02/01/04

 

Incidente di caccia: il figlio spara e uccide il padre

TARANTO

www.giornaledibrescia.it/giornale/2004/01/02/04,INTERNO/T54.html

TARANTO - Doveva essere una giornata di svago ma durante una battuta di

caccia nelle campagne di Taranto un uomo di 58 anni, Emanuele Iannone,

pensionato del siderurgico, è rimasto mortalmente ferito da una fucilata

all'inguine. L'uomo originario di Giovinazzo (Bari) ma residente da tempo a

Taranto sarebbe stato ferito accidentalmente dal figlio Attilio, di 21 anni,

che è ora indagato per omicidio colposo e porto abusivo d’arma. Sono i corso

indagini della Squadra mobile. Anche nel Siracusano è avvenuto un incidente

di caccia: Luca Lauretta, 23 anni, è stato trovato morto ieri mattina da

alcuni cacciatori nelle campagne di contrada Tumpunazzo, tra Noto e Pachino.

L’uomo aveva sul corpo una ferita da arma da fuoco alla testa. La polizia

ora cerca eventuali testimoni della battuta.

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Giovane ucciso dal cugino

PACHINO.

Tragico incidente di caccia: la vittima è Luca Lauretta

www.lasicilia.it/giornale/0201/siracusa/sr07/t08.htm

Pachino.  Una tranquilla giornata d'inizio anno si è trasformata in tragedia

con la morte del ventitreenne Luca Lauretta, freddato da un colpo di fucile

alla testa partito accidentalmente dall'arma di Salvatore Barbarino, di

ventisei anni, che si trovava con la vittima nei pressi di contrada

"Tumpunazzo", alla periferia di Pachino in direzione di Noto, per una

battuta di caccia. E' questo il resoconto sintetico dell'incidente che è

costato la vita ad un giovane pachinese il cui corpo è stato rinvenuto nella

mattinata di ieri dagli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di

Pachino, giunti sul posto su indicazione dello stesso Barbarino.

Ma veniamo ai fatti. All'alba Barbarino e Lauretta, appassionati di caccia,

si recano in contrada Tumpunazzo per la prima battuta del nuovo anno.

Durante un momento di caccia dal fucile calibro 12 di Salvatore Barbarino

parte accidentalmente un colpo che colpisce mortalmente Luca Lauretta. Il

corpo del ragazzo di 23 anni rimane riverso sul terreno. Barbarino avrebbe

confessato al magistrato che sta coordinando le indagine, il sostituto

procuratore Maurizio Musco, che si sarebbe allontanato da quella zona per

andare a recuperare una preda ma poi spaventato, nel vedere le condizioni di

suo cugino, di fatto già cadavere, sarebbe tornato indietro. Resosi conto in

maniera inequivocabile della tragedia lo stesso avrebbe informato il

commissariato di pubblica sicurezza di via Tafuri. Una volante di polizia si

è recato quindi in contrada Tumpunazzo, un posto non molto distante dalla

zona di "Vendicari". Per Lauretta non c'era più niente da fare: il ragazzo

praticamente sarebbe morto sul colpo anche se sarà l'autopsia a sciogliere

ogni riserva. Interrogato dal magistrato, dopo qualche ora Salvatore

Barbarino ha confessato di essere stato lui a far partire il colpo dal suo

fucile, mentre mirava ad un colombaccio, non calcolando che davanti c'era il

cugino. Il caso insomma che stava montando come l'omicidio di "Capodanno"

nelle campagne del pachinese si è subito sgonfiato e la conferma si è avuta

già nel primo pomeriggio dal personale del commissariato di pubblica

sicurezza di Pachino. Barbarino è stato denunciato in stato di libertà per

omicidio colposo. Per due famiglie di Pachino dunque il giorno di Capodanno

2004 è diventato una tragedia immane ed il tutto per una casualità che è

costata la vita ad un ragazzo poco più che ventenne con la passione per la

caccia.

La notizia del ritrovamento del cadavere di Luca Lauretta ha subito fatto il

giro di Pachino mentre la città si riprendeva dai bagordi e dai

festeggiamenti dell'ultimo dell'anno. Incredulità prima e stupore poi: sono

stati gli stati d'animo che abbiamo registrato non appena la notizia del

ritrovamento del corpo senza vita del Lauretta è stata confermata.

Sergio taccone

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Tragedia vicino a Rieti: Paolo Lattanzi, 29 anni, faceva l’autista al

Cotral. Si sarebbe dovuto sposare quest’anno

Spara contro il cinghiale, ma uccide l’amico

Il cacciatore si era nascosto dietro un cespuglio, è stato scambiato per la

preda. La morte in ospedale

www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CRONACA_DI_ROMA&doc=VIGI

RIETI - Chiusura d’anno tragica per una squadra di cacciatori che aveva

deciso di aspettare la notte di San Silvestro nei boschi del Cicolano, tra

gli abitati di Grotti e Petrella Salto, a pochi chilometri da Rieti. Una

normale ed autorizzata battuta al cinghiale, come tante in questo periodo.

Ma intorno alle 11 quella che doveva essere una mattinata di divertimento si

è trasformata in tragedia: Paolo Lattanzi, 29 anni, residente a Borgo San

Pietro, è stato colpito all'addome da un colpo sparato da un suo compagno di

avventura. Il cacciatore si era allontanato dal gruppo e aveva deciso di

nascondersi dietro ad un cespuglio in attesa del passaggio della preda.

