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La caccia e i D.S.: la polemica con Fulvia Bandoli (Prima parte)
Comunicato stampa
Lettera aperta a Fulvia Bandoli Lei parla di decine di miliardi pagati ogni anno dalle regioni a causa dei danni causati dagli storni. Vorrei a questo proposito sottoporre alla Sua attenzione il seguente passo tratto da un manuale di fitopatologia ed entomologia agraria: "I danni provocati dagli uccelli sono limitati a particolari situazioni di grande densità (...); nelle altre situazioni i danni non sono economicamente rilevanti. La difesa contro gli uccelli granivori o onnivori deve essere solamente di tipo repulsorio mediante cannoncini a gas, palloni aerei con sagome di predatori disegnate al fine di spaventarli, oppure strisce colorate e reti di protezione. (...) In una visione di agro-ecosistema ecocompatibile la presenza delle siepi con essenze appetite dagli uccelli riduce sensibilmente il danno sulle coltivazioni." (1) Aggiungo che il testo in questione dedica ai danni procurati dagli uccelli (fra i quali appunto gli storni) in tutto 12 righe, su un totale di circa 800 pagine, il che dovrebbe indurLa a riflettere che non sono certo gli uccelli coloro che danno maggior pensiero agli agricoltori. Lo stesso testo dedica inoltre circa il doppio dello spazio ai benefici procurati da vari uccelli insettivori, che sarebbero anche loro vittima delle "deroghe". Aggiungo che io posseggo svariati testi di agraria, ma nessuno di essi contempla fra i validi mezzi di lotta antiparassitaria le armi da fuoco, e meno che mai l'ipotesi di sguinzagliare per i campi moltitudini di individui armati che con l'agricoltura e i suoi interessi c'entrano poco o nulla. Inoltre, come Lei certamente sa, tutti i mezzi chimici di lotta antiparassitaria sono suddivisi, in base al loro livello di tossicità, e dunque di pericolosità per l'uomo, in 4 classi. Volendo con un po' di fantasia assimilare i fucili a un antiparassitario chimico, a quale classe Lei li ascriverebbe? In altre parole, quale livello di pericolosità ritiene debba essere attribuito a un "mezzo antiparassitario" capace, come di fatto avviene da sempre, di produrre decine di morti ogni anno? Non ritiene che la difesa dell'agricoltura, ammesso che questa lo sia, debba essere praticata con metodi che tutelino anche la pubblica sicurezza, piuttosto che con scenari da far west? Attendo una Sua risposta. Filippo Schillaci. (1) M. Ferrari, E. Marcon, A. Menta - Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata, Edagricole, Bologna, 1998
L’opinione di una frutticultrice Anche da noi, pur trovandoci in un parco naturale (l'Adamello-Brenta) - dove pertanto dovrebbe esserci un buon equilibrio nella popolazione faunistica -, ci sono delle stranezze da alcuni anni. Uccelli che non migrano piú, uccelli d'alta quota che scendono a cercare cibo... insomma un gran brutto segnale, a mio avviso. Certo, alcuni in autunno possono danneggiare una parte del raccolto: vanno a beccare sempre i frutti piú maturi e piú belli. Nella mia azienda poi, il danno è notevolmente piú alto - sanno scegliere! - Ma non ci è mai venuto in mente di chiedere alcun tipo di risarcimento per questo: mettiamo i nidi artificiali, le siepi ed ogni altro accorgimento utile per attirarli tutto l'anno, poi dovremmo lamentarci? Se diventano eccessivamente voraci, passiamo ai palloni. Io mi sono specializzata in spaventapasseri artigianali. Mi diverte questa battaglia del piú furbo! Ma poi insisto: è un danno necessario, già messo in conto dalla loro necessaria presenza. Siamo alle solite: tutto deve essere razionalizzato, tutto inquadrato, incasellato e in ordine, un ordine determinato dalle sole esigenze dell'uomo. In pratica, si vorrebbe popolare a nostro piacimento alcune zone con alcune specie, e svuotarne altre, ma mi sembrerebbe già ampiamente dimostrato che questo non funziona. Nemmeno per gli umani. Un’ultima considerazione: se gli uccelli creano un danno al raccolto, questo accade nel momento in cui anche l'uomo deve raccogliere. Non oso immaginare cosa accadrebbe se cominciasserro a sparare mentre siamo tutti arrampicati tra gli alberi a raccogliere le nostre mele...
Caterina Bonetti
Azienda Agricola Biomela
Val di Non - Trentino
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