OTTOBRE 2005

 

3 ottobre

Cacciatore ucciso da un colpo alla testa
Un colpo vagante e finisce in tragedia la battuta al cinghiale vicino a Corbara
di GIULIO LADI
ORVIETO - Doveva essere una domenica passata a soddisfare la passione della caccia, si è trasformata in una tragedia. Che ha toccato Romano Grilli, 75 anni, residente a Tivoli. L'uomo è rimasto ucciso da un colpo vagante, esploso da una carabina per la caccia al cinghiale, che lo ha colpito alla testa. L'incidente è accaduto nei boschi di Corbara, vicino Orvieto, sul lago omonimo, ieri mattina alle 11 e 30. Ieri sera, i carabinieri di Orvieto stavano ancora interrogando tutti i compagni di caccia di Grilli per capire da quale fucile fosse partito il colpo. E sembra che più che un sospetto si sia appuntato su uno dei cacciatori, dopo il certosino lavoro di interrogatori e l'esame dei fucili sequestrati.
La squadra della quale faceva parte Grilli - in tutto venti cacciatori - era stata invitata dalla squadra cinghialari di Corbara a passare una domenica di caccia tra i boschi intorno al lago. Le norme sulla caccia consentono anche a cacciatori fuori provincia e fuori regione di cacciare se invitati, soltanto per una volta. E non c'è nemmeno da descrivere la gioia con la quale la squadra di Tivoli ha accettato l'invito dei colleghi di passione di Corbara.
L'incidente, alle 11 e 30, quando, forse, la battuta di caccia stava volgendo al termine. Dal sottobosco è uscito fuori un cinghiale e la santa barbara dei fucili ha subito esploso i suoi colpi. Romano Grilli è caduto in terra, colpito alla testa, in una pozza di sangue. Dalla ricostruzione sembra sia stata una palla che ha rimbalzato sulla corteccia di un grosso albero andando dritta alla testa della sfortunato cacciatore.
I compagni si sono subito accorti della gravità della situazione e hanno cercato di portare i primi soccorsi, rendendosi conto che non c'era più nulla da fare. Sono stati avvertiti i carabinieri e l'ambulanza del 118, la quale, però, ha portato direttamente il corpo di Grilli all'obitorio dell'ospedale di Orvieto dove, questa mattina, verrà effettuata l'autopsia per stabilire l'esatta dinamica della morte del cacciatore.
Le indagini dei carabinieri sono partite subito, ieri pomeriggio, con l'interrogatorio dei cacciatori che erano nello stesso luogo dell'incidente. Mettendo insieme anche l'esame dei fucili che sono stati sequestrati, sembra si sia arrivati a capire da quale arma, imbracciata da quale cacciatore, è partito il colpo accidentalmente mortale.
Per ora non ci sono indagati, né tanto meno provvedimenti del magistrato. Da come è emersa la dinamica dell'accaduto, potrebbe essere soltanto un tragica fatalità la principale responsabile della morte di Grilli.
(Il Messaggero)

ORVIETO
Caccia al cinghiale: muore un pensionato
n pensionato romano di 77 anni è rimasto ucciso durante una battuta di caccia al cinghiale, ieri, sulle colline a ridosso del lago di Corbara, vicino Orvieto. L'incidente è avvenuto intorno alle 11.30, dopo che i cacciatori, una quarantina in tutto, si erano divisi in squadre. Il pensionato sarebbe stato raggiunto in fronte da un pallettone. In serata erano ancora in corso le indagini dei carabinieri per stabilire chi avesse sparato.
(Corriere della Sera)

Incidente di caccia ieri mattina a Spettine
Centra il cinghiale e ferisce l'amico
Bettola - Cacciatore spara ad un cinghiale, lo centra in pieno ma, con lo stesso proiettile, ferisce anche un compagno di battuta. E' accaduto ieri mattina a Spettine nel comune di Bettola in Valnure. La dinamica dell'incidente è davvero insolita: un cacciatore dopo aver preso la mira, ha sparato ad un ungulato a sei metri di distanza con una carabina Browing. L'animale è stato centrato in pieno ed è morto ma il proiettile che lo aveva trapassato ha rimbalzato su un sasso ed ha colpito alla coscia destra Giuliano Dodici, 40 anni, di Piacenza che è stato ricoverato all'ospedale cittadino in condizioni non gravi. Sul posto per i rilievi di legge relativi all'incidente sono intervenuti i carabinieri di Bettola. Da quanto si è appreso il fatto è avvenuto intorno alle 10 del mattino. Dodici era impegnato in una battuta di caccia con alcuni amici e altri appassionati.
Mariani nella sezione Piacenza e Provincia
(Liberta Quotidiano di Piacenza)

I due episodi a San Gottardo e Camisano
Incidenti di caccia Appassionati feriti
Due incidenti di caccia che potevano avere conseguenze ben più gravi. Sono accaduti nei giorni scorsi nel Vicentino e testimoniano la pericolosità delle armi che, anche se maneggiate da esperti, sono potenzialmente fonte di rischio.
Antonio Marchesini, 51 anni, residente a Zovencedo in via Villa Porto, qualche giorno fa stava passeggiando lungo un sentiero fra Monte Cucco e S. Gottardo, nel territorio comunale di Zovencedo. All'improvviso, mentre camminava, è stato centrato al collo e al torace da una sventagliata di pallini sparati da un cacciatore. Spaventato, Marchesini è stato accompagnato in ospedale dove è stato medicato e ricoverato in chirurgia. Sono stati avvisati i carabinieri della compagnia di Vicenza che stanno compiendo degli accertamenti sull'episodio. Dai primi riscontri medici, guarirà in una quindicina di giorni.
Silvio Monico, 51 anni, che vive a Camisano in via Capilone Vecchia, l'altra mattina verso le 7.30 era in casa con il fucile da caccia in mano. Per cause da comprendere, all'improvviso è partito un colpo che lo ha centrato alla mano sinistra provocandogli ferite piuttosto serie. Non è chiaro se Monico lo stesse maneggiando per pulirlo o se lo avesse appoggiato da qualche parte. Ha chiesto subito aiuto ed è stato trasportato d'urgenza all'ospedale S. Bortolo. È stato medicato al pronto soccorso. La prima prognosi è di un mese.
(Il Giornale di Vicenza)

 

4 ottobre

 

4 ottobre - Sassari
Pensionata ferita da pallini esplosi da fucile da caccia.
Una pensionata di Usini di 72 anni ieri pomeriggio e' stata colpita di striscio da tre pallini esplosi da un fucile da caccia nelle campagne del paese. Alla donna, che e' stata ferita ad un orecchio, le sono stati prescritti alcuni giorni di cure. I Carabinieri intervenuti pochi minuti dopo hanno controllato la zona alla ricerca del cacciatore di cui, pero', si sono perse le tracce. (ANSA)
(AnsaWeb)

salemi
Cacciatore marsalese spara e si ferisce al volto
Salemi. Battuta di caccia sfortunata quella di domenica scorsa per un marsalese, V. S., di 57 anni, che nel tentativo di catturare un volatile ha colpito un sasso facendo rimbalzare i pallini del fucile che imbracciava e che lo hanno colpito alle braccia, all'addome e al volto. Fortunatamente la prognosi per lui è di 20 giorni.
Secondo una prima ricostruzione dell'episodio effettuata dai carabinieri anche attraverso il racconto di alcuni testimoni, erano le 17 circa quando si è verificato l'incidente. V. S. si trovava in un appezzamento di terreno di sua proprietà, in contrada Gaggia, a Gibellina, insieme con altri tre cacciatori. Durante la battuta di caccia il 57enne ha avvistato un volatile, quindi ha puntato il fucile che portava in spalla e ha fatto fuoco. La rosa dei pallini, però, invece di centrare l'animale ha colpito un sasso che era nelle vicinanze e da lì è rimbalzata investendolo in pieno. Scioccante la scena che si sono ritrovati dinanzi gli uomini che erano con lui. V. S. era tutto insanguinato e non si riusciva a capire la gravità delle ferite.
Caricatolo in auto gli altri cacciatori hanno provveduto ad accompagnarlo al Pronto soccorso dell'ospedale "Vittorio Emanuele III" dove è giunto intorno alle 18,30. Lì i sanitari di turno gli hanno prestato le cure del caso e dopo avergli estratto i pallini dal corpo lo hanno sottoposto a una serie di accertamenti per verificare che non fossero stati colpiti organi vitali. Le ferite erano superficiali e il paziente è stato giudicato guaribile in una ventina di giorni.
Dell'accaduto, poi, visto che si era in presenza di un ferito con arma da fuoco, i sanitari hanno avvertito i carabinieri.
M. L.
(La Sicilia)

