Quello della manifestazione Antiche camelie della lucchesia ricordo che era uno stand piccolo e, forse anche perché un po' disadorno, poco frequentato, ma non per questo meno interessante. Abbiamo così imparato un po' di cose sulla camelia: pianta ornamentale per i suoi splendidi fiori ma anche pianta utile perché è proprio da essa che si ricava una delle più note e diffuse bevande, il tè, nonché un olio particolarmente pregiato e dai molteplici usi. Ripercorriamone dunque la storia, la botanica e altro ancora.
Come dice il suo nome, la Camellia japonica proviene dal Giappone, dove è coltivata quasi ovunque. Conosciuta fin da tempi lontanissimi in Oriente, solo agli inizi del '700 se ne sente parlare in Europa.
Furono medici olandesi dalle conoscenze e dagli interessi botanici (gli Olandesi erano gli unici Europei a potersi spostare nel territorio giapponese dopo la chiusura delle frontiere del paese agli stranieri) a far conoscere le piante di quei luoghi.
Dall'Inghilterra, dove un appassionato botanico, Petre, riuscì a far fiorire due esemplari di camelie, uno a fiori rossi semplici e l'altro a fiori bianchi semplici, la pianta si diffuse poi in altre nazioni vicine e quindi nel resto del mondo.
Controversa è però questa datazione che ne attribuisce l'introduzione al 1700; secondo alcuni, le piante vennero fatte conoscere da Enrico il Navigatore, re del Portogallo, dopo un viaggio da lui compiuto in Giappone verso la metà del 1500.
Certo è invece che la diffusione e la popolarità della camelia in Europa si ebbero nel 1800. In questo periodo il fiore divenne un simbolo per i signori dell'alta borghesia; in particolare le signore amavano andare alle serate mondane adornate di una camelia, in genere bianca, come la protagonista del romanzo di A. Dumas, La dame aux camelias, la Violetta della Traviata di Verdi.
Dal punto di vista botanico, la camelia si presenta come un arbusto sempreverde a lenta crescita, con foglie di un bel colore verde carico, lucente nella pagina superiore, e fiori di colore variabile tra il rosso, il rosa e il bianco.
La pianta si caratterizza per la facilità con cui si possono ottenere per ibridazione fiori di forma, colore e dimensioni ben diversi dall'originale. In particolare, a proposito di fiori, se ne possono avere di unicolori o pluricolori, con petali che presentano o macchie o spruzzature, screziature, marmorizzazioni, ecc.
Ma, al di là delle qualità ornamentali sopra descritte, la camelia è interessante perché dalle foglie, opportunamente trattate, della Camellia sinensis e della varietà assamica,si produce il tè.
Secondo un'antica leggenda, sembra sia stato un certo Ta-Mo a far nascere la camelia da tè.
Primo patriarca buddista giunto in Cina dall'India nel VI° sec d.C., egli passò la sua vita in meditazione, restando sveglio sembra per anni.
Una volta però gli accadde di addormentarsi e per autopunirsi si tagliò le palpebre, così da non poter più chiudere gli occhi durante la meditazione. Dalle palpebre gettate al suolo nacque una pianta nuova, la camelia da tè, appunto, che con il suo infuso (che contiene caffeina) aiuta a stare svegli.
Il tè fu introdotto in Europa nel 1600 dalla Compagnia Olandese delle Indie, ebbe successo inizialmente in Gran Bretagna e nelle sue colonie americane, per poi diffondersi ovunque.
In Italia, a partire dall'800 si ebbero vari tentativi di acclimatazione della camelia da tè, primi fra tutti in Sicilia, ma, come scrisse Agostino Todaro, direttore dell'Orto Botanico di Palermo: "Le varie specie e varietà del genere Thea non attecchiscono bene in Sicilia, per i calori eccessivi; è un genere che vuole condizioni specialissime per poter prosperare ed è più facile ad attecchire nell'Italia centrale, da Firenze a Napoli, che in altri climi meridionali".
Recentemente, negli anni '80, si è iniziata in Lucchesia una coltivazione di camelia da tè ottenute da semi di alcune piante di Camellia sinensis coltivate all'Orto Botanico di Lucca. L'acclimatazione è riuscita e a Lucca si è cominciato a produrre un tè verde di buona qualità, il primo tè esclusivamente italiano.
L'olio viene invece estratto dai semi della quasi totalità delle specie di Camellia e ha sempre trovato in Giappone (e non soltanto) una grande varietà di applicazioni, alcune appartenenti al passato (ad esempio come olio da illuminazione), molte altre tutt'ora attuali o, addirittura, in crescita: dagli usi industriali (è un ottimo lubrificante), alla cucina (è per i giapponesi un po' come l'olio d'oliva nei paesi del Mediterraneo), alla cosmesi. Soprattutto in quest'ultimo campo è sempre più apprezzato, rappresentando un buon sostituto dell'olio di capodoglio (olio di spermaceti), la caccia al quale è ormai giustamente vietata.
Studi effettuati in particolare sull'olio di camelia da tè hanno infine evidenziato proprietà antibatteriche, antitumorali e antidiabetiche. E' fra l'altro uno dei pochi olii che si possano utilizzare sulla pelle senza diluizione.
Bibliografia: Angelo Lippi, Guido Cattolica, Camelie… che passione!, Centro Culturale Compitese, S. Andrea di Compito, febbraio 2005
Maria Grazia Ferrario
20 dicembre 2005