6 novembre

05/11/2005 17.57.00
CACCIA: PARTE COLPO DAL SUO FUCILE, UN MORTO A GROSSETO
(ANSA) - GROSSETO, 5 NOV - Un cacciatore è rimasto ucciso da un colpo partito accidentalmente dal fucile che lui stesso stava prelevando dall'interno della propria auto. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, Carlo Luciani, 55 anni, residente all'Argentario, è rimasto fulminato dai pallini esplosi dal fucile che stava prelevando dal sedile anteriore destro dell'auto con la quale, da solo, era arrivato in un bosco dell' Argentario. L'allarme è stato dato da altri due cacciatori che passavano nella zona. (ANSA).
(AnsaWeb)

TERAMO - Un cacciatore marchigiano che stava effettuando una battuta in territorio di Corropoli è scivolato sul terreno viscido.
Nella caduta è partito accidentalmente un colpo dal fucile, che l'ha colpito di striscio.
(Il Tempo)

 

7 novembre

Ragazzo ferito da cacciatore
Era in località «Campestre» a Grazzanise con il padre quando un pallino da caccia lo ha raggiunto ad un occhio provocandogli una ferita, per fortuna, non grave. Vittima dell'incidente di caccia S. F. di 16 anni di Sant'Angelo in Formis è stato soccorso e medicato in ospedale. Il padre ha presentato una denuncia ai carabinieri di S. Maria Capua Vetere contro ignoti. Stando ad una prima ricostruzione il ragazzo era con il genitore quando sarebbe stato improvvisamente raggiunto da uno o più pallini non diretti a lui e per questo non tali da provocargli danni seri. Il ragazzo ferito non ha visto il cacciatore che ha esploso il colpo di fucile.
(Il Mattino Online)

Reggio Emilia (6nov.2005)
Un cacciatore è morto
Un cacciatore di 60 anni,Aladino LAbate,residente a Reggio,è morto stroncato da un infarto,mentre era impegnato in una battuta di caccia,insieme ad alcuni amici.Quando era già buio gli amici non lo hanno più visto così hanno iniziato a cercarlo,ma inutilmente.
Allora hanno avvisato la moglie di Labate che,a sua volta ,ha dato l'allarme alla Polizia.Polizia,Carabinieri,Viglili del Fuoco e uomini del soccorso alpino ,hanno battuto la zona fra Corte Cella.Il corpo senza vita dell'uomo è stato trovato intorno alle 22 in via Orsini ,nell'area che ospita il centro ippico dell'imprenditore Montipò.
(EmiliaNet)

 

 

8 novembre

 

Parte il colpo dal fucile cacciatore resta ucciso
PORTO ERCOLE. Un cacciatore portercolese di 55 anni, è morto ieri mattina in località "Mandrioli" per un colpo partito accidentalmente dal suo fucile. Si chiamava Carlo Luciani, pensionato, ex marittimo (è stato imbarcato per molti anni sui traghetti delle ferrovie dello Stato), fratello di Amerigo, vigile urbano anche lui in da poco in pensione.
Carlo lascia nel più tremendo dolore la moglie Carla, un figlio Claudio e una figlia Cristina, entrambi studenti universitari (Claudio si sta per laureare in ingegneria nucleare all'università di Pisa). Porto Ercole si è svegliata ieri mattina in una cupa atmosfera, un cielo percorso da nuvoloni neri stillanti pioggia e la notizia diffusasi in un baleno della morte del loro concittadino: conosciuto, stimato, diremmo amato da tutti, avvenuto in circostanze veramente fatali. Carlo Luciani, appassionato cacciatore, era partito da casa, solo, mentre albeggiava appena, a bordo della sua Fiat Tipo celestina e si era avviato su per via dei Mandrioli, una rampa che si stacca dalla zona della 167 e sale verso la parte alta della montagna coperta di boschi, alle spalle di Porto Ercole. Una strada abbastanza larga e asfaltata al suo inizio che si fa sempre più stretta via, via che si sale fino a diventare strettissima e sterrata tanto che gli alberi che crescono ai sui lati la trasformano in una galleria nel verde. Giunto ad uno slargo della carreggiata, oltre al quale è difficilissimo procedere con una normale autovettura, il cacciatore, che si apprestava a tirare ai tordi, si è fermato, ha parcheggiato l'autovettura ai bordi della radura ed ha lasciato il posto di guida. L'hanno intravisto steso per terra, alla luce dei fari del proprio fuoristrada, due giovani cacciatori portercolesi che sono sopraggiunti poco dopo. I due sono scesi per soccorrere l'uomo ma hanno capito che era ormai deceduto. Hanno chiamato ugualmente il 118 e poco dopo, è arrivata l'ambulanza e i carabinieri. Il medico ha fatto gli accertamenti clinici del caso praticando anche l'elettrocardiogramma, il quale ha confermato il decesso del cacciatore.
Sul posto è salito anche il parroco Don Adorno che ha impartito la benedizione alla salma. Il corpo di Carlo Luciani è stato quindi trasportato dall'impresa di pompe funebri Babbanini, alla sala mortuaria dell'ospedale di Orbetello dove si trova tuttora a disposizione dell'autorità giudiziaria. Nessuno ha assistito alla tragedia, ma alcune circostanze lasciano supporre che il cacciatore una volta sceso dalla Tipo, abbia preso per le canne la sua doppietta, di quelle con i cani esterni, appoggiata al sedile del passeggero e coperta da una incerata, per trarla dall'abitacolo. Purtroppo le canne erano rivolte verso di lui e forse battendo sulla leva del freno a mano, tirata, il cane è scattato lasciando partire il colpo che lo ha centrato in pieno petto uccidendolo. R. W.
(Il Tirreno)

Spara alla lepre e muore stroncato da un infarto
GROSSETO. Aveva appena sparato contro una lepre. Si è accasciato a terra e ogni soccorso è stato inutile. Egidio Cecchi, 61 anni, nato a Carmignano e residente a Prato, è morto per un infarto durante una battuta di caccia, ieri mattina nelle campagne di Santa Caterina, nel territorio di Roccalbegna. L'episodio è avvenuto intorno alle 8,30. Cecchi, che ha una casa per le vacanze a Montegiovi, frazione di Castel del Piano, ieri era in compagnia di un amico, un castelpianese di 37 anni: insieme avevano deciso di fare una battuta alla lepre. Cecchi ha tirato contro un esemplare e poco dopo si è sentito male. L'amico ha dato i primi soccorsi, poi ha chiamato il 118, che ha fatto alzare in volo l'elicottero di soccorso della Regione. Purtroppo quando l'equipaggio dell'emergenza sanitaria è giunto sul posto non ha potuto fare nulla per salvare l'uomo, da qualche tempo sofferente di cuore. Il corpo è stato composto all'obitorio di Castel del Piano, mentre hanno compiuto accertamenti i carabinieri di Roccalbegna.
(Il Tirreno)

L'uomo è stato colpito al pube da un colpo partito per errore
Ferito durante una battuta di caccia
VOLTERRA. Un colpo di carabina partito accidentalmente durante una battuta di caccia al cinghiale è costato molto caro a un cacciatore di Pontedera, C. B., di 54 anni, rimasto gravemente ferito all'altezza dei genitali. L'incidente di caccia è avvenuto, ieri mattina, poco prima delle 11, nella campagna di Ulignano, vicino a Volterra. La prima richiesta di aiuto arrivata al 118 ha descritto la drammaticità della situazione: l'uomo era cosciente ma aveva una vistosa ferita all'altezza del pube. Sul posto è stata inviata una ambulanza della Misericordi di Volterra, sebbene la zona dove si trovava il ferito non fosse particolarmente facile da raggiungere. Poi, vista la situazione e nell'agitazione del momento, i compagni di battuta del cacciatore lo hanno caricato su una jeep e trasportato, il più in fretta possibile, al pronto soccorso dell'ospedale di Volterra. È stata quindi anche informata la polizia di Stato che dovrà svolgere le indagini per accertare come l'uomo si è ferito. In un primo momento sembrava che il cacciatore si fosse ferito da solo, invece con il passare delle ore si è fatta strada un'altra ricostruzione. È stato ferito da un colpo di carabina partito accidentalmente a un compagno di caccia e che di rimbalzo ha colpito il pontederese. È probabile quindi che possa essere denunciato per lesioni personali chi ha ferito il cacciatore. Intanto, mentre il commissariato svolgeva tutti gli accertamenti previsti in questi casi, il cacciatore, nel pomeriggio, è stato trasportato con un'eliambulanza all'ospedale Santa Chiara di Pisa. Il proiettile, infatti, stando a quanto è stato spiegato, è rimasto all'interno di una natica. Si è quindi reso necessario un delicato intervento chirurgico per cercare di rimediare ai danni causati dalla carabina.
(Il Tirreno)

 

Avrebbe esploso due colpi in aria col fucile da caccia perchè disturbato dai petardi di alcuni ragazzi
Spari nella notte a Dro, pensionato nei guai
Ha usato un fucile calibro 12
Un pensionato di Ceniga di Dro, B. T., di 66 anni, è finito nei guai per aver sparato in aria col suo fucile da caccia nei pressi della sua abitazione. In realtà anche se le circostanze in cui è avvenuto il fatto devono ancora essere del tutto accertate, l'episodio ha degli aspetti inquietanti. Soprattutto se si pensa che scopo di quegli spari - due colpi esplosi da un fucile da caccia calibro 12 - sarebbe stato quello di spaventare alcuni ragazzini che, nella tarda serata di domenica, avrebbero lanciato dei petardi vicino alla casa del pensionato. Insomma, poteva succedere qualcosa di molto più grave: come quei due ragazzi feriti da scariche di pallini di fucile nella notte di Halloween a Chiavarano, in provincia di Torino.
Peraltro sarebbe stato proprio B. T. a chiamare verso le 21.30 i carabinieri per chiedere il loro intervento: «Ci sono dei ragazzi che disturbano la quiete pubblica». Quando sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Dro, però, qualcuno aveva telefonato per segnalare anche quegli strani spari nella notte.
Sono stati poi trovati i due bossoli. E a quel punto il pensionato, comunque in regola col porto d'armi visto che va a caccia con quel fucile, ha dovuto fornire una serie di chiarimenti. Per il momento nei suoi confronti c'è solo una segnalazione all'autorità giudiziaria ai sensi dell'articolo 703 del codice penale, che punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco.
Insomma, il pensionato, da potenziale parte lesa rischia adesso tra le altre cose anche di perdere la licenza per la caccia e il porto d'armi: su questo deciderà eventualmente la Questura.
(L'Adige)
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12 novembre