Il cacciatore morto a Corbara: denunciato il compagno di battuta
di GIULIO LADI
ORVIETO - Denunciato per omicidio colposo. Con questa accusa, formulata dal magistrato, se ne è tornato a Roma dove abita, A.R.,42 anni, di origini pugliesi, il cacciatore dal cui fucile è partito il colpo che ha ucciso Romano Grilli, suo compagno di caccia, domenica, tra i boschi intorno al lago di Corbara.
C'era amicizia tra i due cacciatori, nonostante la differenza d'età (Grilli aveva 77 anni), in quanto abitanti nella stessa strada romana, in via Teja Casimiro 29. l?altra mattina i due cacciatori, insieme ad alcuni amici, tutti della stessa squadra di cinghialari, erano partiti alla volta di Corbara arrivando, però, in ritardo rispetto all'inizio della battuta di caccia iniziata all'alba. Il capocaccia, visti arrivare altri partecipanti alla battuta, tramite il walkie - talkie, avvertiva gli altri cacciatori che altri colleghi erano arrivati e partecipavano alla caccia. Un avvertimento doveroso, proprio per evitare incidenti, possibili in un tipo di caccia di per se rischioso. Di lì a poco, erano le 11 e 30, dal folto della foresta usciva un cinghiale e era l'uomo poi accusato delle morte di Grilli a sparare per primo. Un colpo andato a vuoto, poi il secondo che andava a colpire un ramo spaccandolo in due pezzi. L'urto con il ramo deviava la pallottola che andava a colpire alla testa Grilli. Il proiettile colpiva alla tempia il cacciatore e usciva dalla nuca. La morte, immediata, senza scampo e senza che i soccorsi dei compagni di caccia, chiamati da un ragazzo che si era accorto del corpo di Grilli, riverso in terra, potessero servire a qualcosa. Erano, poi, gli stesso cacciatori a chiamare i carabinieri.
(Il Messaggero)

Al lavoro i nuclei della Forestale, la Beccalossi chiede più coordinamento sui controlli
Bracconaggio, ecco il Noa
Ventiquattro uomini divisi in tre turni battono le valli
Anche quest'anno è arrivato il Noa della Guardia Forestale che ha il compito di battere le valli bresciane, per contrastare un fenomeno che nei mesi autunnali in molte zone della provincia diventa una piaga: il bracconaggio, soprattutto con l'utilizzo di ret, archetti e sep (una sorta di microtagliole utilizzate per catturare uccelli protetti).
Quest'anno gli uomini del Noa (Nucleo Operativo Antibracconaggio), suddivisi in 3 turni di 24 persone, con a capo un responsabile, sono presenti sul territorio bresciano della Valle Camonica, della Valle Sabbia, della Valle Trompia e delle valli di Sondrio e Bergamo. Una presenza che in passato ha suscitato anche tensioni e dissapori tra le forze dell'ordine e gli abitanti delle Valli.
Proprio con l'arrivo dei nuclei specializzati della Forestale Viviana Beccalossi, vicepresidente e assessore regionale all'agricoltura, con delega alla caccia, ha incontrato ieri nella sede della Regione di Brescia, i vertici della forestale. All'incontro erano presenti anche l'assessore alla caccia della Provincia di Brescia, Alessandro Sala, il comandante regionale del Corpo Forestale della Lombardia, Paolo Tomassetti e gli altri rappresentanti istituzionali interessati alla materia.
«Nel rispetto delle responsabilità di competenza - ha sottolineato Viviana Beccalossi - ho chiesto ai vertici del Corpo Forestale di rendere ancor più sinergica l'azione tra le guardie venatorie provinciali e i rappresentanti della Forestale stessa. Ciò, anche quest'anno, può e deve avvenire attraverso una concreta valorizzazione delle risorse umane già presenti e attive nella provincia di Brescia e più in generale sul territorio lombardo».
«Al tavolo - conclude Viviana Beccalossi - si è discusso delle modalità utili e necessarie per aggiornare e rendere più efficaci i servizi di vigilanza a tutela della fauna selvatica soprattutto per quanto attiene il fenomeno del bracconaggio: abbiamo concordato che il coinvolgimento attivo delle Amministrazioni Provinciali, delegate dalla Regione Lombardia, in materia venatoria, è sempre più un elemento di crescita per migliorare l'azione di controllo».
(BresciaOggi)

Spari nel parco e cartelli rubati Scatta la denuncia contro ignoti
RICCIONE - Nella battaglia per il rispetto delle aree dove la caccia non è consentita, è' scattata la prima denuncia nei confronti di ignoti.E' questo il provvedimento che l'Ufficio ambiente ha deciso di prendere contro quelle persone che si sono divertite a far scomparire i cartelli con scritto divieto di caccia, che delimitavano i confini del parco degli Agolanti. In fondo si tratta di semplici cartelli, verrebbe da dire, sistemati in una zona dove ben poche persone si spingono fino alle zone del parco più lontane dal castello.Così non è per l'assessore all'Ambiente Mario Galasso che, così ha voluto il caso, abita in collina vicino al parco degli Agolanti. Domenica mattina l'assessore si è svegliato sotto il fuoco delle doppiette e, infilati i pantaloni, si è fatto un giro al parco degli Agolanti per tentare di scoprire chi teneva in mano i fucili. Un comportamento degno di una guardia ecologica che però non ha dato i risultati sperati.Tutto ciò che rimane dopo il furto dei cartelli è una denuncia verso ignoti, mentre i divieti verranno risistemati quanto prima. Intanto non si ferma la battaglia di Antonio Cianciosi dei Verdi che dopo avere sollevato il caso del furto dei cartelli, è intenzionato a portare la faccenda in consiglio comunale per avere giustizia. Era stato Cianciosi in persona che dopo tante pressioni, era riuscito anni fa ad ottenere che le doppiette rimanessero fuori dal parco del castello.
(Corriere Romagna)

 

5 ottobre

Cacciatore ferito
Un cacciatore, A. M. (34 anni, di Soleminis), è stato ferito gravemente al collo e ad un occhio da un compagno di battuta, A. G. (29 anni, di Soleminis), nelle campagne di Genna Muscai, in Comune di Badali (NU). Trasportato d'urgenza all'Ospedale "Brotzu" di Cagliari, è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico (da L'Unione Sarda, 3 ottobre 2005).
(L'Unione Sarda)

Domenica, nelle campagne di Usini
Anziana colpita da tre pallini
USINI. Centrata da tre pallini sparati da un cacciatore. Una donna di 72 anni di Usini è stata ferita domenica, intorno alle 13, mentre si trovava davanti alla propria abitazione, nelle campagne di Usini. Per fortuna la fucilata è stata esplosa da lontano e, quindi, i pallini sono arrivati a segno con una potenza fortemente ridotta, altrimenti l'incidente di caccia poteva trasformarsi in tragedia. L'anziana donna è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale civile dove è stata medicata dai sanitari che le hanno assegnato tre giorni di cure per ferite al collo e al lobo dell'orecchio.
L'episodio è stato segnalato ai carabinieri che hanno eseguito un primo sopralluogo nel tentativo di rintracciare il cacciatore che, però, deve essersi allontanato rapidamente dalla zona dopo avere preso atto dell'incidente causato con quella fucilata.
I militari del paese e della compagnia di Sassari, guidati dal maggiore Nicola Losacco, hanno raccolto anche alcune testimonianze di persone che si trovavano nelle campagne al momento dello sparo per cercare di avere elementi utili che consentano di identificare il cacciatore.
Preoccupazione è stata espressa dalle persone che risiedono in quella zona perchè troppo spesso vengono notati cacciatori che sparano senza rentener conto che la zona è abitata.
(La Nuova Sardegna)

 

6 ottobre

Cacciatore colpito da fucilata
Incidente a Olivola durante una battuta al cinghiale
AULLA. Sparano al cinghiale e anche lo colpiscono, ma uno spezzone dei pallettoni viene deviato e finisce la sua corsa nel fianco del compagno di battuta, ferendolo gravemente.
È accaduto ieri nella piana di Olivola quando tre cacciatori stavano appostati per sparare al cinghiale.
Un'attesa che durava da un po', con i compagni di battuta pronti a fare fuoco al passaggio del possente animale.
Quando la bestia si è presentata di fronte alle canne dei loro fucili, ecco l'incidente, puramente casuale secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri coordinati dal tenente Antonio Ciervo, comandante la compagnia di Pontremoli.
B.B. 42enne di Fivizzano e residente nella frazione di Magliano ha avuto la sfortuna di trovarsi nel punto sbagliato quando i colleghi hanno sparato al cinghiale.
Infatti è rimasto colpito nella parte bassa del torace, all'altezza dell'anca sinistra.
Una ferita a prima vista piuttosto grave che ha impressionato non poco gli stessi colleghi di B.B. i quali hanno comunque dato subito l'allarme, richiedendo l'intervento del 118.
Quando i primi soccorritori sono giunti sul luogo dell'incidente, subito hanno compreso la gravità della ferita e quindi, dopo aver prestato le prime cure a B.B. è stato chiesto l'invio di un elicottero per trasportare il fivizzanese all'ospedale di Massa, dove è poi stato ricoverato.
Comunque il cacciatore non corre rischi di vita, anche se i tempi di guarigione saranno piuttosto lunghi.
Sul posto dell'inciudente di caccia sono intervenuti i carabinieri per effettuare i rilievi di legge. Dovrà essere stabilito chi ha effettivamente sparato il colpo che ha centrato B.B. e le posizioni effettive dei tre cacciatori al momento dell'incidente.
Comunque non dovrebbero esserci problemi a definire il tutto come "normale" incidente di caccia.
F.P.
(Il Tirreno)

Cacciatore ferito da scheggia
AULLA Fivizzanese vittima di un grave infortunio ieri alla Quercia
Il proiettile sparato da un amico è stato deviato da una roccia
Tragedia sfiorata ieri pomeriggio nella campagna di Quercia.Un cacciatore di 42 anni - B. B. abitante a Maiano di Fivizzano - è rimasto ferito ieri pomeriggio in località Olivola di Aulla durante una battuta di caccia al cinghiale. Per un puro caso un proiettile sparato da un suo compagno di caccia - che intendeva colpire un ungulato spuntato all'improvviso dalla boscaglia - ha urtato ed è stato deviato da una roccia.
Una scheggia ha raggiunto B. B. all'anca e lo ha ferito non gravemente. Per i tre amici che erano a caccia sono stati attimi di paura. E' scattato subito l'allarme e sul posto è arrivato il 118 con un elicottero che ha provveduto a trasportare il cacciatore in ospedale.
I carabinieri della stazione di aulla, al comando del marescallo Reitano, hanno eseguito subito i rilievi e si sono convinti della completa accidentalità del fatto che comunque avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
(Il Secolo XIX)

