Svegliato, spara e ferisce ragazzo
Disturbato dalle voci in strada, anziano fa fuoco col fucile da caccia contro gruppo di giovani

Il parco all'incrocio con viale Rimembranza: il pensionato ha sparato verso il muretto dall'ingresso del suo cortile (foto Bedolis)
SAN PAOLO D'ARGON Esasperato, quando ha sentito ancora rumori e schiamazzi fuori casa sua, è sceso dal letto, ha imbracciato il fucile da caccia e ha fatto fuoco. Un colpo solo, e neanche troppo preciso, ma sufficiente per far finire all'ospedale un ventenne di Montello che stava chiacchierando a pochi metri di distanza insieme ad alcuni amici.
È successo poco dopo l'una della notte tra giovedì e ieri in via del Convento a San Paolo d'Argon: un pensionato di 71 anni, T. M., ex operaio di cotonificio con un passato da cacciatore, stava dormendo nella sua abitazione, che sorge nella parte alta della via, a due passi dalla chiesa parrocchiale. A un certo punto le voci di un gruppo di ragazzi (secondo le ricostruzioni erano almeno cinque persone), che sostavano nelle vicinanze del piccolo parco pubblico all'incrocio con viale della Rimembranza, hanno svegliato il pensionato facendo scattare la sua immediata reazione: due finestre di casa sua, infatti, danno su via del Convento e l'uomo in passato si era già lamentato per i frequenti schiamazzi notturni, rumori che in qualche occasione si erano trasformati anche in veri e propri scherzi messi a segno nel cuore della notte. Così l'altra notte l'anziano ha perso le staffe e dopo aver inveito dalla finestra del bagno contro il gruppo di giovani, ha caricato il suo fucile da caccia «Flobert», uscendo di casa con l'intento di sparare un colpo dimostrativo.
Secondo una ricostruzione l'anziano avrebbe sparato contro il muretto di pietre che cinge il parco pubblico, ma qualcosa è andato storto: l'arma, infatti, era caricata con una cartuccia a pallini e quando l'uomo ha premuto il grilletto, alcuni pallini sono rimbalzati sul muretto colpendo un ventenne di Montello, S. S., che è rimasto ferito all'occhio destro, al volto e al torace. Solo sul volto del giovane sono stati contati 17 pallini. Scattato l'allarme, il ferito è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale «Bolognini» di Seriate, dove i medici hanno stabilito una prognosi di 25 giorni e lo hanno trasferito nel reparto di oculistica per ulteriori accertamenti.
Nel frattempo ai polsi dell'anziano scattavano le manette: sul posto, infatti, sono accorsi anche i carabinieri della stazione di Trescore che lo hanno arrestato con l'accusa di lesioni gravi. L'uomo è stato trattenuto in caserma fino a ieri mattina, quando il sostituto procuratore Silvia Russo ha convalidato l'arresto senza chiedere misure cautelari e verso le 11 ne ha disposto la scarcerazione: il pensionato, infatti, è incensurato ed è ultrasettantenne, due condizioni che gli hanno permesso di ritornare in libertà dopo poche ore. Il fucile da caccia, invece, è stato sequestrato.
Appena tornato a casa l'anziano ha affermato: «Ero esasperato: abito qui da 18 anni e ho dovuto sopportare più di una volta gli scherzi di ragazzi che di notte battono con un pezzo di ferro sulle inferriate delle mie finestre o suonano il campanello scappando subito dopo. Anche ieri qualcuno ha battuto sulla mia finestra e ho perso la pazienza, ma ho mirato al muretto non ai ragazzi».
Nel quartiere l'accaduto ha suscitato le reazioni di alcuni residenti che, pur non condividendo il gesto del pensionato, hanno confermato che a volte la zona è oggetto di schiamazzi notturni, soprattutto d'estate. «Noi dormiamo con i tappi alle orecchie - spiega una residente - negli anni scorsi abbiamo chiamato più di una volta i vigili. Quest'anno la situazione è migliorata, ma c'è ancora qualcuno che esagera». «Il problema c'è - aggiunge una vicina - quando sono in gruppo a volte parlano ad alta voce o sgommano con le auto. Comunque preferiamo ragionare civilmente». Il Comune ha precisato che i rumori nella zona non superano la soglia fisiologica di un quartiere frequentato dai giovani anche per la presenza dell'oratorio. «Le nostre pattuglie - ha spiegato il comandante della polizia intercomunale dei Colli, Enzo Fiocchi - controllano la zona tutte le sere fino alle 2 del mattino. Qualche eccesso c'è, ma la situazione è sotto controllo».
Emanuele Biava
(L'Eco di Bergamo, 21 Agosto 2004)

 

 

Stava pulendo il fucile
Si ferisce a un piede con una rosa di pallini
Stava pulendo il fucile e si è involontariamente sparato al piede. E' successo ad un provetto cacciatore di 54 anni. G.C. augustano è stato immediatamente trasportato al pronto soccorso del Muscatello quando l'altro ieri sera, dal suo fucile marca Flobert calibro 9 che era caricato a pallini, è partito un colpo. L'uomo ha riportato lesioni osse e tendine al primo dito del piede destro. Secondo i sanitari la prognosi è di 40 giorni per via delle fratture all'osso. Saranno poi i chirurgi a stabilire se è necessario un intervento in quanto molte schegge di metallo sono ancora rimaste conficcate nei tessuti molli. I proiettili infatti erano piccolissimi, del tipo usato dai cacciatori per sparare agli uccelli. Secondo i medici, sarebbe bastato che il malcapitato avesse spostato la traiettoria di pochi millimetri per compromettere i legamenti della gamba. Secondo le stime non è la prima volta che i cacciatori, anche se con anni di esperienza subiscono incidenti simili. La stagione di caccia, nell'augustano è di imminente apertura. L'aperturta è prevista per il 2 settembre.
A. B. (La Sicilia, Siracusa, 25 Agosto 2004)

 

 

Deceduto in ospedale Ferdinando Pasolini, 69 anni, residente a Bovezzo.
L'incidente venti giorni fa sul colle San Giuseppe
Morto dopo una caduta dalla scala nella posta di caccia
Venti giorni prima era caduto dalla scala, appoggiata al tronco di un albero secco, sulla quale era salito durante i lavori per sistemare la posta di caccia in vista dell'apertura di settembre. Aveva riportato lesioni interne gravi: nel pomeriggio di sabato il suo cuore ha cessato di battere. La vittima è Ferdinando Pasolini, familiarmente chiamato Nando, di 69 anni, pensionato, originario di Mompiano, che abitava a Bovezzo in via Brolo 29. L'incidente è avvenuto l'8 agosto sul colle di S. Giuseppe a Mompiano. Il cacciatore era solo, per cui non ci sono stati testimoni. È caduto dalla scala, probabilmente da un'altezza di 2 metri ed è rimasto immobile a terra per i gravi traumi riportati. Nessuno ha sentito le sue invocazioni di aiuto. L'uomo sarebbe stato soccorso, solo due ore dopo, da un escursionista che ha avvertito il 118. Ferdinando Pasolini con un?ambulanza era stato trasportato all'Ospedale Civile e ricoverato nel secondo Centro di rianimazione in prognosi riservata. È stato costantemente sottoposto a terapia intensiva. Le sue condizioni sono sempre state critiche e sabato pomeriggio è sopravvenuto il decesso. L'uomo lascia la moglie Esterina, il figlio Damiano, la nuora Sandra e gli adorati nipotini Francesco, Arianna e Gemma e fratelli. Fino al momento della pensione aveva lavorato come operaio nella ex Fonderia Leghe Speciali, in località Ponte dè Begnaghe, in territorio di Brescia, vicino al Crociale di Nave. La notizia della sua tragica scomparsa ha destato viva commozione a Mompiano e a Bovezzo. I funerali sono previsti per le 15 di domani, martedì, nella chiesa parrocchiale nuova di Bovezzo. (s.)

(Giornale di Brescia, 30 Agosto 2004)

 

 

CANDIA
Caccia al via, colpi di fucile contro le finestre
Guardia giurata chiama i carabinieri: «Sembrava una guerra, mi hanno impallinato la casa»

di ANDREA MACCARONE
APRE la caccia e subito arrivano le polemiche, non solo quelle di Verdi e Wwf. Ieri mattina i primi colpi già all'alba e a farne le spese sono stati i residenti della zona di via Grancia, area di campagna nei pressi di Candia. I pallettoni sparati per colpire i volatili sono andati a piombare proprio sulle tettoie e sulle serrande delle abitazioni.
«Sembrava una guerra - commenta esterrefatto Antonio Pizzoli, residente in via Grancia - per tutta la mattina ho ascoltato il rumore degli spari, ma fin qui niente di strano. E' stato quando di seguito ho sentito arrivare i pallini sul davanzale della finestra che mi sono spaventato. Se avessi avuto le serrande alzate i vetri della camera sarebbero andati in frantumi».
Sembra infatti che i circa otto cacciatori individuati da Pizzoli si siano appostati nei dintorni delle abitazioni, quando la legge impone una distanza minima di almeno 150 metri. E soprattutto, sempre secondo la legge, i fucili andrebbero direzionati in traiettoria ovviamente opposta alle case. A niente sono valse le lamentele rivolte direttamente ai cacciatori da parte del signor Pizzoli e di sua moglie. Dunque quella che doveva essere una normale battuta di caccia si è trasformata in un assalto ai volatili di memoria fantozziana. Per fortuna non ci sono state conseguenze per i residenti che, comunque, per diverse ore si sono sentiti quasi sotto tiro.
«Sono una guardia giurata - continua Antonio Pizzoli - e conosco bene le armi. Si sentivano esplosioni di toni diversi e addirittura sono anche riuscito a riconoscere il calibro dei fucili che se non sbaglio sembravano 20, 22 e 12». Ora i residenti sono in allarme e temono altri comportamenti fuori legge anche nei prossimi giorni. I carabinieri sono stati avvisati .
(Il Messaggero, 2 settembre 2004)

 

 

Le doppiette scatenate portano via il sonno
MISANO ADRIATICO - Le doppiette sparano di primo mattino e i residenti delle zone Cella, Santamonica e Belvedere si svegliano di soprassalto. Una situazione insostenibile anche perché, lamentano i residenti, capita che alcuni cacciatori premano il grilletto del fucile prima delle sei del mattino e qualche volta non rispettano la distanza minima dalle case che è fissata a centocinquanta metri. A volte i cacciatori sono talmente vicini che pare di sentire gli spari provenire dal salotto."La situazione è insostenibile e pensare che la stagione venatoria è cominciata solo da pochi giorni - incalza Rosario Zangari consigliere comunale di Alleanza nazionale -. Ho già ricevuto diverse telefonate di cittadini arrabbiati perché le regole andrebbero rispettate, mentre alcuni cacciatori cominciano a sparare ben prima delle sei del mattino. Ho anche contattato l'associazione Libera caccia per informarli della cosa e mi hanno detto che si dissociano da chi non rispetta le regole. Purtroppo però c'è chi caccia a meno di centocinquanta metri di distanza dalle case. In quella zona poi le abitazioni sono molte e ci sono dei veri e propri centri abitati. La situazione è insostenibile per questo ho deciso di portare una interpellanza in consiglio comunale nella speranza che l'amministrazione si muova per evitare quanto sta accadendo alla Cella, Santamonica e Belvedere".
(Corriere Romagna. 2 settembre 2004)

 

 

Prima giornata caccia, colpito da compagno di battuta. E' grave.
Grave incidente di caccia l'altro ieri pomeriggio nella giornata di apertura della stagione venatoria.
Un quarantunenne di Leonforte (Enna) si trova ricoverato in prognosi riservata all'ospedale Umberto I di Enna. L'uomo e' stato colpito da un pallino all'occhio e rischia di perdere la vista. Il colpo e' partito dal fucile di un suo amico, un leonfortese di 49 anni, con il quale stava effettuando la battuta di caccia inaugurale della stagione nelle campagne di Assoro. E' stato il feritore a soccorrere immediatamente il compagno di caccia e trasportarlo in ospedale. Il commissariato di Leonforte sta ora indagando per accertare se l'incidente si sia verificato nella fascia oraria consentita per la caccia e in zona autorizzata.

(Agenzia AGIi, 3 Settembre 2004)

 

 

Doppiette sotto controllo. Primo giorno tranquillo, scoperta detenzione abusiva di dieci cinghiali
Caccia, sono troppi gli spari vicino alle case

PERUGIA - Trecento cacciatori e 150 cani ausiliari controllati, 20 verbali compilati per violazione amministrativa e 15 per relativi sequestri; una violazione penale, con relativo sequestro, rilevata. Questi i numeri che rendono conto dell'attività di prevenzione e repressione svolta dagli uomini del Corpo di Polizia provinciale di Perugia nel primo giorno di apertura della caccia. Domenica al Comando dei vigili provinciali sono giunte complessivamente 37 segnalazioni. La maggior parte di esse riguardava episodi di spari in prossimità delle abitazioni case (si ricorda che è consentito sparare ad una distanza minima di 100 metri, se si è di spalle alla casa o di 150 se si è rivolti verso l'abitazione); spari nei confronti di specie non consentite (come tortore dal collare); segnalazioni per caccia all'interno di ambiti protetti.
Una segnalazione ha poi riguardato la detenzione di cinghiali abusivi, che ha portato al sequestro di 10 capi in località Colombella di Perugia e un'altra il rinvenimento di un cinghiale ferito. Diverse sono poi state le segnalazioni per episodi di avvelenamenti di cani, giunte in particolare da Castel del Piano, Giano dell'Umbria e Belvedere di Assisi. In quest'ultimo luogo sono state rinvenute 18 esche, immediatamente conferite per Pervenute anche notizie sull'abbattimento di un cinghiale in periodo di divieto a Spoleto e sulla presenza di cacciatori nel percorso verde del Fiume Tevere. Una pattuglia della Polizia provinciale è anche intervenuta, per soccorre il ciclista ferito in località Maestrello di Pantano. Nella prima giornata di caccia infine è stato pressante il controllo per scovare forme di caccia "a rastrello", effettuata con più di tre cacciatori (con un numero di persone superiore cioè a quello consentito), che diventa pertanto particolarmente insidiosa per la selvaggina in cerca di riparo.
(Il Messaggero. 5 settembre, 2004)

 

 

Umbertide: feriti due ciclisti.

