01/10/03

Cervino, ferito da un cacciatore
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20031001/CASERTA/CASERTA/FOGLIA.htm
Un uomo di 65 anni, A.D.L, di Santa Maria a Vivo è rimasto ferito a una mano
nelle campagne di Cervino da un pallino esploso da un fucile da caccia. Il
pensionato era su un terreno di sua proprietà per eseguire alcuni lavori
agricoli quando il piombo lo ha colpito alla mano destra. È stato
accompagnato in ospedale e medicato. Guarirà in una settimana. Non ancora
identificato il cacciatore che ha sparato senza accorgersi della sua
presenza.

02/10/03

Muore cacciando il cinghiale
LUNIGIANA Cinquantottenne stroncato da un attacco cardiaco in un canalone
nei boschi di Olivola, nei pressi di Aulla
Pensionato di Ameglia impallinato nell'orto di casa
Indagini dei carabinieri di Ameglia sul ferimento del novantenne che è ora
ricoverato in ospedale a Sarzana.
I pallini lo hanno raggiunto e ferito gravemente al volto e in varie parti
del corpo.
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=117419&idcategoria=593#
Drammatica giornata di caccia quella di ieri in Lunigiana e in val di Magra.
A Olivola, nel comune di Aulla, è stato rinvenuto cadavere in fondo ad
canalone un cacciatore di 58 anni, Ivo Bertagna, abitante a Carrara ma
nativo di Licciana Nardi. L'uomo, un appassionato di caccia, è stato
stroncato quasi certamente da un infarto ed è morto sul colpo nella prima
giornata di apertura al cinghiale. Ad Ameglia invece un pensionato di 89
anni, Marcello Peonia, abitante a Camisano, è stato impallinato nel
pomeriggio di ieri da un cacciatore mentre stava pulendo dei cavoli in un
suo terreno. Il pensionato era seduta sotto una baracca quando è stato
investito dalla rosa dei proiettili. E' stato soccorso da alcune persone e
trasportato urgentemente in pronto soccorso a Sarzana. I pallini lo hanno
raggiunto al volto ma anche nelle braccia e nelle gambe procurandogli gravi
lesioni per le quali è stato ricoverato.
La tragedia di Olivola ha suscitato una profonda impressione tra i
cacciatori subito avvertiti della disgrazia.
Ivo Bertagna, che abitava in via Fossone Basso a Carrara, ma che era
originario della Lunigiana, era molto conosciuto perchè fin dalla più
giovane età era iscritto alla Federcaccia. La sua passione per la caccia al
cinghiale lo ha sempre portato ad essere presente alla giornata di apertura
che ieri gli è stata fatale. Appena scoperto il cadavere sul posto si sono
recati gli uomini del 118 oltre ai vigili del fuoco che hanno provveduto al
recupero della salma. I carabinieri di Aulla sono intervenuti per effettuare
le indagini ed accertare se la morte era dovuta alla caduta o ad un malore.
I medici pare abbiano dissipato ogni dubbio in proposito ritenendo che si
sia trattato di un infarto.
La salma è stata composta all'obitorio dell'ospedale di Pontremoli.
Il secondo grave episodio si è verificato come detto in località Arena di
Ameglia a poca distanza dalla scuola materna elementare Silvio Pellico. Lì
un cacciatore ha sparato ad un volatile ed ha centrato il pensionato che
stava pulendo della verdura raccolta nell'orto. Le grida di dolore del
poveretto sono state raccolta da un passante che lo ha soccorso sanguinante.
Quando è arrivato in ospedale gli sono stati estratti pallini da varie parti
del corpo, persino dalla bocca.
I carabinieri di Ameglia si sono subito precipitati sul posto per verificare
l'accaduto e per cercare di identificare il cacciatore che potrebbe aver
sparato da una certa distanza senza accorgersi di aver colpito l'ignaro e
sfortunato novantenne.
«E’ un fatto gravissimo - protesta un abitante della zona - che si spari
così vicino alle case. E’ già accaduto in passato di esser raggiunti da
pallini ma mai era accaduto un fatto così grave».
Fa. Ro.
...
Spezia
Muore d'infarto dopo una battuta di caccia
http://lanazione.quotidiano.net/chan/13/14:4811053:/2003/10/02
AULLA — L'ha ucciso un infarto, dopo una battuta di caccia al cinghiale. Il
dramma si è consumato nel primo pomeriggio di ieri, attorno alle 14, nei
boschi di Olivola. Ivo Bertagna, 59 anni, pensionato, originario di Licciana
Nardi ma residente a Carrara era con gli altri suoi compagni di caccia,
avevano appena ucciso il cinghiale e si erano radunati in cerchio, come
avviene solitamente. Erano seduti. La battuta era di fatto terminata.
Improvvisamente Bertagna si è portato una mano al petto, ha accusato un
forte dolore ma prima che i suoi ed è caduto all'indietro in un canalone
sottostante. I soccorsi sono stati immediati ma purtroppo inutili. Gli amici
hanno chiamato il 118 di massa che ha allertato l'elicottero, un'auto con
medico ed infermiere a bordo e un'ambulanza. Quando però il sanitario è
arrivato sul posto non ha potuto far altro che constatare la morte
dell'uomo, dovuto ad un arresto cardiocircolatorio. Nel frattempo nella zona
è arrivata una pattuglia dei carabinieri del nucleo radiomobile della
compagnia di Pontremoli ed una squadra dei vigili del fuoco di Aulla che ha
provveduto al recupero della salma. L'operazione è risultata piuttosto
impegnativa, visto la zona impervia. Successivamente la salma di Bertagna è
stata trasportata all'obitorio dell'ospedale di Pontremoli a disposizione
dell'autorità giudiziaria.
C.G.
...
Spezia
Colpito dalla fucilata di un cacciatore nel giardino di casa
http://lanazione.quotidiano.net/chan/13/11:4811037:/2003/10/02
AMEGLIA — Era nel giardino della sua abitazione quando è stato raggiunto da
una rosa di pallini che l'hanno centrato al volto, al collo ed in altre
parte del corpo. Ora è ricoverato all'ospedale, anche se le sue condizioni
pur fortuna non sembravano gravi. E' accaduto ieri pomeriggio attorno alle
17. Marcello Peonia, 89 anni, residente ad Ameglia si trovava, come fa da
anni, nel giardino della sua casa ad Ameglia. Era chinato e probabilmente è
stato scambiato per un volatile da uno dei numerosi cacciatori che si
trovano a battere la zona, oppure il pensionato è venuto a trovarsi proprio
sulla traiettoria di una preda. Fatto sta che una rosa di pallini l'ha
investito in pieno ferendolo sia al volto che in altre parti del corpo.
L'uomo è stato subito soccorso da altre persone che si trovavano nella zona
e successivamente è stato trasportato all'ospedale di Sarzana. Dopo le prime
cure al pronto soccorso è stato ricoverato in reparto . Nella zona dove è
avvenuto l'incidente di caccia si è portata una pattuglia dei carabinieri
della stazione di Ameglia che ha avviato indagini. E' probabile che il
cacciatore che ha sparato non si sia neppure accorto di quanto accaduto,
visto che potrebbe essersi trovato ad una certa distanza dal luogo dove si
trovava il pensionato.
C.G.
 
DISGRAZIA O NO?
«Carlo ucciso da un colpo ravvicinato»
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031002&ediz=07_MARCHE&npag=4
4&file=D.xml&type=STANDARD
Carlo è stato ucciso da un colpo molto ravvicinato. La canna del fucile da
caccia, a contatto con la camicia, preme sull’addome, poi lo sparo.
Sarebbero queste le conclusioni dell’autopsia eseguita ieri dal dottor
Antonio Tombolini. Il che fa ritenere plausibile la tesi dell’incidente, il
fatto che padre e figlio si siano fronteggiati e che sia partito
accidentalmente il colpo. A sentire l’ex maresciallo Pietro Caliandro, il
figlio Carlo, 27 anni, avrebbe voluto pulire lui quell’arma, l’avrebbe presa
per la canna o per la cinta e sarebbe partito il colpo, rimasto in canna all
’insaputa del padre. «E’ stata una disgrazia» ha detto Pietro, 72 anni, per
17 comandante della Stazione di Treia. La moglie, che ha tenuto tra le
braccia il figlio agonizzante per più di mezz’ora, non se l’è sentita di
riprendere in casa il marito che da lunedì, giorno della tragedia, è
ospitato dai frati del Santissimo Crocefisso di Treia.
La causa della morte del giovane è stata un’emorragia interna: la rosa dei
pallini, che non sono fuoriusciti, ha leso irreparabilmente l’aorta. Il
tossicologo Rino Froldi, dovrà dire se il ragazzo usava ancora stupefacenti
(Carlo era uscito da un brutta storia di droga). All’autopsia era presente
il Pm Massimiliano Siddi, poco convinto che nel garage dell'abitazione di
via Colucci si sia verificata una disgrazia. L’ipotesi di reato contestata
all’ex maresciallo è di omicidio doloso o volontario. Nelle parole del padre
sarebbero state rilevate incongruenze e illogicità che generebbero dubbi
sulla tesi dell’incidente. All’esame autoptico hanno partecipato l’avvocato
difensore Gianni De Benedittis, il perito Mauro Fiorentino e l’avvocato
Pierluigi Medei che tutela madre e sorella di Carlo.
I funerali oggi alle 15 nel Duomo di Treia. 

 

05/10/03

ENNA
Dirigente di commissariato muore in un incidente di caccia
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=STELLE
Andrea Manganaro, 40 anni, dirigente del commissariato di Leofonte (Enna), è
morto ieri in un incidente di caccia durante una battuta sui Nebrodi. Il
funzionario, che si era occupato di mafia, era in compagnia di alcuni amici
quando un colpo lo ha raggiunto al collo. La Procura ha aperto un’inchiesta.
 
SUSEGANA Il colpo sarebbe partito inavvertitamente dal fucile che portava a
tracolla. Renzo Granziera ha perso molto sangue ma non sembra essere in
pericolo di vita
Si spara ad una gamba durante la battuta di caccia
L'uomo si trovava nell'area golenale di Colfosco in compagnia di tre amici.
Forse l'arma ha urtato un arbusto
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1585000&Luogo=Treviso&Data=
2003-10-05&Pagina=17
Susegana
Tragedia sfiorata, ieri pomeriggio, durante una battuta di caccia nell'area
golenale di Colfosco. Un camionista del posto è rimasto seriamente ferito ad
una gamba, dopo che un colpo gli è partito inavvertitamente dal fucile che
portava a tracolla. L'uomo ha perso molto sangue, ma non sarebbe in pericolo
di vita.
L'incidente è avvenuto verso le 15 nella campagna che separa la Pontebbana
dal Piave, all'altezza di via Mercatelli. Renzo Granziera, 58enne padroncino
(è titolare in paese di una piccola ditta di autotrasporti), era uscito con
tre amici per andare a caccia. Una situazione non nuova per lui, da sempre
appassionato dell'attività venatoria, che dall'inizio della stagione può
essere praticata al mercoledì, al sabato e alla domenica. Ma la sua
esperienza non gli ha evitato di incappare in un infortunio che solo il caso
ha voluto non degenerasse nel dramma, secondo quanto hanno successivamente
riferito i suoi compagni, ancora visibilmente sotto choc per l'accaduto. La
dinamica del fatto deve ancora essere del tutto chiarita: sul posto per i
rilievi del caso è giunta una pattuglia dei Carabinieri di Susegana. Ad ogni
modo, mentre camminava nel podere che costeggia gli impianti della "Ghiaia
di Colfosco", Granziera si è involontariamente sparato alla coscia: si
ipotizza che il cacciatore sia incespicato su una zolla o che il suo fucile
sia rimasto impigliato ad uno dei numerosi arbusti che crescono nella zona.
Quel che è certo è che l'arma, che in quel momento sarebbe stata priva della
sicura, ha accidentalmente fatto partire una scarica di pallini in direzione
dell'arto. Il 58enne è stramazzato a terra in un lago di sangue. Resisi
immediatamente conto della gravità della circostanza, i suoi amici hanno
prontamente cercato di prestargli i primi soccorsi, provando a tamponargli
la ferita. Col proprio telefonino uno dei tre ha poi allertato il 118, che
ha inviato sul luogo un'ambulanza dell'ospedale di Conegliano. Ma, una volta
valutate le condizioni del ferito, i sanitari hanno disposto il suo
trasferimento in elicottero al Ca' Foncello di Treviso. L'atterraggio del
velivolo ha richiamato l'attenzione di molti residenti. Granziera abita a
Colfosco in via 18 Giugno 101 ed è molto conosciuto in paese. La sua
convivente Diana Zanco gestisce l'omonimo bar di via Amendola 2, situato
proprio di fianco alle Poste della frazione.Angela Pederiva
 
s. valentino
Ferita dal colpo partito per errore
www.lacittadisalerno.quotidianiespresso.it/lacitta/arch_05/regione/wx8/wx824
2.html
San Valentino Torio. Cominciano a chiarirsi le circostanze che hanno
prodotto un grave incidente domestico che poteva costare la vista ad una
55enne. L'altra mattina, la signora R. G., residente insieme al coniuge in
via Guardine a San Valentino Torio, è stata raggiunta da due pallini esplosi
dal fucile da caccia del marito. I camici bianchi del pronto soccorso degli
Ospedali Riuniti delle Tre Valli di Nocera Inferiore hanno escluso grossi
rischi, tanto è vero che la donna non è stata nemmeno ricoverata ma solo
domani dovrà sottoporsi a nuovi accertamenti. La vicenda aveva destato
qualche preoccupazione in quanto la donna aveva cercato di nascondere in che
modo si era provocata quelle ferite all'occhio. Il tentativo di proteggere
il marito aveva insospettito gli agenti di polizia del drappello
ospedaliero, agli ordini del vice questore aggiunto, Antonio Maione. Per
questo motivo era partita la delega d'indagine ai carabinieri della stazione
di San Valentino Torio. E' toccato agli uomini del comandante Biondo Nasti
sentire i protagonisti di questa vicenda per eliminare ogni possibile dubbio
sulla dinamica. A quanto pare, insomma, il marito di R. G. stava pulendo il
fucile quando all'improvviso è partito un colpo che ha raggiunto per errore
la moglie.