BORGOSATOLLO. La disgrazia martedì mattina
Muore in Romania stroncato da un infarto
Bruno Maestri era partito per una battuta di caccia con amici
Gli amici cacciatori l'hanno visto accasciarsi a terra mentre stava camminando insieme a loro. E' morto così martedì mattina il 67 enne Bruno Maestri di Borgosatollo, stroncato da un infarto. Si trovava in Romania insieme ad altri amici di Brescia per una battuta di caccia. La sua passione.
Bruno aveva qualche problema cardiaco, ma era costantemente sotto controllo. Pare che i familiari gli avessero sconsigliato di fare quel viaggio in Romania, anche se si trattava di una vacanza di svago, non certo di lavoro. Bruno, da sempre appassionato cacciatore, per la prima volta aveva deciso di accetare l'invito degli amici per una partita di caccia all'estero in Romania, meta di molti cacciatori bresciani per la sua natura incontaminata che offre una quantità di selvaggina inimmaginabile in Italia. Il gruppetto era partito da Brescia con un aereo privato lunedì. Martedì mattina la prima battuta di caccia e il malore che ha stroncato sul colpo l'imprenditore di Borgosatollo.
Bruno era molto conosciuto e stimato in paese. Insieme al fratello Giancarlo gestiva la rinomata falegnameria a Castendolo, la «Falegnameria Maestri». Mobili e arredi di qualità, curati nei minimi particolari, da artigiani di una volta. Ieri la moglie Angiolina e due dei tre figli (Roberto, Piero ed Eugenio) sono partiti per la Romania, per espletare le pratiche di rientro della salma. Il fratello Giancarlo confida nel rientro in Italia per oggi e quindi la possibilità di tenere sabato i funerali. Le autorità della Romania hanno espletato a tempo di record le procedure, ad iniziare dall'autopsia per accertare le cause della morte, dovuta appunto ad un infarto.
(BresciaOggi)

Sfiorati dai pallini dei cacciatori
Paura nella campagna cremonese, per un episodio avvenuto ieri in tarda mattinata lungo il tratto di strada che da Scandolara Ripa Oglio conduce sulla Provinciale per Ostiano. Protagonisti involontari due uomini di Grontardo che, cogliendo l'occasione della mattinata senza pioggia, sono usciti di casa: inforcata la bici l'uno ed indossate tuta e scarpe l'altro, hanno iniziato a percorrere quel tratto di strada. Tutto nella norma finché il primo inizia a sentire degli spari ed immediatamente capisce che sono un po' troppo vicini a lui; qualche colpo di pedale ancora e proprio lungo il ciglio della strada, dietro alla siepe che la separa dai campi, spunta un primo cacciatore col fucile sottobraccio mentre un secondo rimane poco indietro con i tre cani. «Ho cercato di fargli notare la mia presenza pronunciando qualche parola ad alta voce mentre iniziavo a pedalare più in fretta per allontanarmi da lì», ha raccontato. Poco più avanti ecco che si presenta anche il secondo uomo: i due si incrociano ed il primo lo avvisa di fare attenzione perché dalle parti del cimitero ci sono questi cacciatori prossimi alla strada. Uno scambio di battute veloce ed i due si salutano proseguendo ciascuno per la propria strada, ma sulla sua l'uomo a piedi incontra da molto vicino i pallini di una cartuccia sparata da distanza ravvicinata. Dopo un primo momento di comprensibile sbigottimento, lo spavento diventa indignazione ed il podista prosegue la corsa alla ricerca di un telefono da cui far scattare la chiamata al 112 affinché qualcuno intervenga per evitare che alla prossima passeggiata qualche ignaro passante non rischi di restare impallinato al posto di una lepre o di un fagiano. (m.g.)
(La Provincia, Quotidiano di Cremona e Crema)

 10 ottobre

Cacciatore stroncato da un malore
Ferrara - Si è accasciato al suolo improvvisamente, mentre si stava preparando ad una giornata di caccia con l'amico di tante escursioni. Il malore, all'alba di ieri, è stato letale per il 63enne Franco Zaccheroni, residente a Forlì in via Mazza, impegnato nell'area del Delta del Po in una giornata di caccia al capanno insieme a M.B., 56 anni, anche lui forlivese. I soccorsi non hanno potuto fare nulla per aiutare l'uomo, il cui corpo è stato portato nella camera mortuaria del cimitero di Massa Fiscaglia.
(Corriere Romagna)

Cacciatore muore per malore durante battuta al cinghiale
Corpo dell'uomo recuperato in dirupo a Cappelletta Sant'Anna
(ANSAweb) GENOVA, 9 OTT - Un cacciatore piemontese, Mario Aluffo, di 59 anni, di Masio (Alessandria), e' morto, probabilmente per un malore, mentre partecipava ad una battuta al cinghiale sui monti di Isola del Cantone (Genova). Il cadavere e' stato recuperato dei vigili del fuoco. Sono stati gli altri cacciatori a trovare il corpo del loro amico dopo che il cacciatore era sparito e non rispondeva piu' ai loro richiami. L'uomo era sul fondo di una scarpata, in localita' Cappelletta di Sant'Anna. L'esame necroscopico dovra' stabilire se sia stato effettivamente un malore a provocarne la morte o la caduta nel dirupo.
(ANSAweb)
(AnsaWeb)

L'incidente a Faverzano di Offlaga. Licenze e permessi sono in regola
Cade nel capanno di caccia un colpo ferisce il fratello
58enne di Villa Carcina raggiunto al polpaccio. Guarirà in una trentina di giorni
Un 58enne in ospedale, il fratello di 54 anni a casa a ringraziare il cielo. Sono i protagonisti dell'incidente di caccia che si è verificato ieri mattina in un capanno dietro al cimitero di Faverzano di Offlaga.
I due fratelli erano a caccia nella Bassa. Nel capanno era tutto in regola, così come le licenze per il porto dei fucili, la licenza di caccia. In regola anche l'appostamento e la giornata scelta per cacciare.
I due fratelli, il 58enne vive a Villa Carcina, mentre l'altro a Concesio, stavano sistemando alcune cose all'interno del capanno, quando si è sfiorata la tragedia. Il fratello più giovane, mentre sistemava, ha perso l'equilibrio ed è inciampato.
Dal fucile è partito un colpo che ha colpito il fratello al polpaccio della gamba destra. Nel capanno sono stati attimi di estrema concitazione. Il fratello che aveva fatto partire il colpo non riusciva a capacitarsi di quanto stava succedendo, mentre il 58enne si lamentava per il dolore e cercava di fermare il sangue che scorreva dalle ferite.
Benchè agitato il fratello più giovane ha chiesto aiuto al 118. Dalla centrale operativa di Brescia è stata subito inviata un'ambulanza nella zona di Faverzano.
I volontari del soccorso hanno prestato le prime cure all'uomo ferito e hanno agito tempestivamente. L'uomo è stato caricato in ambulanza che in codice rosso ha raggiunto l'ospedale di Manerbio. In pronto soccorso i medici hanno verificato che l'uomo non era in pericolo di vita, ma il colpo aveva comunque causato danni.
Il 58enne è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia dell'ospedale di Manerbio. I medici l'hanno giudicato guaribile in una trentina di giorni. Del ferimento sono stati, ovviamente, avvertiti i carabinieri della compagnia di Verolanuova, comandati dal tenente Paolo Floris. Gli uomini dell'arma hanno appurato che i due fratelli stavano cacciando regolarmente, rispettando e normativa e che si è trattato di un semplice incidente che poteva anche avere conseguenze ben più gravi. Se il colpo fosse partito a una differente altezza, le ferite avrebbero potuto essere molto preoccupanti.
Quello di ieri è il primo incidente di una certa entità che si è verificato nel Bresciano dal 18 settembre, dal giorno in cui si è aperta la stagione venatoria.
Nove giorni fa, il primo pomeriggio di ottobre, un cacciatore di Rovato era rimasto ferito mentre cacciava nelle campagne dell'Ovest. Il cacciatore di Rovato si era presentato da solo al pronto soccorso dell'ospedale Mellino Mellini di Chiari. Aveva solo ferite superficiali: era stato colpito da alcuni pallini vaganti.
Non aveva nemmeno avuto bisogno di essere ricoverato, ma era stata sufficiente una medicazione dei medici del pronto soccorso. Non era stato possibile nemmeno stabilire la direzione da cui erano provenuti i pallini.
L'incidente di ieri mattina è, dunque, il primo di una certa rilevanza che ha coinvolto una delle 29.000 doppiette che dalla metà di settembre affollano campagne e zone di caccia.
Wilma Petenzi
(BresciaOggi)

