2 dicembre

 

CACCIATORE SFORTUNATO
Cade in un pozzo: salvo grazie al cellulare
Deve la vita ad una richiesta di aiuto fatta in extremis, prima che il telefonino diventasse inservibile ed all'abilità delle squadre di soccorso composte da uomini della Forestale e dei Vigili del Fuoco un pescarese di 63 anni, S.T. le sue inziali, finito in un pozzo con cinque metri d'acqua. Il fatto si è vericato ieri mattina in un'area compresa tra i Comuni di Fara Filiorum Petri e Pretoro, piccoli centri alle falde della Majella. L'uomo ieri era uscito molto presto per andare a caccia e raggiunta la zona con l'auto, l'aveva parcheggiata proseguendo a piedi. Ad un certo punto, tradito dall'oscurità o forse dalla fitta vegetazione, S.T. è precipitato dentro un pozzo profondo tra sette e otto metri assieme al cane che lo accompagnava. Il cacciatore prima di sprofondare in acqua e terra ha avuto la prontezza di dare l'allarme telefonando direttamente ai Vigili del Fuoco del comando provinciale di Chieti ai quali ha fornito una sommaria indicazione sulla sua posizione. Poi più nulla, vano si è rivelato ogni tentativo di contattarlo da parte dei soccorritori. Verso le 9 lo hanno individuato le squadre della Forestale su un terreno difficilmente accessibile, tra alberi di alto fusto, fango e sterpaglie. Lo hanno tirato fuori con l'ausilio di funi e speciali attrezzature gli esperti della squadra Saf dei Vigili del fuoco: il cacciatore, dopo alcune ore trascorse nell'acqua gelida, era semiassiderato. Soccorso dai medici del 118, con l'elicottero dei Vigili è stato subito trasferito al policlinico di Chieti dov'è ricoverato con una prognosi di dieci giorni. Nulla da fare, invece, per il cane, che è morto per annegamento.
(Il Messaggero)Torna Su

CANI AVVELENATI. Appello della polizia provinciale: «Chi sa, parli». Animalisti in campo
'Una faida tra cacciatori'
Una ipotesi delle 'doppiette'. Esposto in procura
di Mauro Cabrini CORTE DE' FRATI - Cani avvelenati: alle indagini, che restano serrate, si aggiungono l'appello della polizia provinciale, la presa di posizione perentoria delle associazioni animaliste che presenteranno un esposto in Procura, il racconto dell'ennesimo caso di intossicazione, per fortuna non letale. E i sospetti di più di un cacciatore: la strage sarebbe la conseguenza di una faida tra seguaci di Diana. L'appello. Il messaggio degli uomini del comandante Mauro Barborini è esplicito: «Chi ha sospetti parli, chi ha visto qualcosa lo dica, chi sa dove sono stati sistemati i bocconi ci contatti allo 0372/406450, garantiamo l'anonimato. Può essere importante per salvare altri cani». L'emergenza è talmente vera, e i numeri talmente preoccupanti (27 animali morti e una decina salvati in extremis nel giro degli ultimi quindici giorni), che gli stessi inquirenti si affidano pure alle segnalazioni dei privati. Anche perchè l'inchiesta non è affatto semplice. E scovare i polpettoni, piazzati nell'erba, nelle colture e tra le foglie, estremamente complicato. Tanto che, anche ieri, il sopralluogo eseguito dagli agenti tra Corte de' Frati, Persico Dosimo e Robecco, nel tentativo di bonificare almeno in parte quella porzione di territorio ricoperta di esche alla stricnina, è risultato vano. Nulla è stato trovato. Le associazioni animaliste. Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) e gruppo Bairo scendono in campo una a fianco dell'altro per denunciare «gli assassini dei cani della provincia di Cremona e il tentativo goffo, quanto gravemente dannoso e illegale, di utilizzare le esche velenose per ammazzare le volpi». Presenteranno nelle prossime ore un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona e al Corpo Forestale dello Stato a Milano oltre che alla Polizia Provinciale di Cremona. «Ci aspettiamo - ha argomentato ieri il presidente nazionale dell'Aidaa Lorenzo Croce - un'azione energica da parte delle autorità competenti e auspichiamo porti all'individuazione del colpevole o dei colpevoli. Siamo di fronte a una strage orrenda e ci costituiremo parte civile per chiedere i danni. I quattrini verranno destinati al fondo per la tutela dei cani abbandonati». I sospetti. La prima telefonata in redazione alle dieci. La seconda a mezzogiorno. L'ultima alle quattro del pomeriggio. Dall'altra parte della cornetta, cacciatori. Hanno lo stesso pensiero. «Bocconi per le volpi? No, in quella zona sono poche. I cani sono stati uccisi perchè è in corso una faida tra di noi». Vendetta dopo uno sgarbo? Chi indaga sta compiendo verifiche anche in questo senso.
(La Provincia, Quotidiano di Cremona e Crema)Torna Su

Marco Testa: «Abbattuto soltanto un cinghiale su quindici» Battuta vicino a Cernobbio: «Servivano più cacciatori»
Marco Testa, vice comandante del corpo di Polizia locale della Provincia, fa il "punto cinghiali" nei pressi di Cernobbio: «Dopo un primo intervento di prelievo effettuato direttamente dai nostri agenti venatori, sabato scorso è stata organizzata dal Cac Prealpi Comasche una battuta di caccia a monte dell'abitato.Vi hanno partecipato una trentina di cacciatori, i quali sono riusciti a smuovere una quindicina di cinghiali che però hanno superato il fronte di sparo, tranne uno che è stato abbattuto; se vi avessero partecipato tutti i cacciatori che, almeno sulla carta, sembrano avere a cuore il problema, probabilmente il prelievo sarebbe stato ben più soddisfacente. In altre parole il problema non risiede nella difficoltà di stanare i cinghiali - cosa che si riesce a fare egregiamente anche senza l'ausilio dei cani - ma nell'avere più cacciatori impegnati nella battuta, in modo da creare una barriera di fuoco pressoché invalicabile; non a caso il provvedimento per la caccia collettiva prevede per la stagione in corso il coinvolgimento fino a cento cacciatori per ogni singola azione». «D'altro canto i carnieri realizzati in provincia di Como nella stagione non fanno altro che riconfermare la fondatezza della strategia di prelievo adottata: in Altolario sono stati abbattuti ad oggi circa 370 capi col ricorso alle cacce di selezione, mentre in Penisola Lariana - ove si svolge da anni in via esclusiva la caccia in braccata e ove la densità di cinghiali è assimilabile a quella riscontrata nei territori del Lario Occidentale - sono stati incernierati sino ad oggi solo una cinquantina di capi».
(La Provincia di Lecco)Torna Su

VALLE Ieri l'addio all'ex guardiacaccia ucciso perché scambiato per un cervo dal cacciatore Del Favero. In chiesa tanta gente e tante autorità
«Il mio conforto alla famiglia di chi ha sparato»
Commoventi le parole della moglie di Cerutti. Ma tra la folla si alza una voce che denuncia: «La vita di un uomo vale tre giorni di caccia»
Valle
La chiesa gremita di gente ha dato ieri pomeriggio l'addio a Luciano Cerruti, l'ex guardia venatoria, uccisa per errore da Edy Del Favero, con una fucilata, sabato scorso mentre tentava di abbattere un cervo. Molta commozione hanno sollevato le parole della moglie Marcella che tramite il parroco don Virginio, ha voluto ringraziare tutte le persone che sono state vicine alla sua famiglia, il sindaco e a tutta l'amministrazione comunale.«Il nostro dolore è grande - ha detto la donna -. Siamo stati colpiti da una terribile disgrazia, un incidente accaduto per una serie di circostanze, ma una parola di conforto la voglio far giungere anche all'altra famiglia che sta soffrendo. Sono sicura che queste parole sarebbero state condivise da Luciano. Ma chiedo anche che la sua morte e il suo sacrificio non siano vani. Il mio vuole essere un messaggio di speranza».In chiesa c'erano i colleghi della Polizia provinciale, l'onorevole Maurizio Paniz, il presidente della Provincia Sergio Reolon, il sindaco Matteo Toscani che hanno voluto abbracciare la famiglia chiusa nel dolore. Molti i fiori, omaggio silenzioso di amici e una corona della Federazione caccia , sezione di Belluno. In chiesa anche qualche familiare di Del Favero. Tante le lacrime, quando, l'ispettore della polizia provinciale Oscar Da Rold, al termine del rito liturgico, ha preso la parola per ricordare Luciano Cerruti. Con la voce incrinata dal pianto, ha letto uno scritto di un collega più anziano che con Cerruti aveva condiviso il lavoro.
«Un giorno ha alzato la voce. Abbiamo litigato. Poi siamo stati chiamati per una operazione che ci doveva condurre ad individuare un bracconiere. Siamo stati vicini una notte intera. Abbiamo lavorato fianco a fianco fino al buon esito dell'operazione. Ed allora Luciano ha chiesto scusa per essersi comportato così, per aver esagerato. Così era lui. Un uomo di poche parole, ma di parola. Un uomo saggio e di buon cuore. A noi mancherà tantissimo. Vogliamo lavorare bene, ancora di più, proprio per ricordarlo, per onorarne la memori».In molti hanno dovuto ricorrere al fazzoletto. Poi è stata la volta del presidente della Provincia Sergio Reolon che ha ricordato il periodo in cui da assessore alla caccia , aveva lavorato fianco a fianco con le guardie venatorie e conosciuto anche Luciano Cerruti. Ha espresso il dolore ed il rammarico per quanto accaduto, un episodio tragico e fatale che è costata la vita ad un uomo. Dopo il silenzio quasi irreale della chiesa, all'uscita un anziano ha mormorato in dialetto a bassa voce: «Tante belle parole, ma abbiamo capito che la vita di un uomo vale tre giorni di caccia ».Molte le manifestazioni di cordoglio, gli abbracci, la tenerezza che tanta gente ha voluto esprimere alla famiglia in un momento così triste. Poi il lunghissimo corteo ha raggiunto il cimitero dove Luciano Cerruti riposerà. Intanto, però, non si placano le polemiche per quanto accaduto e soprattutto per come è successo l'incidente. Cerruti stava facendo legna a 70 metri dalla sua casera, in una zona sopra l'abitato di Venas. Voleva trascorrere una giornata tranquilla, serena, nel silenzio del bosco immerso nella neve, quando, improvvisa, è arrivata quella pallottola che lo ha ucciso e che ha gettato nello strazio due famiglie.Nives Milani
(Il Gazzettino)Torna Su

 

