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Murabilia 2004
Lucca, 3-4-5 settembre 2004

Maria Grazia Ferrario e Filippo Schillaci

 

Le piante acquatiche

Fra i vivai specializzati in piante acquatiche e palustri, in quel regno cioé che sta agli antipodi rispetto alle piante succulente, ne scegliamo due: Area Palustre di Roberto Pellegrini e Eta Beta di Enza Romano, Noreen Aherne e Gianni Ricci, rappresentanti di due diversi approcci: scientifico il primo e, per così dire, "filosofico-spirituale" il secondo.


Area Palustre, situato a Pescia (PT), si presenta parcamente con un austero opuscoletto di appena quattro pagine fotocopiate, ma dagli interessanti contenuti, di cui riproduciamo qui un ampio estratto:

«Da circa quattro anni ho iniziato a documentarmi sulle zone umide e sulla flora di questi ambienti, individuando le caratteristiche di tali habitat e le esigenze delle piante.
Dopo queste ricerche, ho iniziato a reperire tutte quelle piante che vivono nelle paludi e negli ambienti umidi, dedicandomi soprattutto a quelle specie che, nel nostro paese, rischiano l'estinzione.
Non tutti sanno che quelle che sembrano inutili e malsane distese d'acqua ferma sono invece ecosistemi ricchi di vita, con un'altissima biodiversità e con una grande produttività biologica primaria.
Tuttavia le bonifiche e l'inquinamento stanno distruggendo questi ambienti naturali e stanno eliminando così numerose specie animali e vegetali.
E' per questo che è necessario tutelare questi habitat, ma anche conservare queste specie in via di estinzione, in modo da farle conoscere e mantenerle per eventuali reintroduzioni in natura.
Anche con questo obiettivo ho costruito nel mio giardino un piccolo tratto di torbiera, di zona palustre e di zona lacustre; ho iniziato così a coltivare e a cercare di riprodurre piante palustri e acquatiche rare che spesso risultano difficili da reperire perché di scarso valore estetico operché richiedono particolari cure.
Ho cercato anche di ricostruire quella che era l'antica flora palustre toscana e italiana, tramite la consultazione di erbari storici (in alcuni casi anche ottocenteschi) e di elenchi floristici attuali, in modo da verificare le specie estinte e le specie ancora presenti.
Successivamente, grazie ad orti Botanici, Enti ed altri appassionati, ho ricevuto semi o parti riproduttive di tali piante provenienti da zone umide locali, ed ho iniziato a coltivarle, in modo da conservarne il patrimonio genetico. In questo modo i ceppi autoctoni potrebbero essere reintrodotti in natura, tramite l'opera di Orti botanici ed Enti specializzati, preservandoli, così, da un'estinzione sicura».


