Rassegna stampa dicembre 2004

POTENZA: INCIDENTE DI CACCIA, 46ENNE FERITO AD UN OCCHIO

Potenza, 1 dic. - (Adnkronos) - Un incidente di caccia, non grave, e' avvenuto questa mattina ad Albano di Lucania, nel potentino. Un 46.enne e' stato raggiunto al volto da un colpo di fucile caricato a pallini partito inavvertitamente dall'arma di un compagno di caccia. Uno dei pallini e' penetrato nell'orbita dell'occhio e quindi l'uomo, dopo essere stato medicato presso il pronto soccorso dell'ospedale San Carlo di Potenza, e' stato ricoverato nell'unita' operativa di oculistica. La prognosi e' di dieci giorni.

(Agenzia Adnkronos, 1 dicembre ‘04)

 

Nella stanza c'era la moglie che stava preparando la cena, i pallini si sono
dispersi ovunque, ma senza colpire i residenti
Spari alla finestra della cucina
Due colpi di fucile verso la casa di un pensionato che vive a Pescantina
http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Aab.htm
di Alessandra Vaccari
Due colpi sordi in rapida sequenza, un'esplosione che ha prima rotto la
tapparella e poi mandato in frantumi i vetri della cucina. Era l'ora di cena
di martedì a Pescantina, in via Trento 9.
Amelia Zampini, un'anziana pensionata stava preparando la cena per il marito
Mario Isella, 74 anni e per la figlia Carla, 35 anni, impiegata.
S'è vista passare la rosa di pallini ad altezza uomo e le sono tremate le
ginocchia. Ha urlato, chiamato il marito con il cuore in gola, ancora
incapace di capire a quello che era successo.
In cucina s'è precipitato Mario, ex commesso dei supermercati Pam. Ha visto
i vetri per terra: una sola domanda: «Cos'è successo?».
Ma è bastato poco a confermare che s'era trattato di due colpi di fucile da
caccia, esplosi però da una distanza considerevole, almeno una ventina di
metri. La famiglia ha allertato i carabinieri, sul posto sono andati i
militari del Nucleo radiomobile di Peschiera e quelli della stazione di
Pescantina. Sono rimasti fin oltre mezzanotte per catalogare tutti i
frammenti e per ascoltare la testimonianza dei due pensionati.
«Mia moglie era in cucina e stava preparando la cena», racconta ancora
scosso Mario Iselle, «abbiamo sentito i due colpi e un frantumarsi di vetri.
Una grandissima paura, anche perché non sapevamo se ne sarebbero stati
esplosi altri. Non sapevamo che cosa stesse accadendo. Uno mentre è in
cucina a casa sua non pensa che qualcuno gli possa sparare», continua il
pensionato, «abbiamo avuto tantissima paura, chiamato i carabinieri che
adesso stanno facendo le loro indagini. Speriamo che arrivino al colpevole».
Una pista battuta, tra le altre, quella degli screzi, i problemi con
qualcuno, che andrebbero avanti da anni, e che l'anno scorso s'erano
concretizzati con un dispetto pesantuccio, ma non così grave: il taglio di
due alberi di nocciolo nei campi degli Iselle. E qualche giorno fa tra la
signora Iselle e un'altra persona c'era stato un battibecco molto acceso.
Ma poi nessuno dei due aveva presentato denuncia, nè l'aggredito, nè
l'aggressore.
«Non sappiamo chi abbia sparato», spiega Carla, «è chiaro che i sospetti
cadono su chi ci ha già creato problemi, ma non abbiamo certezze, anche
perché chi ha agito ha compiuto un gesto grave. I pallini potevano colpire
qualcuno di noi. E adesso abbiamo paura, perché se i carabinieri non
scopriranno chi è stato, quel gesto potrebbe essere compiuto un'altra volta.
Non si vive bene in questa maniera. Chi avrà più il coraggio di stare
davanti a una finestra a casa nostra? Se l'altra sera qualcuno fosse passato
davanti ai vetri al momento dello sparo, oggi ci sarebbe un morto».
Non sono della stessa idea i carabinieri, che invece ribadiscono che i colpi
non avrebbero potuto essere mortali considerata la distanza da cui sono
stati esplosi, infatti l'ipotesi di reato contro ignoti è di danneggiamento.
In queste ore è stato fatto l'esame Stub ad alcuni residenti, ma anche a
Iselle stesso. Certo è che se domenica queste persone fossero andate a
caccia e si fossero, lavate poco, potrebbero risultare positive all'esame
che rileva presenza di polvere da sparo su epidermide o indumenti. Un vicino
degli Iselle è stato inoltre denunciato per detenzione abusiva di armi non
denunciate. In casa aveva tre fucili da caccia.

(L’Arena, 2 dicembre ’04)

 

 

MONTE S. MARIA TIBERINA
Cacciatore ferito gravemente nella battuta al cinghiale
di SIMONE SANTI
CITTA' DI CASTELLO - Ancora un incidente grave durante una battuta di caccia al cinghiale in Alto Tevere. E un cacciatore di 65 anni è finito al pronto soccorso dell'ospedale di Città di Castello, dopo essere stato colpito da un proiettile. L'uomo è in gravi condizioni, in prognosi riservata.
Il cacciatore tifernate di 65 anni è rimasto ferito durante una battuta di caccia al cinghiale in gruppo in località Mulinello nel Comune di Monte Santa Maria Tiberina.
Adesso l'uomo si trova ricoverato in prognosi riservata presso l'ospedale di Città di Castello. E si attende il risultato di un'operazione, decisa dai medici curanti per salvargli la vita.
Il cacciatore è una persona che veniva considerata nella zona di provata esperienza per questo genere di battute. Insomma era esperto e conosceva molto bene la zona.
Ma il cacciatore tifernate ugualmente è stato raggiunto dal frammento di una pallottola, forse rimbalzata contro una roccia, all'altezza dell'inguine. Il colpo gli ha anche provocato la frattura del bacino.
I medici dell'ospedale di Città di Castello, dopo aver prestato le prime cure d'urgenza, si sono riservati la prognosi ed hanno disposto un intervento chirurgico .
(Il Messaggero, 5 dicembre ‘04)

 

 

Cacciatore di Albese si infortuna sopra Brunate In ospedale dopo la battuta al muflone
ALBESE Si è fortunatamente conclusa con un grosso spavento (e una gamba malconcia) l'avventura di un esperto cacciatore di Albese, Sandro Frigerio, che, nella tarda mattinata di ieri, è scivolato su un sentiero a monte di Brunate, in località San Maurizio. Frigerio, cacciatore di lungo corso, era in quel momento impegnato in una battuta al muflone quando, improvvisamente, è caduto a terra, lesionandosi una caviglia. I compagni di caccia che in quel momento erano con lui hanno subito attivato la macchina dei soccorsi, aiutata dall'intervento determinante dei residenti della zona, che si sono prodigati per prestare le prime cure all'infortunato. I soccorritori del soccorso alpino e della croce rossa hanno successivamente provveduto ad accompagnare il ferito all'ospedale.
(La Provincia di Como, 6 dicembre ‘04)

 

 

Incidente di caccia
Un cacciatore di Sanluri (CA), Paolo Cirronis (46 anni), si è accidentalmente sparato ad un piede lo scorso 5 dicembre mentre cercava di scavalcare una recinzione nelle campagne di Irgoli (NU). Soccorso dai compagni di battuta, è stato trasportato all'ospedale di Nuoro. 15 giorni di prognosi.
(Il Giornale di Sardegna, 8 dicembre ‘04)

 

 

IMMOBILE VICINO AL CACCIATORE ESANIME
Il setter con il 'biper' fa ritrovare il padrone morto per infarto
Cacciatore cade al suolo colto da infarto ed il suo affezionato cane "in ferma" accanto al morente fa azionare il 'biper' e richiama i soccorritori. Così è venuto a mancare Livio Peruzzi, 79 anni, di Paderno del Grappa, uomo simbolo dell'attività venatoria nella Pedemontana.
Ieri mattina nella zona delle "motte di Paderno" vicino alla baita degli alpini, Livio Peruzzi, come da quasi cinquant'anni, alle 7,30, aveva imbracciato il suo vecchio fucile e preso al guizaglio il cane setter, 11 anni, ed era andato a cacciare insieme ad un amico. Giunti sul posto scelto poco prima delle 8, si erano poi divisi per cercare la selvaggina. Ad un certo punto, l'amico di Peruzzi ha sentito il noto suono del "biper" del setter. Si tratta di un particolare collare elettronico che viene posto ai cani da caccia. Suona quando il cane è "in ferma" e permette al cacciatore di individuarlo.
Il suono insistente faceva pensare all'individuazione di selvaggina inducendolo a tornare indietro. Agghiacciante invece la scena che si è presentata. Livio Peruzzi disteso per terra ed il suo fedele setter fermo al suo fianco, quasi a voler vegliare sul padrone e come consapevole che con questo gesto sarebbe riuscito a richiamare l'attenzione su quel che era accaduto.
Immediatamente è scattato l'allarme e sul posto si sono recati i sanitari del Suem di Crespano: il decesso era avvenuto per infarto. La notizia della morte di Peruzzi ha fatto immediatamente il giro del paese. L'uomo viveva insieme alla moglie a Paderno in via Cadorna.
Gabriele Zanchin
(Il Gazzettino, 6 dicembre ’04)

 

 

L'ex guardiacaccia Livio Peruzzi era uscito ieri mattina a Paderno per una battuta di caccia insieme ad alcuni amici: lo hanno trovato morto
Cacciatore muore d'infarto nel bosco L'uomo si era allontanato dai compagni per inseguire un animale selvatico
PADERNO DEL GRAPPA. Morte nel bosco, ieri mattina, a Paderno del Grappa. E' successo in località Le Motte dove il pensionato Livio Peruzzi è stato colto da un improvviso malore che gli è stato fatale. Peruzzi aveva 79 anni e viveva con la moglie a Paderno, in via Luigi Cadorna. Era molto conosciuto in paese, considerato da tutti una persona cortese e socievole.
La sua grande passione era la caccia, tant è che aveva lavorato come guardiacaccia, fino alla pensione. Peruzzi aveva mantenuto tale hobby anche successivamente e di tanto in tanto si rendeva disponibile a organizzare battute di caccia in compagnia di qualche amico che condivideva il suo stesso interesse.
Ieri mattina il pensionato era stato invitato a partecipare ad una partita di caccia con altri conoscenti e aveva accettato di buon grado. Doveva essere una giornata di svago, nessuno poteva immaginare il drammatico epilogo. Il gruppo si era addentrato nel bosco; successivamente Peruzzi si era staccato dirigendosi verso Le Motte. E' possibile che l'uomo sia stato attirato dal rumore di qualche animale selvatico che intendeva colpire. Quando i cacciatori con cui aveva intrapreso la battuta l'hanno ritrovato, erano le otto e mezzo del mattino. Peruzzi era steso a terra, è parso subito evidente che si trattasse di un malore. Prontamente, i compagni di caccia hanno chiamato i soccorsi del Suem, intervenuti immediatamente sul luogo della disgrazia. Non sono ancora chiari i motivi del decesso, si ritiene che Livio Peruzzi sia stato colpito da un infarto. Nel frattempo, la famiglia attende indicazioni dalla questura di Treviso, per poter poi fissare la data del funerale. Livio Peruzzi lascia la moglie, i fratelli e i nipoti.
(Annalisa Tonini)
(La Tribuna di Treviso, 6 dicembre ’04)