Cacciatore ferito da un cinghiale
VALPOLCEVERA L'incidente nei boschi di Gaiazza. La vittima è il gestore di una trattoria di Bolzaneto: guarirà in un mese
La bestia, prima di essere abbattuta, l'ha caricato e azzannato a una gamba
Alla fine è stato abbattuto. Ma ha venduto cara la pelle quel cinghiale da 130 chili, con le zanne lunghe oltre dieci centimentri, infuriato dopo essere stato braccato per oltre due ore dalla muta di cani e dalla squadra di cinghialisti.La sua ultima carica è stata contro il cacciatore che voleva sparargli il colpo di grazia. Gli si è gettato addosso e lo ha ferito: prima lo ha azzannato passandogli il gambale dello stivale da parte a parte, poi con le zanne ha cercato di lacerare il muscolo. È accaduto ieri pomeriggio, in un roveto intorno a Gaiazza, in Valpolcevera. Il cinghiale è morto, ucciso dal cacciatore; il cinghialista, invece, è ricoverato al San Martino. Damiano Fazzari, 45 anni, residente a Murta e titolare della trattoria I Monelli di Bolzaneto guarirà in una trentina di giorni: i denti dell'animale hanno lasciato segni profondi e le zanne un taglio di dodici centimetri. Per riacquistare la piena mobilità della gamba è stato operato dai chirurghi del San Martino.
Le due del pomeriggio, nei boschi intorno a Gaiazza. È da oltre cinque ore che i venticinque cinghialisti della squadra Genova 91 battono le colline della Valpolcevera. Alle sette del mattino stavano già perlustrando la zona alla ricerca delle tracce degli ungulati. Alle nove la battuta ha avuto inizio, i cani sono stati sguinzagliati dietro ai cinghiali. Qualche ora dopo la Genova 91 aveva già abbattuto due animali. «I cani però continuavano a puntare, c'era ancora un cinghiale. Ad un certo punto sono entrato in una zona piena di spine e di rovi ed ho visto quel bestione: ho sparato due volte e forse l'ho anche colpito. Lui è fuggito, i cani gli sono andati dietro. Ho visto che un compagno di caccia ha sparato ancora da una postazione fissa. Sentivo i cani che erano intorno al cinghiale e allora sono sceso nella macchia per dargli il colpo di grazia. Ho sparato un colpo a terra, per far allontanare i segugi. Ho fatto qualche passo, poi è stato un attimo». Il racconto di Damiano Fazzari si fa concitato: è la sua avventura, l'epopea che riempirà di chiacchiere le serate nella sua trattoria. «Il cinghiale era ferito, è scappato per cinque o sei metri e poi si è fermato. All'improvviso si è voltato ed ha caricato». Fazzari ha perso l'equilibrio ed è caduto di schiena. Il grosso cinghiale lo ha azzannato al polpaccio sinisto, poi lo ha infilzato con la zanna. «Loro fanno così, quando attaccano - spiega il ferito - Per fortuna avevo ancora il fucile in mano ed ho sparato due volte. L'ho visto crollare pochi metri dopo».
Fazzari è stato soccorso dai compagni, medicato dal medico dell'automedica del 118 e traportato al San Martino. «Lo abbiamo portato sulla strada, poi sono arrivati i soccorsi. Questa volta Damiano, che è un cacciatore esperto, se l'è vista davvero brutta - dice Arnaldo Ferrero, 65 anni, carrozziere con la passione della caccia - I cinghiali sono pericolosi quando caricano, infilzano e strappano. Lo fanno soprattutto coi cani, c'è stato un anno che abbiamo speso 6 mila euro dai veterinari per far curare i nostri segugi feriti».
Damiano Fazzari resta ricoverato al San Martino. Nella tarda serata di ieri, i chirurghi lo hanno operato alla gamba sinistra.
Alessandra Costante
(Il Secolo XIX)

Parte un colpo di doppietta: cacciatore ferito dall'amico
La battuta di caccia organizzata da due amici di vecchia data stava per trasformarsi in tragedia. Come tutte le domeniche, anche ieri mattina i due, doppietta in spalla, si sono avventurati nei boschi della Valchiusella, nel Canavese, alla ricerca di selvaggina. Ma, complice il terreno reso scivoloso dalle pioggie abbondanti cadute nei giorni scorsi, uno dei due cacciatori ha perso l'equilibrio ed e' caduto, lasciando partire accidentalmente un colpo. La rosa di pallini si e' andata a conficcare proprio nella schiena dell'amico, Diego R., di 38 anni.
Sotto shock, il compagno di caccia, che ha 50 anni, e' riuscito a chiamare subito il 118: Diego e' stato trasportato d'urgenza al Pronto Soccorso dell'ospedale Molinette, dove i medici l'hanno sottoposto a un intervento chirurgico: ora e' fuori pericolo di vita. (M.M./ass)
(Leggo Online)

 

13 ott

Muore nel capanno da caccia
ISEO - È morto in un capanno di caccia, forse senza neppure avvedersene, nella serena tranquillità dei boschi, mentre si dilettava con la sua passione preferita. Se n'è andato così, in solitudine, Giuseppe Foresti, settantanovenne iseano (era nato nel 1925), pensionato da tempo, ma ancora in buone condizioni di salute e soprattutto particolarmente attivo in un periodo come quello della caccia, atteso, da chi come lui aveva nell'anima questa passione, praticamente per tutto l'anno. Giuseppe anche ieri mattina si è svegliato presto, prima del sorgere del sole, come sempre nelle giornate in cui raggiungeva il capanno. Dopo aver caricato sulla macchina le gabbie con i «richiami» ha raggiunto la località Navezze (poco dopo Bosine), sopra Iseo, dove da moltissimi anni aveva il suo capanno. Aveva da poco parcheggiato l'auto, aveva scaricato le prime gabbie e le ha portate con sé nel casottino d'appostamento. E probabilmente proprio in quel momento, prima di riuscire a finire l'operazione di scarico degli uccelli, è stato colto dal malore che gli ha tolto la vita. Allarmata dal mancato rientro del marito per il momento del pranzo, un ritardo davvero insolito, poco dopo mezzogiorno la moglie Paola ha avvisato il figlio Paolo, che immediatamente è partito verso la montagna. Ed è stato proprio lui ha trovare suo padre riverso sul pavimento, ormai privo di vita. Giuseppe Foresti («Beppe», per tutti, a Iseo) era molto conosciuto nel paese sebino. La notizia della sua morte ed i particolari della tragica vicenda si sono ben presto diffusi tra la gente, di bocca in bocca. L'uomo aveva già accusato, anni fa, problemi cardiaci, ma sembrava essersi ripreso bene e, pressoché quotidianamente, saliva fino al bosco per sistemare e curare al meglio la «posta», per cacciare, o per coltivare il suo orto durante l'estate. La salma di Beppe Foresti è stata ricomposta all'obitorio dell'ospedale di Iseo, i funerali sono previsti per domani.
(Giornale di Brescia)Torna Su

Un vicentino ne avrà per almeno trenta giorni. Ma chi ha sparato?
Colpito a un occhio da una fucilata Ricoverato dopo l'incidente di caccia
(d. n.) Gilberto Crestanello non sa chi ringraziare. Da qualche giorno è ricoverato nel reparto di oculistica del S. Bortolo e la prima prognosi è di un mese. Un pallino di cartuccia sparata da un cacciatore lo ha colpito molto vicino ad un occhio provocandogli una seria e profonda ferita. I medici sono fiduciosi, ma lui è giustamente infuriato.
L'incidente di caccia, non certo il primo in questo avvio di stagione venatoria, è accaduto l'altra mattina. Crestanello, 58 anni, che abita con la famiglia a Creazzo in via Carpaneda, è a sua volta un cacciatore ed era partito di buon mattino per una battuta.
Mentre gironzolava alla ricerca di qualche preda, ha sentito partire un colpo da non molto lontano e subito un forte bruciore ad un occhio. Quando si è accorto che la mano appoggiata in viso per proteggersi era piena di sangue ha capito di essere stato colpito ed ha dato l'allarme.
Crestanello è stato accompagnato con urgenza in ospedale a Vicenza, visitato al pronto soccorso e immediatamente ricoverato in oculistica. Fortunatamente il pallino non lo ha centrato dritto nella pupilla, è stata una questione di millimetri. I medici lo hanno operato per togliergli il piombino e gli hanno diagnosticato una lesione profonda. Ma avrebbe potuto andargli molto peggio; dovrà restare qualche altro giorno in ospedale, poi a riposo per almeno un mese.
Crestanello non ha idea di chi lo abbia colpito. La dinamica è tutta da chiarire e non è da escludersi la possibilità, secondo i famigliari, che il responsabile non se ne sia neanche accorto. Il ferito sta valutando l'ipotesi di presentare una denuncia.
(Il Giornale di Vicenza)Torna Su

15 ott

 

COLLE BRIANZA Fucilate troppo vicino alle case e animali domestici a rischio - Il sindaco: «Limiteremo il traffico» È guerra tra gli abitanti di Campsirago e i cacciatori
COLLE BRIANZA Cani e gatti vestiti con colori brillanti. Non è una moda e neppure una scelta hippy quella che, nelle ultime settimane, ha spinto gli abitanti di Campsirago a far indossare capi d'abbigliamento ai propri animali domestici. Si tratta piuttosto di una trovata semplice ma efficace per evitare che qualche cacciatore scambi il micio di casa per una lepre o un cane per un fagiano. L'inizio della stagione di caccia, per le dodici famiglie residenti nella frazione medievale è infatti coinciso con l'avvio di un calvario. Racconta una di loro che giovedì sera ha guidato una piccola delegazione dal sindaco: «Sparano a poca distanza dalle abitazioni, spesso non rispettano la fascia dei 150 metri, lasciano bossoli ovunque e con le auto entrano dove non dovrebbero. A volte, li si vede girare per i boschi, con il fucile carico, quando invece tutti sanno che, mentre ci si muove, la doppietta dovrebbe essere scarica. Come se non bastasse, litigano con chi abita qui. Si comportano come se fossero i padroni». Giovedì mattina, quando i residenti hanno nuovamente sentito esplodere colpi di fucile vicinissimi alle abitazioni, c'è stato l'ennesimo scontro che è ben presto degenerato in insulti. Immediatamente sono state avvertite le guardie forestali, ma quando gli uomini della vigilanza sono arrivati sul posto, i cacciatori se l'erano già data a gambe levate. In serata, così, i residenti hanno chiesto e ottenuto un incontro. Il sindaco ha assicurato piena collaborazione. «A coloro che devono vigilare - ha annunciato - chiederò di intensificare i controlli. Per quello che invece riguarda l'amministrazione comunale, farò immediatamente pubblicare l'ordinanza che trasforma in zona a traffico limitato la strada che conduce al borgo». In tal modo, i cacciatori dovranno prima di tutto farsi una bella passeggiata. Fabrizio Alfano
(La Provincia di Lecco)

