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Gesuiti euclidei...

Caro Gondrano...

Martedì, 15 giugno 2004

Caro Schillaci

ho letto con interesse su Gondrano le vs reazioni sul nostro articolo riguardante i diritti degli animali.

Avete ragione, restare seri è proprio impossibile. Se gli animali avessero i diritti che dite ora dovremmo mettere in galera alcuni milioni di gatti perché dando la caccia ai topi ledono il loro fondamentalissimo diritto alla vita. Il che veramente ci fa sganasciare.

Grazie di esistere. Riempite le nostre giornate di buonumore. Sa, noi gesuiti siamo gente tanto triste e tetra...

La saluto fraternamente,

P. Tiziano, SI (=Societatis Iesu ossia Gesuiti)

PS nessuno di noi ha mai detto che gli animali si possono maltrattare indiscriminatamente o uccidere a piacimento. Sono parte della creazione e quindi anche in essi si contempla la gloria di Dio.


All'attenzione di padre Tiziano

Giovedì, 17 giugno 2004

Gentile padre Tiziano,

ho letto la risposta da Lei inviata a Gondrano, al dott. Schillaci. Converrà che la questione è molto più seria di quanto il suo sarcasmo vuole lasciarci intendere. Il teologo Paolo De Benedetti sostiene addirittuta che il problema della sofferenza degli animali sarà "la questione teologica fondamentale del terzo millennio". Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, in un illuminato libro (Uomini e animali, edito da Qiqajon) ribalta l'antropocentrismo cattolico individuandone le origini non nella cultura ebraico-cristiana ma in quella greco-ellenistica. Una antico filone interno alla tradizione ecclesiastica cristiana prima e cattolica poi attribuisce agli animali una dignità creaturale pari a quella umana (tanto per citare alla rinfusa: Dionigi Aeropagita, Giovanni di Apamea, Clemente di Alessandria, Origene, Efrem, Evagrio, Bernardo, Francesco di Assisi, Massimo il confessore, e molti altri che in questo momento non ricordo...). Tanto il nuovo quanto il vecchio testamento sono colmi di compassione e rispetto per gli animali e numerosi sono i passi (a cominciare dalla Genesi per finire ai sinottici e alle lettere paoline) in cui gli animali non-umani risultano destinati alla consolazione e alla salvezza dal Dio che li ha creati.

Dunque, gentile padre Tiziano, non appena avrà terminato di "sganasciarsi" dalle risate io sarei molto contento di iniziare con Lei, nel rispetto della sensibilità e della intelligenza di entrambi, un fruttuoso dialogo telematico: vedrà, sapremo esserci utili, se sapremo adottare una autentica ed evangelica umiltà nell'ascolto.

Distinti saluti.

prof. Franco Lamensa, Cuneo


Errata Corrige

Il 6 novembre 2003, nell'introdurre un arguto articolo di Franco Lamensa sulle prese di posizione di Civiltà Cattolica in merito ai diritti degli esseri senzienti non umani (Quando restare seri è impossibile), scrivevo che «senza dubbio [i Gesuiti] non sono fra i miei lettori». Mi sbagliavo: lo sono.

Spero anch'io che il dialogo auspicato da Franco Lamensa vi sia, temo però che esso dovrà cominciare dall'abc. Perché p. Tiziano nell'ironizzare sui "crimini" dei gatti nei confronti dei topi (ma perché certe discriminazioni speciste? Perché non mettere in galera tutti i carnivori?) mostra di non aver afferrato il nocciolo del problema, che è quello del comportamento etico dell'uomo nei confronti delle altre specie senzienti, non quello, che sarebbe presuntuoso e irrisolvibile, di ergersi a giudici di fronte ai meccanismi che regolano il mondo vivente. I quali, in quanto frutto del caso, non sono etici.

L'esercizio di un'etica implica la possibilità di una scelta. Quella possibilità che l'uomo ha, il carnivoro no. Il fatto che il gatto uccida il topo o il leone la gazzella non giustifica dunque l'uomo che uccide l'agnello. Sembrerebbe ovvio, ma a quanto pare per qualcuno non lo è.

F. S.

Per approfondimenti rimando a:
Da un punto di vista religioso, F. Lamensa, Anche il cane li seguì...
Da un punto di vista laico, F. Schillaci, Una base scientifica per un’etica diversa


La sai quella di quel tale che...

Venerdì, 18 giugno 2004

Ciao Filippo,
la sai quella di quel tale che va in paradiso e trova ovunque una grande felicità: uomini, piante, animali di ogni specie tutti insieme e tutti felici di vivere nella grazia di Dio e in perfetta comunione, felicità e fraternità...poi si volta e vede un grande muro la cui area interna è assolutamente vuota: priva di tutto (piante, fiori, animali, sole, luna, vento acqua: insomma il vuoto più vuoto del vuoto...). Soltanto svolazzano qua e là delle anime che sembrano anche molto soddisfatte di gironzolare in quel nulla angosciante. Allora chiede a san Pietro spiegazioni. San Pietro risponde: "Schhh....!! Non disturbarle... ! Quelle sono le anime dei gesuiti. Sono convinte che solo loro hanno l'anima e che nulla tranne gli uomini sopravviva alla morte. Così, per non deluderli, li abbiamo relegati in questo spazio vuoto, costruito dal buon Dio appositamente. Nessun animale, per rispetto delle loro convinzioni, si affaccia mai oltre il muro, nessun passerotto vola al di sopra, nessun fiore decide di sbocciare, nessun coniglio scava al di sotto gallerie. Loro all'interno passano il tempo a lodare il Signore per l'esclusività della sopravvivenza e la cosa che li rende più felici e che nessun animalista è presente a disturbare i loro sogni di grandezza".

Finirà sul serio così, caro Filippo...?
un abbraccio...

Franco Lamensa