Nel prendere posizione ha mosso la vegetazione al punto da trarre in inganno

l'amico (P.C., 33 anni), che ha esploso il colpo convinto di sparare a un

cinghiale. Immediatamente ci si è accorti dell'errore fatale, il ferito è

stato soccorso dalla squadra di cacciatori al completo, portato fuori dai

boschi e trasportato dallo stesso compagno che lo aveva colpito al pronto

soccorso del «De Lellis» di Rieti, dove la situazione è apparsa subito

gravissima.

Il proiettile aveva colpito Paolo Lattanzi all'altezza di un rene,

provocando danni irreparabili alla milza ed agli organi interni. I medici

hanno tentato l’impossibile, ma dopo un'ora, durante l'intervento chirurgico

d'urgenza, il ragazzo è morto per le conseguenze di una vasta emorragia

interna.

Le indagini condotte dalla Squadra mobile di Rieti e dalla polizia

scientifica sembra siano indirizzate verso la tesi della casualità: sono

stati ascoltati tutti i testimoni presenti sul luogo ed il cacciatore che ha

colpito e subito soccorso l'amico, ha raccontato i particolari, ammettendo

l'errore personale. Sarà molto probabilmente accusato di omicidio colposo.

Paolo Lattanzi era molto conosciuto in zona. Autista del Cotral, quest'anno

avrebbe dovuto sposarsi. Il fratello, Filippo, è assessore del comune di

Petrella Salto, lo stesso nel cui territorio è avvenuta la disgrazia.

L'incidente ha fatto tornare d'attualità la polemica sulla regolamentazione

della caccia al cinghiale adottata dalla Provincia di Rieti.

Il 27 settembre 2000 fu ucciso, con le medesime modalità nei boschi della

Sabina, il guardiacaccia Simone Pitaffi, mentre solo due settimane più tardi

fu Fabio Tagliaferri, muratore di Forano, a finire in ospedale per essere

stato colpito ad una spalla dopo essere stato scambiato per un cinghiale.

Sulla questione è intervenuto Giancarlo Cammerini, del gruppo dei Verdi di

Rieti: «La caccia al cinghiale è diventata un vero e proprio business,

quindi più capi ci sono e più si guadagna. Bisogna limitare il potere di

questa lobby e regolamentare un'attività che non può essere esercitata senza

criterio, anche a scapito di vite umane».

Valerio Vecchiarelli

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TORREGLIA/BATTAGLIA Due uomini, uno di 63 anni e l'altro di 57, hanno

salutato l'anno nuovo sparando in aria con le loro armi da caccia

Festeggiano a colpi di fucile e centrano due giovani

I pallini in caduta hanno colpito al volto un bimbo di otto anni e un

ragazzo di 22. Entrambi sono finiti al pronto soccorso

www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1678368&Luogo=Padova&Pagina

=ABANO%20COLLI%20ESTE%20MONTAGNANA

Torreglia/Battaglia

Se si fossero limitati a sparare i normali fuochi d'artificio, probabilmente

avrebbero fatto meno danni. Invece hanno preferito salutare l'anno nuovo con

i loro fucili da caccia e così, per un 63enne di Torreglia e un 57enne di

Battaglia Terme il 2004 è cominciato con una denuncia per lesioni colpose ed

esplosioni pericolose. A farne le spese sono stati un bimbo di appena 8 anni

e un ragazzo di 22, costretti a ricorrere all'intervento dei sanitari del

Pronto soccorso perché colpiti al volto dai pallini calibro 12 sparati in

aria che li hanno raggiunti durante la loro caduta al suolo. Fortunatamente

se la sono cavata "soltanto" con lesioni lievi e un grande spavento.Era da

poco passata la mezzanotte e C.M., residente a Padova, si trovava con i suoi

genitori nel parcheggio della trattoria "Antenore" di via Mirabello a

Torreglia. Dopo aver cenato, infatti, il bambino era uscito dal locale per

assistere meglio agli spettacoli pirotecnici. Ad un certo punto ha avvertito

un bruciore alla guancia destra che si è arrossata, ma nessuno riusciva a

capire perché. Sul posto è intervenuta una pattuglia di carabinieri del

Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Abano e alcuni militari

della stazione aponense. Quando si è capito che si trattava di un colpo di

fucile che T.S. aveva sparato in aria da una finestra della sua abitazione

poco distante dal ristorante, l'uomo è stato raggiunto dai carabinieri e

denunciato mentre il piccolo è stato accompagnato dalla famiglia alla Casa

di Cura di Abano dove è stato medicato e dimesso con una prognosi di 5

giorni. Lesioni più gravi, guaribili in dieci giorni, invece, sono quelle

riportate da F.D., 22 anni, di Battaglia, che stava festeggiando con alcuni

amici nel parcheggio riservato alla sosta dei camper quando è stato

raggiunto da due pallini usciti dall'arma di B.D.. Quest'ultimo aveva fatto

la stessa originale pensata del 63enne di Torreglia e, ritenendo forse che

non ci fosse un modo migliore per dare l'addio al 2003, aveva sparato in

aria allo scoccare della mezzanotte. Questa volta i pallini in caduta libera

hanno "centrato" il viso del giovane che è stato portato al Pronto soccorso

dell'ospedale di Monselice. Dopo gli accertamenti, i carabinieri di

Battaglia hanno quindi denunciato anche B.D. per gli stessi reati.