 

06/10/03

Incidente di caccia, muore commissario di Leonforte
L'incidente sui nebrodi.
L'uomo era in compagnia di tre amici, è stato colpito al collo. Aperta
un'inchiesta
www.lasicilia.it/giornale/0510/interno_estero/ie08/a04.htm
Leonforte.  Il dirigente del commissariato di polizia di Leonforte, Andrea
Manganaro, è morto ieri mattina a bordo dell'elisoccorso del 118 mentre
stava per raggiungere l'ospedale Papardo di Messina. Appassionato di caccia,
fin dalle prime ore della mattinata di ieri era con quattro amici sui
Nebrodi in contrada Cannella, territorio di Caronia. Per motivi ancora da
accertare un colpo di fucile lo ha colpito gravemente al collo.
L'incidente si è verificato intorno alle 9 e, secondo le prime
indiscrezioni, la Questura di Enna sarebbe stata informata dell'accaduto
direttamente da uno dei tre amici che ha utilizzato lo stesso telefonino di
Manganaro. Inizialmente si era messo in volo l'elisoccorso del 118 di
Caltanissetta, ma poi sul posto è arrivato quello partito da Messina che,
con non poche difficoltà, riusciva a prendere il funzionario di polizia. In
direzione di Caronia sono anche partite una pattuglia del commissariato di
Nicosia e una di Sant'Agata di Militello, nonché un'ambulanza. Malgrado i
tempestivi soccorsi, Manganaro non c'è l'ha fatta a sopravvivere per la
gravità delle sue condizioni ed è stato successivamente trasferito
all'obitorio di Messina per l'autopsia che sarà effettuata lunedì. Intanto,
sia la squadra mobile di Messina che i carabinieri di Mistretta sono al
lavoro per ricostruire, attraverso la testimonianza dei presenti e un
minuzioso sopralluogo della zona, la dinamica dell'incidente in modo da
riferire al magistrato.
Andrea Gaetano Antonino Manganaro era separato dalla moglie e a Leonforte,
dove da sette anni era responsabile del commissariato, ogni tanto portava la
figlia di dieci anni. Era nato a Messina il 22 maggio del 1962 e aveva
prestato servizio prima presso la Questura di Catania alla sezione volanti e
alla squadra mobile e successivamente aveva diretto un commissariato della
città di Messina. «Siamo rimasti molto turbati dall'incidente che ha visto
tragicamente coinvolto il dirigente Manganaro - ha detto il responsabile
dell'ufficio di Gabinetto della Questura di Enna, Giuseppe Acciaro - Tutti
avevamo grande stima di lui per la dedizione che prestava al suo lavoro. La
sua carriera è stata brillante e siamo rimasti scossi anche per il modo in
cui è deceduto durante una battuta di caccia, il suo hobby preferito».
Angelo Severino
 
CAMPONOGARA
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1585510&Luogo=Venezia&Data=
2003-10-06&Pagina=1
Nella mattinata di ieri si è verificato a Sandon di Fossò un episodio che
poteva avere esiti drammatici. Un cacciatore, residente a San Pietro di
Stra, stava transitando assieme ai suoi cani lungo i terreni circostanti la
proprietà della famiglia della signora P.R. di 52 anni. La donna, entrata
nel giardino della sua abitazione a Sandon, non si era accorta della
presenza dell'uomo che, avvistata una lepre, ha imbracciato il fucile da
caccia e ha fatto fuoco contro l'animale. Alcuni pallini, però, hanno
colpito in pieno la donna che ha riportato ferite ad un braccio. Le lesioni
subite non sono state rilevanti, ma è stata tanta la paura per un fatto che
poteva trasformarsi in una tragedia. Il cacciatore, compreso l'accaduto, si
è immediatamente precipitato a scusarsi con la donna.
Emanuele Compagno
 
Pisa
Cacciatore salvato in una zona impervia
http://lanazione.quotidiano.net/chan/10/15:4823075:/2003/10/06
TOIANO (Palaia) — Era partito all'alba per una battuta di caccia, con i due
figli, nella valle tra Toiano e Montefoscoli. Erano circa le 9 quando
raggiunto il fondovalle, l'uomo — Soccorso Barbone, 55 anni di Pontedera — è
stato colto da malore e si è accasciato a terra. I due ragazzi hanno
allertato il centralino del 118 che ha inviato sul posto le ambulanze del
distaccamento «Peccioli-Emergenze», con medico a bordo, e della Misericordia
di Montefoscoli, oltre ai vigili del fuoco dal distaccamento volontario di
Ponsacco.
Per portarlo in salvo si è alzato in volo anche l'elisoccorso Pegaso. Gli
emergentisti hanno raggiunto a piedi il luogo in cui il pontederese,
soggetto a rischio perché colpito poco tempo fa da infarto, per imbracare
Barbone e trasportarlo fino alla radura, dove l'elicottero (nella foto) ha
potuto atterrare.
Ora il cacciatore è ricoverato nel raparto cardiologico di Cisanello. Ladiagnosi è sospetto infarto.

 

07/10/03

San Felice/Sparano col fucile da caccia al palazzo di fronte, donna ferita al volto
di FABIO COCCIA
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031007&ediz=05_LATINA&npag=3
3&file=BOX.xml&type=STANDARD
Un gioco davvero strano? Oppure un po’ di rabbia scaricata a colpi di fucile
da caccia? Il perché avessero deciso di prendere quei due fucili e sparare
prima in aria e poi contro il palazzo di fronte se lo sono chiesto dopo
averli fermati anche i carabinieri della stazione di San Felice Circeo. Due
tranquilli trentenni del Circeo, D.M. e C.V. sono stati denunciati a piede
libero per esplosioni pericolose e lesioni personali colpose. Poco dopo le
17.30 di domenica avevano imbracciato i loro fucili da caccia e dal cortile
del loro palazzo di via IV Novembre hanno iniziato a sparare al cielo e poi
verso uno stabile di fronte. I pallini sono arrivati fin dentro un
appartamento ed hanno sfiorato l’occhio destro e parte del corpo di una
donna. A lanciare l’allarme è stata la madre della poveretta, residente e
impiegata a Latina che domenica era andata a trovarla. La donna è stata
accompagnata al Pronto soccorso di Sabaudia. I pallini le hanno provocato
abrasioni che i medici hanno giudicato guaribili in cinque giorni. Per
fortuna. I militari della stazione dopo aver raccolto le prime testimonianze
hanno individuato i due e li hanno portati in caserma. I fucili sono stati
sequestrati, anche se la loro detenzione è risultata regolare. «Non
conosciamo i motivi che hanno spinto i due giovani a sparare - dicono al
comando - Crediamo che lo abbiamo voluto fare per estremizzare un gioco. Non
crediamo che i pallini fossero diretti a qualcuno. Del resto la donna è
stata presa da alcuni pallini di ritorno».
 
Arezzo
Cacciatore si ferisce ad una gamba
http://lanazione.quotidiano.net/chan/3/12:4825862:/2003/10/07
CITTA' DI CASTELLO — Due colpi partono improvvisamente dal fucile di un
cacciatore e feriscono gravemente l'uomo ad un gamba. Un bruttissimo
incidente di caccia, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più
drammatiche, visto che i proiettili si sono fermati a pochi centimetri
dall'arteria femorale. Può quindi parlarsi davvero di tragedia sfiorata, con
una persona che ha rischiato di vedere trasformata in tragedia una giornata
che aveva deciso di dedicare all'attività venatoria. Il fatto è avvenuto nel
primo pomeriggio di domenica (verso le ore 13,30) nella zona di San Pietro a
Monte. Secondo la ricostruzione dell'accaduto, un quarantacinquenne
residente nella frazione di Calzolaro (A.M.) aveva da poco terminato una
battuta di caccia al cinghiale e, scaricato il fucile, stava ripartendo
assieme agli altri cacciatori per tornare a pranzo. Improvvisamente, forse
perché il cane dava segni di avere avvertito dei rumori sospetti, A.M. ha
ricaricato l'arma quando questa è rimasta incastrata contro il ramo di un
albero: due colpi partiti inavvertitamente hanno così raggiunto alla gamba
il poveretto. Gli altri cacciatori che erano con lui sono subito accorsi in
suo soccorso, mentre sul posto veniva fatto intervenire un equipaggio del
118 che trasportava il ferito all'ospedale di Città di Castello (nella
foto), dove A.M. era successivamente sottoposto ad un delicato intervento
chirurgico all'arto. I due proiettili a palla hanno raggiunto il polpaccio
ed il femore: l'osso si è frantumato, ragion per cui i medici hanno ridotto
la frattura e ripulito l'arto dai vari frammenti. In ospedale si è quindi
portata una pattuglia del Commissariato che ha escluso responsabilità di
terzi.
Paolo Cocchieri
 
Imola
Spara col fucile per intimidire la vicina di casa
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/28/5:4827766:/2003/10/07
Hanno litigato per l'ennesima volta, l'altra sera. E per l'ennesima volta
tra i vicini di casa già provati da vecchie ruggini ci si è messo dimezzo il
cane.
Un diverbio degenerato all'improvviso, l'altra sera poco dopo le 21, a
Dozza. E per poco quel banale litigio non si è trasformato in qualcosa di
più pericoloso: si è rischiata la tragedia.
La ricostruzione dei fatti, da parte dei carabinieri che sono poi stati
chiamati sul posto per porre fine all'ennesima litigata per il cane, ha
trovato le parti concordi.
Il cane del vicino che va, come aveva già fatto in passato, nel cortile
della casa accanto, dove abita una signora che non ha mai perso occasione di
far sapere che quelle visite proprio non le gradisce. Il padrone del cane
che reagisce, difendendo la libertà di movimento dell'animale e affronta
verbalmente la signora.
Battuta contro battuta, in un crescendo di rimproveri reciproci, di
contestazioni anche volgari. Fino a quando il padrone del cane, deciso a
farsi capire una volta per tutte dalla vicina, torna in casa, estrae
dall'armadio-custodia il fucile da caccia regolarmente denunciato, si
affaccia alla finestra ed esplode due colpi in aria, a scopo di
avvertimento.
La vicina di casa, impaurita, chiama i carabinieri e denuncia l'uomo. I
militi contestano così a P.L. del '57 il reato di esplosione pericolosa. Lui
resta a piede libero, ma l'episodio dell'altra sera ha improvvisamente
trasformato un banale litigio tra vicini di casa nello scenario pericoloso
di una tragedia possibile. L'uomo ha sparato volutamente in aria due colpi
di fucile, ma avrebbe poututo anche comportarsi in maniera differente,
dirigere la canna del fucile altrove. Le conseguenze avrebbero potute essere
ben più tragiche.
Proprio quest'estate, sempre a causa di un litigio tra vicini oroginato per
un cane che non la smetteva di abbaiare, un altro imolese venne denunciato
dalla polizia. Quella volta se la prese direttamente con il cane, ferendolo
irrimediabilmente a un occhio.

 

 08/10/03

 
Malore stronca cinquantacinquenne durante una battuta
Trovato senza vita a Montenero cacciatore della città delle palme
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=119322&idcategoria=594
Bordighera. Lo hanno trovato morto, accasciato su sé stesso.
Con sé aveva ancora la torcia, il suo fucile carico e lo zaino.
Nicola (Nicolino per gli amici) Papaluca, 55 anni, abitante in via Pasteur,
era salito sulla collina di Montenero per cacciare colombi. Ma cercando di
raggiungere la posta "lo Scoglio" partendo dalla posta "Ciappa" si è sentito
male ed è morto poco dopo.
Lo ha trovato un altro cacciatore, Antonio Ciccia di Vallecrosia.
Che ha dato l’allarme chiamado gli altri cacciatori che si trovavano in
quella zona.
«Ciccia non lo aveva riconosciuto al buio - racconta Ivano Alborno, 58 anni,
uno dei cacciatori che si trovavano a Montenero nella notte tra domenica e
lunedì - Poi ha visto che si trattava di "Nicolino". Era un uomo forte, un
camionista. Ma di recente stava assumendo alcune pastiglie per la pressione.
Era un bravo cacciatore, uno in gamba. Non aveva avuto mai problemi nemmeno
con i sentieri più ardui».
Papaluca voleva andare a caccia di colombi e raggiungere la posta "lo
Scoglio" sulla collina del Montenero. Era partito intorno alle 3 e mezza di
domenica notte mentre altri cacciatori vi avevano bivaccato già dalla sera
con i sacchi a pelo e le torce. Papaluca è arrivato alla posta "Ciappa", ha
salutato i suoi amici cacciatori poi ha cominciato a salire, carico di roba,
diretto verso la posta "lo Scoglio".
Ed è qui che si è sentito male. Una mezzora dopo un altro cacciatore,
Antonio Ciccia,  appunto, ha cominciato a risalire la collina partendo dalla
"Ciappa" ma ad un certo punto, su un costone in mezzo al verde ha avvistato
la sagoma di un uomo. Papaluca era seduto, il fucile a tracolla, la torcia
ancora vicina, la testa chinata in avanti.
Non era caduto. Era solo accasciato su sé stesso. Solo dopo qualche istante
ha capito che si trattava di Nicolino Papaluca ed ha chiamato gli altri
cacciatori.
«Abbiamo avvisato i carabinieri che sono intervenuti subito - spiega Ivano
Alborno - ma non c’è stato più nulla da fare».
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Incidente
Ferito un cacciatore
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=121&Fname=08
10PRO405a.jpg
Bettola - (er.ma) Incidente di caccia senza gravi conseguenze per un uomo
rimasto ferito da un colpo di fucile. E' accaduto l'altro pomeriggio nella
zona di Bettola. Il ferito si chiama Franco Piazza, residente a Bettola: è
stato raggiunto da una rosa di pallini sparati accidentalmente da un fucile
di un amico che a sua volta stava prendendo parte alla stessa battuta.
Piazza colpito a un braccio e al torace da numerosi pallini è stato subito
trasportato al polichirurgico dove è stato medicato, Giudicato guaribile in
una ventina di giorni, è già tornato a casa.
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Uccide la moglie per gelosia sparandole al volto
TARANTO
www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/10/08/03,INTERNO/T92.html
TARANTO - Un operaio di 34 anni, Bernardino Goffredo di Taranto ha ucciso
con una fucilata al volto la moglie, Silvana Bellacicco, di 32 anni. I due
si erano sposati 12 anni fa e avevano due figli di dieci e sette anni. Dopo
l’omicidio l’uomo si è costituito ai carabinieri di Castellaneta ai quali ha
confessato il delitto compiuto - avrebbe spiegato - per motivi di gelosia.
Secondo la ricostruzione Goffredo avrebbe scoperto, tramite alcuni sms
giunti alla moglie, che quest’ultima aveva una relazione extraconiugale. La
coppia - secondo gli investigatori - ne avrebbe discusso e la donna avrebbe
alla fine ammesso l’esistenza della relazione. Durante la notte, l’operaio
ha tentato il suicidio ingerendo del detersivo. Soccorso dalla moglie è
stato condotto all’ospedale e dimesso dopo alcune ore. Tornato a casa
avrebbe picchiato la moglie fino a farle perdere i sensi. Poi avrebbe preso
un fucile da caccia e avrebbe sparato un colpo al volto della donna.
per l'incolumità delle persone, entro e non oltre il termine di 30 giorni
dalla data di ricezione del presente atto».
.
 

09/10/03

Ancona
Andava a caccia. Improvvisamente, è precipitato da oltre venti metri morendo
sul colpo.
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/22/17:4834417:/2003/10/09
Andava a caccia. Improvvisamente, è precipitato da oltre venti metri morendo
sul colpo. Si chiamava Vito Giorgi, 62 anni, di Pozzo Alto, sposato,
pensionato. La tragedia è accaduta ieri poco dopo le 14, nelle campagne
intorno al paese. Il cacciatore si trovava in compagnia di un altro amico ed
erano appolaiati su un «capanno» costruito con dei tubi Innocenti che
superava i venti metri d'altezza, posizionato accanto ad un albero. Una
specie di torre ricoperta da fogliame realizzata appositamente per meglio
sparare al passaggio delle specie migratorie. Ma una mossa improvvisa ha
tradito Giorgi, che prima si è sbilanciato e poi è precipitato a terra senza
possibilità di riprendersi. La morte non è stata istantanea.
Il suo amico è corso a soccorrerlo ed ha raccolto le ultime parole del
62enne che lo scongiurava di togliergli la cartuccera perché non respirava.
Poco dopo l'uomo è spirato.
 
Massa-Carrara
Cacciatore si ferisce con il fucile
http://lanazione.quotidiano.net/chan/7/14:4832561:/2003/10/09
BAGNONE — Ha rischiato di trasformarsi in tragedia una battuta di caccia in
Lunigiana. Ad un cacciatore è partito un colpo dal suo fucile che l'ha
ferito, per fortuna solo di striscio, al calcagno. Tanto spavento dunque per
un cacciatore di Bagnone che fortunamente si è procurato solo ferite di
lieve entità al piede. I medici dell'ospedale di Pontremoli, dopo le
medicazioni necessarie, lo hanno infatti dimesso.
L'ennesimo incidente di caccia è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri,
intorno alle 14, nei boschi del comune di Bagnone, in località Collesino.
D.M.G., cinquantunenne residente a Bagnone, intorno a quell'ora stava forse
già rientrando a casa perché la battuta era quasi terminata. Forse è
inciampato, oppure un attimo di disattenzione, e dal suo fucile è partito un
colpo. L'uomo è stato subito soccorso da altri cacciatori che si trovavano
nella zona boschiva ed hanno subito chiesto l'intervento del «118» di Massa.
La centrale operativa ha inviato nella zona un'ambulanza e un'auto con
medico ed infermiere a bordo. L'uomo è stato quindi trasporto all'ospedale
di Pontremoli dove, fortunamente, i medici del pronto soccorso non gli hanno
riscontrato gravi lesioni. Dopo essere stato sottoposto alle cure del caso
il cacciatore è stato quindi dimesso con prognosi di guarigione di una
decina di giorni.