5 dicembre

Il fucile cade e parte un colpo: cacciatore ferito
DOMUSNOVAS. Rischia di perdere l'avambraccio destro un cacciatore di Giba, Gaspare Paolo Fenu (42 anni) colpito da una fucilata partita dal suo stesso fucile. Il cacciatore, durante una pausa nella battuta al cinghiale, ha appoggiato la doppietta a un albero ma l'arma è caduta ed è partito un colpo. Subito dopo, nel malaugurato tentativo di afferrarla Gaspare Paolo Fenu ha fatto esplodere un secondo colpo che l'ha raggiunto al braccio destro. Un'equipe medica guidata da Angelo Licata ha soccorso il ferito, che più tardi è stato sottoposto al Cto di Iglesias a un intervento chirurgico durato quasi dieci ore. (e.a)
(La Nuova Sardegna)

A CASTIGLIONE
Cacciatore scivola in una scarpata e si rompe la gamba
CASTIGLIONE A CASAURIA. Scivola in una scarpata durante una battuta di caccia e si frattura la gamba.
L'incidente è avvenuto alle porte di Castiglione a Casauria e ha avuto per protagonista un uomo di Torre de' Passeri, C.M. di 34 anni. Intorno alle 9,30 di ieri mattina C.M. si trovava insieme ad altri tre amici nel bosco sottostante la strada provinciale, alle porte del paese.
Una battuta di caccia come tante, fatta più per sgranchirsi le gambe la domenica mattina, senza allontanarsi troppo da casa. La pioggia caduta abbondante la notte prima ha fatto però un brutto scherzo al cacciatore, che anche a causa della sua mole (pesa più di un quintale) ha perduto l'equilibrio sull'erba bagnata ed è scivolato per alcuni metri in una piccola scarpata. Nel rotolare verso il basso l'uomo è riuscito ad aggrapparsi a una pianta, ma la sua gamba è rimasta intrappolata sotto al corpo. Il dolore è stato lancinante.
Gli amici hanno dato subito l'allarme al 118 e ai vigili del fuoco, che dopo pochi minuti hanno raggiunto Castiglione a Casauria dall'ospedale di Popoli e dal distaccamento di Alanno. Le operazioni di soccorso non sono state semplici, sia per il peso del ferito che per l'asperità della zona. I vigili del fuoco del distaccamento di Alanno hanno provato anche a chiedere l'aiuto dell'elicottero, pensando di poter sollevare il ferito con il verricello, ma l'operazione è stata resa impossibile dalla presenza degli alberi. Caricato sulla barella spinale, C.M. è stato quindi riportato sulla strada con la forza delle braccia dei soccorritori. Alle 11,30 il ferito è stato caricato sull'ambulanza e trasportato all'ospedale di Popoli, dove ora è ricoverato per la frattura di tibia e perone.
(Il Centro)

 

6 dicembre

Cogollo. In località Cortese
Malore nel bosco Cacciatore muore d'infarto
Giornata di caccia fatale per un appassionato di Cogollo del Cengio, che nel corso di una battuta assieme ad alcuni amici è morto a causa di un attacco cardiaco fulminante. A perdere la vita è stato Claudio Dal Santo, 53 anni, che abitava in via della Fontanella, e che domenica nel primo pomeriggio, assieme a due amici, era andato a caccia. Giunti nella zona a monte di Mosson, i tre amici si sono momentaneamente separati e Dal Santo ha proseguito da solo. A trovarlo oramai privo di vita, in località Cortese, sono stati verso le 14,30 i due compagni di battuta ed altre tre persone che stavano facendo una passeggiata domenicale per i boschi.
Dal Santo è stato trovato lungo un sentiero, riverso a faccia in giù, mentre il fucile era appoggiato ad un albero a pochi passi. Probabilmente, quindi, l'uomo si è sentito male, ha fatto in tempo ad appoggiare l'arma, prima di essere stroncato da un infarto. In base a quanto appurato dal medico giunto in località Cortese assieme ai carabinieri della stazione di Piovene Rocchette, infatti, la causa della morte dovrebbe essere un improvviso attacco cardiaco.
(Il Giornale di Vicenza)

 

9 dicembre

 

Uccide il cinghiale fra le case adesso è ricercato dai carabinieri
Cairo È scattata a Cairo la ricerca del cacciatore che nei giorni scorsi ha ammazzato, sparando in mezzo alle case, un cinghiale femmina con relativi cuccioli. L'ungulato era considerato da mesi alla stregua di una mascotte dai residenti della borgata che si prodigavano nel procurare il cibo.
Qualche giorno fa Patrizia Pera, residente a Bragno, in località Valeriola, nei pressi della fabbrica dismessa Comilog (ex Elettrosiderurgica), ha chiamato i carabinieri dopo essersi vista uccidere sull'uscio di casa un cinghiale, inseguito da cani inferociti. La denuncia della donna, raccolta dall'Enpa e dai carabinieri è circostanziata: «Vivo con due figlie piccole, ho sentito sibilare sulla mia testa quattro o cinque colpi di fucile, a 50 metri da casa. L'animale me lo sono trovato agonizzante a un passo dall'uscio. Mai visto tanto accanimento e ferocia da parte dei cacciatori, che sono sempre più assatanati». La donna, in stato di choc, ha chiamato i carabinieri. Una pattuglia è arrivata sul posto. In lontananza un cacciatore stava scappando. «Insieme ai residenti della borgata non ci siamo persi d'animo - spiega Patrizia Pera, che si è messa a capo di un gruppo di abitanti delle tre case confinanti - Non si può sparare a ridosso delle case, ci sono delle distanze da rispettare, siamo riusciti a prendere il numero di targa della sua auto e a consegnarlo ai carabinieri». I residenti della borgata si sono lamentati con gli uomini dell'Arma per il mancato rispetto delle distanze. «Si sono messi a sparare a pochi metri dalle abitazioni - denuncia la signora Pera - Le mie figlie hanno rischiato la vita».
La donna ricorda anche altri casi simili: «L'anno scorso mi è capitato un episodio analogo, i cacciatori avevano ammazzato un fagiano sulla porta di casa. Ma un conto è sparare i pallini, ben altro sono i pallettoni con cui vengono uccisi i cinghiali: possono uccidere anche una persona».
Sulla vicenda di Cairo è intervenuta anche l'Enpa, che ha denunciato «l'ennesimo caso di "malacaccia" con spari in mezzo all'abitato». Secondo gli animalisti la vittima della battuta "selvaggia" sarebbe una «docile femmina di cinghiale con i suoi quattro cuccioli, che si erano da tempo rifugiati in una zona urbana, senza peraltro arrecare disturbo ai residenti, molti dei quali si erano affezionati al piccolo e innocuo branco».
Alberto Parodi
(Il Secolo XIX)

 

12 dicembre

 

 

Due fucilate a pallettoni, muore sul colpo
La vittima è Corrado Contu, 38 anni, guardia giurata di Villagrande Strisaili
L'incidente è avvenuto ieri Gesuino Muggiri, 65 anni, è indagato per omicidio colposo
LAMBERTO CUGUDDA
VILLAGRANDE STRISAILI. Una guardia giurata di Villagrande Strisaili, Corrado Contu, 38 anni, ieri mattina alle 9,50 è rimasto ucciso da una fucilata esplosa per errore da un suo compagno nel corso di una battuta al cinghiale. L'incidente di caccia è avvenuto in località "Piscina e Janas", in un impervio costone a circa due chilometri dalla centrale del Secondo Salto del Flumendosa.Ettore Contu - che lavorava per un'istituto di vigilanza di Nuoro, fino a poco tempo fa prestava servizio nel palazzo di giustizia di Lanusei e poi era stato trasferito nella vigilanza delle guardie mediche (in particolare a Ilbono) - è stato colpito da due pallettoni: uno poco sopra il gomito destro (che è fuoriuscito), mentre il secondo pare poco sotto l'emitorace destro. E questo è risultato mortale. I carabinieri della squadriglia di Arzana, del Nucleo operativo della compagnia di Lanusei e della stazione villagrandese, al comando del capitano Vincenzo Barbanera, dopo essere giunti sul posto (insieme agli agenti del Corpo forestale e, in seguito, gli agenti del commissariato di Tortolì) e raccolto le testimonianze dei componenti la compagnia di caccia, avrebbero indagato, con l'accusa di omicidio colposo, Gesuino Muggiri (marito del vice sindaco del paese), insegnante in pensione, di 65 anni, anch'egli villagrandese. Il tragico incidente di caccia, ha colpito l'intera comunità villagrandese, che si è stretta intorno alle due famiglie. Dopo una perizia cadaverica effettuata nel costone di montagna, la salma è stata restituita ai familiari e i funerali dovrebbero tenersi questo pomeriggio nella chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo. Corrado Contu lascia un figlioletto di cinque anni e la moglie Valentina. La famiglia Contu, negli ultimi anni era stata colpita da altri lutti. I militari dell'Arma, coordinati dal capitano Barbanera, stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente di caccia costata la vita alla guardia giurata. E' stato appurato che nella zona compresa fra "Arcu e' Mammutrogolu" e "Piscinas e Janas", a circa due chilometri dalla centrale del Secondo Salto del Flumendosa (fuori dall'area dell'orami quasi ex Parco del Gennargentu), era in corso una battuta di una compagnia di caccia locale. Difficile capire cosa possa essere successo con esattezza in quei momenti. Secondo alcuni, Corrado Contu potrebbe avere abbandonato la sua posta, oppure fatto un movimento brusco dietro un macchione, quando è stato raggiunto dai due pallettoni della fucilata esplosa per errore dal suo compagno di battuta. Quando i cacciatori si sono resi conto di quanto accaduto, hanno subito cercato di soccorrere il loro compagno, avvertendo anche il 118 e i carabinieri. Per giungere sul posto, dalla carreggiata della strada stretta e tortuosa, occorre inerpicarsi, in una zona impervia, camminando per circa mezz'ora (senza soste), fino a raggiungere un costone. Quando il medico e gli infermieri del 118 sono giunti sul posto per Corrado Contu non vi era più nulla da fare (sarebbe morto pochi istanti dopo essere stato raggiunto dai pallettoni). Una volta che i carabinieri e gli agenti del Corpo forestale hanno terminato i rilievi, il corpo è stato portato fino alla strada asfaltata che conduce alla centrale del Secondo Salto, dai suoi compagni di battuta, su una barella del Servizio volontari di Villanova Strisaili. E da qui a casa della vittima. Dietro l'autoambulanza, si è formato un mesto corteo di cacciatori locali. La madre della vittima, Maria Mameli, la sorella Gabriella e altri familiari, hanno atteso per due ore che il corpo senza vita di Corrado Contu venisse portato a valle. Quando è giunto (alle 13,30), si sono registrate scene strazianti.
(La Nuova Sardegna)