Intorno alle 10.40 di ieri mattina due ciclisti che stavano percorrendo il tratto tra Umbertide e Corciano sono stati raggiunti dai pallini sparati da qualcuno che evidentemente si era spinto un po’ troppo vicino alla carreggiata. I due ciclisti sono rimasti feriti al volto e all’addome. Si tratta di lievi ferite, ma tali da rendere necessario il ricorso al pronto soccorso.

(Agenzia AGI, 6 settembre 2004)

 

 

Aldo Cotti, muratore di Artogne, ieri sera, sconvolto, suona alla porta della vicina di casa
«Chiama i carabinieri, ho ucciso tutti»
Poi scende in caserma e si costituisce. Ha sparato 4 colpi di fucile alla giovane moglie ucraina

Lucia Sterni
Una violenta lite tra due coniugi di Artogne si è trasformata in tragedia, sconvolgendo la tranquillità della serata domenicale del piccolo Comune della Bassa Valcamonica, che conta poco più di tremila abitanti. Un muratore ha improvvisamente sparato con il proprio fucile da caccia alla giovane moglie straniera, uccidendola. Alla scena ha assistito anche un'amica della moglie, che è riuscita a scappare alla folle furia del muratore. L'omicidio si è consumato verso le 20.30, nell'abitazione di Aldo Cotti, trentasettenne, conosciuto in paese come persona tranquilla proveniente da una famiglia numerosa di gran lavoratori, situata in un vicoletto di via Geroni ad Artogne, nelle immediate vicinanze del municipio, quindi del centro, e lungo la strada che porta a Pian Camuno. Una casa disposta su due piani che si affaccia su una corte rurale, presa in affitto da Cotti dopo il matrimonio, avvenuto lo scorso dicembre, con la giovane moglie, una ventisettenne dell'Ucraina e che da una settimana ospitava anche una compaesana della consorte. Secondo alcune testimonianze da noi raccolte dopo la disgrazia, Aldo Cotti per cause che dovranno essere chiarite ora dai carabinieri di Artogne, intervenuti subito sul posto per i rilievi, ha sparato improvvisamente alla moglie con un fucile da caccia. I testimoni raccontano di aver sentito grida, pianti e due spari provenienti dalla casa di Cotti e di aver visto la giovane amica della coppia scappare disperata dal fienile vicino. Poi gli stessi testimoni riferiscono di altri due colpi di fucile prima di vedere il muratore uscire dalla casa. È stato lo stesso trentasettenne, infatti, che con le mani alzate ha dapprima suonato il campanello di una vicina, residente nell'abitazione che si trova in fondo al vicoletto, confessandole di aver compiuto una carneficina e invitandola a chiamare i carabinieri. Poi sempre lo stesso uxoricida si è diretto nella caserma del paese, situata ad alcune centinaia di metri dalla sua abitazione e nella parte bassa di Artogne, per costituirsi. Nel frattempo, la giovane moglie spirava in un mare di sangue in una stanza del secondo piano, mentre l'amica, che per fortuna non ha riportato ferite se non un forte shock, è riuscita ad allontanarsi lungo la strada per Pian Camuno ed a chiamare il 112. Sul posto sono subito intervenuti i militari di Artogne e di Darfo Boario Terme e, verso le 23, sono giunti da Brescia anche i colleghi della Scientifica, che subito hanno iniziato i rilievi del caso, passando a setaccio l'abitazione della coppia. L'omicida e l'amica della moglie sono stati sentiti dagli inquirenti in caserma; però sulle possibili cause che hanno fatto scattare il folle gesto non trapelano notizie. Nel frattempo, lungo via Geroni si sono riversati molti artognesi, attirati dalle sirene dei carabinieri, che attoniti hanno assistito per tutta la notte le operazioni della Scientifica.
(Giornale di Brescia, 6 settembre 2004)

 

 

Ciak, si spara: meno cacciatori, solo piccoli incidenti
PERUGIA - Primo giorno di caccia per le 40.000 doppiette umbre senza gravi incidenti e con poca selvaggina nel carniere, nonostante siano stati liberati migliaia di capi. I cacciatori sono in calo, come anche gli incidenti, che sono stati di poco conto. Un cacciatore di Montefalco, C.P di 59 anni, è rimasto ferito livemente alla gamba. Era in compagnia di altri amici quando, mentre stava facendo ritorno a casa, pare che sia inciampato e dal fucile è partito un colpo accidentale. E' rimasto ferito quasi all'altezza della caviglia. E' stato soccorso, intorno alle 11, da una ambulanza del 118 e ricoverato all'ospedale di Foligno. Subito operato, è fuori pericolo. Sull'episodio, che poteva comunque avere conseguenze molto più gravi, stanno ora indagando i carabinieri. Altri lievi incidenti a Pantano di Perugia e anche nella zona di Spoleto. La novità è rappresentata dai controlli sui cani, eseguiti a tappeto. Non sono mancate anche le multe da parte della Polizia provinciale.
Gi.Sca.(Il Messaggero, Umbria, 6 Settembre 2004)

 

 

Caccia, sono troppi gli spari vicino alle case
PERUGIA - Trecento cacciatori e 150 cani ausiliari controllati, 20 verbali compilati per violazione amministrativa e 15 per relativi sequestri; una violazione penale, con relativo sequestro, rilevata. Questi i numeri che rendono conto dell'attività di prevenzione e repressione svolta dagli uomini del Corpo di Polizia provinciale di Perugia nel primo giorno di apertura della caccia. Domenica al Comando dei vigili provinciali sono giunte complessivamente 37 segnalazioni. La maggior parte di esse riguardava episodi di spari in prossimità delle abitazioni case (si ricorda che è consentito sparare ad una distanza minima di 100 metri, se si è di spalle alla casa o di 150 se si è rivolti verso l'abitazione); spari nei confronti di specie non consentite (come tortore dal collare); segnalazioni per caccia all'interno di ambiti protetti.
Una segnalazione ha poi riguardato la detenzione di cinghiali abusivi, che ha portato al sequestro di 10 capi in località Colombella di Perugia e un'altra il rinvenimento di un cinghiale ferito. Diverse sono poi state le segnalazioni per episodi di avvelenamenti di cani, giunte in particolare da Castel del Piano, Giano dell'Umbria e Belvedere di Assisi. In quest'ultimo luogo sono state rinvenute 18 esche, immediatamente conferite per Pervenute anche notizie sull'abbattimento di un cinghiale in periodo di divieto a Spoleto e sulla presenza di cacciatori nel percorso verde del Fiume Tevere. Una pattuglia della Polizia provinciale è anche intervenuta, per soccorre il ciclista ferito in località Maestrello di Pantano. Nella prima giornata di caccia infine è stato pressante il controllo per scovare forme di caccia "a rastrello", effettuata con più di tre cacciatori (con un numero di persone superiore cioè a quello consentito), che diventa pertanto particolarmente insidiosa per la selvaggina in cerca di riparo.
(Il Messaggero. 7 settembre 2004)

 

 

Cacciatore ferito da colpo di rimbalzo, è grave
L'AQUILA - Si trova ricoverato in gravi condizioni all'ospedale dell'Aquila, un cacciatore di 32 anni residente a Pratola Peligna, rimasto ferito questa mattina mentre era impegnato in una battuta di caccia al cinghiale in localita' Madonna di Pietrabona, nel Comune di Goriano Sicoli.
Dopo aver esploso dei colpi di fucile, e' stato colpito al torace sinistro da una pallottola di rimbalzo. Il cacciatore secondo una prima ricostruzione avrebbe infatti colpito una roccia. A dare l'allarme sono stati altri cacciatori che erano poco distanti da lui. Sul posto e' intervenuto un elicottero del 118 che ha trasportato il ferito all'ospedale dell'Aquila dove e' stato subito sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni restano gravi ma non sembrerebbe correre pericolo di vita

(Il Centro, 6 Settembre 2004)

 

 


GORIANO
Proiettile di rimbalzo ferisce un cacciatore

GORIANO SICOLI - M.V. di 32 ieri mattina, mentre partecipava con un gruppo d'amici ad una battuta di caccia al cinghiale nella zona di Madonna di Pietrabona, ha esploso un colpo di fucile verso l'animale ma un pallettone, colpito un masso di roccia, è rimbalzato raggiungendo il malcapitato M.V. all'emitorace sinistro. Il giovane è stato subito soccorso dai compagni di battuta; trasportato all'Ospedale dell'Aquila è stato immediatamente sottoposto ad intervento chirurgico per la rimozione del pallettone. Attualmente è ricoverato in prognosi riservata al San Salvatore. A. Man.

(Il Messaggero, Abruzzo, 7Settembre 2004)

 

 

Il sindaco
«Serve più sicurezza»
Angelo Calcari, cacciatore ledrense, ha visto la morte in faccia
Un volo terrificante
Un abete lo ferma prima del burrone
«Alcuni accorgimenti per migliorare la sicurezza andranno forse pensati - dice il sindaco di Riva del Garda Paolo Matteotti - ma è chiaro che se uno è fermo e perde l'equilibrio non c'è molto da fare. In ogni modo avevo già pensato di incontrarmi con il comitato Giacomo Cis che gestisce la vecchia strada del Ponale: si potrebbero alzare alcuni parapetti in legno e collocarne di nuovi dove attualmente mancano. Sono suggerimenti per migliorare la qualità del tracciato che diversi cittadini mi hanno sottoposto».
Riaperta due mesi fa, la vecchia strada Ponale, da subito è diventata uno dei tracciati più affollati di mountain biker ed escursionisti di tutto l'Alto Garda. Risistemata a dovere dal Servizio provinciale di Ripristino e valorizzazione ambientale, data in gestione al comitato Giacomo Cis, ha probabilmente bisogno di qualche ulteriore ritocco, necessità emersa solo con l'utilizzazione della vecchia strada che comunque, va ricordato, è stata declassata, e quindi rimane, semplice sentiero.«Ho perso dieci anni di vita quando l'ho visto scivolare per 60 metri verso lo strapiombo. Sotto di lui c'erano solo due piante che potevano fermarlo, poi un salto di duecento di metri nel vuoto. Ecco, è finito dritto contro una di quelle piante. Ne è uscito malconcio ma si è salvato». È ancora scosso Renato Calcari, presidente dell'associazione cacciatori di Tiarno di Sotto, nel raccontare la disavventura capitata al suo compagno di caccia, Angelo Calcari, 69 anni, pensionato, ieri all'alba sotto cima Avez, a 1800 metri, non lontano da Tremalzo. Per lui sette costole rotte, la clavicola fratturata, la spalla lussata, due vertebre incrinate e forse un'emorragia interna. In ogni modo è fuori pericolo ricoverato all'ospedale di Rovereto. Ne avrà per un mese. Doveva essere una normale battuta di caccia quella di ieri. Stavano scendendo verso malga Pegol quando il pensionato è uscito dal sentiero ed è precipitato nel dirupo sul versante di val Cerese. Un volo di 60 metri per il pendio scosceso e poi un abete a stoppare la folle caduta, proprio sull'orlo dello strapiombo di duecento metri. Il presidente dei cacciatori ha chiamato subito il 118 e ha prestato soccorso al compagno. L'elicottero di Trentino emergenza ha caricato a bordo Gianluca Daldoss del Soccorso alpino per raggiungere la località. Da Renato Calcari «un grazie di cuore al 118». S.I.
(L'Adige, 11 settembre 2004)


 

 

 


La titolare dell'azienda, Maria Dalla Francesca, torna a chiedere il divieto dell'attività venatoria all'interno dell'area
Pallini da caccia sui bambini
I cacciatori sparano nel bosco della fattoria didattica di Altaura
La struttura riceve visitatori tutto l'anno e ospita tanti animali
di Carlo Bellotto
CASALE DI SCODOSIA. Pioggia di pallini contro gli studenti che stanno seguendo il laboratorio sulle api nell'azienda agrituristica e biologica Altaura e Monte Ceva di Casale di Scodosia. Un episodio che potrebbe ripetersi e avere anche conseguenze gravi. A denunciare il fatto e a chiedere più attenzione per l'incolumità degli studenti è Maria Dalla Francesca, proprietaria dell'azienda che svolge l'attività di «fattoria didattica». Siamo in aperta campagna a due passi da villa Correr e il fondo rurale si estende per 26 ettari. «Durante tutto l'anno l'azienda è visitata da bambini, ragazzi e adulti - dice la Dalla Francesca - che seguono i laboratori all'aperto su api, siepi, fosso, bosco di pianura, insetti e altri temi ancora».
L'area di Casale è ricca di fauna selvatica e sempre durante il periodo di caccia si creano situazioni di grave pericolo. In un caso sono stati addirittura colpiti dei ragazzi con una pioggia di pallini sparati da un cacciatore rimasto anonimo.
«E' evidente - dice la titolare della fattoria - la pericolosità della compresenza di cacciatori, che lecitamente possono sparare ad animali presenti nelle siepi e nel bosco della fattoria, durante la visita didattica dei giovani ospiti. L'importanza sociale della "fattoria didattica" è ormai riconosciuta da diversi enti e per questo chiedo l'interdizione alla caccia per l'incolumità pubblica nell'intera area di competenza della fattoria». La campagna dell'azienda oggetto di studio è coltivata secondo il metodo dell'agricoltura biologica. I fossi, le siepi e i campi costituiscono per gli animali selvatici un'oasi naturalistica, dove però i cacciatori vanno a nozze. Per la gioia dei più piccoli nella fattoria si trovano le casette per oche e galline e per i loro pulcini. E vicino alla piantagione di kiwi c'è il ricovero per gli asini, le mucche, i conigli e le pecore. Un «paradiso» che mal convive con gli spari dei cacciatori. Maria Dalla Francesca ha esternato la sua protesta alla Provincia, al sindaco di Casale, alla questura e al prefetto. Gli enti dovrebbero darle ascolto. La pericolosità della situazione è evidente.
(Il Mattino di Padova. 16 settembre 2004)

