Les Aromes de la Casamance s. a r.l.
Les Aromes de la Casamance s.r.l., o ArCasa, è una società mista italo senegalese che si occupa della produzione e della commercializzazione di alcuni derivati vegetali, in prevalenza oli essenziali da piante aromatiche, che provengono da un territorio specifico, la regione della Casamance, posta all'estremità meridionale del Senegal.
La Storia di questo progetto è quella di tanti contributi incrociati da parte di numerosi soggetti che, ognuno con le proprie competenze, hanno apportato contributi ciascuno dei quali decisivi e cruciali. Contributi tecnici, politici, culturali, sociologici tra cui non ci sono distinzioni di provenienza. Indistintamente da nord a sud, tutte le professionalità coinvolte hanno operato su due piani distinti: da una parte la costruzione del progetto nei suoi passaggi tecnici e pragmatici; d'altra parte, forse ancora più importante, si è lavorato sulla relazione, sulle modalità di convivenza, di traduzione dei linguaggi e di risoluzione dei conflitti che naturalmente si generano quando vengono coinvolti punti di vista diversi. Si è cercato di "diventare laboratorio" di modernità e di coesistenza reciproca e cooperativa tra le diverse componenti culturali coinvolte.
Il principale fornitore dei vegetali che provengono sia dalla raccolta di piante spontanee, sia dalla coltivazione biologica, è l'A.S.D.I. Association Sénégalaise pour le Développement Intégré, un'associazione rurale con sede a Oussouye . Tra le attività dell'A.S.D.I. una delle più significative è quella degli orti di villaggio per i groupement femminili. Questa iniziativa, che ha come finalità l'autosufficienza alimentare e il miglioramento della dieta delle famiglie, permette anche un'entrata integrativa attraverso la rivendita al mercato delle eccedenze. E' in corso una progressiva differenziazione delle colture, dagli ortaggi, ai legumi, fino ai frutteti, per arrivare ora all'esperimento delle erbe e piante aromatiche. Le Tecniche Tradizionali si integrano con la ricerca e sono coerenti a tecniche rispettose della biodiversità come la PermaCultura.
Attualmente questa iniziativa coinvolge 15 villaggi in tutto il Dipartimento di Oussouye, il che significa almeno 750 donne. La ricchezza, l'interesse e la rilevanza popolare delle piante aromatiche della regione è attestato da una lunga pratica nell'utilizzo curativo e preventivo. L'utilizzo aromaterapico, o atmidiatrico, come viene definito dal Prof. Kerharo, nella Farmacopea Tradizionale Senegalese, è testimoniato da un'abbondate documentazione e dalle pratiche dei tradipraticien locali.
Le contadine e i contadini di questa regione sono i fornitori della materia prima, le piante aromatiche, di ArCasa. La società nel suo statuto ha sancito come oggetto e fine societario di:
- valorizzare e sviluppare le pratiche e culture locali in relazione con l'ecosistema;
- valorizzare e sviluppare la biodiversità;
- formare alle tecnologie di produzione durevole e promuovere l'utilizzo delle nuove tecnologie;
- incoraggiare la ricerca sull'ecosistema, le piante e le culture locali;
- produrre, trasformare e commercializzare i prodotti locali;
- incoraggiare la creazione di una rete di piccole unità di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti locali;
- sviluppare l'ecoturismo;
- creare e sviluppare dei centri di documentazione e di diffusione sulle piante locali;
- organizzare dei seminari e dei corsi di formazione in cooperazione con le università del Nord e del Sud.
Finalità
- Riduzione della dipendenza dall'importazione di farmaci di sintesi dall'occidente.
- Censimento, Salvaguardia e reintroduzione delle essenze vegetali utilizzate nella Medicina Basica.
- Rivalorizzazione ruolo dei "Tradi-Praticiens" nella pratica terapeutica quotidiana.
- Riduzione della dipendenza dall'importazione di Essenze vegetali dall'occidente.
- Prosecuzione delle strategie di differenziazione e permeacultura nelle coltivazioni comunitarie di villaggio con la reintroduzione delle varietà vegetali aromatiche assieme a frutta, verdura, cereali e legumi.
- Tutela della Biodiversità, del Paesaggio, del Territorio e delle aree boschive (foresta primaria, secondaria, fascia delle mangrovie, "clotures" e siepi delle risaie, ecc.).
