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VALLE Ieri l'addio all'ex
guardiacaccia ucciso perché scambiato per un cervo dal cacciatore Del Favero.
In chiesa tanta gente e tante autorità
«Il mio
conforto alla famiglia di chi ha sparato»
Commoventi
le parole della moglie di Cerutti. Ma tra la folla si alza una voce che
denuncia: «La vita di un uomo vale tre giorni di caccia»
Valle
La chiesa gremita di gente ha dato ieri pomeriggio
l'addio a Luciano Cerruti, l'ex guardia venatoria, uccisa per errore da Edy
Del Favero, con una fucilata, sabato scorso mentre tentava di abbattere un
cervo. Molta commozione hanno sollevato le parole della moglie Marcella che
tramite il parroco don Virginio, ha voluto ringraziare tutte le persone che
sono state vicine alla sua famiglia, il sindaco e a tutta l'amministrazione
comunale.«Il nostro dolore è grande - ha detto la donna -. Siamo stati
colpiti da una terribile disgrazia, un incidente accaduto per una serie di
circostanze, ma una parola di conforto la voglio far giungere anche all'altra
famiglia che sta soffrendo. Sono sicura che queste parole sarebbero state
condivise da Luciano. Ma chiedo anche che la sua morte e il suo sacrificio
non siano vani. Il mio vuole essere un messaggio di speranza».In chiesa
c'erano i colleghi della Polizia provinciale, l'onorevole Maurizio Paniz, il
presidente della Provincia Sergio Reolon, il sindaco Matteo Toscani che hanno
voluto abbracciare la famiglia chiusa nel dolore. Molti i fiori, omaggio
silenzioso di amici e una corona della Federazione caccia , sezione di
Belluno. In chiesa anche qualche familiare di Del Favero. Tante le lacrime,
quando, l'ispettore della polizia provinciale Oscar Da Rold, al termine del
rito liturgico, ha preso la parola per ricordare Luciano Cerruti. Con la voce
incrinata dal pianto, ha letto uno scritto di un collega più anziano che con
Cerruti aveva condiviso il lavoro.
«Un giorno ha alzato la voce. Abbiamo litigato. Poi
siamo stati chiamati per una operazione che ci doveva condurre ad individuare
un bracconiere. Siamo stati vicini una notte intera. Abbiamo lavorato fianco
a fianco fino al buon esito dell'operazione. Ed allora Luciano ha chiesto
scusa per essersi comportato così, per aver esagerato. Così era lui. Un uomo
di poche parole, ma di parola. Un uomo saggio e di buon cuore. A noi mancherà
tantissimo. Vogliamo lavorare bene, ancora di più, proprio per ricordarlo,
per onorarne la memori».In molti hanno dovuto ricorrere al fazzoletto. Poi è
stata la volta del presidente della Provincia Sergio Reolon che ha ricordato
il periodo in cui da assessore alla caccia , aveva lavorato fianco a fianco
con le guardie venatorie e conosciuto anche Luciano Cerruti. Ha espresso il
dolore ed il rammarico per quanto accaduto, un episodio tragico e fatale che
è costata la vita ad un uomo. Dopo il silenzio quasi irreale della chiesa,
all'uscita un anziano ha mormorato in dialetto a bassa voce: «Tante belle
parole, ma abbiamo capito che la vita di un uomo vale tre giorni di caccia
».Molte le manifestazioni di cordoglio, gli abbracci, la tenerezza che tanta
gente ha voluto esprimere alla famiglia in un momento così triste. Poi il
lunghissimo corteo ha raggiunto il cimitero dove Luciano Cerruti riposerà.
Intanto, però, non si placano le polemiche per quanto accaduto e soprattutto
per come è successo l'incidente. Cerruti stava facendo legna a 70 metri dalla
sua casera, in una zona sopra l'abitato di Venas. Voleva trascorrere una
giornata tranquilla, serena, nel silenzio del bosco immerso nella neve, quando,
improvvisa, è arrivata quella pallottola che lo ha ucciso e che ha gettato
nello strazio due famiglie.Nives Milani
(Il Gazzettino)
5 dicembre
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Il fucile cade e parte un colpo:
cacciatore ferito
DOMUSNOVAS. Rischia di perdere
l'avambraccio destro un cacciatore di Giba, Gaspare Paolo Fenu (42 anni)
colpito da una fucilata partita dal suo stesso fucile. Il cacciatore,
durante una pausa nella battuta al cinghiale, ha appoggiato la doppietta a
un albero ma l'arma è caduta ed è partito un colpo. Subito dopo, nel
malaugurato tentativo di afferrarla Gaspare Paolo Fenu ha fatto esplodere
un secondo colpo che l'ha raggiunto al braccio destro. Un'equipe medica
guidata da Angelo Licata ha soccorso il ferito, che più tardi è stato
sottoposto al Cto di Iglesias a un intervento chirurgico durato quasi dieci
ore. (e.a)
(La Nuova Sardegna)
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A CASTIGLIONE
Cacciatore scivola in una scarpata e si
rompe la gamba
CASTIGLIONE A CASAURIA. Scivola in una
scarpata durante una battuta di caccia e si frattura la gamba.
L'incidente è avvenuto alle porte di Castiglione a
Casauria e ha avuto per protagonista un uomo di Torre de' Passeri, C.M. di
34 anni. Intorno alle 9,30 di ieri mattina C.M. si trovava insieme ad altri
tre amici nel bosco sottostante la strada provinciale, alle porte del
paese.
Una battuta di caccia come tante, fatta più per
sgranchirsi le gambe la domenica mattina, senza allontanarsi troppo da
casa. La pioggia caduta abbondante la notte prima ha fatto però un brutto
scherzo al cacciatore, che anche a causa della sua mole (pesa più di un
quintale) ha perduto l'equilibrio sull'erba bagnata ed è scivolato per
alcuni metri in una piccola scarpata. Nel rotolare verso il basso l'uomo è
riuscito ad aggrapparsi a una pianta, ma la sua gamba è rimasta
intrappolata sotto al corpo. Il dolore è stato lancinante.
Gli amici hanno dato subito l'allarme al 118 e ai
vigili del fuoco, che dopo pochi minuti hanno raggiunto Castiglione a
Casauria dall'ospedale di Popoli e dal distaccamento di Alanno. Le
operazioni di soccorso non sono state semplici, sia per il peso del ferito
che per l'asperità della zona. I vigili del fuoco del distaccamento di
Alanno hanno provato anche a chiedere l'aiuto dell'elicottero, pensando di
poter sollevare il ferito con il verricello, ma l'operazione è stata resa
impossibile dalla presenza degli alberi. Caricato sulla barella spinale,
C.M. è stato quindi riportato sulla strada con la forza delle braccia dei
soccorritori. Alle 11,30 il ferito è stato caricato sull'ambulanza e
trasportato all'ospedale di Popoli, dove ora è ricoverato per la frattura
di tibia e perone.
(Il Centro)
6 dicembre
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Cogollo. In località Cortese
Malore nel bosco Cacciatore muore d'infarto
Giornata di caccia fatale per un appassionato di Cogollo del Cengio,
che nel corso di una battuta assieme ad alcuni amici è morto a causa di un
attacco cardiaco fulminante. A perdere la vita è stato Claudio Dal Santo, 53
anni, che abitava in via della Fontanella, e che domenica nel primo
pomeriggio, assieme a due amici, era andato a caccia. Giunti nella zona a
monte di Mosson, i tre amici si sono momentaneamente separati e Dal Santo ha
proseguito da solo. A trovarlo oramai privo di vita, in località Cortese,
sono stati verso le 14,30 i due compagni di battuta ed altre tre persone che
stavano facendo una passeggiata domenicale per i boschi.
Dal Santo è stato trovato lungo un sentiero, riverso
a faccia in giù, mentre il fucile era appoggiato ad un albero a pochi passi.
Probabilmente, quindi, l'uomo si è sentito male, ha fatto in tempo ad
appoggiare l'arma, prima di essere stroncato da un infarto. In base a quanto
appurato dal medico giunto in località Cortese assieme ai carabinieri della
stazione di Piovene Rocchette, infatti, la causa della morte dovrebbe essere
un improvviso attacco cardiaco.
(Il Giornale di Vicenza)
9 dicembre
Uccide il cinghiale fra le case adesso è ricercato dai
carabinieri
Cairo È scattata a Cairo la ricerca del cacciatore che nei giorni
scorsi ha ammazzato, sparando in mezzo alle case, un cinghiale femmina con
relativi cuccioli. L'ungulato era considerato da mesi alla stregua di una
mascotte dai residenti della borgata che si prodigavano nel procurare il
cibo.
Qualche giorno fa Patrizia Pera, residente a Bragno,
in località Valeriola, nei pressi della fabbrica dismessa Comilog (ex
Elettrosiderurgica), ha chiamato i carabinieri dopo essersi vista uccidere
sull'uscio di casa un cinghiale, inseguito da cani inferociti. La denuncia
della donna, raccolta dall'Enpa e dai carabinieri è circostanziata: «Vivo con
due figlie piccole, ho sentito sibilare sulla mia testa quattro o cinque
colpi di fucile, a 50 metri da casa. L'animale me lo sono trovato agonizzante
a un passo dall'uscio. Mai visto tanto accanimento e ferocia da parte dei
cacciatori, che sono sempre più assatanati». La donna, in stato di choc, ha
chiamato i carabinieri. Una pattuglia è arrivata sul posto. In lontananza un
cacciatore stava scappando. «Insieme ai residenti della borgata non ci siamo
persi d'animo - spiega Patrizia Pera, che si è messa a capo di un gruppo di
abitanti delle tre case confinanti - Non si può sparare a ridosso delle case,
ci sono delle distanze da rispettare, siamo riusciti a prendere il numero di
targa della sua auto e a consegnarlo ai carabinieri». I residenti della
borgata si sono lamentati con gli uomini dell'Arma per il mancato rispetto
delle distanze. «Si sono messi a sparare a pochi metri dalle abitazioni -
denuncia la signora Pera - Le mie figlie hanno rischiato la vita».