 

 

Dopo un litigio uccide la moglie e si spara
Bologna, l'artigiano pensionato, che soffriva di cuore, non aveva mai dato segni di squilibrio
BOLOGNA - Omicidio-suicidio, ieri mattina, a Osteria Nuova, frazione di Sala Bolognese, piccolo comune emiliano. Un pensionato di 62 anni, Salvatore La Giusa, ha ucciso la moglie, Francesca Lizzo, pure 62enne, con due colpi di fucile, e poi ha rivolto l'arma contro se stesso, sparandosi un colpo in bocca. Salvatore e Francesca erano originari di Nicosia, della provincia di Enna. Si erano trasferiti da giovani nel Bolognese, nel 1963. La Giusa aveva lavorato un po' da artigiano e poi da dipendente in un'azienda di metallurgia.
Accadeva spesso che litigassero, nella loro abitazione, in via Gramsci. Per i vicini non era una novità. «Litigi normali - racconta uno dei nipoti, che non vuole rivelare il proprio nome - come marito e moglie qualsiasi. Nulla di particolare».
Ieri i vicini poco dopo mezzogiorno hanno sentito dei colpi. Allarmati, hanno chiamato i figli della coppia: uno è sposato e abita in paese sempre a Sala, gli altri due vivono a Bologna. Al loro arrivo hanno trovato la porta dell'appartamento chiusa dall'interno e nessuno che rispondesse. A quel punto hanno chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco che hanno forzato l'ingresso. Nel soggiorno, vicino al balcone, c'era il cadavere di Francesca Lizzo, colpita al viso e all'addome, poco lontano, sempre a terra, senza vita, il corpo del marito.
La Giusa andava spesso a caccia e aveva due fucili regolarmente denunciati: per il suo gesto folle ha utilizzato il calibro 12. L'indagine è coordinata dalla pm bolognese Plazzi, che ha disposto il trasporto dei due corpi all'istituto di medicina legale di Bologna. L'uomo aveva problemi di salute, era in cura al servizio cardiologico dell'ospedale di Bologna. Gli erano stati impiantati 4 bypass. «A parte questo - aggiunge il nipote -, stava benissimo. Non era in pericolo di vita, si stava curando».
In sostanza non pare esserci correlazione tra il suo gesto, la volontà di farla finita, in cui ha trascinato anche la moglie, e i suoi problemi cardiaci. «Dev'essere stato un raptus improvviso - dice una delle sorelle dell'uomo, Gaetana - Non sappiamo dare alcuna spiegazione. Non è questo il momento di parlarne». Francesca Lizzo era in pensione, saltuariamente in precedenza e ancor più di rado, si dava da fare come cuoca. I vicini la descrivono come un tipo allegro, con tanta voglia di vivere. In genere sopportava in silenzio le sfuriate del marito, anche se i vicini ogni tanto sentivano il loro parlare a voce alta. Il marito prima di ieri non aveva mai dato segni di squilibrio, non risulta che facesse uso di psicofarmaci o che fosse seguito per problemi mentali.
(Il Tempo, 17 settembre 2004)

 

 

Pierino Pasini ha sparato a ridosso della strada. Capriolo all'asta
Forestale sanziona cacciatore
TENNO - Sarà messo all'asta oggi alle 20.30 alla sede sociale dei cacciatori presso l'ex municipio di Tenno un capriolo di un anno sequestrato dagli uomini della stazione forestale di Riva del Garda. La sanzione amministrativa è stata comminata a Pierino Pasini, membro del direttivo della sezione cacciatori, che nei giorni scorsi ha ucciso l'animale non rispettando la distanza minima da una strada carrozzabile. In ogni modo nessuna sanzione penale per Pasini poiché la caccia al capriolo è aperta e consentita. Solo una semplice multa che prevede il sequestro del capriolo. L'animale verrà messo all'asta e i proventi serviranno per il miglioramento della fauna in zona. Saranno restituiti al cacciatore qualora facesse ricorso e ottenesse ragione.
(L'Adige 17 settembre, 2004)

 

 

I clienti protestano, li minaccia col fucile

Tutto si sarebbero aspettato i due avventori di una trattoria dell'Erbese, tranne quel fucile da caccia puntato verso i loro volti. Ha rischiato di tramutarsi in tragedia, la serata al ristorante di due comaschi, minacciati a mano armata dal titolare del locale. Motivo del diverbio, un conto considerato troppo salato dai due avventori. Che, per questo motivo, hanno protestato con il ristoratore, il quale per porre fine al litigio ha pensato bene di estrarre il fucile. Sono stati i carabinieri della stazione di Asso a risolvere il furioso diverbio: hanno fermato i clienti spaventati, che stavano scappando a gambe levate dalla poco ospitale trattoria, e li hanno messi a confronto con il ristoratore che poco prima aveva puntato contro di loro una doppietta. Il 35enne titolare della trattoria è stato denunciato con l'accusa di minacce aggravate, detenzione e porto illegale di armi da fuoco. Nei guai anche un amico del giovane ristoratore, un 60enne, risultato essere il proprietario del fucile. È stato denunciato per incauto affidamento dell'arma.
(Corriere di Como, 18 settembre2004)

 

 

Suicidio a Collio
Si toglie la vita con un colpo del suo fucile

Ieri mattina, un 64enne di Collio arrivato al culmine di una crisi depressiva ha imbracciato il proprio fucile da caccia per farla finita. I pallini lo hanno raggiunto al petto provocando una profonda ferita che, poco dopo, ha causato la morte del valtrumplino. Erano le 6.40 quando il figlio ha sentito il colpo. Allarmato dallo sparo si è diretto verso le scale trovando il padre riverso a terra in una pozza di sangue.
Immediati i soccorsi, resi ancora più rapidi dal decollo dell'eliambulanza inviata dal «118». Un medico ha stabilizzato le condizioni dell'uomo, che poi è stato trasportato nella clinica «San Rocco» di Ome. Ma le cure sono risultate inutili.
Alle 10.30 è arrivato il decesso. Sull'episodio indagano i carabinieri di Collio e della Compagnia di Gardone.
(BresciaOggi 18 settembre 2004)

 

 

Zafferana Etnea Il padre ha accidentalmente sparato al ragazzo durante una battuta di caccia e non ha retto al dolore
Uccide il figlio per errore, poi si suicida
Un colpo è partito dal suo fucile e ha centrato il piccolo Alfio di 12 anni in testa
ZAFFERANA ETNEA – Una tragedia immane: accidentalmente gli parte un colpo di fucile che imbracciava durrante una battuta di caccia e centra alla testa il figlio che muore all'istante davanti al suo sguardo. Atroce. Il genitore si rende conto, resta inebetito,capisce che l'ha ucciso, urla come un forsennato, non regge al dolore, non può prestare aiuto, il ragazzino non risponde, è immerso in una pozza di sangue e si punisce sparandosi due colpi all'addome, unendosi così allo stesso destino dell'incolpevole figlio. Drammatico. E' il tristissimo epilogo di una battuta di caccia alle pendici del vulcano, in un pomeriggio di sabato che un idraulico di 39 anni, Antonio Grasso, voleva trascorrere unitamente al figlioletto Alfio di 12 anni, accomunati dalla passione per la caccia. Con loro un amico, testimone attonito della tragedia e ancora sotto choc per quello scenario che in un batter d'occhio si è trasformato: da spensierato a drammatico. L'uomo ha cercato di fermare l'amico che ha puntato il fucile contro sè stesso, ha cercato di evitargli quella punizione finale, ha cercato di non fargli pagare allo stesso modo il peccato commesso involontariamente, ma non è riuscito. Il testimone ha avuto solo la forza solo di comporre il «112» col telefonino, chiedendo aiuto, cadendo anch'egli nella disperazione. Nessuno ha potuto prestare aiuto: la scena, straziante, era inesorabilmente delineata. Il cadavere di un ragazzino e lì accanto quello di suo padre. La dinamica era chiara: una terribile fatalità, difficile da raccontare alla moglie dell'idraulico, alla mamma del bambino e alla sua sorellina di sette anni che si trovavano a casa. Fino a qualche ora prima era una famiglia unita, normale, felice e poco dopo la vita è stata sconvolta da un destino crudele, impossibile da accettare. Non v'erano dubbi, quanto accaduto nella campagna attigua ad un casolare abbandonato di via Diaz, nel quartiere periferico «Pisano» di Zafferana, era chiaro. I tre erano intenti a conversare sottovoce, in attesa di qualche preda (è zona di conigli), quando forse per una mossa istintiva, è partito il colpo di fucile che ha centrato alla testa Alfio che si trovava accanto al papà. Quando si è accorto della tragedia, Antonio Grasso si è sparato un colpo di fucile all' addome, ma è rimasto ferito di striscio. Ha ricaricato l' arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si è scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno devastato lo stomaco, uccidendolo, ha raccontato il testimone, ancora sotto choc davanti ai carabinieri che si sono portati sul posto per espletare le formalità di questa tragedia. Il testimone ha raccontato pure di avere cercato di fermare l'amico, di farlo desistere da quello che era chiaro volesse fare. Non ce l'ha fatta. Antonio Grasso era determinato a punirsi, la sua mente ormai era sconvolta, era disperato e quei colpi di fucile contro sè stesso sono stati forse la sua “liberazione”. Secondo il sostituto procuratore Marisa Scavo «non ci sarebbero dubbi sulla dinamica» e l' accaduto è da «ricondurre a una drammatica fatalità». Domenico Calabrò (Gazzetta del Sud, 19 Settembre 2004)

 

 

L’uomo si è tolto la vita con la stessa arma. Un amico assiste alla scena ma non riesce a fermarlo

Cacciatore uccide il figlio per errore

Catania, il ragazzo aveva 12 anni: dopo la tragedia il padre si spara

ZAFFERANA ETNEA (Catania) - Era andato a caccia di conigli. Ma ad un tratto fa un movimento brusco, forse si china repentinamente, e dal fucile parte un colpo. Un solo terribile colpo che uccide il figlio di 12 anni. Lo centra in pieno, alla testa. Uno sparo che nel volgere di pochi istanti devasta la vita di padre e figlio. Il lampo, la rosa di pallini, lo strazio di una morte inaccettabile e la tragedia che si alimenta: l’uomo non esita, si punta il fucile all’addome e torna a sparare ferendosi però soltanto di striscio. Troppo poco per placare la disperazione di una padre che cerca una pena adeguata alla sua colpa: nonostante la ferita, il sangue, il terremoto nel cuore e nella testa, ricarica così l’arma, appoggia il calcio del fucile a terra e si butta contro la canna facendo partire due spari mortali in rapida successione.
«DRAMMATICA FATALITÀ» - Sono le 17 di ieri, per terra restano il corpo di un idraulico di 38 anni, Antonio Grasso, e quello del figlio Alfio, di 12 anni. «Una drammatica fatalità», così l’ha subito definita il magistrato che coordina l’inchiesta Marisa Scavo. A suo giudizio «non ci sono dubbi sulla dinamica dei fatti» e sulla vita e la condotta di Antonio Grasso. Del resto la tragedia ha anche un testimone. Un compagno di caccia che ha assistito impotente a tutta la terribile sequenza senza riuscire ad intervenire.
LE REAZIONI - Qualche ora dopo la scena della tragedia è avvolta dalla foschia. Attorno gli alberi, i cespugli ed un vecchio casolare. Siamo nella zona di Pisano, una frazione di Zafferana Etnea, proprio alle pendici del vulcano. Luogo spesso battuto dai cacciatori che non vogliono fare lunghe trasferte. Qui era solito andare Antonio Grasso che anche ieri non aveva voluto rinunciare ad una piccola battuta di caccia nonostante le pessime condizioni del tempo. Il figlio aveva voluto seguirlo. Un’occasione per una passeggiata in campagna. Ed è probabile che stesse giocando o cercasse chissà cosa tra i cespugli quando dal fucile del padre è partito il colpo. «Sicuramente è stata una disgrazia» confermano i carabinieri, in ogni caso un’imprudenza imperdonabile che ha spinto l’uomo al suicidio. Anche i vicini di casa e la gente di Zafferana Etnea non hanno dubbi sulla dinamica dei fatti e sulla personalità di Antonio Grasso. Tutti lo descrivono come «una persona irreprensibile e molto legata alla moglie e ai due figli, il maschio e la piccola di sette anni».
LE INDAGINI - Nonostante la ricostruzione dei fatti e le indicazioni del testimone oculare la magistratura ha comunque disposto l’autopsia. Oggi verranno interrogati anche alcuni compagni di caccia della vittima. Stando alle primissime indagini comunque non dovrebbero esserci lati oscuri nella personalità di Antonio Grasso. L’uomo aveva un regolare porto d’armi e una buona padronanza nell’uso del fucile. A quanto pare non era la prima volta che portava con sé il figlio che era felice di condividere la passione del padre per la caccia.
A. Sc. (Corriere della Sera, 19 Settembre 2004)

 

 

Catania
Cacciatore uccide il figlio per sbaglio e poi si suicida

CATANIA Si è trasformata in dramma familiare una battuta di caccia sulle pendici dell'Etna dove un uomo ha scambiato il figlio di 12 anni per un coniglio e ha sparato contro una macchia mediterranea uccidendo il ragazzo. Accortosi dell'accaduto l'uomo si è suicidato sparandosi due volte con la stessa arma contro l'addome.
Scenario della tragedia è stata una campagna attigua a un casolare abbandonato di via Diaz, una delle strade di periferia di Pisano. È lì che Antonio Grasso, 38 anni, idraulico di Zafferana Etnea, ha ucciso accidentalmente con il proprio fucile di caccia calibro 12 il figlio Alfio, di 12 anni. Il colpo sparato da media distanza ha centrato alla testa il piccolo, che è morto sul colpo.
Appena si è accorto della tragedia, Antonio Grasso, in preda alla disperazione, si è sparato un colpo di fucile all'addome, ma è rimasto ferito di striscio. Ha ricaricato l'arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si è scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno devastato lo stomaco, uccidendolo.
Alla tragedia ha assistito attonito e sotto choc un testimone: era un loro compagno di caccia che ha tentato, senza riuscirci, di fermare l'uomo. Le sue dichiarazioni, rese ai carabinieri di Giarre, che ha chiamato lui stesso con il telefonino, hanno trovato riscontro nei primi accertamenti compiuti dal medico legale. Antonio Grasso, sposato, aveva un'altra figlia, di sette anni. La bambina, che era rimasta a casa con la madre, non sa ancora quello che è accaduto. Sul luogo della tragedia è presente un cognato dell'uomo, anche lui sotto choc. Grasso era conosciuto a Zafferana Etna come «una persona per bene, irreprensibile, molto legato alla famiglia».

