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6 novembre
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05/11/2005 17.57.00
CACCIA: PARTE COLPO DAL SUO FUCILE, UN
MORTO A GROSSETO
(ANSA) - GROSSETO, 5 NOV - Un
cacciatore è rimasto ucciso da un colpo partito accidentalmente dal
fucile che lui stesso stava prelevando dall'interno della propria auto.
Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, Carlo Luciani, 55 anni,
residente all'Argentario, è rimasto fulminato dai pallini esplosi dal
fucile che stava prelevando dal sedile anteriore destro dell'auto con
la quale, da solo, era arrivato in un bosco dell' Argentario. L'allarme
è stato dato da altri due cacciatori che passavano nella zona. (ANSA).
(AnsaWeb)
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TERAMO - Un cacciatore
marchigiano che stava effettuando una battuta in territorio di
Corropoli è scivolato sul terreno viscido.
Nella caduta è partito accidentalmente
un colpo dal fucile, che l'ha colpito di striscio.
(Il Tempo)
7 novembre
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Ragazzo ferito da cacciatore
Era in località «Campestre» a
Grazzanise con il padre quando un pallino da caccia lo ha raggiunto
ad un occhio provocandogli una ferita, per fortuna, non grave.
Vittima dell'incidente di caccia S. F. di 16 anni di Sant'Angelo in
Formis è stato soccorso e medicato in ospedale. Il padre ha
presentato una denuncia ai carabinieri di S. Maria Capua Vetere
contro ignoti. Stando ad una prima ricostruzione il ragazzo era con
il genitore quando sarebbe stato improvvisamente raggiunto da uno o
più pallini non diretti a lui e per questo non tali da provocargli
danni seri. Il ragazzo ferito non ha visto il cacciatore che ha
esploso il colpo di fucile.
(Il Mattino Online)
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Reggio Emilia (6nov.2005)
Un cacciatore è morto
Un cacciatore di 60 anni,Aladino
LAbate,residente a Reggio,è morto stroncato da un infarto,mentre era
impegnato in una battuta di caccia,insieme ad alcuni amici.Quando era
già buio gli amici non lo hanno più visto così hanno iniziato a
cercarlo,ma inutilmente.
Allora hanno avvisato la moglie di
Labate che,a sua volta ,ha dato l'allarme alla
Polizia.Polizia,Carabinieri,Viglili del Fuoco e uomini del soccorso
alpino ,hanno battuto la zona fra Corte Cella.Il corpo senza vita
dell'uomo è stato trovato intorno alle 22 in via Orsini ,nell'area
che ospita il centro ippico dell'imprenditore Montipò.
(EmiliaNet)
8 novembre
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Parte il colpo dal fucile
cacciatore resta ucciso
PORTO ERCOLE. Un cacciatore
portercolese di 55 anni, è morto ieri mattina in località
"Mandrioli" per un colpo partito accidentalmente dal suo
fucile. Si chiamava Carlo Luciani, pensionato, ex marittimo (è
stato imbarcato per molti anni sui traghetti delle ferrovie dello
Stato), fratello di Amerigo, vigile urbano anche lui in da poco in
pensione.
Carlo lascia nel più tremendo
dolore la moglie Carla, un figlio Claudio e una figlia Cristina,
entrambi studenti universitari (Claudio si sta per laureare in
ingegneria nucleare all'università di Pisa). Porto Ercole si è
svegliata ieri mattina in una cupa atmosfera, un cielo percorso da
nuvoloni neri stillanti pioggia e la notizia diffusasi in un baleno
della morte del loro concittadino: conosciuto, stimato, diremmo
amato da tutti, avvenuto in circostanze veramente fatali. Carlo
Luciani, appassionato cacciatore, era partito da casa, solo, mentre
albeggiava appena, a bordo della sua Fiat Tipo celestina e si era
avviato su per via dei Mandrioli, una rampa che si stacca dalla
zona della 167 e sale verso la parte alta della montagna coperta di
boschi, alle spalle di Porto Ercole. Una strada abbastanza larga e
asfaltata al suo inizio che si fa sempre più stretta via, via che
si sale fino a diventare strettissima e sterrata tanto che gli
alberi che crescono ai sui lati la trasformano in una galleria nel
verde. Giunto ad uno slargo della carreggiata, oltre al quale è
difficilissimo procedere con una normale autovettura, il
cacciatore, che si apprestava a tirare ai tordi, si è fermato, ha
parcheggiato l'autovettura ai bordi della radura ed ha lasciato il
posto di guida. L'hanno intravisto steso per terra, alla luce dei
fari del proprio fuoristrada, due giovani cacciatori portercolesi
che sono sopraggiunti poco dopo. I due sono scesi per soccorrere
l'uomo ma hanno capito che era ormai deceduto. Hanno chiamato
ugualmente il 118 e poco dopo, è arrivata l'ambulanza e i
carabinieri. Il medico ha fatto gli accertamenti clinici del caso
praticando anche l'elettrocardiogramma, il quale ha confermato il
decesso del cacciatore.
Sul posto è salito anche il
parroco Don Adorno che ha impartito la benedizione alla salma. Il
corpo di Carlo Luciani è stato quindi trasportato dall'impresa di
pompe funebri Babbanini, alla sala mortuaria dell'ospedale di
Orbetello dove si trova tuttora a disposizione dell'autorità
giudiziaria. Nessuno ha assistito alla tragedia, ma alcune
circostanze lasciano supporre che il cacciatore una volta sceso
dalla Tipo, abbia preso per le canne la sua doppietta, di quelle
con i cani esterni, appoggiata al sedile del passeggero e coperta
da una incerata, per trarla dall'abitacolo. Purtroppo le canne
erano rivolte verso di lui e forse battendo sulla leva del freno a
mano, tirata, il cane è scattato lasciando partire il colpo che lo
ha centrato in pieno petto uccidendolo. R. W.