La donna ricorda anche altri casi simili: «L'anno
scorso mi è capitato un episodio analogo, i cacciatori avevano ammazzato un
fagiano sulla porta di casa. Ma un conto è sparare i pallini, ben altro sono
i pallettoni con cui vengono uccisi i cinghiali: possono uccidere anche una
persona».
Sulla vicenda di Cairo è intervenuta anche l'Enpa,
che ha denunciato «l'ennesimo caso di "malacaccia" con spari in
mezzo all'abitato». Secondo gli animalisti la vittima della battuta
"selvaggia" sarebbe una «docile femmina di cinghiale con i suoi
quattro cuccioli, che si erano da tempo rifugiati in una zona urbana, senza
peraltro arrecare disturbo ai residenti, molti dei quali si erano affezionati
al piccolo e innocuo branco».
Alberto Parodi
(Il Secolo XIX)
12 dicembre
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Due fucilate a pallettoni, muore
sul colpo
La vittima è Corrado Contu, 38 anni,
guardia giurata di Villagrande Strisaili
L'incidente è avvenuto ieri Gesuino
Muggiri, 65 anni, è indagato per omicidio colposo
LAMBERTO CUGUDDA
VILLAGRANDE STRISAILI. Una guardia
giurata di Villagrande Strisaili, Corrado Contu, 38 anni, ieri mattina
alle 9,50 è rimasto ucciso da una fucilata esplosa per errore da un suo
compagno nel corso di una battuta al cinghiale. L'incidente di caccia è
avvenuto in località "Piscina e Janas", in un impervio costone
a circa due chilometri dalla centrale del Secondo Salto del
Flumendosa.Ettore Contu - che lavorava per un'istituto di vigilanza di
Nuoro, fino a poco tempo fa prestava servizio nel palazzo di giustizia di
Lanusei e poi era stato trasferito nella vigilanza delle guardie mediche
(in particolare a Ilbono) - è stato colpito da due pallettoni: uno poco
sopra il gomito destro (che è fuoriuscito), mentre il secondo pare poco
sotto l'emitorace destro. E questo è risultato mortale. I carabinieri
della squadriglia di Arzana, del Nucleo operativo della compagnia di
Lanusei e della stazione villagrandese, al comando del capitano Vincenzo
Barbanera, dopo essere giunti sul posto (insieme agli agenti del Corpo
forestale e, in seguito, gli agenti del commissariato di Tortolì) e
raccolto le testimonianze dei componenti la compagnia di caccia,
avrebbero indagato, con l'accusa di omicidio colposo, Gesuino Muggiri
(marito del vice sindaco del paese), insegnante in pensione, di 65 anni,
anch'egli villagrandese. Il tragico incidente di caccia, ha colpito
l'intera comunità villagrandese, che si è stretta intorno alle due
famiglie. Dopo una perizia cadaverica effettuata nel costone di montagna,
la salma è stata restituita ai familiari e i funerali dovrebbero tenersi
questo pomeriggio nella chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo.
Corrado Contu lascia un figlioletto di cinque anni e la moglie Valentina.
La famiglia Contu, negli ultimi anni era stata colpita da altri lutti. I
militari dell'Arma, coordinati dal capitano Barbanera, stanno cercando di
ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente di caccia costata la vita
alla guardia giurata. E' stato appurato che nella zona compresa fra
"Arcu e' Mammutrogolu" e "Piscinas e Janas", a circa
due chilometri dalla centrale del Secondo Salto del Flumendosa (fuori
dall'area dell'orami quasi ex Parco del Gennargentu), era in corso una
battuta di una compagnia di caccia locale. Difficile capire cosa possa
essere successo con esattezza in quei momenti. Secondo alcuni, Corrado
Contu potrebbe avere abbandonato la sua posta, oppure fatto un movimento
brusco dietro un macchione, quando è stato raggiunto dai due pallettoni
della fucilata esplosa per errore dal suo compagno di battuta. Quando i
cacciatori si sono resi conto di quanto accaduto, hanno subito cercato di
soccorrere il loro compagno, avvertendo anche il 118 e i carabinieri. Per
giungere sul posto, dalla carreggiata della strada stretta e tortuosa,
occorre inerpicarsi, in una zona impervia, camminando per circa mezz'ora
(senza soste), fino a raggiungere un costone. Quando il medico e gli
infermieri del 118 sono giunti sul posto per Corrado Contu non vi era più
nulla da fare (sarebbe morto pochi istanti dopo essere stato raggiunto
dai pallettoni). Una volta che i carabinieri e gli agenti del Corpo
forestale hanno terminato i rilievi, il corpo è stato portato fino alla
strada asfaltata che conduce alla centrale del Secondo Salto, dai suoi
compagni di battuta, su una barella del Servizio volontari di Villanova
Strisaili. E da qui a casa della vittima. Dietro l'autoambulanza, si è
formato un mesto corteo di cacciatori locali. La madre della vittima,
Maria Mameli, la sorella Gabriella e altri familiari, hanno atteso per
due ore che il corpo senza vita di Corrado Contu venisse portato a valle.
Quando è giunto (alle 13,30), si sono registrate scene strazianti.
(La Nuova Sardegna)
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Il fucile cade e parte un colpo:
cacciatore ferito
DOMUSNOVAS. Rischia di perdere
l'avambraccio destro un cacciatore di Giba, Gaspare Paolo Fenu (42 anni)
colpito da una fucilata partita dal suo stesso fucile. Il cacciatore,
durante una pausa nella battuta al cinghiale, ha appoggiato la doppietta
a un albero ma l'arma è caduta ed è partito un colpo. Subito dopo, nel
malaugurato tentativo di afferrarla Gaspare Paolo Fenu ha fatto esplodere
un secondo colpo che l'ha raggiunto al braccio destro. Un'equipe medica
guidata da Angelo Licata ha soccorso il ferito, che più tardi è stato
sottoposto al Cto di Iglesias a un intervento chirurgico durato quasi
dieci ore. (e.a)
(La Nuova Sardegna)
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Spara ai cinghiali ferisce un
amico di battuta.
Camaiore. Un giovane cacciatore di
Nocchi, paese nel comune di Camaiore, Andrea Volpi, 28 anni e' rimasto
ferito nel pomeriggio di ieri da un colpo del fucile di un amico partito
accidentalmente. Entrambi erano impegnati in una battuta di caccia al
cinghiale sulle colline di Lucese, sopra Camaiore, quando uno dei
componenti del gruppo e' scivolato a terra facendo partire
accidentalmente un colpo che ha ferito alla gamba destra Volpi. Il proiettile
gli ha procurato una lacerazione del muscolo, senza per fortuna intaccare
l' arteria.
Un equipaggio della Misericordia di
Camaiore, insieme con i compagni di caccia hanno traportato a mano il
giovane ferito per diversi metri, prima di poterlo caricare sull'
ambulanza e trasferirlo all' ospedale Versilia. (ANSA)
(AnsaWeb)
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14 dicembre
Spara al cinghiale, ferisce donna in casa
di RICCARDO SERRONI
In una battuta al cinghiale alla periferia di Sigillo qualche
cacciatore, invece di colpire gli animali, ha preso a pallettoni due
abitazioni. L'episodio è avvenuto di mattina, esattamente alle 8,50. I
cinghiali stavano risalendo dalla vallata verso il parco del monte Cucco ed i
cacciatori hanno sparato nonostante non ci fossero i limiti di sicurezza per
la vicinanza di alcune abitazioni. Gravi le conseguenze, compreso il
ferimento leggero di una donna.
Un proiettile ha colpito e forato il portone
d'ingresso della casa di G.F. ed N.F. ed ha finito la sua traiettoria
incastrandosi ad una decina di centimetri di profondità del muro opposto. Un
altro è finito, invece, nella camera da letto di M.E. e B.E.. Il pallettone
ha perforato la serrandina ed il vetro della finestra, ha ferito di striscio
sul naso la padrona di casa (M.E.) che era sdraiata sul letto, è rimbalzata
sulla parete opposta ed ha fatto esplodere la radiosveglia posta sul comodino
contro cui ha esaurito la sua energia dirompente.
Immediata è scattata la denuncia ai carabinieri di
Sigillo che hanno effettuato i rilievi balistici, hanno recuperato il corpo
del reato (i due proiettili) ed ora stanno svolgendo le indagini per risalire
all'autore, o agli autori, del gesto sconsiderato. Per i padroni di casa,
oltre ai danni materiali, un grandissimo spavento.
Alcuni giorni fa la provincia di Perugia ha puntato
il dito sui danni causati dai cinghiali ad agricoltura e zootecnia (1.085 nel
2004) ma l'episodio di Sigillo riapre un altro fronte: quello della sicurezza
e dei danni causati più che dagli animali dalle battute di caccia al
cinghiale. Non a caso negli ultimi anni sono nate diverse associazioni che
promuovono l'autodifesa dai cacciatori. Organismi che vanno in soccorso delle
famiglie delle vittime dei cacciatori, fornendo un aiuto anche a chi subisce
danni materiali e personali causati accidentalmente dalle
"doppiette".
(Il Messaggero)
18 dicembre
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FERENTILLO
Muore durante la battuta di caccia
FERENTILLO - Un uomo di 69 anni, residente
a Terni, è morto ieri mattina durante una battuta di caccia al cinghiale.
Secondo i primi accertamenti, la morte sarebbe dovuta a cause naturali.
L'uomo si trovava in località Fosso di Ponte Santiago,
nel comune di Ferentillo, con altri compagni di caccia quando,
improvvisamente, si è accasciato a terra. Gli amici lo hanno subito
soccorso chiamando anche il 118 ma quando l'ambulanza è giunta sul posto,
il cacciatore era già morto. Sul luogo sono giunti anche i carabinieri
della stazione di Ferentillo per i rilievi di legge.
(Il Messaggero)
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Cacciatore ferito alla guancia da
proiettile di rimbalzo
E' accaduto nei boschi dell'alta vallata
del Vara
LA SPEZIA, 18 DIC - Un cacciatore spezzino
e' rimasto seriamente ferito al volto durante una battuta di caccia al
cinghiale nei boschi dell'alta vallata del Vara. Il colpo e' stato sparato
da un altro cacciatore: dal cinghiale, al quale era diretto, e' 'tornato
indietro' e ha centrato l'uomo. A quanto si e' appreso, infatti, un
compagno di caccia del ferito, che si trovava a una decina di metri di
distanza da lui, aveva appena sparato, quando il colpo, di rimbalzo, ha
raggiunto al viso l'uomo. Il recupero del ferito e' stato complesso. La
zona boschiva di Cota, in localita' Pera nel Comune di Carro, e' infatti
impervia. (ANSAweb-18/12/05)
(AnsaWeb)
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Marzabotto.