- Tutela della Proprietà Intellettuale delle risorse verdi della Regione.
- Reintroduzione di specie vegetali atte alla riforestazione ed alla lotta contro la salinizzazione delle falde idriche.
Sostenibilità
- Creazione di una rete di villaggio di piccoli estrattori a corrente di vapore in modo da ridurre drasticamente i trasporti della masse vegetali.
- Differenziazione dei trasporti mediante le reti esistenti (trasporto collettivo via terra ad energia animale e vie fluviali e bracci di mare ad energia velica).
- Utilizzo per la produzione di vapore di fonti energetiche ad energie rinnovabili.
Aromaterapia nella Farmacopea Senegalese Tradizionale
Una modalità particolare di assunzione delle erbe officinali riguarda in generale il metodo atmidiatrico e, per quello che ci riguarda l'utilizzo degli oli essenziali.
Esistono tecniche e modalità che incontestabilmente vanno annoverate nell'ambito aromaterapico, per via esterna, spesso utilizzate nelle manifestazioni emicraniche, febbrili, infettive; come anche per la profilassi individuale e collettiva delle malattie epidemiche. Qualche volta si confonde naturalmente con l'atmidiatria l'utilizzo dei bagni di vapore e delle inalazioni. In effetti, il vapore liberato in uno spazio chiuso da dell'acqua in ebollizione contenente degli organi ricchi in essenza, la libera automaticamente nell'atmosfera, realizzando così una aromaterapia generale o localizzata.
La produzione di fumi liberati dalla combustione lenta delle piante aromatiche (Hyptis, Ocimum, Te del Gambia) gettate sulle braci disposte a l'interno delle abitazioni, o anche all'aria aperta, è anche molto apprezzata come metodo di bonifica dell'aria ambiente e il trattamento di diverse affezioni. Anche non è raro incontrare nei villaggi dei malati che espongono successivamente differenti parti della loro anatomia ai "fuochi medicamentosi". Aromaterapia si confonde anche con l'iatralitia nella pratica dei massaggi e delle unzioni con degli organi di piante aromatiche utilizzate frammentate, o polverizzate, o in soluzione, o in sospensione, o ancore incorporate a materie grasse realizzando un primo stadio rudimentale dell'enfleurage (Cassia occidentalis).
In altri casi, si incontrano delle tecniche proprie dell'aromaterapia: inalazione di polveri (Ritcheia); per mezzo di organi differentemente disposti a corona sulla testa (Lilas du Sénégal), in bande sul collo, in cintura a livello del bacino (Souchet articulé), in bracciali ai polsi o alle caviglie (Secudiraca); materassi di foglie tagliate fresche disposte su una stuoia che servono da giaciglio al malato (Herbe puante), etc. Le considerazioni basate sui risultati d'analisi permettono di classificare senza esitazione certe droghe della Farmacopea Africana nel gruppo delle piante da oli essenziali o nei gruppi vicini di piante aromatiche o da spezie, autorizzandoci così a parlare del loro utilizzo aromaterapico. E' a posteriori, per conseguenza, che si possono distinguere altre droghe aromatiche.
Da "J. Kerharo, J. G. Adam La Pharmacopée Sénégalaise Traditionnelle. Plantes Médicinales et Toxiques." Ed. Vigot Fréres Paris, 1974". Trad. Sergio Pasini.
La tavola seguente indica le piante aromatiche che abbiamo riscontrato nell'area interessata dalla nostra ricerca: un'area che comprende principalmente l'attuale Dip. di Oussouye, ma che si può estendere, per determinate specie, fino al Fogny a nord e al Dip. di Sedhiou a est.
