OTTOBRE 2004

 

Segnalazione di Dino Vecchi (CIA)
Sabato 2 Ottobre 2004 una volontaria dell'ENPA mentre portava a passeggio i cani del locale canile pubblico è stata investita dalla ricaduta di pallini da caccia, per fortuna nessuno ha colpito gli occhi.
Domenica 3 Ottobre c.a. Guardie Zoofile ENPA coadiuvate dal sottoscritto (Volontario e attivista L.A.C.) sono state oggetto di "normale" intimidazione oltre a subire lo sparo di uno sconsiderato che ha aperto il fuoco sulla siepe "senza sapere" che il sottoscritto era dietro. Lo stesso fatto s'è ripetuto dopo qualche ora in un altro luogo.

 

Tortona
Un cacciatore è stato ucciso con un colpo di pistola
Tortona
Un cacciatore è stato ucciso con un colpo di pistola all'addome sparato da un contadino esasperato dal fatto che da tempo i cacciatori gli passano vicino a casa. La vittima è Giancarlo Torriglia, 50 anni, sposato senza figli. Gestiva due centri di analisi mediche a Tortona (Al) e Milano. Ieri verso le 19.30, Torriglia stava tornando a casa dopo una giornata di caccia insieme al cugino Claudio Torriglia, 46 anni, e un altro cacciatore. Avevano i fucili scarichi sulle spalle e stavano rientrando quando, lungo una stradina nel bosco, si sono imbattuti in Alfredo Barberis, 65 anni, agricoltore in pensione che abita lì vicino, infastidito del fatto che spesso i cacciatori passano nelle sue terre, incuranti del divieto. Il diverbio è sfociato in tragedia quando Barberis ha estratto un revolver calibro 38 e ha sparato un colpo all'addome di Giancarlo Torriglia che si è accasciato a terra in una pozza di sangue.

(Il Gazzettino, 3 ottobre 2004)

 

Infastidito da cacciatori impugna una pistola e spara: un morto
TRAGEDIA A TORTONA
TORTONA (Alessandria) - Il passaggio dei cacciatori sul suo campo lo disturbava, era diventato quasi un'ossessione, che a 66 anni l'ha fatto diventare un omicida. Alfredo Barberis, pensionato dell'Interporto di Rivalta Scrivia (Alessandria), è ora in carcere con l'accusa di omicidio volontario: con la sua pistola P38 sabato ha ammazzato un uomo di 50 anni, Giancarlo Torriglia. Ora si difende dicendo che il colpo è partito per sbaglio, dopo esser stato colpito da un calcio. La vittima è un vicino di casa, impegnato con alcuni amici in un battuta di caccia vicino al cascinale di Barberis. L'arrivo delle « doppiette» sul suo campo aveva infastidito il pensionato, così ha preso la Walther regolarmente denunciata e ha raggiunto i cacciatori e li ha accusati di infastidirlo. Il litigio è poi finito nel sangue, sembra, durante una colluttazione.
(Giornale di Brescia, 4 ottobre 2004)

 

Ha ammazzato un uomo di 50 anni a tortona
L'ossessione dei cacciatori trasforma un pensionato in omicida
Oreste Russo
ALESSANDRIA - Il passaggio dei cacciatori sul suo campo lo disturbava, era diventato quasi un'ossessione, che a 66 anni l'ha fatto diventare un omicida. Alfredo Barberis, pensionato dell'Interporto di Rivalta Scrivia (Alessandria), è ora in carcere con l'accusa di omicidio volontario: con la sua pistola P38 sabato ha ammazzato un uomo di 50 anni, Giancarlo Torriglia. Si difende dicendo che il colpo è partito per sbaglio dall'arma, solo perché lui è stato colpito con un calcio. La tragedia si è consumata mentre nelle campagne attorno a Tortona cominciavano a calare le prime ombre della sera, gettando nella disperazione due famiglie che abitano a poche centinaia di metri l'una dall'altra, nelle frazioni tortonesi. Torriglia e Barberis si conoscevano, non si erano mai frequentati, ma neppure avevano avuto screzi, secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri. La vittima era amministratore di uno studio medico di Tortona, dove lavora pure la moglie, Mariella Bertelli, e di una clinica a Milano; senza figli, coltivava l'hobby della caccia e dei cavalli. Abitava in un'elegante villa ristrutturata dove aveva allestito anche una piccola scuderia. Più modesta la casa dell'omicida, un cascinale con un campo, quasi completamente incolto. Barberis curava un piccolo orto e ieri stava tagliando la legna quando Torriglia e i suoi compagni della battuta di caccia, il cugino Claudio, 46 anni, e un amico, gli sono passati davanti. L'arrivo delle "doppiette" vicino a casa sua, sul suo campo, ha infastidito il pensionato, anche perché - come avrebbe raccontato al magistrato - sabato mattina i pallini sparati da qualche cacciatore l'avevano colpito. Un'ennesima provocazione, così almeno ha pensato Barberis. L'uomo è andato in casa, ha preso la P38, regolarmente denunciata, e ha raggiunto i cacciatori, che avevano i fucili aperti e scarichi. Li ha accusati di infastidirlo e il litigio è finito quasi subito nel sangue: dalla pistola è partito un colpo che ha ferito mortalmente Giancarlo Torriglia all'addome. Il cacciatore è stato soccorso dai suoi amici, ma neppure un'ora dopo è morto al pronto soccorso dell'ospedale di Tortona. Nel frattempo, Barberis era tornato a casa, dove i carabinieri l'hanno arrestato in serata. «Tenevo la pistola sempre a portata di mano - ha raccontato al sostituto procuratore Elisabetta Pagliai, che l'ha interrogato nella notte - mi serviva come arma di difesa contro i cagnacci che di notte girano vicino alla mia casa. Ma non ho sparato apposta: il proiettile è partito accidentalmente, quando quel cacciatore mi ha sferrato un calcio al ventre». È la versione che probabilmente ripeterà, oggi, di fronte al gip, nell'udienza di convalida.
(Gazzetta del Sud, 4 ottobre 2004)

 

I cacciatori lo disturbano: pensionato ne uccide uno
TORTONA ( Alessandria) - Il passaggio dei cacciatori sul suo campo lo disturbava, era diventato quasi un'ossessione, che a 66 anni l'ha fatto diventare un omicida. Alfredo Barberis, pensionato dell'Interporto di Rivalta Scrivia ( Alessandria), è ora in carcere con l'accusa di omicidio volontario: con la sua pistola P38 sabato ha ammazzato un uomo di 50 anni, Giancarlo Torriglia. Si difende dicendo che il colpo è partito per sbaglio dall'arma, solo perchè lui è stato colpito con un calcio. La tragedia si è consumata mentre nelle campagne attorno a Tortona cominciavano a calare le prime ombre della sera, gettando nella disperazione due famiglie che abitano a poche centinaia di metri l'una dall'altra, nelle frazioni tortonesi. Torriglia e Barberis si conoscevano: non si erano mai frequentati, ma neppure avevano avuto screzi, secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri. La vittima era amministratore di uno studio medico di Tortona e di una clinica a Milano. Senza figli, coltivava l'hobby della caccia e dei cavalli. Abitava in un'elegante villa ristrutturata dove aveva allestito anche una piccola scuderia. Pi ù modesta la casa dell'omicida, un cascinale con un campo, quasi completamente incolto. Barberis curava un piccolo orto e sabato stava tagliando la legna quando Torriglia e i suoi compagni della battuta di caccia, il cugino Claudio, 46 anni, e un amico, gli sono passati davanti. L'arrivo delle doppiette vicino a casa sua, sul suo campo, ha infastidito il pensionato, anche perchè - come avrebbe raccontato al magistrato - la mattina i pallini sparati da qualche cacciatore l'avevano colpito. L'uomo è andato in casa, ha preso la P38, regolarmente denunciata, e ha raggiunto i cacciatori, che avevano i fucili aperti e scarichi. Li ha accusati di infastidirlo e il litigio è finito quasi subito nel sangue: dalla pistola è partito un colpo che ha ferito mortalmente Giancarlo Torriglia all'addome.
(Gazzetta di Parma, 4 ottobre 2004)

 

Colpisce mortalmente cacciatore
Il passaggio dei cacciatori sul suo campo era diventato quasi un'ossessione. Che, a 66 anni, l'ha fatto diventare un omicida. Alfredo Barberis, pensionato di Rivalta Scrivia (Alessandria), è in carcere con l'accusa di omicidio volontario, dopo che la sua pistola P38 sabato ha ucciso un uomo di 50 anni, Giancarlo Torriglia. Si difende dicendo che il colpo è partito per sbaglio dall'arma, solo perché lui è stato colpito con un calcio. Barberis stava tagliando la legna quando Torriglia e i suoi compagni di caccia gli sono passati davanti, sul suo campo. La cosa ha infastidito il pensionato, anche perché i pallini sparati da qualche cacciatore l'avrebbero colpito. L'uomo è andato in casa, ha preso la P38 e ha raggiunto i cacciatori. Ne è nato un litigio finito nel sangue: dalla pistola è partito un colpo che ha ferito mortalmente il Torriglia.
(L'Eco di Bergamo, 4 ottobre 2004)

 

Domenica 3 ottobre 2004, nelle campagne di Domus de Maria (CA), un cacciatore di Assemini (CA), D. O. (49 anni), è scivolato sul terreno reso viscido dall'umidità notturna e si è sparato al piede sinistro, spappolandolo. Soccorso dai Carabinieri e dai medici del 118 è stato trasportato d'urgenza all'Ospedale Marino di Cagliari, dove è stato operato e gli è stata amputata la gamba sinistra all'altezza del ginocchio. E' stata stabilita una lunga prognosi di cure.
(Il Giornale di Sardegna, 5 ottobre 2004)

 

Incidente di caccia padre spara e ferisce il figlio
Tragedia sfiorata ieri pomeriggio nelle campagne di Mineo. Un commerciante catanese di 48 anni, durante una battuta di caccia, ha involontariamente sparato e ferito a una gamba il figlio quindicenne. L'uomo aveva il fucile con la canna rivolta verso il basso, quando improvvisamente, è partito un colpo che ha colpito il ragazzo alla gamba destra. Il giovane è stramazzato per terra in una pozza di sangue. I soccorsi sono stati immediati. Il ragazzo è stato prelevato con l'elisoccorso e trasferito d'urgenza, prima all'ospedale di Caltagirone e successivamente al reparto di microchirurgia vascolare del «S. Elia» di Caltanissetta. Ha riportato lesioni vascolari e la frattura di tibia e perone. Il padre, sentito dai carabinieri di Palagonia, ha ricostruito la dinamica dell'incidente, che ricorda, purtroppo, la tragedia avvenuta 15 giorni fa nelle campagne di Pisano, frazione di Zafferana. Allora, durante una battuta di caccia, Antonio Grasso, 38 anni, uccise involontariamente il figlio Alfio, di 12, colpendolo alla testa. L'uomo, poi, colto dalla disperazione, ricaricò l'arma e si sparò una fucilata mortale al ventre. Mariano Messineo7
(La Sicilia, 3 ottobre 2004)

 

Caccia, quindicenne ferito dal padre
Mariano Messineo
Mineo. Incidente di caccia e tragedia sfiorata - per fortuna soltanto sfiorata, ma poteva andare peggio - ieri pomeriggio, nelle campagne di Mineo, dove uno studente di 15 anni è stato ferito da un colpo partito accidentalmente dal fucile da caccia del padre, un commerciante catanese di 48 anni. L'episodio si è verificato intorno alle 16,30, in contrada Camemi Purricello. Forse il genitore, che aveva l'arma a tracolla e rivolta verso il basso, è inciampato. Dal fucile è così partito un colpo che ha raggiunto il ragazzo alla gamba destra, procurandogli lesioni vascolari e la frattura della tibia e del perone. Il ferito è stato trasportato all'ospedale "Gravina" di Caltagirone e, da qui, con l'elisoccorso, al "Sant'Elia" di Caltanissetta, che dispone di un centro di chirurgia vascolare ritenuto all'avanguardia. Non sembra correre pericolo di morte.
Sono stati davvero drammatici, comunque, gli attimi vissuti ieri pomeriggio, con il commerciante catanese colto da comprensibile smarrimento quando ha visto il figlio accasciarsi a terra. In quei difficili momenti, nella mente del genitore si sono molto probabilmente affollate le scene di altri episodi registratisi in analoghe battute di caccia e caratterizzati da epiloghi tragici, come confermano, peraltro, anche le cronache delle ultime settimane che hanno suscitato grande scalpore. Sull'episodio indagano i carabinieri della compagnia di Palagonia, impegnati a ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti. Non ci sono dubbi, comunque, sulla loro natura assolutamente accidentale.
L'incidente di caccia verificatosi nelle campagne di Mineo segue di appena 15 giorni la tragedia di Zafferana Etnea quando, durante una battuta di caccia, un uomo uccise, con una fucilata partita accidentalmente, il figlio dodicenne e poi si tolse la vita. La disgrazia si consumò quando il padre si chinò per dare da bere al cane. Il fucile, un Beretta calibro 16 che in quel momento imbracciava, scivolò fatalmente a terra e il calcio dell'arma, la cui canna era leggermente inclinata, battè contro un macigno di pietra lavica. Dal fucile partì, pertanto, un colpo, che centrò il dodicenne alla testa.
Per suicidarsi, dopo essersi accorto di avere colpito il piccolo Alfio, Antonio Grasso, accecato dalla disperazione, afferrò il proprio fucile e si sparò da distanza ravvicinata all'addome, ma rimase soltanto ferito. Non si diede, però, per vinto e, spintonando a terra un amico che era andato con lui nelle campagne etnee, gli strappò la doppietta e, rivoltandola contro se stesso, si uccise proprio con quell'arma. E pensare che la moglie di Antonio Grasso non voleva che l'uomo portasse con sé, a caccia, il piccolo Alfio. Ma i due erano inseparabili e anche quel giorno, quindi, il ragazzino seguì il padre. Entrambi non sapevano che, ad attenderli, c'era un destino crudele.
Immediatamente dopo la disgrazia di Zafferana Etnea, un gruppo di parlamentari aveva sottolineato l'esigenza di vietare le battute di caccia ai minori di 18 anni, annunciando un'iniziativa in questa direzione.
L'episodio verificatosi ieri pomeriggio nelle campagne di Mineo conferma l'assoluta attualità di questa iniziativa e ripropone la necessità di regolamentare al meglio la materia, evitando la partecipazione alle battute venatorie di ragazzi o, peggio ancora, bambini.
Ieri pomeriggio l'incidente ha provocato danni non indifferenti a un ragazzo "colpevole" soltanto di volere condividere col padre la sua passione per l'attività venatoria. Ma le cose potevano addirittura concludersi peggio.
(La Sicilia, 3 ottobre 2004)