La LAC denuncia una battuta al cinghiale
"fuori tempo massimo" e troppo vicino alle abitazioni
Caccia doppiette di polemiche
"A Luminasio di Marzabotto si va a
caccia al ciinghiale nei tempi non previsti per l'attivita'
venatoria". La denuncia arriva da parte della delegata della Lega Anti
Caccia (LAC) per l'Emilia Romagna, Carla Carrara, che riferisce di essere
stata informata di quello che era successo il pomeriggio dell'altro ieri. A
darle la notizia sono stati gli abitanti della frazione di Marzabotto,
allarmati perche', intorno alle 17, la strada di Medelana era invasa da
numerose auto e fuoristrada da cui scendevano uomini in tuta mimetica.
"La gente ha chiesto loro che cosa stesse succedendo - racconta ancora
la delegata - e questi rispondevano che il giorno prima era stata
effettuata la pastura (cioe' era stato immesso del cibo nel terreno per
attirare le possibili prede) ed ora i cacciatori si accingevano ad attuare
la battuta di caccia al cinghiale. Il fatto - riferisce la Carrara - e'
stato subito segnalato sia al Corpo Forestale che alla polizia provinciale.
Ho chiesto chiarimenti al responsabile dell'ufficio di vigilanza di zona
della polizia provinciale, e cosi' ho saputo che si trattava di una
'girata'".
Si tratta di un metodo che prevede l'ingresso
nell'area di caccia di alcuni uomini disarmati accompagnati da un cane.
Questi scova il cinghiale e lo mette in fuga. L'animale, nell'allontanarsi,
si imbatte poi nei cacciatori fermi alla posta, Il metodo e; rtenuto il
meno impattante per la fauna selvatica non cacciata. "Gli addetti -
racconta ancora l'ambientalista - hanno poi precisato che la 'braccata' poteva
essere effettuata anche da quattro squadre contemporaneamente, e che mi
dovevo rivolgere all'ATC (Ambito Territoriale di Caccia), poiche' la cosa
non era di competenza degli uffici provinciali:. La referente della Lac si
stupisce della semplice informazione dell'Ufficio, poiche; la battuta,
semplice o plurima che fosse, e' avvenuta in un'ora non consentita dal
calendario venatorio. Il calendario infatti, fa cessare l'attivita'
ventaoria alle ore 16.39 pra convenzionale per fissare il tramonto del
sole. Inoltre la battuta e' stata attuata vicino alla strada Porrettana, a
case singole e a gruppi di abitazioni, fatto anche questo illegittimo
poiche' la legge prevede il divieto di sparo per armi di lunga gittata, e
nel caso di armi per ungulati si tratta di munizioni che superano i due
chilometri di gittata. La lunga gittata e' permessa solo se la distanza da
case e strade e' di una volta e mezzo la gittata massima, mentre in questo
caso pare che si trattasse di poche decine di metri. Il presidente
dell'Ambito Territoriale di Caccia di riferimento, Marco Pasquali, si e'
detto stupito delle accuse, incredulo che una o piu' squadre della 'ATC
BO4' possano aver agito in violazione dei regolamenti e delle leggi sulla
caccia, e ha assicurato un attento controllo di verifica. Di questa
verifica dara' precisa e dettagliata diffusione, in primo luogo alla
dirigenza della Lac. Francesco Fabbriani.
(Il Resto del Carlino)
19 dicembre
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Colpito da pallettone alla gola, è grave
Drammatico incidente di caccia nei boschi impervi di
Carro. Un proiettile ha ucciso un cinghiale ma è poi "impazzito"
spappolando la mandibola di un uomo di 39 anni
Ha rischiato di morire dissanguato. Decisivo il
soccorso con l'elicottero
Ha rischiato di morire dissanguato, colpito in pieno da un
pallettone da cinghiale che, dopo avergli spappolato la mandibola si è
conficcato nella gola. Adesso, dopo un delicato intervento chirurgico, è
ricoverato nel reparto maxillofacciale del San Martino di Genova. Le sue
condizioni sono molto gravi, ma non dovrebbe essere più in pericolo di vita.
Il drammatico incidente di caccia è avvenuto ieri
mattina in località Cota, una frazione di Pera di Carro. Un gruppo di amici
di tutte le età era partito di buon mattino per andare a fare una battuta al
cinghiale nei boschi del passo della Mola, una delle zone più impervie della
provincia, ma ricca di selvaggina.
Erano quasi le 10. Ad un certo punto la squadra si è
imbattuta in un cinghiale di piccole dimensioni, del peso di una ventina di
chili. Il più veloce, nonostante l'età, è stato un cacciatore di 70 anni che
ha imbracciato la doppietta e fatto fuoco sull'ungulato, uccidendolo
all'istante con una raffica di pallettoni.
Poi, simultaneamente, è iniziato il dramma: un
proiettile ha preso una traiettoria strana, colpendo uno dei partecipanti
alla battuta. Roberto Maestroni, 39 anni, di Castello di Carro, è stato
raggiunto in pieno volto - tra la mascella e la mandibola - ed è crollato a
terra, in un lago di sangue. I compagni lo hanno subito soccorso,
bloccandogli l'emorragia con fazzoletti e stracci. Per fortuna i telefonini
cellulari avevano campo e così si è potuto fare intervenire immediatamente il
118. Se fossero stati in una zona non coperta dal segnale, sarebbe stata una
tragedia.
E' stata allertata una vera e propria task-force
dell'emergenza: Cai-Soccorso alpino, Delta 3 di Brugnato, vigili del fuoco e
uomini del corpo forestale, militi delle ambulanze della zona. La carta
determinante, quella che ha finito per salvare la vita del cacciatore, è
stata l'impiego dell'elicottero Pegaso, partito dalla base di Massa.
Portare via il ferito, a piedi, dalla macchia
boschiva, sarebbe stato lungo un'eternità. Prima di arrivare nella zona i
soccorritori avevano dovuto percorrere quindici minuti solo per arrivare al
luogo - già disagevole - dove i cacciatori avevano lasciato i fuoristrada e
fatto il "campo base". Poi altri 40 minuti in mezzo ai boschi e ai
rovi per giungere dov'era Roberto Maestroni. Una zona talmente intricata (ad
800 metri d'altezza, dentro un canalone) che vigili del fuoco e corpo
forestale hanno dovuto creare un varco artificiale, tagliando alcune piante
per permettere all'elicottero di "verricellare" - ovvero calare una
fune e issare a bordo - il ferito disteso su una speciale barella e portarlo
poi al San Martino.
E' stata determinante anche la professionalità dei
soccorsi del 118 e del Cai. Maestroni era rimasto sempre cosciente, pur
soffrendo dolori atroci. Così hanno subito provveduto a sedarlo. La
temperatura, -2, e il freddo gelido da nord hanno contribuito a rendere ancor
più difficoltose le azioni del 118 e di tutta la task-force.
Poco dopo le 11.15, comunque, il ferito era in volo
verso Genova. Al San Martino è stata allestita la sala operatorio per il
delicato intervento maxillofacciale che è durato ore ma è perfettamente
riuscito. Le sue condizioni sono ancora gravi, la prognosi è sempre riservata
ma il peggio per Roberto Maestroni dovrebbe essere passato.
Alessandro Franceschini
(Il Secolo XIX)
20 dicembre
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Cacciatore spara ad un... piede. Il
suo.
Un giovane operaio, Salvatore Lauria, 28
anni, di Roggiano Gravina, si e' ferito durante una battuta di caccia.
L'uomo, inavvertitamente, ha fatto partire un colpo dal suo fucile e' si e'
feito al piede destro. Soccorso e ricoverato in ospedale, e' stato medicato
e giudicato guaribile in 40 giorni. L'incidente di caccia e' avvenuto in
localita' Tortora del centro del cosentino. (AGI)
(Animalieanimali)
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Caccia le lepri ma cade ed il colpo
di fucile lo ferisce.
Un incidente di caccia e' avvenuto nelle
campagne tra Passerano Marmorito e Piova' Massaia (Asti). Giuseppino
Perotto, 47 anni, abitante a Cocconato, mentre con alcuni amici stava
partecipando ad una battuta di caccia alla lepre, e' caduto lungo un dirupo
coperto di rovi.
Nella caduta, dall' arma e' partito un colpo che ha
ferito il Perotto al fianco destro.
Soccorso dagli amici e' stato ricoverato all' ospedale
di Asti con una ventina di giorni di prognosi. del fatto si stanno
interessando i carabinieri del comando di Villanova d' Asti.(ANSA)
(Animalieanimali)
21 dicembre
Alla domanda di 77 cittadini, molti del Pinerolese
Caccia: troppo vicino alle case la Provincia precisa
le distanze
Erano stati 77, lo scorso novembre, i cittadini di
Bricherasio, Pinerolo, Torino, Cumiana, Frossasco, Nichelino, Moretta,
Rubiana e Porte a scrivere all'assessorato Caccia e pesca della Regione
Piemonte per chiedere delucidazioni ufficiali su un problema che si
ripresenta puntualmente ad ogni stagione della caccia.
In sostanza: a quale distanza dalle abitazioni e
relative pertinenze è permesso ai cacciatori di sparare? Nel caso che
queste situazioni si verificassero, a chi può rivolgersi il cittadino?
A domanda chiara, risposta altrettanto chiara e
pronta da parte del competente Servizio tutela fauna e flora della
Provincia di Torino, che in data 1º dicembre scrive: «Ai sensi dell'art. 21
della legge n. 157 dell'11/2/1992, l'esercizio venatorio in prossimità di
abitazioni e loro pertinenze è vietato nelle aie e nelle corti o altre
pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di 100
metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazioni o posto di
lavoro e a distanza inferiore a 50 metri da vie di comunicazione
ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali e
interpoderali; è altresì vietato sparare da distanza inferiore a 150 metri
con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza
corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di
uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti
ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di
strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali e interpoderali; di
funivie, filovie e altri impianti di trasporto a sospensione; di stabbi,
stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all'alimentazione
del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale».