Il Territorio - L’ecosistema subguineano
La bioregione della Bassa Casamance si situa nella parte sud-ovest del paese ed è caratterizzata dal fiume Casamance e dai suoi affluenti nonché dai bracci di mare in cui il fiume si confonde man mano che ci si avvicina all’oceano. Questa bioregione è quella con la maggiore pluviometria del paese e, nonostante una diminuzione della media delle precipitazioni negli ultimi decenni, resta superiore ai 1 000 mm annui. Negli ultimi anni, contrariamente alla tendenza di altre zone, quest’area è tornata ai livelli di precipitazioni degli anni 50, con oltre 1.500 mm annui. Sul piano della flora, le foreste naturali che caratterizzano questo ecosistema sono dominate da una trentina di specie legnose guineane, come, per esempio, Elaeis Guineensis, Pterocarpus erinaceus, Terminalia macroptera, Bombax costatum, Borassus aethiopium, Parkia biglobosa, Erythrophleum guineense. Nella sua parte sud-ovest, l’ecosistema subguineano è costituito da piccoli accumuli alluvionali su dei suoli pianeggianti molto profondi e lungo i corsi d’acqua si caratterizza da gallerie forestali. Tra i siti più significativi, si possono citare certe foreste protette relativamente ben conservate, i boschi sacri e il Parco nazionale della Bassa Casamance. Durante gli ultimi 2 decenni questo ecosistema si sta trasformando sempre di più in un mix di foreste chiare e di savane di tipo sudanese sotto le azioni combinate dell’uomo (sfruttamento del legno, disboscamento, fuochi di savana,...) e di fattori naturali sfavorevoli (siccità, salinizzazione dei suoli, etc.). Con il degrado della struttura di questo ecosistema e lo sviluppo dello strato erbaceo, l’impatto dei fuochi di savana diventa importante. Il fuoco, in un contesto di degrado segnato da un abbassamento della pluviometria e da un abbassamento della falda freatica, elimina certe affinità guineane, generalmente pirosensibili a profitto di specie savanicole a carattere xerofilo più marcato. L’abbassamento della falda ha portato anche alla sparizione di certe formazioni come i “roniers” e le palme la cui presenza nelle terre di coltura costituisce un modello con ricadute, oltre che per gli utilizzi agro-forestali, anche in altre filiere come per esempio l’architettura o la medicina tradizionale. In Bassa Casamance, l’acidificazione e la salinizzazione dei suoli legata alla penetrazione del fronte salato contribuiscono l’estensione degli spazi degradati e alla sparizione di certe specie come Scirpus littoralis, Philoxerus vermicularis e Paspalum spp. La salinizzazione ha anche delle incidenze sulla fauna acquatica, così, si evidenziano la sparizione progressiva di certe specie di Tilapia e di Sorotherodon Melanoteron. In totale, le modalità di degrado di questo ecosistema sono essenzialmente caratterizzate dalla distruzione della loro struttura, la sparizione di certe specie caratteristiche (modificazione della composizione floristica), l’assenza di rigenerazione naturale di numerose specie. Infine, la costruzione di dighe anti sale non ha dato i risultati sperati e gli interventi dei progetti della cooperazione internazionale anteriori come quelli dell’ILACO nei pressi di Tobor, hanno reso sterili molte terre destinate alla risicoltura.
Progetto BIODIVERSITA’ Rapporto Nazionale sulla Biodiversità. Ministero dell’Ambiente e della Protezione della Natura (MEPN). 2002 Repubblica del Senegal, Palazzo Amministrativo 7° Piano. B.P. 4049 Dakar SENEGAL Tel./Fax (221) 22.21.80.
La Lotta contro la salinizzazione dei terreni
La progettualità insita in questa ricerca non poteva prescindere dalle tematiche legate alle trasformazioni dovute, sia a livello continentale che locale, al cambiamento climatico globale. Inserire programmi a lungo termine nelle progettualità contingenti significa pensare al futuro delle prossime generazioni e alle sfide che dovranno affrontare nei prossimi decenni.
Elemento non secondario di questo progetto è quello di far fronte agli squilibri che il cambiamento climatico globale sta comportando per l’ecosistema della Casamance. Negli ultimi decenni si sono verificati due fenomeni concomitanti: la riduzione del livello delle precipitazioni (anche se gli ultimi anni sembrano, fortunatamente invertire la tendenza) ed un innalzamento del livello del mare con relativa salinizzazione delle falde idriche e dei terreni. Dal 1988 A.S.D.I. è già intervenuta con il programma del Programma Alimentare Mondiale P.A.M. (O.N.U.) delle dighe antisale per preservare e le risaie produttive e bonificare quelle compromesse dall’eccessiva salinità dell’acqua.
