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La caccia e i D.S.: la polemica con Fulvia Bandoli

(Terza parte)

Un bilancio degli argomenti.

Sono stati riportati nei giorni scorsi su Promiseland i comunicati e le dichiarazioni relative al confronto fra le Associazioni Ambientaliste e Animaliste e l’On. Fulvia Bandoli della direzione nazionale dei DS in merito alle posizioni da lei assunte sul disegno di legge del Centro Destra relativo alle deroghe in materia venatoria.
Siamo anche intervenuti in questo confronto con una lettera aperta e un commento esplicitamente richiesto a Caterina Bonetti, una coltivatrice trentina, a un membro cioé proprio di quel mondo agrario che secondo l’on. Bandoli questo disegno di legge dovrebbe tutelare.
E’ stata anche pubblicata la risposta ricevuta dall’On. Bandoli, alla quale, lo riferisco per completezza di informazione, ho replicato declinando l’offerta di un colloquio privato, non ritenendolo la sede piú opportuna per trattare una questione di grave interesse generale quale è quella di cui stiamo discutendo, e sollecitando Fulvia Bandoli a una risposta scritta, e dunque pubblicabile, che oltre tutto le avrebbe consentito di consolidare le sue argomentazioni in una sede di ampio riscontro fra quella parte dell'opinione pubblica più sensibile alle tematiche dell'ambiente, quale è appunto Promiseland.
Ma nonostante la disponibilità di Promiseland a dar spazio alle sue argomentazioni purtroppo ella non ha più dato alcuna risposta. Rimasti dunque inespressi eventuali ulteriori argomenti non rimane che considerare questi ultimi nulli e passare pertanto, adesso che tutti hanno detto quanto avevano da dire e non detto quanto non avevano da dire, a tirare le somme di questo confronto.
Ció che segue vuole dunque essere un bilancio di quel che fin qui è stato detto dalle varie parti, un bilancio che, al di là dei toni accesi che il confronto ha in alcuni punti assunto, si limiterà - queste sono le mie intenzioni - a una esclusiva valutazione degli argomenti oggettivi che sono stati avanzati. Non tratterò nemmeno la questione della caccia nei parchi, che costituisce argomento a sé, limitandomi a prendere atto dell’atteggiamento positivo assunto, almeno su questo punto, dai DS e auspicando che la loro azione in Parlamento sia coerente con le loro dichiarazioni.

La principale, nonché unica argomentazione dell’on. Bandoli è che le deroghe sono necessarie per porre un argine ai danni all’agricoltura compiuti dagli storni (e solo da essi).
Le è stato obiettato che:
a) in un’ottica ecosistemica, quale è quella che caratterizza le visioni più evolute dell’agricoltura, danni e benefici vanno di pari passo e questi ultimi superano spesso i primi. Sono stati inoltre elencati alcuni di tali benefici.
b) quando è necessario intervenire lo si fa con mezzi dissuasivi, non con mezzi soppressivi.
c) nell’ipotesi di dover ricorrere, in via eccezionale, a questi ultimi (ipotesi di cui non discuterò qui né la validità tecnica né la liceità etica) è impensabile affidarne l’attuazione a stuoli di privati armati che agiscono per fini propri e, troppo spesso, in maniera del tutto incontrollata. Lo si fa piuttosto, come sta accadendo in questi giorni in provincia di Piacenza, ricorrendo all’opera di personale specializzato della Forestale e delle Guardie Provinciali.
A tali obiezioni l’On. Bandoli ha replicato: nulla.

L’on. Bandoli ha citato a sostegno delle sue tesi "regioni che ogni anno indennizzano gli agricoltori per decine di miliardi di danni provocati dagli storni". Mi risulta che in una e-mail inviatale privatamente da un membro della LAC le sia stato chiesto di quantificare tali indennizzi.
Successivamente l’on. Bandoli ha affermato che lo storno: "provoca danni ingenti in varie regioni italiane" e "ad esempio in Emilia Romagna provoca decine di miliardi di danni l'anno".
Dunque non solo ella non è stata più precisa ma l’originario, generale "le regioni" si è trasformato nel particolare: "la regione Emilia Romagna", indebolendo dunque ulteriormente la sua già molto generica affermazione iniziale. In conclusione tutto ciò che l’On. Bandoli sa dire è che una (una sola) regione italiana ha pagato una cifra di cui conosce non l’esatto ammontare ma appena l’ordine di grandezza. Quanto a tutte le altre regioni, sa solo dire che si tratta di non meglio identificati "danni ingenti". Inevitabile affermare che è un po’ poco, soprattutto se rapportato alla posizione occupata dalla fonte da cui proviene (e che dobbiamo dunque ritenere senza dubbio ben informata) e alla nettezza delle posizioni assunte su tale base.

L’on. Bandoli ha affermato di essere contraria a qualsiasi deroga che non riguardi gli storni, ma ha omesso di chiarire le ragioni che possano conciliare questa sua posizione con l’appoggio dato a un disegno di legge che apre alle Regioni la via a ogni possibile deroga.

