http://lanazione.quotidiano.net/chan/2/9:4899135:/2003/11/02
Una battuta di caccia al cinghiale nell'alto Lazio si è trasformata in
tragedia. E' accaduto ieri all'interno dell'azienda faunistica-venatoria
«Bucone», tra Canino e Tessennano, in provincia di Viterbo.
A morire, per cause accidentali, è stato un giovane sancascianese, raggiunto
alla nuca da un colpo di carabina Browning calibro 7,65.
Mattia Calamai, ventotto anni, originario di San Casciano Val di Pesa e
residente con la famiglia nella zona di Montepaldi, aveva raggiunto
l'azienda Pasqualetti, a tre chilometri dall'abitato di Canino, una località
collinare fra le più belle della Tuscia, una delle più ricercate dai
cacciatori per le loro battute agli ungulati, insieme a un gruppo di
appassionati fiorentini e chiantigiani. Da quanto si è potuto apprendere il
giovane avrebbe accompagnato il datore di lavoro per una due giorni dedicata
alle battute in quelli splendidi boschi di quercioli e castagni. Mattia
Calamai si trovava in compagnia di una trentina di persone, che si erano
date appuntamento al casale dell'azienda Pasqualetti. Da lì il gruppo si è
poi spostato nel bosco vicino per iniziare la prima «cacciarella» della
stagione. Proprio da ieri infatti era possibile organizzare battute al
cinghiale.
All'improvviso la tragedia. L'attenzione di R.M., farmacista di San Marino,
è stata attirata dai cani che correvano verso la sua direzione, un segnale
che poteva preannunciare la presenza di un cinghiale da abbattere.
L'impressione però non è stata quella giusta. Istintivamente il
farmacista-cacciatore si è voltato con il fucile, una carabina di precisione
fra le migliori in circolazione per la caccia agli animali di grossa taglia,
e ha fatto fuoco senza pensarci due volte prendendo la mira su una sagoma
scura che era alla sua destra. Un colpo solo, ma che non ha lasciato scampo
a Mattia Calamai. Raggiunto alla nuca dalla pallottola calibro 7,65 il
giovane sancascianese è rimasto ucciso sul colpo, senza forse accorgersi di
nulla. A nulla sono serviti i soccorsi prestati dai compagni di battuta nei
primi instanti, nè dal medico e dal personale dell'eliambulanza del 118. Il
dottore non ha potuto far altro che constatare l'avvenuto decesso.
Sulla dinamica dell'incidente stanno svolgendo accertamenti i carabinieri di
Canino e della compagnia di Tuscania. La salma del giovane è stata
ricomposta nell'obitorio dell'ospedale Grande di Viterbo in attesa
dell'autopsia che sarà disposta dalla magistratura. Il farmacista
sanmarinese è stato invece segnalato in stato di libertà all'autorità
giudiziaria per omicidio colposo.
...
Il colpo sparato da un compagno. La vittima era di Firenze e stava
accompagnando il suo datore di lavoro
Cacciatore ucciso da una fucilata
Canino, ventottenne colpito alla nuca durante una battuta al cinghiale
di MASSIMO LUZIATELLI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031102&ediz=10_CIV_VECCHIA&n
pag=28&file=MORTO.xml&type=STANDARD
La battuta di caccia si è trasformata in tragedia. È accaduto ieri all’
interno dell’azienda faunistica-venatoria ”Bucone” tra Canino e Tessennano.
A perdere la vita è stato un giovane toscano, raggiunto alla nuca da un
colpo di carabina Browning calibro 7,65.
Mattia Calamai, 28 anni di San Casciano Val di Pesa (Firenze), aveva
raggiunto l’azienda Pasqualetti, a tre chilometri dall’abitato di Canino. Si
trovava in compagnia di un gruppo di amici e del suo datore di lavoro,
formato da una trentina di persone, che si era ritrovato presso il casale
della stessa azienda. Da lì il gruppo si è spotato nel bosco vicino per
iniziare la ”caccairella”, battuta di caccia al cinghiale che si era aperta
proprio ieri. All’improvviso la tragedia.
L’attenzione di R.M., farmacista trentunenne di San Marino, è stata attirata
dai cani che correvano verso la sua direzione. Istintivamente si è voltato
con il fucile e ha fatto fuoco, verso una sagoma scura che era alla sua
destra. Il colpo, uno solo ma fatale, ha raggiunto Calamai alla nuca: la
morte è stata istantanea. A nulla infatti è servito l’intervento dell’
eliambulanza del 118, i cui sanitari non hanno potuto far altro che
constatare la morte dell’uomo. Sulla dinamica dell’incidente stanno
svolgendo accertamenti i carabinieri di Canino e della compagnia di
Tuscania. La salma del giovane è stata ricomposta presso l’obitorio dell’
ospedale Grande di Viterbo. Il farmacista che ha sparato è stato segnalato
all’autorità giudiziaria per omocidio colposo.
Intanto ieri mattina a Sipicciano un anziano cacciatore, Utilio Stella di 82
anni di Sermugnano, era morto per un attacco cardiaco mentre era impegnato
in una battuta di caccia.
...
Canino, vittima dell’incidente un giovane di 28 anni
Ucciso mentre va a caccia
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CRONACA_DI_ROMA&doc=BASSO1C
Un giovane di 28 anni, Matteo Calamai, di Firenze, ha perso la vita in un
incidente di caccia accaduto nel primo pomeriggio di ieri nelle campagne tra
Canino e Tessennano, nella fitta boscaglia della Maremma laziale, al confine
con la Toscana. Il giovane, che era un autista, si era recato nella zona per
accompagnare il suo datore di lavoro, un allevatore, per una battuta di
caccia al cinghiale. Non sono ancora chiare le circostanze dell’incidente:
di sicuro un colpo di fucile, caricato con pallettoni per la caccia al
cinghiale, lo ha raggiunto in pieno viso. E' stato subito lanciato
l'allarme, ma l’intervento dei soccorritori è stato tutt’altro che agevole:
per raggiungere il posto, all'interno della boscaglia, è stato necessario
far atterrare l'elicottero del «118» in una radura. Ogni tentativo di
salvataggio è stato vano. Il cadavere è stato trasportato all'obitorio di
Canino. Indagano i carabinieri per ricostruire l'esatta dinamica
dell'incidente.
G. Res.
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Battuta al cinghiale, ferito un cacciatore
http://lanazione.quotidiano.net/chan/12/5:4899967:/2003/11/02
SIENA — Un cacciatore di 29 anni dall'ora di pranzo di ieri si trova
ricoverato alle Scotte dopo essere stato accidentalmente ferito ad un gluteo
durante una battuta di caccia al cinghiale, caccia che si è aperta proprio
ieri.
Il giovane operaio, residente a Rapolano, insieme alla sua squadra di
cinghialai stava partecipando alla cacciata quando è arrivato l'ungulato.
Alcuni hanno sparato. Un palla è rimbalzata sul terreno ed ha deviato fino a
colpire M.L. che si trovava nella posta più vicina. Sono stati gli altri
cacciatori ad allertare il 118 che ha inviato nei boschi intorno ad Armaiolo
un'ambulanza. Sul posto è giunta anche una pattuglia dei carabinieri della
caserma di Rapolano. Il ventinovenne dopo le prime cure al pronto soccorso è
stato ricoverato con una prognosi di quindici giorni.
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Grosseto
Ferito durante la battuta
http://lanazione.quotidiano.net/chan/5/2:4899384:/2003/11/02
ROCCASTRADA — Nella prima giornata di apertura della caccia al cinghiale,
c'è stato un incidente, per fortuna non grave. E' accaduto nel pomeriggio
alla ripresa della battuta, poco prima delle 14, in una macchia nelle
vicinanze di Torniella, in località «Le Cave». Da poco i cacciatori erano
ritornati alle «poste», che una fucilata ha raggiunto al polpaccio della
gamba destra un cacciatore di 58 anni, di Mantova, che fa parte di una delle
squadre di cinghialai del comune (a Roccastrada ne esistono tre, ed una
anche a Torniella) che avevano organizzato la cacciata. L'uomo ferito era
giunto da Mantova in compagnia di due amici, partecipanti anche loro alla
battuta. Il piombo gli ha passato il muscolo del polpaccio da parte a parte.
Il cacciatore è stato soccorso, portato in una radura dove poco dopo è
atterrato Pegaso fatto alzare dal «118» che lo ha trasferito al
Misericordia. Sul fatto indagini dei carabinieri.
Sulla caccia al cinghiale c'è anche una polemica presa di posizione della
Lav Toscana secondo la quale «secondo le stime dell'Istituto Nazionale per
la Fauna Selvatica, in Italia sarebbero presenti dai 300 ai 500 mila
cinghiali e annualmente ne sarebbero uccisi oltre 93.000. La Toscana ha il
primato nazionale per la strage dei cinghiali con 31.000 capi uccisi
all'anno, seguito dall'Emilia Romagna (11.000) e dalla Liguria (10.000)».
«La caccia al cinghiale è vergognosa e crudele — dichiarano Ennio Bonfanti,
responsabile settore fauna della Lav, e Fausto Giommoni, responsabile Lav
Grosseto — i boschi della Toscana si trasformano in mattatoi a cielo aperto,
con grande pericolo anche per escursionisti e gitanti».
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Spara per errore sull'amico
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/19:4900182:/2003/11/02
SPOLETO — Un tragico errore che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti.
Un uomo, R.A. residente nella zona di Spoleto, è stato ferito, nella tarda
mattinata di ieri, da un colpo di fucile a pallettoni, sparato da un amico
che, con molta probabilità, lo aveva scambiato per il cinghiale che stavano
cacciando. L'incidente è avvenuto nel corso di una battuta di caccia al
cinghiale, molto frequente in questo periodo, nella zona dei Monti Martani,
vicino San Severo. Alla battuta stavano partecipando diverse persone, una
quarantina, a quanto sembra. Ad un certo punto, poco dopo mezzogiorno, uno
dei cacciatori deve aver sentito muovere qualcosa dietro ad un cespuglio e,
pensando che si trattasse dell'animale selvatico, ha evidentemente fatto
partire il colpo, ferendo però il compagno. Sono stati attimi concitati.
Immediati i soccorsi e sul posto, una zona impervia e difficile da
raggiungere, è giunta un'ambulanza del 118. Il poveretto è stato subito
trasportato all'ospedale di Spoleto. Le sue condizioni, che in un primo
momento erano apparse piuttosto gravi, sono fortunatamente migliorate con il
passare delle ore. R.A. ha riportato una ferita a una gamba, che però non
avrebbe compromesso l'apparato motorio. Ha perso un'abbondante quantità di
sangue e per questo, ieri pomeriggio, è stato sottoposto a specifiche
terapie. Non corre comunque pericolo e se la caverà con quindici giorni. Una
tragedia sfiorata, quindi, come in passato se ne sono verificate tante. La
caccia al cinghiale, infatti, si svolge secondo modalità molto particolari,
per cui un certo margine di rischio può esserci sempre, anche con cacciatori
esperti. Numerosi i precedenti nello Spoletino. Un anno fa, un episodio
analogo, ma dalle conseguenze ben più gravi si verificò tra i boschi di
Bazzano e poco dopo ancora un grave incidente in Valnerina. In quest'ultima
circostanza, a rimanere ferito fu un passante. Il colpo, infatti, partì dal
bosco, ma colpì lungo la strada provinciale un automobilista.
di Ilaria Bosi
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/21:4902486:/2003/11/03
AMELIA — Un uomo di 70 anni di Sambucetole di Amelia è morto ieri pomeriggio
durante una battuta di caccia. L'uomo è stato stroncato da infarto poche ore
dopo essersi addentrato da solo nei boschi circostanti l'abitato di
Sambucetole, non lontano dalla propria casa. Il corpo senza vita è stato
ritrovato intorno alle 19.30 da carabinieri e vigili del fuoco di Amelia,
riverso in terra e con accanto il fucile ancora carico. L'allarme era
scattato un'ora prima quando i familiari, non avendolo visto rientrare dopo
il tramonto, avevano avvertito le forze dell'ordine. Le ricerche hanno
interessato tutta la zona boschiva, culminando con il ritrovamento. Il
medico legale ha confermato la morte naturale.
Mass.Cin.
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Spezia
Va a caccia al cinghiale e muore nel bosco stroncato da infarto
http://lanazione.quotidiano.net/chan/13/21:4902459:/2003/11/03
ROCCHETTA VARA — E' morto nel bosco durante una battuta di caccia al
cinghiale stroncato da una crisi cardiaca. La vittima si chiamava Massimo
Lenelli, aveva 56 anni, era originario delle Grazie ma abitava in via
Valdurasca, nei colli spezzini. Il cacciatore ha accusato il malore attorno
alle 15. Si trovava nei boschi di Beverone, nel comune di Rocchetta Vara.
Stava rientrando con i compagni alle auto lasciate parcheggiate al mattino
presto lungo la strada provinciale. Lenelli si è accasciato a terra perdendo
conoscenza. Gli amici, dopo aver lanciato l'allarme al 118, hanno cercato di
rianimarlo. Il servizio di emergenza sanitaria ha fatto intervenire
l'elisoccorso. Quando gli operatori, giunti con il velivolo Pegaso, levatosi
in volo dal Cinquale, sono arrivati nel bosco non hanno potuto fare altro
che constatare il decesso del cacciatore. Nel frattempo erano arrivati, via
terra, i vigili del fuoco di Brugnato che nella tarda serata hanno
provveduto al trasporto della salma fino al mezzo funebre che stava
aspettando sulla strada provinciale. La salma è stata composta all'obitorio
del Sant'Andrea. Massimo Lenelli lascia due figli. Per anni ha lavorato in
Arsenale.
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Spara a una beccaccia, colpisce il padre
www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=IMOLA&id=212281
OZZANO EMILIA - Pensava di aver colpito una beccaccia e invece aveva preso
in pieno volto l'anziano padre, suo compagno di caccia trasformatosi
purtroppo, e all'insaputa dello stesso cacciatore che aveva sparato, in sua
vittima.Il grave incidente di caccia, per cui ora un uomo di 71 anni
residente a Ozzano Emilia si trova in prognosi riservata all'ospedale
Maggiore di Bologna si è verificato ieri mattina in località Ca' Bassa,
sulle colline boscose in territorio di Ozzano, intorno alle 10.20.Il gruppo
di cacciatori uscito alla mattina di buon'ora era composto dal 71enne, dal
figlio 46enne residente a Castel San Pietro, e da un amico di famiglia.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Ozzano, chiamati sul luogo
dopo l'incidente, i tre avevano preso postazioni differenti nascondendosi
fra i cespugli ed erano divisi quando l'amico ha allertato gli altri della
presenza di una ghiotta preda: una bella beccaccia. L'animale, però, ha
avuto la malaugurata idea di mettersi a volare proprio sopra le teste dei
cacciatori appostati fra i rami, che hanno preso a sparare
contemporaneamente. Gli spari sono infatti partiti da due punti differenti,
quelli del fucile del padre dall'alto, e quelli dal fucile del figlio, da
una postazione più in basso. Dopo le deflagrazioni nessun lamento, tutto
sembrava a posto, la stessa vittima evidentemente aveva creduto che si
trattasse solo di una ferita di striscio e si era limitata a tirare fuori
dalla tasca il fazzoletto per pulirsi il volto dal sangue, continuando poi a
camminare nella boscaglia. Solo una ventina di minuti più tardi i tre
cacciatori si sono ritrovati nella radura, e allora i due più giovani si
sono accorti che l'anziano si teneva l'occhio coperto con un fazzoletto e
sanguinava. Il ferito ha continuato a minimizzare, non si era lamentato, non
aveva chiamato aiuto, era quasi più costernato lui del figlio che,
involontariamente, si è reso conto a quel punto di aver colpito il padre che
però non ha più retto ed è svenuto. Il ferito è dunque stato trasportato un
po' più a valle nel primo casolare che i cacciatori hanno trovato, e lì è
stato chiamato il 118. Trasportato d'urgenza al Maggiore di Bologna,
l'anziano cacciatore è stato giudicato in serie condizioni e quindi i medici
si sono riservati la prognosi.I carabinieri hanno appurato che a colpire
l'anziano sono stati i pallini sparati dal fucile del figlio che ora è in
apprensione per la salute del padre, e nei confronti del quale per ora non
scatta alcun provvedimento vista l'assoluta accidentalità dell'accaduto.
...