Sia la stessa Farmacopea Tradizionale Senegalese, sia le indicazioni della moderna ricerca botanica segnalano specie vegetali aromatiche di notevole interesse che si adattano ai terreni ad elevata salinità. Troviamo erbe, arbusti e anche alberi ad alto fusto che, oltre a fornire prodotti di elevata qualità, contribuiscono, purificando ed arricchendo gli humus dei terreni, alla desalinizzazione delle aree compromesse e la tutela di quelle a rischio. Mediante sistemi di siepi e riforestazioni mirate è possibile integrare protezione dei terreni, riforestazione e rivalorizzazione delle aree improduttive e la produzione di oli essenziali di altissima qualità, da piante spontanee, in ambiente privo di agenti inquinanti di qualsiasi tipo, distillate pazientemente a regola d’arte.
Tea tree, Melaleuca, Eucaliptus, Vetiver, sono solo alcune delle specie vegetali con cui contribuire al riequilibrio dei sali nei terreni oltre che alla riforestazione delle aree degradate. Queste azioni fanno parte di un processo che comporta, tra l’altro, l’arricchimento dei terreni con le ceneri da combustione delle masse vegetali distillate (combustibile rinnovabile pulito per il processo di estrazione degli oli essenziali) da cui attraverso lisciviazione e calcinazione, secondo i metodi spagirici e biodinamici, è possibile concentrare i sali minerali necessari per una corretta composizione dello strato organico del terreno. Si cerca di operare facendo in modo di rispettare, anzi di rigenerare tutti i suoli sottoposti a cultura, ritornando ai terreni quello che ci donano.
Tecniche di Estrazione oli essenziali
Di Massimo Corbara
“Da qualche anno le case farmaceutiche occidentali, registrano una crescente sfiducia della clientela verso i farmaci di sintesi chimica, per la scarsa efficacia e per il gran numero d’effetti collaterali provocati dall’assunzione di queste molecole, per questi motivi hanno iniziato a riconsiderare e a ricercare nel mondo vegetale, vecchi e nuovi principi attivi, sui quali studiare nuovi farmaci e riproporre vecchi e collaudati rimedi. Gli Oli Essenziali e le Acque Aromatiche, sono oggi sempre più utilizzati e riconosciuti fondamentali nella preparazione di prodotti biologici per le filiere alimentari, fitoterapiche, cosmetiche e dell’igiene personale e della casa, sostituendosi vantaggiosamente ai famigerati conservanti, ai cosiddetti aromi naturali chimici, nonché a moltissimi farmaci di sintesi.
Attualmente la produzione mondiale di Oli E. per lo più estratta frettolosamente con impianti e tecniche di tipo industriale, da piante coltivate in modo intensivo o da raccolta spontanea indiscriminata e non rispettosa degli equilibri ambientali. Le piante vengono spesso essiccate e a lungo trasportate per raggiungere i grossi impianti di estrazione. Ne risultano così Oli Essenziali incompleti e poco adatti ad usi terapeutici. Gli Oli E. distillati a regola d’arte, da piante coltivate con metodo biologico o da una raccolta spontanea rispettosa delle piante, dell’ambiente e del momento balsamico, risultano essere notevolmente più efficaci, delicati e gradevoli, rispetto ai loro fratelli manipolati industrialmente.
Possono essere utilizzati in quantità inferiori nelle miscelazioni cui sono destinati, aumentando così gli effetti sottili e riducendo i rischi di effetti indesiderati; non dimentichiamo che gli O.E. nell’infinità di frazioni che li caratterizzano, contengono chi più chi meno anche componenti tossiche e vanno quindi trattati con le dovute attenzioni. Oli di questa qualità possono risultare più costosi a chi li produce, ma essendo molto più efficaci e gradevoli possono facilmente essere meglio accolti nel campo di una buona Aromaterapia e della Cosmesi naturale. Le tecniche di risparmio energetico, l’utilizzo di energie rinnovabili e il fatto che l’estrazione di più frazioni comporti una lieve ma maggiore estrazione di Olio E. possono compensare gli oneri di lunghe e delicate distillazioni, attenzioni queste ben in sintonia anche con le Preparazioni Spagiriche.
Molti soggetti interessati alla realizzazione di estrattori per Oli Essenziali rivolgendosi ad aziende specializzate e vedendosi presentare preventivi astronomici, rinunciano delusi ai loro progetti. Emblematico l’esempio di un’Associazione di sviluppo integrato Senegalese, intenzionata ad iniziare una produzione per diminuire la dipendenza dai farmaci occidentali a livello nazionale ed aumentare l’autosufficienza sul fronte delle filiere strategiche, per un semplice distillatore di mille litri, si è vista richiedere da un’azienda italiana, settantamila euro franco fabbrica.