 

 

PADERNO DEL GRAPPA
Oggi l'ultimo saluto a Peruzzi
Paderno del Grappa
(G.Z.) "Lui è vissuto per la caccia". Così gli amici più cari, ricordano Livio Peruzzi 79 anni stroncato da infarto domenica mattina proprio mentre stava in mezzo il bosco ad esercitare la sua attività preferita insieme al suo fido cane setter di 11 anni. Proprio l'animale "in ferma" ha richiamato l'attenzione di un amico che si trovava poco distante ed ha così potuto fare la tragica scoperta. Peruzzi era il simbolo della caccia in tutta la pedemontana. Fino a trent'anni aveva lavorato la terra e poi era entrato a far parte dei "guardia caccia". Questa attività l'ha svolta con molta passione e dedizione fino alla pensione. Una volta raggiunta, non ha smesso di imbracciare il fucile anzi. Ha voluto rimanere sempre in contatto con il suo ambiente anche se...dall'altra parte, non più controllore ma controllato. Ma lui le regole della caccia le conosceva e le ha sempre rispettate. Ma il suo carattere, la sua passione per lo sport venatorio l'ha anche portato a trascurare forse il suo fisico visto qualche acciacco di troppo che poi è risultato fatale. Peruzzi lascia la moglie che aveva sposato una quindicina di anni fa e con la quale viveva nella casa di via Luigi Cadorna a Paderno. L'addio oggi alle 15.
(Il Gazzettino, 7 dicembre’04 ?)

 

 

Chianni: vittima un uomo di 68 anni del Gabbro
Ucciso da un malore a una battuta di caccia
LIVORNO. Stava per prendere parte a una battuta di caccia nel Pisano, sulle colline di Chianni, quando si è accasciato a terra, forse colpito da un infarto. Inutile ogni tentativo di soccorso per Vinicio Ghelardini, 68 anni, residente a Gabbro. L'uomo è morto davanti agli occhi degli amici con cui, ieri alle 7, si era recato in località La Prataccia, a Montevaso, per trascorrere alcune ore in campagna a cacciare. Sono stati gli stessi compagni di caccia a telefonare al 118 per attivare i soccorsi. Inviate due ambulanze, è stato attivato anche l'elisoccorso. Ma Ghelardini era già morto. Sono poi intervenuti i carabinieri che hanno ricostruito, attraverso il racconto degli amici della vittima, i momenti precedenti alla tragedia. «Avevamo sceso i cani dalle macchine - ha raccontato un altro cacciatore - eravamo pronti per cacciare, quando Vinicio si è sentito male. Lo abbiamo visto cadere per terra, privo di conoscenza». L'uomo non si è più ripreso. La salma è stata consegnata alla famiglia dopo il nullaosta dell'autorità giudiziaria.
(Il Tirreno, 7 dicembre ‘04)

 

Muore mentre è a caccia
CHIANNI. Stava per prendere parte a una battuta di caccia sulle colline di Chianni quando si è accasciato a terra; forse è stato colpito da un infarto. Ma è stato inutile ogni tentativo di soccorso per Vinicio Ghelardini, 68 anni, residente a Gabbro, nel comune di Rosignano Marittimo. L'uomo è morto davanti agli occhi degli amici con cui, ieri mattina alle 7, si era recato in località La Prataccia, a Montevaso, per trascorrere alcune ore in loro campagna a cacciare nelle vicinanze.
Sono stati gli stessi compagni di caccia a telefonare al dipartimento emergenza urgenza, il 118 di Pisa, per attivare i soccorsi.
Sono state inviate due ambulanze (Misericordia di Chianni e Peccioli) ed è stato attivato anche l'elisoccorso.
Ma Gherardini era già morto. Sono poi intervenuti i carabinieri di Chianni che hanno ricostruito, attraverso il racconto degli amici della vittima, i momenti precedenti alla tragedia.
«Avevamo sceso i cani dalle macchine - ha raccontato un altro cacciatore - eravamo pronti per cacciare, quando Vinicio si è sentito male. Lo abbiamo visto cadere per terra, privo di conoscenza».
L'uomo non si è più ripreso. La salma è stata consegnata alla famiglia dopo alcune ore con l'intervento dell'autorità giudiziaria, che era stata informata dai carabinieri di quanto era purtroppo accaduto.
(Il Tirreno, 7 dicembre ‘04)

 

 

Cacciatore colpito a pallettoni
SARSINA - E' costata cara ad un sarsinate una battuta di caccia al cinghiale.Ha riportato una ferita da pallettone ad una spalla, colpito accidentalmente dalla fucilata sparata da un collega di caccia.Ezio Mariani, 48 anni di Sarsina, è ricoverato all'ospedale Maurizio Bufalini di Cesena in seguito all'incidente occorsogli sotto gli occhi di una ventina di colleghi, compagni di battuta di caccia, nella zona di Pieve di Rivoschio (nella foto Katia Salvi).Normalmente le battute di caccia al cinghiale si svolgono in due fasi.I cacciatori di appostano ai piedi di una vallata.Dall'alto, disponendosi e scendendo in maniera da creare un imbuto, i battitori iniziano a calare a valle facendo rumore e spaventando i cinghiali che, spontaneamente, corrono in bocca alle canne dei fucili caricati a pallettoni.La caccia di ieri, di per sè, si è "conclusa bene", almeno dal punto di vista degli amanti delle doppiette, nel senso che il cinghiale è stato ucciso. I carabinieri di Sarsina che indagano sull'accaduto, adesso stanno cercando di ricostruire in sede ufficiale l'accaduto.La tesi più probabile è che un pallettone, di rimbalzo, abbia colpito alla spalla il sarsinate, ferendolo.Autore dello sparo il 60enne cesenate D.E. per il quale, d'ufficio, scatterà una denuncia per lesioni colpose.Il ferito era in una zona molto impervia.Per soccorrerlo sono stati chiamati gli uomini del 118 di Cesena Soccorso.Sono intervenuti con ambulanza ed è stata mobilitata anche l'elimedica.L'elicottero è tato fatto atterrare a Borello. Ed è li che medico ed infermieri hanno trasportato il ferito dopo avergli prestato le prime cure.Per Ezio Mariani, in pronto soccorso all'ospedale Bufalini, sono stati necessari numerosi esami. Il cacciatore ferito è ricoverato nel nosocomio cesenate e non è escluso che, per limitare le lesioni all'arto, sia necessario un intervento chirurgico.
(Corriere Romagna, 9 dicembre ‘04)

 

 

Adelmo Fainelli di 74 anni residente a Orvieto scalo. Di lui s'erano perse le tracce dalla prima mattina di ieri quando, come era solito fare nelle giornate di festa, si era allontanato, da solo, dalla propria abitazione per andare a caccia
Cacciatore trovato morto nei boschi di San Faustino
ORVIETO - Cacciatore trovato morto nei boschi di San Faustino, Adelmo Fainelli di 74 anni, residente a Orvieto scalo. Di lui s'erano perse le tracce dalla prima mattina di ieri quando, come era solito fare nelle giornate di festa, si era allontanato, da solo, dalla propria abitazione per andare a caccia. Una passione che lo accompagnava da tanti anni e che, anche in età avanzata, non lo aveva abbandonato. Ma ieri, nel pomeriggio non era ancora rientrato. Da qui la preoccupazione e poi l'allarme dei familiari che ne denunciavano la scomparsa al commissariato di polizia. Per tutto la giornata sono proseguite senza sosta le ricerche di una task force composta da vigili del fuoco, polizia e carabinieri.
Insieme hanno passato al setaccio per ore ettari di bosco nelle campagne intorno a Borgo San Faustino. Era già buio quando, illuminata dalle torce dei ricercatori, è apparsa l'auto con cui il settantaquattrenne si era recato a caccia. Dalle prime ore del pomeriggio, intanto, aveva ricominciato a piovere e le speranze di rintracciare il cacciatore sano e salvo diminuivano di minuto in minuto. È stato un vigile del fuoco a fare la scoperta. Il corpo di Adelmo Fainelli è stato trovato, privo di vita, riverso tra il fogliame del bosco. L'ambulanza, giunta immediatamente sul posto, non ha potuto far altro che constatare l'avvenuto decesso.
A stroncare la vita del settantaquattrenne orvietano sarebbe stata una improvvisa crisi cardiaca. Fatale per un cuore che in passato pare avesse già sofferto per simili disturbi. Questo quanto riscontrato dagli inquirenti a seguito dell'ispezione effettuata sul luogo della disgrazia dal medico legale. L'autorità giudiziaria ha disposto la rimozione della salma. (s.t.)
(OrvietoSi, 8 dicembre’04)

 

 

Minaccia i poliziotti con un fucile
L'uomo era uscito di casa armato perché aveva sentito dei rumori lungo le scale
«Via di qui o faccio una strage». Arrestato dopo una colluttazione
Ha imbracciato uno dei suoi fucili da caccia ed è uscito sul pianerottolo della palazzina nella quale abita perchè una vicina di casa lo aveva chiamato dicendogli che lungo le scale aveva udito dei rumori, provocati forse da una banda di ladri. Trovatosi di fronte due agenti delle volanti della polizia non ha però esitato a puntargli contro l'arma minacciandoli di morte. Prima di tornare sui suoi passi e barricarsi in casa. Alla fine, dopo una colluttazione, è stato disarmato e arrestato.
Protagonista della vicenda Giancarlo Cheli, 61 anni, abitante in via Chiavella, che è finito in carcere per resistenza, minacce aggravate e violenza ai danni di pubblico ufficiale. L'uomo ieri mattina è comparso in tribunale dove il suo arresto è stato convalidato, mentre il processo è stato rinviato alla prossima settimana in quanto il suo avvocato ha chiesto i termini a difesa.
L'episodio che ha portato all'arresto di Giancarlo Cheli è accaduto poco prima della mezzanotte di mercoledì in via Chiavella. Alla centrale operativa della questura è giunta una chiamata con la quale veniva segnalato che in una palazzina era in corso una violenta lite famigliare, con una voce di donna che chiedeva aiuto. La volante si è immediatamente recata in via Chiavella e i due agenti sono entrati nella palazzina segnalata. Giunti al terzo piano, però, si sono trovati la strada sbarrata da un uomo che imbracciava un fucile. «Andate via che vi sparo in testa. E' ora che la finiamo, ora faccio una strage», ha urlato l'uomo prima di rinchiudersi all'interno del suo appartamento.
Vista l'inutilità di convincerlo ad aprire la porta, gli agenti hanno fatto irruzione all'interno dell'alloggio e dopo una breve ma violenta colluttazione sono riusciti a disarmare e ammanettare Giancarlo Cheli. Nell'alloggio sono stati trovati altri quattro fucili, una pistola a tamburo con quattro proiettili e una sessantina di cartucce. Tutte le armi, comunque, erano regolarmente denunciate.
(Il Secolo XIX, 10 dicembre ‘04)