Cacciatore spara al padre una rosa di pallini in volto
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/34/17:4903368:/2003/11/03
BOLOGNA — Ancora un incidente di caccia, forse provocato da una
disattenzione, ha provocato gravi ferite al volto ad un settantunenne di
Ozzano Emilia (Bologna). L'uomo ieri mattina stava partecipando ad una
battuta di caccia sulle prime alture in compagnia del figlio, di 46 anni, e
di una terza persona.
Per cause in corso di accertamento da parte dei carabinieri di Ozzano, M. G.
(queste le iniziali del cacciatore rimasto ferito) attorno alle 10,20 è
stato colpito al volto in località Ca'Bassa da alcuni pallini di una
cartuccia calibro 12, esplosa dalla doppietta del figlio che aveva mirato ad
una beccaccia alzata in volo da un campo. Secondo una prima ricostruzione,
M. G. si sarebbe trovato inavvertitamente sulla traiettoria dei pallini ed è
stato colpito al volto ad una distanza di una quarantina di metri. Sembra
che almeno un pallino lo abbia colpito di rimbalzo. Il cacciatore ferito
inizialmente ha pensato che le lesioni non fossero gravi, tanto che si è
pulito il volto da solo con un fazzoletto, continuando a camminare.
Ma, dopo una ventina di minuti, quando l'uomo è svenuto, il figlio e l'amico
si sono resi conto della gravità della situazione e hanno chiamato il '118'
che ha ricoverato in ambulanza all'ospedale Maggiore di Bologna il ferito,
le cui condizioni nel frattempo erano peggiorate. Il ferito è stato
ricoverato in prognosi riservata e i sanitari hanno accertato la ritenzione
di alcuni pallini nel volto, a pochi centimetri da un occhio.
L'incidente di ieri non è il primo che accade nel Bolognese in questa
stagione venatoria. Il 16 ottobre, non distante da Sasso Marconi, Bruno
Paselli era morto dopo essere stato colpito da un proiettile per la caccia
al cinghiale esploso accidentalmente dall'amico Alessandro Orsi, che era
scivolato sul terreno umido per la pioggia. Paselli, colpito all'arteria
femorale, era deceduto poco dopo nonostante i tentativi di socccorso.
Un altro incidente mortale era accaduto a Predappio (Forlì) agli inizi di
ottobre. Anche in quella occasione un cacciatore era rimasto ucciso per un
colpo esploso accidentalmente nel corso di una partita di caccia al
cinghiale.
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SPOLETO - Ancora un incidente di caccia, ...
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031103&ediz=06_UMBRIA&npag=2
6&file=BB.xml&type=STANDARD
SPOLETO - Ancora un incidente di caccia, stavolta senza gravi conseguenze,
si è verificato l'altro pomeriggio nella zona di Montemartano. R.A., 49 anni
di Cerreto di Spoleto, stava partecipando ad una battuta al cinghiale
quando, improvvisamente, una scarica di pallettoni vaganti lo ha colpito
alla gamba sinistra. Le invocazioni di aiuto del cacciatore hanno richiamato
l'attenzione degli altri "cinghialai" che lo hanno immediatamente soccorso e
trasportato all'ospedale di Spoleto, dove i medici dell'unità di
traumatologia gli hanno estratto i pallini conficcatisi nella regione
dell'anca. Se la caverà in quindici giorni.
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Il compagno cade e fa partire un colpo dal fucile
Poliziotto di Fisciano ferito per un incidente di caccia
www.lacittadisalerno.quotidianiespresso.it/lacitta/arch_03/regione/zx1/zx111
3.html
fisciano. Ha rischiato la vita per un banale incidente di caccia. Ieri
mattina P.D.S., 48enne ispettore di polizia, residente a Montoro ma in
servizio a Fisciano, è rimasto ferito nel bosco di Lioni, dove si era recato
in compagnia di un amico in cerca di funghi e cacciagione. E' stato il suo
compagno, anche lui di Montoro, a colpirlo inavvertitamente con una scarica
di fucile. A provocare l'incidente è stata una caduta: il cacciatore è
inciampato e nel perdere l'equilibrio ha premuto senza volere il grilletto.
Il poliziotto, che procedeva venti metri più avanti, è stato investito alla
schiena e alla nuca da un ventaglio di pallini. Le ferite, per fortuna, sono
state superficiali, grazie al tipo di arma e alla provvidenziale distanza
tra i due compagni. P.D.S. è stato accompagnato al pronto soccorso del San
Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, a Salerno, dove i medici gli hanno
estratto una parte dei pallini. Altri potrebbero restare conficcati nella
cute, ma senza conseguenze per la salute. Dopo le medicazioni, il paziente è
stato dimesso con una prognosi di quindici giorni. In ospedale è arrivato
anche il cacciatore che ha provocato l'incidente. Erano usciti insieme dalle
loro case di Montoro per dirigersi verso i boschi di Lioni. P.D.S., anche
lui con l'hobby della caccia, aveva preferito non portare il fucile,
scegliendo di dedicarsi solo alla ricerca di funghi. Il compagno, invece,
non aveva voluto rinunciare alla battuta di caccia. Un'abitudine che, per
poco, non si è trasformata in tragedia.
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Cacciatore ferito da una scheggia, minuti d'incubo
http://lanazione.quotidiano.net/chan/12/24:4902158:/2003/11/03
AREZZO — Grande paura per un incidente di caccia che si è risolto per
fortuna senza gravi conseguenze. E' accaduto verso le 15 di ieri, durante
una battuta di caccia al cinghiale sull'Alpe di Poti. E' difficile
ricostruire con esattezza cosa sia realmente accaduto. Di sicuro la squadra,
composta da diversi cacciatori, è precipitata nell'incubo quando il
cinquantenne D.B. ha cominciato a gridare. Era stato ferito, sanguinava
all'addome e si per alcuni momenti si è temuto davvero il peggio. L'allarme
è stato lanciato immediatamente e dal 118 è partita un'ambulanza della Croce
Rossa Italiana che ha raggiunto ha tutta velocità il luogo dell'incidente
dove i cacciatori, che nel frattempo aveva guadagnato la strada, stavano
aspettando.
Il ferito è stato portato d'urgenza all'ospedale San Donato dove per fortuna
è stato possibile tirare un respiro di sollievo. Le sue condizioni non sono
gravi. A colpirlo, e comunque in modo superficiale, è stata una scheggia di
rimbalzo.
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«E' stato colpito di rimbalzo»
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/26:4902500:/2003/11/03
SPOLETO _ Sarebbe rimbalzato dopo aver colpito un cinghiale il proiettile
che nella tarda mattinata di sabato, durante una battuta di caccia sui Monti
Martani, ha ferito a una gamba A.R., 39 anni, residente nello Spoletino. A
raccontare la singolare dinamica dell'accaduto è il capo battuta, Massimo
Galdini: «Il colpo di fucile _ racconta _ ha ucciso il cinghiale, poi è come
rimbalzato andando a ferire il nostro amico che fortunatamente ora sta
meglio. Il proiettile infatti non ha trafitto l'osso e si è infilato proprio
tra il tessuto muscolare e l'osso stesso della gamba, senza provocare gravi
conseguenze. Stamattina (ieri per chi legge) è stato sottoposto a ulteriori
accertamenti che hanno confermato le buone condizioni di salute. Presto i
sanitari dell'ospedale di Spoleto, dove è ricoverato, gli estrarranno il
proiettile e quanto accaduto rimarrà soltanto un brutto ricordo». Alla
battuta di caccia nella zona di San Severo stavano partecipando 33
cacciatori suddivisi in gruppi, ognuno con una diversa mansione. L'uomo che
è stato colpito era addetto a seguire i cani e per questo si trovava proprio
vicino alla bestia uccisa. «Incidenti del genere _ ammette Galdini _
purtroppo possono capitare, anche se si presta sempre la massima attenzione.
Quelli che vengono utilizzati per la caccia al cinghiale sono proiettili
particolari e le traiettorie non sono prevedibili». Sono stati attimi
concitati: «Ci siamo subito precipitati dal nostro amico per capire cosa
fosse successo. La battuta di caccia era iniziata intorno alle 10 ed eravamo
un gruppo meno nutrito rispetto alle battute precedenti. Con il fatto che si
festeggiava la ricorrenza di Ognissanti molte persone avevano preferito
trascorrere la giornata insieme alla famiglia. Abbiamo tutti provato una
grande paura, ci siamo lanciati a soccorrere il nostro amico, poi sono
arrivati i soccorsi e ci siamo resi conto che fortunatamente non si trattava
di una ferita grave». I cacciatori che hanno assistito all'incidente poi
sono stati ascoltati dai carabinieri della compagnia di Spoleto che hanno
effettuato gli accertamenti del caso.
di Ilaria Bosi
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Gualdo
Colpito per errore durante una battuta di caccia
(La Nazione, 4 novembre 2003)
GUALDO — Una domenica come tante, vissuta da cacciatore sulla montagna. Questa doveva essere nelle intenzioni la giornata del 2 novembre per un gruppo di cacciatori di Gualdo che, approfittando della bella giornata, avevano organizzato una battuta al cinghiale. Eppure quella che doveva essere una riunione tra amici ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Nel pomeriggio di domenica, infatti, uno dei cacciatori impegnati nella battuta, è stato colpito da un proiettile sparato inavvertitamente. Un colpo secco, un dolore lancinante all'addome, con il proiettile che era entrato da un fianco; nell'immediato subito si è pensato al peggio e da lì la corsa al Pronto Soccorso dell'Ospedale Calai. Visitato dai medici, l'uomo è stato operato d'urgenza e ricoverato presso il nosocomio gualdese dove si trova tuttora. Le sue condizioni, tuttavia, sono stabili e non destano preoccupazioni: sembra, infatti, che grazie al fisico robusto dell'uomo, la pallottola non abbia raggiunto né leso organi vitali, consentendo al cacciatore di cavarsela. Tutta da stabilire invece la dinamica dell'incidente: non è ancora chiaro, infatti, da dove sia arrivato il colpo e sul fatto sono in corso gli accertamenti dei Carabinieri.
Foligno
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Castelcucco, Gianfranco Colla, 66 anni, è stato trovato alle Rive
http://www.tribunatreviso.it
CASTELCUCCO. E' quasi certamente l'infarto la causa della morte di
Gianfranco Colla, 66 anni, di Castelcucco. L'uomo ieri pomeriggio era
andato, come d'abitudine, nel suo capanno in via Rive. Era un cacciatore
d'appostamento e nel suo tempo libero quello era il suo rifugio preferito.
Non vedendolo rincasare e conoscendo le sue abitudini regolari alcuni
conoscenti hanno subito dato l'allarme pensando al peggio.
L'allarme è giunto agli operatori del Suem nel tardo pomeriggio. In un primo
momento alla trattoria Da Besse, tradizionale ritorvo dei cacciatori della
zona, si era diffusa la voce che uno di loro si fosse perso in un bosco a
Castelcucco. "Impossibile - era stato il commento di Renzo, il titolare - è
un bosco troppo piccolo e di solito non è frequentato da gente estranea".
Restavano altre due ipotesi, le più tragiche: un malore o, peggio,
trattandosi di un cacciatore, di un tragico incidente con il fucile.
Ricevuto l'allarme sul posto sono andati i carabinieri di Castelfranco e il
personale, tra cui un medico, del Suem di Crespano. Le ricerche sono andate
avanti per tutta la serata.
E alla fine il cadavere del sessantaseienne cacciatore è stato trovato
proprio vicino al suo capanno. L'ambulanza è rientrata a Crespano verso le
23.15.
Incredulità e sconcerto alla trattoria dei cacciatori. "Era stato operato al
cuore - confermano i compagni della trattoria Da Besse - Sì, era sua
abitudine andare a cacciare in quel capanno alle Rive. Alla fine l'ha
tradito non la passione per la caccia, ma il suo cuore". (m.sca.)
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"Lo sparo è di Morri"
www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=S.MARINO&id=212913
SAN MARINO - "A nome del mio assistito esprimiamo anzitutto sentimenti di
profonda solidarietà nei confronti della famiglia del giovane che ha perso
la vita in questo tragico incidente. Siamo vicini al loro dolore e non
possiamo rimetterci che alla fatalità del destino". Queste le parole dell’
avvocato Luigi Lonfernini, che parla per conto di Romeo Morri, coinvolto
sabato scorso in un tragico incidente durante una battuta di caccia al
cinghiale, nel Viterbese, in cui ha perso la vita Mattia Calamai, 28 anni,
rampollo di una famiglia molto in vista. L’avvocato Lonfernini fornisce
anche la versione dei fatti riportata dal suo assistito “Durante una battuta
di caccia, nel Viterbese, è deceduto un giovane che era l’accompagnatore di
un cacciatore. A seguito dell’accaduto, Romeo Morri, che si trovava sulla
posta accanto a quella dov’è avvenuto l’incidente, ha immediatamente
consegnato ai carabinieri la sua carabina, perché anche lui aveva sparato al
cinghiale. In questo frangente, il mio assistito non è stato interrogato,
non gli è stata ritirata la licenza di caccia e non gli è stata ancora
notificata nessuna accusa di omicidio colposo. Resta comunque a disposizione
per tutte le procedure del caso per rispetto della giustizia, ma soprattutto
per rispetto della famiglia colpita da questo grave lutto e per onorare la
memoria del giovane”. Per i carabinieri di Canino, provincia di Viterbo,
accorsi sul posto, ci sono pochi dubbi “I fatti sono più che evidenti - ha
raccontato il maresciallo - anche perché molto vicino al ragazzo c’era un
uomo, il datore di lavoro di Mattia Calamai, che ha visto tutto. Ci ha detto
che lo sparo è arrivato ad altezza d’uomo, difatti subito dopo ha richiamato
il cacciatore per fargli capire cos’era successo. C’erano altri cacciatori,
ma ognuno era fermo nella propria posta, d’altro canto per come abbiamo
trovato il ragazzo, il colpo può essere partito solo da quel fucile. Non
abbiamo interrogato il signor Morri perché questo compete al magistrato, ma
gli abbiamo contestato l’omicidio colposo e lui non ha obiettato. Per noi è
l’unico indagato, poi sarà il magistrato, dottor Petroselli della Procura di
Viterbo, a decidere”. Anche i famigliari di Mattia Calamai hanno avviato a
loro volta le procedure di rito tramite i loro legali.
Francesca Biliotti
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Pesaro
Cinghiali, pallettoni sulle auto
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/31/17:4917628:/2003/11/07
FOSSOMBRONE — La Provincia dice di aver «adottato uno specifico regolamento
che ha gettato le basi per realizzare un'attività quanto più corretta e
oculata di specie animali…». Come dire tutto e nulla. Vigilanza, controlli,
sicurezza, incolumità del cittadino? Nessun cenno.
Cacciare il cinghiale, nella zona di Fossombrone, significa andare incontro
a polemiche e pericoli. Il contrasto d'opinioni sostenuto con ragioni
proprie da ciascuna delle parti sembra difficilmente conciliabile. Un serio
«intervento» dell'Amministrazione provinciale, competente in materia, si
attende da anni. Solo in vista d'elezioni se ne parla.
A San Piero in Tambis, per cause in corso d'accertamento, dal fucile di un
cacciatore è partito un pallettone che ha trapassato la carrozzeria di un
fuoristrada parcheggiato sulla strada. A Santo Stefano di Gaifa si è
arrivati addirittura alle minacce. I cacciatori sono autorizzati,
rispettando determinate condizioni, ad attraversare i terreni privati. Un
privilegio che i proprietari non accettano: «Cacciatori e cani al seguito
creano scompiglio e distruzione. Questa storia deve finire…».
I cinghiali distruggono tutto. Gli agricoltori, ai quali non arriva un
centesimo per il risarcimento danni: «Abbiamo sopportato abbastanza».
Chi ha scelto di vivere stabilmente in una casa di campagna ripristinata, si
sente indifeso dai cinghiali che vanno «a cercar cibo avanti la nostra casa,
fino ad entrare nel garage dove abbiamo le provviste».
Non tutti i cacciatori rispettano regole, leggi e buon senso. Senza
rivangare gli incidenti stradali anche mortali provocati dagli ungulati. I
comunicati dell'Amministrazione provinciale non servono a calmare gli animi
surriscaldati da una parte e l'altra. Un segno premonitore. Denunce e
querele.
Mario Cardilli
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Bologna
E' stato fatale lo sparo del figlio
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/24/27:4919712:/2003/11/08
E' deceduto senza aver ripreso conoscenza Mario Guccini, il cacciatore
settantunenne di Ozzano colpito domenica scorsa da un pallino esploso da una
cartuccia sparata dal figlio, che aveva visto una beccaccia levarsi in volo.