Il dover dipendere dai farmaci dell’occidente è per i paesi sottosviluppati un grosso problema sia per difficoltà d’approvvigionamento ed economiche e sia per il fatto che in questi paesi finiscono non si sa come, farmaci scaduti o vietati in occidente perchè pericolosi.
I grandi impianti industriali d’estrazione di oli essenziali risultano essere enormemente costosi, perchè fatti per l’occidente, dove si deve ridurre al massimo la mano d’opera e accorciare i cicli produttivi. Quindi impianti dotati di grosse caldaie per produrre vapore a pressioni di 3-4 atmosfere, che comportano alte temperature operative con relativi enormi consumi di energia e scarsa qualità dei prodotti ottenuti; necessitano di manufatti dimensionati per pressioni di 6-7 atmosfere ed enormi refrigeranti capaci di condensare in poco tempo grandi quantità di vapore surriscaldato, più automatismi elettronici o computerizzati per la gestione e la sicurezza in caso d’avaria dipendiamo da altri, chiamiamo i tecnici e la fattura.
Tutte cose inutili e tanta energia e denaro risparmiato se si lavora a pressione atmosferica con una lunga e tranquilla distillazione senza pericoli per gli estratti e per l’operatore e se qualcosa si guasta lo si ripara facilmente anche in Africa”.
Programma Estrazioni
Nel Novembre 2005 è partito programma di estrazioni di oli essenziali su una rosa di una ventina d’essenze autoctone o introdotte. Per ciascun olio verrà compilata una scheda riportante determinate informazioni. Questi dati, incrociati con le analisi di laboratorio porteranno alla stesura di un calendario di estrazione in modo da conciliare le attività di produzione con le attività normali dei villaggi e dei campi. Oltre a questo aspetto legato alla gestione del tempo, sarà possibile individuare il momento balsamico di ogni vegetale in modo da esaltare la qualità dell’olio prodotto.
Gli Esami di Laboratorio
Il Prof. GianPietro Venturi, la Prof.ssa Maria Teresa Amaducci, la Dott.ssa Roberta Piccaglia e la Dott.ssa Silvia Grandi dell’Università di Bologna, Facoltà di Agraria, Dipartimento di Scienze e Tecnologie AgroAlimentari G.RI.C.I hanno fin dai primi momenti creduto al progetto e l’hanno sostenuto occupandosi, presso i Laboratori del D.I.S.T.A. di Cariano, di tutti gli esami di laboratorio. Nel settembre 2005 i risultati delle analisi sono stati presentati ad un convegno internazionale a Bologna.
Attività di A.S.D.I. (*)
“An labukibuk álunnoor”, “L’uomo nasce in una rete” dice un proverbio Diola.
Le azioni che A.S.D.I. promuove sul territorio sono di carattere sostanzialmente economico. Ma, come spesso avviene in Africa, i confini tra economico, sociale e religioso si sfumano e appaiono incorporate, “embedded”. L’economico si ritrova così “dentro” il sociale e trova la sua espressione nelle relazioni tra gli individui, nelle pratiche quotidiane di buon vicinato e nel tempo impiegato negli innumerevoli momenti celebrativi (nascite, matrimoni, feste, funerali, ecc.) che scandiscono la vita di questi agricoltori lagunari guineani.
Storia dell’Associazione
Strettamente legata al territorio e alle Comunità Rurali dal 1988 A.S.D.I. opera per l’emancipazione delle donne e degli uomini della Bassa Casamance. Dalle parole di Francois Diehdou, durante un’intervista del novembre 2004, il racconto del percorso dell’Associazione, le sue attività, la sua filosofia.
“ASDI è stata creata nel 1988 dal signor Pascal Manga e dalla signora Juliette Diagne. Il loro obiettivo era quello di aiutare le donne a realizzare delle aree per l’orticultura per una migliore produzione alimentare e per migliorare le loro condizioni di vita. E come ha appena detto Juliette, migliorare le loro condizioni di vita principalmente significa aumentare il reddito e integrare l’alimentazione.