 

 

L'uomo portato all'ospedale a Grosseto sottoposto ad un delicato intervento
Esplode il fucile, mano dilaniata
L'incidente durante una battuta di caccia al cinghiale
CASTEL DEL PIANO. Ancora un ferito in una battuta di caccia al cinghiale nei boschi del Monte Amiata, l'incidente è avvenuto nelle campagne attorno alla frazione di Bagnore di Santa Fiora. Il cacciatore ha avuto una mano dilaniata dall'esplosione della sua arma.
Questa volta non è stato l'animale a prendersela col cacciatore come era avvenuto in un recente passato, ma lo stesso fucile che è esploso nelle mani del malcapitato.
Pasquale Camaioni, un sessantenne santafiorese, appassionato di questo tipo di caccia, dopo essersi accordato coi compagni di squadra, si trovava alla sua posta, intorno alle 15, in attesa del cinghiale. Quando, per motivi ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri, si è visto esplodere il proprio fucile che teneva imbracciato fra le mani. E proprio una mano è stata investita dalla scarica dell'arma del Camaioni.
I compagni di squadra, immediatamente accorsi al colpo e alle grida del cacciatore, si sono resi subito conto della gravità dell'evento, perché la mano risultava completamente triturata dall'esplosione.
Avvertito il 118 Pasquale Camaioni è stato portato immediatamente al pronto soccorso dell'ospedale di Castel del Piano, dove gli sono state date le prime cure. Ma data la delicatezza della situazione e la necessità di un intervento chirurgico, il Camaioni è stato trasferito all'ospedale Misericordia di Grosseto. Le ferite riportate alla mano sono risultate gravissime e l'intervento dei medici si è prolungato fino a tarda sera nel tentativo di salvare alcune dita.
Fiora Bonelli
(Il Tirreno, 13 dicembre’04)

 

 

NELLA ZONA DI LARDERELLO
Ucciso da un malore mentre è a caccia
LARDERELLO. Un pensionato di 67 anni, residente a Milano, è morto ieri pomeriggio, ucciso da un infarto, durante una battuta di caccia al cinghiale sulle colline di Larderello. Secondo quanto si è appreso, a chiedere aiuto sono stati gli stessi compagni di caccia dell'uomo: Gianfranco Bellasio, arrivato in Toscana con alcuni amici proprio per seguire questa sua passione della caccia al cinghiale.
L'uomo si è sentito male, dopo una giornata trascorsa nei boschi, approfittando anche dello splendido sole di ieri. È caduto per terra e non ha più dato segni di vita.
È stato soccorso dai volontari della Misericordia di Castelnuovo Valdicecina, ma purtroppo per il cacciatore non c'è stato niente da fare. Per gli accertamenti di rito, sono intervenuti i carabinieri di Larderello.
Il magistrato non ha richiesto l'autopsia. La salma è stata presa in consegna dalla Misericordia, in attesa dell'arrivo dei familiari di Bellasio.
(Il Tirreno, 13 dicembre ‘04)

 

Cacciatore ucciso durante una battuta al cinghiale
L'uomo morto all'istante, indagato presunto responsabile
GENOVA, 12 DIC - Un cacciatore, Bruno Venuti, di 69 anni, residente a Lavagna, e' stato ucciso oggi, intorno a mezzogiorno, da una pallottola mentre stava facendo una battuta di caccia al cinghiale nei pressi del Santuario di Velva (comune di Castiglione Chiavarese,GE- ndr) in alta Val Petronio. L'uomo, morto all'istante, stava facendo con altri compagni una battuta di caccia al cinghiale. Il presunto responsabile, indagato per omicidio colposo, e' stato interrogato dal magistrato e gli e' stato sequestrato il fucile. Sono stati gli amici ad intuire la tragedia dopo averlo chiamato piu' volte con la radio ricetrasmittente in dotazione ad ogni componente della squadra. Inutili anche i soccorsi. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri per appurare l'esatta dinamica dell'incidente. (ANSAweb)
(AnsaWeb)

 

 

«E' un incidente. Non diteci chi ha sparato»
LA COMMOZIONE In lacrime i compagni: giocavamo insieme da bambini, era nato col fucile in mano
I parenti sul colle: le disgrazie fanno parte della vita, noi difendiamo questo sport
Castiglione Chiavarese. Grandi, grossi e in lacrime i cacciatori vanno avanti e indietro dal santuario della Velva, dove comincia la strada per la collina, al luogo del tragico incidente. Dove per tutto il pomeriggio di ieri il corpo del povero Aldo Venturi, è restato a disposizione del medico legale, Giorgio Zoppi dell'Asl4, e dei carabinieri della scientifica, prima di approdare - a sera ormai inoltrata - nella camera mortuaria di Sestri Levante.
Avanti e indietro lungo il sentiero, i berretti arancioni si confortano a vicenda ma non parlano volentieri della vicenda. Roberto Porfido, 37 anni, di Sestri, consola un cacciatore più anziano, gli occhi rossi, la voce rotta, amico di Aldo Venuti da sempre. Bruno Sivori, di Velva come Venuti: «Giocavamo insieme da bambini - racconta Sivori che non è in tenuta da caccia - sono sceso da casa quando ho sentito l'elicottero dei vigili che volava. Volevo vedere cos'era successo e una volta arrivato qui ho scoperto che era morto Aldo».
Nel primo pomeriggio, a circa due ore dalla tragica morte, cominciano ad arrivare i parenti del defunto che lascia una moglie - Luciana, che abitava con lui a Lavagna - e una figlia, Stefania, che lavora all'Asl3 di Genova.
Lidia e Gemma Venuti, sono le cognate, già vedove dei fratelli di Aldo Venuti. Sono arrivate da Genova, sul colle di Velva, accompagnate dal nipote di Venuti, Bruno, responsabile regionale dell'associazione Libera Caccia, e dal pronipote, pure cacciatore come tutta la famiglia. «Spero solo che in questa circostanza terribile per la nostra famiglia non si trovi la scusa per parlare male della caccia e dei cacciatori. Gli incidenti capitano in tutti i settori della vita quotidiana, del lavoro, del tempo libero. E così a caccia. É stata una disgrazia, una terribile disgrazia». «Si può dire che lui sia nato con il fucile in mano - racconta la cognata Lidia Venuti - evidentemente era destino che morisse così». «Non ci interessa sapere niente della persona che ha sparato -, continua la donna, sono incidenti che putroppo capitano e anzi siamo dispiaciute per lui».
F. For.
(Il Secolo XIX, 13 dicembre ‘04)

 

 

«Aldo viveva per la caccia»
L'ha tradito la sua passione
LA VITTIMA Abitava a Lavagna, lascia la moglie e una figlia. Presiedeva un'associazione venatoria. Aveva 69 anni
Lavagna. «Aldo non sapevo che ti eri dato ai cinghiali...». «Eh, ormai tordi non ce ne sono più». È passata solo una settimana da un cena in allegria, una di quelle cene sacre e irrununciabili dopo ogni battuta. Donato Paganini, presidente dell'Ambito due, ricorda l'allegria di Aldo Venuti e la sua smisurata passione per la caccia. «Era la sua prima cosa nella vita» conferma un amico: «Era uno che viveva per la caccia: non era un semplice passatempo, lui la viveva dentro».
Forse questa enorme passione gli è costata la vita, complice l'imprudenza di un compagno di mille battute. Non gli è bastata l'esperienza nei boschi («Lui ha preso il fucile fin da piccolo, quando ancora non aveva la licenza, era uno che andava a seguire le tracce degli animali prima che iniziasse la battuta», dice ancora l'amico), Aldo Venuti «rischiava di farsi prendere la mano» per stanare un cinghiale. Forse è per questo furore che ieri è mosso dalla sua postazione, una mossa che è assolutamente vietata, per andare a finire l'animale che stava quindici metri più sotto. Detto questo l'amico non vuol neanche sapere chi è stato a premere il grilletto: «Non si deve sparare, non si deve...».
«Una persona aperta, uno di compagnia, una persona squisita», il ritratto di chi lo conosceva non ha sfumature. Era cresciuto con la doppietta in mano, ha continuato nei momenti liberi che gli lasciava il lavoro (all'intendenza di finanza), ha proseguito con l'entusiasmo di sempre quando è endato in pensione. Sposato con la signora Luciana, con una figlia Stefania che lavora nella sanità e risiede a Genova, Venuti si è impegnato anche nell'associazione "Libera Caccia", una delle quattro operative in provincia di Genova, presiedeva la sezione di Castiglione. «Non mancava a una riunione del nostro ambito di caccia, era molto attivo». Insomma, gli piaceva sparare ma anche seguire passo dopo passo l'attività venatoria anche da un punto di vista organizzativo e burocratico.
(Il Secolo XIX, 13 dicembre)

 

 

Le reazioni
«Da anni non c'era un morto. L'Ambito è organizzato bene»
Chiavari. Il mondo della caccia è scosso. Si conoscono tutti, la morte di uno di loro colpisce al cuore. Ma c'è anche l'aspetto delle polemiche che un evento del genere si porta dietro: «Sono allarmato - dice Pietro Lanata, armaiolo di Chiavari, presidente locale di Federcaccia - Sono anni che non succedeva. L'ambito è organizzato bene, non credevo potesse accadere. Se non è un incidente, un colpo partito per sbaglio, domani sui giornali ...apriti cielo».
Donato Paganini, presidente dell'Ambito due, che dalla Val Bisagno va fino a Moneglia (comtempla 63 squadre), è provato: ha perso una persona cara che conosceva molto bene. Ed è dispiaciuto perché aveva organizzato le zone in modo che, per prima cosa, fosse garantita la sicurezza dei cacciatori: «Ogni squadra ha assegnato un territorio in modo da conoscerlo e di sfruttarlo al meglio. Ho cercato di delineare confini e zone ben delimitati per evitare sconfinamenti. Abbiamo puntato sulle radio trasmittenti per individuare cercatori di funghi o escursionisti che si introducessero nell'ambito della battuta di caccia. E poi ci sono i gilet arancioni in modo che ogni cacciatore possa essere ben visibile a anche centinaia di metri di distanza. Oltretutto in questa stagione, con gli alberi sfrondati, la visibilitàè ancora maggiore».
In Provincia, e in particolare sul Levante, sono quattro le principali associazioni venatorie: Federcaccia, Arcicaccia, Enal, "Libera Caccia". Migliaia di appassionati che il mercoledì e la domenica hanno come obiettivo la puntata nei boschi.
(Il Secolo XIX, 13 dicembre)