Ma qualche persona potrà vivere grazie agli organi dello scomparso, che la
famiglia ha deciso di donare. Guccini non si era preoccupato particolarmente
della ferita, pensando che fosse addirittura un colpo di striscio, tanto che
si era tamponato l'orbita dell'occhio destro con un fazzoletto continuando a
camminare per una ventina di minuti. Solo più tardi un amico di famiglia che
partecipava alla battuta di caccia si era accordo che qualcosa non andava
per il verso giusto. Arrivati ad un casolare, il figlio di Guccini e l'amico
avevano chiamato il 118, visto che le condizioni andavano continuamente
peggiorando. Guccini ha perso i sensi mentre era sull'ambulanza che lo stava
trasportando all'ospedale Maggiore di Bologna. Una volta arrivato al pronto
soccorso è stato immediatamente deciso di trasferire il cacciatore in
rianimazione. Guccini non ha mai ripreso conoscenza e l'altra mattina è
spirato. I medici, dopo aver sottoposto il paziente a radiografie e ad una
serie di tac fin dal suo ricovero, hanno valutato come «estremamente serie
le condizioni del paziente». Uno dei figli, Walter, racconta che secondo i
sanitari Mario Guccini è stato colpito da un solo pallino che si è
conficcato nella scatola cranica, provocando lesioni cerebrali con un
ematoma: questo ha causato il decesso del cacciatore.
La data dei funerali, che si terranno a Ozzano dove Guccini risiedeva, non è
ancora stata fissata perché la salma è a disposizone dell'autorità
giudiziaria che ne ha disposto il traferimento all'obitorio della Certosa
per eventuali accertamenti.
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Siena
Cacciatore stroncato da malore
http://lanazione.quotidiano.net/chan/12/19:4921626:/2003/11/09
COLLE – Una battuta di caccia al cinghiale si è trasformata in dramma. Un
malore, ha infatti ucciso un cacciatore valdelsano. Si tratta del
cinquantottenne Vasco Giannini, di Colle. La tragedia è successa ieri
intorno alle 15 nella zona Il Poggio, nel comune di Casole. L'uomo è stato
notato da alcuni compagni di caccia all'interno della sua auto ferma. Si
sono avvicinati per vedere cosa stava succedendo, ma per lui, purtroppo, non
c'era più nulla da fare. E' stato chiamato immediatamente il 118. Sul posto
poco dopo è arrivata un'ambulanza della Misericordia di Colle e l'automedica
di Mensano. La notizia della tragedia in un baleno ha fatto il giro della
città. Vasco Giannini, agente di commercio, anche per la sua professione era
molto conosciuto a Colle.
Lascia moglie e figli.
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Umbria
Colpito ad una gamba dal rimbalzo del proiettile
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/27:4924647:/2003/11/10
FERENTILLO — Incidente di caccia nella tarda mattinata di ieri in località
Colle Posato, nella zona di Ferentillo. Un uomo di sessantasei anni è stato
centrato a una gamba dal colpo esploso da un compagno. I due, insieme ad
altri, erano impegnati in una battuta di caccia al cinghiale. Il 66enne,
residente a Latina, è stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale
«Santa Maria» di Terni. Le sue condizioni, che comunque non sarebbero per
fortuna gravi, vengono tenute sotto stretta osservazione. Già in serata
l'uomo potrebbe essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Il
colpo che lo ha ferito è stato sparato dal fucile di un compagno. Il
proiettile, o una scheggia di esso, avrebbe rimbalzato su una roccia prima
di conficcarsi nella gamba sinistra del 66enne di Latina. Le grida dell'uomo
hanno attirato l'attenzione dei compagni che partecipavano alla battuta,
sono stati proprio loro a prestargli i primi soccorsi. Sul posto sono poi
intervenute le pattuglie dei carabinieri. Individuato colui che ha premuto
il grilletto del fucile centrando casualmente il cacciatore. L'arma è stata
messa sotto sequestro. Come detto, il proiettile avrebbe rimbalzato su una
superficie rocciosa, quel che è bastato per deviarne la traiettoria. La
ricostruzione esatta dell'episodio resta ancora al vaglio dei carabinieri.
Ste.Cin.
Spara contro il vicino
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/9:4928365:/2003/11/11
PERUGIA — Caccia all'uomo ieri pomeriggio nei pressi della strada Trasimeno
Ovest, alla periferia di Perugia dove un anziano, sembra al termine di una
lite con un altro uomo, ha imbracciato il fucile e si è messo a sparare.
Sembra che il bersaglio dell'anziano sarebbe stato il vicino di casa che
sarebbe subito scappato, spaventato, ed ha lanciato l'allarme alle forze
dell'ordine.
Lo sparatore si è quindi rifugiato in un boschetto poco distante e ha
continuato ad esplodere alcuni colpi di fucile. Paura tra la gente che ha
udito i colpi esplosi in aria.
L'episodio è accaduto intorno alle 16 in via Col di Lana, una traversa di
via Trasimeno Ovest.
Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto l'anziano aveva discusso con
il vicino con il quale ci sarebbero stati alcuni screzi anche per via di un
cane.
Ha così preso un fucile da caccia da dentro casa e l'ha puntato sembra in
direzione del contendente e del suo quattrozampe senza però colpirli.
E' quindi fuggito nella boscaglia. Pattuglie della questura e del comando
provinciale dell'Arma hanno circondato la zona e iniziato una battuta per
cercare di individuare l'anziano.
Dopo oltre un'ora di ricerche nel corso delle quali si sono sentiti alcuni
colpi sparati probabilmente in aria, gli agenti della squadra volante della
questura sono riusciti a bloccarlo.
L'anziano è stato quindi condotto in questura.
Erika Pontini
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Anziano cacciatore denunciato per minacce
http://lanazione.quotidiano.net/chan/16/9:4931564:/2003/11/12
PERUGIA — E' stato denunciato a piede libero il cacciatore di 71 anni, R.F.,
che lunedì pomeriggio aveva imbracciato il fucile al termine di una
discussione. L'uomo è accusato di minacce gravi e aggravate. Gli agenti gli
hanno sequestrato anche alcuni fucili che deteneva regolarmente. L'uomo si è
reso reponsabile di un episodio piuttosto grave. Stando a quanto accertato
dalla squadra volante, R.F. che si era recato a caccia nella zona del Colle
della Trinità, si sarebbe incontrato con alcune persone che stavano
passeggiando con i loro cani; cani che avrebbero litigato con quello del
cacciatore. Da lì ne sarebbe nata una vivace discussione tra il cacciatore e
le persone che stavano passeggiando. R.F., dopo la discussione, avrebbe
minacciato gli altri col fucile per proseguire poi la sua battuta nei boschi
della Trinità, ma pare fosse piuttosto confuso. Scattato l'allarme,
l'anziano cacciatore è stato cercato per un'ora dalla volante e da pattuglie
della mobile e dei carabinieri. R.F., un po' per l'età ma anche per qualche
acciacco fisico era in evidente stato confusionale.
G.S.
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NOTTE DI PAURA A PRATA SANNITA
Torna a casa ubriaco, fucilate contro il figlio e la nuora
I familiari, rimasti illesi, gli avevano negato altro vino. Anziano
pensionato disarmato e denunciato
CARMINE D’ANGELO
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20031112/CASERTA/CASERTA/QASaa.htm
Attimi di paura e follia nella notte tra lunedì e martedì in un'abitazione
di Pratella, precisamente in località Palombiscio. Un uomo di 72 anni, sotto
l'effetto dell'alcol, ha infatti sparato alcuni colpi di fucile in casa,
senza fortunatamente colpire nessuno, dopo aver avuto una violenta
discussione con il figlio e la nuora.
Il fatto s'è verificato in piena notte, più o meno intorno alle 3,30.
L'uomo, S. C., vedovo, di Pratella, era rientrato nell'abitazione, dove
viveva assieme alla famiglia del figlio, completamente ubriaco. Ma l’
abbondante dose di alcol bevuto in compagnia di alcuni amci non gli era
bastata. Non ancora appagato, il pensionato aveva svegliato i parenti con la
pretesa di voler avere ancora del vino. Di fronte al secco rifiuto del
figlio e della nuora, che lo invitavano a calmarsi e ad andare a dormire,
l'uomo è andati nella sua stanza per tornare, pochi istanti dopo, armato di
un fucile da caccia. Inutili, a quel punto, tutti i tentativi del figlio
d'invitarlo alla ragione: accecato dall'ira e stordito dall'alcol, l'anziano
ha fatto esplodere alcuni proiettili, fortunatamente verso l'alto e senza
colpire nessuno. Uditi i colpi di fucile i vicini si sono svegliati di
soprassalto, avvertendo i carabinieri della stazione di Prata Sannita,
arrivati pochi minuti più tardi. Il veloce intervento delle locali forze
dell'ordine contribuiva a placare la furia dell'uomo(il quale, dopo una
lunga fase di contrattazione, si decideva finalmente a consegnare ai
carabinieri il fucile e le cartucce) e a riportare la situazione alla
normalità.
L'anziano - che è stato denunciato a piede libero in quanto il magistrato,
considerata l'età, ha preferito non prendere provvedimenti restrittivi nei
suoi confronti - non è nuovo a episodi di questo genere. Già in passato,
infatti, si era reso protagonista di violenti scontri e pesanti liti con i
parenti.
L’episodio, che ha rischiato di sfociare in una vera e propria tragedia
familiare, ha sconvolto l'intera comunità di Pratella, dove la notizia s'è
sparsa veloce fin dalle prime ore di ieri mattina.
Viareggio
Cacciatore si spara col fucile in una mano
http://lanazione.quotidiano.net/chan/14/13:4933932:/2003/11/13
SAN ROMANO — Brutta avventura, ieri mattina, in alta Garfagnana, per un
giovane cacciatore, che ha rischiato di perdere una mano. Per cause
accidentali, mentre era a caccia nella zona dell'Orecchiella, dal suo fucile
è partito un colpo che gli ha ferito gravemente la mano destra con il
rischio di perdere un dito. Il giovane, residente nel comune di San Romano,
prontamente soccorso da altri compagni, è stato portato all'ospedale di
Castelnuovo, nel reparto di ortopedia, dove è stato subito operato
dall'equipe del primario dottor Andrea Gallacci. La ferita alla mano destra
era profonda e destava non poca preoccupazione. Il dottor Gallacci e la sua
équipe sono comunque riusciti nell'intento primario di salvare tutte le dita
della mano dal rischio di amputazione che in un primo momento sembrava
obbligata. Successivamente la mano è stata sottoposta a trapianti della cute
e dell'osso ed il paziente ha reagito subito bene all'operazione. Il giovane
ovviamente è ancora ricoverato nel reparto di ortopedia del «Santa Croce» ma
le sue condizioni, anche psicologiche, sono ottimali per la buona riuscita
dell'intervento chirurgico da parte del dottor Gallacci e dei suoi
collaboratori.
Dino Magistrelli
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Pietralunga (La Nazione, 14 novembre 2003, articolo di
Fabrizio Paladino) PIETRALUNGA — Un colpo. Partito accidentalmente
dal fucile dell'amico. Durante una battuta di caccia al cinghiale
trasformatasi in tragedia. Un pensionato di 70 anni ha perso la vita ieri
mattina nelle colline altotiberine, a pochi passi dalla sua abitazione. Il
luogo è impervio, circondato da una fitta vegetazione. In questa zona, a
Castelfranco di Pietralunga, ieri mattina alle 10,30 Corrado Mandrelli è
morto, vittima dell'ennesimo incidente di caccia in Umbria. Ad ucciderlo, un
colpo partito dal fucile di O.M., cinquantatreenne di Pietralunga che faceva
parte, come Mandrelli, della «Squadra cacciatori Castelfranco». |
PIETRALUNGA
Tragica battuta al cinghiale, muore un cacciatore
Un componente della squadra scivola nel bosco, gli parte un colpo che uccide
un suo campagno di caccia
di WALTER RONDONI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031114&ediz=06_UMBRIA&npag=3
7&file=E.xml&type=STANDARD
PIETRALUNGA - E' morto stroncato da un'emorragia, durante una battuta di
caccia al cinghiale. L'incidente ieri, intorno alle 10,30, a Castelfranco,
località impervia tra l'Umbria e le Marche. Qui Corrado Mandrelli, 73 anni,
la vittima, proprietario di vasti appezzamenti nella zona, aveva deciso di
ritrovarsi insieme alla propria squadra di "cinghialari". Una trentina di
persone che stava raggiungendo le rispettive "poste", i punti dove ognuno,
svolgendo un compito ben preciso, contribuisce all'abbattimento degli
animali.
Uno dei partecipanti è scivolato sul terreno scosceso, umido, e dall'arma è
partito un colpo accidentale da 26 metri di distanza. Tanti ne hanno
misurati gli inquirenti. Il povero Mandrelli, abitante nella frazione
pietralunghese di Castelfranco, raggiunto all'anca da una palla calibro 12,
è stramazzato al suolo, urlando e chiedendo aiuto.
Sono intervenuti i compagni di battuta più vicini. Tra loro, uno con
esperienze di pronto soccorso e socio della sezione locale della Protezione
Civile. Altri hanno allertato i volontari della Croce Rossa, i Carabinieri
di Pietralunga ed il "118" di Umbertide. Una corsa contro il tempo, mentre
il proprietario del fucile dal quale è partito il proiettile, O.M., 53 anni,
rimaneva sotto shock. Ogni sforzo, purtroppo, è risultato vano.
Mandrelli ha cessato di vivere in pochi minuti. Non gli ha concesso scampo
l'inarrestabile perdita di sangue dal fianco destro, provocata dalle
probabile lesione all'arteria femorale, prima che fossero arrivati i
barellieri della Croce Rossa ed i medici del ”118”, trasportati sul posto da
una jeep dell'Arma.
Si è aperta così la seconda fase della tragedia, tesa ad eccertare le
sequenze della disgrazia. I Carabinieri hanno sequestrano alcuni fucili e
piantonato a lungo il corpo, visto che si è dovuto attendere il medico
legale, giunto da Perugia dopo cinque ore circa. Il cadavere è stato
trasportato in serata all'obitorio del Policlinico perugino di Monteluce,
dove verrà effettuata l'autopsia nel corso della quale si provvederà ad
estrarre dalla salma la pallottola mortale. Prova inconfutabile per
identificare l'arma che ha sparato. Mandrelli, dopo una vita di lavoro,
aiutava il figlio nella conduzione dei terreni di famiglia, compreso quello
dove coltivava la sua grande passione, la caccia.
Incidente di caccia ieri mattina durante una battuta nei boschi nella zona
di Agnosine
Spara al fagiano, ferisce l’amico
Colpito da pallini alla mano, al braccio e al collo: se la caverà in 15
giorni
Ubaldo Vallini
AGNOSINE
www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/11/16/19,GARDA_E_VALSA/T1.html
Spara tre colpi con il fucile per colpire un fagiano che si era alzato in
volo. Lo colpisce, ma alcuni pallini della rosa di una delle fucilate, forse
di rimbalzo, raggiunge anche l'amico, collega nella battuta di caccia, alla
mano, al braccio e al collo. Il ferito se la caverà con 15 giorni di
prognosi: niente di grave, dunque ma ha rischiato grosso. Sarebbe questa la
dinamica, accertata dai carabinieri della stazione di Sabbio Chiese agli
ordini del maresciallo Massimo Rosina, di un incidente di caccia che ha
avuto luogo ad Agnosine poco prima delle 8 di ieri mattina. Feritore
involontario, ed involontaria vittima, due seguaci di Diana che all'alba da
Caino avevano raggiunto la Valle Sabbia in cerca di selvaggina. Parcheggiata
l'auto vicino al rifugio degli Alpini di Agnosine, i due si sono infilati
nel bosco in direzione dell'abitato seguendo il fiuto dei loro setter.
