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Questo testo è largamente basato sull'intervento tenuto domenica 4 settembre 2005 dalla dott. Petula Salvatici presso lo Spazio Incontri.
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La lavanda appartiene alla famiglia delle laminacee (ex labiate), genere lavandula.
E' originaria delle zone mediterranee e come tale veniva largamente usata dai popoli che si affacciavano su questo mare: gli Egizi e i Fenici l'adoperavano nel processo di mummificazione, i Romani la utilizzavano nella cura del corpo, nei bagni, e con essa producevano grandi quantità di olio essenziale. Etimologicamente, il termine "lavanda" deriva proprio dal latino lavare.
Nel Medioevo e nel Rinascimento si credeva che fosse efficace contro la peste. Il suo nome appare in scritte tedesche per la prima volta nel IX secolo (lavindula) ed era considerata un ottimo rimedio contro pidocchi, stregonerie e spiriti maligni.
Nel '900 fu adoperata per la produzione di profumi in Francia, e più esattamente in Provenza (Grasse), a partire dagli anni '20.
In Italia viene coltivata nelle Langhe e in Liguria, e ultimamente anche sulle colline emiliane, dove esiste un consorzio che ne promuove la coltivazione in zone difficili: aride e collinari.
La lavanda è infatti una pianta rustica che si adatta a tutti i terreni, anche quelli compatti e con ciottoli e dura per la produzione fino a 5 anni.
Resiste al freddo, fino a - 15, 20° ed è coltivabile da 0 a 1200 metri s.l.m. In effetti, la vera lavanda, quella migliore in assoluto, si trova intorno ai 1000 metri. Le uniche cose che non tollera sono il ristagno idrico e i terreni acidi. Il prodotto è l'infiorescenza: la fioritura avviene a giugno e si prolunga fino ad agosto; è proprio all'inizio della fioritura che avviene la raccolta, recidendo la base delle infiorescenze.
Esistono circa 30 specie; tra esse ricordiamo:
- l'angustifolia, che si coltiva a quote superiori a 700 metri s.l.m. E' la più pregiata, anche se la meno produttiva.
- la latifolia, di maggiori dimensioni, con fiori di colore meno vivo dal profumo meno piacevole.
- lavandino, è un ibrido delle altre. Dà quantità maggiori, ma minore qualità. Si coltiva fino a 700 metri s.l.m, non oltre.
- la stoechas, individuabile per il ciuffo di brattee sterili di colore porpora-violaceo. E' piccola, raramente raggiunge i 50 cm., compatta, ed è la prima delle nostre lavande a fiorire in primavera.
Esistono diverse varietà all'interno delle specie, con diversi prodotti finali: infiorescenze, grani (usati questi ultimi nel pot -pourri), fiori (essiccati e venduti a mazzi a scopo ornamentale).
Una varietà ornamentale è ad esempio la lanata, con una peluria che riveste foglie e infiorescenze.
Per quanto riguarda la coltivazione, l'impianto si effettua in primavera o autunno, meglio la primavera (in particolare il mese di aprile), perché lo sviluppo sarà poi più veloce.
Il terreno va preparato a fine estate dell'anno precedente. La prima aratura si fa a 30 cm.; si lascia quindi il terreno esposto al gelo, che ne affina la struttura, e alle piogge, che gli danno una scorta d'acqua.
A febbraio, si interviene con una erpicatura. Questo è il metodo della falsa semina, metodo biologico per contenere le infestanti: l'aratura ha portato in superficie i semi che intanto sono germinati,. l'erpicatura rivolta le erbe nel terreno, eliminandole.
Si possono fare anche due erpicature: durante la prima, si interrano i concimi organici e pellettati (sono quelli che richiamano meno la fauna selvatica perché meno odorosi). Evitiamo così anche di spargere nuovi semi di infestanti contenuti nel letame.
Il trapianto da preferire è quello meccanico, che è anche il più economico.
Contemporaneamente si fa una irrigazione, che è anche l'unica.
Le piante biologiche si trapiantano quando hanno un'altezza di 10-15 cm e un'età di 2 anni.
Le cure postimpianto consistono essenzialmente nel diserbo.
Primo anno, diserbo manuale sulla fila, fra le file diserbo meccanico.
Secondo anno: non è necessaria la concimazione. Diserbo meccanico fra le file. Prima raccolta che però non è commercializzabile. Sfalciare ugualmente i fiori per risparmiare fatica alla pianta.
Terzo anno: prima raccolta. Sfalcio mediante macchine per fienagione.
Epoca:
Per grani e infiorescenze (raccolta meccanica), inizio fioritura con i fiori appena aperti. Essiccazione naturale all'aperto (richiede 1000 mq su ha).
Per fiore: prima della schiusura del fiore. Raccolta manuale. I mazzi vengono fatti essiccare a testa in giù in strutture ombrose e ventilate.
Rendimenti:
prodotto secco:
lavanda: 1000 Kg su ha
lavandino: 1500 Kg su ha
olio essenziale:
Lavanda: 17-20 l su ha
lavandino: 40-70 l su ha.
Dopo il raccolto, sarebbe opportuno potare i cespuglietti a forma di cupola. In tal modo, ci si garantisce un'ottima produzione per l'anno seguente.
La lavanda è anche una pianta nettarifera, atta a produrre il miele di lavanda e il miele monoflora, ma nessuno lo ha ancora fatto.
La pianta, come abbiamo detto, è rustica e resistente. E' soggetta a malattie solo se impiantata in terreni stanchi, con ristagni idrici, o a fine ciclo.
I ristagni possono provocare nematodi e funghi (armillaria mellea e fitoftora), con conseguenti danni alle radici. Questi problemi si manifestano tipicamente fra giugno e luglio.
L'olio essenziale viene usato in cosmesi, medicina, cucina. Non è tossico, né irritante. E'un elasticizzante e combatte l'insonnia. La stanza da letto, profumata con lavanda nel diffusore, aiuta chi non riesce a prendere sonno; inoltre, essendo molto delicata sulla pelle, è indicata per i bambini, rilassa corpo e anima e dona tranquillità. Ha efficacia su reumi, mal di testa nervosi, mal di denti, ferite (leutocitogeno, favorisce la rigenerazione cellulare), eritema, scottature solari: bastano poche gocce per lenire il dolore provocato da punture d'insetto, piccoli tagli, bruciature.
E' infine un buon aromatizzante per dolci e insalate.
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Maria Grazia Ferrario
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Filippo Schillaci
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7 agosto 2006
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito web del Consorzio Bluigea