Il dovere della trasparenza
Come si suol dire, "riceviamo e volentieri pubblichiamo". Il che
è abitualmente una frase fatta, non però in questo caso.
Volentieri ospito su Gondrano queste domande rivolte a una ONLUS
animalista leggendole e interpretandole per ciò che esse
materialmente sono: delle domande. E come tali lecite e, per quanto ho
modo di vedere, pertinenti.
"Domandare è lecito, rispondere è cortesia", dice un'altra
frase fatta. Se si può essere d'accordo con la sua prima
metà non sempre lo si può con la seconda. Perché in
certi
casi rispondere è doveroso. Moralmente doveroso. Sono i casi di
quanti agiscono, professionalmente o per opera di volontariato, per il
bene
collettivo (comunque esteso sia il senso che si vuol dare a questa
parola). Sono i casi dunque dei funzionari pubblici e di coloro appunto che
si riuniscono a formare delle ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di
Utilità Sociale). Per essi la trasparenza assoluta deve essere non
un obbligo ma una esigenza sentita, di più: (esagero) un istinto
innato.
Credo a questo proposito non sia esagerazione, eccesso di rigore,
fiscalismo vessatorio ipotizzare per tali categorie una legislazione che
preveda una figura oggi inesistente: l'addetto alla trasparenza. Un tale
cioé il cui compito sia esclusivamente quello di rispondere alle
domande che chiunque voglia porre sulla Organizzazione o Pubblica
Amministrazione da cui egli dipende. Chissà perché nessuno
finora l'ha mai proposto.
Ben vengano dunque queste domande rivolte a una delle Associazioni
Animaliste italiane, ben venga questo sollecito alla trasparenza.
L'auspicio è che
Gondrano possa ospitarne molte di domande cosí. Insieme, s'intende,
a sollecite, chiare, esaurienti risposte.
Non è solo l'animalismo ad aver bisogno di tutto ciò.
Filippo Schillaci
Nota a margine: i lettori dalla vista acuta avranno notato che
la Zona di appartenenza di questa pagina è, alla data della sua
messa in rete (28 gennaio 2003), indeterminata. Non lo è a caso.
Perché non
le domande (in quanto tali puramente interlocutorie) ma le risposte che
esse riceveranno daranno alla pagina un senso affermativo e dunque
decideranno della sua localizzazione.
Da: Coord. Mucca 103
Lunedí 27 gennaio 2003
"Con la nuova legge - conclude [Walter Caporale] - l'Italia si adegua
finalmente, agli altri Paesi europei: gli animali vengono tutelati in
quanto esseri viventi dotati di sensibilità psico-fisica..."
[Messaggero Veneto, 16 gennaio 2003]
Roma, 16 gennaio 2003
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Circa un mese fa, abbiamo inviato a tutti voi ed al Presidente della vostra
Onlus una email con il resoconto (pubblicato qui:
http://www.animalisti.biz/oasi_animalisti.htm) di quanto comunicatoci
da Angela Certo, durante una visita del luogo che la vostra Associazione
definisce, da anni, come propria 'Oasi'.
Nessuno di voi ha replicato alcunché.
Vi scriviamo nuovamente, auspicando un chiarimento su almeno alcuni tra i
punti seguenti.
Riguardo la vostra `Oasi´:
1. Si tratta di una `Oasi´ della vostra Associazione o dell´abitazione
privata della signora Certo?
2. Nel caso si tratti di una vostra `Oasi´, questa e´ aperta o chiusa? Se
e' chiusa: da quando?
3. Se, come dichiarato da Angela Certo, questa 'Oasi' e' chiusa, ne
conoscete il motivo? Se si, ritenete che questo motivo sia valido?
4. Se questa 'Oasi' e' chiusa, quale utilizzo ritenete vada fatto oggi
dei soldi che diverse persone (appresa questa possibilita' dalla lettura
della vostra rivista e dei vostri mailing) hanno donato alla vostra Onlus
per 'adottare a distanza' gli animali in essa ospitati?
5. Angela Certo definisce in questo modo la vostra `Oasi´: ''E' casa mia:
dove io tengo tutti gli animali che voglio, COME voglio''. La vostra
Associazione verifichera´ le condizioni in cui questa persona sta
mantenendo gli animali che le ha affidato? Quando? In quale modo? A che
titolo? Con quali veterinari?
6. Se questa 'Oasi' e' chiusa, coloro che hanno `adottato a distanza´ gli
animali che ospita, sono stati informati della sua chiusura? Sono stati
informati di come e´ stato impiegato il denaro che hanno donato alla
vostra Associazione? E´ vero che - come dichiarato da Angela Certo - non
e´ stato destinato al mantenimento ed alla cura degli animali che le sono
stati affidati dagli Animalisti Italiani?
7. Quanti soldi ha raccolto, la vostra Associazione, per il mantenimento
e la cura di questi animali? Per cosa li ha usati?
Riguardo gli animali che ospita:
1. Se la vostra Associazione ha provveduto alla vaccinazione delle pecore
ospitate in questa sua `Oasi´, e´ possibile vederne i certificati? Quale
veterinario le ha vaccinate e quando?
2. Questi animali sono registrati presso l´ASL competente?
3. Per quale motivo l´agnello Spartaco, dopo la morte, non e´ stato
sottoposto ad autopsia? Quale veterinario lo ha seguito?
