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Quando restare seri è impossibile

Ovviamente non ho doti profetiche, però a volte i casi del mondo qualche dubbio me lo fanno venire. Battute a parte, poiché l'argomento è di quelli che richiedono serietà, giusto poche settimane fa, nel commentare un vecchio (rettifico: arcaico) articolo di Marco D'Eramo, ne rilevavo l'affinità col "pensiero", se tale possiamo definirlo, gesuitico e, manco m'avessero letto (ma così non è: senza dubbio non sono fra i miei lettori) ecco questi ultimi tornare all'attacco, su Civiltà Cattolica (quaderno n. 3679), con l'ennesima dissertazione, dal titolo I delitti contro gli animali. Gli ingredienti? Sempre i soliti, fritti e rifritti sempre nello stesso olio rancido di un antropocentrismo tanto dogmatico quanto privo di argomenti. Ovvero:
"a) gli animali non hanno anima;
b) gli animali non hanno diritti: ogni inasprimento di legge per reati nei loro confronti è dunque da considerarsi "eccessivo";
c) troppe spese stravaganti per gli animali (dai cappottini firmati ai cibi costosissimi) a fronte di milioni di bambini che muoiono ogni anno di fame."

Ma per essere più chiari, ecco il sunto dell'articolo, quale è riportato sulla stessa rivista:

L'editoriale si sofferma su una proposta di legge, già approvata dalla Camera, che introduce nel Codice penale un nuovo titolo riguardante "i delitti contro gli animali". Si rileva la scarsa possibilità di applicarla, a causa delle pene eccessive e della difficoltà di definire giuridicamente tali "delitti". Poiché, in tal modo, si è riproposto il problema dei "diritti degli animali", si ribadisce che gli animali non hanno diritti, perché questi appartengono all'uomo, in quanto è una "persona", cioè un essere intelligente e libero, cosciente e responsabile, dotato di un'anima spirituale. Questo però non significa che l'uomo possa maltrattare e imporre sofferenze agli animali. Deve invece averne cura, poiché non è padrone ma custode e amministratore della creazione.

Più in dettaglio:

«I diritti sono legati al carattere spirituale e personale dell'uomo. Perciò gli animali, che non sono esseri spirituali e personali, non hanno "diritti". Non si può parlare in assoluto di "diritti" degli animali». La distinzione «ontologica» tra l'uomo e gli animali non autorizza però, scrivono i Gesuiti, nessuna mancanza di rispetto verso queste creature «minori». «Tutti gli esseri creati, quindi anche gli animali di ogni specie - afferma infatti l'articolo - sono stati creati da Dio perché l'uomo se ne serva per tutte le sue necessità fisiche e spirituali. Tutta la creazione è posta, quindi, in potere dell'uomo; ma non si tratta di un potere "dispotico", irragionevole e crudele, bensì di un potere "umano", che sia cioè ragionevole e rispettoso di tutti gli esseri creati, in particolare degli animali che non sono nocivi alla sua vita, alla salute e ai suoi beni».
(La Gazzetta del Sud, 3 ottobre 2003)

Il problema dei diritti degli esseri senzienti non umani insomma viene ricondotto a una questione di buona creanza, di galateo: squartare un cane non è cosa buona e giusta, un po' come non lo è mangiare con i gomiti sulla tavola.
Ma tutto, ogni atteggiamento dell'uomo verso il non umano va comunque sottoposto al filtro del seguente sommo principio: «gli animali di ogni specie sono stati creati da Dio perché l'uomo se ne serva per tutte le sue necessità fisiche e spirituali». Si pensi a quale ampio ventaglio di comportamenti siano con ciò giustificati, dalle macellazioni alla vivisezione, alla stessa caccia, pur a parole condannata ma che in quanto "ludica" può senz'altro rientrare fra le "necessità spirituali". Quanto spazio rimanga, dopo tali premesse, per un comportamento «rispettoso di tutti gli esseri creati» francamente non so immaginarlo. Le due cose si annullano a vicenda. A tutto vantaggio, ovviamente, della prima.