 

Vobarno, scivola sulla scala ed è ferito da una fucilata
CACCIATORE DI 72 ANNI
Il tordo era venuto giù al primo colpo, ma quel cane che gironzolava attorno al capanno aveva tutta l?aria di volerlo per sé. Così Alessandro Sorelli, cacciatore vobarnese di 72 anni, ha preso a scendere concitato la scala a pioli della sua postazione di caccia, vicino alla "casina" che possiede sul Monte Poerza, raggiungibile prendendo su per una ripida stradina a Moglia di Vobarno. Una discesa precipitosa, tant?è vero che ha messo un piede in fallo ed è scivolato. È stato a quel punto che il fucile calibro 28 lo ha tradito: nell?urtare il legno della scala ha lasciato partire un colpo. Una fucilata che ha colpito l?uomo alla natica destra. Lancinante l?urlo dell?uomo, che ha richiamato il cognato, nonché collega di passioni venatorie, Riccardo Valenti che gli ha prestato i primi soccorsi. Alessandro Sorelli, dopo un breve consulto con il cognato, è stato caricato dallo stesso in auto e portato al pronto soccorso di Gavardo dove è arrivato attorno alle 8 del mattino. Lì i medici l?hanno ricoverato e giudicato guaribile in una ventina di giorni, presumibilmente con qualche difficoltà a rimanere sdraiato in posizione supina. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Gavardo che sono venuti a conoscenza dell?episodio al momento del ricovero e che si sono avvalsi dei colleghi di Vobarno per il sopralluogo al capanno. Saranno loro a chiarire meglio la dinamica di quello che è stato classificato come un incidente di caccia. Ubaldo Vallini
(Giornale di Brescia, 4 ottobre 2004)

 

Rezzato, spara ad un fagiano i pallini feriscono un amico
INCIDENTE DI CACCIA
REZZATO - È stata una giornata molto sfortunata quella di domenica per i seguaci di Diana. A Teglie di Vobarno, un pensionato di 72 anni nello scendere la scala dalla postazione dove si trovava, ha fatto partire un colpo accidentale del suo fucile, che procurandogli una ferita guaribile in 20 giorni. Alle 9 di domenica in un campo di Rezzato, dietro il Continente, un cacciatore è stato inavvertitamente colpito al volto dalla fucilata di un amico, che aveva poco prima incontrato e salutato. Il ferito è S . B,, 62 anni, pensionato di Buffalora. È stato ricoverato nel reparto di Otorinolaringoiatria della Poliambulanza, con prognosi di guarigione in 25 giorni. La dimanica dell'incidente è ancora al vaglio dei carabinieri della stazione di Rezzato. Da quanto si è appreso, l'uomo era impegnato in una battuta solitaria di caccia. Proprio nel luogo dell'incidente, ha casualmente incontrato un amico cacciatore, che a sua volta era con un conoscente. Dopo essersi salutati, sono andati ognuno per la propria strada. Dopo pochi minuti l'amico ha visto alzarsi una pernice e, puntato il fucile, ha fatto fuoco. Il caso ha voluto che qualche pallino della rosa abbia raggiunto il pensionato che si trovava a circa 50 metri di distanza. Alle sue grida di dolore, gli altri due cacciatori sono subito intervenuti in suo soccorso e lo hanno accompagnato alla loro auto con la quale l'hanno trasportato alla Poliambulanza di Brescia. (g. s.)
(Giornale di Brescia, 5 ottobre 2004)

 

L'incidente domenica mattina a Rezzato. La vittima abita a Buffalora
Ferito al volto dal «collega» durante la battuta di caccia
Un cacciatore di Buffalora è rimasto ferito domenica mattina, ma la notizia si è appresa soltanto ieri, mentre alle 9,20 stava camminando in aperta campagna a Rezzato. In prossimità dell'autogrill San Giacomo, alcuni pallini partiti dal fucile di un altro cacciatore lo hanno raggiunto al volto e al collo. Silvano Budini, 62 anni, è stato ricoverato nel reparto otorino della Nuova Poliambulanza. La prognosi è di un mese.
Compito dei carabinieri di Rezzato e Brescia accertare la dinamica e risalire al feritore. Budini ieri doveva essere ancora interrogato.
Un altro incidente - ne abbiamo riferito ieri - si è invece verificato sempre domenica a Monte Poerza di Teglie di Vobarno. Alessandro Sorelli, che ha 72 anni, mentre usciva dal capanno dopo aver colpito un tordo, è scivolato e un colpo è partito dal suo fucile calibro 28. I pallini lo hanno ferito a una gamba e a un gluteo.
A prestargli il primo soccorso è stato l'amico Riccardo Valenti: Alessandro Sorelli è stato trasportato in ospedale a Gavardo. Ne avrà per tre settimane.
Quest'anno già tre cacciatori bresciani sono morti. Il 28 aprile a Bagolino è stato trovato morto nel bosco Tiziano Stagnoli, 40 anni, bagosso, ucciso dal fucile che impugnava. Il primo maggio a Sondalo Luigi Pelamatti, 32 anni, di Darfo, è rimasto ferito a morte da una fucilata esplosa dall'amico che stava estraendo l'arma dal baule dell'auto.
Infine il 19 settembre a Cadimarco di Fiesse un cacciatore è morto dopo essere caduto da un albero al quale stava agganciando le gabbiette dei richiami. Si chiamava Bortolo Pelizzari, aveva 57 anni ed era di Villa Carcina.
f.mo.
(BresciaOggi, 5 ottobre 2004i)

 

SAN FIOR DI SOTTO
Colpi di fucile contro le case
Abitanti terrorizzati, la Lac denuncia i cacciatori
SAN FIOR. Paura e proteste domenica mattina a San Fior di Sotto, per un gruppo di famiglie residenti in via Zoppè costrette a rimanere chiuse in casa, dalle 9 alle 11.30 circa, a causa di una continua sparatoria di caccia. Alcuni pallini sono caduti in testa alla signora M.Z., che ha chiesto l'intervento dei carabinieri. Almeno un centinaio i colpi esplosi, che hanno provocato continue piogge di pallini, caduti sulla biancheria, sui vetri delle finestre e sugli stessi residenti. Un'altra signora è stata costretta addirittura a tenere in casa per tutta la mattina i propri bambini, terrorizzata dai continui spari e dal rischio che qualche fucilata raggiungesse i propri figlioletti intenti a giocare nel giardino di casa, dopo l'incidente mortale di caccia successo domenica scorsa a Tarzo. I cacciatori si sono dileguati immediatamente dopo l'arrivo dei carabinieri di Conegliano, restando sconosciuti, scampando alla multa per violazione della distanza minima di 150 metri dalle case, mentre la denuncia per esplosione di colpi di arma da fuoco in un centro abitato rimane per ora contro formulata ignoti. «Una mattinata di terrore provocata da cacciatori senza legge. Episodi come questi sono consueti per molti cittadini che abitano in campagna - ha commentato Andrea Zanoni, presidente della Lac Lega per l'abolizione della caccia del Veneto - e le leggi sulla caccia non fanno che incentivarli perché non prevedono adeguati controlli né seri esami per chi è poi abilitato a girare a mano armata nei terreni altrui. Casi come questi, ripeuti e continuati nel tempo, portano all'esasperazione della gente che può anche reagire violentemente come il cittadino di Tortona che domenica, stressato dai cacciatori che entravano a mano armata nel suo terreno, ne ha freddato uno con un colpo di pistola». La Lac invita i cittadini a segnalare casi analoghi telefonando al numero 347/ 9385856 o scrivendo a: Lac via Bellucci 16 Treviso. (f.a.)
(La Tribuna di Treviso, 5 ottobre 2004)

 

Tensione a San Fior di Sotto: gli spari dei cacciatori raggiungono le abitazioni e i residenti fanno intervenire i carabinieri
Pioggia di pallini, famiglie in allarme
Una donna è stata colpita al capo da una scarica di piombo. La Lac: «Esplosi cento colpi»
San Fior
Un'altra domenica di tensione fra residenti e cacciatori poco disciplinati. Nella mattina dell'altro ieri i carabinieri della Compagnia di Conegliano sono stati chiamati a San Fior di Sotto da alcuni cittadini, spaventati dalle sventagliate di pallini che arrivavano fin sulle soglie delle case. La Lac segnala in particolare il caso di due donne, l'una preoccupata per l'incolumità dei propri figli e l'altra addirittura raggiunta al capo da una "scarica" di piombo.Dopo l'incidente mortale di Tarzo, la stagione venatoria continua dunque all'insegna dell'apprensione. Teatro della paura, questa volta, via Zoppè. I militari dell'Arma hanno confermato ieri di essere stati allertati intorno alle 11.30, ma secondo la denuncia della Lega per l'abolizione della caccia era dalle 9 che le famiglie della zona erano in allarme. «Si calcolano oltre 100 colpi esplosi - fa sapere l'associazione - alcuni dei quali hanno provocato delle continue piogge di pallini, caduti sulla biancheria, sui vetri delle finestre e addirittura sulla testa della signora M.Z. (la donna ha domandato le iniziali per timore di ritorsioni, ndr), che ha quindi chiesto l'intervento dei carabinieri. Un'altra è stata costretta a tenere in casa per tutta la mattina i propri bambini, terrorizzata dai continui spari e dal rischio che qualche fucilata raggiungesse i propri figlioletti intenti a giocare nel giardino».
Alla vista dei militari, i cacciatori sono fuggiti, evitando così una denuncia penale per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco in un centro abitato ed una sanzione amministrativa per il mancato rispetto della distanza minima di sparo di 150 metri dalle abitazioni. «Solo in Italia - ha osservato il presidente della Lac Andrea Zanoni - esiste la possibilità per i cacciatori di entrare a mano armata nei terreni dei privati senza chiedere il permesso».
Angela Pederiva
(Il Gazzettino, 5 ottobre 2004)

 

FERIMENTO A S.GIUSEPPE
L'anziano era stato già denunciato dalla polizia
Migliorano le condizioni del 58enne di Galliera Veneta ferito con un colpo di fucile al piede, venerdì pomeriggio, nella campagna di San Giuseppe. L'uomo fino a ieri mattina era ancora ricoverato all'ospedale Ca' Foncello, le sue condizioni non destano preoccupazione. E' ancora in carcere, invece, Gino Camarotto, il 70enne responsabile del ferimento. L'anziano sarà interrogato probabilmente lunedì. Gino Camarotto è un personaggio già noto alle forze dell'ordine. La polizia, a luglio, lo aveva denunciato in stato di libertà. A quanto pare l'anziano avrebbe chiamato la polizia per segnalare di essere stato vittima di una rapina. Lo avrebbero aggredito due autotrasportatori stranieri con i quali aveva bevuto un bicchierino nella zona della dogana. Dopo l'aggressione lo avrebbero derubato, portandogli via il denaro che custodiva nel frigorifero, un paio di jeans e un impianto stereo. Gli agenti avviarono una serie di indagini per ricostruire l'episodio. L'anziano fu trasportato in ospedale per essere medicato. Ma il personale medico no gli riscontrò nemmeno un graffio. Proprio per questa ragione gli agenti lo denunciarono. Inoltre a casa dell'anziano già in passato, furono trovate alcune cartucce per fucile. Anche venerdì, durante la perquisizione all'interno della sua abitazione gli uomini della squadra mobile hanno rinvenuto alcune cartucce. Cartucce che sarebbero state vendute da qualche negoziante che non avrebbe chiesto al 70enne la licenza di caccia. Anche su questo fronte la squadra mobile ha avviato degli accertamenti.
(Il Gazzettino, 10 ottobre 2004)

 

Coppia di cacciatori 'impallinata' per sbaglio
RAVENNA - Mira a una lepre ma "impallina" due anziani cacciatori. E per questo viene denunciato dai carabinieri di Filetto per lesioni personali colpose.E' successo nei giorni scorsi nella campagna di Roncalceci. La persona denunciata è un 53enne di Russi.Erano circa le 8,30 del mattino, quando dal suo fucile è partito accidentalmente il colpo che ha centrato alle gambe due pensionati con l'hobby della caccia: un 66enne di Roncalceci e un 72enne di Classe. Ricoverati al pronto soccorso di ravenna, sono stati giudicati guaribili in 20 giorni.I fatti sono avvenuti a circa mezzo chilometro in linea d'area dal centro abitato di Roncalceci. Stando a una prima ricostruzione dei carabinieri, il cacciatore di Russi stava camminando tenendo il guinzaglio del suo cane da caccia legato al braccio. Improvvisamente è spuntata una lepre. L'uomo ha puntato la canna del fucile verso la preda, ma il repentino movimento del cane gli ha deviato la traiettoria del colpo. La rosa di pallini si è aperta colpendo, per fortuna in maniera non grave, la coppia di cacciatori che stava camminando a una distanza di circa trenta metri. L'uomo si è subito accorto del drammatico errore e ha prestato soccorso ai due anziani che hanno raggiunto l'ospedale a bordo della loro auto. Per il 53enne di Russi la denuncia per lesioni personali colpose è stata inevitabile.
(Corriere Romagna, 11 ottobre 2004)

