31/08/03

Umbria

Bracconieri sorpresi di notte durante una battuta

Speronata l'auto della polizia provinciale

http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/19:4661842:/2003/08/31

NORCIA Stavano facendo bracconaggio all'interno del Parco Nazionale dei

Sibillini in zona Castelluccio di Norcia Pian Piccolo (località Dogana)

quando sono stati fermati e denunciati dalla polizia provinciale. L'episodio

è accaduto la scorsa notte intorno alle tre. Quattro agenti, grazie ad una

segnalazione, sono intervenuti nella zona con un'auto civetta autorizzata

dal comandante della polizia provinciale. I due bracconieri alla vista degli

agenti, nonostante l'alt intimato, sono saliti in macchina (un Mitsubishi

Pajero) e fuggendo hanno tentato di speronare l'auto civetta finendo fuori

strada all'uscita di una curva. Dopo l'incidente, gli agenti della polizia

provinciale, hanno chiamato i carabinieri di Norcia per effettuare i rilievi

del caso. Uno dei due cacciatori di frodo era in possesso di regolare

licenza di caccia. Con loro nella macchina portavano una «carabina a «canna

rigata (utile per la caccia grossa) che è stata sequestrata insieme al

cinghiale che avevano ucciso durante l'opera di bracconaggio. Tre dei

quattro agenti intervenuti della polizia Provinciale, dopo l'incidente,

hanno dovuto rivolgersi alle cure sanitarie. Le lesioni riportate sono

risultate guaribili in 10 giorni.

 

03/09/03

Tragedia a S. Agata di Militello

Si siede sulla doppietta parte un colpo: ucciso

www.lasicilia.it/giornale/0309/interno_estero/ie05/a07.htm

S. Agata di Militello.  Dopo avere trascorso la serata con il figlio ed un

amico nel suo appezzamento di terreno sale a bordo della sua jeep e si siede

accidentalmente sul fucile da caccia da dove parte un colpo che lo uccide.

La tragedia, che ha coinvolto Biagio Indriolo, 71 anni, pensionato, si è

consumata intorno all'una di lunedì notte. L'anziano si era recato insieme

al figlio Calogero di 32 anni e ad un amico di questi nel suo terreno di

contrada Gambanera dove teneva alcuni animali.

Dopo la cena i tre stavano per fare rientro a casa, quando si è verificata

la tragedia. Biagio Indriolo, salito a bordo del fuoristrada alla cui guida

si trovava il figlio, accidentalmente si è seduto su una vecchia doppietta

che deteneva regolarmente. Dall'arma è partito un colpo che ha raggiunto

Indriolo al torace.

Immediatamente trasportato al pronto soccorso dell'ospedale santagatese il

poveretto è giunto cadavere. Del fatto sono stati informati i carabinieri

della locale Compagnia che hanno già archiviato il caso, trattandosi di un

tragico incidente. Rimane da capire perché l'anziano avesse il fucile in

macchina, forse per difendersi nell'eventualità di trovare nel suo terreno

qualche ladro di animali oppure per dare la caccia a qualche coniglio,

visto, peraltro, che domenica prossima si aprirà ufficialmente la stagione

venatoria.

Il sostituto procuratore di Patti, Alessandro Lia ha disposto la

restituzione del corpo ai familiari per i funerali che dovrebbero svolgersi

oggi.

 

WILLIAM CASTRO

 

 

07/09/03

Scilla Tragedia durante una battuta al cinghiale nelle campagne di Melia:

muore un forestale di 59 anni, padre di 4 figli

Non un agguato, ma un incidente di caccia

Un colpo sarebbe partito accidentalmente dal fucile di un ventitreenne

(denunciato)

Pietro Caminiti

www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=edz-ca.asp&ART=

004

VILLA S. GIOVANNI Una battuta di caccia finita in tragedia quella avvenuta

nella notte tra venerdì e sabato nelle montagne di Melia, frazione di

Scilla. Poco prima di mezzanotte, la vittima, Giuseppe Corsaro, insieme ad

un altro gruppo di amici si era recato in località Nocellari, tra Scilla e

San Roberto, per una battuta di caccia al cinghiale. Per cause ancora da

accertare il Corsaro è stato ferito al petto, morendo quasi sul colpo, da un

colpo di fucile calibro dodici, caricato a lupara. Immediatamente

accompagnato al vicino ospedale di Scilla da due dei diversi compagni di

caccia, per la vittima non sono state necessarie neanche le cure dei medici

ospedalieri, essendo giunto già dopo aver esalato l'ultimo respiro.

Avvertiti già nella nottata, i carabinieri di Scilla e di Villa, agli ordini

del nuovo comandante provinciale, colonnello Di Vita, e del capitano di

Compagnia Maresca, hanno immediatamente iniziato le indagini per accertare

la dinamica dell'incidente, se così si può chiamare allo stato attuale delle

indagini, che ha portato alla morte del Corsaro. Operaio forestale della

cooperativa Afor, 59 anni, padre di quattro figli maschi, incensurato,

Giuseppe Corsaro era originario di San Roberto e residente a Melia di San

Roberto, estrema periferia della contrada a metà tra i comuni di Scilla e

San Roberto. Appassionato di caccia, era definito da tutti uomo mite e

tranquillo, dedito alla famiglia ed ai figli, con l'unico svago dato appunto

dalla caccia. A poche ore dalla sua morte, nel piccolo comune della Costa

Viola, numerose versioni dell'accaduto si sono inseguite e succedute con

repentine variazioni date dai racconti della gente. Insieme alla tragedia

dovuta ad un incidente di caccia, infatti, si stavano facendo avanti altre

due ipotesi: quella di un'imboscata ai danni del Corsaro e quella di un

diverbio durante la battuta di caccia per, si pensa, problemi di postazione

che sarebbe sfociata in tragedia. Valutando tutte le varie piste, però, i

militari dell'Arma hanno sin da subito cercato di ricostruire gli ultimi

attimi di vita di Corsaro, individuando i nomi delle persone che avevano

accompagnato lo stesso nella battuta di caccia e cercando di chiarire alcuni

piccoli misteri legati al suo accompagnamento in ospedale. Tutte versioni

che si sono dissolte con le prime ore del pomeriggio quando i carabinieri

sono riusciti ad interrogare colui che avrebbe fatto partire accidentalmente

il colpo di fucile ai danni della vittima. Si tratta di G.S., 23 anni, di

Melia di Scilla, uno dei compagni di caccia di Corsaro. Interrogato alla

stazione di Scilla e poi accompagnato, alla presenza del suo avvocato,

Gaetano Ciccone, presso la Compagnia di Villa, per il giovane è scattata una

denuncia «a piede libero per omicidio colposo», secondo quanto riferito

dallo stesso avvocato difensore. Sembra accettata, dunque, la tesi portata

da Scopelliti e cioè quella di una tragedia scattata nella notte tra le

pianure di località Nocellari, luogo sterrato ed isolato dell'entroterra

scillese. La versione del giovane sembrerebbe abbastanza chiara. I due

camminavano a piedi lungo un sentiero, con il Corsaro che seguiva il

giovane, quando ad un tratto quest'ultimo sentendo un rumore alle spalle si

è voltato ed accidentalmente dal fucile è partito un colpo che ha ferito

mortalmente al torace Corsaro. La versione, accolta dagli inquirenti, visto

il rilascio in serata dello stesso giovane, è in via di acquisizione da

parte del magistrato.

...

Caccia, due incidenti mortali

Sono avvenuti in Sicilia e in Calabria. Tutte e due le vittime sono morte

trafitte dai proiettili destinati ad animali.

www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,187470,00.html

CARINI (PALERMO) Incidente mortale nel giorno di apertura della caccia in

Sicilia. Un uomo è stato ucciso per errore, colpito dalle pallottole

destinate a una preda. La stessa sorte era toccata qualche ora prima a un

altro cacciatore dalle parti di Scilla (Reggio Calabria).

Giuseppe Palazzolo, 64 anni, originario di Cinisi (Palermo) è stato morto

questa mattina nelle colline di Carini in località "Montagna Longa".

Partecipava a una battuta insieme ad altri cacciatori. A dare l' allarme ai

carabinieri è stato uno dei compagni presente nella zona la momento dell

incidente. La Procura di Palermo ha aperto uninchiesta.

Nel Reggino, invece, gli investigatori hanno ritrovato il responsabile della

morte di Giuseppe Corsaro, 59 anni, il cui cadavere era stato trovato la

scorsa notte in un terreno tra i comuni di Scilla e San Roberto. Il presunto

omicida è un giovane di 23 anni, G.S.. Il reato che gli viene contestato,

secondo quanto si è appreso, è quello di omicidio colposo.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, Corsaro la scorsa notte,

insieme a G.S. ed altre persone, si era recato nelle campagne di Scilla per

una battuta di caccia. G.S. ha riferito che, dopo che il gruppo si è diviso,

ha avvertito un fruscio alle sue spalle ed ha sparato un colpo col suo

fucile calibro dodici credendo che il rumore fosse stato provocato da un

cinghiale. Il colpo ha trafitto Corsaro al torace. Gli investigatori stanno

cercando di accertare il motivo per cui le persone che stavano effettuando

la battuta insieme a Corsaro invece di soccorrere il loro compagno, si sono

allontanate, omettendo così di prestargli soccorso.

 

08/09/03

Forlì

Tragica fine di un cacciatore

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/27/21:4680394:/2003/09/08

Non è tornato a casa, la famiglia disperata lo ha cercato fin da sabato sera

e ieri alcuni amici lo hanno trovato senza vita, sulla riva di un laghetto

per la raccolta dell'acqua piovana, a Sala di Cesenatico. Per stabilire le

cause della morte saranno necessari ulteriori accertamenti, ma fin da ora

appare chiaro che si tratta di una disgrazia, dai contorni sicuramente

insoliti.

La vittima è Medardo Mazzoni, di 66 anni, residente in via Campone Sala 184,

a brevissima distanza dal luogo in cui ha perso la vita. Sabato pomeriggio

l'uomo era uscito dalla sua abitazione per recarsi nelle campagne attigue

(la disgrazia è successa all'altezza del civico 240), dove aveva predisposto

un capanno per la caccia da appostamento, l'unica consentita in questo

momento. Non aveva il fucilè con sè, ma alcuni attrezzi. Doveva mimetizzare

al meglio il capanno e nello stesso tempo rendere il più possibile libera la

visuale per sparare ai volatili. Ecco, proprio questo secondo compito gli è

stato fatale. In base a una prima ricostruzione, Medardo Mazzoni si è

arrampicato su una pianta per togliere qualche ramo e le foglie, ma ad un

certo momento avrebbe perso l'equilibrio, precipitando di sotto. Nel volo

avrebbe però colpito con il capo un altro grosso ramo, prima di finire,

forse privo di sensi, nel laghetto. La morte potrebbe quindi essere

ricondotta a un annegamento o alla botta al capo, se non anche a un

eventuale malore che avrebbe colpito il cacciatore, facendolo cadere nel

vuoto. A sera la moglie, non vedendolo rientrare, ha dato l'allarme, ma

l'oscurità ha impedito di condurre ricerche a tappeto. E' stato ieri mattina

sulle 9 che un gruppo di amici dell'uomo, perlustrando le campagne, ha

rinvenuto il corpo esanime di Medardo Mazzoni nello specchio d'acqua,

proprio a riva. Sono stati avvertiti i vigili del fuoco di Cesena, che sono

giunti sul posto per provvedere al recupero. Sul luogo della disgrazia, per

gli accertamenti di rito, si sono portati pure i carabinieri, che conducono

le indagini, e successivamente anche una pattuglia del posto estivo di

polizia di Cesenatico.