L’on. Bandoli ha a questo proposito ammesso che varie Regioni, anche governate dal Centro Sinistra, hanno in passato emesso deroghe "disinvolte" e si è impegnata a premere su tali amministrazioni affinché ciò non si ripeta. Ella ha però omesso di precisare attraverso quali strumenti intende attuare tale proposito, e con quante probabilità di successo. Non ha inoltre chiarito quale genere di influenza spera di avere sulle regioni governate dal Centro Destra. In che maniera insomma tali buoni propositi possono non restare tali e tradursi nel mondo reale? Nulla di quanto ha dichiarato l’on. Bandoli ci consente di capirlo né di ipotizzarlo.

L’on. Bandoli ha affermato di essere "per la applicazione della 157" da lei definita "una Legge di mediazione buona" ma ció è in chiaro contrasto con lo spirito che anima il disegno di legge sulle deroghe, spirito chiarito, fra gli altri, dal Coordinatore Regionale umbro di FI Luciano Rossi in un comunicato stampa del 29 agosto 2001 significativamente intitolato "Il nostro obiettivo finale è la revisione totale della legge 157/92" (1).

E’ stato infine sottoposto all’on. Bandoli il gravissimo problema della pubblica sicurezza connesso al fenomeno venatorio e la pericolosità che esso riveste, fra gli altri, anche per chi lavora nei campi.
E’ questo un punto centrale, poiché in effetti qui non si tratta tanto di decidere se gli storni sono dannosi o no ma se moltitudini di individui armati sciamanti per boschi e campi siano da ritenersi valido mezzo per risolvere un problema che, come è stato chiaramente mostrato, sia i testi tecnici sia gli operatori più avveduti del settore ritengono debba essere affrontato in ben altra maniera.
Non si ricorderanno mai abbastanza i 44 morti e 66 feriti dell'ultima stagione di caccia. Dubito che gli storni abbiano mai prodotto altrettanti danni.
A tali obiezioni l’On. Bandoli ha replicato: nulla.

Vorrei aggiungere adesso che la legge 157/92, dalla stessa on. Bandoli giudicata, come già detto, positivamente, tratta in maniera indifferenziata nel suo art. 26 gli indennizzi per i danni provocati dalla fauna selvatica e quelli provocati dai cacciatori. Inoltre, l’art. 25 tratta in maniera esclusiva dei danni e delle vittime causati dai cacciatori. La legge dunque riconosce implicitamente ai cacciatori un ruolo non dissimile nella "qualità" degli effetti da quello delle cosiddette "specie nocive".

Non sarà infine superfluo valutare la solidità delle dichiarazioni dell’on. Bandoli anche alla luce di dichiarazioni in materia di caccia fatte recentemente da alcuni suoi compagni di partito. Recentemente ad esempio il Consigliere Regionale DS del Lazio Giuseppe Parroncini in occasione di una manifestazione dei cacciatori a sostegno della riperimetrazione dei parchi laziali (cioé, di fatto, del loro annientamento), dopo aver fatto la surreale affermazione che "è possibile coniugare caccia e ambiente" (in che modo?) ha dichiarato che "la Regione non fa niente per difendere il mondo venatorio" (2). Nel sottolineare la perfetta sintonia fra una tale affermazione e certe dichiarazioni rilasciate lo scorso anno, nuovamente dall’esponente umbro di FI Luciano Rossi - che nel già citato comunicato stampa del 29 agosto 2001 ripeteva più volte la frase "soddisfare le aspettative dei cacciatori" (1) -, domando per quale ragione le Istituzioni dovrebbero fare qualcosa per "difendere" il mondo venatorio, e non piuttosto i collezionisti di francobolli o i circoli scacchistici, le cui attività, a parità di pubblica utilità (cioé zero) sono se non altro innocue. Mi pare che scopo delle Istituzioni sia quello di difendere l'intera collettività (aggiungo: umana e non umana), non una esigua minoranza armata la cui unica prerogativa qualificante è e rimane l’inaudita pretesa di continuare a fare libero uso di armi da fuoco in luoghi pubblici e nelle altrui proprietà, con i risultati che ben vediamo.

Si può ora concludere l’analisi di questa ennesima, non certo edificante, vicenda politica, e vorrei farlo ponendo l’accento sulle due principali figure femminili che, almeno per quanto riguarda le pagine di Promiseland, l’hanno animata, o meglio sulle due opposte concezioni di cui si sono fatte portatrici: Fulvia Bandoli, parlamentare che parla di agricoltura, e Caterina Bonetti, agricoltore che fa agricoltura. Non una semplice appassionata di agricoltura biologica quest’ultima ma un imprenditore agrario, una persona che pratica cioé una agricoltura di reddito e che su quello che è il suo lavoro non può dunque permettersi di scherzare. Una persona però che, trovatasi di fronte al compito di dare un parere su questa questione, ha esposto una visione serena, pacifica, quasi giocosa del suo lavoro. Dall’altra parte abbiamo la tetra, primitiva immagine di una agricoltura "tutelata" a suon di fucilate, prospettata da Fulvia Bandoli. Chissà cosa avrebbe da dirne Antonio Comaschi, anche lui agricoltore, anche lui trentino, scambiato per un cinghiale e ucciso da una fucilata il 19 dicembre 2001 mentre lavorava nel suo podere? A lui non possiamo più chiederlo, ma mi permetto di affermare di aver parlato, oggi, anche per lui, io che, pur sapendo cosa significa sentire una scarica di pallini da caccia piovere tutto attorno a sé, per fortuna, sono ancora vivo.

Filippo Schillaci.

(1) www.lucianorossi.it
(2) ANSA, 15 maggio 2002