Il fucile cade e parte un colpo: cacciatore ferito
DOMUSNOVAS. Rischia di perdere l'avambraccio destro un cacciatore di Giba, Gaspare Paolo Fenu (42 anni) colpito da una fucilata partita dal suo stesso fucile. Il cacciatore, durante una pausa nella battuta al cinghiale, ha appoggiato la doppietta a un albero ma l'arma è caduta ed è partito un colpo. Subito dopo, nel malaugurato tentativo di afferrarla Gaspare Paolo Fenu ha fatto esplodere un secondo colpo che l'ha raggiunto al braccio destro. Un'equipe medica guidata da Angelo Licata ha soccorso il ferito, che più tardi è stato sottoposto al Cto di Iglesias a un intervento chirurgico durato quasi dieci ore. (e.a)
(La Nuova Sardegna)

Spara ai cinghiali ferisce un amico di battuta.
Camaiore. Un giovane cacciatore di Nocchi, paese nel comune di Camaiore, Andrea Volpi, 28 anni e' rimasto ferito nel pomeriggio di ieri da un colpo del fucile di un amico partito accidentalmente. Entrambi erano impegnati in una battuta di caccia al cinghiale sulle colline di Lucese, sopra Camaiore, quando uno dei componenti del gruppo e' scivolato a terra facendo partire accidentalmente un colpo che ha ferito alla gamba destra Volpi. Il proiettile gli ha procurato una lacerazione del muscolo, senza per fortuna intaccare l' arteria.
Un equipaggio della Misericordia di Camaiore, insieme con i compagni di caccia hanno traportato a mano il giovane ferito per diversi metri, prima di poterlo caricare sull' ambulanza e trasferirlo all' ospedale Versilia. (ANSA)
(AnsaWeb)

 14 dicembre
Spara al cinghiale, ferisce donna in casa
di RICCARDO SERRONI
In una battuta al cinghiale alla periferia di Sigillo qualche cacciatore, invece di colpire gli animali, ha preso a pallettoni due abitazioni. L'episodio è avvenuto di mattina, esattamente alle 8,50. I cinghiali stavano risalendo dalla vallata verso il parco del monte Cucco ed i cacciatori hanno sparato nonostante non ci fossero i limiti di sicurezza per la vicinanza di alcune abitazioni. Gravi le conseguenze, compreso il ferimento leggero di una donna.
Un proiettile ha colpito e forato il portone d'ingresso della casa di G.F. ed N.F. ed ha finito la sua traiettoria incastrandosi ad una decina di centimetri di profondità del muro opposto. Un altro è finito, invece, nella camera da letto di M.E. e B.E.. Il pallettone ha perforato la serrandina ed il vetro della finestra, ha ferito di striscio sul naso la padrona di casa (M.E.) che era sdraiata sul letto, è rimbalzata sulla parete opposta ed ha fatto esplodere la radiosveglia posta sul comodino contro cui ha esaurito la sua energia dirompente.
Immediata è scattata la denuncia ai carabinieri di Sigillo che hanno effettuato i rilievi balistici, hanno recuperato il corpo del reato (i due proiettili) ed ora stanno svolgendo le indagini per risalire all'autore, o agli autori, del gesto sconsiderato. Per i padroni di casa, oltre ai danni materiali, un grandissimo spavento.
Alcuni giorni fa la provincia di Perugia ha puntato il dito sui danni causati dai cinghiali ad agricoltura e zootecnia (1.085 nel 2004) ma l'episodio di Sigillo riapre un altro fronte: quello della sicurezza e dei danni causati più che dagli animali dalle battute di caccia al cinghiale. Non a caso negli ultimi anni sono nate diverse associazioni che promuovono l'autodifesa dai cacciatori. Organismi che vanno in soccorso delle famiglie delle vittime dei cacciatori, fornendo un aiuto anche a chi subisce danni materiali e personali causati accidentalmente dalle "doppiette".
(Il Messaggero)
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18 dicembre

FERENTILLO
Muore durante la battuta di caccia
FERENTILLO - Un uomo di 69 anni, residente a Terni, è morto ieri mattina durante una battuta di caccia al cinghiale. Secondo i primi accertamenti, la morte sarebbe dovuta a cause naturali.
L'uomo si trovava in località Fosso di Ponte Santiago, nel comune di Ferentillo, con altri compagni di caccia quando, improvvisamente, si è accasciato a terra. Gli amici lo hanno subito soccorso chiamando anche il 118 ma quando l'ambulanza è giunta sul posto, il cacciatore era già morto. Sul luogo sono giunti anche i carabinieri della stazione di Ferentillo per i rilievi di legge.
(Il Messaggero)

Cacciatore ferito alla guancia da proiettile di rimbalzo
E' accaduto nei boschi dell'alta vallata del Vara
LA SPEZIA, 18 DIC - Un cacciatore spezzino e' rimasto seriamente ferito al volto durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi dell'alta vallata del Vara. Il colpo e' stato sparato da un altro cacciatore: dal cinghiale, al quale era diretto, e' 'tornato indietro' e ha centrato l'uomo. A quanto si e' appreso, infatti, un compagno di caccia del ferito, che si trovava a una decina di metri di distanza da lui, aveva appena sparato, quando il colpo, di rimbalzo, ha raggiunto al viso l'uomo. Il recupero del ferito e' stato complesso. La zona boschiva di Cota, in localita' Pera nel Comune di Carro, e' infatti impervia. (ANSAweb-18/12/05)
(AnsaWeb)

Marzabotto. La LAC denuncia una battuta al cinghiale "fuori tempo massimo" e troppo vicino alle abitazioni
Caccia doppiette di polemiche
"A Luminasio di Marzabotto si va a caccia al ciinghiale nei tempi non previsti per l'attivita' venatoria". La denuncia arriva da parte della delegata della Lega Anti Caccia (LAC) per l'Emilia Romagna, Carla Carrara, che riferisce di essere stata informata di quello che era successo il pomeriggio dell'altro ieri. A darle la notizia sono stati gli abitanti della frazione di Marzabotto, allarmati perche', intorno alle 17, la strada di Medelana era invasa da numerose auto e fuoristrada da cui scendevano uomini in tuta mimetica. "La gente ha chiesto loro che cosa stesse succedendo - racconta ancora la delegata - e questi rispondevano che il giorno prima era stata effettuata la pastura (cioe' era stato immesso del cibo nel terreno per attirare le possibili prede) ed ora i cacciatori si accingevano ad attuare la battuta di caccia al cinghiale. Il fatto - riferisce la Carrara - e' stato subito segnalato sia al Corpo Forestale che alla polizia provinciale. Ho chiesto chiarimenti al responsabile dell'ufficio di vigilanza di zona della polizia provinciale, e cosi' ho saputo che si trattava di una 'girata'".
Si tratta di un metodo che prevede l'ingresso nell'area di caccia di alcuni uomini disarmati accompagnati da un cane. Questi scova il cinghiale e lo mette in fuga. L'animale, nell'allontanarsi, si imbatte poi nei cacciatori fermi alla posta, Il metodo e; rtenuto il meno impattante per la fauna selvatica non cacciata. "Gli addetti - racconta ancora l'ambientalista - hanno poi precisato che la 'braccata' poteva essere effettuata anche da quattro squadre contemporaneamente, e che mi dovevo rivolgere all'ATC (Ambito Territoriale di Caccia), poiche' la cosa non era di competenza degli uffici provinciali:. La referente della Lac si stupisce della semplice informazione dell'Ufficio, poiche; la battuta, semplice o plurima che fosse, e' avvenuta in un'ora non consentita dal calendario venatorio. Il calendario infatti, fa cessare l'attivita' ventaoria alle ore 16.39 pra convenzionale per fissare il tramonto del sole. Inoltre la battuta e' stata attuata vicino alla strada Porrettana, a case singole e a gruppi di abitazioni, fatto anche questo illegittimo poiche' la legge prevede il divieto di sparo per armi di lunga gittata, e nel caso di armi per ungulati si tratta di munizioni che superano i due chilometri di gittata. La lunga gittata e' permessa solo se la distanza da case e strade e' di una volta e mezzo la gittata massima, mentre in questo caso pare che si trattasse di poche decine di metri. Il presidente dell'Ambito Territoriale di Caccia di riferimento, Marco Pasquali, si e' detto stupito delle accuse, incredulo che una o piu' squadre della 'ATC BO4' possano aver agito in violazione dei regolamenti e delle leggi sulla caccia, e ha assicurato un attento controllo di verifica. Di questa verifica dara' precisa e dettagliata diffusione, in primo luogo alla dirigenza della Lac. Francesco Fabbriani.
(Il Resto del Carlino)

 

19 dicembre

Colpito da pallettone alla gola, è grave
Drammatico incidente di caccia nei boschi impervi di Carro. Un proiettile ha ucciso un cinghiale ma è poi "impazzito" spappolando la mandibola di un uomo di 39 anni
Ha rischiato di morire dissanguato. Decisivo il soccorso con l'elicottero
Ha rischiato di morire dissanguato, colpito in pieno da un pallettone da cinghiale che, dopo avergli spappolato la mandibola si è conficcato nella gola. Adesso, dopo un delicato intervento chirurgico, è ricoverato nel reparto maxillofacciale del San Martino di Genova. Le sue condizioni sono molto gravi, ma non dovrebbe essere più in pericolo di vita.
Il drammatico incidente di caccia è avvenuto ieri mattina in località Cota, una frazione di Pera di Carro. Un gruppo di amici di tutte le età era partito di buon mattino per andare a fare una battuta al cinghiale nei boschi del passo della Mola, una delle zone più impervie della provincia, ma ricca di selvaggina.
Erano quasi le 10. Ad un certo punto la squadra si è imbattuta in un cinghiale di piccole dimensioni, del peso di una ventina di chili. Il più veloce, nonostante l'età, è stato un cacciatore di 70 anni che ha imbracciato la doppietta e fatto fuoco sull'ungulato, uccidendolo all'istante con una raffica di pallettoni.
Poi, simultaneamente, è iniziato il dramma: un proiettile ha preso una traiettoria strana, colpendo uno dei partecipanti alla battuta. Roberto Maestroni, 39 anni, di Castello di Carro, è stato raggiunto in pieno volto - tra la mascella e la mandibola - ed è crollato a terra, in un lago di sangue. I compagni lo hanno subito soccorso, bloccandogli l'emorragia con fazzoletti e stracci. Per fortuna i telefonini cellulari avevano campo e così si è potuto fare intervenire immediatamente il 118. Se fossero stati in una zona non coperta dal segnale, sarebbe stata una tragedia.
E' stata allertata una vera e propria task-force dell'emergenza: Cai-Soccorso alpino, Delta 3 di Brugnato, vigili del fuoco e uomini del corpo forestale, militi delle ambulanze della zona. La carta determinante, quella che ha finito per salvare la vita del cacciatore, è stata l'impiego dell'elicottero Pegaso, partito dalla base di Massa.
Portare via il ferito, a piedi, dalla macchia boschiva, sarebbe stato lungo un'eternità. Prima di arrivare nella zona i soccorritori avevano dovuto percorrere quindici minuti solo per arrivare al luogo - già disagevole - dove i cacciatori avevano lasciato i fuoristrada e fatto il "campo base". Poi altri 40 minuti in mezzo ai boschi e ai rovi per giungere dov'era Roberto Maestroni. Una zona talmente intricata (ad 800 metri d'altezza, dentro un canalone) che vigili del fuoco e corpo forestale hanno dovuto creare un varco artificiale, tagliando alcune piante per permettere all'elicottero di "verricellare" - ovvero calare una fune e issare a bordo - il ferito disteso su una speciale barella e portarlo poi al San Martino.
E' stata determinante anche la professionalità dei soccorsi del 118 e del Cai. Maestroni era rimasto sempre cosciente, pur soffrendo dolori atroci. Così hanno subito provveduto a sedarlo. La temperatura, -2, e il freddo gelido da nord hanno contribuito a rendere ancor più difficoltose le azioni del 118 e di tutta la task-force.
Poco dopo le 11.15, comunque, il ferito era in volo verso Genova. Al San Martino è stata allestita la sala operatorio per il delicato intervento maxillofacciale che è durato ore ma è perfettamente riuscito. Le sue condizioni sono ancora gravi, la prognosi è sempre riservata ma il peggio per Roberto Maestroni dovrebbe essere passato.
Alessandro Franceschini
(Il Secolo XIX)
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20 dicembre