Roberta Benedetto

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05/01/04

 

L'episodio ieri a Dardago, Budoia. Lino Sarri, 65 anni, era residente ad
Aviano. Stava rientrando a casa, dopo la notte, da una battuta di cinghiali
Cacciatore ucciso da un infarto trovato dagli amici
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1682721&Luogo=Pordenone&Pag
ina=1
Budoia
Colto da infarto al termine della caccia: è successo a Lino Sarri, socio
della Riserva di di Budoia, originario di Santa Lucia, ma residente ad
Aviano. Sessantasei anni da poco compiuti, Lino Sarri ha sempre diviso la
sua vita tra il lavoro alla Casagrande di Fontanafredda e la grande passione
per la caccia.
Pensionato da diversi anni, Sarri era uno dei cacciatori più anziani
iscritti alla riserva budoiese, nell'ultimo periodo si era appassionato,
assieme ad altri soci della riserva, alla caccia di selezione. Proprio ieri
Lino Sarri aveva deciso di trascorrere alcune ore sull'altana, per attendere
il passaggio di un cinghiale.
Una di quelle altane, costruite dai cacciatori nei pressi di radure e
utilizzate per la caccia di selezione, che negli ultimi anni sono state più
volte oggetto di atti di vandalismo e piromania. Così nella notte aveva
lasciato la casa di Aviano per andare a Dardago, in zona Ciampore, per
un'uscita di caccia di selezione al cinghiale. La notte rigida non ha
lasciato scampo, Lino Sarri, già sofferente e in cura da tempo, stava per
rientrare, ma a pochi metri dalla sua auto è stato colto da un infarto.
Così, accasciato a terra, è stato trovato ieri mattina alle 7.30, da alcuni
colleghi cacciatori della riserva di Budoia, che si apprestavano anche loro
a una nuova giornata di caccia. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del
nucleo radiomobile di Sacile e i marescialli della stazione di Polcenigo,
assieme ai sanitari del 118 di Pordenone, che non hanno fatto altro che
accertare il decesso, avvenuto per infarto al miocardio.
Molto conosciuto in paese, Lino Sarri lascia un vuoto in tutti gli amici e i
parenti, che l'hanno avuto spesso a fianco, per trascorrere qualche ora in
allegria, ma anche per ricevere un aiuto. I funerali si terranno mercoledì
nella chiesa parrocchiale di Santa Lucia di Budoia.
Francesca Giannelli

 

06/01/04

REVINE LAGO Incidente senza gravi conseguenze durante una battuta al cervo
tra la boscaglia della Pedemontana
Parte un colpo, cacciatore si ferisce alla mano
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1683415&Luogo=Belluno&Data=
2004-01-06&Pagina=21
Revine Lago
(F.Fi.) Cerca un appostamento durante una battuta di caccia al cervo e
mentre si attesta dietro ad una siepe parte un colpo dalla carabina che gli
ferisce la mano sinistra. Curioso incidente di caccia nella mattinata di
domenica scorsa, tra la boscaglia della Pedemontana in territorio di Revine
Lago dove due caccia tori stavano effettuando della caccia di selezione,
ammessa in questo periodo dopo la chiusura della regolare stagione venatoria
il 31 dicembre scorso.Protagonista della vicenda un caccia tore di Lago,
M.C., 51 anni, che alla fine se l'è cavata a buon mercato, con una
lacerazione alla mano che i sanitari del Pronto Soccorso di Vittorio Veneto
hanno giudicato guaribile in una ventina di giorni.Il caccia tore dopo
l'infortunio si è infatti subito ripreso dallo shock, con il collega ha
raggiunto la propria abitazione ed è stato accompagnato all'ospedale
vittoriese.L'arma da cui è partito accidentalmente il colpo mentre, secondo
la ricostruzione dell'accaduto, l'uomo cercava di accovacciarsi dietro una
siepe, è risultata regolarmente denunciata ai carabinieri di Cison,
intervenuti dopo la segnalazione del caso di ferimento dovuto ad arma da
fuoco, arrivata d'ufficio dall'ospedale.

 