(Il Messaggero, 19 Settembre 2004)

 

 

Tragico incidente di caccia nella campagna vicino a Catania
L'uomo avrebbe scambiato il ragazzino (12 anni) per un coniglio
Uccide il figlio per errore e si suicida con lo stesso fucile
 
ZAFFERANA ETNEA (CATANIA) - Si è trasformata in dramma familiare una battuta di caccia sulle pendici dell' Etna dove un uomo ha scambiato il figlio di 12 anni per un coniglio e ha sparato contro una macchia mediterranea uccidendo il ragazzo. Accortosi dell' accaduto l'uomo si è suicidato sparandosi due volte con la stessa arma contro l' addome.
Scenario della tragedia è stata una campagna attigua a un casolare abbandonato di via Diaz, una delle strade di periferia di Pisano. E' lì che Antonio Grasso, 38 anni, idraulico di Zafferana Etnea, ha ucciso accidentalmente con il proprio fucile di caccia calibro 12 il figlio Alfio, di 12 anni. Il colpo sparato da media distanza ha centrato alla testa il piccolo, che è morto sul colpo.
Appena si è accorto della tragedia, Antonio Grasso, in preda alla disperazione, si è sparato un colpo di fucile all' addome, ma è rimasto ferito di striscio. Ha ricaricato l'arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si è scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno devastato lo stomaco, uccidendolo.
Alla tragedia ha assistito attonito e sotto choc un testimone: era un loro compagno di caccia che ha tentato, senza riuscirci, di fermare l'uomo. Le sue dichiarazioni, rese ai carabinieri di Giarre, che ha chiamato lui stesso con il telefonino, hanno trovato riscontro nei primi accertamenti compiuti dal medico legale, il dottore Ragazzi.
Antonio Grasso, sposato, aveva un' altra figlia, di sette anni. La bambina, che era rimasta a casa con la madre, non sa ancora quello che è accaduto. Sul luogo della tragedia è presente un cognato dell'uomo, anche lui sotto choc. Grasso era conosciuto a Zafferana Etna come "una persona per bene, irreprensibile, molto legato alla famiglia". Con il figlio condivideva, tra l' altro, la passione per la caccia e insieme oggi pomeriggio, con un loro amico, erano andati a fare una 'battuta' nonostante la pioggia intensa caduta nel Catanese.
Secondo il sostituto procuratore Marisa Scavo "non ci sarebbero dubbi sulla dinamica" e l'accaduto è da "ricondurre a una drammatica fatalità". Il magistrato ha disposto l'autopsia.

(Repubblica.it, 19 Settembre 2004)

 

 

Uccide il figlio per errore Cacciatore si toglie la vita
Si è trasformata in dramma familiare una battuta di caccia sulle pendici dell'Etna dove un uomo ha scambiato il figlio di 12 anni per un coniglio e ha sparato contro una macchia mediterranea uccidendo il ragazzo. Accortosi dell'accaduto l'uomo si è suicidato sparandosi due volte con la stessa arma contro l'addome. Scenario della tragedia è stata una campagna attigua a un casolare abbandonato di via Diaz, una delle strade di periferia di Pisano. È lì che Antonio Grasso, 38 anni, idraulico di Zafferana Etnea, ha ucciso accidentalmente con il proprio fucile di caccia calibro 12 il figlio Alfio, di 12 anni. Il colpo sparato da media distanza ha centrato alla testa il piccolo, che è morto sul colpo. Appena si è accorto della tragedia, Antonio Grasso, in preda alla disperazione, si è sparato un colpo di fucile all'addome, ma è rimasto ferito di striscio. Ha ricaricato l'arma, l'ha piazzata con il calcio per terra e gli si è scagliato contro: sono partiti due colpi in rapida successione che gli hanno devastato lo stomaco, uccidendolo. Alla tragedia ha assistito attonito e sotto choc un testimone: era un loro compagno di caccia che ha tentato, senza riuscirci, di fermare l'uomo. Le sue dichiarazioni, rese ai carabinieri di Giarre, che ha chiamato lui stesso con il telefonino, hanno trovato riscontro nei primi accertamenti compiuti dal medico legale. Antonio Grasso, sposato, aveva un'altra figlia, di sette anni. Grasso era conosciuto a Zafferana Etna come «una persona per bene, irreprensibile, molto legato alla famiglia». Con il figlio condivideva, tra l'altro, la passione per la caccia e insieme ieri pomeriggio, con un loro amico, erano andati a fare una «battuta» nonostante la pioggia intensa caduta nel Catanese.

(L'Eco di Bergamo, 19 Settembre 2004)

 

 

Antonio strappò il fucile all'amico per togliersi la vita
l'inchiesta.
Il colpo che uccise il ragazzino partì accidentalmente. Poi Grasso prese l'altra doppietta per «finirsi»
Zafferana. E' il giorno del lutto e del dolore a Zafferana. Una domenica particolare diversa dal solito. Nella piazza del paese pedemontano si notano capannelli di persone che commentano una tragedia difficile da accettare. Un dramma che ha lasciato annichiliti tutti. Un dolore avvolgente che non risparmia anche i compagni di classe del piccolo Alfio. Molti di loro hanno gli occhi gonfi di lacrime, lo sguardo perso nel vuoto.
E intanto sulla tragica battuta di caccia nelle campagne di Pisano, si apprendono nuovi inquietanti particolari, a cominciare dalla dinamica dell'incidente.
Cosi il film della tragedia. Antonio Grasso era partito dalla sua casa di via Imbriani alla volta di Pisano, subito dopo pranzo, a bordo del proprio Fiorino, portando con sé il figlio Alfio e l'immancabile cane meticcio. L'appuntamento era stato fissato per le 15 di sabato, in quel vigneto in abbandono di via Diaz a Pisano, dove spesso si ritrovavano. Lì, all'ingresso di un vecchio casolare cadente, lo attendeva un amico, G.P. di 79 anni, un vero «veterano» della caccia, con il quale, da tempo, condivideva le battute in campagna, alla ricerca di conigli selvatici.
Una volta tutti sul posto, i tre si sono addentrati in aperta campagna per oltre un chilometro. Erano circa le 16 quando, dopo una breve perlustrazione, Antonio Grasso avrebbe deciso di fermarsi in prossimità di un anfratto.
«Diamo da bere al cane e poi proseguiamo - avrebbe detto. A quel punto l'uomo si sarebbe chinato per avvicinarsi al cane, ma il fucile, un Beretta calibro 16 che in quel momento imbracciava, fatalmente sarebbe scivolato a terra e il calcio dell'arma, la cui canna era leggermente inclinata, avrebbe battuto contro un macigno di pietra lavica. La tragedia si consumava in quel preciso istante. In seguito al violento impatto, dal fucile sarebbe partito accidentalmente un colpo che ha centrato il figlio dodicenne alla testa, spappolandogli il cervello.
Accortosi dell'accaduto, Antonio Grasso, si è subito lanciato sul ragazzo scuotendo con rabbia il suo corpo purtroppo ormai esanime. Accecato dalla disperazione, senza esitare un solo istante, ha afferrato il proprio fucile e si è sparato da distanza ravvicinata all'addome, ma è rimasto ferito di striscio. Ma non era finita. Nonostante fosse ferito, l'uomo, con estrema freddezza, ha avuto l'impeto di anticipare il compagno di caccia, spintonandolo a terra con forza, riuscendo a rubargli il fucile che in quel preciso istante aveva momentaneamente appoggiato sul manto erboso. E' stato un attimo: Antonio Grasso ha rivolto l'arma contro se stesso, esplodendo un solo colpo che gli ha devastato lo stomaco.
L'uomo è rimasto agonizzante per qualche minuto, nel frattempo l'anziano testimone con il proprio telefonino, ha avvertito i carabinieri. Sul posto sono rapidamente arrivati un ambulanza del 118 di Giarre e l'elisoccorso. Ma è stato tutto inutile. Antonio Grasso spirava ancora prima che i soccorritori giungessero sul luogo della tragedia, in aperta campagna a Pisano, in contrada «Fortino». Fin qui, la drammatica sequenza dei fatti.
Ieri pomeriggio intanto, su disposizione del magistrato inquirente Marisa Scavo, i corpi di Antonio Grasso e del figlio dodicenne Alfio che giacevano all'obitorio dell'ospedale Garibaldi di Catania, sono stati restituiti alla famiglia, non è stato infatti necessario eseguire l'esame autoptico, allorquando gli accertamenti compiuti dal medico legale incaricato dalla Procura, hanno confermato l'ipotesi dell'incidente di caccia. Per tutto il giorno ieri in via Imbriani, nell'abitazionedella famiglia Grasso è stato un continuo via vai di persone: amici, parenti e anche semplici conoscenti. Tra questi, di prima mattina, anche l'anziano testimone che ha assistito inerme alla terribile disgrazia. L'uomo raggiunto ieri mattina nella propria casa di via Vico Castorina, alla periferia di Zafferana, si è chiuso in un comprensibile silenzio, lasciandosi scappare qualche mezza frase riguardo l'accaduto.
«E' stato terribile, una scena indelebile che non potrò mai dimenticare. Ho raccontato tutto ai carabinieri ma credo che non sia ancora finita. Vi prego non fatemi aggiungere altro, non voglio ricordare, rivivere quei terribili momenti. E' qualcosa che conserverò per tutta la vita».
Mario Previtera (La Sicilia, 20 Settembre 2004)

 

 

Stroncato da malore durante l’appostamento
MUORE A FIESSE BORTOLO PELIZZARI, 57ENNE PENSIONATO DI VILLA CARCINA

Un improvviso malore gli è stato fatale proprio il primo giorno di apertura della stagione venatoria. Salito con una scala su un albero per predisporre i posti dove appendere le gabbiette degli uccelli da richiamo del suo capanno, un valtrumplino è caduto - stroncato da un malore - da un’altezza di circa quattro metri, rimanendo ucciso sul colpo. Come ha poi accertato il medico dell’eliambulanza inviata dal 118, l’uomo è morto, quasi certamente per un infarto, ancor prima di cadere a terra. Il parente e l’amico che erano in sua compagnia l’hanno infatti visto precipitare senza che cercasse un appiglio e senza che emettesse alcun grido. La vittima è Bortolo Pelizzari, di 57 anni, pensionato, originario di Concesio, che abitava a Villa Carcina in via Volta 3. Non era un cacciatore, ma aveva accolto l’invito dei due amici - loro sì seguaci di Diana - ad andare con loro per aiutarli ad allestire un appostamento. La disgrazia è avvenuta poco prima delle 8.30 di ieri in aperta campagna a Cadimarco di Fiesse nei pressi dell’Oglio, vicino alla cascina S. Felice. Ieri mattina di buon’ora l’uomo, con un parente e un amico, aveva raggiunto la campagna di Fiesse, dove la sua famiglia, tempo fa, aveva acquistato un piccolo appezzamento di terreno sul quale, accanto ad alcuni alberi, era stato realizzato un capanno per la caccia della fauna migratoria. Mentre i due compagni stavano sistemando l’appostamento fisso, Bortolo Pelizzari, servendosi di una scala, è salito su una pianta per sfoltire i rami e individuare quelli su cui poi avrebbe appoggiato le gabbiette degli uccelli da richiamo. Improvvisamente è stato visto cadere a peso morto. Anche se non dava ormai più segni di vita, i due amici che erano in sua compagnia hanno cercato di rianimarlo, dando l’allarme alla centrale operativa del 118. Sul posto sono arrivati l’eliambulanza, un’autolettiga e i carabinieri della stazione di Gambara con il comandante maresciallo Vincenzo Zarba. Al medico dell’elicottero, come detto, non è rimasto che constatare il decesso dell’uomo. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti del Nucleo ittico-venatorio della Polizia provinciale di Brescia. Ultimati i rilievi dei carabinieri, la salma di Bortolo Pelizzari è stata ricomposta nella camera mortuaria del cimitero di Fiesse. La morte del cinquantasettenne ha destato commozione non solo a Villa Carcina, ma anche tra i cacciatori bresciani, presso i quali la notizia si è rapidamente diffusa ancora in mattinata. (g. spi.)