4. Ignorare le cause della sua morte non ha suscitato ne´ al veterinario,
ne´ a voi alcuna preoccupazione, ad esempio riguardo al rischio di
contagio per gli altri animali con i quali viveva all´interno della
vostra `Oasi´?
5. Nella vostra `Oasi´ e´ morto anche il cane Pepe. Qual´e´ stata la
causa del suo decesso? Quale veterinario lo ha curato?
6. Sono morti altri animali, in questa `Oasi´?
7. La signora Certo mantiene ed ha mantenuto in passato un registro per
tenere traccia degli animali portati nell'Oasi, delle eventuali cure
veterinarie prestate loro, dei decessi e delle adozioni?
Riguardo voi:
1. Ritenete opportuno prendere una posizione chiara in merito a quanto
e´ avvenuto e sta avvenendo in questa vostra `Oasi´?
2. La vostra Associazione intende ed e' in grado di garantire il benessere
degli animali che vi sono attualmente ospitati?
Tanti auguri, buona riflessione e a presto
Coord. Mucca103
Dalla mailing list animalista di Peacelink,
Venerdì, 17 gennaio 2003
Sono fortemente turbato da questo messaggio.
Mi assalgono pensieri assai sgradevoli. Sembrerebbe che
l'associazione degli Animalisti Italiani usi la motivazione animalista come
paravento per pratiche assai grette. Per quanto io sia notoriamente critico
verso l'associazionismo animalista, non posso assolutamente immaginare la
plausibilità di simili conclusioni.
Però il mutismo non aiuta a dissipare i dubbi. Penso proprio che sia
necessaria una risposta. Scelgano dove e come darla, ma la diano al piu'
presto, altrimenti, gli Animalisti Italiani ben capiranno, il silenzio
rischia di alimentare dubbi e malevolenze. Se poi i dubbi si diffondessero
fuori dei nostri ambienti, il rischio sarebbe ancora piu' grande: il
discredito di tutto il movimento. Gli AI non si possono assumere questa
responsabilità. Quindi facciano chiarezza, per favore.
Saluti animalisti
Aldo Sottofattori
Considerazioni su una risposta che non c'è stata.
Il 28 gennaio Gondrano ha pubblicato la precedente lettera aperta all’Associazione
Animalisti Italiani in cui veniva posta a essa una serie di domande circa lo stato di una
cosiddetta "Oasi". Domande che ho ritenuto lecite e dalle quali ho preso spunto per un
discorso sulla trasparenza
che considero elemento essenziale di credibilità per chiunque e dovere morale imperativo per
alcune categorie di persone, fra cui quelle componenti le ONLUS. Chi ha visto allora questa
pagina ricorderà che il riquadro contenente la testata della Zona di appartenenza conteneva un
punto interrogativo. Perché come ho già scritto nel mio commento preliminare
non le domande bensì le risposte avrebbero determinato la Zona. Oggi, 2 aprile 2003,
la Zona è determinata, e lo è in base a quanto successivamente avvenuto.
Pochi giorni dopo la pubblicazione della lettera aperta infatti lo stesso Coordinamento
Mucca 103 ha dato notizia di una querela sporta dall’Associazione Animalisti Italiani contro
alcuni suoi attivisti. Presumo da parte mia che tale querela non sia direttamente connessa
alle 16 domande di cui sopra ma a vicende precedenti.
La contrapposizione frontale fra Mucca 103 e Animalisti Italiani non è il centro dei miei
interessi relativi ai rapporti fra la specie umana e tutto il resto della biosfera, non ne
conosco i termini esatti e non sono specificamente interessato ad approfondirli. Tuttavia
mi sento di esprimere il mio dissenso dall’iniziativa legale degli Animalisti Italiani,
ribadendo che ben altra è la via che colui che si ritiene ingiustamente accusato debba seguire
per zittire il calunniatore, ovvero quella di ridicolizzarlo smantellando punto per punto quel
castello di carte che una calunnia inevitabilmente è. Non è querelando i loro avversari che gli
Animalisti Italiani tuteleranno la loro credibilità ma annientando di fronte all’opinione
pubblica le loro accuse con solidi argomenti.
E’ vero che Walter Caporale, presidente degli Animalisti Italiani ha dichiarato tempo fa di non
voler dedicare il suo tempo a simili cose e di preferire dedicarlo alla tutela degli animali.
Tuttavia c’è un’altra vicenda, successiva a quella delle 16 domande, che impone una
riflessione.
Il coordinamento Mucca 103 ha diffuso giorni fa un comunicato in cui la PeTA americana negava
che gli Animalisti Italiani rappresentassero ufficialmente la PeTA stessa in Italia. Pochi
giorni dopo gli Animalisti Italiani hanno diffuso a loro volta un comunicato in cui la PeTA
chiarisce e corregge in loro favore la precedente affermazione.
Ora, partendo dal postulato che una stessa persona agisce in analoghe
circostanze in maniera analoga e constatato che gli Animalisti Italiani,
nel momento in cui hanno ritenuto di essere in possesso di un argomento in loro
favore, non hanno esitato a diffonderlo, dobbiamo congetturare, a lume di
buon senso, che la mancata risposta alle 16 domande
derivi dal fatto che tali risposte non sarebbero state a essi favorevoli.
Con ciò l’Associazione Animalisti Italiani (non io) ha deciso la zona di appartenenza di questa
pagina. Il che, per quanto mi riguarda, chiude la vicenda.
Filippo Schillaci.