 

10/10/03

 
Massa-Carrara
Sparava alle tortore nel giardino dell'ex colonia
http://lanazione.quotidiano.net/chan/7/14:4835637:/2003/10/10
SARZANA — Agli uomini del commissariato sono bastati pochi numeri di targa
di un'auto per scoprire il «killer» delle tortore. L'uomo, B.V., 48 anni,
abitante ad Ortonovo era stato visto più volte sparare agli uccelli (di una
varietà protetta) nei pressi dell'ex colonia Olivetti a Marinella. Qualcuno
però aveva annotato, se pur in modo completo, la targa della sua vettura. Il
paziente lavoro svolto dagli agenti ha dato i frutti sperati. E' stato
individuato un sospetto che era in possesso della licenza di caccia ed aveva
un fucile. A quel punto gli agenti hanno effettuato una perquisizione nella
sua abitazione e nel frigo hanno trovato quattro tortore. L'uomo è stato
denunciato per spari pericolosi e per aver violato la legge sulla caccia.
Gli è stato sequestrato il fucile e revocata la licenza.
...
Spara vicino alla scuola a uccelli proibiti denunciato cacciatore
MARINELLA Scambia il parco per riserva
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=120418&idcategoria=593#
E' costato caro a un cacciatore ortonovese scambiare il parco dell'ex
colonia Olivetti (poco più di un grande giardino) per una riserva di caccia.
I suoi spari e gli abbattimenti di selvaggina - messi a segno in una zona
sicuramente scelta dai volatili come rifugio e luogo di transito - hanno
messo in allarme la gente di Marinella.
La pineta è infatti a poca distanza dalle case e a due passi dalla scuola e
c'è chi ha temuto di rimanere impallinato. Sollecitati da alcune
segnalazioni di cittadini che pensavano fosse messa a repentaglio la
presenza dei bambini della vicinissima scuola sono così intervenuti gli
uomini del commissariato di polizia di Sarzana che dopo aver effettuato
alcuni appostamenti hanno individuato e bloccato il cacciatore, identificato
in un secondo tempo per il quarantottenne B. V. di Ortonovo.
All'uomo è stato subito sequestrato il fucile daccia e contestato il reato
di esplosione in luogo pubblico. Successivamente gli agenti hanno effettuato
una perquisizione domiciliare e rinvenuto nel frigorifero dell'uomo quattro
esemplari di tortorelle dal collare (Spreptopelia Decaocta) una specie
protetta di volatile.
La selvaggina, a sua volta sequestrata, è stata consegnata all'ufficio
veterinario dell'Asl. E' scattata anche una contravvenzione di 300 euro.
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Pesaro
Domani l'addio al cacciatore caduto nel vuoto
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/31/5:4837489:/2003/10/10
PESARO — Si svolgeranno domani, alle ore 15, nella parrocchia di Pozzo Alto,
i funerali di Vito Giorgi, il cacciatore 62enne, morto mercoledì pomeriggio.
La salma sarà poi tumulata nel cimitero di Pozzo Alto.
L'uomo, è caduto dal capanno, costruito in campagna da lui stesso con una
serie di tubi Innocenti, mimetizzati dalle foglie: serviva per raggiungere
la posizione migliore di tiro, al passaggio degli uccelli. A un certo punto,
però, mentre si trovava in compagnia di un amico, l'uomo è caduto,
precipitando per oltre venti metri. Non è morto sul colpo, ma, nonostante i
soccorsi da parte prima dell'amico, poi dell'ambulanza del Potes, ha smesso
di respirare poco dopo.
Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Borgo Santa
Maria. Il magistrato non ha disposto l'autopsia, è stata effettuata solo una
ricognizione cadaverica, essendo chiara la causa di morte. Inizialmente si
era anche pensato alla possibilità che l'uomo fosse stato colto da un
malore, ma pare proprio che invece abbia perso l'equilibrio. Essendo stato
costruito da lui stesso il capanno, l'incidente non avrà conseguenze di tipo
penale.

 

11/10/03

VIGONZA Si stava esercitando ad arrampicarsi sugli alberi quando il
pensionato lo ha scambiato per una cornacchia
Giovane impallinato da un cacciatore
Il venticinquenne ha fatto 10 giorni d’ospedale: ha ancora sessanta pallini
nella gamba. Cammina a fatica
Vigonza
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1590904&Luogo=Padova&Data=2
003-10-11&Pagina=13
Si esercita arrampicandosi sugli alberi e finisce per essere impallinato da
un vicino di casa con l'hobby della caccia. E' l'incredibile disavventura
capitata ad Andrea Demo, venticinquenne operaio, residente in via General
Giardino. Il giovanotto si è sorbito dieci giorni d'ospedale. Ed ha ancora
una sessantina di pallini nella gamba destra. Il fatto risale a due
domeniche fa. Erano all'incirca le diciotto e trenta. "Come faccio spesso -
racconta Andrea - mi ero arrampicato sull'albero in un campo incolto vicino
alla mia abitazione. E' un hobby che coltivo fin da quando ero piccolo.
All'improvviso ho avvertito un dolore lancinante alla gamba. Ho cacciato un
urlo".
In soccorso del giovane è accorso Silvio Facco, cinquantaseienne pensionato
amante della doppietta, che abita anch'egli in via General Giardino. Quel
pomeriggio l'uomo si era addentrato nella campagna a caccia di qualche
lepre. Aveva notato qualcosa muoversi tra le frasche. Credeva fosse un nido
di uccelli. Ha imbracciato il fucile ed ha sparato in direzione di un
oggetto di colore scuro. Sul momento credeva di avere impallinato una
cornacchia. Ma quando ha udito le urla della vittima si è reso conto di
averla fatta grossa. I pallini avevano colpito la scarpa da ginnastica di
Demo prima di andare a conficcarsi nel polpaccio della gamba destra.
L'operaio è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale di
Camposampiero. I sanitari ne hanno poi disposto il ricovero nel reparto di
ortopedia. Andrea Demo è stato dimesso dopo una decina di giorni. Ma le sue
condizioni sono ancora piuttosto precarie: "Mi hanno estratto i due o tre
pallini più vicini alla pelle - spiega - ma ce ne sono altri sessanta nella
gamba. I medici mi hanno detto che per ora non si poteva fare di più.
Altrimenti avrebbero dovuto incidere tutta la gamba. Credo che sarà
necessario un altro ricovero. Per ora faccio fatica a camminare e non so se
potrò lavorare. Provo dolore nel restare in piedi a lungo".
Nonostante i disagi che gli ha provocato, il giovane operaio, collaboratore
nella ditta del padre Sergio, non nutre sentimenti di rabbia nei confronti
del vicino: "Probabilmente non mi ha visto - aggiunge - perchè era ad una
ventina di metri e l'albero vicino gli oscurava parzialmente la visuale.
Abbiamo sempre avuto buoni rapporti con la sua famiglia. Sarebbe un peccato
rovinarli per un incidente". 

 

13/10/03

Tragico errore, uccide l'amico
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/15:4844556:/2003/10/13
FICULLE — Tragedia durante una battuta di caccia al cinghiale all'interno di
una fitta zona boschiva in località Maffola. Uno dei partecipanti, un
trentasettenne residente a Ficulle, vi ha perso la vita. Secondo le prime
ricostruzioni del dramma l'uomo è stato centrato per errore dal colpo
sparato da un compagno di caccia. La disgrazia si è consumata nel tardo
pomeriggio di ieri. Il trentasettenne, guardia giurata di professione,
celibe, faceva parte di una squadra formata da oltre trenta cacciatori
impegnata nella battuta al cinghiale, quando è stato preso in pieno da un
colpo, rivelatosi purtroppo fatale, sparato da un compagno. Anche
quest'ultimo, più o meno coetaneo della vittima, risulta residente a
Ficulle. I carabinieri, che si sono subito messi in azione per ricostruire
la dinamica dell'accaduto, stanno vagliando le testimonianze dei cacciatori
che si trovavano a poca distanza dal poveretto al momento della tragedia. A
quanto pare l'altro cacciatore avrebbe sparato dopo aver avvertito un rumore
nella boscaglia, centrando inavvertitamente il compagno. Restano da definire
le distanze che separavano i due e le condizioni di visibilità. Si pensa
pure alla circostanza che la vittima si sia trovata casualmente sulla
traiettoria del proiettile, indirizzato altrove. La ricostruzione di quanto
accaduto resta comunque al vaglio delle forze dell'ordine e dell'autorità
giudiziaria competente, che ha inevitabilmente aperto un'inchiesta sul
tragico episodio. I primi a rispondere all'allarme, lanciato a quanto pare
proprio da alcuni degli altri cacciatori impegnati nella battuta, sono stati
gli addetti del servizio medico d'urgenza del 118. Sul posto sono dovute
intervenire anche le squadre dei vigili del fuoco, a causa della fitta
boscaglia che caratterizza la zona. I vigili, con gli automezzi del caso,
hanno aperto un sentiero che ha consentito il recupero della salma. Le
operazioni di soccorso portate dal personale medico e da quanti per primi si
sono resi conto della disgrazia purtroppo si sono rivelate inutili.
Il trentasettenne è rimasto a terra tra i rovi, privo di vita. Alla base
della tragedia ci sarebbe quindi un tragico errore o un'altrettanto tragica
fatalità. Resta tutto il dolore per la morte di un trentasettenne, celibe,
molto conosciuto nella zona di Ficulle. Sarà adesso l'inchiesta aperta sul
grave episodio a dover ricostruire con esattezza quanto è successo nei
boschi del territorio ficullese.
Stefano Cinaglia
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Lucca
Cacciatore vola dal tetto del capanno nel bosco. Salvato con l'elicottero
http://lanazione.quotidiano.net/chan/6/13:4844399:/2003/10/13
PONTESTAZZEMESE — Quattro ore è durato il difficilissimo recupero a qualche
centinaio di metri sopra la «polveriera». Verso l'una di ieri pomeriggio
Enrico Farnocchia, un 43enne di Forte dei Marmi che abita in via della
Resistenza, è volato giù dal tetto di un capanno da caccia nel bosco sopra
il polverificio, a Pontestazzemese.
Non è ben chiaro come sia successo, perché l'uomo cadendo è rotolato per il
dirupo di diversi metri e quando i volontari e il medico della Croce Verde
di Arni, Marco Ceragioli, l'hanno raggiunto era semicoscente. Ha subito
infatti brutti traumi in tutto il corpo e in particolare alla testa e al
torace. Non è in pericolo di vita, ma anche grazie all'intervento dei
sanitari e poi dell'elicottero. Infatti l'uomo (non è chiaro se era lì per
cacciare o semplicemente per un sopralluogo nel podere che è di sua
proprietà), al momento dell'incidente era da solo.
E' stato un escursionista a sentire i lamenti. All'inizio non aveva capito
bene e si è avvicinato al punto dove i lamenti si avvertivano chiaramente e
ha visto l'uomo riverso nella scarpata e ha potuto dare l'allarme.
La macchina dei soccorsi si è messa subito in moto, ma la zona impervia ha
obbligato i volontari a raggiungere il punto dove si trovava il ferito
armati di accette. Sul posto sono intervenuti i volontari della Pubblica
Assistenza di Pontestazzemese e della Croce Verde di Arni, ma per
raggiungere la zona sono intervenuti anche i gli uomini del Cai che hanno
provveduto a creare una sorta di piazzola per consentire all'elicottero di
avvicinarsi il più possibile. Quando è arrivato il velivolo il ferito era
stato già stabilizzato e gli erano state somministrate le prime vitali cure.
Farnocchia è stato poi ricoverato in rianimazione all'ospedale di Massa. Il
Versilia infatti non aveva posti disponibili in rianimazione. Le sue
condizioni sono ritenute gravi, ma l'uomo non sarebbe comunque in pericolo
di vita.
 

14/10/03

MANERBA. Incredibile episodio alla Campagnola
Sparano al cane lupo chiuso in un giardino
L’animale è molto grave. La proprietaria accusa un cacciatore
www.bresciaoggi.it/storico/20031014/Provincia/Bae.htm
«Al mio Horus ha sparato da vicino. Da non più di due metri, due metri e
mezzo. Uno sparo voluto». La voce rotta dall’emozione, la rabbia in corpo
trattenuta a stento. Grazia Lombardo, che abita a Manerba, in via Case
Sparse Serraglie, in località Campagnola, in un’abitazione a ridosso di un
bosco meta in autunno dai cacciatori, racconta quanto ha subito ieri mattina
il suo cane lupo. Un pastore tedesco di quattro anni, molto affettuoso e non
certo aggressivo, alle 8.15 è stato raggiunto in faccia da una fucilata.
«Era nel mio giardino, che è recintato. Deve aver abbaiato a uno dei tanti
cacciatori che, ogni lunedì e martedì, sparano in questa zona e per tutta
risposta il cacciatore ha cercato di ucciderlo. Ripeto - aggiunge la signora
Grazia Lombardo mentre mostra le fotografie di Horus in compagnia del figlio
Fabio - gli hanno sparato con cattiveria, senza motivo. Il mio lupo è grave.
Ha perso un occhio. L’altro è probabilmente compromesso. Pallini il
veterinario li ha trovati anche nella lingua e in bocca. Non è ancora fuori
pericolo. Bisogna attendere almeno un giorno e nuove radiografie».
Quando la signora Lombardo ha soccorso il cane, dopo averlo sentito guaire,
lo ha trovato in una pozza di sangue. Del cacciatore nessuna traccia. Si era
nascosto nella boscaglia e difficile sarà risalire a lui. Lo cercano le
guardie della Polizia provinciale, che hanno effettuato in mattinata un
sopralluogo e raccolto la denuncia contro ignoti da parte dei proprietari
del pastore tedesco.
Dalla ricognizione è emerso che il cane era in una proprietà privata
recintata e che non poteva aver aggredito chi gli ha sparato a bruciapelo
per ammazzarlo. Una reazione incivile. Non certo un tentativo di difesa,
dato che Horus si trovava dietro un recinto.
In passato la famiglia Lombardo ha segnalato alle forze dell’ordine che
alcuni cacciatori sparano verso le case e che i pallini finiscono contro le
porte e le finestre. Un pericolo, oltre che un disturbo. Episodi frequenti,
ad ogni stagione di caccia.
Quest’anno sono decine le segnalazioni giunte a carabinieri e polizia
provinciale da varie parti del Bresciano. Ma le guardie non sono mai
riuscite a risalire a chi non rispetta le distanze. E le regole.
Franco Mondini
...
MANERBA Fanno fuoco con un fucile da caccia al limitare del bosco
Feriscono il cane nel giardino
Un esemplare di pastore tedesco
MANERBA
www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/10/14/13,GARDA_E_VALSA/T7.html
Misterioso e grave episodio, che avrebbe potuto avere ben più gravi
conseguenze, ieri mattina alla periferia di Manerba del Garda, in via Case
Sparse. Uno sconosciuto, molto probabilmente un cacciatore, che si trovava
al limite del bosco, poco dopo le 8 ha sparato un colpo di fucile che, non
si sa se in modo accidentale o di proposito, ha raggiunto un grosso cane
pastore tedesco, maschio, che gironzolava abbaiando nel giardino recintato
di una villetta vicina. La padrona di casa, nell’udire l’esplosione e i
guaiti del cane, intuito cosa poteva essere successo, è uscita e ha trovato
l’animale con il volto e il collo insanguinati, colpiti da una rosa di
pallini da caccia. Dopo essersi guardata in giro, nella speranza, poi
risultata vana, di inviduare la persona che aveva fatto fuoco (la quale,
evidentemente, si era inoltrata in mezzo al bosco, facendo perdere le
tracce), con il telefono ha chiamato il veterinario di fiducia e ha
avvertito la Polizia stradale, che, per competenza, l’ha invitata ad
allertare il Nucleo ittico-venatorio della Polizia provinciale,
distaccamento di Desenzano. Il veterinario, dopo aver visitato sul posto l’
animale e constatato che le ferite riportate erano gravi, l’ha portato nel
suo studio per l’estrazione dei pallini di piombo e prestargli le cure
necessarie. Dopo pochi minuti sono arrivati anche gli agenti del Nucleo
ittico-venatorio, i quali, dai segni lasciati dai pallini, hanno individuato
il posto del bosco da dove era presumibilmente partito il colpo, situato ad
una distanza dalle case notevolmente inferiore ai prescritti 150 metri,
necessari per poter esercitare l’attività venatoria. Dai primi accertamenti
gli inquirenti sono orientati a credere che chi ha sparato abbia
deliberatamente mirato al cane, il quale pare abbaiasse perchè spaventato
dai precedenti spari che aveva udito. La proprietaria del pastore tedesco ha
sporto denuncia contro ignoti. Ultimate le indagini, una denuncia verrà
inoltrata all’autorità giudiziaria anche dalla Polizia provinciale per sparo
pericoloso vicino alle case e maltrattamento di animali, reato che potrebbe
aggravarsi nel caso il cane dovesse morire. g. spi.
...
Cane ferito da cacciatori con una fucilata sul muso
www.laprovinciadicremona.it/index.asp?id=13305&sezione=ATTUALITA&edizione=20
031014
Manerba del Garda (Brescia) — Sparano contro un cane nel cortile di una
villa: è accaduto ieri a Manerba del Garda. Vittima dell'atto di crudeltà un
pastore tedesco di circa 4 anni, colpito al muso da una raffica di pallini
esplosi da un fucile da caccia. La proprietaria dell'animale ha detto di
aver udito lo sparo molto vicino. La donna ha portato l'animale da un
veterinario, la fucilata sarebbe stata esplosa da circa tre metri 
 