(Il Tirreno)
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Spara alla lepre e muore
stroncato da un infarto
GROSSETO. Aveva appena sparato
contro una lepre. Si è accasciato a terra e ogni soccorso è stato
inutile. Egidio Cecchi, 61 anni, nato a Carmignano e residente a
Prato, è morto per un infarto durante una battuta di caccia, ieri
mattina nelle campagne di Santa Caterina, nel territorio di
Roccalbegna. L'episodio è avvenuto intorno alle 8,30. Cecchi, che
ha una casa per le vacanze a Montegiovi, frazione di Castel del
Piano, ieri era in compagnia di un amico, un castelpianese di 37
anni: insieme avevano deciso di fare una battuta alla lepre. Cecchi
ha tirato contro un esemplare e poco dopo si è sentito male.
L'amico ha dato i primi soccorsi, poi ha chiamato il 118, che ha
fatto alzare in volo l'elicottero di soccorso della Regione.
Purtroppo quando l'equipaggio dell'emergenza sanitaria è giunto sul
posto non ha potuto fare nulla per salvare l'uomo, da qualche tempo
sofferente di cuore. Il corpo è stato composto all'obitorio di
Castel del Piano, mentre hanno compiuto accertamenti i carabinieri
di Roccalbegna.
(Il Tirreno)
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L'uomo è stato colpito al
pube da un colpo partito per errore
Ferito durante una battuta
di caccia
VOLTERRA. Un colpo di carabina
partito accidentalmente durante una battuta di caccia al cinghiale
è costato molto caro a un cacciatore di Pontedera, C. B., di 54
anni, rimasto gravemente ferito all'altezza dei genitali.
L'incidente di caccia è avvenuto, ieri mattina, poco prima delle
11, nella campagna di Ulignano, vicino a Volterra. La prima
richiesta di aiuto arrivata al 118 ha descritto la drammaticità
della situazione: l'uomo era cosciente ma aveva una vistosa ferita
all'altezza del pube. Sul posto è stata inviata una ambulanza della
Misericordi di Volterra, sebbene la zona dove si trovava il ferito
non fosse particolarmente facile da raggiungere. Poi, vista la
situazione e nell'agitazione del momento, i compagni di battuta del
cacciatore lo hanno caricato su una jeep e trasportato, il più in
fretta possibile, al pronto soccorso dell'ospedale di Volterra. È
stata quindi anche informata la polizia di Stato che dovrà svolgere
le indagini per accertare come l'uomo si è ferito. In un primo
momento sembrava che il cacciatore si fosse ferito da solo, invece
con il passare delle ore si è fatta strada un'altra ricostruzione.
È stato ferito da un colpo di carabina partito accidentalmente a un
compagno di caccia e che di rimbalzo ha colpito il pontederese. È
probabile quindi che possa essere denunciato per lesioni personali
chi ha ferito il cacciatore. Intanto, mentre il commissariato
svolgeva tutti gli accertamenti previsti in questi casi, il
cacciatore, nel pomeriggio, è stato trasportato con un'eliambulanza
all'ospedale Santa Chiara di Pisa. Il proiettile, infatti, stando a
quanto è stato spiegato, è rimasto all'interno di una natica. Si è
quindi reso necessario un delicato intervento chirurgico per
cercare di rimediare ai danni causati dalla carabina.
(Il Tirreno)
Avrebbe
esploso due colpi in aria col fucile da caccia perchè disturbato
dai petardi di alcuni ragazzi
Spari nella notte a Dro, pensionato nei guai
Ha usato un fucile calibro 12
Un pensionato di Ceniga di Dro, B. T.,
di 66 anni, è finito nei guai per aver sparato in aria col suo
fucile da caccia nei pressi della sua abitazione. In realtà anche
se le circostanze in cui è avvenuto il fatto devono ancora essere
del tutto accertate, l'episodio ha degli aspetti inquietanti.
Soprattutto se si pensa che scopo di quegli spari - due colpi
esplosi da un fucile da caccia calibro 12 - sarebbe stato quello di
spaventare alcuni ragazzini che, nella tarda serata di domenica,
avrebbero lanciato dei petardi vicino alla casa del pensionato.
Insomma, poteva succedere qualcosa di molto più grave: come quei
due ragazzi feriti da scariche di pallini di fucile nella notte di
Halloween a Chiavarano, in provincia di Torino.
Peraltro sarebbe stato proprio B. T. a
chiamare verso le 21.30 i carabinieri per chiedere il loro
intervento: «Ci sono dei ragazzi che disturbano la quiete
pubblica». Quando sul posto sono arrivati i carabinieri della
stazione di Dro, però, qualcuno aveva telefonato per segnalare
anche quegli strani spari nella notte.
Sono stati poi trovati i due bossoli. E a quel
punto il pensionato, comunque in regola col porto d'armi visto che
va a caccia con quel fucile, ha dovuto fornire una serie di
chiarimenti. Per il momento nei suoi confronti c'è solo una
segnalazione all'autorità giudiziaria ai sensi dell'articolo 703
del codice penale, che punisce penalmente chi in un luogo abitato o
nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa
spara con armi da fuoco.
Insomma, il pensionato, da potenziale
parte lesa rischia adesso tra le altre cose anche di perdere la
licenza per la caccia e il porto d'armi: su questo deciderà
eventualmente la Questura.
(L'Adige)
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12 novembre
Una donna che abita in città è stata ferita da un
cacciatore lungo la presa 14 del Montello, fra Ciano e Santa Mama
Impallinata mentre va a funghi
L'uomo ha soccorso la vittima. Il Wwf:
«Programmare meglio l?attività venatoria»
Crocetta del Montello
"Impallinata" da un cacciatore mentre
sta andando a funghi sul Montello. L'episodio si è verificato sulla presa
14 tra le località di Ciano del Montello e Santa Mama lo scorso 30
ottobre e ha avuto come vittima una donna, grande appassionata di funghi,
munita di regolare tesserino, con tanto di cestino in vimini e tutte le
attrezzature del caso.