(Giornale di Brescia, 20 Settembre 2004)

 

 

LA TRAGEDIA. Fiesse, vittima un pensionato di Villa Carcina
Muore dopo il malore e la caduta da un albero
La prima giornata di caccia nel Bresciano si è conclusa in tragedia per un pensionato 57enne di Villa Carcina. Bortolo Pelizzari è morto a Cadimarco di Fiesse: dopo essere stato colto da malore, è caduto da un albero. L’uomo è morto all’istante; inutile l’arrivo di un medico rianimatore, giunto dopo pochi minuti da Brescia con l’eliambulanza, e dell’autolettiga del paese. Invano è stato usato il defibrillatore. Erano le 7.50 quando il cognato e un parente di Pelizzari, che da poco avevano raggiunto l’appostamento al confine con il Cremonese, hanno chiesto aiuto. Bortolo Pelizzari, che a Villa Carcina risiedeva in via Alessandro Volta, non dava segni di vita. L’uomo era caduto da un’altezza di 5-6 metri mentre si trovava su un grosso albero per agganciare alcune gabbiette con i richiami. La battuta di caccia era in corso dopo mesi di attesa e preparativi, ma per Pelizzari non è mai iniziata: colpito molto probabilmente da un infarto, è precipitato nel vuoto ed è morto davanti ai familiari.
La tragedia si è consumata tra Cadimarco di Fiesse e Volongo, paese del Cremonese, in un appezzamento ad alcune centinaia di metri dalla cascina San Felice e dalla cava Rocca. Per i rilievi e per accertare la dinamica della morte, legata sia pur indirettamente all’attività venatoria, sono intervenuti i carabinieri della stazione di Gambara.
La salma è stata composta nel cimitero del paese della Bassa, a disposizione dell’autorità giudiziara, che potrebbe richiedere l’autopsia. I familiari hanno apparso in mattinata della tragedia. La notizia, rilanciata all’ora di pranzo dai notiziari delle televisioni e delle radio bresciane, ha ben presto fatto il giro del paese. Bortolo Pelizzari, grande appassionato di caccia, era molto conosciuto a Villa Carcina.
La giornata di apertura non ha fatto registrare gravi incidenti. Nessun cacciatore e nessun escursionista finito per caso in zona di caccia si sono recati al pronto soccorso per una visita o una medicazione. Negli anni scorsi è però accaduto che qualcuno si sia recato solo nella giornata di lunedì o addirittura martedì al pronto soccorso per farsi togliere i pallini rimasti intrappolati sottopelle.
Non sono mancate le segnalazioni di cacciatori che esplodevano colpi vicino alle case. Telefonate al 112, al 113 o alla polizia provinciale sono giunte da Calvisano e da Molinetto di Mazzano. A Regoma di Seniga due cani sono stati feriti in maniera superficiale dai pallini esplosi da un cacciatore. Stavano compiendo una passeggiata con il padrone in aperta campagna, quando sono stati sparati i colpi verso terra; forse erano state avvistate alcune quaglie lasciate libere nei giorni scorsi (i due cani sono stati medicati da un veterinario).
A Bagolino invece si è avuta la segnalazione di un cinghiale abbattuto.
Franco Mondini (BresciaOggi, 20 Settembre)

 

 

Pensionato scivola e dal fucile parte un colpo
Arezzo, perde la gamba nell'incidente di caccia
CASTIGLION FIORENTINO. Un cacciatore ha perso la gamba sinistra dopo un incidente accadutogli ieri mattina a Manciano, una frazione del comune di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, all'apertura dell'attività venatoria. B. B., un pensionato di 70 anni abitante nel comune del Cassero, era andato a caccia con alcuni amici nei campi che costeggiano lo zuccherificio diManciano. Improvvisamente l'uomo è scivolato e dal fucile è partito un colpo che lo ha raggiunto alla gamba. Il pensionato è stato soccorso dai compagni di battuta e trasportato all'ospedale di Castiglion Fiorentino, dove i medici lo hanno sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico, ma alla fine è stato necessario amputare l'arto ferito.

 (Il Tirreno, Empoli, 20 Settembre 2004)

 

 

Piediluco, pallini colpiscono bagnanti Caccia al cacciatore


Paura lungo le sponde del lago di Piediluco, dove decine di persone stavano prendendo il sole, per una pioggia di pallini sparati da un cacciatore mimetizzato nel bosco. Alcuni di questi hanno colpito senza alcuna conseguenza una donna in costume da bagno. C'è stato un fuggi fuggi generale. Sono stati chiamati i carabinieri della stazione di Piediluco, ma dei cacciatori nessuna traccia.
E' accaduto ieri pomeriggio nei pressi del ristorante il "Merendero" quando la spiaggia era piena di gente.
(Il Messaggero, 20 settembre 2004)

 

 

Disavventura a Civitanova
Precipita in un pozzo profondo otto metri Cacciatore si salva fischiando per un'ora
di DOMENICO BARTOLINI
CIVITANOVA - Per un'ora, è rimasto sotto terra, a otto metri di profondità, aggrappato mani e piedi alla camicia di cemento del pozzo artesiano, la testa fuori da tre metri di acqua e di fango. E ha fischiato con la forza della disperazione, sentendo le ginocchia e le braccia che stavano per cedere, e gli stivali pieni d'acqua che lo tiravano giù. Poi una voce amica e la corda che scendeva. Elio Scortechini, 66 anni, di Caldarola e civitanovese d'adozione, questa prima giornata di caccia non la scorderà finchè vive. Ieri mattina era andato ad appostare quaglie e tortore sotto il camping Belvedere, a pochi passi da casa sua (abita lungo la statale). Si era messo sotto un albero quando, verso le 9, spostandosi, si è sentito mancare il terreno sotto i piedi. Nascosta dal falasco, c'era la bocca di un pozzo artesiano che lo ha inghiottito. L'uomo è finito in acqua insieme al fucile. Il liquido lo ha respinto in alto e lui si è aggrappato agli anelli di cemento da 80 centimetri che rivestivano il pozzo. Ha preso a fischiare con la lingua fra i denti, come quando si chiamano i cani.
Lo ha sentito Angelo Marinelli, 50 anni: sono amici ma ieri non erano a caccia insieme. A colpi di fischio il soccorritore ha trovato l'imboccatura del pozzo. Ha calato una corda che sua figlia gli ha portato da casa (abita lì accanto) e un'altra prestata da dei giovani che facevano un gioco di guerra. Infine Polizia e Vigili del fuoco hanno tirato fuori il malcapitato, infreddolito e balbettante. Un'eliambulanza lo ha portato all'ospedale dove l'hanno trattenuto, ma solo per scrupolo.
(Il Messaggero, 20 settembre 2004)

 

 

A Susegana un'auto è stata impallinata sulla Pontebbana. A Mareno una donna ha chiamato il 113
Ieri mattina alle 11 una rosa di pallini ha raggiunto il parabrezza e la carrozzeria di un'auto che era in corsa sulla Pontebbana a Susegana, all'altezza del Colorado, provocando dei danni. Il conducente si è fermato e ha chiamato i carabinieri: qualcuno aveva sparato verso la strada anziché nella direzione giusta. Poco più tardi una richiesta di intervento analoga è partita da Fontanelle, in via Calstorta. Ieri sera, verso le 19, una pantera del commissariato di polizia di Conegliano è intervenuta a Mareno, in via Madonnetta, dove una signora ha chiesto aiuto al «113» perché i colpi sparati dai cacciatori continuavano a sibilarle a pochi metri dalla porta di casa e l'impressione era quella di assistere ad una sparatoria.
(Michela Santi) (Franco Allegranzi)
(La Tribuna di Treviso, 20 settembre 2004)

 

 

Caccia, primo giorno con molte prede Presidio di protesta sul Monte Orfano
MILANO - Primo giorno di caccia con molte prede e poche contravvenzioni per i centomila lombardi seguaci di Diana. L'esordio della stagione venatoria è stato contestato con un «presidio» organizzato dalla Lac a Coccaglio, in provincia di Brescia. Una ventina di manifestanti, giunti prevalentemente da Milano, hanno dato vita, sul Monte Orfano, a una marcia di protesta con aquiloni, striscioni, maschere in plastica e sagome di uccelli. Nella Bassa Bresciana, a Fiesse, la prima giornata di caccia è stata funestata da una tragedia. Verso le 8, un cacciatore di 57 anni è morto per un malore dopo essere caduto da un albero nei pressi del capanno. La morte sarebbe stata causata da un infarto.
Sempre nella mattinata, alla polizia provinciale di Brescia sono giunte segnalazioni di fucilate esplose vicino alle abitazioni a Molinetto di Mazzano e a Calvisano.
Un altro incidente è accaduto nel Pavese: un cacciatore, appostato dietro a un cespuglio, è stato colpito da due fucilate mentre aspettava il passaggio di un fagiano. F.B., 47 anni, di Verruca Po, è stato ferito al volto e alle braccia dai pallini sparati dai suoi compagni di caccia. L'uomo non ha riportato ferite gravi e, dopo essere stato medicato al San Matteo, è stato dimesso. (Corriere della Sera, 20 Settembre 2004)

 

 

Cacciatore ferito a un occhio
Il paganese colpito durante una battuta a Cioffi
EBOLI. Sfiorata la tragedia durante una battuta di caccia. Ieri mattina. Francesco Abagnara, 63 anni, di Pagani, si era recato ad Eboli, più precisamente in località Cioffi, con l'intento di tornare a casa con una discreta quantità di cacciagione. Qualcosa, tuttavia, non sarebbe andata per il verso giusto e quando uno dei suoi due amici ha esploso un colpo in aria, l'uomo sarebbe stato colpito da alcuni pallini che hanno centrato in pieno il suo occhio destro. Intorno a mezzogiorno, l'uomo ha varcato il pronto soccorso degli Ospedali Riuniti delle Tre Valli (ex Umberto I) di Nocera Inferiore dove si trova tuttora ricoverato. Secondo i medici, la ferita oculare è abbastanza estesa ed esiste il rischio concreto che l'uomo possa perdere la vista. Sulla vicenda è stata immediatamente aperta un'inchiesta e le indagini sono curate dagli agenti del drappello di polizia ospedaliero, diretto dal vice questore aggiunto, Antonio Maione. In questa prima fase, si sta cercando di capire chi è stato ad esplodere quel colpo ad altezza d'uomo che per poco non ha ucciso il 63enne. La vittima dell'incidente sostiene di non essere riuscito a vedere chi abbia sparato il colpo di fucile ma ci sono anche molti altri aspetti che hanno fatto sorgere mille sospetti agli investigatori. Primo fra tutti, la scelta di arrivare all'ospedale di Nocera Inferiore, quando sarebbe stato logico raggiungere il pronto soccorso di Eboli, Battipaglia o il San Leonardo. Inoltre c'è da dire che l'uomo è un esperto cacciatore, con questa passione da tantissimi anni. Un'esperienza che avrebbe dovuto metterlo al riparo da una circostanza del genere che, invece, per un soffio non si è trasformata in una vera tragedia. Le indagini sono tuttora in corso per stabilire cosa è veramente successo in quel fondo collinare in località Cioffi. L'uomo è stato veramente vittima di un semplice incidente o i fatti si sono svolti in maniera completamente diversa? In questo caso, dunque, chi sta cercando di proteggere e perché? Interrogativi ai quali stanno cercando di dare una risposta anche i giudici del tribunale di Nocera Inferiore che sono stati informati del caso. Il 63enne, residente in via Filettine, sposato e con figli ha rischiato davvero grosso e quel colpo poteva raggiungerlo alla testa. Gli inquirenti vogliono vederci chiaro e questa mattina saranno sentiti i due amici dell'uomo che si trovavano più o meno nelle vicinanze quando si è verificata la disgrazia. Qualcuno dovrà pur essere denunciato a piede libero per lesioni. Ma ovviamente si tratta di ipotesi che sono al vaglio dell'autorità giudiziaria. Il tutto per capire che cosa è realmente accaduto nella campagne di Cioffi. (gi. bi.)

(La Città di Salerno, 20 Settembre 2004)

 

 

Al paganese è stato ritirato il porto d'armi
Rischia la vista il cacciatore ferito da un amico a Cioffi
Pagani. Sospensione della licenza venatoria e ritiro del porto d'armi. Sono questi i primi provvedimenti adottati all'indomani del grave incidente che poteva costare la vita a Francesco Abagnara. Il cacciatore 63enne di Pagani è stato raggiunto dai pallini di un colpo esploso da uno dei suoi due amici con i quali si era recato a caccia l'altra mattina in località Cioffi, ad Eboli. Intorno a mezzogiorno di domenica, l'uomo ha varcato il pronto soccorso dell'ospedale di Nocera Inferiore, dove si trova tuttora ricoverato. Secondo i medici, la ferita oculare è abbastanza estesa ed esiste il rischio concreto che l'uomo possa perdere la vista. Sulla vicenda è stata immediatamente aperta un'inchiesta e le indagini sono curate dagli agenti del drappello di polizia ospedaliero, diretto dal vice questore aggiunto, Antonio Maione. Per il momento sono stati adottati solamente dei provvedimenti di tipo amministrativo, ma non si esclude che nel corso delle indagini, possa essere anche prodotta una denuncia a piede libero con l'accusa di lesioni colpose per il cacciatore distratto che ha ferito all'occhio Abagnara. La vittima dell'incidente, dal canto suo, continua a sostenere di non essere riuscito a vedere chi abbia sparato quel colpo di fucile che poteva costargli la vita.