 

GAZZETTINO PADOVA_MONSELICE Martedì, 14 Ottobre 2003
DUE CARRARE Attività venatoria troppo vicina al camposanto. La ricerca dei responsabili nei campi circostanti Doppiette in azione al cimitero

Pioggia di pallini da caccia tra le lapidi, mentre la gente è intenta a pregare. Intervengono i carabinieri

Due Carrare. Una volta, questa era l'accusa degli animalisti ai cacciatori, gli amanti delle arti venatorie sparavano "a tutto quello che si muove". Poco importava, raccontavano i nemici giurati della caccia, se fossero animali protetti o da impallinare liberamente. Insomma, i cacciatori - dicevano - pur di fare fuoco avrebbero colpito senza fare distinzioni beccacce e poiane, fagiani ed armadilli, arabe fenici o coccodrilli albini. Quelli, però, erano ancora bei tempi, una sorta di età dell'oro per la caccia. Ora l'avifauna, complice clima, smog, bracconieri e traffico aereo, è sempre più limitata. Gli ungulati latitano. I dinosauri sono estinti. Solo i cinghiali, chissà perchè, continuano a fare il bello e il cattivo tempo sui Colli, sgrofolando qua e là, ben lontani dalla possibilità di essere tramutati in ragù. Insomma, un disastro, una penuria. I cacciatori del terzo millennio si devono un po' accontentare dei sempre più rari pennuti, delle misere aree verdi sottratte alla cementificazione delle giunte comunali, di qualsiasi colore siano, e si ritrovano a sparare al quasi nulla in spazi sempre più limitati. Domenica pomeriggio però alcuni cacciatori hanno esagerato. Hanno sparato non solo a tutto ciò che si muove, ma anche al luogo più immobile per definizione, al cimitero. Ad un certo punto i visitatori raccolti a pregare sulle tombe dei propri cari si sono trovati in mezzo ad una sparatoria. Dai campi circostanti le doppiette si stavano dando da fare, un po' troppo vicine. Terrorizzate, alcune persone hanno chiamato la centrale operativa dei carabinieri di Abano, chiedendo l'intervento dei militari. In quel mentre una pioggia di pallini, come hanno potuto constatare anche gli uomini dell'Arma, è grandinata sulle lapidi, sui vasi di fiori, sulle fotografie dei defunti. Non per fuoco diretto, ma in parabola discendente, dopo avere mancato qualche pennuto. Le pattuglie hanno cercato i responsabili, ma non sono riusciti a rintracciarli.

Angelo Cimarosti

15/10/03

Umbria
Forse inseguiva un cinghiale la guardia uccisa
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/25:4851560:/2003/10/15
ORVIETO — Proseguono le indagini dei carabinieri e della Procura sulla
tragica morte di Remo Filosi, la guardia giurata di trentasette anni che
domenica scorsa è stata fulminata dal colpo di fucile sparato da un compagno
durante una battuta di caccia al cinghiale in corso nelle campagne di
Ficulle. In attesa che la salma dell'uomo venga consegnata dalla
magistratura ai famigliari, i funerali sarebbero stati organizzati per oggi
pomeriggio alle 15, 30 nella chiesa di Ficulle. L'inchiesta che vede
indagato per l'accusa di omicidio colposo il cacciatore da cui è partito il
midiciale colpo deve adesso verificare un'indiscrezione emersa in seguito ai
primi interrogatori. Il Filosi potrebbe essersi spostato improvvisamente di
alcuni metri dalla propria postazione; il cacciatore si sarebbe avvicinato
alla «posta» occupata dal proprio compagno probabilmente per verificare se
dietro agli arbusti si trovasse un cinghiale ferito. Ad avere la stessa
sensazione sarebbe stato l'altro dal cui fucile è partito il micidiale
colpo. Oggi il magistrato che conduce le indagini avrà anche i risultati
dell'autopsia da cui si capirà se la ricostruzione effettuata dopo la
disgrazia può trovare fondamento. Risulterebbe infatti che Filosi sia stato
colpito al cuore dopo che il proiettile era stato deviato dalla sua stessa
anca.
C.L.

 

15/10/03

INCIDENTE
Morto a 15 giorni dallo scontro: eseguita l'autopsia
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1596778&Luogo=Venezia&Data=
2003-10-16&Pagina=5
È morto dopo due settimane di degenza all'ospedale Civile, dove era stato
ricoverato in seguito ad un incidente nautico. Gianfranco Finotello,
cinquantenne di Sant'Erasmo, aveva sbattuto contro una bricola mentre
tornava a casa da una battuta di caccia con il suo barchino.
L'incidente risale a domenica 28 settembre. Finotello viaggiava in direzione
chiesa sul canale che costeggia l'isola quando, per cause che sono ancora in
corso di accertamento, era finito contro una bricola di delimitazione. A
terra - erano circa le 9.30 del mattino, molti avevano assistito
all'incidente e quindi l'allarme era stato dato immediatamente. Secondo il
racconto che lui stesso aveva fatto in ospedale, sarebbe stato un oggetto a
bordo della barca a provocare il suo temporaneo distacco dal motore mentre
andava a velocità abbastanza sostenuta e quindi l'impatto con la bricola,
che aveva causato gravi lesioni agli organi interni. Non sono stati
sufficienti due interventi chirurgici: il malcapitato è morto dopo aver
passato due settimane in rianimazione.
Su incarico del Pm Maria Rosaria Micucci, che voleva verificare le cause che
hanno portato al decesso, il medico legale Federico Ferlini ha eseguito ieri
pomeriggio l'autopsia.
 
POSSAGNO
Cacciatore sessantenne trovato morto nel bosco
Possagno
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1596650&Luogo=Treviso&Data=
2003-10-16&Pagina=9
(G.Z.) Tradito dalla sua grande passione: la caccia . Infatti, quasi
certamente è stato colto da malore ed è morto mentre da solo stava a caccia
, Luciano Smaniotto 60 anni di Possagno. Lascia la moglie e tre figli con i
quali abitava nella casa di via Cel. Ieri mattina, come era sovente fare in
questa stagione, Luciano aveva imbracciato il suo fucile e si era diretto in
montagna per una battuta di caccia . Solo che a mezzogiorno non si è fatto
vivo a casa per il pranzo. Un fatto insolito questo che ha insospettito la
moglie. Subito sono stati chiamati alcuni amici dell'uomo che si sono messi
nelle sue tracce. Avvertiti anche il soccorso alpino e i carabinieri di
Crespano del Grappa che si sono inerpicati per il massiccio del Grappa alla
ricerca del cacciatore.
La terribile scoperta è stata fatta poco prima delle 21. In una località
denominata "cason dea rabbia", sempre a Possagno, in mezzo al bosco, è stato
scorto il corpo di un uomo riverso sopra il suo fucile. Per gli amici non ci
sono stati dubbi: era Luciano. Il povero uomo, soccorso anche dai medici del
Suem, non presentava nessun tipo di violenza o ferite per questo tutto
lascia supporre che si sia trattato di un infarto. Gli amici e gli uomini
del soccorso, insieme ai carabinieri, hanno accompagnato la salma fino al
cimitero di Possagno dove è stata composta.
...
Muore nel bosco, lo trovano gli amici
Cacciatore sessantenne di Possagno stroncato da malore sul Grappa
http://www.tribunatreviso.it
E’ morto nel bosco dove era andato per una battuta di caccia con gli amici.
E sono stati proprio gli amici a ritrovare il cadavere di Luciano Smaniotto,
sessantenne di Possagno, ieri sera dopo una ricerca durata un giorno. L’
allarme l’avevano dato i familiari in tarda mattinata. Smaniotto non era
rientrato a casa dopo essere uscito per andare a caccia di buon’ora. Gli
amici allora sono riusciti per cominciare la ricerca. Hanno trovato il corpo
sulla strada che da Possagno sale sul Grappa, la panoramica, nel bosco in
località «Cason dea rabbia». Subito è scattata la telefonata al 118 di
Crespano, sono stati sempre gli amici a condurre i medici al luogo del
ritrovamento. Luciano Smaniotto è morto per un malore. Probabilmente un
infarto, anche se non soffriva di cuore. Sul corpo non c’era alcun segno di
arma da fuoco. Da escludere dunque l’ipotesi di un incidente di caccia.
Della vicenda comunque ora si occupano i carabibnieri di Castelfranco,
avvertiti insieme al Soccorso alpino.
«Aveva sempre avuto la passione per la caccia - dice una delle quattro
figlie di Smaniotto - soprattutto ora che, in pensione, aveva più tempo
libero. Era anche impegnato con gli alpini e la protezione civile». (f.m.)
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Impallinata dai cacciatori nell’orto davanti alla casa»
LA DENUNCIA La donna accusa «Non hanno rispetto»
http://www.tribunatreviso.it
TARZO. «Ero nell’orto verso le 10 e stavo raccogliendo l’insalata quando,
dopo uno sparo, mi sono sentita la testa e il corpo pieni di pallini».
Antonia Frassetto - conosciuta da tutti in paese come Gabry - 50 anni,
commerciante, nel suo giardino di casa in via Madonna del Loreto a Corbanese
di Tarzo ieri mattina è stata bersaglio di una scarica di pallini sparati da
un cacciatore che si trovava nel bosco poco lontano. Solo per un caso non è
rimasta ferita: i pallini, infatti, non hanno leso la pelle. Evidentemente,
quando le sono arrivati addosso, avevano esaurito la loro corsa. Subito la
signora Frassetto ha telefonato ai carabinieri di Cison e agli uffici
comunali di Tarzo. «Per un caso i pallini non mi hanno colpito all’occhio o
in faccia - prosegue Antonia Frassetto - mi è andata bene, ma i cacciatori
agiscono senza regole nei campi altrui. Per il momento non sporgerò denuncia
contro ignoti, ma voglio segnalare pubblicamente quanto è accaduto, perché i
cacciatori seguano le regole del vivere civile senza causare danni ad altri.
Non ce l’ho con tutti i cacciatori, ma con quelli che non rispettano le
leggi».
Quanto avvenuto ieri è solo l’ultimo episodio ai danni della signora
Frassetto. «Un anno fa - prosegue la donna - un cane da caccia è arrivato
fin sulla porta di casa per recuperare un fagiano morto, caduto proprio lì:
credo che questo la dica lunga su quale rispetto i cacciatori, che vengono
in questo bosco, abbiano delle cose altrui. Dove abito io, in collina, con
il bosco del Mondragon attorno, già alle 6 di mattina si cominciano a
sentire gli spari di chi va a caccia di caprioli, fagiani e altri animali.
Se si limitassero a sparare lontano dalla mia abitazione non sarebbe male:
invece sparano senza alcuna regola, mettendo a rischio la mia persona,
quella di mio marito e anche dei bambini che vengono a trovarmi».
Oltre a subìre spari e pallini, alla signora Frassetto alcuni anni fa ignoti
hanno rubato tacchini e galline entrando attraverso una rete, che ora la
signora ha tolto perché inutile contro i furti. «Certo abitare qui non è
facile - sostiene Antonia Frassetto - Siamo in balìa, oltre che dei
cacciatori, anche dei ladri di animali. Ho rinunciato ad allevarli perché me
li portavano via continuamente. Oltre a tutto ciò, tra un po’ avrò anche il
problema di eventuali crolli di terreno vicino alla mia abitazione a causa
degli sbancamenti che i proprietari di terreni vicini stanno effettuando,
per realizzare nuovi vigneti». Quello dei cacciatori che sparano vicino alle
abitazioni non è comunque un caso isolato. Domenica Loris Pradella, che
abita in via Manzana Bassa a Vittorio, ha denunciato di essere stato
minacciato da due cacciatori dopo averli invitati ad allontanarsi da un
terreno agricolo.
(Stefania Rotella)
 
(ANSA) - CESIOMAGGIORE (BELLUNO), 15 OTT - Ha sparato un
colpo per aria probabilmente per colpire un'anatra o un faggiano
ma i pallini della fucilata sono ricaduti sul tetto di una
pattuglia della polizia stradale di Feltre che in quel momento
si trovava a passare lungo la strada provinciale 12 Pedemontana.
Non e' rimasto ferito nessuno, ma gli agenti sono rimasti
alquanto sorpresi di essere stati ''presi di mira'', anche se
indirettamente. Ancor piu' sorpreso il cacciatore, un abitante
di Cesio, in piena regola con i permessi di caccia e anche nel
bosco giusto: un po' troppo spostato, pero', verso la strada.
Quando ha esploso in aria la fucilata, i pallini sparati contro
i volatili sono cosi' ricaduti sulla ignara pattuglia. Il fuori
programma gli e' costata una denuncia per esplosioni pericolose:
quel colpo e' stato sparato troppo vicino alla strada,
probabilmente aveva calcolato male la distanza.(ANSA).
11-OTT-03 08:51 NNNN
 

16/10/03

Caccia mortale/ La fatalità

Centrato alla testa dal piombo del fucile

 

Bruno Paselli, commerciante in pensione, avrebbe compiuto 56 anni proprio oggi.

L’amico Sandro Orsi è scivolato e dalla sua arma è partito il colpo assassino

 

di Francesco Fabbriani

 

E’ stato fulminato dal colpo partito accidentalmente dal fucile da caccia dell’amico scivolato fra i cespugli di una boscaglia. La tragica sorte è toccata a Bruno Paselli, 56 anni proprio oggi, commerciante in pensione, che abitava a Fontana di sasso Marconi. L’incidente si è consumato ieri, intorno alle 15, nella boscaglia della fiancata nord della Rupe.

Paselli, fiancheggiato dall’amico di caccia Sandro Orsi, stava perlustrando il bosco che sale da Rio Gemese fino alla piana della Rupe, quando il compagno si è trovato in un tratto particolarmente scosceso, ha perso l’equilibrio ed è scivolato. Nella caduta, dal fucile è partito un colpo che ha trovato, nella sua traiettoria, il compagno. Il destino ha voluto che il colpo raggiungesse Paselli proprio alla testa, trapassandola. Orsi ha immediatamente urlato al terzo cacciatore impegnato nella battuta, Sergio Albertazzi, di chiamare i soccorsi. Una corsa veloce per raggiungere un punto dove il telefono cellulare potesse trasmettere il segnale, quindi l’allarme e la richiesta di aiuto. Sul posto sono giunti l’automedica e un’ambulanza del 118, un mezzo della Pubblica assistenza di sasso Marconi, i carabinieri e l’elisoccorso.

Il medico è riuscito ad arrampicarsi fino al punto dell’incidente, anche se con notevole difficoltà per la fitta boscaglia e la forte pendenza. Ma quando ha raggiunto Paselli, non ha potuto che constatarne il decesso; il colpo lo aveva centrato alla parte alta del cervelletto ed era uscito dalla gola.

Una tranquilla battuta di caccia si è così conclusa in tragedia. Orsi, chiuso in un disperato mutismo, è stato raggiunto dagli amici che hanno cercato di confortarlo: ha visto l’amico morire per un colpo partito dal suo fucile. Solo qualche sillaba e la ricerca, inutile, di un pianto liberatorio. L’uomo ora dovrà rispondere davanti ai giudici di omicidio colposo.

Per recuperare la salma è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Infatti la posizione in cui è avvenuto l’incidente è talmente impervia che gli operatori del 118 e della Pubblica assistenza non sono riusciti a recuperare il cadavere.

Bruno Paselli lascia la moglie e la figlia Manuela, appena laureata in filosofia e al suo primo incarico di docenza. Come detto, l’uomo avrebbe compiuto i cinquantasei anni proprio oggi. Molto conosciuto, poiché ha gestito a lungo il negozio di caccia e pesca al centro del paese e poi la ferramenta, era andato in pensione dopo aver collaborato per alcuni anni alla Cat Corsini di Pontecchio Marconi.