La donna, che abita a Montebelluna, ha sentito
un forte dolore al ginocchio ed è caduta a terra urlando. Immediatamente
soccorsa dal cacciatore, che del tutto accidentalmente aveva fatto
partire il colpo (l'uomo l'ha aiutata ad alzarla mettendosi completamente
a disposizione della vittima), è stata poi portata al pronto soccorso
dell'ospedale di Montebelluna e fortunatamente le ferite provocate da
alcuni pallini si sono rivelate non gravi. Ferita ad un ginocchio la
cercatrice di funghi se l'è cavata con lesioni guaribili in quindici
giorni. Immediata però è scattata ugualmente la denuncia che la donna ha
presentato ai carabinieri della stazione di Crocetta del Montello.
Del fatto si è interessata anche la sezione del
Wwf di Montebelluna. "La nostra sezione - dicono i responsabili del
Wwf - denuncia la sempre più difficile convivenza tra la caccia e gli
altri modi di usufruire del territorio. Dopo gli episodi di rinuncia alle
escursioni didattiche nei giorni di apertura di caccia, per i rischi
insiti nell'attività venatoria (venne penalizzata la 1.B delle medie di
Biadene, ndr) dobbiamo rilevare che sono in costante aumento le lamentele
di persone che passeggiano, fanno jogging, vanno in mountain bike o a
funghi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'episodio
verificatosi nei giorni scorsi che avrebbe potuto avere ben più tragiche
conseguenze.
"È ben nota la nostra opposizione ad una
caccia così praticata, ma vogliamo anche ribadire la richiesta che non
sia praticata almeno nei giorni in cui viene concessa la raccolta dei
funghi, perchè questa concomitanza crea sicuramente gravi pericoli: i
cercatori di funghi sono alla stessa altezza dei caprioli. Chiediamo
pertanto che tutti gli enti di tutela del Montello, in primis il
Consorzio, si attivino concretamente nel chiedere che la Regione nella
programmazione dei calendari venatori tenga in considerazione
l'incompatibilità tra la caccia e gli altri usi, ad esempio la raccolta funghi".
Luciano Beltramini
(Il Gazzettino)
La caccia e il partito delle doppiette
Quanta apprensione questi suscettibili ed indifesi
cacciatori esprimono. Sembra che un cerbero affamato li rincorra per
umiliarli, avvilirli ed infine sbranarli in un sol boccone! Da questo
pericolo, desumo, è nata la necessità del consigliere Barilaro di inviare
una missiva al Ministro della Salute. Con la speranza che questo adotti
precauzioni a loro (e nostra) tutela e salvaguardia. Suvvia. Da chi, poi,
debbano essere riguardati, se non da loro stessi? Sì, proprio da loro
stessi. Perché se è vero che sussiste il pericolo di contagio del virus
H5N1(il ceppo, probabilmente, mortale per l'uomo) attraverso l'ingestione
della specie volatile infetta. Chi sarà più soggetto a rischio nel
contrarre il virus letale? Ovvio è che i cacciatori saranno i primi a
preparare luculliani e opulenti banchetti servendosi della loro stessa
cacciagione!
E allora quali procedure debba mettere in atto
un Ministro per evitare una simile contaminazione non mi è chiaro né
credo ne sia possibile alcuna. Non c'è una specie volatile portatrice di
virus aviario che sia unica ed esclusiva. Per cui evitata quella siamo
tutti salvi. Sia chiaro, non è mia intenzione fare o essere l'avvocato
del Ministro. Non ne avrei tra l'altro la competenza. Né esprimere
contrarietà ad una attività venatoria truce sì ,ma pur sempre legittimata
dalla volontà della Repubblica. Quello che mi preme far emergere è
l'analisi di una situazione alquanto seria e catastrofica nelle sue
potenzialità e di una denuncia che sa di paradossale oltre che retorica.
Si invocano tutele per una categoria che oggi si ritiene vittima di vessazioni
e mistificazioni. Ma certamente si dimentica che in Italia per dirla con
le parole di Rutelli: «C'è una Repubblica nella Repubblica ed è quella
del partito delle doppiette». Un gruppo di influenza potente e
trasversale che si annidava nel vecchio Pci, come nella defunta Dc ma non
meno nel disgregato Psi. E ladestra, naturalmente, non ne era esente.
Ricordo come aneddoto che il buon Giacomo Mancini, avversario del
professor De Martino, sovente gli rinfacciava che appena poteva si
dileguava per andare a sparacchiare a beccacce e fagiani. Ricordo anche
che dopo il 1992 e la nascita della "seconda" Repubblica, tale
lobby si è equamente distribuita nella rappresentanza partitica.
Succedeva così, in un passato recente, che un cacciatore incallito come il
leghista Vascon si coordinava tranquillamente, con la comunista Belillo
per avversare minacciosi referendum contro la caccia senza regole e
misure.
Eppure solo durante la stagione venatoria
2003-2004, tra cacciatori e non, sono morte 50 persone e 94 sono rimaste
ferite più o meno gravemente. Cifre superiori, perfino, agli incidenti
mortali sui cantieri. Propaganda a parte: se c'è oggi, in Italia, una
categoria per cui vanno spese energie politiche ed economiche è quella
degli allevatori e produttori di carni bianche. In questo settore, in cui
la domanda di bene si è drasticamente contratta, deve andare la più
sentita attenzione dell'opinione pubblica e della Politica. E' qui che
sono in gioco, probabilmente, migliaia di posti di lavoro. E non altrove.
Al "partito delle doppiette", oggi, gli si offre
un'opportunità: dimostrare un grande senso di responsabilità verso la
collettività. Questa, allora, la proposta più adeguata e realistica:
riporre (almeno per un anno) i fucili nelle custodie ed armadietti è più
che mai opportuno, prudenziale e ragionevole. Del resto anche i macellai
d'Italia per un bel periodo hanno visto bandita la loro fetta di carne
più pregiata: la fiorentina. Non credete?
Lettera firmata
(Il Quotidiano.net)
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13 nov
12:49.Venezia: ferito da
cacciatore mentre e' in casa con finestra aperta
VENEZIA - Un 64 enne e' rimasto ferito
nella sua casa di Mestre da un colpo sparato inavvertitamente da un
cacciatore. L'uomo stava facendo delle pulizie con la finestra aperta
quando e' stato colpito all'orecchio.