Cacciatore spara ad un... piede. Il suo.
Un giovane operaio, Salvatore Lauria, 28 anni, di Roggiano Gravina, si e' ferito durante una battuta di caccia. L'uomo, inavvertitamente, ha fatto partire un colpo dal suo fucile e' si e' feito al piede destro. Soccorso e ricoverato in ospedale, e' stato medicato e giudicato guaribile in 40 giorni. L'incidente di caccia e' avvenuto in localita' Tortora del centro del cosentino. (AGI)
(Animalieanimali)

Caccia le lepri ma cade ed il colpo di fucile lo ferisce.
Un incidente di caccia e' avvenuto nelle campagne tra Passerano Marmorito e Piova' Massaia (Asti). Giuseppino Perotto, 47 anni, abitante a Cocconato, mentre con alcuni amici stava partecipando ad una battuta di caccia alla lepre, e' caduto lungo un dirupo coperto di rovi.
Nella caduta, dall' arma e' partito un colpo che ha ferito il Perotto al fianco destro.
Soccorso dagli amici e' stato ricoverato all' ospedale di Asti con una ventina di giorni di prognosi. del fatto si stanno interessando i carabinieri del comando di Villanova d' Asti.(ANSA)
(Animalieanimali)

21 dicembre

 

Alla domanda di 77 cittadini, molti del Pinerolese
Caccia: troppo vicino alle case la Provincia precisa le distanze
Erano stati 77, lo scorso novembre, i cittadini di Bricherasio, Pinerolo, Torino, Cumiana, Frossasco, Nichelino, Moretta, Rubiana e Porte a scrivere all'assessorato Caccia e pesca della Regione Piemonte per chiedere delucidazioni ufficiali su un problema che si ripresenta puntualmente ad ogni stagione della caccia.
In sostanza: a quale distanza dalle abitazioni e relative pertinenze è permesso ai cacciatori di sparare? Nel caso che queste situazioni si verificassero, a chi può rivolgersi il cittadino?
A domanda chiara, risposta altrettanto chiara e pronta da parte del competente Servizio tutela fauna e flora della Provincia di Torino, che in data 1º dicembre scrive: «Ai sensi dell'art. 21 della legge n. 157 dell'11/2/1992, l'esercizio venatorio in prossimità di abitazioni e loro pertinenze è vietato nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di 100 metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazioni o posto di lavoro e a distanza inferiore a 50 metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali e interpoderali; è altresì vietato sparare da distanza inferiore a 150 metri con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali e interpoderali; di funivie, filovie e altri impianti di trasporto a sospensione; di stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all'alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale».
A chi rivolgersi per far rispettare la legge quando i cacciatori facciano orecchie da mercante?
Alle Guardie giurate di associazioni venatorie, agricole e di protezione civile, agli agenti del Corpo forestale dello Stato, alle Guardie giurate comunali, forestali e campestri, alle Guardie ecologiche e zoofile o, più semplicemente, agli agenti (sono 45, di cui 36 sul territorio) del Servizio provinciale di vigilanza faunistico-ambientale, reperibili 24 ore su 24 al numero telefonico 011 861.3400.
(L'Eco del Chisone)

 

22 dicembreTorna Su  

Un cacciatore resta ferito ad un occhio
ASCOLI - Un grave incidente si è verificato questa mattina nell'hinterland ascolano. Nonostante le rigide temperature e nonostante la neve abbia ricoperto le colline sovrastanti Ascoli, molti cacciatori non hanno rinunciato ad esercitare l'attività venatoria. Il mercoledì è il giorno riservato alla caccia al cinghiale ma anche ai tordi, cesene e alle beccacce. Un gruppo di seguaci di Diana si è recato così sulle colline dell'Ascoli per fare una grande scorta di cacciagione in vista dei banchetti natalizi. Purtroppo, però, la battuta di caccia ha rischiato di tramutarsi in tragedia. Per una serie di sfortunate coincidenze un anziano cacciatore è purtroppo finito nel mirino di un collega appostatosi a qualche centinaio di metri. Quest'ultimo ha fatto fuoco e alcuni pallini hanno colpito l'uomo al volto.
Prontamente accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Mazzoni, il cacciatore è stato sottoposto nel tardo pomeriggio ad un delicato intervento chirurgico per rimuovere i pallini che minacciavano di ledere l'occhio. E' il primo incidente di caccia che si verifica quest'anno. Il periodo di attività di caccia è compreso tra il 20 settembre e il 30 novembre ad eccezione della specie Cesena per la quale è consentita la cattura sino al 30 dicembre e del Tordo sassello la cui cattura è consentita sino al 10 dicembre. Il numero di addetti al funzionamento di ciascun impianto deve essere correlato alla potenzialità di cattura: negli impianti fissi e mobili a reti verticali con più di 100 metri lineari di rete e negli impianti a reti orizzontali con più di una coppia di reti devono comunque essere sempre presenti contemporaneamente almeno due operatori in possesso di idoneità e di autorizzazione rilasciata dalla Provincia.
(Corriere Adriatico)

27 dicembre

MUSILE DI PIAVE È accaduto ieri pomeriggio nella zona di Caposile ad un anziano ed esperto cacciatore del luogo
Ucciso da un malore, lo trova il figlio
L'uomo, 76 anni, era accasciato in un canale di scolo vicino alla sua abitazione in via Salsi
Musile di Piave
Colto da un malore mentre è fuori a caccia, trovato senza vita dal figlio. È quanto è accaduto ieri nella zona di Caposile, nei pressi dell'abitazione dell'uomo. Lì si sono portati anche i Carabinieri, che hanno raccolto vari elementi che porterebbero a ricondurre al malore tra le cause più probabili del decesso. L'uomo si chiamava Ferdinando Terrazzo e aveva 76 anni. Quelle zone le conosceva praticamente come le sue tasche, visto che per anni ha lavorato in una valle ed era solito accompagnare cacciatori, anche bei nomi della borghesia della provincia e non solo, nell'attività venatoria. Un lavoro che per lui era soprattutto una passione, per quelle terre, la zona lagunare, i frutti di quel territorio. E ogni volta che ne aveva il tempo o la possibilità, usciva con il suo fucile da caccia, anche semplicemente per una passeggiata, per assaporare l'aria salutare del primo mattino e i profumi della natura, passando tra la vegetazione e i rumori dei suoi abitanti.
Così ha deciso di fare anche ieri mattina. Sveglia all'alba, come si conviene per un buon cacciatore, quindi partenza con il suo fucile. Cosa sia accaduto quando si trovava ancora nei pressi dell'abitazione, in via Salsi 10, lo stanno ricostruendo gli inquirenti, sulla base degli elementi raccolti, anche perché non ci sono stati testimoni. Pare che l'anziano abbia avvertito un malore, decidendo così di fermarsi per un attimo; dopo avere appoggiato l'arma da caccia, si è seduto. Quando il figlio lo ha ritrovato, ormai privo di vita, poco dopo le 16, si trovava all'interno del fossato di scolo verso la laguna. Qui potrebbe essere scivolato in seguito al malore. Dato l'allarme sul posto si sono portati i medici, che però non hanno potuto fare altro che constatarne la morte, quindi i carabinieri.
La salma è stata ricomposta nella cella mortuaria dell'ospedale di San Donà; il magistrato di turno non ha disposto l'autopsia, dando così la possibilità alla famiglia di procedere per il rito funebre.
Quello di ieri è il secondo caso di un decesso causato da un malore, avvenuto nella zona di Musile. Giovedì perse la vita Pietro Bottan: 70 anni, stava lavorando sui campi con il suo trattore. E' stato colto da un malore mentre stava eseguendo una manovra con il potente mezzo, finendo così la corsa dentro a un fossato. Anche in questo caso nulla hanno potuto i medici intervenuti sul posto assieme alla Polstrada di Portogruaro.
Fabrizio Cibin
(Il Gazzettino)
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28 dicembre

 