 

Cadavere ripescato nel laghetto

www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=CESENA&id=199512

CESENATICO - Hanno trovato il suo corpo senza vita in uno di quei piccoli

laghetti usati per lirrigazione nelle campagne intorno a Sala. Ora la salma

si trova allospedale Marconi di Cesenatico ed è a disposizione dell

autorità giudiziaria, che con ogni probabilità disporrà lautopsia per

risalire alle cause del decesso. Non si può escludere apriori nessuna

ipotesi ma la pista più accreditata, subito battuta dai carabinieri di

Cesenatico (accorsi sul posto insieme ai vigili del fuoco incaricati del

recupero del cadavere), è quella dellincidente. La vittima è Medardo

Mazzoni, cacciatore di 66 anni residente in zona. In base alle prime

ricostruzioni, luomo si sarebbe arrampicato su un albero per tagliare un

ramo per il vicino capanno che usava per la sua attività venatoria. Sarebbe

però scivolato sbattendo violentemente la testa a terra, a quanto pare sullo

stesso ramo che aveva segato. Le tracce di sangue rinvenute fanno pensare

che possa essere morto sul colpo o quasi e il suo corpo sia poi rotolato

dentro la pozza dacqua stagnante allinterno di un campo dietro una casa

colonica situata a breve distanza. Il tutto è avvenuto in via Campone Sala,

vicino alla strada che porta da Villalta verso Sala. Lindividuazione del

corpo dello sventurato cacciatore è avvenuta ieri mattina intorno alle 9.

Ora toccherà agli inquirenti e agli anatomo-patologi capire se lipotesi

iniziale sia fondata e se la caduta fatale sia stata accidentale o provocata

magari da un malore.

 

Cacciatore precipita e muore

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/39/17:4679786:/2003/09/08

CESENATICO Un cacciatore è morto nelle campagne di Sala di Cesenatico

precipitando probabilmente da una pianta che stava potando e finendo in un

laghetto.

La dinamica esatta è comunque tutta da accertare, in quanto la disgrazia,

accaduta sabato (ma il corpo è stato ritrovato ieri mattina), non ha avuto

testimoni.

Medardo Mazzoni, 66 anni, era uscito di casa il pomeriggio del giorno prima

e si era diretto in un capanno di frasche da lui realizzato per la caccia da

appostamento. Probabilmente, per avere la visuale libera al momento di

sparare ai volatili, è salito su una pianta a togliere rami e foglie, ma per

cause sconosciute ha perso l'equilibrio ed è volato di sotto, finendo in un

laghetto per l'irrigazione proprio vicinissimo a riva. Nella caduta, sembra

abbia urtato violentemente con il capo un grosso ramo dell'albero su cui si

era arrampicato.

Sulle cause della morte si possono fare dunque più ipotesi: un malore, la

botta contro il ramo della pianta oppure l'annegamento nel laghetto. La

moglie sabato sera, non vedendo rientrare il marito, ha dato l'allarme, ma

il corpo è stato trovato solo ieri mattina da alcuni amici della vittima che

si erano messi alla sua ricerca.

 

 

09/09/03

Umbria

Cinque cacciatori feriti

Denunce e multe del Wwf

http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/2:4682036:/2003/09/09

FOLIGNO Raffica di controlli da parte delle Guardie giurate del Wwf in

materia di caccia. E si contano i primi feriti. Nella serata di domenica

scorsa cinque persone sono rimaste ferite a seguito di incidenti di caccia.

Due i casi a Foligno e tre quelli a Spoleto. Per i primi, come ricordato dal

coordinatore della Guardie del Wwf, Sauro Presenzini, a riportare le ferite

più gravi è stato un cacciatore che, nel folignate, è stato raggiunto dai

pallini ad un occhio, alle gambe ed alla schiena. L'uomo, in base a quanto è

stato possibile apprendere, è stato immediatamente condotto in pronto

soccorso dove è stato sottoposto alle cure del caso. Sfiorato ad una mano,

invece il secondo cacciatore. Per la parte relativa allo spoletino, oltre ad

una serie di segnalazioni per spari vicino ad alcune abitazioni, tre

cacciatori sono rimasti feriti fortunatamente in maniera lieve. «Abbiamo

avviato spiega Presenzini una serie di controlli specifici che

interessano l'intero territorio regionale. A Perugia è stato denunciato un

cacciatore che ha abbattuto tredici esemplari di fauna selvatica protetta

che in un primo momento aveva tentato di occultare. L'uomo è stato

denunciato e gli è stato sequestrato il fucile. A Terni, invece, un

cacciatore è stato pesantemente multato per aver esercitato la caccia in

forma diversa da quella prescelta e ovviamente il sequestro delle armi e

delle munizioni. Denunciato inoltre un altro cacciatore a Foligno per aver

abbandonato 140 munizioni lasciate incustodite nel capanno di caccia,

immediato il sequestro e la denuncia per aver abbandonato le munizioni per

la violazione della legislazione sulle armi. Ulrteriori sanzioni hanno

interessato altri undici cacciatori a Spoleto a Foligno a Perugia a Nocera

Umbra ha concluso per aver parcheggiato e transitato su stoppie e

'incolti' con la macchina e carrello con i cani al seguito». E sulle

tematiche della caccia c'è pure da registrare l'intervento di Legambiente

Umbria che s'è dichiarata «polemica sull'anticipo dell'apertura della

caccia».

«Per l'ennesima volta spiegano da Legambiente si è assunta una decisione

senza che l'equilibrio ambientale sia considerato un valore forte almeno

come quello di chi desidera andare a caccia. L'unico elemento positivo in

questa stagione è stato ulteriormente spiegato è l'aumento dei controlli

da parte della Polizia provinciale, come strumento dell'assessorato alla

programmazione e gestione faunistica, sta portando avanti per arginare un

fenomeno, come quello del bracconaggio, più volte segnalato dalle guardie

ambientali volontarie delle associazioni».

 

Rimini

Cacciatore morto, verità dall'autopsia

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/33/15:4682992:/2003/09/09

Ancora non c'è alcun responso ufficiale, tuttavia i carabinieri sono

ritengono che Medardo Mazzoni, il cacciatore 66enne di Sala Cesenatico, sia

morto per le conseguenze del forte colpo alla testa subito nella caduta

dall'albero vicino al quale il pensionato aveva realizzato un capanno da

caccia. Resta da appurare se il decesso sia stato determinato direttamente

dalla botta contro il ramo o se l'uomo sia rimasto soltanto stordito e poi

sia annegato nel laghetto (nella foto) a due passi da casa. La risposta

verrà dall'autopsia, disposta dalla procura, che avrà luogo oggi pomeriggio

all'ospedale di Cesena. Mazzoni era residente in via Campone Sala, dove

viveva assieme alla moglie Pia. Era stata proprio lei a dare l'allarme

sabato sera, non vedendo il marito rientrare. Mazzoni aveva svolto per anni

il mestiere di imbianchino. Da qualche tempo era in pensione e la sua grande

passione era la caccia. Quando è morto, stava sfoltendo la chioma di un

albero che gli precludeva lo spazio di tiro.

 

 

 

10/09/03

Lanciano. Esplode fucile: non è grave

http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20030910&ediz=08_ABRUZZO&npag=

43&file=D.xml&type=STANDARD

LANCIANO - Era a caccia per una battuta di quaglie quando improvvisamente la

canna del fucile semiautomatico è esplosa ferendolo a una mano. L'incidente

di caccia è avvenuto in località Difesa a Civitaluparella ed ha visto

vittima A. D. 33 anni, di Casalicontrada. Il giovane è stato subito soccorso

da altri cacciatori e portato all'ospedale di Casoli per le cure del caso:

15 giorni la prognosi per lesioni lacerate all'avambraccio. I carabinieri

della compagnia di Lanciano, giunti sul posto, hanno accertato la natura

accidentale del ferimento.

 

 

 

14/09/03

Umbria

Cacciatore ferito durante una battuta

E' stato raggiunto da alcuni pallini

http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/22:4695110:/2003/09/14

FOLIGNO Incidente di caccia, ieri pomeriggio, durante una battuta alla

lepre. Un cacciatore, stando a quanto è stato possibile apprendere, è stato

raggiunto da alcuni pallini esplosi durante l'attività venatoria. L'uomo,

secondo una prima ricostruzione dei fatti (sulla vicenda procede la Polizia)

ha riportato ferite lievi. Il cacciatore è dovuto ricorrere alle cure dei

sanitari e se la caverà, fortunatamente, con poco.

Gio. Ca.

 

 

 

21/09/03

PRECIPITA IN BURRONE E MUORE DURANTE UNA BATTUTA DI CACCIA

UN PENSIONATO DI 72 ANNI DELLA PROVINCIA DI VITERBO

    (ANSA) - VITERBO, 21 SET - Un pensionato di 72 anni, Remo

Codino, nato e residente a Civitella d' Agliano (Viterbo), è

morto questa mattina nel corso di una battuta di caccia alla

lepre. L' uomo stava seguendo la pista di un animale selvatico,

lungo la cresta di un profondo burrone, quando è stato colto da

malore e ha perso l' equilibrio, precipitando nel vuoto per

diversi metri.

    Inutili i soccorsi dei compagni di battuta che, tra mille

difficoltà, sono riusciti dopo diverso tempo a raggiungere il

corpo del pensionato. Il recupero del cadavere è stato

effettuato da una squadra dei vigili del fuoco di Viterbo.

 

(ANSA) - FIRENZE, 21 SET - Un uomo di 80 anni è morto

stamani dopo aver avuto un infarto mentre partecipava ad una

battuta di caccia in Chianti, nel comune di Panzano. Il

cacciatore, M.D.L., viveva a Greve.

    Sempre in provincia di Firenze un altro cacciatore è rimasto

ferito leggermente dopo essere stato colpito ad una gamba da un

pallino sparato da un fucile. L'uomo, portato all'ospedale di

Torregalli, è stato giudicato guaribile in otto giorni.