Eta Beta, situato a Conzano Monferrato (AL) si presenta come dicevamo con una impostazione molto diversa ma che consideriamo corretto definire complementare piuttosto che contrapposta alla precedente. Nello splendido libro-catalogo realizzato dai responsabili del vivaio leggiamo:
«Questo manuale vuole essere, innanzitutto, un messaggio di speranza, un tentativo ambizioso certo, ma legittimo di tendere alla saggezza ed alla tranquillità dell'anima usando ciò che la natura ci offre di più prezioso e che, tutto sommato, non ci chiede che un po' di lavoro, di buonsenso, un soffio di immaginazione e molto amore.
La simbiosi perfetta tra l'acqua e i vegetali non rapisce solamente i nostri sensi; essa ci insegna la pazienza e l'umiltà, ci abitua alle regole imperative dell'equilibrio e dell'armonia; ci rivela, infine, la nostra vera dimensione nella scala universale».
Una concezione che va nella stessa direzione del giardino ornamentale ma che si spinge al di là del semplice paesaggismo estetizzante vedendo piuttosto il giardino come specchio di una condizione dello spirito.
E non a caso infatti la pubblicazione, di cui riproduciamo qui la copertina, è in realtà più di un catalogo di piante e di un manuale per la loro coltivazione. Non a caso i capitoli iniziali ripercorrono la storia dei giardini acquatici e dei significati che essi hanno avuto nelle varie epoche e aree geografiche. Dal giardino moresco, la cui origine «sembra risalire all'impero persiano dove le fontane, i canali ed il lussureggiante verde dei giardini di Ciro II "il Grande" rievocava già giardino paradisiaco descritto dal Profeta», al giardino giapponese, «giardino filosofico per eccellenza (...), luogo di raccoglimento e di meditazione, calmo e pacifico, dove l'acqua, sempre presente, è l'elemento di base intorno al quale lo spirito orientale ha saputo creare un luogo idilliaco per l'anima». Di quest'ultimo vengono descritti in dettaglio gli elementi ricorrenti: i ponti, l'acquaio, le lanterne di pietra, la "canzone del vento" (piccoli carillon azionati dal soffio del vento), i passaggi in pietra, il "dente di leone" (piccolo apparecchio di bambù che si riempie ritmicamente di acqua provocando, nel momento in cui si svuota, un rumore rauco che simboleggia il ruggito del leone, il cui scopo è accentuare, per contrasto, la percezione del silenzio).
Un breve cenno è infine dedicato al giardino attuale, con un particolare accento sul giardino naturalistico, «libero ed informale, rappresentazione di una natura idealizzata».
Seguono i capitoli più specificamente manualistici, ciascuno corredato da un ricco campionario di specie che il vivaio mette a disposizione. Si comincia col descrivere le principali tecniche costruttive del laghetto, poi le tre tipologie di piante che lo popoleranno: le piante propriamente acquatiche innanzi tutto, ovvero quelle che vivono fissate al fondo dello stagno con corte radici, bulbi o tuberi, oppure sono galleggianti e le loro radici si nutrono dei sali minerali disciolti nell'acqua; le piante palustri, ovvero quelle che «occupano la zona di transizione tra il dominio dell'acqua in senso stretto e il resto del giardino» e infine le piante per terreni umidi, ovvero quelle che vivono sulla terraferma, preferibilmente ma non necessariamente in vicinanza del laghetto.
Altra distinzione è in base alla funzione biologica: piante ombreggianti, le cui ampie foglie evitano il surriscaldamento dell'acqua nei mesi estivi (ninfee e galleggianti) e piante ossigenanti, che tappezzano il fondo e vivono completamente sommerse.
Segue un nutrito e spettacolare catalogo di ninfee, autoctone e tropicali: sicuramente le regine dello stagno. Fra esse la Victoria, originaria della Guiana, le cui foglie raggiungono il diametro di 2 metri, e il nelumbo o loto, che si distingue perché unisce alla funzione ornamentale e simbolica («Budda viene rappresentato seduto su un fiore di loto che rappresenta la purezza uscita dalle acque fangose») quella alimentare, molto diffusa nei paesi asiatici, dove viene utilizzata ogni sua parte.
Viene poi il catalogo delle più discrete ma non meno essenziali piante ossigenanti, che vivono totalmente sommerse e il cui scopo è mantenere l'acqua limpida impedendo il diffondersi delle alghe; concludono la serie dei cataloghi gli iris palustri e le graminacee per terreni umidi.
Nella parte finale un capitolo è dedicato alla realizzazione di elementi complementari quali cascate, ruscelli, ponti e giochi d'acqua, un altro ai mini laghetti da terrazzo. Completano l'opera un dettagliato calendario dei lavori, un capitolo sugli animali che popolano gli stagni (dagli invertebrati agli anfibi ai rettili fino ovviamente ai pesci, fra cui interessante ci pare la gambusia affinis, che si nutre di larve di zanzara) e infine un capitolo sulle malattie dei pesci e delle piante.


Una segnalazione meritano infine altri due vivai: Menyanthes dell'Azienda Agricola Michelazzi di Livia Chiappella (Massaciuccoli di Massarosa -Lu), specializzato nella coltivazione di piante palustri e di macrofite sommerse ( da utilizzarsi anche nell'ambito di interventi di risanamento), come pure di specie arboree ed arbustive tipiche dell'area umida.
Nell'opuscolo di presentazione, si legge: «Si ritiene…che il vivaio debba adempiere al difficile compito di indirizzare l'interessato all'acquisto si una pianta protetta piuttosto che ricorrere ad una raccolta indiscriminata sul territorio».
E per finire, un accenno a Nymphaea alba di Maria Grazia Vetturini (Crespina - Pi), che oltre alla produzione di ninfee, loti e piante acquatiche e palustri, fornisce anche attrezzature e materiali per water gardening.



Maria Grazia Ferrario


Filippo Schillaci

16 febbraio 2005