 

 

CERCA LA PULEDRA E LA TROVA MORTA
«Mi hanno ucciso la cavalla. Sono stati i cacciatori. È da un mese che mi tormentano sparando proprio nei pressi del mio maneggio. E se avessero ammazzato mia figlia?». Antonio Cirillo non si dà pace. Giovedì sera ha trovato la sua «Piccola Nina» priva di vita contro la staccionata. Perdeva sangue dal naso e dalla bocca, stroncata chissà da cosa, forse dai pallini dei fucili, come dice il proprietario. La puledrina aveva un anno ed era l'orgoglio di Cirillo e la gioia dei bambini di Besagno che amavano cavalcarla. Ora non lo potranno più fare. Sapere se è stata uccisa, però, sarà impossibile. Il Comune di Mori ha infatti già concesso l'autorizzazione alla sepoltura e nessuno, pare, ha controllato se è morta ammazzata da un fucile oppure per cause naturali. Cirillo, però, è sicuro di come siano andate le cose: «L'hanno uccisa, ne sono certo. Da un mese i cacciatori vengono qui e sparano agli uccellini. Ieri mattina (giovedì, ndr) mi sono arrabbiato e li ho cacciati col bastone. Alla sera, verso le sette, io e mia moglie abbiamo preparato il pasto per i nostri quindici cavalli ma ci siamo accorti che mancava la puledra. L'abbiamo cercata e l'abbiamo trovata morta contro la staccionata. Lo ripeto, sono stati i cacciatori ma nessuno fa niente. Perché?». Il titolare del maneggio di Besagno ha allertato carabinieri e forestale e pure il veterinario dell'Azienda sanitaria. «Mi hanno confermato la morte ma nessuno sa dirmi se è stata uccisa oppure no. Adesso, però, chiedo che qualcuno intervenga perché i cacciatori che vengono qui a sparare tutti i giorni rischiano seriamente di ammazzarequalche persona. I genitori,non a caso, hanno paura e non mandano più qui i bambini. Anche i contadini hanno paura ad andare nei campi. Così non si può più andare avanti». N.G.
(L'Adige, 12 dicembre ’04)

 

 

Imprenditore si uccide con una fucilata
La tragedia nel cuore della notte: l'uomo da qualche tempo era malato
CAPEZZANO PIANORE. Si è ucciso nel cuore della notte con un colpo di fucile alla gola. Giovanni Battista Pescaglini, sessantasei anni, ex imprenditore edile molto noto in Versilia, si è suicidato così, nella
tanza da bagno della sua abitazione in via don Eugenio Benedetti a Capezzano Pianore.
La tragedia si è consumata giovedì notte, quando erano da poco trascorse le due. All'improvviso, nel silenzio, gli abitanti della zona sono stati risvegliati dal rumore secco del colpo di fucile. Alcuni vicini hanno dato immediatamente l'allarme al 113. Ma quando la volante della polizia è arrivata sul posto, ormai non c'era più nulla da fare. E così al medico della Misericordia di Capezzano Pianore, al suo arrivo nell'abitazione, non è rimasto altro da fare che constatare la morte di Pescaglini sul colpo.
Difficile dare una motivazione al gesto dell'uomo. Forse nella sua psiche deve aver pesato una malattia che lo stava tormentando da qualche tempo. Forse è caduto in un attimo di depressione. Impossibile chiarire quest'ultimo dubbio, visto che l'imprenditore non ha lasciato niente di scritto che potesse in qualche modo giustificare i motivi del gesto.
In mattinata Pescaglini è stato trasportato all'obitorio dove nel pomeriggio è stato sottoposto ad un esame esterno che tuttavia non ha fornito novità sostanziali. L'uomo è morto infatti per le conseguenze di un unico colpo di arma da fuoco sparato con il fucile da caccia che l'ex imprenditore edile aveva regolarmente denunciato.
La morte di Pescaglini ha provocato profondo cordoglio in paese dove l'uomo, sposato e padre di due figli, era molto conosciuto per la sua attività di imprenditore. Oggi, una volta che il magistrato avrà dato il nulla osta per la sepoltura, sarà fissata la data dei funerali.
(Il Tirreno, 12 dicembre ‘04

 

 

In alto adige
Muore cacciatore
I suoi due cani lo hanno vegliato tutta la notte, forse hanno anche abbaiato per richiamare qualcuno ma nel silenzio della montagna, a 2.000 metri di quota, nessuno li ha sentiti. Il corpo senza vita di Achille Romano Zani, cacciatore 65enne di Lumezzane (Brescia), è stato trovato oggi vicino a un lago nella Val Selva dei Molini, in Alto Adige. A scorgere il corpo nella neve è stato questa mattina il guardiano della diga Enel di lago Neves, un bacino artificiale situato alla testata di una valle laterale della Valle Aurina, ai piedi del Gran Pilastro, che fa da confine con l' Austria. Le tracce sulla neve indicavano una caduta di oltre un centinaio di metri. Sarà un esame più approfondito a stabilire se la morte è stata causata dalle lesioni riportate nella caduta o per assideramento. Circa 100 metri più a monte è stato trovato il fucile.
(L'Adige, 13 dicembre ‘04)

 

 

CACCIATORE MUORE IN ALTA MONTAGNA, I CANI LO VEGLIANO
(ANSA) - BOLZANO, 12 DIC - I suoi due cani lo hanno vegliato
tutta la notte, forse hanno anche abbaiato per richiamare
qualcuno ma nel silenzio della montagna, a 2.000 metri di quota,
nessuno li ha sentiti. Il corpo senza vita di Achille Romano
Zani, cacciatore 65enne di Lumezzane (Brescia), e' stato trovato
oggi vicino a un lago nella Val Selva dei Molini, in Alto Adige.
A scorgere il corpo nella neve e' stato questa mattina il
guardiano della diga Enel di lago Neves, un bacino artificiale
situato alla testata di una valle laterale della Valle Aurina,
ai piedi del Gran Pilastro, che fa da confine con l' Austria. Il
guardiano, che sale periodicamente alla diga per controlli,
stava esplorando con il binocolo la zona quando ha notato una
macchia scura nella neve a circa 300 metri di distanza dalla
diga. Ha preso allora un cannocchiale piu' potente e ha scorto
una figura umana immobile, con intorno due cani che si
muovevano. Ha pensato subito al cacciatore con il quale aveva
scambiato alcune parole ieri mentre saliva verso la diga e che
aveva visto molte altre volte in zona, dove era conosciuto
perche' aveva un permesso di caccia come ospite. Il guardiano ha
subito dato l' allarme e sul posto e' arrivato poco dopo l'
elicottero del 118 con a bordo un medico, personale del Soccorso
Alpino e carabinieri della stazione di Campo Tures. Il medico
non ha potuto che constatare il decesso di Achille Zani: le
tracce sulla neve indicavano una caduta di oltre un centinaio di
metri. Sara' un esame piu' approfondito a stabilire se la morte
e' stata causata dalle lesioni riportate nella caduta o per
assideramento. Circa 100 metri piu' a monte e' stato trovato il
fucile.
Il corpo del cacciatore e' stato portato a valle e composto
nella cappella mortuaria di Selva dei Molini. (ANSA).

 

 

Spara, uccide un fagiano e ferisce un amico
Una battuta di caccia ha rischiato di trasformarsi in tragedia
LIVORNO. Una battuta di caccia, protagonisti un gruppo di dieci amici bresciani, ha rischiato di trasformarsi in tragedia per un banale incidente. Il gruppetto di cacciatori stava camminando in fila indiana nella tenuta Insuese, quando l'ultimo dei cacciatori - che era rimasto leggermente attardato - ha notato un fagiano alzarsi in volo. L'uomo ha immediatamente puntato il fucile contro il volatile e ha preso la mira: il fagiano si è però abbassato e nel voltarsi il cacciatore si è ritrovato con il sole negli occhi proprio al momento dello sparo. Il risultato è stato che il cacciatore ha sì centrato il fagiano, uccidendolo, ma ha anche colpito uno dei suo compagni, per fortuna in modo non grave. I pallini lo hanno colpito alle gambe, alle braccia e al volto, interessando anche un occhio. Lo sfortunato cacciatore, residente a Rovato (Brescia), è stato quindi medicato all'ospedale e ricoverato per precauzione nel reparto di Oculistica. La prognosi è di 15 giorni.
Ale. Gu.
(Il Tirreno, 13 dicembre ‘04)

 

 

L'AQUILA. Ferito un atleta in campo
Spari di carabina contro i calciatori
L'Aquila. Calciatori sotto il tiro di un fucile, un centravanti ferito finisce in ospedale. L'episodio, tuttora avvolto nel mistero, è avvenuto ieri mattina a Pianola, alla periferia dell'Aquila, durante la partita di Terza categoria San Francesco-Coppito. Dopo pochi minuti dall'inizio del secondo tempo, i ventidue in campo si sono ritrovati bersaglio di colpi d'arma da fuoco, apparentemente provenienti da un bosco adiacente al campo di gioco. Cinque sono stati gli spari uditi dall'arbitro e dai calciatori, che si sono rifugiati negli spogliatoi del campo sportivo. Malgrado questo, un atleta ventottenne del San Francesco, è stato colpito di striscio alla schiena da uno dei proiettili. La partita è stata sospesa. In seguito, l'arbitro ha effettuato una perlustrazione del terreno di gioco, trovando però solamente uno dei cinque proiettili esplosi, partiti probabilmente da una carabina da caccia. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della squadra volante della questura aquilana, che hanno avviato le prime indagini.
(Il Giornale di Vicenza, 13 dicembre’04)

 

 

Cacciatore denunciato
Sparava troppo vicino alle case
PESCIA. Stava sparando ad alcuni storni appollaiatisi su una grossa pianta di pino, vicino a una strada della Marzalla e di alcune abitazioni quando, qualche residente ha voluto mettere fine a questi "botti fuori tempo".
Così, dopo una telefonata, dal commissariato di polizia è partita una volante e i poliziotti, insieme a una pattuglia della forestale, in pochi minuti hanno rintracciato il cacciatore. L'uomo è stato così denunciato (in base all'articolo 703) per esplosioni pericolose vicino alle abitazioni. Al momento del fermo del cacciatore, è stato rilevato che l'arma in possesso dello stesso era ancora carica, mentre il "corpo del reato", un uccello, è stato trovato morto da pochi minuti. Per C.D., 60 anni, cacciatore pesciatino, è stato così avviato l'iter per la revoca della licenza di caccia, e sono state sequestrate le armi in suo possesso.
E sempre in aiuto degli animali è intervenuta una volante della polizia, per liberare un gatto che da alcuni giorni si era cacciato all'interno di una stanza senza alcuna possibilità di uscire. A udire i miagolii era stata una ragazza, che ha fatto intervenire la polizia.
O.B.
(Il Tirreno, 13 dicembre’04)

