove approntano su un'altura un punto di avvistamento,
montando un grosso cannocchiale su un cavalletto.
L'obiettivo? Lepri, ma anche caprioli, non rari in quella zona. Di lì a poco
giunge Tonon, con il suo fucile calibro 12, regolarmente detenuto: è grande
amico dei due, ha condiviso centinaia di battute di caccia. Vedendo gli amici
appostati, si ferma, e scambia quattro chiacchiere. Una battuta sul carniere
vuoto, sulle zone migliori. Poi l'apparecchiatura dei due amici, posta sulla
piccola altura di Colladrà, attira l'attenzione di Tonon, che stando a chi lo
conosce, non ama troppo le dotazioni «tecnologiche». Eppure incuriosito chiede
all'amico Fava di poter osservare anche lui, mentre Dal Mas si sposta, e
raggiunge il vicino capanno, aggirandolo.
Tonon, fucile in spalla e canna rivolta verso l'alto, è ancora chino per
guardare dal binocolo: improvvisamente, parte il colpo secco che squarcia
l'aria. Angelo Fava, che è alle spalle di Tonon, è centrato. Il colpo prende la
mano recidendogli immediatamente tre dita, e poi la coscia, proprio all'arteria
femorale. Angelo cade a terra, e perde presto i sensi per la grossa fuoriuscita
di sangue. «Dio, Dio, mi sento mancare...» - fa in tempo a mormorare. Saranno
le sue ultime parole.
Tonon è sconvolto, Dal Mas, che non ha visto la scena, arriva trafelato dal
capanno. Si prodigano in ogni modo per soccorrere l'amico, ma il sangue esce
troppo velocemente. Tolgono gli indumenti dalla ferita, stringono forte con una
cintura di cuoio la gamba sinistra dell'amico Angelo, e contemporaneamente
tentano di tamponare il grosso foro di entrata del colpo, sulla parte alta
della coscia sinistra. Purtroppo è tutto inutile: Angelo Fava, in quattro
minuti, spira per la gravissima emorragia riportata. Vani i soccorsi del Suem,
che con l'elicottero ha raggiunto il luogo in pochi minuti.
Due le ipotesi al vaglio dei carabinieri, accorsi anche'essi sul luogo della
tragedia: è stato Fava, sopraggiungendo, ad urtare il fucile di Tonon, magari
nel tentativo di scostarlo, facendo partire il colpo? O quando Tonon si è
spostato, il grilletto si è impigliato nella giacca (un bottone?) o negli abiti
di Fava, ed è scattato? I carabinieri della stazione di Cison e della compagnia
di Vittorio Veneto hanno sequestrato il fucile calibro 12, per valutare la
sensibilità del grilletto, e gli abiti di Fava. La prima ipotesi di reato a
carico di Tonon è omicidio colposo, ma la natura accidentale della disgrazia
potrebbe far anche decadere ogni responsabilità penale per lo sfortunatissimo
cacciatore. Toccherà al pm Francesca Torri, che stamani riceverà il rapporto dei
militi dell'Arma, decidere come procedere. Tonon, sotto shock, è stato sentito
dai carabinieri con l'amico Dal Mas: qualche ora più tardi, sempre più
sconvolto, avrebbe anche accusato un malore. E' stato chiesto l'intervento di
un medico. In lutto la comunità di Tarzo, vastissimo il cordoglio in tutto il
paese. Il presidente della riserva di Colladrà, Ettore Cesca ha avvertito
subito, in lacrime, anche l'assessore provinciale alla caccia, Stefano Busolin.
(Damiano Cesca)
(La Tribuna di Treviso, 27 Settembre 2004)
La disperazione e lo
shock di Giuseppe Tonon
«Non mi do pace, ora la mia vita è distrutta»
TARZO. Colladrà, la piccola altura del comune di Tarzo ove è morto Angelo Fava
per un colpo di fucile partito accidentalmente dall'arma dell'amico Giuseppe
Tonon, 65 anni, è blindata dalle forze dell'ordine. In disparte, sotto shock,
l'anziano cacciatore dal cui fucile è partito inavvertitamente il colpo mortale
osserva l'intera scena. E' distrutto dal dolore, lo conforta il genero, Gian
Antonio Santarossa: «Sono uscito a caccia, non avrei mai pensato che oggi tutta
la mia vita sarebbe stata rovinata - dice Tonon - mai avrei potuto lontanamente
immaginare che accidentalmente potesse morire un caro amico. Mi sono diretto
verso Colladrà, ho trovato Angelo che stava montando con l'amico Dal Mas un
binocolo e mi sono chinato per poter guardare.
«Mi sono inginocchiato lentamente sull'erba - continua Giuseppe, distrutto dal
dolore - e ho cominciato ad osservare. Avevo il fucile a tracolla con la canna
rivolta all'indietro, come si usa fare, non mi sono accorto che nel frattempo
era giunto alle mie spalle l'amico Angelo, che aveva messo la sua mano sulla
canna per spostarla. E' stato un attimo, è partito il colpo, Angelo è caduto
ferito».
Tonon rivede la terribile scena: «Abbiamo subito cercato di soccorrerlo
stringendo una cinghia di cuoio sulla gamba, sotto la ferita ed abbiamo cercato
di tamponare in tutti i modi il sangue: non c'è stato nulla da fare». E Tonon
non si dà pace.