 (La Città di Salerno, 21 Settembre 2004)

 

 

INCIDENTE A MERCATO SAN SEVERINO
Spara alla quaglia, ferisce un altro cacciatore

GIUSEPPE NAPOLI
Spara alla quaglia e colpisce un collega nascosto dietro un cespuglio anch'egli col fucile puntato verso la stessa preda. La sfortunata vittima dell'involontaria aggressione da parte di un maldestro cacciatore è Antonio Amato, 43 anni, residente a Mercato San Severino. L'uomo era a caccia nelle campagne sanseverinesi ieri mattina quando, tra uno sparo e l'altro, si è trovato con una rosa di pallini conficcati nella spalla sinistra. L'amante dell'attività venatoria si è subito accasciato al suolo facendo temere il peggio al collega, ma una volta trasportato all'ospedale di Curteri sono stati i medici di turno a rassicurarlo giudicando il 43enne guaribile in quindici giorni. Sarebbe potuto finire davvero male se solo il cecchino di quaglie avesse esploso più di un colpo all'indirizzo di quel volatile che, per uno strano scherzo del destino, stava puntando anche Antonio Amato. Il lato curioso della storia è che i due cacciatori non potevano vedersi perchè separati da una fitta vegetazione, in cima alla quale si era sistemato l'appetitosa selvaggina. Entrambi puntano la canna della doppietta contro la quaglia, ma è l'anonimo cacciatore a fare fuoco per primo bruciando sul tempo Antonio Amato. I pallini, però, finiscono per conficcarsi dritti nella spalla del sanseverinese dando la possibilità alla quaglia di portare a casa la pelle. Il cecchino sente i lamenti di Antonio Amato e si porta dietro la siepe che li divideva. Solo allora realizza ciò che è realmente accaduto cercando di rimediare alla maldestra fucilata trasportando il ferito al vicino ospedale di Curteri. I medici del pronto soccorso gli estraggono i pallini che lo hanno raggiunto alla spalla, giudicando la ferita guaribile in quindici giorni. E pensare che il destino avrebbe osato davvero troppo avesse scritto un finale da barzelletta, con l'uno che spara all'altro mancando clamorosamente la quaglia.

 (Il Mattino, Salerno, 20 Settembre 2004)

 

 

S. SEVERINO
Quarantenne scambiato per la preda

S. SEVERINO. Cacciatore scambiato per un animale selvatico diventa bersaglio di un altro amante dell'attività venatoria. Questa volta, teatro dell'ennesima idiozia umana, è la zona di aperta campagna di Mercato San Severino. Antonio Amato, 43 anni, residente del posto, era uscito di casa di buon ora per seguire la sua passione per la caccia. Fucile in spalla, aveva percorso diversi chilometri prima di cimentarsi con la cacciagione. Non poteva sapere che lui stesso sarebbe potuto diventare una preda e si è ritrovato con una rosa di pallini conficcati nella spalla sinistra. Solo il caso e la distanza dall'altro cacciatore, hanno voluto che i colpi non riuscissero ad attraversare la fascia muscolare, depositando i corpi estranei direttamente negli organi vitali. Lo spavento è stato così forte che l'uomo si è accasciato al suolo, gettando nel panico il cacciatore autore dell'incredibile errore. Quando ha realizzato di averla fatta grossa, l'uomo ha caricato il collega cacciatore in macchina e l'ha accompagnato all'ospedale di Curteri di Mercato San Severino. Fortunatamente i pallini erano in superficie ed al termine delle medicazioni è stata emessa una prognosi di guarigione di 15 giorni. I carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino, agli ordini del capitano Gianfilippo Magro, stanno attentamente valutando la situazione e per l'incauto cacciatore potrebbe scattare una denuncia a piede libero per lesioni, oltre al sequestro del fucile. Una storia veramente incresciosa.

 (La Città di Salerno, 20 Settembre 2004)

 

 

Apertura caccia, un uomo ferito ed un capriolo protetto ucciso. Tre denunce.
Un cacciatore di 70 anni a Poviglio, nel reggiano, e' rimasto ferito alla nuca e a un braccio dai pallini sparati per sbaglio da un altro cacciatore, che poi si e' dileguato. E' l'unico incidente di caccia segnalato nella provincia, nella prima giornata di attivita' venatoria.

(Animali&Animali, 21 Settembre 2004)

 

 

Caccia, impallinati due agenti della Provincia
Incidente a Cisano, scatta la multa
Due agenti impallinati. È successo domenica mattina nei boschi intorno a Cisano, in località Poggio Fiorito. I due agenti della polizia provinciale comandata da Fulvio Terzolo sono stati involontariamente colpiti da un cacciatore ingauno che non si è accorto della loro presenza. Quando ha aperto il fuoco alcuni pallini li hanno raggiunti al polso («ho sentito un furto bruciore») e sui vestiti. È andata ancora bene perché se solo fossero stati centrati al volto le conseguenze avrebbero potuto essere drammatiche. È stato l'unico vero incidente della prima giornata venatoria.
Subito dopo lo sparo i due hanno raggiunto il cacciatore e contestato l'imprudenza. Oltretutto era vicino a case e strada oltre che a una zona per il ripopolamento della fauna dove è vietata la caccia (gli agenti la stavano pattugliando). Ha detto di non essersi reso conto, è caduto dalle nuvole. Lo hanno giudicato in buona fede. Ma è stato comunque sanzionato per aver sparato troppo vicino a case e strada (dove i due si trovavano). Complessivamente gli hanno fatto un verbale di 566 euro. In compenso l'agente "ferito", in virtù della presunta buona fede del cacciatore, non si è fatto refertare al pronto soccorso, cosa che avrebbe fatto scattare anche la denuncia e le conseguenze penali dell'incidente.
Gli agenti, come il resto della dozzina complessiva che la polizia provinciale ha impiegato domenica, per tutto il giorno hanno setacciato i boschi per vigilare sul rispetto del regolamento venatorio in particolare di confini (da case e strade) e rifugi (problema esistente in particolare nell'albenganese, dove alcune zone sono state tabellate solo nelle ultime ore).
«Complessivamente non ci sono state grosse violazioni - è il bilancio finale - a parte l'incidente di Cisano abbiamo fatto qualche altra sanzione in Val Bormida e nel finalese per il mancato rispetto dei confini ma nient'altro. A differenza di altri anni è stata una prima giornata tiepida, per fortuna senza emergenze».
Considerata la giornata calda più che al cinghiale tanti cacciatori si sono concentrati sulla selvaggina stanziale (lepri, fagiani e pernici) che richiede meno spostamenti e quindi meno fatica anche per i cani non ancora allenati.
Dario Freccero
(Il Secolo XIX, 21 settembre 2004)

 

 

SAN MARTINO DI LUPARI
Cacciatore trovato morto da un amico Si ipotizza un malore
Doveva tornare per pranzo Angelo Ferraro, 53 anni ex commerciante di San Martino di Lupari. Era uscito ieri mattina presto per andare a caccia nella campagna di Monastiero di San Martino di Lupari, e di lui più nessuna notizia. Nel pomeriggio sono scattate le ricerche. L'ha ritrovato un amico cacciatore ormai senza vita a poche centinaia di metri dal suo capanno di caccia. Con tutta probabilità si è trattato di una malore. Il fucile, come hanno constatato i carabinieri di San Martino giunti sul posto con i colleghi della scientifica, era scarico. Non è stato trovato nessun elemento esterno che potesse far pensare ad un gesto insano, o a un crimine di terzi.

(Il Gazzettino, Bassano, 21 Settembre 2004)

 

 

Anziano si spara un colpo di fucile
Un colpo in faccia, poi una breve agonia e il decesso al pronto soccorso, nonostante il tentativo dei soccorritori di strapparlo alla morte. E' morto così, ieri sera, intorno alle 18,30, Armando Valentini, 79 anni, pensionato di Villa Gesso di Putignano. L'uomo, molto probabilmente al culmine di una crisi depressiva, si è tolto la vita con il suo fucile da caccia, sparandosi nella camera da letto. A chiedere i soccorsi sono stati alcuni vicini che hanno udito l'esplosione ed hanno pensato al peggio.
Sul posto, tra un ululare di sirene che ha messo a soqquadro il centro città ingolfato dal traffico, sono piombati tempestivamente sia il personale del 118, sia uomini del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Teramo e della squadra volante. I soccorritori hanno trovato l'anziano riverso a terra, agonizzante. E' stato assistito dapprima sul posto con un intervento rianimatore e poi trasferito in ambulanza, con una staffetta dei carabinieri, all'ospedale Mazzini ma il pensionato è spirato all'arrivo in ospedale. Un'inchiesta è stata avviata dagli uomini del capitano Piras per accertare le cause che possono aver spinto al suicidio l'uomo, anche se le cattive condizioni di salute potrebbero essere all'origine del tragico gesto.
Rob.Al.
(Il Messaggero, 22 settembre 2004)

 

 

Impallinata in auto insegue i cacciatori
Colpi di fucile contro la veranda, si spaventa e chiama la polizia

CONEGLIANO. Un'auto e una veranda danneggiate dai pallini sono il bilancio di una giornata di caccia che, nel Coneglianese, ha dato parecchio lavoro al 113. L'episodio più grave è capitato verso le 11 sulla Pontebbana, all'altezza del Colorado, dove la Lancia Lybra in corsa di M.S., 37 anni, di Pordenone, è stata raggiunta da una rosa di pallini esplosa da distanza ravvicinata. Una quindicina di pallini è rimasta conficcata nella carrozzeria della Lancia, qualcuno ha raggiunto senza conseguenze la guidatrice. La donna ha rischiato l'incidente e si è subito fermata lungo il ciglio della Statale 13. L'automobilista è scesa dalla vettura e a pochi metri di distanza ha visto un gruppetto di quattro cacciatori. Li ha avvicinati accusandoli apertamente del danno, ma le doppiette, tutt'saltro che intenzionate a discutere, sono fuggite a piedi, allontanandosi a tutta velocità. A quel punto la pordenonese ha chiamato il «113» col cellulare e atteso l'arrivo della polizia per spiegare l'accaduto e fornire una descrizione dei presunti responsabili. Sarà sporta denuncia contro ignoti per danneggiamento. Un altro episodio denunciato alla polizia è accaduto nel pomeriggio a Boccadistrada di Santa Lucia di Piave. M.D., classe 1972, di Santa Lucia, ha chiesto l'intervento della polizia dopo essersi accorta che i cacciatori appostati in un vicino fondo agricolo continuavano a sparare in direzione dell'abitazione senza preoccuparsi più di tanto. I pallini si conficcavano nella veranda della casa. Anche in questo caso i cacciatori sono fuggiti prima dell'identificazione. (f.a.)
(La Tribuna di Treviso, 22 settembre 2004)

 

 

Prato. A caccia con un amico, spara e lo ferisce.
Spara un colpo di fucile e colpisce accidentalmente un amico, ferendolo ad un occhio e al torace. L' uomo, un pratese di 36 anni, dopo i primi soccorsi prestati dalla Misericordia di Prato, e' stato trasportato con l' elisoccorso all' ospedale di Careggi dove si trova ricoverato, in condizioni comunque non gravi.
Il fatto e' accaduto ieri mattina intorno alle 10,30 durante una battuta di caccia nelle vicinanze del lago di Figline di Prato, in localita' Cerreto. Sul posto sono intervenute le volanti della polizia che hanno denunciato in stato di liberta' il responsabile - 34 anni, anch' egli residente a Prato - per il reato di lesioni colpose.

 (Animali&Animali, 23 Settembre 2004)

 

 

Pallini in casa: gli abitanti denunciano i cacciatori
San Fiorano Cacciatori un po' troppo fracassoni e invadenti. A pochi giorni dall'inizio della stagione venatoria, che si è aperta domenica scorsa, come al solito in mezzo alle polemiche di ambientalisti e di associazioni animaliste, fioccano già le prime proteste da parte di quei lodigiani che vivono in campagna nei pressi delle zone riservate alla caccia.A San Fiorano, alcuni cittadini che vivono lungo la strada provinciale che porta a Codogno si sono rivolti ai carabinieri del comando compagnia di Codogno per segnalare la presenza di un gruppo di doppiette che si spingono un po' troppo vicini alle loro case per sparare alla selvaggina. Evidenti e comprensibili i disagi patiti dai sanfioranesi. «Sentiamo sparare a pochi metri dalle nostre abitazioni e in certi casi i pallini sono arrivati fin sui nostri tetti e sotto le nostre finestre» si lamenta qualcuno. Nella zona di confine con il comune di Codogno, sarebbe stata notata, in questi giorni, un'utilitaria con a bordo alcuni cacciatori che evidentemente hanno trovato qui una ricca miniera di selvaggina ma non tengono in giusta considerazione le esigenze di chi vive a pochi passi dai campi. L'inconveniente va avanti ormai da alcuni giorni a questa parte e i residenti di questa zona si augurano che finisca al più presto. Anche perché i pallini potrebbero colpire qualcuno, bambini o anziani.Non è però la prima volta che nella Bassa, zona di caccia dove arrivano anche appassionati da fuori provincia, in particolare dal Bresciano e dalla Bergamasca, si verificano episodi di questi tipo. A Terranova dei Passerini, a più riprese, l'abitazione di un noto artista della Bassa è stata presa di mira dai cacciatori che pur di impallinare fagiani e lepri si spingevano fin sotto le finestre a sparare. Anche in questo caso, il cittadino di Terranova dei Passerini ha chiesto l'intervento dei militari dell'Arma che hanno risolto la situazione. Disagi, dunque, grandi e piccoli che si porta inevitabilmente dietro l'arrivo di centinaia e centinaia di cacciatori, non sempre rispettosi dei cittadini e della loro tranquillità.Cris. Bran.
(Il Cittadino, Il quotidiano del Lodigiano e del Sud Milano 24 settembre 2004)

 

 

Impallinato al petto mentre va in bici

Forse l’hanno scambiato per una quaglia, oppure ha avuto il “torto” di trovarsi nel posto sbagliato al  momento sbagliato: Fatto sta che dalla sella della sua bicicletta s’è trovato disteso sull’asfalto, con il petto perforato da un pallino da caccia. Definirlo incidente forse è addirittura riduttivo. Di certo quanto successo l’altra mattina nelle campagne di Lovoleto di Granarolo ha dell’incredibile. La vittima, F.G., 64 anni, del posto, oltre allo spavento ha riportato una prognosi di dieci giorni per ferita d’arma da fuoco alla parte destra del costato. Intanto i carabinieri di Granarolo hanno già aperto un’indagine ipotizzando l’accusa di lesioni colpose gravi a carico dell’ignoto cacciatore che ha esploso la rosa a pochi metri dalla strada. Verso le 9.30, F.G. stava percorrendo in bici via delle Scuole quando è stato raggiunto dalla fucilata.