08/01/04

Parte un colpo, ucciso l'amico
Tragedia a Vellego, sulle alture di Alassio. Inutili i soccorsi. Aperta
un'inchiesta: sequestrato il fucile
Cacciatore scivola mentre percorre un sentiero nei boschi
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=150495&IDCategoria=592
Casanova Lerrone Tragico incidente di caccia ieri pomeriggio nell'entroterra
ingauno. Un uomo di Camporosso, in provincia di Imperia, è stato ucciso nei
boschi che circondano Vellego (frazione di Casanova) da un colpo di fucile
partito per caso dall'arma che era nelle mani di un amico del posto. La
vittima è Emilio Di Marco, 52 anni, originario della provincia di Cosenza,
che aveva un fucile nuovo da provare e ha pensato con alcuni amici di
approfittare della giornata favorevole dal punto di vista climatico, per una
battuta di caccia proprio in questa zona non troppo lontano da casa, che
abitualmente riserva discrete soddisfazioni venatorie.
In effetti in giro per quei boschi erano anche due squadre di
'cinghialisti', ma il piccolo gruppo di cacciatori non era alla ricerca
dell'ungulato, ma intendeva sparare ai volatili.
Emilio di Marco era partito da casa ieri mattina con due amici, ed aveva
raggiunto il quarto cacciatore che vive in un'altra frazione di Casanova.
Neppure lui era a caccia di cinghiali benché faccia parte di una squadra,
che a causa di troppe defezioni non aveva però potuto raggiungere il numero
di uomini necessario per affrontare questo tipo di battute. Quindi si è
unito agli amici, che altri cacciatori dicono non essersi mai visti da
queste parti, ed ha preso la via dei boschi.
A giornata conclusa, il gruppetto stava probabilmente rientrando verso casa,
scendendo poco dopo le 16 lungo gli impervi sentieri che dai boschi portano
verso la provinciale del Ginestro. Un passaggio particolarmente insidioso,
un piede in fallo, e uno dei quattro (che procedono in fila indiana)
scivola. Ha con sé un fucile, secondo una primissima ricostruzione proprio
il fucile nuovo, quello che l'amico voleva provare, che nella caduta esplode
un colpo. Il proiettile raggiunge Emilio Di Marco dritto al cuore, senza
lasciargli scampo.
Sono gli stessi amici ad avvertire immediatamente il 118 e i carabinieri e a
scendere fin sulla strada (almeno una quindicina di minuti di difficile
cammino in discesa) per aspettare i soccorritori e accompagnarli dove Emilio
Di Marco è però ormai senza vita.
È proprio il passaggio dei carabinieri in paese che porta la notizia a
Vellego e nelle altre frazioni. Uno dei cacciatori rimasti a casa vede le
auto e le segue. Risale la provinciale e vedendo tutto quel movimento
proprio all'imbocco del sentiero capisce che è successo qualcosa di grave.
Così adesso tutti sanno della tragedia, ma il corpo di Emilio Di Marco è
ancora nel bosco. Arrivarci è difficile persino per la jeep dei carabinieri,
ed anche il medico legale deve aspettare, prima di poter raggiungere verso
le venti il cadavere, mentre gli altri cacciatori sono già ad Alassio a
raccontare ai carabinieri ed al magistrato gli ultimi momenti di vita
dell'amico.
Luca Rebagliati
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MOIMACCO I carabinieri della stazione di Cividale hanno raccolto le
testimonianze: non ci sono dubbi sull'accidentalità dell'accaduto
Spara al fagiano, colpisce l'amico
L'incidente di caccia domenica mattina in località Chiasalp. Cacciatore di
73 anni in ospedale
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1687230&Luogo=Pordenone&Pag
ina=PROVINCIA
Moimacco
(c.a.) Sparando a un fagiano, ha colpito l'amico. È successo domenica
mattina in località Chiasalp, a Moimacco, dove tre amici erano impegnati in
una battuta di caccia a selvaggina stanziale e migratoria. A ricostruire
l'incidente che ha portato in ospedale il settantatreenne Candido Baldassi,
di Moimacco, sono stati i carabinieri della stazione di Cividale. Le
versioni dei tre cacciatori non lasciano dubbi sull'accaduto: si è trattato
di un incidente di caccia, per il quale è ipotizzabile il reato di lesioni
colpose perseguibile solo a querela di parte, in quanto il ferito ha una
prognosi inferiore ai quaranta giorni.
Domenica mattina i tre cacciatori hanno raggiunto località Chiasalp assieme.
Poco dopo le otto, in prossimità di un'area boschiva, a F.T., 26 anni, che
ha ottenuto il porto d'armi da circa un paio di mesi, si è alzato in volo un
fagiano. Il giovane ha imbracciato il suo fucile calibro 12 e ha esploso un
colpo senza rendersi conto che, sulla stessa traiettoria, c'era anche il
compagno di caccia. Baldassi è stato parzialmente investito dalla "rosa" di
pallini, che lo hanno raggiunto al torace, all'addome e a una gamba.
Soccorso da un'ambulanza dell'ospedale di Cividale, è stato inizialmente
trasportato al pronto soccorso della città ducale. Le ferite riportate hanno
però reso necessario il ricovero al Santa Maria della Misericordia a Udine,
dove il settantatreenne è stato accolto in Medicina. Non è in pericolo di
vita: guarirà in una trentina di giorni.
L'episodio, anche se non c'è denuncia da parte del ferito, è stato comunque
segnalato alla Procura e alla Questura di Udine per l'eventuale revoca del
porto d'armi al ventiseienne che ha colpito erroneamente il compagno di
caccia.
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09/01/04