Giustamente (e ovviamente) commenta il deputato dei Verdi Marco Lion che emerge una "visione antropocentrica d'altri tempi che considera gli esseri viventi come merci da utilizzare piuttosto che portatrici di diritti, e parte importante della quale noi stessi non possiamo fare a meno. I gesuiti esprimono principi contrari alla sensibilità crescente degli italiani e alle stesse parole del Papa". E a esprimersi criticamente è perfino un deputato di Forza Italia, Claudio Azzolini, Vicepresidente dell Assemblea parlamentare del Consiglio d Europa, affermando: "Con queste parole hanno calpestato lo stesso Cantico delle Creature di S. Francesco. Civiltà cattolica con il suo editoriale si tira addosso un velo di oscurantismo"(ANSA - Roma, 4 ottobre).

Non certo a partire da questo editoriale, se mi è permesso aggiungerlo. Ma intanto aveva già rincarato la dose Famiglia Cristiana che nel suo numero del 28 settembre 2003 scriveva:

Attribuire ai cani qualità,sensibilità ed emozioni che a malapena si trovano nei cristiani mi pare follia pura.Più di qualche italiano sarebbe pronto ad aprire studi dentistici e centri benessere, per le cagnette della signora Teodolinda e del signor Procopio. Nel contempo non mi sembra altrettanto sollecito e colpevolizzato se dall'inizio dell'anno scorso sono "marciti" decine e decine di anziani, dimenticati nei condomini per settimane, mesi, anni.
Finiamola di scambiare i capricci della borghesia italiana come se fossero scelte di civiltà. Incominciamo una volta per sempre a mettere in fila le priorità e dare nome e cognome alle cose. Perciò le sacre battaglie di questi giorni e la battaglia che si farà domani perchè' tutti gli animali siano liberi, spero non dimentichino che i nostri bambini valgono molto di più dei cani e che c'è più civiltà in quelle case dove c'è un cane di meno e un bambino di più.

Si noti l'armoniosa analogia fra le argomentazioni di questo prete di cui ho misericordiosamente dimenticato il nome e quelle espresse a suo tempo da Marco D'Eramo. Lo si noti a onta di quest'ultimo.

E le argomentazioni sono le solite: mistificatoria contrapposizione fra interessi dell'uomo e interessi di chiunque uomo non sia, "priorità", ovvero gerarchie (di cui a quanto pare i cattolici non riescono a fare a meno) fra gli esseri viventi. Basta mi fermo qui.

Un lettore ci ha chiesto di replicare, di far sentire la nostra voce e incautamente, in un momento di eclissi delle mie facoltà mentali ho risposto: «lo faccio io». Ma faccio cosa? L'ho fatto con D'Eramo che, in quanto intellettuale di sinistra si suppone abbia in sé un barlume di quella rara cosa chiamata ragione, ottenebrata ma risvegliabile, andata in ferie ma che prima o poi sarebbe tornata al lavoro. Perché il punto è che il dialogo presuppone la razionalità, e quale dialogo è possibile con chi fa del dogma, condito con poderose dosi di supponenza, la propria regola di "pensiero"? Quale dialogo è possibile, insomma, con un gesuita?

Ma ormai l'avevo promesso. E allora? Allora oggi mi ha soccorso un testo di tale Franco Lamensa che, lo ammetto, non so chi sia. Me lo ha passato una mia infaticabile collaboratrice che lo ha tratto a sua volta da Agire Ora di Marina Berati.

Un testo che mi ha tolto dai guai perché affronta la questione Gesuiti & Animali con l'unica arma che cotanti interlocutori consentano: l'ironia.
Perché se è vero che l'argomento, come ho scritto in principio, è di quelli che esigono serietà, è anche vero che, quando a parlarne è un prete, restare seri è difficile.