 

Il Resto del Carlino, 16/10/03

 

 

SASSO M./Parla Alessandro Orsi: dal suo fucile è partito il colpo che ha ucciso l’amico Bruno Paselli

“Noi due eravamo come fratelli”

di Francesco Fabbriani

 

“Eravamo come fratelli”. Sa dire solo questo Alessandro Orsi dal fucile del quale, martedì pomeriggio, è partito accidentalmente il colpo che ha ucciso Bruno Paselli. Poi aggiunge con fermezza parlando con i numerosi giornalisti che lo hanno contattato, per precisare che è inutile insistere. “Capisco il vostro lavoro, ma pagherei perché non se ne parlasse.” Non c’è astio nelle sue parole, ma appare evidente la ricerca impossibile di cancellare, non le pagine del giornale, ma la pagina della sua vita che ha registrato lo scivolone causato dal fondo reso pericoloso dalle recenti piogge, lo sparo e la constatazione della terribile disgrazia. Infine conclude sconsolato: “Domani (oggi, ndr) dovrò andare dagli inquirenti e spiegare l’accaduto.  Mi hanno suggerito di farmi assistere da un perito, ma a cosa serve ormai?”, quasi a significare che tutto ciò è inutile perché che altro di più può accadere dopo la perdita di Bruno. Finestre e porte chiuse alla casa di Bruno Paselli.

All’interno dell’abitazione vi sono però Gina ed Emanuela, la moglie e la figlia della vittima.

Rispondono alle telefonate di cordoglio con tono apparentemente tranquillo, quasi distaccato. Ma la conversazione è breve, essenziale, se non con gli amici intimi e i parenti. La grande e incombente presenza è quella del dolore, che come un macigno le comprime. Fra coloro che hanno visitato Gina, l’amica Norma Taglioli, moglie di Franco Betocchi, il quarto cacciatore impegnato nella battuta fatale di martedì pomeriggio, rientrato per ultimo sul luogo dell’incidente poiché, essendo il più lontano dal punto dove si è consumata la tragedia, non ha saputo nulla finchè non è stato avvertito dal figlio. “Erano sempre insieme”, dice la signora riferendosi ai quattro cacciatori. “Molte delle occasioni di passatempo erano normalmente un avvenimento comune. Sono andata a trovare anche Alessandro. E’ distrutto. Temiamo qualche gesto disperato. Dovremo stargli tutti vicini. Gina non lo incolpa. E’ stata una tragica fatalità. Delle tanti parti che il corpo, se proprio quella fucilata era destinata a Bruno, perché proprio la testa?”, si chiede Norma alla ricerca di una spiegazione impossibile. Intanto la salma di Bruno Paselli è alla medicina legale per il riconoscimento formale e l’autopsia. Non è ancora stata fissata la data del funerale. Intanto ad Alessandro è stato revocato il porto d’armi: è un atto dovuto in questi casi, anche se al momento non sono state riscontrate discordanze nella sua versione del fatto.

 

“Il Resto del Carlino”, 17 ottobre 2003

17/10/03

Caccia camosci e cade nel dirupo per trenta metri
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/i
nput/2003/10/17/19_b.shtml
TALEGGIO È stato colpito da una pietra smossa da un compagno ed è rotolato
nel canalone per circa una trentina di metri. Un cacciatore di 58 anni è
rimasto ferito ieri durante una battuta di caccia al camoscio sul monte
Cancervo, sopra Taleggio: l'uomo ha riportato lesioni alla schiena e la
sospetta frattura di alcune costole; le sue condizioni sono serie ma non
vengono definite gravi dai medici.
Tutto è accaduto poco dopo le 10,30 di ieri mentre il cinquantottenne,
residente a San Giovanni Bianco, stava cercando di raggiungere il passo
Grialeggio, che divide il territorio di Taleggio da quello di Camerata
Cornello, a quota 1700 metri, in compagnia di altri due cacciatori e di un
accompagnatore per la caccia di selezione. I quattro erano infatti impegnati
in una battuta al camoscio.
Mentre si stavano arrampicando lungo un canalone il cacciatore che era
davanti ha messo il piede in fallo e ha smosso una grossa pietra. Che è
scivolata a valle investendo al petto il cinquantottenne. L'uomo ha perso
l'equilibrio ed è scivolato lungo il canalone, rotolando per una trentina di
metri e riportando diverse lesioni. Sono stati i compagni a soccorrerlo per
primi e a dare l'allarme avvertendo il 118. Che da Orio al Serio ha fatto
decollare l'eliambulanza. Il cacciatore accusava dolori molto forti, ma è
sempre rimasto cosciente.
L'eliambulanza, vista la zona impervia, non è potuta atterrare. Medico di
bordo, infermiera e guida alpina sono stati calati dal velivolo con il
verricello. I tre soccorritori hanno raggiunto il ferito e gli hanno
praticato un'iniezione di antidolorifico. Il cinquantottenne è stato poi
adagiato su un sacco a depressione, che è stato assicurato al verricello e
issato a bordo dell'elicottero. Il ferito è stato trasportato all'ospedale
di San Giovanni Bianco dove è tuttora ricoverato in condizioni serie.
Sono rimasti illesi invece i due compagni di battuta e l'accompagnatore.

 

18/10/03

CASTELNUOVO. La polizia provinciale ha poco personale e chiede ai cacciatori
di segnalare chi si comporta male
Piovono pallini, paura a Ronchi
Una gattina uccisa a Cavalcaselle, caccia sotto casa anche al Galetto
www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Aad.htm
Castelnuovo. Una gattina perforata da decine di pallini, uccisa dai colpi
sparati da cacciatori a poche decine di metri dalle abitazioni, a
Cavalcaselle; ai Ronchi pallini sono arrivati contro le finestre delle case
e anche sulle impalcature per lavori di manutenzione; c’è chi, in località
Galetto, si è visto cadere danti all’uscio di casa un fagiano, anche questo
impallinato. Insomma, le zone di Castelnuovo interessate al problema sono
più d’una, tutte alle prese con qualche cacciatore dotato di licenza ma,
evidentemente, privo di buon senso e poco propenso a rispettare le regole.
Emblematica la situazione a Cavalcaselle, in via 25 Aprile: qui un intero
condominio si trova a dover regolare le proprie abitudini in base alla
presenza di cacciatori che, in barba alle norme sulle distanze dalle
abitazioni, si spingono fino a pochi metri dalle case.
«Nei giorni di caccia gli spari iniziano presto, anche alle sei della
mattina», racconta Stefano Canestrari, «ed è normale vedere i cacciatori
passeggiare a pochi metri dalla casa. Dove si mettano a sparare non si sa,
ma dubito vadano tanto distanti perché il rumore degli spari è troppo
violento».
«In questi giorni non ci si può fidare a stare sul balcone», aggiunge
Daniela Valentino, «io stendo i panni sul pianerottolo del giroscala e non
faccio affacciare i miei figli: nei giorni scorsi sono arrivati pallini
contro la finestra dell’appartamento di una vicina, come si fa a sentirsi
sicuri? Chi può garantire che non succedano incidenti?»
Nello stesso condominio, infatti, abita la signora Vanda Cacciari,
proprietaria della gatta uccisa mercoledì. «È la seconda volta», racconta,
«che succede: la prima è stata due anni fa; il gatto che avevo allora è
stato centrato da una rosa di pallini ben visibile sul collo; penso che non
ci voglia un esperto per capire che se una rosa di pallini si ferma tutta
sul collo di un gatto non può essere stata sparata da grande distanza».
«Questa volta», prosegue, «la gattina è stata colpita ovunque; per questo,
pur avendola ritrovata morta, l’ho portata dal veterinario per capire cosa
era accaduto: questi ha certificato che la tipologia della lesione sulla
colonna fa pensare ad un colpo sparato da vicino. Quindi qui non c’è solo
chi ignora le regole sulle distanze dalle abitazioni ma anche chi pensa che
i gatti siano animali da cacciare e li uccide volontariamente».
Flavio Pasquetto, presidente dell’ambito territoriale di caccia numero 1 del
Garda, anche lui residente a Cavalcaselle, prende le distanze dal
comportamento «di individui che non fanno onore ai veri cacciatori; mi
dissocio nel modo più assoluto da un simile atteggiamento, soprattutto nei
confronti degli animali da affezione, perché il colpirli denota l’essere una
persona con problemi che vanno ben oltre la logica della caccia».
«Anche la nostra categoria, come ogni altra, rispecchia la nostra società:
ci sono persone che rispettano le regole e altre no; il comportamento di
qualche stupido finisce col mettere in cattiva luce tutti. Purtroppo siamo
penalizzati dal problema della non eccessiva sorveglianza che, chiaramente,
condiziona la possibilità di incidere su chi si comporta in modo
delinquenziale».
«Posso affermare in tutta tranquillità che se, da un lato, è vero che vi
sono solo 30 agenti per tutto il territorio della provincia», dice Michele
Miguidi della polizia provinciale, «è altrettanto vero che, soprattutto
negli ultimi tempi, abbiamo raggiunto un buon livello di operatività e di
risultati positivi».
«Ma questo», prosegue Miguidi, «è avvenuto grazie all’indispensabile
collaborazione con l’utenza: tutti i corpi di vigilanza hanno problemi di
organico ed è questo che rende prezioso il contributo dei cittadini e ancor
di più degli stessi cacciatori, quelli, e sono la gran parte, che intendono
e vivono questa attività correttamente. Chiunque può aiutarci a combattere
il problema di chi caccia al di fuori dalle regole e più tempestive sono le
segnalazioni, per le quali c’è il numero verde 800.34400, più sarà possibile
mettere fine a questi comportamenti malsani».
Giuditta Bolognesi
 
 

19/10/2003

 

CACCIATORE CON CAPRIOLO IN SPALLA PRECIPITA E MUORE
STAVA RIENTRANDO DA UNA BATTUTA DI CACCIA IN FRIULI
    (ANSA) - SAVOGNA (UDINE), 19 OTT - Un cacciatore di 60 anni,
Armando Zuliani, di Magnano in Riviera (Udine), e' morto dopo
essere precipitato da oltre 150 metri in un torrente mentre
percorreva, con un capriolo in spalla, la strada che porta al
Monte Matajur, in localita' Cabalo, nel comune di Savogna
(Udine).
    L' uomo stava rientrando da una battuta di caccia al capriolo
compiuta con alcuni amici a cavallo tra le riserve di Grimacco e
Savogna. Sulle spalle aveva il capriolo che aveva abbattuto poco
prima. Gli amici, non vedendolo, hanno dato l' allarme e sono
cosi' partite le ricerche, alla quale hanno partecipato gli
uomini del Soccorso Alpino di Gemona (Udine), i Vigili del Fuoco
di Udine e gli agenti del Commissariato di Cividale (Udine). Le
operazioni di recupero del corpo, che era finito nelle acque del
torrente Rieca, sono state particolarmente complesse e hanno
richiesto l' impiego di un elicottero della Protezione Civile.
 
 
17-OTT-03 15:48
CACCIATORE PIEMONTESE CADE IN DIRUPO E MUORE
(ANSA) - TORINO, 19 OTT - Un cacciatore piemontese di 36
anni, Attilio Guerra, di Craveggio (Verbano Cusio Ossola), e'
morto questa sera durante una battuta di caccia cadendo in un
dirupo in Val Vigezzo. L' uomo stava camminando lungo un
sentiero nelle valli intorno a Domodossola con un gruppo di
amici cacciatori, quando ha messo male un piede ed e' caduto in
un burrone facendo un volo di 30 metri. L' uomo e' morto sul
colpo. I compagni l' hanno raggiunto, ma per lui non c' era piu'
nulla da fare. Sul posto sono poi arrivati gli uomini del
soccorso alpino.  (ANSA).
 

21/10/03

MIRA Sfiorato il dramma a Oriago
Diverbio tra due cugini Spunta anche un fucile
Motivo della lite una preda di caccia
Mira
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1601998&Luogo=Venezia&Data=
2003-10-21&Pagina=13
Per fortuna i due colpi di fucile sono stati esplosi per terra, ma poteva
essere una tragedia. Un banale diverbio tra due parenti, che ovviamente non
vanno d'amore e d'accordo, poteva trasformarsi in qualcosa di ben più grave.
È accaduto l'altro giorno a Oriago di Mira quando un cinquantenne, durante
una battuta di caccia nel suo fondo, ha mirato e ucciso un volatile che
svolazzava in cielo. Una battuta di caccia come tante altre, ma il destino
ha voluto che l'animale una volta colpito a morte, cadesse
nell'apprezzamento di terreno del cugino coetaneo che ha visto bene di
accaparrarsi l'uccello decidendo quindi di non consegnarlo al parente
cacciatore che lo aveva abbattuto.
Ne è nato immediatamente un diverbio con parole grosse volate da una parte e
dall'altra, con la richiesta di uno di vedersi consegnare la preda, e la
decisione dell'altro di non consegnarla. Ma alla fin fine, dopo un alterco
pesante tra i due, la situazione è parzialmente degenerata con l'uomo che si
è visto piovere dal cielo l'uccello ferito a morte portare via di mano al
parente il fucile e che ha sparato un paio di colpi sul terreno. Subito
dopo, sul posto, sono intervenuti i carabinieri della stazione di Oriago in
collaborazione con i colleghi della Compagnia di Mestre, che hanno avviato
le indagini per capire come si siano svolti i fatti. Nei confronti dei due
litigiosi cugini, comunque, non è stato preso alcun provvedimento. Spetterà
alle parti decidere se sporgere denuncia.
-----
COMELICO L'uomo si era perso nei boschi di Danta e per richiamare i
soccorritori ha esploso decine di colpi: è stato ritrovato sfinito ma illeso
Si salva sparando in aria a raffica
Danta
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1601338&Luogo=Belluno&Data=
2003-10-21&Pagina=1
Lo ha salvato il fucile che gli sarebbe servito per andare a caccia. Un
colpo dopo l'altro, dieci, venti fino a quando i soccorritori, stringendo il
cerchio, lo hanno ritrovato. Si è conclusa felicemente l'avventura di Carlo
Da Re, 62 anni, di San Martino di Colle Umberto, in provincia di Treviso,
dopo un'intera giornata trascorsa nel bosco.
Con due amici ieri mattina era passato dalla casa del presidente della
riserva, Maurilio Menia, per ritirare il permesso di caccia alle beccacce.
Poi si era inoltrato nel bosco misto che si stende fra il paese e il
fondovalle. Fra abeti, faggi e betulle i terzetto aveva iniziato la discesa
di quel versante, molto frequentato anche da cacciatori di funghi e
boscaioli. Sulla Costa di Ciacula, che separa il paese dalla statale 52
Carnica, si è separato dai due amici. Saranno state le nove e mezza. Da poco
non nevicava più.
Sono bastati pochi minuti per perdere il contatto. Lo hanno cercato i due
amici, che più tardi hanno fatto intervenire anche il presidente della
riserva. Niente. Marco sembrava essersi volatilizzato. Temendo il peggio,
all'una e un quarto sono stati chiamati i vigili del fuoco. Attraverso poi
la centrale operativa del Suem è stato allertato il capo stazione Val
Comelico del Cnsa, Gino De Zolt. Alle ricerche hanno partecipato, oltre che
i vigili del fuoco permanenti di S. Stefano coi volontari di Padola e
Dosoledo, la Guardia di finanza, i cani del Cnsa e del Corpo forestale, i
cacciatori stessi. Tre ore dopo l'uomo è stato ritrovato vicino a un
ruscello, grosso modo a metà del versante, lontano dal sentiero. E' parso
molto stanco, essendo in cammino dal mattino alle otto e mezza, ma illeso.
Ancora un po' e sarebbero calate le tenebre. Invece sparando in aria col
fucile a pallettoni parecchi colpi è riuscito ad avvicinare sempre di più
intorno a sé i soccorritori.
Flavio Olivo
 
Danta. Cacciatore si perde nel bosco
Trovato in serata
http://www.corrierealpi.quotidianiespresso.it/corrierealpi/arch_21/belluno/c
ortina/bc280.htm
DANTA. Era andato a caccia con due amici, sul monte Piedo, a Danta. Poi si è
perso nel bosco. Quando gli amici non l'hanno visto arrivare per pranzo,
hanno lanciato l'allarme. Si sono mossi i vigili del fuoco permanenti di
Santo Stefano, i volontari di Dosoledo, Padola, Danta. I militari della
guardia di finanza, tutti sotto il coordinamento del soccorso alpino (nelle
foto di Moretti: le ricerche). Le varie squadre hanno battuto a tappeto la
zona. Finché, dopo tre ore di meticolose ricerche, il cacciatore di San
Martino di Collumberto, di 60 anni, è stato ritrovato. Sano e salvo.
Spaventato, infreddolito, affamato, ma salvo.
Con il defender dei vigili del fuoco è stato riportato a Santo Stefano, dove
lo stavano aspettando gli amici.---
 
QUARTIERE ITALIA
Minaccia i vicini col fucile del padre
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031021&ediz=06_UMBRIA&npag=3
9&file=H.xml&type=STANDARD
Un ternano di 31 anni è stato denunciato dai carabinieri della stazione di
Collescipoli per minacce aggravate e possesso ingiustificato di arma da
fuoco, al termine di una sua lite con un vicino di casa.
La lite era scoppiata sembra a seguito di troppi rumori che provenivano
dall'abitazione del vicino, nel quartiere Italia.
Il trentunenne, secondo la ricostruzione dei fatti da parte dei militari, ha
minacciato il vicino con il fucile da caccia di proprietà del padre,
regolarmente denunciato. I vicini, impauriti, hanno chiamato il 112,
baricandosi nella loro abitazione. Poi, hanno atteso l’arrivo dei
carabinieri che hanno denunciato il giovane e sequestrato l’arma.
Sempre i carabinieri della stazione di Collescipoli hanno arrestato un uomo
di 38 anni, residente a Terni, per evasione dagli arresti domiciliari.
Il pregiudicato, che deve scontare una condanna per reati contro il
patrimonio, è stato visto dai militari lontano dal proprio domicilio , nei
pressi di un bar della zona, ed è stato rinchiuso nel carcere del vocabolo
Sabbione.
 
