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Murabilia 2004
Lucca, 3-4-5 settembre 2004

Maria Grazia Ferrario e Filippo Schillaci

 

Peroncini, salvie, graminacee ornamentali

Peperoncini
Se esiste un'associazione che si occupa esclusivamente dell'aloe non poteva non esistere un'associazione, per di più dal pomposo nome di "Accademia", che si occupa soltanto del peperoncino. E' forse la spezia più nota e diffusa dopo il pepe, e una delle poche che si possono coltivare sul suolo europeo. L'associazione, presente con un suo stand a Murabilia, è l'Accademia del Peperoncino e l'oggetto della sua attenzione è un insieme di specie e varietà decisamente proteiforme nell'aspetto, nelle caratteristiche botaniche e nelle proprietà alimentari. L'aspetto: si va da quelli allungati a quelli tondi, a forma di cono, di ellisse, di sfera, per finire a quelli a forma di corolla di fiore. Le caratteristiche: dalle varietà annuali a quelle perenni, da quelle alte poche decine di centimetri a quelle che giungono fino a 2 metri. Le proprietà: si va da quelli piccantissimi a quelli "moderati". Oltre a "vivacizzare" ogni tipo di pietanza, al peperoncino sono attribuite proprietà antidepressive e addirittura anticancerogene.

Ma andiamo con ordine: la pianta fu tra quelle importate dalle americhe subito dopo la "scoperta" (traduciamo: invasione) da parte degli europei. Si pensava di farla entrare nel businness delle spezie, a quel tempo merce preziosissima, ma il facile acclimatamento della pianta in Europa mandò a monte l'affare: chiunque potè coltivarsela nel suo orto e ciò fece crollare miseramente i prezzi. Il peperoncino divenne così la spezia "democratica", la spezia dei poveri. Subito si guadagnò simpatie e antipatie: i benestanti lo snobbarono in quanto merce povera, i benpensanti in quanto suscitatore di insani (insani?) desideri: dimenticavamo di dire infatti che fra le proprietà attribuitegli ci sono anche quelle afrodisiache. Entrò invece grandiosamente nella cucina povera: "In Italia le regioni meridionali e in special modo la calabria hanno reso vivace e gradevole la loro cucina povera, vegetariana, fatta di ingredienti umili e di pochissima carne".

Dicevamo che molte sono le proprietà medicinali attribuitegli: favorisce la digestione, è ricchissimo di vitamina C contenendone anzi "la massima concentrazione esistente in natura" al punto che "una spolverata di polvere di peperoncino sulle pietanze (...) garantisce l'apporto giornalierodi vitamina C". Inoltre "il prof. Giulio Tarro, oncologo di fama internazionale, sostiene che le sostanze presenti nel capsicum svolgono una precisa azione anticancro (...) soprattutto per il suo principale agente piccante, la capsaicina".

Molteplici anche i modi di conservarlo: secco, in collane o trecce, sott'olio, in conserva, sott'aceto, all'acqua. E innumerevoli infine le ricette di cui esso è ingrediente. Non rimane che affezionarcisi. Senza timore di "scottature".

(Le citazioni sono tratte da Peperoncino qualità calabria, Accademia Italiana del peperoncino, dicembre 2003)

Salvie
Il genere salvia (dal latino "salvare", date le virtù curative che fin dall'antichità le si attribuivano) comprende circa 650 specie, tutte caratterizzate dalle "foglie morbide, ovali, allungate e vellutate, e dagli strani fiori simili a labbra socchiuse dalle quali sporge una lingua biforcuta (il pistillo)". Si tratta di piante erbacee o arbustive, in gran parte perenni, originarie del continente Americano, dell'Europa e dell'Africa settentrionale.

Da sempre le si considera come piante da orto: vale per tutte l'esempio della Salvia officinalis, notissima pianta aromatica. Così facendo, però, si è trascurato di osservarne le caratteristiche ornamentali che le rendono adatte ad essere coltivate anche in giardino, lungo bordure Collezione di circa 300 tipi di salvie ornamentali provenienti da tutto il mondo o in aiuole. Giocando sulle tonalità delle infiorescenze (dal bianco all'azzurro, dal blu al violetto, senza escludere altre tonalità pastello), accostandole ad altre piante che fioriscono nello stesso periodo e vivacizzandone la parte inferiore con piantine dal portamento strisciante, si possono infatti creare bellissimi effetti di colore.

Diffuse nelle regioni temperate, in genere sono piante facili; crescono infatti in qualunque terreno fertile, purchè ben drenato e non troppo pastoso, in posizioni soleggiate, o a mezz'ombra.