A chi rivolgersi per far rispettare la legge
quando i cacciatori facciano orecchie da mercante?
Alle Guardie giurate di associazioni venatorie,
agricole e di protezione civile, agli agenti del Corpo forestale dello
Stato, alle Guardie giurate comunali, forestali e campestri, alle Guardie
ecologiche e zoofile o, più semplicemente, agli agenti (sono 45, di cui 36
sul territorio) del Servizio provinciale di vigilanza faunistico-ambientale,
reperibili 24 ore su 24 al numero telefonico 011 861.3400.
(L'Eco del Chisone)
22 dicembre
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Un cacciatore resta ferito ad un occhio
ASCOLI - Un grave incidente si è verificato questa mattina
nell'hinterland ascolano. Nonostante le rigide temperature e nonostante la
neve abbia ricoperto le colline sovrastanti Ascoli, molti cacciatori non
hanno rinunciato ad esercitare l'attività venatoria. Il mercoledì è il giorno
riservato alla caccia al cinghiale ma anche ai tordi, cesene e alle beccacce.
Un gruppo di seguaci di Diana si è recato così sulle colline dell'Ascoli per
fare una grande scorta di cacciagione in vista dei banchetti natalizi.
Purtroppo, però, la battuta di caccia ha rischiato di tramutarsi in tragedia.
Per una serie di sfortunate coincidenze un anziano cacciatore è purtroppo
finito nel mirino di un collega appostatosi a qualche centinaio di metri.
Quest'ultimo ha fatto fuoco e alcuni pallini hanno colpito l'uomo al volto.
Prontamente accompagnato al pronto soccorso
dell'ospedale Mazzoni, il cacciatore è stato sottoposto nel tardo pomeriggio
ad un delicato intervento chirurgico per rimuovere i pallini che minacciavano
di ledere l'occhio. E' il primo incidente di caccia che si verifica
quest'anno. Il periodo di attività di caccia è compreso tra il 20 settembre e
il 30 novembre ad eccezione della specie Cesena per la quale è consentita la
cattura sino al 30 dicembre e del Tordo sassello la cui cattura è consentita
sino al 10 dicembre. Il numero di addetti al funzionamento di ciascun
impianto deve essere correlato alla potenzialità di cattura: negli impianti
fissi e mobili a reti verticali con più di 100 metri lineari di rete e negli
impianti a reti orizzontali con più di una coppia di reti devono comunque
essere sempre presenti contemporaneamente almeno due operatori in possesso di
idoneità e di autorizzazione rilasciata dalla Provincia.
(Corriere Adriatico)
27 dicembre
MUSILE DI PIAVE È accaduto ieri pomeriggio nella zona di
Caposile ad un anziano ed esperto cacciatore del luogo
Ucciso da un malore, lo trova il figlio
L'uomo, 76 anni, era accasciato in un canale di scolo
vicino alla sua abitazione in via Salsi
Musile di Piave
Colto da un malore mentre è fuori a caccia, trovato
senza vita dal figlio. È quanto è accaduto ieri nella zona di Caposile, nei
pressi dell'abitazione dell'uomo. Lì si sono portati anche i Carabinieri, che
hanno raccolto vari elementi che porterebbero a ricondurre al malore tra le
cause più probabili del decesso. L'uomo si chiamava Ferdinando Terrazzo e
aveva 76 anni. Quelle zone le conosceva praticamente come le sue tasche,
visto che per anni ha lavorato in una valle ed era solito accompagnare
cacciatori, anche bei nomi della borghesia della provincia e non solo,
nell'attività venatoria. Un lavoro che per lui era soprattutto una passione,
per quelle terre, la zona lagunare, i frutti di quel territorio. E ogni volta
che ne aveva il tempo o la possibilità, usciva con il suo fucile da caccia,
anche semplicemente per una passeggiata, per assaporare l'aria salutare del
primo mattino e i profumi della natura, passando tra la vegetazione e i
rumori dei suoi abitanti.
Così ha deciso di fare anche ieri mattina. Sveglia
all'alba, come si conviene per un buon cacciatore, quindi partenza con il suo
fucile. Cosa sia accaduto quando si trovava ancora nei pressi dell'abitazione,
in via Salsi 10, lo stanno ricostruendo gli inquirenti, sulla base degli
elementi raccolti, anche perché non ci sono stati testimoni. Pare che
l'anziano abbia avvertito un malore, decidendo così di fermarsi per un
attimo; dopo avere appoggiato l'arma da caccia, si è seduto. Quando il figlio
lo ha ritrovato, ormai privo di vita, poco dopo le 16, si trovava all'interno
del fossato di scolo verso la laguna. Qui potrebbe essere scivolato in
seguito al malore. Dato l'allarme sul posto si sono portati i medici, che
però non hanno potuto fare altro che constatarne la morte, quindi i
carabinieri.
La salma è stata ricomposta nella cella mortuaria
dell'ospedale di San Donà; il magistrato di turno non ha disposto l'autopsia,
dando così la possibilità alla famiglia di procedere per il rito funebre.
Quello di ieri è il secondo caso di un decesso
causato da un malore, avvenuto nella zona di Musile. Giovedì perse la vita
Pietro Bottan: 70 anni, stava lavorando sui campi con il suo trattore. E'
stato colto da un malore mentre stava eseguendo una manovra con il potente
mezzo, finendo così la corsa dentro a un fossato. Anche in questo caso nulla
hanno potuto i medici intervenuti sul posto assieme alla Polstrada di
Portogruaro.
Fabrizio Cibin
(Il Gazzettino)
28 dicembre
La scarsa mira di un paio di cacciatori avrebbe lasciato
senza corrente Martignon, Comugne e San Biagio
Sparano ai cavi elettrici, è black out
Quattro ore al buio. Se rintracciati dalla Polizia
potrebbero essere accusati di interruzione di servizio pubblico
Pramaggiore
Black out elettrico a Pramaggiore per colpa di
alcuni cacciatori. Sarebbero stati loro infatti ad innescare una serie di
interruzioni della fornitura elettrica in seguito ad alcuni colpi d'arma da
fuoco. Lo accerteranno le forze dell'ordine che sono venute a conoscenza del
fatto. È accaduto prima delle festività natalizie quando è mancata l'energia
elettrica nelle località di Martignon, Comugne a Prmaggiore e San Biagio di
Cinto Caomaggiore. Le tre aree, raccoglierebbero infatti l'energia elettrica
dallo stesso punto. Alle 8 del mattino diverse abitazioni ed attività
commerciali sono rimaste al buio. In molti hanno pensato ad un guasto, altri
invece ad un black out molto più imponente. È bastato qualche veloce
telefonata per scoprire che l'area era circoscritta alle tre località. Cosa
era accaduto lo hanno scoperto solo poco più tardi i tecnici accorsi sul
posto, che hanno rinvenuto un ritrovato "spezzato" della linea di
Pramaggiore. Si presentava sflicciato penzolante alle due estremità. L'area
interessata è in aperta campagna e qualcuno sarebbe stato testimone del
fatto. Due le persone che si trovavno in quel momento a caccia nella zona.
Potrebbero essere arrivati da lontano secondo le testimonianze raccolte dalle
forze dell'ordine, in base alla targa dell'auto. Una becaccia in quel momento
stava sorvolando il cielo soprastante, proprio nelle vicinanze della linea elettrica.
Un cacciatore avrebbe quindi mirato nel tentativo di abbattere il volatile.
La mira però non deve essere stata delle più precise ed il colpo è finito sul
cavo tranciandolo. I due accortisi di quanto era accaduto si sono subito
allontanati.
Solo dopo quattro ore, a mezzogiorno, la linea è
stata ripristinata. Sul posto le forze di Polizia che hanno raccolto alcune
informazioni e rilevato il danno. I due cacciatori potrebbero essere
incriminati per interruzione di servizio pubblico, qualora venissero
rintracciati.
Marco Corazza
(Il Gazzettino)
14 gennaio
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Cacciatore ferisce un agente
PORTO TOLLE - Alla vista degli agenti ha
perso la testa. E la reazione del cacciatore che a Boccasette è stato
individuato da una pattuglia della Polizia provinciale insieme ad altri tre
compagni mentre adoperava richiami elettroacustici vietati dalla legge, per
poco non ha rischiato di trasformarsi in un grave episodio di resistenza a
pubblico ufficiale.
Era mattina inoltrata quando è scattata l'operazione
dei vigili della Provincia. In sette hanno circondato un'area al cui
interno quattro cacciatori - due locali e due riminesi - stavano facendo
"cantare" a tutto spiano i famigerati dispositivi che richiamano
le anatre a tiro di doppietta. La caccia grossa degli uomini del comando
diretto dal capo della Vigilanza di Palazzo Celio, Monica Attolini, ha dato
subito i frutti sperati. Vano il tentativo dei quattro di occultare il
materiale usato per la violazione alle norme venatorie. A tutti sono stati
sequestrati i fucili, oltre a due richiami acustici, agli amplificatori e
alle cosiddette trombe che allargano il raggio di azione dei richiami.
L'impiego di questi dispositivi è punito con un'ammenda, ma viene anche
comunicato alla Procura della Repubblica per la rilevanza penale.Ma è stato
nel momento di farsi consegnare il materiale che uno dei cacciatori ha
reagito ferendo un agente a una mano. Una contusione leggera con una
prognosi di otto giorni sufficienti, però, a far stendere un verbale a
carico del cacciatore responsabile dell'accaduto: resistenza a pubblico
ufficiale, lesioni e occultamento di materiale da sequestrare.
