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La caccia e i D.S.: la polemica con Fulvia Bandoli (Terza parte) Un bilancio degli argomenti.
Sono stati riportati nei giorni scorsi su Promiseland i comunicati e le
dichiarazioni relative al confronto fra le Associazioni Ambientaliste e
Animaliste e l’On. Fulvia Bandoli della direzione nazionale dei DS in
merito alle posizioni da lei assunte sul disegno di legge del Centro
Destra relativo alle deroghe in materia venatoria.
La principale, nonché unica argomentazione dell’on. Bandoli è che le
deroghe sono necessarie per porre un argine ai danni all’agricoltura
compiuti dagli storni (e solo da essi).
L’on. Bandoli ha citato a sostegno delle sue tesi "regioni che ogni anno
indennizzano gli agricoltori per decine di miliardi di danni provocati
dagli storni". Mi risulta che in una e-mail inviatale privatamente da un
membro della LAC le sia stato chiesto di quantificare tali indennizzi. L’on. Bandoli ha affermato di essere contraria a qualsiasi deroga che non riguardi gli storni, ma ha omesso di chiarire le ragioni che possano conciliare questa sua posizione con l’appoggio dato a un disegno di legge che apre alle Regioni la via a ogni possibile deroga. L’on. Bandoli ha a questo proposito ammesso che varie Regioni, anche governate dal Centro Sinistra, hanno in passato emesso deroghe "disinvolte" e si è impegnata a premere su tali amministrazioni affinché ciò non si ripeta. Ella ha però omesso di precisare attraverso quali strumenti intende attuare tale proposito, e con quante probabilità di successo. Non ha inoltre chiarito quale genere di influenza spera di avere sulle regioni governate dal Centro Destra. In che maniera insomma tali buoni propositi possono non restare tali e tradursi nel mondo reale? Nulla di quanto ha dichiarato l’on. Bandoli ci consente di capirlo né di ipotizzarlo. L’on. Bandoli ha affermato di essere "per la applicazione della 157" da lei definita "una Legge di mediazione buona" ma ció è in chiaro contrasto con lo spirito che anima il disegno di legge sulle deroghe, spirito chiarito, fra gli altri, dal Coordinatore Regionale umbro di FI Luciano Rossi in un comunicato stampa del 29 agosto 2001 significativamente intitolato "Il nostro obiettivo finale è la revisione totale della legge 157/92" (1).
E’ stato infine sottoposto all’on. Bandoli il gravissimo problema della
pubblica sicurezza connesso al fenomeno venatorio e la pericolosità che
esso riveste, fra gli altri, anche per chi lavora nei campi. Vorrei aggiungere adesso che la legge 157/92, dalla stessa on. Bandoli giudicata, come già detto, positivamente, tratta in maniera indifferenziata nel suo art. 26 gli indennizzi per i danni provocati dalla fauna selvatica e quelli provocati dai cacciatori. Inoltre, l’art. 25 tratta in maniera esclusiva dei danni e delle vittime causati dai cacciatori. La legge dunque riconosce implicitamente ai cacciatori un ruolo non dissimile nella "qualità" degli effetti da quello delle cosiddette "specie nocive". Non sarà infine superfluo valutare la solidità delle dichiarazioni dell’on. Bandoli anche alla luce di dichiarazioni in materia di caccia fatte recentemente da alcuni suoi compagni di partito. Recentemente ad esempio il Consigliere Regionale DS del Lazio Giuseppe Parroncini in occasione di una manifestazione dei cacciatori a sostegno della riperimetrazione dei parchi laziali (cioé, di fatto, del loro annientamento), dopo aver fatto la surreale affermazione che "è possibile coniugare caccia e ambiente" (in che modo?) ha dichiarato che "la Regione non fa niente per difendere il mondo venatorio" (2). Nel sottolineare la perfetta sintonia fra una tale affermazione e certe dichiarazioni rilasciate lo scorso anno, nuovamente dall’esponente umbro di FI Luciano Rossi - che nel già citato comunicato stampa del 29 agosto 2001 ripeteva più volte la frase "soddisfare le aspettative dei cacciatori" (1) -, domando per quale ragione le Istituzioni dovrebbero fare qualcosa per "difendere" il mondo venatorio, e non piuttosto i collezionisti di francobolli o i circoli scacchistici, le cui attività, a parità di pubblica utilità (cioé zero) sono se non altro innocue. Mi pare che scopo delle Istituzioni sia quello di difendere l'intera collettività (aggiungo: umana e non umana), non una esigua minoranza armata la cui unica prerogativa qualificante è e rimane l’inaudita pretesa di continuare a fare libero uso di armi da fuoco in luoghi pubblici e nelle altrui proprietà, con i risultati che ben vediamo. Si può ora concludere l’analisi di questa ennesima, non certo edificante, vicenda politica, e vorrei farlo ponendo l’accento sulle due principali figure femminili che, almeno per quanto riguarda le pagine di Promiseland, l’hanno animata, o meglio sulle due opposte concezioni di cui si sono fatte portatrici: Fulvia Bandoli, parlamentare che parla di agricoltura, e Caterina Bonetti, agricoltore che fa agricoltura. Non una semplice appassionata di agricoltura biologica quest’ultima ma un imprenditore agrario, una persona che pratica cioé una agricoltura di reddito e che su quello che è il suo lavoro non può dunque permettersi di scherzare. Una persona però che, trovatasi di fronte al compito di dare un parere su questa questione, ha esposto una visione serena, pacifica, quasi giocosa del suo lavoro. Dall’altra parte abbiamo la tetra, primitiva immagine di una agricoltura "tutelata" a suon di fucilate, prospettata da Fulvia Bandoli. Chissà cosa avrebbe da dirne Antonio Comaschi, anche lui agricoltore, anche lui trentino, scambiato per un cinghiale e ucciso da una fucilata il 19 dicembre 2001 mentre lavorava nel suo podere? A lui non possiamo più chiederlo, ma mi permetto di affermare di aver parlato, oggi, anche per lui, io che, pur sapendo cosa significa sentire una scarica di pallini da caccia piovere tutto attorno a sé, per fortuna, sono ancora vivo. Filippo Schillaci.
(1) www.lucianorossi.it |