Guarira' in 6 giorni. (Agr)
(Corriere della Sera)
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Montecchio/1. Un ferito in
ospedale
Fotografa un cacciatore che spara
vicino a casa e subito scoppia la zuffa
di Nicla Signorelli
L'ennesimo colpo d'arma da fuoco, una
breve collutazione. E alla fine la canna del fucile puntata diritta al
volto. È finito al pronto soccorso, con una prognosi di qualche giorno,
il tentativo di un residente di Montecchio Maggiore di fotografare a
venti metri dalla propria abitazione un cacciatore incurante delle
regole di sicurezza. L'episodio, accaduto sabato scorso in via Castelli
Bella Guardia, avrebbe potuto avere un epilogo ben peggiore di qualche
escoriazione e di una lesione alla spalla e al polso. Ma Gianluigi
Piccin, 46 anni, ha scelto comunque la linea dura. Appoggiato
dall'avvocato Massimo Pagnin di Vicenza, ha già dato il via infatti al
ricorso per una citazione diretta dal giudice di pace ai danni di
Sergio Balzarin, anche lui di Montecchio Maggiore e residente in via
Campestrini 2.
Ma dalle stanze della legge la
denuncia di Piccin raggiunge ora anche le porte comunali. «È da anni
che in zona lamentiamo le preoccupazioni legate a una caccia avventata
e sprezzante delle regole - incalza l'uomo -. Adesso è arrivato il
momento di dire basta. L'intenzione infatti è quella di avviare una
petizione tra i cittadini del quartiere per chiedere al sindaco la
chiusura alla caccia sui campi limitrofi alle nostre case, portando a
motivazione ovvi motivi di sicurezza pubbica».
E la storia continua, dunque. Sono
anni infatti che la valle di Campestrini, il vasto comprensorio che si
stende tra Montecchio Maggiore e Sovizzo colle, è una tra le mete più
ambite dagli amanti del fucile. Una passione, spiega Gianluigi Piccin,
«che potrebbe anche convivere con le esigenze dei cittadini, se solo
venissero rispettate le più comuni norme di sicurezza». E a quanto
pare, invece, così non è.
«Erano più o meno le undici e mezza di
sabato mattina - racconta - quando, come da copione, si è sentito
sparare l'ennesimo colpo di fucile a distanza ravvicinata, seguito da
una raffica di pallini di piombo sul muro della mia abitazione. Decido
allora di scendere per immortalare con la macchina fotografica
l'impenitente cacciatore, che guarda caso trovo nascosto dietro un
terrapieno più o meno a una ventina di metri dietro casa. Subito ne
nasce una collutazione: finiamo per terra, rotoliamo su alcuni rovi,
finchè Balzarin non cade da un piccolo pendio. È a questo punto che lui
impugna il fucile e puntandomelo contro, urla: io ti ammazzo».
Inutile la chiamata al Corpo Forestale
dello Stato, il quale, racconta Piccin, ha ammesso di ricevere numerose
segnalazini di episodi analoghiin tutta la provincia.
(Il Giornale di Vicenza)
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14 novembre
Caccia e legge finanziaria
Gli onorevoli e il cuculo
Luigi Olivieri contro Ivo Tarolli. Il parlamentare
dell'Ulivo contro quello della Casa delle Libertà.
«In merito alle affermazioni del senatore
Tarolli - scrive Olivieri - dopo avere letto che il collega ha
rivendicato il merito dell'approvazione della norma che riporta alla
Provincia di Trento la possibilità di definire un calendario venatorio
per la caccia degli ungulati, diverso da quello nazionale, precisa che
una proposta di legge era stata da lui presentata nel 2003 circa le norme
per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo degli
ungulati». Olivieri fa notare che il maxi-emendamento alla Finanziaria
recepisce la sua proposta. Così risponde alle provocazioni di Tarolli,
che aveva parlato di parlamentari che si comportano come il cuculo (che
fa covare ad altri uccelli le sue uova). «Se di cuculo si parla, il
riferimento dev'essere senza dubbio attribuito al senatore Tarolli il
quale scopre, con due anni di ritardo, un problema che riguarda il
Trentino».
(L'Adige)
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18 novembre
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INCIDENTE DI CACCIA: FERITO
CASSANO SPINOLA - Un uomo di Cassano
Spinola è rimasto leggermente ferito da un'arma da fuoco mentre
partecipava ad una battuta di caccia. L'incidente, del tutto fortuito,
si è verificato mercoledì mattina [16 novembre] nelle campagne di
Cassano, in una zona regolarmente adibita ad attività venatoria. L'uomo
rimasto ferito è stato colpito di striscio da un colpo di fucile
esploso da un altro cacciatore che si trovava ad un centinaio di metri
da lui. E' stato lo stesso cacciatore che ha esploso il colpo di fucile
a soccorrere il ferito e ad accompagnarlo al pronto soccorso
dell'ospedale di Novi dove è stato medicato e dimesso. Sull'episodio
stanno effettuando accertamenti i carabinieri della locale stazione.
L'episodio pare sia da considerare un incidente. L.A.
(Il Piccolo di Trieste)
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"Minacciato da un
cacciatore".
Robbio, diverbio con il proprietario
di un canile
Robbio. Momenti di tensione, sabato,
fra alcuni cacciatori e I titolari del canile "Oasi
Schangai". Il proprietario della struttura Fiorenzo Pavanello, 50
anni, si e' visto puntare un fucile mentre cercava di tutelare i suoi
cani, ospitati in una struttura immersa in una zona boschiva tra Robbio
e Nicorvo, in cui e' vietata la caccia. Invitando alcuni cacciatori, e
in particolare due di essi, ad allontanarsi dall'area e a non sparare,
con il risultato di spaventare gli asnimali ospitati nel canile, era
infatti iniziata una discussione, che e' diventata via via animata,
fino a raggiungere un punto estremamente pericoloso ed assolutamente
inatteso: uno dei due cacciatori, secondo quanto ha dichiarato da
Pavanello, ha imbracciato il fucile che portava a tracolla e lo ha
puntato addosso al proprietario del canile, pronunciando frasi
minacciose. Fiorenzo Pavanello, al quale nel frattempo era andato in
soccorso il figlio, sorpreso e spaventato, ha avuto la prontezza di
mantenere la calma e di chiedere ai suoi interlocutori di qualificarsi.