La scarsa mira di un paio di cacciatori avrebbe lasciato senza corrente Martignon, Comugne e San Biagio
Sparano ai cavi elettrici, è black out
Quattro ore al buio. Se rintracciati dalla Polizia potrebbero essere accusati di interruzione di servizio pubblico
Pramaggiore
Black out elettrico a Pramaggiore per colpa di alcuni cacciatori. Sarebbero stati loro infatti ad innescare una serie di interruzioni della fornitura elettrica in seguito ad alcuni colpi d'arma da fuoco. Lo accerteranno le forze dell'ordine che sono venute a conoscenza del fatto. È accaduto prima delle festività natalizie quando è mancata l'energia elettrica nelle località di Martignon, Comugne a Prmaggiore e San Biagio di Cinto Caomaggiore. Le tre aree, raccoglierebbero infatti l'energia elettrica dallo stesso punto. Alle 8 del mattino diverse abitazioni ed attività commerciali sono rimaste al buio. In molti hanno pensato ad un guasto, altri invece ad un black out molto più imponente. È bastato qualche veloce telefonata per scoprire che l'area era circoscritta alle tre località. Cosa era accaduto lo hanno scoperto solo poco più tardi i tecnici accorsi sul posto, che hanno rinvenuto un ritrovato "spezzato" della linea di Pramaggiore. Si presentava sflicciato penzolante alle due estremità. L'area interessata è in aperta campagna e qualcuno sarebbe stato testimone del fatto. Due le persone che si trovavno in quel momento a caccia nella zona. Potrebbero essere arrivati da lontano secondo le testimonianze raccolte dalle forze dell'ordine, in base alla targa dell'auto. Una becaccia in quel momento stava sorvolando il cielo soprastante, proprio nelle vicinanze della linea elettrica. Un cacciatore avrebbe quindi mirato nel tentativo di abbattere il volatile. La mira però non deve essere stata delle più precise ed il colpo è finito sul cavo tranciandolo. I due accortisi di quanto era accaduto si sono subito allontanati.
Solo dopo quattro ore, a mezzogiorno, la linea è stata ripristinata. Sul posto le forze di Polizia che hanno raccolto alcune informazioni e rilevato il danno. I due cacciatori potrebbero essere incriminati per interruzione di servizio pubblico, qualora venissero rintracciati.
Marco Corazza
(Il Gazzettino)

14 gennaio

Cacciatore ferisce un agente
PORTO TOLLE - Alla vista degli agenti ha perso la testa. E la reazione del cacciatore che a Boccasette è stato individuato da una pattuglia della Polizia provinciale insieme ad altri tre compagni mentre adoperava richiami elettroacustici vietati dalla legge, per poco non ha rischiato di trasformarsi in un grave episodio di resistenza a pubblico ufficiale.
Era mattina inoltrata quando è scattata l'operazione dei vigili della Provincia. In sette hanno circondato un'area al cui interno quattro cacciatori - due locali e due riminesi - stavano facendo "cantare" a tutto spiano i famigerati dispositivi che richiamano le anatre a tiro di doppietta. La caccia grossa degli uomini del comando diretto dal capo della Vigilanza di Palazzo Celio, Monica Attolini, ha dato subito i frutti sperati. Vano il tentativo dei quattro di occultare il materiale usato per la violazione alle norme venatorie. A tutti sono stati sequestrati i fucili, oltre a due richiami acustici, agli amplificatori e alle cosiddette trombe che allargano il raggio di azione dei richiami. L'impiego di questi dispositivi è punito con un'ammenda, ma viene anche comunicato alla Procura della Repubblica per la rilevanza penale.Ma è stato nel momento di farsi consegnare il materiale che uno dei cacciatori ha reagito ferendo un agente a una mano. Una contusione leggera con una prognosi di otto giorni sufficienti, però, a far stendere un verbale a carico del cacciatore responsabile dell'accaduto: resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e occultamento di materiale da sequestrare.
Franco Pavan
(Il Gazzettino)

Cacciatore ferito a Monte Pinu
L'uomo è stato soccorso da un elicottero dei vigili del fuoco
MONTE PINU. Un cacciatore di Olbia, Antonio Palitta di sessant'anni, è scivolato sulle rocce umide mentre, poco dopo le 13 di ieri, stava lasciando una panoramica ma impervia postazione di tiro per raggiungere i compagni di caccia al cinghiale. Nell'incidente, accaduto a Riu Toltu, sulle alture di Muddizza Piana, l'uomo si è distorto la caviglia sinistra, ed in suo soccorso sono arrivati gli amici di battuta, che hanno sentito le grida di aiuto. Il problema, però, era la zona in cui era accaduto l'incidente e si trovava, immobilizzato, lo sfortunato cacciatore. In pratica si trattava di un picco irraggiungibile per qualunque mezzo terrestre, anche perchè per raggiungere la zona è necessario percorrere sentieri che attraversano una boscaglia fittissima. Gli uomini del Safi (il soccorso alpino e speleo fluviale) in forza al distaccamento dei vigili del fuoco di Olbia, hanno raggiunto il cacciatore in poco meno di mezz'ora e lo ha preparato per il recupero con il verricello di un elicottero, fatto intervenire dalla base di Alghero. Antonio Palitta, poco dopo le tre del pomeriggio, è stato affidato dai vigili del fuoco ai sanitari del servizio 118 che aspettavano sull'ambulanza che stazionava nella stradina di Muddizza Piana. Il ferito, una volta accompagnato in ospedale, è stato sottoposto ad accertamenti radiologici che hanno evidenziato una brutta distorsione alla caviglia, un trauma che i medici ritengono guaribile in una ventina di giorni di cure.
(La Nuova Sardegna)

Colpito all'occhio da un pallino durante una battuta di caccia
NUORO. Un discreto numero di tordi gli si è parato davanti mentre era impegnato in una battuta di caccia insieme ad altri tre amici. Erano le 9 di ieri quando Salvatore Carboni, 42 anni, di Cagliari, immerso nel verde di Caparedda, sulla strada provinciale 129, a quattordici chilometri da Nuoro, ha cominciato a sparare contro quel gruppetto di potenziali prede. Ma un pallino di rimbalzo gli ha colpito la parte esterna dell'occhio sinistro. Solo per un miracolo e per qualche millimetro non gli ha leso la cornea. «Non so da quale fucile è stato esploso» riferirà qualche ora dopo al pronto soccorso di Nuoro. A sparare, infatti, in quel momento, erano lui e i suoi compagni. Una ristretta compagnia di amici cagliaritani che amano, evidentemente, spostarsi nelle campagne barbaricine per trascorrere una piacevole domenica di caccia. E così la giornata era iniziata anche ieri mattina. Di buon'ora i quattro si erano messi in viaggio dal capoluogo sardo. Poi, giunti nella località di Caparedda, ad appena quattordici chilometri da Nuoro, nelle campagne vicino alla provinciale 129, hanno iniziato la loro battuta di caccia al tordo. Il fattaccio accade alle 9. I quattro compagni di caccia sparano tutti in direzione di un gruppetto di potenziali prede. Ma un pallino di rimbalzo raggiunge Salvatore Carboni all'esterno dell'occhio sinistro. Qualche millimetro più in là e gli avrebbe leso la cornea. L'uomo viene portato al San Francesco di Nuoro. I medici, dopo le analisi, constatano con piacere che il pallino non era rimasto conficcato nell'occhio e rimandano Carboni a casa. (v.g.)
(La Nuova Sardegna

 

15 gennaio

incidente di caccia ieri mattina a Sermoneta, il giovane è grave ma non in pericolo di vita
Spara, sbaglia e ferisce il figlio
Pallini al collo, al torace e all'addome: il ragazzo è stato operato
di GIOVANNI DEL GIACCIO
Si è accasciato a terra e ha cominciato a urlare, il padre per primo e gli altri amici che erano lì si sono immediatamente accorti che era stato ferito. Un incidente di caccia, un colpo partito perché l'uomo è stato "tradito" dal rumore e dal movimento dietro a dei cespugli, e che fortunatamente non ha avuto gravi conseguenze. Di certo quella battuta per portare a casa qualche tordo non la dimenticheranno Daniele Ruzza, 20 anni, e il papà che gli ha sparato involontariamente. E' stato lui stesso a caricare in spalla il ragazzo ferito, a chiedere aiuto agli altri cacciatori e quindi a chiamare il 118. Il ragazzo perdeva sangue e i successivi accertamenti hanno verificato che i "pallini" della cartuccia da caccia l'hanno raggiunto al collo, al torace, all'addome, alla mano e alla coscia sinistra. Poteva andare molto peggio, non c'è dubbio, questa è la prima considerazione che hanno fatto già nella zona di caccia i partecipanti alla battuta. Un'area di montagna in zona Furchiavecchia nei pressi di Sermoneta, un luogo abitualmente frequentato dai cacciatori che approfittando di belle giornate come quella di ieri escono per seguire la loro passione. Un'uscita che ha rischiato di trasformarsi in tragedia, bastava che i pallini fossero sparati da più vicino e arrivassero a organi vitali per trovarsi di fronte all'ennesimo episodio drammatico. Erano circa le 10.30 quando è partito il colpo che ha raggiunto il giovane, subito dopo è stato chiamato il 118 e dalla centrale dell'Ares di Latina è stata inviata un'eliambulanza che ha trasportato il paziente all'ospedale "Santa Maria Goretti". Al dipartimento di emergenza i sanitari hanno valutato la situazione e chiesto le consulenze di rito, il giovane parlava e le condizioni generali erano buone ma le ferite erano diverse, c'era la necessità di approfondire il caso. Nel pomeriggio di ieri, comunque, il ragazzo è stato sottoposto a un intervento chirurgico perché parte dei pallini sono entrati nell'addome e quindi si doveva valutare meglio la situazione. La prognosi era riservata, anche se il ragazzo non era in pericolo di vita. Sull'episodio hanno comunque aperto un'indagine i carabinieri per ricostruire meglio la dinamica dell'accaduto, anche se restano pochi dubbi sull'incidente.
(Il Messaggero)

23 gennaio

L'allarme è stato dato da un amico, anche lui colpito di striscio da un colpo d'arma da fuoco
Cacciatore ucciso. È giallo
Trigoria: il cadavere di Andrea Giardiello era in un bosco
Il cadavere è stato trovato ieri sera: deve ancora essere stabilito come e perché l'uomo, un trentaduenne con un vecchissimo precedente per ricettazione, sia stato ucciso. È accaduto poco prima delle otto, alla fine di via Falerna, a Trigoria, non lontano dai campi sportivi. In un bosco. Gli uomini della Squadra mobile sono arrivati a Trigoria dopo aver ricevuto la telefonata di un amico della vittima: «Eravamo a caccia, ci hanno sparato». Giunti sul posto, accanto al corpo di Andrea Giardiello, colpito da un proiettile all'addome, c'era un cinghiale morto. «Andavamo a caccia e ho sentito degli spari, sono scappato subito, poi sono tornato e ho visto che Andrea era stato colpito a morte». La versione dell'amico della vittima sarà comunque esaminata con la massima cura nelle prossime ore, quando gli agenti torneranno nel bosco di Trigoria alla ricerca di altri elementi utili alle indagine. Al momento il reato è «omicidio colposo». Come e perché Andrea Giardiello sia stato ucciso, è ancora da capire.
Di certo, il ragazzo che era con lui nel momento dell'omicidio è stato ferito a un gluteo: dopo la fuga, dice di aver immediatamente chiamato la polizia e di essere tornato nel bosco poco dopo, per cercare il compagno di caccia. Giunto alla fine di via Falerna è entrato nel bosco, tornato sul luogo da cui era fuggito: ed è in quel momento che ha visto il cadavere dell'amico.
Pochi minuti più tardi, l'arrivo della polizia e delle ambulanze. Se per Andrea Giardiello non c'era più nulla da fare, per il suo amico il lavoro dei medici è stato semplice: medicato senza difficoltà sull'ambulanza, è stato accompagnato poco dopo al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Eugenio, e quasi subito è stato dimesso.
Le indagini, come detto, vanno avanti sull'ipotesi di omicidio colposo. Gli inquirenti, dopo il primo sopralluogo di ieri sera, escludevano che l'accaduto fosse in qualche modo collegabile con episodi di bracconaggio. Allo stesso modo, il fatto che la vittima avesse avuto, molto tempo fa, dei problemi con la giustizia, non sembra in alcun modo indicativo. E allora, chi e perché ha ucciso Andrea Giardiello? Tutto può essere classificato come «incidente di caccia?». Stamani la polizia tornerà nel bosco di Trigoria, ed è probabile che riascolterà il ragazzo che ha accompagnato la vittima nella battuta di caccia.
(Corriere della Sera)Torna Su