Franco Pavan
(Il Gazzettino)
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Cacciatore ferito a Monte Pinu
L'uomo è stato soccorso da un elicottero
dei vigili del fuoco
MONTE PINU. Un cacciatore di Olbia,
Antonio Palitta di sessant'anni, è scivolato sulle rocce umide mentre, poco
dopo le 13 di ieri, stava lasciando una panoramica ma impervia postazione
di tiro per raggiungere i compagni di caccia al cinghiale. Nell'incidente,
accaduto a Riu Toltu, sulle alture di Muddizza Piana, l'uomo si è distorto
la caviglia sinistra, ed in suo soccorso sono arrivati gli amici di
battuta, che hanno sentito le grida di aiuto. Il problema, però, era la
zona in cui era accaduto l'incidente e si trovava, immobilizzato, lo
sfortunato cacciatore. In pratica si trattava di un picco irraggiungibile
per qualunque mezzo terrestre, anche perchè per raggiungere la zona è
necessario percorrere sentieri che attraversano una boscaglia fittissima.
Gli uomini del Safi (il soccorso alpino e speleo fluviale) in forza al
distaccamento dei vigili del fuoco di Olbia, hanno raggiunto il cacciatore
in poco meno di mezz'ora e lo ha preparato per il recupero con il
verricello di un elicottero, fatto intervenire dalla base di Alghero.
Antonio Palitta, poco dopo le tre del pomeriggio, è stato affidato dai
vigili del fuoco ai sanitari del servizio 118 che aspettavano
sull'ambulanza che stazionava nella stradina di Muddizza Piana. Il ferito,
una volta accompagnato in ospedale, è stato sottoposto ad accertamenti
radiologici che hanno evidenziato una brutta distorsione alla caviglia, un
trauma che i medici ritengono guaribile in una ventina di giorni di cure.
(La Nuova Sardegna)
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Colpito all'occhio da un pallino
durante una battuta di caccia
NUORO. Un discreto numero di tordi gli si
è parato davanti mentre era impegnato in una battuta di caccia insieme ad
altri tre amici. Erano le 9 di ieri quando Salvatore Carboni, 42 anni, di
Cagliari, immerso nel verde di Caparedda, sulla strada provinciale 129, a
quattordici chilometri da Nuoro, ha cominciato a sparare contro quel
gruppetto di potenziali prede. Ma un pallino di rimbalzo gli ha colpito la
parte esterna dell'occhio sinistro. Solo per un miracolo e per qualche
millimetro non gli ha leso la cornea. «Non so da quale fucile è stato
esploso» riferirà qualche ora dopo al pronto soccorso di Nuoro. A sparare,
infatti, in quel momento, erano lui e i suoi compagni. Una ristretta
compagnia di amici cagliaritani che amano, evidentemente, spostarsi nelle
campagne barbaricine per trascorrere una piacevole domenica di caccia. E
così la giornata era iniziata anche ieri mattina. Di buon'ora i quattro si
erano messi in viaggio dal capoluogo sardo. Poi, giunti nella località di
Caparedda, ad appena quattordici chilometri da Nuoro, nelle campagne vicino
alla provinciale 129, hanno iniziato la loro battuta di caccia al tordo. Il
fattaccio accade alle 9. I quattro compagni di caccia sparano tutti in
direzione di un gruppetto di potenziali prede. Ma un pallino di rimbalzo
raggiunge Salvatore Carboni all'esterno dell'occhio sinistro. Qualche
millimetro più in là e gli avrebbe leso la cornea. L'uomo viene portato al
San Francesco di Nuoro. I medici, dopo le analisi, constatano con piacere
che il pallino non era rimasto conficcato nell'occhio e rimandano Carboni a
casa. (v.g.)
(La Nuova Sardegna
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15 gennaio
incidente di caccia ieri mattina a Sermoneta, il giovane
è grave ma non in pericolo di vita
Spara, sbaglia e ferisce il figlio
Pallini al collo, al torace e all'addome: il ragazzo è
stato operato
di GIOVANNI DEL GIACCIO
Si è accasciato a terra e ha cominciato a urlare, il
padre per primo e gli altri amici che erano lì si sono immediatamente accorti
che era stato ferito. Un incidente di caccia, un colpo partito perché l'uomo
è stato "tradito" dal rumore e dal movimento dietro a dei cespugli,
e che fortunatamente non ha avuto gravi conseguenze. Di certo quella battuta
per portare a casa qualche tordo non la dimenticheranno Daniele Ruzza, 20
anni, e il papà che gli ha sparato involontariamente. E' stato lui stesso a
caricare in spalla il ragazzo ferito, a chiedere aiuto agli altri cacciatori
e quindi a chiamare il 118. Il ragazzo perdeva sangue e i successivi
accertamenti hanno verificato che i "pallini" della cartuccia da
caccia l'hanno raggiunto al collo, al torace, all'addome, alla mano e alla
coscia sinistra. Poteva andare molto peggio, non c'è dubbio, questa è la
prima considerazione che hanno fatto già nella zona di caccia i partecipanti
alla battuta. Un'area di montagna in zona Furchiavecchia nei pressi di
Sermoneta, un luogo abitualmente frequentato dai cacciatori che approfittando
di belle giornate come quella di ieri escono per seguire la loro passione.
Un'uscita che ha rischiato di trasformarsi in tragedia, bastava che i pallini
fossero sparati da più vicino e arrivassero a organi vitali per trovarsi di
fronte all'ennesimo episodio drammatico. Erano circa le 10.30 quando è
partito il colpo che ha raggiunto il giovane, subito dopo è stato chiamato il
118 e dalla centrale dell'Ares di Latina è stata inviata un'eliambulanza che
ha trasportato il paziente all'ospedale "Santa Maria Goretti". Al
dipartimento di emergenza i sanitari hanno valutato la situazione e chiesto
le consulenze di rito, il giovane parlava e le condizioni generali erano
buone ma le ferite erano diverse, c'era la necessità di approfondire il caso.
Nel pomeriggio di ieri, comunque, il ragazzo è stato sottoposto a un
intervento chirurgico perché parte dei pallini sono entrati nell'addome e
quindi si doveva valutare meglio la situazione. La prognosi era riservata, anche
se il ragazzo non era in pericolo di vita. Sull'episodio hanno comunque
aperto un'indagine i carabinieri per ricostruire meglio la dinamica
dell'accaduto, anche se restano pochi dubbi sull'incidente.
(Il Messaggero)
23 gennaio
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L'allarme è stato dato da un amico,
anche lui colpito di striscio da un colpo d'arma da fuoco
Cacciatore ucciso. È giallo
Trigoria: il cadavere di Andrea Giardiello
era in un bosco
Il cadavere è stato trovato ieri sera:
deve ancora essere stabilito come e perché l'uomo, un trentaduenne con un
vecchissimo precedente per ricettazione, sia stato ucciso. È accaduto poco
prima delle otto, alla fine di via Falerna, a Trigoria, non lontano dai
campi sportivi. In un bosco. Gli uomini della Squadra mobile sono arrivati
a Trigoria dopo aver ricevuto la telefonata di un amico della vittima:
«Eravamo a caccia, ci hanno sparato». Giunti sul posto, accanto al corpo di
Andrea Giardiello, colpito da un proiettile all'addome, c'era un cinghiale
morto. «Andavamo a caccia e ho sentito degli spari, sono scappato subito,
poi sono tornato e ho visto che Andrea era stato colpito a morte». La
versione dell'amico della vittima sarà comunque esaminata con la massima
cura nelle prossime ore, quando gli agenti torneranno nel bosco di Trigoria
alla ricerca di altri elementi utili alle indagine. Al momento il reato è
«omicidio colposo». Come e perché Andrea Giardiello sia stato ucciso, è
ancora da capire.
Di certo, il ragazzo che era con lui nel momento
dell'omicidio è stato ferito a un gluteo: dopo la fuga, dice di aver
immediatamente chiamato la polizia e di essere tornato nel bosco poco dopo,
per cercare il compagno di caccia. Giunto alla fine di via Falerna è
entrato nel bosco, tornato sul luogo da cui era fuggito: ed è in quel
momento che ha visto il cadavere dell'amico.
Pochi minuti più tardi, l'arrivo della polizia e delle
ambulanze. Se per Andrea Giardiello non c'era più nulla da fare, per il suo
amico il lavoro dei medici è stato semplice: medicato senza difficoltà
sull'ambulanza, è stato accompagnato poco dopo al pronto soccorso
dell'ospedale Sant'Eugenio, e quasi subito è stato dimesso.
Le indagini, come detto, vanno avanti sull'ipotesi di
omicidio colposo. Gli inquirenti, dopo il primo sopralluogo di ieri sera,
escludevano che l'accaduto fosse in qualche modo collegabile con episodi di
bracconaggio. Allo stesso modo, il fatto che la vittima avesse avuto, molto
tempo fa, dei problemi con la giustizia, non sembra in alcun modo
indicativo. E allora, chi e perché ha ucciso Andrea Giardiello? Tutto può
essere classificato come «incidente di caccia?». Stamani la polizia tornerà
nel bosco di Trigoria, ed è probabile che riascolterà il ragazzo che ha
accompagnato la vittima nella battuta di caccia.
(Corriere della Sera)
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Il ferito è ricoverato al
Sant'Eugenio, non è grave: «All'improvviso ho sentito degli spari e una
fitta, ma non ho visto nessuno»
Caccia al cinghiale tragica: un morto e un
ferito
Trigoria: la vittima, 35 anni, era in un
boschetto accanto alla carcassa dell'animale
di MARCO DE RISI e PAOLA VUOLO
E' stato ucciso nelle campagne di Trigoria
durante una battuta di caccia, probabilmente per errore. La vittima, Andrea
Giardiello, 35 anni, era in compagnia di un amico, Stefano Matta, 37 anni.
Chi ha sparato ha colpito, forse, anche lui ai glutei. Accanto al corpo di
Andrea Giardiello c'era la carcassa di un cinghiale di 70 chili.
Cosa è successo? Il ferito, trasportato al
Sant'Eugenio ha raccontato una versione che gli inquirenti stanno
verificando: «Eravamo andati a caccia, all'improvviso ho sentito degli
spari e una fitta, non ho visto nessuno». Un racconto confuso, che lascia
perplessi gli investigatori.
Secondo una prima ricostruzione Stefano Matta e Andrea
Giardiello ieri pomeriggio sono arrivati fino in via Falerna per una
battuta di caccia al cinghiale. L'incidente è avvenuto dopo le 19, alle
19.45 Stefano Matta chiama col cellulare il 113: «Correte, sono in un
bosco, mi hanno ferito, non so dire di preciso dove mi trovo».