La salvia riunisce in sé "tutte le virtù medicinali della famiglia delle Labiate alla quale appartiene assieme al timo, alla menta e alla melissa... E' prima di tutto stimolante: attiva la circolazione del sangue e favorisce l'equilibrio del sistema nervoso. E' anche un forte tonico: calma il vomito e le diarree e, meglio di qualunque altra, agevola le funzioni dello stomaco e dell'intestino; è febbrifuga; per uso esterno ha forti qualità antisettiche, guarisce ferite, emorragie e agevola la cicatrizzazione...". In caso di irritazioni o infiammazioni della bocca in genere, soprattutto nel mal di gola o negli abbassamenti di voce, può essere usata in infuso per fare sciacqui, lavaggi, gargarismi (cinque-sei foglie di salvia in 1lt d'acqua).

Dicevamo prima che le salvie vengono coltivate ancora poco nei nostri giardini, ma è pur vero che alcuni vivaisti specializzati in aromatiche ne offrono un numero sempre maggiore per specie e varietà.

A Murabilia abbiamo avuto modo di ammirare ad esempio le salvie esposte da Le essenze di Lea (Spianate - Lucca). Ricordiamo, tra le tante, la Salvia nemorosa dai fiori blu o rosa o viola-blu; la Salvia aurita, che fiorisce in estate-autunno con fiori lilla-rosati; sempre di fioritura estiva-autunnale la Salvia azurea, alta fino a un metro e mezzo, con fiori azzurri riuniti in numerose spighe. E ancora, la Salvia farinacea, caratterizzata da spighette blu estive, la lavandulifolia, che fiorisce in primavera, con foglie che profumano di lavanda, l'argentea, con rosetta basale di grandi dimensioni, dai fiori bianchi, la verticillata, l'aurita, la spicata, la villosa, la virgata... e molte molte altre.

Abbiamo lasciato per ultima quella che in una aiuola ornamentale del nostro giardino ci offre lo spettacolo della sua bella fioritura, la Salvia sclarea, specie rustica, che risalta anche come esemplare isolato e si inserisce bene in un giardino sul selvaggio, dove si vuole che le piante si spontaneizzino.

Qualche curiosità finale sul suo impiego: l'olio essenziale di sclarea è molto rilassante, ha proprietà antidepressive ed è utile anche per alleviare i dolori muscolari. Inoltre, sembra rafforzi la possibilità di sognare. Può essere usato in bagni serali, in una lampada per aromaterapia collocata nella camera da letto oppure mettendone una goccia sul cuscino.

E per finire due veloci ricette sull'uso alimentare della salvia.

Spaghetti alla salvia
Mentre gli spaghetti (o le tagliatelle) cuociono, mettere sul fuoco un tegamino con olio e alcune foglie di salvia fresche tritate finemente. Far rosolare a fuoco lento, scolare la pasta, metterla di nuovo nella pentola, unire l'olio e la salvia rosolati, aggiungere se si vuole del parmigiano, mescolare e servire.

Frittelle di salvia
Per questa ricetta, occorre scegliere innanzitutto foglie di salvia grandi, sane, polpose e profumate, come quelle della sclarea. Lavarle e farle asciugare su un panno. Preparare quindi una pastella con farina, acqua minerale gasata fredda, e un pizzico di sale. Quando l'olio è ben caldo, tuffarvi le foglie passate prima nella pastella. Sgocciolarle su carta assorbente, servirle calde e fragranti, con un vino bianco secco.

Come si vede, piatti semplici, ma gustosi e anche curativi, il che non guasta.

(Le citazioni sono tratte da: M.Mességué, Il mio erbario, A. Mondadori)

Graminacee ornamentali
Per concludere, solo due parole sulle graminacee, di cui vediamo qui accanto la rigogliosa (e soffice) esposizione allestita in uno degli stand di Murabilia.
A questa famiglia appartengono 400 generi e 2500 specie, la cui area d'origine è compresa tra l'Europa e l'Africa. Quelle d'uso ornamentale sono piante perenni, di altezza variabile tra i 4 cm e 1 m; si va dalla così detta erba della pampa, molto voluminosa, a quelle non altissime, come il Miscanthus, dalle soffici foglie. Abbiamo citato due nomi, ma altri se ne potrebbero fare: festuca, penniseto, vulpia..: nei vivai si trovano ormai numerose varietà.
Si coltivano in bordure o aiuole, esposte ai raggi diretti del sole. E infatti le graminacee si ammirano in controluce, per coglierne delicate sfumature, o si toccano, facendo scorrere le dita fra le foglie: la sensazione è di grande leggerezza.
Non necessita di particolari accorgimenti la coltivazione di queste piante: si lavora il terreno là dove si intendono sistemare e poi si aggiunge sabbia. Serve per far scorrere l'acqua delle annaffiature, così intorno alle radici non rimane troppa umidità che potrebbe danneggiarle. In effetti, è necessario bagnare le piante solo durante la prima settimana dopo il trapianto; poi le annaffiature si diradano, fino ad essere sospese in inverno.
Le foglie appassite non vanno tagliate, si lasciano perché proteggano dal freddo i germogli. Si recidono quasi rasoterra a marzo, prima che la pianta riprenda a vegetare.



Maria Grazia Ferrario


Filippo Schillaci

10 agosto 2005