Attraverso i partner tedeschi di ASDI, una ONG, è stato possibile accedere a dei finanziamenti che ci hanno permesso di realizzare tutto questo. Abbiamo potuto realizzare quello che noi chiamiamo “blocchi per orticultura”: sono degli appezzamenti di circa 2 ettari dove le donne fanno un tipo speciale d’orticultura. Col tempo queste colture si sono evolute passando dalla sola orticultura, all’integrazione di quest’ultima con dei frutteti. Abbiamo fatto integrare con dei banani, degli alberi di papaia ed altri. Con i guadagni della vendita diretta delle eccedenze le donne possono migliorare le loro condizioni di vita. Avendo aumentato sensibilmente i guadagni hanno potuto assicurare in certo livello di scolarità per i loro figli.
C’è anche l’aspetto sanitario, che riguarda la salute a livello familiare, con l’aumento dei guadagni possono assicurare alla loro famiglia e in particolare ai loro figli, la possibilità di guarire quando s’ammalano. Credo quindi che abbiamo realizzato un importante lavoro: abbiamo realizzato 15 “blocchi per orticultura” in ciascuna di queste aree è stata attrezzata con un pozzo, una motopompa per l’acqua, bacini d’irrigazione e in questo modo le donne lavorano agevolmente perché, per esempio, prendere l’acqua dal pozzo e trasportarla è un lavoro molto duro. E’ stata sensibilmente ridotta la pesantezza dei lavori delle donne.
C’è anche l’alleggerimento del lavoro perché qui per il riso, che è la principale produzione del Paese, per mangiarlo occorre pilarlo al mortaio che è un lavoro molto duro. Allora ASDI ha equipaggiato tutti i gruppi locali delle donne di ogni villaggio con un decorticatore per il riso.
Le entrate di questo decorticatore servono e sono servite e spiegherò subito il perché. Questo lavoro permette alle donne di risparmiare sufficientemente del denaro e, con questo denaro, e sempre con l’appoggio dei nostri partner, noi abbiamo potuto creare una “mutuelle” (banco di mutuo soccorso. N.d.T.) delle donne. La sede della “mutuelle” è qui di fianco, dove le donne possono venire ed essere ammesse al credito, nelle migliori condizioni, per lavorare con profitto. Ecco un grande lavoro che stiamo facendo, ma non è tutto, perché bisogna sempre progredire, uno dei nostri partner ci ha messo a disposizione un piccolo trattore che è là dentro, per aiutare le donne a preparare il suolo da coltivare.
Dunque noi siamo sempre aperti alle proposte di collaborazione di eventuali nuovi partner che ci aiutino a portare avanti questi e altri progetti. In questo momento, dal momento che questa sede in affitto non è più sufficiente per accogliere tutti gli uffici della “Mutuelle”, stiamo cercando dei partner che ci aiutino a costruire una nuova sede per la “Mutuelle”. C’è la ONG italiana ACRA che ha già messo a disposizione un milione di franchi CFA, ma è assolutamente insufficiente, quindi stiamo cercando altri fondi per costruire la sede della “Mutuelle” oltre che una nuova sede per ASDI. Ecco a grandi linee quelle che sono le nostre attività.
Con il P.A.M. (Programma Alimentare Mondiale, organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite. N.d.T.) abbiamo stipulato dei contratti per la realizzazione di dighe antisale, perché nelle risaie filtra l’acqua dei bracci di mare che è acqua salata. Qui noi abbiamo un braccio di mare che può risalire fino a qui. Questo è uno dei principali problemi che abbiamo.
Quello che è successo è che, con la diminuzione delle piogge abbiamo questa risalita molto forte del sale. Quindi abbiamo considerato, già da diversi anni, di fare delle dighe per impedire all’acqua salata di entrare nei terreni coltivati, consentendo nello stesso tempo all’acqua piovana di defluire per desalinizzare la parte di terreno invasa dal sale precedentemente depositatosi. Attraverso il P.A.M. abbiamo potuto ottenere questo contratto e abbiamo realizzato 30 dighe nella regione, nel dipartimento di Oussouye.
30 Dighe. Fin dal primo anno abbiamo potuto constatare che la situazione è migliorata perché, finalmente, quest’anno abbiamo constatato che la popolazione ha potuto ricoltivare delle parti di risaia che erano già state invase dal sale. La desalinizzazione non è facile ma è sicuro che, procedendo così, potremo recuperare quasi tutti i terreni che sono stati compromessi dalla risalita del sale.
Ci troviamo in uno dei “blocchi per orticultura” che ASDI ha realizzato nel dipartimento di Oussouye per le donne. Come dicevamo poco fa, ci sono 15 “blocchi per orticultura” realizzati per le donne in 15 villaggi.