Quando i cani si sono messi "in ferma", non hanno avuto dubbi: nella
boscaglia c'era di certo un fagiano. E stato a quel punto che hanno deciso
di accerchiarlo, per essere sicuri di non farselo scappare. Un'infelice
manovra tattica, pericolosa soprattutto perché si sono in quel modo persi di
vista. Quando il fagiano si è alzato in volo, Mauro T., di 35 anni, ha
mirato e sparato: tre colpi con una carabina Benelli calibro 20, seguendo la
traiettoria dell'ambito pennuto. L'animale colpito a morte è caduto fra i
cespugli, ma nessuno è poi andato a recuperarlo: dal bosco, infatti, si sono
levate subito le inequivocabili grida di aiuto di Domenico S, il fraterno
amico di 35 anni. I due hanno dovuto percorrere un chilometro e passa di
corsa su un ripido sentiero, prima di raggiungere la vecchia strada per
Casale e quindi la prima abitazione di Trebbio, frazione di Agnosine. Solo a
questo punto sono riusciti a chiamare i soccorsi. Il 118 ha inviato sul
posto un'autolettiga dei volontari valsabbini e l'eliambulanza che, dal
campo sportivo di Agnosine, ha trasportato il ferito fino al Civile di
Brescia. Mentre veniva caricato sull'autolettiga, Domenico non smetteva di
dire che era colpa sua, che non avrebbe mai dovuto mettersi in quella
posizione per alleviare il senso di pena dell’amico Mauro che non si dava
pace e che continuava a giurare che non sarebbe mai più andato a caccia in
vita sua. Rispetto ai timori del oprimo momento, quando si poteva pensare
che le lesioni provocate dai pallini fossero piuttosto serie, il responso
dei medici in ospedale è stato molto confortante. Niente di grave, meglio
così per tutti.
...
AGNOSINE . Ferito un 38enne di Caino
Spara a un fagiano ma colpisce l’amico
www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Ead.htm
Spara al fagiano, un albero devia i pallini partiti da un fucile calibro 20,
che colpiscono il compagno di battuta, un operaio di trentotto anni che
abita a Caino. L’incidente di caccia è accaduto ieri mattina prima delle 8
in località «Binzago» al confine tra Odolo e Agnosine sulla strada per
Casale. D.S., colpito ad una mano, al braccio e al collo, ne avrà per un
paio di settimane: è ricoverato al Civile di Brescia nel reparto Ottorino. A
ferire accidentalmente il cacciatore, M.T., pure lui 38enne, operaio di
Caino e grande amico del cacciatore impallinato. I carabinieri di Sabbio
Chiese hanno ricostruito l’incidente. I due amici erano partiti presto da
casa per una battuta ai fagiani. Ad un certo punto i cani si sono fermati
«puntando» un fagiano. I due amici si sono separati in modo da colpire il
volatile una volta alzatosi in volo. E quando i cani hanno stanato il
fagiano M.T., ha sparato tre colpi. La rosa di pallini è stata deviata da un
albero e l’amico che si trovava ad una ventina di metri raggiunto al corpo.
I due amici hanno percorso circa due chilometri tra i boschi sino a quando
hanno raggiunto un’abitazione e dato l’allarme al «118» che ha inviato l’
eliambulanza che è atterrata al campo sportivo. Al Civile i medici hanno
accertato che non era grave. Solo ferite superficiali.
In mattinata i carabinieri di Sabbio Chiese hanno sequestrato il fucile e
interrogato l’amico, che, sotto shock, ha raccontato l’accaduto e
ricostruito la dinamica. Si è trattato di pura fatalità dopo anni di battute
di caccia insieme.
Il feritore rischia una denuncia. f.mo.
...
Bergamo - Brescia
Spara al fagiano, ma colpisce l'amico
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/70/5:4942378:/2003/11/16
AGNOSINE — La rosa di pallini indirizzata al fagiano l'ha investito in
pieno. Ha rischiato di concludersi in tragedia la battuta di caccia cui
avevano preso parte due amici, entrambi trentottenni, di Caino. La fucilata
esplosa da uno dei due, quando un fagiano si è alzato in volo, ha infatti
raggiunto l'altro. Fortunatamente, secondo la prognosi dei medici, ne avrà
solo per quindici giorni.
Erano circa le otto del mattino e i due amici cacciatori stavano camminando,
preceduti dai cani, nelle campagne di Bilzago di Agnosine, in Valsabbia.
Improvvisamente i cani si sono fermati, sono andati in «punta». E il segno
inequivocabile della presenza della selvaggina è stato subito colto dai due
padroni.
«Disponiamoci in due punti diversi, così uno dei due lo centra di sicuro»,
si sono detti. E così, poco dopo, quando si erano appostati in modo da non
lasciar scampo al pennuto, si è sentito il battere d'ali.
Da uno dei fucili sono partite tre rose di pallini, una dietro l'altra. Ma
alcuni pallini hanno scheggiato un albero e poi con effetto «biliardo» sono
finiti addosso all'altro cacciatore che si trovava a circa venti metri di
distanza. E' stato colpito al collo a una mano e a un braccio. I due amici
hanno quindi raggiunto a piedi un vicino cascinale e da lì hanno chiamato il
118.
Ad Agnosine poco dopo è arrivato l'elicottero che ha trasportato il ferito
in ospedale. E' stato ricoverato e ne avrà per due settimane. E' stato
inoltre sequestrato il fucile dell'amico. Nelle scorse settimane si è
verificato un altro caso simile, con il ferimento di un cacciatore avvenuto
nella zona del lago d'Iseo.
M.P.
Ucciso dalla fucilata di un suo grande amico
Tragico incidente di caccia
La vittima è Mauro Pedrotti
Mauro Pedrotti, la vittima dell´incidente e la campagna di Pomarolo dove è
avvenuta la disgrazia
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=332318
Di BRUNO ZORZI
Ore otto di ieri mattina comune di Pomarolo, un tratto di campagna
semincolto ad un centinaio di metri dall´autostrada a fianco del piccolo rio
S. Clemente. Un gruppo di quattro cacciatori, tutti di Pomarolo si stanno
apprestando ad una battuta di caccia. I fucili sono caricati con cartucce a
pallini piccoli, quelli che si usano per i tordi. Ad un tratto si sente un
colpo secco: uno di loro, Mauro Pedrotti, 42 anni di Chiusole, frazione di
Pomarolo, cade a terra. Una rosa di pallini lo ha raggiunto, da breve
distanza, al ventre. L´uomo perde molto sangue, sono momenti concitati.
Gli amici che sono con lui, Mario Pedrotti di Rovereto che, stando alle
prime ricostruzioni, gli stava più vicino al momento dell´incidente, il
presidente della sezione cacciatori di Pomarolo, Giampio Pedrotti, e Gino
Pedrotti, padre di Mario, che si trovano a qualche passo di distanza dalla
vittima e stavano percorrendo la stradina interpoderale, sono presi dal
panico.
Attimi tremendi, un vero choc per il gruppo di amici. Con il telefonino uno
dei tre chiede l´intervento di un´ambulanza di «Trentino Emergenza» ma Mauro
perde molto sangue, le sue condizioni appaiono subito gravissime.
L´intervento dell´elicottero è indispensabile e, dopo una manciata di
secondi di volo dall´aeroporto di Mattarello, l´eliambulanza dei vigili del
fuoco riesce ad atterrare a pochi metri dal ferito, nel campo dove l´uomo è
caduto colpito dalla fucilata.
Il medico rianimatore e i paramedici di «Trentino Emergenza» sono impegnati
allo spasimo per arginare l´emorragia copiosa. I pallini hanno reciso
un´arteria e lo sfortunato cacciatore sta collassando. Lunghissimi minuti di
lotta contro la morte e appena stabilizzato Mauro Pedrotti viene caricato a
bordo dell´eliambulanza e portato al S. Maria del Carmine dove viene subito
sottoposto ad un lungo intervento chirurgico per fermare la perdita di
sangue e riattivare la circolazione.
Ore tremende per lui e di enorme angoscia per la moglie, Marina Rovro,
avvertita in mattinata della disgrazia accaduta al marito. Momenti di vera
disperazione per i suoi amici che non sanno darsi pace per quanto è
accaduto.
Le ore passano, in paese, nel corso della mattinata si diffonde la notizia
che Mauro, nonostante il suo fisico forte, non ce l´ha fatta. In realtà i
chirurghi del S. Maria del Carmine, in queste ore, stanno lottando fino
all´ultimo per salvargli la vita, ma verso le 13 e trenta il cuore di Mauro
ha cessato di battere. La tragedia si è consumata. I pallini avevano reciso
l´arteria iliaca dello sfortunato cacciatore, i medici, nella disperata
lotta per salvargli la vita, hanno anche dovuto asportare una parte
dell´intestino gravemente compromesso dal colpo di fucile. Ma ogni sforzo è
stato inutile.
In questa tragedia c´è un altro dramma. Stando alla prima ricostruzione
della disgrazia quando, ultimati i primi soccorsi, i poliziotti del
commissariato di Rovereto hanno fatto i rilievi per chiarire le cause
dell´incidente, i due fucili, che si trovano a terra, vicini a dove la
vittima è caduta, e gli altri risultavano tutti carichi. Qualcuno dei tre,
preso dal panico, ha ricaricato l´arma.
Gli agenti della Polizia, a questo punto, hanno portato al commissariato i
tre compagni della vittima che sono stati interrogati per cinque ore dal
pubblico ministero Marco Gallina e dal vicequestore Giansante Tognarelli. Un
interrogatorio per capire cos´era successo nei momenti drammatici che hanno
seguito lo sparo. Gli inquirenti, va detto, non hanno mai dubitato che si
sia trattato di un incidente: i quattro sono grandi amici da lunga data.
Insomma, nulla, assolutamente nulla, ha fatto pensare a qualcosa di diverso
dall´incidente.
«C´è da tenere presente - ci ha detto ieri il vicequestore Tognarelli - che
i tre erano in stato di choc; veramente distrutti dal dolore. Non riuscivano
a ricordare esattamente la dinamica dei fatti. Da quanto abbiamo potuto
stabilire però il colpo è partito accidentalmente, probabilmente dal fucile
della persona che gli stava più vicino. Forse ha premuto il grilletto a
causa di una caduta; forse a causa di un gesto brusco mentre scavalcava la
staccionata. Pare comunque chiarito che chi ha colpito accidentalmente la
vittima non stesse mirando ad una preda».
In tarda mattinata, uno dei tre che si trovavano con Mauro è stato
interrogato dal magistrato alla presenza di un legale, l´avvocato Sabrina
Maroadi. L´ipotesi che si configura, ovviamente, è quella dell´omicidio
colposo.
Ora tutto è nelle mani del sostituto procuratore Gallina, l´esatta verità
dei fatti verrà stabilita in tribunale, emergerà dalle testimonianze e dal
contraddittorio tra accusa e difesa. Il punto fermo, per ora, è la
disgrazia.
Il dottor Gallina, per approfondire la dinamica del sinistro, ha incaricato
un esperto di balistica, Marco Leonardi, che dovrà stabilire la traiettoria
e l´esatta provenienza del colpo di fucile. Oggi sul corpo di Mauro Pedrotti
verrà effettuata l´autopsia dal dottor Francesco Piscioli.
...
Tragedia nelle campagne di Pomarolo in Trentino
Cacciatore viene fulminato accidentalmente da un amico con fucilata in pieno
petto
www.altoadige.quotidianiespresso.it/altoadige/arch_17/bolzano/bolzano/az202.
htm
POMAROLO. Il colpo è partito da distanza ravvicinata ed ha colpito Mauro
Pedrotti in pieno, all'altezza dell'addome. La corsa in elicottero
all'ospedale di Rovereto, un intervento chirurgico urgente e disperato. Ma
non è stato sufficiente. L'uomo, che aveva 42 anni, è morto alcune ore dopo.
E' finita così, in tragedia, una battuta di caccia di quattro amici che ieri
mattina si erano spinti nelle campagne tra Pomarolo e Villa Lagarina per
sparare a piccoli uccelli. Ora i tre superstiti sono sotto shock.
Il tragico incidente è avvenuto verso le 8.30. Il sostituto procuratore
Marco Gallina ieri mattina ha interrogato per almeno cinque ore gli amici
della vittima. Pedrotti, 42 anni, sposato e padre di due figli, era
impegnato in una battuta di caccia. Con lui c'erano l'amico di tante uscite,
Giampio Pedrotti, vicino di casa e presidente dei cacciatori di Pomarolo,
Mario Pedrotti e il papà Gino. Questi ultimi risiedono a Sacco. L'incidente
è avvenuto d'improvviso. Ad uno dei tre è partito un colpo. Non s'è capito
se perché s'è fatto scivolare di mano il fucile, oppure se è caduto
accidentalmente a causa di un inciampo o di uno scivolone. L'unico fatto
certo è che l'arma ha sputato un colpo, quasi certamente a distanza molto
ravvicinata. La salva di pallini ha centrato Mauro Pedrotti all'altezza
dell'addome. E' morto in sala operatoria.
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Mizzole
Cacciatore ferito alla mano dal fucile
www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/H.htm
Un cacciatore si è spappolato una mano, ieri mattina, durante una battuta di
caccia. Per cause tutte da stabilire, l’arma che aveva in uso il seguace di
Diana, anziché espellere la cartuccia, è esplosa, procurandogli serie
lesioni all’arto superiore. L’uomo che era in zona Mizzole, è stato portato
all’ambulanza che si trova in Borgo Venezia da un suo amico e compagno di
caccia, quindi è stato trasportato all’ospedale di Borgo Roma, dove ieri
mattina è stato sottoposto a un intervento di ricostruzione della mano.
(a.v.)
A PRATOIANNI DI CONCERVIANO
Parte un colpo dal fucile, cacciatore ferito
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031118&ediz=03_RIETI&npag=29
&file=BASSO.xml&type=STANDARD
La passione per la caccia gli costerà un delicato intervento chirugico ad un
piede per ricostruire le articolazioni devastate dal piombo.
E’ rimasto seriamente ferito, esplodendosi accidentalmente un colpo di
fucile su un piede, il 39enne, reatino Giovanni Buzzi vittima, ieri
pomeriggio intorno alle 16, di un incidente avvenuto durante una battuta di
caccia nelle campagne di Pratoianni. Il cacciatore reatino, secondo la
ricostruzione della squadra mobile, avrebbe imbracciato il suo fucile per
portarlo dalle spalle alla vita impugnandolo però in maniera sbagliata. In
sintesi l’uomo ha premuto sbadatamente il grilletto facendo partire un colpo
che l’ha raggiunto ad un piede.
Il reatino, che ha perso molto sangue, è stato soccorso prima da alcuni
familiari e subito dopo da un equipaggio del 118 che lo ha trasportato al De
Lellis in autoambulanza.
Buzzi, secondo il referto redatto dai medici, si sarebbe procurato una vasta
ferita compromettendo seriamente anche le articolazioni del piede destro per
questo motivo in serata i medici reatini stavano valutando l’ipotesi di
trasferirlo a Roma in un centro specializzato per ricostruire i tendini
devastati dal colpo di fucile.
L’incidente è avvenuto in un podere situato in campagna non molto lontano da
Pratoianni, nel territorio di Concerviano, dove il 39enne andava spesso a
caccia, con una regolare licenza di porto d’armi, e dove risiede. La
prognosi per ora è stata fissata in quaranta giorni mentre gli agenti della
Mobile si sono occupati di ricostruire la dinamica dell’incidente.
F.Col.
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LADISPOLI
Via Praga contro le doppiette: sparano troppo vicino alle case
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031118&ediz=10_CIV_VECCHIA&n
pag=33&file=BOX.xml&type=STANDARD
E' polemica tra i residenti di via Praga al quartiere Cerreto a Ladispoli e
i cacciatori. Ad accendere il malumore degli abitanti della strada, che
confina con una vasta area verde, il fatto che ogni mattina all'alba vengono
svegliati dal rumore delle doppiette che imperversano a poche decine di
metri dal centro abitato. Ad accrescere la rabbia dei residenti anche
l'atteggiamento di alcuni cacciatori che continuerebbero tranquillamente a
sparare contro la selvaggina perfino quando arriva lo scuolabus per
raccogliere gli alunni. A conferma della delicatezza della situazione vi
sono i frequenti ritrovamenti dei pallini delle cartucce in vari giardini di
via Praga. La sgradevole situazione è stata segnalata, attraverso una
specifica denuncia, ai carabinieri di Ladispoli con la richiesta di multare
tutti gli appassionati dell'arte venatoria che non rispettano la normativa
che impone di non cacciare a meno di trecento metri da un centro abitato.
G.Pal.
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Fucilata mortale, è indagato l'amico più caro
Forse di Mario Pedrotti il colpo partito per errore. Ma nessuno spiega
l'accaduto
LA TRAGEDIA DI POMAROLO
di Luca Marsilli e Chiara Zomer
www.trentinocorrierealpi.quotidianiespresso.it/trentinocorrierealpi/arch_18/
trento/vallagarina/ar101.htm
ROVERETO. «Un'idea su come sia andata - dice il procuratore Marco Gallina -
ce l'abbiamo, ma dobbiamo attendere conferma dalle perizie. L'autopsia e la
perizia balistica. Perchè nessuno dei tre cacciatori presenti ha fornito una
ricostruzione: tutti dicono di non avere capito cosa sia successo. E c'è il
particolare sconcertante dei fucili, tutti carichi: dopo l'esplosione del
colpo mortale, da qualsiasi fucile sia partito, qualcuno l'ha ricaricato. E
una cosa è sicura: non può essere stato il morto».
