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Murabilia 2005
Lucca, 2-3-4 settembre 2005

Gli argomenti di quest'anno:

Il sito ufficiale di Murabilia




 

La fitodepurazione

Con il termine fitodepurazione si intende un metodo naturale di depurazione delle acque reflue che sfrutta le proprietà del sistema suolo-vegetazione riproducendone artificialmente la naturale capacità di degradare le sostanze organiche.
L'edizione 2005 di Murabilia ha dedicato all'argomento un incontro con l'Ing. Riccardo Bresciani del CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) e lo stand dello Studio
Modello di impianto domestico nello stand dello Studio Sfera.
Sfera, un'azienda che si occupa, fra l'altro, di progettazione e realizzazione di impianti di fitodepurazione per uso domestico. Da segnalare anche l'interesse dedicato all'argomento lo scorso anno dall'Istituto Italiano di Bioarchitettura.

La fitodepurazione ha ricevuto in anni recenti anche un riconoscimento legislativo: il Decreto legislativo n. 152 dell'11 maggio 1998 ne auspica l'attuazione per piccoli insediamenti abitativi. Essa infatti rappresenta una valida soluzione per tutte quelle situazioni in cui prevale la piccola dimensione e per gli insediamenti distribuiti. Non solo non provoca alcun degrado ambientale ma al contrario può inserirsi come elemento di valorizzazione dell'ambiente stesso sia sotto il profilo funzionale che paesaggistico.

In sintesi un impianto di fitodepurazione consiste in un'area, ospitante un piccolo ecosistema palustre, nella quale vengono convogliate le acque reflue da depurare. L'operazione di depurazione viene effettuata dal sistema suolo-vegetazione e in particolare dall'insieme degli organismi biologici presenti, fra i quali un ruolo importante è svolto dalle piante acquatiche.
Esso svolge in genere una funzione di "finissaggio", ovvero di trattamento finale e richiede a monte una fossa settica IMHOFF

Esistono vari tipi di impianti, caratterizzati dal diverso assetto dell'acqua e del suo flusso rispetto al suolo nonché dalle diverse tipologie di piante macrofite utilizzate. Col termine "macrofite" si intendono le piante di dimensioni tali da essere visibili (termine giustificato dall'esigenza di distinguerle dalla flora microscopica).
Distinguiamo dunque innanzi tutto i lagunaggi, a loro volta suddivisi in impianti a macrofite galleggianti, radicate sommerse e radicate emergenti. Sono sistemi costituiti da bacini o canali ampi e poco profondi in cui l'acqua sommerge totalmente il suolo. Praticamente delle lagune in miniatura.
Vi sono poi i sistemi a flusso sommerso che ovviamente utilizzano soltanto macrofite radicate emergenti. Essi si distinguono in sistemi a flusso orizzontale e verticale.
Nei primi l'acqua reflua da trattare scorre orizzontalmente nel suolo, nel quale viene immessa tramite tubazioni di dispersioni (i tubi rossi forati visibili nella fotografia in alto) e in cui sono presenti le radici delle piante acquatiche e durante tale passaggio le sostanze organiche che contiene vengono decomposte dai microorganismi presenti, sia aerobici che anaerobici, e dall'azione delle radici stesse. Il suolo a sua volta non è soltanto un supporto per le macrofite ma funge anche da filtro meccanico e costituisce, insieme alle radici, l'ambiente in cui si sviluppano gli organismi microscopici depuranti (batteri, funghi, protozoi, piccoli metazoi).
Nei secondi l'acqua reflua scorre invece verticalmente nel suolo per percolazione e il flusso è intermittente. Ciò implica che ogni impianto richiede due vasche che agiscono in parallelo alternandosi nell'accogliere il flusso. I materiali costituenti il suolo non sono in questo caso uniformi ma la loro granulometria varia dalla sabbia disposta in superficie alla ghiaia grossolana che occupa lo strato più profondo.

Determinante per la buona riuscita dell'impianto è la corretta scelta delle specie di macrofite palustri da mettervi a dimora. La preferenza va a specie aventi allo stesso tempo buone caratteristiche depurative, buon adattamento alle locali condizioni climatiche e infine che siano capaci di tollerare periodi di siccità in caso di non utilizzo temporaneo dell'impianto.
Tutto intorno può essere realizzata una bordura di essenze arbustive non palustri con il duplice scopo di creare zone d'ombra che preservano l'umidità necessaria al mantenimento del microclima palustre e di valorizzare dal punto di vista paesaggistico l'impianto.
E' buona norma, nella fitodepurazione come in molti altri contesti in cui si utilizzano piante, scegliere specie del luogo e garantire un buon grado di biodiversità associando più essenze. Anche qui il motivo è duplice: più biodiversità significa maggiore stabilità del sistema biologico ma anche varietà visiva, assenza di monotonia.
Ecco in conclusione, a titolo di esempio, un parziale elenco di alcune delle piante utilizzate negli impianti realizzati dallo Studio Sfera. Specie palustri: Calla, Carice, Felce maschio, Giaggiolo acquatico, Giunco, Mazzasorda, Menta acquatica, vimine. Specie non palustri: Corniolo, Oleandro, Sanguinella, Viburno.


Maria Grazia Ferrario


Filippo Schillaci

26 ottobre 2005


Alcuni dati quantitativi che ci sono stati forniti dallo Studio Sfera allo stand di Murabilia: un impianto di fitodepurazione richiede un'estensione di 4 mq a persona. Il costo indicativo di un impianto per 4 persone da realizzarsi in un sito di media accessibilità è alla data attuale di 4000 - 5000 Euro, compresa la fossa Imhoff. Solo la vasca per la fitodepurazione costa 2000 Euro.
La profondità dello strato di ghiaia è di 80 cm. La guaina visibile nella foto, disposta fra la ghiaia e la soprastante sabbia, è in tessuto non tessuto (fa passare l'acqua, non le radici).


Per approfondimenti:
Rodolfo Collodi, La fitodepurazione: risorsa idrica, strategie e interventi, Istituto Nazionale di Bioarchitettura, intervento allo Spazio Incontri di Murabilia 2004.

PAEA - Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente, VIS - Un metodo naturale di depurazione delle acque di scarico.