Filippo Schillaci

6 novembre 2003


I Gesuiti e gli animali: spunti divertenti

1. Il cacciatore
Cari amici Gesuiti, sono un cacciatore che, dopo aver lavorato per tutta la settimana (riuscendo anche a santificare ogni giorno con la santissima messa), la domenica, per distrarmi un po', me ne vado a caccia. E' uno sport molto bello e soprattutto divertente e io credo che faccia piacere a Dio se mi diverto un po'. Il problema è che ultimamente la cosa cominciava a non divertirmi più tanto...forse per colpa di mia figlia che è una animalista convinta...ma tant'è che, quando sparavo a qualche animale, se questo non moriva subito e come spesso capita si trascinava ferito per diversi metri lamentandosi continuamente per il dolore, mi veniva una specie di senso di colpa, quasi possiamo dire che mi dispiaceva...così appena lo raggiungevo mi affrettavo subito a finirlo, per non vederlo più soffrire. Forse stavo perdendo la passione per il mio adorato passatempo.

Poi, per fortuna, siete arrivati voi! Qualche tempo fa, degli amici cacciatori, nel tentativo di consolarmi dalle mie strane depressioni, mi hanno fatto leggere l'articolo su Civiltà Cattolica nel quale si diceva che gli animali non hanno diritti: i miei amici lo hanno addirittura affisso nella sede di caccia. Vi ringrazio, perchè era quello che da sempre volevo sentirmi dire!! Dio ha creato gli animali perchè l'uomo li mangi , li cacci e se ne serva come meglio crede...non vedo l'ora di farlo leggere anche a mia figlia che continua a dire che a Dio sta a cuore ogni sua creatura ...anche gli animali, capite!!!? Lei piange se vede un passero con l'ala spezzata...io ho cercato di spiegarle che in realtà non soffre o perlomeno non soffre come noi che abbiamo l'anima e siamo figli di Dio...ma non riesco a convincerla...non mi parla più. Per favore, potete scriverle due righe dicendo che suo padre non fa niente di male a cacciare, che Dio vuole che gli animali siano uccisi dall'uomo, che è per questo che li ha creati, che quanto dicono gli animalisti sono tutte storie, che gli animali siccome non hanno l'anima non hanno nemmeno diritti, che non provano dolore come noi, che l'uomo è padrone del creato e se ne può servire a suo piacimento...?

Grazie, grazie ancora tanto per tutto quelle cose bellissime che avete scritto in difesa dei diritti dell'uomo e del cacciatore. Siete grandi!

2. L'uomo, essere razionale
Cari Gesuiti, santissimi uomini di Dio, le vostre parole sono ispirate direttamente dallo Spirito Santo! Da anni lo vado ripetendo ai miei figli: il Dio cristiano è un dio d'amore, certo, ma solo per gli uomini, esseri razionali, non per gli animali, dominati dall'istinto! Lo dice anche santo Tommaso nella Summa Theologica, quest.65,art.3: "La parola «prossimo» non può essere estesa alle creature irrazionali dal momento che esse non hanno relazioni con noi nella vita razionale" e quindi "la carità non si estende alle creature irrazionali". Ho però un dubbio che mi tormenta: il figlio di un mio vicino di casa ha un handicap mentale molto grave. Io sostengo che Dio non lo ama: non è razionale, infatti! Il dubbio è il seguente: posso sparare anche a lui come sparo, per gioioso divertimento, a tutti gli stupidi passeri che si posano sulla ringhiera del mio balcone? Io infatti sostengo che Dio abbia creato gli handicappati, cioè creature irrazionali, per tutti gli usi che noi esseri umani razionali vogliamo farne. Potete spiegarmi meglio la questione?

Grazie per il preziosissimo contributo che date al progresso dell'umanità. Viva i Gesuiti, viva la santissima Chiesa Cattolica!

