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I bambini hanno diritto di giocare, gli uccelli di volare
La gente che vive nelle campagne e la schiavitù venatoria: una condizione che ciascuno vive spesso nel proprio isolamento e nella propria paura. Paura delle fucilate e paura delle possibili ritorsioni. E' di ieri 6 ottobre la notizia dell'ultimo caso di una donna impallinata nel giardino di casa sua (Il Gazzettino, 6 ottobre 2003), è di appena quattro giorni fa il caso di una fucilata esplosa dolosamente contro la casa di un uomo colpevole di aver "denunciato pubblicamente un triste episodio che aveva visto il suo gatto ucciso a fucilate da cacciatori della zona" (comunicato LAC, 3 ottobre 2003). Chi vive in campagna sa bene di cosa parlo, sa bene cosa significhi aver paura di essere uccisi "per sbaglio" sulla porta di casa, sa bene cosa significa trovarsi sul proprio terreno individui armati che vi entrano come fosse casa loro e sparano come fossero in un campo di battaglia e non in un libero territorio frequentato, fra l'altro, da libere persone, libere in tutto fuorché di fronte al "diritto sovrano" del cacciatore di fare come gli pare dove gli pare... tanto è assicurato. Ma ci sono dei segni che qualcosa cambia, che c'è chi riesce a rompere la frammentazione dell'isolamento, a organizzarsi per rivendicare, e in forme energiche, il proprio diritto elementare di cittadino: quello di essere padrone in casa propria, quello di essere al sicuro in casa propria. E' successo a Jano, frazione di Sasso Marconi, dove la gente, stufa della propria condizione di servi della gleba dei cacciatori, si è unita e l'ha avuta vinta. Ecco di seguito la notizia, quale è apparsa sul Resto del Carlino lo scorso agosto.
Eppure tutto questo non basta. Ciò che i cittadini di Jano hanno ottenuto somiglia tanto a una condizione tipo "riserva indiana". Hanno ottenuto la libertà dalla schiavitù venatoria nel ristretto territorio della loro frazione, ma avranno pur il diritto di uscirvi, di andare dove vogliono, no? Ho detto prima: "sicurezza in casa propria", ma la nostra casa non è le quattro mura fra cui dormiamo e mangiamo, è l'intero territorio, è sull'intero territorio, in quella "casa comune" che condividiamo con innumerevoli altri esseri viventi, che abbiamo diritto di esercitare il nostro comune diritto alla sicurezza. Ed ecco dunque tornare il discorso della "naturale sinergia esistente fra difesa dell'ambiente, degli animali e dell'uomo fra essi" che facevo in un precedente articolo. Un'altra considerazione deriva dalla cronaca sopra riportata. C'è qualcuno che in esso non è mai nominato? C'è qualcuno dunque, se il cronista ha riferito tutto ciò che c'era da riferire, che in quella occasione si è distinto per il suo non esserci? Ovvio: animalisti e ambientalisti. I cittadini di Jano hanno dovuto far tutto da soli. Inseriamo questo positivo evento dunque, questa vittoria isolata dei cittadini di Jano fra le occasioni perdute per evidenziare davanti all'opinione pubblica la sinergia di cui sopra, e inseriamolo dunque fra le sconfitte del movimento animalista e ambientalista. Un comunicato ricevuto ieri ci parla invece di una analoga occasione non sprecata, di animalisti che questa volta erano lì, accanto alla gente e agli animali insieme. Un fatto che ha quasi dell'incredibile nello sconcertante contesto di generale omertà che già ripetutamente abbiamo evidenziato. Ma è accaduto. E forse anche questo è un piccolo passo verso la fine del medioevo venatorio.
Filippo Schillaci
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