Gli investigatori della Mobile, guidati dal dirigente
della sezione omicidi, Eugenio Ferraro, hanno trovato il corpo di Andrea
Giardiello ai piedi di un albero, vicino alla carcassa del cinghiale,
Stefano Matta era un po' più distante, nel terreno c'era anche il binocolo
che gli amici avevano usato per avvistare l'animale.
Chi ha sparato? E' possibile che a premere il
grilletto del fucile siano stati altri cacciatori, che hanno mirato al
cinghiale e hanno colpito per errore pure Andrea Giardiello e Stefano
Matta. Una raffica di pallettoni partiti dal buio. Se così è andata le
ipotesi sono, che chi ha premuto il grilletto può averlo fatto perché ha
visto il cinghiale caricare i due cacciatori e voleva salvarli uccidendo
l'animale, oppure che ha puntato al cinghiale, ma con il buio che c'era ha
sbagliato la mira. Gli inquirenti non escludono però che a sparare per
sbaglio all'amico possa essere stato anche Stefano Matta: magari gli è
sfuggito un colpo dopo essere stato ferito da altri cacciatori. L'uomo,
quando ha avvisato il 113 era in stato confusionale.
I risultati degli esami balistici potranno chiarire il
tipo di arma che ha sparato e dei proiettili che hanno ucciso Andrea
Giardiello e ferito Stefano Matta
Sono solo ipotesi, oggi gli inquirenti effettueranno
di nuovo un sopralluogo nella zona.
Il luogo dove è avvenuto l'incidente è isolato, la
polizia cerca anche l'auto con cui i due amici romani sono arrivati fino a
Trigoria.
Stefano Matta è ferito lievemente, e ieri notte, dopo
le medicazioni al Sant'Eugenio è stato portato in Questura dove è stato
interrogato a lungo. Il magistrato sta valutando la sua posizione.
Per gli inquirenti il suo, è un racconto pieno di
lacune, forse per via dello choc, l'uomo non è riuscito a dare una
ricostruzione precisa di cosa sia veramente accaduto nel bosco. Erano da
soli? Se c'erano altri, perché sono scappati dopo avere sparato senza
soccorrere gli amici? Avevano già capito di avere colpito qualcuno?
Andrea Giardiello è stato colpito a morte ad un
fianco. Per soccorrere il ferito e spostare il corpo, sono intervenuti
anche i vigili del fuoco. Il luogo dell'incidente è difficile da
raggiungere, e i cacciatori avevano attraversato anche un ruscello. La
polizia e i pompieri hanno impiegato molto tempo per raggiungere l'altra
sponda dove si trovavano la vittima e il ferito.
(Il Messaggero)
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«Le battute si fanno anche in
singolo, fino al tramonto»
E' perplesso Marco Ciarafoni, presidente
del consiglio nazionale dell'Arci caccia, sull'incidente avvenuto a Trigoria.
«Le notizie che stanno trapelando sono frammentarie e non permettono di
capire bene cosa sia successo. In teoria è tutto possibile perché nel Lazio
la caccia al cinghiale è aperta, perché è possibile nei nostri territori
effettuare la battuta anche "in singolo". Certo, è strano che ci
siano un morto e un ferito. Detta così la storia sembra che i due si siano
sparati tra di loro ma chissà, magari c'era anche una terza persona.
Speriamo comunque che gli investigatori arrivino presto a sciogliere ogni
dubbio».
La caccia al cinghiale nella provincia di Roma è stata
aperta il due novembre e si chiuderà il 30 gennaio. Il cinghiale viene
cacciato da squadre formate da un minimo di 25 cacciatori fino a un massimo
di 60. Rispetto al regolamento della Provincia, c'è però quello della
Regione che non esclude esplicitamente la caccia "in singolo"
anche se questa evenienza dovrebbe essere solo casuale e non una battuta
organizzata. In ogni caso la caccia deve terminare al tramonto e quindi
sarà molto importante risalire all'ora della sparatoria.
La regolamentazione della battuta in squadra è molto
rigida proprio per evitare incidenti gravi. Ogni squadra ha un responsabile
che all'inizio della stagione venatoria indica alla Provincia l'elenco dei
cacciatori iscritti. Sempre il caposquadra deve segnalare la zona di caccia
con un cartello "attenzione, è in corso una battuta di caccia al
cinghiale". Ogni partecipante deve indossare un giubbino ben visibile
e si deve disporre nelle postazioni rispettando le linee di tiro. M.Gi.
(Il Messaggero)
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Pula. Cacciatore ferito all'addome
Un altro colto da malore in montagna
Un cacciatore di Pula, Giancarlo Corsale
di 62 anni, è rimasto ferito all'addome mentre era impegnato in una battuta
nelle montagne di Sa Perda Tunda. L'uomo è stato soccorso dai suoi stessi
compagni e accompagnato all'ospedale Marino di Cagliari dove è stato
ricoverato per una ferita all'addome, pare provocata dalle schegge di una
roccia colpita accidentalmente dalla fucilata esplosa dallo stesso Corsale.
L'uomo è ora ricoverato in prognosi riservata ma non dovrebbe correre alcun
pericolo. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della stazione di
Pula che dovranno ora ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente. I
militari, probabilmente sentiranno le testimonianze di altri cacciatori e
dello stesso ferito. Sempre ieri ma nelle montagne di Domus de Maria, un
altro incidente di caccia. Antonino Argiolas di 67 anni si è sentito male
dopo aver raggiunto la zona di Monte Maria. Forse il freddo intenso del
primo mattino e la fatica per la lunga camminata in una zona scoscesa hanno
affaticato eccessivamente il cuore.
A lanciare la richiesta d'aiuto è stato un figlio, ma
i soccorsi con l'elicottero della Polizia (non munito di verricello) sono
stati bloccati. In montagna si è invece recata una pattuglia della
forestale di Teulada che ha accompagnato a valle il poveretto dove
l'attendeva un'ambulanza del 118. Argiolas è stato ricoverato al l'ospedale
Brotzu. A. PI.
(L'Unione Sarda)
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24 gennaio
«Mio marito - dice - da anni era cardiopatico Ieri mattina
mi sono svegliata presto e non l'ho trovato a casa. Mi sono preoccupata e
sono andata a cercarlo nella campagna»
di MARCO DE RISI e PAOLA VUOLO
Un drammatico equivoco: Andrea Giardiello, 35 anni,
sarebbe stato ucciso e l'amico Stefano Matta, di 37, ferito da un pastore
durante una battuta di caccia al cinghiale. Il pastore li avrebbe scambiati
per ladri di bestiame e quando si è accorto di quello che aveva fatto è morto
anche lui d'infarto. E' questa l'ipotesi che gli investigatori della Mobile ritengono
più probabile per svelare il giallo del bosco di Trigoria. Il corpo del
pastore, Nello Corsi, 60 anni, è stato trovato ieri nel primo pomeriggio a
circa un chilometro di distanza dal punto dove Andrea Giardiello è stato
ucciso: l'uomo aveva accanto un fucile e una cartuccia esplosa in tasca.
Domenica sera Nello Corsi esce di casa armato di
fucile, ha sentito il cane abbaiare e crede di avere visto qualcuno aggirarsi
nei paraggi. Sospetta che si tratti dei ladri che già altre volte gli hanno
rubato del bestiame. Questo è quello che racconta la moglie del pastore.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti potrebbe essere accaduto che Nello
Corsi sia arrivato da via Strampelli, dove abita, fino alla radura dove sono
appostati Andrea e Stefano, proprio mentre i due bracconieri (in questa zona
è vietata la caccia), sono piegati vicino alla carcassa del cinghiale che
hanno appena ucciso. E' possibile che col buio Nello Corsi non abbia visto
che l'animale morto era un cinghiale, e abbia creduto che i due stessero
portandosi via magari una sua pecora. Ha sparato, probabilmente solo per
spaventare i presunti ladri di bestiame, ma ha sbagliato la mira: i pallini
hanno colpito a morte al petto Andrea e ferito Stefano al gluteo. Nello Corsi
ha capito l'errore quando ha sentito le urla di Stefano ed è scappato, ma il
suo cuore malato non ha retto ed è morto prima di potere arrivare a casa. Lo
ha trovato ieri la moglie, a circa 800 metri da casa, morto, secondo un primo
esame superficiale del medico legale Giorgio Bolino, non più tardi delle 22
di domenica sera.
Stefano Matta ha chiamato il 113 alle 19.45 per
chiedere aiuto, ai poliziotti ha detto di essere ferito e di non sapere con
precisione in che punto del bosco si trovava. Agli agenti della Mobile
guidati dal capo, Alberto Intini, e dal dirigente della omicidi, Eugenio
Ferraro, Stefano Matta ha fatto un racconto lacunoso su come erano andate le
cose. Ha detto di avere sentito uno sparo e poi la fitta, ha negato di avere
un fucile, ma poi ha ammesso di avere buttato via l'arma nella boscaglia. Gli
inquirenti in un primo momento ritengono che Andrea Giardiello è stato ucciso
per sbaglio da altri cacciatori, e non escludono neppure un incidente tra i
due amici. Ma la scoperta del corpo di Nello Corsi dà una nuova svolta alle
indagini.
Gli inquirenti hanno eseguito un altro sopralluogo
nel bosco di Trigoria per cercare il fucile gettato via dal cacciatore. Gli
inquirenti stanno indagando anche per capire se in passato il pastore aveva
già avuto a che fare con i due bracconieri.
(Il Messaggero)
26 gennaio
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Pulisce il fucile, parte un colpo e
muore
Cerveteri: l'uomo non si è accorto che era
carico. E' stato ferito in pieno petto
di GIANNI PALMIERI
Stava pulendo la sua carabina per recarsi
domenica prossima a caccia con gli amici. Una passione che coltivava da
anni, così come tanti ragazzi di Cerveteri cresciuti nelle zone di
campagna. Ma non sapeva che ad attenderlo c'era un tragico destino, ancora
più beffardo per un esperto di armi. E' finita per un banale incidente, in
un gelido pomeriggio, la vita di Giampiero Folli, 30 anni, rimasto ucciso
da un colpo partito accidentalmente dal suo fucile.