TRAGEDIA IN LAGUNA Da chiarire alcuni aspetti sulla morte di Daniele Paludo,
avvenuta durante una battuta di caccia
Una perizia balistica sui fucili
Il Pm Ancillotto chiede di verificare sperimentalmente l?ipotesi descritta
nelle testimonianze
Venezia
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1601969&Luogo=Venezia&Data=
2003-10-21&Pagina=1
Ci sono molti aspetti di quell'incidente di caccia sull'isola di Falconera
che devono essere approfonditi. Ne è convinto il sostituto procuratore
Stefano Ancillotto, il quale oltre all'autopsia (che sarà eseguita oggi
pomeriggio), ha disposto anche una perizia balistica.
In parole povere, la domanda è questa: è possibile che un cacciatore esperto
e campione di tiro al volo come Daniele Paludo abbia potuto inciampare
nell'atto di rientrare alla postazione e con una manovra maldestra abbia
fatto partire il colpo fatale? Certo, è possibile, ma non può essere l'unica
possibilità compatibile con un epilogo di questo tipo. Questo non significa
che il magistrato abbia intenzione di seguire piste diverse dall'incidente,
ma semplicemente che intende ricostruire nei minimi particolari quello che è
accaduto sabato, poco prima delle nove, in laguna di fronte a Cavallino.
Tanto per citare un esempio, l'esame sul corpo di Paludo subito dopo la
tragedia avrebbe portato gli inquirenti a pensare, ad esempio, che le tracce
lasciate dai pallini non coincidono con il segno che questi dovrebbero fare
se sparati dalla distanza dichiarata dai testimoni.
Per chiarire questo e altri dubbi, il magistrato ha disposto l'autopsia, che
dovrebbe chiarire qualcosa di più anche sulla traiettoria seguita dai
pallini con i quali il fucile era caricato. A completamento di questo esame,
seguirà la perizia balistica, che il magistrato ha affidato al dottor Ezio
Zernar, uno dei maggiori esperti in questo campo. Tanto per citare qualche
esempio, ha preso parte agli studi per risolvere il caso dell'omicidio di
Marta Russo o la vicenda che ha portato alla morte il sovrintendente della
Squadra mobile, Antonio Lippiello. Saranno controllati, uno per uno, i
fucili in dotazione quel giorno alla vittima e al gruppo di cui faceva parte
anche per capire quale abbia sparato e poi saranno effettuate simulazioni di
sparo per osservare la traccia lasciata dai pallini contro un bersaglio
molle a varie distanze.
Intanto, a Trezze di Portegrandi, i familiari, gli amici e i conoscenti
della vittima si interrogano sul perché di questa tragedia così assurda. I
funerali saranno fissati nei prossimi giorni, non appena la salma sarà
formalmente restituita alla famiglia.
Michele Fullin
 

22/10/03

INCIDENTE DI CACCIA A DEGO DI VARZI
Scivola e fa partire un colpo: centra al collo l’amico e lo uccide
Vittima una doppietta di Milano. Il compagno stava scendendo lungo un pendio
ed è caduto
http://www.laprovinciapavese.kataweb.it/
VARZI. Insegue un cinghiale, ma scivola sul terreno accidentato e umido.
Cade e parte un colpo che uccide l’amico che si trova a 50 metri di
distanza. E’ finita in tragedia una battuta di caccia alla frazione Dego,
sopra Varzi. Un autista, Raffaele Ardillo, 49 anni, di Sedriano in provincia
di Milano è morto sul colpo, ucciso per un’incredibile fatalità dal suo
compagno di battuta, Rocco Zaccagnino, 55 anni, di Settimo Milanese. Il
cacciatore è indagato per omicidio colposo.
 La vicenda. Ardillo e Zaccagnino arrivano a Varzi alle 10. Prendono la
strada che porta a Cella, superano il bivio e girano per Dego, un paesino
che conta appena 17 anime. Salgono per qualche chilometro e posteggiano la
jeep Mercedes di Ardillo nello slargo al termine della strada. Prendono l’
attrezzatura e si incamminano lungo la strada sterrata sulla destra. Dopo
una ventina di metri trovano un bivio: girano a sinistra e vanno avanti fino
al bosco. Sono le 11. I due cacciatori si dividono. Ardillo prende la strada
che va verso l’alto, il compagno l’opposta. Il bosco è sporco, pieno di
foglie inzuppate d’acqua. Il terreno scivoloso, coperto di fango. Quasi all’
altezza del torrente Dorbida, una sorta di confine tra Lombardia e Piemonte,
la tragedia. Zaccagnino inciampa, perde l’equilibrio, sembra scivolando su
una radice, e cade. Involontariamente preme il grilletto e parte un colpo.
Dal fucile calibro 12 Beretta semiautomatico caricato con una cartuccia a
palla unica esce una fiammata. Ardillo è a una cinquantina di metri di
distanza. Sente il colpo, ma non fa neppure in tempo a girarsi. La «palla»
passa in mezzo agli alberi, non trova nessun ostacolo e lo colpisce,
centrandolo al collo. La morte è istantanea. L’amico si mette a correre su
per la salita, arranca nel fango. Quando lo raggiunge per soccorrerlo,
ormai, è inutile. Ardillo è morto. Sotto choc, Zaccagnino vaga per il bosco
in cerca di aiuto. Con il cellulare compone il 112, ma non c’è campo. Si
sposta, cerca di trovare un varco tra gli alberi, ma è tutto inutile.
Zaccagnino non sa cosa fare. Si mette a urlare e dopo una decina di minuti
compare nel bosco un cacciatore della val Curone. Il suo cellulare funziona.
Parte la chiamata ai carabinieri. Dato che la zona è sul confine, vengono
allertati i militari di San Sebastiano Curone, che raggiungono il punto dopo
un quarto d’ora. Appurato che si tratta ancora di territorio pavese, il caso
passa per competenza ai carabinieri della Stazione di Varzi. A Dego arrivano
il maresciallo capo Giorgio Poggio e due militari. Arriva anche il medico
del 118, che fa la constatazione di decesso. Il medico legale conferma la
morte e il magistrato ordina di spostare il cadavere. I carabinieri
sequestrano il fucile e alcune cartucce per selvaggina. Poi fanno un
sopralluogo, eseguono dei rilievi fotografici e filmano la zona. Quindi
portano Zaccagnino e il soccorritore in caserma. Zaccagnino, interrogato,
spiega che è stato un incidente: viene indagato per omicidio colposo.
Rischia anche una denuncia per bracconaggio.
 
DISGRAZIA NEL PAVESE
Scivola e dal fucile parte un colpo: a terra l’amico cacciatore
http://www.corriere.it
VARZI (Pavia) - Una tranquilla battuta di caccia al cinghiale sulle colline
di Dego, a Varzi, in Oltrepò pavese, è finita in tragedia. Un cacciatore
ucciso da un colpo partito accidentalmente dal fucile dell'amico con cui era
in cerca di selvaggina. La vittima, Raffaele Ardillo, 49 anni, di Milano,
domenica mattina era uscito di casa all'alba per raggiungere insieme con
Rocco Zaccagnino, 55 anni, di Settimo Milanese, l'Appennino pavese. Doveva
essere una normale battuta di caccia al cinghiale. Qualcosa, però, è andato
storto. Mentre i due stavano battendo i boschi di Dego, seguendo un sentiero
parallelo al torrente Dorbida, Rocco Zaccagnino, che seguiva l'amico a pochi
metri di distanza, ha perso l'equilibrio scivolando sul terriccio umido.
Nella caduta l'uomo ha premuto il grilletto del suo fucile facendo partire
un colpo che si è rivelato fatale. Il proiettile ha colpito Raffaele Ardillo
uccidendolo. L'amico ha cercato di soccorrerlo ma non c'era più nulla da
fare. Neppure l'intervento dei medici del 118, atterrati con l'elisoccorso
di Alessandria, è servito. Ardillo, colpito al collo, è morto sul colpo.
«Stavamo seguendo il sentiero in cerca di cinghiali - ha spiegato Zaccagnino
ai carabinieri di Varzi -. Raffaele era andato avanti. A un certo punto sono
scivolato. Mi è partito un colpo, ma mai avrei immaginato. Ho chiesto subito
aiuto al 118 e ai carabinieri. Non mi perdonerò mai quell'attimo di
distrazione». Zaccagnino è stato denunciato a piede libero per omicidio
colposo.
Giuseppe Spatola
 
Legnano
Disperazione fra gli amici del cacciatore
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/74/5:4870449:/2003/10/22
SEDRIANO — «È stato un incidente. Un dannato incidente. Purtroppo se n'è
andato un amico, un grande compagno di avventura che come tutti noi amava la
caccia e i cani».
Non si dà pace Mario Giussani, segretario del circolo «Libera caccia» di
Sedriano. A fatica trattiene l'emozione nel ricordare Raffaele Ardillo, il
quarantonovenne sedrianese morto domenica scorsa dal colpo partito
accidentalmente dal fucile del suo compagno di battuta.
Una tragica fatalità che ha sconvolto due famiglie.
«Raffaele era una persona stimatissima - ha raccontato Giussani - persona
seria, cacciatore corretto. Mai un'ammenda in tanti anni di attività. Era
anche iscritto al gruppo cinofilo di cui sono presidente e frequentava
l'associazione del tiro al piattello. Amava la vita all'aria aperta. Lo
conoscevo molto bene, come conosco bene la sua famiglia. Comprendo e sono
vicino al dolore della moglie e dei figli ai quali Raffaele era legatissimo.
È una grave perdita per tutti noi».
Oltre all'attività venatoria, Ardillo, camionista di professione, si
dedicava alla famiglia e nel poco tempo libero anche all'associazionismo
locale. Persona stimata, milanese di nascita, si era presto conquistato la
simpatia e l'affetto dei sedrianesi.
La tragedia si è consumata domenica mattina in pochi istanti. Ardillo e il
suo compagno di battuta R. Z., 55 anni di Settimo Milanese, si erano recati
nei boschi di Dego, frazione di Varzi, per dedicarsi al loro passatempo
preferito.
Amici da anni, nonché colleghi di lavoro, i due si sono incamminati in una
zona impervia. R. Z. ha messo in piede in fallo, ha perso l'equilibrio e nel
tentativo di aggrapparsi ha inavvertitamente sfiorato il grilletto del suo
fucile. Il colpo ha centrato al collo Raffaele Ardillo che procedeva pochi
metri più avanti, uccidendolo.
Sotto choc il cinquantacinquenne cacciatore di Settimo che non riesce ancora
a farsene una ragione.
«Non parla da due giorni - spiega la moglie al telefono - è distrutto,
cercate di capire la situazione, erano amici».
Un'amicizia lunga, di quelle vere , come nascono tra cacciatori.
«Il rapporto che si stringe tra compagni di battuta è difficile da
spiegare - conclude Mario Giussani - è un legame forte, ci si fida uno
dell'altro. Quest'incidente ha gettato nel dolore due famiglie. Purtroppo
nella caccia può capitare, come può capitare in qualsiasi altro sport».
Patrizia Ansalone
 
Sanfront, ferito un cacciatore di Rifreddo
Scambiato per un cinghiale
Colpito alla spalla, è grave in ospedale
http://www.ecodelchisone.it/articoli/articolo.asp?ID=13664
SANFRONT - Tragedia sfiorata, nelle campagne di Sanfront, nel pomeriggio di
domenica. Una tranquilla giornata di caccia, per alcuni appassionati di arte
venatoria, si stava trasformando in dramma.
Erano circa le 16,30, quando un cacciatore di Rifreddo, di professione
elettricista (le sue generalità non sono state al momento diffuse), è
rimasto gravemente ferito da un colpo di fucile.
Le dimensioni del proiettile, adatte ad uccidere un cinghiale, hanno fatto
temere il peggio. Per fortuna il "pallettone" ha colpito l'uomo alla spalla,
una spanna sopra il cuore. Operato all'ospedale di Cuneo, è ricoverato in
gravi condizioni, ma non sarebbe in pericolo di vita.
I Carabinieri di Saluzzo stanno indagando per accertare le responsabilità
dell'accaduto. A sparare sarebbe stato un cacciatore di Sanfront, ignaro
che - sulla traiettoria - si trovasse un altro appassionato e non una preda.
L'incidente di caccia è avvenuto dietro la vecchia centrale della Pce, lungo
una riva scoscesa nei pressi di un bosco di castagno, attraversato da un
sentiero che sale a Balma Boves.
 
Ferisce l’amico nella battuta di caccia
www.unionesarda.it/unione/2003/ca2210/ogli/mog01/a22.html
Ussassai E’ finita male, per due amici di Ussassai, la battuta di caccia di
domenica scorsa
Ferisce l’amico nella battuta di cacciaUssassai E’ finita male, per due
amici di Ussassai, la battuta di caccia di domenica scorsa nelle campagne
del paese. C. D., 58 anni, autista, è rimasto ferito da una scarica di
pallettoni esplosa accidentalmente dal fucile del suo compagno di battuta -
F. D., imprenditore di 50 anni - che lo ha colpito al piede destro. L’uomo
si trova ricoverato nel reparto Ortopedia del San Francesco di Nuoro. I
medici gli hanno assegnato trenta giorni di cure.

 

23/10/03

Grave incidente di caccia
Un proiettile colpisce un cinghiale e poi un uomo
Il giovane, ferito ad un braccio, ricoverato al Cto
www.lasentinella.quotidianiespresso.it/sentinella/arch_23/locale/cintura/iz4
05.htm
PIVERONE. Un incidente che poteva trasformarsi in disgrazia. E' avvenuto
lunedì mattina, nell'azienda agricola venatoria della Serra, in regione
Aronco di Piverone. Una battuta di caccia al cinghiale è finita in ospedale,
con un uomo ferito al braccio da un colpo di fucile. La ricostruzione dei
fatti ad opera dei carabinieri della compagnia di Ivrea ha appurato che è
stata una fatalità.
L'incidente è avvenuto intorno alle 11,30. Fabrizio Cancellieri, 25 anni, di
Lignana, nel Vercellese, era a caccia insieme con Luigino Tedoldi, 48 anni,
di Salussola.
Un colpo di fucile, calibro 12, di Tedoldi ha colpito al braccio destro
Cancellieri. Il giovane cacciatore si è accasciato, ferito, ed è stato
subito soccorso dagli stessi compagni di caccia.
Sul posto sono arrivati subito anche i responsabili dell'azienda agricola
venatoria e anche il sindaco di Piverone. Cancellieri è stato subito portato
all'ospedale di Ivrea e, di lì, è stato trasferito al Cto di Torino dove è
stato sottoposto ad un intervento chirurgico al braccio. Le sue condizioni,
pur serie, non fanno temere per la sua vita mentre ci vorrà comunque tempo
per guarire dalla ferita.
Dalla ricostruzione dei carabinieri, attraverso le testimonianze, è stata
chiarita la dinamica di una battuta alla caccia al cinghiale che poteva
trasformarsi in tragedia.
I cacciatori erano disposti a semicerchio e avevano circondato il cinghiale.
Il proiettile ha colpito il cinghiale, ne ha trapassato il corpo ed è
rimbalzato sul braccio di Cancellieri. Il giovane cacciatore - come
appurato - non si trovava neppure nella linea di tiro del compagno.
Il fucile che ha ferito Cancellieri - calibro 12, marca Beretta - è stato
comunque sequestrato dai carabinieri di Ivrea.
 
