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Maestro fucile.
La pedagogia a mano armata di Diana cacciatrice
In Sardegna sono in subbuglio: il 28 giugno hanno anche manifestato davanti all'assessorato all'ambiente bloccando per tre ore il centro di Cagliari e apostrofando con l'epiteto di "buffone" chiunque osasse affacciarsi dal palazzo; in Umbria non ritengono di aver avuto abbastanza e fanno musi scuri, sorretti dalle "forti reazioni" dei consiglieri regionali di AN; atmosfera tranquilla invece in Emilia Romagna dove hanno ottenuto tutto ciò che volevano. Sono gli 800.000 cittadini armati che conosciamo col nome di "cacciatori", i quali anche quest'anno, in occasione del varo dei calendari venatori, non hanno esitato a incendiare le polemiche ovunque abbiano ritenuto le concessioni loro fatte non all'altezza delle aspettative.
Da molti anni ormai le file dei cacciatori si assottigliano, l'età media aumenta come pure l'avversione della gente per il loro "hobby". Le associazioni venatorie vedono l'incerto futuro della caccia e secondo alcuni è questo che periodicamente le spinge a iniziative rivolte ai giovani, alla ricerca di quel ricambio generazionale che oggi manca. Ma roccoli, capanni e foto di gruppo non esauriscono certo la realtà della caccia. Ben altre immagini sono quelle apparse recentemente sui muri di Verona nei manifesti dell'associazione No alla Caccia: un cacciatore mostra con compiacimento le proprie mani coperte di sangue e tutto intorno a lui immagini di lepri, cervi, volpi, perfino gatti, sventrati, decapitati dalle tagliole, mutilati. L'associazione ha ricevuto numerose mail di cacciatori contenenti insulti e minacce. Positivo invece il giudizio dell'associazione tedesca per la protezione dei bambini dalla pubblicità violenta nei confronti degli analoghi manifesti realizzati in Germania. "Manifesti che", ha dichiarato il presidente dell'associazione No alla Caccia Marcello Dell'Eva, "non fanno altro che rappresentare l'esatta realtà della caccia". E se dunque la caccia fa bene ai giovani, se come ha dichiarato molto tempo fa, in una uscita che pochi hanno dimenticato, l'assessore friulano all'agricoltura Danilo Narduzzi (Lega Nord) "dare in mano a un ragazzo un fucile e insegnargli a usarlo è una funzione educativa per insegnargli anche a rapportarsi con il prossimo", allora, ci dice il responsabile di No alla Caccia, perché non mostrare ogni componente di questo "rapporto"? Non solo il fucile ma anche il bersaglio e quest'ultimo non solo prima ma anche dopo esser stato colpito. E conclude citando Tolstoj, che in gioventù era stato assiduo cacciatore: ""La sopraffazione, l'imboscata, l'assalto di molti a uno solo, del forte contro il debole, (...) sventrare, infrangere la testa contro un albero, fare a pezzi sono gli atti più ordinari od anche più necessari della caccia". Questo è ciò che, sotto le mentite spoglie della passione per l'ambiente e la natura, il microcosmo venatorio tenta ancora una volta di portare nelle scuole. Chi credeva che questo concetto di "funzione educativa" fosse caduto col fascismo si sbagliava". Filippo Schillaci Su Gondrano dal 14 settembre 2006
Vedi anche: Brescia: 30.000 euro per insegnare la caccia da: Liberazione, 25 marzo 2006. |