 

Niscemi: cacciatore «impallina» l'amico durante una battuta
Niscemi. Impallinato un cacciatore in contrada Ursitto, zona molto frequentata dai niscemesi appassionati di caccia (in tutto circa 550 doppiette). Una battuta di caccia al coniglio, domenica pomeriggio, stava infatti per trasformarsi in una tragedia. Due cacciatori niscemesi, si erano recati in contrada Ursitto per l'ennesima battuta di caccia, quando improvvisamente uno dei cani al seguito è riuscito a stanare un coniglio. Il malcapitato animaletto è fuggito «come una lepre», ed uno dei due cacciatori (G.M. 33 anni), non ha esitato a sparare i due colpi che aveva in canna, centrando il coniglio, ma raggiungendo pure il compagno di battuta (C.S. di 37 anni) che in quel momento si trovava dietro un cespuglio. Questi ha cominciato ad urlare per il dolore causatogli da tre "pallini" che avevano fatto carambola su un grosso masso. G.M. ha raccattato il coniglio stecchito ed trasportato il suo amico al pronto soccorso del Suor Cecelia Basarocco. Qui C.S. è stato medicato e dimesso: guarirà in 7 giorni. I carabineri della locale stazione, informati dal medico del pronto soccorso, stanno ora svolgendo le indagini di routine. Questo, per fortuna è il primo incidente di caccia della stagione venatoria, aperta da 43 giorni. I titolari di licenza di caccia, residenti a Niscemi, da alcuni anni, hanno un ambito territorale su cui esercitare la caccia molto ristretto, a causa dell'istituzione della «Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi». Le poche zone non off limits limite sono quelle lontane dai boschi.
Giuseppe Vaccaro
(La Sicilia, 11 ottobre 2004)

 

BORZONASCA: SABATO POMERIGGIO DURANTE UNA GITA NEI BOSCHI
Trentenne colpito dai pallini da caccia
BORZONASCA - Poteva trasformarsi in tragedia l'episodio capitato sabato nei boschi di Borzonasca, sulle alture alle spalle di Lavagna. Un uomo di 32 anni, Maurizio, abitante alla Foce, è stato colpito al volto, al torace e alle braccia da alcuni pallini da caccia e ha dovuto esere medicato al pronto soccorso dell'ospedale San Martino.
Gli specialisti del nosocomio hanno giudicato guaribile in dieci giorni il trentaduenne, segno che i piccoli proiettili non gli hanno procurato gravi ferite. Ma per la vittima è stata comunque un'esperienza drammatica. Secondo la ricostruzione che lo stesso Maurizio ha fornito alla polizia, è successo tutto nel pomeriggio di sabato.
I1 trentaduenne stava cercando funghi in un bosco nelle vicinanze di Borzonasca, quando improvvisamente è stato colpito al viso, al petto e alle braccia. "Non ho nemmeno sentito lo sparo, semplicemente sono stato ferito e sono caduto a terra". Immediati sono scattati i soccorsi e Maurizio è stato accompagnato al pronto soccorso del San Martino. Dopo le prime visite mediche, il fungaiolo ha potuto tirare un sospiro di sollievo: le lesioni erano semplici graffi e i pallettoni da caccia non avevano toccato organi vitali. L'episodio può apparire inspiegabile, ma i fucili da caccia sparano la cosiddetta "rosa" di pallini: ciò vuol dire che si viene feriti solo se si è a distanza ravvicinata daìl'arma da fuoco. Più ci si allontana e meno efficaci diventano i proiettili. L'incidente comunque rischia di riaccendere le polemiche sulla sicurezza nei boschi all'apertura della stagione della caccia.
Non è la prima volta infatti che semplici fungaioli o amanti del trekking finiscono nel mirino di qualche cacciatore e non sono mancate neppure le tragedie. Basta pensare a una settimana fa, quando a Tortona un pensionato di 66 anni stanco del continuo passaggio dei cacciatori sulla sua proprietà ha ucciso un cinquantenne al termine di una breve colluttazione.
(Corriere mercantile, 11/10/2004)

 

MARCON Alterco ieri mattina tra l'uomo e un residente che glielo contestava
Cacciatore spara vicino alle case
Marcon
Era tranquillamente in casa godendosi il riposo della domenica mattina, quando poco distante ha sentito una vera e propria schioppettata. Un rumore sordo che ha squarciato il silenzio. Spaventato e preoccupato si è affacciato alla finestra e si è accorto che un cacciatore sui quarant'anni gironzolava poco distante dalla sua abitazione con un fucile in mano per una battuta nei campi a ridosso del centro abitato di Marcon.
Così, tra i due è nata una vera e propria lite, per fortuna senza particolari conseguenze, ma che ha dimostrato la maleducazione del cacciatore che, alle piccate accuse del residente che lo invitava ad andare da un'altra parte e di allontanarsi dalle abitazioni, rispondeva in malo modo con tanto di parolacce. Poi il cacciatore si allontava facendo perdere le proprie tracce. «Non capisco come sia permesso a questa gente - sottolinea il protagonista mentre ha nelle orecchie ancora il rumore sordo dello sparo - venire a cacciare nelle vicinanze delle abitazioni. É incredibile che nessuno faccia niente per evitare che questa gente si metta a sparare all'impazzata vicino alla case. E poi rispondono per le rime a chi gli contesta proprio questo comportamento».
Così, dopo l'alterco, l'uomo che abita a pochi passi dal centro di Marcon ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri di Favaro per segnalare l'accaduto. Dopo un colloquio con i militari dell'Arma, l'uomo si è riservato di sporgere denuncia contro ignoti. «Lo dico chiaramente - dice lo sfortunato protagonista della vicenda - io sono contro la caccia, ma mi rendo conto che ci sono delle zone nelle quali è possibile cacciare. E allora mi chiedo perchè questa gente deve venire vicino alle abitazioni? Se ci sono delle zone riservate sarebbe bene che i cacciatori rimanessero in queste aree senza mettere a repentaglio la vita delle persone».
(Il Gazzettino, 11 ottobre 2004)

 

In via Togliatti i cacciatori sparano contro una casa
Pallini da caccia contro le case. Ieri mattina un residente di via Togliatti ha sentito uno strano crepitio contro le finestre. Si è affacciato e sul davanzale ha trovato pallini di piombo di piccolo calibro. La vicenda è stata segnalata alla Polizia, che ha avviato indagini sulla presenza di cacciatori.
(Il Messaggero, ed. di Ancona, 11 ottobre 2004)

 

UMBERTIDE
Cacciatore muore nel bosco stroncato da un infarto
UMBERTIDE - L'ha stroncato con ogni probabilità un attacco cardiaco: un operaio quarantasettenne di Pierantonio era uscito giovedì per andare a caccia ed in serata i familiari, non avendolo visto rientrare. I parenti hanno subito avvertito i Carabinieri perchè evidentemente preoccupati, viste le abitudini della vittima.
Il corpo del poveretto è stato trovato dai Vigili del fuoco di Città di Castello dopo diverse ore di ricerche in un bosco a Pieve d'Aquano, una località al confine tra i comuni di Umbertide e Gubbio.
E' stata organizzata una battuta nella zona, che peraltro l'uomo conosceva molto bene perché era solito frequentarla da appassionato cacciatore.
Le indagini si sono subito indirizzate a ritrovare l'uomo e l'auto.
La scoperta è stata praticamente simultanea, dal momento che il corpo esanime giaceva proprio vicino al mezzo con cui aveva raggiunto Pieve d'Aquano.
Secondo i primi accertamenti, il cacciatore umbertidese si sarebbe sentito male appena sceso dall' auto e sarebbe morto per un infarto.
Il cadavere è stato trasportato all'ospedale di Gubbio per le verifiche del caso. La notizia ha fatto rapidamente il giro del paese.
M.Boc.
(Il Messaggero, 16 ottobre 2004)

 

Guerra tra privati e doppiette
«Sparano troppo vicino alle case». E c'è chi le prende
I PROBLEMI DELLA CACCIA
BELLUNO. C'è chi si ritrova le mucche fuori dal recinto elettrico perchè i cacciatori divelgono i paletti per entrare nelle proprietà private, chi invece finisce all'ospedale dopo l'aggressione della «doppietta» che prende il suo capriolo ucciso, ancora fumante, e va via. E' guerra tra privati e cacciatori: i primi si ritrovano i secondi nel fondo di proprietà, qualcuno li sente sparare sotto la finestra di casa o se li ritrova nell'orto. Tanti gli atti d'accusa e le segnalazioni a carabinieri e forestali, polizia, ma poche le denunce: finora solo un abitante di Modolo ha firmato un verbale.
La Lac Veneto, con Andrea Zanoni, denuncia: «I cacciatori sono sempre più indisciplinati». Doppiette a caccia sui terreni privati: se a Modolo gli abitanti hanno chiamato la polizia per avere ragione di un cacciatore che, per acchiappare un faggiano, ha sparato a due passi da una casa, a Feltre c'è chi è finito in ospedale per un'aggressione.
Una ruggine quella tra proprietari di fondi e cacciatori, che si riapre con il riavvio della stagione venatoria.
Simona a Feltre ha un'attività extralberghiera, ora quella disavventura finirà in processo perchè le denunce le ha fatte: «I due cacciatori sono passati attraverso il giardino, hanno sparato prima a 60 metri da casa e quando siamo usciti per scattare le foto, in modo che avessimo documentazione, sono stata aggredita brutalmente e strattonata: lesioni a braccia, collo, costole. Sparavano a un capriolo che hanno ucciso nella nostra proprietà». E si indigna: «Non è possibile che possano andare ovunque. Io sto cercando di svolgere attività extralberghiera, di attirare i turisti: ho gente, con bambini, che viene e paga ma ha pure paura a fare passeggiate. Poi non parliamo del bracconaggio: sparano alle 8 di sera, un martedì giorno di silenzio venatorio e dopo il tramonto: chi sono se non sono bracconieri?».
Inferocita Ginetta Stefan (Cia), 12 ettari tra Castion e Visome: «Abitiamo vicino a una zona di riserva e ci sono molti animali. Nella mia proprietà ho famiglie di caprioli, ci sono volpi e ho un'azienda agricola con animali al pascolo. Abbiamo recinti elettrici e succede che a caccia aperta le doppiette entrano con i cani, spesso li rompono: una cosa impossibile. Al di là che sono anticaccia e ho problemi di tipo morale, mi viene la rabbia a vedere la proprietà invasa. Tutta gente che poi ha cancelli automatici, miliardi e difende la sua proprietà, non avendo senso della proprietà altrui. L'altro giorno ho urlato: erano sotto le mie finestre. L'altro mi ha risposto «Ho capì come se volesse spararmi».
(Il Corriere delle Alpi,16 ottobre 2004)

 

Cacciatori scatenati vicino alle case
Petizione degli abitanti di via Col San Martin a Favaro "bersagliati" dai pallini
La scorsa settimana
una signora che si era trattenuta nel giardino di casa per trascorrere qualche minuto all'aria aperta è riuscita per fortuna a sfuggire ad una pioggia di pallini sibilanti sopra la sua testa. Solo l'altro ieri una mamma impaurita dagli spari ha chiamato urgentemente in casa i suoi due figli che giocavano sul prato. Ma non è tutto. Dal giorno in cui è stata aperta la caccia, la zona è stata soprannominata dagli stessi residenti come il "Kosovo". Benvenuti in via Col San Martino, piccola strada di campagna, nelle vicinanze di via Ca' Solaro, a Favaro.
Da giorni gli abitanti di questa sono letteralmente in balìa di cacciatori malintenzionati che sparano dappertutto, a tutte le ore del giorno, dalle 5 di mattina fino alle 20. Insomma, un "bang bang" continuo con rischio e pericolo per gli abitanti della zona. Così, dopo gli ultimi incresciosi episodi "conditi" anche da reazioni non proprio educate degli stessi cacciatori che replicano duramente alle contestazioni della gente, un gruppo di abitanti ha deciso di organizzare e poi spedire alla Polizia provinciale una petizione con parecchie firme, nella quale si chiede un intervento efficace e risolutivo per evitare che gli abitanti di via Col San Martino e strade limitrofe si trovino ancora alla mercè di cacciatori non proprio educati.
«Non ne possiamo più - sottolineano gli abitanti della zona - Non solo non si riesce più a riposare, ma il rischio più grande è quello che possa essere messa a repentaglio la vita di qualcuno. Questa gente spara in continuazione, non sappiamo peraltro a cosa perchè di uccelli ce ne sono veramente pochi, ma sta di fatto che è una continua esplosione di "botti". Quanto è successo ad alcune famiglie la dice lunga. Manca un controllo efficace e che allontani quanto prima le doppiette dalla vicinanza alle nostre case». I casi non si contano più. Solo pochi giorni fa era scoppiato un violento alterco tra un abitante di Marcon e un cacciatore sorpreso a sparare agli animali nelle vicinanze dell'abitazione dell'uomo. Una situazione inverosimile e, secondo i più, addirittura fuorilegge visto che è previsto che l'attività venatoria venga svolta almeno a 150 metri dalle abitazioni che si trovano nelle zone di caccia.
«In questi anni, la zona di via Col San Martin - avvertono i residenti - è diventata sempre più popolosa, nonostante si tratti di una via di campagna. Chi è venuto a vivere da queste parti lo ha fatto per scelta. Qui, non ci sono negozi, le fermate degli autobus sono distanti. Ma chi sta qui lo ha scelto coscientemente perchè cercava e vuole tranquillità». E a rendere l'area assolutamente speciale, sia pure non sia poi così lontana dal centro di Favaro o da Carpenedo facilmente raggiungibile in bicicletta, vi sono anche i lavori di bonifica, rimboschimento e piantumazione dell'argine del canale Bazzera con l'obiettivo di estendere il più possibile l'antico Bosco di Carpenedo. «Chiediamo - scrivono i cittadini alla Polizia provinciale e alla Municipalità di Favaro e all'assessorato comunale all'Ambiente - di sospendere quanto prima l'attività venatoria nella zona attorno al canale Bazzera e nelle vie adiacenti e di garantire altresì un costante pattugliamento delle nostre strade da parte delle forze dell'ordine. Solo così sarà possibile evitare episodi ben più pericolosi».
Paolo Navarro Dina
(Il Gazzettino, 16 ottobre 2004 )