 

 

17 ott

Cacciatore muore d'infarto durante battuta al cinghiale
L'uomo lavorava come bidello nella scuola media di Alassio
Albenga Tragica battuta di caccia ieri mattina nella zona di Vellego, frazione di Casanova Lerrone. Rocco Buccina, 56 anni, è stato trovato privo di vita nei pressi di una radura dove era appostato in attesa del possibile passaggio di un cinghiale. L'uomo, forse,appena imbracciato il fucile, è stato colpito da infarto e si è accasciato al suolo. Non vedendolo apparire sulla radura, nonostante le diverse chiamate effettuate via radio dai compagni di caccia, l'uomo veniva trovato e soccorso, ma senza risultato. Scattato l'allarme sul posto giungeva una squadra del Soccorso Alpino di Savona che provvedeva al trasferimento del cadavere alla camera mortuaria dell'ospedale di Albenga. Stando ai primi accertamenti medico legali il cacciatore sarebbe stato stroncato da infarto fulminante.
Rocco Buccina, vedovo da alcuni anni, viveva con i due figli, un maschio e una femmina, a Ceriale, ma lavorava da tempo come bidello presso la scuola Media "Ollandini" di Alassio. Appassionato di caccia al cinghiale, faceva parte della squadra di Vellego, non perdeva battuta e dall'apertura dell'attività venatoria, nonostante da un po' di tempo accusasse forti dolori a un braccio, non si era mai perso d'animo. «Non ho parole. E' una grave perdita anche per la scuola dove si prestava per qualsiasi intervento soprattutto per la custodia e la perfetta manutenzione della palestra». Così Loredana Nattero, preside della Media di Alassio, ieri sera, dopo aver appreso la terribile notizia, ha ricordato il suo collaboratore.
Rocco Buccina è stato rinvenuto cadavere in località"Pozzi". Accanto a lui il fucile e la radio ricetrasmittente accesa.
(Il Secolo XIX)

Doppio intervento dell'eliambulanza al Blumone e Passabocche
Cacciatore cade in montagna È in gravi condizioni al Civile
È ricoverato in Seconda Rianimazione al Civile di Brescia, in gravi condizioni, un cacciatore di Breno caduto ieri pomeriggio in montagna, nella zona del monte Blumone, tra la Valcamonica e la Valsabbia. La prognosi del ferito è riservata. Il cacciatore, che si trovava in compagnia del figlio e di alcuni amici nei pressi del Passo del Termine, a 2300 metri di altitudine, sarebbe scivolato, finendo su una cresta che si è sfaldata. Il cacciatore è caduto, insieme al terriccio, per molti metri a valle, andando a finire su un masso in mezzo a un torrente. Sono stati il figlio ed i compagni di caccia a chiedere l'intervento del 118 e del Soccorso alpino della Quinta delegazione della Valcamonica.
Il recupero non è stato semplice. Gli uomini del 118 hanno dovuto faticare per individuare il ferito e anche per imbragarlo e caricarlo sull'eliambulanza. Valerio Zani, coordinatore del Soccorso alpino camuno, riferisce che il cacciatore ferito è scivolato da una zona innevata. L'elicottero ha dovuto prima imbragarlo e trasferirlo con il verricello in una zona meno impervia. Qui il medico della squadra di pronto soccorso dell'eliambulanza (composta da cinque uomini) ha potuto prestargli le cure e sistemarlo sulla barella, che è stata poi issata sull'elicottero. Poco dopo le ore 16 l'elicottero del 118 è atterrato nella piazzola del Civile.
Subito dopo il pilota dell'eliambulanza è dovuto decollare ancora per raggiungere il lago d'Iseo: da Passabocche, sopra Pisogne, era richiesto un intervento per portare soccorso a una donna cardiopatica che stava male. La donna che presenziava a una commemorazione - si stava scoprendo una targa in memoria di una persona scomparsa - non poteva essere raggiunta da un'ambulanza. Era troppo distante da una strada percorribile da un tradizionale mezzo di soccorso. La signora non era in pericolo di vita, ma aveva bisogno di essere soccorsa e controllata da un medico al più presto, per evitare che le sue condizioni peggiorassero. Anche in questo caso il soccorso non è stato dei più semplici, perchè l'eliambulanza non è potuta atterrare: il pilota l'ha tenuta ferma mentre un sanitario si è calato con il verricello. Poi la donna è stata imbragata e caricata sull'elicottero. Il cavo è stato nuovamente calato e anche il sanitario, sceso a terra per soccorrere la signora, è risalito in elicottero. Quando tutti erano a bordo, il pilota ha potuto muovere l'eliambulanza e volare velocemente in direzione di Brescia. La signora è stata portata in ospedale dove è stata affidata ai medici del Pronto soccorso. Le sue condizioni pare che non destino preoccupazioni.
(BresciaOggi)

Incidente
È finita male la battuta di caccia per Ivo Caola, albergatore di Campiglio. L'uomo ieri aveva programmato un'uscita verso la val Nambrone in compagnia di alcuni amici di Campiglio. Una banale scivolata gli ha provocato un forte dolore ad una gamba, tanto da rendere impossibile proseguire la gita o anche tornare a valle. È stato lo stesso Caola a chiedere aiuto al soccorso alpino di Campiglio. Il responsabile della stazione, Adriano Alimonta, ha individuato con precisione il luogo dove si trovava l'infortunato. Il gruppo era nei pressi di malga Valchestria, sopra Sant'Antonio di Mavignola intorno a quota 1800 metri. Un recupero a piedi avrebbe richiesto troppo tempo e così si è deciso di far intervenire sul posto l'elicottero del 118. Il mezzo, dopo essere decollato da Trento, in breve ha raggiunto il Brenta. Caola è stato caricato a bordo e trasferito in ospedale per gli accertamenti del caso.
(L'Adige)

 

18 ott

Scivola e resta dieci ore in un canale: muore cacciatore
Nel Pavese, la vittima è un settantenne di SeriateForse è scivolato per un malore, un infarto o un aneurisma durante una battuta di caccia, ed è rimasto 10 ore in un fossato nella campagna pavese di Corteolona. Vincenzo Vendola, pensionato settantenne di Seriate, è morto sabato intorno a mezzanotte al policlinico San Matteo di Pavia, un paio d'ore dopo essere stato ritrovato in gravissime condizioni.
Il pensionato era partito al mattino per una battuta di caccia con un compagno, poi in tarda mattinata i due si erano separati, con l'accordo di ritrovarsi a mezzogiorno. Non vedendolo, il compagno ha avvisato i carabinieri. Per tutto il pomeriggio le ricerche non hanno dato frutto, solo verso le 22 i volontari a cavallo della protezione civile sono riusciti a trovarlo.
Il pensionato era supino in un fossato, poche decine di metri dal luogo in cui avrebbe dovuto incontrare il collega. «Non aveva ematomi o ferite - racconta l'amico -, si muoveva, mi ha stretto una mano anche se non era cosciente. I medici hanno tentato di rianimarlo con un massaggio cardiaco, poi è stato trasportato all'ospedale». Vendola, che era nato a Bergamo ma da 40 anni viveva a Seriate, lascia la moglie e due figli.
E un altro cacciatore di 55 anni rischia di perdere un occhio dopo essere stato colpito al volto da pallini di rimbalzo quasi sicuramente contenuti nella cartuccia sparata da un compagno durante una battuta a Bottanuco.
(L'Eco di Bergamo)

Fuoristrada nel canale, muore cacciatore
Tragico incidente sull'Appennino forlivese, la vittima un'80enne toscano
FORLI', (17 ott. 2005) - Un cacciatore toscano, Bruno Bartolozzi, di 80 anni e' morto questa mattina sull'Appennino forlivese annegando nel fuoristrada su cui viaggiava. L'auto è caduta nel fiume Rabbi, in localita' San Zeno, nei pressi del comune di Premilcuore.
La vittima, residente a Pelago in provincia di Firenze, era in una comitiva di cinque cacciatori tutti a bordo di un Toyota fuoristrada. Il mezzo, nel tentativo di raggiungere un guado naturale, ha imboccato una strada sterrata che costeggia il corso d'acqua che per le piene dei giorni scorsi aveva eroso oltre un metro di terreno sotto alla sede stradale.
Quando la ruota anteriore del mezzo ha raggiunto il tratto piu' compromesso, la strada ha ceduto improvvisamente e il fuoristrada e' caduto in acqua da un'altezza di circa due metri ribaltandosi. L'abitacolo del mezzo si e' riempito d'acqua: quattro sono riusciti ad uscire, ma Bartolozzi, che sedeva accanto al guidatore, non ce l'ha fatta.
(EmiliaNet)