Aveva sentito gli spari dei cacciatori – ha poi raccontato ai militari -, ma certo non pensava che potesse essere lui la preda da abbattere. Di colpo s’è trovato a terra, col petto sanguinante. Ha cominciato a gridare tanto che la moglie, dalla vicina casa di via s.Marino, al confine tra Bentivoglio e Altedo, lo ha sentito e s’è precipitata in suo aiuto.

L’uomo è poi stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Bentivoglio, dove i medici lo hanno sottoposto ad una radiografia al costato, riscontrando la presenza del pallino. Nel frattempo il maldestro cacciatore che pensava di sparare ad un animale e che invece ha centrato un uomo, se l’era già data a gambe.

Lorenzo Priviato

( Il Resto del Carlino, 25 settembre 2004)

 

 

Un cacciatore barlettano finisce in carcere con l'accusa di tentato omicidio e porto abusivo d'armi
«Mi disturbi». E gli spara
Raptus di un 67enne: il contadino spaventava le quaglie
Disturbava la sua caccia, facendo, a suo dire, fuggire via le quaglie: un buon motivo per impallinarlo. La logica strampalata di un sessantasettenne cacciatore stava per mietere una vittima, un viticoltore intento a vendemmiare che «intralciava» la posta del cecchino di uccelli. Con l'accusa di tentato omicidio, porto illegale di arma da sparo e relativo munizionamento e ricettazione, è finito in manette Ruggiero Doronzo, un barlettano con alcuni precedenti penali simili.
Il singolare episodio si è verificato nella mattinata di giovedì, in contrada «Lamaruggia», nei pressi di via Canne della Battaglia, ma è stato reso noto soltanto dopo l'arresto del presunto responsabile dell'attentato, che è stato condotto in carcere a Trani.
Secondo le prime ricostruzioni dell'accaduto, la vittima (le cui generalità non sono state rese note) si trovava a lavoro nel suo tendone, quando ha sentito avvicinarsi il cacciatore. Costui avrebbe iniziato a spazientirsi e, sebbene non si trovasse nella sua proprietà, avrebbe ingiunto al viticoltore di allontanarsi subito, poiché riteneva che la sua presenza potesse allontanare i volatili oggetto della sua caccia. Davanti al diniego dell'agricoltore, avrebbe aperto il fuoco e la vittima, spaventata, avrebbe iniziato a correre a perdifiato, rintanandosi in una casetta per ripararsi dalla pioggia di pallini. Qualche minuto dopo l'aggressione, il viticoltore avrebbe chiamato il 113, per ricevere soccorsi. Immediato l'arrivo sul posto di un'auto della Polizia. Gli uomini della squadra Anticrimine del commissariato hanno iniziato a cercare il cacciatore a casa sua (un casale vicino del quale Doronzo sarebbe il guardiano), non trovandolo. Nel corso della perquisizione, invece, i poliziotti, che avevano rinvenuto sei bossoli da caccia calibro 12 sul luogo dell'aggressione, hanno scoperto il fucile, una doppietta a canne sovrapposte di fabbricazione italiana, del tipo usato per il tiro al piattello, che risultava appartenente ad una partita di cinquanta fucili rubati nel 2001 ad un camionista greco in sosta sull'autostrada A14, nell'area di sosta di Canne ovest. L'arma si trovava in cucina, tra un mobile ed il frigorifero. In un altro mobile i poliziotti hanno trovato seicento cartucce dello stesso tipo trovato sul terreno e numerosi richiami elettronici per uccelli.
L'uomo, irreperibile durante la perquisizione, ha provato a rincasare da un viottolo secondario, ma è stato scoperto ed arrestato. In una tasca, gli agenti hanno trovato un richiamo per quaglie. Sulla vicenda è aperta un'indagine coordinata dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Trani, Teresa Iodice.
Nicola Curci
(La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 settembre 2005)

 

 

L’INCIDENTE
Un uomo di 50 anni, Mauro Ferrara, si è ferito accidentalmente durante una battuta di caccia nelle campagne di Caivano e ora è ricoverato nell’ospedale Pellegrini, dove dovrà essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico a una mano.
È accaduto nella mattinata di ieri. Ferrara - originario di Casoria, abita da molto tempo a Napoli nel quartiere di San Pietro a Patierno - era impegnato nella ricerca della preda quando, improvvisamente, si è rotta la canna del fucile che gli è esploso tra le mani. A lanciare l’allarme sono stati gli altri cacciatori. In un primo momento le forze dell’ordine avevano pensato a una sparatoria, forse un agguato di camorra consumato nelle campagne, ma dai primi accertamenti è subito risultato che si trattava, invece, di un incidente. Il ferito è stato soccorso con un’ambulanza e trasportato nell’ospedale Pellegrini, dove esiste un reparto specializzato nella chirurgia degli arti e, in particolare, della mano.
Dai cacciatori alle prede: continua senza sosta l’impegno dei volontari Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e dei Rangers d’Italia (guardie ambientali riconosciute dal ministero, una cinquantina lavorano al servizio della Provincia) contro il mercato dei volatili di specie protetta, in particolare cardellini, catturati dai bracconieri e venduti nella zona della Marinella. Oltre duecento esemplari - costretti in gabbie anguste o in buste di plastica dove le povere bestie non riuscivano nemmeno respirare - sono stati sequestrati nei primi giorni di agosto e liberati all’interno del bosco di Capodimonte.

(Il Mattino, Napoli, 27 Settembre 2004)

 

 

Spara al cinghiale, uccide un carabiniere
Drammatica battuta di caccia tra amici. Muore, colpito al fianco, l'appuntato Luigino Romano in servizio a Meduno
Doveva essere una giornata di festa con un gruppo di amici che si era dato appuntamento per una "battuta al cinghiale". Anche il clima sembrava dare manforte ai cacciatori: una stupenda giornata di sole caldo, quasi estivo. Il destino aveva però deciso diversamente e quel gruppo di appassionati, invece che partecipare alla solita uscita, ha assistito inerme ad una terribile disgrazia, nella quale è morto Luigino Romano, 45 anni, appuntato dei carabinieri in servizio alla stazione di Meduno.
Erano da poco passate le 12.30 e i partecipanti alla battuta di caccia, organizzata in località Praforte di Castelnovo, accanto al poligono di tiro del monte Ciaurlec, già da molte ore erano sulle tracce dell'animale. C'erano otto persone ad inseguire il maiale selvatico e, come funziona in questi casi, il cerchio si stava stringendo inesorabilmente attorno all'animale. La tensione stava salendo, così come pure l'adrenalina delle "doppiette" che, da posizioni diverse, nel fitto nel bosco, erano immobili in attesa della preda. Ad un tratto è partito un colpo che ha risuonato sinistramente nella boscaglia. A terra, in una pozza di sangue, nascosto dalla vegetazione, in una postazione situata a circa 15 metri dagli amici, c'era l'appuntato Romano, raggiunto al fianco da un proiettile calibro 308, capace di abbattere un cinghiale anche da una distanza di oltre 300 metri. Il carabiniere non è però morto sul colpo. Quando i suoi compagni si sono avvicinati è riuscito a pronunciare ancora qualche flebile frase, ma prima di tutto, per evitare rischi per i soccorritori, a testimonianza del suo innato senso del dovere, ha sussurrato: "Fate attenzione, il mio fucile è ancora carico". Subito dopo ha perso conoscenza e nonostante il prodigarsi dei medici, intervenuti a bordo di un'autolettiga partita da Spilimbergo è deceduto durante il trasporto in ospedale, a causa della terribile emorragia provocata dal foro del proiettile, profondo circa 20 centimetri. Appena accortosi di quanto accaduto, P.R. 66 anni, residente a Castelnovo, il cacciatore che ha premuto il grilletto - non si sa se per un tragico errore di mira, o per una scivolata nella sua postazione - è stato colto da malore e soltanto l'intervento del fratello, che ha subito preso in custodia l'arma della disgrazia, ha impedito che l'uomo compisse un estremo gesto dettato dalla disperazione. Il cacciatore è stato denunciato in stato di libertà per omicidio colposo. Sulla vicenda indaga il magistrato Daniela Bartolucci della Procura della Repubblica di Pordenone, che ha disposto minuziosi accertamenti da parte dei carabinieri di Castelnovo e della Compagnia di Pordenone.Lorenzo Padovan

(Il Gazzettino, Pordenone, 27 Settembre 2004)

 

 

TRAGICA FATALITÀ
Era nascosto dietro un cespuglio

(lor.pad.) Il "carabiniere di quartiere", a Meduno, non è certo una novità introdotta da pochi mesi, ma una consuetudine radicata da moltissimi anni. Questa figura, seppur solo ufficiosamente, era incarnata alla perfezione da Luigino Romano, per tutti a Meduno e Travesio soltanto "Gigi". Anche i suoi superiori non si vergognano di ammettere di aver appreso moltissimo dall'appuntato Romano, che col suo quarto di secolo di permanenza ininterrotta a Meduno, era il carabiniere più "anziano" in servizio. La sorte beffarda ha fatto sì che si occupasse per lavoro, con particolare attenzione, proprio delle pratiche per la concessione di licenze di caccia e di quanto attiene alle armi in genere. Insomma, era un vero esperto del settore. Durante le ore libere dal servizio trascorreva gran parte del tempo con la famiglia, ma il suo hobby prediletto era la caccia, meglio se praticata con amici. Anche ieri era partito euforico per la "battuta" a Praforte. Vestito con la mimetica dei cacciatori, si era nascosto in un angolino del bosco, pronto ad entrare in azione se il cinghiale avesse fatto capolino. Alcuni compagni di spedizione erano rimasti sul sentiero, da dove avevano una visuale più ampia. Tutto inutile: quei cespugli che si muovevano devono aver tratto in inganno, il sole accecante, che filtrava tra i rami, ha fatto il resto. Luigino Romano è morto così, attorniato da quegli amici che ne hanno sempre apprezzato le doti umane e professionali, e che non riuscivano a darsi pace per questa tremenda disgrazia.

(Il Gazzettino, Pordenone, 27 Settembre 2004)

 

 

Urta il fucile dell'amico e parte il colpo mortale
La scarica di pallini ha provocato la perforazione dell'arteria femorale - L'incidente durante una battura di caccia a Corbanese

E' il secondo caso di tragico incidente di caccia nella stessa zona, tra le colline che si snodano da Tarzo verso il Felettano. Ieri sul Col de Mar ha perso la vita Angelo Fava, 56 anni, ucciso da un colpo partito dalla doppietta portata a tracolla di un amico e colpito all'inguine da una scarica di pallini che gli hanno perforato l'arteria femorale. Due anni fa poco distante, sulle colline di San Pietro di Feletto un cacciatore uccise un amico appostato dietro un cespuglio a qualche decina di metri, scambiandolo per un capo di selvaggina.
Singolare e guidato quasi da un destino beffardo quello che è costato la vita ad Angelo Fava. E' successo ieri mattina poco prima delle 11,30 sul versante sud-ovest del Col de Mar, in via Collandrà a pochi metri da una stradina che porta ad alcune abitazioni disabitate. In un piccolo spiazzo tra i vigneti, con un casolare utilizzato per il ricovero di attrezzi. Un posto isolato, che conoscono solo i residenti, dal quale si può vedere la statale per il San Boldo che attraversa l'abitato di Corbanese e sale verso il capoluogo Tarzo, ma anche tutte le colline circostanti. Difficile da raggiungere anche per i sanitari del Suem avvisati prontamente dai cacciatori amici della vittima: all'elicottero partito da Treviso è stato l'impossibile atterrare vicino, solo l'ambulanza dell'ospedale di Vittorio Veneto è arrivata dopo alcuni minuti, ma ormai era troppo tardi.
Fava era uscito di buon mattino dalla sua abitazione di via Ortolina, con un amico, G.D.M., di 41 anni. Non avevano il fucile, essendo già usciti per una battuta di caccia mercoledì scorso. Erano solo armati di binocolo, per controllare la presenza di selvaggina nella zona. Sul Col de Mar hanno incrociato un collega, G.T., 65 anni, abitante ad un centinaio di metri da posto, che aveva il fucile a tracolla. Sulla piccola spianata a fianco di un casolare hanno iniziato a guardare intorno utilizzando il binocolo. G.T. stava cercando di mettere a fuoco e ha chiamato Fava per aiutarlo. G.D.M era a qualche metro di distanza. "Angelo - hanno raccontato i due amici - si è spostato dietro ed è inciampato. Ha perso l'equilibrio e si è aggrappato al fucile a tracolla, con la canna verso terra. G.T. ha cercato di trattenerlo. E' partito un colpo". Forse è stato proprio nel tentativo maldestro di trattenere l'arma che è stato probabilmente urtato il grilletto. "Non ricordiamo niente, abbiamo sentito il botto improvviso, Angelo che è caduto a terra e dopo qualche istante ha perso i sensi. Tutto si è svolto in pochi secondi", hanno detto i due testimoni ai carabinieri, i cui investigatori coordinati dal tenente Fabrizio Massimi stanno accertando in ogni caso tutte le ipotesi che possono aver provocato la tragedia. Fava, pensionato da soli 4 mesi dopo molti anni di lavoro alla Varaschin Rattan, azienda del posto, lascia oltre all'anziana madre la moglie Luciana, e i figli Luca (gelataio in Germania, dove è stato avvisato) e Sonia.Fulvio Fioretti (Il Gazzettino, Treviso, 27 Settembre 2004)