Di fronte al loro diniego e al fucile puntato, ha lasciato la zona
dello scontro rientrando nel canile. L'uomo ha informato i carabinieri
dell'inquietante episodio. "Sono andato incontro ai cacciatori
solo per chiedere loro per rispettare i cartelli e di evitare per
quanto possibile di sparare - racconta Pavanello - Ho avuto
l'impressione invece che cercassero la provocazione. Non mi sarei mai
aspettato il fucile puntato e le frasi minacciose. Chiediamo di essere
lasciati in pace e il rispetto delle leggi". La notizia si e'
diffusa e nella giornata di domenica un cacciatore, che peraltro non
aveva partecipato al litigio, e' andato dai titolari del canile a
chiedere scusa a nome anche di altri appassionati della doppietta.
L'unico commento ufficiale e' del presidente dell'ambito venatorio,
Mario Baldi: "Non ho informazioni su questo episodio e quindi non
entro nel merito - premette - ma affermo con chiarezza che, comunque,
e' assolutamente inamissibile e condannabile senza riserve l'atto di
puntare un fucile su una persona".
(La Provincia Pavese)
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CACCIATORE DENUNCIATO DALLA
FORESTALE
A caccia con i richiami vietati
Andavano a caccia utilizzando richiami
proibiti per attirare i volatili. Così, durante un servizio a Valle
Canale di Scandriglia, la Forestale ha individuato due cacciatori, di
cui uno risultava in possesso di un richiamo elettromagnetico con
amplificatore di suono, provvisto di cassetta e nastro audio,
contenente richiami per le specie "Cesena, Tordo Bottaccio, tordo
Sassello e Merlo". Trattandosi di strumentazione non consentita
dalle norme sulla caccia, tutto è stato sequestrato, compreso il fucile
con le munizioni. A carico dei cacciatori provenienti dalla provincia
di Roma, è scattato la denuncia all'autorità giudiziaria per violazione
alla legge sulla caccia.
In seguito a ulteriori controlli, è
emerso che il cacciatore deteneva il fucile in luogo diverso da quello
risultante nella "denuncia" dello stesso, per cui è scattata
un'altra segnalazione per violazione alla normativa sulle armi. Oltre
agli aspetti penali di cui sopra, sono state contestate violazioni
amministrative per caccia in Atc (Ambito Territoriale di Caccia)
diverso rispetto a quello assegnato. Infatti i due cacciatori
controllati, erano a caccia in provincia di Rieti, con Atc della
provincia di Roma. Ora, oltre alla sanzione amministrativa, rischiano
la sospensione della licenza di caccia per un mese, quale pena
accessoria alla violazione amministrativa contestata dai Forestali.
(Il Messaggero)
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19 novembre
Due cacciatori fanno ricorso condannati a pagare
il doppio
Erano stati condannati dal giudice Zulian ad una
multa di 1.250 euro ciascuno per aver contravvenuto ad una legge sulla
caccia e per maltrattamento di animali. Hanno fatto ricorso e sono stati
condannati al doppio, pagheranno 2.500 euro ciascuno, più le spese
legali. Tenevano rinchiuse in gabbiette minime e sporchissime delle
povere bestiole (di una specie vietata), destinate a lamentarsi con il
canto e ad attirare altri volatili, così che i due cacciatori potessero
ammazzarli. Erano stati denunciati ed erano state fotografate le
condizioni delle bestiole.
Si tratta di Luciano Gomiero, trevigiano, del
'61 e di Valerio Piva, del '60, di Quinto. Hanno portato in aula la
gabbietta, per dire forse che è un appartamento lussuoso; hanno detto che
vicino alla gabbietta, nel capanno a Canizzano dove cacciavano il giorno
del verbale (e chissà quante altre migliaia di volte) c'era una bottiglia
d'acqua. Il Pm Eloisa Galluppi ha osservato che ben difficilmente gli
uccellini possono uscire e prendersi da bere dalla bottiglia, l'acqua
della gabbia (come risulta dalle foto) era piena di escrementi, così come
il resto del minimo spazio vitale.
Volevano essere assolti, perciò erano in aula
masticando gomma con i giubbotti di pelle nera, accanto al difensore
Ciprandi, che è stato ripreso dal giudice Silvio Maras perchè faceva il
processo alla persona che ha verbalzzato il vergognoso stato delle
gabbiette e degli uccellini, e alzava la voce.
Una delle povere bestiole era completamente
senza coda, perchè non riusciva nemmeno a muoversi senza farsi del male.
Hanno sostenuto che erano in muta, pur essendo in gennaio. Il Pm Galluppi
ha chiesto allora se fosse una muta forzata e hanno risposto che sì,
poteva essere. Come avviene la muta forzata? Chiudendo le bestiole al
buio, senza cibo.