Cacciatore ferito da un compagno rosa di pallini in faccia, occhio a rischio
Incidente di caccia nelle campagne di Bottanuco, dove un cacciatore è stato colpito per errore da un compagno di battuta e si trova ora ricoverato ai Riuniti di Bergamo. Rischia di perdere un occhio. Il ferito è un 55enne di Bottanuco ed è stato colpito da una rosa di pallini in faccia. Per soccorrerlo è intervenuto anche l'eleicottero e in un primo tempo è stato trasportato al policlinico di Ponte San Pietro. Poi è stato trasferito a Bergamo.
L'uomo era impegnato questa mattina con altri cacciatori in una battuta alla lepre, nelle campagne intorno a Bottanuco. Improvvisamente, però, è rimasto colpito da un colpo esploso da un compagno. La dinamica dei fatti è ancora da accertare con precisione.
(L'Eco di Bergamo)

 

19 ott

Cacciatore precipita in un dirupo
CESENA -Molta paura e qualche contusione. Si è chiusa in modo positivo una vicenda che nel primo pomeriggio di ieri ha visto coinvolto un cacciatore di 69 anni. L'uomo in un primo momento sembrava molto grave. Per fortuna è stata solo un'impressione del primo momento.E' successo nel primo pomeriggio a Santa Lucia, frazione di Roversano. Un uomo di 69 anni era a caccia. Stava attraversando un podere di proprietà di amici. Ad un certo punto è scivolato ed è finito in un dirupo. Un'ambulanza lo ha trasportato al Pronto soccorso dell'ospedale Bufalini. Preoccupava soprattutto la botta subita alla schiena. Gli esiti radiologici hanno dato un esito negativo e in serata è stato dimesso.
(Corriere Romagna)
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La lunga storia dei sostenitori della caccia: una lobby trasversale che non è mai stata battuta e ha ottenuto tutto ciò che chiedeva
E il partito delle doppiette torna sul piede di guerra
di FILIPPO CECCARELLI
"C'È UNA Repubblica nella Repubblica, ed è quella dei cacciatori - tuonava invano Francesco Rutelli ormai più di vent'anni orsono - una lobby più potente delle stesse istituzioni". Non c'era allora l'epidemia aviaria: e uno fra i più aggressivi gruppi di pressione, il partito delle doppiette, abile a strappare solo per sé leggi e concessioni non pensava nemmeno di potere un giorno vedersela con i virus, e quindi con la salute pubblica.
Vigeva, a quei tempi, un vero e proprio compromesso storico venatorio. Presidente della Federcaccia era il democristiano Giacomo Rosini, che oltre alle doppiette bianche rappresentava il mondo vitale degli armieri di Brescia; mentre il senatore comunista Carlo Fermariello, storico leader dell'Arci Caccia, recava in dote all'intesa centinaia di migliaia di cacciatori delle regioni rosse. Ma a differenza dal compromesso storico, il Psi era parte integrante di quel patto. A via del Corso, per anni, aveva comandato uno dei più appassionati cacciatori che la vita pubblica italiana abbia mai contemplato: il professor Francesco De Martino, che appena possibile si dileguava da Roma e dagli affari politici - una volta glielo rinfacciò anche il suo avversario Giacomo Mancini - per andare a sparacchiare a beccacce e fagiani.
In questo solo, c'è da dire, i socialisti andavano d'accordo con i socialdemocratici. A tarda età, raggiunto il Quirinale, Giuseppe Saragat era letteralmente impazzito per la caccia. La sua stagione culminò in spaventose carneficine - la dolente contabilità è annotata dal funzionario Mureddu ne "Il Quirinale dei presidenti" (Feltrinelli, 1982) - e banchetti luculliani riservati ai notabili. E se proprio occorre aggiungere qualche altra rimarchevole figura all'antico "partito delle doppiette", beh, dopo tutto i liberali avevano eletto a Palazzo Madama una figura affidabile come Pietro Fiocchi, che come imprenditore produceva le rinomate e omonime cartucce. Oltre a una serie di leggi ad hoc. In più, ai suoi tempi, l'ecologia non era di moda; e tutto insomma si risolveva a favore della caccia.
"C'è una Repubblica nella Repubblica", protestava dunque Rutelli. Ebbene: nulla sostanzialmente è accaduto, dai primissimi anni ottanta, perché quel suo antico giudizio possa ritenersi contraddetto o superato. E' la lobby delle doppiette, semmai, che si è evoluta, in qualche modo addirittura anticipando le svolte della politica. Nella primavera del 1990 era addirittura sfilato per le vie della capitale, dando un segno di dignità e visibilità. Per il resto, sapeva ben districarsi sul piano della guerriglia in Parlamento. Momento decisivo, il varo, alle 4 di mattina, della legge quadro sulla caccia, nel gennaio del 1992, pochi mesi prima che crollasse la Prima Repubblica.
Ma a quel punto, lungi dall'essere sommerso, anzi forte di un'uscita pubblica che gli dato dignità e visibilità, il mondo venatorio ha mollato i grandi partiti sparpagliandosi fra i piccoli e i piccolissimi senza più residue remore ideologiche, ma anche senza mai prendere di petto con arroganza il mondo ambientalista, che cresceva, ma perdeva peso. Mentre in modo del tutto speculare i cacciatori diminuivano, guadagnando però potere e influenza.
Forse proprio perché la loro lobby s'era fatta flessibile, pragmatica, trasversale. E tale è rimasta, per cui fino a ieri, a Montecitorio, su certi provvedimenti un cacciatore assatanato e un esperto del ramo come il leghista Luigino Vascon si coordinava tranquillamente con l'ex ministro Katia Bellillo, che sarà pure dei comunisti italiani, ma prima ancora è umbra, e dalle sue parti il sabato e la domenica ci si alza quando ancora è buio e si va a sparare, non ci sono santi.
Chiedere conferma al ministro dell'ambiente Matteoli, che è di An, ma al dunque resta soprattutto toscano. Nella sua regione vive un sesto dei cacciatori italiani: come potrebbe, proprio lui, metterseli contro?
All'unisono con i produttori di armi e con i commercianti di articoli venatori, nel frattempo il partito della caccia ha depotenziato un paio di minacciosi referendum ottenendo tutto quello che era possibile desiderare dalle istituzioni: calendari, pre-aperture, proroghe, deroghe, sconti, blocco di direttive europee, restrizioni di zone protette, invenzione di spazi "contigui", estensione di specie cacciabili.
Ormai da un quarto di secolo il simbolo animalesco e quindi primario di questo potere si condensa in alcune specie di uccellini: il fringuello, la peppola, il passero, il francolino. I cacciatori non si rassegnano a rinunciarvi, e in un modo o nell'altro, contro tutto e contro tutti, sono sempre riusciti a renderne possibile la caccia. Più che una prova di forza, una questione di principio. Quando il divieto fu fissato a livello europeo, si riuscì a disattenderlo a livello nazionale; quando gli ambientalisti imposero al governo di centrosinistra un "decreto salva-peppola" - e 80 deputati dell'Ulivo proclamarono il loro disappunto - la questione degli animaletti venne inopinatamente a sminuzzarsi lungo un orizzonte regionale. E la lobby, cui non hanno mai difettato le strategie comunicative, invocò la liberalizzazione, il federalismo, la deregulation.
Per certi versi - e non era facile - i cacciatori sono riusciti addirittura a rovesciare l'immagine tendenzialmente violenta che li penalizzava. Così oggi fanno cultura e difendono la natura, e infatti i rappresentanti delle associazioni venatorie stanno nelle commissioni di studio, consigliano ministri e assessori, partecipano alle decisioni negli organi di autogoverno ambientale. E forse i cacciatori italiani sono cambiati per davvero. E forse, com'è nelle speranze, anche in meglio.
Ma adesso? Beh, adesso, con il virus dell'aviaria, con il pericolo vissuto davvero in prima linea, hanno davanti una bella occasione per dimostrarlo. Riporre la doppietta: solo per un po'. Una prova di responsabilità e di maturità, un sacrificio di passione, in fondo, per restituire a tutti quel tanto che da tutti hanno ricevuto.
(La Repubblica)

 

20 ott

 

Rischia l'occhio per una fucilata
CESENATICO - Un incidente di caccia ha contrassegnato e movimentato la mattinata di Sala, ai confini con il territorio di S. Angelo di Gatteo.Un uomo è finito davanti ai carabinieri della compagnia di Cesenatico per giustificare, mortificatissimo e sotto shock, l'accaduto. Una ragazza di 31 anni è passata da "un giro per i campi a caccia di rucola ed altre erbe" ad un letto dell'ospedale Maurizio Bufalini di Cesena, dove è ricoverata nel reparto di Chirurgia Maxillo Facciale con un pallino da caccia conficcato in un bulbo oculare.Il tutto è accaduto attorno alle 10.30 quando stava per terminare la una mattinata di caccia un uomo di 66 anni, residente a Sant'Angelo di Gatteo. Si trovava, con alcuni uccelli da richiamo, all'interno di un capanno (nella foto Zanotti) posto nelle campagne di via Staggi. Non è chiaro se dalla distanza di una cinquantina di metri abbia confuso la trentenne per selvaggina. Oppure (e questa pare essere la versione più accreditata) se abbia effettivamente provato a sparare ad una lepre che correva per i campi finendo per colpire (di striscio) al volto la donna. Fatto sta che gli effetti del colpo di doppietta sono stati devastanti.Khaddous Ammouri, la ferita, residente anch'essa a S. Angelo, bracciante agricola, è stata centrata da almeno un pallino da caccia molto vicino ad un occhio.Il cacciatore, appena ha capito cos'era successo, si è attivato per chiamare i soccorsi e far intervenire in via Staggi una ambulanza di Cesena Soccorso. Di lì a poco sul posto sono stati convocati anche i carabinieri di Cesenatico che procedono per le indagini di rito.L'uomo, mortificato e in stato di shock per lo spavento, ha deposto ai militari, raccontando in caserma la versione dell'accaduto. Starà ora all'Arma di Cesenatico decidere quali imputazioni muovere eventualmente a suo carico.La 31enne, arrivata in ambulanza al Pronto Soccorso del Bufalini, dopo gli esami di rito è finita nel reparto di Chirurgia Maxillo Faccciale dove i medici tenteranno di salvarle l'occhio lesionato. La donna, malgrado non sia stata sciolta la prognosi, non è il stretto pericolo di vita.
(Corriere Romagna)