    Oggi si è aperta la stagione della caccia anche in Toscana

dove i cacciatori sono 118.000.   (ANSA).

 

CACCIA: CACCIATORE MUORE D'INFARTO MENTRA ASPETTA SELVAGGINA

E' ACCADUTO VICINO ALESSANDRIA

    (ANSA) - ALESSANDRIA, 21 SET - Un cacciatore è morto

stamattina per infarto mentre era appostato nelle campagne

alessandrine in attesa della selvaggina. E' successo sulle

colline di Sarezzano, nella zona del tortonese.

    L'uomo si chiamava Gian Piero Marchese, aveva 61 anni ed

abitava a Tortona (Alessandria). Raggiunta la zona di caccia

poco dopo le sei del mattino insieme al figlio Marco, l'uomo si

era appostato nella boscaglia in attesa dei volatili. Dopo

averlo chiamato più volte, il figlio si è insospettito dello

strano silenzio del padre ed è andato a cercarlo, ma lo ha

trovato disteso per terra. Ha immediatamente avvertito il 118

con un telefono cellulare, ma ormai per il padre non c'era più

nulla da fare. (ANSA).

 

 

22/09/03

CACCIA:AGRICOLTORE FERITO A MONTELIBRETTI,CACCIATORE FUGGITO

 

    (ANSA) - MONTELIBRETTI (ROMA) 22 SET   Un agricoltore di

Montelibretti è stato ferito da un colpo di fucile sparato da

un cacciatore, che poi si è allontanato. All'uomo, un

cinquantasettenne del paese, sono stati poi estratti da un

fianco una cinquantina di pallini.

    E' accaduto verro le 8 di ieri a Montelibretti, in località

Colle San Bernardo. L'agricoltore, sanguinante, ha avuto la

forza di arrivare a casa. Da lì poi è stato soccorso ed

accompagnato all'ospedale di Palombara Sabina dove i medici per

ore hanno estratto i pallini, che lo avevano ferito sul fianco

sinistro, dalla testa alle gambe. L'uomo guarirà in due

settimane.

    Sull'incidente di caccia stanno indagando i Carabinieri della

Stazione di Montelibretti che hanno ascoltato cacciatori e

testimoni.  (ANSA).

 

 

IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 22 Settembre 2003

 

Linfortunio più grave è avvenuto ieri mattina alle 8.30 sulle colline di

Montecchio Maggiore in zona SantUrbano. Un ragazzino di 10 anni di Cornedo

accompagnava per la prima volta il padre in una battuta alla lepre, quando

il compagno del genitore ha centrato il minore con due pallettoni. Uno alla

fronte e laltro a una spalla. La prognosi è riservata

Fucilata in viso, bimbo grave

Che drammatica apertura della caccia

È ricoverato in rianimazione. Denunciato per lesioni il feritore

 

(i.t.) Una fucilata in pieno volto, centrato dai pallettoni destinati a una

lepre. Il piombo, quando il sole è già alto ed ha dissolto la foschia, lo

raggiunge maligno alla fronte e alla spalla. Nicola ha 10 anni e

allimprovviso avverte caldo. È la prima volta che va a caccia e non si è

reso conto di essere entrato purtroppo nella linea di tiro di Edy, amico

del papà con il quale è impegnato in una battuta nella zona di SantUrbano,

territorio di Montecchio Maggiore. Dunque, si apre nella maniera più

drammatica la caccia nel Vicentino, con un ragazzino che frequenta la

quinta elementare ricoverato in prognosi riservata al Centro di

rianimazione del San Bortolo. Il piccolo, residente a Cornedo, prima di

essere trasferito in terapia intensiva parla con i genitori e li rassicura.

I medici, però, si riservano la prognosi perché data la delicata situazione

clinica vogliono essere sicuri che non siano stati offesi organi vitali.

Lepisodio che macchia la prima giornata di vera caccia avviene intorno

alle 8.30 sulle colline di Montecchio. Lautista Edy Selmo, 25 anni,

residente a Trissino in via Leoncavallo 17, per il ferimento del minore è

stato denunciato a piede libero per lesioni colpose allautorità

giudiziaria. «In questi casi per linchiesta tutto dipenderà dallentità

delle lesioni e della prognosi - spiega nel tardo pomeriggio il pm Vartan

Giacomelli, titolare delle indagini -, anche se mi pare superfluo ricordare

che per adesso la cosa più importante è che il bambino se la cavi senza

conseguenze. Parlo da genitore prima che da magistrato. Certo, un bambino a

quelletà non dovrebbe andare a caccia».

Era la prima volta che Nicola accompagnava a caccia il padre, guardiano in

unazienda della zona, da sempre "ammalato" di questa passione che contagia

più di ventimila vicentini e che divide da sempre fieramente lopinione

pubblica.

Tra laltro, nonostante le precauzioni adottate dai praticanti è uno sport

fonte di grossi pericoli, a volte mortali. Del resto, otto feriti più o

meno gravi nella prima vera giornata di caccia vogliono pur significare

qualcosa. Sono un monito.

«Ho seguito mio padre a caccia tante volte quando ero bambina - spiega nel

pomeriggio ai cronisti la sorella più grande - e non è mai successo nulla.

Mio papà è una persona prudente, limportante è che Nicola se la cavi al

più presto».

Sulla dinamica dellinfortunio i carabinieri di Montecchio Maggiore e

Trissino stanno svolgendo accertamenti per stabile le responsabilità. Edy

Selmo e il padre del ferito stavano braccando una lepre e il genitore aveva

appena detto al bambino di mettersi al riparo. Ma 10 anni sono pur sempre

10 anni. Subito dopo laccidentale fucilata esplosa da Edy, il bimbo ha

sentito caldo e, rivolgendosi al padre, ha detto: «Papà, mi fa male la testa».

Mentre Nicola era accompagnato dal padre al pronto soccorso di Arzignano,

Edy Selmo si disperava per quanto era accaduto. A metà mattinata i sanitari

informavano gli inquirenti. Intanto, il minore, seguito dai genitori, era

accompagnato a Vicenza per essere sottoposto alla Tac. I medici, dato il

tipo di lesione, sono prudenti.

 

Caccia, domenica tragica Tre morti dinfarto

www.unionesarda.it/unione/2003/22-09-03/ESTERI/EST01/F01A.html

Lapertura della stagione venatoria (nella foto) è stata funestata ieri

dalla morte di tre anziani cacciatori che sono stati stroncati dallinfarto.

Remo Codino, 72 anni, di Civitella dAgliano (Viterbo), è stato colto da un

malore ed è morto precipitando una scarpata; M.D.L., 80 anni di Greve

(Firenze), si è accasciato al suolo mentre partecipava a una battuta nel

Chianti; Gian Piero Marchese, 61 anni di Tortona, si era appostato dietro

una siepe ed è stato trovato morto dal figlio.

 

Caccia, stagione al via tra incidenti e proteste

Due uomini sono morti a causa di un malore durante due diverse battute di

caccia. Manifestazione degli ambientalisti al Prà dei Gai, nel trevigiano.

Due feriti nel bresciano.

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,188542,00.html

BRESCIA Apertura ufficiale, non senza incidenti e proteste, della nuova

stagione di caccia. Nonostante il numero degli appassionati si sia dimezzato

nel corso degli ultimi anni in moltissimi hanno atteso questa giornata per

imbracciare i fucili e correre allinseguimento di animali selvatici.

In due casi la giornata di festa si è, però, trasformata in tragedia. Due

uomini sono morti a causa di un malore, mentre partecipavano a due diverse

battute di caccia: un ottantenne, stroncato da un infarto in Chianti e un

pensionato di 72 anni, che stava seguendo la pista di un animale selvatico,

lungo la cresta di un profondo burrone, quando, all'improvviso, è stato

colto da malore, ha perso l' equilibrio ed è precipitando nel vuoto per

diversi metri.

Apertura con proteste in Veneto, dove oltre 500 manifestanti hanno

partecipato all'azione simbolica di disturbo della caccia al Prà dei Gai,

nel trevigiano. Alla manifestazione hanno partecipato attivisti delle

associazioni promotrici (tra cui Lac, Lav, Lipu, Wwf, Amica terra,

Legambiente, Italia Nostra) provenienti da Veneto, Friuli V.G., Lombardia,

Emilia, Umbria, Piemonte, Liguria ed addirittura Sicilia.

Infine nella provincia di Brascia, una delle zone a più alta densità di

cacciatori in Italia, i pallini sparati dalle 25 mila doppiette impegnate

per linaugurazione della stagione, hanno ferito due persone, ucciso

illegalmente due caprioli (poi recuperati dalle forze dellordine) e

procurato ad un incauto cacciatore una contravvenzione elevata per caccia a

una specie protetta.

I due ferimenti si sono verificati a Pralboino e a Sale Marasino. Nel primo

caso, un 62enne del paese è stato raggiunto in un occhio da un pallino,

mentre si trovava nell'orto della propria abitazione. Si è fatto medicare

all'ospedale civile di Brescia dove è stato giudicato guaribile in 10

giorni. A Sale Marasino, invece, un cacciatore è stato ferito a una mano da

alcuni pallini dopo che un colpo era partito accidentalmente dal fucile di

un amico.

"Tutto sommato - commenta l'assessore provinciale alla Caccia, Alessandro

Sala - la prima giornata si è conclusa positivamente. So di buone catture

nella bassa bresciana e in Franciacorta dove sono state prese numerose

lepri. Chi ha cacciato dai capanni ha potuto contare su un'interessante

presenza di storni e passeri. Tordi sono stati presi in collina. Ritengo che

oggi almeno 25 mila dei 31 mila cacciatori bresciani abbiano partecipato

all'apertura".

 

 

Nel Trevigiano manifestazione simbolica degli animalisti

Tragica apertura della caccia: tre morti per infarto

www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=edz-in.asp&ART=

015

ROMA - Più i malori, mortali in almeno tre casi, degli incidenti di caccia

nel primo giorno della stagione venatoria. Sulle colline di Sarezzano un

cacciatore è morto per infarto mentre era appostato nelle campagne

alessandrine in attesa della selvaggina: a trovarlo a terra è stato il

figlio. Analoga sorte quella di un uomo di 80 anni, morto ieri mattina dopo

aver avuto un infarto mentre partecipava ad una battuta di caccia in

Chianti, nel comune di Panzano. In provincia di Viterbo un settanduenne che

stava seguendo la pista di un animale selvatico, lungo la cresta di un

profondo burrone, quando, è stato colto da malore, ha perso l'equilibrio ed

è precipitando nel vuoto per diversi metri: è morto così, durante una

battuta di caccia alla lepre. Non sono mancati gli incidenti di caccia veri

e propri, come in Toscana, dove i cacciatori sono 118.000. In provincia di

Firenze un cacciatore è rimasto ferito leggermente dopo essere stato colpito

ad una gamba da un pallino sparato da un fucile: guarirà in otto giorni.