Significa che i tre supersiti, di quella disgraziata battuta di caccia al
merlo non collaborano nel fare chiarezza sulla dinamica di quello che è
sicuramente un incidente?
«Significa che non forniscono nessun elemento utile, dicendo di essere
confusi e sotto choc. Comprensibile. Ma se questo si assomma al fatto che a
caldo l'arma è stata ricaricata e che di nessun aiuto le tre testimonianze
si rivelano nel chiarire come e da quale arma il colpo sia potuto partire, è
difficile non pensare che travolti dalla disperazione del momento, i tre
cacciatori possano avere perso la testa e avviato un approccio poco
ragionevole all'indagine. Dal quale poi potrebbero trovare difficile uscire.
Ma, ripeto, sono solo ipotesi. Solo alla luce dell'esame autoptico, quando
sarà chiaro da quale distanza e con quale angolo di tiro sia partito il
colpo, sarà possibile fare qualche passo in più. E tornare a chiedere ai tre
cacciatori chiarimenti su quei dettagli sui quali ora è buio pesto. Gli
accertamenti tecnici potranno essere di aiuto anche a loro. E passato
qualche giorno, è ragionevole sperare che possano avere riacquistato
lucidità».
Quindi Gino, Mario e Giampio Pedrotti saranno risentiti a breve? «Li
riconvocherò - risponde Gallina - non appena gli esiti degli accertamenti mi
consentiranno di porre loro domande più precise. Resto convinto che una
collaborazione senza remore già dal primo momento avrebbe permesso di
archiviare l'accaduto con più serenità. Ma purtroppo non è andata così».
Il procuratore Gallina dal punto di vista delle emergenze processuali si
limita poi a confermare che uno dei tre cacciatori sarebbe indagato per
omicidio colposo. Il nome non lo fa ma non è un segreto: è Mario Pedrotti,
il cacciatore che si trovava più vicino a Mauro quando è partito il colpo
fatale ed il suo amico più caro. E' difeso dall'avvocato Sabrina Maroadi,
che conferma sia la condizione di indagato del suo assistito, sia la sua
incapacità di ricostruire l'accaduto. «Stavano camminando verso il luogo di
caccia - dice il legale - la battuta vera e propria non era ancora iniziata.
Il colpo è partito da uno dei fucili, ma nemmeno i tre cacciatori hanno
saputo dire quale. Sono tutti sconvolti e prostrati dall'accaduto, c'è molta
confusione anche nei loro tentativi di capirlo e dargli una logica. Gli
accertamenti peritali serviranno anche a noi, comunque nomineremo dei
consulenti per seguire i lavori dei tecnici».
C'è anche un'altra ipotesi che circola a Pomarolo: il colpo mortale non
potrebbe essere partito dal fucile dello stesso Mauro Pedrotti?
«E' una possibilità - dice Gallina - che mi sentirei di escludere. Tra
tutte, forse l'unica che credo di poter escludere già ora con certezza».
E il perchè è facile da intuire: ancora quei quattro fucili carichi. Pensare
che il colpo sia sfuggito a Pedrotti e che qualcuno dei suoi compagni di
battuta possa avere ricaricato l'arma con lui esanime a terra, è
irragionevole. Il colpo deve essere partito da uno degli altri tre fucili.
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Massa-Carrara
Pensionato si spara: è gravissimo
http://lanazione.quotidiano.net/chan/7/8:4947622:/2003/11/18
FOSSONE — Un pensionato di 76 anni, P.L. è ricoverato in gravissime
condizioni nel reparto maxillo-facciale dell'ospedale Galliera di Genova.
L'uomo ieri mattina si è puntato alla testa un fucile da caccia ed ha fatto
fuoco.
Era solo nella sua abitazione di Fossone quando ha premuto il grilletto
preso da un momento di sconforto.
Il pensionato è stato soccorso dall'ambulanza del 118 che lo ha trasferito
al pronto soccorso.
I sanitari hanno quindi disposto il ricovero nel reparto di rianimazione
dell'ospedale in prognosi riservata.
Nel pomeriggio i medici hanno poi deciso il trasferimento al reparto
specialistico dell'ospedale di Genova.
Sono stati alcuni vicini a dare l'allarme avvertendo il colpo provenire
dall'abitazione.
Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia per gli accertamenti.
Il colpo mortale è partito da dietro
L'autopsia sulla salma di Mauro Pedrotti
Resta il mistero : quale fucile ha sparato?
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=332965
Mauro Pedrotti è stato ucciso da un colpo partito da distanza molto
ravvicinata, da dietro in avanti, dall´alto verso il basso, dal lato destro
verso il centro. La lesione dei vasi sanguigni (la rosa di pallini ha
frantumato le ossa del bacino) ha provocato la morte per shock emorragico
del cacciatore, giunto all´ospedale in condizioni ormai disperate.
Questi i freddi dati tecnici dell´autopsia eseguita ieri sul corpo del
cacciatore morto domenica nell´incidente venatorio nelle campagne fra
Pomarolo e Villa Lagarina. L´ esame autoptico è stato eseguito dai periti
Teresa Pusiol, del reparto di anatomia patologica dell´ospedale di Rovereto
e da Zeno de Battisti dell´Istituto di medicina legale dell´Università di
Verona. Ha assistito all´autopsia quale perito di parte di Mario Pedrotti
anche il prof. Barberi.
Ne consegue che chi imbracciava il fucile da cui è partito il colpo stava
camminando dietro Mauro Pedrotti, spostato sul suo lato destro e molto,
molto vicino.
Ma a tre giorni dal tragico incidente resta ancora fitto il mistero: da
quale arma è partito il colpo mortale?
Mario Pedrotti, che assieme agli amici Giampio Pedrotti e Gino Pedrotti
partecipava alla battuta di caccia conclusa con la tragica morte di Mauro
Pedrotti, ha nominato ieri l´avvocato Alessio Pezcoller difensore di fiducia
(l´avvocato Sabrina Maroaldi era stata scelta domenica come difensore
d´ufficio).
Anche se tutto resta ancora da chiarire ed è necessario attendere i
risultati delle perizie, sembra essere Mario Pedrotti l´indagato per
omicidio colposo. Come già riferito nelle cronache dei giorni scorsi, quando
gli inquirenti sono arrivati sul luogo dell´incidente, i fucili di tutti e
quattro i cacciatori erano carichi. Gli inquirenti, sotto la guida del
sostituto procuratore Marco Gallina, stanno cercando di capire da quale arma
sia partito il colpo mortale.
Marco Leonardi, il perito balistico, ha iniziato i primi accertamenti sulle
armi. Un nuovo sopralluogo è stato effettuato sul luogo dell´incidente, per
mettere a fuoco tutti i dettagli che possano aiutare nella ricostruzione di
quanto è accaduto domenica mattina.
Le testimonianze dei tre cacciatori che partecipavano alla battuta assieme a
Mauro Pedrotti, sono risultate confuse e contraddittorie per lo stato di
shock in cui versavano dopo aver visto il loro amico morente.
Anche se poco o nulla filtra dalla rete di stretto riserbo in cui gli
inquirenti hanno avvolto le indagini, le indiscrezioni parlano di assoluta
reticenza da parte dei cacciatori.
Saranno le perizie dei prossimi giorni a cercare di far luce su quanto è
realmente accaduto domenica mattina, anche se tutto fa pensare ad una
tragica fatalità.
C.G.
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20 NovembreAvigliano Umbro
Scambiato per uccello, ferito cacciatore
(Il Messaggero, 20
novembre 2003, articolo di S. Pa.)
AVIGLIANO UMBRO - Un anziano ”collega” lo scambia per un volatile e gli spara.
Per sua fortuna la mira del cacciatore di 71 anni non è stata eccezionale e lo
ha colpito solo ad un braccio e ad una coscia.
Incidente di caccia all’alba di ieri, nelle campagne di Avigliano, a Santa
Restituta. Un cacciatore di 34 anni, residente ad Avigliano Umbro, dove
esercita il mestiere di fabbro, è rimasto ferito e la prognosi è di 40 giorni.
I pallini sono entrati nella carne ma il giovane può ritenersi fortunato. Il
colpo, infatti, benché sia stato esploso da distanza ravvicinata non ha
prodotto danni particolarmente gravi.
A premere il grilletto un pensionato anche lui a caccia, ieri mattina.
L’incidente è avvenuto intorno alle 6,30. Il cacciatore ferito era già da una
mezz’ora ”appostato”, mentre il feritore aveva iniziato da poco la sua
”battuta”. A dare l’allarme è stato il pensionato che ha chiamato il 118,
utilizzando il cellulare. Per abbreviare i tempi del soccorso il feritore ha
caricato sulla propria vettura il giovane fabbro e lo ha portato lungo la
provinciale. E lì che è intervenuta l’ambulanza del 118, che si è diretta
all’ospedale di Amelia, dove è attualmente ricoverato il cacciatore ferito. Sul
luogo dell’incidente i carabinieri della stazione di Montecastrilli che hanno
aperto un’indagine. «Ho visto un uccello alzarsi in volo è ho sparato. Poi ho
sentito i lamenti di un uomo. Non volevo fare del male a nessuno», ha detto il
pensionato ai carabinieri. L’incidente di caccia al momento è l’unica ipotesi
al vaglio degli inquirenti
'Sono caduto e ho sentito lo sparo'
L'amico disperato racconta «Non volevo ammazzarlo»
TRAGICA CACCIA
ri.co.
www.lasentinella.quotidianiespresso.it/sentinella/arch_20/locale/cintura/iz4
01.htm
CHIAVERANO. E' morto all'ospedale di Biella, mentre i medici tentavano
l'impossibile per salvarlo. Maurizio Pitti, 37 anni, sposato e padre di una
bambina di sei anni è spirato ieri pomeriggio. Un tragico incidente di
caccia, sul monte Monsino, a Bienca. Il colpo fatale è partito dalla
doppietta dell'amico del cuore, Omar Comparin, 31 anni, anche lui di
Fiorano.
Omar Comparin, con tutti gli altri compagni di caccia, è stato sentito dai
carabinieri fino a tarda sera. E' distrutto. Ha raccontato la tragica
fatalità, di come, scivolando, si sia tolta la sicura del fucile Beretta
calibro 12 e sia partito un colpo che ha raggiunto Maurizio all'addome. Omar
va a caccia da dodici anni, è un tiratore esperto. Da anni conosceva
Maurizio e la sua famiglia e, tutti insieme, andavano a caccia. Si dispera,
non riesce a darsi pace per quanto successo: «Maurizio era uno tra i miei
più cari amici...». Ora è indagato per omicidio colposo. Il fucile, intanto,
è stato sequestrato.
LO SPARO. L'incidente è avvenuto poco dopo mezzogiorno. A chiamare i
soccorsi sono stati gli stessi amici e compagni di caccia di Maurizio Pitti.
Faticosissime le operazioni di soccorso. Il posto - una zona boscosa e
lontano dal centro abitato di Bienca - è decisamente difficile da
individuare e soprattutto da raggiungere. A questo, si sono sommate le
difficoltà per le condizioni meteo. L'équipe del 118, in elicottero, ha
dovuto sollevare con il verricello il cacciatore ferito. Maurizio Pitti è
stato trasportato all'ospedale di Biella, l'unico luogo possibile dove
poteva recarsi l'elicottero, considerata la nebbia fitta.
LA RICOSTRUZIONE. Un compito complesso e delicato. I carabinieri di Ivrea
hanno ascoltato a lungo e lo faranno ancora nei prossimi giorni tutti i
compagni di caccia di Maurizio, una dozzina. Compareranno le testimonianze
dei colleghi cacciatori con quella di Omar Comparin.
LA NOTIZIA. Maurizio Pitti abitava a Fiorano, in via Circonvallazione 16.
Aveva scelto di vivere a Fiorano dopo il matrimonio con Rosangela Gaido. La
loro figlia, Chiara, frequenta la prima elementare. A Fiorano, Maurizio lo
conoscevano tutti. Era una delle anime del gruppo di protezione civile. Si
occupava dei mezzi a disposizione del gruppo intercomunale. Dipendente
dell'Alcan di Borgofranco, era esperto di congegni meccanici ed aveva anche
frequentato il corso per radioamatore, per poter sfruttare al meglio le sue
competenze al servizio dell'associazione, cui aveva dato un contributo
significativo per la sua formazione e crescita.
LA FAMIGLIA. Rosangela Gaido, conosciuta in paese come Renis, lavora alla ex
Op Computer di Scarmagno. Appena ha saputo che il marito era stato coinvolto
in un incidente di caccia è corsa subito in ospedale a Biella. Anche la
famiglia di Maurizio Pitti, originaria di Borgofranco, è conosciutissima. Il
fratello Franco è il referente dell'Associazione Cavallerizza San Maurizio.
A Borgofranco, abitano anche i genitori di Maurizio, il papà Silvano e la
moglie.
IL CORDOGLIO. Il sindaco di Fiorano Salvatore Zagami non ha parole e ciò che
dice non ha nulla a che vedere con la retorica: «Un ragazzo d'oro. Sempre
disponibile. Ogni volta che lo si interpellava era sempre gentile e, per
qualsiasi cosa, arrivava subito e si metteva a disposizione. Aveva uno
splendido rapporto con tutti. Il nostro gruppo di protezione civile è
costituito insieme con i comuni di Salerano, Banchette, Lessolo e Samone. A
pochi chilometri da Fiorano c'è un altra comunità sconvolta dalla notizia
della morte di Pitti. E' quella di Borgofranco, dove vivono i familiari di
Maurizio e dove lo stesso Maurizio ha abitato prima di sposarsi. Fausto
Francisca, il sindaco, è provato dalla notizia: «Conosco bene i Pitti. Sono
persone stimate e perbene, sempre disponibili».
I PRECEDENTI. Domenica, in Valle di Susa, era morto Andrea Tornior, 31 anni,
di Sant'Antonino. Qualche settimana fa, invece, ad Azeglio, un uomo era
rimasto ferito a un braccio. Era stato raggiunto da un colpo di fucile
sparato da un compagno mentre camminava nel bosco.
Ivrea: spara nella nebbia, uccide l’amico cacciatore
www.leggonline.it/articolo.php?ediz=20031120&citta=TORINO&arg=CRONACA&articl
e=20E.inc
La nebbia fitta, un rumore, qualcosa che si muove, lo sparo. Il cacciatore
che diventa preda: è morto così Maurizio Pitti, 37 anni di Fioriano, ucciso
da un colpo di fucile all'addome sparato da un compagno di battuta fra i
boschi della Serra Morenica. E sono passati solo tre giorni dalla morte,
analoga, di Andrea Tornior, 31 anni di Sant'Antonino di Susa: anche lui è
morto sotto un colpo di un fucile calibro 12 sparato a 25 metri di distanza
dal suo amico, Gilberto Giai, ora indagato per omicidio colposo.
Erano in tredici, ieri, a caccia di cinghiali nei boschi di frazione Bienca
di Chiaverano, un paese nella cintura di Ivrea. Maurizio era insieme al suo
amico Omar, che per errore gli ha sparato: «Sono incimpato» ha raccontato ai
carabinieri. Difficili i soccorsi: a individuare il corpo del cacciatore è
stato l'elisoccorso del 118, che però non poteva atterrare: la lettiga è
stata calata con un verricello. Ma non è stato possibile salvarlo: arrivato
all'ospedale di Biella è morto per complicazioni in seguito alla ferita.
(S.M.)
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«Colpito da una fucilata, non sono stato soccorso»
Operaio di Alzano investito da una scarica di pallini nel bosco: ha perso la
vista all'occhio sinistro
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/i
nput/2003/11/21/19_a.shtml
Adriano Licini, 51 anni, è ricoverato all'ospedale Bolognini di Seriate. Un
intervento chirurgico non è servito a salvargli l'occhio sinistro (foto Yuri
Colleoni)
ALZANO Dall'occhio sinistro non potrà più vedere. I medici hanno fatto di
tutto per salvarglielo, ma quanto gli è capitato, oltre che restare
indelebile nella sua memoria, rimarrà per sempre impresso anche sul suo
viso. Adriano Licini, 5i anni, operaio di Alzano Lombardo, ha l'occhio
sinistro coperto da un tampone. Dal suo letto dell'ospedale Bolognini di
Seriate parla con voce pacata e sicura, ma il morale è a pezzi. Mentre era
impegnato a cercare funghi in un campo vicino a casa, alla frazione Burro di
Alzano, è stato investito da un colpo sparato da un fucile a pallini, di
quelli utilizzati dai cacciatori per le piccole prede: un colpo quasi
certamente accidentale. Adriano Licini non ha visto chi gli ha sparato, ma
di una cosa è sicuro: dopo l'incidente nessuno si è avvicinato per
soccorrerlo. Ed è questo che l'ha ancor più sconvolto.