 

 

San Pietro in Gu'. Disavventura nel Veronese per due compaesani da sempre appassionati cacciatori
Spara e impallina l'amico Centrato alla fronte e al braccio sinistro, finisce all'ospedale
SAN PIETRO IN GU'. Spesso la caccia si può trasformare in uno sport pericoloso, se la «preda» diventa uno dei propri compagni di battuta. E' quello che è capitato a due amici, entrambi residenti a San Pietro in Gu' e grandi appassionati da sempre.
Lunedì avevano deciso di recarsi nel Veronese per soddisfare le loro aspirazioni venatorie. La battuta proseguiva senza intoppi e i due, a un certo punto, si erano separati, probabilmente per incrementare il numero dei trofei da riportare a casa.
M.G, 73 anni, si trovava all'interno di un boschetto, quando l'amico, vista una preda che si era alzata in volo, ha deciso di tentare il colpo: gli ha puntato il fucile contro e ha sparato.
Peccato che il suo amico fosse proprio nella traiettoria. Alcuni pallini del fucile hanno centrato in faccia M.G., che però al momento non ha accusato nessun dolore e non ci ha fatto più di tanto caso. L'incidente era stato subito dimenticato e magari i due amici avevano finito per sorridere al pensiero di questa disavventura.
Ma M.G, durante il viaggio di ritorno a San Pietro in Gu', ha cominciato ad accusare bruciori sempre più forti e dolorosi alla guancia e così, lunedì sera, ha deciso di farsi visitare al pronto soccorso di Cittadella.
Il medico di turno, così, ha scoperto che l'involontaria e accidentale fucilata dell'amico aveva lasciato come «ricordo» una «rosellina» dei pallini nella regione frontale e pure nel braccio sinistro di M.G.
Il settantatreenne è stato comunque dimesso: il referto lo dichiara guaribile in cinque giorni.
Sebbene questa disavventura si sia consumata tra le colline veronesi, anche le nostre campagne non sono estranee a fatti simili. Il più recente pochi giorni fa a Gazzo.
(Il Mattino di Padova, 15 dicembre’’04)

 

 

Comunicato congiunto LAC e UNA del 15 dicembre 2004
AD ASOLO (TV) CACCIATORE ABBATTE UN CUCCIOLOTTO DI PASTORE TEDESCO CHE AGONIZZANTE PERCORRE UNA QUINDICINA DI METRI PER ANDARE A MORIRE VERSO CASA.
Erano le 8.00 di sabato scorso quando Steve, un cucciolotto di un anno e
mezzo di razza pastore tedesco (CF. FOTOGRAFIA ALLEGATA), si è allontanato
per un giretto nel campo dietro casa attratto da alcuni cani da caccia che
si erano spinti sino nel giardino di casa della sua padrona, un'anziana
signora, Livia Santi, residente a Caselle d'Asolo in via Loreggia al
civico n.7.
Purtroppo poco dopo l'anziana signora ha potuto sentire in direzione di
questo campo due colpi secchi di fucile da caccia, vedendo da li a poco
dileguarsi un cacciatore che sentitosi scoperto le voltava le spalle
ignorandola nonostante le richieste ripetute della signora sulla sorte
del suo cucciolo.
Da sabato mattina a domenica alle ore 11.00 per gli anziani signori
ottantenni Ezelino e Livia Santi è stato come vivere un incubo perché
nonostante continuassero a chiamare Steve a squarciagola girovagando per
le campagne vicine di lui non si trovava traccia.
Purtroppo verso le 11.00 il ritrovamento di Steve, morto dissanguato con uno
squarcio di trenta centimetri sul fianco destro, dopo aver percorso
barcollante una quindicina di metri lungo i quali era stata lasciata
un'evidentissima scia di sangue e i bossoli di cartucce da caccia calibro 12.
E' finita così la breve storia di Steve caduto sotto il piombo di una
fucilata di uno dei tanti cosiddetti tutori dell'ambiente e amanti della
natura che girano nelle campagne all'interno delle proprietà altrui
grazie ad una anacronistica ed ingiusta legge approvata negli anni venti.
La signora Livia Santi, alla quale i volontari della LAC e dell'UNA hanno
fatto visita per portarle un po' di conforto ed assistenza legale, ha così
commentato piangendo questa triste storia rivolta al quasi anonimo autore di
questo gesto incivile: "Mi vergogno di vivere nello stesso paese in cui vivi
tu! Tu, che per puro piacere, hai ucciso a sangue freddo un cucciolo che a
febbraio avrebbe compiuto 2 anni.Steve, che giocava con i miei nipoti, che
faceva compagnia a noi nonni, che ti correva incontro. Lui è morto in un
campo, colpevole solo di essere uscito di casa per correrti incontro a
giocare! Spiegami: hai provato piacere quando con il tuo fucile hai mirato e
gli hai sparato? Hai provato soddisfazione vederlo trascinarsi ferito in
cerca di riparo? Cosa provi ad ammazzare delle bestie indifese? Rispondimi,
se hai un po' di coraggio, o ti senti forte solo con un fucile in mano!"
Andrea Zanoni, presidente della LAC del Veneto ha dichiarato: "Non ci sono
parole per descrivere la crudeltà e la cattiveria di chi ha il coraggio,
dietro un mirino di un fucile da caccia, di uccidere una creatura piena di
vita come questo cucciolo. Faremo il possibile per aiutare nonna Livia a
individuare e denunciare questo ominide che per legge dovrebbe essere punito
con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi."
Claudia Ive presidente dell'UNA di Treviso ha così commentato
l'accaduto: "Sono rimasta molto impressionata da come questa vicenda abbia
sconvolto la vita di questi due anziani, non dimenticherò mai le parole
della signora che piangendo ci ha confessato che non provava più un dolore
così grande da quando decine di anni fa gli erano mancati i genitori.

 

 

Cacciatore spara all'amico e lo uccide
In sette cercavano cinghiali. Morto il 60enne Gino Olivieri di Verica
Pavullo (Modena)Una battuta di caccia finita in tragedia.Gli amici di sempre che iniziano a sparare,uno di questi,secondo una prima ricostruzione,scivola nella vallata.Un colpo,da quei grossi fucili,centra in pieno uno dei cacciatori.Il sessantenne di Verica è deceduto e a nulla servono i scoccorsi. I militari dell'arma di Pavullo si sono precipitati sul posto e hanno interrogato i cacciatori sull'accaduto.Per ora nessuno è indagato,e tutti i fucili sequestrati per la perizia balistica.La battuta di caccia è di quelle classiche a "girata",nel senso che a disposizione "larga" e grazie all'iuto dei cani ,piano piano si riesce a circoscrivere il cinghiale.L'ATC aveva organizzato la battuta.
(Gazzetta di Modena, 17 dicembre’04)

 

 

Modena: incidente di caccia, muore 59enne
MODENA - Grave incidente di caccia oggi nel modenese. Un cacciatore di 59 anni e' morto dopo esser stato colpito in pieno petto da un proiettile sparato da un compagno di battuta. La tragedia nel primo pomeriggio a Sassorosso di Renno, sull'Appennino modenese, quando un gruppo di sei cacciatori si e' separato per seguire le tracce di un cinghiale. La vittima era tra alcuni cespugli e un suo movimento improvviso ha fatto sparare i compagni che pensavano fosse l'animale. Sequestrati tutti i fucili per effettuare le perizie che stabiliranno da quale arma sia partito il colpo letale. (Agr)
(Corriere della Sera, 16 dicembre’04)

 

 

Pavullo: un indagato per omicidio durante caccia
Ci sarebbe un nome sul registro degli indagati dopo l'incidente di caccia avvenuto ieri pomeriggio a Pavullo, nell'Appennino modenese, nel quale Gino Olivieri, 59 anni, è rimasto ucciso per un colpo di fucile partito per errore: si tratta di I.G., 60 anni, da tempo amico della vittima.
L'uomo avrebbe confessato ai carabinieri di essere stato lui a colpire per errore l'amico, e la sua versione collima con quella degli altri cacciatori che erano con lui, concordi nell'affermare che il colpo fatale è partito dal suo fucile.
I.G., che dovrà rispondere di omicidio colposo, faceva parte del gruppo dei sei cacciatori che ieri alle 14, in località Sassorosso di Renno, una frazione di Pavullo, stavano effettuando una battuta di caccia al cinghiale.
La dinamica dell'incidente non è ancora del tutto chiarita: I.G. potrebbe aver sparato dopo aver visto qualcosa muoversi tra i cespugli, colpendo quindi Gino Olivieri pensando di mirare a un cinghiale, ma potrebbe anche essere scivolato, lasciando così partire inavvertitamente il colpo mortale.
Il pm titolare dell'indagine, Carlo Marzella, ha comunque disposto il sequestro di tutti i fucili oltre a una perizia balistica, per risalire con certezza all'arma dalla quale è partito il proiettile.
Scorrano I carabinieri scoprono Rossano Negro e Alessandro Rizzo intenti nell'attività venatoria
(Sassuolo 2000, 17 dicembre)


 

Cacciatore trovato morto raggiunto da due colpi
Rocca San Casciano - Ha tentato di togliersi la cintura per fermare l'emorragia, ma la ferita non gli ha dato il tempo di farlo. E' morto in breve tempo Mauro Turchi il cantoniere di Predappio, 55enne, residente a Premilcuore, appena fuori dal paese. Due colpi che lo hanno raggiunto alla gamba, recidendo l'arteria femorale. Due colpi partiti dalla doppietta con la quale stava andando a caccia. L'uomo è stato ritrovato da volontari del Soccorso alpino, Vigili del Fuoco e Carabinieri dopo ore di ricerche. Era partito la mattina intorno alle 8 per recarsi in località Sanbucheto di Sopra sul Passo di Centoforche. Qui ha lasciato la sua auto per addentrarsi nel crinale che collega le vallate di Rabbi e Montone. L'infortunio dovrebbe essersi verificato quando ha tentato di scavalcare un filo spinato. La perdita dell'equilibrio potrebbe aver provocato la caduta dell'uomo che aveva l'indice sul grilletto della doppietta. Sono partiti due colpi in serie che lo hanno raggiunto all'altezza del ginocchio. Il sangue usciva copioso, così l'uomo ha tentato di fermare l'emorragia con la cintura dei pantaloni, ma le forze gli sono venute meno prima che potesse stringersi la cintura alla gamba. Le ricerche sono scattate quando il fratello non lo ha visto rientrare a casa. A condurre i soccorritori nella zona nella quale si trovava l'uomo è stato il cane di Mauro Turchi, trovato poco distante dalla strada, quando ormai non c'era più nulla da fare.
(Corriere Romagna,17 dicembre ‘04)