Feriti anche in Lombardia, dove alla giornata di apertura hanno partecipato

70.000 doppiette: un cacciatore è rimasto ferito da un pallino a un occhio a

Lacchiarella (Milano) e altre due persone sono rimaste ferite da pallini in

provincia di Brescia. Ma, come da tradizione, la giornata di apertura della

caccia porta con sè anche le polemiche tra ambientalisti e seguaci di Diana.

In provincia di Treviso oltre 500 manifestanti hanno partecipato ieri, alle

5.30, all'azione simbolica di disturbo della caccia al Prà dei Gai. A

manifestare gli attivisti delle associazioni promotrici (tra cui Lac, Lav,

Lipu, Wwf, Amica terra, Legambiente, Italia Nostra) provenienti da Veneto,

Friuli V.G., Lombardia, Emilia, Umbria, Piemonte, Liguria ed addirittura

Sicilia, armati di trombette, fischietti, coperchi di pentole, tamburi e

quant'altro risultava utile a mettere in allarme gli animali selvatici per

poterli sottrarre al fuoco delle doppiette. L'azione di disturbo si è svolta

anche dall'alto, con l'aiuto di una mongolfiera. Dalla Mongolfiera pendevano

due mega striscioni con le frasi: «Chi ama la natura non la uccide» e «Il

cacciatore ama la natura come lo stupratore ama il sesso». Il percorso lungo

il quale si è svolta la manifestazione ha superato i 10 chilometri lungo i

quali, hanno sottolineato gli ambientalisti, «gli unici grandi assenti dal

Prà dei Gai sono stati i cacciatori dei quali non si è vista nemmeno

l'ombra: molto presumibilmente hanno avuto paura di confrontarsi apertamente

con il popolo dei protezionisti armati di trombetta». Gli attivisti di

alcune associazioni hanno soccorso un cane da caccia scappato a qualche

cacciatore della zona che è stato riconsegnato al proprietario verso la fine

della giornata. I manifestanti hanno poi provocatoriamente tabellato tutti

i confini del Prà dei Gai con oltre 1000 tabelle infisse su appositi paletti

piantati a terra con la dicitura: «Oasi di protezione - Divieto di caccia -

Area Sic e Zps Protetta dalla comunità europea, Protetta Dallo Stato ma

consegnata alle doppiette dalla Provincia di Treviso». E mentre il

presidente del Wwf Fulco Pratesi lancia l'allarme sul fatto che i cacciatori

«continuano a uccidere specie in grave pericolo di estinzione» e gli

Animalisti italiani ricordano che lo scorso anno l'esercizio della caccia è

costato 47 morti e 85 feriti, il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro

Scanio, chiede la sospensione della stagione venatoria. «Non è più

tollerabile lo sbraco di Regioni e Parlamento - ha detto - di fronte

all'aggressività della lobby degli armieri e dei bracconieri: ora occorre

rispettare la volontà degli italiani che, per il 75%, sono per l'abolizione

della caccia».

 

Va a caccia con il padre, bimbo ferito

Dieci anni, è stato colpito, a Montecchio M., da due pallini. È in

rianimazione. Altri due incidenti

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1570670&Luogo=Vicenza&Data=

2003-9-22&Pagina=1

Ieri mattina aveva voluto andare a caccia con il papà. Era la prima volta

che il genitore acconsentiva alle richieste del figlio. Un sì che però non

avrebbe mai voluto dire: il ragazzino è stato colpito al capo ed alla spalla

da una fucilata ed ora è ricoverato nel reparto di rianimazione

dell'ospedale di Vicenza. Si tratta di un bambino di dieci anni, Nicola M.,

residente a Cereda di Cornedo.

E' accaduto sulle colline di Sant'Urbano a Montecchio Maggiore. Nicola aveva

voluto seguire il papà, ed un compagno di battuta del genitore. L'incidente

si è verificato poco prima delle 9. Il bambino per un attimo è sfuggito alla

custodia del padre, forse attirato da qualcosa, e quando è ricomparso s'è

trovato nella traiettoria, seppure in maniera defilata, del colpo di fucile

sparato dal compagno di battuta del genitore, E. S. 25 anni di Trissino, che

aveva mirato ad un uccello senza accorgersi della presenza del piccolo.

Due i pallini, questo almeno quanto s'è potuto apprendere dalle prime

indiscrezioni, che hanno raggiunto Nicola: uno ad una spalla, l'altro al

capo, quello che più preoccupa i medici.

Papà e compagno di caccia, nonostante lo shock, non hanno perso tempo ed

hanno caricato il piccolo in auto e quindi si sono precipitati all'ospedale

di Arzignano. Da qui i medici, una volta constatato che un pallino era

penetrato nella fronte del ragazzo, hanno disposto il trasferimento al San

Bortolo di Vicenza. «Sino a che è rimasto ad Arzignano - racconta al

telefono la sorella Anna - Nicola è sempre stato cosciente. Mi ha

riconosciuto. Era la prima volta che papà aveva acconsentito di portarlo con

sé a caccia. Forse è stato colpito da un pallino di rimbalzo». All'ospedale

di Vicenza il piccolo è stato accolto con prognosi riservata.

Avuto notizia del ferimento, i carabinieri della Compagnia di Valdagno hanno

sentito i protagonisti della vicenda: sarà denunciato per lesioni l'autore

del colpo di fucile che ha ferito Nicola, disponendo anche il sequestro

dell'arma.

Ieri incidenti anche nel thienese. Alle 7,15 G.B., 49 anni, residente a

Molvena, mentre stava cacciando assieme ad un amico lungo i campi di

Molvena, è stato colpito da una scarica di pallini agli arti inferiori.

Portato al pronto soccorso dell'ospedale di Thiene, è stato giudicato

guaribile in 15 giorni. Non passavano neppure due ore e alle 9, questa volta

a Fara Vicentino, Massimo Polga, cacciatore abitante a Fara, in giro per i

campi del suo paese assieme ad un amico, riceveva in pieno volto una scarica

di pallini. Anche Polga è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale di

Thiene, dove però le sue condizioni parevano molto più gravi. Il colpo

infatti aveva colpito l'occhio sinistro, a tal punto che i medici, ieri

sera, non avevano ancora sciolto la prognosi.Valerio Bassotto

Giorgio Zordan

 

Linfortunio più grave è avvenuto ieri mattina alle 8.30 sulle colline di

Montecchio Maggiore in zona SantUrbano. Un ragazzino di 10 anni di Cornedo

accompagnava per la prima volta il padre in una battuta alla lepre, quando

il compagno del genitore ha centrato il minore con due pallettoni. Uno alla

fronte e laltro a una spalla. La prognosi è riservata

Fucilata in viso, bimbo grave

Che drammatica apertura della caccia

È ricoverato in rianimazione. Denunciato per lesioni il feritore

www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/A.htm

(i.t.) Una fucilata in pieno volto, centrato dai pallettoni destinati a una

lepre. Il piombo, quando il sole è già alto ed ha dissolto la foschia, lo

raggiunge maligno alla fronte e alla spalla. Nicola ha 10 anni e all

improvviso avverte caldo. È la prima volta che va a caccia e non si è reso

conto di essere entrato purtroppo nella linea di tiro di Edy, amico del papà

con il quale è impegnato in una battuta nella zona di SantUrbano,

territorio di Montecchio Maggiore. Dunque, si apre nella maniera più

drammatica la caccia nel Vicentino, con un ragazzino che frequenta la quinta

elementare ricoverato in prognosi riservata al Centro di rianimazione del

San Bortolo. Il piccolo, residente a Cornedo, prima di essere trasferito in

terapia intensiva parla con i genitori e li rassicura. I medici, però, si

riservano la prognosi perché data la delicata situazione clinica vogliono

essere sicuri che non siano stati offesi organi vitali. Lepisodio che

macchia la prima giornata di vera caccia avviene intorno alle 8.30 sulle

colline di Montecchio. Lautista Edy Selmo, 25 anni, residente a Trissino in

via Leoncavallo 17, per il ferimento del minore è stato denunciato a piede

libero per lesioni colpose allautorità giudiziaria. «In questi casi per l

inchiesta tutto dipenderà dallentità delle lesioni e della prognosi -

spiega nel tardo pomeriggio il pm Vartan Giacomelli, titolare delle

indagini -, anche se mi pare superfluo ricordare che per adesso la cosa più

importante è che il bambino se la cavi senza conseguenze. Parlo da genitore

prima che da magistrato. Certo, un bambino a quelletà non dovrebbe andare a

caccia».

Era la prima volta che Nicola accompagnava a caccia il padre, guardiano in

unazienda della zona, da sempre "ammalato" di questa passione che contagia

più di ventimila vicentini e che divide da sempre fieramente lopinione

pubblica.

Tra laltro, nonostante le precauzioni adottate dai praticanti è uno sport

fonte di grossi pericoli, a volte mortali. Del resto, otto feriti più o meno

gravi nella prima vera giornata di caccia vogliono pur significare qualcosa.

Sono un monito.

«Ho seguito mio padre a caccia tante volte quando ero bambina - spiega nel

pomeriggio ai cronisti la sorella più grande - e non è mai successo nulla.

Mio papà è una persona prudente, limportante è che Nicola se la cavi al più

presto».

Sulla dinamica dellinfortunio i carabinieri di Montecchio Maggiore e

Trissino stanno svolgendo accertamenti per stabile le responsabilità. Edy

Selmo e il padre del ferito stavano braccando una lepre e il genitore aveva

appena detto al bambino di mettersi al riparo. Ma 10 anni sono pur sempre 10

anni. Subito dopo laccidentale fucilata esplosa da Edy, il bimbo ha sentito

caldo e, rivolgendosi al padre, ha detto: «Papà, mi fa male la testa».

Mentre Nicola era accompagnato dal padre al pronto soccorso di Arzignano,

Edy Selmo si disperava per quanto era accaduto. A metà mattinata i sanitari

informavano gli inquirenti. Intanto, il minore, seguito dai genitori, era

accompagnato a Vicenza per essere sottoposto alla Tac. I medici, dato il

tipo di lesione, sono prudenti.

 

 

I bracconieri hanno sparato in piena notte mentre il via alle 6.40

Altre sette persone impallinate rendono pesantissimo il bilancio

Dure contestazioni alle "liberazioni" marca pronta caccia

di Adriano Toniolo

www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/B.htm

Un ragazzo di Cornedo, 10 anni, colpito alla testa da pallini ieri alle 9 e

trasferito in rianimazione al San Bortolo (aveva accompagnato a caccia papà

e amici nella zona di SantUrbano di Montecchio Maggiore: dellincidente, il

più grave, riferiamo in altro servizio della pagina), sette cacciatori della

zona Alto Vicentino rimasti impallinati, nessuno scontro con i gruppi

anticaccia (del resto la manifestazione regionale che lo scorso anno si

tenne a Schio questanno ha avuto luogo in provincia di Treviso), molte

telefonate ai carabinieri da parte di cittadini che lamentavano spari a

distanza ridotta dalle abitazioni rispetto a quella fissata dalle norme:

questo il bilancio provvisorio delle vittime registrate ieri, giornata di

apertura generale della caccia. Impossibile fare un bilancio delle

vittime... animali. Con la carestia di fauna selvatica che si registra, i

carnieri grossi e grassi non sono facili.