 

INCIDENTE DI CACCIA
Ha richiato di trasformarsi in tragedia una battuta di caccia per accaparrasi la gustosa carne di cinghiale. Un uomo di 63 anni di Bucchianico, A.D.L. le sue iniziali, è rimasto ferito nel primo pomeriggio di ieri in un incidente di caccia verificatosi in contrada Casoni di Bucchianico. L'uomo intono alle 14 assieme ad alcuni conoscenti stava partecipando ad una battuta di caccia al cianghiale e si era appostato dietro un cespuglio quando uno dei cacciatori, richiamato da un movimento, ha fatto fuoco in direzione del cespuglio raggiungendo il 63nne al femore della gamba destra.
Subito soccorso dalle persone che erano con lui A.D.L. è stato portato all'ospedale di Chieti dove è ricoverato nel reparto di Ortopedia in prognosi riservata ma non corre pericolo di vita.
(Il Messaggero, 17 ottobre 2004)

 

Gita drammatica. Netturbino catanese ferito nei boschi di Bronte: operato, è in prognosi riservata
Colpito alla testa da un proiettile vagante
Una giornata di sano divertimento si è trasformata in incubo per un uomo di 53 anni, che è stato colpito da un proiettile vagante alla testa senza che se ne rendesse conto. Alfio Pennisi, netturbino comunale di Catania, residente al civico 187 dello stradale Cravone (a San Giorgio), insieme a parenti e amici stava trascorrendo una serena giornata all'aria aperta nei boschi di Bronte. Aria frizzantina di montagna, sole splendente, pic-nic con cibo genuino, quattro passi nel bosco, una partita al pallone col figlio diciottenne: proprio l'ideale per scaricare lo stress accumulato durante una settimana di duro lavoro. Ma subito dopo pranzo, il signor Alfio si è allontanato di pochi metri dal gruppo dei parenti e d'improvviso, senza neppure udire lo sparo in lontananza, ha avvertito un intenso bruciore alla testa. Si è portato una mano al capo e si è accorto di sanguinare.
Preoccupazione tra i familiari e corsa in auto verso l'ospedale «Castiglione Prestianni» di Bronte, distante pochi chilometri. Lì i sanitari si sono resi conto della gravità della situazione, constatando che l'uomo era stato raggiunto da un proiettile - forse un pallino da caccia - all'altezza della tempia, proiettile che era rimasto ritenuto all'interno del cranio. Quindi si è reso necessario il trasferimento del paziente nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale Cannizzaro di Catania. Qui gli sono stati praticati i test diagnostici che il caso richiedeva ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per l'estrazione del proiettile, intervento che è tecnicamente riuscito. La prognosi però resta riservata anche se sembra che il paziente non corra rischi per la vita.
Sul fatto indagano i carabinieri della stazione di Bronte (facenti capo alla Compagnia di Randazzo), che sono stati chiamati qualche ora dopo, visto che sulle prime la prima preoccupazione dei signori Pennisi è stata, giustamente, quella di pensare alle cure del proprio congiunto.
La cosa più probabile che può essere successa è l'ennesima schioppettata sparata da un cacciatore - ma più probabilmente un bracconiere - con poco cervello, pronto a premere il grilletto al cadere di una semplice foglia.
g. q.
(La Sicilia, 18 ottobre 2004)

 

Italo Andreatti, attivo anche nel mondo del volontariato, è stato colpito da un malore nei boschi di Rizzolaga
Infarto mentre caccia. Piné perde il suo autista
Italo Andreatti
BASELGA DI PINÉ - Il cuore di Italo si è improvvisamente fermato e la notizia del grave lutto ha scosso ieri la comunità di Baselga di Piné. Durante una battuta di caccia nei boschi vicino a casa è stato infatti colpito da un infarto fulminante Italo Andreatti di Campolongo, cinquantunenne autista di Trentino Trasporti, e persona molto attiva nel mondo sportivo e dell'associazionismo pinetano.
L'uomo si era recato nella mattinata di ieri in località Le Palù, nei boschi nei pressi di Rizzolaga, per una ormai consueta battuta di caccia. Non vedendolo rientrare per il pranzo, i famigliari hanno avvisato la locale stazione dei carabinieri. Ma il corpo ormai privo di vita di Italo Andreatti è stato ritrovato da un altro cacciatore solo nel tardo pomeriggio di ieri, nei pressi della località «Dossi Alti» sopra l'abitato di Sternigo. La salma recuperata dai vigili del fuoco volontari di Baselga è stata quindi composta nella cappella mortuaria del cimitero di Baselga.
Italo Andreatti - che lascia la moglie Rosella ed i tre figli Emanuele, Giulia e Federico - oltre ad essere appezzato e conosciuto autista dei mezzi pubblici, era molto attivo all'interno del locale Circolo Pattinatori Piné, dove sono stati impegnati (anche con importanti risultati a livello nazionale ed internazionale) tutti e tre i suoi figli. Era però la caccia la sua grande passione, un passatempo a cui nel periodo autunnale dedicava tante ore. E proprio durante un ultima battuta il cuore di Italo si è fermato, lasciando ora un grande vuoto in tutta la comunità pinetana.
D. F.
(L'Adige, 18 0ttobre 2004)

 

A TORDIBETTO DI ASSISI
Strage nel cortile di casa: uccisi decine di animali
di VALENTINA AISA
ASSISI - Animali da cortile uccisi a colpi di fucile: è stata una strage a Tordibetto di Assisi, intorno alle 7 di ieri mattina, compiuta nel giardino di un'abitazione privata.
Una o più persone, armate di fucile, sono entrate scavalcando la recinzione. Poi hanno aperto il fuoco, impallinando con facilità 11 germani, 12 tortore e due gallinelle, tutti animali allevati per passione, lasciati liberi di girare intorno alla casa, che era stata trasformata in un piccolo ecosistema domestico.
Non si conosce ancora né il numero, né l'identità degli autori, probabilmente cacciatori, arrivati a bordo di un fuoristrada (restano evidenti le tracce dei pneumatici lasciate fuori il cancello) e, forse, in compagnia di un cane addestrato.
Gli animali, abituati alla presenza dell'uomo, non sono fuggiti ed in casa non si sono accorti di nulla.
(Il Messaggero,18 ottobre 2004 )

 


Strage nel cortile: uccisi tutti gli animali
di VALENTINA AISA
Una vicenda che ha lasciato stupefatti gli abitanti della casa. «Abbiamo sentito gli spari - racconta il proprietario - ma non ci abbiamo fatto caso: i colpi sono stati attutiti dai doppi vetri delle finestre e, spesso, nelle campagna circostante, si sentono gli spari dei cacciatori».
Un gesto di cattiveria gratuita, assurda, visto che gli animali non davano fastidio a nessuno e non sono neanche commestibili.
«Li allevavo perché mi piacciono molto gli animali - continua l'assisano - alcuni di essi li portavo al fiume per lasciarli liberi».
Al risveglio, l'amara sorpresa: nel giardino sono state trovate le piume delle tortore ed i cadaveri di due soli germani, gli altri nove, forse ancora vivi, sono stati portati via. Non è stato rinvenuto alcun bossolo di fucile.
Il brutto episodio è stato denunciato ai carabinieri di Petrignano, che stanno indagando per far luce sulla vicenda: con buona probabilità i cacciatori conoscevano l'allevamento e le abitudini dei proprietari.
(Il Messaggero, 18 ottobre 2004)

 

PROVAGLIO
Cacciatore stroncato da un infarto
Si era alzato all'alba per una battuta di caccia nei boschi attorno al lago d'Iseo ma la giornata di svago si è improvvisamente trasformata in tragedia; mentre percorreva una strada di campagna si è sentito male: appena il tempo di lanciare l'allarme con il cellulare e il suo cuore ha cessato di battere. Da chiarire l'esatta causa del decesso anche se, secondo i primi riscontri dei sanitari, alla base del malore ci sarebbe un infarto.
Vittima del malore un 60enne di Provaglio di Iseo: vano l'intervento dell'eliambulanza dell'ospedale di Bergamo che ha cercato inutilmente di rianimare il cacciatore. L'episodio è avvenuto attorno alle 8 nell'area boschiva posta est della frazione Zurane. Il 60enne, dopo aver girovagato nella zona, stava raggiungendo la sua automobile parcheggiata sulla radura posta al lato della strada provinciale: pochi metri prima di raggiungere la macchina si è consumata la disgrazia.
(BresciaOggi, 19 ottobre 2004)

 

Pian delle Viti, cacciatore di Montisola stroncato da un infarto
E' STATO COLTO DA MALORE NEL FITTO DELLA BOSCAGLIA SOPRA PROVAGLIO
PROVAGLIO D'ISEO - Un malore durante una battuta di caccia è costato la vita ad un 62enne di Montisola. Mario Turla - conosciuto da tutti a Peschiera Maraglio, dove viveva, come «Costantino» - era pensionato. E la sua passione principale era proprio la caccia. La stava assecondando anche ieri mattina, in compagnia del fratello Samuele. Attorno alle 9, i due si trovavano sui monti che sovrastano Provaglio d'Iseo, in località Pian delle Viti. Mentre erano nel fitto del bosco, l'uomo ha avvertito un dolore improvviso e si è accasciato al suolo. È stato lo stesso fratello a dare immediatamente l'allarme al 118. Subito si è messa in moto la macchina dei soccorsi. Sul posto, infatti, in breve è giunta l'eliambulanza del 118 di Bergamo, allertata dalla centrale operativa di Brescia, mentre via terra si muoveva un'ambulanza partita da Iseo. Una zona impervia quella in cui si erano spinti i due cacciatori: e proprio il territorio, coperto da una fitta vegetazione, ha reso ancora più impegnativo l'intervento del personale medico. Purtroppo a nulla sono valsi i tentativi dei soccorritori di strappare l'uomo alla morte, il cui decesso è stato constatato sul posto in breve. A Pian delle Viti sono quindi giunti anche i carabinieri della stazione di Iseo, per i rilievi del caso: la morte tuttavia è sopraggiunta per cause del tutto naturali, con ogni probabilità per un arresto cardiaco. La salma è stata ricomposta nella camera mortuaria del cimitero di Provaglio. I funerali si svolgeranno mercoledì alle ore 15 nella parrocchiale di Peschiera Maraglio. Mario Turla lascia la moglie e tre figli. g. gal.
(Giornale di Brescia, 19 ottobre 2004)

 

Sarcedo. In cinquanta scrivono al sindaco
Residenti arrabbiati cacciatori in giardino
di Silvia Dal Maso
«Caccia: quale sicurezza?», è l'appello lanciato da un gruppo di cittadini di Sarcedo a tutti gli abitanti del paese perché si attivino contro quelli che vengono definiti i «pericoli della caccia».
Un comunicato nato da quelle persone che non vorrebbero vedere cacciatori armati di fucile entrare nelle proprietà private o di essere svegliate la mattina dagli spari. L'idea è quella di inviare una cartolina al sindaco per dirgli «Non voglio cacciatori nel mio giardino».
L'iniziativa, è stata promossa da un cittadino sarcedense, Davide Fiore, che ha già iniziato a raccogliere anche delle firme a supporto. Nel comunicato, sul quale appaiono già una cinquantina di firme, Fiore parla di malcontento di tante persone che «affacciandosi alla finestra di casa si trovano circondate da cacciatori armati nel tentativo di sterminare gli ultimi baluardi della martoriata natura vicentina».
«Tra questa debole selvaggina - si legge ancora nella petizione - molti bambini, ciclisti e runners che cercano nella campagna un momento di serenità. Alle 6 della domenica mattina dobbiamo svegliarci nostro malgrado perché sotto casa si spara, e dato che alle 6 del mattino tutti dormono, i cacciatori possono ignorare le distanze di sicurezza così che cani di mezzo paese abbaiano pieni di paura».
Infine, Fiore lancia un curioso appello anche al parroco di Sarcedo. «Ricordi ai suoi fedeli che il silenzio e la sicurezza sono un diritto di tutti, e chi non li rispetta è peccatore». Insomma, ce n'è davvero per tutti. Si tratta chiaramente di una presa di posizione forte, probabilmente sostenuta da chi è contro la caccia in generale, e che dovrà però essere valutata. Bisognerà capire se effettivamente ci sono delle situazioni che vanno al di là di quanto prevede la legge venatoria per dare un significato alla protesta. Una cosa è prendere di mira i singoli che violano le norme, un'altra è mettere tutto nel calderone per farne una campagna anticaccia.
(Il Giornale di Vicenza, 19 ottobre 2004)

 