 

 

Incidente a Tarzo. La vittima, 56 anni, non era in battuta e all'amico in osservazione aveva chiesto di usare il cannocchiale: un contatto fatale
Scosta il fucile dell'amico, freddato.
Centrato al femore dal colpo accidentale Angelo Fava è morto in 4 minuti
Il grilletto sarebbe scattato nell'urto. Ma potrebbe essersi impigliato nella giacca Vani i soccorsi

TARZO. Il colpo, accidentale, è partito alle 11.30. Quattro minuti dopo Angelo Fava, 56 anni, residente a Tarzo, era morto. Il proiettile del fucile calibro 12 lo ha centrato alla coscia sinistra, all''arteria femorale: per il cacciatore solo il tempo di dire «mi sento mancare». Il colpo è partito dalla doppietta di Giuseppe Tonon, 65 anni, residente in via Colladrà a Tarzo. L'incidente non ha avuto testimoni. I carabinieri di Vittorio Veneto, intervenuti sul posto, stanno ricostruendo la dinamica. Fava, stando ai primi accertamenti, sarebbe arrivato alle spalle di Tonon mentre questi, fucile a tracolla, era chino a osservare con una sorta di canocchiale. Non è chiaro se, Fava, per guardare a sua volta, abbia spostato il fucile dell'amico impugnandolo dalla canna, o se Tonon si sia spostato muovendo la doppietta: il grilletto potrebbe aver agganciato gli abiti di uno dei cacciatori, facendo partire il colpo.
La tragedia si consuma sulle colline sopra Tarzo, quando sono da poco passate le 11,30. In una splendida domenica di sole, giornata ideale per una battuta di caccia.
Angelo Fava, con l'amico Dal Mas, si è recato a Colladrà di buon ora. Fava, in pensione da sei mesi, è già uscito mercoledì scorso, a caccia, non ha con sè il fucile. E' in perlustrazione, accompagna l'amico ambulante: non sa di avere un tragico appuntamento con il destino. I due arrivano poco dopo le 11 nella zona denominata Castelich, ove approntano su un'altura un punto di avvistamento, montando un grosso cannocchiale su un cavalletto.
L'obiettivo? Lepri, ma anche caprioli, non rari in quella zona. Di lì a poco giunge Tonon, con il suo fucile calibro 12, regolarmente detenuto: è grande amico dei due, ha condiviso centinaia di battute di caccia. Vedendo gli amici appostati, si ferma, e scambia quattro chiacchiere. Una battuta sul carniere vuoto, sulle zone migliori. Poi l'apparecchiatura dei due amici, posta sulla piccola altura di Colladrà, attira l'attenzione di Tonon, che stando a chi lo conosce, non ama troppo le dotazioni «tecnologiche». Eppure incuriosito chiede all'amico Fava di poter osservare anche lui, mentre Dal Mas si sposta, e raggiunge il vicino capanno, aggirandolo.
Tonon, fucile in spalla e canna rivolta verso l'alto, è ancora chino per guardare dal binocolo: improvvisamente, parte il colpo secco che squarcia l'aria. Angelo Fava, che è alle spalle di Tonon, è centrato. Il colpo prende la mano recidendogli immediatamente tre dita, e poi la coscia, proprio all'arteria femorale. Angelo cade a terra, e perde presto i sensi per la grossa fuoriuscita di sangue. «Dio, Dio, mi sento mancare...» - fa in tempo a mormorare. Saranno le sue ultime parole.
Tonon è sconvolto, Dal Mas, che non ha visto la scena, arriva trafelato dal capanno. Si prodigano in ogni modo per soccorrere l'amico, ma il sangue esce troppo velocemente. Tolgono gli indumenti dalla ferita, stringono forte con una cintura di cuoio la gamba sinistra dell'amico Angelo, e contemporaneamente tentano di tamponare il grosso foro di entrata del colpo, sulla parte alta della coscia sinistra. Purtroppo è tutto inutile: Angelo Fava, in quattro minuti, spira per la gravissima emorragia riportata. Vani i soccorsi del Suem, che con l'elicottero ha raggiunto il luogo in pochi minuti.
Due le ipotesi al vaglio dei carabinieri, accorsi anche'essi sul luogo della tragedia: è stato Fava, sopraggiungendo, ad urtare il fucile di Tonon, magari nel tentativo di scostarlo, facendo partire il colpo? O quando Tonon si è spostato, il grilletto si è impigliato nella giacca (un bottone?) o negli abiti di Fava, ed è scattato? I carabinieri della stazione di Cison e della compagnia di Vittorio Veneto hanno sequestrato il fucile calibro 12, per valutare la sensibilità del grilletto, e gli abiti di Fava. La prima ipotesi di reato a carico di Tonon è omicidio colposo, ma la natura accidentale della disgrazia potrebbe far anche decadere ogni responsabilità penale per lo sfortunatissimo cacciatore. Toccherà al pm Francesca Torri, che stamani riceverà il rapporto dei militi dell'Arma, decidere come procedere. Tonon, sotto shock, è stato sentito dai carabinieri con l'amico Dal Mas: qualche ora più tardi, sempre più sconvolto, avrebbe anche accusato un malore. E' stato chiesto l'intervento di un medico. In lutto la comunità di Tarzo, vastissimo il cordoglio in tutto il paese. Il presidente della riserva di Colladrà, Ettore Cesca ha avvertito subito, in lacrime, anche l'assessore provinciale alla caccia, Stefano Busolin.
(Damiano Cesca)

(La Tribuna di Treviso, 27 Settembre 2004)

 

 

La disperazione e lo shock di Giuseppe Tonon
«Non mi do pace, ora la mia vita è distrutta»

TARZO. Colladrà, la piccola altura del comune di Tarzo ove è morto Angelo Fava per un colpo di fucile partito accidentalmente dall'arma dell'amico Giuseppe Tonon, 65 anni, è blindata dalle forze dell'ordine. In disparte, sotto shock, l'anziano cacciatore dal cui fucile è partito inavvertitamente il colpo mortale osserva l'intera scena. E' distrutto dal dolore, lo conforta il genero, Gian Antonio Santarossa: «Sono uscito a caccia, non avrei mai pensato che oggi tutta la mia vita sarebbe stata rovinata - dice Tonon - mai avrei potuto lontanamente immaginare che accidentalmente potesse morire un caro amico. Mi sono diretto verso Colladrà, ho trovato Angelo che stava montando con l'amico Dal Mas un binocolo e mi sono chinato per poter guardare.
«Mi sono inginocchiato lentamente sull'erba - continua Giuseppe, distrutto dal dolore - e ho cominciato ad osservare. Avevo il fucile a tracolla con la canna rivolta all'indietro, come si usa fare, non mi sono accorto che nel frattempo era giunto alle mie spalle l'amico Angelo, che aveva messo la sua mano sulla canna per spostarla. E' stato un attimo, è partito il colpo, Angelo è caduto ferito».
Tonon rivede la terribile scena: «Abbiamo subito cercato di soccorrerlo stringendo una cinghia di cuoio sulla gamba, sotto la ferita ed abbiamo cercato di tamponare in tutti i modi il sangue: non c'è stato nulla da fare». E Tonon non si dà pace.
La notizia della tragedia si è subito sparsa tra i cacciatori del paese, soprattutto fra gli habitues della riserva, uno delle più note della zona, meta di numerosi cacciatori. In poco tempo, tutta Tarzo ha saputo. E così come si è stretta attono al dolore della famiglia Fava, così è vicina a Tonon nel suo dramma. Il destino, ieri, ha colpito duramente due amici e due famiglie.

 (La Tribuna di Treviso, 27 Settembre 2004)

 

 

Voleva sparare ad una lepre,...
(G.Z.) Voleva sparare ad una lepre, ha colpito il figlio. Incidente di caccia ieri mattina nella campagna di località Ghisa, nel territorio di Montecchio Maggiore, fortunatamente conclusosi senza gravi conseguenze. Protagonisti padre e figlio, con la peggio toccata a quest'ultimo, Michele Schenato, 32 anni, residente ad Altissimo in via Cengio. L'uomo è rimasto colpito alle gambe da alcuni pallini a causa di un colpo di fucile partito accidentalmente, questa almeno la prima ricostruzione dell'incidente, dall'arma imbracciata dal padre, Mario Schenato, 62 anni, via Massignani di Trissino.
I due seguaci della dea Diana ieri mattina s'erano dati appuntamento, come erano soliti fare, per una battuta di caccia alla lepre, scegliendo per la loro uscita la campagna racchiusa tra Montecchio, Tezze Arzignano e Trissino.
Tutto è filato liscio sino alle 9. E' stato intorno a quell'ora che il padre, avvistata una lepre, s'è girato per prendere la mira. Nel compiere il movimento però pare che dal fucile sia partito inavvertitamente un colpo, ed alcuni pallini della rosa hanno colpito alle gambe il figlio che si trovava poco distante.
Le ferite riportate però sono risultate di lieve entità: il padre ha aiutato il figlio ed insieme hanno raggiunto l'ospedale di Arzignano. Il personale medico del pronto soccorso dopo aver medicato Michele Schenato l'ha giudicato guaribile in una decina di giorni.
Sull'episodio accertamenti in corso da parte dei carabinieri della stazione di Montecchio Maggiore.
Nel settembre dello scorso anno, sulle vicine colline di Sant'Urbano, un altro ma più grave incidente di caccia aveva visto protagonisti padre e figlio di nove anni, il secondo colpito da un pallino alla testa.
(Il Gazzettino, 27 settembre 2004)

 

 

CREMOLINO
Cacciatore all'ospedale

Cremolino. Sta meglio ed è a casa il cacciatore di Cremolino, Pietro Pesce, 53 anni, residente in via Caramagna 7, leggermente ferito nel corso di una battuta di caccia. L'uomo era stato aggredito da un cinghiale che gli aveva provocato ferite guaribili in pochi giorni. Ieri, nella sua abitazione, ha raccontato l'episodio. «Nonostante sia abituato alle battute al cinghiale, questa volta ho provato davvero molta paura - ha raccontato - perché l'animale mi è corso contro e mi ha buttato a terra colpendomi con le zanne alla coscia e al polpaccio. Subito sono intervenuti i cani della muta della mia squadra e il cinghiale è scappato». Allertato il 118 poco dopo un'ambulanza aveva trasferito Pesce all'ospedale di Ovada dover i medici del pronto soccorso gli hanno praticato le cure del caso per poi dimetterlo immeditamente. Il fatto è avvenuto in località Perpetua, nella zona boschiva del comune di Morbello.
B. Ma

 (Il Secolo XIX, 28 Settembre 2004)

 

 

Colpo di fucile contro il piede perde tre dita
RIGHI Incidente di caccia

Incidente di caccia, ieri mattina, nella zona del Garbo, sulle pendici del Righi. Un cacciatore genovese di 39 anni è stato ferito da un colpo sparato accidentalmente dal suo stesso fucile. L'uomo ha perso tre dita del piede destro ed è operato e ricoverato al San Martino. L'incidente è avvenuto in tarda mattinata, poco prima di mezzogiorno, al Garbo. Secondo quanto ricostruito dalla testimonianza dell'uomo, il colpo sarebbe partito accidentalmente durante una battuta di caccia: stava camminando insieme ad altri cacciatori e portava il fucile carico rivolto verso il basso quando, forse in seguito ad una perdita di equilibrio, il dito ha sfiorato il grilletto della carabina, facendo partire il proiettile. La scarica di pallini ha colpito il piede destro dell'uomo, amputandogli parzialmente l'alluce e altre due dita. P.P. è stato soccorso inizialmente dai compagni di battuta che hanno chiesto l'intervento del 118. Per accelerare i soccorsi, vista la zona impervia e la distanza dal più vicino centro abitato, la centrale di emergenza genovese ha chiesto all'elicottero dei vigili del fuoco di alzarsi in volo. Pochi minuti dopo il cacciatore è stato raggiunto dal velivolo. Sono stati gli aerosoccorritori a provvedere al recupero del ferito e ad issarlo a bordo con una speciale barrella dopo di che l'elicottero ha fatto rotta per il San Martino.
P.P. è stato operato nel primo pomeriggio, un disperato tentativo dell'équipe ortopedica di fargli recuperare almeno in parte la funzionalità del piede. La lesione, però, era troppo vasta e le ossa dell'arto troppo compromesse perché i medici riuscissero a riattaccare le falangi quasi spappolate dal colpo.
Al. Cost.

(Il Secolo XIX, 30 Settembre 2004)