 

Una donna che abita in città è stata ferita da un cacciatore lungo la presa 14 del Montello, fra Ciano e Santa Mama
Impallinata mentre va a funghi
L'uomo ha soccorso la vittima. Il Wwf: «Programmare meglio l?attività venatoria»
Crocetta del Montello
"Impallinata" da un cacciatore mentre sta andando a funghi sul Montello. L'episodio si è verificato sulla presa 14 tra le località di Ciano del Montello e Santa Mama lo scorso 30 ottobre e ha avuto come vittima una donna, grande appassionata di funghi, munita di regolare tesserino, con tanto di cestino in vimini e tutte le attrezzature del caso.
La donna, che abita a Montebelluna, ha sentito un forte dolore al ginocchio ed è caduta a terra urlando. Immediatamente soccorsa dal cacciatore, che del tutto accidentalmente aveva fatto partire il colpo (l'uomo l'ha aiutata ad alzarla mettendosi completamente a disposizione della vittima), è stata poi portata al pronto soccorso dell'ospedale di Montebelluna e fortunatamente le ferite provocate da alcuni pallini si sono rivelate non gravi. Ferita ad un ginocchio la cercatrice di funghi se l'è cavata con lesioni guaribili in quindici giorni. Immediata però è scattata ugualmente la denuncia che la donna ha presentato ai carabinieri della stazione di Crocetta del Montello.
Del fatto si è interessata anche la sezione del Wwf di Montebelluna. "La nostra sezione - dicono i responsabili del Wwf - denuncia la sempre più difficile convivenza tra la caccia e gli altri modi di usufruire del territorio. Dopo gli episodi di rinuncia alle escursioni didattiche nei giorni di apertura di caccia, per i rischi insiti nell'attività venatoria (venne penalizzata la 1.B delle medie di Biadene, ndr) dobbiamo rilevare che sono in costante aumento le lamentele di persone che passeggiano, fanno jogging, vanno in mountain bike o a funghi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'episodio verificatosi nei giorni scorsi che avrebbe potuto avere ben più tragiche conseguenze.
"È ben nota la nostra opposizione ad una caccia così praticata, ma vogliamo anche ribadire la richiesta che non sia praticata almeno nei giorni in cui viene concessa la raccolta dei funghi, perchè questa concomitanza crea sicuramente gravi pericoli: i cercatori di funghi sono alla stessa altezza dei caprioli. Chiediamo pertanto che tutti gli enti di tutela del Montello, in primis il Consorzio, si attivino concretamente nel chiedere che la Regione nella programmazione dei calendari venatori tenga in considerazione l'incompatibilità tra la caccia e gli altri usi, ad esempio la raccolta funghi".
Luciano Beltramini
(Il Gazzettino)

La caccia e il partito delle doppiette
Quanta apprensione questi suscettibili ed indifesi cacciatori esprimono. Sembra che un cerbero affamato li rincorra per umiliarli, avvilirli ed infine sbranarli in un sol boccone! Da questo pericolo, desumo, è nata la necessità del consigliere Barilaro di inviare una missiva al Ministro della Salute. Con la speranza che questo adotti precauzioni a loro (e nostra) tutela e salvaguardia. Suvvia. Da chi, poi, debbano essere riguardati, se non da loro stessi? Sì, proprio da loro stessi. Perché se è vero che sussiste il pericolo di contagio del virus H5N1(il ceppo, probabilmente, mortale per l'uomo) attraverso l'ingestione della specie volatile infetta. Chi sarà più soggetto a rischio nel contrarre il virus letale? Ovvio è che i cacciatori saranno i primi a preparare luculliani e opulenti banchetti servendosi della loro stessa cacciagione!
E allora quali procedure debba mettere in atto un Ministro per evitare una simile contaminazione non mi è chiaro né credo ne sia possibile alcuna. Non c'è una specie volatile portatrice di virus aviario che sia unica ed esclusiva. Per cui evitata quella siamo tutti salvi. Sia chiaro, non è mia intenzione fare o essere l'avvocato del Ministro. Non ne avrei tra l'altro la competenza. Né esprimere contrarietà ad una attività venatoria truce sì ,ma pur sempre legittimata dalla volontà della Repubblica. Quello che mi preme far emergere è l'analisi di una situazione alquanto seria e catastrofica nelle sue potenzialità e di una denuncia che sa di paradossale oltre che retorica. Si invocano tutele per una categoria che oggi si ritiene vittima di vessazioni e mistificazioni. Ma certamente si dimentica che in Italia per dirla con le parole di Rutelli: «C'è una Repubblica nella Repubblica ed è quella del partito delle doppiette». Un gruppo di influenza potente e trasversale che si annidava nel vecchio Pci, come nella defunta Dc ma non meno nel disgregato Psi. E ladestra, naturalmente, non ne era esente. Ricordo come aneddoto che il buon Giacomo Mancini, avversario del professor De Martino, sovente gli rinfacciava che appena poteva si dileguava per andare a sparacchiare a beccacce e fagiani. Ricordo anche che dopo il 1992 e la nascita della "seconda" Repubblica, tale lobby si è equamente distribuita nella rappresentanza partitica. Succedeva così, in un passato recente, che un cacciatore incallito come il leghista Vascon si coordinava tranquillamente, con la comunista Belillo per avversare minacciosi referendum contro la caccia senza regole e misure.
Eppure solo durante la stagione venatoria 2003-2004, tra cacciatori e non, sono morte 50 persone e 94 sono rimaste ferite più o meno gravemente. Cifre superiori, perfino, agli incidenti mortali sui cantieri. Propaganda a parte: se c'è oggi, in Italia, una categoria per cui vanno spese energie politiche ed economiche è quella degli allevatori e produttori di carni bianche. In questo settore, in cui la domanda di bene si è drasticamente contratta, deve andare la più sentita attenzione dell'opinione pubblica e della Politica. E' qui che sono in gioco, probabilmente, migliaia di posti di lavoro. E non altrove. Al "partito delle doppiette", oggi, gli si offre un'opportunità: dimostrare un grande senso di responsabilità verso la collettività. Questa, allora, la proposta più adeguata e realistica: riporre (almeno per un anno) i fucili nelle custodie ed armadietti è più che mai opportuno, prudenziale e ragionevole. Del resto anche i macellai d'Italia per un bel periodo hanno visto bandita la loro fetta di carne più pregiata: la fiorentina. Non credete?
Lettera firmata
(Il Quotidiano.net)

 

 

13 nov

 

12:49.Venezia: ferito da cacciatore mentre e' in casa con finestra aperta
VENEZIA - Un 64 enne e' rimasto ferito nella sua casa di Mestre da un colpo sparato inavvertitamente da un cacciatore. L'uomo stava facendo delle pulizie con la finestra aperta quando e' stato colpito all'orecchio.
Guarira' in 6 giorni. (Agr)
(Corriere della Sera)

Montecchio/1. Un ferito in ospedale
Fotografa un cacciatore che spara vicino a casa e subito scoppia la zuffa
di Nicla Signorelli
L'ennesimo colpo d'arma da fuoco, una breve collutazione. E alla fine la canna del fucile puntata diritta al volto. È finito al pronto soccorso, con una prognosi di qualche giorno, il tentativo di un residente di Montecchio Maggiore di fotografare a venti metri dalla propria abitazione un cacciatore incurante delle regole di sicurezza. L'episodio, accaduto sabato scorso in via Castelli Bella Guardia, avrebbe potuto avere un epilogo ben peggiore di qualche escoriazione e di una lesione alla spalla e al polso. Ma Gianluigi Piccin, 46 anni, ha scelto comunque la linea dura. Appoggiato dall'avvocato Massimo Pagnin di Vicenza, ha già dato il via infatti al ricorso per una citazione diretta dal giudice di pace ai danni di Sergio Balzarin, anche lui di Montecchio Maggiore e residente in via Campestrini 2.
Ma dalle stanze della legge la denuncia di Piccin raggiunge ora anche le porte comunali. «È da anni che in zona lamentiamo le preoccupazioni legate a una caccia avventata e sprezzante delle regole - incalza l'uomo -. Adesso è arrivato il momento di dire basta. L'intenzione infatti è quella di avviare una petizione tra i cittadini del quartiere per chiedere al sindaco la chiusura alla caccia sui campi limitrofi alle nostre case, portando a motivazione ovvi motivi di sicurezza pubbica».
E la storia continua, dunque. Sono anni infatti che la valle di Campestrini, il vasto comprensorio che si stende tra Montecchio Maggiore e Sovizzo colle, è una tra le mete più ambite dagli amanti del fucile. Una passione, spiega Gianluigi Piccin, «che potrebbe anche convivere con le esigenze dei cittadini, se solo venissero rispettate le più comuni norme di sicurezza». E a quanto pare, invece, così non è.
«Erano più o meno le undici e mezza di sabato mattina - racconta - quando, come da copione, si è sentito sparare l'ennesimo colpo di fucile a distanza ravvicinata, seguito da una raffica di pallini di piombo sul muro della mia abitazione. Decido allora di scendere per immortalare con la macchina fotografica l'impenitente cacciatore, che guarda caso trovo nascosto dietro un terrapieno più o meno a una ventina di metri dietro casa. Subito ne nasce una collutazione: finiamo per terra, rotoliamo su alcuni rovi, finchè Balzarin non cade da un piccolo pendio. È a questo punto che lui impugna il fucile e puntandomelo contro, urla: io ti ammazzo».
Inutile la chiamata al Corpo Forestale dello Stato, il quale, racconta Piccin, ha ammesso di ricevere numerose segnalazini di episodi analoghiin tutta la provincia.
(Il Giornale di Vicenza)