Antonella Federici
(Il Gazzettino)
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21 novembre 2005 –
Trapani, 21 novembre 2005 - 18:11
CACCIA: PARTE COLPO DAL FUCILE, UCCIDE
L'AMICO A TRAPANI
Incidente mortale di caccia nelle
campagne di Calatafimi-Segesta (Trapani), in contrada Pagozzo. Un colpo
e' partito accidentalmente dal fucile dell'amico della vittima, colpita
al torace, all'altezza del cuore. I due erano partiti da Trapani a caccia
di conigli quando si e' verificata la tragedia. La vittima si chiama
Antonino Scaduto, 48 anni, trapanese come il compagno di battuta, anche lui
quarantenne. Al momento deve rispondere di omicidio colposo. Appena
esploso il colpo, la situazione e' apparsa immediatamente critica:
l'amico ha cercato di prestare i primi soccorsi, poi ha fermato un
passante e insieme a lui ha chiamato un'ambulanza e i carabinieri, che,
giunti sul posto, non hanno potuto fare altro che accertare la morte del
cacciatore, tanto da ritenere inutile l'intervento dell'elisoccorso. Per
tutto il pomeriggio il quarantenne e' stato ascoltato per ricostruire la
dinamica dei fatti. Sono ancora in corso accertamenti da parte dei
militari della compagnia di Alcamo, coordinati dal sostituto procuratore
di Trapani, Franco Belvisi che ha fatto un sopralluogo fino al tardo
pomeriggio. (AGI)
(kataweb.it)
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TEANO. AGRICOLTORE FERITO CON UN
FUCILE DA CACCIA
Gli sparano mentre raccoglie le olive
Teano. Sfiorata la tragedia per un
incidente di caccia. Un uomo, B.T. di 60 anni, è stato colpito
accidentalmente ieri mattina, intorno alle 9, nella regione dell'occhio
sinistro e a una mano. A raggiungerlo sono stati i pallini di un fucile
da caccia: l'uomo, stando alla ricostruzione sinora fatta dagli
investigatori, stava raccogliendo olive in un suo terreno nella frazione
San Giuliano di Teano, in località «Prieci», al confine con il comune di
Carinola. Le urla di dolore del malcapitato si sono sentite anche nei
terreni circostanti e, molto probabilmente, a colpirlo è stato uno dei cacciatori
intenti a sparare i fagiani lanciati in mattinata nella zona. L'uomo è
stato trasportato rapidamente all'ospedale «San Rocco» di Sessa Aurunca,
dove ha ricevuto le cure del caso da parte dei sanitari e solo per
miracolo non ha perduto l'occhio intorno al quale si erano conficcati i
pallini. Sull'episodio indagano le forze dell'ordine. pa.br.
(Il Mattino Online)
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Scivola e cade nel dirupo ferito
un cacciatore
E' rimasto ferito mentre andava a caccia
con un gruppo di amici. L'uomo, un commercialista di 34 anni, di Tocco da
Casauria, è scivolato ed è caduto in un dirupo mentre percorreva uno
stretto sentiero in contrada Coccione di Castiglione a Casauria.
Il fatto è accaduto intorno alle 11,
ieri mattina. L'allarme è stato dato dagli amici che, impotenti e
sgomenti, lo hanno visto scivolare nel dirupo in fondo al quale si è
fermato, ferito. Sul posto sono arrivati i carabinieri e medico e infermieri
del 118. Ma per tutti i soccorritori calarsi nel burrone era praticamente
impossibile e così si è reso indispensabile l'intervento dell'elicottero
dei vigili del fuoco. Il cacciatore è stato tirato con barella e
verricello. In ospedale i medici hanno riscontrato la frattura della
tibia e del perone, oltre ad altre lesioni di minore importanza. Nella
disgrazia, è stato fortunato perchè la disavventura poteva davvero
costargli la vita.
(Il Messaggero)
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Zerfaliu. Un 28enne finisce
all'ospedale
Parte il colpo dal fucile: si ferisce a
un piede durante la battuta di caccia
ZERFALIU. Secondo incidente di caccia
dall'apertura della stagione venatoria nell'Oristanese. A rimanere ferito
è stato questa volta un cacciatore di Baressa, Mauro C., di 28 anni. È
stato ferito a un piede dal colpo partito accidentalmente dal proprio
fucile. I medici gli hanno assegnato quaranta giorni di cure. Secondo quanto
si è appreso il cacciatore, che si trovava insieme ad altri amici, era
impegnato un una battuta di caccia nelle campagne di Zerfaliu, in localià
"S'Ungroni". L'uomo si è ferito, verso le 9 del mattino, alla
gamba mentre stava scavalcando una recinzione metallica. Il giovane è
scivolato accidentalmente: dal fucile è partito un colpo che lo ha
raggiunto al piede destro. I soccorsi sono stati immediati, gli stessi
compagni di battuta hanno caricato Mauro C. su un'auto e lo hanno
accompagnato al pronto soccorso. I medici del'ospedale San Martino lo
hanno sottoposto ad un intervento per la frattura del metacarpo. Il
cacciatore è stato quindi ricoverato nel reparto di ortopedia. (s.l.)
(La Nuova Sardegna)
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Loculi, cacciatore cade in un
dirupo lo salva l'elicottero dei vigili
LOCULI. L'elicottero lo ha recuperato
piuttosto malconcio e infreddolito, in fondo al dirupo nel quale era
scivolato intorno alle 8 di ieri mattina, nella campagne di Neulotta,
vicino a Loculi. Salvatore Luche, 69 anni, nato a Irgoli ma residente a
Nuoro, si era alzato presto ieri per andare a caccia insieme ad alcuni
amici, ma nel corso della battuta, forse a causa di un momento di
distrazione, è scivolato in fondo a un profondo dirupo, a Neulotta. Lì è
rimasto per qualche ora, le fratture che si era procurato nel corso della
caduta, infatti, gli impedivano di muoversi. A dare l'allarme è stato un
suo compagno di caccia, poco dopo le 8, che ha subito avvisato le forze
dell'ordine e il personale del 118. ma i soccorsi, date le
caratteristiche piuttosto impervie delle zona, sono riusciti ad arrivare
nel luogo solo dopo qualche ora. Per recuperare l'uomo è stato necessario
allertare un elicottero dei vigili del fuoco (che all'interno trasportava
i medici e i volontari del 118) che è arrivato nelle campagne di Neulotta
intorno alle 11. Con l'ausilio di un verricello Luche è stato trasportato
fuori dal dirupo e portato in elicottero all'ospedale San Francesco di
Nuoro. I medici del Pronto soccorso gli hanno diagnosticato un trauma
cranico e al torace, fratture varie e una condizione di ipotermia. Ma
ormai è stato giudicato fuori pericolo. La brutta avventura, dunque, per
lui è finita bene.
