RASSEGNA STAMPA NOVEMBRE '04

 

 

7 ottobre

-Comunicato del 18 novembre 2004 LAC VENETO

A PAESE (TV) CANI DA CACCIA LASCIATI INCUSTODITI ENTRANO IN UN GIARDINO E FANNO UNA STRAGE DI GALLINELLE.

PRESENTATA UNA QUERELA DAL PROPRIETARIO CON L’ASSISTENZA LEGALE DELLA LEGA ABOLIZIONE CACCIA.

Giovedi 7 ottobre scorso il signor Mario Martinelli, artista noto a livello internazionale residente a Paese in via Cal dei mulini in località Troian, è stato svegliato di buon ora dopo l ennesima sparatoria effettuata troppo a ridosso della propria abitazione dai soliti cacciatori.Uscito nel proprio giardino di casa, il sig. Martinelli ha riscontrato la presenza di un cane da caccia che scorrazzava nel proprio giardino e due cacciatori che stavano cacciando a poche decine di metri dalla sua abitazione, in barba alle leggi che prevedono il divieto di caccia ad una distanza inferiore ai 100 metri dalle abitazioni.In seguito all invito reiterato ai due cacciatori di venire a prendersi il cane da caccia questi rispondevano al Martinelli di ammazzare pure il loro cane; le sorprese però dovevano ancora arrivare perché da un sopralluogo effettuato nell ampio giardino venivano rinvenute penne e piume e un cadavere dilaniato dai cani da caccia di una delle diverse gallinelle che prima allietavano il suo giardino (Cf. fotografia in allegato).Questo cittadino ha deciso di rivolgersi alla LAC Lega Abolizione della Caccia che ha rovveduto a dare assistenza legale gratuita per la stesura ed inoltro di una apposita querela alla locale stazione Carabinieri di Paese, i quali ora hanno già avviato alcune indagini per identificare entrambi i cacciatori.

Questi cacciatori ora rischiano di essere perseguiti per ben tre reati previsti dal codice penale, ovvero: uccisione di animali altrui, omessa custodia di animali ed esplosioni pericolose nei pressi di un centro abitato. Invitiamo tutti i cittadini a denunciare danni e soprusi commessi dai cacciatori che non rispettano le leggi, ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto, noi siamo sempre disponibili a dare assistenza legale gratuita con la stesura di apposite querele che devono essere depositate presso le stazioni dei Carabinieri entro novanta giorni dagli eventi.

 

27 ottobre                                   NB Episodio già presente nella tabella di ottobre al n.51

Il racconto è stato fatto ad alcuni amici, dopo aver ferito Raffaele Fent.
Otto giorni la prognosi Una caduta, poi lo sparo
Uno dei due cacciatori sarebbe scivolato col fucile
NICOLA FILIPPI
LAMON. I due cacciatori indagati per lesioni colpose sono iscritti alla riserva di caccia di Lamon e sono due persone «di una certa età». Secondo il racconto di alcuni loro amici, sarebbe stata una caduta accidentale di uno dei due a provocare lo sparo del fucile. Un incidente, insomma. I pallini hanno colpito il lamonese Raffaele Fent, 53 anni, impegnato in una seduta di footing in una strada bianca in località «Gial», su una gamba e su una mano. Portato in ospedale, è stato trattenuto in chirurgia per una notte. Otto giorni la prognosi dei medici del Santa Maria del Prato.
In paese, nei bar e nei locali non si parla d'altro e anche il presidente della Provincia, Sergio Reolon, ha stigmatizzato l'episodio, che ha gettato in cattiva luce sulla categoria dei cacciatori. Ma da quanto si è potuto apprendere la versione data dai due signori, provetti cacciatori, sarebbe il ritratto di un classico incidente. Al momento, i carabinieri hanno raccolto solo la testimonianza e la denuncia - querela del ferito. Dopo la nottata trascorsa in ospedale, Fent ha deciso di portare alla luce l'incidente. Che avrebbe potuto costargli anche caro. Fortunatamente lo sparo ha avuto una traiettoria poco efficace. Solo alcuni pallini hanno raggiunto Fent, ferendolo alla mano e alla gamba.
Il racconto dei due cacciatori, fatto ad alcuni amici, farebbe pensare più ad un incidente, che ad una volontà espressa di sparare. Infatti, al momento dell'incidente, a pochi minuti dalle sette, i due non avrebbero potuto cacciare. A provocare lo sparo, sarebbe stato uno scivolone o qualcosa del genere di uno dei due signori. I carabinieri mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda. Il magistrato di turno valuterà sul da farsi dalla dinamica dell'incidente dopo aver letto il fascicolo delle dichiarazioni dei protagonisti della vicenda.
(Il Corriere delle Alpi, 1 novembre '04)

 

31 ottobre

--Comunicato LACVeneto del 18 novembre 2004

A FARRA DI SOLIGO (TV) ALCUNI CACCIATORI HANNO EFFETTUATO UNA BATTUTA DI CACCIA AI FRINGUELLI SPARANDO INDISTURBATI DIRETTAMENTE DALLA SEDE STRADALE.

Alcuni cittadini simpatizzanti della LAC Lega per l Abolizione della Caccia, hanno segnalato alla sezione trevigiana che a Farra di Soligo (TV), su una zona collinare coltivata a viti di prosecco, ricca di strade, esattamente nei pressi di Forcella San Martino, domenica 31 ottobre scorso alcuni cacciatori hanno effettuato una battuta di Fringuelli (CF. fotografia in allegato), specie cacciabile in deroga grazie alle pressioni del gruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio Regionale, sparando direttamente dalla sede stradale in barba a tutte le leggi che vietano la caccia a meno di cinquanta metri dalle strade. Stando alla segnalazione i cacciatori arrivano abitualmente con l'auto sulle forcelle della zona e sparano indisturbati addirittura dalle sede stradale delle vie comunali per la maggior visibilità che queste offrono per abbattere gli ignari Fringuelli nel volo di migrazione.

La LAC invita tutti i cittadini che dovessero assistere ad episodi del genere a rilevare i numeri di targa dei veicoli dei cacciatori ed a fotografarli, invitandoli a rispettare le distanze di sicurezza e segnalando immediatamente i fatti al 112 dei Carabinieri ed esponendoli alla LAC, scrivendo in via Bellucci 16 a Treviso, o mandando una email a lacveneto@anticaccia.it o telefonando in orario pasti al 347/9385856.

Purtroppo, ha commentato Andrea Zanoni della LAC, la vigilanza venatoria è scarsissima e i cacciatori si sentono liberi di farla da padroni non solo sui terreni dei privati ma addirittura nelle strade comunali dalle quali dovrebbero stare per legge a oltre 50 metri. Di fronte a fatti del genere non vedo poi perché i cacciatori devono lamentarsi di essere considerati delle persone sgradite dai cittadini, agricoltori e proprietari di terreni. A causa di fatti come questi ogni anno si verificano incidenti di caccia con ben 89 feriti e 51 morti come è accaduto lo scorso anno in Italia, senza poi dimenticare che a Treviso da settembre c è già stato un morto di caccia a Tarzo e un ferito grave a Campodipietra di Salgareda.

 

SAN DONA' Cacciatori in fuga all'arrivo dei vigili urbani
SAN DONA'.
Cacciatori indisciplinati, intervengono i vigili. Ieri mattina sono stati segnalati nella zona di via Tessere, a pochi chilometri da San Donà, alcune doppiette che avevano invaso i terreni di alcuni privati. L'allarme è scattato immediatamente e sono stati chiamati i vigili, ma al loro arrivo i cacciatori «fuorilegge» erano già fuggiti, dispersi in mezzo ai campi. La segnalazione non è passata inosservata in quanto è già accaduto altre volte nel territorio sandonatese e anche vicino al litorale che dei cacciatori sparassero addirittura contro le finestre delle abitazioni. Le leggi in materia di caccia sono molto chiare: si può sparare a 100 metri da una casa girando le spalle, 150 sparando nella direzione delle abitazioni oppure una volta e mezza la gittata del fucile. Lo stesse vale per le distanze dalle strade. La multa prevista è di 206 euro per non aver mantenute le distanze. La polizia provinciale nei giorni scorsi ha elevato una decina di contravvenzioni per queste violazioni quasi tutte tra Eraclea e Caorle. In questo periodo sono molti i cacciatori in azione anche perchè è in atto il passaggio delle allodole nel territorio e queste sono tra le prede più ambite dalle doppiette. Così la polizia provinciale ha aumentato i controlli. (g.ca.)
(la Nuova Venezia, 1 novembre '04)

 

-Comunicato LACVeneto dell'1 novembre 2004

DURANTE UNA BATTUTA DI CACCIA SOTTO LA PIOGGIA CACCIATORE VIENE FERITO GRAVEMENTE. INTERVIENE D'URGENZA L'ELICOTTERO DEL PRONTO SOCCORSO DI TREVISO.

LA LAC: I SINDACI VIETINO LA CACCIA NELLE AREE URBANIZZATE.

Verso le 9.30 di questa mattina, alcuni abitanti di Campodipietra, frazione del comune di Salgareda (TV), sono stati attirati da decine di fucilate esplose da cacciatori nelle vicinanze delle abitazioni di via Mariuzzi, a caccia di Fagiani e Tortore dal collare.

Poco dopo gli stessi abitanti, dopo avere sentito l'ennesimo sparo, hanno udito levarsi le urla di dolore di uno di questi cacciatori che chiamava aiuto, essendo stato colpito dalla rosa di pallettoni esplosa da un fucile da caccia.

Viste le preoccupanti condizioni del cacciatore è stato chiesto l'intervento dell'elisoccorso del Suem di Treviso che sopraggiungeva dopo circa venti minuti con un elicottero che atterrava nei pressi di via Mariuzzi, in un campo dove da poco era stato raccolto il mais (nello stesso terreno dove alcuni anni fa è precipitato un Sukoi russo durante una manifestazione acrobatica effettuata nel vicino aeroporto).

Sul posto sono intervenuti per i rilievi di legge i Carabinieri della vicina stazione di Ponte di Piave (TV).

Questo è l'ennesimo di una lunga serie di incidenti che da anni si verificano nelle nostre campagne e colline; solo nella passata stagione venatoria 2003/2004 in Italia si sono verificati ben 130 incidenti di caccia con 89 feriti, di cui 75 cacciatori e 14 civili, e con ben 51 morti, di cui 50 cacciatori e un civile.

L'attuale stagione di caccia sembra non smentire il bollettino di guerra dello scorso anno, in pochi giorni di caccia, a partire dal 19 settembre, ci sono già stati 50 incidenti di caccia con 39 feriti, dei quali 30 cacciatori e 9 civili, e con ben 11 morti (uno dei quali a Tarzo in provincia di Treviso il 26 settembre scorso), dei quali 10 cacciatori e un civile.

La LAC ricorda inoltre il recente episodio di domenica 19 settembre che ha visto dei cacciatori colpire un'auto che era in corsa sulla Pontebbana a Susegana, in provincia di Treviso, all'altezza del Colorado, episodio che poteva trasformarsi in tragedia se il conducente avesse avuto il finestrino abbassato; e i vari episodi di Roncade, Mareno di Piave, Mogliano, Motta di Livenza, San Fior di Sotto, Caerano San Marco, Paese, Ponzano Veneto, Sant’Elena di Silea, Crespano del Grappa e molti altri che hanno visto cittadini costretti a barricarsi in casa per le sparatorie sull’uscio di casa, o con i propri animali domestici uccisi dai cacciatori, o con i propri impianti di irrigazione e orti danneggiati dalle fucilate dei cacciatori o dai cani da caccia.

"Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate" ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto " bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non c'è da stupirsene viste le condizioni in cui si caccia con un altissimo numero di cacciatori che esercita la sua attività violenta e pericolosa in un territorio tra i più densamente popolati al mondo. Si tratta di una schiera di dilettanti perché i cacciatori italiani non hanno avuto un addestramento professionale all'uso delle armi, la maggior parte di loro non ha neanche superato un esame in proposito perché ha preso la licenza di caccia prima che le leggi lo prevedessero. L'esame per la licenza che prevede solo una grossolana conoscenza delle armi è stato previsto per la prima volta solo nel 1977 con la legge 968. Ora, la maggior parte dei cacciatori italiani attualmente in attività ha più di 43 anni, perciò cacciava prima dell'entrata in vigore di quella norma. Non c'è da stupirsi se le scarse conoscenze in materia di armi danno esito mortale in una cinquantina di casi all'anno.

Bisogna poi inasprire le sanzioni per chi spara vicino alle case ed alle strade prevedendo il ritiro della licenza e aumentando e incentivando la vigilanza venatoria." "Ricordiamo ai cittadini che i propri sindaci possono emettere delle ordinanze per chiudere la caccia in determinate aree fortemente urbanizzate" ha commentato Zanoni "noi siamo disponibili a fornire tutte le indicazioni e le ordinanze già in vigore per facilitare questi importanti passaggi amministrativi, chiamateci al 347/9385856 o scrivete a lacveneto@ecorete.it o a LAC Via Bellucci 16 Treviso. Purtroppo nel trevigiano i cacciatori la fanno da padroni perché in molte amministrazioni pubbliche ci sono troppi cacciatori che influenzano negativamente le scelte politiche, come nel caso della provincia di Treviso, dove il Presidente Zaia ha addirittura inserito un capitolo nel suo programma per la valorizzazione, l'incentivazione e la promozione della caccia con tanto di relativi finanziamenti per incontri e manifestazioni varie (cf. L'altra metà della caccia e Hobby e sport nella natura). Inoltre le guardie volontarie, grazie al regolamento della provincia di Treviso, durante i loro spostamenti non possono più verbalizzare i cacciatori che sparano vicino a strade e case, perché da regolamento possono operare solo in determinati comuni segnalati con largo anticipo al comandante delle guardie della provincia. In merito a questo episodio c'è da dire che a Campodipietra la gente è esasperata per i continui spari a ridosso delle case e le conseguenti piogge di pallini; cacciare sotto la pioggia poi risulta ancora più pericoloso come conferma il caso di questa mattina"

 

L'INCIDENTE NELLE CAMPAGNE DELL'ASTIGIANO: IL COLPO PARTITO PER ERRORE
Ferito durante la caccia al fagiano
Scarica di pallini colpisce impiegato torinese: non è grave

Una mattinata di caccia al fagiano s'è conclusa con un incidente che, solo per
fortuna, non ha avuto esiti drammatici. E' successo tutto nelle campagne di
Cellarengo, in frazione Cielo, a pochi chilometri da Villanova Canavese.
Impegnati nella battuta al fagiano c'erano tre cacciatori torinesi: Roberto
Lombardo, 49 anni, impiegato, corso Inghilterra 19, Alberto Morano, 46 anni,
notaio, via Legnano 40, e Andrea Marchetto, 48 anni, assicuratore, via Peano 11.
Tutti cacciatori piuttosto esperti e, almeno due di loro, ottimi conoscitori
anche della zona dove si stava svolgendo la battuta di caccia.
Cosa sia accaduto è ancora all'esame dei carabinieri della tenenza di Villanova
d'Asti. Ma pare che Roberto Lombardo, che si trovava discosto rispetto agli
altri due, abbia fatto un movimento falso, provocando l'esplosione di un colpo
da parte di uno dei compagni di battuta. La rosa di pallini avrebbe raggiunto
l'arbusto dietro al quale si era appostato, ferendolo. Gli altri cacciatori si
sono resi conto subito di quanto era successo ed hanno immediatamente prestato
aiuto a Lombardo. Con i telefoni cellulari è stato dato l'allarme; immediato
l'intervento di un'ambulanza del 118 che ha provveduto a trasportare l'amico
all'ospedale di Asti.
Qui Roberto Lombardo è stato ricoverato in osservazione. Se, nell'immediatezza,
i medici si erano riservati la prognosi, dopo un esame più dettagliato è stato
possibile i accertare che l'uomo, pur raggiunto da decine di pallini, non
presentava nessuna ferita particolarmente grave. I sanitari lo hanno così
dichiarato guaribile in 25 giorni.
Ai carabinieri di Villanova d'Asti toccano invece le indagini. Ovvio che si sia
trattato di un incidente, forse dovuto a semplice disattenzione, ma in questi
casi i rilievi devono essere compiuti con meticolosità. E' comunque subito
emerso che tutti i partecipanti alla battuta erano in possesso di regolari
autorizzazioni e che le armi erano perfettamente regolamentari. La scarsa
gravità delle ferite, tutte superficiali, è inoltre da mettere in relazione alla
distanza fra il punto di sparo ed il luogo dove è stato attinto l'impiegato
torinese. Una distanza sufficiente a far aprire completamente la rosa di pallini
e quindi utile a sminuirne la potenza. I carabinieri invieranno nei prossimi
giorni alla Procura di Asti un dettagliato rapporto, al fine di evidenziare
eventuali responsabilità.