3. Ma quanti buoni cattolici!!
Gesuiti carissimi, veri e unici testimoni della parola di Dio, quanto ho apprezzato l'articolo su Civiltà Cattolica che condanna fermamente quei degenerati degli animalisti. Io vi seguo con zelo e proprio ieri ho avuto modo di tradurre in pratica le vostre preziose indicazioni. Vi voglio raccontare l'episodio così potrete giudicare quanto io mi sia comportato da ottimo cristiano. Camminando lungo un viale mi sono imbattuto in un cane randagio, investito da una macchina: stavo per soccorrerlo per portarlo da un veterinario, quando, come per ispirazione dello Spirito Santo, mi sono detto: "Ma quanto mi costa? Forse 20, 30 o addirittura 40 euro!!" Allora, raccoltomi in santa preghiera, ho pensato: ".E se versassi l'equivalente per i bambini che muoiono di fame in Africa?". Così me ne sono andato, senza il cane, che ho lasciato al suo destino. Il giorno dopo quella bestia era ancora lì, agonizzante, malgrado in molti gli passassero accanto. La cosa mi ha fatto piacere e tra me e me ho concluso che, caspita, siamo davvero tanti, noi, bravi cattolici.

4. Il gatto
Santissimi Gesuiti, uomini della Provvidenza, ho un dubbio di coscienza che mi rode: possiedo un gatto di 8 anni che da sempre è stato alimentato con cibi non raffinati, ma di qualità. Ho saputo dalla vostra preziosissima rivista, Civiltà Cattolica, che è vergognoso spendere soldi per alimentare un animale domestico di affezione (cioè che manco te lo puoi mangiare!). Ora, siccome secondo la vostra sensibilissima coscienza cristiana, gli animali non hanno alcun diritto, volevo chiedervi - con umiltà e spirito di contrizione - : ho forse peccato, fino ad oggi, ad assicurare al mio gatto il diritto alla alimentazione? Se sì, è un peccato grave dal quale le vostre altezze possono affrancarmi con santa confessione? Come posso regolarmi per il futuro: lo abbandono sulla strada o lo faccio morire di fame? I soldi che risparmio li do ai poveri, però: perché devo risparmiare solo sul mio gatto e non sulla pizza, o sui vestiti, o sulle vacanze, o sulle sigarette? Pensate che si possa risolvere il problema della fame nel mondo lasciando morire di fame gli animali domestici? E io che credevo che le cause del sottosviluppo fossero politiche e coinvolgessero le grandi strutture dell'economia mondiale. invece, guarda un po' che il responsabile di tutto sonnecchiava pigramente tutto il giorno proprio in casa mia, sul mio cuscino!! Animali malvagi!

Continuate a illuminarci, Gesuiti, vi prego.

5. Gesuiti, aiuto!!
Gesuiti, aiuto!!, solo voi potete salvarmi!! Ho letto il vostro meraviglioso articolo su Civiltà Cattolica contro gli animali e contro quei perversi che dicono di amarli (animalisti, gentaglia perduta dietro le cose del mondo)! Sapeste che piacere sapere che per voi le nuove leggi sul maltrattamento animali sono "eccessive". Vengo al dunque: mi vogliono processare! Secondo loro spargere bocconi avvelenati nei giardini per far fuori cani e gatti è un reato! Io invece mi diverto un sacco a vederli in preda alle convulsioni, quando vomitano sangue e intestino, e dopo muoiono soffocati. Ma mi diverte molto di più scrutare nascosto le facce sconvolte dei loro proprietari, cercare aiuto, impallidire, piangere.alcuni svengono per il dolore.E' il mio trionfo!!! Così imparano!! Soprattutto le donne, quelle non le sopporto proprio! I giardini sono per i bambini e, anche se non ho figli, credo che la legge vada rispettata, o no? Perciò uccido anche i cani dei bambini.Ma torniamo a noi, cari amici Gesuiti. Il problema è il seguente: fino ad oggi ho potuto svolgere la mia missione senza correre grossi rischi: se mi avessero beccato me la sarei cavata con una multa di poche decine di euro (e io questa spesa l'ho già messa in conto!). Ora però potrei rischiare di più, perfino il carcere. Pensate che tutti i politici, destra e sinistra, si sono detti d'accordo sulla necessità di incrementare le pene per i casi di sevizia, maltrattamento e abbandono nei confronti degli animali. Cose da non credere, vero, santissimi Gesuiti? Mi sono sentito perduto, senza speranza! Poi siete arrivati voi, angeli benedetti del Signore. Gliela avete cantata chiara a tutti, in quell'articolo: gli animali non hanno diritti, sono disponibili a tutti gli usi che l'uomo, creatura razionale e quindi unica degna dell'amore di Dio, intende farne, qualunque legge che inasprisca le pene e li garantisca maggiormente è ingiusta, eccessiva. Vi avrei baciato!!! Ora non mi resta che affidarmi alla vostra opera di propaganda: non lasciate che il mondo si perda dietro inesistenti diritti animali e le loro frivole tragedie. Dio non lo vuole!