«Chi mi ha sparato – racconta – ha preferito allontanarsi, nonostante le mie
grida di dolore. Grondavo sangue, non vedevo più niente e sono rimasto solo,
in mezzo al bosco. Per fortuna non ho perso i sensi. Ho dovuto camminare per
un centinaio di metri, cercando di intravedere qualcosa, finché ho
incontrato un ragazzo che mi ha accompagnato a casa». Un incidente
improvviso e inimmaginabile, che al cinquantunenne ha completamente cambiato
la vita. Il fatto risale a domenica 9 novembre, ma soltanto martedì scorso i
medici hanno comunicato a Licini che non potrà più vedere con l'occhio
sinistro.
«Sono stato investito da una pioggia di pallini – racconta l'operaio –,
sicuramente decine e decine. Ricordo soltanto che attorno a me, al momento
dell'incidente, non c'era nessuno. So che quella è una zona di caccia, ma
pensavo che i cacciatori stessero attenti, sempre che sia un cacciatore
quello che mi ha colpito. E va bene che sia stato uno sparo sicuramente
accidentale, ma mi aspettavo che chi ha premuto il grilletto si fermasse a
prestare soccorso».
Dopo il fatto Licini ha provveduto a presentare una denuncia contro ignoti
ai carabinieri di Alzano, che hanno ascoltato il suo racconto in ospedale.
Licini, che lavora come operaio tessitore, è sposato e ha un figlio di 23
anni: vive con la famiglia in località Burro di Alzano.
«Erano da poco passate le 16,30 – ricorda Licini – e mi trovavo a non più di
250 metri da casa mia, in un piccolo bosco, intento a cercare funghi, a nord
della frazione. Vicino a me non c'era nessuno, ne sono sicuro. Chi ha
sparato era sicuramente a quindici, venti metri di distanza. È stata
questione di un attimo: mi sono sentito arrivare addosso questa raffica di
pallini che arrivavano dalla mia sinistra. Ho capito quasi subito cos'era
successo: sono stato colpito al viso, sulla testa e sulla schiena.
Tantissimi pallini da pochi millimetri sparsi in tutto il corpo. Mi sono
subito messo a urlare e a chiedere aiuto. Ma nessuno si è avvicinato a me:
chi ha sparato è impossibile che non mi abbia sentito. Ma ha preferito
dileguarsi, senza soccorrermi. Grondavo sangue dalla testa e dagli occhi,
non vedevo assolutamente niente. Avevo questi pallini da tutte le parti:
molti ne ho ancora addosso anche adesso. Per fortuna non ho mai perso i
sensi, altrimenti sarei rimasto in quel bosco per chissà quanto tempo. Non
so come ho fatto a spostarmi verso casa. A un certo punto ho incontrato un
ragazzo di Burro che mi ha soccorso e mi ha aiutato a raggiungere la mia
abitazione».
In casa c'era la moglie Chiara: «Adriano è entrato grondante sangue. Non lo
riconoscevo più: il suo volto era diverso, sfigurato. Siamo subito andati
all'ospedale di Alzano: l'ho accompagnato in auto. Era sconvolto e
dolorante». Dopo una prima visita all'ospedale di Alzano, Adriano Licini è
stato trasferito in ambulanza al Bolognini di Seriate. La mattina successiva
è stato sottoposto a un intervento chirurgico. I medici hanno cercato in
tutti i modi di salvargli l'occhio e di limitargli le ferite, ma purtroppo
non c'è stato niente da fare.
L'operaio non potrà più tornare a vedere dalla parte sinistra: «Non so per
quanto ancora dovrò restare in ospedale. Le ferite sono parecchie e la
degenza sarà ancora molto lunga. Davvero mi chiedo perché la persona che mi
ha sparato, anche se non lo ha fatto apposta, ha preferito darsela a gambe
in modo così meschino».
Fabio Conti
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Dopo il funerale, nuovo interrogatorio
Sentito Gianpio Pedrotti. E Marina Rovro si fa tutelare da un legale
LA TRAGEDIA DI POMAROLO
l.m
www.trentinocorrierealpi.quotidianiespresso.it/trentinocorrierealpi/arch_21/
trento/vallagarina/ar901.htm
ROVERETO. A quattro giorni dall'incidente di caccia costato la vita a Mauro
Pedrotti, qualche crepa nel muro di silenzi e solidarietà che a Pomarolo ha
circondato l'accaduto si sta aprendo. In piazza, dopo il funerale - al quale
ha partecipato tutto il paese - era palpabile il malcontento anche tra i
cacciatori. Che se ritengono un incidente sempre possibile, non se la
sentono più di scusare il rifiuto da parte di qualcuno di assumersene la
responsabilità. La stessa moglie della vittima, Marina Rovro, dopo avere
fatto fronte comune con gli amici di suo marito sta iniziando a prendere le
distanze. Ha incaricato un avvocato, Nicola Canestrini, di seguire
tecnicamente l'evoluzione dell'indagine. Pronta ad intervenire con una
costituzione di parte civile e con la nomina anche di propri periti se il
quadro non si dovesse chiarire, come tutti si augurano, per l'iniziativa
autonoma dei protagonisti. In un primo momento lo choc è più che
comprensibile, ma il tempo passa. E la differenza tra non riuscire a
tollerare il dolore di una disgrazia e volerne sfuggire la responsabilità
dovrebbe stare proprio nella capacità, passati i primi momenti, di
razionalizzare. Comprendendo che solo fare piena chiarezza sull'accaduto
consentirà di archiviarlo per quello che certamente è stato: un incidente. E
che alla verità la Procura arriverà comunque, con la differenza che
raggiungerla contro la volontà del colpevole comporta delle conseguenze
pesanti anche sulla valutazione della colpa. Quanto ai testimoni
dell'accaduto, rischiano di passare dall'assoluta estraneità alla
responsabilità di reati ben più gravi, penalmente, di un omicidio colposo.
Dalla falsa testimonianza all'occultamento di prove al favoreggiamento. Una
spirale assurda se si considera che per l'omicidio colposo il colpevole può
pensare tranquillamente di patteggiare una pena di 8 mesi. Con
l'assicurazione a risarcire il danno e quindi nessuna conseguenza nemmeno
pecuniaria.
In questo contesto, del quale a Pomarolo in molti iniziano finalmente ad
essere consapevoli, ieri il procuratore Marco Gallina ha risentito subito
dopo il funerale Gianpio Pedrotti: il presidente dei cacciatori locali. Alla
luce delle prime indicazioni del perito balistico (che stenderà la sua
relazione con calma, ma ha già comunicato elementi importanti) è stato
nuovamente interrogato sui dettagli della scena dell'incidente. Avrebbe
ribadito in sostanza la versione del primo minuto, fornendo comunque
conferme alle ipotesi di ricostruzione dei fatti della Procura. La posizione
defilata al momento dell'incidente non gli permetterebbe di fornire
certezze, ma dei tre presenti sarebbe se non altro quello che ha fornito la
testimonianza più convincente.
MACERATA
Cacciatore inciampa parte un colpo dal suo fucile e muore
Macerata
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1635535&Luogo=Main&Pagina=A
TTUALITÀ
Un operaio di 36 anni, Ludovico Fontinovo di Potenza Picena in provincia di
Macerata, è rimasto ucciso a seguito di un incidente di caccia avvenuto ieri
pomeriggio all'interno della riserva faunistica di Serravalle di Chienti,
una località famosa tra i cacciatori che si trova quasi al confine tra
Marche ed Umbria.
Unico testimone dell'accaduto sarebbe un parente della vittima, che si
trovava anche lui a caccia sul posto e che ha assistito all'agghiacciante
scena.
Il colpo mortale sarebbe partito accidentalmente dal fucile dello stesso
cacciatore deceduto. Secondo una prima ricostruzione stava camminando quando
è inciampato sul terreno scosceso ed è caduto a terra facendo per sbaglio
partire un colpo dal suo fucile. Quando sul posto sono giunti i soccorritori
non c'era più nulla da fare: l'uomo era già morto.
Sull'episodio indagano i Carabinieri di Camerino sempre in provincia di
Macerata.
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Ancora un tragedia durante una battuta al cinghiale nella zona di Passignano
Cacciatore ucciso dal fucile dell’amico
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031123&ediz=06_UMBRIA&npag=3
5&file=CACC.xml&type=STANDARD
PASSIGNANO - Ancora una tragedia di caccia, un altro morto durante una
battuta ai cinghiali. Dopo la vittima in Alto Tevere, l’altra settimana a
Pietralunga, adesso se ne deve registrare un’altra nella zona del Trasimeno,
a Passignano.
Un cacciatore di 59 anni, di Sant’Arcangelo, è morto dopo essere stato
colpito accidentalmente da una fucilata, durante una battuta al cinghiale,
nei pressi di Passignano sul Trasimeno.
A colpirlo, secondo una prima ricostruzione fatta dai Carabinieri chiamati
sul posto, sarebbe stato un pallettone da cinghiale. Il colpo non è giunto
direttamente ma è stato deviato da un altro corpo, probabilmente una roccia
o un albero. Il cacciatore è stato raggiunto dal proiettile alla testa ed è
morto sul colpo.
Niente da fare per i compagni della stessa squadra di caccia al cinghiale,
che hanno tentato di soccorrerlo. Nulla da fare anche per medici e
infermieri del servizio di pronto soccorso del ”118” che sono stati chiamati
sul posto. Non hanno potuto che accertare l’avvenuto decesso.
A sparare è stato un altro cacciatore, che faceva parte dello stesso gruppo
della vittima, impegnato nella battuta.
Adesso l’inchiesta dei Carabinieri dovrà far luce sulla dinamica del tragico
incidente.
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Sant’Anna Arresi.
Commerciante di 44 anni perde la vita sui monti di Teulada
Muore in un incidente di caccia
Scivola mentre salta e dal fucile parte il colpo fatale
www.unionesarda.it/UNIONE/2003/NZ2111/CRCP/MCA01/A01.html
Durante una battuta di caccia nei monti tra Santadi e Teulada, ha tentato di
scavalcare una bassa reticella, lo sbarramento utilizzato in campagna per
impedire il passaggio delle pecore. Un’operazione non difficile considerato
l’ostacolo da superare. Ma Giorgio Porcu, un commerciante di 47 anni di Sant
’Anna Arresi, non aveva fatto i conti con l’erba bagnata e il terreno reso
viscido dall’umidità: il commerciante ha perso l’equilibrio e
accidentalmente dal suo fucile è partito un colpo che lo ha ucciso. A nulla
sono valsi i primi soccorsi prestati dai compagni di battuta. Per Giorgio
Porcu ormai non c’era più nulla da fare. Quell’unica rosa di pallini sparata
a bruciapelo dal suo fucile da caccia gli ha trapassato il collo uccidendolo
sul colpo.
Il tragico incidente, il primo avvenuto dall’inizio della stagione venatoria
nel Sulcis Iglesiente, è accaduto a Cappiglia, una località a metà strada
tra i Comuni di Santadi e Teulada, poco distante da Punta Sebera, una zona
ricca di boschi e selvaggina frequentata da numerosi cacciatori e cercatori
di funghi.
Nella tarda mattinata a rinvenire il corpo dello sfortunato cacciatore,
ancora imprigionato tra le maglie della bassa reticella e in un lago di
sangue, è stato il cognato Antonio Fois. L’uomo aveva atteso a casa l’arrivo
del commerciante che era solito non tardare. Il cognato ha subito pensato al
peggio e si è messo alla ricerca del congiunto del quale conosceva le
abitudini e soprattutto i luoghi che amava frequentare. Poco prima di
mezzogiorno la tragica scoperta, il corpo senza vita di Girgio Porcu. All’
uomo non è rimasto altro che avvertire i soccorritori. Ma, appena arrivati
sul posto, era ormai chiaro che per Giorgio Porcu non c’era più nulla da
fare. A Cappiglia sono immediatamente intervenuti anche i carabinieri della
Compagnia di Carbonia e della stazione di Teulada. I militari hanno avviato
le indagini per stabilire l’esatta dinamica dell’incidente.
La notizia della tragica battuta di caccia non ha tardato a diffondersi a
Teulada e Sant’Anna Arresi dove Giorgio Porcu era molto conosciuto.
Soprattutto a Sant’Anna Arresi l’improvvisa morte dello sfortunato
cacciatore ha gettato nello sconforto l’intera comunità. Giorgio Porcu,
infatti, era il proprietario di un market, situato in pieno centro abitato e
punto di riferimento per le migliaia di turisti che affollano il paese e la
località balneare di Porto Pino.
Era nota la passione per la caccia di Giorgio Porcu. Tanto che il
commerciante di Sant’Anna Arresi non passava giovedì o domenica senza
imbracciare il suo fucile per battere le campagne e i monti del Sulcis alla
ricerca di selvaggina. Momenti di relax da passare in compagnia del cognato
o dei trenta amici con i quali organizzava lunghe e proficue battute di
caccia al cinghiale tra i monti di Santadi e Teulada.
Un cacciatore esperto, insomma, a cui il destino ha riservato un tragico
scherzo lungo una rete arrugginita nascosta dagli arbusti. Una morte che ha
gettato nello sconforto la moglie e la figlia adolescente e l’intera
comunità di Sant’Anna Arresi.
Maurizio Locci
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È rimasto per sei giorni
Di BRUNO ZORZI
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=334004
È rimasto per sei giorni con la mente sconvolta. Sconvolta a causa di quel
maledetto colpo partito dal suo fucile, dalla vista del suo amico, Mauro
Pedrotti, a terra morente. Ma ieri mattina, dopo aver contattato venerdì la
polizia, Mario Pedrotti è riuscito a trovare la forza di dire al procuratore
Marco Gallina come sono andare le cose in quei maledetti momenti di domenica
mattina. È riuscito a recuperare nella sua memoria l´attimo fatale che è
costato la vita al suo amico Mauro.
Il fucile scivolato dalla spalla. Ieri mattina, accompagnato dall´avvocato
Alessio Pezcoller, è andato dal procuratore per raccontare i fatti. E i
fatti raccontati da questo giovane sono semplicissimi. Mario stava
camminando, a circa un metro dalla vittima, lungo il bordo della piccola
stradina interpoderale che corre a fianco del campo dove la vittima è
caduta. Ad un certo ha sentito scivolare dalla spalla la cinghia del fucile
e ha cercato di afferrarlo perché non cadesse a terra. Un gesto brusco e la
mano ha inavvertitamente toccato il grilletto. Il botto e la scarica di
pallini ha colpito Mauro da distanza ravvicinata al fianco destro.
Ha ricaricato l´arma. Ma c´è un particolare che dal primo momento ha destato
sospetti e ha messo in allarme gli inquirenti: la doppietta è stata trovata
carica. Mario Pedrotti, pur con qualche lacuna di memoria, ha dato una
spiegazione anche per questo: sotto shock ha aperto l´arma e ha ricaricato.
«Un gesto - dice l´avvocato Pezcoller - fatto in un momento di confusione.
Nel tentativo convulso di capire come potesse essere partito il colpo. Un
riflesso inconsulto che però non è stato fatto con l´intento di modificare
il quadro delle prove».
Una spiegazione che ha convinto il dottor Marco Gallina e l´ispettore
Maurizio Baroni che ieri mattina hanno ascoltato l´angosciato racconto
dell´uomo. Gli inquirenti hanno capito che realmente Mario ha mantenuto il
silenzio in questi lunghi giorni trascorsi dal momento della tragedia non
perché aveva qualcosa da nascondere o perché ha tentato di rendere meno
pesanti le sue responsabilità, ma perché non era davvero in grado di
ricordare.