Una partecipazione, da parte dei seguaci di Diana, non massiccia - stando

alle prime informazioni - ma costellata da alcuni episodi di grave

disobbedienza anzi di bracconaggio. Sette degli 8 incidenti citati all

inizio si sono verificati nellAlto Vicentino. Quattro impallinati sono

ricorsi al San Camillo di Schio e tre al Boldrini di Thiene. Fra questi

ultimi il quarantanovenne G. B., residente a Molvena, che era andato a

caccia con alcuni amici.Un collega udito un fruscio non ci ha pensato molto

a premere il grilletto e G. B. è rimasto impallinato agli arti inferiori.

Per lui la battuta era già conclusa precipitosamente al Boldrini alle 7: se

la caverà in quindici giorni. Due ore dopo al Boldrini è ricorso Massimo

Polga, 37 anni, residente a Fara in via Boschi: i pallini lo hanno colpito

al tronco, al collo e allocchio sinistro. Per quello che riguarda la

funzione visiva i sanitari si sono riservati la prognosi ma il rischio della

perdita dellocchio è più che serio. Sui due episodi sono in corso indagini

da parte dei carabinieri di Thiene.

Tornando al «diario» della giornata di apertura generale, un cacciatore in

uscita nella zona di Villaverla non ha peli sulla lingua. «Sono un

cacciatore appassionato - dice - e soprattutto mi piace uscire con il cane.

Ebbene, ieri mattina alle 3 e 50 minuti ho udito tre spari. I soliti barbari

che davano la caccia alle lepri che di notte mangiano nei prati e in

particolare nelle colture di erba medica. Puntano i fari della macchina

sulle vittime che rimangono immobili e diventano facilissimo bersaglio.

Oppure le inducono a scappare in altra zona dove qualche degno compare è in

agguato». Il cacciatore prosegue: «Eppure non si sarebbe dovuto sparare

prima delle sette meno venti minuti ma a quellora più di uno tornava già a

casa con le prede abbattute dimostrando uno spirito sportivo che non merita

commenti. Le vittime? Starne e quaglie di allevamento, liberate poche ore

prima, incapaci quindi di spiccare il volo in alto. Ecco spiegato perché ci

si impallina: starne e quaglie non abituate alla libertà volano basse, quasi

ad altezza di uomo ed è facile quindi che chi si trova sulla direttrice

dello sparo - che, ripeto è basso - rimanga colpito». «Io punto il dito sui

cacciatori che vanno a capanno e che fanno fuori le covate dellanno. In un

certo posto non distante da Villaverla - prosegue il cacciatore arrabbiato -

avevo visto almeno tre covate: guarda caso, proprio lì ieri ho trovato

piantati alcuni capanni e addio covate. Me la prendo anche con i dirigenti,

senza fare nomi o distinzioni, che per accontentare i clienti fanno liberare

starne e quaglie che alla mattina dopo trovi ancora accucciate nello stesso

posto. Questa non è caccia. Fanno così perchè sanno che i capi liberi da

almeno un anno sono difficili da abbattere e fanno lanciare allultimo

momento roba da pronta caccia, come si dice. È sbagliatissimo agire così e

condanno anche la preapertura che è stata voluta nonostante si sappia che la

maggioranza dei cacciatori è contraria e preferirebbe addirittura un

posticipo che renderebbe la caccia «vera caccia» e non ridicolo tiro al

bersaglio contro esemplari immobili o imbranati o appena scappati dai nidi».

 

Due cacciatori feriti da pallini vaganti

CASTELNUOVO Nel giorno di apertura. Non sono gravi

www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=113823&idcategoria=593#

La caccia si è aperta con due feriti in Val di Magra. Due residenti a

Castelnuovo Magra sono rimasti infatti colpiti ieri mattina da pallini

vaganti, per fortuna in maniera lieve. Ma l'incidente poteva avere

conseguenze molto più serie.

I due feriti, S.R. e M.S. stavano seguendo il passaggio di uccelli migratori

quando sono stati raggiunti da una rosa di pallini incrociati sulla linea i

tiro di altri cacciatori che si trovavano alle loro spalle. S.R. è stato

raggiunto ad un fianco da numerosi pallini, mentre il suo compagno è stato

colpito da un altro pallino che gli si è conficcato in viso a pochi

millimetri dall'occhio destro.

Nel bosco, in località Tavolara di Castelnuovo, si sono vissuti momenti

drammatici. I due cacciatori sanguinanti hanno iniziato a gridare e in loro

aiuto sono corsi gli stessi colleghi che poco distante avevano aperto il

fuoco. I feriti sono stati caricati su unauto e condotti a tutta velocità

al pronto soccorso dellospedale San Bartolomeo di Sarzana. I medici dopo

averli curati ne hanno disposto il ricovero in chirurgia in osservazione.

La prognosi, per ognuno di loro è di una settimana. I due cacciatori erano

usciti di casa alle prime luci dellalba per la prima battuta di caccia

stagione. Esperti conoscitori della zona, si erano recati nei boschi della

zona di Tavolara per seguire il passaggio degli uccelli migratori e sparare

i primi colpi di fucile. La zona ieri mattina era battuta da centinaia di

cacciatori che non volevano perdersi la prima uscita. Poi allimprovviso nel

bosco sono riecheggiate le grida dei due cacciatori feriti e il tam-tam dell

incidente si è sparso tra tutte le doppiette.

I castelnovesi feriti sono stati soccorsi e condotti in ospedale. Sull

accaduto stanno indagando i carabinieri di Sarzana che hanno raccolto le

deposizioni dei feriti e dei cacciatori che avevano aperto il fuoco.

Silva Collecchia

 

Due incidenti aprono la stagione

A ottantanni va a caccia e scoppia il fucile

www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/E.htm

Primo giorno di caccia, primi incidenti, il primo in ordine di tempo in

località San Rocco a Palazzolo di Sona e il secondo nel Basso veronese. Un

fucile «esploso» che ha ferito un seguace di Diana di 85 anni e un pallino

che ha colpito al collo un cacciatore di San Pietro di Morubio. Una

mattinata movimentata per le 20 mila doppiette veronesi la maggior parte

delle quali prima del levar del sole si sono spostate nelle varie riserve di

caccia. Anche fuori provincia. Ma di buonora, poco prima delle 10, il primo

intervento: un pensionato di 85 anni di Sona, cacciatore da sempre e

considerato un esperto che nonostante letà non ha ancora rinunciato ad

alzarsi presto per seguire la sua passione, è stato ferito dallo scoppio

della canna del fucile che imbracciava.

Un vecchio modello fabbricato in Germania, forse non perfettamente pulito,

forse vetusto e quindi diventato pericoloso perchè quando ha caricato e

premuto gli è esploso tra le mani ferendolo. In ospedale, nel reparto di

chirurgia della mano del policlinico di Borgo Roma lo hanno accompagnato i

carabinieri di Verona. E lì è ricoverato per le cure a causa della gravità

delle ferite.

Poche ore più tardi, verso le 11.30, la segnalazione di un altro ferito

ricoverato in ospedale a Legnago è arrivata ai carabinieri. Un cacciatore di

San Pietro di Morubio era stato infatti accompagnato al pronto soccorso

perché ferito al collo da alcuni pallini.

Fortunatamente i colpi non hanno lesionato organi e parti vitali ma è stato

necessario un intervento chirurgico per estrarre il piombo. Luomo, che non

è riuscito a spiegare come possa essere stato colpito e soprattutto da chi,

si trovava a caccia in una riserva della zona. Poi, quel colpo che lo ha

preso al collo. Lo hanno accompagnato in ospedale, fortunatamente non corre

alcun pericolo ma resta in osservazione. (f.m.)

 

Trentunomila cacciatori bresciani tra boschi e campi per linizio della

stagione venatoria

Caccia, primo giorno con il carniere pieno

Due lievi incidenti in mattinata, uno sopra Sale Marasino e laltro a

Pralboino

www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/09/22/06,CRONACA/T1.html

Nella prima giornata di apertura della stagione venatoria, nel Bresciano si

sono registrati solo due lievi incidenti di caccia. Il primo accaduto alle

11 di ieri sui monti della località Collarino, sopra Sale Marasino.

Coinvolti due amici cacciatori di Sale Marasino, che stavano camminando su

un sentiero, uno dietro laltro. A quello che seguiva, che evidentemente

imbracciava il suo fucile con una mano appoggiata vicino al grilletto, è

partito accidentalmente un colpo. La rosa dei pallini ha colpito di striscio

la mano dellamico che lo precedeva. Dopo avergli prestato i primi soccorsi,

lo ha accompagnato allospedale di Iseo, dove il ferito è stato medicato e

dimesso con prognosi di guarigione in 10 giorni. Le indagini dellincidente

sono state eseguite dai carabinieri di Marone e Chiari. Data la lieve entità

delle ferite e laccidentalità dellevento, nei confronti del cacciatore non

è stato adottato nessun provvedimento. Verso mezzogiorno è stato

accompagnato allOspedale Civile di Brescia, un altro cacciatore, ferito all

orbita oculare destra da un pallino vagante. Si tratta di Mario Zucchelli,

di 72 anni, residente a Pralboino . Luomo è stato medicato e dimesso con

prognosi di guarigione in 10 giorni. Sullepisodio stanno indagando i

carabinieri di Pralboino.

 

 

Ha riportato solo qualche escoriazione. E’ il primo episodio dall’avvio

della stagione venatoria

Cacciatore tifernate colpito alla testa

Era impegnato con alcuni amici in una battuta al cinghiale

(Corriere dell’Umbria, 22 settembre 2003, articolo di Sandra Biscarini)

CITTA’ DI CASTELLO. Un grande spavento, ma nessuna tragica

conseguenza, per un cacciatore che nel corso di una battuta al cinghiale

nei boschi che circondano Città di Castello è stato investito da una

scarica di pallini alla testa. Si tratta del primo episodio di questo

genere, fortunatamente finito nel migliore dei modi possibili, da quando

la stagione venatoria ha riaperto i battenti. Un bello spavento per

l’uomo che nella mattinata di ieri si è visto involontario protagonista

di una “scriminatura” ai capelli davvero inaspettata.