 

 

Migliorano le condizioni del cacciatore ferito a S.Vito
SAN VITO IONIO ­ Fortunatamente la situazione sembra ad oggi volgere per il meglio con notizie confortanti per lo sfortunato cacciatore che, sembra se la possa cavare in pochi giorni di degenza all'ospedale di Soverato ed una ferita che provoca sì dolore ma che, rispetto a quanto poteva capitare, è poca cosa. Poteva rivelarsi fatale la battuta di caccia dell'altro ieri pomeriggio nella nota località montana "Acero" di San Vito sullo Ionio. Una fitta foschia, non ha fermato la squadra di cacciatori che, comunque, dall'alto dell'esperienza acquisita, aveva battuto il territorio montano in cerca di cinghiali. Lo schieramento, da quanto è dato sapere sui fatti accaduti, era quello di sempre, eseguito nei minimi particolari, a distanza dovuta dall'eventuale preda ma anche per non incorrere in eventuali infortuni tra cacciatori stessi. E' stata però, l'inesperienza di A.S. e la fatalità ad allarmare la squadra di cacciatori rimasta inerme, quando ad un tratto è partito, in modo del tutto accidentale, un colpo dal fucile di uno dei componenti colpendo alla caviglia A.S. Da qui, è stato allarme immediato.
Oggi la notizia del miglioramento delle condizioni di salute dello sfortunato cacciatore. n.c.
(Il Quotidiano.net, 18 dicembre ‘04)

 

 

Cacciatore fulminato da un infarto
Era uscito ieri mattina prestissimo dalla sua abitazione di via Ponte Gagliardo, a Fondi, per andare a caccia. Nel tardo pomeriggio, però, è stato trovato morto con accanto il suo fucile nella zona dei Pantani di Fondi. A trovare il corpo di A. V., 53 anni, è stato un pastore che ha dato l'allarme. L'uomo si era separato da alcuni amici e si era appostato in un canneto. Probabilmente è stato fulminato da un infarto. L'autopsia, disposta dal magistrato, dovrà chiarire le cause del decesso.
(Il Messaggero,19 dicembre ‘04)

 

 

TORRE CAJETANI, INCIDENTE A CACCIA
Ha esploso due colpi di fucile durante una battuta di caccia per colpire un cinghiale che aveva avvistato nelle vicinanze, ma uno ha centrato a un piede il suo amico cacciatore. L'incidente si è verificato ieri mattina intorno alle 9,30 sulle montagne di Torre Cajetani, una zona dove la presenza dell'animale dal pelo ispido è particolarmente elevata. L'uomo ferito era davanti a una quercia, a una cinquantina di metri di distanza dal cacciatore che ha fatto partire i due colpi nel tentativo di uccidere il grosso cinghiale. Il ferito è stato subito soccorso da tutti i cacciatori che componevano la "squadra" e trasportato a valle, da dove un'ambulanza del 118 lo ha poi condotto all'ospedale di Alatri. L'uomo si trova ora ricoverato con una prognosi di quaranta giorni. Le cause dell'incidente, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, sono al vaglio della polizia di Fiuggi, che ha aperto un'indagine per stabilire la dinamica e accertare eventuali responsabilità.
An.Mar.
(Il Messaggero, 19 dicembre’04)

 

 

TRENTINARA
Cacciatore trovato morto
Trentinara. Domenico Gorrasi, 46 anni, di Roccadaspide, è morto ieri pomeriggio durante una battuta di caccia in località Forìa di Trentinara. A causarne il decesso una ferita all'inguine che ha reciso l'arteria femorale. L'uomo è morto a causa della forte emorragia. Secondo i carabinieri di Capaccio capoluogo, che indagano sulla vicenda in collaborazione con i militari della compagnia di Agropoli del capitano Giorgio Borrelli, si è trattato di un incidente di caccia. Non è chiaro, tuttavia, se il colpo sia partito dal fucile dello stesso Gorrasi oppure da quello di uno dei cacciatori che erano con lui, che in ogni caso, secondo gli investigatori, lo avrebbe colpito accidentalmente. Sono stati proprio i compagni dell'uomo, successivamente interrogati dai carabinieri, a chiamare i soccorsi, dopo averlo trovato privo di vita, con una gamba piena di sangue. L'incidente è avvenuto in una zona impervia, per recuperare il corpo di Gorrasi è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco di Eboli. Ieri il medico legale ha eseguito l'esame esterno. Il tipo di munizione che ha colpito l'uomo è di quelle utilizzate per la caccia del cinghiale. La zona in cui il gruppo si trovava è nel Parco del Cilento, dove, di conseguenza, è vietata la caccia. Successivamente la salma è stata trasferita all'obitorio di Capaccio capoluogo, subito divenuto meta di parenti e amici, dove rimarrà in attesa che venga effettuato l'esame autoptico, fissato per domani. pa.de.
(Il Mattino Online 20 dicembre ‘04)

 

 

Un cacciatore muore d'infarto durante la battuta
È accaduto a Isolabona
Isolabona Un cacciatore di 64 anni, Costanzo Caria, residente a Camporosso in via Piave 27, è morto ieri pomeriggio durante una battuta in località Marcora, nel territorio di Dolceacqua. L'uomo è stato colto da un infarto.
L'allarme è stato dato al 118 da alcuni compagni di caccia intorno alle 14.30. Sul posto è stata inviata un'ambulanza della Croce Verde di Ventimiglia, poi raggiunta dal medico legale, il dottor Naclerio, che ha constatato il decesso di Costanzo Caria. Sul posto sono anche intervenuti i carabinieri della stazione di Dolceacqua. Ai militari il compito di avvisare i familiari dell'uomo, a Camporosso. Dopo il recupero, nel tardo pomeriggio la salma del cacciatore è stata trasportata a Bordighera e composta nella camera mortuaria dell'ospedale Saint Charles.
(Il Secolo XIX, 20 dicembre ‘04)

 

 

Ucciso da un infarto durante una battuta di caccia
http://www.iltirreno.it (Cecina 23/12/2004)
RIPARBELLA. Appassionato da tanti anni della caccia al cinghiale, ieri di
buon mattino si è aggregato ai compagni di squadra per la battuta del
mercoledì, ma purtroppo non è riuscito nemmeno ad estrarre il fucile dalla
custodia. Un malore, probabilmente un infarto, lo ha fulminato. Si chiamava
Marino Ciurli, aveva 75 anni ed abitava a Riparbella in via Roma con la
figlia. Da tempo era vedovo.  La formazione era giunta a Campo a Quaranta,
nel territorio del comune collinare, poco prima delle 9,30. Una volta
distribuite le poste, il capocaccia ha dato il via alla battuta. Soltanto a
mezzogiorno e mezzo, quasi tre ore dopo, quando la squadra si è mossa per
andare a pranzo, i compagni si sono accorti che Ciurli mancava all'appello.
A quel punto un paio di cacciatori sono tornati a cercarlo e, alla posta,
hanno notato l'anziano raggomitolato su se stesso. Uno sguardo è bastato a
far capire loro cosa era accaduto: il corpo esposto alla fredda corrente era
ormai rigido. A quel punto non è rimasto che avvertire i carabinieri della
stazione di Riparbella, i quali hanno fatto intervenire il medico necroscopo
Antonio Lombardi.
Dopo il rapporto, il magistrato di turno, Giuseppe Rizzo, ha autorizzato la
rimozione del cadavere, trasportato all'obitorio comunale di Cecina, dove
l'impresa funebre Frongillo, dopo il nulla osta alla sepoltura, ha
provveduto alla ricomposizione. La cerimonia funebre avverrà domani nella
pievania di San Giovanni evangelista, a Riparbella, dove in mattinata, alle
10,30, giungerà il corpo del cacciatore. Marino Ciurli, ex coltivatore
diretto, molto conosciuto in tutta la Bassa val di Cecina, era in pensione
da qualche anno.   Ma.F.

 

 

Massa
Aveva appena terminato una battuta al cinghiale
Cacciatore ucciso da infarto
http://www.iltirreno.it (23/12/2004 Massa)
GASSANO. Stroncato da un infarto mentre partecipava a una battuta di caccia
al cinghiale. E' così che è deceduto nel pomeriggio di ieri Giuliano
Francini di 49 anni, titolare del bar "Ella" di Gassano.
L'uomo, grande appassionato di caccia, così come ogni mercoledi stava
partecipando con la propria squadra ad una battuta al cinghiale nella zona
boschiva in località Pian di La a Gassano.  Erano le 16,30 e la battuta era
appena terminata con il fruttuoso bottino di un ungulato abbattuto quando,
improvvisamente, Francini si è accasciato al suolo sotto gli occhi
dell'amico cacciatore Filippo Merlini il quale ha fatto di tutto per
rianimarlo.  Scattava quindi l'allarme per il 118 che si portava sul posto
assieme a quattro volontari della Pubblica Assistenza Avis di Fivizzano, ma
purtroppo per il poveretto non c'era più nulla da fare.  Nel frattempo dalla
centrale operativa del 118 partiva anche la richiesta dell'intervento
dell'elicottero che, dopo essersi alzato in volo, saputa la tragica notizia,
ha fatto ritorno alla base.  Sul posto si recavano i carabinieri di
Fivizzano e il magistrato di turno per ha concesso il nulla osta per
rimuovere la salma. Il fatto è accaduto in una zona impervia e per questo
motivo è stato richiesto anche l'intervento del soccorso alpino del Cai e
della struttura della Fr Ser Cb di Pontremoli. Giuliano Francini era
originario di Ceserano e da febbraio scorso aveva acquistato assieme alla
compagna il bar con attigua abitazione in via nazionale a Gassano. La
notizia del decesso del cacciatore ha destato grande cordoglio in quanti lo
conoscevano. Lascia le due figlie Stefania e Laura, la compagna, l'ex moglie
e i genitori. M.l.