 

14 novembre

 

Caccia e legge finanziaria
Gli onorevoli e il cuculo
Luigi Olivieri contro Ivo Tarolli. Il parlamentare dell'Ulivo contro quello della Casa delle Libertà.
«In merito alle affermazioni del senatore Tarolli - scrive Olivieri - dopo avere letto che il collega ha rivendicato il merito dell'approvazione della norma che riporta alla Provincia di Trento la possibilità di definire un calendario venatorio per la caccia degli ungulati, diverso da quello nazionale, precisa che una proposta di legge era stata da lui presentata nel 2003 circa le norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo degli ungulati». Olivieri fa notare che il maxi-emendamento alla Finanziaria recepisce la sua proposta. Così risponde alle provocazioni di Tarolli, che aveva parlato di parlamentari che si comportano come il cuculo (che fa covare ad altri uccelli le sue uova). «Se di cuculo si parla, il riferimento dev'essere senza dubbio attribuito al senatore Tarolli il quale scopre, con due anni di ritardo, un problema che riguarda il Trentino».
(L'Adige)

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18 novembre

 

INCIDENTE DI CACCIA: FERITO
CASSANO SPINOLA - Un uomo di Cassano Spinola è rimasto leggermente ferito da un'arma da fuoco mentre partecipava ad una battuta di caccia. L'incidente, del tutto fortuito, si è verificato mercoledì mattina [16 novembre] nelle campagne di Cassano, in una zona regolarmente adibita ad attività venatoria. L'uomo rimasto ferito è stato colpito di striscio da un colpo di fucile esploso da un altro cacciatore che si trovava ad un centinaio di metri da lui. E' stato lo stesso cacciatore che ha esploso il colpo di fucile a soccorrere il ferito e ad accompagnarlo al pronto soccorso dell'ospedale di Novi dove è stato medicato e dimesso. Sull'episodio stanno effettuando accertamenti i carabinieri della locale stazione. L'episodio pare sia da considerare un incidente. L.A.
(Il Piccolo di Trieste)

"Minacciato da un cacciatore".
Robbio, diverbio con il proprietario di un canile
Robbio. Momenti di tensione, sabato, fra alcuni cacciatori e I titolari del canile "Oasi Schangai". Il proprietario della struttura Fiorenzo Pavanello, 50 anni, si e' visto puntare un fucile mentre cercava di tutelare i suoi cani, ospitati in una struttura immersa in una zona boschiva tra Robbio e Nicorvo, in cui e' vietata la caccia. Invitando alcuni cacciatori, e in particolare due di essi, ad allontanarsi dall'area e a non sparare, con il risultato di spaventare gli asnimali ospitati nel canile, era infatti iniziata una discussione, che e' diventata via via animata, fino a raggiungere un punto estremamente pericoloso ed assolutamente inatteso: uno dei due cacciatori, secondo quanto ha dichiarato da Pavanello, ha imbracciato il fucile che portava a tracolla e lo ha puntato addosso al proprietario del canile, pronunciando frasi minacciose. Fiorenzo Pavanello, al quale nel frattempo era andato in soccorso il figlio, sorpreso e spaventato, ha avuto la prontezza di mantenere la calma e di chiedere ai suoi interlocutori di qualificarsi. Di fronte al loro diniego e al fucile puntato, ha lasciato la zona dello scontro rientrando nel canile. L'uomo ha informato i carabinieri dell'inquietante episodio. "Sono andato incontro ai cacciatori solo per chiedere loro per rispettare i cartelli e di evitare per quanto possibile di sparare - racconta Pavanello - Ho avuto l'impressione invece che cercassero la provocazione. Non mi sarei mai aspettato il fucile puntato e le frasi minacciose. Chiediamo di essere lasciati in pace e il rispetto delle leggi". La notizia si e' diffusa e nella giornata di domenica un cacciatore, che peraltro non aveva partecipato al litigio, e' andato dai titolari del canile a chiedere scusa a nome anche di altri appassionati della doppietta. L'unico commento ufficiale e' del presidente dell'ambito venatorio, Mario Baldi: "Non ho informazioni su questo episodio e quindi non entro nel merito - premette - ma affermo con chiarezza che, comunque, e' assolutamente inamissibile e condannabile senza riserve l'atto di puntare un fucile su una persona".
(La Provincia Pavese)

CACCIATORE DENUNCIATO DALLA FORESTALE
A caccia con i richiami vietati
Andavano a caccia utilizzando richiami proibiti per attirare i volatili. Così, durante un servizio a Valle Canale di Scandriglia, la Forestale ha individuato due cacciatori, di cui uno risultava in possesso di un richiamo elettromagnetico con amplificatore di suono, provvisto di cassetta e nastro audio, contenente richiami per le specie "Cesena, Tordo Bottaccio, tordo Sassello e Merlo". Trattandosi di strumentazione non consentita dalle norme sulla caccia, tutto è stato sequestrato, compreso il fucile con le munizioni. A carico dei cacciatori provenienti dalla provincia di Roma, è scattato la denuncia all'autorità giudiziaria per violazione alla legge sulla caccia.
In seguito a ulteriori controlli, è emerso che il cacciatore deteneva il fucile in luogo diverso da quello risultante nella "denuncia" dello stesso, per cui è scattata un'altra segnalazione per violazione alla normativa sulle armi. Oltre agli aspetti penali di cui sopra, sono state contestate violazioni amministrative per caccia in Atc (Ambito Territoriale di Caccia) diverso rispetto a quello assegnato. Infatti i due cacciatori controllati, erano a caccia in provincia di Rieti, con Atc della provincia di Roma. Ora, oltre alla sanzione amministrativa, rischiano la sospensione della licenza di caccia per un mese, quale pena accessoria alla violazione amministrativa contestata dai Forestali.
(Il Messaggero)

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19 novembre


Due cacciatori fanno ricorso condannati a pagare il doppio
Erano stati condannati dal giudice Zulian ad una multa di 1.250 euro ciascuno per aver contravvenuto ad una legge sulla caccia e per maltrattamento di animali. Hanno fatto ricorso e sono stati condannati al doppio, pagheranno 2.500 euro ciascuno, più le spese legali. Tenevano rinchiuse in gabbiette minime e sporchissime delle povere bestiole (di una specie vietata), destinate a lamentarsi con il canto e ad attirare altri volatili, così che i due cacciatori potessero ammazzarli. Erano stati denunciati ed erano state fotografate le condizioni delle bestiole.
Si tratta di Luciano Gomiero, trevigiano, del '61 e di Valerio Piva, del '60, di Quinto. Hanno portato in aula la gabbietta, per dire forse che è un appartamento lussuoso; hanno detto che vicino alla gabbietta, nel capanno a Canizzano dove cacciavano il giorno del verbale (e chissà quante altre migliaia di volte) c'era una bottiglia d'acqua. Il Pm Eloisa Galluppi ha osservato che ben difficilmente gli uccellini possono uscire e prendersi da bere dalla bottiglia, l'acqua della gabbia (come risulta dalle foto) era piena di escrementi, così come il resto del minimo spazio vitale.
Volevano essere assolti, perciò erano in aula masticando gomma con i giubbotti di pelle nera, accanto al difensore Ciprandi, che è stato ripreso dal giudice Silvio Maras perchè faceva il processo alla persona che ha verbalzzato il vergognoso stato delle gabbiette e degli uccellini, e alzava la voce.
Una delle povere bestiole era completamente senza coda, perchè non riusciva nemmeno a muoversi senza farsi del male. Hanno sostenuto che erano in muta, pur essendo in gennaio. Il Pm Galluppi ha chiesto allora se fosse una muta forzata e hanno risposto che sì, poteva essere. Come avviene la muta forzata? Chiudendo le bestiole al buio, senza cibo.
Antonella Federici
(Il Gazzettino)

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21 novembre 2005 –

 

Trapani, 21 novembre 2005 - 18:11


CACCIA: PARTE COLPO DAL FUCILE, UCCIDE L'AMICO A TRAPANI
Incidente mortale di caccia nelle campagne di Calatafimi-Segesta (Trapani), in contrada Pagozzo. Un colpo e' partito accidentalmente dal fucile dell'amico della vittima, colpita al torace, all'altezza del cuore. I due erano partiti da Trapani a caccia di conigli quando si e' verificata la tragedia. La vittima si chiama Antonino Scaduto, 48 anni, trapanese come il compagno di battuta, anche lui quarantenne. Al momento deve rispondere di omicidio colposo. Appena esploso il colpo, la situazione e' apparsa immediatamente critica: l'amico ha cercato di prestare i primi soccorsi, poi ha fermato un passante e insieme a lui ha chiamato un'ambulanza e i carabinieri, che, giunti sul posto, non hanno potuto fare altro che accertare la morte del cacciatore, tanto da ritenere inutile l'intervento dell'elisoccorso. Per tutto il pomeriggio il quarantenne e' stato ascoltato per ricostruire la dinamica dei fatti. Sono ancora in corso accertamenti da parte dei militari della compagnia di Alcamo, coordinati dal sostituto procuratore di Trapani, Franco Belvisi che ha fatto un sopralluogo fino al tardo pomeriggio. (AGI)
(kataweb.it)

