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La biodiversità ci salverà dalle biotecnologie

Un pomodoro con quattro volte più vitamina A degli altri e un altro con il doppio di vitamina C. Una zucca capace di conservarsi a temperatura ambiente per oltre due anni. Un fagiolo che non provoca sgradevoli gonfiori. Un cocomero di grandi dimensioni immune da tutte le comuni malattie della sua specie. Una melanzana capace di crescere anche in montagna e priva di quel gusto amaro che spesso la caratterizza. Quest'elenco di sorprendenti ortaggi sembrerebbe essere frutto di ricerche di miglioramento genetico ottenuto grazie a tecniche d'ibridazione forzata e di manipolazione. Invece niente di tutto questo.

 

Antichi ortaggi pieni di sorprese

Le piante che vi ho appena descritto sono alcuni dei meravigliosi ortaggi antichi coltivati, ovviamente con metodo biologico, nel mio orto conservativo. Rari, di nessuno di questi se ne possono trovare i semi in commercio; spesso minacciati di estinzione, data la loro scarsa diffusione, ognuno di essi ha un nome e una lunga storia da raccontare, che è poi quella dell'orticoltura.

Come il fagiolo Jacob's Cattle Gasless. La varietà originale di questo fagiolo era coltivata dalla tribù indiana dei Passamaquoddy nel Maine, U.S.A., che donò alcuni semi a Joseph Clark, il primo bambino bianco nato in quello stato americano all'inizio del 1800. La famiglia Clark coltivò e conservò questa varietà di fagiolo. Nel 1950 un selezionatore di sementi, il Dott. Pike, la cui madre era della famiglia Clark, incrociò Jacob's Cattle con un altro fagiolo chiamato Mexican Black Turtle ed ottenne Jacob's Cattle Gasless. Test clinici eseguiti su organismi umani attestano che i fagioli di questa varietà non producono flatulenze. Questo risultato, per esplicita ammissione del Dott. Pike, fu ottenuto accidentalmente e non faceva parte degli scopi del progetto iniziale. Mi pare lo stesso un bel risultato.

Altre caratteristiche rendono gli ortaggi antichi molto pregiati. Innanzitutto il sapore. I criteri di selezione delle moderne varietà vegetali avvantaggiano senza eccezioni altri parametri: gli ortaggi devono essere adatti alla raccolta meccanica, resistere a qualche virus o a qualche diserbante, dotati di un aspetto estetico attraente di tipo plastificato, capaci di sopportare lunghi viaggi e conservazione in celle frigorifere. Il sapore e il contenuto nutritivo non sono considerati criteri oggettivi di selezione: prima vengono quelli quantitativi poi quelli qualitativi.

Il pomodoro Brandywine è invece un esempio di com'erano selezionati gli ortaggi di un tempo. La prima volta che apparve su un catalogo di sementi fu il 1889 ed era quello di Johnson & Stokes di Philadelphia ma presto scomparve da ogni catalogo.
I salvasemi
Dato per perduto, fu invece ritrovato nel 1982 da un collezionista americano di antiche varietà, John Gorman, il giorno che visitò l'orto di Ben Quisenberry, 95 anni, un anziano "seedsman", così si chiamavano i commercianti ambulanti che di porta in porta vendevano sementi negli Stati Uniti, il quale, lasciata da tempo la sua professione di itinerante, si dedicava con passione ad un orto di pomodori giganti. Il Brandywine ha quel perfetto equilibrio di sapore che un pomodoro deve avere. Dal giorno del suo ritrovamento la sua fama si è nuovamente diffusa al punto da farlo riapparire su molti cataloghi di sementi selezionate. L'associazione dei conservatori degli ortaggi storici americani, Seed Savers, lo preferisce a tutti gli altri 5.000 pomodori conservati nella loro banca semi e gli attribuisce "di possedere il più incredibile sapore che qualsiasi altro pomodoro".

Radici nel passato

Una caratteristica che sfugge al moderno selezionatore di varietà vegetali non è invece qualcosa che si vede e che ha un sapore, ma che fa la differenza per orticoltori che, come me, non usano concimi chimici: la forma e la dimensione della radice. Questa parte sotterranea dell'organismo vegetale sta ad una pianta come lo stomaco sta ad un uomo. Le radici entrano nella terra a contatto con quelle sostanze nutritive che, una volta assorbite e assimilate, saranno poi trasformate in foglie, fusto, fiori ed infine, semi e frutti.

Una caratteristica costante degli ortaggi più antichi è quella di essere dotati di un apparato radicale ben formato, profondo e fitto, capace quindi di ben assimilare nutrimento anche in un terreno non particolarmente ricco e di sopportare la siccità. Diversamente, le varietà moderne nate e selezionate geneticamente in terreni arricchiti di concimi chimici azotati, presentano radici deboli e superficiali, adatte sicuramente a terreni dove i nutrienti sono forniti sotto forma di ioni chimici solubili, ma impreparate ad affrontare terreni biologici dove il nutrimento è composto di letame e residui vegetali decomposti. Così le nuove varietà vegetali dipendono moltissimo per la loro crescita dai fertilizzanti chimici solubili e dall'irrigazione.

 

Chi le ha viste?

Purtroppo moltissime di queste antiche varietà ortive sono andate perdute, non più riprodotte dalle ditte sementiere e nemmeno più rintracciabili nei tabulati delle banche semi istituzionali, che spesso, per mancanza dei fondi necessari, non hanno avuto possibilità di collezionarle e conservarle. Da queste pagine, che gentilmente mi hanno ospitato, vorrei lanciare un grido di allarme per la salvezza del patrimonio genetico vegetale ereditato dai nostri avi, costato generazioni di lavoro di selezione per offrire il migliore cibo possibile alle generazioni che verranno.

Ciò che ancora rimane da salvare delle antiche varietà di ortaggi italiani, che siano zucche, cipolle, lattughe o quant'altro, può permetterci di affrontare con più serenità il futuro biotecnologico che ci aspetta, costituito di manipolazioni senza controllo. Queste vecchie genetiche sono le radici forti di cui ha bisogno il nostro futuro.

Chi fosse ancora in possesso di semi di qualche antica varietà ortiva, magari tramandata da generazioni, lo vorrei pregare di inviarmene un piccolo campione per moltiplicarli in purezza nel mio orto conservativo e poi ridistribuirli ad altri conservatori per salvare questa eredità del passato a favore delle future generazioni.

Alberto Olivucci


Da: Civiltà Contadina