(La Nuova Sardegna)
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CACCIA: UCCIDONO CAPRIOLO, DUE
BRACCONIERI DENUNCIATI A URBINO
COLTI IN FLAGRANTE DALLA POLIZIA
PROVINCIALE
Urbino, 21 nov. - (Adnkronos) - Due
bracconieri che avevano ucciso un capriolo, in localita' Torre di Palade,
sono stati denunciati dalla polizia provinciale di Pesaro alla procura di
Urbino per aver cacciato un animale protetto. L'auto dei due cacciatori
di frodo era stata avvistata dagli agenti lungo la strada che da
Mercatello sul Metauro conduce ad Apecchio ed era stata seguita a
distanza.
(Agenzia Adnkronos)
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ASSOCIAZIONE VITTIME CACCIA
Elezioni, quesiti sui fucili
L'Associazione italiana familiari e
vittime della caccia, sostenendo che ogni stagione venatoria sono circa
una cinquantina i morti e un centinaio i feriti a causa della caccia, condanna
la pratica per la «sua pericolosità per l'incolumita' pubblica e le
situazioni di disagio, anche grave, di molte famiglie che abitano in
campagna o che amano trascorrervi il tempo libero».
L'associazione, in occasione delle
prossime elezioni politiche vuol raccogliere la posizione ufficiali dei
candidati dei vari schieramenti e dei diversi partiti in tema di caccia e
di incolumità pubblica e informa che le risposte verranno veicolate agli
iscritti ai Comitati e rese pubbliche attraverso mailing list, forum,
notizie pubblicate su vari siti, a svariate altre migliaia di persone.
La posizione dell'Associazione Vittime è
abolizionista, ma auspica la più stretta osservanza di limiti e regole
piu' restrittive, come ad esempio ottenuto in vari Comuni, attraverso
ordinanze di divieto di caccia su specifici territori, per motivi di
sicurezza pubblica.
(Il Giornale di Vicenza)
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Sentenza della Corte Costituzionale sulla caccia Stato
sovrano in materia di tutela ambientale
23 novembre
Sentenza della Corte Costituzionale sulla caccia Stato
sovrano in materia di tutela ambientale
23 novembre
DIRITTO & ROVESCIO
di Camillo Facchini
Non spetta alle Regioni derogare sugli orari della
caccia
In materia di protezione dell'ambiente deve esserci la
competenza esclusiva dello Stato a dettare standards di tutela minimi ed
uniformi sull'intero territorio nazionale. Lo ha stabilito la Corte
Costituzionale, con la sentenza n. 391 del 21 ottobre 2005, dichiarando
l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Puglia n.15/2003
che consentiva di effettuare il prelievo venatorio per gli animali
acquatici da appostamento nel territorio regionale fino ad un'ora dopo il
tramonto, ovvero oltre il limite fissato dalla legge statale n. 157/1992.
(Giornale di Brescia)
26 novembre
Belluno: un uomo ucciso da
fucilata, cacciatore lo scambia per un cervo
Belluno, 26 nov. (Adnkronos) - Un
cacciatore spara ed uccide un uomo dopo averlo scambiato per un cervo. E'
accaduto a Valle di Cadore, in provincia di Belluno, quando Luciano
Cerutti, un uomo di 56 anni stava raccogliendo legna per il fuoco, che
aveva acceso vicino alla sua baita, e' stato raggiunto da uan fucilata
purtroppo mortale.
(RomagnaOggi.it)
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MONTAGNA: INCIDENTE IN ALTO ADIGE,
PERDE LA VITA UN UOMO
Bolzano, 26 nov. - (Adnkronos) - Franz
Auer, 53 anni camionista di San Leonardo in Passiria, in Alto Adige, e'
morto oggi, precipitando in un dirupo per circa 300 metri. L'uomo era a
caccia con il figlio nei boschi di San Martino in Passiria, in una zona
montagnosa, resa scivolosa dalle nevicate. L'uomo ha messo un piede in
fallo ed e' scivolato, precipitando lungo una scarpata.
(Supereva Notizie.com)
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Infarto al Gabbro
Ultima battuta di caccia al cinghiale per
un pensionato malato di cuore
Livorno. Due infarti, poi un pace-maker
per aiutare quel suo cuore malato. Le battute di caccia gliel'avevano
sconsigliate in parecchi. Ma la passione era piu' forte di qualunque
consiglio. E cosi' il terzo infarto e' stato l'ultimo per Aldo Franchi, 59
anni, infermiere in pensione e volontario della Misericordia. Quando nella
tarda mattinata di ieri si e' sentito male, tra i compagni di battuta al
cinghiale c'era un altro volontario esperto e i tentativi di rianimazione
sono scattati all'istante. E' stato anche mandato subito un medico dal 118
ma a nulla sono serviti massaggi cardiaci e l'uso del defribillatore.
Il cuore del cacciatore non ha piu' ricominciato a
battere e Franchi e' morto prima ancora di arrivare all'ospedale.
E' avvenuto poco prima delle 13 in localita' La
Palazzina, al Gabbro. C'era tutta la squadra di cinghialai al completo per
una battuta come tante altre, solo un po' piu' gelida del solito.
Franchi era appena risalito sulla jeep di un amico
insieme ad altri cinghialaim stavano per trasferisrsi su un'altra
postazione quand lui si e' sentito male. L'uomo si e' messo le mani al
petto accasciandosi sul sedile. Non si e' piu' ripreso. I compagni hanno
subito cercato di aiutarlo, l'altro volontario della Misericordia
gabbrigiana ha tentato subito le terapie di primo intervento. Sul posto
sono arrivate due squadre di volontari, una della Misericordia del posto e
una da quella di Livorno che ha dirottato sul posto un'ambulanza con il
medico del 118, la dottoressa Maria Cicchello. Altri disperati tentativi di
rianimare l'uomo, poi la corsa verso l'ospedale di Livorno dove pero' Franchi
e' arrivato senza vita. Non e' rimasto che avvisare il fratello con cui
Franchi viveva a Gabbro in via della Padula. La vittima, celibe, senza
figli, era in pensione da pochi anni. Aveva lavorato prima come barelliere
all'ottavo terreno dell'ospedale, l'ex reparto di neurologia, mentre negli
ultimi anni aveva svolto servizio come infermiere al pronto soccorso.
