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Il museo del castagno
Nessuno e perfetto... tranne noi. Ma così, tanto per non ostentare la nostra perfezione abbiamo voluto
concedere qualcosa alla sbadataggine. E pertanto non ritroviamo più il depliant del museo del castagno
di Colognora, preso lo scorso anno e gelosamente (così credevamo) conservato in previsione di una
doverosa visita. Concessione dopo concessione abbiamo poi anche dimenticato di dar seguito ai nostri
buoni propositi, dunque niente visita. E così adesso eccoci qua in grave imbarazzo. Che vi raccontiamo?
Ci penseremo. Nel frattempo ci limitiamo a mostrarvi un'immagine dello stand allestito, come lo scorso anno, all'ingresso dei sotterranei del baluardo San Regolo e a segnalarvi il sito web del museo. Buona visita.
www.museodelcastagno.it
Bene, ci abbiamo pensato: poiché non possiamo (per ora) parlarvi in prima persona del museo del castagno, vi parliamo, se non altro, del castagno in quanto tale.
Chiunque abbia passeggiato almeno una volta in vita sua in un castagneto non può non aver pensato che chi ne ha uno a portata di mano possiede un tesoro. E non stupisce che intere comunità contadine abbiano centrato proprio sul castagneto la loro economia.
Non c'è parte di esso che non sia preziosa, a cominciare dal terriccio prodotto dalla decomposizione delle foglie, uno dei più fertili che sia dato trovare, e poi la ricchezza dei prodotti del sottobosco, dai funghi allo strato arbustivo che comprende corniolo, rosa canina, nocciolo, biancospino, nespolo, ginepro, felce aquilina, rovi (ovvero more!) e altro ancora. I forti polloni vengono usati per intrecciare cesti, e sono preferiti agli altri materiali soprattutto per le "cofane", ovvero cesti molto profondi e di grosse dimensioni.
Il legno, resistente alle intemperie, trova innumerevoli applicazioni, dai pali agli infissi, ai mobili, alle botti fino - un tempo - ai piatti e alle posate.
Proseguendo in questo percorso dal basso verso l'alto, giungiamo ai frutti, le castagne, note oggi soprattutto sotto forma di caldarroste ma i cui usi alimentari sono molto più vari. Citiamo per tutti la farina di castagne o farina dolce ottenuta macinando i frutti dopo averli fatti essiccare in un apposito locale, detto metato, sotto il quale veniva mantenuto costantemente acceso un fuoco per circa 20 giorni.
Usi medicinali sono infine attestati nella medicina popolare di varie regioni.
Bibliografia: AA VV, Il castagno, CNR-IATA, Firenze, 2003
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Maria Grazia Ferrario
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Filippo Schillaci
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7 febbraio 2005
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