TROPPI CACCIATORI, GITA SCOLASTICA RINVIATA
Escursione scolastica sul Montello rinviata per... caccia , con grande disappunto dei bambini della prima B della media di Biadene di Montebelluna. La gita, programmata in un primo tempo per la settimana scorsa sulle prese 18 e 20 del Montello, era stata rinviata a data da destinarsi a causa delle piogge che violentemente si erano abbattute nella zona e che avevano costretto i responsabili della scuola a posticipare anche il test d'ingresso di educazione fisica in programma in quello stesso periodo.
Viste le giornate di sole dell'ultima settimana, e verificato che anche in questi giorni le previsioni meteo davano al bello, la tanto sospirata escursione sul Montello dei bambini, muniti di scarponi, zainetti e felpe, era stata stabilita questa volta per ieri, mercoledì 19. Ma i genitori sono stati avvertiti con una nota fatta scrivere sui libretti delle comunicazioni che tutto era nuovamente rinviato. Il motivo: il mercoledì è un giorno aperto alla caccia e sul Montello i cacciatori sono numerosissimi.
Pare che a dare l'informazione agli insegnanti sia stata la mamma di un alunno che abita sul Montello e che conosce alla perfezione le abitudini dei cacciatori. Repentino dunque il dietro front deciso dalla scuola per non esporre i bambini a inutili rischi e magari a spettacoli di prede abbattute, e ulteriore rinvio dell'escursione sul Montello che ormai le "matricole" della prima B vedono come un miraggio. Il tempo però di conoscere alle perfezione i giorni d'uscita dei cacciatori e dei loro cani e questa tanto attesa gita, più volte rinviata, verrà sicuramente fatta. E' quanto si augurano alunni e insegnanti.
Luciano Beltramini
(Il Gazzettino)

 

21 ott

NIMIS L'incidente l'altro ieri a Cergneu durante una battuta di caccia al cinghiale. L'uomo è in ospedale
Cacciatore scivola e si spara al piede
Nimis
Un cacciatore di Nimis si è sparato accidentalmente a un piede durante una battuta di caccia al cinghiale ed è finito all'ospedale. È successo l'altro ieri pomeriggio nella zona di Cergneu. L'uomo era in compagnia di un amico. Assieme stavano risalendo un pendio, quando ha perso l'equilibro. Stava cadendo e il fucile gli è scivolato dalla spalla. Per afferrarlo al volo, il cacciatore ha premuto involontariamente il grilletto ed è partito un colpo che lo ha raggiunto al piede.
G.F., sessantunenne di Nimis, è stato portato in ospedale a Udine, dove è stato accolto nel reparto di Ortopedia e sottoposto a un intervento chirurgico. Il proiettile (la caccia al cinghiale viene fatta con munizioni a palla) fortunatamente non gli ha provocato gravi lesioni. La prognosi di guarigione è di una ventina di giorni salvo complicazioni.
Sull'infortunio sono in corso accertamenti da parte degli agenti del posto fisso di polizia, i quali dovranno ricostruire la dinamica dell'incidente per escludere eventuali responsabilità da parte di altre persone. Il ferito, ad ogni modo, era a caccia regolarmente e ha già chiarito di essersi sparato da solo accidentalmente.
(Il Gazzettino)
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23 ott

 

FARRA Incidente a Malga Mezzomiglio, ferito il presidente della Riserva, dipendente di Veneto Agricoltura
Cacciatore impallinato rischia la vista
Il colpo partito dalla doppietta di uno dei due amici durante una battuta alla beccaccia
Farra d'Alpago
Poteva scapparci il morto, invece è finita con un'impallinata in faccia, al petto e al braccio. E' successo ieri mattina verso le nove durante una battuta di caccia nella riserva di Farra d'Alpago. Vittima dell'incidente di caccia è Fabio Sperti, 41 anni, presidente della Riserva di caccia e dipendente di Veneto Agricoltura, su di un costone tra la Val Faldina e la Malga Mezzomiglio. L'uomo era con due amici, Franco Ciprian e Gianluigi Bino, che fa il poliziotto.Il terzetto di Spert, spesso insieme per coltivare questa passione, aveva iniziato una battuta alla beccaccia verso le 7.30. Un'ora e mezza dopo è successo il grave incidente, in località Prese. Come si fa in questo genere di caccia, il cane da ferma stana l'uccello che sta molto in basso e le doppiette, di solito in cerchio intorno all'area, sono pronte a sparare rapidamente. Non è facile, tant'è che nel carnire c'era un solo esemplare. In questo caso la dinamica è ancora al vaglio dei carabinieri della stazione di Puos d'Alpago, intervenuti sul posto. Pare di capire che uno dei tre, Franco Ciprian, di 62 anni, abbia sparato un colpo col suo fucile calibro 12 all'indirizzo della beccaccia mentre si trovava dietro Fabio Sperti senza poterlo vedere a causa della vegetazione. «Non ho visto direttamente, perché mi trovavo spostato - racconta Bino - ma il colpo sparato da Ciprian è andato in direzione della beccaccia e probabilmente alcuni pallini, di rimbalzo contro i rami degli alberi, hanno colpito Sperti che si trovava forse a una ventina di metri più avanti».
Uno lo ha raggiunto nella parte alta del petto, vicino al collo, un paio si sono conficcati nella mano destra, un altro paio sulla guancia e uno nella regione dell'occhio. Il poveretto, sanguinante, è stato subito soccorso dagli altri due, che hanno dato l'allarme. Sul piazzale della Malga, non lontano dal luogo dell'incidente, dove Sperti è riuscito ad arrivare non avendo perso conoscenza, è atterrato pochi minuti dopo un elicottero del Suem che in quel momento si trovava a Belluno per un'esercitazione di protezione civile. Era pronta a intervenire anche la squadra dell'Alpago del Soccorso alpino. Il personale medico, al quale ha raccontato di essersi ferito accidentalmente, gli ha riscontrato le ferite e un pallino che sembrava essere entrato nella sclera dell'occhio. Il paziente vedeva ombre. Gli sono stati somministrati farmaci di sostegno e antidolorifici e subito è stato avvolto in una coperta termica, perché aveva freddo, il suo corpo perdeva calore.
Al pronto soccorso dell'ospedale di Belluno i medici gli hanno presto le prime cure prima di trasferirlo nell'unità operativa di oculistica, dove più tardi è stato sottoposto a un intervento chirurgico che è riuscito. Bisognerà vedere nei prossimi giorni se la vista tornerà normale. Per ora la prognosi è di 30 giorni.
Flavio Olivo
(Il Gazzettino)

 

Cacciatore colto da malore Soccorso dei Vigili del fuoco
SASSOFELTRIO - La nebbia e le condizioni impervie del terreno avevano reso difficile a tal punto il soccorso del 118, tanto da richiedere l'intervento dei Vigili del fuoco di Novafeltria per soccorrere un cacciatore colto da malore.L'uomo, originario di Gradara, si era recato a caccia insieme ad altri amici nella località di Fratte, nel Comune di Sassofeltrio. Erano più o meno le 8.40 di ieri mattina quando l'uomo si è accasciato a terra, colpito da un attacco cardiaco.Le persone che insieme a lui si trovavano sul posto hanno subito chiamato i soccorsi ma i medici del 118, non riuscendo ad attraversare il fosso al di là del quale si trovava l'uomo, hanno chiesto l'aiuto dei pompieri arrivati sul posto con un mezzo speciale, un Defender.Attraversato il fosso con una barella hanno trasportato il cacciatore colto da malore sul loro mezzo e da qui in ambulanza dove ha ricevuto i primi soccorsi.
(Corriere Romagna)

 

24 ott

 

GORIZIA
Incidente di caccia, si spara per errore ad un piede
Un cacciatore di Monfalcone (Gorizia), M.T., di 77 anni, è rimasto ferito ieri dopo essersi sparato accidentalmente ad un piede mentre era impegnato in una battuta di caccia nella campagna di Staranzano. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia del Commissariato di Monfacone, l'anziano, che si trovava in compagnia di altri due cacciatori, è inciampato mentre stava camminando sul terreno accidentato di un campo di granoturco
(Il Gazzettino)

 

25 ott

 