SAN CIPRIANO
«Minacciata dai cacciatori»
Le doppiette tornano dalla donna che sequestrò il fagiano
Licia Colò vuole ospitare la signora perseguitata in trasmissione
RONCADE. Un altro episodio di arroganza ed inciviltà si è verificato a San Cipriano, dopo l'apertura della stagione venatoria.
Ad esserne vittima è la signora M.B. che già domenica scorsa aveva denunciato agli associati della Lega Abolizione Caccia della sezione Veneto, tre cacciatori che, con grossi cani al seguito, avevano effettuato una battuta finendo all'interno del suo orto. «Allarmata dagli spari e dalla pioggia di pallini che cadevano sulla casa e sui vetri - ha raccontato la signora M. B. - sono uscita per bloccare queste persone trattenendo un fagiano che avevano appena abbattuto chiedendo, per la sua restituzione, che mi rilasciassero le loro generalità per poterli denunciare per la violazione della legge sulle distanze di sicurezza da osservare nei presi delle zone abitate. Nulla da fare, per me sono cominciati i guai, perché i tre se ne sono andati imprecando e minacciando di uccidere il mio cane».
Non è finita qui. Domenica verso le 8, due cacciatori hanno di nuovo introdotto i propri cani da caccia nell'orto della signora addirittura minacciandola di fargliela pagare per aver denunciato pubblicamente i fatti precedenti alla Lega per l'abolizione della Caccia. Poi dopo circa un'ora, altri dieci cacciatori si sono appostati ad un centinaio di metri dalla casa della signora nell'evidente tentativo di intimidirla esplodendo numerosi colpi di fucile in aria.
«Questa anziana donna - commenta Andrea Zanoni della Lac - ci ha nuovamente telefonato affranta perché con suo marito, la domenica, non riesce più a vivere in tranquillità nella popria casa. I cacciatori, infatti, le stanno rendendo la vita un inferno. E' per questo che, con altri cinque associati, siamo subito intervenuti, armati di macchine fotografiche, binocoli e videocamere con la speranza di poter filmare il gruppo di cacciatori, che però nel frattempo si erano dileguati. Perfino Licia Colò ci ha chiesto di poter invitare alla sua trasmissione, «Animali», in onda sul Rai 3, questa anziana e coraggiosa signora che rimane, come molte altre persone, vittima dell'invadenza e della prepotenza che i cacciatori esercitano nei terreni dei privati e nei confronti delle persone più indifese. Va sottolineato, oltretutto, che in ciò che è accaduto, oltre alle violazioni in materia di leggi sulla caccia, si possono ravvisare i reati di minaccia a mano armata, intimidazioni e molestie. Invitiamo pertanto tutti i cittadini a segnalare episodi simili telefonando al numero 347/9385856 durante l'orario dei pasti oppure scrivendo alla Sezione Lega per l'Abolizione della Caccia situata in via Bellucci, al civico 16, a Treviso». (r.l.)
(La Tribuna di Treviso, 19 ottobre 2004)

 

QUELLA NONNA SCAMBIATA PER UNA LEPRE
Altro che caccia al cinghiale. La madre del vice sindaco di Azzano, Nellie Facca Bettoli, domenica 10 ottobre ha corso il rischio di essere impallinata dai cacciatori che avevano puntato una timida lepre. È successo a Fagnigola, in via Bosco Mantova, nelle pertinenze della casa dove l'ex insegnante vive con la famiglia del figlio Vittorino, "numero due" di Azzano. «Mi stavo recando - spiega la signora Nellie - verso la voliera dove Vittorino alleva gli uccelli (perché le massime autorità comunali azzanesi coltivano entrambe la passione per l'ornitologia: Bortolotti cacciatore deciso, Bettoli uccellatore vecchia maniera ndr), quando ho sentito vicinissimo uno sparo di fucile e la ventata prodotta da una lepre che mi è passata come un razzo a mezzo metro di distanza».
«Sono rimasta impietrita, ma non tanto da impedirmi di protestare con il cacciatore che aveva sparato e con gli altri che lo seguivano. Sembrava un bravo di don Rodrigo - continua - alto e con un cappellaccio a larghe tese che gli nascondevano parzialmente il volto. Avendo mancato con la prima cartuccia la lepre, visto che poi mi ero interposta fra lui e il bersaglio, mi ha risposto che per colpa mia non aveva potuto sparare il secondo colpo. Morale: oscurando con il mio corpo il suo mirino, la lepre non era finita, se il colpo fosse andato a segno, nel suo carniere probabilmente ancora vuoto». A questo punto è intervenuto Corrado, l'altro figlio di Nellie e anche lui giù una scarica di insolenze e minacce di denunce verso i cacciatori. Gli amanti di Diana e devoti di San Uberto, a questo punto, hanno girato i tacchi per continuare altrove la caccia alla lepre fuggitiva. L'avranno presa?
Gigi Piccinin
(Il Gazzettino, 20 ottobre 2004)

 

POCENIA Un uomo di Lestizza colpito a un piede durante una pausa di caccia. È stato portato all?ospedale di Pordenone
Parte un colpo per errore, ferito cacciatore
Pocenia
Un cacciatore di Lestizza ieri mattina è rimasto vittima di un incidente di caccia. È stato ferito a un piede da un colpo partito accidentalmente. Una ferita vasta, che gli ha procurato delle lesioni ai tendini, tanto da consigliare ai medici del pronto soccorso di Latisana l'immediato trasferimento all'ospedale di Pordenone, dove può essere seguito da un microchirurgo.
L'episodio è stato ricostruito dai carabinieri della stazione di Palazzolo dello Stella. Poco dopo le 9.30 i tre compagni di caccia, che si erano trovati in località Casali Nardon, hanno fatto una pausa in un capanno. Uno dei fucili è stato appoggiato alla parete dell'appostamento. Era carico. L'arma, che appartiene a un cacciatore di Pocenia di 57 anni, è scivolata accidentalmente e toccando terra è esploso il colpo che ha raggiunto il piede di Italo Saltarel, 44 anni.
Il cacciatore di Lestizza è stato soccorso dai compagni, che lo hanno portato al pronto soccorso di Latisana. Da lì, la corsa a Pordenone, dove è ricoverato nel reparto di Microchirurgia con prognosi di 60 giorni. La dinamica dell'incidente è già stata ricostruita dai carabinieri. Anche se si è trattato di un incidente, si sta valutando la possibilità di procedere nei confronti del proprietario del fucile per l'ipotesi di reato di lesioni colpose. Ulteriori provvedimenti potrebbero essere presi in quanto l'arma, prima di essere appoggiata alla parete del capanno, non era stata scaricata.
(Il Gazzettino, 21 ottobre 2004)

 

Allumiere. Tragico epilogo di una battuta di caccia nella zona dello Spizzicatore. L'incidente verso le 12
Cade da un albero e va in coma
Il paese in ansia per Antonio Vela, 35 anni, volontario della Cri a Nassiriya
Tragico incidente ieri mattina ad Allumiere. Un ragazzo di trentacinque anni, Antonio Vela, stava andando a caccia allo "Spizzicatore" con due amici, Alberto e Claudio. Intorno alle 12, i tre decidono di tornare a casa e così Antonio sale su un albero dove poche ore prima aveva posto "l'anicale", cioè il piccione di richiamo usato abitualmente dai cacciatori per attirare la selvaggina.
Nell'arrampicarsi, però, il giovane scivola, forse a causa dell'umidità, e cade a terra sbattendo violentemente la testa.
Gli amici si rendono subito conto della gravità della cosa e chiamano i soccorsi, che arrivano poco dopo.
Un elicottero trasporta l'infortunato al San Filippo Neri, dove tutt'ora viene tenuto in coma vigile, in attesa di qualche miglioramento.
Le condizioni però sono abbastanza gravi: anche se la prognosi è ancora riservatissima, in paese si parla di brutta frattura al cranio ed altre contusioni.
La notizia della disgrazia ha lasciato l'amaro in bocca a parecchi allumieraschi, visto che Antonio, per gli amici "Tony", è molto conosciuto in collina soprattutto per la sua recente esperienza in Iraq come sergente della Croce Rossa.
Anche se preferiva non parlare di quei due mesi passati a portare soccorso ai molti campi nomadi e ai molti bambini di Nassiriya e dintorni, tutti ad Allumiere sanno qualcosa del suo volontariato e lo ammirano per il coraggio e la modestia con cui da quindici anni svolge il suo lavoro. Per questo tutti ieri mattina hanno incrociato le dita, sperando in una pronta guarigione che consenta a Tony di ritornare al più presto ai mille impegni di una volta.
(Il Messaggero, 21 ottobre 2004)

 

Cacciatore di 81anni denunciato, l'arma sequestrata
Passa davanti ai vigili e dal fucile parte un colpo
Un colpo d'arma da fuoco, sparato a due passi dalla caserma della polizia municipale. Poteva rimanere un mistero, quanto accaduto nel primo pomeriggio di ieri tra i condomini di via Castello d'Amore. E, invece, i fatti sono stati ricostruiti esattamente come sono accaduti: a sparare era stato un distratto cacciatore, in procinto di effettuare una battuta nelle campagne trevigiane. Un cacciatore decisamente avanti con gli anni, perché di anni ne ha 81, e adesso si ritrova con una denuncia per "accensione ed esplosioni pericolose". A identificarlo, è stato un vigile-motociclista, che si apprestava a prendere servizio nella vicinissima caserma. Il cacciatore stava caricando proprio sotto casa, davanti al garage, armi e bagagli, ovvero un fucile calibro 22 ed il cane, quando è partito il colpo.
«Ero convinto di aver inserito la sicura, quando ho provato il grilletto».Già, ma non avrebbe dovuto essere carica, quell'arma. Fucile che è stato posto sotto sequestro dalla polizia municipale, così come il cinturone.
Fortuna ha voluto che nessuno si sia fatto male. Il colpo, per la cronaca, sarebbe stato sparato verso l'aria, ovvero verso lo stadio Tenni.
(Il Gazzettino, 22 ottobre 2004)

 

ANZIANA SIGNORA COSTRETTA A RINCHIUDERSI IN GARAGE PER SFUGGIRE AD UNA

SPARATORIA DI CACCIATORI DAVANTI CASA

Non passa settimana senza che qualche cittadino della provincia di Treviso chiami gli attivisti della LAC, Lega Abolizione Caccia, per segnalare episodi di spari vicini alle case o piogge di pallini da caccia sopra le proprie teste a causa del mancato rispetto delle distanze di sicurezza dalle case, pari a 100 metri, da parte dei cacciatori. A Roncade, comune non nuovo a problematiche di questo tipo, mercoledì mattina una anziana signora verso le 7.50, mentre stava scopando il marciapiede di casa, ha sentito esplodere diversi colpi ravvicinati di fucile da caccia da due cacciatori intenti a sparare a delle Tortore dal collare.
Purtroppo numerosi pallini da caccia cadevano in testa alla signora che terrorizzata si rifugiava all'interno del proprio garage dove vi rimaneva per quasi mezz'ora in attesa che i due cessassero la sparatoria. La signora, residente in via Sile a Roncade, ha chiesto espressamente alla LAC che il suoi dati restino riservati in quanto ha paura di ritorsioni e minacce, essendo proprietaria di due bastardini e di due gatti che tiene liberi nel giardino di casa; la stessa ha segnalato che i cacciatori molto spesso cacciano, in violazione della legge, all'interno di un suo piccolo appezzamento coltivato ad asparagi...
(Comunicato LAC Veneto 23 ottobre 2004)

 

Albavilla La tragedia ieri mattina nei boschi ai piedi del monte Bolettone - L'uomo è morto praticamente sul colpo, inutile ogni soccorso Precipita e muore nel dirupo l'assessore Croci Di ritorno da una battuta di caccia con gli amici è scivolato sul sentiero: fatale il violento impatto sulle rocce sottostanti
ALBAVILLA Il piede su un sasso umido e scivoloso, il disperato appiglio trovato in una pianta instabile, la rovinosa caduta sopra uno spuntone roccioso. È la tragica sequenza che fotografa gli ultimi istanti della vita di Gaetano Croci, l'assessore ai servizi sociali di Albavilla morto nella tarda mattinata di ieri mentre, in compagnia di due amici, aveva appena terminato una battuta di caccia tra i monti proprio alle spalle del paese. Secondo la ricostruzione fornita dall'unico testimone oculare della tragedia, l'ex assessore Fabio Fusi, Croci, 58 anni, ha improvvisamente perso l'equilibrio mentre procedeva sul sentiero che conduce alla località Fontana Massera. La caduta è stata inevitabile. Croci era riuscito ad aggrapparsi ai rami di una pianta. Solo qualche secondo dopo però l'appiglio ha ceduto e il cacciatore è precipitato per alcuni metri in un dirupo, picchiando poi violentemente con il corpo contro una roccia. Accortosi della gravità dell'accaduto il suo compagno ha dato immediatamente l'allarme al terzo cacciatore del gruppo, Maurizio Benfenati, ma quando i soccorritori sono giunti sul posto per Croci non c'era già più niente da fare. I tre amici conoscevano bene la zona. Da anni infatti erano soliti darsi appuntamento quasi ogni fine settimana per andare tra i boschi alla ricerca di selvaggina o anche solo per fare due passi in compagnia. Anche ieri, partiti di buon mattino, avevano setacciato con i cani i sentieri e le vallate a monte di Albavilla e, dopo circa quattro ore di cammino, erano tornati alla «Cassaforte», una baita di proprietà dello stesso Benfenati lungo il sentiero carrabile che porta alla baita Patrizi. Mentre quest'ultimo ha deciso di scendere in jeep assieme ai cani, gli altri due amici si sono avventurati lungo un tracciato poco battuto che porta direttamente nella valle di Albavilla. Un percorso non particolarmente ostico, utilizzato dagli amanti del fuoristrada per escursioni all'insegna del motocross. Lungo il tragitto però c'è da sempre un passaggio un po' più impegnativo, caratterizzato dalla presenza di un sasso su cui porre massima attenzione. Croci, che camminava davanti al suo compagno, è arrivato proprio in questo punto. Si è girato verso Fusi, gli ha parlato per qualche istante e poi è scivolato. Nemmeno il tempo di accorgersi di quanto stava accadendo e la pianta cui si era disperatamente aggrappato ha ceduto. Croci è morto pochi minuti più tardi a causa delle gravissime lesioni provocate dalla caduta. Le operazioni di soccorso hanno impegnato per diverse ore gli uomini del 118 (giunti sul posto coln i supporto di un elicottero) e gli esperti del soccorso alpino, cui è toccato il compito di recuperare la salma dello sfortunato cacciatore. Alberto Gaffuri
(La Provincia di Como, 24 ottobre 2004)

 