Stava provando il fucile nuovo un colpo ha ucciso l'amico
Interrogati i compagni di battuta del cacciatore morto a Casanova Lerrone
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=150862&IDCategoria=592
Sarà effettuata domattina l'autopsia sul corpo di Emilio Di Marco, il
cacciatore di Camporosso ucciso mercoledì da un colpo partito
accidentalmente dal fucile che era nelle mani di un amico. Ieri mattina i
carabinieri di Alassio hanno svolto un sopralluogo sul posto dove è avvenuta
la tragedia, in compagnia dei testimoni.
La ricostruzione dei militari sembra confermare sostanzialmente la versione
fornita dall'uomo che ha inavvertitamente esploso il colpo letale.
Questi, un cacciatore esperto secondo i compagni di battute, aveva appena
sparato un colpo in direzione di un albero, proprio per provare il nuovo
fucile semiautomatico. Poi aveva lasciato gli amici per andare a verificare
l'effetto del suo tiro. Dopo aver verificato il foro nel tronco che
confermava il suo bel tiro, è rientrato verso il gruppetto che lo aspettava.
Purtroppo in questo tipo di fucile, peraltro particolarmente sensibili, il
secondo colpo entra automaticamente in canna al momento del primo tiro. Così
l'arma nelle mani del cacciatore che stava raggiungendo gli amici rimasti
una decina di metri più in basso, è rimasta pronta a sparare.
Quando l'uomo ha inciampato nelle sterpaglie, lo scossone ha fatto partire
il colpo. Il proiettile ha colpito Emilio Di Marco al petto, trapassandogli
il torace prima di uscire da un fianco. La morte è stata pressoché
istantanea, anche se i tre amici prima di accorgersi che per Di Marco non
c'era più niente da fare lo hanno trasportato per qualche centinaio di metri
verso la strada, abbandonandolo solo dopo averne constatato la morte per
andare incontro ai soccorsi.
È il secondo gravissimo incidente venatorio che si verifica in questa zona
dopo quello costato un braccio a Salvatore Papa, il cinquattottenne di
Albenga colpito da un proiettile di carabina lo scorso 23 novembre durante
una battuta sulle alture di Borghetto d'Arroscia.
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La vittima Di Marco, un ex consigliere comunale
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=150864&IDCategoria=592
Camporosso«Mio padre lo ripeteva in continuazione: "Bisogna camminare con i
fucili scarichi e caricarli solo quando si è davanti alla preda"». Michela
Di Marco, 25 anni, figlia di Emilio, il cacciatore ucciso sulle alture di
Albenga mercoledì pomeriggio, non riesce a capacitarsi di quanto è accaduto.
È ancora sotto choc come il fratello Luca, 22 anni, che lavorava come
coltivatore diretto nell'azienda paterna, e come la madre Angela Gullone.
«Papà era un cacciatore esperto - dice ancora Michela Di Marco - faceva
parte di una squadra che andava a cacciare i cinghiali, ma in realtà
preferiva muoversi da solo, massimo con qualche amico. E poi lui andava a
piuma». Fagiani, tordi e altri volatili erano l'obiettivo del carniere di
Emilio Di Marco. Qualche volta si spostava ad Albenga, come è accaduto
mercoledì. «Andava poco sulle alture savonesi - ricorda Michela Di Marco -
ogni tanto con qualche amico. Come ha fatto l'altro pomeriggio».
Si dice che il cacciatore che lo ha ferito a morte sia scivolato facendo
partire un colpo che ha centrato in pieno petto Emilio Di Marco non
lasciandogli alcuno scampo: «È possibile che sia andata davvero così -
commenta la figlia del cacciatore ucciso - ci hanno detto che tutto è
accaduto per una tragica fatalità, ma sarà l'autopsia a stabilire che cosa è
successo. Mio padre, comunque, era un uomo ligio alle regole, sapeva che la
caccia è uno sport che può diventare molto pericoloso. Ripeteva in
continuazione che per camminare nei boschi, visto il terreno sempre
accidentato, era meglio farlo con il fucile scarico. Tanto quando si
avvistava la preda c'era tutto il tempo di caricarlo e sparare. Adesso lui
non c'è più e quello che ci fa stare peggio è il fatto che, secondo le
testimonianze raccolte dopo l'accaduto, mio padre era già sulla strada del
ritorno. Stava per rientrare a casa».
Tutta Camporosso è in lutto: Emilio Di Marco era stato anche consigliere
comunale, negli anni '90-'95, nelle file della maggioranza con il gruppo
"Per un'amministrazione aperta", insieme all'attuale sindaco Marco Bertaina.
«Un uomo in gamba, non riesco a trovare le parole per descrivere quanto
fosse serio - dice oggi il primo cittadino - abbiamo lavorato per il Comune
tanti anni insieme».
Loredana Demer
 

10/01/04

SUCCEDE AL TRASIMENO
Spari e auto ”impallinata”, la pace è rovinata
Agriturismo insorge contro i cacciatori per salvare la quiete. Denunce,
appostamenti e dispetti
di UMBERTO MAIORCA
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20040110&ediz=06_UMBRIA&npag=3
7&file=G.xml&type=STANDARD
PERUGIA - La pace delle vacanze in agriturismo turbata dalle battuta di
caccia sempre più vicine alle case. Pallini che fischiano sotto le finestre
e rimbalzano sul tetto delle abitazioni e, alla fine, parte la denuncia ai
carabinieri per danneggiamento.
A sporgere denuncia per danneggiamento della propria autovettura, alla
stazione dei carabinieri di Piegaro, il proprietario di un agriturismo della
zona, dopo lo svolgimento dell'ennesima battuta di caccia nei pressi della
struttura ricettiva.
Una mattina, l'uomo e la moglie si svegliano di soprassalto a causa di
alcuni colpi di arma da fuoco, esplosi nelle immediate vicinanze della casa.
Affacciatisi alla finestra scorgono movimenti di cacciatori a meno di 50
metri dall'agriturismo. E qualche pallino rimbalza sul tetto della casa. Per
alcune ore infuria una vera battaglia fatta di urla e spari.
Quando il sole si fa alto, i due albergatori escono di casa e notano, non
molto lontano, lungo la strada di campagna di accesso alla struttura
ricettiva, un'automobile ferma, con accanto un cacciatore. L'uomo indica la
figura alla moglie come per dire: forse era uno di quelli della battuta.
Passano pochi minuti e, mentre i due proprietari sono intenti nei lavori
dell'aia, sentono il rumore secco di una fucilata, poi lo schianto di un
vetro ed un sordo strepito metallico. Si guardano un po' in giro e scoprono
che il lunotto della loro automobile è andato in frantumi e che una palla da
cinghiale si è conficcata nel tettino. Poco lontano da casa rinvengono anche
un bossolo. Che è stato allegato alla denuncia presentata dal legale della
coppia, l'avvocato Fabrizio Castelvecchi, ai carabinieri di Piegaro,
chiamati ad indagare sull'accaduto.
 