TEANO. AGRICOLTORE FERITO CON UN FUCILE DA CACCIA
Gli sparano mentre raccoglie le olive
Teano. Sfiorata la tragedia per un incidente di caccia. Un uomo, B.T. di 60 anni, è stato colpito accidentalmente ieri mattina, intorno alle 9, nella regione dell'occhio sinistro e a una mano. A raggiungerlo sono stati i pallini di un fucile da caccia: l'uomo, stando alla ricostruzione sinora fatta dagli investigatori, stava raccogliendo olive in un suo terreno nella frazione San Giuliano di Teano, in località «Prieci», al confine con il comune di Carinola. Le urla di dolore del malcapitato si sono sentite anche nei terreni circostanti e, molto probabilmente, a colpirlo è stato uno dei cacciatori intenti a sparare i fagiani lanciati in mattinata nella zona. L'uomo è stato trasportato rapidamente all'ospedale «San Rocco» di Sessa Aurunca, dove ha ricevuto le cure del caso da parte dei sanitari e solo per miracolo non ha perduto l'occhio intorno al quale si erano conficcati i pallini. Sull'episodio indagano le forze dell'ordine. pa.br.
(Il Mattino Online)Torna Su

Scivola e cade nel dirupo ferito un cacciatore
E' rimasto ferito mentre andava a caccia con un gruppo di amici. L'uomo, un commercialista di 34 anni, di Tocco da Casauria, è scivolato ed è caduto in un dirupo mentre percorreva uno stretto sentiero in contrada Coccione di Castiglione a Casauria.
Il fatto è accaduto intorno alle 11, ieri mattina. L'allarme è stato dato dagli amici che, impotenti e sgomenti, lo hanno visto scivolare nel dirupo in fondo al quale si è fermato, ferito. Sul posto sono arrivati i carabinieri e medico e infermieri del 118. Ma per tutti i soccorritori calarsi nel burrone era praticamente impossibile e così si è reso indispensabile l'intervento dell'elicottero dei vigili del fuoco. Il cacciatore è stato tirato con barella e verricello. In ospedale i medici hanno riscontrato la frattura della tibia e del perone, oltre ad altre lesioni di minore importanza. Nella disgrazia, è stato fortunato perchè la disavventura poteva davvero costargli la vita.
(Il Messaggero)Torna Su

Zerfaliu. Un 28enne finisce all'ospedale
Parte il colpo dal fucile: si ferisce a un piede durante la battuta di caccia
ZERFALIU. Secondo incidente di caccia dall'apertura della stagione venatoria nell'Oristanese. A rimanere ferito è stato questa volta un cacciatore di Baressa, Mauro C., di 28 anni. È stato ferito a un piede dal colpo partito accidentalmente dal proprio fucile. I medici gli hanno assegnato quaranta giorni di cure. Secondo quanto si è appreso il cacciatore, che si trovava insieme ad altri amici, era impegnato un una battuta di caccia nelle campagne di Zerfaliu, in localià "S'Ungroni". L'uomo si è ferito, verso le 9 del mattino, alla gamba mentre stava scavalcando una recinzione metallica. Il giovane è scivolato accidentalmente: dal fucile è partito un colpo che lo ha raggiunto al piede destro. I soccorsi sono stati immediati, gli stessi compagni di battuta hanno caricato Mauro C. su un'auto e lo hanno accompagnato al pronto soccorso. I medici del'ospedale San Martino lo hanno sottoposto ad un intervento per la frattura del metacarpo. Il cacciatore è stato quindi ricoverato nel reparto di ortopedia. (s.l.)
(La Nuova Sardegna)Torna Su

Loculi, cacciatore cade in un dirupo lo salva l'elicottero dei vigili
LOCULI. L'elicottero lo ha recuperato piuttosto malconcio e infreddolito, in fondo al dirupo nel quale era scivolato intorno alle 8 di ieri mattina, nella campagne di Neulotta, vicino a Loculi. Salvatore Luche, 69 anni, nato a Irgoli ma residente a Nuoro, si era alzato presto ieri per andare a caccia insieme ad alcuni amici, ma nel corso della battuta, forse a causa di un momento di distrazione, è scivolato in fondo a un profondo dirupo, a Neulotta. Lì è rimasto per qualche ora, le fratture che si era procurato nel corso della caduta, infatti, gli impedivano di muoversi. A dare l'allarme è stato un suo compagno di caccia, poco dopo le 8, che ha subito avvisato le forze dell'ordine e il personale del 118. ma i soccorsi, date le caratteristiche piuttosto impervie delle zona, sono riusciti ad arrivare nel luogo solo dopo qualche ora. Per recuperare l'uomo è stato necessario allertare un elicottero dei vigili del fuoco (che all'interno trasportava i medici e i volontari del 118) che è arrivato nelle campagne di Neulotta intorno alle 11. Con l'ausilio di un verricello Luche è stato trasportato fuori dal dirupo e portato in elicottero all'ospedale San Francesco di Nuoro. I medici del Pronto soccorso gli hanno diagnosticato un trauma cranico e al torace, fratture varie e una condizione di ipotermia. Ma ormai è stato giudicato fuori pericolo. La brutta avventura, dunque, per lui è finita bene.
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CACCIA: UCCIDONO CAPRIOLO, DUE BRACCONIERI DENUNCIATI A URBINO
COLTI IN FLAGRANTE DALLA POLIZIA PROVINCIALE
Urbino, 21 nov. - (Adnkronos) - Due bracconieri che avevano ucciso un capriolo, in localita' Torre di Palade, sono stati denunciati dalla polizia provinciale di Pesaro alla procura di Urbino per aver cacciato un animale protetto. L'auto dei due cacciatori di frodo era stata avvistata dagli agenti lungo la strada che da Mercatello sul Metauro conduce ad Apecchio ed era stata seguita a distanza.
(Agenzia Adnkronos)Torna Su

ASSOCIAZIONE VITTIME CACCIA
Elezioni, quesiti sui fucili
L'Associazione italiana familiari e vittime della caccia, sostenendo che ogni stagione venatoria sono circa una cinquantina i morti e un centinaio i feriti a causa della caccia, condanna la pratica per la «sua pericolosità per l'incolumita' pubblica e le situazioni di disagio, anche grave, di molte famiglie che abitano in campagna o che amano trascorrervi il tempo libero».
L'associazione, in occasione delle prossime elezioni politiche vuol raccogliere la posizione ufficiali dei candidati dei vari schieramenti e dei diversi partiti in tema di caccia e di incolumità pubblica e informa che le risposte verranno veicolate agli iscritti ai Comitati e rese pubbliche attraverso mailing list, forum, notizie pubblicate su vari siti, a svariate altre migliaia di persone.
La posizione dell'Associazione Vittime è abolizionista, ma auspica la più stretta osservanza di limiti e regole piu' restrittive, come ad esempio ottenuto in vari Comuni, attraverso ordinanze di divieto di caccia su specifici territori, per motivi di sicurezza pubblica.
(Il Giornale di Vicenza)Torna Su

 

Sentenza della Corte Costituzionale sulla caccia Stato sovrano in materia di tutela ambientale   23 novembre

 

Sentenza della Corte Costituzionale sulla caccia Stato sovrano in materia di tutela ambientale   23 novembre


DIRITTO & ROVESCIO
di Camillo Facchini
Non spetta alle Regioni derogare sugli orari della caccia
In materia di protezione dell'ambiente deve esserci la competenza esclusiva dello Stato a dettare standards di tutela minimi ed uniformi sull'intero territorio nazionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 391 del 21 ottobre 2005, dichiarando l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Puglia n.15/2003 che consentiva di effettuare il prelievo venatorio per gli animali acquatici da appostamento nel territorio regionale fino ad un'ora dopo il tramonto, ovvero oltre il limite fissato dalla legge statale n. 157/1992.
(Giornale di Brescia)

 

 

26 novembre

 

Belluno: un uomo ucciso da fucilata, cacciatore lo scambia per un cervo
Belluno, 26 nov. (Adnkronos) - Un cacciatore spara ed uccide un uomo dopo averlo scambiato per un cervo. E' accaduto a Valle di Cadore, in provincia di Belluno, quando Luciano Cerutti, un uomo di 56 anni stava raccogliendo legna per il fuoco, che aveva acceso vicino alla sua baita, e' stato raggiunto da uan fucilata purtroppo mortale.
(RomagnaOggi.it)

MONTAGNA: INCIDENTE IN ALTO ADIGE, PERDE LA VITA UN UOMO
Bolzano, 26 nov. - (Adnkronos) - Franz Auer, 53 anni camionista di San Leonardo in Passiria, in Alto Adige, e' morto oggi, precipitando in un dirupo per circa 300 metri. L'uomo era a caccia con il figlio nei boschi di San Martino in Passiria, in una zona montagnosa, resa scivolosa dalle nevicate. L'uomo ha messo un piede in fallo ed e' scivolato, precipitando lungo una scarpata.
(Supereva Notizie.com)