Il ferito è ricoverato al Sant'Eugenio, non è grave: «All'improvviso ho sentito degli spari e una fitta, ma non ho visto nessuno»
Caccia al cinghiale tragica: un morto e un ferito
Trigoria: la vittima, 35 anni, era in un boschetto accanto alla carcassa dell'animale
di MARCO DE RISI e PAOLA VUOLO
E' stato ucciso nelle campagne di Trigoria durante una battuta di caccia, probabilmente per errore. La vittima, Andrea Giardiello, 35 anni, era in compagnia di un amico, Stefano Matta, 37 anni. Chi ha sparato ha colpito, forse, anche lui ai glutei. Accanto al corpo di Andrea Giardiello c'era la carcassa di un cinghiale di 70 chili.
Cosa è successo? Il ferito, trasportato al Sant'Eugenio ha raccontato una versione che gli inquirenti stanno verificando: «Eravamo andati a caccia, all'improvviso ho sentito degli spari e una fitta, non ho visto nessuno». Un racconto confuso, che lascia perplessi gli investigatori.
Secondo una prima ricostruzione Stefano Matta e Andrea Giardiello ieri pomeriggio sono arrivati fino in via Falerna per una battuta di caccia al cinghiale. L'incidente è avvenuto dopo le 19, alle 19.45 Stefano Matta chiama col cellulare il 113: «Correte, sono in un bosco, mi hanno ferito, non so dire di preciso dove mi trovo».
Gli investigatori della Mobile, guidati dal dirigente della sezione omicidi, Eugenio Ferraro, hanno trovato il corpo di Andrea Giardiello ai piedi di un albero, vicino alla carcassa del cinghiale, Stefano Matta era un po' più distante, nel terreno c'era anche il binocolo che gli amici avevano usato per avvistare l'animale.
Chi ha sparato? E' possibile che a premere il grilletto del fucile siano stati altri cacciatori, che hanno mirato al cinghiale e hanno colpito per errore pure Andrea Giardiello e Stefano Matta. Una raffica di pallettoni partiti dal buio. Se così è andata le ipotesi sono, che chi ha premuto il grilletto può averlo fatto perché ha visto il cinghiale caricare i due cacciatori e voleva salvarli uccidendo l'animale, oppure che ha puntato al cinghiale, ma con il buio che c'era ha sbagliato la mira. Gli inquirenti non escludono però che a sparare per sbaglio all'amico possa essere stato anche Stefano Matta: magari gli è sfuggito un colpo dopo essere stato ferito da altri cacciatori. L'uomo, quando ha avvisato il 113 era in stato confusionale.
I risultati degli esami balistici potranno chiarire il tipo di arma che ha sparato e dei proiettili che hanno ucciso Andrea Giardiello e ferito Stefano Matta
Sono solo ipotesi, oggi gli inquirenti effettueranno di nuovo un sopralluogo nella zona.
Il luogo dove è avvenuto l'incidente è isolato, la polizia cerca anche l'auto con cui i due amici romani sono arrivati fino a Trigoria.
Stefano Matta è ferito lievemente, e ieri notte, dopo le medicazioni al Sant'Eugenio è stato portato in Questura dove è stato interrogato a lungo. Il magistrato sta valutando la sua posizione.
Per gli inquirenti il suo, è un racconto pieno di lacune, forse per via dello choc, l'uomo non è riuscito a dare una ricostruzione precisa di cosa sia veramente accaduto nel bosco. Erano da soli? Se c'erano altri, perché sono scappati dopo avere sparato senza soccorrere gli amici? Avevano già capito di avere colpito qualcuno?
Andrea Giardiello è stato colpito a morte ad un fianco. Per soccorrere il ferito e spostare il corpo, sono intervenuti anche i vigili del fuoco. Il luogo dell'incidente è difficile da raggiungere, e i cacciatori avevano attraversato anche un ruscello. La polizia e i pompieri hanno impiegato molto tempo per raggiungere l'altra sponda dove si trovavano la vittima e il ferito.
(Il Messaggero)

«Le battute si fanno anche in singolo, fino al tramonto»
E' perplesso Marco Ciarafoni, presidente del consiglio nazionale dell'Arci caccia, sull'incidente avvenuto a Trigoria. «Le notizie che stanno trapelando sono frammentarie e non permettono di capire bene cosa sia successo. In teoria è tutto possibile perché nel Lazio la caccia al cinghiale è aperta, perché è possibile nei nostri territori effettuare la battuta anche "in singolo". Certo, è strano che ci siano un morto e un ferito. Detta così la storia sembra che i due si siano sparati tra di loro ma chissà, magari c'era anche una terza persona. Speriamo comunque che gli investigatori arrivino presto a sciogliere ogni dubbio».
La caccia al cinghiale nella provincia di Roma è stata aperta il due novembre e si chiuderà il 30 gennaio. Il cinghiale viene cacciato da squadre formate da un minimo di 25 cacciatori fino a un massimo di 60. Rispetto al regolamento della Provincia, c'è però quello della Regione che non esclude esplicitamente la caccia "in singolo" anche se questa evenienza dovrebbe essere solo casuale e non una battuta organizzata. In ogni caso la caccia deve terminare al tramonto e quindi sarà molto importante risalire all'ora della sparatoria.
La regolamentazione della battuta in squadra è molto rigida proprio per evitare incidenti gravi. Ogni squadra ha un responsabile che all'inizio della stagione venatoria indica alla Provincia l'elenco dei cacciatori iscritti. Sempre il caposquadra deve segnalare la zona di caccia con un cartello "attenzione, è in corso una battuta di caccia al cinghiale". Ogni partecipante deve indossare un giubbino ben visibile e si deve disporre nelle postazioni rispettando le linee di tiro. M.Gi.
(Il Messaggero)

Pula. Cacciatore ferito all'addome
Un altro colto da malore in montagna
Un cacciatore di Pula, Giancarlo Corsale di 62 anni, è rimasto ferito all'addome mentre era impegnato in una battuta nelle montagne di Sa Perda Tunda. L'uomo è stato soccorso dai suoi stessi compagni e accompagnato all'ospedale Marino di Cagliari dove è stato ricoverato per una ferita all'addome, pare provocata dalle schegge di una roccia colpita accidentalmente dalla fucilata esplosa dallo stesso Corsale. L'uomo è ora ricoverato in prognosi riservata ma non dovrebbe correre alcun pericolo. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della stazione di Pula che dovranno ora ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente. I militari, probabilmente sentiranno le testimonianze di altri cacciatori e dello stesso ferito. Sempre ieri ma nelle montagne di Domus de Maria, un altro incidente di caccia. Antonino Argiolas di 67 anni si è sentito male dopo aver raggiunto la zona di Monte Maria. Forse il freddo intenso del primo mattino e la fatica per la lunga camminata in una zona scoscesa hanno affaticato eccessivamente il cuore.
A lanciare la richiesta d'aiuto è stato un figlio, ma i soccorsi con l'elicottero della Polizia (non munito di verricello) sono stati bloccati. In montagna si è invece recata una pattuglia della forestale di Teulada che ha accompagnato a valle il poveretto dove l'attendeva un'ambulanza del 118. Argiolas è stato ricoverato al l'ospedale Brotzu. A. PI.
(L'Unione Sarda)

 

 

24 gennaio

«Mio marito - dice - da anni era cardiopatico Ieri mattina mi sono svegliata presto e non l'ho trovato a casa. Mi sono preoccupata e sono andata a cercarlo nella campagna»
di MARCO DE RISI e PAOLA VUOLO
Un drammatico equivoco: Andrea Giardiello, 35 anni, sarebbe stato ucciso e l'amico Stefano Matta, di 37, ferito da un pastore durante una battuta di caccia al cinghiale. Il pastore li avrebbe scambiati per ladri di bestiame e quando si è accorto di quello che aveva fatto è morto anche lui d'infarto. E' questa l'ipotesi che gli investigatori della Mobile ritengono più probabile per svelare il giallo del bosco di Trigoria. Il corpo del pastore, Nello Corsi, 60 anni, è stato trovato ieri nel primo pomeriggio a circa un chilometro di distanza dal punto dove Andrea Giardiello è stato ucciso: l'uomo aveva accanto un fucile e una cartuccia esplosa in tasca.
Domenica sera Nello Corsi esce di casa armato di fucile, ha sentito il cane abbaiare e crede di avere visto qualcuno aggirarsi nei paraggi. Sospetta che si tratti dei ladri che già altre volte gli hanno rubato del bestiame. Questo è quello che racconta la moglie del pastore. Secondo la ricostruzione degli inquirenti potrebbe essere accaduto che Nello Corsi sia arrivato da via Strampelli, dove abita, fino alla radura dove sono appostati Andrea e Stefano, proprio mentre i due bracconieri (in questa zona è vietata la caccia), sono piegati vicino alla carcassa del cinghiale che hanno appena ucciso. E' possibile che col buio Nello Corsi non abbia visto che l'animale morto era un cinghiale, e abbia creduto che i due stessero portandosi via magari una sua pecora. Ha sparato, probabilmente solo per spaventare i presunti ladri di bestiame, ma ha sbagliato la mira: i pallini hanno colpito a morte al petto Andrea e ferito Stefano al gluteo. Nello Corsi ha capito l'errore quando ha sentito le urla di Stefano ed è scappato, ma il suo cuore malato non ha retto ed è morto prima di potere arrivare a casa. Lo ha trovato ieri la moglie, a circa 800 metri da casa, morto, secondo un primo esame superficiale del medico legale Giorgio Bolino, non più tardi delle 22 di domenica sera.
Stefano Matta ha chiamato il 113 alle 19.45 per chiedere aiuto, ai poliziotti ha detto di essere ferito e di non sapere con precisione in che punto del bosco si trovava. Agli agenti della Mobile guidati dal capo, Alberto Intini, e dal dirigente della omicidi, Eugenio Ferraro, Stefano Matta ha fatto un racconto lacunoso su come erano andate le cose. Ha detto di avere sentito uno sparo e poi la fitta, ha negato di avere un fucile, ma poi ha ammesso di avere buttato via l'arma nella boscaglia. Gli inquirenti in un primo momento ritengono che Andrea Giardiello è stato ucciso per sbaglio da altri cacciatori, e non escludono neppure un incidente tra i due amici. Ma la scoperta del corpo di Nello Corsi dà una nuova svolta alle indagini.
Gli inquirenti hanno eseguito un altro sopralluogo nel bosco di Trigoria per cercare il fucile gettato via dal cacciatore. Gli inquirenti stanno indagando anche per capire se in passato il pastore aveva già avuto a che fare con i due bracconieri.
(Il Messaggero)
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26 gennaio