Il blocco è una superficie coltivata in piattaforma, dove l’area è di circa 2 ettari. Spesso la superficie è anche maggiore dipende dal numero delle donne coinvolte. Qui noi abbiamo 40 donne che lavorano questa superficie dal 1996. Loro fanno dell’orticultura, l’orticoltura significa coltivazione di verdura come i peperoni che potete vedere qui. Si occupano ugualmente della coltivazione delle banane, che si trovano là, e di manioca che vedremo poco più lontano.
Queste donne quindi hanno realizzato questo blocco, hanno scavato un pozzo qui, più dei bacini di irrigazione. Abbiamo fornito alle donne una motopompa per il pompaggio dell’acqua.
Per evitare che le donne facciano sforzi eccessivi per prendere l’acqua dal pozzo e per innaffiare le colture. Questo ha permesso di realizzare nelle migliori condizioni le colture, aumentare la produzione e incrementare i guadagni, ma soprattutto attraverso il consumo di frutta e verdura è stata migliorata l’alimentazione a livello familiare, soprattutto per quello che riguarda i bambini. Perché i bambini per crescere correttamente hanno bisogno delle vitamine. Ecco quello che è stato intrapreso in questo villaggio. Qui, per esempio viene coltivata dell’insalata, cipolle, pomodori, melanzane e melanzane tradizionali che vengono chiamate le “diaratou”, dei peperoni e altre colture. La produzione viene venduta al mercato o la gente viene sul posto a comprare direttamente. Gli introiti permettono alle donne, a livello familiare, di aumentare i guadagni permettendo di migliorare le loro condizioni di vita.
Dunque, abbiamo parlato dell’alimentazione, delle dotazioni scolastiche per i bambini, della salute dei bambini. Questi incassi hanno permesso di risparmiare del danaro con il quale, come avevamo detto poco fa, abbiamo potuto aprire la “Mutuelle” delle donne.
Ecco dunque quali sono le attività che facciamo nel territorio. Ogni donna si occupa di una certa superficie del “blocco” ed è titolare diretta degli incassi che produce.
Quello che bisogna aggiungere è che noi disponiamo di tecnici che vengono per insegnare alle donne come strutturare un semenzaio o un vivaio, come bisogna fare i trapianti, come vanno mantenute le coltivazioni, come lottare contro i parassiti. Sono circa 10 anni che facciamo questo con le donne. Dopo 10 anni loro stesse possono fare formazione interna alle altre donne senza avere bisogno dei tecnici, che vengono solamente per controllare se il lavoro è fatto correttamente o meno.
Se non è fatto correttamente loro apportano delle correzioni. Va anche aggiunto che i nostri partner hanno donato un motocoltivatore che permette di preparare il terreno. Il nostro obiettivo per l’avvenire di questi orti è quello di diversificare progressivamente le colture che significa, aumentare il numero di colture rispetto a quelle che vengono già fatte.
Dunque, per esempio, per quello che riguarda la vostra venuta per verificare se ci sono le condizioni per l’estrazione di essenze utili dalle piante, io credo che se noi acquisiamo le procedure, se noi arriviamo a conoscere queste piante, è possibile, in queste aree, continuare a moltiplicare le colture e a fare una produzione di queste piante.
Per quello che riguarda la formazione, noi formiamo le partecipanti dei collettivi femminili di villaggio che lavorano nei “blocchi”. Vengono convocate un certo numero di donne, 5 per blocco, e durante una settimana loro apprendono teoricamente come bisogna applicare le tecniche e praticamente come bisogna fare. Queste donne sono una staffetta dei gruppi degli orti: sono loro stesse che insegnano alle altre come bisogna fare, sono loro che diffondono i saperi in modo che le altre possano lavorare. Questo è il tipo di formazione che noi proponiamo: per venire qui abbiamo convocato tutte le donne in modo da comunicare a tutte come lavoriamo e tutte sono consapevoli sul come potere operare. E’ in questo modo che noi assicuriamo la formazione, nello stesso tempo i tecnici controllano le donne che insegnano alle altre come lavorare all’interno dei “blocchi”. Prove e contro prove, è un lavoro continuo.
