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Murabilia 2004
Lucca, 3-4-5 settembre 2004

Maria Grazia Ferrario e Filippo Schillaci

 

Lo stand della Forestale

E' il primo che si incontra, una volta superato l'ingresso, dopo l'immancabile stand dell'ADIPA. Quest'anno è stata accentuata l' "impronta" didattica orientata verso la conoscenza dell'ecosistema boschivo, con il gioco delle orme e una teca contenente varie "cose": cose che si incontrano quando si cammina in quella città vegetale che è il bosco, in quella metropoli vivente che è la foresta. Ghiande, pigne, frutti, orme e segni di ogni genere lasciati sui sentieri e, spesso, fuori da ogni sentiero, da coloro che lo popolano, piante o animali.

Nella teca sono raccolti vari "segni" vegetali mentre il testo stampato su uno dei due frontali ne spiega il significato: «Il bosco è ricco di sorprese, di vita, di incontri. Spesso ci soffermiamo solo su quello che già conosciamo, impariamo invece a distinguere, tra quello che calpestiamo. I segni del meraviglioso ambiente che attraversiamo: una pigna, un ramoscello, un lichene, piume, ghiande, impronte, sono tutti segni che ci trasmettono un messaggio di vita. Spesso è difficile osservare gli animali in libertà, non perché non ci siano ma solo perché essi ci temono (e spesso non a torto) e quindi ci sfuggono. Ma lasciano segni della loro presenza. Imparare a scoprirli può essere altrettanto emozionante. Giochiamo insieme a riconoscere qualcuno degli alberi o delle tracce che, chissà quante volte abbiamo incontrato senza saperlo».

E le orme? I bambini hanno a disposizione dei timbri che le riproducono e sono sollecitati a giocare a disegnarle mentre un forestale ch'è quasi un sosia del Bernardi nel film Il segreto del bosco vecchio di Olmi spiega loro le abitudini degli animali cui appartengono.

Accanto alla teca un plastico che riproduce la struttura a fasce vegetazionali del bosco, dal lauretum alla fascia delle conifere.

Non meno interessanti sono i numerosi depliant sulle riserve naturali e gli orti botanici gestiti dal Corpo Forestale dello Stato che fanno della piccola e provvisoria tenda dello stand luogo di partenza di numerosi invitanti itinerari naturalistici: citiamo la riserva di Monfalcone, il parco dell'Orecchiella, l'orrido di Botri (una vasta e aspra gola calcarea, circondata da ambienti rupestri ed estese faggete, scavata dalle acque del torrente Rio Pelago, simile alle lontane "cave" della val di Noto in Sicilia) e l'insieme delle riserve pistoiesi comprendente le quattro riserve naturali di Campolino, Pian degli Ontani, Acquerino e dell'Abetone. Le ultime tre sono riserve biogenetiche, ovvero «boschi destinati per legge alla produzione di semi o di piantine forestali». Fustaie di abete bianco, abete rosso e faggio sono le essenze maggiornmente presenti.

Ancora in provincia di Pistoia, l'orto botanico dell'Abetone, situato nell'alta valle del Sestaione, a 1305 m sul mare, realizzato nel 1986, promuove la conoscenza dell'ambiente naturale montano attraverso una ricca collezione di specie della flora appenninica. Fra le attività dell'orto botanico un ricco programma di conferenze estive.

Un frammento di storia della riserva di Monfalcone merita di essere citato: in essa vennero avviati negli anni '70 e '80 vasti allevamenti di fauna selvatica "di interesse venatorio". Oggi questi allevamenti sono drasticamente ridimensionati e "si è cercato di dare più spazio ad iniziative di maggiore interesse ambientale e alla ricerca scientifica". Anche questo un piccolo segno di tempi che cambiano.

Infine, ricca di eventi è l'estate nel parco dell'Orecchiella. Qualche esempio. Cose di montagna, cinque giornate rivolte dal Corpo Forestale ai ragazzi e dedicate all'acqua, al bosco, agli animali, ai sapori, alle leggende dei monti. I laboratori di archeologia sperimentale di cui non vi riveliamo nulla rimandandovi al sito di Alfio Tomaselli. E poi le mostre più disparate, da quella degli astrofili (con annesse serate di osservazione delle stelle dal vivo ovviamente) a quella micologica, a quella degli antichi strumenti in legno, a quelle del ricamo e della tessitura tradizionale, e altro ancora. Non sappiamo cosa aspetta i visitatori del parco l'estate prossima ma abbiamo la sensazione che sicuramente qualcosa li aspetterà.

Maria Grazia Ferrario


Filippo Schillaci

23 dicembre 2004