La testimonianza dell'unico testimone oculare Maurizio Benfenati, il primo a chiamare i soccorsi «Si è aggrappato, ma la pianta ha ceduto»
ALBAVILLA «Saremo passati centinaia di volte dal quel sentiero, raccomandandoci a vicenda di fare attenzione perché c'è un sasso particolarmente scivoloso. Non riesco proprio a capire come sia potuto capitare». Il racconto, rotto dall'emozione, è di Maurizio Benfenati, uno dei due amici che ieri mattina erano usciti assieme a Gaetano Croci per una battuta di caccia. Una passione che univa da diversi anni i tre, appassionati di montagna e amanti dei sentieri e delle vallate ai piedi del monte Bolettone. «Ci eravamo incontrati attorno alle 7,30 per fare un giro dalle nostre parti. Per noi era una cosa normale: da tempo ci diamo appuntamento ogni fine settimana per andare per boschi. Abbiamo cacciato un po' da tutte le parti, dalle Grigne al Pizzo dei Tre Signori, facendo tracciati ben più impegnativi anche tra le rocce. Oggi invece abbiamo pensato di restare dalle nostre parti. Qui infatti si possono trovare lepri e fagiani». Dopo oltre quattro ore di cammino, i tre amici si sono decisi a scendere a valle. Erano le 11,30. Nei pressi della baita di Benfenati, nota in zona come la «Cassaforte», il trio si è separato. Croci, assieme a Fabio Fusi, ha pensato di scendere a piedi da un sentiero che porta verso Fontana Massera. Benfenati, invece, ha caricato la sua jeep con i cani e ha imboccato il sentiero carrabile che congiunge la baita Patrizi alla strada per l'Alpe del Viceré. «Quel sentiero l'abbiamo percorso un sacco di volte mantenendo sempre la massima attenzione, per cui era impensabile che accadesse ciò che, purtroppo, è successo. Gaetano si è girato verso Fabio per parlargli e all'improvviso è scivolato. Ha provato ad attaccarsi a una pianta, ma questa ha ceduto, e lui è caduto per alcuni metri battendo poi su uno spuntone roccioso. Fabio si è subito accorto della gravità di quanto successo e ha lanciato l'allarme. Quando i soccorsi sono arrivati sul posto - ha concluso - Gaetano era già morto». I primi soccorsi sono arrivati dall'alto, calandosi con il verricello dall'elicottero mentre i due amici cercavano, dal basso, di indicare l'area esatta dove era avvenuta la caduta. Gli sforzi però si sono rivelati inutili.
(La Provincia di Como, 24 ottobre 2004)

 

A Fano residenti sotto tiro di cacciatori, arriva la polizia
FANO - Chi l'ha visto? È stato diffuso l'identikit di un sedere, è di un cacciatore che conclude i diverbi con l'elegante gesto di calarsi pantaloni e mutande. Scherzi a parte, la foto delle nude terga è la prova lampante di quanto sia diventata difficile la stagione venatoria per un abitante Torrette, costretto a sopportare un vero fuoco di sbarramento intorno alla propria villetta, al confine con l'area ex Fantasy World. "Il fine settimana sembra di stare a Bagdad", commenta. Il lunedì trova sempre pallini di piombo nel giardino, ogni tanto qualche uccello morto o ferito. Quando si dice le distanze di sicurezza. Ieri è successo che la moglie, scesa in giardino per andare a prendere l'auto, sia stata colta di soprassalto dal rumore di una fucilata. Vicina, troppo vicina per i gusti della signora. Ancora spaventata, ha chiamato le forze dell'ordine e chiesto la presenza di una pattuglia che, arrivata sul posto, ha allontanato due cacciatori, avvertendo di non disturbare più la famiglia."Poco dopo - racconta il padrone di casa - erano di nuovo qui intorno. 'Spara', ha urlato uno all'altro, indicando qualcosa che volava sopra il nostro tetto. 'Provaci', gli ho urlato e hanno iniziato a insultarmi in tutti i modi. Ho preso la macchina fotografica per documentare meglio i fastidi che subiamo e il signore si è scoperto".
O.S.
(Il Messaggero, 24 ottobre 2004)

 

L'episodio è accaduto a Roncade. A Silea nel campo di calcio una scarica dove si allenano i bambini Pioggia di pallini da caccia sulla testa di una donna
RONCADE. Colpi di fucile vicino alle abitazioni. Scarica di pallini da caccia sulla testa di un'anziana signora. E' accaduto mercoledì mattina, verso le 7.50, ad una donna residente in via Sile, a Roncade. Stava riordinando il giardino quando ha sentito esplodere colpi di fucile da caccia: poco lontano dalla sua abitazione due cacciatori erano intenti a sparare a delle tortore. La donna raggiunta dai pallini ha cercato riparo nel suo garage. Gli spari sono durati quasi mezz'ora. La signora, particolarmente irritata dal fatto che più volte ha sorpreso dei cacciatori sparare dentro un appezzamento di sua proprietà dove coltiva asparagi, si è rivolta alla Lega Abolizione Caccia per denunciare i fatti. «E' vergognoso che ci siano persone armate che terrorizzano i cittadini che si trovano all'interno della loro proprietà - ha dichiarato Andrea Zanoni della Lac -. In questi casi si è in presenza sia di violazioni della legge sulla caccia sia di violazioni del diritto elementare di ogni cittadino di stare in tranquillità a casa sua. La Lac e il movimento Cacciailcacciatore sono pronti a dimostrare solidarietà a tutti i cittadini che vivono questo tipo di problemi dando loro la necessaria assistenza legale». L'episodio di Roncade non è l'unico. A Silea, mercoledì scorso, R.S., una signora residente in via Papa Giovanni XXIII, è stata testimone di fucilate da caccia esplose da un cacciatore in un isolotto del Sile, all'interno del Parco Naturale del fiume. La stessa signora ha riferito alla Lac che in più occasioni una pioggia di pallini da caccia è caduta vicino alla chiesa parrocchiale di Silea, nel campo da calcio dove si allenano i bambini delle elementari e medie. Vista l'ora del giorno in cui si sono verificati questi fatti la preoccupazione maggiore dei cittadini è la loro sicurezza personale, quella degli animali domestici e naturalmente la protezione della loro intera proprietà. La Lac oggi effettuerà un accurato sopralluogo per verificare se si ripeteranno ancora simili gravi atti di violazione della legge sulla tutela della fauna selvatica e sull'incolumità delle persone.
(Elisa Pillonetto)
(La Tribuna di Treviso, 24 ottobre 2004)

 

POVE DEL GRAPPA
POVE D. G. «Giovedì scorso la signora E.F., residente a Pove, stava passeggiando con il proprio cagnolino nei pressi del locale istituto agrario, quasi in riva al fiume Brenta, quando sentiva a breve distanza esplodere diversi spari di fucile da caccia da alcuni cacciatori presenti in zona. Il cagnolino della signora subito dopo scovava, rifugiata tra l'erba, una ballerina bianca, piccolo uccello insettivoro, ferita ad un'ala: vistasi scoperta tentava inutilmente di spiccare il volo». La ricostruzione della vicenda viene così raccontata da un comunicato del Coordinamento protezionista veneto, che prosegue: «E.F. provvedeva quindi a prestare soccorso al piccolo uccellino, con una vistosa ferita sanguinante, prestando le cure del caso anche tramite un veterinario della zona e provvedendo successivamente ad avvisare la polizia venatoria provinciale». «È l'ennesimo episodio di bracconaggio - ha commentato Andrea Zanoni del Coordinamento protezionista veneto -, l'ulteriore prova che le leggi sulla caccia sono solo un optional per la maggior parte dei cacciatori. Sparare ad una ballerina è come sparare ad un bambino perché si tratta di una specie molto confidente nei confronti dell'uomo. La ballerina è un uccellino dalla forma slanciata ed elegante che si può osservare mentre cammina battendo ripetutamente la coda con piccoli scatti; il suo volo è piuttosto lento, dal classico moto ondulato sincronizzato al richiamo che la rende facilmente identificabile e purtroppo anche facile preda delle doppiette. Chi ha sparato a questa magnifica creatura sapeva benissimo che quello era un uccello protetto dalla legge. Ora non c'è che da augurarsi che questo animaletto sopravviva anche se probabilmente non riuscirà mai più a volare libero nei cieli».
(Il Gazzettino, 24 ottobre 2004)

 

"Doppiette troppo vicine a casa mia"
Riccione - "L'anno scorso mi sono ritrovato i pallini delle cartucce sul terrazzo di casa. Questa mattina (ieri per chi legge, ndr.) sono stato svegliato, prima delle sette, da una gragnuola di colpi di fucile. Ma mi chiedo, ed è una domanda non una provocazione, è corretto che i cacciatori possano praticare questo loro legittimo passatempo, così vicino ad una zona urbanizzata come quella dove abito io?". A porre la protesta e gli interrogativi, è Roberto Parma, residente in via Oneglia, appena a monte della Statale 16, in un'area a forte impatto abitativo com'è San Lorenzo.E lo domanda alle autorità che sovrintendono alla scelta dei luoghi in cui è possibile andare a caccia, e che dovrebbero effettuare i relativi controlli."A parte il disagio per l'ora - continua Parma - mi auguro che chi pratica la caccia lo faccia rispettando tutti i canoni di sicurezza. Che cioè mantenga una adeguata distanza dalle abitazioni. Non mi piacerebbe proprio ritrovarmi come l'anno scorso, quando i pallini mi sono arrivati addirittura sul terrazzo di casa".Un problema sul quale Claudio Dau, fino a pochissimo tempo fa dirigente dell'Ufficio Caccia della Provincia di Rimini, spiega che "La caccia è assolutamente proibita nell'area a mare della statale. Nel resto del territorio dovrebbe essere praticata entro determinati confini, e comunque mai a meno di 150 metri dalle abitazioni". Però, "Devo anche dire che, ultimamente, i controlli effettuati dagli enti pubblici sono assai diminuiti. Per cui tutto è in mano al senso civico dei cacciatori".
fra.p.
(Corriere Romagna, 24 ottobre 2004)

 

Gonnosfanadiga. Ricoverato, lo studente è stato sottoposto a intervento chirurgico
Spara al cinghiale, ferisce un ragazzo
Incidente durante una battuta, cacciatore denunciato
Incidente di caccia ieri mattina nelle campagne di Gonnosfanadiga. Un giovane studente è stato ferito da una fucilata. Ora è ricoverato nell'ospedale Marino di Cagliari con una prognosi di quaranta giorni, dopo essere stato sottoposto ad intervento chirurgico. Il suo feritore è stato denunciato a piede libero dai carabinieri per lesioni gravi e segnalato alla Prefettura di Cagliari per attività venatoria non consentita e per porto di munizioni non previsto. È accaduto, verso le 7,45 di ieri, nella zona di Sibiri, in località "Acqua de intraxiu", versante Gonnosfanadiga. Giovanni Sotgiu, 71 anni, pensionato di Gonnosfanadiga, era sicuro di aver colpito un cinghiale, invece la fucilata esplosa dal suo semiautomatico ha colpito A.L., 15 anni, studente di Gonnosfanadiga, ferendolo alla mano sinistra e al braccio destro. Sul grave fatto di sangue permangono numerosi aspetti da chiarire, ora oggetto delle indagini, avviate dai carabinieri della stazione locale e del nucleo operativo della compagnia di Villacidro. Ci sono ancora da verificare le dichiarazioni, rese da altri cacciatori, che hanno prestato soccorso al giovane studente. Avrebbero sostenuto di non aver partecipato alla battuta di caccia di frodo. Una versione che non ha convinto a pieno gli inquirenti che sull'intera vicenda nelle prossime ore gireranno un rapporto alla magistratura. In ogni caso, secondo una prima ricostruzione dei fatti, sia il pensionato sia lo studente sembra facessero parte di una squadra di amici che aveva deciso di improvvisare una battuta al cinghiale (battuta decisamente abusiva se si considera che la caccia al cinghiale è chiusa e non sarà riaperta almeno sino al prossimo mese di novembre). In ogni caso gli amici sono arrivati nella zona di Sibiriu, in località Acqua de Intraxiu, conosciuta dai cacciatori per la presenza di numerosi branchi di cinghiali, di buon mattino. Alle prime luci i cacciatori si sono sistemati nelle poste assegnate e i più giovani del gruppo hanno cominciato la battuta. Il ragazzo aveva il compito di fare il battitore. Giovanni Sotgiu, molto probabilmente era appostato in attesa del passaggio del cinghiale. Ha intravisto qualcosa muoversi dietro un cespuglio. Convinto che si trattasse di un cinghiale ha imbracciato il fucile e senza pensarci due volte ha preso la mira: dalla sua arma caricata a pallettoni ha fatto partire un colpo che ha raggiunto il bersaglio. Inizialmente il pensionato non si è accorto di aver colpito il giovane battitore. Quando ha sentito le grida di dolore dello studente, ha capito di aver sparato contro un componente della squadra. È corso immediatamente verso il punto in cui aveva diretto il colpo e ha trovato il giovane a terra sanguinante. Non si è perso d'animo e ha soccorso il ragazzo. Poco più tardi sono intervenuti anche gli altri cacciatori, richiamati dalle grida del giovane e del pensionato che chiedeva aiuto. Lo studente è stato adagiato su un'auto e accompagnato all'ospedale di San Gavino. I medici del pronto soccorso, dopo le prime cure e alcune medicazioni, hanno predisposto il trasferimento del ragazzo all'ospedale Marino di Cagliari (sembra che avesse un pallettone conficcato nell'osso del braccio destro), dove nella stessa mattina di ieri è stato sottoposto ad intervento chirurgico. Le condizioni del giovane studente non sono gravi, i medici lo hanno giudicato guaribile in quaranta giorni di cure. Ora i carabinieri stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica della tragica battuta di caccia. Come detto ci sono infatti ancora dei particolari ancora tutti da chiarire. Devono essere ancora sentiti alcuni cacciatori, che si trovavano nella zona al momento del ferimento. Gian Paolo Pusceddu
(L'Unione Sarda, 25 ottobre 2004)

 