La notizia della tragedia si è subito sparsa tra i cacciatori del paese,
soprattutto fra gli habitues della riserva, uno delle più note della zona, meta
di numerosi cacciatori. In poco tempo, tutta Tarzo ha saputo. E così come si è
stretta attono al dolore della famiglia Fava, così è vicina a Tonon nel suo
dramma. Il destino, ieri, ha colpito duramente due amici e due famiglie.
(La Tribuna
di Treviso, 27 Settembre 2004)
Voleva sparare ad una lepre,...
(G.Z.) Voleva sparare ad una lepre, ha colpito il figlio. Incidente di caccia ieri
mattina nella campagna di località Ghisa, nel territorio di Montecchio
Maggiore, fortunatamente conclusosi senza gravi conseguenze. Protagonisti padre
e figlio, con la peggio toccata a quest'ultimo, Michele Schenato, 32 anni,
residente ad Altissimo in via Cengio. L'uomo è rimasto colpito alle gambe da
alcuni pallini a causa di un colpo di fucile partito accidentalmente, questa
almeno la prima ricostruzione dell'incidente, dall'arma imbracciata dal padre,
Mario Schenato, 62 anni, via Massignani di Trissino.
I due seguaci della dea Diana ieri mattina s'erano dati appuntamento, come
erano soliti fare, per una battuta di caccia alla lepre, scegliendo per la loro
uscita la campagna racchiusa tra Montecchio, Tezze Arzignano e Trissino.
Tutto è filato liscio sino alle 9. E' stato intorno a quell'ora che il padre,
avvistata una lepre, s'è girato per prendere la mira. Nel compiere il movimento
però pare che dal fucile sia partito inavvertitamente un colpo, ed alcuni
pallini della rosa hanno colpito alle gambe il figlio che si trovava poco
distante.
Le ferite riportate però sono risultate di lieve entità: il padre ha aiutato il
figlio ed insieme hanno raggiunto l'ospedale di Arzignano. Il personale medico
del pronto soccorso dopo aver medicato Michele Schenato l'ha giudicato
guaribile in una decina di giorni.
Sull'episodio accertamenti in corso da parte dei carabinieri della stazione di
Montecchio Maggiore.
Nel settembre dello scorso anno, sulle vicine colline di Sant'Urbano, un altro
ma più grave incidente di caccia aveva visto protagonisti padre e figlio di
nove anni, il secondo colpito da un pallino alla testa.
(Il Gazzettino, 27 settembre 2004)
CREMOLINO
Cacciatore all'ospedale
Cremolino. Sta meglio ed è a casa il cacciatore di Cremolino, Pietro Pesce, 53
anni, residente in via Caramagna 7, leggermente ferito nel corso di una battuta
di caccia. L'uomo era stato aggredito da un cinghiale che gli aveva provocato
ferite guaribili in pochi giorni. Ieri, nella sua abitazione, ha raccontato
l'episodio. «Nonostante sia abituato alle battute al cinghiale, questa volta ho
provato davvero molta paura - ha raccontato - perché l'animale mi è corso
contro e mi ha buttato a terra colpendomi con le zanne alla coscia e al
polpaccio. Subito sono intervenuti i cani della muta della mia squadra e il
cinghiale è scappato». Allertato il 118 poco dopo un'ambulanza aveva trasferito
Pesce all'ospedale di Ovada dover i medici del pronto soccorso gli hanno praticato
le cure del caso per poi dimetterlo immeditamente. Il fatto è avvenuto in
località Perpetua, nella zona boschiva del comune di Morbello.
B. Ma
(Il Secolo XIX, 28 Settembre 2004)
Colpo di fucile
contro il piede perde tre dita
RIGHI Incidente di caccia
Incidente di caccia, ieri mattina, nella zona del Garbo, sulle pendici del
Righi. Un cacciatore genovese di 39 anni è stato ferito da un colpo sparato
accidentalmente dal suo stesso fucile. L'uomo ha perso tre dita del piede destro
ed è operato e ricoverato al San Martino. L'incidente è avvenuto in tarda
mattinata, poco prima di mezzogiorno, al Garbo. Secondo quanto ricostruito
dalla testimonianza dell'uomo, il colpo sarebbe partito accidentalmente durante
una battuta di caccia: stava camminando insieme ad altri cacciatori e portava
il fucile carico rivolto verso il basso quando, forse in seguito ad una perdita
di equilibrio, il dito ha sfiorato il grilletto della carabina, facendo partire
il proiettile. La scarica di pallini ha colpito il piede destro dell'uomo,
amputandogli parzialmente l'alluce e altre due dita. P.P. è stato soccorso
inizialmente dai compagni di battuta che hanno chiesto l'intervento del 118.
Per accelerare i soccorsi, vista la zona impervia e la distanza dal più vicino
centro abitato, la centrale di emergenza genovese ha chiesto all'elicottero dei
vigili del fuoco di alzarsi in volo. Pochi minuti dopo il cacciatore è stato
raggiunto dal velivolo. Sono stati gli aerosoccorritori a provvedere al
recupero del ferito e ad issarlo a bordo con una speciale barrella dopo di che
l'elicottero ha fatto rotta per il San Martino.
P.P. è stato operato nel primo pomeriggio, un disperato tentativo dell'équipe
ortopedica di fargli recuperare almeno in parte la funzionalità del piede. La
lesione, però, era troppo vasta e le ossa dell'arto troppo compromesse perché i
medici riuscissero a riattaccare le falangi quasi spappolate dal colpo.
Al. Cost.
(Il Secolo XIX, 30 Settembre 2004)