 
Sondrio 
Cacciatore fredda cane
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/72/5:4873542:/2003/10/23
MONTAGNA — «Uno sparo, poi l'ho trovato a terra sulla strada. L'ho chiamato:
Toby… Toby. Ha rivolto lo sguardo verso di me e ha tentato di alzare la
testa. Dopo aver emesso un flebile guaito è morto». Umberto Sceresini,
pensionato di Montagna ex tecnico del municipio, racconta dell'uccisione da
parte di un cacciatore del cane del fratello Enzo.
L'uomo è ancora scosso a seguito della brutta avventura. Domenica scorsa,
verso le 17,30, Sceresini percorreva a piedi la mulattiera che collega Barca
e Bedola nel Comune di Montagna, a circa 1000 metri di quota. Il pensionato
aveva al seguito due cavalli di sua proprietà ed era preceduto, di pochi
metri, da Toby, un incrocio collie-pastore tedesco. Un animale di dieci anni
di circa 30 chili. «Stavo risalendo la montagna - racconta - Ho udito il
latrare di un cane da caccia giungere da poco distante. Subito dopo ho preso
un grosso spavento per un colpo d'arma da fuoco esploso nelle mie vicinanze.
Così mi sono precipitato dove un attimo prima avevo visto il cane che era
con me, trovandolo in fin di vita». «Pochi istanti prima - continua
Sceresini - avevo sentito dei rumori. Dei passi fra le ramaglie nel bosco
sottostante la mulattiera. Per cui lasciato il cane ormai morto mi sono
lanciato all'inseguimento della sagoma di un uomo che si stava allontanando
con direzione opposta alla mia. Mentre correvo ha urlato: "bastardo mi hai
ammazzato il cane". Dopo 80 metri l'ho raggiunto e lui, con fucile a
tracolla e cane al seguito, "te lo pago, dimmi quello che vale". Io invece
pensavo ai miei nipoti che si prendevano cura di Toby. Con che faccia avrei
raccontato loro l'accaduto?». Sceresini sconvolto, è poi tornato dai cavalli
per poi metterli in una stalla a Barca di Sotto. «Dopo circa mezz'ora si
rivede il cacciatore che mi dice: "scusami, ho scambiato il tuo cane per una
volpe. Del resto, a volte, per errore si uccidono anche le persone". Ma non
è così perché il luogo è aperto e il colpo è stato sparato da una distanza ridotta». Il pensionato ha sporto così denuncia ai carabinieri nei confronti del cacciatore. 
Carlalberto Biasini
 
 

Cacciatore fredda cane

giovedì 23 ottobre 2003
IL GIORNO
MONTAGNA (SO) — «Uno sparo, poi l'ho trovato a terra sulla strada. L'ho 
chiamato: Toby… Toby. Ha rivolto lo sguardo verso di me e ha tentato di 
alzare la testa. Dopo aver emesso un flebile guaito è morto». Umberto 
Sceresini, pensionato di Montagna ex tecnico del municipio, racconta 
dell'uccisione da parte di un cacciatore del cane del fratello Enzo.
L'uomo è ancora scosso a seguito della brutta avventura. Domenica scorsa, 
verso le 17,30, Sceresini percorreva a piedi la mulattiera che collega 
Barca e Bedola nel Comune di Montagna, a circa 1000 metri di quota. Il 
pensionato aveva al seguito due cavalli di sua proprietà ed era preceduto, 
di pochi metri, da Toby, un incrocio collie-pastore tedesco. Un animale di 
dieci anni di circa 30 chili. «Stavo risalendo la montagna - racconta - Ho 
udito il latrare di un cane da caccia giungere da poco distante. Subito 
dopo ho preso un grosso spavento per un colpo d'arma da fuoco esploso nelle 
mie vicinanze. Così mi sono precipitato dove un attimo prima avevo visto il 
cane che era con me, trovandolo in fin di vita». «Pochi istanti prima - 
continua Sceresini - avevo sentito dei rumori. Dei passi fra le ramaglie 
nel bosco sottostante la mulattiera. Per cui lasciato il cane ormai morto 
mi sono lanciato all'inseguimento della sagoma di un uomo che si stava 
allontanando con direzione opposta alla mia. Mentre correvo ha urlato: 
"bastardo mi hai ammazzato il cane". Dopo 80 metri l'ho raggiunto e lui, 
con fucile a tracolla e cane al seguito, "te lo pago, dimmi quello che 
vale". Io invece pensavo ai miei nipoti che si prendevano cura di Toby. Con 
che faccia avrei raccontato loro l'accaduto?». Sceresini sconvolto, è poi 
tornato dai cavalli per poi metterli in una stalla a Barca di Sotto. «Dopo 
circa mezz'ora si rivede il cacciatore che mi dice: "scusami, ho scambiato 
il tuo cane per una volpe. Del resto, a volte, per errore si uccidono anche 
le persone". Ma non è così perché il luogo è aperto e il colpo è stato 
sparato da una distanza ridotta». Il pensionato ha sporto così denuncia ai 
carabinieri nei confronti del cacciatore.
di Carlalberto Biasini
 

26/10/03

Cacciatore muore dissanguato
http://www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=FORLI&id=210
675
PREDAPPIO - Tragedia durante una battuta di caccia al cinghiale all’interno
di una fitta zona boschiva in località Castelnuovo di Monte Mirabello in
comune di Predappio. Loredano Vacchi, 64 anni, predappiese, residente in via
Massera, è morto trafitto da un colpo partito dal suo stesso fucile che gli
ha spappolato una gamba. In pochi minuti è morto dissanguato. Fatale sarebbe
stata una scivolata nel terreno scosceso. La disgrazia si è consumata nel
pomeriggio di ieri poco prima delle 15. Lo sparo ha attirato l’attenzione di
uno o più compagni di battuta (una quarantina collegati tra loro via radio).
In quella zona i telefonini cellulari non funzionano. Qualcuno si è quindi
spostato più a valle per trovare una zona coperta dal servizio di telefonia
mobile e poter così chiamare il 118. La centrale operativa di Forlì ha
inviato un’ambulanza da Predappio e l’elicottero di stanza a Ravenna. I
soccorritori giunti sul posto non hanno potuto far altro che constatare il
decesso. L’uomo riportava un’ampia ferita ad una gamba e aveva perso molto
sangue. Secondo una prima ricostruzione il cacciatore avrebbe urtato contro
il proprio fucile dal quale, come in una terribile sequenza, sarebbe partito
il colpo mortale. I Carabinieri di Predappio, che si sono subito messi in
azione per ricostruire la dinamica dell’accaduto, stanno vagliando le
testimonianze dei cacciatori che si trovavano a poca distanza dal poveretto
al momento della tragedia. Il sostituto procuratore della Repubblica
Giuseppe Di Giorgio ha aperto un’inchiesta. Tutto era iniziato ieri mattina
all’alba nel migliore dei modi: 41 cacciatori accompagnati da una ventina di
cani, divisi per squadre, si sono ritrovate e sono partite in direzione
degli scoscesi boschi a circa due chilometri dall’abitato di Predappio Alta,
con il “capocaccia” Lolli, in testa ad organizzare le operazioni. Questo
piccolo lembo di terra, Montemirabello, è uno dei luoghi più frequentati e
preferito dagli appassionati della zona per una battuta in compagnia. La
giornata era quindi cominciata nei migliori dei modi per i cacciatori che
già in mattinata aveva abbattuto due cinghiali. Ma il dramma si è consumato
proprio quando la battuta avrebbe dovuto raggiungere l’obiettivo di colpire
altri tre cinghiali che erano stati stretti d’assedio. Un fatto tragico che
oltre ad aver scosso tutta la vallata, ha purtroppo riportato d’attualità,
in una maniera drammatica i tragici incidenti che possono accadere durante
le battute di caccia. Sconvolti i compagni di battuta, guidati da Lolli.
“Eravamo entrati nel pieno della caccia - ha commentato un cacciatore - poi
la tragedia in una giornata nata sotto un altro auspicio”. Intanto la
notizia della morte di Vacchi ha fatto ben presto il giro della valle del
Rabbi

 

27/10/03

Cisano, cacciatore stroncato da infarto
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/i
nput/2003/10/27/19_c.shtml
Era in un roccolo, nelle campagne di Odiago, frazione di Pontida. Ieri di
buon mattino era uscito con alcuni amici per cacciare: Alberto Donadoni, un
pensionato di 71 anni, di Cisano, ha urlato all'improvviso, colpito da un
fortissimo dolore al torace che gli impediva di muoversi e che l'ha fatto
accasciare come per una frustata.
Erano da poco passate le 9: i compagni, che erano all'esterno, hanno sentito
le sue richieste d'aiuto e hanno immediatamente chiamato il 118, per far
trasportare il conoscente nel minor tempo possibile all'ospedale più vicino.
Gli amici che erano con lui per cacciare, avevano pensato a un infortunio,
in un primo momento, e solo dopo essere accorsi al roccolo hanno scoperto
che il pensionato era stato colto da un grave malore.
Nessuno sparo accidentale né una caduta improvvisa: Donadoni era a terra, il
polso sempre più debole, era in preda a violenti dolori al torace e nessuno
dei conoscenti era in grado di aiutarlo.
Era necessario un intervento medico urgente: sul posto è arrivato in
elicottero un equipaggio di soccorso, con medico rianimatore. In pochissimi
minuti è stato raggiunto il roccolo.
Il pensionato era a terra, in stato di incoscienza, e nonostante i tentativi
del medico di rianimarlo per poterlo poi intubare e quindi trasportare in
ospedale, dopo pochi minuti il cacciatore è spirato.
Stando ai primi accertamenti medici, Donandoni è stato stroncato da un
infarto; la salma è stata composta nella camera mortuaria del paese.
Donadoni abitava in via Imberti a Villasola, frazione di Cisano. Lascia la
moglie e nove fratelli. I funerali si svolgeranno domani alle 10 nella
chiesa parrocchiale di Villasola.
 
Coltivatore impallinato da un cacciatore
www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=CESENA&id=210763
CESENA - Stava lavorando tranquillamente nel campo che coltiva con passione,
nelle vicinanze dell’ospedale, quando si è visto arrivare in faccia una
“rosa”. Purtroppo non era un fiore ma la classica forma che assumono i
pallini dei fucili da caccia quando escono dalla canna. Colpito al volto e
nel petto, si è subito diretto al vicino pronto soccorso dove ha ricevuto le
cure del caso. Alcuni dei micro-proiettili gli sono stati estratti, mentre
per altri dovrà attendere che l’organismo li espella spontaneamente.
Fortunatamente sono tutti rimasti a un livello piuttosto superficiale. La
paura però è stata tanta. E anche il dolore.Le grida lanciate dall’uomo non
sono comunque servite a richiamare l’attenzione del cacciatore che ha
combinato il guaio. Forse non si è accorto dell’incidente che aveva
provocato. O forse si è dato alla fuga.Protagonista dello sgradevole
episodio accaduto ieri è stato Gilberto Caprili, coltivatore 63enne che da
tempo di prende cura di quell’appezzamento (di cui non è proprietario) in
cui è stato impallinato. Non è la prima volta che accadono cose di questo
genere e non a caso i rapporti tra agricoltori e cacciatori non sono di
solito buoni.
 
Incidente a Santo Stefano d'Aveto. Un palettone lo ha colpito di striscio,
non è grave
Ferito a una gamba nel bosco, cacciatore soccorso con l’elicottero
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=126226&idcategoria=591
Santo Stefano d'Aveto. Stava cacciando con i suoi segugi in un bosco tra
Costa Pelata e Gavadi, due località della val d'Aveto non distanti da Santi
Stefano. Quando i cani hanno fiutato la preda ne hanno provocato il volo e
lui ha sparato. Ma anche un altro cacciatore, che si trovava per caso nei
paraggi, vista la scena ha fatto fuoco e i l primo s'è beccato un pallettone
in una coscia.
Niente di grave, ben inteso, ma il rischio è stato grande. Il ferito si
chiama Eugenio Cogorno, ha quarant'anni, vive a Lavagna ed è impiegato
presso l'agenzia chiavarese della Deutsche Bank. Via cellulare è stato
lanciato l'allarme e sul posto sono intervenuti i carabinieri e un’ambulanza
della delegazione delle Croce Rossa avetana, una dipendenza del
sottocomitato di Chiavari.
Per precauzione infine è stato richiesto l'intervento dell’elisoccorso e
Drago, l'elicottero dei vigili del fuoco di Genova, s'è levato in volo per
raggiungere il margine del bosco di Costa Pelata. Libratro sopra una radura
è stato possibile calare dal veivolo il verricello con la barella. Eugenio
Cogorno è stato trasportato sul prato e quindi issato a bordo dove
l'attendeva un medico per il primo soccorso.
Quindi Drago ha fatto rotta verso l'eliporto del San Martino ma già era
apparso evidente che il cacciatore non correva alcun pericolo. Il pallettone
lo aveva colpito solamente di striscio, quindi in ospedale sono bastati
alcuni punti di sutura per bloccare l'emorragia.
L'incidente di Santo Stefano, per fortuna non grave, è il primo della
stagione di caccia 2003/2004 nel territorio del levante di Liguria. Dalle
autorità venatorie è giunto tempestivo l'invito a riflettere sempre prima di
premere il grilletto per avere la sicurezza che si sta sparando a una preda
e non alla cieca solamente perché si vede la vegetazione muoversi.
 
LA TRAGEDIA Fulminato da un infarto mentre caccia col fratello
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=126226&idcategoria=591
Cogorno. Era a caccia col fratello sul San Giacomo, sopra Cogorno. Ha avuto
un malore
fulminante e quando i soccorsi sono arrivati non c'era più nulla da fare. È
morto così Luciano Brozzo, cinquantenne, notissimo al pubblico perchè da
trent'anni ragioniere factotum del "Cantero". La notizia si è diffusa ieri a
mezzogiorno gelando il sangue di tanti.
«Una tragedia - hanno detto i colleghi - da noi amministrava tutti i conti,
era una delle anime del cinema teatro». La data dei funerali non c'è ancora
perchè si attende il responso medico legale ed eventualmente l'autopsia se
verrà disposta. Ma sull'infarto ci sono pochi dubbi. Brozzo lascia la moglie
Beatrice e due figlie, Daniela e Stefania.
 
Città di Castello
Parte un colpo, cacciatore ferito
(Corriere dell’Umbria, 27 ottobre 2003)
CITTA’ DI CASTELLO – […] In mattinata, nel corso di una battuta di caccia, un cacciatore è stato ferito ad una mano da un colpo di fucile esploso in modo accidentale dalla sua arma: l’uomo è stato subito accompagnato al Pronto Soccorso, e curato per una lesione per fortuna non troppo grave, che non dovrebbe compromettere la mobilità dell’arto rimasto ferito. […].