Qui noi abbiamo un trapianto di bulbi. Sono dei piccoli getti di cipolle che abbiamo raccolto l’anno scorso e che abbiamo conservato per velocizzare l’accrescimento, rispetto alla stagione orticola, attraverso il trapianto. Quindi ci troviamo in anticipo rispetto al ciclo. Queste piante nel giro di due mesi potranno essere raccolte perché l’accrescimento è già cominciato e sono parecchio in anticipo. Oltre a questo c’è il vivaio che è installato laggiù, da cui vengono fatti i trapianti: il vivaio comporta molto più lavoro rispetto alla coltivazione normale”.
Francois “Pompidou” Diehdou
(*) Trascrizioni dal documentario L'Essenza della
Casamance del documentarista romano Emilio Navarino su interviste realizzate da Sergio Pasini. In
digilander.libero.it/paolocoluccia/casamance.doc
sono state pubblicate parte di queste interviste fatte a componenti dei collettivi
di villaggio che gestiscono gli orti comunitari, a tradipraticien che
raccontano le loro pratiche di medicina tradizionale e al personale
tecnico di ASDI.
Collaboratori e Consulenti
Juliette Diagne Ciss
Anima della relazione. Segretario Generale di A.S.D.I., Presidente della “Mutuale di risparmio e di credito Kalambenoo” e Gérant di “Les Aromes de la Casamance”. Premio Artusi 2006.
Tratto da un’intervista sulle Forme Associative Rurali, 2004.
Emilo Navarino
Regista, Documentarista, Fotografo.
Pascal Kotimagne Manga
Presidente di A.S.D.I., ex Presidente dell’Assemblea Regionale della Casamance.
Francois “Pompidou” Diehdou
Responsabile tecnico e formazione di A.S.D.I..
David Hemba
Animazione Sociale e delle relazioni con i partner internazionali di A.S.D.I..
Pr. Amadou Tidiane Bâ
Capo del Dip. di biologia vegetale della Facoltà di Scienze e Tecniche Università Cheikh Anta Diop di Dakar, Presidente del Comitato di biosicurezza e membro dell’ufficio dell’Accademia delle Scienze e Tecniche del Senegal.
Pr. Emmanuel Bassene
Dip. di Farmacia, Università Cheikh Anta Diop di Dakar, Senegal. Esperto e Consulente in materia di Proprietà Intellettuale.
Prof Mamadou Keith Badiane
Ministero della salute del Senegal, Direttore della Farmacia e dei Laboratori, specializzato in chimica terapeutica, ex primario all’Ospedale di Dakar, professore all’Università Cheikh Anta Diop di Dakar.
Prof. Kaoussou Sambou
Fitoterapeuta, Esperto Taxonomista, Etnobotanico, ex. professor specializzato in Etnobotanica all’Università Cheikh Anta Diop di Dakar.
Emmanuel Ndione
Sociologo, Ricercatore, Economista, responsabile dell'associazione ENDA GRAF Sahel a Dakar. Tra i massimi esperti di sostenibilità e economia popolare contemporanei.
Sergio Pasini
Informatico. Ricerche documentali e interviste. Logistica. Traduzioni. Informatica.
Alina Renditiso
Responsabile della Biblioteca di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, redattrice della rivista “Afriche ed Orienti”, Bologna. Esperta di Formazione e Tecniche Informative.
Roberto Castellari
Sindacalista della C.G.I.L., esperto delle problematiche del mondo del lavoro, esperto di sicurezza sul lavoro.
Ilaria Suzzi
Sociologa, Esperta di Formazione Professionale e di Mediazione Culturale.
Mariange Diagne
Infermiera, Animatrice di iniziative di Cooperazione Decentrata.
Nino Civolani
Matematico, Ricercatore all’Università di Trento.
Jean Marius Cissè
Informatico, Esperto di Distillazione e di Essenze Tropicali.
Simone Senghor
Agricoltore, Esperto di Distillazione e di Essenze Tropicali.
Sarebbe lungo l’elenco di coloro che, nel territorio, sostengono e collaborano al progetto. Di seguito alcuni di loro: Prof. Bienvenue Sambou, ENDA Tier monde Dakar, Ethienne Cissè, Ethienne Diagne, Lamine Diemme, Marie Augustine, Manel Diagne, Victor “Ousmane” “Senghor” Diagne, Therese Diagne, Geneviéve Diatta, Jean Simon Diamone, Blaise Diagne.
Ricevuto da Sergio Pasini
25 maggio 2006