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Il grano del faraone
L’agricoltura biologica non vuole essere una moda recente, fatta da e per
un gruppetto di fanatici ecologisti. E’ l’agricoltura che vuole riannodare
i legami con il suo passato, che risale a circa 10000 anni fa. Anche allora
l’agricoltura si poteva chiamare biologica e così è stata sino a metà del
secolo scorso. L’industrializzazione e l’avvento della chimica hanno
interrotto quelle pratiche, quelle conoscenze, tutto il sapere che si era
accumulato e tramandato, perché non occorrevano più.
Nel 1949 un agricoltore del Minnesota seminò 36 chicchi di grano che gli
erano stati mandati dall’Egitto. Provenivano da una tomba posta accanto a
una delle piramidi di Saqqara. Straordinariamente i chicchi germinarono e
produssero un grano con chicchi tre volte più grandi della norma. Lo
chiamarono "il grano del re Tut" in onore del faraone Tutankhamen. Nel
1997 un agronomo riuscì ad ottenre un sacchetto di quei chicchi che seminò,
coltivò ed infine ne depositò il marchio, chiamandolo "Kamut". Quell’agricoltura, il cui sapere era tramandato con la tradizione, ha permesso la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità per diecimila anni e, meravigliosamente, ha permesso a un chicco di grano di essere vivo e vitale per oltre tremila anni. Caterina Bonetti |