( La Stampa, 2 novembre '04)

SALGAREDA L'incidente è accaduto poco lontano dalla chiesa di Campodipietra dove i due avevano lasciato l'auto
A caccia insieme, spara all'amico
Ha visto una lepre ed ha puntato il fucile. Giancarlo Cappellazzo è ricoverato a Treviso
Salgareda
Giorno di festa, mattina di caccia. Sono circa le nove del mattino a Campodipietra, quando dal fucile di Piero Segato, 56 anni, parte la munizione spezzata con pallini da 4mm, che colpisce e ferisce in modo serio, l'amico Giancarlo Cappellazzo di 58 anni. I due hanno confidenza con le armi e da sempre vanno a caccia assieme. Così è stato anche ieri mattina, nonostante il tempo non fosse particolarmente generoso. I due amici sono arrivati con le loro auto nei pressi di una casa abbandonata in Via Mariuzzi, a poche centinaia di metri dalla chiesa di Campodipietra. Hanno fatto scendere i cani e poi si sono immersi nella natura. Attorno alle 9, Piero Segato ha visto una lepre, ha mirato, poi ha premuto il grilletto. Senza rendersi conto che dietro al cespuglio che si muoveva c'era l'amico Cappellazzo. Il 58enne è stato raggiunto dai pallini nella parte alta della coscia. Immediatamente, sentendo le urla, sul posto, che non dista molto dal centro del paese, sono arrivati diverse persone. Ma al momento in cui è partito il colpo dall'arma non c'era nessuno presente oltre naturalmente ai due amici.Sul posto è immediatamente intervenuta l'ambulanza oltre all'elicottero del Suem di Treviso. Sono giunti anche i Carabinieri della stazione di Ponte di Piave. Giancarlo Cappellazzo è stato trasportato al Cà Foncello di Treviso per le cure mediche e gli accertamenti del caso. Ora l'impresario edile, molto conosciuto e stimato in paese, è ricoverato nel reparto di Chirurgia Vascolare, la prognosi parla di una ferita di media gravità, e non sarebbe quindi in pericolo di vita.Incidenti di questo tipo, è la prima volta che avvengono in questa zona. Matteo Zoggia, presidente dei cacciatori di Salgareda, è stato tra i primi ad essere informati di quanto accaduto: «Sono molto dispiaciuto per quello che è successo. Sono incidenti, che non devono, ma possono capitare, un po' come gli incidenti stradali, non devono, ma possono succedere. Ho parlato di persona con chi ha fatto partire il colpo, ed abbiamo già avviato la procedura per l'assicurazione».
Nel frattempo la LAC (Lega anti caccia) ha invitato i sindaci a vietare, attraverso apposite ordinanze, la caccia nei centri urbani. «Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate - ha commentato ieri Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto - bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia».
Andrea Zambenedetti
(Il Gazzettino, 2 novembre '04)

 

Spara a fagiano, centra una finestra e sfiora una donna.
Non sara' certo premiato per la sua "infallibile" mira ma, anzi, rischia una denuncia e forse il ritiro del patentino per non aver rispettato le distanze di sicurezza. Protagonista un cacciatore maldestro che qualche giorno fa ha rischiato di trasformare una battuta di caccia in dramma. Appostatosi nei pressi di Cascina Fornace, a Paderno d'Adda (Lecco), alla ricerca di animali da mettere al forno, dopo aver individuato un grosso fagiano nascosto dietro ad una siepe di lauro, ha imbracciato il suo fucile da caccia esplodendo il colpo, forse senza rendersi conto che la siepe fa da recinzione ad un condominio: i pallini sono finiti dritti contro una finestra sfiorando una donna che si trovava sul balcone di casa a stendere panni. Riavutasi dal comprensibile choc, la padernese ha chiamato la Polizia Locale messasi subito a "caccia" dell'uomo che si era dato alla fuga quando si e' accorto dell'errore.

(AGI, 2 novembre '04)
(Animalieanimali)

 

Sarroch. A Perd'e Sali e Porto Columbu contestano gli sconfinamenti dei cacciatori
Troppe doppiette a due passi dalle case
Troppe fucilate tra le case. E i residenti di Porto Columbu e Perd'e Sali si ribellano. Non hanno più intenzione di sopportare gli sconfinamenti dei cacciatori, non vogliono più sentirsi minacciati dalle rose di pallini che troppo spesso finiscono nei cortili, nei giardini delle villette delle due lottizzazioni costiere tra Sarroch e Pula. La protesta era venuta a galla l'anno scorso. E ancora due anni fa. E ora la storia si ripete. Anche ieri, come accade in coincidenza con l'apertura della stagione venatoria, sono decine e decine le telefonate che giungono alla stazione dei carabinieri e ai vigili urbani di Sarroch. Gli abitanti dei due centri residenziali costieri protestano per le fucilate esplose dai cacciatori troppo vicini alle abitazioni. «Non ne possiamo proprio più», dice, Rossi, «siamo quasi costretti a restarcene a casa la domenica». I residenti della zona chiedono provvedimenti e una maggiore assiduità nei controlli soprattutto in quei giorni in cui la caccia è aperta. «Vado a caccia da trent'anni e non ho mai sparato verso le case, per colpa di qualcuno non possiamo passarci tutti», spiega un cacciatore sarrochese che, senza giustificare le gesta di colleghi meno disciplinati, si sente in dovere di evitare che tutta la sua categoria sia danneggiata dai comportamenti scorretti di pochi. I residenti di Perd'e Sali dal canto loro sono stanchi di dovere combattere contro il fracasso degli spari ma soprattutto sono stanchi di non poter stare tranquilli nemmeno nelle colline a ridosso delle case. Adesso la parola passa all'amministrazione comunale che in merito alla questione ha dichiarato di aver chiesto maggiori pattugliamenti alle forze dell'ordine proprio nei giorni nevralgici, per stroncare il fenomeno al più presto, e restituire ai residenti la dovuta serenità. Storia vecchia, insomma, quasi un appuntamento fisso dell'autunno quando i seguaci di Diana si ritrovano per dar sfogo alla loro grande passione. Ma gli "sconfinamenti", il rapporto troppo ravvicinato con i centri abitati non piacciono a chi si ritrova costretto a dover schivare i pallini a due passi dalle proprie abitazioni. Insomma, il dito è puntato contro i cacciatori che ogni domenica si spingono nell'immediata periferia di Perd'e Sali e Porto Columbu creando troppi disagi a chi in questi due insediamenti urbani abita o si trasferisce per trascorrere il fine settimana. Andrea Caschili
(L'Unione Sarda, 2 novembre '04)

 

Cacciatore di frodo prima gli spara e poi tenta di investirlo - 3 nov 04
Giuseppe Faedda è stato sorpreso da un compaesano.

È stato scoperto, o forse è stato disturbato, mentre cacciava di frodo: e così gli ha sparato contro. Lui, insieme ad altri due amici, era appostato in mezzo alla macchia mediterranea in attesa del primo cinghiale. All'improvviso, però, un altro cacciatore ha notato la loro presenza. La reazione è stata istintiva: un colpo di fucile a palla. La mira fortunatamente non è stata precisa, ma Giuseppe Faedda 55 anni di Norbello, è stato comunque arrestato con l'accusa di tentato omicidio. Tutto è accaduto nella tarda mattinata di lunedì, giornata di festa. I tre amici, compaesani, avevano deciso di organizzare una battuta di caccia al cinghiale, vietata fino al 14 novembre. Nelle campagne del paese, di buon mattino, si erano nascosti dietro un cespuglio, armati di fucile a palla. Non proprio l'ideale, insomma, per mirare animali di piccola taglia. Poco prima di mezzogiorno, però, qualcuno li ha disturbati: un altro cacciatore che passava da quelle parti. Un volto noto, una faccia!
antipatica per vecchie incomprensioni. I tre si sono visti scoperti e Giuseppe Faedda, operaio, avrebbe reagito sparando contro quell'uomo, A. M. 41 anni, anche lui di Norbello. Un colpo partito per sbaglio? O forse voleva solo spaventarlo? Ha mirato dritto, ma per fortuna sbagliando l'obiettivo. A quel punto la tensione è salita alle stelle. Sono volate parole grosse e lo scambio di vedute non è stato proprio cortese. Spaventato, l'uomo ha chiamato i carabinieri, ma i tre amici hanno pensato bene di darsela a gambe, risalendo in tutta fretta a bordo di un grosso fuoristrada. A. M., però, non si è perso d'animo e ha tentato in ogni modo di bloccarli. Ha addirittura deciso di mettersi in mezzo alla strada per evitare che il fuoristrada potesse passare. Ma Giuseppe Faedda, che era alla guida del mezzo, avrebbe comunque premuto sull'acceleratore. L'uomo ha quindi avuto giusto il tempo di tuffarsi in una cunetta per evitare di essere travolto. Ma neanche questa volta si è pers!
o d'animo. Si è rialzato e ha cercato di bloccare ancora una v!
olta la fuga dei tre. Il fuoristrada a quanto pare non ha frenato. L'uomo sembra sia finito sul cofano del mezzo, travolto in pieno, e poi è stato scaraventato a terra. I tre hanno dunque proseguito la loro corsa facendo perdere le tracce. Dopo pochi minuti sono giunti i carabinieri della compagnia di Ghilarza, ma il fuoristrada era già andato via. Contemporaneamente sono partite le ricerche dei tre amici. Giuseppe Faedda per tutto il pomeriggio è diventato irreperibile, mentre i suoi compagni sono stati subito fermati. Nei confronti di I. M. di 65 anni e Q. M. di 46 è scattata la denuncia per favoreggiamento. Fino al tardo pomeriggio i militari hanno continuato a cercare l'operaio. In casa non c'era traccia, il telefonino squillava a vuoto, in giro non si è visto, al bar pare non sia neppure passato. E alla fine è stato trovato mentre usciva dall'abitazione di Abbasanta, poco dopo le sette di sera. È stato trasferito in caserma e successivamente accompagnato in carcere con !
l'accusa di tentato omicidio. Dalla sua abitazione sono stati sequestrati alcuni fucili e numerose munizioni, oltre che il fuoristrada.
Nicola Pinna
(L'Unione Sarda, 3 novembre '04)

Il ventitreenne titolare della Cultura nel Comune laurentino è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all'ospedale Santa Croce
Assessore ferito da un colpo di carabina
Drammatica battuta di caccia: Sabatini è in prognosi riservata
SAN LORENZO IN CAMPO
- L'assessore alla Cultura del Comune laurentino, Lorenzo Sabatini, è ricoverato all'ospedale Santa Croce di Fano dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Il giovane amministratore è stato colpito all'addome da un colpo partito accidentalmente ieri mattina durante una battuta di caccia al cinghiale nella zona di San Savino.
Il drammatico incidente si è verificato ieri mattina alle 11.00 nella zona vicina alla strada provinciale. Il giovane assessore era partito per una battuta di caccia al cinghiale con un gruppo di amici. Stando alle prime ricostruzioni, Lorenzo Sabatini, 23 anni nato a Fano ma residente a San Lorenzo in Campo, era lontano dal gruppo dei cacciatori quando un colpo, partito accidentalmente da una carabina, lo ha centrato all'addome.
I cacciatori, resisi subito conto della gravità della situazione, hanno immediatamente avvertito il 118. Sul luogo sono arrivati gli uomini del Potes di Cagli che hanno recuperato il ferito. Era stato anche richiesto l'intervento di Icaro, l'eliambulanza dell'ospedale regionale di Torrette, che non è potuto atterrare a causa della nebbia. Insieme al 118 sono intervenuti i vigili del fuoco di Cagli e i carabinieri di Cagli e di Pergola. Il giovane assessore laurentino è stato trasferito all'ospedale Santa Croce di Fano, dove nel pomeriggio è stato sottoposto ad un intervento chirurgico.
Sgomento a San Lorenzo in Campo per il dramma che ha colpito una persona molto conosciuta. A Lorenzo Sabatini che lavora anche con la Pro loco, si deve il recupero della Contesa dei Mulini, il palio che si tiene nel corso della manifestazione "Mestieri e mercanti". Tutti, dal sindaco fino ai semplici cittadini, si chiedono come sia potuto succedere, nella speranza che le conseguenze non siano gravi.
"Speriamo che vada tutto bene e che non sia niente di grave", ha commentato il sindaco Di Francesco; "Siamo in contatto con l'ospedale per avere notizie", spiega l'assessore Valeria Bartocci, responsabile insieme a Sabatini della riscoperta della Contesa dei Mulini. Poca la voglia di parlare, in attesa di notizie. Lorenzo Sabatini, dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico a fegato, milza e intestino, si trova ricoverato nel reparto di Rianimazione del Santa Croce in prognosi riservata.
MATTEO CARBONE
(Corriere Adriatico, 4 novembre '04)

 

Drammatico incidente di caccia nelle campagne di Pergola, il giovane è stato raggiunto da un pallettone
Spara al cinghiale, colpisce l'amico
Gravissimo Lorenzo Sabatini, 23 anni, assessore a S. Lorenzo in Campo
di EMY INDINI
PERGOLA - Un unico colpo di fucile sparato da qualche metro di distanza. Un proiettile micidiale, un blocco di piombo sferico e appuntito che avrebbe dovuto sfondare il cranio di un cinghiale e che, invece, ha trafitto l'addome di un giovane assessore comunale di San Lorenzo in Campo. Si tratta di Lorenzo Sabatini, 23 anni, studente universitario e membro della giunta laurentina con delega allo Sport, alla Cultura e alla Pubblica istruzione, ricoverato da ieri mattina in prognosi riservata all'ospedale Santa Croce di Fano. E' successo tutto in pochi concitati secondi, poco prima delle 11. Una fatalità, un incidente durante una battuta di caccia nei boschi della zona di Fenigli, nelle campagne di Pergola. Un errore, una traiettoria calcolata male da chi ha fatto esplodere il colpo da un fucile, una carabina Benelli a palla unica, caricato con speciali pallettoni di piombo, grossi e appuntiti. Ed è così che quel proiettile ha accidentalmente colpito il giovane assessore. Erano numerosi i cacciatori impegnati nella battuta al cinghiale di ieri mattina. Quella agli ungulati, infatti, è una caccia particolare che ha varie fasi e si fa in gruppo da un minimo di venti fino anche a 50 persone. A ricostruire la dinamica dell'incidente i carabinieri di Pergola intervenuti sul posto insieme ai vigili del fuoco di Cagli e all'ambulanza del 118. Dall'ospedale anconetano di Torrette era partita anche l'eliambulanza che, però, non è riuscita ad atterrare a causa della nebbia.
Lorenzo Sabatini sarebbe stato colpito per sbaglio dopo la fase "dell'armatura", quando, cioè, i cacciatori si dispongono "alla posta", al punto di tiro, da dove, si presuppone dovrebbe passare il cinghiale spinto dai cani. E proprio mentre si trovava nella sua postazione che il 23enne laurentino sarebbe stato colpito dal pallettone. Quando sono arrivati i soccorsi, allertati immediatamente dagli altri cacciatori vicini al luogo dell'incidente, Lorenzo Sabatini era cosciente e parlava. La prima diagnosi dei medici del Santa Croce è di un "trauma toracico addominale". Le condizioni del giovane assessore restano tuttora gravi, ma non corre pericolo di vita.
Lorenzo Sabatini, nonostante la sua giovane età, è molto conosciuto a San Lorenzo in Campo dove vive con i genitori, soprattutto per il suo impegno politico. La sua militanza nella Margherita lo ha portato a essere eletto, nell'ultima tornata, come assessore allo Sport e alla Cultura del suo Comune. «Sono ancora frastornato» è stato il commento di Antonio Di Francesco, il sindaco di San Lorenzo, ancora sotto choc dopo aver appreso la notizia dell'incidente. Erano anni che nella zona non succedeva una fatalità così grave durante una battuta di caccia. L'ultimo episodio si trasformò in tragedia con la morte di un ragazzo colpito per sbaglio da un proiettile a Serra Sant'Abbondio.
(Il Messaggero, 4 novembre '04)

 

Dopo la tragica battuta di caccia Resta gravissimo l'assessore ferito
SAN LORENZO IN CAMPO - Restano gravi, seppure stabili, le condizioni di Lorenzo Sabatini, l'assessore alla Cultura del Comune di San Lorenzo in Campo rimasto ferito mercoledì mattina durante una battuta di caccia al cinghiale. Lorenzo Sabatini è ancora ricoverato nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Santa Croce di Fano; i medici non hanno ancora sciolto la prognosi.
Il ventitreenne assessore nel pomeriggio di mercoledì è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico (durato sei ore) alla milza, al fegato e all'intestino, gli organi lesionati dal proiettile che lo ha colpito all'addome. Un colpo destinato ad un cinghiale e che invece ha centrato il giovane che si trovava a circa trecento metri di distanza dal gruppo di cacciatori con i quali aveva raggiunto la zona di San Savino, tra Pergola e Frontone.
Le condizioni di Lorenzo Sabatini erano apparse subito critiche, tanto che si era alzata in volo anche Icaro, l'eliambulanza che avrebbe dovuto trasferirlo all'ospedale regionale di Torrette di Ancona; eliambulanza che però non era potuta atterrare a causa della nebbia che nella mattinata di venerdì avvolgeva l'entroterra. Era stato quindi il 118 di Cagli ha trasportare in ambulanza l'assessore del Comune laurentino al nosocomio fanese. Qui è ancora ricoverato, nel reparto di Rianimazione. Da dove tutti, dal sindaco Antonio Di Francesco ai membri dell'Amministrazione e ai componenti della Pro Loco fino ai semplici cittadini, attendono l'arrivo di buone notizie sulla salute dell'assessore alla Cultura.
M.C.
(Corriere Adriatico, 5 novembre '04)

 

Mossano. Agricoltore contro i cacciatori
Difende i suoi olivi a colpi di querele
( g. p. ) «I cacciatori non possono passare sui miei campi, perché ci sono piante d'olivo e si tratta quindi di coltura specializzata, tutelata dalla legge. Quando lo faccio presente a loro, il più delle volte protestano un po' e se ne vanno. Ma non accetto assolutamente che qualcuno arrivi a minacciarmi». Così Girolamo Bertuzzo, agricoltore di Mossano, ha sporto querela contro un cacciatore, C. E., anch'egli residente a Mossano, per un episodio che risalirebbe ad alcuni giorni fa. «Una mattina - racconta Bertuzzo - mi trovavo sui miei campi, dove c'è un oliveto in piena produzione. Ho visto arrivare questa persona con i suoi cani. Gli ho spiegato che non potevano entrare nei miei campi, né lui né gli animali. Per tutta risposta, egli ha mandato dentro i cani, e mentre cercavo di farli uscire, ha sparato un colpo di fucile in aria, dicendo: "Se non vai via, con il prossimo colpo ti ammazzo". Conosco questo cacciatore, è del mio paese, non avrei mai pensato che potesse avere un comportamento del genere. Ma non posso tacere, e l'ho querelato per minacce».
Un paio d'anni fa Bertuzzo era stato coinvolto in un episodio simile,con un altro cacciatore, anch'egli querelato.
«Per poter mettere la tabellazione con il divieto d'ingresso ai cacciatori - aggiunge Bertuzzo - devo attendere l'approvazione del nuovo piano venatorio regionale».
(Il Giornale di Vicenza, 4 novembre '04)

 

