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Lucca, 2-3-4 settembre 2005 | |
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La bioarchitettura
Avremmo dovuto parlare di bioarchitettura in occasione di Murabilia 2004 che vide una notevole presenza dell'INBAR, l'L'Istituto Nazionale di Bioarchitettura, che così si descrive: «ente morale senza fini di lucro, associazione di professionisti, tecnici ed esperti che da oltre un decennio svolge in Italia un ruolo determinante per la sensibilizzazione, l'informazione e la formazione di nuovi operatori sui temi dell'abitare sano, della riqualificazione del territorio e della riconversione ecologica del settore delle costruzioni». In quella occasione, fra l'altro, vari esperti dell'INBAR tennero una serie di conferenze nello spazio incontri i cui testi, cortesemente inviatici poco tempo dopo, ospitiamo ora nel Laboratorio di questa Zona. Non ne abbiamo parlato subito perché il tema ci sembrava troppo complesso, vasto e importante per affrontarlo sui due piedi. Non che quest'anno il tema ci appaia di minor spessore, non che siamo riusciti a trovare il modo di darne un'idea nello spazio di un articolo ma a dire forse quanto basta a suscitare interesse e curiosità, quello sì. Direi dunque di cominciare col definire l'argomento, o meglio di lasciarlo fare proprio all'INBAR sul cui sito web leggiamo:
«Si definisce BIOARCHITETTURA la disciplina progettuale che attua e presuppone un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell'ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e ottimale delle risorse. La Bioarchittettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un generalizzato miglioramento degli standard qualitativi della vita attuale e futura. Ecosostenibilità e biocompatibilità sono i due criteri fondanti della bioarchitettura. Ecosostenibile è una tecnologia attenta a non consumare più risorse di quanto la natura può produrre. Biocompatibile è una tecnologia che utilizza materiali che provengono dal ciclo biologico e vi ritornano. Si può con buona approssimazione affermare che tutta l'architettura di epoca storica avesse tali requisiti. Il ventaglio dei materiali utilizzati era piuttosto ristretto e tutti erano di origine naturale (pietra, legno, mattone...). In epoca contemporanea, proprio come è avvenuto in agricoltura, il panorama è mutato completamente col proliferare di un gran numero di materiali sintetici prodotti industrialmente quasi sempre senza tenere in alcun conto l'impatto in termini di ciò che oggi viene chiamato "inquinamento indoor", ovvero la presenza di sostanze e radiazioni nocive all'interno delle abitazioni provocata dagli stessi materiali che le compongono e dai corrispondenti metodi costruttivi utilizzati. Un esempio sono le fibre minerali comunemente usate per la coibentazione termica e acustica: le lane di vetro e di roccia, nonché l'amianto, oggi fuori legge ma ancora presente in moltissimi edifici essendo stato usato massicciamente per circa mezzo secolo. In alternativa la bioarchitettura propone gli isolanti naturali quali sughero, fibre di legno, argilla e vermiculite espansa, fibre di cellulosa, lino, juta, linoleum, vetro cellulare espanso, canna palustre. Un'entità invisibile ma molto presente nelle abitazioni attuali è la radiazione elettromagnetica contro la quale sono possibili vari accorgimenti come ad esempio i disgiuntori che, quando nessun utilizzatore è attivo, trasformano la tensione alternata a 220 V in una non dannosa tensione continua a 9 V. Non tutte le fonti di inquinamento indoor sono artificiali. Il radon è presente in varie rocce usate come materiali da costruzione ma anche nel sottosuolo e può risalire fino ai locali abitativi se non si prevedono adeguate intercapedini aereate fra le fondazioni e i locali abitati che ne facilitino la dispersione. Anche il riscaldamento in bioarchitettura segue regole diverse da quelle convenzionali: sono banditi i soliti termosifoni, basati sul principio della convezione che, provocando movimento di masse d'aria, solleva polveri che peggiorano la qualità dell'aria stessa. Al loro posto si hanno