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La lettera di Katia Bellillo agli animalisti

19 Giugno 2003

Gentili signore e signori,

finalmente trovo il tempo per rispondere ai vostri messaggi, che chiedono il ritiro della proposta di legge n. 3771 presentata da me e da altri colleghi al fine di modificare la legge n. 157 del '92.

Voglio subito informarvi che non solo non ritirerò la mia proposta di legge, ma impegnerò tutte le mie energie affinché nel mio partito e nella coalizione di centro-sinistra si trovi una linea politica che prenda sul serio i temi della caccia, evitando così di essere coinvolti e travolti in una spirale che vede solo interessi particolari che si sommano e che, nella traduzione politica, rischia di trasformarli in questioni insignificanti e marginali o - più semplicemente e semplicisticamente - scontro quasi irrazionale tra interessi di lobbies consolidate e lunatici gruppi emergenti.

Io ritengo, invece, che la caccia sia un argomento politico complesso ma molto serio e che pretende di essere affrontato in modo libero ed aggiornato ai tempi e alle culture,,ma soprattutto alla realtà così come essa si presenta.

Voglio discutere dunque, confrontandomi con tutti i soggetti in campo, con gli argomenti dei cacciatori, degli ambientalisti, degli agricoltori e degli armaioli, rispettando passioni, motivazioni morali ed interessi. La mia guida ispiratrice? una donna, scienziata e politica intelligente e coraggiosa: Laura Conti. Il mio modello? la cultura della mia regione: l' Umbria, una terra dove il rapporto dinamico fra uomo/ambiente ha radici antiche e robuste, che ha permesso a questo territorio di competere ed anticipare la modernità senza distruggere l'ambiente e, soprattutto, senza perdere memoria della propria cultura.

La caccia in Europa e in Italia non è vietata: nel nostro Paese essa è regolata da un'ottima legge la 157/92 che ha segnato una tappa importante per la gestione di ambiente e fauna, per la caccia e per la cultura della conservazione. Voglio sottolineare, che là dove è sta sultati importanti, attraverso gli Ambiti territoriali di caccia, dove partecipano rappresentanti ambientalisti, cacciatori e agricoltori; con l'azione quotidiana, si sono superate contrapposizioni ideologiche e di principio.

Il confronto con la realtà, lo sviluppo della conoscenza, l'esame delle necessità concrete di intervento, hanno prodotto programmi e politiche gestionali ampiamente condivisi, con esiti rilevanti per la qualità ambientale e faunistica e per la crescita di un sistema di relazioni nuovo sul territorio, che la società nel suo insieme ha mostrato di comprendere ed apprezzare. Tutto questo oggi, a più di dieci anni di attuazione, può essere verificato e soprattutto è giusto e necessario introdurre delle modifiche che non vanno certo nella direzione che voi paventate: massacro della fauna, liberalizzazione selvaggia.

Su queste tematiche ci sono modi diversi di vedere il rapporto uomo/ambiente e parametri diversi sulle condizioni di sostenibilità delle attività umane. La caccia per me è, fra le attività umane, non dannosa all'ambiente; essa non può essere intesa come mera attività tesa all'abbattimento di animali selvatici, ma è l'insieme degli interventi diretti alla protezione dell' ambiente naturale e ad ogni forma di vita.

Ciò che è stato programmato dalla legge 157 e che noi riteniamo di dover aggiornare, non è l'abbattimento, un rapporto, cioè, unidirezionale fra il soggetto uomo e l'oggetto fauna, ma l'insieme di una rete di rapporti, in reciproca azione/reazione, fra gli uomini, la specie cacciabile e l' ecosistema nel suo complesso di cui fanno parte la specie umana e la specie cacciabile.

La politica deve superare schematismi ideologici per evitare conseguenze dannose: la visione sbagliata del rapporto uomo/ambiente e gli ideologismi costituiscono pericoli gravi sempre.

Mentre scrivo mi trovo nella mia casa, un appartamento all'ultimo piano di una palazzina immersa nel verde di un quartiere di Perugia; dalla finestra spalancata il verde della colline alle voci degli umani entrano i cinguettii di passeri, cinciallegre e pettirossi. Addirittura, una splendida nidiata di tortore ha deciso di "stanziare" fra gli alberi del mio giardino rinunciando alla migrazione. Il boxer è sdraiato sul divano e la mia piccola "bastardina", come sempre quando lavoro al computer, vuole la sedia a fianco alla mia; Achille, il gatto, è disteso sul tavolo dietro di me e la famigliola di uccelli che ha deciso di nidificare sul comignolo del mio caminetto, come ogni giorno, dall 'alba al tramonto, trillano e cinguettano senza posa.

Sono fortunata a vivere in una regione dove i cacciatori sono circa 46mila; per voi rappresentano una lobbies ma per me è la mia gente, il meccanico, l' operaio,il professionista...molti di loro votano per la sinistra, l'Umbria da sempre è una delle regioni "rosse"; anzi, questa mia gente è talmente democratica che, sebbene i Verdi non raggiungono il quorum né alle regionali né alle provinciali, da quando si vota con il maggioritario nel collegio più forte per la sinistra ma anche quello a più alta densità di cacciatori, quello che abbraccia le città di Gubbio e di Città di Castello, al Senato viene garantita la loro presenza..

I vostri messaggi invece sono pieni di cattiveria, volgari, e, per la banalità delle argomentazioni, mi fanno ritenere che non solo non conoscete la legge che ho presentato, ma che sapete ben poco anche di ambiente.

Dite che non voterete per la sinistra, che chi ha la passione per la caccia è fascista ed è contro la pace. Io rispetto i vostri principi morali anche se non li condivido, ma le prepotenze non mi intimoriscono. Voi non mi conoscete, ma vi assicuro che sono abituata a farmi le mie idee e a lottare per difenderle anche se dovessi scontrarmi contro il mondo non per prevaricare, ma perché credo nella democrazia. Voglio la pace ma non mostro l'altra guancia e nonostante tutto penso di avere il diritto di esistere.

Katia Bellillo