 

Pulisce il fucile, parte un colpo e muore
Cerveteri: l'uomo non si è accorto che era carico. E' stato ferito in pieno petto
di GIANNI PALMIERI
Stava pulendo la sua carabina per recarsi domenica prossima a caccia con gli amici. Una passione che coltivava da anni, così come tanti ragazzi di Cerveteri cresciuti nelle zone di campagna. Ma non sapeva che ad attenderlo c'era un tragico destino, ancora più beffardo per un esperto di armi. E' finita per un banale incidente, in un gelido pomeriggio, la vita di Giampiero Folli, 30 anni, rimasto ucciso da un colpo partito accidentalmente dal suo fucile.
Teatro della drammatica vicenda è stata la casa rurale nella frazione delle Due Casette dove l'uomo viveva insieme ai genitori, a un fratello e a una sorella. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, attorno alle 16,30 Giampiero Folli si è recato nel deposito attiguo alla casa dove custodiva le armi da caccia. Una scena che i familiari avevano visto decine di volte, conoscendo la sua passione per l'arte venatoria e la particolare cura nel preparare ogni uscita. Era considerato da tutti un esperto nel maneggiare carabine e fucili, dunque nessuno si preoccupava più di tanto per questo suo hobby.
Ma ieri pomeriggio qualcosa è andato per il verso sbagliato, gettando nel dolore una famiglia. Il trentenne ha iniziato a pulire il grilletto senza accorgersi probabilmente che un colpo era ancora in canna. Una disattenzione che gli è stata fatale. Forse l'arma gli è scivolata dalle mani e un proiettile lo ha centrato in pieno petto, lasciandolo agonizzante e sanguinante sul pavimento della baracca. Senza nemmeno la forza di urlare, con lo sterno squarciato dal colpo.
Il primo ad accorrere nel deposito è stato il fratello, allarmato dal fragore della fucilata, che lo ha immediatamente soccorso. Ma, nonostante il tentativo dei parenti di tamponare la ferita e il tempestivo arrivo dell'ambulanza, dopo pochi minuti il cuore di Giampiero Folli ha cessato di battere per la straziante disperazione dei familiari, distrutti dal dolore.
Nella frazione delle Due Casette la vicenda ha destato sgomento, Giampiero Folli era noto per essere uno di buona famiglia, sempre pronto a rimboccarsi le maniche, che proprio di recente aveva ottenuto un importante posto di lavoro. Alla fine del mese, infatti, sarebbe stato assunto come autista dalla Croce rossa, potendo dunque ottenere una sistemazione economica adeguata e sposare finalmente la sua fidanzata. Sogni e speranze di una vita serena, circondato dall'affetto di chi gli voleva bene, che un assurdo incidente ha spezzato per sempre.
Sulla dinamica dei fatti i carabinieri non sembrano avere particolari dubbi, la fatalità e niente altro si celano dietro la morte di un uomo di appena 30 anni. Nelle prossime ore si saprà se i magistrati del tribunale di Civitavecchia riterranno necessario che venga effettuata l'autopsia presso la sala mortuaria del cimitero di Ladispoli.
(Il Messaggero)Torna Su

LAVENONE. In località Piazzole
Parte colpo di pistola Ferito all'inguine cacciatore di Provaglio
Insolito, quanto drammatico, incidente di caccia ieri mattina in località Piazzole sulle montagne di Lavenone in Valsabbia.
Michele, operaio trentaduenne di Provaglio Valsabbia, che si trovava in compagnia di due amici, è stato raggiunto all'altezza dell'inguine da un proiettile calibro 32, partito accidentalmente da un'arma legalmente detenuta, che teneva agganciata alla cintura dei pantaloni.
Fotunatamente il proiettile, di piccolo calibro, non ha reciso la vena femorale, altrimenti l'uomo sarebbe morto per dissanguamento in pochi minuti.
L'allarme al «118» lo hanno dato due compagni di caccia, che abitano a Vobarno e Sabbio Chiese. Hanno tamponato la ferita sino all'arrivo dell'eliambulanza, atterrata pochi minuti dopo le nove. Nonostante non fosse ferito gravemente, la sala operativa ha deciso di far intervenire l'elicottero, essendo la zona difficilmente raggiungibile con le autolettighe.
In ospedale, al Civile di Brescia, il cacciatore valsabbino è stato giudicato guaribile in un mese.
Ma il cacciatore rischia ora una denuncia da parte dei carabinieri. E' infatti vietato in questo periodo dell'anno cacciare al di fuori degli appostamenti fissi (i capanni) e oltretutto quando ci si muove pistole (usate raramente) e fucili non possono essere caricati e la canna dell'arma deve essere puntata verso terra. Una disattenzione che ha portato l'uomo in ospedale e gli farà avere problemi con la giustizia. Indagano i carabinieri di Idro e di Salò.
f.mo.
(BresciaOggi)

 

27 gennaio

Mille euro di multa a tre cacciatori
Mille euro di multa a tre giovani di Fiuggi sono stati multati dalla forestale a Porciano nel comune di Ferentino per non aver rispettato le regole sulla caccia al cinghiale emanate dalla Provincia. Altre 10 multe da 150 euro sono state invece effettuate perché i cacciatori non avevano segnalato nel libretto settimanale di caccia, che deve essere timbrato massimo tre volte a settimana.
(Il Messaggero)
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28 gennaio

 

Canale Monterano
Battuta di caccia: generale rischia di perdere l'unico occhio rimasto
Due colpi in rapida successione, uno che accidentalmente finisce in faccia al generale e così una battuta di caccia nella riserva naturale di Canale Monterano rischia di trasformarsi in tragedia. E' successo tutto l'altro pomeriggio tra le province di Roma e Viterbo e la vittima è un militare illustre, il generale di divisione dei carabinieri Umberto Rocca, 64 anni, medaglia d'oro al valor militare, direttore del Museo Storico dell'Arma, adesso ricoverato all'ospedale Sant'Andrea, nella Capitale, col rischio ancora incombente di perdere un occhio.
Il generale è noto per avere preso parte il 5 giugno del 1975 ad Acqui Terme al conflitto a fuoco con il gruppo di brigatisti che avevano rapito un imprenditore del Nord e nel quale rimase uccisa Mara Cagol, la compagna di uno degli uomini storici delle Br, Renato Curcio. Un episodio drammatico nel quale il generale Rocca rimase mutilato a causa del lancio contro di lui di una bomba a mano da parte dei sequestratori. Ora - a distanza di più di trent'anni da quel fatto per il quale Rocca, all'epoca tenente, fu insignito della medaglia d'oro - una nuova tragedia, questa volta per un banale incidente, ha colpito il militare. E proprio per la personalità in questione, la notizia è filtrata ieri pomeriggio dal massimo riserbo imposto da chi ha indagato sull'accaduto. Si sa che è successo tutto intorno alle 15 di giovedì mentre il generale era impegnato con un gruppetto di amici in una battuta all'interno della riserva. Non è ancora ben chiara la dinamica dell'accaduto: si sa solo che all'improvviso dal fucile di una delle persone che erano col generale sono partiti due colpi. Forse chi ha sparato non si è accorto della presenza nelle immediate vicinanze dell'amico generale, forse uno spostamento brusco di Rocca ha tradito colui che in quel momento imbracciava il fucile per stanare una animale.
G.Mar.
(Il Messaggero)

Incidente di caccia a Verghereto
Incidente di caccia nel tardo pomeriggio di oggi nella zona di Canili, al confine tra Emilia Romagna e Toscana.
Un giovane cacciatore, durante una battuta al cinghiale, è rimasto ferito per un colpo accidentale all'addome, e i soccorsi sono stati resi particolarmente complessi dal fatto che il ragazzo si trovava in un canalone difficile da raggiungere.
Il primo ad arrivare sul posto è stato l'elicottero del 118, ma si è reso necessario anche l'intervento dell'elisoccorso dei Vigili del Fuoco di Arezzo, che hanno calato sul posto un esperto del reparto Speleo-Alpino-Fluviale SAF e lo stesso medico del 118.
Il ragazzo, che era cosciente, ha ricevuto sul posto le prime cure, ed è stato poi trasportato al San Donato. In apparenza le sue non sembrano particolarmente gravi.
(Arezzo Notizie Web)

Caccia grossa al vicino di casa: gli spara all'auto, denunciato
Non gli bastava andare a caccia del cinghiale, ieri una battuta di caccia l'ha fatta contro il vicino con cui stava litigando da tempo. E' successo a San Martino in Campo. Un colpo di fucile è partito l'altro pomeriggio nelle campagne. A sparare un cacciatore contro un'auto il cui conducente, illeso, ha chiamato la polizia che ha identificato e denunciato lo sparatore.
Si tratta di un piccolo imprenditore della zona, di 66 anni, al quale la polizia ha anche sequestrato numerosi fucili da caccia che teneva in casa con regolare denuncia. L'altro protagonista della vicenda che poteva finire in tragedia è un imbianchino di 56 anni. I due - ha accertato la polizia - in passato avevano avuto frequenti litigi anche per motivi di lavoro.
L' imbianchino verso le 18 dell'altra sera stava percorrendo da solo in auto una strada sterrata di campagna, quando ha sentito uno sparo ed il rumore dei pallini che cadevano attorno alla vettura. Ha raccontato di essersi girato e di avere visto l' uomo che gli aveva sparato (da lui conosciuto) che gli puntava minacciosamente il fucile contro. È allora ripartito a tutta velocità e poi ha telefonato al 113.
Gli agenti della volante sono andati a casa del presunto sparatore il quale ha detto di essere stato a caccia, ma ha negato di avere sparato. Gli sono stati sequestrati tutti i fucili da caccia ed è stato denunciato per minacce e tentativo di lesioni. Sono in corso altre indagini per appurare quanto accaduto.
(Il Messaggero)