Il tifernate si trovava a caccia in compagnia di altri seguaci di Diana,

i quali nel caso specifico nella caccia al cinghiale si organizzano nelle

cosiddette “squadre”. Nel bel mezzo della battuta, erano da poco

passate le undici del mattino, improvvisamente qualcuno ha esploso un

colpo di fucile. L’uomo, forse più per la paura che per il danno fisico,

si è accasciato a terra. I compagni, temendo conseguenza ben più gravi,

hanno immediatamente accompagnato il tifernate al pronto soccorso

dell’ospedale cittadino. Qui i sanitari, dopo i primi soccorsi hanno

appurato che non si trattava di niente di serio, ma solo di qualche

escoriazione dovuta alla violenza dei pallini esplosi.

Purtroppo le cronache ogni anno riportano episodi ben più gravi, quasi

tutti causati da tragiche fatalità. Chi ha avuto la meglio è sicuramente

il cinghiale che nel trambusto generale ha colto al volo l’occasione per

darsela a gambe levate.

 

 

22/09/2003

Guanzate, per la vicinanza alle case

Aperta la stagione venatoria Prima lite fra cacciatori e non

Anche i carabinieri a sedare gli animi ieri a Guanzate

www.laprovinciadicomo.it/online/online.asp?SiglaEdizione=CO&Sezione=PRO&Bass

a=si&Pagina=14&IDNotizia=807149

Guanzate (L. O.) Fucilate troppo vicine a casa. È la ragione vera o presunta

dell’accesa discussione tra un gruppo di residenti di via Colombo e tre

cacciatori che ieri pomeriggio, primo giorno di stagione venatoria, si sono

a lungo cimentati con le loro doppiette nei boschi attorno a Villa

Buttafava, a un paio di centinaia di metri dall’autostrada. Per dirimere la

lite - che fortunatamente non è mai degenerata - sono addirittura

intervenuti i carabinieri, contattati dagli stessi residenti che lamentavano

di avere udito colpi di fucile esplosi davvero troppo vicino alle case.

Prima di contattare il «112», i residenti sono scesi in strada e hanno

atteso i cacciatori alle loro auto. Poco dopo le «doppiette» si sono

presentate a quell’inatteso comitato di accoglienza. Le parti hanno iniziato

a discutere finché in via Colombo non sono approdati i militari dell’Arma. I

carabinieri hanno placato gli animi: i residenti sostenevano che quei colpi

fossero stati esplosi troppo vicino, e che in qualche modo si sarebbero

potuti rivelare molto pericolosi. I cacciatori hanno invece sostenuto di non

avere mai puntato le loro armi contro alcuna abitazione. «Chiediamo soltanto

che si usi un po’ di buonsenso», hanno concluso i residenti della strada,

chiarendo anche di non avere alcuna intenzione di sporgere denuncia. La

“querelle” si è insomma risolta dopo circa mezz’ora senza nessun

provvedimento.

 

 

 

23/09/03

Siamanna

Ferito allocchio

Colpito da una fucilata, cacciatore in ospedale

www.unionesarda.it/unione/2003/23-09-03/ORISTANO/ORI03/A10.html

Incidente di caccia, domenica mattina, nelle campagne di Siamanna. Ne è

rimasto vittima Luigino Fais (52 anni), che aveva deciso di inaugurare la

nuova stagione venatoria in una zona non lontana dal paese. Nella tarda

mattinata, dopo una lunga passeggiata nel Grighine, è arrivato in località

Sarriu de su boi, dove di trovavano anche altri cacciatori. Qualcuno ha

fatto fuoco in direzione di una magnifica pernice che si era levata in volo,

senza però aver avvertito che nella stessa direzione della preda si trovava

Luigino Fais. Luomo è stato così raggiunto dalla rosa dei pallini alcuni

dei quali lo hanno colpito ad un occhio ed altri in diverse parti del corpo.

Soccorso è stato trasportato urgentemente allospedale Brotzu di Cagliari

dove è stato ricoverato e sottoposto a un delicato intervento chirurgico all

occhio e dove gli sono stati estratti gli altri pallini. Un incidente

annunciato dal momento che solo tra Siamanna e Siapiccia si conta oltre un

centinaio di fucili. Ai cacciatori locali si aggiungono poi quelli

provenienti da altri comuni costituendo così un pericoloso affollamento dai

risultati imprevedibili. Ciascuno avrebbe a disposizione una superficie di

riserva inferiore a 10 ettari. Una zona troppo limitata con situazioni

obiettivamente a rischio di tragedia.

 

Lincidente a Giavenale. È stato centrato un quarantenne che pedalava in un

campo aperto

Impallinato durante la biciclettata

Colpito da 53 pallini. Ferite lievemente anche altre persone

di Giulia Boriero

www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/provincia/A.htm

Centrato in pieno da una fucilata mentre se ne va tranquillo in bicicletta.

È questo lincredibile incidente capitato laltro ieri a Stevens Martini

mentre partecipava con alcuni amici alla tradizionale pedalada "Scopriamo l

autunno nei campi": una giornata di festa che solo per caso non si è

trasformata in una tragedia. Partito il primo pomeriggio da Schio assieme

alla fidanzata, Martini, che ha 40 anni ed abita in città, era diretto al

penultimo ristoro allestito lungo il tracciato: nella zona di Giavenale

stava pedalando su un sentiero che attraversa un campo aperto.

In quel momento oltre a Martini ed alla fidanzata, in quel punto cerano

poche persone, mentre alcuni bambini erano appena passati. Allimprovviso,

verso le 17.45, una fucilata ha colpito in pieno luomo e di rimbalzo anche

alcune persone che gli erano accanto, ferendole lievemente. La peggio lha

comunque avuta Martini, che ha riportato ferite su tutta la parte superiore

del corpo.

«Ho sentito uno sparo - racconta Stevens Martini -, ed in un attimo mi sono

reso conto che ero stato colpito. Si è trattato di una frazione di secondo

ma, anche se ero confuso e sanguinavo, ho sentito una scarica di adrenalina

e ho rincorso unombra che stava fuggendo, proprio dal punto in cui era

arrivata la fucilata».

Ancora sotto shock Martini è stato poi fermato e sottoposto alle prime cure.

Una volta giunto in ambulanza al pronto soccorso dellospedale "De Lellis",

i sanitari gli hanno estratto ben 53 pallini di piombo, che per sua fortuna

si sono fermati sottocute, grazie anche al maglione che indossava.

«Ho i segni dei pallini anche sugli occhiali - prosegue - anche se sono

stato fortunato a non riportare conseguenze gravi. Penso all'atto di

inciviltà di questa persona che durante una manifestazione alla quale

partecipano migliaia e migliaia di persone ha sparato da una distanza di

poche decine di metri. La situazione ha dellincredibile: ero sulla strada,

in mezzo ad un prato. Non solo mi ha centrato in pieno, ma quelluomo non si

è nemmeno fermato: ha preso la mira, ha sparato ed è subito fuggito. È

capitato a me, non posso non pensare cosa sarebbe successo se al mio posto

ci fosse stato un bambino».

Del grave episodio si stanno occupando ora i carabinieri della stazione di

Schio.

Un dubbio sorge spontaneo: e se fosse stato un atto dimostrativo contro una

manifestazione che porta migliaia di persone nelle zone di caccia proprio il

giorno dellapertura della stagione venatoria?

Negli anni passati, infatti, episodi analoghi, per quanto non così gravi, si

erano registrati. «Voglio sforzarmi di pensare che il colpo non sia stato

intenzionale, perché sarebbe una cosa troppo stupida soprattutto in una

giornata in cui intere famiglie si trovano nella campagna e ci sono così

tanti bambini - afferma Martini -. Ma la persona che ha sparato ha fatto

partire il colpo ad altezza duomo e in campo aperto, dove non cera nemmeno

un cespuglio di mezzo».

 

CORNEDO Due pallini lo avevano raggiunto, uno alla spalla, l'altro alla

fronte. Il piccolo era nella campagna di Montecchio Maggiore insieme al

padre

Migliorano le condizioni del bimbo ferito a caccia

Ieri il bambino, che ha 10 anni, è uscito dalla rianimazione dellospedale

San Bortolo. Denunciato chi ha sparato

Cornedo

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1571564&Luogo=Bassano&Data=

2003-09-23&Pagina=3

Le condizioni di Nicola, il bambino di 10 anni rimasto ferito nella

mattinata di domenica mentre era a caccia con il papà, sono in

miglioramento. Ieri i medici del San Bortolo, che al momento del suo arrivo

in ospedale lo avevano ricoverato nel reparto di rianimazione preoccupati da

quel pallino che lo aveva raggiunto alla fronte, ritenuta superata

l'emergenza lo hanno trasferito in reparto, con grande sollievo per la

famiglia, che vive a Cereda di Cornedo.

Nicola domenica mattina aveva voluto seguire papà Romano sulle colline di

Sant'Urbano per il primo giorno di caccia. Era la prima volta che il

genitore acconsentiva alle richieste del figlio, contagiato dalla passione

venatoria.

Assieme a loro anche un amico e compagno di battute di caccia di tante

occasioni, Edy Selmo, 25 anni, di Trissino. L'incidente s'è verificato poco

prima delle 9.Nicola s'è allontanato un attimo e quando è ricomparso s'è

trovato, seppur in maniera defilata, nella traiettoria del colpo di fucile

esploso dall'amico del papà.

La rosata l'ha oltrepassato, ma due pallini lo hanno colpito, uno alla

spalla ed uno alla fronte.Immediata la corsa all'ospedale di Arzignano, dove

i sanitari, in considerazione della delicatezza del punto, la fronte, in cui

era stato colpito, hanno deciso ilo trasferimento di Nicola al San Bortolo.

Il piccolo, che ha sempre avuto vicino il papà, al quale poi si sono

aggiunti anche la mamma e la sorella, non ha mai perso conoscenza, anzi è

sempre rimasto lucido e presente.

Avvertiti dai medici del ferimento, i carabinieri di Trissino e Montecchio

hanno aperto un'indagine. Edy Selmo è stato denunciato per lesioni, il

fucile da cui è partito il colpo sequestrato.

 

 

24/09/03

Firenze

Cacciatori sparano a un bimbo

http://lanazione.quotidiano.net/chan/8/23:4790237:/2003/09/24

Ha rischiato davvero grosso un bambino mugellano di tre anni, che chiameremo

«Marco», che domenica pomeriggio, mentre giocava in giardino, si è visto

raggiungere al collo da un pallino da caccia, dopo che un cacciatore aveva

sparato a poche decine di metri dalla casa. Il bimbo, subito portato

all'ospedale di Borgo San Lorenzo dai genitori, è stato visitato ed i medici

gli hanno diagnosticato una ferita rotondeggiante di circa due millimetri al

collo con una prognosi di tre giorni. Adesso 'Marco' è a Vicchio nella sua

casa, ma la paura, è la mamma che racconta, è stata davvero tanta.