Lugo. I proprietari del complesso a Lonedo denunciano gravi disagi ai visitatori causati dai cacciatori
Tiro a segno su villa Piovene
di Annamaria Polga
È un problema di cui si è parlato spesso: i pallini delle cartucce sparate dai cacciatori a volte "piovono" addosso alle abitazioni o, peggio ancora, alle persone. Questa volta le lamentele arrivano da Lonedo di Lugo, località conosciuta per la presenza di due importanti opere palladiane (villa Piovene Porto Godi e villa Godi Malinverni).
La proprietaria di villa Piovene, la contessa Caterina Piovene Porto Godi, lancia anche un appello affinché il problema venga preso in seria considerazione: «Annesso a Villa Piovene - spiega la contessa - c'è un grande parco all'inglese da tempo sotto la tutela dell'Unesco che l'ha inserito nel circuito dei Giardini storici d'Europa. Il parco si trova sul colle di Lonedo anch'esso da tempo sotto la tutela dell'Unesco. Si tratta quindi di una zona integra dal punto di vista naturalistico e perciò particolarmente frequentata dai cacciatori della zona. Ora purtroppo questi cacciatori stanno creando grossi disagi ai numerosi turisti che ogni giorno visitano il parco: recentemente è capitato, infatti, che i pallini delle cartucce siano piovuti addosso ad alcuni visitatori che si sono seriamente lamentati, chiedendo anche il rimborso del biglietto.
«Faccio presente - aggiunge la contessa - che non ho alcun aiuto o sussidio per il mantenimento del grande parco, che io tuttavia considero patrimonio di tutti. Il parco è di inestimabile valore naturalistico, ricco di piante secolari, è caratterizzato inoltre da grotte naturali nelle quali sono state rinvenute testimonianze dell'epoca preistorica, e dalla presenza di uccelli rarissimi e di particolare importanza. Mi appello quindi al buon senso di ciascuno affinché il problema venga affrontato e risolto, soprattutto per l'immagine che diamo di noi in Italia e in Europa».
(Il Giornale di Vicenza, 4 novembre '04)

 

Caccia al cinghiale nel salotto
DAVAGNA La padrona di casa ha chiamato i carabinieri. Persa la preda, i segugi si sono avventati sul cibo dei gatti
Muta di 13 cani fa irruzione in una villetta e semina il panico
Davagna «Sembrava la Carica dei 101». Ha ritrovato il sorriso e il senso dell'umorismo Maria Teresa Morano, ma l'altro giorno non sorrideva affatto, quando si è vista la casa invasa da una muta di tredici cani, impegnati in una caccia al cinghiale nella zona di Davagna. La signora Morano, 63 anni, pensionata, animalista, vegetariana e ovviamente anticaccia, si trovava nella sua casa di campagna, Sezura, frazione di Rosso di Lavagna, una casa che è stata messa sottosopra dai segugi in cerca di prede, che hanno trovato non un cinghiale, ma crocchette e cibo per gatti. Apprezzatissime, per la verità.
«Era una bellissima giornata, il 2 novembre - racconta Maria Teresa - e sono salita a Sezura, per andare la cimitero. Poi,vista la clemenza del tempo,mi sono dedicata alla casa: volevo piantare dei bulbi, fare le pulizie e il bucato, ho aperto tutte le porte e tutte le finestre, e ho steso i panni sul terrazzino. Appena uscita per stendere una asciugamano, ho visto che proprio lì sotto stava fermo un cinghiale in fuga». Evidentemente lo hanno fiutato anche i tredici cani di una squadra di cacciatori che stava battendo la campagna sulle tracce dei cinghiali. Infatti, la signora li ha sentiti da lontano, ha sentito i campanacci e il latrare dei cani. «Ma, mentre il cinghiale poco dopo è sparito - riprende a raccontare Maria Teresa - improvvisamente dalle porte aperte sono entrati come delle furie quei cani. Si sono gettati sul lavello, erano evidentemente assetati, poi hanno dato l'assalto alle mie riserve del cibo per gatti. Io raccolgo anche randagi, e avevo trenta chili di crocchette e molte scatolette. Il mio gatto si è terrorizzato, e a dire la verità anche io ho avuto un po' paura».
Dopo aver lasciatola casa in una condizione che si può immaginare, tra fango, oggetti rotti, escrementi, la muta devastante è finalmente uscita, richiamata anche dai cacciatori. «Ma sono arrivati un po'in ritardo - ironizza la signora Morano - tanto che io avevo addirittura chiamato i carabinieri. Ai cacciatori ho fattole mie risentite rimostranze, ma uno di loro mi ha detto che potevo mandare via i cani prendendoli a calci. Ma scherziamo, gli ho detto. Prenderei più volentieri a calci lei! Io amo tutti gli animali, non mi sognerei mai di maltrattarne uno per nessun motivo». Ora che cosa farà, signora Morano? «Non voglio sporgere denuncia - chiarisce Maria Teresa - perché in realtà non mi è successo niente di grave, a parte la casa per aria e il cibo per gatti divorato. Ma comunque è stato un fatto che ha una sua gravità. Potevano esserci in casa bimbi piccoli, o persone molto anziane, e poteva succedere qualcosa di pesante. Io sono contro la caccia, ma finchéè consentita dalla legge, rispetto la legge. Ma so che c'è anche una legge che disciplina la custodia degli animali. I cacciatori dovrebbero rispettarla, o no?».
Mara Queirolo
(Il Secolo XIX, 5 novembre '04)

 

Livorno
Cacciatore muore d'infarto durante una battuta
.

Un cacciatore di 67 anni e' morto ieri durante una battuta di caccia a causa
di un malore. L'uomo, Graziano Mariottini, si trovava nei boschi di Santa
Luce, nelle campagne al confine tra le province di Livorno e Pisa, in
compagnia di alcuni amici quando e' improvvisamente caduto a terra.
I compagni di caccia hanno inizialmente pensato a una caduta accidentale
dovuta a un inciampo e si sono precipitati a soccorrerlo chiamandolo, ma
senza ottenere risposta. Immediata anche la richiesta di aiuto al 118, giunto
sul posto con un' ambulanza con medico, ma i cui estremi tentativi di
rianimazione sono risultati vani. Mariottini e' morto praticamente sul colpo,
stroncato da un infarto. (ANSA, 5 novembre '04)

 

Imperia, 14:23
Cacciatore spara e ferisce gravemente un compagno
Un cacciatore è rimasto gravemente ferito da un colpo di fucile esploso accidentalmente da un compagno di caccia. L'uomo è stato trasportato in elicottero all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, in provincia di Savona, e ora è ricoverato in rianimazione. L'incidente è avvenuto stamani, verso le 9:30, in località Marcora, a Isolabona, nell'entroterra di Ventimiglia. Stando ai primi accertamenti, il cacciatore avrebbe riportato un'ampia ferita all'addome con paralisi degli arti inferiori e sospetta lesione del midollo spinale.
(La Repubblica,7 novembre '04)

 

Lecce, 16:34
Colpi di fucile uccidono agricoltore, ferita la moglie


Un anziano agricoltore, Paolo Errico, di 74 anni, è stato ucciso nel primo
pomeriggio a colpi di fucile mentre raccoglieva le olive. Sua moglie, Anna
Galati, che si trovava con lui nel fondo di loro proprietà nelle campagne di
Supersano, è rimasta ferita in maniera lieve e si trova ora ricoverata
nell'ospedale di Casarano, in provincia di Lecce. A quanto si è appreso, i
due coniugi sono stati raggiunti dai colpi sparati con un fucile, forse da
caccia.

(La Repubblica, 7 novembre '04)

 

TREBASELEGHE/PIOMBINO DESE I residenti insorgono contro le incursioni dei cacciatori vicine alle abitazioni
Pallini piovono nel cortile di casa
Le doppiette cominciano a sparare prima dell'alba. Chiesto l'intervento della Polizia Provinciale
Trebaseleghe
(V.M.) Tra pallettoni che cadono nei cortili delle abitazioni e risvegli traumatici prima dell'alba, ormai non ne possono più dei cacciatori. Numerosi residenti nelle campagne tra Trebaseleghe e Piombino sono sul piede di guerra per le "profonde incursioni" dei cacciatori che, specialmente negli ultimi mesi, sembrano spadroneggiare incontrastati, non solo nei campi, ma anche nelle aie di casa. Della questione è stata anche informata la Polizia Provinciale che ha promesso una sorveglianza più accurata, ma intanto il pericolo è che tra residenti e "doppiette" possa nascere anche qualche insano incidente.
«Già più di qualche volta mi è capitato, in pieno giorno, di vedermi piovere dei pallettoni nel cortile di casa - racconta una donna - e a nulla sono servite le mie rimostranze: quando ho protestato verso i cacciatori, che si aggiravano indisturbati nelle vicinanze dell'abitazione, questi dapprima si sono messi a ridere, allontanandosi però a gambe levate quando ho preso in mano il telefonino per chiamare la polizia».
Ma capita anche che parecchie famiglie siano svegliate da raffiche di spari ben prima dell'alba: orario prestabilito per l'inizio della caccia. «In queste settimane la tranquillità della mia casa immersa nella campagna - dice un residente - è diventata, al contrario, un inferno. Ogni mattina frotte di cacciatori iniziano a sparare ben prima del sorgere del sole, non curandosi della vicinanza delle case. Forse vogliono spaventare gli animali, anche perchè senza luce penso non si possa cacciare molto. Ma intanto svegliano più o meno verso le quattro di mattina numerose famiglie del circondario, che invece vorrebbero dormire perchè più tardi magari devono anche andare a lavorare».
Insomma una situazione al limite della rottura, che forse solo il promesso e immediato intervento della Polizia Provinciale può impedire che degeneri in incresciosi episodi di ripicca reciproca.
(Il Gazzettino,7 novembre '04)

 

Casalmaggiore. Allertati i vigili che si buttano invano sulle tracce delle doppiette
Donna 'nel mirino' dei cacciatori
Spari intorno alla casa, l'anziana si affaccia e li rimprovera
CASALMAGGIORE
- Ha aperto la finestra di casa e si è trovata davanti i cacciatori in piena battuta. Brutta sorpresa, ieri mattina verso le 9.30, per una donna residente in una cascina posta tra il Santuario della Madonna della Fontana e Cappella. Un'abitazione che sorge in piena campagna e per questo 'perseguitata' dalle doppiette. Ieri mattina, però, i cacciatori hanno superato ogni limite avvicinandosi troppo alla casa. Così, quando la donna se li è trovati davanti ha perso la pazienza:«Ma cosa fate qui? Siete impazziti?», ha gridato verso i cacciatori che, imperterriti, hanno proseguito la loro battuta di caccia diretti verso il centro abitato di Cappella. Alla donna, quindi,non è rimasto altro da fare che segnalare l'accaduto alla Polizia locale che è immediatamente giunta sul posto lanciandosi alla ricerca, purtroppo senza esito, dei cacciatori. Come detto, la zona in cui è posta la cascina è già stata altre volte teatro di problemi legati alla presenza dei cacciatori. Solo un mese fa, tra l'altro, a Casalmaggiore alcune doppiette avevano preso di mira una zona di riserva con i pallini che erano piovuti sulle tende da sole di una casa. (a.c.)
(La Provincia, Quotidiano di Cremona e Crema, 7 novembre '04)

 

Valtellina, pensionata-escursionista vola per trecento metri
Cacciatrice muore in un dirupo per recuperare il camoscio ucciso
Era insieme al marito e al fratello che ha tentato invano di tenerla per una mano

SONDRIO - E" scivolata per trecento metri in un dirupo ed è morta sul colpo. La vittima della tragedia avvenuta ieri mattina in Val d"Arigna, una località nel comune di Ponte in Valtellina, è una pensionata: Adele Fojanini Vanotti, 62 anni, esperta escursionista e conoscitrice della montagna, morta durante una battuta di caccia. La donna, assieme al marito Franco e al fratello, sabato aveva abbattuto un camoscio e ieri si era riportata in quota - a circa duemila metri - per il recupero dell"animale. Poco dopo le 10, mentre stava salendo un pendio ripido, Adele Fojanini Vanotti è scivolata per alcune centinaia di metri. Il fratello, nel tentativo di afferrarla, ha riportato una leggera contusione alla spalla e al braccio sinistro, mentre il marito Franco, 61 anni, ex-tipografo, distanziato di alcune decine di metri ha visto l"improvvisa caduta ed ha lanciato l"allarme alla centrale operativa del 118.
L"équipe medica ha raggiunto la zona poco dopo le 11 e non ha potuto fare altro che constatare la morte della pensionata. I volontari del Soccorso Alpino hanno recuperato la donna in fondo ad un dirupo con il verricello, quindi un elicottero della Guardia di Finanza ha trasportato il cadavere all"obitorio dell"ospedale di Sondrio.
All"origine dell"incidente ci potrebbe essere l"improvviso abbassamento della temperatura, che ha reso ghiacciato il fondo del sentiero lungo il quale stava procedendo la donna: sarebbe bastata una banale perdita di equilibrio per provocare la tragedia. L"attrezzatura e l"abbigliamento indossati della vittima erano adeguati alle condizioni climatiche di ieri. La Procura ha aperto un"inchiesta per chiarire l"esatta dinamica della tragedia.
Ieri sera parenti e amici radunati davanti all"obitorio dell"ospedale di Sondrio parlavano ripetevano: «Una morte assurda». A Sondrio e in tutta la Valtellina, la pensionata era conosciuta per la sua passione per la montagna e la caccia. Spesso il Comprensorio Alpino affidava alla famiglia Vanotti compiti di selezione e abbattimento degli animali considerati in eccesso nelle valli della zona: un compito che presupponeva profonda conoscenza della montagna e di tutte le misure per prevenire incidenti.
Angelo Panzeri
(Corriere della Sera, 8 novembre '04)

 

Pauroso volo in un dirupo: perde la vita sul colpo Vittima una esperta cacciatrice del capoluogo impegnata con il marito e un fratello in un'escursione in Val d'Arigna La comitiva stava recuperando un camoscio abbattuto sabato e finito in un luogo impervio a quota 1.800 metri
Un volo di 200 metri in un dirupo: impossibile farcela. Adele Foianini, sondriese di 62 anni, ha perso la vita ieri mattina poco prima delle 11 in località Forni, in Val d'Arigna. Lungo quello scosceso dirupo, a quota 1.800 metri nel territorio comunale di Ponte in Valtellina, si era avventurata in compagnia del marito Franco Vanotti, del fratello Luigi e di un amico, Daniele Messa. La comitiva era impegnata in un'escursione per recuperare il camoscio ucciso sabato proprio da Adele nel corso di una battuta di caccia e finito in un canalone scosceso. Muniti di tutti i permessi richiesti in questi casi, i quattro si sono così portati in zona. Arrivati al canalone, Adele Foianini e il fratello hanno cominciato a salire verso il punto in cui si trovava il camoscio. Poco dopo però la donna è rimasta vittima di una scivolata. In quel punto il fianco della montagna è ripidissimo e Adele Foianini è precipitata a valle per quasi 200 metri, sotto gli occhi dei marito e dell'amico che si trovavano a una quota inferiore. Illeso il fratello che era a pochi metri da lei. «L'ho vista da quando ha cominciato a cadere fino a quando è arrivata in fondo. È una scena che continuo ad avere davanti agli occhi e che non posso nemmeno descrivere». Pochi istanti dopo è scattato l'allarme. Sul posto si sono portati l'elicottero del 118, quattro uomini del Sagf (il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza) guidati dal maresciallo Christian Maioglio e un paio di unità del soccorso alpino del Cai. Quando il personale medico ha raggiunto la donna non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. Delle indagini, di prassi in questi casi, si occupano i carabinieri della stazione di Ponte coordinati dal comandante Antonio Aversano. Non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che a provocare la tragedia sia stata una semplice fatalità. La vittima è stata portata alla camera mortuaria dell'ospedale di Sondrio dove, nel pomeriggio, è stata sottoposta a ricognizione cadaverica. Della vicenda è stata informato il procuratore Gianfranco Avella. Cacciatrice espertissima, Adele Foianini era in possesso della licenza da 40 anni. La sua specialità, ricordano gli amici, era la "tipica alpina". «Ultimamente poi aveva frequentato i corsi per cacciatore esperto e aveva ottenuto il diploma. Ne era orgogliosissima - ricorda il marito Franco -. La caccia era la sua passione, oltre che l'occasione per dei bellissimi fine settimana a Quai, in Val d'Arigna». Con la stessa passione Adele Foianini si impegnava nel sociale: da tempo rivestiva la carica di vicepresidente dell'Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro). Riccardo Carugo
(La Provincia di Sondrio, 8 novembre '04)

 

PONTE IN VALTELLINA (SONDRIO), 7 NOV - Una esperta cacciatrice di 62
anni, Adele Vanotti, di Sondrio, e' morta oggi precipitando da una
parete rocciosa mentre con il fratello era impegnata nel recupero di un
camoscio, ucciso ieri sulle montagne della Val d'Arigna, nel territorio
comunale di Ponte in Valtellina (Sondrio). E' accaduto stamani in
localita' Forni, a quota 1.800 metri, poco sopra il lago di Armisa.
''La donna - ha spiegato il maresciallo Christian Maioglio, del Soccorso
Alpino della Gdf di Sondrio - dopo essere salita su un pendio ripido e'
scivolata precipitando a valle per circa 200 metri. Ad assistere all'
incidente, forse causato da uno strato di ghiaccio formatosi su una
roccia dopo il brusco abbassamento delle temperature nella notte, sono
stati il marito e un amico, che erano rimasti in attesa alla base della
parete rocciosa. Hanno visto cadere prima lo zaino della donna e poi il
suo corpo''. La dottoressa Isabella Nitti del 118 di Sondrio, giunta
sul posto con l'elicottero, non ha potuto fare altro che constatare il
decesso, imputabile ad una gravissima lesione cervicale. Il marito
della donna era sceso verso il paese per lanciare l'allarme ai
soccorritori con un telefonino, in quanto in quota non risultava
esserci copertura della rete. Adele Vanotti, che non aveva figli,
aveva mantenuto nonostante l' eta' un fisico molto atletico, sin da
giovane grande camminatrice da tempo coltivava l' hobby della caccia. Un
modo, confidava alle amiche, per stare a stretto contatto con la natura
e mantenersi in forma. Ieri Adele Vanotti con il marito, il fratello e
un amico aveva partecipato all'ultima battuta di caccia prima della
chiusura stagionale. ''Abbiamo abbattuto un camoscio - ha raccontato
il marito in lacrime, all'obitorio - e oggi abbiamo chiesto e ottenuto
il permesso dal distretto venatorio per recuperare l'animale. Una
operazione che si sarebbe dovuta concludere con un bel pranzo di
selvaggina con gli amici e, invece, e' finita in tragedia. A tradire mia
moglie Adele e' stata probabilmente una lastra di ghiaccio''. (ANSA).