Teatro della drammatica vicenda è stata la casa rurale
nella frazione delle Due Casette dove l'uomo viveva insieme ai genitori, a
un fratello e a una sorella. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri,
attorno alle 16,30 Giampiero Folli si è recato nel deposito attiguo alla
casa dove custodiva le armi da caccia. Una scena che i familiari avevano
visto decine di volte, conoscendo la sua passione per l'arte venatoria e la
particolare cura nel preparare ogni uscita. Era considerato da tutti un
esperto nel maneggiare carabine e fucili, dunque nessuno si preoccupava più
di tanto per questo suo hobby.
Ma ieri pomeriggio qualcosa è andato per il verso
sbagliato, gettando nel dolore una famiglia. Il trentenne ha iniziato a
pulire il grilletto senza accorgersi probabilmente che un colpo era ancora
in canna. Una disattenzione che gli è stata fatale. Forse l'arma gli è
scivolata dalle mani e un proiettile lo ha centrato in pieno petto,
lasciandolo agonizzante e sanguinante sul pavimento della baracca. Senza
nemmeno la forza di urlare, con lo sterno squarciato dal colpo.
Il primo ad accorrere nel deposito è stato il
fratello, allarmato dal fragore della fucilata, che lo ha immediatamente
soccorso. Ma, nonostante il tentativo dei parenti di tamponare la ferita e
il tempestivo arrivo dell'ambulanza, dopo pochi minuti il cuore di
Giampiero Folli ha cessato di battere per la straziante disperazione dei
familiari, distrutti dal dolore.
Nella frazione delle Due Casette la vicenda ha destato
sgomento, Giampiero Folli era noto per essere uno di buona famiglia, sempre
pronto a rimboccarsi le maniche, che proprio di recente aveva ottenuto un
importante posto di lavoro. Alla fine del mese, infatti, sarebbe stato
assunto come autista dalla Croce rossa, potendo dunque ottenere una
sistemazione economica adeguata e sposare finalmente la sua fidanzata.
Sogni e speranze di una vita serena, circondato dall'affetto di chi gli
voleva bene, che un assurdo incidente ha spezzato per sempre.
Sulla dinamica dei fatti i carabinieri non sembrano
avere particolari dubbi, la fatalità e niente altro si celano dietro la
morte di un uomo di appena 30 anni. Nelle prossime ore si saprà se i
magistrati del tribunale di Civitavecchia riterranno necessario che venga
effettuata l'autopsia presso la sala mortuaria del cimitero di Ladispoli.
(Il Messaggero)
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LAVENONE. In località Piazzole
Parte colpo di pistola Ferito all'inguine
cacciatore di Provaglio
Insolito, quanto drammatico, incidente di
caccia ieri mattina in località Piazzole sulle montagne di Lavenone in
Valsabbia.
Michele, operaio trentaduenne di Provaglio Valsabbia,
che si trovava in compagnia di due amici, è stato raggiunto all'altezza
dell'inguine da un proiettile calibro 32, partito accidentalmente da
un'arma legalmente detenuta, che teneva agganciata alla cintura dei
pantaloni.
Fotunatamente il proiettile, di piccolo calibro, non
ha reciso la vena femorale, altrimenti l'uomo sarebbe morto per
dissanguamento in pochi minuti.
L'allarme al «118» lo hanno dato due compagni di
caccia, che abitano a Vobarno e Sabbio Chiese. Hanno tamponato la ferita
sino all'arrivo dell'eliambulanza, atterrata pochi minuti dopo le nove.
Nonostante non fosse ferito gravemente, la sala operativa ha deciso di far
intervenire l'elicottero, essendo la zona difficilmente raggiungibile con
le autolettighe.
In ospedale, al Civile di Brescia, il cacciatore
valsabbino è stato giudicato guaribile in un mese.
Ma il cacciatore rischia ora una denuncia da parte dei
carabinieri. E' infatti vietato in questo periodo dell'anno cacciare al di
fuori degli appostamenti fissi (i capanni) e oltretutto quando ci si muove
pistole (usate raramente) e fucili non possono essere caricati e la canna
dell'arma deve essere puntata verso terra. Una disattenzione che ha portato
l'uomo in ospedale e gli farà avere problemi con la giustizia. Indagano i
carabinieri di Idro e di Salò.
f.mo.
(BresciaOggi)
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27 gennaio
Mille euro di multa a tre cacciatori
Mille euro di multa a tre giovani di Fiuggi sono stati multati dalla
forestale a Porciano nel comune di Ferentino per non aver rispettato le
regole sulla caccia al cinghiale emanate dalla Provincia. Altre 10 multe da
150 euro sono state invece effettuate perché i cacciatori non avevano
segnalato nel libretto settimanale di caccia, che deve essere timbrato
massimo tre volte a settimana.
(Il Messaggero)
28 gennaio
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Canale Monterano
Battuta di caccia: generale rischia di
perdere l'unico occhio rimasto
Due colpi in rapida successione, uno che
accidentalmente finisce in faccia al generale e così una battuta di caccia
nella riserva naturale di Canale Monterano rischia di trasformarsi in
tragedia. E' successo tutto l'altro pomeriggio tra le province di Roma e
Viterbo e la vittima è un militare illustre, il generale di divisione dei
carabinieri Umberto Rocca, 64 anni, medaglia d'oro al valor militare,
direttore del Museo Storico dell'Arma, adesso ricoverato all'ospedale
Sant'Andrea, nella Capitale, col rischio ancora incombente di perdere un
occhio.
Il generale è noto per avere preso parte il 5 giugno
del 1975 ad Acqui Terme al conflitto a fuoco con il gruppo di brigatisti
che avevano rapito un imprenditore del Nord e nel quale rimase uccisa Mara
Cagol, la compagna di uno degli uomini storici delle Br, Renato Curcio. Un
episodio drammatico nel quale il generale Rocca rimase mutilato a causa del
lancio contro di lui di una bomba a mano da parte dei sequestratori. Ora -
a distanza di più di trent'anni da quel fatto per il quale Rocca, all'epoca
tenente, fu insignito della medaglia d'oro - una nuova tragedia, questa
volta per un banale incidente, ha colpito il militare. E proprio per la
personalità in questione, la notizia è filtrata ieri pomeriggio dal massimo
riserbo imposto da chi ha indagato sull'accaduto. Si sa che è successo
tutto intorno alle 15 di giovedì mentre il generale era impegnato con un
gruppetto di amici in una battuta all'interno della riserva. Non è ancora
ben chiara la dinamica dell'accaduto: si sa solo che all'improvviso dal
fucile di una delle persone che erano col generale sono partiti due colpi.
Forse chi ha sparato non si è accorto della presenza nelle immediate
vicinanze dell'amico generale, forse uno spostamento brusco di Rocca ha
tradito colui che in quel momento imbracciava il fucile per stanare una
animale.
G.Mar.
(Il Messaggero)
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Incidente di caccia a Verghereto
Incidente di caccia nel tardo pomeriggio
di oggi nella zona di Canili, al confine tra Emilia Romagna e Toscana.
Un giovane cacciatore, durante una battuta al
cinghiale, è rimasto ferito per un colpo accidentale all'addome, e i
soccorsi sono stati resi particolarmente complessi dal fatto che il ragazzo
si trovava in un canalone difficile da raggiungere.
Il primo ad arrivare sul posto è stato l'elicottero
del 118, ma si è reso necessario anche l'intervento dell'elisoccorso dei
Vigili del Fuoco di Arezzo, che hanno calato sul posto un esperto del reparto
Speleo-Alpino-Fluviale SAF e lo stesso medico del 118.
Il ragazzo, che era cosciente, ha ricevuto sul posto
le prime cure, ed è stato poi trasportato al San Donato. In apparenza le
sue non sembrano particolarmente gravi.
(Arezzo Notizie Web)
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Caccia grossa al vicino di casa:
gli spara all'auto, denunciato
Non gli bastava andare a caccia del
cinghiale, ieri una battuta di caccia l'ha fatta contro il vicino con cui
stava litigando da tempo. E' successo a San Martino in Campo. Un colpo di
fucile è partito l'altro pomeriggio nelle campagne. A sparare un cacciatore
contro un'auto il cui conducente, illeso, ha chiamato la polizia che ha
identificato e denunciato lo sparatore.
Si tratta di un piccolo imprenditore della zona, di 66
anni, al quale la polizia ha anche sequestrato numerosi fucili da caccia
che teneva in casa con regolare denuncia. L'altro protagonista della
vicenda che poteva finire in tragedia è un imbianchino di 56 anni. I due -
ha accertato la polizia - in passato avevano avuto frequenti litigi anche
per motivi di lavoro.
L' imbianchino verso le 18 dell'altra sera stava
percorrendo da solo in auto una strada sterrata di campagna, quando ha
sentito uno sparo ed il rumore dei pallini che cadevano attorno alla
vettura. Ha raccontato di essersi girato e di avere visto l' uomo che gli
aveva sparato (da lui conosciuto) che gli puntava minacciosamente il fucile
contro. È allora ripartito a tutta velocità e poi ha telefonato al 113.
Gli agenti della volante sono andati a casa del
presunto sparatore il quale ha detto di essere stato a caccia, ma ha negato
di avere sparato. Gli sono stati sequestrati tutti i fucili da caccia ed è
stato denunciato per minacce e tentativo di lesioni. Sono in corso altre
indagini per appurare quanto accaduto.
(Il Messaggero)
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29 gennaio
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MONTEROMANO (VITERBO)
(ANSA) - MONTEROMANO (VITERBO), 29 GEN
Ucciso per errore un cacciatore durante una battuta al cinghiale nelle
campagne di Monteromano, in provincia di Viterbo. L'incidente si è
verificato oggi, pochi minuti prima di mezzogiorno, all'interno di una
boscaglia in località Rocca Respampani. Le generalità della vittima e del
compagno di caccia che lo ha colpito con una fucilata non sono state ancora
rese note. Le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia di
Ronciglione. (ANSA).