 

 

11/01/04

MIRA
Scarica di pallini da caccia contro le case di due anziani
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1692709&Luogo=Venezia&Pagina=RIVIERA%20DEL%20BRENTA
Mira
Scarica di pallini da caccia sulle abitazioni di due anziani in via
Bastiette a Oriago di Mira. I carabinieri di Oriago in collaborazione con la
Compagnia di Mestre sono intervenuti ieri in via Bastiette in seguito alla
segnalazione fatta dagli stessi sfortunati protagonisti che si sono visti
sparare l'altra notte sulle pareti della loro casa, una scarica di pallini
da fucile da caccia. Lievi i danni alle pareti, nessun problema invece per i
due anziani. Secondo una prima ricostruzione da parte delle forze
dell'ordine, si tratterebbe di una vecchia ed irrisolta questione di
vicinato.
 

13/01/04

POVOLETTO Lo sparo è partito per errore durante una battuta. Del caso si
occupano i carabinieri
Sopralluogo nella riserva di caccia
Continuano le indagini per l'incidente a Ravosa in cui è stato ferito un
poliziotto
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1694721&Luogo=Udine&Pagina=
PROVINCIA
Povoletto Un nuovo sopralluogo è stato eseguito ieri dai militari dell'Arma
di Remanzacco nei boschi della riserva di caccia comunale di Povoletto,
sulle colline di Ravosa, per chiarire la dinamica dell'incidente che ha
coinvolto, domenica mattina, Giorgio Giaconella, un poliziotto di Nimis in
servizio a Cividale. L'uomo, colpito per sbaglio da un colpo esploso da un
amico cacciatore, Marco Alessio, durante una battuta di caccia, si trova
ancora ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Udine.
Dopo alcune analisi preliminari, sarà oggi sottoposto a intervento
chirurgico per l'asportazione dei pallini della cartuccia che lo hanno
raggiunto al torace lesionando anche alcuni organi interni tra cui un
polmone. Le sue condizioni non sono buone, ma i medici confermano che non si
trova in pericolo di vita.A premere il grilletto è stato involontariamente
uno dei soci della riserva di Povoletto. Secondo i primi accertamenti,
sembra che il cacciatore abbia mirato ad un cespuglio convinto di aver
individuato una volpe per poi accorgersi di aver colpito Giaconella. Il
fucile, un'arma da caccia calibro 12, è stato sequestrato come elemento di
prova.La vicenda ha turbato molto il mondo degli amanti dell'arte venatoria.
«Giorgio è una brava persona dice l'amico Valentino Morandini lo conosco da
molti anni. Ama cacciare anche in Slovenia e in Croazia ed è un cinofilo. La
notizia del suo ferimento ci ha scosso. Mi dispiace molto anche per il
giovane responsabile che conosco altrettanto bene».
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Azzannato dal cinghiale rischia una gamba
In Ortopedia gli ricostruiscono il nervo sciatico
www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=FD0D2B5A192CC66368531C592E6D89
6C
CAMERINO - Ha rischiato di finire in tragedia la battuta di caccia di un
gruppo di amici che ieri l'altro aveva scelto i boschi del Camerinese per
praticare il proprio hobby preferito. La comitiva, partita da Sarnano, aveva
raggiunto in mattinata la zona di Fiungo. Qui era iniziato l'appostamento
per stanare un cinghiale ma l'imprevedibile è accaduto nel primo pomeriggio,
poco dopo che un paio di cacciatori hanno esploso dei colpi a pallettoni
contro la preda.
Il cinghiale, un esemplare piuttosto grosso, quando uno dei cacciatori -
B.B., 39 anni, originario di Amandola ma residente a Sarnano - si è
avvicinato per accertarsi di averlo centrato in pieno ha difatti avuto una
reazione improvvisa e, dopo essere riuscito a rialzarsi, ha caricato con
tutta la forza il poveretto il quale non ha fatto nemmeno in tempo a reagire
che una delle grosse zanne dell'animale lo aveva già raggiunto a una gamba.
La bestia inferocita ha poi trascinato con se la vittima per alcuni metri.
Nel bosco si sono udite solo le urla del cacciatore ferito e quelle del
cinghiale ormai morente. Per sua fortuna il cacciatore è riuscito poi a
liberarsi da quell'assurda presa.
I compagni di battuta lo hanno subito soccorso ed hanno allertato il "118".
Caricato a bordo di un'ambulanza dei volontari della Croce Rossa Italiana di
Camerino l'uomo, che ha perso anche parecchio sangue, è stato trasferito in
ospedale.
Se tutto andrà come ci si aspetta il cacciatore avrà salva la funzionalità
di una gamba solo grazie alle cure prestategli dal dottor Francesco
Testiccioli, dirigente medico di primo livello dell'unità operativa di
Ortopedia del civile "Santa Maria della Pietà" di Camerino che gli ha
ricostruito i muscoli dei tendini e, avvalendosi di uno speciale
microscopio, anche quelli del nervo sciatico. Un'operazione delicatissima
durata un paio d'ore che solo la mano di un chirurgo esperto come il dottor
Testiccioli ha potuto portare a termine. Nell'intero territorio regionale
questo tipo di operazioni vengono svolte solo presso il Centro di chirurgia
plastica di Torrette ad Ancona.
DANIELE PALLOTTA
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Uccide la madre a fucilate, ferisce il padre e si spara: in coma
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20040113&ediz=01_NAZIONALE&npag=11&file=B.xml&type=STANDARD
CASERTA - A meno di ventiquattrore dalla tragedia di Viganò, un nuovo dramma
della follia segna un'altra famiglia, questa volta ad Alvignano, nel
Casertano. Protagonista un insegnante in pensione, Luciano Liparulo, di 56
anni, che con il suo fucile ha prima ucciso la madre Carmela Caracciolo di
81 anni, poi ha ferito a una spalla il padre Francesco di 82 anni e infine
ha rivolto l'arma contro se stesso sparandosi un colpo. È ricoverato
all'ospedale Cardarelli di Napoli, dove è in stato di coma.
Secondo quanto accertato dai carabinieri la tragedia si sarebbe consumata in
pochi minuti, in un'abitazione a due piani del corso Umberto. Preso forse da
un raptus di follia, Liparulo ha imbracciato il fucile da caccia automatico,
detenuto legalmente, lo ha caricato, sembra con quattro cartucce, è salito
nella stanza dei genitori e ha sparato prima contro la madre e poi contro il
padre, che si trovavano a letto. La donna è morta sul colpo mentre il padre
è rimasto ferito di striscio a una spalla. L'ex insegnante ha tentato poi di
uccidersi sparandosi l'ultimo colpo del fucile al torace. Liparulo, figlio
unico di una famiglia di benestanti ex commercianti, era tornato a vivere a
casa dei genitori da circa due anni dopo essersi separato dalla moglie e
dalle sue due figlie. Gli investigatori non escludono che alla base del
gesto possano esservi motivi di interesse.