 

Una rosa di pallini tra braccio e spalla
Cacciatore si ferisce cadendo col fucile
Poteva andare davvero peggio al cacciatore di Costermano che ieri mattina è rimasto ferito durante una battuta di caccia a Malcesine, assieme a un amico. L"uomo portava il fucile a spalle, carico. È scivolato a terra sull"erba bagnata e dal sovrapposto è partito un colpo, che lo ha ferito a un braccio e a una spalla. Una rosa di pallini, che per fortuna non ha fatto grossi danni, anche se per estrarli dall"arto è stato necessario un intervento chirurgico.
È stato il compagno di battuta del ferito ad allertare con il telefono cellulare i soccorsi. Sul posto, nei pressi di Malcesine si è recata l"ambulanza di Bussolengo, che ha poi trasferito il cacciatore impallinato all"ospedale di Bussolengo. Del fatto sono stati informati i carabinieri di Malcesine, competenti per territorio. (a.v.)
(L'Arena, Il Giornale di Verona, 8 novembre '04)

 

Imperia, 14:23
Cacciatore spara e ferisce gravemente un compagno
Un cacciatore è rimasto gravemente ferito da un colpo di fucile esploso accidentalmente da un compagno di caccia. L'uomo è stato trasportato in elicottero all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, in provincia di Savona, e ora è ricoverato in rianimazione. L'incidente è avvenuto stamani, verso le 9:30, in località Marcora, a Isolabona, nell'entroterra di Ventimiglia. Stando ai primi accertamenti, il cacciatore avrebbe riportato un'ampia ferita all'addome con paralisi degli arti inferiori e sospetta lesione del midollo spinale.
(La Repubblica,7 novembre '04)

 

Parte un colpo e ferisce l'amico
CACCIA Lo sparo dopo una scivolata sul sentiero. Giulio Annovazzi, operato al Santa Corona, è gravissimo
Isolabona, dramma durante la battuta al cinghiale
Isolabona Tragico incidente ieri mattina durante una battuta di caccia al cinghiale. Un cacciatore, Giulio Annovazzi, 60 anni, è stato accidentalmente colpito all'addome da un colpo di fucile caricato a pallini esploso da un compagno di squadra, un militare, con il quale stava effettuando una battuta di caccia sulle alture di Isolabona. Le sue condizioni sono molto gravi. Soccorso dai militi della Croce rossa ventimigliese, l'uomo è stato successivamente caricato su un elicottero dei vigili del fuoco e portato all'ospedale Santa Corona dove è stato sottoposto ad un lungo intervento chirurgico. La prognosi è riservata.
Il drammatico incidente di caccia è avvenuto intorno alle 10 di ieri mattina, in località Marcora, tra Pigna ed Isolabona. Giulio Annovazzi, commerciante di Ventimiglia ma residente ad Isolabona, faceva parte di una delle diverse squadre al cinghiale impegnate in una serie di battute sul territorio. Al momento dell'incidente si trovava su un crinale. Un suo compagno di caccia, T.D. 42 anni, di Bevera, era appostato dietro un cespuglio, diversi metri più sotto. Quando ha visto Annovazzi, ha deciso di raggiungerlo. Ma arrivato a pochi metri dall'amico, il cacciatore è scivolato. E dal suo fucile calibro 12 è partito un colpo. Una rosa di pallini che ha colpito Annovazzi a distanza ravvicinata: dal basso verso l'alto. E lo ha ferito alla gamba e all'addome. Un pallino lo ha anche passato da parte a parte, raggiungendo la zona lombare.
Immediato l'allarme dato ai compagni di battuta di caccia. I quali hanno subito avvisato il "118". Sul posto, in un'area abbastanza impervia ma raggiungibile anche dai mezzi di soccorso, grazie ad una strada almeno parzialmente carrozzabile, sono intervenuti i militi della Croce rossa e l'automedicale. Poi la decisione di far intervenire l'elicottero per un immediato trasferimento dell'uomo nel nosocomio di Pietra Ligure. La sala operatoria è stata immediatamente allertata. E al suo arrivo in ospedale il cacciatore è stato sottoposto ad una Tac e dopo ad un lungo intervento chirurgico. L'uomo al momento dei soccorsi era cosciente. Ma ha perso molto sangue ed è arrivato al Santa Corona in stato di choc emorragico.
E sotto choc per quanto accaduto è anche T.D. che ieri non riusciva a darsi pace per l'incidente. Per i rilievi del caso sono intervenuti anche i carabinieri di Dolceacqua e della Compagnia di Ventimiglia che hanno ricostruito la vicenda. Gli atti saranno trasmessi alla procura per le valutazioni del caso. A palazzo di giustizia dovranno essere inviati anche i referti dei sanitari del Santa Corona. Probabilmente già nella giornata di oggi i testimoni saranno sentiti dal magistrato di turnno.
Patrizia Mazzarello
(Il Secolo XIX, 8 novembre '04)

 

Sempre gravissimo il cacciatore ferito
Isolabona Restano gravi ma stazionarie le condizioni di Giuliano "Giulio" Annovazzi, 60 anni, il cacciatore ferito da un amico ieri l'altro mattina nei boschi di Isolabona, in località Marcora, durante una battuta di caccia al cinghiale.
Ricoverato d'urgenza al Santa Corona di Pietra Ligure, dove è giunto a bordo di un elicottero dei vigili del fuoco, il cacciatore, noto commerciante ventimigliese, è stato sottoposto ad una lunga operazione chirurgica. La prognosi resta riservata, ma con il passare delle ore sembra autorizzato un certo ottimismo.
L'uomo è stato ferito da un compagno della locale squadra di caccia al cinghiale, T.D, 42 anni di Bevera. Il quale ha cercato di raggiungere l'amico, che si trovava sopra un crinale a poca distanza da lui, quando all'improvviso gli è sfuggito un colpo di fucile. Una rosa di pallini calibro 12 che con una traiettoria incredibile dal basso verso l'alto ( «Se uno volesse ripetere quel colpo non riuscirebbe a centrare il bersaglio nemmeno dopo innumerevoli tentativi», hanno spiegato alcuni testimoni ) ha raggiunto Annovazzi ad una gamba e all'addome.
Le condizioni del cacciatore sono apparse subito molto gravi. L'uomo è rimasto cosciente e ha continuato a parlare con i soccorritori. Ma ha perso molto sangue ed è giunto al Santa Corona in stato di choc emorragico.
(Il Secolo XIX, 9 novembre '04)

 

Infastidito dai cani spara due colpi di fucile
Notte di liti tra cani randagi e proiettili vaganti in via della Pace. Mai nome fu tanto discutibile per una strada teatro di una vicenda incredibile, avvenuta alle 4 della notte fra sabato e domenica. Protagonista un uomo di settantacinque anni che infastidito dall'incessante abbaiare di una decina di cani si è sporto dalla finestra per vedere cosa stesse accadendo.
Le bestiole stavano litigando perché nei paraggi c'era un esemplare di Pastore tedesco sfuggito al padrone che, nonostante l'ora era intento a farlo passeggiare. La passeggiata per poco non si è trasformata in tragedia. Il pensionato agrigentino, cacciatore provetto a dispetto dell'età non più verde, ha imbracciato il suo fucile «Breda» calibro 12, è uscito di casa e ha esploso due colpi all'indirizzo dell'ammucchiata di cani. Per puro miracolo nessuno si è fatto male, ne le bestiole, ne il padrone del pastore tedesco che di professione fa il pizzaiolo, ne chiunque altro si trovava a transitare suo malgrado da via della Pace.
Quei proiettili esplosi dal pensionato hanno tanto spaventato il proprietario del cane «intruso», da spingerlo a chiamare i carabinieri. Sul posto sono immediatamente giunti i militari dell'Arma del Nucleo Operativo Radiomobile. M.G. queste le iniziali dell'uomo con il fucile è stato subito bloccato e invitato a entrare in casa sua per dare luogo a una perquisizione. All'interno dell'abitazione i carabinieri hanno trovato una pistola con alcuni proiettili a elica, utilizzati per la caccia al cinghiale.
Tutto legalmente detenuto da M.G., compreso il fucile che per poco non causava una possibile tragedia. Nonostante il possesso autorizzato delle armi, il pensionato non ha evitato la denuncia per spari in luogo pubblico. Il piccolo arsenale scoperto dai militari dell'Arma è stato comunque posto sotto sequestro, con tanto di informativa inviata come ovvio alla Procura della Repubblica del capoluogo.
Nei prossimi giorni infatti non è escluso che M.G. debba fornire ulteriori ragguagli all'Autorità giudiziaria sul raptus che lo ha colto nel cuore della scorsa notte.
F.D.M.
(La Sicilia, 8 novembre '04)

 

«Ci hanno sparato contro»
Un'animalista e due amiche denunciano i cacciatori. Che negano

Stella Insieme alla sorella e a un'amica si trovava in un appezzamento di terreno di sua proprietà, in località Val Martin di Stella San Giovanni. All'improvviso ha visto alcuni cacciatori avvicinarsi e lei, convinta animalista, ha intimato loro di allontanarsi. Ricevendo, in risposta, tre colpi di fucile esplosi a non più di una ventina di metri di distanza.
Protagonista della vicenda, che a tarda sera era ancora al vaglio dei carabinieri e degli agenti della forestale, prontamente intervenuti sul posto, Elisabetta Dall'Orto, 52 anni, animalista abitante a Stella e titolare del "Bau bau village" di Albissola Marina, il primo stabilimento balneare del litorale savonese nel quale è consentito l'ingresso anche ai cani. «Stavo passeggiando in alcune fasce di mia proprietà in compagnia di mia sorella Alessandra e della nostra amica Lorella - racconta Elisabetta Dall'Orto - quando ho visto a non più di una dozzina di metri di distanza un cacciatore che impugnava un fucile e stava parlando con un compagno, che in quel momento si trovava dietro ad alcuni cespugli. Ho subito detto loro di allontanarsi, perchè quei terreni erano di mia proprietà e quindi non potevano svolgere alcuna attività venatoria. Per tutta risposta uno dei due cacciatori ha preso la carabina ed ha esploso tre colpi di fucile, per intimorirmi. A quel punto ho chiesto l'intervento delle forze dell'ordine».
«Sono stati momenti terribili - aggiunge la sorella Alessandra, che ha 58 anni ed abita ad Albissola Marina - perchè dopo i primi due spari non ho più vistoElisabetta, che era distante da me una decina di metri. Per alcuni interminabili secondi ho temuto che potesse esser stata raggiunta da uno dei colpi di fucile. Grazie a Dio, invece, si era allontanata di qualche altro metro».
Diversa, ovviamente, la versione poi fornita dai cacciatori, i quali hanno sostenuto di aver sparato i colpi di fucile all'indirizzo di un esemplare di cinghiale adulto, già ferito e quindi pericoloso. Della vicenda, accaduta a cavallo di mezzogiorno di ieri, si sono come detto occupati i carabinieri della stazione di Stella e gli uomini della forestale di Sassello. In un primo momento era stato allertato anche il "118" e l'elisoccorso dei vigili del fuoco, perchè sembrava si potesse trattare di un grave incidente di caccia.
G. Canc.
(Il Secolo XIX, 8 novembre '04)

 

Fabrizia. Un uomo colpito da colpi di fucile. La dinamica non è stata ancora del tutto chiarita
Resta ferito in un incidente di caccia
FABRIZIA - Un brutto incidente di caccia è accaduto nella prima mattinata di ieri ai danni di Giuseppe Nesci, 36 anni, del luogo. L'uomo sarebbe stato raggiunto improvvisamente da alcuni colpi di arma da fuoco mentre si trovava nelle campagne intorno a Fabrizia intento a raccogliere funghi.
Questo quanto risulta da una prima versione dei fatti che sarebbe stata confermata dalla stessa vittima anche ai prim soccorritori e sulla quale sono in corso opportune indagini da parte della locale stazione dell'Arma dei carabinieri soprattutto per identificare la persona che incidentalmente avrebbe ferito Giuseppe Nesci e giungere così ad una esatta ricostruzione della dinamica incidentale.
Trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Serra San Bruno da un'autoambulanza del 118 di Serra dove è giunto intorno alle 7,40 di ieri mattina, a Nesci sono state riscontrate alcune ferite multiple da arma da fuoco, verosimilmente provocate da un fucile da caccia, che hanno lesionato parte dei tessuti molli perforati da numerosi pallini di cui 3 si sono conficcati nella parte auricolare e latero-cervicale sinistri e un altro nella zona frontale. Altri colpi hanno raggiunto entrambi le mani procurando diverse ferite alle dita in particolare della mano sinistra.
Dopo i primi soccorsi prestati dall'equipe medica del Ps coordinato dal dottor Vincenzo Grenci il ferito è stato trasferito al reparto di chirurgia per un successivo intervento di estrazione dei numerosi pallini da caccia da parte del team medico-chirurgico guidato dal dottor Cesare Regio. La prognosi è di 10 giorni.
(Il Quotidiano di Calabria, 9 novembre '04)

 

Pallini dei cacciatori sfiorano la comitiva di bimbi
La polizia provinciale è intervenuta domenica alla fattoria didattica di Cervarese
Il gruppo è andato via Modica: «Non abbiamo riscontrato pericoli»
CERVARESE SANTA CROCE. I pallini dei fucili dei cacciatori, che cercavano di uccidere tordi, cesene e allodole, continuavano a schizzare pericolosamente sopra i campi della fattoria didattica «La Buona Terra», che si trova in via Repoise 73, prima di ricadere a nemmeno trenta metri da un gruppo di 358 persone, tra cui tantissimi bambini, che domenica mattina erano andati a visitare l'azienda agro-turistica, gestita da Luisa De Marchi.
La comitiva ha preso un grande spavento e si è immediatamente allontanata dalle vicinanze del capanno, dove erano appostati i cacciatori, che cercavano anche d'impallinare le numerose lepri che correvano per i campi. La titolare della fattoria, ormai esasperata da questa situazione, ha chiamato immediatamente gli agenti della Polizia Provinciale, che sono intervenuti sul posto dopo poco tempo. Non è la prima volta che i bambini in visita alla «Buona Terra» rischiano di essere colpiti dalla rosa di pallini sparati dai fucili dei cacciatori, che hanno la possibilità, per legge, di cacciare anche all'interno dell'azienda agri-turistica di proprietà di Luisa De Marchi. Una caccia che continua, nei giorni stabiliti dal calendario venatorio regionale, nonostante i mille tentativi che la signora De Marchi sta facendo da anni per convincere le istituzioni ad abolire il permesso di caccia dalla sua fattoria didattica, frequentata da circa 5000 persone all'anno. «Ho spedito cinque lettere all'amministrazione provinciale ed alla Regione - dice la titolare della fattoria di via Repoise - Sino ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta positiva. Intanto centinaia di persone, tra cui numerosi bambini, rischiano di essere impallinati da cacciatori, che hanno la licenza di uccidere gli uccelli anche sui miei campi. A questo punto non so più a chi rivolgermi. Perchè aspettare che ci scappi il ferito?». Immediata la risposta della polizia provinciale. «Appena siamo stati chiamati dai titolari della "Buona Terra" siamo intervenuti - dice il comandante Nicola Modica - Abbiamo effettuato un pattugliamento di perlustrazione e di controllo del territorio sia all'ora di pranzo che nel pomeriggio. Abbiamo verificato che i colpi esplosi dai cacciatori dagli appositi appostamenti non potevano assolutamente coinvolgere i visitatori della fattoria didattica. In caso contrario li avremmo allontanati immediatamente. Per quanto riguarda le azioni che la titolare dell'azienda agrituristica sta mettendo in atto per far abolire la caccia dai suoi campi, questa è una cosa che non riguarda la polizia provinciale, ma soltanto l'amministrazione provinciale, la Regione Veneto e l'Ambito di caccia di Cervarese.
(Felice Paduano)
(Il Mattino di Padova, 9 novembre '04)

 

Un uomo di 51 anni era stato denunciato dalla coniuge 31enne: la donna sosteneva di essere stata picchiata dal marito, che l'avrebbe anche minacciata con un'arma
Arsenale in casa e botte alla moglie: patteggia 12 mesi
I Carabinieri nell'abitazione dell'agricoltore avevano trovato quattro fucili col colpo in canna, un migliaio di cartucce e due detonatori
Vittorio Veneto

«Scusi, ma cosa se ne fa di quattro fucili modificati, con i colpi in canna, polvere da sparo, bossoli e cartucce?». A questa domanda dei carabinieri, giunti in una casa di via Piadera dopo una chiamata al 112, il 51enne Alberto Piccini rispose: «Ce l'ho con i cinghiali». Ma i militari non gli hanno creduto. Anche perché a lanciare l'allarme era stata la moglie, una trentunenne marocchina che aveva raccontato al telefono in preda all'agitazione di essere stata minacciata con un'arma. Adesso, sei mesi dopo quel pomeriggio del 20 maggio, l'agricoltore ha patteggiato un anno di carcere: i cinghiali saranno forse esasperanti, ma non è una buona scusa per tenere in casa cinque fucili illegali e per giunta carichi.
In casa della coppia era scoppiato un litigio violentissimo: prima Piccin ha picchiato la moglie - testa, collo, regione lombare - poi le ha urlato: «Se non te ne vai t'ammazzo». La signora si è spaventata e visto che la denuncia - a differenza dei cinghiali - lei può farla, ha allertato i carabinieri. Dopo averla raccolta lungo la strada dolorante, i militari hanno raggiunto la casa e dopo un breve interrogatorio a Piccin si sono messi a rovistare dappertutto. Al termine della perquisizione sono state rinvenute armi senza matricola, un fucile artigianale calibro 22 con la canna modificata, carico e pronto per l'uso; un fucile calibro 12 carico ed armato; un fucile calibro 16 di fabbricazione artigianale con cartuccia esplosa; una carabina ad aria compressa trasformata in fucile calibro 22; un fucile artigianale calibro 22 ricavato da un fucile Mondial modificato; un migliaio di proiettili di vario calibro; due detonatori, 100 bossoli, 9 barattoli di polvere da sparo, una baionetta Mauser. Insomma, un vero e proprio arsenale.
Nei confronti di Piccin - che dopo i fatti ottenne i domiciliari perché incensurato - si è quindi proceduto per la detenzione di tutto l'arsenale di cui sopra e per le lesioni aggravate nei confronti della moglie, che dopo i fatti andò a rifugiarsi in casa di amici.
(Il Gazzettino, 10 novembre '04)

