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Murabilia 2004
Lucca, 3-4-5 settembre 2004

Maria Grazia Ferrario e Filippo Schillaci

 

L'artigianato
(testo in preparazione)

Come già lo scorso anno, l'artigianato è rappresentato poco per numero di spazi espositivi, tanto per l'interesse che quei pochi suscitano. Mi soffermerò su tre di essi.

Il primo è quello del cestaio, già presente lo scorso anno: un anziano artigiano, anziano come purtroppo sono ormai spesso coloro che conoscono e praticano le antiche tecniche. Chi ha letto i manuali di intreccio pubblicati su Gondrano ha imparato solo due delle tecniche esistenti per trasformare materie vegetali in oggetti utili (e belli). Il cestaio presente a Murabilia ne usava una del tutto diversa: niente canne e polloni come materia prima bensì sottili strisce di legno di castagno. Completamente diversa, ma non meno apprezzabile, la qualità estetica del risultato.

Dalla diversa materia prima consegue anche una tecnica notevolmente diversa: vedendolo al lavoro ho avuto la sensazione che essa fosse più semplice di quella da me appresa anni fa ma non prendete queste parole come attendibili: ricordo che quando vidi per la prima volta al lavoro colui che poi sarebbe diventato il mio maestro d'intreccio ne ricavai la stessa sensazione di grande facilità esecutiva. Quando poi ci provai io mi accorsi quanto ciò che visto attraverso le sue mani, rese abili e veloci dall'esperienza di una vita, pareva facile, non fosse tale per niente.

Se sull'intreccio potrei dirvi ancora tanto (ma non sto ad annoiarvi rimandando i più interessati fra voi alla zona La logica del fare e al relativo Laboratorio), poco so dirvi sulle scope di saggina e sul massiccio attrezzo di legno - una sorta di enorme morsa per quel che ho capito - che serve a realizzarle.

Pochissimo infine so dirvi sul ricamo e sul lavoro a maglia, anche se in quest'ultimo, lo scorso anno, avevo fatto qualche timido passo rimasto per forza di cose senza seguito. Ho un ricordo dei tempi in cui ero studente a Pisa: una vecchietta che si metteva in un angolo di piazza dei Cavalieri vendendo i suoi capolavori di ricamo e uncinetto.

A quei tempi i miei pensieri erano mille miglia lontani da questi argomenti eppure più volte mi sono fermato ad ammirare quelle opere stupende che avrebbero meritato qualcosa di più che un angolo di strada e la distratta fretta dei passanti. Dopo la laurea sono tornato poche volte a Pisa ma non ho mai mancato di gettare un'occhiata verso quell'angolo di piazza dei Cavalieri. Inutilmente: della vecchietta e dei suoi lavori da molti anni ormai non c'è più traccia.

Questo ricordo per introdurre l'associazione La Bubbara, con la quale chiudo questa pagina, che ci ha mostrato i lavori realizzati dai suoi soci tirandoli fuori da valigie di tanto tempo fa e che si presenta così: «Siamo un gruppo di persone dai dieci anni in su che amano ricamare, lavorare a maglia, a uncinetto, decorare oggetti a decoupage, fare altri piccoli lavori di bricolage.
Ci scambiamo le esperienze insegnandoci a vicenda le varie tecniche, trasmettendoci così con entusiasmo le antiche tradizioni che a nostra volta abbiamo ricevuto dalle nostre mamme, nonne ecc.».

Osservazione conclusiva: fra gli artigiani presenti a Murabilia il cestaio era l'unico che lavorava, quello era l'unico luogo dove si poteva assistere dal vivo alla realizzazione dei manufatti. Negli altri stand tutto era fermo: interessante, suggestivo ma fermo. E invece nulla è più importante del mostrare le mani al lavoro. Ho parlato poche righe fa della prima volta che vidi all'opera il mio maestro d'intreccio: fu proprio durante una mostra sull'artigianato nella piazza del Duomo di Messina: una mostra in cui tutti lavoravano: il vasaio modellava l'argilla, il fabbro batteva sul ferro incandescente, nello stand di etnomusicologia si suonavano gli antichi strumenti tradizionali... e il cestaio intrecciava. E' stato appunto così che mi sono sentito spinto a chiedergli di insegnarmi. Se quel giorno avessi semplicemente visto dei cesti già completi e nessuno che accanto a essi "muoveva le mani" oggi ne saprei quanto prima.

Filippo Schillaci

10 marzo 2005