 

 

Cade dall'albero e si ferisce
http://www.iltirreno.it (24/12/2004 Cecina)
BOLGHERI. Salito sulla scala che porta ad un "capanno" per la caccia ai
colombi, è improvvisamente precipitato da un'altezza di circa due metri,
rimanendo ferito. Si tratta del 57enne Andrea Luperi abitante a Bolgheri,
poco dopo trasportato all'ospedale di Cecina da un'ambulanza della
Misericordia di Castagneto. Ha riportato sospette lesioni costali e la
possibile frattura di una spalla, oltre a diverse contusioni.
L'incidente è avvenuto ieri mattina verso le 10 in un'area boscosa nelle
campagne bolgheresi. Luperi, che voleva controllare lo stato del pavimento
in legno e delle altre strutture che compongono il capanno, costruito tra
alberi di grosso fusto e di notevole consistenza, ha iniziato la salita
appunto della scala, ma, per cause in corso di accertamento, sarebbe
scivolato su uno dei pioli, cadendo al suolo.
Era solo, ma con il telefonino ha chiamato la moglie che ha riferito del
fatto ad un amico, il quale, aiutato Luperi, lo ha accompagnato a casa. Poco
dopo sono intervenuti i volontari della Misericordia castagnetana, che hanno
provveduto a trasportarlo al pronto soccorso di Cecina per essere sottoposto
agli accertamenti.

 

 

Cacciatore stroncato da infarto il cane lo veglia per tutta la notte
FIVIZZANO La vittima, 67 anni, colta da malore dopo una battuta al cinghiale
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=274778&IDCategoria=593
Cacciatore muore in un bosco, stroncato da infarto, ed è vegliato tutta la
notte dal suo fedele cane. Il secondo tragico caso accaduto nel territorio
di Fivizzano nella stessa giornata. Un mercoledi nero per la caccia
lunigianese.
Oltre al quarantanovenne di Gassano di cui abbiamo parlato ieri, è stato
stroncato da un malore mentre stava tornando a casa dopo una battuta di
caccia ai cinghiali Loris Battistini, di 67 anni di Bigliolo di Aulla. Era
un appassionato cacciatore e ogni mercoledì, giorno in cui è aperta la
caccia al cinghiale, era con la sua squadra in località Campo di Agnino
accompagnato come sempre dal suo cane segugio di nome Vasco.
Una battuta infruttuosa tanto che attorno alle 16 ogni componente della
squadra ha deciso in maniera autonoma di tornare alle proprie auto per fare
ritorno a casa. Ma alla propria abitazione Loris Battistini non è mai
arrivato. L'allarme è stato lanciato alle tre di notte da Maria Cantoni
moglie dello sfortunato cacciatore. La donna si era addormentata assieme
alla nipotina e di soprassalto si è svegliata vedendo che il marito non era
ancora rincasato. Da qui le telefonate ai compagni di squadra del marito i
quali immediatamente in piena notte tornavano sui luoghi di caccia dove
erano stati assieme a Battistini nella giornata.
E nel buio, sapendo come il cane Vasco fosse affezionato al padrone, i
cacciatori hanno cominciato a chiamare l'animale il quale poco dopo
rispondeva abbaiando. Loris Battistini è stato ritrovato riverso su un
fianco parzialmente ricoperto dalla brina. il cane non lo aveva lasciato
solo un solo minuto e quando gli amici del padrone si sono avvicinati il
cane ha ringhiato per proteggere ancora una volta il suo padrone.
Sono poi intervenuti il servizio 118 dell'Asl, i volontari della P.A. Avis
di Fivizzano e i carabinieri. Loris Battistini lascia la moglie Maria, la
figlia Cinzia, il genero Marco Santini e la nipotina Alice di soli 16 mesi e
naturalmente il fido amico Vasco.

(Il Secolo XIX, 24 dicembre ‘04)

 

 

Ultim'ora. A Jerzu
Ucciso da una fucilata Un incidente di caccia l'ipotesi più probabile
Un tecnico agricolo, Luigi Demurtas, 44 anni di Jerzu, è stato ritrovato
morto nella tarda serata di ieri in seguito ad alcune ferite da arma da
fuoco, in quello che secondo le prime indagini degli inquirenti avrebbe
tutta l'aria di essere stato un tragico incidente di caccia. Fucile in
spalla, Demurtas si apprestava a fare rientro a casa dopo un pomeriggio
trascorso a caccia di selvaggina in una località denominata Corroncu, una
zona abbastanza impervia tra le campagne di Ulassai e Jerzu, quando, a
un'ora ancora imprecisata, è accaduto qualcosa. Secondo la prima
ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Jerzu intervenuti guidati
dal tenente Stefano Mazzanti il cacciatore sarebbe scivolato mentre
percorreva a piedi un sentiero in discesa, a poca distanza dalla stradina di
penetrazione agraria in cui aveva lasciato l'auto. E proprio durante la
caduta, dal suo stesso fucile, sarebbe partito un colpo che lo ha raggiunto
sotto l'ascella destra da distanza molto ravvicinata. La rosa dei pallini
esplosi a bruciapelo gli ha devastato il torace uccidendolo sul colpo. Una
dinamica che gli inquirenti ritengono compatibile con quanto rilevato sul
luogo della tragedia anche se un responso definitivo sulle modalità della
morte del tecnico agricolo lo darà solo l'autopsia, immediatamente disposta
dal magistrato di turno alla procura di Lanusei. Luigi Demurtas si era
recato da solo per una battuta di caccia in una zona disabitata, il che
lascia aperto ancora qualche interrogativo. Non vedendolo arrivare a casa
per l'ora di cena i familiari si sono preoccupati e hanno dato l'allarme ai
carabinieri della Compagnia di Jerzu. Era già notte quando, attorno alle 22,
una pattuglia di militari ha trovato Luigi Demurtas riverso sul terreno in
una pozza di sangue, ormai privo di vita. Come già detto l'ipotesi
dell'incidente di caccia è quella più probabile, anche perché secondo le
prime ricerche Demurtas non aveva nemici né problemi di alcun tipo, ma solo
l'autopsia potrà sciogliere definitivamente i dubbi. Luigi Demurtas lascia
la moglie e tre figli di 4, 15 e 14 anni. Nino Melis

(Unione Sarda online, 27 dicembre ‘04)

 

Jerzu
L'ha ucciso il suo fucile da caccia

È stato quasi sicuramente un fatale incidente di caccia a uccidere Luigi Demurtas, uscito di casa nel pomeriggio di domenica per curare un terreno di famiglia cui era particolarmente affezionato. L'uomo è rimasto a terra, fulminato da una rosa di pallini partita accidentalmente dal suo fucile a seguito di una caduta. «Vado a vedere l'uliveto e giacché ci sono sparo a qualche tordo», avrebbe detto alla moglie Carla e ai familiari di cui era ospite a Jerzu in occasione del Natale. Non vedendolo tornare all'imbrunire, la moglie lo ha chiamato al cellulare ma il telefonino ha squillato invano. Allarmato dal silenzio, un cognato è andato a cercarlo nel posto indicato ed ha trovato Luigi riverso a terra, gli occhi sbarrati verso il cielo buio. Il parente ha pensato a un infarto ma subito si è ricreduto quando ha visto la chiazza di sangue sotto la spalla destra. Il colpo esploso a bruciapelo ha leso organi vitali provocandone la morte del cacciatore. Solo l'autopsia che verrà effettuata questa mattina dal medico legale Roberto Marcialis su incarico del procuratore di Lanusei potrà dire se l'uomo è deceduto sul colpo oppure a seguito della grave emorragia interna. L'esame autoptico servirà anche a fugare gli ultimi dubbi sulla dinamica della disgrazia. I funerali dello sfortunato cacciatore sono previsti per questo pomeriggio o per la prima mattinata di domani. Luigi Demurtas lavorava da anni come capo cantiere nel Consorzio per la Frutticoltura di Villasor dove era conosciuto e apprezzato. Originario di Jerzu, da tempo l'operaio si era trasferito nel centro della Provincia di Cagliari insieme alla moglie Carla Loi e ai figli Sara di 4 anni, Giudy di 14 e Luca di 15. In occasione delle feste di Natale Luigi e Carla erano tornati nel paese d'origine, ospiti dei familiari. Il programma era quello di trascorrere alcuni giorni in serenità e allegria, circondati dall'affetto dei parenti e degli amici. Invece un fatale incidente di caccia ha tolto la vita a Luigi Demurtas e gettato nella disperazione la moglie, i piccoli figli e i familiari. Il paese del Pardu è ancora scosso dal tragico evento, a pochi giorni dal suicidio di un altro uomo, coetaneo di Luigi Demurtas. (ni.me.)
(L'Unione Sarda, 28 dicembre’04)

 

 

Spara ai colleghi cacciatori
NOVAFELTRIA - Spara ai colleghi cacciatori per difendere la proprio posizione, ritenuta evidentemente di pregio. E così il 50enne riminese si è beccato una denuncia con l'accusa di "tentate lesioni dolose e minaccia aggravata" da parte dei carabinieri di Novafeltria. L'uomo, per motivi banali legati alla scelta di posizione per l'attività venatoria, nella zona di Sant'Agata Feltria, ha bloccato altri due cacciatori con colpi di fucile sparati a distanza nella loro direzione. Non contento, li ha anche invitati, sempre con fare minaccioso, a non fornire il suo numero di targa. I due, comprensibilmente sbigottiti, non hanno dato ascolto e hanno presto allertato i carabinieri della compagnia di Novafeltria. Gli uomini dell'Arma hanno subito iniziato le ricerche e dato la caccia al cacciatore, che nel frattempo è fuggito, riuscendo a "braccarlo" nei pressi di Talamello. Immediato il sequestro penale dei due fucili calibro 12 che aveva in auto. In un secondo momento è scattata pure una perquisizione domiciliare nell'ambito della quale sono state trovate altre 4 armi da fuoco sequestrate in via cautelativa. (Corriere Romagna, 28 dicembre ‘04)

 

Tentate lesioni e minaccia aggravata ai danni di due colleghi, intervengono i carabinieri
Un altro cacciatore denunciato
NOVAFELTRIA - Ieri il bracconiere denunciato perché vendeva o mangiava rapaci e altri uccelli protetti. Giorni fa un cacciatore pesarese denunciato per avere sparato a un cane da tartufo. Oggi un cacciatore riminese denunciato per tentate lesioni e minaccia aggravata. Tutto per colpa di futili motivi sulla scelta di una postazione più o meno idonea all'attività venatoria. Un cacciatore riminese ha sparato un colpo di fucila da ragguardevole distanza all'indirizzo di altri due cacciatori, poi si è allontanato minacciando gli stessi di non fornire la targa dell'automobile ai carabinieri. I due hanno fatto tutto il contrario, avvertendo immediatamente i militari che in breve tempo, malgrado il romagnolo avesse scelto strade poco frequentate, lo hanno rintracciato sulle colline di Talamello, identificato e denunciato. Sequestrati i due fucili calibro 12 che l'uomo aveva in auto, come pure quattro fucili detenuti nella propria abitazione.
(Corriere Adriatico, 28 dicembre’04)

 

 