 

Incidente di caccia: ferito da un colpo di fucile
Incidente di caccia, ieri mattina, a San Giovanni Rotondo, in località Matine. Un 44enne di Manfredonia è stato ferito al petto da un colpo di fucile a pallini, sparato da un altro cacciatore, un pensionato di San Giovanni Rotondo. Proprio quest'ultimo ha soccorso il ferito e lo ha accompagnato alla Casa Sollievo della Sofferenza. Nulla di grave per il 44enne che è stato giudicato guaribile dai sanitari in 15 giorni.
damiano bordasco
(TeleRadioErre, 11 novembre '04)

 

DOPPIETTE SOTTO ACCUSA «Per favore, non sparate»: gli devastano la vigna a fucilate
MARENO. «Cacciatori, non sparate sui tubi e sulle viti. Grazie»: questo il garbato appello che l'azienda agricola «Dall'Armellina Stefano & Oscar» di Santa Maria del Piave, con sede in via Ungheresca Sud, aveva affisso con un cartello in mezzo alle vigne. Appello che non è servito, perché nei giorni scorsi i cacciatori hanno impallinato i tubi di irrigazione e anche qualche pianta, distruggendola. Ripicca o semplice sbadataggine? Ormai gli episodi si ripetono con grande frequenza. L'azienda ha già cominciato le riparazioni: i tubi perforati non tengono la pressione e è così diventa impossibile svuotarli dall'acqua prima dei geli invernali. «Stiamo sostituendo una serie di tubi - spiegano i titolari - ed è una situazione spiacevole e pesante. Molti cacciatori che rispettano le regole hanno condiviso il nostro cartello di protesta. Altri, che continuano a fare quello che vogliono, evidentemente no. Abbiamo perso perfino qualche gallina azzannata dai segugi dei cacciatori, l'altra mattina una doppietta è entrata nel nostro podere col fucile chiuso anziché aperto, come prescritto dalla legge». «Noi chiediamo solo il rispetto delle regole - continuano i titolari - se le leggi fossero rispettate i cacciatori e noi coltivatori diretti potremmo vivere in armonia. Invece molti fanno quello che gli pare». Al caso si è interessata anche la Lega per l'Abolizione della Caccia di Treviso che sta esaminando gli episodi di questo tipo che si ripetono in provincia. Sono numerosi, infatti, gli agricoltori che cercano di proteggere i loro vigneti e le campagne contro «l'invasione domenicale» delle doppiette. (f.a.)
(La Tribuna di Treviso, 11 novembre '04)

 

Zibello, cacciatore si spara su un piede
ZIBELLO
- Si è sfiorata la tragedia ieri mattina nelle campagne di Zibello. Un esperto cacciatore del paese, a causa di uno sfortunato incidente, si è sparato ad un piede e per lui, quella che doveva essere una normale mattinata a caccia di lepri e fagiani è finita in un letto di ospedale con una vistosa ferita. L'episodio è avvenuto poco dopo le 10. L'uomo, da sempre appassionato di caccia e molto conosciuto in tutta la zona, si era portato in aperta campagna, imbracciando il suo fucile da caccia, in una zona che si trova a ridosso del confine fra i territori comunali di Zibello e di Soragna, nelle vicinanze del cavo Rigosa Nuova. Ad un tratto, mentre aveva fra le mani il fucile che tante volte, negli anni, ha utilizzato, gli è partito un colpo. Si è trattato molto probabilmente di una svista, o di un clamoroso errore; fatto sta che l'uomo è stato colpito ad un piede. Tutto si è verificato sotto gli occhi di altri cacciatori che si trovavano a poca distanza e che si sono subito adoperati per effettuare i primi soccorsi all'uomo che nel frattempo si era accasciato a terra, e che avvertiva comprensibilmente un forte dolore. Immediatamente sono stati allertati i soccorsi. Sul posto si sono subito precipitati i carabinieri di Zibello e di Soragna, l'eliambulanza del 118 ed un'ambulanza inviata sul posto da Parmasoccorso. Lo sfortunato cacciatore è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale di Vaio. Pur avendo riportato una vistosa e profonda ferita, le sue condizioni non destano comunque preoccupazioni di sorta. Guarirà in poche settimane.
(Gazzetta di Parma, 12 novembre '04)

 

Trappola mortale per animali
Denunciato un pensionato, proprietario di una riserva di caccia dove venivano avvelenati cani e gatti
franca antoci
Modica. Una rudimentale gabbia d'acciaio e delle polpette avvelenate. Una trappola per cani e gatti che attirati dal cibo restano chiusi nella gabbia. Qualcuno assiste allo spettacolo per accertarsi che l'animale mangiasse la quantità di veleno sufficiente ad ucciderlo. Poi qualcuno tira una corda, riapre la gabbia e libera l'animale che a stomaco pieno torna dal proprio padrone o, se randagio, nel proprio rifugio notturno. La povera bestia però non arriva viva al mattino dopo. Muore contorcendosi, con la bava alla bocca e il collo gonfio. L'orrore è talmente grande da essere vero.
Il luogo è Frigintini, in contrada Albacara. Una campagna costellata di case coloniche, tutte con spazi di verde e tutte con animali domestici che si aggirano nella zona liberamente. Non sono animali da salotto ma non per questo sono meno amati. Anzi. I proprietari che si vedono morire per settimane e pressappoco nello stesso modo, un numero imprecisato di cani e gatti, decidono di rivolgersi alla polizia. Nel giro di un mese le denunce si moltiplicano. E' chiaro che qualcosa che non va. Gli agenti del commissariato, coordinati dal dirigente Francesco Marino, chiedono l'intervento del Servizio veterinario. I controlli confermano i sospetti: gli animali muoiono per avvelenamento. Non è semplice però capire il meccanismo né individuare il luogo, le persone e meno che mai il motivo di tanta crudeltà. Sopralluoghi e ricerche portano alla riserva di caccia in contrada Albacara. E' un luogo ampio, curato e recintato. All'interno vive selvaggina di ogni genere. Conigli, leprotti e quant'altro crescono allo stato brado. Un angolo di paradiso per alcuni, una dispensa di cibo per i cacciatori. Una dispensa di cui dimostrano di essere particolarmente gelosi e golosi. Una notte qualcuno si trova a seguire con lo sguardo un cane che entra nella riserva di caccia. Lo vede dirigersi verso una gabbia, entrare, sente il rumore della gabbia che si chiude.
Bastano pochi secondi, il cane mangia. La porta della gabbia viene riaperta e il cane si allontana indisturbato per andare a morire lontano dalla riserva. La gabbia rimane aperta e pronta ad accogliere vittime per tutta la notte. All'alba la gabbia viene rimossa. Alla polizia basta un appostamento per acquisire la necessaria documentazione fotografica sui luoghi e sulle trappole. Scatta la prima denuncia. S.C., 50 anni, pensionato sciclitano e proprietario della riserva viene accusato di uccisione di animali, reato previsto e punito dall'articolo 544/bis del codice penale. L'uomo rischia fino a 3 anni di carcere. «Lo spirito della nuova legge - afferma Francesco Marino, dirigente del commissariato - è improntato alla tutela del patrimonio costituito dagli animali che in questo caso sono stati sterminati per il solo fatto di essersi introdotti all'interno della riserva di caccia nel tentativo di reperire della selvaggina». Motivo della strage sarebbe la volontà di affermare il predominio della legge dell'uomo su quella naturale secondo cui la caccia, superata la fase antropologica della vita nelle caverne, è attività riservata agli animali.
(La Sicilia, 11 novembre '04)

 

FORIO 11-11-2004
Spiacevole incidente per due amici foriani
Va a caccia e finisce impallinato
A causa della folta vegetazione, qualche pallino è rimbalzato colpendo in maniera non grave uno dei due seguaci di Diana, che si è fatto medicare al "Rizzoli"
Forio - Come sono soliti fare in questo periodo in cui è permesso l'esercizio dell'attività venatoria, due amici fraterni si erano dati appuntamento per recarsi a caccia della selvaggina consentita (tordi, merli, beccacce). Si erano quindi diretti in una zona del comune molto impervia e ricca di una folta vegetazione, compresi alberi di alto fusto. Una volta sul posto, avevano pensato di iniziare la loro tranquilla e piacevole giornata di caccia e come si fa in questi casi, si erano divisi per andare "a cerca" in punti diversi. Purtroppo l'imprevisto era in agguato. A un certo momento, i cani hanno stanato quella che sembrava una beccaccia e così dal fucile di uno dei due è partito il colpo destinato alla preda. Invece, ironia della sorte, tra i tronchi degli alberi alcuni pallini sono rimbalzati, tanto da colpire l'altro cacciatore. Fortunatamente la ferita è apparsa subito lieve. Comunque, immediatamente l'amico lo ha accompagnato all'ospedale "Anna Rizzoli" di Lacco Ameno per le cure e le medicazioni del caso. Come è prassi in questi casi, sono intervenuti sia i carabinieri della stazione di Forio guidati dal maresciallo De Luca, che i militari della Compagnia di Ischia, al comando del capitano Luigi Mauro, che hanno svolto gli accertamenti di rito. Gli uomini della Benemerita hanno comunque appurato che si è trattato di un episodio puramente accidentale, che entrambi erano regolarmente muniti di porto d'armi e si erano recati a caccia in un giorno un cui era permesso l'esercizio venatorio, ma soprattutto che le conseguenze dell'incidente erano lievi. L'incidente dunque si è concluso per il meglio e i due sono rimasti amici più di prima.
(Il Golfo, 12 novembre '04)

 

Doppiette, ancora un ferito
DRAMMATICA BATTUTA Secondo incidente in una settimana in val Nervia. Sconosciuto lo sparatore
Cacciatore impallinato a Pigna: in elicottero a Santa Corona
Pigna Stava andando a caccia di tordi. All'improvviso ha sentito una fitta al collo e ha capito che sotto i colpi di qualche altro cacciatore c'era finito lui.
Protagonista del drammatico episodio, ieri mattina a Pigna, è stato un giovane cacciatore di Buggio, Flavio Pastor, 29 anni, coltivatore diretto. Il quale, colpito da una serie di pallini, dopo un primo soccorso da parte delle infermiere della casa di riposo di Pigna, non lontana dal luogo dell'incidente di caccia, è poi stato trasferito in elicottero al Santa Corona, proprio a causa di quella ferita al collo che ha fatto temere complicazioni. Le sue condizioni non sono gravi. Non è stata invece trovata traccia dello sparatore, probabilmente un altro cacciatore che si trovava nella zona. E che forse non si è neppure accorto di quanto accaduto.
E' il secondo incidente, a poche settimane dall'apertura, che colpisce l'estremo ponente. Domenica scorsa a finire sotto i colpi di un compagno di battuta di caccia al cinghiale è stato Giulio Annovazzi, 60 anni di Isolabona, raggiunto all'addome da un colpo di fucile sfuggito accidentalmente ad un cacciatore ed ancora ricoverato in condizioni gravi al Santa Corona di Pietra Ligure.
Il giovane cacciatore di Buggio ieri mattina si era invece alzato all'alba per andare a tordi nei boschi dell'immediato entroterra di Pigna. Ad un certo momento ha avvertito una fitta al collo, ha sentito il sangue fuoriuscirgli dalla ferita. A poche centinaia di metri da lui vi era un altro cacciatore, che lo ha immediatamente soccorso. I due hanno incontrato un agricoltore di Pigna, il quale si è subito offerto di dare loro l'auto per andare all'ospedale. Ma Pastor continuava ad avvertire un forte dolore al collo - i pallini lo hanno raggiunto appena sotto l'orecchio e sotto la nuca - e per questo i due hanno preferito dirigersi verso la vicina casa di riposo di Pigna, dove sapevano esserci del personale sanitario. Una scelta azzeccata, in quanto le infermiere presenti in sede hanno subito prestato al giovane i primi soccorsi.
Nel frattempo sono intervenuti anche i militi della Croce Verde di Ventimiglia ed i medici del "118". I quali hanno preferito chiedere l'aiuto dell'elicottero dei vigili del fuoco per trasferire il ferito a Pietra Ligure.
Quando Flavio Pastor era ancora alla casa di riposo sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Pigna, i quali adesso stanno effettuando una serie di accertamenti per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente. E' stato effettuato anche un sopralluogo in zona, ma almeno per il momento del cacciatore che ha sparato non è stata trovata nessuna traccia.
Patrizia Mazzarello
(Il Secolo XIX, 13 novembre '04)

 

SUCCEDE ANCHE QUESTO
Spara e la doppietta del nonno esplode
Disavventura di un cacciatore folignate a Cancelli. Salvato dal suo grande coraggio

di GILBERTO SCALABRINI
FOLIGNO - «Ho visto la morte in faccia. E' stato un secondo: un lampo di fuoco mi ha investito e la canna del fucile è esplosa». Questo il racconto di Alberto, un cacciatore di 56 anni di S. Eraclio che ieri mattina, poco dopo le otto, si trovava nei boschi di Vallupo, sopra la frazione di Cancelli. Era a caccia con una vecchia doppietta, quella del nonno, alla quale è legato affettivamente: ha puntato l'arma verso il cielo, ha tirato il grilletto e la palla di piombo ha fatto esplodere il fucile all'altezza della cassa. Piombo e schegge di ferro e di legno hanno colpito l'uomo alla mano sinistra, procurandogli ferite in tre dita. «Sono rimasto stordito, incredulo. Ero solo, ho visto il sangue e mi sono impressionato. Ho portato subito le mani al viso e agli occhi per verificare se ero ancora tutto sano. Stavo per svenire dal dolore, perchè la mia mano era lesionata. La faccia, invece, che aveva ricevuto il contraccolpo dell'esplosione, mi pareva di ferro. Mi sono accasciato a terra, poi ho pensato che se non reagivo tempestivamente potevo morire davvero, perchè nella zona non c'era nessuno, nè aveva il fiato per chiedere aiuto. Allora, con uno spago ho bloccato il flusso di sangue all'altezza del polso, poi ho raccattato tutta la mia roba e con l'auto ho raggiunto il pronto soccorso. Adesso so che cosa è la paura».
Alberto è un vecchio cacciatore, molto esperto nel maneggio di armi. La sua fortuna è legata alla canna destra della doppietta, perchè se ad esplodere fosse stata quella sinistra, l'esplosione lo avrebbe ucciso. La canna destra, invece, era all'esterno e la frantumazione è avvenuta tutta verso l'esterno. Si è come aperto un cratere nella canna. Non sono ancora certe le cause. Forse una cartuccia malconfezionata, oppure una lesione nella canna del fucile dovuta all'usura.
(Il Messaggero, 13 novembre '04)

 

A VALMARANA È SCOPPIATA LA GUERRA
ALTAVILLA - (S.S.) Se oggi, tempo permettendo, avvertite il desiderio di fare quattro passi all'aria aperta, a contatto con la natura, immersi nel silenzio dei noccioli, accompagnati dal cinguettio di pettirossi e peppole, allora è meglio che non pensiate ai sentieri di Valmarana, sopra Altavilla: lì è scoppiata la guerra. Per quanti si avventurassero da quelle parti, sono consigliati giubbotto antiproiettile ed elmetto con visiera.
Succede che, a caccia aperta, sul roccolo di Valmarana, ci siano numerosi appostamenti di cacciatori, e di solito la domenica pomeriggio c'è sempre qualcuno in servizio. Se volete vederne uno all'opera, è sufficiente che seguiate la scia di bossoli di plastica abbandonati lungo il sentiero. Ma potete anche, tenendo giù la testa, fare attenzione alla direzione degli spari. Effettivamente non è facile scoprirlo, perché sono talmente numerosi e provenienti da tutte le vallatine limitrofe, che per parlarsi a 50 centimetri di distanza occorre alzare la voce. E quando siete vicini alla postazione, sarete gentilmente invitati a togliere il disturbo, altrimenti le voci dei vostri figli allontanano le agognate prede. Dietro front strategico per ripiegare su un più sicuro un aerosol di smog in centro, dove per il momento non serve il giubbotto antiproiettile. Ma se sulla via del ritorno buttate lo sguardo a terra, oltre ai bossoli, vedrete migliaia di piccole sfere di plastica, gialle o bianche. Appartengono ai cultori del soft air, ragazzi e adulti che, di notte, giocano alla guerra. Anche loro con elmetti, visiere all'infrarosso, puntatori laser, pistole e mitra ad aria compressa che sparano pallini di plastica.
Ovviamente rimangono sul terreno, a deturpare il vostro luogo di relax domenicale. Non ci rimane che chiamare i Caschi blu.
(Il Gazzettino, 13 novembre)

 

Spari dei cacciatori e nessuno interviene
Lettera aperta al prefetto, al presidente della Provincia e al questore.
- 15 settembre: Casale, pallini sui bimbi intenti a visitare una fattoria di Altaura;
- 27 settembre: Limena, pallini caduti nel giardino di una villetta, ove spesso giocano dei bimbi;
- 24 ottobre: Loreggia, bambina sfiorata dai pallini nei pressi della sua abitazione;
- 7 novembre: Trebaseleghe, piovono pallini (ma non è la prima volta) nel cortile di un'abitazione;
- 8 novembre: Cervarese S. Croce, sparatorie a breve distanza da abitazione.
Questi sono solo gli ultimi episodi di una lunghissima serie di eventi che riguarda la nostra provincia, e purtroppo comuni anche nel resto della regione. Episodi nei quali, con l'inciviltà, l'invadenza, l'irresponsabilità e la prepotenza dei cacciatori, si è sfiorata la tragedia. E purtroppo c'è da evidenziare che negli ultimi tempi tali situazioni di estremo pericolo si verificano con una più elevata frequenza, tant'è che ogni anno il numero dei morti, e dei feriti in incidenti di caccia, aumenta vertiginosamente (un incidente ogni tre giorni - media nazionale). Ma non si tratta solo di pericolo. Per sfogare la loro passione venatoria, non è raro che i cacciatori inizino la loro pratica anche ben prima degli orari stabiliti. Poi sono liberi di entrare nelle proprietà, e, armati si aggirano tra le abitazioni e le colture, ignorando le proteste della gente che non ne può più del disturbo, delle continue sparatorie, dell'invadenza e della prepotenza, dei danni alle coltivazioni. Una situazione al limite dell'insopportabilità che sfocia spesso in aspre polemiche e litigi. Occorre un controllo effettivo del territorio, e la protezione delle aree urbanizzate. E, in quanto alla protezione degli abitati, è necessario che i sindaci si attivino per ripristinare la legalità e la quiete pubblica emanando ordinanze per le aree molto abitate. Come nel caso del comune di Genazzano (Roma). In seguito a molte segnalazioni e proteste il sindaco ha emesso l'ordinanza n. 62/04 per la tutela della pubblica incolumità, e per la salvaguardia di un patrimonio naturale che è ormai devastato, è vero, ma è pur sempre «nostro» e di tutta la comunità.
Lorenzo Guaia Lega per l'abolizione della caccia
(Il Mattino di Padova, 13 novembre)