L´aiuto dello psicologo. Certo il ritorno alla lucidità è stato favorito dal
tempo trascorso da quei terribili attimi, ma c´è di più, come ci ha detto
ieri l´avvocato Alessio Pezcoller: Mario Pedrotti è riuscito a superare il
muro del blocco mentale che lo ha paralizzato per sei giorni grazie
all´aiuto di uno psicologo. «Sì - afferma il legale - ha avuto bisogno di
aiuto perché, dopo l´incidente, la sua mente è rimasta letteralmente
ottenebrata. Lo potremmo definire un rifiuto della realtà. Comunque, questa
mattina (ieri per chi legge ndr) abbiamo chiarito la situazione e il mio
assistito dopo la deposizione, per quanto è possibile, s´è sentito
sollevato».
Confermate le ipotesi della procura. Va detto che l´ammissione di Mario ha
sostanzialmente confermato l´idea che il magistrato e gli inquirenti si
erano già fatti. Giampio Pedrotti, il presidente dei cacciatori di Pomarolo,
che al momento dell´incidente si trovava più avanti lungo la stradina ad
alcuni metri di distanza dal teatro della tragedia, ha sempre detto di non
aver visto la scena perché era di spalle. Ha sentito il colpo e quando si è
girato ha visto Mario che teneva tra le braccia Mauro. Gino Pedrotti non ha
mai parlato, ma questo solo perché ne ha il diritto in quanto padre
dell´indagato. Poi ci sono i risultati dell´autopsia effettuata dalla
dottoressa Teresa Pusiol e le prime indicazioni della perizia balistica di
Marco Leonardi.
Patteggerà per l´omicidio colposo. Chiaramente l´accusa nei confronti di
Mario Pedrotti è e rimane quella di omicidio colposo. L´avvocato Pezcoller
anticipa che chiederà il patteggiamento quindi il cacciatore non dovrebbe
andare incontro ad una pena grave. La deposizione spontanea, inoltre, anche
se fatta a sei giorni dell´episodio, dovrebbe rendere meno pesante la
situazione processuale del giovane. Anche se il sostituto procuratore andrà
avanti con l´indagine. La perizia balistica verrà ultimata e tutti gli
elementi utili all´accusa verranno raccolti.
L´impegno per il risarcimento alla famiglia. Quel colpo partito
inavvertitamente ha lasciato una vedova, Marina Rovro e due piccole orfane.
Quindi, in questa tragedia, ci sarà anche la tappa dei danni. «Su questo -
afferma Pezcoller - ci impegneremo perché la famiglia ottenga il massimo. I
rapporti tra le due famiglie sono sempre stati buoni, quindi verrà fatto
tutto il possibile perché abbiano un risarcimento pieno».
...
La tragedia di Pomarolo si è, almeno nella sua parte
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=334005
La tragedia di Pomarolo si è, almeno nella sua parte più drammatica,
conclusa. Mario Pedrotti ieri ha raccontato al procuratore cos´è successo
domenica mattina; s´è liberato di un peso e, al di là del cordoglio, ha
liberato di un peso anche i cacciatori. Ha tolto di mezzo i sospetti, il
brutto pensiero che dietro quel silenzio e la confusione che c´è stata
attorno a questa luttuosa vicenda ci potesse essere un atteggiamento
omertoso.
«Capisco che in momenti come quelli - ci ha detto ieri Sandro Flaim,
presidente provinciale dell´Associazione cacciatori - si possa perdere la
testa».
Poi c´è il discorso, diciamo così, tecnico del risarcimento alla famiglia
della vittima. Flaim conferma che la tessera di iscrizione all´Associazione
comprende una polizza assicurativa con un massimale che dovrebbe arrivare al
milione di euro. «Da quanto so - ci ha detto ieri il presidente - la pratica
per l´incidente di Pomarolo dovrebbe essere già stata aperta».
Altra questione quella delle regole di sicurezza. Sandro Flaim ci ha detto
ieri che non esiste un codice di comportamento: l´unica regola è quella
della prudenza e del buon senso.
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Il Secolo XIX-Imperia,24 nov. 2003
Braccio amputato dai pallettoni
L'INCIDENTE DI CACCIA Tragica battuta nei pressi di Borghetto d'Arroscia:
48enne in prognosi riservata
Cinghialista di Albenga colpito da un compagno imperiese
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=136155&IDCategoria=594
Imperia Il cinghiale a pochi metri, un collega di caccia finisce nella
stessa direzione di mira e il colpo parte da un fucile a pochi metri di
distanza. Raggiunto da una scarica di pallettoni mentre era impegnato in una
battuta al cinghiale nei pressi di Borghetto d'Arroscia, un cacciatore ha
rischiato di morire. Gravissime comunque le conseguenze: l'uomo, Salvatore
Pace, 48 anni, di Albenga (regione Miranda), ha perso il braccio sinistro.
All'ospedale di Imperia dove è stato trasportato i medici, intervenuti in
forze, non hanno potuto far nulla tanto erano devastanti le fratture e le
ferite. L'arto, anche in seguito alle complicazioni dovute a una vasta
emorragia, gli è stato amputato all'altezza dell'articolazione della spalla.
Dopo il lungo intervento la prognosi resta riservata.
L'incidente è avvenuto ieri mattina in regione Ubaghetta nella boscaglia di
località Poggio Grosso. Salvatore Pace era insieme agli altri cacciatori
della squadra dell'Alta Valle Arroscia (Ranzo e territori a cavallo tra le
province di Imperia e Savona). L'uomo, sposato e padre di famiglia, è stato
colpito, a quanto pare in maniera del tutto accidentale, da un collega del
gruppetto. Si tratta di D.B., 40 anni, di Imperia, in stato di choc subito
dopo il ferimento. Nei suoi riguardi è scattata d'ufficio la denuncia per
lesioni colpose gravi.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Pieve di Teco per
eseguire i rilievi e raccogliere le testimonianze tra i partecipanti alla
tragica battuta. A quanto pare, erano le 8,30 quando Salvatore Pace e il suo
amico, tenutisi a una decina di metri di distanza l'uno dall'altro,
nell'attraversare la zona del Poggio Grosso, bosco che sovrasta frazione
Ubaghetta di Borghetto D'Arroscia, si sono imbattuti in un cinghiale diretto
a valle. Hanno atteso pochi attimi il tempo che fosse più alla portata, poi
entrambi hanno imbracciato i rispettivi fucili. Stando a quanto è sinora
emerso, D.B. avrebbe subito preso la mira, premuto il grilletto ed eploso il
colpo dalla sua arma, carica con una cartuccia a pallettoni, come consentito
nella caccia agli ungulati. Salvatore Pace si sarebbe trovato in posizione
contrapposta, proprio lungo la stessa direzione dell'animale. E della mira
presa dal collega. E' stato raggiunto in pieno braccio dai proiettili. Un
urlo straziante, poi è stramazzato al suolo.
I compagni di squadra sono immediatamente accorsi. Il braccio era devastato.
Hanno prestato soccorso con tutti i mezzi che possedevano, tamponando subito
l'emorraggia e cercando di bloccare l'articolazione. Nel frattempo hanno
dato l'allarme, avvertendo il 118. Salvatore Pace è stato trasportato a
braccia sino alla strada, poi è stato raggiunto dall'ambulanza della Croce
Rossa di Pieve di Teco. L'uomo è stato sempre cosciente. Al pronto soccorso
di Imperia si sono resi conto che le condizioni del cacciatore erano
drammatiche. Mentre per il braccio sinistro non c'era altra possibilità che
l'amputazione, l'emorragia rendeva oltremodo complesso il quadro. Pace è
stato sottoposto a un delicatissimo intervento durato alcune ore.
Nel frattempo i carabinieri di Pieve hanno posto sotto sequestro il fucile e
le cartucce del cacciatore e proceduto con la denuncia all'autorità
giudiziaria.
Natalino Famà
...
GRAVE INCIDENTE IN VALLE ARROSCIA Braccio amputato a un cacciatore colpito
per errore dall'amico
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=136006&IDCategoria=581
ImperiaGravissimo incidente di caccia ieri mattina in regione Ubaghetta in
Alta Valle Arroscia. Un uomo ha riportato l'amputazione del braccio
sinistro. Si tratta di Salvatore Pace, 48 anni, abitante ad Albenga in
regione Miranda. A quanto pare si trovava nella stessa direzione di un
cighiale: è stato raggiunto alla spalla da una scarica di pallettoni esplosa
accidentalmente da un amico, appartenente alla stessa squadra. Il braccio e
l'articolazione sono stati spappolati dai proiettili. L'equipe di chirurghi
dell'ospedale di Imperia non ha potuto far altro che amputare l'arto. Sul
posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Pieve di Teco. Nei
riguardi di D. B., 40 anni, di Imperia, il cacciatore che ha esploso il
colpo, è scattata d'ufficio la denuncia per lesioni colpose gravi.
Famà a pagina 13
...
IMPERIA
Ferito da un amico durante una battuta di caccia al cinghiale, perde un
braccio
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=OMNITEL
I edici dell’ospedale di Imperia hanno amputato il braccio sinistro a un
cacciatore - Salvatore Pace, 48 anni - colpito accidentalmente da un amico
durante una battuta di caccia al cinghiale, nell’Imperiese. Lo stesso uomo
che ha fatto fuoco, D. B., ha allertato il 118: sarà denunciato per lesioni.
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Le indagini
Solo il racconto del commerciante potrà chiarire gli ultimi dubbi degli
investigatori
www.unionesarda.it/unione/2003/NZ2411/CRNP/NUO01/A02.html
La passione per la caccia è costata cara ieri mattina a un commerciante di
Villagrande, Mario Nieddu, di 66 anni, gravemente ferito ieri mattina da una
fucilata partita dall’arma che imbracciava. I pallini di una cartuccia
sparata da distanza ravvicinata (secondo una prima ricostruzione l’uomo
sarebbe scivolato dal muretto a secco dove era appostato), hanno raggiunto
il poveretto al volto da distanza ravvicinata, procurandogli un’estesa
ferita. Trasportato all’ospedale di Lanusei a bordo di un’ambulanza del 118
, il commerciante è stato sottoposto, a un lungo e delicato intervento
chirurgico: solo il decorso post-operatorio consentirà ai medici di
sciogliere la prognosi.
La dinamica dell’episodio avvenuto ieri mattina nelle campagne di “Sa
Levragi”, a circa mezzo chilometro dal centro abitato, è adesso al vaglio
dei carabinieri della compagnia di Lanusei e dei loro colleghi della
stazione di Villagrande. I militari, agli ordini del tenente Vincenzo
Barbanera stanno cercando di stabilire con certezza quanto sia accaduto
nella zona particolarmente battuta dai cacciatori. Dopo i primi
accertamenti, al vaglio degli inquirenti ci sarebbe già una prima
ricostruzione dei fatti. Il cacciatore, appostato da solo dietro il muretto
con il fucile in braccio, sarebbe improvvisamente scivolato e caduto a
terra. Per effetto dell’impatto sul suolo, dall’arma (un sovrapposto Franchi
calibro 12), sarebbe partito un colpo che ha raggiunto Mario Nieddu in
faccia. Tesi questa confortata anche dal fatto che nella caduta il
cacciatore avrebbe riportato numerose ferite causate del filo spinato che
sovrastava il muretto. Anche quello che è accaduto dopo è in via di
accertamento. Un passante, quasi sicuramente un cacciatore che si trovava a
battere quelle zone in cerca di prede, dopo averlo rinvenuto a terra con le
ferite al volto avrebbe dato l’allarme. Il resto è cronaca. Sul posto si
sono recati immediatamente gli operatori del 118 che visto anche il grave
stato in cui versava il ferito non hanno esitato un attimo. Caricato sull’
ambulanza è stato subito portato all’ospedale dove il commerciante è tuttora
ricoverato nell’attesa di un miglioramento delle sue condizioni.
Questa prima ricostruzione, che appare del tutto plausibile, non esclude
però altre ipotesi. Spetterà comunque alle forze dell’ordine, che dovranno
effettuare accertamenti anche sull’arma, ricostruire con esattezza le
dinamiche dell’incidente a partire dall’ora esatta in cui è avvenuto. Prima
di poter ascoltare la versione dello stesso ferito, comunque, gli uomini di
Barbanera che per tutta la giornata di ieri hanno lavorato al caso, non
possono escludere a priori altre piste investigative che, comunque, per ora
non sono avallate da nessun indizio.
Gy. Fe.
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Fucilata al petto, domani l’autopsia
Cordoglio a Potenza Picena per la morte di Ludovico Fontinovo, 37 anni
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031124&ediz=07_MARCHE&npag=3
2&file=G.xml&type=STANDARD
CAMERINO E’ stata fissata domani, alle 10, l’autopsia per stabilire la causa
della morte di Ludovico Fontinovo, l’operaio di 37 anni, residente a Potenza
Picena, raggiunto al petto da un colpo partito dal suo stesso fucile.
Il magistrato vuole conoscere ogni aspetto del decesso anche per chiarire
ogni eventuale dubbio sulla dinamica del tragico incidente di caccia. Sarà
il professor Franco Celi, dell’Istituto di medicina legale dell’università
di Macerata, a eseguire l’esame autoptico.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Serravalle e dai colleghi di
Camerino, il cacciatore sarebbe scivolato mentre stava rincorrendo il cane
che aveva in bocca una preda, dal fucile caduto a terra sarebbe partito un
colpo che lo ha raggiunto in pieno petto, parte destra. Con ogni probabilità
è stata recisa l’aorta. Il giovane potentino è morto in un lago di sangue
pochi istanti dopo, tra le braccia dell’amico (S. M., 35 anni, di Potenza
Picena anche lui), che al momento dell’incidente era a 50 metri, ha sentito
il botto, è corso urlando verso Fontinovo trovandolo a terra, morente. Scena
straziante. I due erano molto amici, condividevano la passione per la caccia
al fagiani. E sabato mattina erano partiti di buon’ora per Serravalle di
Chienti. Avevano scelto un riserva di caccia piuttosto impegnativa, salite,
discese, boschi, zone impervie tra le Marche e l’Umbria. La tragedia si è
consumata a Taverne, frazione di Serravalle, in un’area boschiva alle 11,30
del mattino. Nel punto dove Fontinovo è caduto il terreno è scosceso.
Per il cacciatore non c’è stato nulla da fare. Inutili i soccorsi. Il corpo
verrà restituito ai familiari dopo l’autopsia. Ludovico Fontinovo lascia la
moglie e un bambino di cinque anni. Cordoglio e incredulità a Potenza
Picena.
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«Addio Maurizio, eri davvero speciale»
Commozione ai funerali del cacciatore mentre la Procura prosegue le indagini
Intanto, la Lac chiede al Prefetto di Torino di sospendere l'attività
venatoria al cinghiale
www.lasentinella.quotidianiespresso.it/sentinella/arch_24/locale/ivrea/ic201
.htm
FIORANO. Una domenica pomeriggio di lutto cittadino per l'addio a Maurizio
Pitti. Una cerimonia solenne e toccante per l'ultimo atto di una tragedia
consumatasi nei boschi di Chiaverano, al termine di una battuta di caccia ai
cinghiali. Per l'ultimo saluto a Maurizio Pitti, Fiorano ha preparato
l'accoglienza delle grandi occasioni, quella che si riserva ai cittadini più
amati. E così era Maurizio Pitti, 37 anni, marito e padre di una bambina di
sei anni.
Il sindaco, Salvatore Zagami, indossa la fascia tricolore e segue con
attenzione la bara coperta da rose rosse e piccole orchidee bianche e
portata a spalle dagli amici di Maurizio, quelli che con lui avevano messo
in piedi il gruppo intercomunale di protezione civile. In chiesa, Salvatore
Zagami non riesce a trattenere la commozione quando traccia in una manciata
di parole sussurrate il profilo di Maurizio. Ne ricorda «il suo impegno
grande, il suo entusiasmo nel costituire il gruppo di protezione civile, la
sua disponibilità sincera. Tutte cose non scontate», sottolinea. Gli stessi
sacerdoti, durante la messa, invitano a trovare la forza nella fede e a non
fuggire di fronte alle domande che, umanamente, appaiono senza risposta.
Offrono il brano del vangelo di Giovanni con Ponzio Pilato che interroga
Gesù. Citano «la disgrazia» che ha portato via con uno sparo in pancia un
giovane padre, punto di riferimento della comunità.
Che Maurizio non fosse una persona «scontata», uno tra tanti, lo si legge
nelle centinaia di facce che affollano la chiesa e il piazzale, sotto la
pioggia, seguono il lunghissimo corteo funebre dietro la banda musicale e i
labari a lutto delle associazioni di Fiorano e Borgofranco.