Grazie per tutto quello che avete fatto e che farete! E' evidente che siete ispirati direttamente dallo Spirito Santo!

6. Il vivisettore
Cari Gesuiti, fratelli in Dio, siete gli unici dai quali, ormai, posso trovare conforto! Io sono uno che presta la sua opera professionale e scientifica in un laboratorio di sperimentazione per la ricerca cosmetica. Più sinteticamente: io sono un vivisettore. Sono tempi duri per la scienza: nessuno ci capisce e perciò intuirete quale sia stata la mia sorpresa quando ho letto su Civiltà Cattolica che la Chiesa non solo non ci condanna, ma addirittura solidarizza con noi! Ciò che avete scritto sulla rivista io lo vado sostenendo da tempo: gli animali non hanno diritti: sono stati creati da Dio per servire l'uomo, non hanno anima e neppure soffrono. Noi qui, in laboratorio, fatichiamo ogni giorno per il bene dell'umanità! Il nostro lavoro è stressante perché noioso, ripetitivo. Ogni giorno i soliti spettacoli: cani avvelenati dalla chimica e dalla batteriologia; topi con la pelle distrutta; topi con la cornea devastata; animali manipolati geneticamente per diventare portatori di malattie; scimmie ammalate di tumore; topi infettati e pieni di cisti; cavie peruviane con fegato e reni distrutti; ratti nutriti a etanolo per mesi completamente ubriachi; roditori dagli intestini distrutti; topi moribondi con cervello, polmoni e fegato malati; maialini a cui era stato colpito e poi strappato il cuore; topi infetti con patologie intestinali; roditori vari con ulcere micidiali; ratti con infiammazioni croniche, calcificazioni nel cervello e genitali atrofizzati.; criceti con le ovaie massacrate geneticamente; ratti privati del sonno, tenuti a digiuno e sottoposti a trattamenti chimici; topi col cuore infettato; ratti con la pressione sanguigna alterata. Che noia, amici Gesuiti.e a ciò aggiungete gli strali feroci degli animalisti che, assai empiamente vanno sostenendo che deve ancora essere chiarito se la conoscenza che può prolungare o salvare la vita umana debba avere la priorità su tutto, e che il riconoscimento nell'uomo di una legge morale e di un valore spirituale importa tanto quanto la conoscenza capace di prevenire la morte e di alleviare il dolore. Che sciocchezze, vero? Non sanno, poverini, ciò che sapete voi, che la sofferenza degli animali, se esiste, non importa nulla a Nostro Signore, il quale ha a cuore soltanto gli interessi dell'essere umano, Re della Creazione, come ricordano perfino i bambini!!! Sono felice, dunque di continuare la mia battaglia insieme a voi, alleati insperati ma preziosissimi, perché intendete togliere fondamento morale e giuridico alle lotte di quegli uomini senza Dio degli animalisti!

Grazie, grazie, grazie!

Franco Lamensa

14 ottobre 2003


Per approfondimenti:
F. Schillaci, Marco D'Eramo: un Manifesto per Gesuiti
(Prima parte)
(Seconda parte)