(AnsaWeb)
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Arezzo
IL FATTO
Grave 20enne colpito a caccia
Un pallettone per la caccia al cinghiale
lo ha colpito di rimbalzo. Il ferito cade nel canale. Raggiunto dal medico
118 e issato fino all'elicottero
AREZZO, 29 GENNAIO 2006 - A tradirlo è
stato l'ultimo pallettone. Un pallettone impazzito, che invece di colpire
il cinghiale ha disegnato una traiettoria da biliardo: ha colpito un
ostacolo e sul rimbalzo gli è finito nell'addome. Ora è grave in ospedale.
La sua stagione di caccia è finita lì, qualche ora prima del previsto. Per
lui e per i suoi compagni di battitura. Un gruppo compatto, una squadra che
era partita la mattina presto da Alfero, dal versante romagnolo della
Valtiberina.
All'alba, al bar ci dicono stavolta di non averli
neanche visti passare. Tra gli altri anche lui: Andrea, un ragazzone di 26
anni, con la passione della caccia e della natura. La natura selvaggia al
confine tra la Toscana e la Romagna, tra la nostra provincia e quella di
Cesena. Lì, su un crinale che solo pochi esperti saprebbero attribuire ad
una regione piuttosto che ad un'altra. Intorno alle 16 l'avvistamento, la
sagoma scura di un cinghiale. Partono i colpi, gelosamente custoditi fino a
quel momento.
Uno rimbalza fino ad Andrea, che si accascia. Dal
cellulare di uno degli amici parte l'allarme. L'allarme ai carabinieri di
Verghereto e soprattutto al 118. Sul posto si fiondano due ambulanze. Ma il
ferito è nel pieno della vegetazione, in fondo ad un canalone. Il medico lo
raggiunge e gli presta le prime cure. Ma per completare l'intervento c'è
bisogno di altro. Sul posto arrivano sia il Pegaso che l'elicottero dei
Vigili del Fuoco.
A bordo due piloti e due specialisti di soccorso
speleologico, alpino e fluviale. Si calano fino al canalone con una barella
ad hoc: si chiama Everest, che può inglobare il ferito. Intanto
dall'elicottero cala il verricello, che viene agganciato alla barella. Per
qualche secondo la sagoma ondeggia nell'aria, sullo sfondo dello sperone di
roccia delle colline dietro, simile alla Balze del Valdarno. A bordo sale
anche il medico, l'elicottero punta l'ospedale di Arezzo, dove il ferito
viene immediatamente soccorso. E' lucido, scambia anche in volo qualche
parola con i suoi soccorritori. Il colpo, entrato nell'addome, gli ha
sfiorato il fegato. La prognosi è riservata, il pericolo è quello di
un'emorragia ma non sembra in pericolo di vita. «E' successo qualcosa ma
non vi preoccupate: aspettateci». Invito inutile, per Alfero è una giornata
campale. L'ultima, maledetta giornata di caccia.
Mario Aldinucci e Alberto Pierini
(La Nazione)
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30 gennaio 2006
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Massimo Baldesi, 57 anni,
presidente dell'As Roma Ciclismo, è morto dopo essere stato raggiunto da un
proiettile rimbalzato su una pietra
Ucciso durante una battuta al cinghiale
Monteromano, imprenditore edile colpito al
cuore da un colpo sparato da un compagno
Ucciso durante una battuta di caccia al
cinghiale. Colpito al cuore da un proiettile che prima ha trapassato il
corpo dell'animale, poi è rimbalzato su un masso per finire tra le costole
dell'uomo che si trovava a poca distanza.
Massimo Baldesi, 57 anni, titolare dell'omonima
impresa edile a Roma, è morto praticamente sul colpo. Ad ucciderlo, per una
tragica e maligna fatalità, un suo compagno di battuta, un avvocato romano.
L'incidente è accaduto ieri mattina poco prima di
mezzogiorno in una riserva a Rocca Respampani, una località del comune di
Monteromano non molto distante da Tuscania. Un gruppo di sei persone aveva
iniziato la caccia al cinghiale alle prime ore dell'alba. Tutto era andato
bene ed ormai la battuta volgeva al termine quando è accaduta la tragedia.
Uno dei sei, l'avvocato appunto, si vede comparire davanti, all'improvviso,
il cinghiale. Prende la mira e spara. Un colpo azzeccato, l'animale è
colpito e stramazza al suolo. Ma il proiettile lo trapassa e continua la sua
corsa colpendo una grossa pietra e rimbalzando in direzione di Massimo
Baldesi che si trova ad una decina di metri. La scheggia passa attraverso
due costole e trafigge il cuore. L'imprenditore romano muore praticamente
sul colpo.
Viene dato l'allarme mentre il suo compagno di caccia
che ha esploso il colpo si dispera. Sul posto, per primi, arrivano i
carabinieri a bordo di un fuoristrada visto che le asperità del terreno
sono notevoli. Il luogo dove è avvenuto l'incidente si trova in una zona
molto suggestiva, a ridosso del poligono militare di Monteromano,
caratterizzata da forre e canaloni. Un terreno reso ancora più impervio
dalla pioggia di questi giorni.
La magistratura viterbese ha aperto un'inchiesta e il
sostituto procuratore, Fabrizio Tucci, che ha aperto un fascicolo per
omicidio colposo, ha disposto per oggi l'autopsia che dovrà contribuire a
spiegare la dinamica della tragedia.
G.T.
(Il Messaggero)
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Monteromano, vittima un
imprenditore. Ha sparato un amico avvocato
Colpo di rimbalzo, cacciatore ucciso
E' il quarto tragico incidente nel mondo
delle doppiette in pochi giorni. Tra i feriti un generale dei carabinieri
Tragedia a Monteromano durante una battuta
di caccia che vedeva impegnati sei professionisti romani. Un pallettone
dopo aver trafitto un cinghiale è andato a infrangersi contro una pietra,
da dove è rimbalzata indietro una scheggia che è andata a conficcarsi nel
cuore di un altro cacciatore passando nel ristretto spazio tra due costole.
È un imprenditore edile romano di 57 anni, Massimo Baldesi, la vittima
dell'incidente di caccia. Particolarmente sfortunate, stando alla
ricostruzione dei fatti compiuta dai carabinieri della compagnia di
Ronciglione, le circostanze che hanno causato la morte dell'uomo in una
boscaglia in località Rocca Respampani intorno a mezzogiorno di ieri. Se la
scheggia fosse arrivata qualche millimetro sopra o sotto il punto in cui ha
colpito l'uomo, la vittima si sarebbe salvata. Invece Baldesi è morto
all'istante.
Gli altri cinque componenti della squadra hanno
immediatamente dato l'allarme al 118 e ai carabinieri della stazione di
Monteromano, ma quando i soccorritori sono giunti sul posto non hanno
potuto far altro che constatare il decesso del cacciatore. Dopo i rilievi
di rito, il corpo dell'imprenditore è stato trasportato nell'obitorio
dell'ospedale Belcolle di Viterbo, dove nelle prossime ore sarà eseguita
l'autopsia disposta dal Pm Fabrizio Tucci.
Sotto choc l'avvocato che ha esploso il colpo che ha
causato la morte dell'imprenditore romano. Baldesi, imprenditore conosciuto
e socio di un noto circolo sportivo, lascia due figli di 25 e 22 anni. I
carabinieri nel rapporto al magistrato non ravvisano responsabilità
particolari. Insomma, è stata una fatalità che però nel mondo della caccia
registra soltanto in gennaio purtroppo altri tre precedenti, nonché il
grave ferimento di un generale dei carabinieri.
Paolo Brogi
(Corriere della Sera)
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Trepuzzi Finisce nel sangue,
nell'agro di Squinzano, una disputa fra due cacciatori
Litigano e spara al rivale
Il feritore, un giovane compaesano, è
sparito dalla circolazione Vito Doria è ricoverato in Ortopedia. Guarirà in
15 giorni
TREPUZZI Finisce nel sangue una battuta di
caccia fra amici. Un operaio di 41 anni, Vito Doria, di Trepuzzi, è rimasto
ferito dalla rosa di pallini esplosa dal fucile di un cacciatore del suo
stesso paese, un giovane che dopo il fattaccio si è reso irreperibile.
Raggiunto al braccio destro ed al polso della mano sinistra, il ferito è
stato accompagnato in ospedale, al pronto soccorso di Campi Salentina, dove
ha ricevuto le prime cure ed è stato poi trasferito nel reparto di
ortopedia con una prognosi di quindici giorni. Il prologo del ferimento si
è registrato attorno alle ore 8 nelle campagne a Nord di Trepuzzi, dove due
gruppi di cacciatori erano ad un certo punto entrati in contatto, nel
senso, almeno, che si erano ritrovati a cacciare in uno stesso luogo. Tra
due di essi, poi rivelatisi essere proprio ferito e sparatore, erano volate
parole grosse, e forse anche qualche proposito di vendetta. Vero è che
circa un'ora dopo, assieme ai rispettivi amici, i due si sono ritrovati a
cacciare in contrada «Caroli», stavolta nel territorio comunale di
Squinzano, e puntualmente hanno ripreso a litigare. Dalle parole, però, uno
è passato ai fatti, esplodendo la fucilata che ha raggiunto e ferito Vito
Doria. Soccorso dai compagni di caccia, l'operaio è stato caricato a bordo
di un'auto e, come detto, trasportato in ospedale. Quanto al ferito, vista
la piega presa dagli eventi, ha preferito subito cambiare aria se è vero,
come è vero, che allorché i carabinieri delle stazioni di Trepuzzi e
Squinzano e della Compagnia campiota sono giunti sul posto, di lui non
hanno trovato traccia. Le indagini così avviate, hanno poco dopo coinciso
con l'interrogatorio del ferito e degli altri cacciatori che in qualche
modo avevano assistito sia alla scena del primo litigio che alla sparatoria
in contrada «Caroli». A quanto è dato di sapere, in serata gli uomini del
capitano Giuseppe Pasquale, comandante dell'Arma di Campi, erano riusciti
ad identificare il feritore: come detto si tratta di un giovane trepuzzino,
che a tarda sera era però ancora irreperibile. L'uomo, che verrà
sicuramente incriminato, rischia l'accusa di tentato omicidio, o nel
migliore dei casi, quella di lesioni gravi.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)
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