E se tutti, a Fiorano, piangono la scomparsa di Maurizio, in Procura ad
Ivrea continuano le indagini per chiarire ogni aspetto legato alla sua
morte. Venerdì mattina, il sostituto procuratore Lorenzo Fornace ha
assegnato al dottor Elio Buora la consulenza medico legale. I risultati
saranno depositati entro novanta giorni. Nei prossimi giorni, intanto,
potrebbe essere assegnata anche una consulenza balistica sul fucile Beretta
calibro 12 di Omar Comparin, 31 anni, carissimo amico di Maurizio Pitti ed
ora indagato per la sua morte.
Comparin, assistito dall'avvocato Pio Coda, non è ancora stato interrogato
dal magistrato. Una prima ricostruzione, in base alle testimonianze raccolte
dai carabinieri di Ivrea mercoledì pomeriggio, subito dopo l'incidente sul
monte Monsino a Bienca di Chiaverano ha comunque permesso di chiarire come
siano andate le cose. Maurizio Pitti non aveva il fucile con sè, quando è
stato colpito da Comparin. I due cacciatori, che insieme con una decina di
altri erano stati a una battuta di caccia al cinghiale, stavano rientrando
quando i loro cani si sono allontanati. Seguendo i cani - capita spesso che
i cani da caccia restino feriti mentre seguono i cinghiali che, a loro
volta, li attaccano - Comparin e Pitti si sono inoltrati nella zona esterna
a quella consentita dalla caccia. E lì sarebbe avvenuta la disgrazia. Uno
sparo partito accidentalmente dal fucile di Comparin ha colpito Pitti
all'addome. Comparin e gli altri compagni di caccia hanno subito avvisato i
soccorsi, resi difficoltosi dalle condizioni atmosferiche e dalla fitta
boscaglia. Pitti è morto poche ore dopo, all'ospedale di Biella.
Da Torino, intanto, la Lac, Lega anticaccia, ha chiesto al Prefetto la
sospensione dell'attività venatoria almeno per il cinghiale «per i gravi
pericoli causati alla pubblica incolumità». Attacca la Lac: «La caccia al
cinghiale è la forma di caccia più pericolosa per le modalità in cui si
svolge, l'ambiente boscato che nasconde la vista, le armi usate che hanno
effetti devastanti».
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SAN PIETRO
Commerciante stroncato mentre va a caccia
http://www.tribunatreviso.it
SAN PIETRO DI FELETTO. E' stato stroncato da un infarto fulminante durante
una battuta di caccia di domenica il commerciante Rino Mariotto, di 56 anni,
residente a Santa Maria di Feletto.
Quando è stato soccorso, purtroppo, per lui non c'era più niente da fare.
Inutile il successivo trasporto in ospedale. Personaggio notissimo nella
frazione, Rino Mariotto da ben 37 anni percorreva tre volte alla settimana
le strade di Agordo e di altre località del Cadore per la vendita ambulante
di frutta e verdura, stimato dai clienti per la sua simpatia. Lascia la
moglie, due figli e i fratelli, anch'essi impegnati nel settore commerciale.
Parenti e amici ne ricordano il grande attaccamento al lavoro e alla
famiglia.
L'ambulante non soffriva di particolari malattie e la fine improvvisa ha
colto di sorpresa i familiari.
I funerali si svolgono oggi alle ore 15 nella chiesa di Santa Maria di
Feletto. (f.a.)
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Si ferisce alla spalla con un colpo di fucile
Incidente di caccia a Dolceacqua
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=136506&IDCategoria=594
Dolceacqua Un trentanovenne di Camporosso, l'altra mattina, durante una
battuta di caccia nelle campagne di Dolceacqua, è rimasto vittima di un
drammatico incidente che gli ha procurato una ferita alla spalla guaribile
in sette giorni. E che solo per una serie di fortunate coincidenze non ha
avuto conseguenze ben più gravi.
Il giovane, Mauro Gibelli, mentre si trovava da solo in località "Rebaudun"
a Dolceacqua, è infatti inciampato e scivolato a terra. La caduta ha
provocato l'esplosione di un colpo del fucile da caccia che teneva in mano.
Il proiettile, fortunatamente, non lo ha però colpito direttamente il
cacciatore. Ma solo di rimbalzo, dopo essere finito contro una roccia
situata a qualche metro di distanza.
Alcune schegge dello stesso proiettile hanno infatti raggiunto Gibelli alla
spalla destra. Dopo il primo momento di panico, l'uomo ha raggiunto la sua
automobile. E si è poi recato da solo al Saint Charles dove la ferita è
stata giudicata guaribile in pochi giorni.
Sull'incidente hanno comunque aperto un'inchiesta i carabinieri di
Dolceacqua. Anche se, come detto, al momento non sembrano emergere
responsabilità di terzi.
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Villagrande
Resta grave il cacciatore impallinato
www.unionesarda.it/unione/2003/NU2511/OGLI/NUO05/A05.html
Gli hanno estratto uno per uno i duecento pallini che gli hanno sfigurato il
volto. Ma rimangono ancora preoccupanti le condizioni di salute di Mario
Nieddu, il cacciatore di Villagrande rimasto vittima di grave un incidente
di caccia domenica mattina nelle campagne del paese. L’uomo è stato
sottoposto ad un delicato intervento chirurgico effettuato dai medici dell’
ospedale di Lanusei subito dopo il ricovero. Nel pomeriggio di domenica
Nieddu è stato traferito con un elicottero del 118 dall’ospedale di Lanusei
a Sassari. Lo sfortunato cacciatore, adesso, si trova in coma indotto nel
reparto di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale civile del capoluogo
sassarese. I medici dovranno accertare che qualche frammento non abbia
procurato lesioni al cervello. La prognosi, ovviamente, resta riservata.
Incidente
Vittima dipendente di Veterinaria
Muore d’infarto a caccia: vegliato per due giorni dai cani
www.unionesarda.it/unione/2003/OL2711/CRSA/SAS02/A04.html
I due cani da caccia lo hanno vegliato per due giorni nelle campagne di
Thiesi senza mai allontanarsi. Francesco Russu, 62 anni di Sassari,
impiegato presso la facoltà di Veterinaria, è stato ritrovato privo di vita
martedì sera dai carabinieri della compagnia di Bonorva e dagli uomini del
corpo forestale.
L’uomo era uscito di casa domenica mattina per andare a caccia e dal quel
momento i familiari non avevano più avuto sue notizie. A dare l’allarme è
stato il figlio dell’impiegato che, preoccupato per l’ingiustificata assenza
del padre, ha avvisato i carabinieri. Sono immediatamente scattate le
ricerche, che hanno avuto frutto solo dopo due giorni. Il corpo di Francesco
Russu è stato trovato nella zona i Monte Ruju. Tra oggi e domani sarà
eseguita l’autopsia per accertare le cause della morte dell’impiegato. A
causare il decesso del cacciatore dovrebbe essere stato un malore
improvviso, forse un infarto. Francesco Russu domenica mattina era uscito di
casa prestissimo, come faceva sempre quando andava a caccia, la sua grande
passione. Aveva preso i due cani, ai quali era affezionatissimo e, a bordo
della sua Ford Fiesta bianca si era diretto verso la provinciale 50, la
strada che collega Thiesi a Romana. E proprio in quel tratto di strada, nel
territorio di Cheremule, che i carabinieri coordinati dal capitano Alberto
Nobili hanno ritrovato l’auto dell’impiegato.
Ad indirizzare le ricerche in quella zona è stato il figlio dell’uomo: dopo
averlo chiamato più volte al cellulare e non avendo avuto risposta il
giovane ha avvisato i carabinieri. Il corpo di Francesco Russu era a circa
500 metri di distanza da dove è stata ritrovata la Fiesta, in una zona
impervia.
A vegliare il cadavere dell’impiegato, per due giorni, sono stati i cani da
caccia che l’uomo portava sempre con sé. Sono stati proprio loro, abbaiando,
a permettere ai soccorritori arrivare sul luogo della tragedia.
Luca Fiori
Montegaldella. Cacciatori sparano ai fagiani ma colpiscono una villa in via
Sabbioni
Pallottole contro la casa
«E ora temiamo per i bimbi che giocano in giardino»
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/Provincia/Dac.htm
di Matteo Marcolin
Da poche settimane si è aperta la stagione venatoria. Anche tra le campagne
di Montegaldella, soprattutto durante i week-end, i cacciatori
si "sbizzarriscono" con le loro doppiette alla ricerca di selvaggina.
Peccato però che oltre alla cacciagione, la scorsa settimana sia finita
involontariamente nel mirino di alcuni inesperti tiratori anche la veranda
di una villetta. Un vero e proprio tiro a segno, effettuato con dei
bersagli insoliti: le porte-finestre dell'abitazione.
Lo sconcertante episodio si è verificato in Via Sabbioni, al civico 5. Qui
abita Luigi Zanettin, un direttore di banca da poco in pensione, che ha
scelto di ristrutturare un casale in una zona apparentemente
tranquilla. «Non sappiamo con precisione quando sia accaduto il fatto -
spiega - ma probabilmente durante il fine settimana. Nel boschetto
coltivato al di là della strada - continua - spesso si aggirano alcuni
cacciatori. Questi, non rispettando i limiti previsti dalla legge che
imporrebbero di restare a 150 metri dalle abitazioni, cercano di colpire la
selvaggina. Questa volta, invece, al posto degli animali
hanno "mitragliato" le nostre imposte».
Che sia stata la foga di prendere l'animale, o molto più probabilmente
l'inesperienza e la disattenzione, fatto sta che poteva andare a finire
molto peggio. Fortunatamente, infatti, nel cortile dell'abitazione non
c'era nessuno. Un episodio che comunque resta deplorevole e da condannare.
«Non è tanto il danno materiale che mi preoccupa, quanto il pericolo cui
siamo andati incontro; mia nipote spesso gira in bicicletta nel cortile.
Dopo l’episodio glielo proibiamo perché non siamo sicuri». E Zanettin
mostra i segni dei pallini da 12, ancora ben visibili sui serramenti in
legno. Lui ha esposto denuncia sia ai carabinieri, che alle guardie
venatorie. Queste ultime durante un sopralluogo hanno accertato che si
tratta di colpi usati tipicamente per la caccia ai "fagiani". Ciò è
deducibile anche dall'altezza del segno lasciato dai pallini sparati alle
porte-finestre.
«Dopo ciò che è successo - conclude Zanettin - sarò intransigente.
Denuncerò chi non rispetta le regole, e mette irresponsabilmente a
repentaglio la nostra incolumità». Zanettin chiede inoltre che vengano
prevenuti altri episodi analoghi, magari attraverso maggiori controlli
nella zona.
San Giustino
Era a caccia: maresciallo muore a 42 anni per un malore
di SIMONE SANTI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20031129&ediz=06_UMBRIA&npag=3
9&file=F.xml&type=STANDARD
CITTA’ DI CASTELLO - Aveva 42 anni, uno spirito generoso, da più di 10 anni
viveva a Città di Castello, città che gli ha dato tante amicizie, la moglie
ed una bambina. Alberto Brega, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, è
morto nella serata di giovedì a poche centinaia di metri dalla sua
abitazione di Bonsciano, vicino a Trestina. Nel pomeriggio aveva deciso di
andare a passeggio ed ha imbracciato il suo fucile da caccia per vedere se
trovava della selvaggina, ma più che mai per respirare un po' d'aria buona.
In località Montalbano Alberto Brega è stato colto da malore, e lì è rimasto
fino alle 22, quando è stato ritrovato senza vita da alcuni amici. La moglie
Nicoletta, non vedendolo rincasare per cena, aveva subito dato l'allarme.
Subito sono scattate le ricerche. Purtroppo a poca distanza dalla propria
abitazione è stato rinvenuto il corpo senza vita di Alberto Brega. Il
Maresciallo Brega era molto conosciuto e stimato in tutto l'altotevere.
Prima aveva prestato servizio presso la Compagnia di Città di Castello,
quindi il Nucleo Radiomobile ed il primo incarico di Comandante della
stazione di Pietralunga. Da quattro anni Alberto Brega era comandante della
Stazione dei Carabinieri di San Giustino. Per domani era stata fissata la
"Virgo Fidelis" dell'arma del Carabinieri di Città di Castello, visto
l'evento luttuoso il presidente dell'Associazione dei carabinieri Franco
Masini ha disposto di posticipare la data al prossimo 14 dicembre. La
notizia ha subito fatto il giro della città tra lo stupore generale. Oltre
che per il suo mestiere Brega aveva oramai tante amicizie: tutti gli anni
partecipava alla settimana bianca al Passo San Pellegrino assieme a circa
200 tifernati, organizzata da Mons. Bruno Barroccini, il Sacerdote che ha
celebrato anche le sue nozze. I funerali di Alberto Brega si terranno oggi
alle 15 alla Chiesa dei Ranchi di Nestoro. Il sindaco di San Giustino
Daniela Frullani in consiglio comunale ha ricordato la figura del
maresciallo Brega.
Stroncato da infarto mentre caccia
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/i
nput/2003/11/30/17_d.shtml
Pietro Bocchi di Romano
Un pensionato di settant'anni, Pietro Bocchi, di Romano , è morto ieri
mattina stroncato da un infarto, mentre con alcuni amici si trovava nel
quagliodromo di Vergonzana (frazione di Crema) per una battuta di caccia.
L'anziano era partito di prima mattina dalla sua abitazione di via Privata
Ferrè, dove viveva con la moglie, per recarsi nel Cremasco e praticare il
suo hobby preferito. Con lui tre amici, gli stessi con i quali si recava
abitualmente al quagliodromo.
Il gruppo era partito da Romano verso le 7, per giungere a destinazione
circa mezz'ora più tardi. Tra i compagni di caccia, Cesare Pagliarini.
«Niente – ha raccontato l'amico – lasciava pensare a quanto è successo:
Pietro stava bene ed era pronto ad affrontare la mattinata di caccia. Il
tempo di sistemarsi, di bere un caffè e ottenere il permesso per iniziare a
cacciare, poi ci siamo incamminati su una stradina sterrata». Dopo alcuni
minuti Bocchi ha avvistato un fagiano, ha puntato il fucile e lo ha
abbattuto. Ha aggiunto Pagliarini: «Poi Pietro ha richiamato il suo cane
che, obbediente, gli ha portato il fagiano. Ha avuto il tempo di prenderlo
in mano e subito ha accusato un malore e ha chiesto aiuto a un nostro amico
che gli stava vicino».
A questo punto Bocchi si è accasciato, perdendo conoscenza. Ha però tenuto
stretti a sé il fucile e la selvaggina appena recuperata. Gli amici hanno
compreso subito la gravità della situazione: con il telefonino hanno chiesto
aiuto al 118. Sul posto sono giunte un'ambulanza e un'auto medica: il
personale del pronto intervento ha tentato disperatamente di rianimare
Bocchi, ma invano. Purtroppo, mezz'ora più tardi, è stato dichiarato il
decesso.
La salma del pensionato di Romano è stata trasferita nell'obitorio
dell'ospedale Maggiore di Crema. Pietro Bocchi era nativo di Trenzano, in
provincia di Brescia, ed era sposato con Maria Capelletti, 62 anni,
originaria di Covo. La coppia abitava a Romano da più di quarant'anni.
Pietro era padre di un figlio, Fabio, che vive a Morengo con la moglie e il
figlioletto. A Romano vivono la madre del pensionato, Genoveffa, di 92 anni,
e il fratello Franco. Il pensionato ha anche quattro sorelle che abitano in
altre località e un altro fratello, padre Antonio, missionario nel Borneo.
La salma di Pietro Bocchi verrà trasferita nella mattinata di domani
dall'obitorio dell'ospedale di Crema all'abitazione di via Privata Ferrè 14,
in attesa dei funerali che si svolgeranno martedì alle 15…..
Fabrizio Boschi
L'uomo viveva ad Espelette, nei paesi baschi
Cane uccide il suo padrone con un colpo di fucile
Francia: l'animale salta sull'arma lasciata carica sul retro dell'auto.
Parte un proiettile che ammazza il cacciatore
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/11_Novembre/07/cane.shtml
Domenica 16 novembre durante una battuta di caccia al cinghiale in Bassa
Val Susa un cacciatore ha ucciso un compagno di battuta di 31 anni.
La caccia al cinghiale è la forma di caccia più pericolosa per le
modalità con cui si svolge, l'ambiente boscato che nasconde la vista, le
armi usate che hanno effetti devastanti.
La LAC ha chiesto al Prefetto di Torino nella giornata odierna la
sospensione dell'attività venatoria ed almeno ogni forma di caccia al
cinghiale per i gravi pericoli causati alla pubblica incolumità.
Ufficio stampa
LAC Piemonte