Quando abbiamo sentito lo sparo, il bambino ha avvertito qualcosa di

strano, che inizialmente non riusciva a spiegare. Erano i pallini. Lui

diceva 'spari via'. La provenienza degli spari era a non più di venti-trenta

metri da noi. C'erano due persone, due cacciatori posti sulla sponda del

fiume Sieve. Tutti abbiamo cominciato ad urlare e loro inizialmente non si

muovevano: ad un certo punto hanno iniziato a correre, nascondendosi dietro

gli alberi. In questi momenti vissuti con il fiato sospeso, con mamma e

babbo che cercavano di calmare il bambino, si chiedeva l'ausilio di polizia

provinciale e carabinieri: nonostante un intervento in tempi brevi, le

ricerche al momento non hanno dato alcun esito. E' stata una vera

vigliaccata è ancora la mamma che parla perchè nonostante, di questo

sono certa, vedessero quello che era accaduto, quello che avevano combinato,

le urla di adulti e bambini, non hanno avuto la coscienza di farsi avanti,

di assumersi le proprie responsabilità. Alla fine tutto è andato bene, ma

cosa sarebbe successo se quel pallino fosse arrivato qualche centimetro più

in alto?.

Ma la storia non è finita. C'è qualcosa di più. Non è la prima volta che

troviamo i pallini in terrazza, riprende la mamma di 'Marco'. Quando la

caccia apre, non possiamo aprire la finestra. Non voglio giudicare nessuno,

nè fare inutili generalizzazioni, ma quello che è accaduto mi lascia senza

parole e la denuncia che abbiamo fatto oggi (ieri per chi legge Ndr) alla

stazione di Vicchio dei Carabinieri intende sopratutto testimoniare la mia,

la nostra rabbia.

Una storia che magari solo grazie all'angelo custode del piccolo 'Marco' non

è finita in tragedia. Ma l'amaro in bocca resta comunque, senza bisogno di

alcun commento.

di Riccardo Benvenuti

 

Incidente domenica nelle campagne di San Pietro di Morubio. Ignoto lo

sparatore

Un pallettone gli trapassa la gola «Basta! Non andrò più a caccia»

Il ferito si è salvato per miracolo: il proiettile gli ha sfiorato carotide

e vertebre

www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Aae.htm

di Daniela Andreis

San Pietro di Morubio . Le vie dei miracoli sono infinite. Una di queste l

ha imboccata una pallottola da cinghiale finita, probabilmente

accidentalmente, nel collo di un cacciatore durante una battuta di caccia

domenica mattina. Il ferito, Loris Frizzi, 48enne, metalmeccanico miracolato

dal potentissimo colpo arrivatogli da chissà dove e per «merito» di chissà

chi, ora sta bene. È stato operato con successo dallequipe chirurgica di

Franco Lanza, allospedale di Legnago. Ma un millimetro in più o in meno,

uno scarto del destino e la pallottolla non lavrebbe risparmiato. Tanto che

il primario Lanza non esita, davanti a questo caso, a commentare che

«nemmeno con un navigator si sarebbe potuto evitare, contemporaneamente, la

carotide, la trachea e la colonna cervicale».

Tutto è successo domenica intorno alle 10. Frizzi, 48 anni, metalmeccanico,

parte per una battuta di caccia con il suo setter inglese bianco e nero e

due suoi amici. «Stavo camminando dietro ai miei amici a lato di un campo

coltivato a tabacco», racconta il cacciatore, «quando ho sentito due colpi.

Uno di questi mi ha colpito». Un dolore fortissimo, ma il 48enne non è

nemmeno caduto a terra. I suoi compagni cacciatori lo hanno immediatamente

soccorso portandolo allospedale. Quando sono tornati sul posto per capire

da dove fosse partito lo sparo non hanno trovato nessuno. Allospedale

Frizzi è stato sottoposto allesame Tac e alle radiografie necessarie ad

individuare il posto in cui era rimasta la munizione che non era uscita, per

fortuna, dalla nuca. «Abbiamo visto un oggetto che sembrava una

medaglietta», spiega il chirurgo, «ed invece era una pallottola da cinghiale

con ancora attaccato un pezzo di plastica di oltre sei centimetri e con la

parte in piombo di 38 grammi». Probabilmente il colpo, inspiegabilmente

tirato ad altezza duomo e da dietro le piante, molto alte, del tabacco, è

partito da un fucile semiautomatico, forse un calibro 12. Più inspiegabile

ancora è il fatto che domenica girasse un cacciatore con pallottolle da

cinghiale infilate nel fucile. Ma di questo si occuperanno i carabinieri di

Cerea che stanno indagando sullepisodio. Da parte sua Frizzi, pur da sempre

appassionato di caccia, ha deciso che appenderà per sempre al chiodo il suo

fucile: «Anche se non debbo rimproverarmi niente perché sono sempre stato un

cacciatore corretto e scrupoloso, non andrò più a caccia», dice dalla corsia

dospedale. «È già un miracolo che sia qui in piedi. A parlarne».

 

25/09/03

Brenzone, anziano colpito al braccio

Altro incidente tra cacciatori

www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Baa.htm

Incidente di caccia, ieri pomeriggio a Calonghe, sopra Brenzone. Giuseppe

Cristini, 67 anni, residente a Bardolino è stato ferito a un braccio e al

fianco dal colpo espolso da un altro cacciatore, Marco Veronesi, 44 anni,

residente a Brenzone. Non è ancora chiara la dinamica dellincidente, su cui

stanno indagando i carabinieri di Malcesine. Dalle prime testimonianze

assunte, pare che Veronesi, che è amico di Cristini da anni (i due

frequentano lo stesso club di caccia) precedesse lamico e che all

improvviso gli si sia sganciato dalla tracolla il fucile. Larma, battendo a

terra ha esploso il colpo, che ha centrato in pieno Cristini.

Veronesi ha subito chiamato aiuto e una guardia forestale è corsa in loro

soccorso, chiamando subito il 118. Cristini è stato portato con lelicottero

di Verona Emergenza allospedale di Borgo Roma.

A destare preoccupazione è soprattutto la ferita al braccio che è stato

spappolato dai pallini. Già ieri, nel tardo pomeriggio, luomo è stato

sottoposto a un intervento chirurgico, la sua prognosi è riservata, ma l

anziano non corre pericolo di vita. Per ora non sono scattate denunce a

carico di Veronesi. (a.v.)

 

 

26/09/03

Ferrara

Un infarto lo uccide a caccia

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/26/18:4796878:/2003/09/26

E' morto ieri, stroncato da un infarto al cuore mentre stava andando a

caccia a trecento metri dalla sua abitazione, in via Valmana, a San Giovanni

di Ostellato.

Angelo Busin, 67 anni, è crollato a terra sotto gli occhi increduli di un

amico che lo aveva accompagnato nella battuta; subito dopo è arrivata anche

la moglie che si trovava poco distante. Erano le 7.30 quando sono scattati i

soccorsi. E' stata la moglie a chiamare subito il 118, ma tutti i soccorsi

si sono rivelati inutili.

Il pensionato è stato caricato sull'ambulanza, ma nonostante le cure e

pratiche rianimatorie eseguite dai sanitari dell'equipaggio, è giunto

cadavere all'ospedale del Delta.

Il medico del pronto soccorso non ha potuto fare altro che constatarne il

decesso per arresto cardiocircolatorio. Sarà comunque l'autopsia a stablire

le esatte cause della morte. Straziante il commento dei figli Doriano e

Maurizio, che distrutti dal dolore hanno raggiunto l'ospedale: «Nostro padre

in 67 anni non ha mai avuto niente, è inutile eseguire l'autopsia». Angelo

oltre alla moglie Elisa Ferrari e ai figli Doriano di 42 anni e Maurizio di

30, lascia anche un terzo figlio, Adelchi di 32 anni. Scossa dalla notizia

della morte dell'agricoltore anche anche la comunità di Ostellato. Angelo

Busin era infatti un uomo molto conosciuto e stimato da tutti: aveva

continuato a fare l'agricoltore anche dopo la pensione ed aveva la passione

della caccia che giornalmente praticava nelle prime ore del mattino.

Addolorati per l'improvvisa scomparsa dell'uomo anche gli abitanti della

frazione di San Giovanni. Tutti conoscevano Angelo e la sua famiglia e

dell'agricoltore avevano sempre apprezzato la disponibilità e il sorriso

gioviale, ora parenti e amici lo ricordano anche come persona brava e

generosa.

«Non riesco a credere che sia morto così - dice Antonio Dolcetti - lo

conoscevo molto bene e so che recentemente aveva fatto tutti gli esami

all'ospedale e dai risultati sembrava tutto a posto».

 

Spezia

FIVIZZANO La passione per la caccia

http://lanazione.quotidiano.net/chan/13/15:4798152:/2003/09/26

FIVIZZANO La passione per la caccia ha giocato un brutto scherzo ad un

anziano cacciatore di Canneto di Agnino (Fivizzano). Agostino Conti, 80

anni, approffitando della bella giornata, ieri aveva preso la sua doppietta,

inoltrandosi nei boschi vicino al paese. Nel tentativo di evitare un muretto

alto pochi centimetri, però, ha messo male un piede ed è scivolato a terra.

L'anziano, in preda a dolori lancinanti, ha cominciato a gridare richiamando

l'attenzione di un uomo di passaggio che subito ha avvertito il 118. Sul

posto sono così arrivati il 118 di Fivizzano e i militi della Pubblica

assistenza di Fivizzano. Gli accertamenti al pronto soccorso hanno

evidenziato una brutta frattura al femore sinistro con ricovero in ortopedia

per le cure del caso.

 

Ferito da un colpo di fucile

Incidente di caccia, gravissmo un uomo di 67 anni

www.trentinocorrierealpi.quotidianiespresso.it/trentinocorrierealpi/arch_26/

trento/riva/ag304.htm

MALCESINE. Un uomo di 67 anni di Bardolino è stato ricoverato in gravi

condizioni all'ospedale Borgo Roma di Verona in seguito ad un incidente di

caccia accaduto mercoledì nei boschi sopra Castelletto di Brenzone. Giuseppe

Cristini ha l'addome ed il braccio destro squarciati da un colpo sparato

accidentamente dal fucile del compagno di battuta. Quest'ultimo, Marco

Veronesi, 44 anni, agricoltore residente a Castelletto, con il cellulare ha

immediatamente allertato i soccorsi; sul posto sono giunti l'elicottero di

Verona Emergenza e poi i carabinieri della stazione di Malcesine, che hanno

raccolto le dichiarazioni dell'involontario feritore.