Infarto al Gabbro
Ultima battuta di caccia al cinghiale per un pensionato malato di cuore
Livorno. Due infarti, poi un pace-maker per aiutare quel suo cuore malato. Le battute di caccia gliel'avevano sconsigliate in parecchi. Ma la passione era piu' forte di qualunque consiglio. E cosi' il terzo infarto e' stato l'ultimo per Aldo Franchi, 59 anni, infermiere in pensione e volontario della Misericordia. Quando nella tarda mattinata di ieri si e' sentito male, tra i compagni di battuta al cinghiale c'era un altro volontario esperto e i tentativi di rianimazione sono scattati all'istante. E' stato anche mandato subito un medico dal 118 ma a nulla sono serviti massaggi cardiaci e l'uso del defribillatore.
Il cuore del cacciatore non ha piu' ricominciato a battere e Franchi e' morto prima ancora di arrivare all'ospedale.
E' avvenuto poco prima delle 13 in localita' La Palazzina, al Gabbro. C'era tutta la squadra di cinghialai al completo per una battuta come tante altre, solo un po' piu' gelida del solito.
Franchi era appena risalito sulla jeep di un amico insieme ad altri cinghialaim stavano per trasferisrsi su un'altra postazione quand lui si e' sentito male. L'uomo si e' messo le mani al petto accasciandosi sul sedile. Non si e' piu' ripreso. I compagni hanno subito cercato di aiutarlo, l'altro volontario della Misericordia gabbrigiana ha tentato subito le terapie di primo intervento. Sul posto sono arrivate due squadre di volontari, una della Misericordia del posto e una da quella di Livorno che ha dirottato sul posto un'ambulanza con il medico del 118, la dottoressa Maria Cicchello. Altri disperati tentativi di rianimare l'uomo, poi la corsa verso l'ospedale di Livorno dove pero' Franchi e' arrivato senza vita. Non e' rimasto che avvisare il fratello con cui Franchi viveva a Gabbro in via della Padula. La vittima, celibe, senza figli, era in pensione da pochi anni. Aveva lavorato prima come barelliere all'ottavo terreno dell'ospedale, l'ex reparto di neurologia, mentre negli ultimi anni aveva svolto servizio come infermiere al pronto soccorso. "Dopo la pensione la sua seconda famiglia era diventata la nostra associazione - dice Michele Vadala', responsabile della Misericordia del Gabbo - dove si occupava dei mezzi meccanici. Una persona amabile, disponibile, purtroppo innamorata della caccia al punto da dimenticarsi della sua malattia". A quanto pare infatti Franco, ga' colpito due volte da infarto, era stato sottoposto a un intervento cardiaco con il quale gli avevano impiantato un pace-maker. Il corpo e' stato composto all'obitorio, ancora incerta la data dei funerali. A.d.G
(Il Tirreno)

Blitz contro i bracconieri.
Montagne passate al setaccio dagli uomini dell'Ispettorato Forestale di Cagliari, nel tentativo di frenare il fenomeno del bracconaggio. Nel mirino della squadra di polizia giudiziaria sono in questi giorni i monti di Castiadas e i Sette Fratelli. L'operazione vede impegnati una quindicina tra ufficiali ed agenti forestali del "Nipaf" e delle stazioni di Campu Omu, Sinnai e Castiadas. L'attività si è finora sviluppata attraverso posti di controllo lungo le strade, nei quali si eseguono le perquisizioni. Un blitz che ha già consentito di smascherare alcuni bracconieri e di sequestrare 600 uccelli tra tordi e merli e una decina di pettirossi, lucherini e verdoni: tutte specie particolarmente protette dalla legge venatoria. Sequestrate anche 520 reti ancora in fase di preparazione per essere utilizzate nelle postazioni di cattura e una decina di trappole a scatto per la cattura di gatti selvatici, che divorano gli uccelli catturati nelle reti. Gli stessi uomini della Forestale hanno avviato nelle montagne un'operazione di bonifica dai sistemi di cattura: proprio in questa fase sono state sequestrate altre 530 reti. Il Comando forestale ha deciso di intensificare questo tipo di operazioni soprattutto in vista del periodo natalizio e per il capodanno.
(L'Unione Sarda)Torna Su

 

27 novembre

 

BELLUNO La disgrazia è accaduta ieri mattina in Cadore, a monte di Venas. La

vittima, Luciano Cerutti, 56 anni, residente a Valle è stato colpito in pieno petto
Uccide il guardacaccia scambiandolo per un cervo
Valle di Cadore


NOSTRO INVIATO


Una fucilata in pieno petto, sparata da un cacciatore, ha ucciso all'istante un guardiacaccia in pensione. La disgrazia è accaduta ieri mattina in Cadore, a monte di Venas. La vittima, Luciano Cerutti, 56 anni, residente a Valle in provincia di Belluno, è stato colpito in pieno petto da un proiettile che non gli ha lasciato scampo. Un colpo devastante sparato da un carabina con caricatore Wheaterby Trr calibro 2.70 americano, studiato apposta per abbattere prede di grossa taglia. Il cacciatore, Edi Del Favero, 46 anni, anche lui di Valle, di professione carrozziere, ha sparato un solo colpo, ma è stato sufficiente per creare la tragedia.
Stava proprio cercando il cervo, per la caccia di selezione, Del Favero, ieri mattina, nella zona di Costa Piana, precisamente a forcella Duoize a monte di Venas, quando intorno alle 9 ha notato sulla neve fresca tracce recenti dell'animale. E a una settantina di metri di distanza, nel bosco, ha notato una sagoma in movimento, seppur offuscata dalla nevicata e seminascosta da un cespuglio. Non poteva essere che la preda, lassù a quell'ora. Ha mirato ed ha sparato ad altezza di animale. Luciano Cerutti è caduto fulminato vicino alla sua baita, mentre era intento a raccogliere legna. Si era allontanato di un'ottantina di metri per raccogliere gli stecchi per alimentare un fuoco che aveva acceso a poca distanza dalla costruzione, e lì è stato colpito a morte. A dare l'allarme è stato lo stesso Del Favero tramite ricetrasmittente. La comunicazione era stata captata da un radioamatore che subito allertava il 118 fornendo indicazioni sul luogo e su quanto era avvenuto. Il Suem di Pieve di Cadore ha inviato subito un elicottero e sul posto sono sbarcati, con un verricello di 25 metri, un tecnico di elisoccorso ed il medico che ha potuto solamente constatare il decesso dell'uomo.Il sostituto procuratore della Repubblica, Roberta Gallego, ha aperto un'inchiesta. L'ipotesi più verosimile è che l'accusa sia di omicidio colposo.Edi Del Favero è stato interrogato a lungo dai militari dell'Arma di Cortina i quali hanno posto sotto sequestro il fucile. La salma, che ancora in mattinata è stata recuperata con una jeep del soccorso alpino, è stata trasportata nell'obitorio dell'ospedale di Belluno dove probabilmente sarà eseguita l'autopsia. Luciano Cerutti lascia la moglie Marcella Del Longo e i figli Giorgio di 13 anni e Alessandra di 30.
Il paese di Valle di Cadore e tutto il mondo venatorio bellunese è costernato, così il distretto che raggruppa le sette riserve di caccia della valle del Boite, ha subito decretato, con una nota nell'albo delle sezioni, tutte d'accordo, due giorni di chiusura dell'attività di caccia in segno di lutto.
Di Luciano Cerutti un ex collega, l'ispettore Franco De Bon, traccia un profilo che mette in evidenza un uomo gentile ma caparbio, disponibile ma rigoroso.Di lui si ricorda quando, dieci anni fa, aveva scoperto le prime tracce dell'orso appena giunto in Cadore.
Maria Zampieri
(Il Gazzettino)

CORDENONS Drammatica conclusione di una battuta di caccia in località Sottocoston di Siviledo in Valcellina
Vola nel baratro, muore imprenditore
Oriano Toffolo, con un amico, si era recato in montagna per partecipare a una battuta di caccia
Montereale Valcellina
Tragico epilogo di una battuta di caccia, ieri, attorno alle 12, a Montereale. Oriano Toffolo, 53 anni, di Cordenons, stimato imprenditore nel settore della meccanica di precisione, è morto dopo un terribile volo di oltre 60 metri. È precipitato da un dirupo, in località Sottocoston di Siviledo, una zona impervia della Valcellina sulla quale, al momento del dramma, nevicava e gravava una fitta nebbia. Toffolo era partito per la battuta di caccia di selezione al camoscio in compagnia dell'amico Giuseppe Menegatti di Fontanafredda. È stato Menegatti - che procedeva da solo nel bosco - a udire l'urlo agghiacciante di Toffolo durante la caduta dalla cengia sulla quale, probabilmente, si era portato per avvistare i camosci da abbattere. In pochi minuti ha raggiunto l'amico che, nonostante le gravissime ferite, era ancora cosciente. Grazie a una piccola ricetrasmittente - in quell'area non c'è copertura telefonica - ha lanciato l'allarme ad altri due cacciatori: Osvaldo Carrara di Montereale e Mario Zanette di Porcia. I due, senza perdere un secondo, hanno marciato a tappe forzate fino a dove hanno potuto usare i cellulari. Da lì hanno avvisato il 118 e il direttore della Riserva di Montereale, Fabiano De Biasio, il quale si è messo immediatamente in contatto coi familiari di Toffolo. Considerata la zona impervia, è stato subito fatto decollare l'elicottero, mentre 12 volontari del soccorso alpino di Maniago cercavano di raggiungere via terra l'infortunato. Le proibitive condizioni meteo hanno impedito al velivolo di atterrare vicino a Oriano Toffolo, il quale è spirato un'ora più tardi tra le braccia di Menegatti, che ha cercato fino all'ultimo di scaldarlo e di portargli conforto. Ci sono voluti molti altri minuti prima che i volontari maniaghesi raggiungessero, non senza gravi difficoltà e rischi - la nevicata si era fatta nel frattempo molto fitta - il punto dov'è accaduto l'incidente. Col plotoncino di soccorritori - ai quali si è aggiunta una pattuglia della Forestale di Maniago - c'era anche il medico Carlo Fachin, presidente del Soccorso alpino regionale, al quale è toccato il compito di constatare la morte del cacciatore, successivamente trasferito con la barella, durante una discesa tanto ardua quanto pericolosa, fino alla vecchia strada della Valcellina, dove un'ambulanza lo ha portato all'obitorio dell'ospedale di Maniago. Sarà lo stesso Fachin, stamani, a eseguire l'autopsia disposta dal pm Daniela Bartolucci, su indicazione dei carabinieri di Montereale del maresciallo Marzullo.
Oggi, tempo permettendo, sarà anche effettuato il recupero dello zaino e degli effetti personali della vittima, impossibile ieri per l'inclemenza del meteo e per l'arrivo dell'oscurità.
La notizia del decesso di Oriano Toffolo ha gettato nello sconforto i soci della Riserva di Montereale, che lo avevano "adottato" da molti anni. L'imprenditore di Cordenons era un cacciatore esperto, che conosceva bene le difficoltà e i pericoli. A tradirlo è stato quasi certamente il fondo ghiacciato. Nessuno, tra i numerosi soci (in totale sono 136) che ieri sera si sono radunati spontaneamente alla sede della Riserva, avanza dubbi sull'opportunità di uscire in battuta, vista la giornataccia di ieri. "Si tratta di cacciatori esperti, affiatati e senza grilli per la testa - ha ricordato il direttore Fabiano De Biasio -. Persone che vivono l'attività venatoria soprattutto come scusa per trascorrere qualche ora in compagnia negli amati boschi. Il destino crudele ci ha portato via Oriano, ma non si facciano ora dei processi perché non hanno desistito dalla battuta. In tanti anni è la prima volta che accade una simile tragedia nella nostra Riserva".
Lorenzo Padovan
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28 novembre