TRAGEDIA SFIORATA
Parte un colpo all'amico, rischia la vista
Incidente di caccia in Croazia tra corinaldesi. Fernando Mazzatinti operato a Zagabria
di MATTEO BETTINI
CORINALDO - Rischia di perdere la vista a un occhio per un incidente di caccia avvenuto domenica in Croazia. Fernando Mazzatinti, 37 anni, è stato colpito da una parte della rosa di pallini sparati dal fucile dell'amico che stava cacciando con lui, Gianfranco Pascucci, anch'egli corinaldese. Ieri è stato operato all'ospedale di Zagabria e la prognosi, al momento, resta riservata anche se l'uomo non corre pericolo di vita.
I due erano partiti lo scorso fine settimana, insieme ad altri appassionati della doppietta, dal porto di Ancona. Una volta giunti a Zara si sono spostati una quarantina di chilometri all'interno, in un'area boschiva molto ricca di selvaggina e abitualmente frequentata dai cacciatori italiani. I due erano impegnati in una battuta quando dal fucile di Pascucci, che con ogni probabilità è inciampato, è partito accidentalmente un colpo da distanza abbastanza ravvicinata.
La rosa di pallini avrebbe potuto anche risultare letale. Fortunatamente non è andata così, anche se una parte dei piccoli proiettili ha colpito di striscio a un occhio Mazzatinti. Una volta chiamati i soccorsi, caricata la vittima dell'incidente sull'ambulanza giunta da Zara, dopo un rapido consulto medico è stato deciso di trasferire il cacciatore corinaldese a Zagabria, a circa 250 chilometri dal luogo dell'incidente, in un ospedale attrezzato per questo tipo di ferite.
Mazzatinti è stato subito operato all'occhio ed è tuttora ricoverato nel nosocomio della capitale croata, mentre il suo amico veniva sentito dalla polizia locale, che lo ha poi invitato a non lasciare la zona pur non muovendogli al momento alcun addebito di carattere penale. Si tratta di un incidente ma in casi come questi le forze dell'ordine devono ricostruire l'accaduto nei minimi dettagli.
Mazzatinti lavora in un vivaio di piante in zona Nevola. Pascucci, anch'egli di Corinaldo, è di professione muratore.
(Il Messaggero)

 

26 ott

L'INCIDENTE HA COINVOLTO DUE CORINALDESI
Operato all'occhio il cacciatore colpito in Croazia
Il racconto: «Stava usando la videocamera ed era nascosto dai rovi quando l'amico ha sparato»
E' uscito dalla terapia intensiva dell'ospedale di Zagabria dopo un delicatissimo intervento, Fernando Mazzatinti, il 37enne corinaldese ferito accidentalmente venerdì scorso a un occhio da un colpo di doppietta sparato da un suo amico, Gianfranco Pascucci. I due, infatti, con altri conoscenti, si trovavano in Croazia già da alcuni giorni, avendo scelto l'entroterra di Zara per una battuta di caccia. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato quanto poi accaduto.
«Fernando - racconta Emanuela Mencaroni, la sorella della fidanzata di Mazzatinti - stava riprendendo lo scenario con una videocamera, con sé non aveva nemmeno il fucile. Forse si era allontanato dal gruppo o era semi-nascosto dalla fitta vegetazione, non so, fatto sta che Gianfranco, avendo sentito il verso particolare di un uccello, ha fatto fuoco colpendo al volto, seppur di striscio, il suo amico. Il quale, per pura sfortuna, si trovava involontariamente sulla traiettoria: una tragica casualità».
Che però rischia seriamente di far perdere l'uso di un occhio a Mazzatinti. Per conoscere comunque le effettive conseguenze di quanto accadutogli, sarà necessario attendere ancora l'esplicito responso dei medici del nosocomio di Zagabria. «Sta reagendo bene - continua Emanuela - Lo staff dell'ospedale sta provando a fargli muovere qualche passo, chiaramente senza forzare troppo, perché è molto provato, anche se ha espresso il desiderio di poter tornare quanto prima a Corinaldo». Ora ci sono il fratello Claudio e la fidanzata Marinella con lui, a tentare di infondergli coraggio e forza. Non la mamma Leondina né il papà Giuseppe, medico in pensione, però, che ne stanno aspettando con trepidazione il rientro a casa, pur rimanendo costantemente in contatto con la Croazia. Intanto Gianfranco Pascucci si trova sempre a disposizione delle autorità locali poiché, come avviene in questi casi, occorre procedere con il massimo scrupolo per ricostruire la dinamica della vicenda. Non gli è stato mosso però alcun addebito di carattere penale. Fernando Mazzatinti lavora al vivaio Ortofiorito di Corinaldo, in zona Nevola, una scelta, anche questa, dettata dalla sua passione per la natura. Gianfranco Pascucci invece, anche lui di Corinaldo, è un muratore.
M.Bet.
(Il Messaggero)
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28 ott

ALFIANELLO
Cerca funghi e viene colpito da una fucilata
Ha rischiato di morire mentre cercava funghi colpito da una fucilata esplosa da un cacciatore che non si era accorto della sua presenza.
Ferruccio Vecchi, 75enne residente ad Alfianello in via Libertà è stato raggiunto da circa duecento pallini al volto e alla spalla. Trasportato all'ospedale di Manerbio è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all'occhio. Il pensionato non sarebbe comunque in pericolo di vita. L'episodio è avvenuto alle 15 nelle campagne di Alfianello. Ferruccio Vecchi stava perlustrando le sponde di un fosso alla ricerca di chiodini. A circa venti metri di distanza un 56enne del paese era impegnato in un battuta di caccia in compagnia del nipotino. Dalla macchia di arbusti che circonda il corso d'acqua è spuntato un piccolo volatile. Il cacciatore ha sparato senza neppure imbracciare il fucile verso la preda che si trovava proprio sulla traiettoria del cercatore di funghi seminascosto dalla sponda del fossato. La rosa di pallino lo ha raggiunto in pieno alla spalla e al volto.
L'anziano è stato immediatamente soccorso dal cacciatore che lo ha accompagnato in automobile fino al Pronto soccorso di Manerbio. n.s.
(BresciaOggi)

Esplode il fucile, cacciatore ferito
Un 49enne ufficiale della polizia provinciale di Varese, appassionato di caccia, è rimasto ferito in modo serio ad una mano dopo che ieri mattina, durante una battuta nei boschi di Rodero, il fucile è esploso all'improvviso, forse a causa di un proiettile difettoso. Il cacciatore ha avvertito con il cellulare i colleghi della polizia provinciale di Como, esperti della zona. All'arrivo dei soccorsi, sul posto sono giunti anche i mezzi del 118, l'uomo era cosciente, ma sono apparse subito molto gravi le condizioni della sua mano sinistra. L'uomo è stato trasportato all'ospedale Sant'Anna dove è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico
(Corriere di Como)

 

30 ott

 

Fucilata accidentale: cacciatore di Vestone ferito dall'amico
A PERTICA BASSA
PERTICA BASSA - Un incidente di caccia, un colpo partito accidentalmente dal fucile ha raggiunto ad una gamba il compagno di battuta che camminava al fianco. È accaduto nel pomeriggio di ieri ad Avenone, frazione di Pertica Bassa. Secondo le prime informazioni fornite dai carabinieri, un ventisettenne cacciatore del luogo sarebbe inciampato mentre camminava a fianco di un ventinovenne di Vestone. Nella caduta non sarebbe riuscito ad evitare che un movimento scomposto facesse inavvertitamente partire un colpo dal suo fucile. La rosa di pallini ha raggiunto l'amico all'altezza di una gamba procurando una ferita piuttosto seria. In una situazione di emergenza, è stato chiesto al 118 l'intervento dell'eliambulanza del Civile di Brescia. Il cacciatore di Vestone è stato ricoverato all'ospedale cittadino. Anche se grave, non sarebbe in pericolo di vita.
(Giornale di Brescia)

Cacciatore impallinato da un collega
Borso del Grappa
Parte accidentalmente un colpo di doppietta e viene ferito dai pallini. Il fatto è accaduto ieri pomeriggio a Borso del Grappa durante una battuta di caccia fra amici. All'ospedale di Castelfranco è finito E.D.Z., 50 anni, vicentino di San Nazario, investito al volto e all'addome da una rosa di pallettoni. Le sue condizioni, non gravi, sono stazionarie. E gli amici si chiedono come sia potuto succedere questo incidente all'apparenza stupido ma che poteva finire in tragedia.
L'uomo, insieme ad altri amici tutti grandi appassionati dell'attività venatoria, avevano deciso di effettuare una battuta di caccia nella zona di Borso. Dopo qualche ora di caccia è successo l'incidente. Gli amici stavano camminando con i fucili in mano in attesa di avvistare qualche volatile e i cani erano poco più avanti quando da un fucile è partito un colpo in maniera accidentale. La rosa dei pallini ha colpito anche E.D.Z. che era proprio nella traiettoria. Immediatamente è stato soccorso dagli amici che sono andati vicino a una casa nella zona di via Molini. Qui il ferito è stato adagiato ed è stato dato l'allarme al Suem di Crespano del Grappa. I medici in pochi minuti sono arrivati e hanno effettuato i primi interventi. L'uomo infatti aveva sangue un po' dappertutto. I pallini, quasi certamente più di una decina, l'hanno colpito al volto, al collo ed al torace superiore. È stato trasportato all'ospedale di Castelfranco. Ora è sta stabilire se qualche pallino ha colpito anche la zona carotidea e la zona centrale del collo. Comunque le condizioni dell'uomo sono parse discrete e se tutto andrà bene se la caverà con qualche giorno di riposo. Sul fatto stanno indagando i carabinieri di Crespano del Grappa.
(Il Gazzettino)