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Murabilia 2004
Lucca, 3-4-5 settembre 2004

Maria Grazia Ferrario e Filippo Schillaci

 

Le piante succulente

Godono di una notevole fortuna fra gli appassionati di giardinaggio e botanica al punto che alcuni si specializzano nella loro coltivazione mettendo insieme vere e proprie collezioni. Ma innanzi tutto, cosa sono? Vediamolo sul Manualetto pratico di consigli e cose da sapere per la coltivazione delle piante succulente, stampato dall'AIAS, Associazione Italiana Amatori piante Succulente: «Nel corso dei millenni, alcune piante hanno dovuto adattarsi a vivere in ambienti aridi, in cui le piogge sono scarsissime o sono limitate a un breve periodo dell'anno, quindi con lunghi periodi di siccità. L'adattamento all'ambiente arido ha in genere portato ad adattare i normali organi della pianta, come il fusto, le radici o le foglie, in modo da farli diventare dei serbatoi di succo. Questa caratteristica di immagazzinare liquidi nei tessuti è denominata "succulenza" e le piante che la possiedono si dicono perciò "succulente", anche se sono più comunemente note come "piante grasse"». L'AIAS, che pubblica anche per i suoi soci il trimestrale Piante Grasse, è una delle due Associazioni "specializzate" presenti a Murabilia.

Il più noto gruppo di piante grasse è la famiglia delle cactacee, ovvero dei cactus, ma vi sono almeno una cinquantina di famiglie botaniche che presentano una o più specie succulente; fra esse le gigliacee, cui appartiene il genere aloe.

Il che ci introduce alla seconda Associazione presente a Murabilia: il Gruppo Aloe di Lucca, il cui interesse si concentra in maniera esclusiva appunto sull'aloe, anzi sulle aloe, che da qualche tempo godono di una particolare fortuna per via delle qualità salutari del succo contenuto nelle foglie. Il genere comprende numerose specie (i dati sono discordanti: qualcuno dice 180, qualcun altro 325), alcune delle quali possiamo vedere nella foto di questa pagina che mostra lo spazio espositivo dell'Associazione.
A cura del Gruppo Aloe è il libro: Aloe: botanica, ricerca, esperienza; un testo un po' eterogeneo che unisce testi divulgativi (i capitoli introduttivi di Angelo Lippi) e studi specialistici di orientamento botanico, farmacologico e storico.
Nel centro esatto del volume è presente anche il testo di una conferenza del dott. Giovanni Merciadri dal titolo: Il valore scientifico della dieta vegetariana, seguito da una serie di domande rivoltegli dal pubblico e dalle sue risposte. Testo molto interessante, anche se ci si domanda a che titolo sia stato inserito in questo libro e se non meritava piuttosto una pubblicazione a parte.

E torniamo in conclusione allo stand della provincia di Genova dal quale abbiamo portato a casa fra l'altro due depliant monografici dei Giardini Botanici Hanbury dedicati rispettivamente all'aloe e all'agave. I Giardini sono curati dall'Associazione Amici dei Giardini Botanici Hanbury, sul cui sito web leggiamo: «I Giardini Botanici Hanbury, dati in concessione perpetua all'Università di Genova - che ne ha curato la ricostruzione - sono situati a La Mortola, nei pressi di Ventimiglia, sono caratterizzati da piante erbacee, arbustive ed arboree provenienti da zone tropicali e subtropicali di tutto il mondo, qui riunite per le eccezionali condizioni ambientali che ne permettono l'acclimatazione.
Per tali ragioni sono conosciuti ovunque, sia dagli studiosi di botanica sia da tutti coloro che amano la natura e, in particolar modo, i giardini. Occupano un piccolo promontorio della Riviera dei Fiori, fra la Via Aurelia e il mare, e sono visitati da diverse decine di migliaia di turisti ogni anno.
La superficie dei Giardini, di circa 18 ettari, in parte è coltivata con piante esotiche, in parte è invece mantenuta a macchia mediterranea e costituisce un raro esempio di questo tipo di vegetazione, del tutto esente da influssi antropici».

Prendiamone nota e mettiamo questo luogo in agenda fra quelli da visitare in un futuro speriamo non lontano.



Maria Grazia Ferrario


Filippo Schillaci

2 febbraio 2005