Un lecchese aveva appoggiato il suo fucile a un sasso durante una battuta di caccia al Pian del Tivano Parte un colpo, cacciatore ferito Colpito a un polpaccio il quarantenne è stato trasportato in elicottero a Sondalo
sormano Incidente di caccia ieri mattina attorno alle 7.30 al Pian del Tivano. Un 42enne di Lecco, Valentino Fumagalli, è rimasto ferito al polpaccio da un colpo di fucile partito accidentalmente. L'uomo è stato aiutato prima dai suoi compagni di battuta, quindi dai tecnici del Soccorso alpino, infine - inizialmente medicato dalle ambulanze di Erba e Asso - è stato trasferito all'ospedale di Sondalo (a Sondrio) dall'elicottero del 118. Sulla vicenda indagano i carabinieri di Asso ma in ogni caso si tratterebbe di un fatto del tutto accidentale. Da quanto si è appreso sembra che lo sfortunato cacciatore fosse in compagnia di alcuni colleghi e che, con loro, stesse aspettando di sparare ad alcuni volatili. Un fucile appoggiato a un masso (e carico) è improvvisamente caduto facendo scattare il meccanismo di sparo. I pallini dell'arma hanno colpito Fumagalli al polpaccio, peraltro da una distanza piuttosto ravvicinata. Le sue condizioni, almeno inizialmente, sembravano anche più gravi di quanto poi sarebbe stato possibile accertare. Perdeva moltissimo sangue, i suoi compagni hanno lanciato subito l'allarme mentre verso Pian del Tivano si muovevano i mezzi del Lariosoccorso erbese e della Croce rossa di Asso. È stato, come detto, aiutato anche dagli esperti del soccorso alpino lecchese. È stato medicato inizialmente sul posto: medico e volontari hanno cercato subito di tamponare le ferite e di limitare l'emoraggia di sangue, poi dopo essere stato caricato sull'elisoccorso è stato trasferito a Sondalo, ospedale all'avanguardia in fatto di traumatologia e di patologie vascolari. Il quarantenne lecchese è, in ogni caso, fuori pericolo, anche se prima di lasciare l'ospedale passeranno ancora molti giorni. L'incidente, in ogni caso, riporta l'attenzione sulla sicurezza nei boschi del lago e del Triangolo lariano - e in provincia in generale - durante il periodo della caccia.
(La Provincia di Lecco, 25 ottobre 2004)

 

Parte un colpo dal fucile a pallettoni grave giovane cacciatore di cinghiali
CACCIA Diego Basso, 26 anni, di Vernazza si è ferito alla coscia sinistra sul monte Bardellone, salvato dall'elicottero del 118
E' stato ricoverato in gravi condizioni ma non in pericolo di vita Diego Basso, 26 anni di Vernazza, vittima del primo serio incidente di caccia della stagione. Il fatto è avvenuto ieri, sul monte Bardellone, in una zona particolarmente impervia e difficile da raggiungere per i soccorritori che hanno dovuto fare ricorso all'elicottero del 118 "Pegaso 3" di base a Massa.
L'incidente è avvenuto nel corso di una battuta di caccia al cinghiale, un tipo di caccia che viene effettuata da "squadre" che percorrono zone ben definite. Non è chiaro come sia partito il colpo, se durante la marcia oppure, come sembra dalle prime testimonianze, se a causa di una caduta accidentale. Secondo questa ricostruzione Basso avrebbe messo il piede in fallo scivolando e quindi, nella caduta, il fucile avrebbe fatto partire il colpo che lo ha ferito. I compagni di battuta si sono precipitati dal loro compagno e si sono subito resi conto della gravità delle sue condizioni. La cartuccia caricata a pallettoni aveva aperto uno squarcio nella coscia sinistra che sanguinava abbontamente. Mentre il capo squadra, Claudio Moggia, di Levanto, chiamava il 118, gli altri hanno provveduto a tamponare la ferita e, stringendo un laccio sopra lo squarcio, sono riusciti a rallentare l'emorragia.
Intanto la macchina dei soccorsi, che ha coinvolto 118, soccorso alpino e vigili del fuoco, si è messa in movimento: da Massa è decollato l'elicottero "Pegaso 3", con a bordo, oltre al personale medico, anche una guida del soccorso alpino della Spezia mentre nel frattempo anche un'automedica partiva verso il luogo della disgrazia. A creare difficoltà ai soccorrittori sono stati due fattori: la natura impervia dei luoghi e il fatto di non avere un'idea precisa del luogo dove si trovava il ferito. Una volta identificato il punto esatto, l'elicottero è riuscito ad atterrare nelle vicinanze e quindi è stato possibile prestare soccorso a Basso. L'anestesista e il medico di bordo hanno stabilizzato le sue condizioni e quindi lo hanno caricato a bordo dell'elicottero per trasportarlo all'ospedale della Spezia.
Il colpo, che fortunatamente non ha leso i vasi principali, ha comunque dilaniato la muscolatura della coscia e il ferito, una volta giunto al Sant'Andrea, è stato sottoposto a intervento chirurgico.
Quello accaduto ieri è il primo grave incidente della stagione di caccia ed è avvenuto nel primo week-end di caccia al cinghiale. Decisivo, per il salvataggio dello sfortunato cacciatore, è stato una volta di più l'intervento dell'elisoccorso che, in soli sette minuti ha localizzato il bosco dove si trovava il ferito e ha sbarcato il personale che ha prestato i primi soccorsi.
Augusto Boschi
(Il Secolo XIX, 25 ottobre 2004)

 

BONIFICA AL LEONARDO DA VINCI
Spari a ridosso degli aerei
Fiumicino, quattro cacciatori bloccati dalla polizia e multati
di GIULIO MANCINI
Stavano sparando in un'area protetta ma, cosa ancora più grave, erano sotto gli aerei in fase di decollo. E sulle loro teste di lì a pochi istanti sarebbe passato il superblindato volo della El Al diretto a Tel Aviv.
Quattro cacciatori sono stati multati e si sono visti sequestrare le loro armi l'altra mattina a Coccia di Morto perchè sorpresi a esercitare l'attività venatoria a ridosso dell'aeroporto "Leonardo da Vinci" e sotto il corridoio di volo degli aerei in fase di decollo. In tempi di massima allerta contro i pericoli del terrorismo, è stato inevitabile per loro essere scoperti e perseguiiti severamente. L'episodio è avvenuto sabato mattina poco dopo mezzogiorno e mezzo. Alle 12,50 sarebbe decollato il Boeing 757 del volo LY386 della El Al diretto da Roma all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Come previsto dalle procedure per le linee a maggior rischio di attentati, poco prima anche l'elicottero "Poli 1" della polizia si è levato in volo per una "bonifica" aerea del territorio in prossimità del confine aeroportuale.
Sorvolando la tenuta di Coccia di Morto, proprietà privata ma ad alta tutela naturalistica perchè compresa nella riserva statale del Litorale romano, l'equipaggio dell'elicottero ha notato due coppie di cacciatori appostati e armati di doppiette. Temendo possibili conseguenze o, comunque, rendendosi necessario vederci chiaro sull'identità dei cacciatori, è stato disposto l'immediato invio sul posto di una pattuglia del commissariato di Fiumicino.
Gli agenti, una volta sul posto, hanno contestato alle "doppiette" il divieto di esercizio dell'attività venatoria all'interno di una zona vietata non solo per i vincoli della riserva statale ma anche per la vicinanza con l'aeroporto. Sono stati sequestrati i quattro fucili mentre, una volta verificato che il pericolo di attentatori era inesistente, via radio veniva dato il via libera al volo della El Al.
Numerosi altri allarmi sono scattati ieri mattina nella zona di Anzio. Stavolta a richiedere l'intervento delle forze dell'ordine sono stati i residenti preoccupati che spari troppo ravvicinati rispetto alle abitazioni potessero comportare anche pericoli per le persone. Così, una pattuglia del commissariato, poco dopo le sette è intervenuta dapprima sui terreni di via di Miglioramento e, successivamente, nel boschetto di via Bruzzi. Quando sono stati rintracciati i cacciatori, una volta controllato il possesso del permesso venatorio, sono stati invitati ad allontanarsi dal centro abitato.
(Il Messaggero, 25 ottobre 2004 )

 

Fermo
Sfiorata dai colpi dei cacciatori: donna sotto shock
FERMO A Fermo si va a caccia tra le case. Ieri pomeriggio nel popoloso quartiere di Santa Petronilla, una donna che stava prendendo il sole in giardino si è vista piovere addosso una gragnola di proiettili sparati da un cacciatore che stava cacciando (e non è il solo caso) tra le abitazioni del quartiere. La signora, M.S. 40 anni, è dovuta ricorrere alle cure dei sanitari per lo shock subito. E' la seconda volta nel giro di un anno che la signora lamenta colpi di fucile dei cacciatori verso la propria abitazione. Oggi provederà a inoltrare denuncia.
(Il Messaggero, 25 ottobre 2004)

 

Impallinate dieci abitazioni
RICCIONE - Doppiette scatenate a San Lorenzo a due passi dalle case. Mai come quest'anno il Wwf ha ricevuto segnalazioni da cittadini arrabbiati per essere svegliati all'alba nel giorno dedicato al riposo settimanale, o peggio ancora avere paura anche ad uscire in terrazzo. Il problema non è isolato e non riguarda solo poche persone.La protesta di un cittadino di via Oneglia, riportata domenica dal Corriere, non è un caso; tutt'altro. Solo negli ultimi giorni sono una decina le proteste arrivate all'associazione ambientalista da residenti che si sono ritrovati i pallini sul tettuccio dell'auto oppure sul terrazzo."San Lorenzo è ormai un quartiere a tutti gli effetti, perfettamente urbanizzato, non è possibile ritrovarsi i pallini sul balcone - attacca Antonio Cianciosi dei Verdi -. Cosa vogliamo aspettare, che ci scappi la tragedia?".Sparare di primo mattino mirando i volatili è però consentito dalla legge, come anche la possibilità di avvicinarsi alle abitazioni fino a un minimo di 150 metri di distanza."Con i fucili oggi a disposizione dei cacciatori, con un colpo il limite è comunque facilmente superabile. Il vero problema sta nelle caratteristiche di quella zona che è, come il resto del territorio cittadino, urbanizzato. Sulla base di questo presupposto chiederò al sindaco di avanzare una ordinanza che vieti la caccia in tutto il comune".Tre anni fa riuscì nell'impresa il Wwf che portò il sindaco a emanare una ordinanza per vietare la caccia nei 14 ettari di verde pubblico che si trovano attorno al Castello degli Agolanti. In quel caso si trattava di terreno pubblico, e la battaglia ambientalista ebbe infine ragione. Questa volta la faccenda è complicata perché nel resto del comune i terreni sono dei privati. Per superare l'ostacolo è già iniziata la ricerca del cavillo legale da parte dei Verdi.
Andrea Oliva
(Corriere Romagna, 26 ottobre 2004)

 

OFFIDA
Caccia aperta, piovono pallini sul tetto di casa
di SONIA PALERMO
OFFIDA Piovono pallini sul tetto di una casa. È successo domenica scorsa ad Offida, in zona S. Barnaba. Alla riapertura della caccia, per chi vive fuori dal centro abitato, la sveglia della domenica ha il suono dei colpi di fucile. Gruppi di cacciatori con cani a seguito, soprattutto nel fine settimana, popolano le campagne. Il risveglio di una famiglia offidana, domenica scorsa, è avvenuto per il frastuono degli spari, ed il successivo crepitìo di una pioggia di pallini che ha centrato la loro residenza. «Dobbiamo stare dentro casa dice il padrone dell'abitazione colpita, G. S. per paura che ci sparino addosso». La coppia di coniugi, protagonisti dell'accaduto, racconta: «Eravamo affacciati alla finestra perché avevamo notato che due cacciatori stavano sparando a pochi passi da casa nostra. I fucili erano puntati in direzione dell'edificio, abbiamo sentito dei colpi e poi uno strano rumore, come se piovesse sul tetto». Accortisi che si trattava di una pioggia di pallini, i coniugi hanno prontamente interpellato le forze dell'ordine. Nel sopralluogo i Carabinieri hanno rinvenuto alcuni pallini intorno alla casa. Altri, alcuni dei quali caduti sul davanzale della camera dei bambini, sono stati ritrovati dal signor G. S. e portati in caserma. I Carabinieri della locale stazione stanno svolgendo le indagini per accertare eventuali responsabilità. Inviato un esposto anche alla Provincia. Un episodio analogo è accaduto qualche settimana fa a Sambuco di Castel di Lama. Anche in questo caso è stata presentata denuncia ai Carabinieri.
(Il Messaggero, 26 ottobre 2004)

 

 

PONZANO
Ha tentato in tutti i modi di far valere le proprie ragioni, quelle di cacciatore. Peraltro birichino, se è vero che c'è voluto un bel po' prima che i poliziotti potessero raggiungerlo e redarguirlo per il modo con cui manifestava la sua passione venatoria. Protagonista, un 81enne di Ponzano , che domenica mattina aveva deciso di effettuare l'ennesima battuta. Ma, purtroppo per lui, non esistono più le condizioni per poter cacciare senza dover fare i conti con la giungla abitativa (una fortuna per le prede!), e quindi le rigide distanze che disciplinano il corretto modo di imbracciare la doppietta. Per farla in breve, un residente si è allarmato dai colpi sparati a ridosso della sua abitazione, informando la polizia, dopo aver inutilmente cercato di chiedere ragioni all'anonimo cacciatore. Una Volante si è precipitata nella zona indicata, a Ponzano e, dopo aver raccolto la descrizione del cacciatore, si è messo alla sua ricerca, individuandolo in un fondo agricolo. Ma il cacciatore ha tentato, inutilmente, di sottrarsi alla vista degli agenti, nascondendosi tra gli arbusti, inutilmente: perché, alla fine, è stato fermato. «È una proprietà privata, non potete entrare qui!», ha tentato di intimorire i poliziotti, dimenticando che il fondo non era nemmeno il suo, come gli sarebbe stato fatto notare dallo stesso equipaggio della Volante. Gli agenti hanno preso a verbale nome e cognome, per quella che si prevede una denuncia certa. per accensioni ed esplosioni pericolose, a carico dell'anziano, non senza aver proceduto al sequestro dell'arma, un fucile "Breda" calibro 12.
(Il Gazzettino, 26 ottobre 2004)