 

Va a caccia, muore per un infarto
Romeo Bergamo di Scorzè era a Nimis, ai confini con la Slovenia, per una battuta con amici
NimisCergneu
Stava rientrando da una battuta di caccia quando si è sentito male e si è accasciato al suolo chiedendo aiuto ai colleghi. Quel forte dolore al petto gli è stato fatale: Romeo Bergamo, un cacciatore di 61 anni di Scorzè, in provincia di Venezia, è morto nei boschi sopra Cergneu, a Nimis. È successo ieri mattina intorno alle 10.30. Bergamo era stato invitato a cacciare da un gruppo di amici di Cergneu, una decina di appassionati tra cui Giacomo Capitan. Erano partiti molto presto, Bergamo sembrava allegro e in buona salute. Nessuno poteva immaginarsi quel che sarebbe successo di lì a poche ore. Il gruppo, un sodalizio storico della frazione che fa parte della riserva di caccia di Nimis, ha iniziato la sua escursione partendo dal borgo e raggiungendo quindi il sentiero naturalistico del Gorgons. Si tratta di una zona di facile accesso. Messa in sicurezza 10 anni fa, è stata oggetto di opere di manutenzione anche nel 2002. Il tracciato si snoda attraverso tre comuni, Taipana, Nimis e Attimis.
Dopo aver percorso per alcune ore il territorio montano, i cacciatori hanno deciso di rientrare e si sono diretti verso il posteggio delle auto. Raggiunto lo slargo del monte Zisilin, un'area dove tradizionalmente i cacciatori si ritrovano annualmente per festeggiare e dove è stata sistemata una croce, il Bergamo si è sentito male. Soccorso dai colleghi, che hanno chiamato aiuto, è morto poco dopo. La salma è stata trasportata in elicottero e composta nella cella mortuaria del cimitero di Nimis. Sul posto gli uomini del soccorso alpino regionale, i carabinieri e alcuni volontari della protezione civile. Bergamo, appassionato cacciatore da molti anni, era solito praticare l'attività venatoria nella zona della Bassa friulana. Prediligeva in particolare fagiani e lepri. Da molti anni era in contatto con i colleghi di Cergneu che nei giorni scorsi, per la prima volta, avevano deciso di invitarlo a una battuta di caccia in Pian di Sadou. Con loro anche il nipote della vittima.
I vicini l'avevano visto fare i preparativi per una partita di caccia con gli amici. Verso le 13.00 di ieri poi pensavano fosse già tornato a casa in via Gramsci 79 a Scorzè capoluogo perché erano sopraggiunte delle automobili. In realtà erano i parenti di Romeo Bergamo, 61 anni, venuti a conoscenza di quanto era successo. Un attacco di cuore l'aveva stroncato verso le 11.30 in Friuli, quasi al confine con la Slovenia. La moglie, il figlio e la nuora appena saputa la triste notizia sono subito partiti per la piccola cittadina friulana per rivedere il loro caro che nel frattempo era stata trasportato nella casa mortuaria del cimitero di Nimis dopo l'intervento dei carabinieri di Tarcento e quello di un medico che era accorso sul posto e constatato la morte per infarto. Oggi alle 10 avverrà la visita del medico legale su mandato dell'autorità giudiziaria e forse solo per domani la salma potrà essere trasportata a Scorzè.
Romeo Bergamo da circa cinque anni si era trasferito da viale Kennedy in via Gramsci dove viveva con la moglie Litiana di 56 anni e il figlio Nicola sposatosi questa estate e che viveva con i genitori nella stessa villetta. La casa di viale Kennedy era stata l'ultima ad essere assorbita dagli ampliamenti della San Benedetto. Con il ricavato tutta la famiglia ha potuto poi stabilirsi nella villetta di via Gramsci. Romeo Bergamo prima di andare in pensione lavorava alla Montedison a Marghera ed era appassionato anche di funghi. Gli piaceva stare tra la natura, passione che ha trasmesso al figlio Nicola autore di alcuni opuscoli con itinerari alternativi come l'ultima pubblicazione per la Festa del radicchio di Rio San Martino "Le vie dei Mulini di Rio San Martino". Oltre alla moglie e al figlio lascia anche la figlia Elisabetta 28 anni sposata e residente nel comune di Salzano.
Renzo Favaretto
(Il Gazzettino, 15 novembre '04)

 

L'uomo ieri mattina era impegnato in una battuta assieme al nipote e a un amico. La causa è probabilmente un infarto Stroncato mentre va a caccia Romeo Bergamo, 61 anni di Scorzè, ha perso la vita in Friuli
SCORZE'. Una domenica da dedicare alla sua passione, quella dell'arte venatoria. Nonostante il sentiero piuttosto impervio e il freddo pungente reso ancora più penetrante dalle folate di vento che per tutta la giornata hanno schiaffeggiato il Friuli. Una domenica che, invece, si è conclusa tragicamente. Romeo Bergamo, 61 anni, ex operaio all'Enichem residente a Scorzè, è morto ieri mattina nella riserva di caccia di Nimis, nel territorio della frazione di Cergneu. Un infarto, almeno secondo i primi accertamenti medici effettuati dal 118, lo ha stroncato poco dopo le 10.20.
L'uomo stava camminando lungo il sentiero del Gorgons, all'incrocio con il camminamento che porta al monte Namlen. Con lui il nipote Stefano di 43 anni, di Scorzè, e un amico friulano. Nulla lasciava presagire il dramma che sarebbe avvenuto avvenutopoco dopo. Romeo Bergamo, mentre stava parlando, all'improvviso si è accasciato a terra, privo di sensi, tra la neve che la notte precedente aveva imbiancato la zona. Il nipote ha subito dato l'allarme al 118 che ha provveduto a inviare un elicottero e un'ambulanza. La richiesta è anche rimbalzata al soccorso alpino della Guardia di finanza di Tolmezzo e Sella Nevea (presente proprio in quella zona per un'esercitazione) e del Corpo nazionale di soccorso di Gemona. Una corsa contro il tempo che, purtroppo, non è bastata. Romeo Bergamo, come accertato dopo, era deceduto all'istante. Particolarmente difficoltose si sono rivelate le operazioni di recupero della salma. I mezzi di soccorso, non riuscendo a raggiungere quel punto del sentiero, hanno lasciato il passo all'elicottero della protezione civile che ha provveduto al recupero della salma. Oggi sul corpo dell'uomo saranno eseguiti ulteriori accertamenti per stabilire con certezza le cause del decesso.
Romeo Bergamo era un appassionato della doppietta fin da quando aveva vent'anni. Pensionato da circa 10 anni, aveva lavorato all'Enichem di Marghera e ultimamente, quando ce n'era bisogno, andava ad aiutare il nipote Massimo, titolare di un'azienda di ferramenta a Sant'Alberto di Zerobranco. Vittorio Franzoi, 61 anni, era un suo compagno di caccia. «Dovevamo sentirci al telefono sabato sera per decidere cosa fare - racconta - ma non lo abbiamo fatto. Era brutto tempo e quindi ho pensato che non saremmo andati da nessuna parte». «La caccia era la sua grande passione - lo ricorda Vittorio Franzoi -. Era un uomo mite ma tenace, una persona in gamba». Commozione in paese e nella frazione di Rio San Martino, dove la famiglia Bergamo è molto conosciuta, e soprattutto nella comunità dei cacciatori, che a Scorzè è molto numerosa, e conta all'incirca 130 persone iscritte a diverse associazioni di caccia.
«Proprio per sabato prossimo avevamo organizzato tutti assieme una battuta al fagiano a San Donà al quale avrebbe dovuto partecipare anche lui», ricorda Aldo Gomiero, presidente della sezione di Scorzè della Federcaccia, alla quale era iscritto anche Bergamo. Romeo lascia la moglie, Litiana Scattolin, e due figli.
(la Nuova Venezia, 15 novembre '04)

 

Cacciatore ferito durante una battuta al cinghiale
LIEVE incidente di caccia ieri pomeriggio, a Grotte Santo Stefano, durante una battuta al cinghiale. Un cacciatore è stato colpito alla scapola destra dai pallettoni sparati da un compagno di battuta. Il ferito, del quale non sono state rese note le generalità, è stato trasportato presso l'ospedale Belcolle di Viterbo in eliambulanza. All'inizio, infatti, le sue condizioni sembravano molto più serie di quanto sono effettivamente risultate. Le indagini sull'incidente sono condotte dai carabinieri della stazione di Grotte Santo Stefano. Stando alla prima sommaria ricostruzione dei fatti, sembra che uno dei due cacciatori abbia sentito un fruscio provenire dal fitto sottobosco e, ritenendo che si trattasse di un cinghiale, ha sparato un colpo di fucile, colpendo involontariamente il compagno di caccia. Il ferito, al quale sono stati estratti alcuni pallettoni dalla scapola, è stato giudicato guaribile in 10 15 giorni.
(Il Tempo, 15 novembre '04)

 

Cacciatore ferito da un colpo di fucile
Alla fine poteva andare anche peggio a M.O., il trentenne di Vacone che mercoledì scorso si è ferito ad una gamba durante una battuta di caccia nel suo paese. L'uomo dopo aver caricato il proprio fucile nel richiuderlo è scivolato e cadendo è partito un colpo accidentalmente che lo ha ferito ad una gamba. Soccorso e trasportato in ospedale a Roma è stato poi sottoposto ad intervento chirurgico per la ricostruzione dell'arto dai sanitari del nosocomio Agostino Gemelli dove attualmente si trova ancora ricoverato.
(Il Messaggero, 15 novembre '04)

 

Castiadas Cacciatore di Villasimius ferito al volto dai pallini rimbalzati su una roccia
Tragedia sfiorata nelle montagne di Minni Minni in territorio di Castiadas. Un pensionato di Villasimius è rimasto ferito dai pallini di un fucile da caccia che sono rimbalzati su una roccia. La palla di piombo ha poi raggiunto l'ex dipendente delle Poste procurandogli una leggera lesione all'arcata sopracciliare sinistra. Si tratta di Angelo Marci, 56 anni: soccorso da altri cacciatori, è finito al Brotzu dove è stato giudicato guaribile in venti giorni di cure. Il colpo è partito dall'arma di un cugino, Giuseppe Marci, 50 anni, pure lui di Villasimius: secondo la ricostruzione dell'episodio fatta dai carabinieri di Castiadas e San Vito, la cartuccia era caricata con una palla di piombo che finita sulla roccia si è scheggiata raggiungendo poi il volto di Angelo Marci. Immediati i soccorsi. L'uomo è stato adagiato su un'auto e accompagnato alla guardia medica e quindi all'ospedale dove i sanitari gli hanno prestato le prime cure. Qualche ora dopo il ferito è stato dimesso. Una tragedia insomma davvero sfiorata. I carabinieri hanno anche sequestrato l'arma e la cartuccia. Sulla vicenda, il tenente Giampiero Lampis ha girato un rapporto alla Procura della Repubblica di Cagliari. L'incidente si è verificato poco prima delle 14 durante una battuta di caccia. I due cugini sono usciti di casa nella mattinata raggiungendo la foresta di Minni-minni: alcuni spari. Poi, improvvisamente, la disgrazia. Ma è andata decisamente bene. Tanto spavento e nulla più grazie anche ai soccorsi che sono stati immediati. In serata il ferito è tornato a casa.
(L'Unione Sarda, 15 novembre '04)

 

Si uccide nel garage biologo dopo il suicidio di un amico

in breve CREMONA

Si è sparato al volto con il fucile da caccia. È finita così, a 53 anni, nel garage di casa, la vita di Alessandro Pennacchio, biologo, responsabile del sistema qualità al Servizio Trasfusionale dell' Ospedale Maggiore di Cremona. Per tutti era una persona squisita e serena. Forse una frase rivelatrice viene dalla moglie: lo aveva sconvolto il suicidio, un mese fa, del veterinario Achille Gusperti, suo amico e collaboratore.

(Corriere della Sera, 16 novembre, 2004)

 

CAMPAGNA LUPIA Cacciatore inciampa e si ferisce
CAMPAGNA LUPIA. Cacciatore distratto in laguna. Recentemente si è verificato un incidente che poteva costare la vita ad un cinquantenne di Mira. L'uomo che si era recato in laguna a Campagna Lupia con il figlio per una battuta di caccia all'anatra, verso le 6 del mattino è inciampato, mentre stava scendendo dall'imbarcazione.
Il fucile che teneva in mano, è caduto a terra con il colpo in canna. Dall'arma è partito un colpo che lo ha ferito alla coscia con una scarica di pallini. Nonostante la distanza ravvicinata, le conseguenze fortunatamente non sono state gravi.
Impossibilitato a camminare, il cacciatore è stato portato prima in barca e poi all'ospedale di Dolo dal figlio venticinquenne. Le ferite sono state giudicate guaribili in qualche settimana. (a.ab.)
(la Nuova Venezia, 17 novembre '04)

 

La storia Adottano alcuni "bamby" e scacciano i cacciatori
Stella. A loro guai parlare del capriolo come un animale selvatico, da cacciare. «Se viene di nuovo un cacciatore nel mio terreno non chiamerò la polizia, prenderò il fucile», dice Giovanni C, proprietario di un terreno tra Stella Santa Giustina e Pontinvrea dove da qualche mese, con puntualità impressionante, un gruppetto di caprioli si presenta per lo spuntino del mattino.
«Vengono da noi presto, praticamente all'alba, si avvicinano alla casa e piluccano quel che trovano - racconta - per i miei figli è stata una sorpresa ed un'emozione scoprirli in lontananza le prime volte, oggi sono mascotte e ci siamo affezionati. Gli facciamo trovare qualcosa, non è vero che devastano tutto il coltivato. Purtroppo la voce è girata e due domeniche fa ho trovato i cacciatori appostati poco lontani per attenderli. Allora ho mandato fuori i cani perché facessero caos e spaventassero i caprioli e poi sono andato a litigare con quei tre cacciatori che non volevano fare neppure la fatica di andarsele a cercare nel bosco le prede. Sono stato cacciatore anch'io, ho il porto d'armi da quand'ero ragazzino, ma quando nel cacciatore vedo l'insensibilità così marcata mi viene voglia di buttare il fucile nel fiume».
(Il Secolo XIX, 17 novembre '04)

 

Ferito durante una partita di caccia
SANTO STEFANO BELBO. Questa mattina nella zona di Santo Stefano Belbo, un cacciatore è rimasto ferito durante una partita di caccia.
Sul posto è intervenuto l'elicottero AB-412 del'Elisoccorso di Levaldigi, che dopo aver sbarcato in overing il personale medico che si è portato sul luogo dell'accaduto, è atterrato su una collinetta soprastante il luogo dell'incidente.
Il ferito non in gravi condizioni è stato portato nei pressi dell'elicottero da un'autoambulanza e poi elitrasportato
all'Ospedale di ALBA.
Sara Gualco
(TargatoCn.it, 18 novembre '04)

 

SAN MANGO SUL CALORE INCIDENTE DI CACCIA FERITO ALLE GAMBE DAL FRATELLO
SAN MANGO SUL CALORE Incidente di caccia ferito alle gambe dal fratello Un incidente di caccia si è verificato nelle campagne di San Mango sul Calore ieri pomeriggio. A ferire l'uomo, C. D., quarantenne è stato il fratello che, per errore, ha attinto alle gambe il cacciatore. Lo stesso fratello si è adoperato immediatamente per soccorrerlo a bordo del suo fuoristrada e trasferirlo all'ospedale Moscati dove i sanitari del nosocomio avellinese hanno giudicato guaribile il ferito in una trentina di giorni.
(Il Mattino Online, 18 novembre '04)

 

Il cacciatore era indagato per la morte di Angelo Fava, ferito da un colpo partito dal suo fucile.
Oggi l'autopsia, forse domani l'ultimo saluto Muore nel bosco in cui perse l'amico Giuseppe Tonon, pensionato, è stato stroncato da un infarto sul Col de Mar