Cristini e Veronesi, entrambi soci della riserva di Brenzone, sono amici di

vecchia data e sono soliti andare a caccia insieme. Mercoledì avevano deciso

di dedicare la giornata alla caccia dei fagiani. È andato tutto bene fino al

primo pomeriggio, quando è accaduto l'imprevedibile. Si trovavano dalle

parti di Ca' Longhe, una località a 800 metri di quota sopra Castelletto,

quando il fucile che Veronesi portava a tracolla si è sganciato. Il calcio

dell'arma ha battuto a terra ed è partito il colpo in canna. Purtroppo

Giuseppe Cristini, che camminava alle spalle del compagno, si trovava sulla

traiettoria ed è stato colpito in pieno dalla rosa di pallini. Con un grido

si è accasciato a terra, dolorante e sanguinante. Per fortuna l'amico,

superato lo choc iniziale, ha avuto il sangue freddo di chiamare subito il

118.

Mentre Giuseppe Cristini veniva trasferito al Borgo Roma, dove è tuttora

ricoverato in prognosi riservata, Marco Veronesi si recava presso la caserma

dei carabinieri di Malcesine per fornire la sua versione dei fatti. Non

sussistono motivi per dubitare del racconto fatto dall'agricoltore di

Castelletto, ma gli inquirenti sono tenuti a non scartare alcuna ipotesi.

Quindi sul caso è stata aperta un'indagine e gli accertamenti sono ancora in

corso. Oggi alla procura di Verona saranno depositati i primi atti; nei

confronti si Veronesi si ipotizza una segnalazione per lesioni.

 

DOLO E' accaduto ancora domenica scorsa, giorno di apertura dell'attivita'

venatoria in Veneto, in via Leopardi, lungo il canale Serraglio. Intimoriti

gli abitanti

Cacciatore impallina le finestre di quattro case

Fortunatamente numerose famiglie erano uscite e avevano chiuso le imposte

altrimenti qualcuno avrebbe potuto rimanere ferito

Dolo

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1575487&Luogo=Venezia&Data=

2003-09-26&Pagina=17

Apre la caccia e qualche ignoto, a metà giornata, impallina le finestre di

quattro appartamenti in via Leopardi a Dolo lungo il canale

Serraglio.Fortunatamente eravamo fuori domenica scorsa commenta Ferruccio

Cosma uno dei residenti altrimenti quei pallini anziché fermarsi nella

tapparella avrebbero potuto colpire uno di noi. Un mio vicino ha visto il

cacciatore e ha tentato di inseguirlo ma quello si è dileguato

immediatamente.Le tapparelle di porte e finestre bucate e in terra i pallini

sparati dal fucile, questo quanto rimane, oltre al terribile spavento, di

quanto successo domenica scorsa, primo giorno di apertura dell'attività

venatoria in Veneto, al civico n.6 di via Leopardi a Dolo, una stradina

chiusa le cui abitazioni danno proprio sul canale Serraglio e più in là

verso la campagna.Erano circa le 13 racconta Cosma - quando un mio vicino ha

udito gli spari, si è spaventato, poi ha trovato il coraggio di affacciarsi

alla finestra e ha visto da lontano un cacciatore prendere la direzione dei

campi.Ha cercato di richiamare la sua attenzione, gridando, ma inutilmente,

e quando è sceso per inseguirlo in bicicletta l'uomo si era già

dileguato.Fortunatamente il cacciatore ha colpito solamente le tapparelle di

quattro finestre ma i danni potevano essere ben più gravi se qualcuno in

quel momento era nelle vicinanze della finestra, magari aperta.Io e la mia

famiglia fortunatamente eravamo fuori a quell'ora spiega Cosma - e quando

siamo rientrati ci siamo immediatamente accorti dei fori, in principio

abbiamo pensato a un tentativo di furto ma abbassando gli occhi sulla soglia

abbiamo visto i pallini da caccia e abbiamo capito.Dall'altra parte del

canale Serraglio siamo in aperta campagna possibile che un cacciatore, per

quanto distratto, abbia la folle idea di puntare il suo fucile proprio nella

direzione delle abitazioni. Non pensa alla conseguenze?Abbiamo fatto

denuncia ai carabinieri e speriamo che la cosa non si ripeta più, rimane

però il grande spavento di ciò che è accaduto.

L.G.

 

29/09/03

PRENDE IL FUCILE DEL PADRE, BAMBINO FERITO ALL'ADDOME

STAVANO TORNANDO IN AUTO DA BATTUTA DI CACCIA A PRIVERNO

    (ANSA) - LATINA 29 SET - Un bambino di 7 anni è ricoverato

al Gemelli di Roma dopo essere stato ferito, ieri sera a

Priverno, da un colpo di fucile all'addome partito

accidentalmente dall'arma del padre. L'uomo era andato a caccia

e stava tornando a casa in auto con il figlio. Il bambino,

secondo quanto si è appreso, ha preso il fucile che era stato

poggiato sul sedile posteriore privo di custodia.  Il padre ha

tentato di toglierglielo dalle mani ma è partito il colpo.

L'uomo si è recato immediatamente all'ospedale Regina Elena di

Priverno ma i medici, vista la gravità della ferita, dopo le

prime cure hanno disposto il trasferimento del bambino a Roma.

 

Umbria

Cacciatore si spara a un piede

http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/24:4805649:/2003/09/29

CITTA' DI CASTELLO Una brutta domenica per B.B., un cacciatore di 44 anni

residente a Lisciano Niccone. La battuta venatoria tanto attesa si è

trasformata in un dramma a causa di un ferimento accidentale. L'incidente è

avvenuto ieri mattina nelle campagne altotiberine; l'uomo, con un gruppo di

altri cacciatori, stava partecipando ad una battuta al cinghiale. Nello

scaricare il fucile con la canna rivolta verso il basso, ha fatto

accidentalmente partire un colpo che lo ha raggiunto al piede destro,

spappolandolo. Immediatamente soccorso, è stato inizialmente portato al

pronto soccorso dell'ospedale di Umbertide, e quindi al reparto di ortopedia

della struttura di Città di Castello dove è stato sottoposto ad un

intervento chirurgico. Durante il ricovero, l'uomo ha accusato anche un

lieve malore cardiaco; sono quindi intervenuti in suo soccorso i sanitari

del reparto che l'hanno sottoposto ad un approfondito esame che ha

scongiurato il peggio.

Pa.Ip.

 

 

30/09/03

Roccasecca dei Volsci/Il ferito, 7 anni, lotta tra la vita e la morte nel

reparto Rianimazione del Policlinico Gemelli dopo essere stato operato a

Priverno

Parte un colpo dal fucile, bimbo gravissimo

Padre e figlio tornavano da una battuta di caccia, la tragedia al momento di

scendere dallauto

di SANDRO PAGLIA

http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20030930&ediz=05_LATINA&npag=2

9&file=A.xml&type=STANDARD

Un colpo di fucile a bruciapelo, partito accidentalmente dallarma lasciata

imprudentemente carica. E quella che doveva essere una giornata di svago si

è tramutata in una tragedia. Ora un bambino di 7 anni di Roccasecca dei

Volsci lotta tra la vita e la morte in un letto del policlinico Agostino

Gemelli di Roma mentre il padre si dispera per essere stato linvolontaria

causa del ferimento del figlio.

Il dramma è accaduto sabato pomeriggio. Maurizio P., un uomo di 43 anni si

era recato in campagna con i due figli, di 7 e 11 anni. Qualche ora allaria

aperta per i bambini e loccasione per lui di praticare il suo hobby

preferito, la caccia.

Tutto era filato liscio fin quando è iniziata a calare la sera. Così padre e

figli hanno deciso di far ritorno a casa. Hanno camminato fin dove avevano

lasciato lauto e sono saliti sulla Fiat Punto. Pochi minuti di viaggio

lungo i tornanti che salgono fino a Roccasecca e finalmente a casa. A questo

punto la tragedia la cui dinamica, per la drammaticità del momento, è ancora

al vaglio dei carabinieri. Secondo una prima versione, fermata lauto il

padre sarebbe sceso insieme al figlio più grande, chinandosi per prendere il

fucile (un Benelli calibro 12) lasciato tra i sedili, mentre il bambino più

piccolo, che sedeva dietro stava uscendo a sua volta.

Purtroppo larma era stata lasciata carica e, inavvertitamente, è stato

toccato il grilletto che ha fatto partire un colpo. La rosa dei pallini ha

investito con tutta la violenza della carica esplosiva il piccolo L. all

addome.

Il papà non ha perso tempo. Malgrado la disperazione, langoscia, la paura

che lo assalivano, adagiava il figlio sullauto e si recava al pronto

soccorso dellospedale di Priverno Regina Elena dove l’équipe chirurgica

(Di Emma, DAchille, Pepe, e lanestesista Iavarone, sotto la direzione del

primario Rebonato) provvedeva ad operare il piccolo Luca cercando di

tamponare la forte emorragia e suturare le devastanti ferite provocate dal

colpo di fucile. Poi il piccolo L. veniva trasportato con leliambulanza

al Gemelli dove i medici stanno tentando di strapparlo alla morte. Le sue

condizioni sono gravissime e le speranze di recupero sono molto esili.

Sul grave incidente indagano i carabinieri di Priverno guidati dal

maresciallo Fabio Malandruccolo che hanno sequestrato larma del ferimento.

Gli uomini dellArma stanno valutando esattamente come si sono svolti i

fatti.

Esiste anche unaltra versione secondo la quale sarebbe stato il bambino a

tentare di prendere il fucile durante il breve viaggio e che il padre

avrebbe tentato di toglierglielo dalle mani facendo partire inavvertitamente

il colpo che lo ha ferito. Una dinamica che non cambia la gravità dell

accaduto. Saranno le indagini a dire come è andata. In ogni caso è stata una

disattenzione, quella di lasciare la doppietta carica, a determinare la

tragedia.

 

Novant'anni, s'ammazza con una fucilata

http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20030929/AVELLINO/AVELLINO/ZAZAaa.htm

Dramma ieri sera a Frigento. Un novantenne del posto ha deciso di porre fine

alla sua vita sparandosi con un colpo di fucile alla gola. L'anziano avrebbe

compiuto l'insano gesto perché soffiava da svariato tempo di sindrome

depressiva. Si è ammazzato per dire basta ai suoi tormenti interiori. Il

90enne ha usato il fucile da caccia legalmente registrato. L'anziano, dopo

aver deciso di compiere l'atto estremo, ha rivolto contro di sé l'arma

premendo il grilletto. È bastato un solo colpo. Poi si è accasciato a terra

in una pozza di sangue. Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri

della locale stazione per accertare la giusta dinamica dei fatti. I militari

dell'Arma hanno ascoltato parenti e vicini per ricostruire gli ultimi

momenti di vita dell'anziano. Non sembra ci siano stati particolari eventi

negli ultimi giorni che lo abbiano spinto al suicidio. Vano è stato

l'intervento dei sanitari del 118. I medici allertati dalla centrale

operativa, una volta giunti sul posto, non hanno potuto far altro che

accertare il decesso. Il corpo dopo un esame esterno del medico è stato

rilasciato ai familiari per lo svolgimento delle esequie.

m.l.c.