 

 

Ammazzato dal compagno di caccia
La vittima è un pensionato di 68 anni. Un pallettone, sparato da 60 metri, gli ha reciso l'aorta. L'uomo non indossava il giubbotto fluorescente
La tragedia nel pomeriggio a Vado: «Ho sentito un rumore, credevo fosse un cinghiale»
Vado Fulminato da un pallettone, esploso da una distanza di circa sessanta metri da un compagno di caccia, durante una battuta al cinghiale nei boschi delle Rocche Bianche, sulla collina alle spalle di Segno. Un pallettone che lo ha raggiunto al ventre e lo ha trapassato, recidendogli l'aorta e uccidendolo sul colpo.
Così, ieri pomeriggio, poco dopo le sedici, è morto Germano Giusto, 68 anni, originario della Valle di Vado ma residente a Savona, in via alla Marina 2/4, portuale in pensione con la passione per la caccia. A esplodere il colpo di fucile che lo ha ucciso è stato Angelo F., 46 anni, abitante a Quiliano, che ha visto qualcosa muoversi nella boscaglia e, pensando si trattasse di un cinghiale, non ha esitato a premere il grilletto. Tradito anche dal fatto che quasi tutti i componenti della squadra impegnata nella battuta, ma non purtroppo Germano Giusto, indossavano un giubbotto fluorescente. Angelo F. verrà denunciato per omicidio colposo dal procuratore della Repubblica Vincenzo Scolastico, che ha subito avviato un'inchiesta per far piena luce sull'episodio ordinando, anche l'autopsia sul corpo della vittima.
Il tragico episodio è accaduto ieri, a metà pomeriggio, durante una battuta di caccia al cinghiale che la squadra di Vado, in tutto una ventina di cacciatori, stava effettuando nei boschi delle Rocche Bianche. I componenti della squadra si trovavano su un'area piuttosto vasta. All'improvviso uno di loro ha visto qualcosa muoversi nella boscaglia, a una sessantina di metri di distanza. Pensando si trattasse di un cinghiale, l'uomo ha impugnato il fucile, una carabina Browning, a cinque colpi, con gruppo ottico dotato di puntatore laser, e ha esploso un colpo. Il pallettone, un potentissimo calibro 308 anglosassone, in piombo dolce, ha centrato in pieno Germano Giusto. Il proiettile è entrato nella parte anteriore destra dell'uomo, a pochi centimetri dall'ombelico, ed è fuoriuscito dalla schiena, dopo aver perforato il rene sinistro e reciso l'aorta. Germano Giusto è crollato a terra, in un lago di sangue. I primi a prestargli soccorso sono stati i compagni di caccia, che con il telefono cellulare hanno subito chiamato il 118.
I soccorsi sono stati rapidi e, nel giro di alcune decine di minuti, in località Rocche Bianche è giunta l'automedica di Savona Soccorso, con la dottoressa Patrizia Penazzo, oltre ai carabinieri di Vado, guidati dal maresciallo Santi Chillemi, ai vigili del fuoco e ai volontari del Soccorso alpino savonese. Per Germano Giusto, però, purtroppo non c'era più nulla da fare. Vani i disperati tentativi effettuati per rianimarlo, così come inutile si è rivelato l'intervento dell'elicottero dei vigili del fuoco di Genova.
Gianluigi Cancelli
(Il Secolo XIX)

Parte un colpo, ferito a una gamba
Lula, ieri pomeriggio incidente a un cacciatore
NADIA COSSU
LULA. Non è ancora del tutto chiara la dinamica dell'incidente di caccia avvenuto ieri pomeriggio nelle campagne di Lula. Un uomo del paese, Gabriele Leoni, 51 anni, si sarebbe ferito accidentalmente alla gamba con un colpo a pallettoni partito dal suo stesso fucile. Questa, almeno per il momento, sembra essere l'ipotesi più plausibile. L'uomo è stato raggiunto dall'elisoccorso, nei pressi del santuario di San Matteo, soltanto alcune ore dopo l'incidente. La zona in cui si trovava per la battuta di caccia, località Tupui, era infatti abbastanza impervia. Impossibile, per i mezzi di soccorso, raggiungerla via terra. Senza considerare, poi, il freddo pungente e la pioggia incessante, caduta per buona parte della giornata, che hanno contribuito a rendere ancora più difficoltose le operazioni. I vigili del fuoco sono intervenuti dunque con l'elicottero. Sul posto, a prestare i primi soccorsi, c'era anche un'ambulanza del 118.
L'uomo è stato trasportato d'urgenza al San Francesco di Nuoro dove è stato subito ricoverato per gli accertamenti e le cure di rito. La fucilata gli ha procurato un grave trauma al ginocchio e delle brutte lesioni vascolari.
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INCIDENTE IN MONTAGNA
Cacciatore ucciso dai traumi e dal freddo
Diversi traumi in varie parti del corpo con conseguenti emorragie e una forte ipotermia dovuta alle rigidi temperature. L'imprenditore cordenonese Oriano Toffolo, 53 anni, è morto dopo un'agonia nel gelo delle montagne sopra Montereale Valcellina dove si trovava con un gruppo di amici per una battuta di caccia.
A confermarlo è stato l'esame esterno (vista la chiarezza della dinamica dell'incidente non è stato necessario compiere l'autopsia) compiuto ieri mattina nell'ospedale di Maniago sul corpo dell'uomo dal medico legale Carlo Facchin. Lo stesso medico - che fa parte delle squadre del soccorso alpino - era intervenuto nella serata di sabato con i soccorritori per il recupero del corpo dell'imprenditore cordenonese. All'origine della caduta c'è stata dunque una tragica fatalità: la zona è molto impervia e soltanto un piccolo errore può rivelarsi fatale. Intanto, già questa mattina dalla Procura della Repubblica potrebbe arrivare il nullaosta alla sepoltura.
Gli amici e i compagni di caccia del titolare della Mt (la società di lavorazione di acciai di Cordenons della quale Toffolo era titolare) non riescono a spiegarsi come possa essere accaduto. «Quelle zone - continuano a ripetere - le conosceva come le sua tasche. E poi era molto prudente e non rischiava mai».
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«Che la Provincia sospenda la caccia di selezione»
Dopo la tragedia di Valle di Cadore la Lega antivivisezione mette sotto accusa Palazzo Piloni e il suo presidente
Un uomo è morto, un altro è accusato di omicidio. È di omicidio colposo l'accusa, pur sempre pesante, verso Edi Del Favero, il cacciatore di Valle di Cadore che sabato nei boschi sopra Venas ha fulminato con la sua carabina il compaesano Luciano Cerutti, 56 anni, guardia provinciale in pensione. Due vite e due famiglie distrutte. E al centro la caccia. Il mondo venatorio è in lutto, si è detto. Infatti l'attività sarà sospesa per tre giorni. Ma gli interrogativi e i dubbi rimangono. Soprattutto si infiamma la polemica a tutti i livelli. La Lav (Lega antivivisezione), attraverso la corrispondente di Belluno, Caterina Calligaro, chiede «formalmente all'amministrazione provinciale, per rispetto della famiglia colpita dalla tragedia e per evitare il ripetersi di gravissime situazioni del genere, la sospensione immediata delle operazioni di selezione». E prosegue: «La Provincia di Belluno non perde occasione, per bocca del suo presidente, di difendere i cacciatori e l'attività venatoria. Spero che il tragico fatto appena accaduto suoni per i nostri amministratori come un campanello d'allarme. Non è più tollerabile che i cacciatori, sedicenti tutori degli equilibri ambientali e profondi "amanti della natura", continuino a peregrinare per le nostre montagne imbracciando potenti e micidiali carabine; non è più accettabile che la vergognosa caccia di selezione venga portata come alibi alle peggiori stragi dei meravigliosi abitanti dei nostri boschi. Incaricare poi un cacciatore di uccidere solo gli esemplari più anziani e scoprire che poi non riesce a distinguere un uomo da un cervo è ancora più indifendibile. È del tutto intollerabile che anche in questo caso l'amministrazione provinciale provi a fare "orecchie da mercante". Scambiare un uomo per un cervo e condannarlo così a morte, deve farci riflettere sui gravissimi rischi che ognuno di noi corre nel momento in cui volesse godere del piacere di una passeggiata nei boschi. Rischi dei quali il presidente della Provincia dovrà farsi carico nel momento in cui continuerà a sostenere pervicacemente l'attività venatoria».
Anche il presidente della Lac, Lega abolizione caccia del Veneto, Andrea Zanoni, è indignato. Fa sapere che proprio a metà settimana la Camera ha approvato una norma che consente la caccia agli ungulati (cervi, caprioli, ecc.) a tutte le ore e per 12 mesi su 12: «Questa norma purtroppo favorirà ulteriormente il verificarsi di questi incidenti perché liberalizzerà la caccia anche nei mesi dove le montagne sono affollate di turisti e negli orari notturni quando la visibilità è pari allo zero». Zanoni precisa inoltre: «L'incidente di caccia di Valle è l'ennesimo di una lunga serie. Nella stagione venatoria 2003/2004 in Italia se ne sono verificati 130, con 89 feriti di cui 75 cacciatori e 14 civili, e ben 51 morti di cui 50 cacciatori e 1 civile».
Eleonora Riva
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29 novembre