"Dopo la pensione la sua seconda famiglia era diventata la nostra
associazione - dice Michele Vadala', responsabile della Misericordia del
Gabbo - dove si occupava dei mezzi meccanici. Una persona amabile,
disponibile, purtroppo innamorata della caccia al punto da dimenticarsi
della sua malattia". A quanto pare infatti Franco, ga' colpito due
volte da infarto, era stato sottoposto a un intervento cardiaco con il
quale gli avevano impiantato un pace-maker. Il corpo e' stato composto
all'obitorio, ancora incerta la data dei funerali. A.d.G
(Il Tirreno)
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Blitz contro i bracconieri.
Montagne passate al setaccio dagli uomini
dell'Ispettorato Forestale di Cagliari, nel tentativo di frenare il
fenomeno del bracconaggio. Nel mirino della squadra di polizia giudiziaria
sono in questi giorni i monti di Castiadas e i Sette Fratelli. L'operazione
vede impegnati una quindicina tra ufficiali ed agenti forestali del
"Nipaf" e delle stazioni di Campu Omu, Sinnai e Castiadas.
L'attività si è finora sviluppata attraverso posti di controllo lungo le
strade, nei quali si eseguono le perquisizioni. Un blitz che ha già
consentito di smascherare alcuni bracconieri e di sequestrare 600 uccelli
tra tordi e merli e una decina di pettirossi, lucherini e verdoni: tutte
specie particolarmente protette dalla legge venatoria. Sequestrate anche
520 reti ancora in fase di preparazione per essere utilizzate nelle
postazioni di cattura e una decina di trappole a scatto per la cattura di
gatti selvatici, che divorano gli uccelli catturati nelle reti. Gli stessi
uomini della Forestale hanno avviato nelle montagne un'operazione di
bonifica dai sistemi di cattura: proprio in questa fase sono state
sequestrate altre 530 reti. Il Comando forestale ha deciso di intensificare
questo tipo di operazioni soprattutto in vista del periodo natalizio e per
il capodanno.
(L'Unione Sarda)
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27 novembre
BELLUNO La disgrazia è accaduta ieri mattina
in Cadore, a monte di Venas. La
vittima, Luciano Cerutti, 56 anni, residente
a Valle è stato colpito in pieno petto
Uccide il guardacaccia scambiandolo per un
cervo
Valle di Cadore
NOSTRO INVIATO
Una fucilata in pieno petto, sparata da un
cacciatore, ha ucciso all'istante un guardiacaccia in pensione. La disgrazia
è accaduta ieri mattina in Cadore, a monte di Venas. La vittima, Luciano
Cerutti, 56 anni, residente a Valle in provincia di Belluno, è stato colpito
in pieno petto da un proiettile che non gli ha lasciato scampo. Un colpo
devastante sparato da un carabina con caricatore Wheaterby Trr calibro 2.70
americano, studiato apposta per abbattere prede di grossa taglia. Il
cacciatore, Edi Del Favero, 46 anni, anche lui di Valle, di professione
carrozziere, ha sparato un solo colpo, ma è stato sufficiente per creare la
tragedia.
Stava proprio cercando il cervo, per la caccia di
selezione, Del Favero, ieri mattina, nella zona di Costa Piana, precisamente
a forcella Duoize a monte di Venas, quando intorno alle 9 ha notato sulla
neve fresca tracce recenti dell'animale. E a una settantina di metri di
distanza, nel bosco, ha notato una sagoma in movimento, seppur offuscata
dalla nevicata e seminascosta da un cespuglio. Non poteva essere che la
preda, lassù a quell'ora. Ha mirato ed ha sparato ad altezza di animale.
Luciano Cerutti è caduto fulminato vicino alla sua baita, mentre era intento
a raccogliere legna. Si era allontanato di un'ottantina di metri per
raccogliere gli stecchi per alimentare un fuoco che aveva acceso a poca
distanza dalla costruzione, e lì è stato colpito a morte. A dare l'allarme è
stato lo stesso Del Favero tramite ricetrasmittente. La comunicazione era
stata captata da un radioamatore che subito allertava il 118 fornendo
indicazioni sul luogo e su quanto era avvenuto. Il Suem di Pieve di Cadore ha
inviato subito un elicottero e sul posto sono sbarcati, con un verricello di
25 metri, un tecnico di elisoccorso ed il medico che ha potuto solamente
constatare il decesso dell'uomo.Il sostituto procuratore della Repubblica,
Roberta Gallego, ha aperto un'inchiesta. L'ipotesi più verosimile è che
l'accusa sia di omicidio colposo.Edi Del Favero è stato interrogato a lungo
dai militari dell'Arma di Cortina i quali hanno posto sotto sequestro il
fucile. La salma, che ancora in mattinata è stata recuperata con una jeep del
soccorso alpino, è stata trasportata nell'obitorio dell'ospedale di Belluno
dove probabilmente sarà eseguita l'autopsia. Luciano Cerutti lascia la moglie
Marcella Del Longo e i figli Giorgio di 13 anni e Alessandra di 30.
Il paese di Valle di Cadore e tutto il mondo venatorio
bellunese è costernato, così il distretto che raggruppa le sette riserve di
caccia della valle del Boite, ha subito decretato, con una nota nell'albo
delle sezioni, tutte d'accordo, due giorni di chiusura dell'attività di
caccia in segno di lutto.
Di Luciano Cerutti un ex collega, l'ispettore Franco De
Bon, traccia un profilo che mette in evidenza un uomo gentile ma caparbio,
disponibile ma rigoroso.Di lui si ricorda quando, dieci anni fa, aveva
scoperto le prime tracce dell'orso appena giunto in Cadore.
Maria Zampieri
(Il Gazzettino)
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