STEFANIA ROTELLA
TARZO. Giuseppe Tonon, cacciatore di 65 anni, residente in via Collaldrà, è morto ieri mattina nel bosco vicino a casa per un probabile infarto. In compagnia di alcuni amici era partito per una battuta di caccia agli uccelli. Il caso ha voluto che morisse a poche centinaia di metri da dove, nel settembre scorso, ha perso l'amico cacciatore: Angelo Fava ferito da un colpo partito dal suo fucile. Tonon ieri mattina verso le sei era uscito di casa con un amico cacciatore, passato a prenderlo. Insieme erano saliti al Col de Mar, una collinetta situata a poca distanza dalla sua abitazione. I due amici si sono diretti a un capanno. Hanno sistemato i richiami per cacciare gli uccelli. A un certo punto, Giuseppe Tonon si è allontanato nel bosco per fare due passi in attesa che arrivassero le prede. L'amico, rimasto nei pressi del capanno, non vedendolo tornare, si è preoccupato e ha iniziato a chiamarlo a gran voce. Ma dal bosco nessuna risposta. L'amico ha cercato di mettersi in contatto con Giuseppe tramite il cellulare, che però suonava libero. Allarmato, ha allertato altri amici e insieme si sono inoltrati nel bosco. Qui il pensionato è stato rinvenuto disteso, per terra, a faccia in giù e ormai in fin di vita. Il gruppetto di cacciatori ha allertato i soccorsi, ma per l'uomo non c'è stato nulla da fare. E' morto poco dopo, molto probabiolmente per un infarto. Nel bosco, per constatare il decesso, è intervenuto un medico, che ha disposto l'autopsia sul corpo del pensionato, per accertare le esatte cause della morte. La salma è stata quindi trasportata all'ospedale di Vittorio, in attesa dell'autopsia che verrà eseguita con ogni probabilità oggi all'ospedale di Conegliano. Giuseppe Tonon, che prima di andare in pensione aveva svolto la mansione di ferraiolo per alcune ditte del settore edile, lascia la moglie Luciana De Zanet, casalinga, e i tre figli Francesca, Patrizia e Roberto. Oltre a numerosi altri parenti e amici. I funerali dovrebbero svolgersi sabato nella chiesa parrocchiale di Tarzo. La notizia dell'improvvisa scomparsa del pensionato, cacciatore da oltre quarant'anni, ha suscitato grande dolore in paese, dove Giuseppe Tonon era conosciuto anche per essere stato uno sportivo. Infatti negli anni dal '75 all'85 aveva seguito la squadra del Corbanese calcio in qualità di accompagnatore e tifoso. «Mi dispiace molto per la perdita dell'amico Giuseppe - afferma il sindaco Bruno Dal Mas - Sono molto vicino ai suoi familiari».
(La Tribuna di Treviso, 19 novembre '04)

 

TARZO Due mesi fa uno sparo era partito per fatalità dal fucile di Giuseppe Tonon colpendo il compagno di caccia
Ucciso dal dolore per la morte dell'amico Indagato per omicidio colposo, l'uomo si è accasciato nello stesso punto in cui avvenne la tragedia
Tarzo Nemmeno due mesi sono trascorsi da quella mattina di domenica 26 settembre. Nel corso di una battuta di caccia una scarica partì per fatalità dal fucile portato a tracolla da Giuseppe Tonon, 65 anni, residente a Corbanese. I pallini colpirono all'inguine l'amico Angelo Fava, 56 anni, che morì poco dopo dissanguato per la perforazione dell'arteria femorale sotto gli occhi di Tonon e di G.C., un altro amico che li accompagnava. Quando partì il colpo Tonon si trovava inginocchiato e stava osservando la zona con il binocolo dello stesso Fava che gli era alle spalle e gli stava spiegando il funzionamento. Ieri mattina invece, ancora una volta sul Col De Mar, a perdere la vita è stato Giuseppe Tonon. Era uscito presto con due amici che lo avevano convinto ad andare al capanno con i suoi uccelli da richiamo. Dopo aver appeso le gabbie, Tonon ha detto: «Vado a fare una passeggiata nel bosco» e si è allontanato. Nemmeno a 200 metri di distanza dal capanno presso cui era avvenuta la tragedia l'uomo si è accasciato, pare per un attacco di cuore. Gli amici, impensieriti dal ritardo, sono andati a cercarlo, trovandolo riverso sul pendio. Subito è scattato l'allarme: l'uomo è stato trasportato all'ospedale di Vittorio Veneto, e quindi a Conegliano, dove oggi verrà eseguita l'autopsia per chiarire le cause della morte, che pare da attribuire a cause naturali. Giuseppe Tonon, un pezzo d'uomo che mai nella sua vita aveva conosciuto medici e malattie, non era più lo stesso da quando era morto l'amico Angelo Fava: «Dal giorno della tragedia era cambiato - ricorda il genero Gianantonio Santarossa - mangiava poco, non dormiva. Per lui, che non aveva mai avuto fastidi di alcun genere, tutto casa, lavoro e famiglia, né mai problemi di salute, è stata una vicenda al limite della sopportazione». Non voleva nemmeno più uscire di casa, anche se con la famiglia Fava aveva mantenuto sempre i rapporti. Era apparso subito chiaro che la tragedia era stata frutto di pura fatalità, anche se a suo carico la Procura della Repubblica aveva comunque aperto un fascicolo per omicidio colposo. Tra l'altro domenica scorsa le famiglie Fava e Tonon avevano partecipato alla messa vespertina per ricordare Angelo Fava. E solo da qualche giorno gli amici lo avevano convinto ad uscire per stare in compagnia e distrarsi un po'.Giuseppe Tonon lascia la moglie Luciana e i figli Roberto, Patrizia e Francesca. La data dei funerali sarà stabilita dopo l'autopsia.Molto addolorato il sindaco di Tarzo, Bruno Dal Mas, che si è recato personalmente a fare le condoglianze in casa della famiglia: «Quel che è successo riempie tutta la nostra comunità di profonda tristezza, soprattutto se si riflette sulla probabile causa di questa morte improvvisa, l'immenso dolore per la tragedia di quella domenica di settembre. E dispiace pure pensare che Giuseppe Tonon abbia sofferto molto negli ultimi mesi della sua vita per la morte dell'amico Angelo Fava».Fulvio Fioretti Marco Zabotti
(Il Gazzettino, 19 novembre '04)

 

Valdagno/2. Grave incidente nella campagna di Concordia Sagittaria
Ferisce il fratello alla gamba durante una battuta di caccia

di Gian Piero del Gallo
Concordia Sagittaria (Ve). Una fucilata a bruciapelo gli ha spappolato il polpaccio, una lunga operazione e due mesi di prognosi. Una battuta di caccia non si è trasformata in tragedia per puro caso, in quanto se il colpo partito dal fucile del fratello, avesse colpito la coscia invece della massa muscolare del polpaccio, C.F. di 65 anni, vicentino abitante a Valdagno, non avrebbe avuto tante possibilità di cavarsela, visto anche la difficoltà per raggiungerlo e prestargli i soccorsi.
Tre fratelli ed un amico, tutti e quattro di Valdagno, erano arrivati di primo mattino nelle campagne di Sindacale per una battuta di caccia nell'Ambito 5A1. Si erano divisi in due coppie ed avevano iniziato la ricerca, tenendosi in contatto con il cellulare per segnalare eventuali movimenti di selvaggina a quelli in posizione più favorevole. La zona è ricca di lepri e fagiani ma anche di uccelli di passo che proprio nella Val Zignago svernano. Con il freddo di questi giorni iniziano ad arrivare tordi sasselli e bottacci, insieme alle cesene, che trovano pastura nei numerosi frutteti.
Dovevano aver raggiunto la quota di cattura permessa, se i quattro, stando a quanto dichiarato, si erano ritrovati nel primo pomeriggio per riprendere la via del ritorno. Stavano procedendo lungo i campi di stoppie, ancora con i fucili carichi per qualche sorpresa dell'ultimo minuto. Improvvisa la fucilata partita dal semiautomatico calibro 12 di C.F. di 58 anni, cui ha risposto l'urlo di dolore del fratello anch'egli C.F. di 65 anni che gli camminava a fianco.
L'uomo si è accasciato al suolo, e dal polpaccio spappolato dalla rosa dei pallini del 5, il sangue usciva a fiotti. Con il cellulare hanno chiamato subito il 118 che ha fatto partire l'ambulanza ma per poterli raggiungere, i medici hanno dovuto forzare una sbarra che impediva il passaggio. Giunti finalmente sul posto in mezzo alla campagna più assoluta, il ferito è stato soccorso e trasportato in ospedale dove è stato sottoposto ad un lungo intervento. Sul posto anche i carabinieri che stanno indagando per capire la dinamica dell'incidente.
Sembra scontato infatti che si sia trattato di casualità, ma sulla reale ricostruzione dell'accaduto non sono filtrati particolari, al punto che dei protagonisti sono state rese note soltanto le iniziali.
Tuttavia le indagini continuano per chiarire eventuali responsabilità nel caso dovessero sorgere ulteriori complicazioni per il ferito.
(Il Giornale di Vicenza, 22 novembre '04)

 

Il colpo è partito in modo accidentale mentre l'uomo portava il fucile in spalla con le canne verso terra Va a caccia e ferisce il fratello Polpaccio spappolato, lungo intervento e due mesi di prognosi
CONCORDIA. Una fucilata a bruciapelo sparata dall'incauto fratello gli ha spappolato il polpaccio, una lunga operazione e due mesi di prognosi; ed una battuta di caccia non si è trasformata in tragedia per puro caso, in quanto se il colpo avesse colpito la coscia invece della massa muscolare del polpaccio, C.F. di 65 anni, vicentino abitante a Valdagno, non avrebbe avuto tante possibilità di cavarsela, visto la difficoltà per raggiungerlo e prestargli i soccorsi. Tre fratelli ed un amico, tutti di Valdagno, erano arrivati di primo mattino nelle campagne di Sindacale per una battuta di caccia nell'Ambito 5A1.
I quattro si erano divisi in due coppie ed avevano iniziato la caccia, tenendosi in contatto con il telefonino per segnalare eventuali movimenti di selvaggina. La zona scelta è ricca di lepri e fagiani ma anche di uccelli di passo che proprio nella Val Zignago svernano. Con il freddo di questi giorni iniziano ad arrivare tordi, sasselli e bottacci, insieme alle cesene. Dovevano aver raggiunto la quota di cattura permessa, se i quattro, stando a quanto dichiarato, si erano ritrovati nel primo pomeriggio per riprendere la via del ritorno. Stavano procedendo lungo i campi di stoppie, ancora con i fucili carichi per qualche sorpresa dell'ultimo minuto. Improvvisamente è partita la fucilata dal semiautomatico calibro 12 di C.F. di 58 anni, cui ha risposto l'urlo di dolore del fratello, anch'egli, C.F. di 65 anni che gli camminava a fianco. L'uomo si è accasciato al suolo con il polpaccio spappolato dalla rosa dei pallini. Con il cellulare gli amici hanno chiamato subito il 118 ma il personale sanitario a bordo dell'ambulanza per raggiungere il ferito ha dovuto forzare una sbarra che impediva il passaggio. Il ferito è stato soccorso e trasportato in ospedale dove è stato sottoposto ad una lunga operazione per salvare polpaccio. Sul posto anche i Carabinieri che stanno indagando per capire la dinamica dell'incidente in quanto le ipotesi sono più d'una; dato per scontata la casualità, è stata una leggerezza aver portato il fucile con le canne verso terra, camminando fianco a fianco, una postura usata in caso di pioggia o di molta vegetazione, ma sempre e comunque con la sicura. Una leggera spinta scherzosa, il salto di un fosso può aver causato la scivolata dell'arma dalla spalla e nel tentativo di bloccarla, C.F. potrebbe aver toccato il grilletto e non essendo la sicura innescata, è partito il colpo.
(Gian Piero del Gallo)
(la Nuova Venezia, 22 novembre '04)

 

Ferito ad una gamba domenica nel Veneziano
Cacciatore impallinato a rischio amputazione
Rischia l'amputazione il cacciatore ferito a una gamba domenica da una fucilata partita improvvisamente dall'arma del fratello, anch'egli cacciatore, che gli camminava a fianco. Francesco Cariolato, 65 anni, titolare di un negozio di formaggi a Cereda, è stato sottoposto a una lunga operazione dai medici dell'ospedale di Portogruaro, dov'è stato ricoverato dopo l'incidente. In un primo momento sembrava che la rosa di pallini esplosa dal fucile di Ferdinando Cariolato, 58 anni, avesse solo spappolato il polpaccio del cacciatore, compromettendo quindi la massa muscolare. Invece il colpo ha fratturato la tibia, in modo molto grave, tanto da costringere i medici a un complicato intervento di ricostruzione.
La prognosi non è ancora stata sciolta, ma pare che il valdagnese rischi l'amputazione di parte dell'arto.
I due uomini, assieme a un terzo fratello e a un amico, avevano partecipato domenica mattina a una battuta di caccia nelle campagne di Sindicale. La zona è ricca di lepri e fagiani, ma anche di uccelli di passo.
Una volta concluse le catture i quattro, secondo le loro dichiarazioni, stavano tornando verso le auto camminando lungo i campi di stoppie. Improvvisamente, dal semiautomatico di Ferdinando è partito un colpo che ha raggiunto il fratello a una gamba. Immediatamente gli altri hanno dato l'allarme con il cellulare, avvertendo il 118.
L'ambulanza ha però avuto qualche difficoltà a raggiungere il luogo dell'incidente, tanto che il personale sanitario è stato costretto a forzare una sbarra che impediva il passaggio, ma finalmente il ferito è stato soccorso e trasportato all'ospedale di Portogruaro.
Sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno avviato le indagini per capire l'esatta dinamica dell'incidente e chiarire le eventuali responsabilità.
(Il Giornale di Vicenza, 23 novembre '04)

 

Il cacciatore ferito sta migliorando
( m. sc. ) Le condizioni di salute di Francesco Cariolato stanno migliorando e sembra ormai scongiurato il pericolo di amputazione. Il sessantacinquenne residente a Cereda di Cornedo, rimasto ferito ad una gamba domenica scorsa durante una battuta di caccia con due fratelli ed un amico a Sindacale, nel veneziano, è ancora ricoverato in ospedale. Per oggi è stato disposto il suo trasferimento nell'ospedale di Vicenza, dove verrà sottoposto a un intervento di chirurgia plastica per la ricostruzione. A tenere alta l'attenzione dei medici è l'emorragia ancora in corso, che richiede continue trasfusioni di sangue. Francesco Cariolato, raccontano i familiari, «riesce comunque a muovere l'arto ed è cosciente». L'uomo è titolare di un negozio di formaggi a Cereda ed è molto conosciuto in quanto venditore ambulante nei mercati della vallata.
La famiglia Cariolato, che aveva vissuto con angoscia i momenti successivi all'incidente, è sollevata dalla positiva evoluzione della salute del congiunto.
(Il Giornale di Vicenza, 24 novembre '04)

 

Ferito un cacciatore
Grave incidente di caccia a Sant'Arcangelo

SANT'ARCANGELO (PZ) - Tragico incidente di caccia, ieri, nelle campagne di Sant'Arcangelo. Un uomo del posto, A.D'A. di 57 anni, mentre partecipava a una battuta, è stato colpito alla schiena da un pallettone per cinghiale esploso da un altro cacciatore che, a quanto pare, faceva parte di un diverso gruppo. Un elicottero del «118» ha soccorso il ferito e lo ha trasportato all'ospedale San Carlo di Potenza dove A.D'A. si trova ora ricoverato nel reparto di rianimazione. Ha riportato una lesione midollare e rischierebbe la paralisi. La prognosi è riservata. I carabinieri stanno effettuando indagini per identificare il feritore.
(La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 novembre '04)

 

Le firme raccolte sono già più di 300 Nelle scorse settimane diverse persone hanno rischiato di essere raggiunte dai pallini esplosi Aperta un'inchiesta
I colpi arrivano vicino alle case, proteste
Tirassegno, petizione per il divieto di caccia
Una petizione per il divieto di caccia nelle campagne adiacenti a via Tiepolo e parte del quartiere Tirassegno. Dopo i due episodi accaduti nei giorni scorsi in zona Tirassegno e a Santa Petronilla è scattata una raccolta firme che ha già prodotto trecento sottoscrizioni contro la caccia selvaggia che si svolge anche a poche decine di metri dalle abitazioni. Il problema era stato sollevato da tempo dai residenti, ma l'allarme era scattato definitivamente qualche settimana fa quando una ragazza che stava prendendo il sole in giardino si è vista piovere addosso una rosa di pallini da caccia sparati fortunatamente a diversi metri di distanza. Il colpo, esploso da un cacciatore, nel frattempo aveva perso potenza durante il percorso e la ragazza era rimasta fortunatamente illesa. Poi, nemmeno a distanza di ventiquattrore, il secondo caso. Questa volta a rischiare di essere colpita dai pallini era stata una donna che si trovava sotto casa, in via Tiepolo, nel quartiere Tirassegno. La donna stava tagliando le rose nel suo giardino quando ha sentito un forte botto e poi il fischio dei pallini a pochi centimetri dalla testa. Il caso ha voluto che si stesse spostando per prendere le forbici proprio in quel momento, altrimenti sarebbe stata colpita in pieno volto. La donna aveva visto il cacciatore che aveva esploso il colpo e, anche se era fuggito, era riuscita a prendere il numero di targa. Poi si era recata dai carabinieri per denunciare il fatto. Un fatto analogo era accaduto anche l'anno scorso, a gennaio, in occasione di una festa di compleanno in cui c'erano dei bambini. Anche in quell'occasione i cacciatori avevano sparato quasi addosso alla gente.
"Il problema - affermano i residenti - è che non ci sono controlli verso quei cacciatori indisciplinati che si avvicinano troppo ai centri abitati. Un discorso, questo, che andrebbe approfondito anche dal punto di vista tecnico visto che zone come Santa Petronilla e il Tirassegno, se una volta venivano considerate zone periferiche ai confini con la campagna, ora non possono più esserlo, visto che stiamo parlando di due dei più grandi agglomerati urbani della città".
Intanto continuano le indagini dei carabinieri per cercare di identificare le persone che hanno sparato i colpi di fucile nelle vicinanze delle abitazioni. Anche la Procura ha aperto un fascicolo e non è escluso che a giorni possano esserci novità sulle vicende accadute nelle ultime settimane.
F.C.
(Corriere Adriatico, 23 novembre '04)

 