 

 

Ciclista impallinato
A TRAVAGLIATO, IN CAMPAGNA


TRAVAGLIATO - Un incidente di caccia: colpito in fronte mentre pedala in campagna da un paio di pallini impazziti esplosi chissà dove e da chissà chi. È accaduto ieri, attorno alle 10.45, alla periferia di Travagliato. A quell'ora un pensionato del paese di 73 anni stava pedalando in sella alla sua bicicletta lungo via Trepola, una stradina asfaltata che da Travagliato finisce ad Ospitaletto. Improvvisamente, mentre si lasciava alle spalle una pista di motocross allestita in un terreno di qualche metro più basso della strada, si è sentito colpire alla fronte. Si trattava di due pallini di piombo provenienti, senza alcun dubbio, da una cartuccia da caccia. L'uomo ha comunque continuato a pedalare ritornando a casa e facendosi accompagnare al Pronto soccorso dell'ospedale Civile. È stato medicato e dimesso con una prognosi di guarigione di dieci giorni. Insomma, niente di grave, fortunatamente. Una volta rientrato a Travagliato, l'anziano si è presentato alla caserma dei carabinieri dove ha denunciato l'accaduto. (bon)
(Giornale di Brescia)

TRAVAGLIATO
Cacciatore «impallina» un ciclista
Incidente di caccia, fortunatamente non grave, ieri mattina alle 11 in via Trepola a Travagliato, sulla strada che unisce il paese con Ospitaletto. Pietro B., pensionato travagliatese 72enne stava pedalando in bicicletta quando ha udito in lontananza uno sparo e sentito una fitta alla fronte. Si è portato la mano alla testa accorgendosi di perdere sangue. E' riuscito a far ritorno a casa dove i familiari lo hanno invitato a recarsi al Civile di Brescia per una visita.
Un medico del pronto soccorso ha estratto dalla fronte due pallini da caccia e lo ha dimesso fissando la prognosi in una decina di giorni. Non era necessario il ricovero in ospedale. Un paio d'ore dopo il fatto sono stati informati i carabinieri diChiari che hanno raggiunto via Trepola. Ma i cacciatori da tempo erano andati via ed era imposibile rintracciarli e stabilire chi, senza intuire il pericolo, aveva sparato da alcuni boschetti verso la strada. Se individuato verrà denunciato.
f.mo.
(BresciaOggi)

 

Da Iseo a Flero passando per Serle, intere comitive di doppiette rimediano verbali e sequestri in tutta Italia
Caccia illegale senza confini
In pochi giorni sono stati denunciati ben 30 bresciani in trasferta
Sparano. Dal Milanese al Cilento passando per le Valli di Comacchio. Sparano a qualsiasi volatile ignorando sistematicamente le leggi in materia di specie protette, oasi e persino armi; spesso modificate artigianalmente. Sparano, persino con cimeli della Prima guerra mondiale, spinti dai guadagni legati al commercio illegale della selvaggina alimentato da ristoratori compiacenti, ma anche per la mera ebbrezza di abbattere una preda in via di estinzione. Segni particolari? Sono tutti cacciatori «veterani», senza l'alibi dell'inesperienza. Sono i bracconieri bresciani che mai come nelle ultime settimane sembrano aver invaso mezza Italia.
A ogni latitudine del Paese, nel giro di pochi giorni ne sono stati denunciati una trentina da guardie venatorie volontarie, polizie provinciali e agenti della forestale. Tre sono stati scoperti nell'area «cuscinetto» del Parco nazionale del Cilento, in provincia di Salerno. Facevano parte di una comitiva di una decina di persone.
I compagni di battuta si sono dileguati all'arrivo delle guardie del Wwf di Battipaglia, che hanno incastrato due cacciatori di frodo residenti a Brescia e uno di Flero. Al terzetto, denunciato alla Procura, sono stati sequestrati fucili, due richiami elettromagnetici e 500 cartucce; insieme a tre tortore dal collare, due gruccioni, un rigogolo, una upupa e due rondini.
A pochi chilometri di distanza a un cacciatore di Poncarale è stato ritirato il tesserino perchè trovato in possesso di dieci richiami vietati, mentre a Saluzzo (Cuneo) ne sono finiti nei guai tre provenienti dal Sebino: P.C., 58 anni e i fratelli V.Z., di 47 e A.Z di 55 sono stati fermati dalle guardie venatorie guidate da Valerio Civallero. Avevano ucciso 20 tordi bottacci, un merlo, un fringuello e 11 allodole usando richiami acustici vietati.
L'operazione del neonato nucleo di guardie volontarie della Lega per l'abolizione della caccia di Biella ha incastrato invece G.M. e W.R., due persone di Serle sorprese in un campo di mais a Masserano mentre sparavano a tutto: nell'auto nascondevano 15 piccoli volatili tra migliarini di palude, peppole, allodole e pispole. La Lac ha già annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento penale contro i due. Un esempio che potrebbe essere seguito anche dagli enti locali piemontesi interessati dall'episodio di bracconaggio.
Provenivano invece da Montisola, Iseo e Sale Marasino i cacciatori intercettati dal Nucleo venatorio della polizia provinciale di Ferrara e Riccione mentre sparavano sul confine del parco delle Valli di Comacchio. I tre non hanno neppure atteso la perquisizione, consegnando alle guardie cinque richiami acustici vietati e una ventina di fringillidi.
Ma il record di catture vietate spetta a due cacciatori di Villa Carcina e Gardone Valtrompia, che nascondevano in un cella frigorifera la bellezza di duemila fringillidi abbattuti in alcuni giorni nelle campagne di Delianuova, nel Reggino.
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Caccia tragica, ora si corre ai ripari vademecum e corsi sulla sicurezza
Dopo la morte del pensionato di Vado appello alla prudenza delle associazioni venatorie. Giubbotti fluorescenti in regalo
Dalla distribuzione gratuita di giubbini fluorescenti ai cacciatori, con l'obbligo di essere indossati, alle sedute di educazione e sensibilizzazione alla caccia, fornendo un manuale di comportamento da seguire quando si è in squadra, sino al tipo di armi da utilizzare, meno potenti, durante le battute. Dopo l'ultima tragedia, un cacciatore ucciso da un compagno di battuta nei boschi sopra Vado, il mondo venatorio corre ai ripari.
Ricette che dividono ambientalisti, animalisti, cacciatori e associazioni venatorie, ai poli opposti, con il mondo delle doppiette lacerato anche al proprio interno. Da una parte la posizione drastica dei Verdi ed esponenti ambientalisti. «Evitare queste morti? Semplice non andare a caccia, proibirla», spiega Giovanna Olivieri dei Verdi, consigliere ambientalista negli Ambiti di Caccia di Savona e Albenga. Dall'altra i cacciatori che questa sera si riuniranno per puntare di più sulla prevenzione. Mentre la Federcaccia ha già iniziato, per la prima volta "per dare un segnale", la distribuzione gratuita agli iscritti di giubbini segnaletici catarifrangenti, la Pro Segugio, l'associazione che raggruppa tutti i capisquadra cinghialisti della provincia (la vittima di domenica era andata proprio a caccia al cinghiale) questa sera riunirà gli associati. «A morire siamo noi - attacca Marino Ferraro, presidente della Pro Segugio, che conosceva bene la vittima Germano Giusto - dobbiamo sensibilizzare sul come si va a caccia. Ci vuole più attenzione. Sono disgrazie che capitano anche a chi corre in auto per sport o fa un'arrampicata, fatalità».
Ferraro questa sera ribadirà due accorgimenti: «Rimanere fermi nella postazione assegnata che tutti i compagni di battuta devono conoscere, e se proprio ci si deve muovere per inseguire un cinghiale comunicarlo sempre via radio».
Gabriele Parodi, presidente della Federcaccia di Cairo, lancia un invito a utilizzare armi meno potenti: «Meglio usare i fucili con 2 colpi, delle carabine, più pericolose, che hanno una lunga gittata. Addirittura arrivano ad 1 chilometro, con palle piccole e pesanti, dall'elevata potenza. La doppietta sovrapposta arriva al massimo a 50 metri». Poi il buon senso: «Prima di sparare il rumore non basta». Infine il monito: «Non invitare gli amici, inesperti, a caccia, anche se hanno il porto d'armi». All'armeria Tessitore di Savona, l'esperto Giorgio Rovera lancia l'allarme: «Tanti cacciatori sparano senza mai vedere il cinghiale. Per chi va a sparare ci sono a disposizione oltre ai giubbini, tipo Anas e Protezione Civile, anche cappelli e gilet catarifrangenti, di colore rosso». Poi segnala un ulteriore emergenza: «Boschi e sentieri non sono puliti, c'è poca visibilità».
Il collega Daniele Pera, che a Cairo è titolare dell'omonima armeria da 25 anni, è consulente del Tribunale di Savona: «La pericolosità non dipende dal fatto se si spara con una canna liscia, o rigata, che è molto più pericolosa. Le carabine hanno le pallottole ad espansione, non blindate completamente, sono letali anche di rimbalzo». L'unico rimedio "è la prudenza".
L' Enpa, ente nazionale protezione animali, dal canto suo propone "l'apertura della caccia agli ungulati soltanto quando nei boschi sono cadute le foglie, infatti con gli alberi ancora verdi la visibilitàè di poche decine di metri, a fronte di una gittata delle munizioni di diverse centinaia di metri". Inoltre propone anche la posa di cartelli segnalatori alle confine delle zone di battuta: «Caccia in corso».
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Uccise un cacciatore, condannato a 17 anni per omicidio volontario
La vittima durante una battuta era entrata nel terreno di un pensionato a Rivalta, il quale stufo di sentir sparare lo freddò con una pistola
Tortona Diciassette anni e quattro mesi di reclusione. È la condanna inflitta in abbreviato ad Alfredo Barberis, 66 anni, il pensionato di Rivalta Scrivia, accusato di avere ucciso con un colpo di pistola Giancarlo Torriglia, 50 anni, amministratore dello studio Biomedico di Tortona e di una clinica a Milano. Il delitto avvenne nel tardo pomeriggio del 2 ottobre 2004, la vittima stava rientrando con due amici da una battuta di caccia. Il gup Sara Moglia ha fissato una provvisionale di 120 mila euro ciascuno per la moglie e la madre di Torriglia. L'entità del risarcimento sarà stabilita in separata sede. Il pm Elisabetta Pagliai ha chiesto la condanna a 30 anni per omicidio volontario aggravato e porto abusivo d'arma. «Un delitto a freddo, l'imputato non ha soccorso la vittima che non gli aveva fatto nulla, non ha mai dimostrato alcun pentimento».
I difensori Fausto Chiesa e Roberto Tava si sono battuti per la derubricazione in omicidio colposo (il colpo partì accidentalmente) e in subordine le attenuati generiche equivalenti alle aggravanti. Barberis, solo prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio, ha detto:«Sono pentito. Provo un grande rimorso per quanto accaduto, ho rovinato due famiglie, la sua e la mia».
Il pensionato è tuttora richiuso nella casa di reclusione di piazza don Soria. I suoi legali hanno presentato ricorso al tribunale del riesame contro l'ordinanza del gip che ha respinto la richiesta di arresti domiciliari. L'udienza a Torino non è stata ancora fissata. Barberis ha sempre sostenuto che non intendeva uccidere Torriglia, che si è tratto di una disgrazia. L'uomo aveva visto i tre cacciatori che stavano tornando da una battuta, fucile scarico in spalla, camminando su uno sterrato che divide due terreni di sua proprietà. Esasperato perché i cacciatori continuavano a sparare vicino a casa sua, rischiando di venire impallinato, si era avvicinato al gruppo, gesticolando. In tasca aveva la pistola per difendersi, lui ha sempre detto, «dai cani randagi che girano di notte». Durante la discussione, si era difeso il pensionato, la vittima lo aveva colpito al basso ventre e in quell'attimo era partito il colpo. Raggiunto all'addome, l'imprenditore era poi deceduto un'ora dopo il ricovero in ospedale.
Si. Fo.
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1 dicembre