Un cacciatore salvo per miracolo
L'anziano tolfetano ha rischiato di venir travolto dal Mignone in piena
di TIZIANA CIMAROLI
Ieri non è piovuto granché, ma la conta dei danni nel comprensorio non è ancora finita. Per i vigili del fuoco della "Bonifazi" è stato un correre per rami caduti e cornicioni crollati. A Zampa d'Agnello hanno anche salvato un randagio finito in un burrone. Nel pomeriggio, inoltre, sono intervenuti per una presunta fuga di gas in ia Buonarroti.
In collina, grazie al tempestivo intervento degli organi competenti, dopo lo smottamento dell'altra sera la Braccianese Claudia è stata sgomberata poco dopo le 18,30 di ieri. Fino a poco prima, Civitavecchia era raggiungibile da Allumiere e Tolfa solo attraverso la strada di Santa Severa Nord.
Come se non bastasse, i tuoni della notte di Natale hanno danneggiato di nuovo il ripetitore (Omnitel e Tim) del Monte delle Grazie e i cittadini allumieraschi ancora una volta non possono usufruire dei telefonini. Il sindaco Giuseppino Cammilletti ha però assicurato che, salvo complicazioni dell'ultima ora, entro oggi tutto dovrebbe tornare alla normalità.
La buona notizia serve solo in parte a compensare quelle non troppo piacevoli che arrivano dagli allevatori locali: le strade rurali sono allagate e le bestie, a causa del troppo fango, rischiano di morire di fame.
Diversi allagamenti si sono verificati anche nei fossati e un nuovo straripamento del fiume Mignone per un poco ieri sera non si trasformava in tragedia. Un uomo è salvo per miracolo. Si tratta di un anziano cacciatore di Tolfa che per un poco non veniva travolto dalla piena durante un'incauta battuta di caccia nei pressi di Bussoleta. Fortunatamente, il tolfetano non era solo e l'amico che era con lui è riuscito a chiamare aiuto, mentre l'uomo ha avuto la prontezza di arrampicarsi su un albero, prima di essere soccorso da un elicottero dei carabinieri.
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(Il Messaggero, 28 dicembre’04)

 

 

Merate: ‘spari’ in un giardino. Cacciatore ricercato dai militari

Secondo quanto si è potuto apprendere l’ignoto cacciatore che, ieri, poco dopo le 16.30 ha fatto gridare “attentato, attentato” a un residente di Cassina Fra Martino, non si è nemmeno accorto che il suo hobby avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche. Il fatto è accaduto nella campagna che circonda la frazione meratese, lungo Via Marconi. Nota zona battuta dai cacciatori, un uomo armato di fucile si è addentrato per i prati e, dopo aver individuato un esemplare da abbattere, ha fatto fuoco. La “rosa” dei pallini fuoriusciti dalla canna del suo fucile, però, non è andata nella direzione che sperava e alcuni dei pallini sono finiti nella proprietà di CD, meratese del 1954, residente in Via Marconi. Spaventato per il pericolo mancato l’uomo ha subito allertato i Cc che si sono portati sul posto con una pattuglia. Al momento i tentatici di ricercare il cacciatore si sono rivelati vani. L’uomo, infatti, con tutta probabilità non si è nemmeno accorto di quanto accaduto ma, fatto ancor più grave, si pensa che non abbia rispettato la distanza si sicurezza dalle case.

(Merateonline.it, 27 dicembre ’04)

 

 

Muore durante una battuta di caccia al cinghiale
Grosseto 29/12/04: E accaduto stamani in località Sant'Angelo nel comune di Orbetello. Giuliano Romualdi, 65 anni residente in un podere della Giannella, era insieme ad alcuni amici durante una cacciarella al cinghiale. Ad un certo punto ha detto ai compagni che si sentiva poco bene e che avrebbe aspettato in macchina. Non vedendolo tornare, gli amici sono andati a cercarlo, e lo hanno trovato nella sua auto, privo di sensi. Chiamati dai compagni sul posto sono arrivati i soccorsi, il 118 con l'elicottero Pegaso, la Croce Rossa e i Carabinieri, ma a nulla sono valsi i tentativi di salvare Romualdi che poco dopo è morto. Attualmente la salma si trova all'obitorio dell'ospedale di Orbetello.
(MaremmaNews.it, 29 dicembre ‘04)

 

Comunicato LAC Veneto del 29 dicembre 2004
UNA AZIENDA AGRICOLA DI VALDOBBIADENE (TV) HA SUBITO DANNI PER ALCUNE MIGLIAIA DI EURO CAUSATI DAI CANI DA CACCIA DEI CACCIATORI.
Una azienda agricola di Valdobbiadene (TV) che preferisce rimanere anonima per evitare possibili ritorsioni, ha denunciato alla LAC Lega per l'Abolizione della Caccia, Sezione di Treviso, di aver subito ingenti danni economici causati dai cacciatori con i cani da caccia al seguito.
I danni riguardano la rottura dei teli di tessuto tipo "Lutrasil Thermo", posizionati sopra le colture specializzate e pregiate di radicchio di Treviso, causata dai pesanti cani da caccia che ha comportato oltre al danno diretto dai teli in tessuto speciale, per un importo di circa 900 euro, anche la perdita parziale del raccolto ed elevati costi di manodopera per rimuovere i teli danneggiati e sostituirli con quelli nuovi per un ammontare di alcune migliaia di euro.
L'azienda agricola ha trasmesso alla LAC anche una serie di fotografie che mostrano i teli strappati e forati dai cani da caccia e le piante di radicchio rovinate irrimediabilmente dal gelo per la rottura dei teli di copertura (Cf. fotografie pubblicate sul sito www.lacveneto.it alla sezione "Album" "Caccia" disponibili da questa sera, oppure richiedibili da subito a lacveneto@ecorete.it).
L'azienda di Valdobbiadene ha inoltre trasmesso alcune fatture a dimostrazione della veridicità dei dati.
La LAC ricorda che le aziende che subiscono danni dai cacciatori impossibili da identificare come nel caso in questione essendosi dati alla fuga, possono, oltre a fare una querela ai Carabinieri per il reato di danneggiamento (art.635 codice penale), richiedere tempestivamente alla provincia competente per territorio la liquidazione dei danni che deve avvenire a norma di legge (Cf. art.28 comma 4 L.R.50/93) entro sessanta giorni dalla loro verifica.
Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto ha dichiarato: "Episodi come questi sono molto più frequenti di quanto non si possa immaginare, purtroppo la stragrande maggioranza delle aziende agricole lasciano correre anche per paura di ritorsioni e di ulteriori danni. La LAC resta a disposizione delle aziende per aiutarle ad espletare le pratiche di legge per la richiesta dei danni alla provincia territorialmente competente."

 

A MONTE SANT'ANGELO
Cacciatore ucciso da un infarto
Il dramma poco prima dell'inizio di una battuta
ORBETELLO. Doveva essere una faticosa ma appassionante giornata di caccia, quella che si accingevano a trascorrere il gruppo di cacciatori i quali di buon mattino si erano arrampicati su per la mulattiera che si addentra tra le giogaie di Monte S. Angelo, situato a Nord-Est della laguna di Orbetello.
E' stata invece una giornata tristissima, perchè uno di loro, colpito da quella che potrebbe essere stata una crisi cardiaca, è deceduto prima ancora che la battuta iniziasse.
Giuliano Romualdi, 65 anni, residente sul tombolo di Giannella dove gestiva un agriturismo, era un cacciatore conosciutissimo, era stato anche membro del comitato direttivo dell'Atc che comprendeva il territorio orbetellano.
Ieri, in una mattinata grigia e piovigginosa, giunto sul luogo dell'appuntamento, una radura tra i boschi del poggio di S. Angelo, ha detto agli amici di non aver dormito bene durante la notte e pertanto, in attesa che gli organici della squadra fossero al completo, sarebbe andato a riposarsi nella sua autovettura parcheggiata ai margini della radura.
Seduto al posto di guida Romualdi è stato colto da malore. I cacciatori si sono accorti immediatamente che il loro compagno si sentiva male ed hanno lanciato l'allarme.
Sul posto si sono recati una pattuglia di Carabinieri e un'autoambulanza della Croce rossa con il medico del 118 il quale ha tentato di rianimare l'uomo con un massaggio cardiaco.
Veniva chiesto anche l'intervento dell'eliambulanza che giungeva a tempo di record ai piedi del colle coperto di folta macchia nediterranea e di bosco, pronto a trasportare il cacciatore all'ospedale di Grosseto.
Purtroppo "Pegaso" è tornato alla base, vuoto, in quanto nonostante le cure prestategli, il Romualdi decedeva nella radura circondato dagli amici angosciati.
La salma è stata poi rimossa è portata all'abitorio di Orbetello da dove muoveranno i funerali.
(Il Tirreno, 30 dicembre’04)

 

 

Alviano: cacciattore abbatte i conduttori dell'alta tensione

Ieri mattina alle 10.49 le apparecchiature di controllo della rete elettrica Enel in Umbria hanno registrato un guasto rilevante che ha interessato la linea in alta tensione che collega Baschi e Attigliano, dove alimenta la locale Cabina primaria di trasformazione. Il guasto ha interessato anche le linee di media tensione, le cabine secondarie di trasformazione e le linee di bassa tensione che alimentano le singole utenze delle famiglie e delle attività economiche di una vasta area. La causa del disservizio è stata individuata nella rottura di un conduttore in alluminio e acciaio, in località Colle di Alviano, della linea in alta tensione (132.000 Volt) che collega Baschi e Attigliano; la rottura, che per quanto si è appreso, è stata causata dagli spari di uno, o più cacciatori, che nella zona stavano effettuando una battuta di caccia al cinghiale. Sul posto sono intervenuti prontamente i Carabinieri di Guardea e immediatamente i tecnici Enel che hanno messo in sicurezza la zona, effettuato le necessarie verifiche tecniche, le manovre di riassetto della rete elettrica, e subito dopo hanno avviato i lavori di riparazione degli impianti e di sostituzione delle apparecchiature danneggiate, tra cui parecchie decine di prese e contatori presso le case dei clienti. I lavori di riparazione della linea in alta tensione che sono particolarmente complessi, prontamente avviati, si prevede che verranno ultimati nella mattinata di domani 31 dicembre. Enel comunica che già alle 15.30 di oggi oltre 50 delle utenze danneggiate erano state rialimentate regolarmente mentre si prevede di completare in serata la rialimentazione di tutti i clienti, circa altri 20. Il fatto non sembra aver procurato, fortunatamente, danni a persone ma tanti danni materiali e problemi alle attività quotidiane. Enel rinnova l'invito ad usare la massima diligenza anche nell'esercizio delle attività di caccia quando si è in prossimità delle linee elettriche per prevenire guasti agli impianti e problemi più o meno gravi ai cittadini che utilizzano l'energia elettrica.
http://www.orvietosi.it/notizia.php?id=4951-

31 dicembre '04