 

20/01/04

Drammatica battuta venatoria in un boschetto nella zona di Bagnolo. Un
errore stava per causare una tragedia
Cacciatore spara all'amico
La vittima, colpita al volto dai pallini, rischia la capacità visiva
www.gdmland.it/quotidiano/2001/MAGLIE_GALATIN/LE10/A01.asp
Drammatica domenica per un operaio di Maglie. Rocco Toma, 39 anni, rischia
di vedere compromessa la capacità visiva dell'occhio destro, a causa di un
banale quanto assurdo incidente di caccia.
Assieme ad un coetaneo, residente sempre a Maglie, l'altra mattina l'uomo si
trovava nel boschetto, che sulla strada che conduce a Otranto, s'incontra
all'altezza dello svincolo per Bagnolo del Salento.
Il primo da una parte ed il secondo dall'altra, i fucili a tracolla ma con
la canna abbassata, i due amici stavano percorrendo un sentiero, quando
attirato dalla presenza della selvaggina, uno dei due ha sparato. Una
frazione di secondo più tardi, agli spari hanno fatto eco le urla di dolore
del compagno, che era stato investito in pieno volto dalla rosa dei pallini.
Resosi conto di quanto aveva combinato, il cacciatore maldestro ha subito
raggiunto Rocco Toma, che sanguinante, si reggeva il viso con entrambe le
mani.
Senza perdere tempo, a quel punto l'amico lo ha soccorso, ed aiutato a
raggiungere l'auto che a quanto pare era stata parcheggiata poco distante
dal luogo dell'incidente, per poi trasportarlo al Pronto soccorso
dell'ospedale di Scorrano. Qui lo sfortunato cacciatore è stato preso in
consegna dal personale medico, curato con alcuni punti di sutura per via
delle ferite aperte dai pallini ritenuti, e con una prognosi di dieci
giorni, trasferito poi in osservazione nel Reparto oculistico del «Cardinal
Panico» di Tricase.
Quanto alla dinamica dell'incidente, una volta allertati i carabinieri, è
stata ricostruita dai militari della Compagnia magliese diretta dal
luogotenente Domenico De Santis. A quanto è dato di sapere, ascoltati ferito
e feritore avrebbero parlato di un normale incidente di caccia, verificatosi
appunto quando sparando alla selvaggina, uno dei due ha purtroppo colpito il
compagno che si trovava sulla traiettoria di tiro.
Vale infine aggiungere, che sia Rocco Toma che il cacciatore ferito, erano
regolarmente abilitati all'attività venatoria ed al possesso di fucili e
cartucce.
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Seui
Ferito dal fucile del figlio il cacciatore di Monserrato
www.unionesarda.it/unione/2004/CA2001/OGLI/MOG01/T03.html
È partita accidentalmente dall’arma del figlio la fucilata che ha ferito
Paolo Cara, il ferroviere originario di Monserrato, 45 anni, rimasto vittima
dell’incidente di caccia avvenuto domenica pomeriggio sulle montagne di
Seui. Il proiettile caricato a palla che lo ha colpito di striscio al
fianco, per fortuna, non ha leso organi vitali. Cara è stato operato
domenica notte dall’équipe dei chirurghi dell’ospedale Nostra Signora
Mercede di Lanusei. Per i medici l’intervento è perfettamente riuscito e,
salvo complicazioni, lo sfortunato cacciatore dovrebbe guarire in dieci
giorni.
Tirato un sospiro di sollievo per le condizioni, rassicuranti, del paziente,
i carabinieri della stazione di Seui e della compagnia di Jerzu hanno
avviato le indagini per stabilire con esattezza la dinamica dell’incidente
di caccia di cui è rimasto vittima Paolo Cara. È stato lo stesso cacciatore,
ieri mattina, a raccontare ai carabinieri tutto ciò che è successo domenica
a Monte Taddi. La compagnia di caccia stava facendo la posta al cinghiale
quando dal fucile di Corrado Cara (24 anni) è partito un colpo. Secondo
quanto ricostruito dai militari, il giovane cacciatore avrebbe mirato alla
preda ma per errore ha colpito il padre, stramazzato al suolo. Paolo Cara è
stato immediatamente soccorso dai compagni di battuta e accompagnato in auto
all’ospedale di Lanusei.
Non c’è stato dunque bisogno dell’intervento del 118, cui era comunque
giunta la segnalazione dell’incidente. Visitato al pronto soccorso, il
cacciatore è stato subito trasferito nel reparto di chirurgia e quindi in
sala operatoria. I chirurghi hanno eseguito un intervento che si è protratto
fino a sera. Alla fine il verdetto è stato rassicurante.
Paolo Cara, ferroviere appassionato di caccia e di ciclismo, ha potuto
abbracciare i familiari e raccontare ai carabinieri tutti i dettagli del
drammatico episodio.
Ni. Me.