 

 

 

 

29 gennaio

MONTEROMANO (VITERBO)
(ANSA) - MONTEROMANO (VITERBO), 29 GEN Ucciso per errore un cacciatore durante una battuta al cinghiale nelle campagne di Monteromano, in provincia di Viterbo. L'incidente si è verificato oggi, pochi minuti prima di mezzogiorno, all'interno di una boscaglia in località Rocca Respampani. Le generalità della vittima e del compagno di caccia che lo ha colpito con una fucilata non sono state ancora rese note. Le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia di Ronciglione. (ANSA).
(AnsaWeb)

Arezzo
IL FATTO
Grave 20enne colpito a caccia
Un pallettone per la caccia al cinghiale lo ha colpito di rimbalzo. Il ferito cade nel canale. Raggiunto dal medico 118 e issato fino all'elicottero
AREZZO, 29 GENNAIO 2006 - A tradirlo è stato l'ultimo pallettone. Un pallettone impazzito, che invece di colpire il cinghiale ha disegnato una traiettoria da biliardo: ha colpito un ostacolo e sul rimbalzo gli è finito nell'addome. Ora è grave in ospedale. La sua stagione di caccia è finita lì, qualche ora prima del previsto. Per lui e per i suoi compagni di battitura. Un gruppo compatto, una squadra che era partita la mattina presto da Alfero, dal versante romagnolo della Valtiberina.
All'alba, al bar ci dicono stavolta di non averli neanche visti passare. Tra gli altri anche lui: Andrea, un ragazzone di 26 anni, con la passione della caccia e della natura. La natura selvaggia al confine tra la Toscana e la Romagna, tra la nostra provincia e quella di Cesena. Lì, su un crinale che solo pochi esperti saprebbero attribuire ad una regione piuttosto che ad un'altra. Intorno alle 16 l'avvistamento, la sagoma scura di un cinghiale. Partono i colpi, gelosamente custoditi fino a quel momento.
Uno rimbalza fino ad Andrea, che si accascia. Dal cellulare di uno degli amici parte l'allarme. L'allarme ai carabinieri di Verghereto e soprattutto al 118. Sul posto si fiondano due ambulanze. Ma il ferito è nel pieno della vegetazione, in fondo ad un canalone. Il medico lo raggiunge e gli presta le prime cure. Ma per completare l'intervento c'è bisogno di altro. Sul posto arrivano sia il Pegaso che l'elicottero dei Vigili del Fuoco.
A bordo due piloti e due specialisti di soccorso speleologico, alpino e fluviale. Si calano fino al canalone con una barella ad hoc: si chiama Everest, che può inglobare il ferito. Intanto dall'elicottero cala il verricello, che viene agganciato alla barella. Per qualche secondo la sagoma ondeggia nell'aria, sullo sfondo dello sperone di roccia delle colline dietro, simile alla Balze del Valdarno. A bordo sale anche il medico, l'elicottero punta l'ospedale di Arezzo, dove il ferito viene immediatamente soccorso. E' lucido, scambia anche in volo qualche parola con i suoi soccorritori. Il colpo, entrato nell'addome, gli ha sfiorato il fegato. La prognosi è riservata, il pericolo è quello di un'emorragia ma non sembra in pericolo di vita. «E' successo qualcosa ma non vi preoccupate: aspettateci». Invito inutile, per Alfero è una giornata campale. L'ultima, maledetta giornata di caccia.
Mario Aldinucci e Alberto Pierini
(La Nazione)

 

30 gennaio 2006

 

Massimo Baldesi, 57 anni, presidente dell'As Roma Ciclismo, è morto dopo essere stato raggiunto da un proiettile rimbalzato su una pietra
Ucciso durante una battuta al cinghiale
Monteromano, imprenditore edile colpito al cuore da un colpo sparato da un compagno
Ucciso durante una battuta di caccia al cinghiale. Colpito al cuore da un proiettile che prima ha trapassato il corpo dell'animale, poi è rimbalzato su un masso per finire tra le costole dell'uomo che si trovava a poca distanza.
Massimo Baldesi, 57 anni, titolare dell'omonima impresa edile a Roma, è morto praticamente sul colpo. Ad ucciderlo, per una tragica e maligna fatalità, un suo compagno di battuta, un avvocato romano.
L'incidente è accaduto ieri mattina poco prima di mezzogiorno in una riserva a Rocca Respampani, una località del comune di Monteromano non molto distante da Tuscania. Un gruppo di sei persone aveva iniziato la caccia al cinghiale alle prime ore dell'alba. Tutto era andato bene ed ormai la battuta volgeva al termine quando è accaduta la tragedia. Uno dei sei, l'avvocato appunto, si vede comparire davanti, all'improvviso, il cinghiale. Prende la mira e spara. Un colpo azzeccato, l'animale è colpito e stramazza al suolo. Ma il proiettile lo trapassa e continua la sua corsa colpendo una grossa pietra e rimbalzando in direzione di Massimo Baldesi che si trova ad una decina di metri. La scheggia passa attraverso due costole e trafigge il cuore. L'imprenditore romano muore praticamente sul colpo.
Viene dato l'allarme mentre il suo compagno di caccia che ha esploso il colpo si dispera. Sul posto, per primi, arrivano i carabinieri a bordo di un fuoristrada visto che le asperità del terreno sono notevoli. Il luogo dove è avvenuto l'incidente si trova in una zona molto suggestiva, a ridosso del poligono militare di Monteromano, caratterizzata da forre e canaloni. Un terreno reso ancora più impervio dalla pioggia di questi giorni.
La magistratura viterbese ha aperto un'inchiesta e il sostituto procuratore, Fabrizio Tucci, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ha disposto per oggi l'autopsia che dovrà contribuire a spiegare la dinamica della tragedia.
G.T.
(Il Messaggero)

Monteromano, vittima un imprenditore. Ha sparato un amico avvocato
Colpo di rimbalzo, cacciatore ucciso
E' il quarto tragico incidente nel mondo delle doppiette in pochi giorni. Tra i feriti un generale dei carabinieri
Tragedia a Monteromano durante una battuta di caccia che vedeva impegnati sei professionisti romani. Un pallettone dopo aver trafitto un cinghiale è andato a infrangersi contro una pietra, da dove è rimbalzata indietro una scheggia che è andata a conficcarsi nel cuore di un altro cacciatore passando nel ristretto spazio tra due costole. È un imprenditore edile romano di 57 anni, Massimo Baldesi, la vittima dell'incidente di caccia. Particolarmente sfortunate, stando alla ricostruzione dei fatti compiuta dai carabinieri della compagnia di Ronciglione, le circostanze che hanno causato la morte dell'uomo in una boscaglia in località Rocca Respampani intorno a mezzogiorno di ieri. Se la scheggia fosse arrivata qualche millimetro sopra o sotto il punto in cui ha colpito l'uomo, la vittima si sarebbe salvata. Invece Baldesi è morto all'istante.
Gli altri cinque componenti della squadra hanno immediatamente dato l'allarme al 118 e ai carabinieri della stazione di Monteromano, ma quando i soccorritori sono giunti sul posto non hanno potuto far altro che constatare il decesso del cacciatore. Dopo i rilievi di rito, il corpo dell'imprenditore è stato trasportato nell'obitorio dell'ospedale Belcolle di Viterbo, dove nelle prossime ore sarà eseguita l'autopsia disposta dal Pm Fabrizio Tucci.
Sotto choc l'avvocato che ha esploso il colpo che ha causato la morte dell'imprenditore romano. Baldesi, imprenditore conosciuto e socio di un noto circolo sportivo, lascia due figli di 25 e 22 anni. I carabinieri nel rapporto al magistrato non ravvisano responsabilità particolari. Insomma, è stata una fatalità che però nel mondo della caccia registra soltanto in gennaio purtroppo altri tre precedenti, nonché il grave ferimento di un generale dei carabinieri.
Paolo Brogi
(Corriere della Sera)

Trepuzzi Finisce nel sangue, nell'agro di Squinzano, una disputa fra due cacciatori
Litigano e spara al rivale
Il feritore, un giovane compaesano, è sparito dalla circolazione Vito Doria è ricoverato in Ortopedia. Guarirà in 15 giorni
TREPUZZI Finisce nel sangue una battuta di caccia fra amici. Un operaio di 41 anni, Vito Doria, di Trepuzzi, è rimasto ferito dalla rosa di pallini esplosa dal fucile di un cacciatore del suo stesso paese, un giovane che dopo il fattaccio si è reso irreperibile. Raggiunto al braccio destro ed al polso della mano sinistra, il ferito è stato accompagnato in ospedale, al pronto soccorso di Campi Salentina, dove ha ricevuto le prime cure ed è stato poi trasferito nel reparto di ortopedia con una prognosi di quindici giorni. Il prologo del ferimento si è registrato attorno alle ore 8 nelle campagne a Nord di Trepuzzi, dove due gruppi di cacciatori erano ad un certo punto entrati in contatto, nel senso, almeno, che si erano ritrovati a cacciare in uno stesso luogo. Tra due di essi, poi rivelatisi essere proprio ferito e sparatore, erano volate parole grosse, e forse anche qualche proposito di vendetta. Vero è che circa un'ora dopo, assieme ai rispettivi amici, i due si sono ritrovati a cacciare in contrada «Caroli», stavolta nel territorio comunale di Squinzano, e puntualmente hanno ripreso a litigare. Dalle parole, però, uno è passato ai fatti, esplodendo la fucilata che ha raggiunto e ferito Vito Doria. Soccorso dai compagni di caccia, l'operaio è stato caricato a bordo di un'auto e, come detto, trasportato in ospedale. Quanto al ferito, vista la piega presa dagli eventi, ha preferito subito cambiare aria se è vero, come è vero, che allorché i carabinieri delle stazioni di Trepuzzi e Squinzano e della Compagnia campiota sono giunti sul posto, di lui non hanno trovato traccia. Le indagini così avviate, hanno poco dopo coinciso con l'interrogatorio del ferito e degli altri cacciatori che in qualche modo avevano assistito sia alla scena del primo litigio che alla sparatoria in contrada «Caroli». A quanto è dato di sapere, in serata gli uomini del capitano Giuseppe Pasquale, comandante dell'Arma di Campi, erano riusciti ad identificare il feritore: come detto si tratta di un giovane trepuzzino, che a tarda sera era però ancora irreperibile. L'uomo, che verrà sicuramente incriminato, rischia l'accusa di tentato omicidio, o nel migliore dei casi, quella di lesioni gravi.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)