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Maestro fucile.

La pedagogia a mano armata di Diana cacciatrice

In Sardegna sono in subbuglio: il 28 giugno hanno anche manifestato davanti all'assessorato all'ambiente bloccando per tre ore il centro di Cagliari e apostrofando con l'epiteto di "buffone" chiunque osasse affacciarsi dal palazzo; in Umbria non ritengono di aver avuto abbastanza e fanno musi scuri, sorretti dalle "forti reazioni" dei consiglieri regionali di AN; atmosfera tranquilla invece in Emilia Romagna dove hanno ottenuto tutto ciò che volevano. Sono gli 800.000 cittadini armati che conosciamo col nome di "cacciatori", i quali anche quest'anno, in occasione del varo dei calendari venatori, non hanno esitato a incendiare le polemiche ovunque abbiano ritenuto le concessioni loro fatte non all'altezza delle aspettative.
Sono i "cacciatori", ma diciamolo meglio: sono gli unici cittadini italiani autorizzati all'uso di armi da fuoco sul territorio, coloro che, pur praticando un'attività ad altissimo rischio, beneficiano di una legge, la 157/92 che regolamenta tale attività senza mai metter mano ai concetti di sicurezza e prevenzione. Sono coloro che, sparando nelle campagne, nei campi, in vicinanza di sentieri battuti da escursionisti, perfino in mezzo alla nebbia (tutte cose non vietate), muovendosi - e scivolando - su terreni sdrucciolevoli con l'arma carica in mano e non esitando, spesso, a spingersi armi in pugno anche fra le zone abitate, provocano ogni anno decine di morti e oltre un centinaio di feriti (stime approssimative poiché non esistono dati ufficiali). La caccia diviene così per una non esigua fetta della popolazione motivo di forte allarme sociale che serpeggia, troppo spesso inudito, ovunque sia imposta l'impossibile convivenza fra fucili e vita civile. Nel 2004 è nata perfino una Associazione Vittime della Caccia, che si è distinta per un iniziale periodo di notevole vitalità.

Da molti anni ormai le file dei cacciatori si assottigliano, l'età media aumenta come pure l'avversione della gente per il loro "hobby". Le associazioni venatorie vedono l'incerto futuro della caccia e secondo alcuni è questo che periodicamente le spinge a iniziative rivolte ai giovani, alla ricerca di quel ricambio generazionale che oggi manca.
E' accaduto l'ultima volta la primavera scorsa quando Ekoclub, una emanazione della Federcaccia, ha ottenuto 30.000 euro dalla provincia di Brescia per l'allestimento di una mostra fotografica sulla caccia rivolta alle scuole. "Trenta esposizioni promosse in ogni angolo della provincia" dice l'assessore Sala, promotore dell'iniziativa. Una delle quali è stata allestita anche a Exa, l'esposizione delle armi "sportive" che è in realtà il punto di unione fra mercato della caccia e mercato della guerra "leggera". La mostra, dichiararono gli esponenti bresciani dei Verdi, è "l'esposizione fotografica di roccoli, attese al capanno e foto di gruppo con fucili da caccia. La Provincia si è mai chiesta se questa manifestazione sia uno strumento veramente utile per far nascere nei giovani uno spirito di salvaguardia e tutela della fauna?".

Ma roccoli, capanni e foto di gruppo non esauriscono certo la realtà della caccia. Ben altre immagini sono quelle apparse recentemente sui muri di Verona nei manifesti dell'associazione No alla Caccia: un cacciatore mostra con compiacimento le proprie mani coperte di sangue e tutto intorno a lui immagini di lepri, cervi, volpi, perfino gatti, sventrati, decapitati dalle tagliole, mutilati. L'associazione ha ricevuto numerose mail di cacciatori contenenti insulti e minacce. Positivo invece il giudizio dell'associazione tedesca per la protezione dei bambini dalla pubblicità violenta nei confronti degli analoghi manifesti realizzati in Germania. "Manifesti che", ha dichiarato il presidente dell'associazione No alla Caccia Marcello Dell'Eva, "non fanno altro che rappresentare l'esatta realtà della caccia". E se dunque la caccia fa bene ai giovani, se come ha dichiarato molto tempo fa, in una uscita che pochi hanno dimenticato, l'assessore friulano all'agricoltura Danilo Narduzzi (Lega Nord) "dare in mano a un ragazzo un fucile e insegnargli a usarlo è una funzione educativa per insegnargli anche a rapportarsi con il prossimo", allora, ci dice il responsabile di No alla Caccia, perché non mostrare ogni componente di questo "rapporto"? Non solo il fucile ma anche il bersaglio e quest'ultimo non solo prima ma anche dopo esser stato colpito. E conclude citando Tolstoj, che in gioventù era stato assiduo cacciatore: ""La sopraffazione, l'imboscata, l'assalto di molti a uno solo, del forte contro il debole, (...) sventrare, infrangere la testa contro un albero, fare a pezzi sono gli atti più ordinari od anche più necessari della caccia". Questo è ciò che, sotto le mentite spoglie della passione per l'ambiente e la natura, il microcosmo venatorio tenta ancora una volta di portare nelle scuole. Chi credeva che questo concetto di "funzione educativa" fosse caduto col fascismo si sbagliava".

Filippo Schillaci

Da: Carta, 2 settembre 2006

Su Gondrano dal 14 settembre 2006


Vedi anche: Brescia: 30.000 euro per insegnare la caccia da: Liberazione, 25 marzo 2006.
Cacciatori, sparatorie e ordinanze. Come la gente si è ribellata ad anni di abusi da: Liberazione, 25 marzo 2006.