 

WWF: AD ISCHIA NON SI RISPETTA LA LEGGE SULLA CACCIA
Venerdì di illegalità per la caccia sull'isola. Strage di animali
non consentita. Attivati controlli
Il coordinamento Nazionale Guardie W.W.F ha emanato un comunicato in cui si legge " Lo scorso venerdì migliaia e migliaia di spari si sono uditi per le colline dell'isola. Il silenzio venatorio imposto dalla Legge nei giorni di martedì e venerdì è stato impunemente e spudoratamente violato. Nè la Polizia Provinciale nè il Corpo Forestale dello Stato hanno operato fattivamente al fine di impedire la continuazione degli illeciti. Il Coordinamento Nazionale W.W.F nell'esprimere il profondo rammarico per l'abbandono del Territorio dell'isola d'Ischia ha attivato tutte le procedure idonee affinché non si ripeta più un venerdì come quello appena trascorso.
(Teleischia Più, 26 ottobre 2004)

 

Due le donne coinvolte, presentate le denunce. Accuse rivolte ai cacciatori
Spari a ridosso delle case
Due casi nel giro di due giorni non sono pochi e sono sufficienti per far scattare l'allarme. Il riferimento è a due episodi accaduti ieri e l'altro ieri rispettivamente in zona Tirassegno e a Santa Petronilla.
Ma andiamo per ordine. Lunedì una ragazza che stava prendendo il sole in giardino, in zona Santa Petronilla, si è vista piovere addosso una rosa di pallini da caccia sparati fortunatamente a diversi metri di distanza. Il colpo, esploso da un cacciatore, nel frattempo aveva perso potenza durante il percorso e la ragazza è rimasta illesa.
Ieri, nemmeno a distanza di ventiquattrore, il secondo caso. Questa volta a rischiare di essere colpita dai pallini è stata una donna che si trovava sotto casa, in via Tiepolo, nel quartiere Tirassegno. "Stavo tagliando le rose nel mio giardino - racconta la donna - quando ho sentito un forte botto e poi mi sono sentita fischiare i pallini a pochi centimetri dalla testa. Il caso ha voluto che mi stessi spostando per prendere le forbici proprio in quel momento, altrimenti mi avrebbero colpito in pieno volto. Ho visto il cacciatore che ha esploso il colpo e, anche se è fuggito, sono riuscita a prendere il numero di targa. Poi mi sono recata dai carabinieri per denunciare il fatto. Non penso proprio che finirà qui, anche perché una cosa simile era accaduta anche l'anno scorso a gennaio in occasione di una festa di compleanno in cui c'erano dei bambini. Anche in quell'occasione ci hanno sparato quasi addosso".
Il problema vero è che non ci sono controlli verso quei cacciatori indisciplinati che si avvicinano troppo alle case. Un discorso, questo, che andrebbe approfondito anche dal punto di vista tecnico visto che Santa Petronilla e il Tirassegno, una volta considerate aree periferiche, ora sono due dei più grandi agglomerati urbani.
(Corriere Adriatico, 27 ottobre 2004)

 

LAMON La Lega abolizione interviene dopo l’incidente di giovedì a Lamon
«Troppi morti per la caccia»
«L'incidente di caccia di Lamon che ha visto mercoledi' scorso come vittima Raffaele Fent, sempre di Lamon, ferito in piu' parti del corpo ed ora ricoverato nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Belluno, è l'ennesimo di una lunga serie di incidenti che da anni si verificano nelle nostre campagne e colline». Non sceglie certo la via diplomatica la Lega abolizione della caccia, dopo il ferimento del lamonese verificatosi due giorni fa. Anzi rincara la dose: «L'attuale stagione di caccia - riporta una nota della Lega - sembra non smentire il bollettino di guerra dello scorso anno, in pochi giorni di caccia, a partire dal 19 settembre, ci sono già stati 49 incidenti di caccia con 38 feriti, dei quali 29 cacciatori e 9 civili, e con ben 11 morti, dei quali 11 cacciatori e un civile uno dei quali accaduto a Tarzo in provincia di Treviso il 26 settembre scorso».
Anche il quadro normativo sembra lasciare desiderare e parecchio: «Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate: - ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lac Veneto - bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i cacciatori».
(Il Gazzettino, 30 ottobre 2004)

 

Comunicato LAC VENETO del 29/10/2004
LA LAC INTERVIENE IN MERITO ALL'INCIDENTE DI CACCIA DI LAMON (BL)
SONO TROPPI GLI INCIDENTI DI CACCIA SPESSO ANCHE MORTALI.

L'incidente di caccia di Lamon (BL) che ha visto mercoledi' scorso come
vittima Raffaele Fent, sempre di Lamon, ferito in piu' parti del corpo ed
ora ricoverato nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Belluno, è l'ennesimo
di una lunga serie di incidenti che da anni si verificano nelle nostre
campagne e colline.
Solo nella passata stagione venatoria 2003/2004 in Italia si sono
verificati  ben 130 incidenti di caccia con 89 feriti, di cui 75 cacciatori e 14
civili,  e con ben 51 morti, di cui 50 cacciatori e un civile
L'attuale stagione di caccia sembra non smentire il bollettino di guerra
dello scorso anno, in pochi giorni di caccia, a partire dal 19 settembre,
ci sono già stati 49 incidenti di caccia con 38 feriti, dei quali 29
cacciatori e 9 civili, e con ben 11 morti, dei quali 11 cacciatori e un civile.
(uno dei quali accaduto a Tarzo in provincia di Treviso il 26 settembre
scorso). La LAC ricorda inoltre il recente episodio di domenica 19 settembre che ha
visto dei cacciatori colpire un'auto che era in corsa sulla Pontebbana a
Susegana, in provincia di Treviso, all'altezza del Colorado, episodio che
poteva trasformarsi in tragedia se il conducente avesse avuto il
finestrino abbassato.
"Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate per una
società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente
urbanizzate - ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto -
bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i
cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non
c'è da stupirsene viste le condizioni in cui si caccia con un altissimo numero
di cacciatori che esercita la sua attività violenta e pericolosa in un
territorio tra i più densamente popolati al mondo. Si tratta di una
schiera di dilettanti perché i cacciatori italiani non hanno avuto un
addestramento professionale all'uso delle armi, la maggior parte di loro non ha neanche
superato un esame in proposito perché ha preso la licenza di caccia prima
che le leggi lo prevedessero. L'esame per la licenza che prevede solo una
grossolana conoscenza delle armi è stato previsto per la prima volta solo
nel 1977 con la legge 968. Ora, la maggior parte dei cacciatori italiani
attualmente in attività ha più di 43 anni, perciò cacciava prima
dell'entrata in vigore di quella norma. Non c'è da stupirsi se le scarse conoscenze in
materia di armi danno esito mortale in una cinquantina di casi all'anno.
Si pensi che per gli Agenti di Polizia e Carabinieri prima di poter usare
un'arma passano addirittura dai 7 ai 12 mesi di duro tirocinio e lunghe
lezioni pratiche e teoriche. Bisogna poi inasprire le sanzioni per chi
spara vicino alle case ed alle strade prevedendo il ritiro della licenza e
aumentando e incentivando la vigilanza venatoria."
Zanoni ha poi aggiunto: "
Ogni sabato e domenica i cittadini ci chiamano
per segnalare spari sotto le proprie case e piogge di pallini, proprio sabato
una signora di Mogliano ci ha chiamato terrorizzata perché dei cacciatori
avevano sparato fuori di una stalla dove una cavalla gravida dovrebbe partorire
tra poco…

 

Ferito al viso in una battuta di caccia
Lavis, Remo Cova è stato colpito di rimbalzo da alcuni pallini
L'incidente
L'uomo era in campagna con il figlio e un amico.
È rimasto ferito all'occhio, ma non sarebbe grave
Un colpo partito durante una battuta di caccia ed i pallini che di rimbalzo hanno centrato nella parte superiore del corpo Remo Cova, ex presidente del consiglio comunale di Lavis e consigliere del comprensorio della Valle dell'Adige.
L'incidente è avvenuto ieri pomeriggio verso le 16.30, nelle campagne di Lavis. Cova, 60 anni, vigile urbano in pensione, è ricoverato nel reparto di oculistica dell'ospedale Santa Chiara di Trento. All'occhio destro porta una vistosa benda, ma fisicamente sta abbastanza bene. Quel proiettile che si è scheggiato e di rimbalzo è finito contro di lui avrebbe potuto procurare lesioni più gravi.
L'uomo ieri aveva deciso di dedicare alcune ore del pomeriggio ad uno dei suoi hobby preferiti, la caccia. In questo periodo, ai tordi ed ai merli. Con il figlio Michele, anch'egli appassionato dell'arte venatoria, e con un amico si erano ritrovati nelle campagne vicino al paese. Forse per una svista o per uno sbaglio è partito un colpo dal fucile del figlio e la traiettoria era sbagliata: il proiettile si è diretto su un blocco di cemento ed alcuni pallini di rimbalzo sono finiti contro Remo Cova, centrandolo al collo ed al volto. Nonostante lo shock del momento, né il ferito né i compagni di caccia hanno perso la calma.
Cova si è fatto accompagnare prima a casa per ripulirsi un po', quindi in ospedale per curare le ferite. È rimasto al Pronto soccorso per i primi accertamenti ed in serata trasferito nel reparto di oculistica. Del fatto sono stati avvertiti i carabinieri della Compagnia di Trento. Non è stato sequestrato né il fucile, né i proiettili, in quanto non ci sarebbe alcun punto oscuro nella ricostruzione della dinamica dell'incidente effettuata dalle persone che si trovavano con l'uomo in quel momento.
Cova ha trascorso la notte in ospedale per ulteriori verifiche sull'entità delle ferite al volto, che fortunatamente non dovrebbero causare a lesioni permanenti. Certo lo spavento è stato molto, oltre che per l'uomo, per la moglie Pierina e per i figli Michele e Barbara, che sono stati in ospedale fino a tarda sera.
Remo Cova è molto conosciuto nella comunità di Lavis per il suo impegno decennale nella politica (è stato presidente del consiglio comunale) e nella realtà scolastica locale.
M. Vi.
(L'Adige, 31 ottobre 2004)

 

Nella lite tra due cacciatori alla fine parte pure un colpo
Divisi dai carabinieri mentre si contendono un'allodola
(v. p.) «Questa è roba mia». «Non se ne parla proprio amico, quella preda l'ho vista per primo io, dunque è mia». «Puoi scordartelo, quell'allodola finirà nel mio carniere». «Figurati. Anzi, scansati che la prendo io». Schermaglie e battibecchi di routine tra cacciatori, perciò guai a scandalizzarsi. Se però uno dei due, diciamo così, contendenti, carica il fucile e spara a scopo intimidatorio per delineare con le cattive i cosiddetti rapporti di forza, è evidente che non ci siamo più. Un epilogo un po' troppo brusco e violento quello andato in scena alcuni giorni fa nelle campagne di Pianezze, protagonisti due cacciatori: E.P., 60 anni, residente a Mason e A.S., 51 anni, abitante a Molvena. Una sorta di derby, con in palio un'allodola che avrebbe potuto avere un finale ben più violento e drammatico. In pratica, i due hanno avvistato quasi contemporaneamente l'uccello adagiarsi nelle loro vicinanze e si sono catapultati per catturarlo. Lì è nata la diatriba per esclusive questioni di precedenza: l'uno rivendicava l'allodola come propria e l'altro anche. Finché, secondo l'accusa, E.P. ha sparato un colpo a scopo intimidatorio. Una sequenza che spaventava A.S., il quale avvertiva immediatamente i carabinieri della stazione di Marostica. I militi dell'Arma giungevano sul posto e decidevano di effettuare una perquisizione nell'abitazione dell'uomo a Mason: al padrone di casa venivano sequestrati 3 fucili ed una pistola calibro 3.65, nonché l'intera scorta di munizioni. Nei suoi confronti scattava anche una denuncia penale ed il ritiro immediato della licenza di caccia, mentre l'altro cacciatore, dal canto suo, sporgeva querela verso E.P.
Paradossalmente salvata dalla furibonda lite scoppiata tra i due, invece, l'allodola oggetto del contendere, riprendeva indenne il suo volo migratorio.
(Il Giornale di Vicenza, 31 ottobre 2004)

 

FERITO DA COLPO PARTITO DA SUO FUCILE, MORTO CACCIATORE
DOPO UN MESE DI AGONIA
    (ANSA) - VITERBO, 11 NOV  E' morto, dopo un mese di agonia,
Luigi Petronio, 49 anni, di Montalto di Castro (Viterbo), il
cacciatore che il 10 ottobre scorso rimase gravemente ferito da
un colpo partito accidentalmente dal suo fucile. L'uomo,
coniugato e padre di due figli, autotrasportatore, era
ricoverato al San Camillo di Roma. L'incidente di caccia che e'
costato la vita a Petronio e' estremamente singolare nella sua
dinamica: il colpo, stando alla ricostruzione dei fatti compiuta
dai carabinieri del posto, sarebbe partito mentre il fucile era
poggiato con il manico a terra, all'interno di un casolare, e
avrebbe ferito il cacciatore alla mano. Alcuni pallini, pero',
avrebbero attraversato sotto cute tutto l'arto per fermarsi
nella parte posteriore della nuca e provocando gravi lesioni
neurologiche all'uomo. Il corpo di Petronio fu trovato da un
amico, con il quale aveva trascorso l'intera giornata di caccia,
ma che poco prima dell'incidente si era allontanato dal
casolare. Sull'episodio e' in corso un'inchiesta avviata dalla
procura della Repubblica di Civitavecchia, competete per
territorio. (ANSA, 11 novembre 2004)