Il colpo mortale l'ha centrato in testa
Ieri l'autopsia sul cacciatore ucciso; stamani i funerali alla Sgrilla
Quattro gli uomini appostati lungo una cessa. Due i colpi
GROSSETO
. E' stato un andare e venire continuo, per tutta la giornata di ieri, all'obitorio dell'ospedale della Misericordia di Grosseto, di amici, familiari e conoscenti di Ferido Scivola, l'agricoltore di 66 anni ucciso dalla fucilata esplosa da un compagno di caccia durante una battuta al cinghiale, verso le 13,30 di sabato. Nel tardo pomeriggio di ieri una dottoressa e un tecnico dell'Istituto di medicina legale di Siena hanno effettuato l'autopsia sul corpo del cacciatore ucciso, e stamani la salma lascerà l'obitorio dell'ospedale di Grosseto per raggiungere - su un carro dell'impresa funebre Babbanini di Orbetello - la chiesa della Sgrilla, dove è attesa per le 10. Dopo il rito funebre il feretro verrà tumulato nel cimitero di Marsiliana.
Una piccola folla di conoscenti e familiari ha atteso, ieri sera davanti all'obitorio, che venisse conclusa l'autopsia. L'esame medico legale sarà di fondamentale per comprendere appieno quale sia stata la effettiva dinamica dell'incidente che è costato la vita all'anziano cacciatore; i risultati si sapranno fra giorni. Quando è successa la disgrazia, Ferido Scivola stava cacciando con la squadra dei Poderi di Montemerano e con quella di Pomonte (che era la sua squadra) ad una posta lungo una grossa cessa antincendio, nelle campagne attorno a Pomonte.
Su quella cessa, lungo quella sorta di stradone in leggero pendio, - ricordano altri cacciatori - erano appostati l'uno accanto all'altro a una distanza di 30-40 metri al massimo, quattro cacciatori, e lo Scivola era alla "posta del leccio", il secondo della fila partendo dall'alto. Quando è comparso il cinghiale, a sparare è stato il terzo cacciatore della fila, E.M. di Albinia (al quale è contestato il reato di omicidio colposo), che ha esploso due colpi in rapida successione, avendo mancato con il primo l'animale.
L'urlo di Ferido Scivola è stato quasi contemporaneo agli spari: il pallettone lo ha centrato alla testa, e la sua morte è stata immediata.
A nulla sono serviti i tentativi disperati degli altri cacciatori, subito intervenuti, per cercare di portargli aiuto, e inutile è stato anche l'intervento dell'elisoccorso.
Se a colpirlo sia stato il primo o il secondo colpo sarà difficile stabilirlo. Quello che l'autopsia tenterà di chiarire è se il pallettone è arrivato "diritto" verso il cacciatore oppure se - come appare più probabile - ha colpito ("pelato") qualcosa (un sasso) e ha deviato la traiettoria, andando a centrare il poveretto.
Ferido Scivola, in pensione da qualche anno, era sposato con Marcella Magri, e aveva quattro figli, Silvano, Maurizio, Arianna e Ferida. Aiutava i figli nella conduzione dell'azienda agricola, che è proprio di fianco all'Albegna, e la sua unica passione (oltre al lavoro) era la caccia: «Quella al cinghiale in modo particolare - confermano al Bar della Sgrilla dove Ferido Scivola era solito andare a fare due chiacchere con gli amici - che praticava fin da ragazzo, e nella quale era anche particolarmente esperto».
(Il Tirreno, 23 novembre '04)

 

Incidente di caccia
MASSACIUCCOLI
- Un cacciatore è rimasto gravemente ferito nel corso di una battuta di caccia al cinghiale: l'animale, prima di essere ucciso, è riuscito a «addentare» ad un polpaccio l'uomo che ha riportato ferite giudicate guaribili in sessanta giorni
(La Nazione, 24 novembre '04)

 

Ucciso da una fucilata, oggi il funerale
Dopo lo choc è il momento del dolore nel raccoglimento e nella preghiera. Si svolgerà oggi pomeriggio il funerale di Giorgio Tiberi, l'imbianchino di 50 anni, ucciso martedì scorso da un colpo di fucile esploso nella sua casa (nella foto l'intervento della polizia in strada Fornace Mancini). Le esequie verranno celebrate alle 15.30 nella chiesa di Santa Marina Alta, mezz'ora prima il corteo funebre partirà dall'obitorio di Muraglia.
Ieri, su incarico della magistratura si è svolta un'ispezione sulla salma, che ha confermato come la morte sia stata provocata dalla fucilata: la rosa di pallini ha sfiorato il petto e colpito il cinquantenne al collo e parzialmente al volto. Non è risultata necessaria l'autopsia. Rimane l'incertezza sulla dinamica. La famiglia propende per l'incidente, causato da un urto accidentale con il fucile, appoggiato alla parete del corridoio, dal quale sarebbe partito il colpo. L'arma sarebbe stata dimenticata carica dall'imbianchino che il giorno prima era stato a caccia. L'altra ipotesi ventilata dagli inquirenti è quella di un gesto volontario, forse provocato dalla paura per una malattia, anche se gli ultimi esami clinici a cui si era sottoposta la vittima sarebbero risultati tutti negativi. Giorgio Tiberi, titolare insieme al fratello gemello di un'avviata attività artigiana, lascia la moglie e due figli maggiorenni: un giovane che lo aiutava nell'azienda e una ragazza che studia.
(Corriere Adriatico, 25 novembre ,04)

 

GRANTORTO Incidente ad un agricoltore di 61 anni ieri durante una battuta per catturare i fagiani appena liberati
Cacciatore impallinato alla testa
Un amico è caduto ed è partito un colpo che ha centrato lo zigomo e il cuoio capelluto
Si è presentato al pronto soccorso di Cittadella con due pallini conficcati in testa. Uno nel cuoio capelluto ed uno sullo zigomo sinistro. Tutto causato da un incidente di caccia che solo il caso ha voluto non avesse conseguenze più gravi. Una decina i giorni di prognosi per il cacciatore, dimesso dopo un breve intervento ambulatoriale.
Se l'è vista brutta Bruno Costa, 61 anni, agricoltore in pensione di Grantorto. Quanto accaduto lo racconta direttamente. «Si è trattato di un incidente - spiega - che si è risolto bene. Sono cacciatore da cinquant'anni, nei giorni scorsi hanno liberato dei fagiani e così con tre amici siamo andati a fare una battuta di caccia. Erano le otto e mezza circa, stavamo camminando allineati quando uno è scivolato improvvisamente a terra a causa del fondo reso viscido dalla brina. Cadendo è partito accidentalmente un colpo e dei pallini mi hanno colpito. È capitato a duecento metri circa dalla mia abitazione, così gli amici mi hanno accompagnato subito a casa e poi mia moglie mi ha portato al pronto soccorso. I medici mi hanno visitato e sottoposto a vari controlli, anche una visita oculistica. A parte le ferite non ho riportato altre conseguenze. Tutto sommato mi è andata bene ma, ripeto, si è trattato di un incidente».
Non si può ovviamente non essere d'accordo ed in effetti il colpo sparato accidentalmente poteva avere conseguenze devastanti. «Se tornerò a cacciare? Come no - continua Costa - In tanti anni non è mai capitato nulla del genere, è come quando si fa un incidente stradale poi si ritorna a guidare. Questo è il mio unico hobby, posso dire così, di una vita faticosa di lavoro nella mia azienda agricola. Un po' di ore di svago in compagnia degli amici».
Dell'accaduto si sono occupati i carabinieri della stazione di Gazzo Padovano, che hanno voluto sentire gli interessati per definire esattamente la dinamica del ferimento.Michelangelo Cecchetto
(Il Gazzettino, 25 novembre '04)

 

Cacciatore trovato morto
CLUSONE
La caccia era la sua passione, ma proprio mentre si aggirava nella zona del monte Blum con il fucile in spalla è stato stroncato da un malore: così è morto ieri mattina Pietro Savoldelli, sessantenne di Clusone.
Il pensionato era nella zona che fa da spartiacque tra la Valzurio e i paesi che sorgono sulla piana di Clusone. Lo ha trovato poco dopo le dieci, accasciato accanto al suo fucile, a una quota di circa 1.150 metri, un uomo che come lui si trovava in zona per cacciare selvaggina migratoria.
Con il cellulare ha allertato il 118 di Orio al Serio. L'eliambulanza ha raggiunto la località indicata, ma il medico di bordo non ha potuto fare altro che constatare la morte di Savoldelli, avvenuta per arresto cardiocircolatorio. Nel frattempo sul posto sono giunti anche i carabinieri della stazione di Clusone i quali, sentito il magistrato, hanno autorizzato il trasporto della salma a Clusone, nell'abitazione di via Gianbattista Moroni, dove Pietro Savoldelli viveva con la moglie Franca Balduzzi. Il cacciatore era uscito all'alba da casa e si era diretto verso il monte Blum, montagna che deve aver raggiunto in poco più di un'ora. Si tratta di una zona caratterizzata da boschi e ampie radure con cascinali. Mentre percorreva un sentiero che dal Blum scende verso la Valzurio per dare la caccia soprattutto alle cesene che provenendo dai Paesi nordici in questo periodo migrano verso Sud, verso le 10 si è sentito male e si è accasciato al suolo.
Pietro Savoldelli, i cui funerali sono stati fissati per domani alle 14,30, lascia nel dolore la moglie Franca, i figli Marco con la moglie Stefania, Gabriella con il marito Marcello e Roberto con la moglie Mara.
E. V.
(L'Eco di Bergamo, 26 novembre '04)

 

LA DENUNCIA
Paura: cacciatori troppo vicini al gattile Le volontarie "bersagliate" dai pallini

Cacciatori a distanza ravvicinata al gattile. Troppo ravvicinata. Piovono pallini sulle volontarie di Santa Veneranda che si prendono cura dei gatti della colonia felina. A denunciarlo è una delle volontarie, Deotella Furiasse che quasi ogni giorno si reca al gattile per aiutare i mici, accudendoli e sfamandoli. «Amo aiutare i due gatti- spiega Deotella- e proprio due giorni fa sono stata bersaglio di una pioggia di pallini sparati nelle vicinanze con rischi altissimi. Tre giovanissimi cacciatori intorno ai 25 anni, hanno iniziato a far fuoco agli uccelli, ma mirando proprio verso di me. Io mi sono spaventata a morte e mi sono rifugiata dentro il magazzino del gattile urlando e pregandoli di smettere. Loro però hanno continuato visto che in quella zona non esiste un divieto di caccia. Non è la prima volta che accade una cosa del genere, ma onestamente io ho paura e non mi sembra giusto lavorare così visto che è pericoloso. Questi giovani poi, sono stati molto maleducati, mi hanno trattata male e non hanno capito quanto mi fossi spaventata. Non mi sento di colpevolizzarli anche se non giustifico la loro atteggiamento irrispettoso. In realtà già da tempo abbiamo chesto al presidente della Provincia Palmiro Ucchielli e a al sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli di porre un divieto di caccia in quella zona. Ora mi chiedo: siamo figli di un Dio minore o cittadini di un sindaco minore? Come mai la nostra richiesta è stata inascoltata? Aspettano un evento tragico? Vorrei una risposta da loro. Io ho paura».
C.R.
(Il Messaggero, 26 novembre '04)

 

A s. Benigno C.se (TO), due pensionati e cacciatori, Raffaele S. eAntonio L. di 70 e 72 anni, sono stati sorpresi da tre guardie ecologiche volontarie mentre camminavano vicino alla provinciale 40 con i fucili da caccia armati. Le guardie, vista la completa illegalità dei due cacciatori, intimano loro l'alt ; uno dei due prima appoggia il fucile a terra, poi riconosce in uno dei tre la guardia che qualche
giorno prima l'aveva pesantemente multato, sempre per fatti concernenti l'attività venatoria. A questo punto, riprende il fucile, impone all'amico di fare lo stesso, ed entrambi puntano le armi, cariche ,contro le guardie, obbligandoli a denudarsi nel bosco e gettando i loro verbali. I due cacciatori si allontanano, ma una delle guardie riconoscequello da lui già multato, così scatta la denuncia ai carabinieri, che costringerà i due pensionati a presentarsi davanti al magistrato.
Le guardie hanno così potuto recuperare i vestiti e i verbali.
( La Stampa, Cronaca del Canavese, 27 novembre '04)

 

INFERNETTO
Una denuncia contro la caccia
Gli spari dei cacciatori troppo vicini alle case sollevano le proteste. Il comitato dell'Infernetto e il capogruppo dei Verdi alla Regione, Angelo Bonelli, hanno presentato un esposto ai carabinieri e alla Forestale per denunciare i problemi di convivenza con i cacciatori nei campi di via Cilea, via di Castelporziano e via Wolf Ferrari. La caccia verrebbe infatti esercitata troppo vicino alle case abitate, creando gravi pericoli.
(Il Messaggero, 28 novembre '04)

 

Nel Parmense. Paura per l'ispettore di Polizia Alemanni e per la sua compagna, il cacciatore si è dileguato
Fucilata nel bosco: loro sfiorati, il cane morto
«E' spuntato dai rami. Io e la mia compagna eravano sulla strada sterrata vicino casa, a raccogliere castagne, con i cani: Tyson e Lady. Il fucile deve averlo puntato in alto fino a un istante prima, poi lo ha abbassato, ha visto il cane, ha sparato. Deve averlo scambiato per un cinghiale. Ho sentito i pallini sibilarmi a fianco, ho visto Tyson immobile a terra, il muso devastato. A quel punto il cacciatore è rimasto con l'arma puntata su di me e il dito sul grilletto, nel panico. Ho cercato di farlo ragionare, ma lui è indietreggiato, ha bofonchiato qualcosa, si è dileguato. Tyson? E' morto due ore fa».
E' da brividi il racconto fatto ieri da Giuseppe Alemanni, cremonese, ispettore capo della Polizia di Stato, su quanto accaduto venerdì mattina nei pressi di Albareto (Parma), in frazione Costa di Montegroppo, dove l'ispettore ha la sua seconda casa, da oltre vent'anni. Sono le 10 quando, insieme alla compagna, Donata Isabella Pedrali, c'è quel faccia a faccia col cacciatore, un uomo di circa 60 anni che adesso cercano tutti. Tyson, un meticcio di quattro anni, ha lottato fino a ieri pomeriggio. Alemanni ha presentato denuncia ai carabinieri di Borgotaro poco dopo i fatti. Superato lo choc per il colpo che ha lambito lui e la compagna, ha cercato, prima di ogni altra cosa, di salvare il cane. «C'ero legato. So che se mi fossi trovato in difficoltà lui avrebbe fatto qualsiasi cosa. All'inizio sembrava morto; mi sono avvicinato ed ha aperto gli occhi. Allora l'ho preso e l'ho portato per trecento metri attraverso il bosco. A un tratto ho avuto una crisi, lui ha reagito, è arrivato a casa da solo. Con il furgone l'ho portato prima a Borgotaro, poi in una clinica veterinaria di Medesano. Hanno provato tutto, i veterinari. Due ore fa (le 15 di ieri, ndr) mi hanno chiamato per dirmi che non c'era più niente da fare. Le ferite alla lingua e all'esofago non gli hanno lasciato scampo». Le ricerche del cacciatore - probabilmente un bracconiere, o comunque un individuo che ha qualcosa da nascondere - non si arrestano. «Doveva fermarsi. Gli ho fatto capire che ormai la fesseria era fatta. Che potevamo ragionare. Invece se n'è andato. Non ho potuto forzare la situazione perché era nel panico e col dito sul grilletto. Bastava un niente e impallinava anche noi». (g.gugl.)
(La Provincia, Quotidiano di Cremona e Crema, 28 novembre '04)

 

A RISANO
Malore, morto durante una battuta di caccia

Stroncato da un malore durante una battuta di caccia. È morto ieri mattina in un campo a poco distanza dall'abitazione Tullio Zuccolo, 78 anni, già residente a Risano in via della Stazione. Era in compagnia del figlio Giorgio di 40 anni, quando si è sentito male. Ha chiesto aiuto al congiunto che era a poca distanza. Il figlio è accorso, ha sostenuto il padre aiutandolo a distendersi e ha dato l'allarme. È giunto il personale del «118». I sanitari hanno tentato di rianimarlo. Tutto inutile. Il medico ha constatato il decesso attribuendolo ad arresto cardiocircolatorio. Sul posto sono giunti i carabinieri della stazione di Pavia di Udine che a conclusione dei rilievi hanno inviato una comunicazione al magistrato di turno che ha già rilasciato il nulla osta per la sepoltura.
Erano le 9.30. Tullio Zuccolo nonostante l'età e qualche problema fisico, non aveva mai abbandonato la passione per la caccia che praticava fin da quando era ragazzo nelle campagne di Risano dove abitava. Aveva trasmesso la sua passione al figlio Giorgio con il quale usciva in battuta. Così anche ieri mattina. Erano assieme e stavano uscendo da una vigna quando l'anziano cacciatore ha accusato il malore.
La notizia della morte di Tullio Zuccolo ha suscitato emozione e cordoglio in paese. È stato un norcino conosciutissimo dopo aver lavorato anche nel macello comunale. Lascia la moglie Santa, i figlio Giorgio, una figlia e i nipotini. La comunità di Risano si è stretta attorno alla famiglia in una corale manifestazione di solidarietà e conforto.
(Il Gazzettino, 29 novembre '04)

 

CACCIA AL CINGHIALE SULLA STRADA
Un quarto d'ora di guerra quello vissuto da una pattuglia di Guardie Zoofile dell'ENPA di Saluzzo e Alba (CN) la scorsa domenica in zona Langhe. Mentre percorrevano in un normale pattugliamento di vigilanza una strada percorsa da gitanti e turisti si sono trovati nel bel mezzo di una battuta al cinghiale svolta con estrema disinvoltura ai bordi della strada, in evidente sfregio delle Leggi che regolamentano l'attività venatoria e del comune buon senso. In pochi minuti gli spari e i fischi delle pallottole hanno riempito l'aria, con cacciatori che sparavano dalla strada sugli animali che l'attraversavano. Le infrazioni individuate nell'occasione e nelle ore seguenti sono state numerosissime: attività venatoria in vicinanza di strade e caseggiati, utilizzo delle radio, abbandono di bossoli, cani non tatuati o in evidente stato di sofferenza, mancate bollature sui tesserini regionali e via di seguito.
Quello che colpisce è l'estrema arroganza di chi, in flagranza di atti evidentemente pericolosi, potendo contare sugli scarsi controlli irride le regole vantando amicizie "potenti" e contando sulla presenza nella propria squadra di Guardie di associazioni venatorie. Ciò ad ennesima dimostrazione che la caccia non può essere fatta controllare da chi è poi compagno in queste "avventure".
Le speculazioni su un recente tragico incidente stradale generano facili sensazionalismi circa la pericolosità dei cinghiali. Purtroppo dimenticano che la numerosità di questi ultimi deriva dalle irresponsabili immissioni fatte proprio da enti venatori negli scorsi anni, scordando quanto sono di molto superiori ogni anno le morti per incidenti provocati da cacciatori o autisti ubriachi, "specie pericolose" per cui non sono ovviamente previsti piani di abbattimento.
Comunicato ENPA Novembre 2004; giorno imprecisato.