 

21/01/04

Due colpi a vuoto, denunciato dai carabinieri: armi sequestrate
Spara ai vicini di casa
Dopo una lite provocata dall'aggressività dei cani
www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=2D7002EC9EFB167ACA92EDFE86EA96
5F
AUDITORE - Litigano per colpa dei loro cani, poi uno di loro torna a casa
prende un fucile da caccia e spara due colpi contro i vicini. Una lite tra
vicini poteva trasformarsi in tragedia.
E' accaduto domenica pomeriggio, in una contrada di campagna in Comune di
Auditore. Una domenica tranquilla, piovosa. A innescare la lite due cani di
razza maremmana che escono dal recinto della proprietà di due fratelli,
coltivatori diretti, ed aggrediscono il cane di piccola taglia del vicino di
casa.
Non sarebbe stata la prima volta che i due maremmani aggrediscono il più
piccolo, tanto che il padrone ha espresso più volte sdegno per gli episodi.
Domenica, l'uomo reagisce furibondamente. E dalle parole decide di passare
ai fatti per fare capire ai due che devono controllare i loro cani. Tornato
a casa, carica con due cartucce il fucile da caccia, imbraccia l'arma e
torna in strada. I due fratelli lo guardano increduli, ma quando capiscono
che l'uomo ha intenzione di usare il fucile tentano di allontanarsi. Troppo
tardi. I due sono ancora a una quindicina di metri quando il vicino esplode
in rapida successione i due colpi d'arma da fuoco. Colpi che passano fra i
due fratelli, illesi ma impauriti.
I due tornano in casa e lanciano l'allarme telefonando ai carabinieri. Dalla
vicina stazione di Tavoleto arriva una pattuglia. I militari bloccano
l'uomo, che reagisce con rabbia.
Nel corso di una successiva perquisizione domiciliare i carabinieri
recuperano un centinaio di cartucce illegalmente detenute, nonché altre armi
detenute regolarmente dall'uomo: una pistola ed un fucile semiautomatico.
Il fucile con cui sono stati esplosi due colpi è sottoposto a sequestro
penale, così pure le cartucce. Sequestro cautelativo per la pistola ed il
fucile semiautomatico.
Nei confronti dell'uomo è stata emessa una denuncia a piede libero per
minaccia grave premeditata, esplosioni pericolose, minaccia a pubblico
ufficiale e detenzione abusiva di munizionamento.
Tutto questo mentre un brigadiere dei carabinieri è in carcere da qualche
mese per un analogo comportamento.
 
 

22/01/04

 

ROSÀ
Si spara con la doppietta
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1709148&Luogo=Bassano&Data=
2004-01-22&Pagina=8
Sulle prime era sembrato un incidente di caccia , ma non era così. Nella
tarda mattinata di ieri, G.Z., 44 anni, di Rosà, ha raggiunto un capanno di
solito usato dai cacciatori, nella campagna di ca' Dolfin, ha imbracciato la
sua doppietta e si è sparato al petto. Il cadavere è stato trovato intorno
alle 14; sono accorsi sanitari e poliziotti, ma non vi è stato nulla da
fare. Pare che il 44enne temesse di essere stato colpito da una grave
malattia.
 

 

Da Mediavideo di sabato 31 Gennaio 2004.

 

"GLI PARTE UN COLPO, MUORE CACCIATORE"

Siena: uomo scivola durante battuta.

 

Un uomo è morto, ucciso da un colpo partito accidentalmente dal suo

fucile, durante una battuta di caccia a COLLESALVETTI (Siena).

La vittima, Roberto Bellandi, 60 anni, stava partecipando alla battuta

assieme al figlio e ad altri amici.

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, ad un certo punto, scendendo un pendio,

è scivolato e dal suo fucile è partito un colpo che lo ha raggiunto in pieno petto.

Bellandi è morto all'istante.

 

WWW:tgcom.it

Paolo Bassini