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Ulteriori chiarimenti
Giovedì, 25 Maggio 2006 Solo un breve chiarimento; la nostra iniziativa non ha niente a che fare con umanitarismi, con "l'avvilente mendacità" (come la chiama Odile Sankarà) che contraddistingue le relazioni nord-sud, con i lifting etici per cui con una donazione ci rifacciamo la faccia per mostrare a clientele ed elettorati quanto siamo "buoni". Il mio "noi" si riferisce ad un gruppo di cui faccio parte che non è strutturato in nessuna forma, non siamo né associazione nemmeno onlus varie. Riteniamo, come dice Anne Cecile Robert, che sia l'Africa che debba venire in soccorso dell'occidente. Non credo che sia una cosa di cui vantarsi mostrare "di avere viaggiato molto" come se questo fosse indicativo di chissà quali conoscenze e consapevolezze acquisite... Non voglio annoiarla oltre, vorrei solo dirle che sono stato assieme a Bonaiuti, Deriu, Bazzocchi, ect presente all'atto fondativo della Associazione Antiutilitaristica di Critica Sociale a Casalecchio di Reno (niente a che fare con le relazioni africane) ed ero presente alla prima scuola estiva di Gerace, oltre che ai primi seminari a Venezia, Bologna, etc. Purtroppo questa esperienza credo che si sia, come dire, abbastanza "evaporata". I motivi di contatto e di reciproco interesse sono molteplici: la Permacultura, la lotta contro le monoculture intensive, la rivalorizzazione della Medicina Tradizionale, la riattualizzazione dell'artigianato rurale, la sostenibilità ambientale e soprattutto sociale delle procedure, etc.). Credo comunque che al centro vada posta la relazione ed il conflitto con le sue modalità di risoluzione. Il nostro gruppo di lavoro, (composto da agronomi, esperti dell'estrazione di oli essenziali, antropologi, esperti di economia popolare, documentaristi, sindacalisti, esperti della sicurezza sul lavoro e della formazione, infermieri professionali, oltre all'Università di Bologna e Padova che ha seguito la parte che riguarda le analisi di laboratorio ed ha anche pubblicato uno studio sui nostri oli essenziali il cui poster per conoscenza le allego) ha posto al centro la creazione di relazioni e la sua dinamica conflittuale come momento emancipativo quale oggetto di riflessione. Sarebbe lungo, e per lei noioso, che io le illustrassi in questa lettera questi motivi che toccano i temi della decolonizzazione, dell'economia globale, della religione, etc. Le dico soltanto che abbiamo scelto di non confonderci in nessun modo con "la giungla di mani tese" e di "bambini piangenti che muoiono di fame" che contraddistingue penosamente pressoché tutti coloro che dicono di volere "aiutare" il "terzo mondo". La nostra scelta di lavorare in modo indipendente per un'organizzazione locale è dettata dalla convinzione che solo attraverso un cammino intrapreso in termini di reciprocità e di pari dignità si possa arrivare a risultati concreti e durevoli, oltre che in Africa, anche a casa nostra, dove, secondo noi, c'è ugualmente tanto bisogno. Durante questi anni in Mali, Costa d'Avorio, Ghana e Senegal ho avuto modo di documentare (in video, foto, interviste e documenti) il vero impatto sul territorio della cooperazione italiana allo sviluppo. Rubare il pane dalla bocca dei bambini africani per le proprie motivazioni di potere e denaro credo che sia una di quelle cose che fa veramente urlare. Purtroppo su questo argomento c'è la più totale disinformazione e cascano veramente le braccia nel vedere anche gli ambienti che dovrebbero essere più sensibili (quelli della "sinistra" e del pacifismo) aderire a progetti e programmi che invece di curare sono il virus che impedisce l'emancipazione di coloro che da secoli oramai sopportano quello che Armando Gnisci ha chiamato il "disumano a venire". Altro che "vaso di Pandora": quando si scoperchierà questo scandalo, (che per fortuna o sfortuna è internazionale e non solo italiano) si dovrà riconsiderare completamente il modo di fare cooperazione internazionale e il sistema delle relazioni nord-sud. Questo tema riguarda in primis il nostro sistema economico. Anche assumendo una prospettiva economicistico/capitalista (di cui mi scuso), continuando a considerare i paesi africani come nazioni senza Storia, senza sistemi educativi e sanitari, senza dignità e devastati dalla corruzione, non solo compiamo una gigantesca ingiustizia, ma soprattutto perdiamo una grande opportunità di relazioni economiche con economie che crescono ad una media del 6% l'anno, con punte (dove cessano i conflitti, per esempio l'Angola) del 20% l'anno. Per fortuna loro, le nuove economie asiatiche emergenti (India, Cina, etc.) perseguono politiche completamente diverse e, bandendo l'approccio umanitaristico che ci contraddistingue, stanno promuovendo massicci investimenti in quelle aree. L'Italia, per la sua posizione geografica e per la sua vocazione culturale "meticcia" dovrebbe essere la nazione che più di ogni altra in Europa si dovrebbe far carico di svolgere un ruolo di mediazione culturale tra le diverse istanze che si incontrano in area mediterranea. Purtroppo questo non succede. Che bella la metafora di Gondrano. Complimenti. Cordialmente, sergio pasini P.S. Nel caso desiderasse approfondire le nostre procedure le allego una descrizione della nostra filosofia di intervento. Questa scelta non è dettata da motivi di visibilità, quanto dal credere che la conoscenza debba circolare liberamente e dalla volontà di dare assoluta trasparenza ad ogni aspetto di questa progettualità. Emmanuel N'Dione,
La reciprocità: un'alternativa al libero scambio AA VV,
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