 

 

GARDONE Sabato mattina un convegno dell'Arci
Il futuro della caccia
GARDONE VT
«La caccia nel Terzo millennio»: è il tema del convegno che si terrà sabato 3 dicembre, alle 9, al Centro S. Filippo di via don Zanetti 5/7 a Gardone VT. L'incontro è promosso dall'Arci Caccia della Lombardia, di cui è presidente il bresciano Aldo Rebecchi. Dopo la relazione introduttiva di Rebecchi sono programmati molti interventi di spessore: Viviana Beccalossi (vice presidente della Regione), Guido Galperti (capogruppo della Margherita in Regione), Alessandro Sala (assessore provinciale alla Caccia), Osvaldo Pelissari (presidente della Provincia di Lodi), Roberto Pedrazzoli (assessore provinciale alla Caccia di Mantova), Giorgio Toscani (assessore provinciale di Cremona), Claudio Galletti (assessore alla Caccia di Siena), Massimo Marracci (presidente regionale dell'Anuu), Roberto Cicognani (vice presidente nazionale Enal Caccia), Antonio Morabito (Legambiante), Battista Gitti (presidente del Comprensorio alpino C6), Francesco Bettoni (presidente della Camera di Commercio di Brescia), Piero Gussalli Beretta, Antonio Girlando (direttore del Banco di prova), Carlo Peroni (presidente Anpam), Pierangelo Pedersoli (presidente Consorzio armiero), Silvano Toso (direttore nazionale Infs), Graziano Ravagnani (consigliere regionale Fidc), Ermanno Borghesi (responsabile dell'Osservatorio ornitologico bresciano), Osvaldo Veneziano (presidente nazionale dell'Arci Caccia). I sottotitoli del convegno sono «Verifica dell'esperienza legge 157/92, legge regionale 26/93, ipotesi di aggiornamento, valorizzazione del settore armiero-sportivo». Aldo Rebecchi spiega le ragioni principali dell'appuntamento: «Vogliamo parlare ai nostri associati per rinsaldare un rapporto e per determinare un modo più preciso ed afficace della rappresentanza; alle altre associazioni venatorie, con spirito unitario per la realizzazione delle legittime aspettative dei cacciatori; agli ecologisti per verificare proposte di tutela dell'ambiente e della fauna, motivate, ragionevoli, senza pregiudizi; agli agricoltori per una collaborazione reciproca; al mondo della produzione per la caccia della nostra provincia, che ha un ruolo di importanza e di interesse nazionale per l'economia e per il lavoro di molte migliaia di famiglie». Appuntamento sabato, alle 9, al S. Filippo di Gardone.
(Giornale di Brescia)Torna Su

IL CASO Sospesa l'attività venatoria sabato, domenica e lunedì in tutto il territorio provinciale. Un segno di cordoglio per la morte di Luciano Cerutti. Oggi il funerale
Cacciatori in lutto, doppiette al chiodo per tre giorni
La decisione ieri sera al termine della riunione in Provincia tra associazioni venatorie, distretti e riserve di caccia
Belluno
Fucili silenziosi per tre giorni: sabato, domenica e lunedì pronessuno andrà a caccia in provincia di Belluno. È la decisione presa ieri sera al termine della riunione a Palazzo Piloni delle associazioni venatorie, distretti e riserve di caccia insieme alla Provincia. A convocare il mondo venatorio era stato lo stesso presidente dell'amministrazione provinciale, Sergio Reolon dopo il gravissimo incidente di caccia che aveva causato la morte di Luciano Cerutti, l'ex guardia venatoria 56 enne di Valle di Cadore. La decisione è stata diffusa da una scarna nota della Provincia: "Il mondo venatorio bellunese a fronte di quanto successo, ha deciso di sospendere la caccia. Tre giorni, in segno di lutto in tutta la provincia di Belluno, nelle giornate di sabato 3, domenica 4 e lunedì 5 dicembre. Nel corso della riunione di questa sera - continua il documento - c'è stata una grande espressione di responsabilità e partecipazione da parte dei rappresentanti delle associazioni venatorie, dei distretti e delle riserve". Doppiette al chiodo, quindi, ma non solo. Contemporaneamente alla sospensione della caccia i presidenti di riserva convocheranno le assemblee dei soci per avviare una riflessione. "C'è la necessità - riporta ancora la nota di Palazzo Piloni - di recuperare un rapporto con la caccia più ragionato e maggiormente legato ai valori fondanti di questa attività così legata al territorio".
Una decisione che è sembrata un compromesso tra la necessità di dare un segnale di riflessione dopo l'incidente di sabato scorso e le ragioni dei cacciatori che non vogliono per nessun motivo essere criminalizzati. Lo hanno affermato più volte gli stessi rappresentanti del mondo venatorio durante la riunione di ieri sera.
«Qualsisasi decisione esca dalla riunione - è stato il parere comune delle doppiette bellunesi - non deve essere vista come una autoflagellazione». Una presa di posizione più forte, a detta delle doppiette, sarebbe stata deleteria: l'opinione pubblica l'avrebbe scambiata per un'ammissione di colpevolezza, e non è questo il messaggio che i cacciatori volevano passasse. Certo, tutti hanno condiviso la necessità di riportare la caccia entro regole più chiare, come ha fatto emergere la tradegia di sabato.
«Conoscevamo bene Luciano Cerutti - afferma Paolo Zanetti del distretto venatorio della Valle del Boite - e la sua morte ci ha toccato profondamente. Ci vedevamo spesso nei boschi, qualche volta ci si trovava assieme al bar. Quello che è accaduto ci deve aiutare a far crescere, ma non possiamo colpevolizzare un'intera categoria».
Per lui e per gli altri rappresentanti del mondo venatorio si è trattato di un tragico incidente. Saranno molti i cacciatori che parteciperanno questo pomeriggio alle 14.30 alle esequie di Luciano Cerutti nella chiesa di Valle di Cadore. Nessuna commemorazione concordata: «Non vogliamo strumentalizzare o spettacolarizzare un momento di così grande dolore per la famiglia di Luciano».
M.D.
(Il Gazzettino)Torna Su