 

29/10/03

Rimini
Punta il fucile sul vicino di casa: denunciato
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/33/15:4888735:/2003/10/29
Quattro fucili di differenti calibri e modelli, due canne da fucile, un
fucile calibro dodici, oltre 150 cartucce. E' il bilancio del nuovo
intervento di controllo sulle armi fatto dai carabinieri della compagnia di
Novafeltria. I militari hanno sequestrato il tutto a un operaio di 34 anni
di Novafeltria, e lo hanno deferito in stato di libertà per minaccia
aggravata e detenzione abusiva di arma comune da sparo, nonché per lesioni
personali. Infatti l'uomo aveva minacciato il suo vicino di casa, sembra per
una questione di confini, «ponendogli la canna di un fucile al collo». Le
armi sequestrate erano tutte regolarmente denunciate, tranne il fucile
calibro dodici. Sono state rinvenute durante una perquisizione, fatta dai
militari, successivamente al pesante diverbio con il vicino di casa. Il
materiale detenuto legalmente è stato messo sotto sequestro cautelativo. Il
fucile detenuto abusivamente è stato sottoposto a sequestro penale, a
disposizione dell'autorità giudiziaria. Inoltre i carabinieri hanno proposto
alla prefettura la revoca del permesso di detenzione delle armi per la
caccia, «compromesso dalla condotta dell'uomo». Dal 31 luglio 2002 a oggi la
compagnia di Nofafeltria ha effettuato ben trentanove sequestri dia rmi da
fuoco che di altro tipo. Cinque in tutto le persone arrestate, 36
denunciate.
 
CACCIA
«Vigilare su chi spara nei pressi delle abitazioni»
www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=LETLECC
O&Bassa=si&Pagina=23&IDNotizia=839939
CACCIA «Vigilare su chi spara nei pressi delle abitazioni» Vorrei segnalarle
un episodio accaduto domenica. Mentre mi trovavo nel giardino della mia
abitazione, sita in località Monteno di Pasturo, ho sentito uno sparo
proveniente da un boschetto adiacente e subito dopo sono stato raggiunto da
una scarica di pallini. Il cacciatore che si trovava in questo bosco ha
cercato di convincermi che tali pallini sono inoffensivi; le assicuro che
non è divertente provare un’esperienza del genere e che un eventuale pallino
in un occhio sarebbe stato tutt’altro che inoffensivo. Tenendo presente che
sul sentiero posto tra il bosco in questione e la mia abitazione erano
appena passate alcune famiglie con bambini, in gita o alla ricerca di
castagne, ritengo che il comportamento dei cacciatori andrebbe meglio
regolamentato e limitato agli ambienti ove non siano presenti altre persone.
Sarebbe opportuno che ci si attivasse per organizzare un corso di
aggiornamento in materia di sicurezza nell’uso delle armi per queste persone
e un’adeguata vigilanza per eventuali comportamenti illeciti. Confido in un
solerte interessamento delle autorità competenti al fine di evitare un
incidente più grave, cosa del tutto probabile vista la frequenza degli spari
che si susseguono nei pressi delle abitazioni. Paolo Bonomi Località
Monteno - Pasturo
 
Si spara col fucile
Muore 73enne
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/26/18:4888377:/2003/10/29
Si è sparato col fucile da caccia nella sua abitazione di Porto Garibaldi:
sono ancora avvolti nel mistero i motivi che hanno spinto un 73enne, vedovo,
a togliersi la vita in maniera sconvolgente.
L'anziano infatti per uccidersi ha usato una cordicella con la quale ha
azionato il grilletto del fucile. Sul posto per gli accertamenti i
carabinieri di Porto Garibaldi.

 

30/10/03

Tragico incidente di caccia nei boschi di Felitto
Spari nel bosco: contadino sfigurato
Scambiato per una preda mentre cercava funghi
Angela Sabetta
www.lacittadisalerno.quotidianiespresso.it/lacitta/arch_30/regione/wy3/wy342
1.html
Felitto. Pensando di aver adocchiato una preda tra i cespugli spara tra la
fitta boscaglia e colpisce in pieno volto un cercatore di funghi. Il fatto
si è verificato tra i boschi presenti nel comune di Felitto. La vittima V.M.
47enne è un coltivatore diretto residente nel comune limitrofo di Castel San
Lorenzo, sposato e padre di due figli. Le sue condizioni al momento sono
abbastanza critiche. A seguito dell'incidente di caccia ha riportato delle
gravi lesioni al volto per le quali è stato necessario trasferirlo presso
l'ospedale Cardarelli di Napoli, dove è ricoverato in prognosi riservata.
Questa una prima ricostruzione della vicenda in base ai primi accertamenti
effettuati dalle forze dell'ordine. L'incidente di caccia è accaduto intorno
alle 12,30, ora in cui i due protagonisti la vittima V.M. 47enne e E.G.
43enne si trovavano nella stessa zona a pochissima distanza l'uno
dall'altro. Nessuno dei due però si è reso conto della presenza dell'altro.
All'improvviso il cacciatore E.G. di Roccadaspide ha sentito un rumore
provenire da un cespuglio nelle immediate vicinanze. L'uomo, pensando che si
potesse trattare di selvaggina, come purtroppo è accaduto in tante altre
situazioni, ha impugnato il fucile e ha sparato. Si è reso conto di aver
colpito un'altra persona solo quando si è avvicinato per recuperare la
preda. Davanti a lui si è presentata una scena agghiacciante: la vittima era
una maschera di sangue ed era stata colpita in pieno volto, oltre che alle
mani e all'addome. L'uomo, infatti, ha subito la perdita di gran parte della
lingua, del mento, della mandibola e delle labbra, oltre che delle gravi
lesioni a due dite della mano e una ferita all'addome. Senza perdere un
attimo di tempo, E. G. lo ha immediatamente soccorso e, dopo averlo caricato
sulla sua autovettura, lo ha accompagnato all'ospedale di Roccadaspide
distante pochi chilometri. I sanitari si sono subito mobilitati effettuando
i primi interventi. Considerata la gravità delle lesioni riportate
dall'agricoltore, è stato necessario un trasferimento d'urgenza. La vittima
è stata trasportata presso l'ospedale Cardarelli di Napoli dove sicuramente
sarà sottoposto a degli interventi chirurgici per la ricostruzione delle
parte del volto danneggiate. Un episodio che purtroppo per V.M. avrà delle
conseguenze davvero devastanti. Soprattutto in relazione al fatto che
probabilmente l'uomo rischia di non poter più parlare. Sulla vicenda stanno
indagando i carabinieri che dovranno scoprire eventuali responsabilità da
parte del cacciatore che ha colpito il quarantasettenne scambiandolo per un
animale. Sono in corso gli accertamenti del caso atti alla verifica di tutta
la dinamica dei fatti.

 

31/10/03

S. Orsola. La disgrazia lungo la strada forestale a «Torte». L'allarme dei
famigliari e il ritrovamento del cadavere dopo 12 ore
Cacciatore cade nella scarpata e muore
La vittima, Elio Paoli, era dipendente comunale a Pergine e pompiere
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PERGINE. Tragedia senza testimoni nei boschi a monte dell'abitato di
Sant'Orsola. Un cacciatore scivola e batte la testa. Lo trovano morto quasi
dodici ore dopo. Si tratta di Elio Paoli di 49 anni, sposato e padre di due
figli. Il dramma si è svolto nel primo pomeriggio di mercoledì poco a monte
della località «Tòrte» lungo la strada forestale che dalla località «Ca'
Vecia» porta a «Costarefolo».
Appassionato cacciatore, Elio Paoli si era recato nella zona delle «Tòrte»
al mattino presto insieme ad alcuni amici cacciatori e tra questi Emilio
Bertoldi di Mala. Ognuno si era appostato per attendere qualche lepre,
selvaggina presente in quella zona. Paoli aveva parcheggiato la sua «Fiesta»
bianca lungo la stradina. Vi tornerà sul mezzogiorno: a quell'ora infatti si
era incontrato con Emilio Bertoldi che, recuperato il cane, era tornato a
casa.
Da quel momento non si sa con certezza cosa sia successo. Elio Paoli marito
di Claudia Pallaoro titolare dell'Alberto Centrale a S.Orsola (e consigliere
comunale) era padre di Aldo (17 anni) ed Emanuele di 4. E' stato atteso
invano per tutto il pomeriggio, ma visto che ad ora di cena non era ancora
tornato, i famigliari preoccupati hanno deciso di cercarlo nei luoghi dove
solitamente si recava a caccia. Tra l'altro, nevicava fin dal primo
pomeriggio.
E' stato il cognato Diego a ritrovarlo privo di vita alle 23.30 circa di
mercoledì. Ha subito lanciato l'allarme e sul posto si è recato Ilario
Pallaoro, comandante dei pompieri di S.Orsola insieme ad alcuni suoi uomini.
Il corpo di Elio Paoli è stato recuperato nella scarpata lungo la strada
forestale a qualche metro dalla sua auto. Sulle cause della morte si deve
attendere il giudizio del medico.
Si ipotizza che Elio Paoli sia stato colto da malore o sia scivolato e
ruzzolato per qualche metro nella scarpata battendo la testa. La tragedia è
avvenuta dopo che aveva depositato il fucile nell'auto lasciata con la
portiera aperta.
La tragica morte di Elio Paoli ha scosso tutta la comunità. Vigile del fuoco
da 26 anni, lavorava da 21 al cantiere comunale di Pergine.
 
Felitto: un giovane cercatore di funghi è stato addirittura scambiato per
selvaggina
Incidente di caccia: nei guai per lesioni
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5.html
Felitto. Restano stazionarie le condizioni dell'agricoltore, ferito durante
una battuta di caccia in località ''Giurino-Pantano''. Una località ai
confini con il comune limitrofo di Castel S. Lorenzo. V. M. 47enne è stata
colpito da un colpo di fucile esploso da E. G. che ha sparato credendo si
trattasse di selvaggina. Attualmente si trova ricoverato al Cardarelli di
Napoli, le sue condizioni restano gravi, sebbene comunque non rischia la
vita. Dovrà essere sottoposto a diversi interventi di chirurgia, per la
ricostruzione della parte del volto devastato dal colpo esploso da E. G. Un
episodio che ha suscitato molto sconcerto tra la comunità, dove l'uomo padre
di due figli è molto conosciuto. In molti hanno raggiunto il nosocomio
napoletano per sincerarsi delle sue condizioni e stare vicino ai familiari
della vittima. Intanto il cacciatore, che era in possesso di un regolare
porto d'armi per uso caccia, a seguito dell'episodio è stato deferito in
stato di libertà, alla Procura della Repubblica del Tribunale di Salerno.
L'accusa per lui è di lesioni gravi colpose e il fucile è stato posto sotto
sequestro dai carabinieri del capitano Borrelli che hanno avviato tutte le
indagini del caso. La vicenda si è verificata intorno alle 12.30. La vittima
svolge l'attività di coltivatore diretto nel comune di Castel San Lorenzo.
Il responsabile delle gravi lesioni riportate dalla vittima si è recato
spontaneamente presso la locale caserma dei carabinieri, dove ha fornito la
dinamica dei fatti. L'ennesimo incidente di caccia che per la vittima ha
avuto delle conseguenze gravi. Soprattutto in relazione al fatto che l'uomo
rischia di non poter più parlare e ha il volto sfigurato. Sono in corso
tutti gli accertamenti atti alla verifica della dinamica dei fatti. (a. s.)
 
Cacciatore ferito
www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=RIMINI&id=211800
Ferrara - Cacciatore santarcangiolese ferito nell’oasi faunistica di Valle
Pega, Comacchio. Nevio Pazzini, 49 anni, è stato colpito ieri pomeriggio da
pallini sparati dal compagno di caccia ed è stato ricoverato nel locale
ospedale del Delta, dove è stato giudicato guaribile in una decina di
giorni.Da quanto è stato accertato, i pallini del proiettile da caccia lo
hanno colpito alla fronte, ad una mano, al labbro e ad una spalla. Per
fortuna lo sparo, accidentale come hanno accertato i carabinieri di
Comacchio, sono giunti solo di striscio e superficialmente. A sparare è
stato Giancarlo Fabbri, 58 anni, di Verucchio, che non si sarebbe accorto,
mirando ad uccelli in movimento, che il compagno di caccia era entrato in
traiettoria. La Valle Pega, dove i due erano a caccia, è un’oasi faunistica
nota per anatre e folaghe, molto frequentata da romagnoli.
 
Ferrara
Fucilata al volto dall'amico
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/26/1:4894603:/2003/10/31
L'obiettivo era un fagiano, ma la rosa di pallini esplosa dal Benelli
calibro 12 imbracciato da Giancarlo Fabbri, 58 anni di Villa Verucchio, non
ha raggiunto il pennuto, ma compagno di battuta, Nevio Pazzini, 49 anni di
Sant'Arcangelo di Romagna, ferendolo al volto e a una spalla. L'incidente di
caccia è avvenuto attorno alle 16 di ieri nella zona faunistica Valle Pega,
inserita nel Parco del Delta. La lieve foschia dovuta all'abbondante pioggia
del mattino e l'imminente imbrunire hanno sicuramente favorito l'infortunio,
assolutamente accidentale come hanno accertato i carabinieri di Comacchio e
Lagosanto. Immediatamente dopo l'incidente, il ferito è stato accompagnato
in auto dagli stessi compagni di caccia al San Camillo di Comacchio. In
seguito è stato trasferito all'ospedale del Delta, a Lagosanto. La prognosi
è di 10 giorni per ferite alla mano destra, alla spalla destra, al labbro
inferiore e al cranio.
 
ROVERETO VALLAGARINA
Michele Valduga sui prati del Finonchio con in mano un gallo forcello
E' accaduto durante una battuta di caccia: i pallini - che hanno raggiunto
viso, collo ed orecchio - hanno sfiorato la carotide
Poliziotto ferito al viso da un colpo di fucile
L'agente Michele Valduga è stato colpito accidentalmente da un amico
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ROVERETO. Pochi millimetri più in là e sarebbe stata colpita la carotide.
Invece a Michele Valduga, poliziotto roveretano e cacciatore per hobby, è
andata bene. Domenica era impegnato in una battuta di caccia quando,
accidentalmente, è stato colpito. Ma la rosa di pallini - provenienti dal
fucile di un amico - non ha leso alcun organo vitale. E Valduga, se non
subentrano complicazioni, potrà ristabilirsi completamente nel giro di una
trentina di giorni.
Doveva essere una tranquilla battuta di caccia alla lepre nei boschi del
Moietto. Con Valduga, trentacinquenne roveretano, tre amici che l'agente -
in servizio nel commissariato cittadino - conosceva da anni. Arrivati nel
bosco insieme, si sono poi divisi. E Valduga si è trovato solo con, a pochi
metri di distanza, un solo compagno. Uno che conosce da anni e col quale
condivide da sempre la passione per la caccia. E' allora, più o meno alle 9
di domenica mattina, che si è verificato l'incidente. Dal fucile dell'amico
è partito un colpo per sbaglio. Solo che i pallini sono andati a colpire in
pieno viso il trentacinquenne roveretano: una miriade di pallini sparsi un
po' ovunque nella parte destra del viso, soprattutto attorno all'orecchio e
sul collo. «Quando mi sono reso conto di cos'era accaduto, ho avuto una
paura allucinante, ho pensato che dov'ero stato colpito c'erano organi
vitali, che non sarei arrivato vivo all'ospedale - racconta Valduga - Invece
mi è andata bene. I medici mi hanno detto che un pallino ha schivato di
pochi millimetri la carotide».
Ferito e spaventato, Valduga si è prima incamminato verso le auto e poi è
stato portato al pronto soccorso di Rovereto. Da lì, già nel pomeriggio, è
stato trasferito al reparto maxillofacciale di Trento, dove lunedì è stato
operato. «Mi hanno asportato i pallini superficiali, mentre quelli più
profondi non sono stati toccati - continua Valduga - dovrebbero
cicatrizzarsi senza creare problemi, solo in caso di complicazioni si
deciderà se intervenire o meno».
La questione più delicata è quella del timpano. E' stato colpito da un
pallino ma un eventuale intervento sarebbe rischioso soprattutto perché in
caso di complicazioni si rischierebbe di mettere in pericolo l'equilibrio.
Per questo, al momento, i medici hanno preferito non intervenire. «Sono
stato davvero fortunato, non ho perso l'udito, ci sento bene. Per ora sento
continuamente un fastidioso fischio, ma l'intensità va via via diminuendo
ogni giorno, quindi dovrebbe sparire».
Per qualche settimana, comunque, Valduga dovrà rimanere a casa, ma nel giro
di un mese, se non subentrano complicazioni, dovrebbe tornare a stare bene.
Nel frattempo sarà necessario capire quanto è successo domenica nei boschi
del Moietto e come da un fucile possa essere partito un colpo. Valduga parla
di incidente, ma sull'accaduto la procura ha aperto un'inchiesta