impianti inseriti nei muri o nel pavimento che funzionano per irraggiamento, ovvero secondo lo stesso meccanismo tramite il quale riceviamo il calore dal sole. La bioarchitettura diffida del cemento e ripropone come alternativa la calce (aerea per gli interni, idraulica per gli esterni), più idonea a dare ai muri quelle caratteristiche di salubrità (ovvero che siano asciutti e in grado di respirare) che fanno la casa sana e ideale. Nelle strutture preferisce la muratura portante (preferibilmente con mattoni microporizzati per migliorare l'isolamento termico) al cemento armato. Per quanto riguarda l'importante settore energetico la bioarchitettura considera ideale la microproduzione, ovvero la produzione di energia diffusa sul territorio a livello di piccoli gruppi di abitazioni o addirittura di produzione individuale, mediante l'uso di risorse rinnovabili e disponibili sul posto. Tali risorse sono innanzi tutto il solare termico, che garantisce il fabbisogno di acqua calda da aprile a ottobre limitando a soli 5 mesi all'anno la necessità di ricorrere a fonti energetiche esterne, il solare fotovoltaico che garantisce produzione di energia elettrica anche in condizioni di cielo nuvoloso, il microeolico, le biomasse legnose. Ma a monte di ciò l'attenzione è posta non sulla produzione bensì sul risparmio mediante un'accorta progettazione degli edifici e una razionalizzazione e responsabilizzazione delle nostre azioni quotidiane. Molta attenzione si pone in questo senso all'isolamento termico dell'edificio, per il quale sono adottati materiali di origine minerale o vegetale cui può aggiungersi la vegetazione stessa, ovvero lasciar ricoprire le pareti e il tetto della casa da uno strato di vegetazione (tetto verde, verde parietale, verde pensile) che protegga dal freddo le pareti esposte a nord e dal caldo le altre e che abbia anche una buona capacità di controllo del microclima. Ai benefici bioclimatici si aggiungono in questo caso quelli di ordine estetico e naturalistico, mentre è da ridimensionare il luogo comune secondo cui si verificano danni agli intonaci, umidità e infestazioni di insetti. In realtà «il verde opportunamente scelto ed utilizzato per realizzare coperture, di tipo estensivo, intensivo, pensile o per il verde parietale, costituisce un buon isolamento termico ed acustico, serve a regolare l'umidità e quindi lo scambio idrotermico della costruzione» e genera «sotto l'aspetto percettivo, una pacata emozione». Il tetto verde può essere un semplice prato ma può divenire un vero e proprio giardino quando il tetto viene dimensionato per poter sostenere uno strato di terra sufficientemente profondo. Infine, sempre in tema di sistemi bioclimatici passivi, citiamo la serra solare, ovvero «uno spazio chiuso, separato dall'ambiente esterno mediante pareti vetrate e collegato alla costruzione mediante una o due aperture, eventualmente apribili; la copertura può essere vetrata o opaca a seconda della latitudine e delle esigenze termiche». Si tratta insomma di «un volume che accresce il contributo all'edificio della radiazione solare, trasformata in energia termica e immagazinata all'interno della serra».
La progettazione bioclimatica non è solo un elemento caratterizzante la bioarchitettura ma un "nuovo" modo di intendere l'architettura stessa, in cui viene rapportato l'edificio alle caratteristiche dell'ambiente circostante. "Nuovo" o meglio dimenticato, essendo il rapporto clima ambiente patrimonio delle tradizioni costruttive della cosiddetta architettura spontanea in ogni parte del mondo, ciascuna con le sue peculiarità derivanti dalle condizioni, dai materiali, dalle tecniche locali. La bioarchitettura eredita e reinterpreta questo patrimonio costituendo con ciò un salto di qualità rispetto alla grossolana industrializzazione dell'edilizia che è stato l'elemento più macroscopico, e devastante, del costruire del secolo scorso.
Filippo Schillaci
24 luglio 2006
Questo articolo è basato su materiali informativi a carattere divulgativo prodotti dall'INBAR e distribuiti durante Murabilia 2005. Ulteriori approfondimenti sono presenti nel Laboratorio: |